AKHTER MABIA 3

Savar, boishac mash, 200…

Allah, l’Unico e il Vero Dio, ti benedica e sia Generoso e Consolatore con te, così come tu sarai fedele e devota a Lui per tutta quella vita che il Suo grande amore ti ha donato.

Alla mia cara figlia Mabia mando tanti auguri e tanti baci.

E’ un baba addolorato nel cuore che scrive questa lettera e spera che voi tutti almeno stiate bene perché la stessa cosa non posso dire di me e di ma.

Il tempo passa e il cibo non manca, ma questa non è la ragione della nostra vita e tanto meno della nostra felicità.

Il mio pensiero è sempre rivolto a coloro che non vedo ormai da tanto tempo e soprattutto al piccolo Pervez, il nipote maschio che il Provvidente ha voluto dare alla mia famiglia attraverso il sangue di mia figlia e che bacio con tutto il calore del mio cuore.

Mia cara Mabia, figlia rara del tuo infelice baba, da mesi ormai purtroppo io non ricevo una tua lettera e sono preoccupato per questo tuo silenzio, perché non avere notizie delle persone che tu vuoi bene é sempre motivo di grande sofferenza.

Il tuo baba è addolorato anche se come capo della famiglia dovrebbe essere forte in ogni momento e non dovrebbe dimostrare i sentimenti fragili delle donne, ma io non ci riesco e non me ne vergogno e comunque non sono come tua ma che piange sempre e per niente.

Non so se ho sbagliato in qualche cosa con te; se é così, allora tu mi devi subito perdonare e mi devi mandare al più presto una lunga lettera perché io non riesco a stare bene senza avere tue notizie.

Ho saputo di voi da altre persone che sono tornate in Bangladesh e da quello che mi hanno detto io sono convinto che voi non state molto bene.

Di notte faccio brutti sogni e questa è la conferma che voi non siete felici.

Cara Mabia sono tanto preoccupato e soltanto una tua lettera farà di nuovo sorridere il mio povero e vecchio cuore.

Immagino che lasciare il proprio paese deve essere tanto duro; io posso solo pensarlo perché non mi sono mai mosso da Savar se non quando ho combattuto sulla Via di Allah e quelle volte che sono andato a Dakka per pregare nella grande Moschea o per comprare qualche inutile cianfrusaglia.

Credo che vivere in un altro paese sia una cosa brutta e così io sto male per voi che siete lontani.

La tua ma sta male e piange sempre perché vi vuole vedere, ma io le dico che non si può perché siete troppo lontani, ma lei non capisce niente perché è testarda e continua a insistere su cose impossibili e dice cose senza senso che non stanno né in cielo e né in terra.

Ti prego di farmi sapere se hai bisogno di qualcosa: profumi, vestiti, dolci e forse un pacco pieno di misti, seloarkamis, shari, holud, goromosla ti farà sentire meno la lontananza e io potrò finalmente essere perdonato del fatto che ti ho lasciato partire senza poter fare niente, anche se questa debolezza non me la perdonerò fino a quando avrò la memoria per ricordarla.

Avrei dovuto impedirtelo e così saremmo rimasti tutti insieme, ma sono stato uno stupido e adesso non posso fare più nulla per farti tornare indietro.

La tua ma vi pensa sempre e ha comprato un paio di orecchini d’oro per te, un anello d’argento per tuo marito, shart e pent per il piccolo Pervez.

Sono sicuro che sarete contenti di ricevere le cose del vostro paese e i doni dei vostri genitori e quanto prima ve li spedirò.

Io ho sempre voglia di mandarvi tante cose e anche quella frutta che da tanto tempo non mangiate come il mango, la papaia, il kadal, quei frutti che io ancora coltivo nel mio campo e che a te piacevano tanto quando da bambina rallegravi la mia casa con la tua presenza e la tua felicità.

Cara Mabia, com’è potuto succedere questa separazione tra me e te e che senso ha questa nostra lontananza ?

Certo che quella volta che ho deciso di farti sposare Joshim ero malato e non ragionavo bene perché altrimenti non lo avrei permesso e soprattutto non ti avrei fatto andare via dalla tua casa.

Anche la tua ma pensa sempre a te e a Pervez e chiede quando ritornate a casa; la poverina non riesce a capire perché siete andati via dal vostro paese dove si mangiava dignitosamente e si viveva con gioia.

Vi mando tanti saluti, vi auguro di stare bene e per questo prego ogni giorno Allah, il Misericordioso, che dappertutto vede e sempre provvede.

Mabia cara, ho saputo che non stai tanto bene, ma ricordati di pregare ogni giorno perché pregare fa soltanto e sempre bene al cuore, per cui nella felicità e nella disgrazia prega e così ti sentirai più tranquilla.

Allah aiuta sempre chi a Lui si affida con il cuore puro.

Ancora tanti saluti e tanti baci per te e per Pervez.

Il tuo inquieto baba.

Credimi !

E credimi sempre !

AHKTER MABIA 2

Savar, ashar mash, 200…

Cara Mabia,

è la tua sorella Jasmina che finalmente trova la forza e il coraggio di scriverti e di rispondere alla tua lettera e di ringraziarti per avermi detto che sono bella.

Prima di tutto mando saluti e auguri a te, a tuo marito e un bacio al piccolo Pervez.

Non posso dirti che noi stiamo tutti bene, ma io spero che voi stiate bene.

Quando prego, io non vi dimentico mai e chiedo ad Allah di aiutare sempre mia sorella maggiore e la sua famiglia che vivono lontano da noi.

Io sento tanto la vostra mancanza, così pure baba, ma e Rita.

Mabia, perché non scrivi a ma ?

Lei è sempre tanto preoccupata per te e aspetta ogni giorno una tua lettera.

Tu non sai che quando arriva una tua lettera, ma la legge dieci o venti volte e dice che vi vede e che vi ascolta; le piace leggerla tante volte perché sente meglio come voi state.

Secondo me in queste situazioni la povera ma impazzisce e per l’amore che ha per te e per Pervez il suo cervello non funziona bene.

Anche ba è sempre contento quando riceve una tua lettera e la legge una sola volta di giorno, ma di notte, quando non riesce a dormire, io ho visto che legge di nascosto la tua lettera cento volte.

Tu sai che ba vuole apparire sempre forte e a volte ci riesce talmente bene che sembra duro e cattivo, ma in effetti è un povero baba che deve soffocare le sue emozioni e i suoi dolori per fare il forte.

Una donna deve piangere, un uomo deve essere freddo e insensibile, ma queste cose tu le conosci bene e non sono una novità per te.

Devi però pensare che noi non possiamo vedervi e per questo motivo è importante che tu scrivi qualche lettera e devi fare presto questo per ma e per baba perché loro vivono male se non hanno tue notizie.

Credimi che ma si era anche ammalata di una malattia del cuore e non riusciva più a mangiare e il fochir ha detto che era piena di gin maligni, ma non è riuscito a guarirla con i suoi sortilegi perché i gin cattivi sono rimasti nella pancia di ma e non sono mai diventati gin buoni.

Tu non ci crederai, ma da quando sei partita ma e baba sono invecchiati tanto e si sono ammalati di crepacuore.

Quando incontro le tue vecchie compagne di scuola mi chiedono di te e non mancano mai di salutarti con tanto affetto e io non posso fare a meno di vedere nei loro occhi tanta invidia per te e per il coraggio che hai avuto nel lasciare la nostra povera terra e andare nel cuore del mondo dove ci sono tante possibilità di vivere sicuramente meglio, maggiore libertà e maggiore dignità per le donne e soprattutto il rispetto per i loro diritti.

Tu sai che il nostro paese è per le donne una miserabile prigione e che noi viviamo in attesa di essere scelte da un uomo come un animale e di morire di parto, perché l’unica cosa che devi saper fare è quella di restare incinta e di fare un figlio maschio.

Se non sei capace di fare figli, sei del tutto inutile e puoi anche crepare, ma se non sei capace di fare figli maschi vali quasi niente, ma sei sempre buona per riprovare come una capra a essere ancora montata dal caprone e tutto questo fino a quando non muori di emorragia come è successo anche a te quando hai avuto Pervez e per fortuna hai avuto un figlio maschio.

In ogni caso a quarant’anni sei già una vecchia senza denti e con il corpo ridotto come un sacco tutto rotto.

Vedi il destino che ha avuto la nostra ma con le sue tante gravidanze e la morte di tutti i suoi figli maschi appena nati; quasi per dispetto le morivano e quasi per dispetto le sono rimaste soltanto le figlie femmine, proprio quelle che forse baba non voleva.

Ma questo non è vero, perché il nostro ba, Mabia tu lo sai e me lo hai anche scritto, ci ha voluto più bene di un figlio maschio, ma certo che di questa mancanza ha sempre sofferto, anche se lo ha fatto capire e non lo ha mai detto a noi figlie direttamente.

Io so che a ma lo dice ogni volta che è arrabbiato e con tanta cattiveria, ma poi so anche che gli passa tutto e ritorna buono come prima.

Non resta che consolarci dicendo, come dice ma, che così ha voluto Allah e sia fatta sempre la volontà del Misericordioso; io ti dirò in confidenza e tu non lo devi dire a nessuno e tanto meno a ma e a baba, che a me questa consolazione non basta più e che non sopporto più questa differenza tra maschi e femmine e mi dico spesso che noi siamo più importanti dei maschi e mi chiedo come farebbero a nascere i maschi senza le femmine.

