LA CASA RIARREDATA

TRAMA DEL SOGNO

“Ho sognato di correre per strada scalza, in slip e canottiera con un odometro (quell’arnese con la ruota usato dai geometri per misurare le distanze).

Era buio e, correndo, dovevo entrare nella strada dove abitano i miei genitori, ma sono andata oltre e mi sono passati vicino su un motorino due uomini di colore dalle intenzioni malevoli nei miei confronti (o almeno è quello che io credevo).

Impaurita mi avvicino a dei poliziotti chiedendo aiuto, ma mi allontanano in malo modo dicendomi che se vado in giro svestita così, me li vado a cercare i guai.

Entro in una chiesa, non ho più l’odometro e sono normalmente vestita. Cerco un posto libero per me e il mio compagno (ma lì sono sola), non trovo nessun posto che mi soddisfi (ma posti liberi ce ne sono) e così me ne vado.

Mi ritrovo a camminare sulla strada della mia ex casa coniugale. Titubante, entro, sperando di non essere vista.

Stranamente le porte sono tutte aperte. Intravedo da una porta l’attuale moglie del mio ex con sua figlia (che però sembra un maschio) che sono fuori in giardino, lei ha dei capelli folti e molto ricci (non è così nella realtà); lei non mi vede.

Entro nella cucina, ma sembra essere diventato un salottino con tende rosse e arancioni svolazzanti dall’aspetto orientaleggiante. A guardare bene vedo qualche mobile da cucina e fornelli e penso che sia stata ri-arredata in modo strano e non consono.

Decido di andarmene, ma devo fare attenzione perché la casa è controllata da vigilanza armata e mi chiedo che senso abbia, considerato che le porte sono tutte aperte ed io sono riuscita ad entrare indisturbata.

Esco e, pur essendo a livello della strada, devo scendere delle scale di cemento scomode e impervie; quando sono sulla strada, mi compiaccio del fatto che nessuno si sia accorto della mia incursione nella casa.”

Sonia

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO

Ho sognato di correre per strada scalza, in slip e canottiera con un odometro (quell’arnese con la ruota usato dai geometri per misurare le distanze).”

Sonia si trova in quella fase dell’esistenza in cui la vita invita a una riflessione degna del miglior filosofo tedesco o di Thomas Mann. Sonia ama la libertà e soprattutto sentirsi libera, è insofferente ai divieti e ai tabù, alle preclusioni e alle inibizioni. Sta bene, sta veramente bene. Sta vivendo in libertà e sta riflettendo sul cammin di sua vita. E’ questa l’esigenza della donna, “correre per strada scalza”, tirare fuori la sua “parte psichica maschile” e prendere in mano le redini della sua vita, tirare fuori finalmente gli attributi e vivere alla grande riflettendo e con le giuste e naturali difese sessuali e affettive: “in slip e canottiera con un odometro”.

Buona corsa!

Era buio e, correndo, dovevo entrare nella strada dove abitano i miei genitori, ma sono andata oltre e mi sono passati vicino su un motorino due uomini di colore dalle intenzioni malevoli nei miei confronti (o almeno è quello che io credevo).”

Lo stato di coscienza è obnubilato, crepuscolare. La vigilanza vacilla, ma la vena riflessiva è a mille. Viene meglio pensarsi al “buio” anche perché l’interesse precipuo di Sonia è quello di fare un tagliando psichico, di revisionarsi nei pezzi e negli ingranaggi. “Correndo” rivisita la sua vita in famiglia senza dare la minima impressione di “regredire”, di tornare indietro a “posizioni” già vissute della sua evoluzione psichica per motivi difensivi dall’angoscia dell’oggi. E’ “andata oltre”, per il momento non ha recriminazioni da fare a se stessa e ai suoi augusti genitori, per cui la strada al “buio” si lascia correre bene e in maniera eccitante. Sonia è in uno stato proficuo di benessere psicofisico, si sente addosso una buona dose di “libido genitale” e una gran voglia di far sesso. Correndo si è eccitata e ha proprio bisogno di un uomo doppio e di colore, simbolicamente attestandone la virilità più che la pericolosità sociale. Le intenzioni di Sonia su se stessa sono decisamente benevoli, si vuol bene e ha voglia di appagare i suoi istinti e i suoi desideri sessuali in maniera accentuata e inequivocabile. Tecnicamente si può dire che emergono le pulsioni dell’Es e le reazioni si colorano di rosso. L’istanza sessuale dice la sua e vuole conto e ragione delle sue richieste. L’Io deve dare una risposta a tanta domanda. Soprattutto l’Io deve mettere d’accordo le pulsioni dell’Es e i divieti del Super-Io che si è profilato nelle figure dei “genitori”. Sonia è in pieno trambusto dei sensi e in altrettanto pieno conflitto con le sue cosucce psichiche.

