LO SCIPPO

TRAMA DEL SOGNO

“Ho sognato che partivo per un convegno di lavoro a Salerno, in effetti, sono stata in questa città per un corso di aggiornamento. Ero con una cugina di mio marito che voleva seguire anche lei questo convegno.

Appena arrivata mi hanno scippato la borsa con dentro tutti i documenti, carte di credito e soldi. Ho cercato invano di rincorrere il ladro, ma non sono riuscita a prenderlo.

Avevo una valigia piena di vestiti perché dovevo fermarmi per qualche giorno.

Le strade erano strette e tortuose, sono andata in un albergo che sembrava un enorme labirinto.

Cercavo la mia stanza e una via di uscita, ma non la trovavo, ero disperata e piangevo.

Poi mi sono svegliata e non ricordo altro.”

Bicella

INTERPRETAZIONE

Ho sognato che partivo per un convegno di lavoro a Salerno, in effetti, sono stata in questa città per un corso di aggiornamento. Ero con una cugina di mio marito che voleva seguire anche lei questo convegno.”

Il “resto diurno” o la causa scatenante di questo sogno è l’esperienza vissuta a Salerno per un corso di aggiornamento. Bicella approfitta di questo ricordo per elaborare la sua realtà psichica immettendo i suoi contenuti simbolici per attestare i vissuti e la psicodinamica in atto. Bicella è una donna che si muove, si relaziona, non si tira indietro, agisce, socializza, sta in mezzo alla gente senza timori e difficoltà. Riversa molto amor proprio nel suo lavoro e si dedica con energia al suo compito e alle sue mansioni. L’alleata del suo sogno è la cugina che rappresenta l’altra Bicella, quella che fa compagnia e rafforza l’incipit delle azioni. In due “c’est plus facile”. Introduce la figura del marito a testimonianza di un legame significativo anche nella lontananza. Nel sogno è presente la Bicella che lavora e la Bicella legata al marito a vario titolo: una buona introduzione del quadro esistenziale contingente della protagonista. E’ opportuno aggiungere il saggio detto popolare che definisce il “partire come un po’ morire” a causa del distacco affettivo dalle persone care, in questo caso il marito.

Appena arrivata mi hanno scippato la borsa con dentro tutti i documenti, carte di credito e soldi.”

Il viaggio a Salerno comincia proprio male per Bicella, comincia con un “fantasma di castrazione” di un certo spessore e di una certa consistenza. Lo “scippo” traduce simbolicamente una decurtazione e una perdita legate al suo essere femminile, “la borsa”, ma il tratto depressivo non si ferma alla sola femminilità perché si estende alla propria identità psichica, “tutti i documenti”, il potere seduttivo della donna, “le carte di credito” e il potere erotico e sessuale, i “soldi”. Appena arrivata a destinazione e lontana dal suo luogo significativo, appena vissuto un distacco importante Bicella subisce un trauma violento e di notevole portata in riguardo alla sua femminilità di persona, identità, e di capacità psicofisica, il valore e il potere. Lo sconquasso subito è legato a un evento che il sogno per il momento non individua, ma che si suppone legato a una perdita, a un lutto. I simboli dicono chiaramente che si tratta di uno scippo, di una borsa, di tutti i documenti, delle carte di credito e dei soldi: la fisicità femminile o il grembo, l’identità psichica o il “chi sono io” nella mia evoluzione, il potere seduttivo o la capacità d’attrarre, il potere d’investimento sessuale.

Ho cercato invano di rincorrere il ladro, ma non sono riuscita a prenderlo.”

La reazione psichica di Bicella all’evento traumatico, che ha indotto e scatenato il “fantasma di castrazione” e di perdita, è stata valida e volitiva, ma non ha sortito l’effetto sperato di una riappropriazione del mal tolto, confermando la tesi dell’inesorabilità e dell’impossibilità di ripristinare l’armonia violentemente turbata. Bicella ha “invano” rincorso il ladro. La frustrazione dei tentativi si risolve nell’inutilità, “invano”, nell’incapacità di opporsi agli eventi e di porre rimedio. Il “ladro” rappresenta l’agente della castrazione e della perdita, quei valori e quelle doti che vengono a mancare per un evento più forte della tua volontà. Il ladro porta via ed è assimilabile alla morte e non soltanto alla momentanea perdita di un potere effimero che si può sostituire con un altro. Il ladro ha colpito ben bene con la sua violenta asportazione di affetti e capacità. Bicella, non riuscendo a prendere il ladro, è stata costretta ad accettare una situazione esistenziale di fatto e a reagire a uno stato psicofisico di fatto. A questo punto non le resta che tentare un nuovo equilibrio dopo gli eventi depressivi.