E poi il dottore di Dakka mi ha detto, quando sono andata perché per un po’ di tempo non ero impura e non avevo il sangue, che non siamo noi mogli a stabilire se un figlio è maschio o femmina, ma sono i mariti.

Ma questo non dobbiamo dirlo a baba, perché non ci crederebbe e si arrabbierebbe e direbbe come sempre che è la femmina che per nove mesi fa i figli nella pancia e che è colpa sua se non nasce maschio, ma quando nasce maschio non è merito suo.

Gira e rigira è sempre la solita storia; noi donne nel nostro paese valiamo poco più di niente e non abbiamo gli stessi diritti degli uomini, ammesso che abbiamo qualche diritto, ma di doveri e di umiliazioni ne abbiamo sempre tanti e per non dire troppi.

Eppure noi sorelle siamo state fortunate perché ba, dopo la delusione che ha avuto, ci ha voluto bene e ci ha fatto crescere senza sacrifici inutili.

Tu sei stata tanto fortunata perché hai subito avuto Pervez e non hai mai perso un figlio dopo averlo partorito, ma forse questo merito non è bastato agli occhi di tuo marito se, come ci scrivevi, oggi ti maltratta e ti fa soffrire.

Hai visto che brutto destino è quello di nascere femmina, ma solo nei nostri paesi e nella nostra religione, perché in Occidente è tutto diverso per la donna e in meglio, perché viene rispettata e ha lo stesso potere di un uomo, si fa desiderare e si veste come vuole, si trucca e si fa vedere anche nuda, ma soprattutto non è sottomessa a un uomo e fa tutto quello che può fare perché lavora e guadagna i dollari come un maschio.

Da noi, se una donna non vuole l’uomo che la chiede in moglie, il giorno dopo le gettano addosso l’acido, quello che vendono nei negozi di Dakka, le bruciano il viso e così tutti possono vedere che sei sfregiata e segnata per tutta la vita come una donna cattiva e infedele che non si è sottomessa all’uomo.

Ti ricordi di Namira, la nostra vicina di casa ?

E’ stata sistemata per sempre con l’acido perché non voleva l’uomo che i suoi le avevano scelto e adesso vive in una baracca nella periferia di Dacca facendo ai soldati le cose che loro vogliono.

E’ stata abbandonata da tutti e ha il viso e il collo bruciati dall’acido; dimmi tu se questa è una cosa giusta e i colpevoli non sono neanche stati ricercati perché è una cosa frequente che diventa normale e giusta.

Noi donne abbiamo questo diritto di essere sfregiate e poi ci lamentiamo di non avere diritti, ma non c’è solo Namira, ci sono tante giovani donne che sono state vittime di questa violenza e il nostro governo non fa niente per la giustizia e non mette in carcere questi delinquenti e forse anche li difende.

Adesso Mabia, tu che sei in Italia e conosci tante cose, dimmi se questa è una cosa giusta !

Lasciamo perdere le cose brutte e ti dico subito che tu hai fatto bene ad andare via dal Bangla, perché qui non è cambiato e non cambia niente e per noi donne non ci sono diritti, ma solo i doveri del Corano.

Gli uomini pregano cinque volte al giorno rivolti verso Makka, ma non si ricordano niente di quello che leggono e di quello che dicono.

Ma sia sempre fatta la volontà di Allah e andiamo avanti così perché non si può fare niente per cambiare le cose e altrimenti bisogna scappare via come hai fatto tu nella speranza di trovare il paese giusto per non soffrire.

Io ricordo che tu eri la figlia preferita di ba e forse in te lui ha visto quel figlio maschio che la povera ma non gli ha potuto dare ed eri ribelle perché sei cresciuta femmina con la testa di un maschio.

Come sta Pervez ?

Come va a scuola ?

Che scuola sta facendo ?

E’ bene che studi tanto perché così può diventare importante ed è fortunato a trovarsi in Italia e speriamo che diventi un dottore come quelli di Dakka.

E tu, Mabia, come stai e cosa fai ?

Scrivimi e parlami dell’Italia, di questa terra generosa che, secondo quello che mi dici e che sento, dà tanti taka agli operai stranieri al punto che riescono anche a mantenere le famiglie che hanno lasciato nel loro paese e possono anche comprarsi la macchina.

Parlami delle tue nuove abitudini, di cosa mangi, di come vivi, di che lavoro potresti fare, di come ti trovi con gli italiani e dimmi se in Italia ci sono i nostri cibi e le nostre spezie.

Se ti serve qualcosa, scrivimi e io ti spedisco quello che ti manca.

Ma sono sicura che non hai bisogno di niente e che ti trovi nel centro del mondo.

Nella nostra famiglia succedono sempre le stesse discussioni e le stesse liti e sempre per i soliti motivi; lo zio si comporta male con ma e l’accusa di non aver saputo fare un maschio e di avere sfornato solo figlie femmine.

Anche la nonna si comporta male con ma e sempre per lo stesso stupido motivo.

Sembra che nella nostra famiglia la cosa più importante sia quella di riavere indietro quei figli maschi che sono morti.

Ma risponde che lei i figli maschi li ha saputo fare e che il Misericordioso li ha voluti con sé nel Giardino e glieli ha tolto per una vita migliore.

Mi ricordo che, quando tu eri a casa, sapevi rispondere bene allo zio e alla nonna dicendo quello che pensavi e che era giusto dire a queste persone cattive.

Io, invece, non ho il coraggio di parlare e di ribellarmi e non posso fare niente per impedire che ma pianga; io capisco che ba dovrebbe difenderla, ma questo non succede e la povera ma è ormai malata per tutte queste cose stupide.

Tu sei fortunata perché sei in Italia e vai avanti nella tua vita; tu potresti lavorare e mantenerti senza dipendere da un uomo che non ti ama specialmente dopo tutto quello che fai e hai fatto per lui.

Tu sai che noi donne in Bangladesh non possiamo lavorare e dobbiamo solo aspettare qualcuno che ci sceglie come una capra per avere un figlio maschio e ci ingravida di anno in anno fino a quando possibilmente moriamo dissanguate durante il parto o restiamo sterili e non serviamo più a niente.

Ma queste cose te le ho già scritte e perdonami se le ho ripetute.

Cara Mabia mi rendo conto che gira e rigira cado sempre sugli stessi argomenti, ma si vede che queste ingiustizie mi fanno soffrire e che io sono tanto infelice.

Ma la cosa più importante adesso è che tu scriva a ma per farla stare bene e a ba per tranquillizzarlo; noi non possiamo fare niente per dare la felicità e la salute a ba e a ma.

Ti ho già detto cosa fa ma quando riceve una tua lettera e se tu la vedessi, io sono sicura che scriveresti una lettera al giorno tutta per lei.

Cara fortunata e sfortunata sorella, cosa devo dirti io che sono rimasta ad ammuffire in questa povera nostra terra e che non vedo un futuro giusto per me.

Sei fortunata perché hai avuto il coraggio di partire e sfortunata perché sei partita con l’uomo sbagliato.

Del resto in Bangladesh tutti gli uomini sono sbagliati perché sono stati educati dalla religione e dalle madri a essere i primi; la cosa più strana è che siamo noi donne che prima li partoriamo e poi li facciamo sentire grandi, siamo noi donne che prepariamo le nostre future disgrazie.

E allora che senso ha lamentarsi e ribellarsi ?

Non mi resta che dirti di comportarti bene con tuo marito, di non farlo arrabbiare e se fa qualcosa di male, cerca di sopportare: voi due dovete stare bene perché altrimenti ma e ba stanno male.

Mabia devi accettare il fatto che sei nata donna e che donna vuol dire essere inferiore e devi sempre portare pazienza con tuo marito: questo ha insegnato ma a Jasmina, a Rita e a Mabia.

Però pensa anche che sei in Italia e che puoi lavorare ed essere indipendente, pensa che sei fortunata perché puoi anche separarti se tuo marito continua a maltrattarti perché la legge italiana ti difende: questo dice Jasmina a Mabia e ricordati che in Italia i maschi non ti buttano l’acido in faccia per segnarti di disonore per tutto il resto della tua vita.

Ti dico delle cose che ti sembreranno strane, come strana è ma senza le tue lettere, ma sono le cose che penso e che mi girano nella testa ogni giorno e specialmente quando mi annoio a fare sempre le stesse cose.

Quanto desidero partire dal Bangla e venire in Europa e possibilmente in Italia dove si vive meglio, ma ancora non sono riuscita ad avere il permesso neanche come turista; per una donna non sposata e che ha soli quindici anni esiste soltanto la possibilità di avere il visto dell’ambasciata quando sei sposata ed è veramente difficile partire da clandestina e io ho anche paura.

Forse ci vogliono tanti taka per avere il visto, ma io non ne ho e quindi non mi resta altro da fare che sognare e aspettare che qualcuno mi scelga in moglie, ma sia ma che ba non vogliono darmi a nessuno specialmente dopo lo sbaglio che hanno fatto con te.

Tu non puoi immaginare quanto desidero vedere con i miei occhi l’Occidente con il suo modo di pensare e di vivere; sono sicura che per una donna significa finalmente la libertà.

Sono sicura che non tornerei più a Savar e infatti tanta gente non torna più in Bangla una volta che ha conosciuto cosa significa vivere meglio.

Potrei lavorare anch’io e sentirmi finalmente una persona libera nella testa e nel cuore.

