AKHTER MABIA 7

Savar, boischac mash, 200…

Al caro Joshim la sua shashuri manda saluti e auguri nel nome di Allah, il Grande e il Misericordioso, ma soprattutto il Perdonatore.

Caro Joshim, io spero che tu stia bene, ma la stessa cosa non posso dire di mia figlia Mabia, di mio nipote Pervez, di me stessa e di tutta la mia famiglia.

Io sto male, sto tanto male, ma il fochir non mi ha trovato addosso nessun gin e il dottore di Dakka ha detto che sono ammalata nel cuore.

Io sono soltanto molto preoccupata per tutti voi e dentro mi sento molto arrabbiata e addolorata e sto male soltanto perché non posso scaricare la rabbia che ho dentro.

Joshim, ho saputo che non ti sei comportato e non ti comporti bene con Mabia, che la maltratti e che le hai fatto tanto male nel corpo e nel cuore.

L’altra cosa peggiore è che ti comporti male anche con tuo figlio Pervez, il sangue del tuo sangue, quel figlio maschio tanto invidiato e concesso dalla grazia di Allah.

Ba Joshim, io ti prego, pensa a quello che hai fatto, chiedi perdono ad Allah e comportati bene con mia figlia Mabia perché lei è tanto giovane e gentile, non ha mai sentito il suo baba e la sua ma gridare in casa e tanto meno è stata abituata nella sua famiglia a essere picchiata.

Tu devi sapere che io ho sempre amato mia figlia Mabia e non le ho mai dato neanche uno schiaffo in tutta la mia vita.

Mi viene da piangere e mi sento tanto male al pensiero che tu, un estraneo e un ignorante, faccia a Mabia quelle cattiverie e quelle crudeltà che i suoi genitori non le hanno mai fatto.

Tu hai i diritti di marito, io quelli di madre e i miei vengono sicuramente prima dei tuoi, caro Joshim l’infedele dalle mani lunghe, uomo senza timore di Allah.

Non hai mai letto nel nostro Libro che se una donna teme maltrattamenti dal marito o la sua avversione, non si sarà alcun male se si accorderanno tra loro poiché l’accordo è la migliore soluzione ?

Dice il Profeta che gli animi tendono all’avidità, ma, se noi agiremo bene, temeremo Allah perché Lui è ben informato su tutto ciò che noi facciamo.

Joshim tu vai contro la legge di Allah, non porti fede ai patti del matrimonio e per punizione non vedrai mai i Giardini che Dio ha preparato per i fedeli e per i giusti.

Che Dio ti illumini quando lo preghi e se ancora tu lo preghi e se lo hai mai pregato.

E chissà se leggi il Corano o se lo hai mai letto.

Sono andata nella moschea di Dakka e mi sono rivolta a un sufi per chiedere il giusto consiglio sul fatto che tu maltratti Mabia e le fai del male, ma tanto male.

L’uomo santo e puro, l’illuminato di Dio, mi ha detto che nel Corano non è scritto che l’uomo può picchiare la moglie, ma si vede che tu lo hai dimenticato o non lo hai mai saputo da malvagio miscredente.

Nel Libro Sacro è scritto che l’uomo goda delle sue spose come se fosse un campo da coltivare e da rendere rigoglioso, che il marito vada nel suo campo quando vuole goderlo e che sia sempre pronto a qualche atto pio.

Joshim, la legge di Allah ti concede di avere altre spose, ma non di maltrattare quella che hai e a cui hai promesso rispetto e devozione.

Devi prima pregare e punire le tue colpe, devi purificarti per essere gradito ancora a quel Dio che ama i suoi figli specialmente lontani e ha loro insegnato l’amore e non la violenza verso i propri fratelli e specialmente verso le proprie mogli.

Joshim ragiona e non trattare mia figlia Mabia come se fosse un’infedele o una donna ingiusta.

Vuoi altre mogli ?

Puoi farlo, ma ricordati che mia figlia Mabia non ha mai tradito la sua fede e non ha mai sporcato il tuo onore.

Joshim, ti prego, ascolta la tua vecchia shashuri.

Non ti chiedo di amarla, ma rispetta e non picchiare mia figlia e tua moglie Mabia, quella donna che ha saputo darti un figlio maschio, il nostro caro e piccolo Pervez.

Io, purtroppo, so sulla mia pelle che nel nostro paese le donne valgono poco per gli uomini e che, se poi non riescono a fare un figlio maschio non servono a niente e che i mariti possono ripudiarle e gettarle in mezzo alla strada a chiedere l’elemosina o a fare di peggio, ma Mabia non merita il tuo odio e questo destino di donna ripudiata perché ti ha dato Pervez, un figlio maschio, e ti ha sempre onorato come l’uomo che Allah ha voluto per lei.

