LA FUGA DA MILANO

Egregio dottor Vallone,

grazie per l’opportunità che mi dà. Voglio capire quali sono le ragioni psicologiche della gente che è fuggita da Milano appena ha saputo che ci sarebbero state le restrizioni.

La ringrazio anticipatamente,

Piero

LA FUGA DA MILANO

Al di là delle motivazioni individuali, le singole persone, prima di diventare folla, mettono in atto una difesa dall’angoscia del sentirsi bloccato e chiuso in uno spazio ristretto. Scatta una paura che può tralignare nella claustrofobia e in una crisi di panico. L’individuo usa in prevalenza il meccanismo di difesa, sempre dall’angoscia, “annullamento”, converte in maniera accettabile la tensione, scatenata all’improvviso da uno stimolo, nella pulsione alla fuga secondo un rituale che allenta l’angoscia dell’isolamento e della passività. Le singole persone formano la folla nella stazione, dimostrando che le scelte individuali erano le risoluzioni migliori ed erano condivise. Queste ultime sono dettate in prima istanza da fattori emotivi e, di poi, sono tradotte secondo schemi razionali, la “convenienza” in primo luogo. Il “fantasma di morte” da infezione è sotteso e non ha il tempo di scattare perché la persona ha reagito all’angoscia della stasi e del blocco anche con il meccanismo psichico di difesa “acting out”, “messa in azione”: agisco per non vivere l’angoscia, reagisco alla vulnerabilità con la forza di agire, dal non sapere cosa fare passo al potere dell’azione e ripristino l’equilibrio psicofisico turbato. E’ presente una forma del “fantasma di morte”, per la precisione l’inanimazione e la perdita della vitalità.

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