PSICODINAMICHE SESSUALI FEMMINILI

I disturbi sessuali femminili sono la “caduta della libido”, il “vaginismo”, la “dispareunia”, la “anorgasmia”, la “ninfomania” o “desiderio compulsivo”, la “fobia della sessualità”.

Il quadro clinico è sommario e schematico, come tutte le sintesi chiarificatrici, perché ogni donna immette nel suo sintomo la personale e irripetibile formazione psichica.

Una premessa è necessaria.

Le cause delle disarmonie sessuali possono essere organiche, psicologiche e miste. Bisogna, inoltre, distinguere il disturbo principale da quello secondario o acquisito. Il primo appartiene al soggetto, il secondo è legato alle circostanze e al partner.

L’evoluzione della sessualità femminile passa attraverso le seguenti fasi: il desiderio, l’eccitazione, il potenziale evolutivo della coalizione dei sensi o “plateau”, l’orgasmo e la risoluzione.

Il “desiderio” è la rappresentazione mentale dell’istinto, “fantasma”: la pulsione avvertita dall’Es ed elaborata dall’Io. Ha sede nel corpo, “libido”, e viene esaltata dalla fantasia e dalle libere associazioni: operazioni dell’Io. Contrariamente all’etimologia, il latino “de sideribus” traduce l’italiano “dalle stelle”, il “desiderio” sale dal corpo, in esso risiede e da esso si espande, per cui si può definire la prima consapevolezza della “libido” senza le interferenze censorie e morali, nonché limitanti, del “Super-Io”. La Mente considera le sensazioni del Corpo e si appresta a fornire una risposta tramite la catena dei neuroni e la comunicazione delle sinapsi. Il sistema neurovegetativo o autonomo o involontario è in sintonia con il sistema nervoso centrale o volontario. Da questa essenziale cooperazione il desiderio sessuale acquista una sua precisa identità: la disposizione ad attivare ed evolvere la “libido”.

La “eccitazione” è il risultato dell’interazione “Corpo-Mente”, libido-fantasma: il prosieguo psicofisico del desiderio erotico e sessuale. Si attesta nel Corpo e si manifesta con una serie di modificazioni chimiche e fisiologiche: vaso-congestione e inturgidimento degli organi genitali e delle zone erogene, lubrificazione vaginale, aumento del battito cardiaco e del ritmo respiratorio. La Mente riduce la vigilanza dell’Io e percepisce le stimolazioni sensoriali e gli effetti erotici. Cresce in tal modo la benefica tensione seguendo immagini e fantasie personali e legate a modalità di eccitazione sperimentate nel corso dell’evoluzione della “libido”. Lo stato di eccitazione è in atto e passibile di essere intensificato.

Il “potenziale evolutivo della coalizione dei sensi” o “plateau”consiste in un crescendo psicofisico dell’eccitazione contraddistinto dalla forte carica pulsionale e dalla percezione del senso diffuso del piacere dalle zone genitali a tutto il corpo e soprattutto al cervello. La “Mente” è disposta a vivere i movimenti spontanei e naturali del corpo e a non esercitare alcun controllo sullo stato psicofisico in atto e che tende ad accrescersi e a raggiungere un apice, un corto circuito nervoso definito “orgasmo”. La “Mente” tende a percepire e registrare le variazioni del “Corpo”. Quest’ultimo vive i segnali dell’accrescimento del piacere accentuando le sensazioni e le vibrazioni erotiche con conseguente lubrificazione vaginale, irrorazione sanguigna degli organi genitali e della pelle, inturgidimento dei seni ed erezione dei capezzoli e del clitoride, allargamento e sollevamento dell’utero dalla posizione di riposo sul fondo del bacino, la dilatazione e la colorazione delle piccole labbra, la congestione della zona inferiore della vagina, “piattaforma orgasmica”, l’appiattimento del clitoride. Questo stato del “Corpo-Mente” è propedeutico all’orgasmo ed è passibile di controllo nell’andare e nel venire dall’orgasmo fino alla caduta della sensibilità, anestesia. Il “plateau” è una situazione psicofisica gestibile al fine di vivere e rivivere il picco erotico dell’orgasmo.

L’orgasmo è il picco erotico di cui si diceva in precedenza, è un complesso di sensazioni piacevoli e intense che partendo dalla zona sessuale si estendono a tutto il corpo. L’etimologia greca dice di una miscela di ardore e desiderio. Il “Corpo” esprime una serie di contrazioni ritmiche riflesse che coinvolgono i muscoli intorno alla vagina e al perineo e i tessuti inturgiditi della “piattaforma orgasmica”. Il clitoride è la zona da cui si irradiano le sensazioni che innescano le contrazioni vaginali. La “Mente” esige il massimo del disimpegno dell’Io vigilante e l’affidamento ai movimenti neurofisiologici dell’Es, nonché l’assenza totale della funzione inibitrice del “Super-Io”. La donna è stata chiamata in questa escalation del piacere ad affidarsi al suo Corpo e ai suoi processi involontari per “venire”, metafora popolare che si traduce in “partire e arrivare” o disposizione a una forma di “sapere di sé” tramite l’unità “Corpo-Mente”. Accettazione e fascino del proprio “Corpo” sono le condizioni psicologiche per arrivare e ripetere la miscela di ardore e desiderio, “orgasmo”, l’esaltazione dei sensi e l’affidamento della coscienza, “venire”.

La “risoluzione” si attesta nel progressivo e lento sciogliersi delle tensioni e delle contrazioni vissute durante l’apice orgasmico e provocate dall’eccitazione sessuale durante le fasi precedenti. Il “Corpo” è in uno stato di abbandono psicofisico, quasi di piacevole spossatezza, e vive la progressiva cessazione delle reazioni fisiologiche locali, specificamente sessuali. Il “Corpo”, dopo questo naturale turbamento dell’omeostasi, ritorna nello stato di tensione psicofisica necessario per riprendere le attività della propria vita. La “Mente” si riappropria della vigilanza dell’Io e del “principio di realtà” dopo l’intensa esperienza del “principio del piacere”. L’istanza censoria del “Super-Io” riprende la funzione di limite psicosociale in ottemperanza al “principio del dovere”.

