TROPPO RUMORE PER PAOLA

TRAMA DEL SOGNO

“Mi trovo nella casa di mia nonna, (morta e per me importantissima come il nonno), nel soggiorno insieme ad altre persone che urlano e fanno rumore.

Provo e riprovo ad accendere le luci del corridoio ma non funzionano.

Poi ritorno in soggiorno e le luci si accendono.

Sento la voce di mia nonna dalla cucina che mi chiama e poi entra nel soggiorno.

(Il cuore mi batte forte perché so che è morta), ma sono commossa. Lei invece non ha una bella faccia e mi dice che c’è troppo rumore.

Mi sveglio.”

Paola

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO

Mi trovo nella casa di mia nonna, (morta e per me importantissima come il nonno), nel soggiorno insieme ad altre persone che urlano e fanno rumore.”

Paola ha operato una buona identificazione al femminile nella nonna visto che se la trova dentro, l’ha interiorizzata proprio andando lei in sogno “nella casa di mia nonna”. Paola proietta “nella casa” della nonna la sua “organizzazione psichica reattiva”, la sua struttura psichica evolutiva a testimonianza di quanto questa figura abbia contribuito beneficamente nella sua formazione o ancora meglio, a testimonianza di quanto Paola abbia operato identificazioni nella nonna nell’acquisizione della sua identità psichica. Più della mamma ha contribuito la nonna ad aiutarla a crescere e a diventare donna, tanto è vero che tra parentesi e da sveglia lei conferma l’importanza umana e psichica della nonna e anche del nonno. Paola si trova nel “soggiorno” della casa della nonna, meglio della sua casa, il luogo simbolico delle relazioni e degli scambi sociali. Paola sta sviluppando in sogno la sua dimensione relazionale, le modalità psichiche con cui si offre alla gente e con cui riceve la gente. E questa gente “urla e fa rumore”. La nonna “insieme ad altre persone” urlano e fanno rumore, scaricano aggressività, esternano le tensioni che dominano la realtà psichica in atto, sia individuale che relazionale. Paola si dice in sogno che sta vivendo in pieno una contingenza psicofisica in cui domina l’agitazione e il conflitto nelle sue relazioni e nei suoi vissuti in riguardo alla gente e ai suoi interlocutori. Non resta che attendere dove Paola vuole andare a parare con la sua psicodinamica onirica dopo aver rilevato l’importanza dei nonni nella formazione psichica dei i nipoti e in special modo quando i genitori sono assenti per impegni lavorativi, come la “famiglia borghese” degli anni settanta insegna ancora oggi. I nonni sono depositi e portatori della tradizione storica e culturale, nonché esempio vivente dei valori e della credibilità nelle operazioni di affidamento psichico e di trasmissione affettiva. Viva i nonni, riconosciuti dalla Repubblica italiana e dall’Unesco come patrimonio dell’Umanità.

Dopo questa diversione è opportuno convergere sul sogno di Paola.

Provo e riprovo ad accendere le luci del corridoio ma non funzionano.”

Paola prova e riprova a fare chiarezza su quello che le sta succedendo, ma non riesce ad avere la lucidità mentale necessaria. Paola è al buio nel “corridoio”, Paola non conosce i nessi logici dei suoi ragionamenti e dei ragionamenti degli altri. Si è portata in casa la nonna e altra gente che fa tanto bordello e adesso si lamenta che non capisce un cazzo. Che donna incontentabile! Non si individua ancora il ruolo specifico della nonna, di questa figura positiva e gratificante in cui si è identificata in gran parte, ma si spera nel prosieguo del sogno per capire meglio anche gli aspetti reconditi dello psicodramma di Paola. Intanto si può ribadire con tranquillità che è presente uno stato di agitazione ed è assente la “razionalizzazione”. Paola non capisce cosa le sta succedendo nel suo e nell’altrui, in quello che pensa e che vive, in quello che pensano e vivono gli altri. Prova e prova a capire per migliorare la “coscienza di sé” e risolvere l’ansia, ma i meccanismi psichici giusti “non funzionano”. Sarà colpa dell’Enel?