Vediamo dove va a parare.

Impaurita mi avvicino a dei poliziotti chiedendo aiuto, ma mi allontanano in malo modo dicendomi che se vado in giro svestita così, me li vado a cercare i guai.”

Adesso l’istanza censoria e limitante del Super-Io si è manifestata in carne e ossa nelle figure e nelle divise “dei poliziotti”. La richiesta d’aiuto si attesta nella paura morale, più che etica, nei divieti familiari e culturali, visto che ricorre a una simbologia istituzionale, i “poliziotti”, e con un “sos” dettato dal sentimento complesso della paura, “impaurita”. Sonia ha preso paura delle sue cariche erotiche e sessuali che sono emerse in sogno e si sono fomentate tra seduzione e dondolii in una cornice di rivisitazione della sua esistenza e del suo percorso di vita. Il “Super-Io” di Sonia è drastico e all’antica: del tipo “queste cose non si devono fare e tanto meno pensare. E poi, perché non usi bene la seduzione mettendoti addosso un vestito, usando delle modalità relazionali con esposizione ed esibizione, dei modi di essere da farsi desiderare?” Insomma il potere di una donna non è la nudità e l’offerta tacita e larvata di un corpo da portare in un amplesso molto mascolino, i “due uomini di colore dalle intenzioni malevole”. Il potere di una donna si colloca nel fascino che sa creare nell’altro e sicuramente in un maschio ben piantato. Svestita non vado bene, devo vestirmi per avere risultati migliori, devo farmi desiderare e non mostrare la mia disponibilità. I “guai” migliori sono quelli che si camuffano e che arrivano dietro una sottile e arguta regia: il fascino e la seduzione. Il Super-Io è giudizioso e l’Io non può che acconsentire. L’Es ne esce sacrificato, se qualcosa non cambia a livello di strategia psichica globale.

Sonia, pensaci tu!

Entro in una chiesa, non ho più l’odometro e sono normalmente vestita. Cerco un posto libero per me e il mio compagno (ma lì sono sola), non trovo nessun posto che mi soddisfi (ma posti liberi ce ne sono) e così me ne vado.”

Allora Sonia cambia la scena. In questi tempi di misura obbligata delle distanze viene a mancare l’odometro e il motorino dei due mori è scomparso per lasciare il posto alla “chiesa” e al desiderio di avere vicino il suo compagno. Sonia è irrequieta, prima era sessualmente eccitata, adesso ha “sublimato la libido genitale” e non si trova assolutamente bene in questa veste di suora novella, come il buon vino di febbraio. Adesso, in compenso, Sonia si è “normalmente vestita”, ha ripreso i suoi vecchi modi di essere, di esistere, di offrirsi, di relazionarsi e ha anche sentito il desiderio di avere vicino il suo compagno, l’uomo che non c’è quando si ha bisogno, l’uomo che Sonia non rende presente perché non sente il bisogno di averlo presente. I posti a sedere ci sono, ma Sonia non ha bisogno di ristagnare nella “sublimazione della libido” e specialmente dopo il promettente esordio nel sogno. E quest’uomo non fa al caso suo, non rientra nelle sue modalità innovative di essere e di esistere, non è il nuovo che avanza, è il vecchio e l’obsoleto che ritorna e che Sonia non gradisce assolutamente, tanto meno il suo Es con tutto il corredo di pulsioni erotiche e di desideri sessuali che si ritrova. Sonia non trova nessun posto che la soddisfi. Eppure i posti ci sono e sono tanti e sono liberi e sono in chiesa, ma Sonia è veramente attizzata dalla ricerca di cambiare e soprattutto dal non ricorrere alla “sublimazione” per risolvere la sua vitalità sessuale. Sonia è inappagata, non sta né in cielo, né in terra, né in nessun luogo, “nessun posto” la soddisfa. La “libido” aspira a una migliore soluzione.