Tu non hai nessun diritto di farla soffrire nel corpo e nel cuore.

Nella mia vita ho imparato ad accettare la mia natura di donna e come madre ho perso diversi figli e tutti maschi e mi sono rimaste solo le femmine e tu, quindi, devi capire quanto io le amo e quanto sono legata a Mabia, la figlia che mi hai rubato, per cui non posso e non potrò mai accettare che un uomo estraneo, venuto a casa nostra a chiedere con gentilezza mia figlia in moglie, la maltratti e tanto meno le faccia violenza.

Il mio sangue di ma si ribella e scoppia dentro le vene; il mio cuore di ma è ormai a pezzi e chiede la sua vendetta e il suo bottino.

Mi sento male al solo pensiero che tu ti comporti male con la mia povera figlia e non so più come vivere sapendo che la mia adorata figlia è oltretutto lontana dalla sua terra e dalla sua famiglia ed è sola in mano a un uomo ignorante e prepotente che non la rispetta e non la tiene calda dentro il suo cuore.

Neanche una volta tu mi hai mandato una lettera dall’Italia e io posso pensare che tu sei orgoglioso o che non sai scrivere.

Poche volte ho pensato che tu eri un uomo saggio e rispettoso con Mabia, ma ormai io ho paura che tu possa essere arrabbiato anche con me.

E allora parliamoci chiaramente e dimmi se io ho mai sbagliato con te; se io ho sbagliato con te, perdonami e dimmi anche tu che mi hai perdonato e che ti comporterai bene con mia figlia Mabia e con tuo figlio Pervez.

Una donna, anche se vecchia, è sempre una buona madre non solo per le sue figlie, ma anche per gli uomini che le hanno volute e sposate e se a volte dice qualche cosa di sbagliato, lo fa solo per affetto o perché in quel momento non ragiona bene.

Ricordati che sei stato tu a scegliere Mabia, a prendertela in moglie e a portarmela via in un paese straniero e lontano.

Io pensavo di aver trovato in te quel figlio maschio che non ho mai avuto e se tu mi vedi come vedi la tua ma e mi rispetti come rispetti la tua ma, risponderai al più presto a questa mia triste lettera e aiuterai il mio cuore a guarire da tanto dolore.

Nella mia vita ho imparato ad attendere e ho la forza di attendere anche tanto tempo perché sono sicura che prima o poi il tuo cuore duro si commuoverà e risponderà al mio cuore debole, il cuore malato di una madre che è in pena per la sua amata figlia che è maltrattata dal padre di suo figlio.

Quanta disgrazia è capitata alla nostra famiglia per colpa tua !

La settimana scorsa sono andata a casa tua per salutare i tuoi genitori e li ho trovati bene in salute, per cui non devi preoccuparti, ma tu scrivi lo stesso una lunga lettera anche a loro.

Per noi genitori che siamo rimasti là dove siamo nati, una lettera dei nostri figli è una grande consolazione e di questo sia sempre ringraziato Allah, il Misericordioso e il Compassionevole.

Caro Joshim, ti raccomando di aiutare Pervez a crescere bene e mandalo a scuola perché domani diventerà una persona importante, ma ricordati di insegnargli la nostra religione e di pregare, perché la preghiera nella vita di un uomo è più importante del lavoro e della ricchezza.

Il lavoro è la miseria della vita terrena, la preghiera è la ricchezza che serve per la vita eterna.

Chiedo a te e a Mabia di tornare a casa in grismo, quando in Italia le fabbriche sono chiuse e ti chiedo di portarmi come regalo il piccolo Pervez.

So che i biglietti del viaggio costano molto e se io avessi i taka per pagarli, li avrei regalati a voi di vero cuore per farvi ritornare in Bangladesh.

Noi qui non abbiamo molti taka, ma solo la volontà di Allah e il riso che ci serve per vivere fino a quando il Misericordioso ci addormenterà per farci risvegliare nel Suo Giardino.

Ti raccomando di stare attento a non lasciare Pervez in mezzo alla strada e di averlo sempre davanti ai tuoi occhi come facevo io quando stava con me.

In quei tre anni ricordati che quando Pervez aveva fame chiamava la sua nana vai e di notte dormiva con la sua nana vai perché Mabia durante il parto aveva perduto molto sangue e aveva bisogno di riposare per rifare il giro.

Joshim, tu sai che Pervez è stato sempre un bambino molto buono e molto gentile, per cui non comportarti male con lui.

Ricordati che se lo picchi, io lo sento nella mia carne e nonostante la distanza che ci separa.