E’ finita la carta e malvolentieri devo chiudere questa lettera, ma in compenso non ripeterò sempre le stesse cose e tu ti sentirai libera dalle mie inutili chiacchiere.

Tanti saluti da tua sorella Jasmina e speriamo di rivederci presto e possibilmente in Italia.

Perdonami per le tante cose stupide che ti ho detto, ma io sono fatta così e vedo in te il mio esempio e speriamo che il Buon Allah non legga mai questa lettera e, se la leggerà, speriamo che mi perdoni, altrimenti mi aspetta il Fuoco eterno.

Ma quello che sento è anche giusto che io lo dica almeno alla persona a cui posso dirlo, invece di tenermi tutto dentro e di costringermi da sola a sognare quel mondo che non c’è e che appartiene soltanto ai miei poveri desideri.

Ti risaluta la chiacchierona sorella Jasmina.

AKHTER MABIA 1

Dì: “Egli Allah è Unico,

Allah è l’Assoluto.

Non ha generato, non è stato generato

E nessuno è uguale a Lui”.

Sura CXII Al-Ikhlâs – Il Puro Monoteismo

San Biagio di Callalta, 11 settembre 200…

Cara Jasmina e cara Rita,

amate sorelle che Allah ha voluto come gioia della nostra famiglia dopo il grande dolore della morte dei fratellini, sappiate che le mie preghiere sono rivolte ogni giorno all’Onnipotente in vostro favore e ricordate sempre che l’Onnisciente conosce l’inizio e la fine di tutto, possiede il destino delle nostre vite e che soltanto a Lui, il Misericordioso, noi apparteniamo; tutto il resto è sicuramente poco o niente.

Alla piccola Rita e alla bella Jasmina la sorella maggiore Mabia manda baci, tanti baci e auguri, tanti auguri.

Amate sorelle, sangue del mio stesso sangue, vi scrivo questa lettera perché voglio parlarvi di me e della mia vita in Italia e perché penso che possa esservi utile sapere come vanno le cose in un altro paese, un paese occidentale, affinché possiate fare le scelte giuste nella vostra vita, una vita che io auguro piena di gioie e di soddisfazioni.

Purtroppo in questo momento non posso dire la stessa cosa di me e della mia vita a conferma che non è mai tutto oro quello che brilla sotto il sole, anche se il sole è quello splendente dell’Italia.

Magari voi mi pensate felice con Joshim e ricca di tutto quello che voi non avete e che tanto desiderate, ma in effetti l’unica mia felicità e l’unica mia ricchezza è il bellissimo Pervez, un figlio d’oro che dà un senso e un significato alla mia vita terrena e sempre dopo la grande devozione che tutti dobbiamo portare al nostro vero padre Allah, perché noi siamo prima di Allah e soltanto dopo siamo del nostro sangue.

Voi ricordate che io avevo quindici anni quando baba e la sua famiglia prima mi hanno contrattata con la famiglia di Joshim e alla fine mi hanno sposata con Joshim. Voi dovete sapere che io avevo sedici anni quando ho partorito Pervez, un figlio maschio, rischiando di morire prima dissanguata e poi per infezione.

Voi ricorderete che io avevo diciannove anni quando sono salita sull’aereo a Dakka per sbarcare in Italia, portandomi addosso l’angoscia di un paese straniero tutto da scoprire e la speranza di una vita migliore tutta da vivere secondo i meravigliosi discorsi che nel nostro paese facevano i parenti di tutti quelli che erano già partiti per questa strana avventura o per questa stupida disgrazia.

Questi sono i momenti più importanti della mia vita e sono impressi nella mia memoria e nel mio cuore come immagini che non si possono cancellare e che non potranno mai sbiadire.

Oggi ho soltanto ventisette anni e mi sento vecchia e senza desideri.

A volte ho la sensazione che siano trascorsi tanti anni da quando sono partita dal Bangla e vi ho lasciato per seguire mio marito Joshim e venire in un paese ricco come l’Italia dove c’è la possibilità di avere un lavoro, di vivere bene in ogni senso, di trovare un antibiotico in farmacia, di avere tante comodità e di mantenere con la stessa paga non solo la tua famiglia, ma anche quella che hai lasciato in miseria nel tuo paese.

Quest’ultima è una cosa giusta perché onora i nostri precetti religiosi e rispetta le nostre tradizioni, ma non è una cosa giusta e non è motivo di orgoglio la necessità di lasciare il nostro paese per il bisogno di sopravvivere e non per la libera scelta di andare da un’altra parte del mondo.

Non è giusto essere costretti a lasciare il proprio paese per avere dagli altri e non per dare agli altri.

Il Corano, infatti, dice chiaramente che saranno i figli, che hanno fede in Allah, a provvedere alla sopravvivenza dei genitori e dei familiari, almeno fino a quando il Giusto li vorrà tenere in vita e non li vorrà riprendere con Sé nel Giardino delle Delizie.

Ma tutto questo vale soltanto per i maschi.

Voi sapete che la nostra Religione non permette alla donna di lavorare e di realizzarsi fuori dalla famiglia.

La nostra fede dice chiaramente che gli uomini sono preposti alle donne per causa della preferenza che Dio ha concesso loro quando ci ha creati e che essi devono onorarle spendendo generosamente i loro beni.

Nel nostro paese questi giusti precetti di Allah si praticano con la fede e senza alcuna difficoltà anche perché la povertà non permette una vita diversa e migliore.

In Italia, invece, le donne lavorano e non sono sottoposte all’uomo e le leggi dello stato sono uguali per tutti e anche per noi stranieri, specialmente se diventiamo con il tempo cittadini italiani.

La religione cristiana non impedisce alla donna di lavorare, ma noi sappiamo che questa religione è imperfetta e che i cristiani sono nel peccato e nell’ingiustizia perché non hanno i comandamenti dell’unico vero Dio, l’Onnipotente e il Misericordioso Allah.

Carissime Jasmina e Rita, voglio dirvi che l’Italia è tutto un altro mondo rispetto al Bangla e che ci sono cose buone e cose meno buone come in tutte le cose che ci sono al mondo e che capitano nella vita di ogni persona.

Non vi nego che tante volte ho pensato che mi piacerebbe lavorare e sentirmi più utile e ho pensato anche che, se io potessi lavorare, potrei avere un’altra paga e potrei mandare a tutti voi quello che basta per vivere meglio così come Joshim fa con i suoi genitori da quando siamo arrivati in Italia e immancabilmente ogni mese va nell’ufficio postale e manda i taka alla sua famiglia.

Del resto io ho tanto tempo durante la giornata e a volte mi annoio a non fare niente perché, dopo che ho portato Pervez a scuola, dopo che ho pregato e ho finito le faccende di casa, mi resta tanto tempo a disposizione, tutto tempo che potrei utilizzare lavorando e guadagnando tanti taka anche perché qui il lavoro non manca.

Ma queste sono tentazioni di Iblis e dei gin maligni, per cui sia sempre fatta la volontà di Allah, l’Onnipotente, l’Unico che tutto vede e che a tutto provvede.

Non vi nego che, nonostante i vantaggi dell’Italia, spesso sento la nostalgia della mia terra, delle persone, delle cose e degli odori che mi hanno circondato fino a quando ho dovuto lasciar tutto e partire per seguire mio marito Joshim lontano dal mio paese.

Sembra incredibile, ma ho tanta nostalgia del calore del nostro clima e dei profumi e degli aromi della nostra terra.

A volte, invece, ogni cosa mi sembra che sia come sempre e niente mi appare nuovo sotto il sole, a volte mi manca tutto e non ho neanche un desiderio da realizzare: la salute va e viene per colpa di qualcuno, il lavoro non mi è permesso dalla religione, la gente mi guarda con occhi freddi, il denaro alla fine è sempre poco e non basta mai per vivere con tranquillità, il riso è amaro e nero come mi diceva baba quando ero piccola, l’amore, che forse non c’è mai stato, non è neanche arrivato con l’Italia, con il tempo e con il figlio maschio.

Il dottore italiano mi ha detto che questa è un po’ di depressione e mi ha dato delle pillole; il fochir di Savar mi avrebbe scacciato i gin maligni e mi avrebbe dato delle erbe ricostituenti; il molovì di Dakka mi avrebbe accusato di non avere abbastanza fede in Allah e di non accettare la Sua volontà.

Come cambia la mentalità da un paese all’altro, ma la cosa più bella è che tu riesci a capire qual’è la verità e puoi scegliere la cosa più giusta.

Una cosa meravigliosa in questa brutta situazione è proprio Pervez, un figlio maschio e bello come il sole, un bambino dagli occhi neri come il carbone e dalla pelle scura.

Eppure tutto questo non mi basta e a volte mi sento male senza avere nessuna malattia.

Come vi dicevo, in Italia non c’è il fochir per curare le malattie del corpo e non c’è il molovì per curare le malattie del cuore; in Italia ci sono i dottori e per ogni malattia c’è un dottore speciale.

Il dottore giusto mi ha detto che soffro di malinconia e mi ha anche consigliato di ritornare nel mio paese e dalla mia famiglia.

Ma come faccio ?

E’ semplicemente impossibile perché non posso lasciare mio marito per ritornare in Bangla, il paese del mio cuore ma pur sempre un paese povero, un paese che mi sembra ancora più povero adesso che ho vissuto e vivo nella bella e ricca Italia.

Devo rassegnarmi a rimanere qui, devo vincere la malinconia e la nostalgia, magari scrivendo a voi tutto quello che mi viene in mente per non dimenticare la mia vita passata, la mia famiglia, la mia gente e la mia terra.