In sintesi si rileva che la “libido” femminile ubbidisce al “principio del piacere” attraverso la fantasia, la stimolazione, la vaso-congestione e la lubrificazione, effetti psicosomatici di “conversione” e procede evolutivamente nei turbamenti e nel ripristino dell’equilibrio psicofisico.

Escluse le cause organiche, quelle psicologiche, che possono procurare e motivare un disturbo psicosomatico della sessualità femminile, sono evidenziate in questo quadro clinico e psicodinamico. Degne di considerazione saranno i seguenti fattori: la variazione dello stato di coscienza, l’organizzazione psichica reattiva, la posizione psichica, i meccanismi di difesa, i processi primari o funzione della fantasia, i processi secondari o funzione razionale, i tipi di conversione psicosomatica.

LA CADUTA DELLA LIBIDO

La “caduta della libido” è il disturbo più diffuso, si attesta nella progressiva riduzione del desiderio sessuale e nella indisposizione al coito e a tutte le pratiche erotiche. Si tratta di un’istanza depressiva che coinvolge espressamente la fase dell’eccitazione con una mancata o parziale risposta a uno stimolo erotico adeguato. La donna possibilmente sente il desiderio sessuale, ma inibisce l’eccitazione. La lubrificazione non avviene o si riduce con il procedere del coito insieme all’inturgidimento e alla vaso-congestione vaginale. Manca il coinvolgimento erotico anche in presenza di eccitazione. Quest’ultima è vissuta in maniera meccanica e non attraente perché viene inibita la percezione del piacere: anestesia isterica.

Le cause della “caduta della libido” si attestano in “traumi reali” che evocano i “fantasmi” collegati alle varie “posizioni psichiche”, nello specifico e in prevalenza quelle “genitale” ed “edipica”: investimento e coinvolgimento affettivo, conflittualità con i genitori. Essendo inibita anche la masturbazione, si conferma una forma di autolesionismo legata alla “posizione anale” e all’esercizio della “libido sadomasochistica”.

Sono, inoltre, chiamati in causa i seguenti “meccanismi” e “processi” psichici di difesa dall’angoscia: il ritiro primitivo, il diniego, il controllo onnipotente, il disinvestimento e il controinvestimento, la formazione di sintomi, la conversione isterica, la traslazione, l’isolamento, l’annullamento, lo spostamento, l’intellettualizzazione, la moralizzazione, il volgersi contro il sé, l’acting out, la sublimazione.

Le istanze psichiche chiamate in causa sono l’Es, l’Io e il Super-Io. Le pulsioni erotiche e sessuali dell’Es non sono ammesse e riconosciute, il controllo e la vigilanza razionale dell’Io sono coinvolte ed esaltate, la censura morale e l’imposizione del limite da parte del Super-Io sono massicciamente presenti e determinanti.

I “processi primari” sono esclusi a vantaggio dei “processi secondari”: le fantasie erotiche e sessuali lasciano il posto ai ragionamenti e alle giustificazioni sulla “caduta della libido”.

La variazione dello stato di coscienza è ferma all’autocontrollo vigilante. La donna non si abbandona alle sensazioni e si tiene ferma alle istanze dell’Io vigilante.

Le cause si attestano in traumi dell’infanzia e dell’adolescenza, sentimento di avversione verso il maschile, pulsione omosessuale, travaglio e parto, menopausa, violenza sessuale, trauma d’organo, fantasie d’incesto, tratto depressivo, conflitto di coppia, avversione e pregiudizio verso la sessualità. La “caduta della libido” e dell’eccitazione ha un significato psicodinamico che va individuato e razionalizzato con una psicoterapia analitica.

Le “organizzazioni psichiche reattive” privilegiate e coinvolte sono la “narcisistica”, la “schizoide”, la “paranoide”, la “masochistica”, la “ossessiva”.

IL VAGINISMO

Il “vaginismo” si attesta nella contrazione involontaria dei muscoli pelvici e vaginali con impedimento alla penetrazione e a qualsiasi manipolazione, tra cui anche gli interventi ginecologici e chirurgici. E’ una difesa automatica dalla violenza immaginata, più che subita. Il “vaginismo” non esclude le pratiche sessuali orali o anali, dal momento che il conflitto è legato a filo doppio con la vagina. Quest’ultima, essendo l’organo sensibile e debole, esclude la masturbazione. Il “vaginismo” può essere permanente o acquisito o situazionale: da sempre, con un partner, in determinate circostanze. Le cause sono prevalentemente legate ai “fantasmi” elaborati nella “posizione anale” e “fallico-narcisistica”. Queste donne sono molto seduttive e tendono a supplire alle loro problematica sessuale, vissuta come inferiorità, con l’azione, meccanismo di difesa primario della “messa in atto”, “acting out”. In tal modo rafforzano il conflitto con l’insuccesso. Nell’adolescenza hanno immaginato il coito come violento, ridestando le fantasie sulla “libido sadomasochistica”, e lo hanno associato a un “fantasma di morte” con la conseguente angoscia che intercorre puntualmente nel momento della penetrazione o della manipolazione della vagina. Queste donne hanno, inoltre, operato una “identificazione” nel padre in alleanza difensiva con il nemico durante la “posizione edipica”. Questo meccanismo di difesa porta alla sindrome di Afrodite, la dea fallica e oltremodo fascinosa che attendeva nel mondo greco antico alla seduzione erotica del maschio. Il “vaginismo” non comporta la “caduta del desiderio” e la “eccitazione”, nonché lo stato evolutivo della coalizione dei sensi. Le donne affette da “vaginismo” vivono l’attrazione erotica verso il maschio e le conseguenti secrezioni vaginali in maniera anche intensa e direttamente proporzionale al loro senso di inferiorità, ma non riescono a concepire la penetrazione, perché scatta la caduta del “plateau” erotico. La masturbazione clitoridea è possibile e, di conseguenza, conoscono la fase della “risoluzione” progressiva con il ritorno alla normalità. Possono avere orgasmi ripetuti con la masturbazione. Le donne affette da “vaginismo” hanno facilità a variare lo stato di coscienza nella vita normale perché hanno una propensione isterica, parlano con il corpo. Soltanto la pratica sessuale le trova vigilanti sul fatto che non avvenga la penetrazione. L’Io vigilante si schiera contro le pulsioni dell’Es e il Super-Io rafforza l’inibizione con i sensi di colpa.