Stai attento, quindi, perché io sono di sentinella.

Stai attento, quindi, perché io faccio la strega e ti faccio punire dai gin maligni.

Io non chiedo niente alla mia vita e non voglio niente dalla mia vita, mi basta soltanto che voi tre stiate in armonia e vi vogliate bene.

Per questo prego sempre Allah, anche se ormai non ho più gli occhi buoni per leggere il Corano e non ho i taka per comprarmi gli occhiali nel negozio di Dakka.

Adesso in Bangladesh non è più come prima e abbiamo tanti dottori per le malattie e tanti negozi che vendono gli occhiali.

Quando tornerete, vedrete voi stessi il cambiamento che c’è stato nel nostro paese e sicuramente non sentirete il bisogno di ritornare in Italia.

Joshim non pensare al lavoro, cura il tuo corpo e il tuo cuore, mangia bene e non dimenticarti delle nostre tradizioni e del nostro Allah; ricordati che Gli sei ancora debitore anche del pellegrinaggio a Makka.

Non so se mi capirai e se mi ascolterai, perché sento che il tuo cuore è molto duro e il tuo cervello è tanto malato.

Comunque ricevi ugualmente alla fine di questa mia lunga lettera tanti saluti dalla tua disperata shashuri.

Ricordati che io non dormo mai e sono sempre di sentinella.

AKHTER MABIA 6

Savar, mag mash, 200…

A mia figlia Mabia giungono tanti saluti e tanti baci dal suo baba.

Il nostro Allah è Misericordioso e Provvidente, da Lui tutto ha inizio e in Lui tutto trova la sua giusta fine.

La Sua grazia è infinita e la Sua mente è onnisciente, Lui conosce il corso dei nostri eventi e segue i suoi figli devoti uno per uno e senza dimenticarli mai.

Cara Mabia abbi fede nel Giusto e nell’Onnipotente e affidati a Lui come quando eri piccola e pregavi nella nostra piccola moschea con devozione e con modestia.

Ho ricevuto la tua lettera e sono rimasto sorpreso soltanto in parte per quello che ti sta succedendo con tuo marito Joshim perché io avevo già capito che non era l’uomo giusto per te e che aveva un carattere prepotente come tutti i militari.

Penso che è tutta colpa mia e che sono stato stupido quando mi sono lasciato convincere dalla mia famiglia a dare in sposa la mia preziosa figlia a una persona che non mi convinceva.

Io non avevo una figlia in più da dare a un uomo falso che non è timorato di Allah e che usa le mani al posto del cervello e del cuore.

Questa settimana andrò a trovare la sua famiglia a Dakka e farò presente la situazione in cui ti trovi e le malvagità del loro stupido figlio.

Io sono sicuro che tu non hai mai sbagliato nei confronti di tuo marito e che gli sei stata sempre fedele con il cuore e premurosa con la mente, che ti sei sempre sottoposta al suo desiderio e che non gli hai fatto mai mancare niente, ma se tu hai sbagliato in qualche modo vorrei che me lo dicessi per poter capire meglio come stanno le cose tra te e tuo marito.

Ricordati sempre quali sono i tuoi doveri di moglie e i tuoi compiti di donna musulmana e non lasciarti abbagliare dalle luci del mondo in cui vivi e ricordati che la vera luce è quella del nostro Allah e i veri valori sono quelli del nostro Misericordioso.

Io sin da piccola ti ho insegnato come comportarti e sono sicuro che tu hai rispettato il patto del matrimonio, per cui devi resistere ed essere fedele e devota a tuo marito anche se lui non si comporta bene con te e ricordati che all’ingiustizia non si deve mai rispondere con un’altra ingiustizia.

E ricordati ancora che bisogna sempre fare la volontà di Allah anche quando la strada è in salita e i piedi soffrono tanto nel camminare.

Vedrò subito cosa si può fare per risolvere la questione nel migliore dei modi, ma intanto scriverò anche una lettera a Joshim per metterlo di fronte alle sue responsabilità e per ricordargli di portare fede al patto che ha contratto di fronte ad Allah quando ti ha scelta, ti ha voluta e ti ha sposata.

Tu, intanto, stai calma e non prendere nessuna decisione e sappi che, se ti trovi in questa situazione, è soltanto e solamente per colpa mia perché non sono stato al momento opportuno un padre previdente e un uomo esigente, ma ti prometto che adesso io cercherò di rimediare alla mia stupidità e sistemerò le cose nel migliore dei modi per te e per Pervez.