A cosa mi può servire star bene o star male ?

La mia vera e unica malattia si chiama Joshim ed è lui che mi fa star male.

Adesso mi sento sola e ho tanta voglia di piangere, ma non posso farlo perché Pervez è vicino a me e soffre sempre quando mi vede in lacrime.

E’ un bambino sensibile e intelligente e almeno nella mia vita c’è questo figlio maschio che adoro come la cosa più preziosa che il buon Allah mi ha dato dopo la fede.

Per il resto, tutto il mondo è paese; soltanto gli odori sono diversi e gli uomini si differenziano per gli aromi che si portano dentro il naso e dentro il cuore sin dalla nascita e, come vi dicevo prima, a me mancano tantissimo gli odori della mia terra e i sapori della mia casa.

La mia nostalgia è una semplice questione di calore e una stupida questione di clima e la colpa è soltanto di quel sole che è di tutti e che ci guarda stupito da lassù ridendo delle nostre debolezze.

Cara Rita e cara Jasmina, vi prego di non dire niente di quello che vi ho scritto a baba e a ma, perché si preoccuperebbero inutilmente e non potrebbero aiutarmi in nessun modo.

Vi prometto che sistemerò ogni cosa e che nella prossima lettera troverete tanta allegria e magari un bel paio di calze italiane di gran moda.

Dimenticavo di dirvi che Aniria ha avuto una bambina e che il marito Massud per un anno non l’ha proprio considerata, per cui io l’ho aiutata volentieri con il cuore e con le braccia in questo momento bello e difficile della sua vita.

Come vedete, care sorelle, anche all’estero ritorna il solito e triste ritornello del destino delle figlie femmine; dopo il disprezzo dei padri e la vergogna delle madri arriva immancabilmente anche la rabbia del marito.

Per fortuna il nostro baba non è stato cattivo con noi anche se ancora oggi dice che avrebbe tanto desiderato un figlio maschio.

Chiudo questa lunga lettera e a voi due mando gli auguri di una vita felice e senza speranze inutili, una vita dedicata in primo luogo al nostro Allah e rispettosa dei Suoi precetti; tutto il resto arriva da solo direttamente dal cielo e senza che voi apriate la bocca per chiedere.

La vostra sorella Mabia vi bacia con tanta dolcezza e vi saluta con tanta nostalgia.

Rita ricordati di imparare l’arabo per studiare bene il Corano e porta i miei cari saluti al vecchio molovì di Savar che quando ero piccola mi ha insegnato soprattutto la pazienza e l’umiltà, sempre nella speranza che la sua memoria sia ancora buona com’era grande la sua devozione ad Allah quando mi indicava la giusta via della nostra fede.

Credetemi !

L’UTERO BUONO E INTELLIGENTE

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovavo in uno studio medico per una visita ginecologica di controllo.

Avevo la sensazione che fosse la prima volta e mi sono chiesta se era corretto quello che stavano facendo i medici.

Avevano tolto l’utero e lo avevano appoggiato sul tavolo.

L’utero era bianco a forma di cuore e sembrava un piccolo cervello.

Dopo me l’avrebbero reinserito.

Non mi sentivo a disagio, ma mi sembrava strano che fosse quello il modo di fare il controllo.

Mi aveva accompagnato o mia madre o il mio uomo e la stanza era asettica.”

Questo e in questo modo ha sognato Samantha.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Samantha verte sulla maternità e sulle varie possibilità di diventare madre che la Scienza medica ha regalato alle donne, nello specifico le diverse modalità della fecondazione assistita. La ricerca scientifica ha dato un grande contributo alla risoluzione delle varie patologie in riguardo alla maternità e alla sterilità, un problema diffuso tra le donne più di quanto si possa pensare. Per “par condicio” bisogna aggiungere che l’uomo non naviga in acque migliori e che il suo seme è in crisi a causa del danno procurato dall’azione endocrina dei pesticidi usati in agricoltura e assunti attraverso gli alimenti.

La “fecondazione assistita” può essere “omologa” o “eterologa”. La prima si attesta nella fecondazione del seme e dell’uovo della coppia. L’operazione può avvenire per inoculazione dello spermatozoo nell’utero o “in vitro” prelevando e sposando l’uovo e il seme. Di poi, il complesso “gametico” viene introdotto nell’utero. L’attecchimento auspicato ha buone probabilità di riuscita. La “fecondazione eterologa” ha diverse varianti e comporta il ricorso a un uovo o a uno spermatozoo che non appartiene alla coppia o il ricorso a entrambe le cellule per realizzare una gravidanza. La dinamica biologica si attesta nella fecondazione “in vitro” e nell’immissione dell’embrione nell’utero della futura madre. In gran parte dell’Europa e del mondo moderno questo trattamento è proceduto e procede liscio a vantaggio della donna e del suo diritto a realizzare la maternità, ma nel Belpaese benpensante la legge 40 sulla fecondazione medicale eterologa è incappata in divieti e ulteriori precisazioni che hanno richiesto dieci anni di tempo e l’intervento della Consulta per arrivare al traguardo della sua completezza e senza moralistiche mutilazioni.

Samantha si porta in sogno il suo problema di donna che desidera un figlio e che non riesce ad averlo, di donna che si sottopone ai giusti e anche dolorosi trattamenti per realizzare il suo istinto materno. Il sogno di Samantha può essere definito un meditato “inno alla maternità” finalmente possibile.

Potevo titolare l’interpretazione del sogno di Samantha meccanicamente “La fecondazione artificiale”, mettendo in rilievo la preziosa componente scientifica sull’umanissima e contrastata questione della maternità, ma ho preferito condensare la frase di Samantha “L’utero era bianco a forma di cuore e sembrava un piccolo cervello” in “L’utero buono e intelligente”. In effetti, questa è la verità oggettiva, più realista dello stesso re. L’utero è “buono” perché consente la trasmissione della Specie, “Filogenesi”, e incarna un valore etico, è un bene sociale e come tale va tutelato con adeguati schemi culturali a cui devono conseguire le doverose politiche e le giuste leggi. L’utero è “intelligente” perché è un organo teleologico, contiene meccanismi anatomo-bio-fisiologici intesi a svolgere e realizzare un progetto, la gravidanza e il parto. La funzione dell’utero ha un fine: teleologia dal greco “telos” e “logos”. Più vivo e intelligente di così, non è possibile. In Filosofia questo concetto lo trovate nella “monade” di Leibniz: “entelechia” o “ho il fine dentro”.

Dedico l’interpretazione del sogno di Samantha a tutte le donne che prima dell’anno 2004, mi ripeto volentieri, (prima della legge 40 sulla fecondazione medicale con limitazioni su quella eterologa e successive modificazioni nell’anno 2014 su sentenza della Consulta), sono state costrette dalla miopia e dalla stupidità culturali e dall’inettitudine politica a ricorrere alla fecondazione eterologa medicale assistita nei paesi europei culturalmente aperti e veramente civili e democratici, la Spagna in primo luogo. Dedico questo lavoro a tutte le donne che sono state costrette a trasferirsi in terra straniera e a seguire un pellegrinaggio procedurale e burocratico per realizzare il progetto consapevole di diventare madre. A loro e ai loro amati e travagliati figli, nonché a tutti gli psicoterapeuti che hanno lavorato con loro, va il riconoscimento e il plauso per avere operato in una situazione veramente difficile contro l’ottusità della Cultura e della Politica.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Mi trovavo in uno studio medico per una visita ginecologica di controllo.”

Samantha esordisce direttamente con i “fantasmi” e i vissuti che occupano il suo spazio psichico, gli organi sessuali e il progetto di una gravidanza. Samantha è pronta a diventare madre e si prepara con la testa e con il corpo all’evento della fecondazione. La scena non è certamente poetica ed edulcorata, ma va bene anche la freddezza di un lindo e asettico studio medico per portare avanti la giusta emozione della presa di coscienza sulle potenzialità del proprio essere femminile.

I simboli dicono che lo “studio medico” rappresenta una difesa dall’angoscia depressiva di perdita tramite la competenza rassicurante, la “visita ginecologica” è una rivisitazione della propria femminilità organica in funzione di un rafforzamento psichico, il “controllo” sa di una presa di coscienza dell’Io nel tenere in equilibrio le spinte pulsionali-desiderative dell’Es e le spinte limitanti e inibitrici del “Super-Io”.

Avevo la sensazione che fosse la prima volta e mi sono chiesta se era corretto quello che stavano facendo i medici.”

In effetti, era “la prima volta” che Samantha faceva una visita ginecologica funzionale alla maternità, per cui la sensazione è giustissima. Anche “i medici” sono al posto giusto e nella funzione corretta, ma Samantha manifesta una giusta “resistenza” alla gravidanza attraverso la sua perplessità.

I “medici” rappresentano gli alleati psichici e il rafforzamento del progetto, oltre che la competenza ufficiale. Samantha è decisa a procedere nel suo progetto di maternità e passa dalla sensazione della “prima volta” alla domanda sulla correttezza procedurale. Samantha è giustamente in agitazione conflittuale e vive in sogno queste titubanze. La “prima volta” racchiude simbolicamente il mito del “non nato di sé” e il desiderio imperioso di sperimentarsi su territori psichici limitrofi al proprio essere psicofisico, affermato e consolidato, di natura femminile.

Avevano tolto l’utero e lo avevano appoggiato sul tavolo.”