Sonia, dove ci porti adesso con il tuo sogno?

Mi ritrovo a camminare sulla strada della mia ex casa coniugale. Titubante, entro, sperando di non essere vista.”

Nella strada della sua “ex casa coniugale” Sonia procede per associazione e alla “chiesa” dell’attuale stato psicofisico oppone la sua modalità di essere donna e di vivere la “libido” con il precedente uomo, l’ex marito. Sonia rivisita la sua dimensione di donna sposata e si scopre “titubante”, poco affermativa e poco sicura di sé, molto difesa e strutturata nella relazione coniugale, meglio, nella sua modalità psicofisica di essere e di esistere all’interno della relazione di coppia. Ecco, Sonia è attratta dalla questione femminile in riguardo allo stare in coppia. Qual’è il ruolo e la funzione della donna nel rapporto con l’uomo? Sonia accusa questa lacuna psicofisica, non ha imparato ed evoluto questi abiti e questi modi nella sua adolescenza e, di conseguenza, la sua evoluzione al femminile ha trovato una donna “scalza, in slip e in canottiera”, un ruolo precario e senza fascino, una parte poco seduttiva ed eccessivamente disinibita. Sonia non ha piena consapevolezza di questa “parte psichica di sé” che riguarda il potere della seduzione: “sperando di non essere vista”.

Il prosieguo del sogno deve essere illuminante.

Stranamente le porte sono tutte aperte. Intravedo da una porta l’attuale moglie del mio ex con sua figlia (che però sembra un maschio) che sono fuori in giardino, lei ha dei capelli folti e molto ricci (non è così nella realtà); lei non mi vede.”

Sonia sta visitando la sua dimensione maritale di donna. La speranza di non essere vista si evolve nella certezza che “lei non mi vede”. Lei è l’altra, quella attuale del suo ex, quella che ha preso il suo posto coniugale e che ha una figlia che sembra un maschio. Loro sono “fuori in giardino”, si espongono, si offrono, socializzano, hanno “stranamente le porte tutte aperte”. Lei ha tante idee e anche sofisticate. Questa donna è l’immagine ideale di Sonia, una donna disinibita e appagata nella maternità e molto capricciosa, seduttiva nel dire e nel fare, fascinosa e vaporosa come i suoi “capelli”, le sue idee innovative. Nella realtà quella donna dell’ex non è proprio così perché quella è Sonia, l’immagine ideale di Sonia, la donna che avrebbe voluto essere e che non è stata almeno fino a questo momento. Ma l’istinto è buono e la tensione a migliorarsi altrettanto. Non resta che provarci sotto la spinta della nuova condizione di donna che, rivisitando la sua vecchia storia, può attingere le novità desiderate e archiviare gli errori commessi dentro e fuori. Bisogna aprire le porte, bisogna farsi vedere, bisogna far crescere i capelli e fare possibilmente le “meches” sui tanti ricci spuntati come idee nuove, come pensieri prepotenti e positivi.

Quale parte della sua casa psichica Sonia andrà a visitare in sogno?

Entro nella cucina, ma sembra essere diventato un salottino con tende rosse e arancioni svolazzanti dall’aspetto orientaleggiante. A guardare bene vedo qualche mobile da cucina e fornelli e penso che sia stata ri-arredata in modo strano e non consono.”

La cucina è immancabile ed è immancabilmente la zona degli affetti, la parte psichica deputata all’esercizio delle relazioni significative e dei sentimenti di solidarietà e di partecipazione, la vita dei legami psichici ispirati alle buone intenzioni dell’amore, la zona dello scambio e del commercio psichici, l’area degli affetti e della comunicazione. Sonia nota subito che non è la cucina di una volta, rileva subito che è stata trasformata in “un salottino” esotico con una formalità estetica e relazionale. E gli affetti non sono più quelli di una volta e l’amore non si scambia in maniera “genitale”, senza nulla chiedere in contraccambio, ma si smercia secondo modalità di apparente vivacità e prive di sostanza. La vita affettiva è stata “ri-arredata”, è stata riadattata alle nuove persone e alle nuove evenienze con originalità, ma senza tradizione. Gli affetti si scambiano all’impronta e non hanno la sostanza delle radici e la continuità della famiglia. Il suo ex si è dato alle novità del tempo, magari si è risposato con una donna straniera e di cultura diversa, magari ha cambiato arredamento per dimenticare e dare spinta alla voglia di nuovo e di originale. Tutto questo è materiale psichico di Sonia “proiettato” per difesa sul suo ex e sul contorno affettivo e sociale. In effetti, è Sonia che ha tanta voglia di riformularsi nei diversi settori della sua area psicosociale, nonché affettiva ed erotica sessuale.