Poi ritorno in soggiorno e le luci si accendono.”

Paola deve stare in mezzo alla gente perché da sola non ce la fa. Insieme agli altri ha uno scambio chiarificatore delle idee e tranquillizzante dell’umore. “La verità non sta in me o in te, la verità sta tra me e te”: questo dicevano i filosofi bonari degli anni sessanta, in particolare quelli della scuola sociologica di Francoforte. Provate a leggere Fromm in questi tempi e possibilmente rileggete “l’Arte di amare” che vi fa solo bene. Tornando a Paola e al suo sogno, è chiaro che l’ansia le passa nel momento in cui sta e si confronta con gli altri. Le relazioni rassicurano e i confronti sono costruttivi anche per la tensione nervosa. Quello di Paola è il sogno di una persona disorientata e in attesa di capire le parole e i discorsi che sono dentro il “rumore”. Paola attende di “sapere di sé”, delle sue emozioni e delle sue convinzioni in un momento della vita in cui non si sente sicura e chiede l’aiuto della nonna, di quella figura che l’ha cresciuta, rassicurata e protetta nel passato e alla grande. La simbologia dice che le “luci si accendono” nel soggiorno, che “l’esercizio della razionalità migliora se condiviso”. Procedere nell’interpretazione del sogno è obbligo morale e curiosità pop.

Sento la voce di mia nonna dalla cucina che mi chiama e poi entra nel soggiorno.”

E’ bellissimo questo passaggio del sogno di Paola, pensate che manda la nonna in “cucina” nella zona degli affetti e dei sentimenti per dire a stessa che i discorsi della gente non hanno quella valenza affettiva e protettiva che lei si aspetta e di cui ha bisogno in questa circostanza psico-storica. La delusione trapela nel passaggio dalla “cucina”, un luogo protetto e intimo, al “soggiorno”, un luogo coperto e tiepido. La nonna entra nel “soggiorno” per fare notare la differenza che passa tra la persona estranea e il familiare, tra la formalità delle relazioni e la sostanza degli affetti. Paola si sta raccontando la storia della sua infanzia quando ha imparato la freddezza della dimensione sociale e il calore della vita affettiva con la nonna. Paola si è sentita tanto amata dalla sua nonna e la fa scorrazzare in tutta la sua casa psichica, dalla cucina al soggiorno, dagli affetti profondi alle relazioni formali, per evidenziare quello che le sta succedendo e che non riesce a capire, una gran confusione mentale e una grande agitazione nervosa. La simbologia è oltremodo evidente e collaudata, per cui non ci sono margini di errore e di approssimazione. E’ così, punto e basta!

(Il cuore mi batte forte perché so che è morta), ma sono commossa. Lei invece non ha una bella faccia e mi dice che c’è troppo rumore.”

Il cuore batte forte per il conflitto che sta vivendo e per l’incapacità di risolverlo al meglio o in parte. Paola è “commossa” significa che si sta prendendo amorosa cura di se stessa e sta cercando in tutti i modi di associare alle emozioni le giuste motivazioni, alle sensazioni le adeguate ragioni, all’agitazione la lucida comprensione. “Commossa” si traduce dal latino “sconquassata” emotivamente e agitata nelle sensazioni, scossa nei nervi e sentimentalmente contrastata. A questo punto Paola proietta nella nonna il suo viso e il suo umore: meccanismo psichico di difesa dall’angoscia della “proiezione”. La nonna “non ha una bella faccia” è la Paola che sta vivendo il suo momento critico e lo mostra nel viso. Paola è una donna che non sa fare buon viso a cattivo gioco, è una donna sensibile e sincera, non sa mentire a se stessa e agli altri. Paola è papale papale quella che si vede. Ma perché sta tanto male? Se lo fa dire in conclusione dalla nonna: “c’è troppo rumore”. Ritorna la difficoltà di capire se stessa e la realtà che la circonda, la resistenza nell’affidarsi a se stessa e agli altri, la titubanza nella visione e nella valutazione della situazione psichica in atto. Paola ha vissuto un trauma che abbisogna del suo tempo per essere capito e razionalizzato. La nonna diventa la profetessa del sogno: c’è troppo casino dentro, si fa tanto bordello fuori e la Psiche ha i suoi tempi, tempi lunghi, per mettere a posto tutte cose che si stanno muovendo.