Come volevasi dimostrare. Samantha si trova in un contesto veramente paradossale ma massimamente significativo. L’organo inquisito è l’utero e la sua capacità di portare avanti un embrione, un feto. L’essere “appoggiato sul tavolo” conferma l’importanza determinante della funzione materna. Il quadretto elaborato in sogno da Samantha coniuga l’effetto sorpresa con la debolezza dell’organo e con la riduzione delle emozioni. Si deve rilevare come la dinamica chirurgica è descritta in maniera naturale, senza enfasi e drammaturgie, e non procura emozioni di rifiuto o di dolore. Tutto è come Natura vuole.

Samantha sta mettendo in discussione e in trattamento la sua capacità di diventare madre.

I simboli dicono che “tolto” condensa una perdita depressiva, “l’utero” è l’attributo fondamentale della Madre e sintetizza la capacità procreativa, “appoggiato” racchiude una forma di offerta e di reverenza, il “tavolo” rappresenta l’altare profano dell’esibizione.

L’utero era bianco a forma di cuore e sembrava un piccolo cervello.”

Il meccanismo della “figurabilità” mette insieme nell’utero l’intelligenza e l’affetto, il “sistema nervoso centrale” e il “sistema neurovegetativo”, l’emisfero destro e l’emisfero sinistro del Cervello, l’emozione e la natura, il sentimento e la funzionalità. Il colore “bianco” attesta della verginità e dell’innocenza dell’organo. La Natura ha concepito l’organo della procreazione inserendo il sentimento della vita e dell’amore, Filogenesi, “a forma di cuore”, ma non ha dimenticato di inserire la scheda programmatica, “un piccolo cervello”, l’Intelligenza finalizzata alla fecondazione, alla gravidanza e al parto.

Si può procedere senza inciampo.

Dopo me l’avrebbero reinserito.”

Questa è la dinamica tecnica della fecondazione assistita. Samantha sta sognando l’intervento medico che preleva l’uovo, lo feconda “in vitro” e lo reinserisce nell’utero per la naturale e normale gestazione. Non ci dice se lo spermatozoo è del suo compagno o di un donatore anonimo, a riprova che la donna è tutta presa dal suo ruolo femminile e dalle sue prerogative biologiche e genitali. “Il figlio è sempre della madre”, così recita un vecchio adagio nella bocca dei gelosissimi uomini siciliani. “Mater semper certa est, pater nunquam” recita un detto latino dell’antica Roma a testimoniare che la Madre è l’ineludibile e l’essenziale per la procreazione e per la trasmissione della Specie. E così è anche nel sogno di Samantha. Del maschio e del maschile non c’è traccia fino a questo momento.

“Reinserito” è simbolo della fecondazione e della “traslazione sublimata” del coito: al posto del pene subentra l’embrione e il potere della madre.

Non mi sentivo a disagio, ma mi sembrava strano che fosse quello il modo di fare il controllo.”

Samantha è consapevole che l’intervento è funzionale al suo benessere per cui non accusa “disagio”, non si sente con conflitto con il suo “agio” perché sta facendo un intervento a lei vicino nella mente e nel cuore: “agio” deriva dal latino “adiacens”. Samantha accetta di buon grado l’eccezionalità del fatto, il suo utero che esce ed entra impunemente dal suo grembo, ma accusa un senso di estraneità che riguarda non la mente ma il corpo: “le sembra strano” equivale a “le sembra un corpo estraneo” in associazione con il controllo ginecologico. In tutto il sogno Samantha non ha realizzato che sta elaborando il suo desiderio-progetto di fecondazione medicale assistita.

Mi aveva accompagnato o mia madre o il mio uomo e la stanza era asettica.”

La conclusione del sogno è degna di una figlia della Dea Madre: voglio diventare madre e mi serve un maschio. La “madre” è importante perché afferma che Samantha in lei si è identificata e lei sta naturalmente ripetendo, più che imitando. Il “mio uomo” è altrettanto importante per il senso del possesso che non è affettivo ma funzionale alla sua maternità, il mio strumento procreativo, colui che mi serve per ingravidarmi e realizzarmi come madre e mettere in riedizione il grande rito psico-biologico del “Principio femminile”. Ogni gravidanza e ogni parto sono unici se visti nella loro essenza perché condensano nello Spazio e fuori dal Tempo la sacralità della Nascita, ma sono anche l’ennesima ripetizione nel Tempo e nello Spazio della “prima volta” dei mitici progenitori. In tutto questo mirabile e semplice contesto Samantha preme a dire che dentro di lei non ha emozioni e sensi di colpa, una freddezza difensiva che attesta di un “meccanismo psichico di difesa” dall’angoscia che si chiama “isolamento” e che consiste nel deprivare l’emozione dal fatto, la tensione dall’intervento ginecologico. Samantha giustamente si difende dalla paura e da eventuali angosce con i meccanismi psichici della veglia e del sonno, “condensando”, “spostando” e “isolando”.

I simboli sono “accompagnato” in funzione di rafforzamento psichico e di alleato, “madre” o dell’universo psichico femminile e delle sue prerogative, il “mio uomo” o dello strumento procreativo in onore alla maternità, “la stanza” riguarda la parte della “organizzazione psichica reattiva” coinvolta, “asettica” si traduce senza macchia e senza colpa e senza emozione partecipativa, il giusto distacco e il giusto approccio per evitare le tensioni inutili.

Questo è quanto contiene il sogno di Samantha.

PSICODINAMICA

La psicodinamica del sogno descrive lo psicodramma di una donna che ricerca la gravidanza attraverso l’assistenza della Scienza medica e con tutte le perplessità e le ansie della novità. Samantha sogna il delicato “iter” di fecondazione assistita per realizzare il suo desiderio di vivere l’esperienza psicofisica della maternità. Di grande interesse è il vissuto gratificante e la visione psichica dell’utero: cuore e bontà, cervello e intelligenza.

PUNTI CARDINE

Il punto cardine del sogno di Samantha è il seguente: “Dopo me l’avrebbero reinserito.” a proposito dell’utero. Questa operazione chirurgica attesta simbolicamente che non si tratta di perdita depressiva d’organo, bensì di benefico acquisto di embrione.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” ho ampiamente detto. Rilievo merita la discorsività narrativa che contiene tanta simbologia.

Il sogno di Samantha tira in ballo l’archetipo o simbolo universale della “Madre” e della funzione genitale in “L’utero era bianco a forma di cuore e sembrava un piccolo cervello.”

Il “fantasma della gravidanza” è presente senza essere chiamato per nome: “Dopo me l’avrebbero reinserito.” La “parte buona” del “fantasma” è la maternità, la “parte negativa” è l’angoscia di morte.

Il sogno di Samantha presenta l’azione dell’istanza psichica della vigilanza e della ragione “Io” in “mi trovavo” e in “avevo la sensazione” e in “non mi sentivo” e in “mi sembrava strano” e in “mi aveva accompagnato”. Si tratta di valutazioni nel corso della narrazione del sogno che appartengono alla consapevolezza dell’Io. L’istanza pulsionale “Es”, rappresentazione dell’istinto, è contenuta in “Avevano tolto l’utero e lo avevano appoggiato sul tavolo.” L’azione censoria e limitante del “Super-Io” è assente.

La “posizione psichica genitale” è dominante nel sogno di Samantha: “L’utero era bianco a forma di cuore e sembrava un piccolo cervello. Dopo me l’avrebbero reinserito.” Riconosce la madre e se la porta dietro dimostrando una buona identificazione in lei e nella sua funzione genitale, per cui la “posizione psichica edipica” è ampiamente superata. La presenza del suo uomo rafforza la “posizione psichica genitale” grazie all’investimento di “libido” che comporta.

Il sogno di Samantha usa i seguenti “meccanismi psichici di difesa”: la “condensazione” in “utero” e in “cuore” e in “cervello” e in altro,

lo “spostamento” in “appoggiato” e in “tavolo” e in “reinserito” e in “disagio” e in “asettica”,

l’isolamento” in “Non mi sentivo a disagio, ma mi sembrava strano che fosse quello il modo di fare il controllo.”

La “figurabilità” si esalta in “Avevano tolto l’utero e lo avevano appoggiato sul tavolo. L’utero era bianco a forma di cuore e sembrava un piccolo cervello.”

Il processo psichico di difesa della “regressione” è presente nei termini richiesti dalla funzione onirica.

“Compensazione” e “sublimazione” non risultano pervenute.

Il sogno di Samantha mostra un tratto psichico “genitale” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva genitale”. Il desiderio e il progetto di avere un figlio sono mentalmente lucidi e moderatamente emotivi.

Il sogno di Samantha forma le seguenti figure retoriche: la “metafora” o relazione di somiglianza in “utero” e in “cuore” e in cervello” e in altro, la “metonimia” o nesso logico in “visita ginecologica” e in “tolto” e in “appoggiato” e in “reinserito” e in “accompagnata”.

Desta vario interesse l’intreccio simbolico o “allegoria” “L’utero era bianco a forma di cuore e sembrava un piccolo cervello.”

La “diagnosi” dice di una disposizione e di una reazione pacata alla fecondazione assistita. Samantha allucina in sogno la procedura medica e la tratta con il meccanismo dello “isolamento”, scindendo l’emozione dal fatto.

La “prognosi” impone a Samantha di portare avanti la “razionalizzazione” dell’evento e di rafforzare la convinzione della giustezza della sua scelta di diventare madre ricorrendo alla scienza medica.

