DUE BISTECCHE SUL COMO’

TRAMA DEL SOGNO

“Linda sogna di trovarsi nella sala da pranzo della casa della nonna.

Deve cucinare, ma si accorge che sul tappeto ci sono aghi e spilli.

Li raccoglie pungendosi.

La nonna nel tentativo di aiutarla dice che lei non ci vede bene.

Linda si sposta a cucinare due bistecche sul comò della camera.

Nel trasporto del cibo in sala fa un macello e unge dappertutto.

Arriva il padre e si lamenta che non è ora di cena.”

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO

Linda sogna di trovarsi nella sala da pranzo della casa della nonna.”

Tra Linda e la nonna corre buon sangue. La nipote ha ben operato nei confronti della nonna e quest’ultima non è stata da meno. Hanno stabilito un mutuo soccorso e una proficua solidarietà. Della nonna Linda ha apprezzato le capacità relazionali e nel complesso tutta la sua “casa” psichica e non soltanto la sala da pranzo. La nonna è stata una figura femminile importante perché ha consentito alla nipote spazi di identificazione e affettività protettiva in quantità. La nonna è stata anche “magistra”. Tutto questo non fa mai male.

Deve cucinare, ma si accorge che sul tappeto ci sono aghi e spilli.”

Linda passa direttamente alla gestione degli affetti e dell’intimità , “deve cucinare”, ma ha la consapevolezza che nella realtà esistono conflitti sottili e dolorosi anche negli ambiti relazionali più desiderati come quello della sessualità. Dopo il buon esordio subentrano le prime nubi a testimoniare che non è tutto oro quello che brilla e che sotto la cenere cova il fuoco del contrasto e della discordia. I conflitti esistono e sono acuti e acuminati, ma ancora il sogno non suggerisce in cosa consistono e chi coinvolgono. Le relazioni di Linda non sono del tutto lineari e hanno angoli da smussare. La capacità di socializzare della nonna comincia a fare qualche crepa nella “organizzazione psichica” della nipote. Gli “aghi” e gli “spilli” attestano simbolicamente la dolorosità di alcune problematiche che non sono state del tutto risolte ed esaurite o di alcune esperienze degne di essere vissute per i benefici effetti che si trascinano dentro e dietro, come quelle della vita erotica e sessuale.

Li raccoglie pungendosi.”

La dolorosità dell’ago e dello spillo ha un sapore di violenza compatibile con il piacere, quanto meno sanno di un prezzo da pagare all’evoluzione psicofisica.

Linda sta rievocando in sogno la sua esperienza di deflorazione?

Linda insiste sugli aghi e sugli spilli e sulle punture che intercorrono nell’atto del raccoglierli. Quest’ultimo termine attesta di una capacità recettiva di Linda in un contesto di solidarietà e di benevolenza. Linda si trova con la nonna e nella casa della nonna, un luogo dove può aver consumato l’esperienza “traumatica” della deflorazione. Del resto, se la figlia non ha un buon rapporto con la madre per confidare la sua avventura e i suoi timori, la nonna è il “refugium peccatorum”, la consolazione dei peccati e dei peccatori. La nonna è anche la maestra disinibita che insegna il come, il quando e il perché su certi temi culturalmente scottanti come quelli che riguardano il corpo e i suoi diritti sensoriali e sensuali.

La nonna nel tentativo di aiutarla dice che lei non ci vede bene.”

Ma la nonna non ha una buona consapevolezza del fatto occorso alla nipote e non sa bene il giudizio da dare all’esperienza sanguinolenta della nipote che s’imbatte negli spilli e che gioca con gli aghi. Lodevole resta il “tentativo di aiutarla” in grazie al buon investimento affettivo, ma si sa che il tempo corre e la cultura avanza e i nonni non sempre sono al passo con i tempi. “Non ci vede bene” o non ci vuole vedere bene per non mischiarsi in situazioni delicate di varia umanità e per non entrare in conflitto con i genitori di Linda. Non si tratta di illustrare e assistere la nipote sul menarca, in questo caso ci sono gli “spilli” e gli “aghi”, gli organi sessuali maschili valutati nella loro funzione penetrativa e deflorante con espresso riferimento al sangue. Comunque la nonna resta sempre una figura valida e un alleato formidabile.