La “organizzazione psichica reattiva” è prevalentemente “orale” e “anale” e manifesta la notevole propensione a parlare con il corpo: isteria di conversione.

I meccanismi psichici di difesa dall’angoscia usati sono prevalentemente la “rimozione”, la “formazione di sintomi”, lo “sdoppiamento dell’imago”, la “sublimazione”, la “regressione”, la “razionalizzazione”, la “legittimazione”, la “assoluzione”, la compartimentalizzazione”, la “moralizzazione”, “l’annullamento”.

Le donne affette da questo disturbo hanno fantasie sessuali che provvedono opportunamente a “razionalizzare” di fronte alla possibilità del coito.

LA DISPAREUNIA

La “dispareunia” è collegata al “vaginismo” e consiste nella dolorosità per contrazione involontaria dei muscoli che la donna avverte nell’area vaginale all’atto della penetrazione e soprattutto durante il rapporto sessuale.

Le cause sono legate a “traumi reali” e ai “fantasmi” elaborati durante la “posizione anale”, “fallico-narcisistica”, “edipica” durante il periodo critico dell’adolescenza. Elenchiamo le cause: rifiuto della madre anaffettiva e dipendenza, educazione religiosa rigida, assenza di educazione sessuale, trauma da gioco erotico durante l’infanzia e l’adolescenza, violenza sessuale, trauma da pedofilia, trauma da visita ginecologica e da intervento chirurgico, somatizzazione d’ostilità repressa verso il maschio e verso il partner, trauma da travaglio e da parto. Pur tuttavia, queste donne non vogliono assolutamente esser da meno delle altre, con cui oltretutto sono in competizione, e si prestano alla penetrazione nonostante l’insorgenza e la persistenza del dolore. In tal modo sono orgogliose di essere ricercate anche se il prezzo da pagare è la sofferenza: “posizione anale” e “libido sadomasochistica”, nonché “posizione fallico-narcisistica” con relativa “libido” auto-gratificante”.

Le donne affette da “dispareunia” vivono il desiderio sessuale e raggiungono uno stato di eccitazione, anche in grazie all’esaltazione della “libido sadomasochistica”, che provvedono a ridurre attraverso la convinzione consapevole della dolorosità e della sofferenza. Il “plateau”, l’evoluzione progressiva dei sensi che porta all’orgasmo, viene bloccato dal dolore in caso di penetrazione e di coito. L’orgasmo non viene raggiunto, così come la risoluzione progressiva dell’eccitazione psicofisica.

La variazione dello stato di coscienza è riservata allo stato iniziale dell’eccitazione sessuale. Di poi subentra la paura della sofferenza e il ripristino dell’autocontrollo. In caso di coito la donna è psicologicamente intenta a sopportare e ridurre possibilmente il dolore attraverso autoinduzione naturale di anestesia.

Le “organizzazioni psichiche reattive” coinvolte nella “dispareunia” sono “orale” e “anale”: forti bisogni affettivi e disposizione al sadomasochismo.

Le “posizioni psichiche” richiamate dalla “dispareunia” sono la “orale”, la “anale” e la “fallico-narcisistica” e la “edipica”. La “posizione “genitale” è subordinata alle altre: affettività, sadomasochismo, orgoglio da percezione d’inferiorità, conflittualità con il padre e la madre.

I meccanismi psichici di difesa dall’angoscia usati sono prevalentemente la “rimozione”, la “formazione di sintomi”, lo “sdoppiamento dell’imago”, la “sublimazione”, la “regressione”, la “razionalizzazione”, la “legittimazione”, la “assoluzione”, la compartimentalizzazione”, la “moralizzazione”, “l’annullamento”.

Le donne affette da questo disturbo hanno fantasie sessuali che provvedono opportunamente a “razionalizzare” di fronte alla possibilità del coito.

IL DESIDERIO COMPULSIVO

La “ninfomania” o “desiderio compulsivo” si attesta in un bisogno irrefrenabile di avere rapporti sessuali funzionali esclusivamente all’eccitazione e all’orgasmo: nessun tipo di “libido genitale” o donativa. Il partner viene vissuto come strumento del proprio piacere. Si può definire la “ninfomania” una forma di dipendenza psicofisica. Il “desiderio compulsivo” comporta il bisogno di frequenti rapporti sessuali e la ricerca ossessiva di fantasie e di orgasmi. Queste donne sono sensibili a stimoli interni ed esterni, autoeccitazione tramite fantasie ed etero-eccitazione tramite manipolazione. La “ninfomania” esorbita dal normale appetito sessuale perché amplifica la “libido” fino alla compulsione, alla perdita dell’autocontrollo e alla necessità dell’appagamento anche tramite ricorso a prostituzione e a rapporti occasionali. La compulsione inappagata traligna e si converte in angoscia depressiva. Gli attributi psichici di queste donne sono il “sadomasochismo” della “posizione anale”, l’esibizionismo della “posizione fallico-narcisistica”, la minimalità della “posizione genitale”, la riduzione dell’autocontrollo con la crisi della istanza razionale “Io” a favore dell’istanza pulsionale “Es”, nonché l’assenza della funzione inibitoria del “Super-Io”. La “ninfomania” comporta un deficit dei normali meccanismi di regolazione degli impulsi sessuali a causa di una errata modulazione collegata al vissuto del corpo e delle relazioni. Il desiderio sessuale compulsivo si origina in gruppi familiari qualità opposte: gruppo rigido e anaffettivo o gruppo immorale e intrusivo. La “ninfomania” si valuta come una forma di dipendenza dall’attività sessuale e speso si forma all’interno di famiglie che hanno pendenze irrisolte con l’alcool, il gioco, il cibo e altro. La radice della ninfomania è depressiva e il fantasma collegato è di “perdita”. La “ninfomania” eccede nel desiderio, nell’eccitazione, mantiene un “plateau” elevato, richiede orgasmi vari e ripetuti, ha una soglia di risoluzione dell’eccitazione alta per cui può rivivere un altro orgasmo con facilità durante lo stesso rapporto.

