I TE VURRIA VASA’

I te vurria vasà.

Io ti vorrei baciare,

ma non ho il coraggio di svegliarti.

Il cuore non mi dice di scetarti.

Io mi vorrei addormentare,

i me vurria addurmi,

vicino o ciatu tuio,

vicino al tuo respiro,

io vorrei,

i vurria,

ma non si può.

Facevo solo finta di dormire,

non te ne sei accorto?

Nessun petto nel sonno segue il ritmo del rubinetto che gocciola,

ti stavo aspettando.

Sento i tuoi occhi sul profilo di collina del mio fianco,

senza affanno il tuo respiro sulla mia schiena,

caldo come il vento del deserto in cui mi porti,

vorrei voltarmi e non dirti nulla.

Ma non posso rischiare che ti basti.

Dimmi come mi hai immaginata

mentre passavi l’inverno stretto nel tuo piumino d’oca chic,

offrimi un drink,

doma la mia superbia con la tua lingua ruvida di gatto.

Ti addormenti,

è il tuo modo di amare,

il ristoro del sonno al posto dell’azione.

Io resto a vigilare la cadenza irregolare dei tuoi sogni.

Se tu sapessi quanto vorrei baciarti

e baciarti

e baciarti

e riempirmi la bocca dei tuoi baci,

finché il mio destino si rivela.

Ma non si può.

La mamma non vuole,

ha detto di no,

altrimenti lo dice al papà

che direbbe di no,

che non si può,

che non si può.

Domani,

forse domani mi dirai ancora

i te vurria vasà

e allora il cuore ti dirà di svegliarmi

e di darmi quei mille baci

e gli altri mille che oggi non mi hai dato.

Carmela & Vincenzo

Napoli, martedì 24 del mese di marzo dell’anno 2020

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