Il “rischio psicopatologico” si attesta in una psiconevrosi fobica e ossessiva con crisi di panico nel momento in cui la “razionalizzazione” dell’evento e il meccanismo dello “isolamento” non funzionano.

Il “grado di purezza onirica” è “buono” alla luce del fatto che la chiarezza espositiva e narrativa non è di lesione alla interazione dei simboli.

La “causa scatenante” del sogno di Samantha si attesta nella memoria del suo progetto di maternità e nell’associazione di una esperienza sanitaria nel corso della vita quotidiana.

La “qualità onirica” è “allegorica“. Nella linearità narrativa” e degna di nota la rappresentazione per immagine: “figurabilità”.

Il sogno di Samantha rientra per le sue caratteristiche formali ed emotive nella fase terza del sonno REM.

Il “fattore allucinatorio” si serve del senso della “vista” e della “cenestesi” in “avevo la sensazione” e in “non mi sentivo a disagio”.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Samantha è “ottimo” alla luce dell’interazione lineare dei simboli, per cui il “grado di fallacia” è “minimo”.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Samantha è stata letta da una donna che ha preferito l’anonimato. E’ conseguito questo dialogo.

Domanda

Come donna e come madre le posso dire che non è facile ricorrere alla fecondazione assistita anche perché la donna sente di non essere all’altezza del compito se non fa tutto in maniera naturale. Non so se mi sono spiegata.

Risposta

Si definisce la “sindrome della madre imperfetta”. Le donne che diventano madri sentono il dovere di partorire un figlio quasi perfetto nel corpo. Qualsiasi nota caratteristica che stona o deroga dai canoni che la donna ha elaborato in nove mesi di gravidanza e di attesa prima di vedere il suo capolavoro, viene in un primo tempo vissuta come incapacità nell’aver forgiato un corpo non conforme alla sua norma e come una deroga dalle aspettative. In effetti la donna in gravidanza rielabora il “fantasma del figlio” elaborato durante l’adolescenza e la giovinezza, quando ha concepito e assimilato la sua capacità di procreare. L’immagine del figlio si scinde in “bello” e “brutto”, in come voglio io e come non voglio io, con questi tratti e senza questi tratti, in un angioletto o in uno “scarrafone”. Anche se la futura madre professa e grida che non vede l’ora di vederlo perché non vede l’ora di partorire e di liberarsi dell’amato ingombro, in effetti è in attesa di comprovare se la sua onnipotenza ha funzionato, se il figlio è a sua immagine e secondo la sua somiglianza come fece il Padre eterno con Adamo, più che con Eva. La gravidanza e il sacro mistero psico-biologico della maternità richiama nella donna il “meccanismo psichico di difesa” del “controllo onnipotente”, quello che ha usato da bambina nei riguardi dei suoi genitori nell’esorcizzare le angosce di abbandono, lo stesso di cui si è servita giocando a fare la mamma con le sue bambole imitando il comportamento della figura materna, in vista dell’identificazione in lei e alla ricerca di un progetto di vita e di realizzazione personale. Quindi, già con la normalità ci sono problemi e conflitti, figuriamoci se la fecondazione avviene “in vitro” e dopo una serie di operazioni mediche. La “sindrome del genitore imperfetto” si esalta e viene fuori in maniera prepotente anche perché l’itinerario della maternità è travagliato e conflittuale. Alle solite paure di fare un figlio disabile, “proiezione” delle angosce della madre sul feto e rifiuto di quest’ultimo perché rappresenta una minaccia di morte, si aggiungono altre esigenze voluttuarie del tipo che sia bello e quasi perfetto e che non sia uno “scarrafone”, nonostante il fatto accertato nei film e nella musica leggera che “ogni scarrafone è bello a mamma soia”. E la psicodinamica si complica sempre più. In ogni caso la maternità naturale o assistita nelle sue varie forme deve sempre soddisfare la volontà della donna. Questo rispetto è oggettivamente imprescindibile, il resto rientra nella soggettività dei vissuti della candidata, esigenze e paure comprese. Per il resto, il mai abbastanza compianto Pino Daniele insegna che ogni figlio, oggettivamente brutto come uno scarafaggio, è bello, che dico bello, bellissimo, per la sua mamma. E anche Sofia Loren “docet” nei film di napoletana ispirazione come “Ieri, oggi e domani” e altri firmati da Vittorio De Sica.

Domanda

Nel sogno di Samantha compare un uomo e anche la madre. Lei ha ben spiegato il significato. Cosa mi può dire di quelle donne che ricorrono alla fecondazione assistita eterologa mettendoci soltanto l’utero?

Risposta

Ti riferisci alle donne che ricorrono alla banca del seme e dell’uovo, lo fanno fecondare “in vitro” e poi lo ricevono e lo fanno crescere nel loro utero. Si tratta di donne altamente autonome e molto sensibili a mantenere la loro libertà dal maschio come se fosse una loro ideologia e una loro vitale esigenza. Sono donne navigate che magari hanno tanto lavorato per la loro realizzazione personale e dopo i cinquantanni prendono coscienza del bisogno di avere un figlio, di realizzare la loro maternità quando è soltanto possibile nel modo prima descritto. La Scienza medica è al servizio di questa donna che ha un tardivo risveglio dell’istinto materno. Proprio quando incorre nella perdita della possibilità di procreare con la menopausa, questa donna prende coscienza di non accettare la “mutilazione” della sua “libido genitale”. In questo caso esiste anche l’atto di non ricorrere al compagno e al suo seme perché questa donna è allergica ai legami e alle dipendenze e non ha una grande stima del maschio. Insomma la risposta è una sola: questa donna va rispettata e appagata nella sua scelta e decisione. Aggiungo senza mezzi termini che questa donna presenta una “organizzazione psichica reattiva” decisamente “fallico-narcisistica”, una sorta di Afrodite che concilia il maschile nello sperma di Urano e il femminile nella schiuma del mare Ionio, una donna che di fronte all’angoscia di perdita della menopausa e della maternità reagisce in maniera narcisistica e onnipotente chiedendo a sé di avere un figlio in condizioni estreme. Questa donna è degna di psicoterapia dopo il parto, semplicemente perché ha maturato sotto le sferzate dell’angoscia depressiva di perdita la “posizione genitale” e la “libido” corrispondente, sentendo il bisogno di amare non più soltanto se stessa ma anche un figlio. Questa donna avverte a cinquantanni l’esigenza di investimenti di “libido genitale” riconoscendo un figlio da amare ma non un uomo su cui investire la sua “libido” in ogni senso, sia quella erotica e sia quella genitale. Quindi il problema dell’onnipotenza ancora esiste ed è in circolazione psichica. Bisogna intervenire per facilitare l’evoluzione senza snaturare la donna nella sua “organizzazione psichica reattiva” di base, ma aiutandola a non ripetere lo schema “fallico-narcisistico” sul figlio durante lo svezzamento e insegnandole che il figlio non è un suo possesso o un oggetto di potere gratificante, ma è un individuo e appartiene a se stesso e a nessun altro e come tale va vissuto, aiutato e rispettato.

Domanda

Ma come crescerà questo bambino senza la figura paterna? Lei ha sempre detto che il padre è necessario per il corretto sviluppo psichico del figlio.

Risposta

Riconfermo e ribadisco che la figura paterna è importante quanto la figura materna per l’evoluzione psichica del bambino e soprattutto per la sua identità psichica, per la sua “posizione edipica”, per la formazione dell’istanza psichica “Super-Io”, per la relazione con la realtà e i suoi principi, nonché per la socializzazione. Ma è anche vero che gli orfanelli del dopo guerra si identificavano nella figura del prete o di qualsiasi uomo o persona su cui operavano un investimento di “libido”. Mi spiego fuor di metafora e di esempi. Il bambino ha un’autonomia di scelta delle figure di cui ha progressivamente bisogno, per cui una figura al di là della madre certamente la trova e la investe per la sua evoluzione psicofisica e per l’elaborazione delle “posizioni psichiche” formative. Certo questo bambino avrà una mamma avanti con gli anni e confrontandosi con i coetanei chiederà perché le mamme degli altri bambini sono più giovani, insomma qualche domanda indiscreta la farà alla sua mamma. Sono sicuro che quest’ultima avrà la risposta giusta da dargli dal profondo del suo potente narcisismo.

Domanda

Ma è giusto avere un figlio in età avanzata e in questo modo?