La “ninfomania” è dotata di una estrema facilità e repentinità a variare lo stato di coscienza. La “organizzazione psichica reattiva” richiamata è “fallico-narcisistica” e si accompagna a una disposizione all’esercizio della “libido sadomasochistica”. La “posizione psichica” esaltata è la “fallico-narcisistica”: autocompiacimento e potere del corpo. La fantasia prevale nettamente sulla ragione. L’autocontrollo è precario. I “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia usati sono la il “ritiro primitivo”, il “diniego”, il “controllo onnipotente”, la “scissione delle imago”, la “rimozione”, la regressione”, “l’isolamento”, “l’annullamento”, “l’acting out”, la “sessualizzazione”. La “ninfomania”, con l’esaltare la “libido fallico-narcisistica” in esorcismo del “fantasma di morte” collegato alla perdita depressiva delle sensazioni del corpo, incorre nella depressione più spietata quando viene frustrata e vanificata per varie ragioni, per cui la compensazione difensiva dell’angoscia è importante e salvifica dalle spire maligne della depressione.

LA FOBIA DELLA SESSUALITA’

La “fobia della sessualità” si attesta in un’avversione immotivata e innaturale nei riguardi dell’attività sessuale di qualsiasi tipo. Si tratta di una difesa dall’angoscia di vivere e di svolgere qualsiasi esperienza riguardante le pulsioni erotiche e sessuali espresse dall’Es. Del resto, trattandosi di fobia, viene operata una “traslazione” difensiva del vero oggetto d’angoscia nella sensibilità del corpo. Il rifiuto della “libido” va dal bacio, “orale”, alla penetrazione, “genitale” e comprende tutta la gamma dell’attività erotica, epiteliale, sadomasochistica, narcisistica con surrogati vari ed eventuali. Il meccanismo principale di difesa dall’angoscia della sessualità è la “negazione”. Queste donne non sono asessuate, tutt’altro, ma entrano in panico nel momento in cui si imbattono in situazioni che possono avere un risvolto erotico e sessuale, situazioni in cui la sensibilità e la sensualità del corpo possono essere protagoniste. Queste ultime fungono da causa scatenante di una crisi psicofisica, timor panico con conversioni isteriche, come se rievocassero traumi subiti e fantasmi elaborati sul tema violenza sessuale. Questa inibizione è rivolta al maschio e si risolve in un’avversione verso qualsiasi uomo che può diventare causa di dolore e non di piacere, può scatenare una crisi isterica d’angoscia e di timor panico. Un ulteriore problema si attesta sul fatto che in prevalenza queste donne sono particolarmente belle e attraenti, la sindrome della modella, e quindi particolarmente ricercate e fatte oggetto di seduzione da parte del maschio. La psicodinamica della donna bella e attraente si spiega con la convinzione erronea e difensiva che il maschio cerca il suo corpo e non la sua mente. Si ritengono poco intelligenti e valutate soltanto per la bellezza di un corpo che fondamentalmente non accettano. Hanno alle spalle famiglie molto rigide a livello morale e affettivo. Nell’infanzia e nell’adolescenza non sono state educate a vivere il corpo e i suoi diritti in maniera naturale e gratificante, ma sono state costrette a reprimere impulsi e desideri. Hanno formato in tal modo un “Super-Io” molto rigido con censure morali sconsiderate e un “Io” oltremodo vigilante per non cadere nelle tentazioni delle pulsioni dell’”Es”. Hanno, di conseguenza, strutturato un nucleo paranoico con la paura di essere oggetto di minaccia e di aggressione. Il desiderio sessuale è stato inibito nell’infanzia da madri improvvide e frustrate con la prescrizione di evitare i maschi in quanto pericolosi.

Nella “fobia della sessualità” sono richiamate a vario modo e a vario titolo tutte le “organizzazioni psichiche reattive” e le “posizioni psichiche” corrispondenti..

La “orale” è chiamata in causa per la sfera affettiva e per l’incapacità ad affidarsi al proprio corpo e a un uomo.

La “anale” è implicata per la pulsione fobica. Ogni fobia comporta una sensibilità alla colpa e la conseguente espiazione richiede l’inibizione dell’esercizio della “libido sadomasochistica”. A tanto trambusto psicofisico consegue la crisi di panico con l’avvento dell’azione devastante del “fantasma di morte” e dell’angoscia collegata.

La “fallico-narcisistica” è nettamente capovolta con il rifiuto del corpo e l’assenza del bisogno di potere e di autocompiacimento. La ragione annulla qualsiasi intervento della fantasia.

La “genitale” è chiamata in causa per il mancato riconoscimento dell’altro e dell’investimento di “libido”, per il non concedere a se stesse e il non concedersi agli altri.

