URBI ET ORBI

Urbi et Orbi.

Che sorpresa!

che magnifica sorpresa!

È primavera,

è il rosa dei ciliegi,

è la gemma dell’acero che spinge,

la luce che sghemba trafigge lo sguardo puntato all’erba verdolina,

è la finestra spalancata sulle grida di bambini in gioco,

è una grande apertura in così poco,

la nuova vita che sconfigge le peggiori intenzioni di una natura stanca,

è tutto quello che da sempre manca e che sempre ritorna,

indifferente alle nefande promesse di un’epoca che arranca.

Ci siamo,

eccoci qua,

file di fanti col moschetto pronti alla battaglia,

file di morti sul campo vermiglio di sangue,

occhi rivolti al cielo grigio

che soccombe allo squarcio azzurro della speranza.

Ci siamo,

ci siamo sempre stati,

eravamo solo soggiogati dall’abitudine e dalla buona sorte,

attenti al suono delle campane a festa,

pronti alla domenica di Pasqua,

sordi al lamento di un Cristo inchiodato alla croce dei potenti.

È venerdì, di nuovo.

È primavera.

Qualcuno paga il nostro biglietto, adesso.

Inchinati!

Fallo subito,

ci sono padri ed avi che hanno offerto il corpo e l’anima

perché potessimo avere tutto questo,

la nostra libertà,

la noia,

il progresso.

Dimmi che non è stato inutile,

dimmi che è il nostro turno

per dimostrare che la pioggia battente nella piazza grande di Roma

non ha scalfito il crocefisso

e che quel corpo piegato siamo noi,

un sacrificio piccolo come una goccia

in mezzo a questo mare di mani giunte.

È primavera, un’altra.

Non la prima, non l’ultima.

Ma quella nuova, quella che ci manca.

Abbi pietà di noi.

Alessia

Roma, venerdì 27 del mese di marzo dell’anno 2020

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