Avevo una valigia piena di vestiti perché dovevo fermarmi per qualche giorno.”

Ecco la riparazione del trauma!

Bicella ha un’ampia e vasta gamma di modi di essere e di apparire sempre in riguardo al suo essere femminile. La donna ha portato con sé tanti “vestiti” per reagire al tempo che passa e per dare una risposta adeguata alle novità imposte dalla castrazione della perdita. I “vestiti” sono i simboli delle nostre difese sociali, dei nostri modi di apparire e di mostrarci senza incorrere in incidenti e disguidi relazionali. Bicella tira fuori le sue abilità nel manifestarsi agli altri con volitività e decisione, nonostante il trauma subito e in piena reazione a esso. Quale sia questo trauma il sogno non lo dice chiaramente, ma lo lascia supporre.

Le strade erano strette e tortuose, sono andata in un albergo che sembrava un enorme labirinto.”

La vita di Bicella è cambiata ed è diventata più difficile. La ripresa dal trauma della castrazione e della perdita non è semplice da ripristinare e la sua casa psichica si è trasformata in un ambiente estraneo, “l’albergo”, e in un enorme labirinto tutto da visitare e da conoscere nel tentativo di ritornare a essere padrona in casa propria. Alla castrazione e alla perdita subentra il disorientamento psichico, il non sapere che pesci pigliare e il non conoscere la giusta reazione a un evento nuovo e non vissuto in antecedenza. Le “strade” rappresentano simbolicamente le soluzioni individuali e relazionali alle novità della vita, “strette” attesta dell’angustia dolorosa del vissuto, “tortuose” si traduce in un ricorso a sotterfugi e sistemi alternativi per superare il trauma in questione. “L’albergo” condensa quella sensazione di estraneità che si prova di fronte a una situazione imprevista a cui bisogna fare di necessità virtù, una casa psichica fredda e anaffettiva che serve per non soffrire maggiormente. Il “labirinto” è sin dall’antica e benefica cultura greca il simbolo dello smarrimento e della dispersione delle energie investite, nonché la frustrazione delle soluzioni apportate per la risoluzione del problema e della questione. Se poi il labirinto è “enorme”, si conferma la drasticità e l’imponenza del trauma proprio dalla fatica a trovare una soluzione.


“Cercavo la mia stanza e una via di uscita, ma non la trovavo, ero disperata e piangevo.”

Il travaglio doloroso di Bicella viene espresso in una forma composta e dignitosa e conferma che l’evento traumatico e la perdita non devono essere stati proprio di poca importanza. Bicella è stata costretta dalla vita a ricercare la sua formazione psichica, la sua identità, la sua organizzazione, la sua struttura, è stata costretta a ritrovarsi a compattarsi e a riformularsi: “cercavo la mia stanza e una via d’uscita”. La consapevolezza di questa ricerca si associa alla consapevolezza dell’impossibilità di riparare il trauma di perdita attestato dalla disperazione, dalla perdita delle speranze, quelle che nella voce popolare sono le ultime a morire. Il pianto interviene come valvola di sfogo delle tensioni accumulate, le lacrime sono catartiche in tanta situazione psicofisica di crisi psico-esistenziale. Un lutto è l’evento che si può risolvere soltanto nel tempo lungo attraverso una lenta e progressiva “razionalizzazione” della perdita.

Poi mi sono svegliata e non ricordo altro.”

Approfittando del ricordo di un viaggio in Campania per un convegno, causa scatenante o “resto diurno”, Bicella riesuma in sogno un trauma dolorosissimo in riguardo a una perdita luttuosa e ineludibile, manifestando il suo travaglio a ritrovare se stessa dopo la crisi e attraverso l’evoluzione dell’angoscia depressiva nel dolore acerbo e acuto. Il tutto avviene in grazie ai progressi legati alla “razionalizzazione del lutto”.