I “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia usati sono la il “ritiro primitivo”, il “diniego”, il “controllo onnipotente”, la “scissione delle imago”, la “rimozione”, la regressione”, “l’isolamento”, “l’annullamento”, “l’acting out”, la “sessualizzazione”.

Essendo l’Io oltremodo vigilante, la variazione dello stato di coscienza è ben controllata sin dal nascere, così come sono ridotte al minimo le fantasie sessuali a favore dell’esercizio spietato della ragione.

La “fobia della sessualità” incorre in maniera privilegiata nella conversione isterica della “libido” con crisi di timor panico. Il corpo e le sue funzioni diventano il teatro della rappresentazione dello psicodramma in atto.

L’ANORGASMIA

La “anorgasmia” si traduce “assenza di orgasmo” e si attesta fisiologicamente nell’inibizione delle vibrazioni intrauterine ed extrauterine dopo un’adeguata eccitazione sessuale. L’anorgasmia si manifesta nella masturbazione e nel coito.

La definizione e la descrizione dell’orgasmo è d’obbligo per una migliore comprensione del disturbo. L’orgasmo si traduce nella massima sensazione del piacere. Questo apice psicofisico si traduce in una serie di intensi spasmi e di contrazione dei muscoli della zona anale e vaginale interna ed esterna. Particolare importanza assume la stimolazione del clitoride e della zona interna corrispondente definita punto “g” dove si concentrano tantissime innervazioni che sintetizzano il piacere in una scarica isterica. Al massimo dell’eccitazione, orgasmo, subentra il progressivo rilassamento psicofisico, mentale e corporeo. Si distinguono due orgasmi: il clitorideo e il vaginale. Nel coito spesso e in maniera ottimale avvengono entrambi con il massimo del piacere attraverso la stimolazione e lo sfregamento delle terminazioni nervose.

Le cause, eziologia, dell’anorgasmia sono molteplici e si attestano nel versante personale dei “fantasmi” e delle relazioni. Tra le prime si rileva immediatamente un “fantasma di morte” nel vivere il rapporto sessuale come una progressiva caduta della vigilanza dell’Io che porta all’incapacità di controllare le reazioni involontarie del corpo. L’orgasmo viene vissuto come uno svenimento e un lasciarsi andare alla mercé dell’altro. Di conseguenza, la donna si ossessiona durante il rapporto sessuale nella auto-osservazione dei movimenti spontanei del suo corpo e si atterrisce nel vivere il progressivo piacere che aumenta in maniera direttamente proporzionale al suo lasciarsi andare. La donna è spettatrice di se stessa fino all’astensione difensiva dal partecipare, meccanismo psichico di difesa dello “evitamento”. Il blocco psicofisico intercorre a metà rapporto e produce la progressiva secchezza vaginale e anestesia delle zone erogene.

La donna non si piace e non si sente normale, non si masturba perché è convinta di non arrivare all’orgasmo, ma è ossessionata da questo traguardo. Coltiva un “fantasma di menomazione d’organo” che poi si allarga a un generale complesso d’inferiorità e d’inadeguatezza.

Un conflitto psichico relazionale è quello “edipico”, il vissuto in riguardo al padre e alla madre. Le donne anorgasmiche hanno pendenze psichiche verso la figura paterna vissuta come fredda e anaffetiva e di conseguenza rifiutata, nonché hanno maturato una disistima nei confronti della madre su cui si sono parzialmente identificate per non incorrere in disturbi psichici gravi. La “posizione psichica edipica” è stata risolta in maniera precaria e porta la donna a ridestare un tratto “fallico”, potere e competizione, contro il maschio, oggetto del suo desiderio sessuale ma pericolo per la sua sopravvivenza. La donna anorgasmica soffre di invidia del pene, seduce come Afrodite, vuole ma si blocca, è competitiva con il maschio e facile alla rassegnazione e al compianto della sua anormalità, ha difficoltà e ambivalenze affettive, sa chiedere in riguardo al sesso ma poi si rifiuta di partecipare. Qualora si dispone al rapporto sessuale, nega a se stessa che in qualche modo può essere andato anche bene, rafforzando la sindrome d’indegnità.

L’aggressività verso il maschio è profonda e porta spesso la donna a essere compiacente alle richieste più o meno perverse per nascondere la sua inferiorità e per dimostrare all’incontrario la sua superiorità rispetto alle altre donne. La donna anorgasmica è narcisistica nella versione autolesionistica ed è carente di amor proprio. La sua attenzione ossessiva e i suoi sforzi d’investimento della “libido” sono diretti a non subire frustrazioni, castrazioni e perdite, a non ridestare il “fantasma depressivo” e i tratti psichici collegati.

La donna anorgasmica ha difficoltà a variare lo stato di coscienza dal momento che la vigilanza è imprescindibile nella sua azione fino a diventare ossessione all’autocontrollo e al controllo della situazione in cui si viene a trovare nella vita di tutti i giorni. Ha difficoltà a lasciarsi andare e a vivere i bisogni del corpo, pur avvertendo le pulsioni erotiche e sessuali specialmente in sul primo insorgere. La lubrificazione vaginale è quasi immediata in quanto la Psiche non ha il tempo di inibirla perché la sua risposta è più lenta rispetto all’immediatezza dell’istinto. Le donne anorgasmiche sono monotone nell’umore e nell’esibizione. Si mostrano spesso agli altri con spavalderia e supponenza per nascondere il loro punto debole.

Le “organizzazioni psichiche reattive” coinvolte in questo disturbo sessuale sono la “edipica” e in subordine la “fallico-narcisistica”, la “orale” e la “anale”.

La “posizione psichica edipica” è dominante nel formarsi e nell’insorgere della anorgasmia. La conflittualità nei riguardi della figura paterna e la conseguente disistima della madre sono la base profonda del disturbo.