Linda si sposta a cucinare due bistecche sul comò della camera.”

La simbologia accentua la valenza affettiva del cibo ed erotica della “bistecca da cucinare” e per giunta “sul comò della camera”. Sono due le bistecche e sono due i corpi, così come la camera da letto e il comò non sono luoghi e mobili deputati a “cucinare” le bistecche. Queste “traslazioni” sono apparentemente incongruenti e calzano simbolicamente a pennello, così come la parola “cucinare” condensa la seduzione e la conquista psicofisica. Non si tratta di una esperienza unilaterale, è un vissuto condiviso e con solidarietà reciproca. Dalla sala da pranzo alla stanza da letto il passo è breve e consequenziale non soltanto a livello simbolico, ma proprio nella fisicità delle persone e degli eventi. A questo punto occorre soltanto condire le bistecche con il sale iodato e le spezie mediterranee.

Buon appetito!

Nel trasporto del cibo in sala fa un macello e unge dappertutto.”

Come volevasi dimostrare, il trasporto dei sensi spesso ne combina di tutti i colori. Linda è alle prese con la sua dimensione affettiva, erotica e sessuale e con l’alleanza della nonna sta vivendo la sua maturazione psicofisica attraverso la deflorazione, la perdita della verginità, la lacerazione dello imene, il primo rapporto sessuale completo. La sua imperizia nel muoversi è giustificata dall’emozione che induce la prima volta e dal trambusto dei sensi e degli affetti: “nel trasporto del cibo”. Lo stesso termine “trasporto” è tutto un programma e anche altro, una serie di pulsioni e desideri che vanno in porto e vedono la luce della realtà. La “sala” è l’ambito della relazione amorosa e il simbolo dello scambio. Il “macello” significa trambusto sanguinolento e irruenza sensoriale. “Unge dappertutto” si giustifica simbolicamente con il sistema dei liquidi sessuali che vanno dalla lubrificazione vaginale all’eiaculazione, le unzioni reciproche di ordine corporeo e laico. Questo capoverso è l’allegoria della deflorazione coniata da Linda nel sogno.

Arriva il padre e si lamenta che non è ora di cena.”

In tanta baldoria e allegria arriva alla fine il senso di colpa che fa capolino nella figura censoria del “padre”, che altro non è che l’istanza psichica “Super-Io” di Linda. Quest’ultima è stata garibaldina nella liberazione del suo essere femminile verso le dimensioni psicofisiche della donna. Dopo il menarca la deflorazione è la tappa obbligata per l’emancipazione e l’autonomia anche in riguardo esclusivo al corpo. La lacerazione dell’imene in un ambito sessuale è l’acquisizione della libertà di gestire il corpo, la vita e la vitalità sessuali al meglio e senza limitazioni nocive. Certo che l’educazione familiare e sociale intervengono a presentare il conto alla “libertina” Linda. Il senso di colpa è leggero, dal momento che Linda si lamenta soltanto che forse è stata frettolosa e la sua deflorazione è stata precoce. Non era l’ora giusta per mangiare le bistecche, per vivere questa esperienza di crescita attraverso la sessualità “genitale” e in superamento evolutivo della sessualità “narcisistica” di stampo masturbatorio. Niente di grave, perché il senso di colpa è lieve e si giustifica con la perdita del mondo infantile e con la responsabilità di un corpo da gestire negli istinti sessuali e negli impulsi erotici. Adesso Linda sa che può vivere la sua “libido” in maniera completa e non parziale e tanto meno surrogatoria. Un grazie di cuore va certamente alla nonna perché l’ha accompagnata nella rievocazione di un’esperienza intima e personale.

Tutto questo materiale psichico è stato infilato in un breve, intenso e strano sogno.

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