Mi raccomando di non fare colpi di testa e ti raccomando di pregare tanto in questo brutto momento della tua vita e vedrai che con l’aiuto di Allah tutto si ripara e ogni problema ritorna a prendere la sua giusta dimensione.

Scrivimi e dimmi sempre come vanno le cose perché io sono preoccupato e non mi rassegno a sapere che tu sei in terra straniera senza l’aiuto e il conforto del tuo baba e della tua famiglia.

La tua ma sta tanto male e dopo aver letto la tua lettera è peggiorata e allora io penso che la prossima volta non gliela farò leggere se la tua situazione è ancora brutta, ma se le cose tra te e Joshim si sistemeranno, come io spero, la metterò al corrente della buona notizia.

Perdonami sempre se involontariamente ho mancato in qualcosa nei tuoi confronti e tienimi stretto al tuo cuore con tutto l’affetto di una figlia generosa.

Il tuo arrabbiato e infelice ba.

Credimi !

E credimi sempre !

AKTHER MABIA 5

San Biagio di Callalta, 24 maggio 200…

Carissimi ma e ba,

finalmente trovo il coraggio di scrivervi.

Avevo bisogno di tanto coraggio per dirvi le cose brutte che mi sono successe in questi ultimi otto mesi.

Mi sono chiesta se era giusto dirle ai genitori e dare loro inevitabilmente un forte dolore, ma alla fine, dopo le vostre insistenze e le tante preoccupazioni, mi sono decisa di comunicarvi le mie disgrazie.

Voi volevate una mia lettera per stare bene e io invece vi scrivo una lettera per farvi star male ancora di più di quello che già patite per la mia lontananza.

Caro ba, la fede in Allah è tanta e le mie preghiere non mancano ogni giorno al nostro Dio Misericordioso, ma purtroppo il dolore resta perché questo è il mio destino e questa è la volontà dell’Onnipotente.

Del resto noi non apparteniamo a noi stessi o al nostro sangue, ma soltanto e solamente al nostro Buon Allah, l’Unico e il Giusto, l’Inizio e la Fine.

Sapeste quante volte al giorno, recitando le preghiere, mi ripeto amin e ancora amin e ancora una volta amin per trovare la forza di sopportare le violenze e per continuare a vivere.

Cara ma, sono d’accordo con te quando mi scrivi che purtroppo la vita non è poi tanta bella anche se si vive in Italia con tanti taka in tasca e quando manca l’amore e il rispetto verso la moglie da parte del marito.

Ma anche i taka alla fine non sono tanti e tanto meno quelli giusti, quelli che servono per vivere decorosamente, perché i taka della nostra felicità sono andati in malora o sono finiti dentro le tasche bucate degli altri.

Joshim ormai da tanto tempo non è più quell’uomo gentile e onesto che si era presentato a casa nostra con i suoi genitori per chiedermi in moglie; nel tempo è diventato quell’uomo strano che tu, caro ba, non mi volevi dare perché non ti convinceva.

E adesso non posso riconoscere che avevi ragione, una sacrosanta ragione.

Joshim mi maltratta in ogni modo e sicuramente non sta bene, ma io soffro più di lui perché sono trattata come una bestia e tutto questo nonostante il fatto che gli abbia dato un figlio maschio come era nei suoi desideri e come è nei desideri di ogni uomo della nostra terra, nonostante il fatto che l’abbia seguito all’estero e l’abbia sempre servito con devozione e riconoscenza.

Pervez è un bambino buono e adorabile, ma ha un padre cattivo che si comporta molto male e non si prende minimamente cura di lui.

Con le lamentele e le disgrazie mi fermo qui e spero che voi capirete leggendo tra le righe anche quello che non vi ho scritto.

Voglio dirvi ancora che le legnate sono come il riso che mangiamo ogni giorno, non mi mancano né al mattino e neanche alla sera.

Quanto prima manderò le scarpe per le mie sorelle e tante altre cose che vi fanno comodo in Bangladesh e che in Italia costano poco e sono di buona qualità.

Appena qualcuno ritorna nel nostro paese vi manderò un bel pacco e così sarete tutti contenti e io potrò dire a me stessa di aver fatto qualcosa per voi che meritate tanto bene, ma tanto di quel bene che non mi basterebbe una vita per ricompensarvi.

Per quanto riguarda me e Pervez non ci sono possibilità di tornare in Bangladesh durante le ferie perché il viaggio costa moltissimo e non è colpa mia se il nostro Buon Dio ha voluto che la mia terra fosse così lontana dall’Italia e mio marito tanto stupido.