I “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia coinvolti nell’anorgasmia sono il “ritiro primitivo”, il “controllo onnipotente”, la “rimozione”, “l’isolamento”, la “razionalizzazione”, la “compartimentalizzazione”, “l’annullamento”, la “legittimazione”, la “assoluzione”, “l’acting out”, la “sessualizzazione”, la “sublimazione”.

L’attività della Fantasia è ridotta rispetto all’esercizio della Ragione. La donna anorgasmica rischia di portare a degenerazione la facoltà razionale fino al limite paranoico: far pensare agli altri ciò che pensa lei.

Le istanze psichiche istruite nella anorgasmia sono “l’Io” e la consapevolezza della vigilanza e del controllo di se stessa e della situazione, il “Super-Io” e la censura moralistica della sessualità con possibilità di deroga finalizzata a nascondere la difficoltà, l’Es e il sistema delle pulsioni bloccato all’insorgere del “fantasma” di perdere il controllo.

Il disturbo dell’anorgasmia si attesta nella conversione isterica delle tensioni accumulate a causa della menomazione e dell’inferiorità.

L’anorgasmia necessita di psicoterapia a orientamento psicoanalitico dal momento che la sua radice è “edipica” e l’indagine verte su livelli psichici profondi e di particolare delicatezza. La prognosi è fausta grazie alla “razionalizzazione del fantasma” che intercorre durante il rapporto sessuale.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

I disturbi sessuali femminili non si riducono a queste utili classificazioni. Ogni donna ha una “organizzazione psichica reattiva” che integra e compensa con il minor danno possibile le caratteristiche specifiche della sua vita sessuale.

Di particolare rilievo sono i sensi d’inferiori in riguardo al corpo e di inadeguatezza in riguardo alla capacità di relazionarsi sessualmente, la difficoltà di abbandonarsi e la paura di prendere l’iniziativa, la repressione delle pulsioni e la scarsa consapevolezza dei desideri, la presenza di sensi di colpa inopportuni in riguardo alla sessualità, i disturbi della dimensione del piacere e non specificamente sessuali.

Molto importanti sono anche le problematiche seguenti: le difficoltà sessuali del partner che si riflettono sulla donna e nell’armonia della coppia, i problemi relazionali della coppia che si riflettono sulla vita sessuale di uno o di entrambi i membri.

IO E L’ALTRA

L’IO TRA L’ES E IL SUPER-IO

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovavo in macchina con una ragazza con la quale non parlo più.

Dovevamo raggiungere la stazione dei treni.

Viaggiavamo in auto e le corsie erano molto larghe e tratteggiate di giallo.

Tenevo in mano il navigatore ed ero impaurita da qualcosa.

Lei ha imboccato una zona a traffico limitato sbagliando strada.

Arrivate in stazione l’ho lasciata partire da sola.”

Aggiungo che sogno in dimensioni enormi.

Norma

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Parto dal finale di questo sogno, semplice e arduo allo stesso tempo, per i risvolti metodologici che comporta: perché si sogna in dimensioni enormi?

L’ipertrofia della funzione onirica è direttamente proporzionale alla ipertrofia dell’Io e al bisogno che quest’ultimo ha di difendersi dall’angoscia. Proprio perché ha bisogno di ridimensionare i vissuti, la Psiche esalta in sogno il trauma servendosi del meccanismo di convertirlo nell’opposto, della serie “voglio minimizzarlo e allora lo ingrandisco tramite la “figurabilità”. Da un lato avviene la “proiezione” dell’alto-locazione e dell’ipertrofia dell’Io e dall’altro lato si ingigantisce la “parte psichica” che è in crisi e che vorrebbe essere eliminata o quanto meno ridimensionata. Il sogno di Nora mi permetterà di spiegare meglio una proprietà della Psiche e una qualità dell’irripetibile corredo psichico personale: la “organizzazione reattiva” evolutiva.

Vado al dunque prima di perdermi con la retorica.

Il sogno di Nora esordisce mettendo chiaramente in rilievo il “meccanismo psichico di difesa” dall’angoscia della “scissione dell’Io”: “Mi trovavo in macchina con una ragazza con la quale non parlo più.” Nora si divide in “una se stessa” che accetta e in cui si riconosce e in “un’altra se stessa” che non gradisce e civilmente rifiuta. Il titolo “Io e l’Altra”, attenzione con la A maiuscola, sintetizza chiaramente la delicata psicodinamica della “scissione”. Questa è la lettura profonda del sogno di Nora e ci dice che la nostra “organizzazione psichica evolutiva” reagisce e attinge ai “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia secondo l’urgenza del bisogno e senza distinzioni di qualità o di altro. Nello specifico Nora, usando la “scissione dell’Io” e dividendosi in due Nora, induce una preoccupazione allarmistica dal momento che è stato sempre detto dalla Psichiatria ufficiale di scuola medica e organicistica che la “scissione dell’Io”, è un sintomo pericoloso che porta alla cosiddetta follia ossia a perdere il contatto con la realtà e a elaborare un delirio. La Psicoanalisi, invece, dice che la Psiche si organizza usando naturalmente i “meccanismi e i processi di difesa” dall’angoscia senza discriminazione qualitativa, ma per risolvere il conflitto e attenuare, di conseguenza, le tensioni ripristinando l’equilibrio psicofisico. Questi strumenti di difesa sono tutti funzionali a difenderci dall’angoscia, per cui sono buoni e utili semplicemente perché sono reali e positivi. Appartengono all’umano corredo psicofisico come i testicoli e le ovaie. La Psiche, di conseguenza, è da intendere anche come il precipitato dell’insieme dei “meccanismi e dei processi di difesa” che l’Io usa nel corso della sua evoluzione psicofisica. La scelta di questi strumenti appartiene a ogni persona e avviene in maniera naturale come reazione alle pulsioni sin dall’infanzia e si perfeziona nell’età adulta con la consapevolezza e la complessità. Non tutti usiamo gli stessi meccanismi e gli stessi processi di difesa dall’angoscia. La Psicoanalisi ha fornito il quadro della loro quantità e qualità. Il discorso scientifico resta, pur tuttavia e meno male, aperto.