Risposta

Sia fatta la volontà della donna che vuole diventare madre e “più non dimandare”. Comunque c’è un dibattito sulla “Bioetica” e anche sulla fecondazione assistita. Si confrontano due tesi fondamentali. In primo luogo il “principio della dignità della vita umana” e quindi del rispetto della Vita. In questo senso la “Etica della responsabilità” e del timore si esprime nella paura che la Tecnologia possa provocare danni irreparabili. Inoltre la Chiesa cattolica è schierata su una posizione fortemente caratterizzata dalla difesa della “sacralità della vita umana”e considera la vita presente sin dal concepimento e fino alla stadio della morte cerebrale totale. Di conseguenza la posizione della Chiesa in materia di aborto, eutanasia, tecniche di riproduzione artificiale e manipolazioni genetiche è di severa condanna. In secondo luogo il “principio della qualità della vita” che fa riferimento in linea di massima alla Bioetica laica, la quale afferma alcuni criteri umani di riferimento: la “non maleficenza” (evitare il male), le “beneficenza” (favorire il bene del paziente), la “giustizia” e in particolare la “autonomia” (che suppone la libertà di scelta del paziente e il suo consenso informato). I principi di questa nuova visione dell’Etica argomentano a favore di un ruolo nuovo dell’ammalato o del soggetto nelle decisioni. Quindi si supera anche il Codice deontologico della Medicina che attribuiva al medico una posizione di superiorità rispetto al paziente nella scelta della cura. All’interno dell’Etica laica si sono espresse posizioni teoriche ancora più radicali come quella di Peter Singer che ha disegnato i termini di una vera e propria rivoluzione etica sostituendo gli antichi comandamenti della Morale cristiana con altri che possono essere condensati in “rispetta il desiderio delle persone di vivere e di morire” e “non togliere mai la vita e cerca sempre di evitare che lo facciano gli altri”. Singer ha sostenuto che è compito dello Stato proibire il suicidio cioè promuovere la Moralità e agire beneficamente verso i propri cittadini. Inoltre ha sostenuto che il potere può essere legittimamente esercitato su un cittadino contro il suo volere soltanto per impedire che egli arrechi danno agli altri. Argomentava a favore dell’Eutanasia per una persona incurabilmente malata che chiede al suo medico di aiutarla a morire in un momento scelto da lei e che non reca danno a nessuno. Singer ha sostituito il “crescete e moltiplicativi” con “metti al mondo dei bambini soltanto se sono desiderati”. La sua posizione radicale ha comportato anche un nuovo modo di guardare gli animali che sono considerati non più come oggetto del dominio dell’uomo, ma come dotati di diritti analoghi a quelli degli uomini in quanto considerati esseri capaci di soffrire. Di conseguenza gli animali hanno lo stesso “diritto alla Vita” che noi attribuiamo agli esseri umani e quindi è immorale ucciderli. In questi anni si sta diffondendo una posizione equilibrata e concreta che suggerisce un approccio pragmatico. Questa prospettiva propone un “Metodo” che parta dai casi reali da affrontare nella loro specifica situazione e da sottoporre all’analisi ragionata degli altri: una posizione che si richiama alla “Etica del dialogo e del confronto” e che sembra essere la più fruttuosa per il futuro non soltanto per la Bioetica, ma anche per le altre Etiche applicate alla pratica umana.

Domanda

Sono soddisfatta di quello che mi ha detto.

Risposta

Abbiamo fatto una bella scorribanda. Grazie e alla prossima!

E per concludere in bellezza, ecco a voi “O scarrafone” cantata da Pino Daniele. Si parla anche della famigerata “Lega” e siamo nell’anno 1991, anni formidabili per un’Italia affamata di giustizia alla “mani pulite” e prossima preda del salvatore dei suoi interessi privati, prima che pubblici. E tutta gente che ancora circola grazie al potere acquisito con la proprietà dei mass media.

IO & MIO PADRE

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ho sognato di aver ricevuto una lettera scritta con un inchiostro color oro.

Io e mio padre dovevamo consegnarla presso una casa.

Io e mio padre siamo saliti con questa lettera in mano su un vagoncino delle montagne russe che andava velocissimo e verso l’alto.

Io non sono riuscita a sostenere l’ebbrezza della velocità e mi sono lanciata fuori dal vagoncino, mentre mio padre ha continuato il viaggio sulle montagne russe.”

Questo è il sogno di Mara.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sentimento d’amore della figlia nei riguardi del padre è una delle settecentosettantasettemila meraviglie dell’universo umano e sicuramente la più scandalosa e contestata nella bigotta e chiesaiola Cultura occidentale. Non è da meno la psicodinamica amorosa del figlio verso la madre, anzi, quest’ultima è archetipica e risale ai primordi dell’umanità. Il Principio femminile che incorpora il Principio maschile si rileva nella cultura greca e nello specifico in Gea gravida di Urano, Krono e Zeus. Si trasla nella cultura cristiana in Maria di Nazareth gravida di Gesù Cristo e si tramanda fino ai giorni nostri in qualsiasi rappresentazione verbale o visiva della diade “Madre-Figlio”. Confermo tranquillamente che quest’ultima è stata privilegiata nella storia culturale dell’uomo occidentale rispetto alla diade “Padre-Figlia”. Il mito di Edipo abbraccia entrambe le psicodinamiche e le esibisce chiaramente e senza tanti fronzoli nell’esordio e nella conclusione: Giocasta ed Edipo, Edipo e Antigone, la madre e il figlio, la figlia e il padre. Freud da buon ebreo dell’Occidente privilegiò la relazione “madre-figlio” e ne fece il monumento della sua Psicoanalisi ancor prima di erigere la lapide al padre con la “Interpretazione dei sogni”. “Vidit matrem nudam”: ahi ahi ahi! Il piccolo Sigmund aveva appena due anni e la vide allontanare abbracciata al padre lasciandolo solo e rifiutato. La concezione della donna nella cultura del Novecento non gli dava il destro per considerare maggiormente la Psicologia di Antigone, la figlia che accompagnò il padre nelle peripezie della sua colpa e della sua vecchiaia, nell’espiazione della sua “ubris” parricida e incestuosa. L’andare contro l’ordine naturale nella cultura occidentale antica è uno schema psicologico condensato nella legge dell’uniformità della Natura, in base alla quale quest’ultima non procede per salti e senza quella consequenzialità sperimentata nel tempo e nello spazio. Ancora qualche nota sulla questione “Madre-Figlio” e “Padre-Figlia”. Le chiese e i musei sono pieni di cosiddetti capolavori che vedono Maria con il figlio bambino e adulto, natalità e morte, al seno e in braccio con le braccia deposte e penzoloni con tutta la “pietas” possibile e passibile secondo le intenzioni del sublime e umano Michelangelo. Ma di Padre e Figlia niente è pervenuto, a mia modesta memoria, nelle arti scultoree e pittoriche. Nella Letteratura, di certo, non mancano le testimonianze anche sotto forma di accenni e di parti dell’opera. Il motivo è profondo e il simbolismo dice che la relazione “Padre-Figlia” è contrassegnata da incestuosa violenza e da deroga trasgressiva alla Legge di Natura. La natura di questo vissuto profondo si condensa nel concavo che riceve e nel convesso che penetra, nella recettività sessuale femminile e nella penetrazione sessuale maschile. L’adescamento femminile è protettivo, la seduzione maschile è subdola. Il Principio maschile contiene la colpa primordiale della violenza. Il Principio femminile è permeato di filogenesi, Eros e amore della Specie, mentre il Principio maschile è contraddistinto da pulsione distruttiva e mortifera, Thanatos. Se il Padre si associa alla Morte come distacco ineluttabile, la Madre aiuta la dipartita consolando la perdita, sentimento della “pietas”. Vedi di Michelangelo la scultura della “Madonna di Bruges” e la pittura della “Madonna con il bambino”. Per quanto riguarda la relazione Madre-Figlio e la Morte vedi la “Pietà vaticana”, una scultura ineffabile nei contenuti sul tema in questione.

Passo al sogno di Mara.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Ho sognato di aver ricevuto una lettera scritta con un inchiostro color oro.”

L’esordio del sogno non poteva essere più altolocato e degno di una nobiltà d’altri tempi, quando l’orgoglio si sposava all’amor proprio senza stridore e con naturalezza. Mara si fa recapitare da se stessa una storia importante e una psicodinamica universale degna di tutte le figlie delle migliori famiglie del globo terracqueo. I contenuti e i tratti della storia psichica sono stati vissuti intensamente e fissati in maniera indelebile nella “tabula rasa” della psiche della nostra protagonista.

Da chi Mara si fa mandare la lettera?

Quale storia e quale psicodinamica sono in chiamate in ballo?

Intanto i simboli dicono che “aver ricevuto” attesta di una disposizione psichica recettiva e di una disponibilità a trattare e a contrattare, “una lettera” si traduce in una storia intima e privata, “scritta” equivale a esperienza consapevolmente vissuta, “inchiostro” declina l’intensità sofferta e la fissazione emotiva, “color oro” testimonia della sacralità e della nobiltà umane del contenuto dell’esperienza vissuta che si sta profilando.

Io e mio padre dovevamo consegnarla presso una casa.”

Mara non è da sola e, guarda caso, è in compagnia del padre, una vicinanza che è una comunione d’intenti e di progetti: la storia intima e privata appartiene a una persona e alla “organizzazione psichica reattiva” di questa ben capitata. Essendo presente la figura paterna si tratta con la massima evidenza della “posizione edipica”, della conflittualità con il padre e la madre. Coordinando, Mara si sta riappropriando della sua relazione con il padre ed è in via di razionalizzarla proprio riattraversandola ed evidenziando gli aspetti più intriganti e formativi per la sua organizzazione psichica.

I simboli dicono che “io e mio padre” rappresentano degnamente la coppia edipica, “dovevamo” è ingiunzione morale dell’istanza psichica Super-Io, “consegnarla” si traduce in affidarla alla comprensione ossia decodificarla nei suoi segni, “presso una casa” attesta della presenza di questa esperienza all’interno di una struttura psichica evolutiva.

Il motivo, per cui Mara attribuisce ad altri la destinazione della lettera, s’incentra nella difesa dello “spostamento” anonimo di materiale psichico altamente personale e caldo.

Io e mio padre siamo saliti con questa lettera in mano su un vagoncino delle montagne russe che andava velocissimo e verso l’alto.”

Ed ecco la chiave d’interpretazione del sogno di Mara!