Il sogno di Bicella conferma, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che il “lavoro onirico” elabora, spontaneamente e senza il concorso della volontà, il materiale psichico di varia natura e qualità che si sedimenta nel tempo nelle sfere subcoscienti dell’apparato psichico. Quando l’Io va a dormire, emergono i nostri “fantasmi” e i nostri traumi sollecitati dalla vita quotidiana ed elaborati dall’Io onirico che si serve dei “processi primari” per sviluppare figurativamente e creativamente questo prezioso materiale che ci ha formati. Non si è lontani dal vero se si afferma che la nostra personalità, struttura, organizzazione psichica è il precipitato dei nostri “fantasmi” e funge da sostegno all’attività cosciente e razionale dell’Io. L’attività artistica è legata alla consapevolezza dell’uso dei “processi primari” nella veglia. Nel sogno, purtuttavia, siamo tutti artisti perché tutti condividiamo l’uso dei “processi primari”.

A questo punto qualche nota teorica non guasta per coloro che vogliono approfondire la questione della formazione del sogno. Queste sono teorie classiche e in via di progressivo superamento, schemi di base che ho tratto da un mio lavoro degli anni novanta in linea con l’Interpretazione dei sogni di Freud.

NOTE TEORICHE

I meccanismi più importanti della “funzione onirica” sono la “condensazione” e lo “spostamento”; a essi si associano in via complementare e con un lavoro specifico la “drammatizzazione”, la “simbolizzazione”, la “rappresentazione nell’opposto” e la “figurabilità”.

Come si diceva in precedenza questi meccanismi appartengono al “processo primario”; rientra, invece, nel “processo secondario” l’elaborazione razionale del sogno ossia l’organizzazione più o meno logica e coerente della trama o del “contenuto manifesto”.

E’ obbligo, a questo punto, definire esaurientemente la consistenza e l’esercizio del “processo primario” e del “processo secondario” per passare all’analisi specifica dei vari meccanismi istruiti nell’elaborazione trasformativa del sogno.

Il magmatico “processo primario” è caratterizzato da uno stato libero dell’energia psichica e da una conseguente facilità a fluire da una rappresentazione a un’altra alla ricerca di un investimento possibile, opportuno e adeguato.

In tal modo le cariche libidiche di alcune rappresentazioni confluiscono con i loro significati originari in altre catene associative compatibili e congrue, scaricando la loro energia in base al “principio del piacere” e ottenendo da un lato una parziale gratificazione allucinatoria del desiderio rimosso e dall’altro lato una riduzione della tensione legata all’impulso insoddisfatto.

La funzione e i meccanismi del “processo primario” sono ben visibili nelle seguenti caratteristiche del sogno: l’assenza di mezzi linguistici, la relazione del soggetto con se stesso, l’autorielaborazione confabulatoria, il fattore allucinatorio, la mancanza o l’alterazione della nozione di tempo, la distorsione della categoria spaziale, la coesistenza della logica degli opposti, il gusto del paradosso, il declino dei principi etici e morali, il mancato riconoscimento della realtà direttamente proporzionale all’eccesso di fantasia.

Un altro aspetto importante del “processo primario”, che puntualmente si manifesta nell’attività onirica, é la tensione a ricercare la compatibilità e l’affinità di una rappresentazione con altre rappresentazioni sempre al fine di appagare un desiderio rimosso, di riparare un trauma o di risolvere una frustrazione in obbedienza al “principio del piacere” e in offesa al “principio della realtà”.

Il “processo secondario” si esprime nella lucidità dell’autocoscienza, nel pensiero vigile, nella capacità di attenzione, nel giudizio critico, nell’attività razionale e nel controllo dell’Io, i cui compiti principali sono quelli di attenersi al “principio della realtà” e di inibire l’innesco dei meccanismi del “processo primario”, cosciente del rischio di soggiacervi come nell’attività onirica o nelle diverse psicopatologie.

Freud ritiene a buon diritto che il “processo primario” è ontogeneticamente e filogeneticamente anteriore a quello “secondario”, essendo lo sviluppo dell’Io successivo alla parziale “rimozione” del “processo primario” dal momento che le sue procedure non sono idonee ad affrontare il mondo esterno e i dati della realtà.

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