E passo alla seconda interpretazione del sogno di Nora, quella che vuole l’interazione conflittuale tra le istanze psichiche “Io”, “Es” e “Super-Io” in riguardo alla sessualità e ai vissuti collegati o alle esperienze vissute. Il titolo è il seguente: “L’Io tra l’Es e il Super-Io”. Riepilogo: l’Io è l’istanza consapevole e vigilante legata al “principio di realtà” e all’esercizio della razionalità, l’Es è l’istanza che rappresenta le pulsioni e le inquadra nei “fantasmi” ed è legato al “principio del piacere” e all’esercizio degli istinti, il Super-Io è l’istanza che censura e limita ed è legata al “principio del dovere”. Nel sogno di Nora si coglie lampantemente il conflitto tra le istanze, per cui la decodificazione terrà conto di questi due piani psichici che sono convergenti e si integrano dando completezza al sogno di una donna che in poche righe si trova squadernata non soltanto una sua consistente psicodinamica, il conflitto tra le istanze, ma anche le modalità e le qualità della sua “organizzazione psichica reattiva”.

Un ultima considerazione esige che l’evoluzione e la formazione psichiche avvengono anche con il rifiuto di “parti di noi” e di esperienze vissute particolarmente traumatiche e fomentatrici di tensioni. L’estromissione attraverso i meccanismi della “negazione” e della “scissione” deve essere temporaneo perché la Psiche ha il compito e il merito di integrare nella “organizzazione evolutiva” i suddetti vissuti e le suddette esperienze al fine di raggiungere quell’armonia omeostatica tra pulsioni e limiti, tra istinto e ragione secondo le mediazioni dell’Io. Ripeto: il materiale psichico avvolto di vergogna e di colpa va accettato e non rifiutato, al fine di essere migliori nel presente e nel futuro prossimo.

Adesso vi racconto la storia del sogno di Nora. C’era una volta Nora e a un certo punto della sua giovane vita ha vissuto un’esperienza sessuale traumatica che non ha ben razionalizzato. Doveva necessariamente liberarsi di questa angoscia che si portava dentro e allora ha elaborato un’altra Nora a cui ha donato il carico emotivo ed ha attribuito la responsabilità del trauma. Di poi, ha accompagnato alla stazione questa sua liberatoria costruzione psichica per non farla tornare mai più e illudendosi sulla bontà della sua operazione.

Procedere nella decodificazione del sogno di Nora sarà degno di interesse per l’opportunità che offre di vedere in atto meccanismi delicati e per superare i pregiudizi psichiatrici organicistici che non consentivano di concepire la follia come una delle tante forme di normalità o di “organizzazione psichica reattiva” dei propri fantasmi e dei propri irripetibili vissuti. Importante è l’Etica del “non farsi male e non far male”.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Mi trovavo in macchina con una ragazza con la quale non parlo più.”

Nora esordisce con la sua funzione sessuale e si sdoppia mettendo in mostra il suo “alter ego”, quella “se stessa” che non merita il dono del suo affetto e della sua attenzione, quella “se stessa” che non può investire di “libido genitale” e di amorosa cura. Nora non si vive nella sua interezza e unicità, ma si scinde nella donna che gestisce la sua vita sessuale e nella donna che non condivide la gestione della vita sessuale. Norma offre immediatamente una conflittualità psiconevrotica nel vivere la sua sessualità e si pone nelle due modalità. Norma non si piace del tutto nella sua sessualità e nel modo di viverla e gestirla. Degno di nota è l’uso del delicato “meccanismo di difesa” della “scissione dell’Io”. Aggiungo che non si capisce chi delle due Nora guida la macchina. In ogni caso nel conflitto tra le due donne emerge anche un aspro conflitto tra le istanze psichiche dell’intera Nora.

La simbologia dice che “mi trovavo” equivale a essere sul pezzo in trattamento onirico, “in macchina” si traduce nella mia vita sessuale, “una ragazza” si attesta nella “proiezione” nell’altra Nora e nella “scissione dell’Io”, “non parlo più” significa che non amo, non condivido e non riconosco.

Dovevamo raggiungere la stazione dei treni.”

Nora si vuole sbarazzare della “altra se stessa” che decisamente non accetta e rifiuta dal momento che introduce un simbolo depressivo di perdita e un “fantasma di morte” nella “stazione dei treni”. Nora è consapevole di vivere male una sua esperienza sessuale e di volersene liberare. All’uopo difensivo dall’angoscia l’attribuisce alla sua altra “ragazza” ed è decisa a sbarazzarsene al più presto non solo sdoppiandosi, ma anche negando che si tratti di qualcuna e di qualcosa che le appartenga.

La simbologia dice che “dovevamo raggiungere” si traduce “devo ottenere il risultato desiderato e prefisso, “la stazione dei treni” significa la liberazione definitiva per altri meccanismi di difesa come “l’isolamento” o la “rimozione”, il tutto almeno fino a quando Nora non si disporrà verso una benefica “razionalizzazione” del trauma e della responsabilità attribuita alla “altra se stessa”.

Viaggiavamo in auto e le corsie erano molto larghe e tratteggiate di giallo.”

Nora opera un “amarcord”, “io mi ricordo”, e insiste sulla dimensione sessuale rilevando che la sua disposizione è di ampia apertura e ben delineata nel suo obiettivo. Nora non ha conflitti specifici o ristrettezze mentali in riguardo alla sua “posizione psichica genitale” e precisa che tutto va bene e che il suo “Io” gestisce bene le censure del “Super-Io” e le pulsioni dell’Es. Anzi Nora è più propensa all’ordine e al limite, piuttosto che all’esplosività dell’istinto. Questa è la Nora intera e non la Nora scissa di prima. Nel riattraversare la sua formazione sessuale ha operato in sogno una reintegrazione delle due Nora.