Il “vagoncino delle montagne russe” può essere un buon mezzo di trasporto per la lettera d’amore da consegnare a una fortunata estranea anche se non si spiega come può avvenire la dinamica di recapito e, in specie, se il vagoncino va verso l’alto. Fuor di metafora Mara sta rievocando la sua storia d’amore con il padre e sta riesumando le emozioni e le sensazioni che hanno contraddistinto tale rapporto. Nello specifico Mara mette l’accento sull’intensità dei vissuti e sulla “sublimazione della libido”. Quest’ultima è un’operazione di difesa direttamente proporzionale alla forza delle pulsioni e dei desideri.

Il “vagoncino delle montagne russe” è simbolo della consapevolezza dell’intensità dei vissuti, “velocissimo” idem, “verso l’alto” è la direzione della “sublimazione” delle cariche erotiche.

Tutto è come nella norma più spietata. Mara sogna la sua “posizione psichica edipica” e la maniera in cui l’ha gestita nel corso della sua formazione.

Io non sono riuscita a sostenere l’ebbrezza della velocità e mi sono lanciata fuori dal vagoncino,”

La consapevolezza non basta, la composizione delle emozioni e delle pulsioni in una cornice naturale non basta all’adolescente, per cui viene in soccorso di Mara il meccanismo della “rimozione” e della espulsione dalla coscienza di questo materiale delicato e altamente formativo della vita affettiva e sessuale, nonché dell’identità psichica. Mara non riesce a gestire la “posizione edipica” e la rimuove, la dimentica, la ridimensiona e la colloca nella sfera psichica profonda, la scarica nel dimenticatoio nel duplice senso di luogo e di energia. Le emozioni erotiche e le cariche sessuali investite nella figura paterna avevano raggiunto un’intensità tale da produrre la necessità difensiva di un depotenziamento.

La simbologia parla di “sostenere l’ebbrezza” nel senso della caduta della vigilanza della coscienza di fronte all’orgasmo, “fuori del vagoncino” si traduce in fuori dal corpo ricorrendo alla mente e bloccando il processo naturale dell’orgasmo.

mentre mio padre ha continuato il viaggio sulle montagne russe.”

Mara si stacca dall’attrazione paterna e dalla morsa edipica al prezzo di dover razionalizzare il suo trasporto sessuale e lasciando il padre adulto ed esperto a vivere autonomamente la sua vita sessuale. Mara risolve la “posizione edipica” dopo intensa vitalità attraverso la risoluzione della paura dell’incesto. Questa soluzione di rimuovere le sue pulsioni erotiche e sessuali paga il prezzo di una difficoltà della funzionalità sessuale, l’anorgasmia, l’incapacità a lasciarsi andare al moto dei sensi con la caduta della vigilanza.

Il simbolo del “viaggio sulle montagne russe” è il lasciarsi andare all’orgasmo e ai movimenti psicofisici nell’esercizio erotico e sessuale.

Si conclude il viaggio onirico di Mara e la rievocazione della sua polivalente relazione con il padre.

PSICODINAMICA

Il sogno di Mara sviluppa la “posizione edipica” e nello specifico i vissuti erotici e sessuali in relazione al padre. La risoluzione del trambusto emotivo e libidico è avvenuta tramite la “sublimazione” e la “rimozione”. Tale operazione rischia di danneggiare la vitalità sessuale con l’anorgasmia. Mara ha bloccato la sua pulsione edipica nel momento in cui la sua carica sessuale cresceva e l’attrazione diventava emotivamente intensa.

PUNTI CARDINE

Il sogno di Mara ha la sua chiave interpretativa per quanto riguarda la “posizione edipica” in “Io e mio padre siamo saliti con questa lettera in mano su un vagoncino delle montagne russe che andava velocissimo e verso l’alto.” In riguardo alla vita sessuale determinante è “Io non sono riuscita a sostenere l’ebbrezza della velocità e mi sono lanciata fuori dal vagoncino,”

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Mara è stata analizzata da Mariano, uno studente di Liceo delle scienze umane. Alla fine mi ha posto le seguenti domande.

Mariano

A scuola in letteratura greca la professoressa non ci ha spiegato i miti e i personaggi come fa lei, anzi non ha fatto nessun riferimento ai simboli, ha raccontato la storiella e chi si è visto si è visto. Ma siamo sicuri che lei dice cose vere e non emerite minchiate?

Salvatore

Mariano si è capito chiaramente che siamo nella meravigliosa Sicilia e nella bellissima città di Siracusa, Ortigia per la precisione, resa bruttissima dalle autorità a loro modo costituite e di tutti i tipi, ordini e gradi, resa sporchissima dai siracusani. A Siracusa si paga la tassa dei rifiuti più alta d’Italia per avere merda dappertutto e discariche a cielo aperto. Dirti che sei un giovane ignorante non è offensivo, ma è anche vero che potresti istruirti da solo, visto che la scuola si ferma a quattro nozioni, almeno a quello che dici. Purtroppo tutto quello che io scrivo non è farina del mio sacco, ma è una sintesi di tante teorie e scuole sull’argomento mito e Grecia antica. Per quanto riguarda la Psicoanalisi è meglio non parlare, perché l’argomento è sicuramente tabù.

Mariano

Invece di Psicoanalisi io sono informato perché ho letto alcuni romanzi di Alberto Moravia e ho visto che il professore d’italiano ha approfondito alcuni concetti sulla vita sessuale e sul rapporto tra figli e genitori. Ho letto “La noia” e “Agostino” e mi sono piaciuti tanto per la loro profondità. Certo c’è tanto pessimismo. Oggi noi giovani viviamo in maniera più semplice e meno contrastata, magari siamo superficiali, ma va bene così, anzi è meglio così.

Salvatore

Ti consiglio di rileggerli tra due anni e magari capirai di più.

Mariano

Ma lei pensa che sono ignorante perché non so le cose che sa lei?

Salvatore

Tu sei ignorante perché ignori tantissimo. Sei stato deprivato della giusta istruzione e delle dovute conoscenze e la tua famiglia non è stata uno stimolo giusto per farti crescere. Non parliamo della società e tanto meno delle autorità inesistenti. Mi addolora il fatto che sei stato fregato e te ne renderai conto quando porterai a cena la persona ambita e ti renderai conto di non avere argomenti di cui parlare e di essere un sempliciotto.

Mariano

Perché, secondo lei, se io vado a cena con la mia fidanzata devo parlare di filosofia e di teologia e di miti e di sogni. Io sono molto più concreto e non so se mi sono spiegato abbastanza.

Salvatore

Ho capito benissimo e non è proprio il caso di spiegarti ancora. Ti sei riscattato ai miei occhi, ma resti un povero diavolo che non sa di essere figlio di dio. Vedi, Mariano, ti hanno tolto la possibilità di capire e di spiegare in tanti altri modi il mondo in cui vivi e la persona che sei. Questo è gravissimo e per te è un danno difficile da sanare. Se ti dico che hai poche categorie interpretative, mi capisci?

Mariano

Certo che capisco, ma credo che non sia essenziale avere le sue categorie per essere intelligenti o intellettuali. Poi, io voglio essere un uomo concreto che vive di fatti e non di parole o di idee. A cosa serve capire un sogno, ammesso che sia vero quello che lei ha scritto?

Salvatore

Vedi come sei ristretto nella tua testolina. La materia grigia ha chiesto diritto d’asilo ad altra testa e adesso è profuga e forse il ministro degli interni con i suoi decreti non la farà arrivare da nessuna parte. Ciao e stammi bene. La poesia che segue non è roba per te. Lascia perdere, che a essere intelligenti si paga una tassa molto alta. Meglio un drink in compagnia dei soliti noti. Dopo si torna a casa a piedi, mi raccomando.

DEDICATO A MIO PADRE

Non mi piacciono le sagre e nemmeno le giostre,

il Carnevale,

la notte di San Silvestro,

la baraonda d’ordinanza,

il piacere relegato al suo più infimo significato.

Sono nata libera,

non portarmi sulle montagne russe

e il guinzaglio mettilo ai tuoi cani.

Non regalarmi velocità da centrifughe domestiche.

E non sono il tuo postino,

non consegno i tuoi messaggi alati alle mie rivali,

non chiedermi nulla di cui io possa un giorno pentirmi.

Non insegnarmi la tentazione di pensieri funesti,

potrei rivolgerli contro di te,

sai che lo farò,

ma forse lo fai proprio per armare la mano che ti annienterà,

così ognuno avrà modo di espiare la sua colpa.

Padre,

è stato così difficile difenderti dalle insidie del tempo,

ho avuto l’impulso di lasciarmi cadere dalla rupe di cartapesta

delle tue montagne di cartapesta

quando ho compreso che non erano le Alpi generose

dei tuoi racconti di fiaba.

Ho resistito al piacere di farti pagare il peccato primordiale

di non avermi amata come si ama una donna.

E adesso che è finita ed è ricominciata

e finita e ricominciata ancora e per sempre,

dannazione eterna di un amore umano,

vengo a riscuotere il mio credito.

Portami dentro di te,

dove scrivi parole con la tua penna di carne

e il tuo inchiostro di sangue,

imprimile sulla mia pelle acerba,

affinché io possa imparare a incidere un degno epitaffio

sulla pietra ruvida della tua tomba.

Monterò la guardia davanti alla porta del tuo regno

e braccia umane non avranno accesso alle tue braccia,

né bocche lascive alla tua bocca narrante.

Sabina