Quale altro rilievo, alla luce del suo monotono e superato passato, Sonia escogiterà per evolversi?

Decido di andarmene, ma devo fare attenzione perché la casa è controllata da vigilanza armata e mi chiedo che senso abbia, considerato che le porte sono tutte aperte ed io sono riuscita ad entrare indisturbata.

Sonia taglia la testa al toro, “decido” ossia taglio, meglio, Sonia taglia con il passato perché sente l’emergenza di un drastico cambiamento. Ma ancora le resistenze non mancano e immancabilmente affiorano dal “profondo psichico”, condizionato dai vissuti e dagli schemi del passato. La sua “casa” psichica ha un “Super-Io” molto rigido, ha una serie di divieti che tralignano nei sacri tabù, ha introiettato una morale rigida e puritana, è governata da un sistema di censure che ricorda l’Italia democristiana degli anni cinquanta. Per sua fortuna Sonia ha maturato un “Io” intelligente e critico, oltre che abilmente analitico, che riesce anche a ridicolizzare l’azione limitante del “Super-Io”, ha acquisito una forma di autoironia nel dirsi che non ha senso chiudersi dentro, se poi si sente il prepotente bisogno degli altri e delle relazioni del suo tipo, quelle che le si confanno e che rientrano nella sua formazione e nei suoi tratti caratteristici, nelle sue tendenze ed elezioni. Faccio finta di non voler nessuno e invece ho bisogno di tutti. “Far entrare” ha una valenza recettiva che viaggia dallo psichico al sessuale, dalla relazione libera alla disposizione al coito, dall’affabilità alla seduzione. Questa è la nuova consapevolezza di Sonia: un bel traguardo e una buona conquista nella crescita personale. Il fallimento di un matrimonio o di una relazione non viene per nuocere, anzi è uno strumento di maturazione per il bisogno di evolversi che ti lascia dentro.

Dove ci porta adesso Sonia dopo questo proficuo “sapere di sé”?

Esco e, pur essendo a livello della strada, devo scendere delle scale di cemento scomode e impervie; quando sono sulla strada, mi compiaccio del fatto che nessuno si sia accorto della mia incursione nella casa.”

Ci porta fuori dalla casa, nel suo ambito relazionale, nel suo quartiere e nella sua piazza. Nell’incamminarsi trova la chiave di ulteriore comprensione di sé e del suo patrimonio psichico da investire in nuove forme di relazione e in rinnovate modalità sociali di offerta di sé. Pur essendo tra la gente, Sonia sente il bisogno di “scendere delle scale di cemento scomode e impervie”. Traduco l’arcano e l’assurdo che soltanto nel sogno può convivere grazie ai meccanismi del “processo primario”, deputato alla formazione del sogno: “devo materializzarmi, devo rivalutare il mio corpo e i suoi bisogni nelle relazioni sociali, devo investire il mio essere corporeo femminile in attesa di essere conosciuta anche per le qualità del carattere, devo essere per niente platonica per commutarmi nell’Aristotelismo e nell’Epicureismo, nel dato di fatto del corpo e nell’esaltazione del piacere, “eu-daimonia”, avere un buon demone dentro, uno spirito vitale che coincide con lo psicosoma, il corpo-mente”. Non è finita la psicodinamica evolutiva. Sonia si compiace con se stessa per la sua liberazione e per la sua abilità nel non essere incorsa nelle “resistenze” e nei blocchi delle sue strade psichiche a opera dei poliziotti e dei carabinieri della sua Psiche, i dettami del “Super-Io”. Adesso vive meglio e si vive decisamente meglio, con amor proprio e con amore. La sua casa psichica è stata veramente “RI-ARREDATA”.

Brava Sonia!

Hai visto cosa combini dormendo e sognando?

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