Come vedete la minestra è ben condita e le sorprese non mancheranno per migliorarne il gusto, ma voi state tranquilli perché io me la so cavare da sola in queste brutte situazioni e di questa capacità devo ringraziare baba che mi ha insegnato a essere forte come un maschio e intelligente più di un maschio, proprio lui che voleva da sempre un figlio maschio e ha infilato la mentalità giusta nel mio corpo di donna.

Grazie ba, anche di questo ti sono grata.

Vi scriverò ancora, di più e al più presto.

La medicina amara è meglio prenderla a piccole dosi.

Per il momento vi bacia con affetto, devozione e riconoscenza la vostra figlia Mabia.

Credetemi !

Credetemi perché non sono bugie e perché io non sono bugiarda.

AKHTER MABIA 4

Savar, mag mash, 200…

Cara figlia Mabia, Allah, il Consolatore, ti benedica sempre e non ti dimentichi mai.

Ricordati che il Perdonatore aiuta sempre chi a Lui si affida e specialmente i figli dispersi nel mondo tra gli infedeli e che corrono ogni giorno il rischio di diventare miscredenti.

Il nostro Dio è come una madre buona che custodisce i propri figli per non perderli e li tiene sotto la Sua protezione.

E’ la tua ma che scrive alla sua cara e preziosa e dolce figlia Mabia.

Cara ma Mabia, a te e a tutti gli altri io mando baci e saluti dalla mia lontananza e dalla mia solitudine.

Spero che tu, Pervez e Joshim stiate bene.

Anche noi stiamo bene, ma io sento molto la vostra mancanza.

Da tanto tempo non ricevo una tua lettera e ogni notte non riesco a dormire pensando a te, figlia mia preziosa e mamma felice di un figlio maschio, quel figlio maschio che la volontà di Allah a me non ha voluto mai tenere in vita.

Ti ho spedito due lettere, ma non ho ricevuto una tua risposta e per questo motivo sono ancora più preoccupata.

Non so perché tu non mi scrivi più, ma io so che senza tue notizie io sto male, tanto male e che mi ammalerò sempre di più.

Non mi resta che attendere ogni giorno quella tua lettera che non arriva mai, ma quando arriverà la leggerò cinque volte al giorno dopo la preghiera per ringraziare il Giusto e per curare questo mio dolore.

Io leggo sempre tante volte quello che tu mi scrivi e così mi sento meno sola e meno lontana.

Ormai sono passati tanti anni da quando sei partita e spero che nel mese di agosto tu ritornerai da me, perché mi hanno detto che in questo mese in Italia non si lavora e finalmente ci si riposa e allora tutti ritornano nella casa del loro paese.

Non posso pensare che tu non verrai perché io non riesco ad attendere un altro anno.

Credimi, io non voglio neanche pensare di dover aspettare ancora un altro anno senza rivederti.

Credi alla tua ma: io non posso più attendere di riabbracciare mia figlia Mabia e mio nipote Pervez e sono sicura che di questo dolore morirei in un batter d’occhio.

La tua nana vai è venuta trovarmi e mi ha detto che ti ha sognato e che tu le dicevi che nel mese di agosto saresti venuta e lei ha anche visto che voi tre arrivavate a casa felici e contenti.

Di questo sogno siamo rimaste soddisfatte e abbiamo pianto di gioia come due stupide bambine che avevano ricevuto in dono tanti shart e tanti pent.

Figlia Mabia, come puoi dimenticare quello che c’è stato tra noi due, il nostro stare sempre insieme come amiche e il nostro bel parlare; anche per questo motivo sento tanto la tua mancanza.

Noi due eravamo madre e figlia e nello stesso tempo eravamo due amiche.

Tu non puoi capire cosa prova una mamma nell’avere una figlia da tanti anni lontana in terra straniera, ma, se lo vuoi capire, manda Pervez per tanti anni da me in Bangladesh e tu resta pure in Italia senza di lui.

Soltanto così capirai e imparerai la lezione.

Allora io già aspetto Pervez e così saremo pari.

Di una cosa sono sicura: io non mi sento bene.

Forse per curare questa mia malattia basterà che tu mi scrivi una lettera al mese.

So che ci tieni alla salute della tua ma e allora mi manderai la medicina che ti ho chiesto; io sono già in attesa di tue notizie e così mi sento già meglio e forse sono anche quasi guarita.

Ieri sono andata a Dakka a casa della tua shashuri e ho saputo che una persona porterà la moglie in Italia e ho pensato di mandare qualcosa per te, per Pervez e per Joshim.

Spero di vivere tanti anni per goderti più che posso, ma se le cose vanno così, per me è meglio morire.

Un bacio forte forte al mio piccolo Pervez e auguri a tuo marito.

A te va tutta la mia gioia di essere la tua povera ma.