Ribadisco un principio psichico in riguardo all’assimilazione dei messaggi che provengono dall’esterno e si condensano nei fatti: i tempi della Psiche non sono quelli degli eventi. La “razionalizzazione” ha bisogno di tempo per essere operante al cento per cento semplicemente e perché c’è sempre una carica di tensione nervosa in circolazione, si è caldi e non freddi. Esempio: servono due anni per “razionalizzare il lutto”. Il messaggio arriva subito al “sistema neurovegetativo” e scatena le sensazioni e le emozioni del caso per consentire al sistema psicofisico di non collassare sotto le sferzate delle sensazioni dolorose e dei sentimenti mutilati. Il “sistema nervoso centrale”, da cui dipendono le funzioni di vigilanza e i processi razionali, interviene, ma viene in un primo tempo annullato e di poi rallentato dall’afflusso del marasma sensoriale ed emotivo.

Domanda: da cosa è scossa la nostra benamata Paola?

Questo è il primo sogno che mi arriva “post coronaviri adventum”. Voglio fare un’ipotesi. Se questo sogno fosse scatenato dalla confusione psicofisica che stiamo tutti vivendo in questi giorni, non mi meraviglierei assolutamente. Ci sono tutti gli elementi per attestarne la possibilità di genesi. In ogni caso ricordo che l’evento traumatico “coronavirus” ancora la Psiche individuale non lo ha minimamente avvertito, ancora non sappiamo cosa ci sta succedendo dentro, abbiamo reagito tirando fuori tutti i meccanismi di difesa dall’angoscia. E’ proprio quest’ultima che decrescendo viene razionalizzata e consente alla Ragione di operare la sua funzione di comprensione dell’evento traumatico e degli sconquassi che ha fatto l’avvento repentino del “fantasma di morte”. Davanti a noi si profila un tempo lungo prima di rendersi conto effettivamente di cosa è successo dentro di noi. Per il momento è importantissimo avere consapevolezza di cosa sta succedendo fuori di noi e ubbidire come Garibaldi alle prescrizioni della Scienza medica: “Obbedisco!”. Sappiamo che la reazione psicofisica immediata all’evento impedisce al materiale psichico di affiorare e anche le reazioni emotive non raggiungono le somatizzazioni che possono avere in base alla loro carica. Quando molleremo la presa e saremo più tranquilli e sicuri, verranno fuori le tensioni incarcerate e i traumi pregressi che sono stati evocati e innescati dal fattaccio virologico. Mai paura, siamo fatti così e siamo fatti bene. In ogni caso ci vorrà tempo per la “razionalizzazione del trauma” e per mettere a posto le reazioni neurovegetative. Il “rumore” di cui parla Paola nel sogno è una salutare difesa dal trauma in atto che si chiama “isolamento” e che consiste nella scissione delle sensazioni e del sentimento dalla conoscenza del fatto, per cui adesso siamo alle prese con quello che dobbiamo fare per sopravvivere all’azione nefasta del virus e di poi penseremo all’auto-consapevolezza, al giusto “sapere di sé”.

Quest’ultima tiritera è valida anche se il sogno di Paola non vertesse sulla situazione psicofisica in atto, quella causata dall’impazzare del “coronavirus”.

Andràtuttobene, si vede la luce in fondo al tunnel e in cielo, si vede la luce dappertutto. Nel weekend inizieremo a festeggiare la rinascita individuale e collettiva. Ma ricordate che è assolutamente vietato dimenticare e soprattutto dimenticare gli ultimi trentanni della nostra Storia. “Ammuttamu e caminamu!”

Avanti con l’inno di Mameli!

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