I simboli dicono che “viaggiavamo in auto” equivale a “vivevamo la sessualità”, le “corsie” sono percorsi logici e consapevoli come le deliberazioni a cui conseguono le decisioni, “larghe” si traduce in di facile comprensione ed elastiche e di ampia tolleranza, “tratteggiate” conferma la direttività logica e consequenziale, “giallo” è il colore della reattività nervosa e del risentimento, una mezza rabbia.

Tenevo in mano il navigatore ed ero impaurita da qualcosa.”

Ecco la conferma della funzionalità dell’Io, della consapevolezza razionale e della vigilanza realistica!

Nora è attestata sulla sua funzione razionale e sulle disposizioni dell’Io e non vuole in alcun modo affidarsi alle sue emozioni e alle sue pulsioni, specialmente perché non si sente sicura e avverte turbamenti e vacillamenti della dimensione razionale dell’Io. L’autocontrollo è sottoposto a una oscura minaccia e tutto sempre in riguardo alla sessualità, proprio perché le due Nora si trovano in “macchina”.

I simboli dicono che “tenevo in mano” si traduce in possedevo e gestivo, “il navigatore” si traduce nella funzione consapevole e razionale dell’Io, “impaurita” si traduce affetta da emozioni, “da qualcosa” si traduce nell’indefinito di un’emozione e di una pulsione che vuole emergere.

Lei ha imboccato una zona a traffico limitato sbagliando strada.”

E’ la Nora trasgressiva e contestata che guida. Prima il sogno non lo aveva evidenziato in maniera così chiara.

Ed ecco la trasgressione!

L’altra Nora ha vissuto ed esercitato la sua sessualità, libido genitale”, in maniera non idonea alla norma e censurata. Si manifesta in sogno nella sua potenza l’azione limitante e censoria del “Super-Io”. Si ha l’impressione che le due Nora rappresentino l’Es con le sue pulsioni e il “Super-Io” con i suoi divieti morali e i suoi tabù. E l’Io va in sofferenza perché non è il degno attore di questa “scissione” e non è capace di integrare e gestire spinte e contro-spinte.

Ci si chiede veramente a questo punto: “l’Io dove sta e chi lo gestisce?”

I simboli dicono che “ha imboccato” dà il senso della costrizione e della scelta, “zona a traffico limitato” significa ambito sessuale illecito e inibito, “sbagliando strada” ossia derogando dalla norma ufficiale e conclamata.

Arrivate in stazione l’ho lasciata partire da sola.”

Il divorzio è avvenuto. La “Nora Super-Io” si è liberata della “Nora Es” e l’ha relegata nella perdita depressiva, l’ha rinnegata e non ha voluto e potuto riconoscerla come una parte costitutiva della sua “organizzazione psichica reattiva” durante l’evoluzione della sua formazione umana e psicologica. Il “Super-Io” si è sbarazzato dell’Es, il sistema delle censure morali ha sconfitto il sistema delle pulsioni e nello specifico quelle sessuali.

Si pone la domanda di prima: l’Io che fine ha fatto?

E’ stato divorato dal senso del limite e del dovere perché non ha saputo comandare a casa sua e dare equilibrio all’economia delle pulsioni e dei divieti. Nora evidenzia in sogno un conflitto tremendo tra le istanze del desiderio e del limite, ma soprattutto evidenzia una pericolosa crisi della funzione moderatrice e mediatrice della preziosa istanza “Io”.

I simboli dicono che “arrivate” traduce la soluzione del dissidio, “stazione” significa distacco e perdita, “lasciata” conferma della drastica perdita, “partire da sola” equivale a scissione conclamata e a psiconevrosi depressiva.

La decodificazione del delicato sogno di Nora si può concludere con queste ultime note.

PSICODINAMICA

Il sogno di Nora sviluppa la psicodinamica del conflitto tra l’istanza censoria e limitante “Super-Io” e l’istanza pulsionale “Es” con danno della funzione mediatrice “Io”. Tanto trambusto si attesta sulla funzione psicofisica sessuale e tira in ballo anche il “meccanismo psichico di difesa” della “scissione dell’Io” per alleviare la carica d’angoscia e il senso di colpa associato al senso del pudore e al sentimento della vergogna. Il sogno di Nora conferma le tesi della Psicoanalisi in base alle quali la “normalità” psichica non esiste e la cosiddetta “follia” non è altro che una specifica “organizzazione psichica reattiva”. Tale contestazione ribadisce che non esistono “meccanismi e processi di difesa” patologici e normali, ma che esistono “meccanismi e processi psichici di difesa” intesi come modalità di percepire e di organizzare i vissuti individuali: punto e basta! La “organizzazione psichica reattiva” o struttura psichica evolutiva è il “precipitato” calibrato ed equipollente dell’uso dei “meccanismi e dei processi di difesa” gestiti dall’Io.

PUNTI CARDINE

Il punto di snodo interpretativo del sogno di Nora è “Tenevo in mano il navigatore ed ero impaurita da qualcosa”, nonché “Lei ha imboccato una zona a traffico limitato sbagliando strada.”

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” si è già ampiamente detto cammin facendo, per cui vi rimando ai vari capoversi.

Il sogno di Nora rievoca un tema caro allo “Archetipo” della “Sessualità”, femminile nello specifico, nonché il senso di colpa che spesso l’avvolge e la impregna.

Il “fantasma della sessualità” si scinde nella parte “buona” e positiva che viene incarnata da Nora e in quella “cattiva” e negativa che viene attribuita all’altra ragazza: “Lei ha imboccato una zona a traffico limitato sbagliando strada.”

Il sogno di Nora mette in risalto le tre istanze psichiche “Es”, “Io” e “Super-Io” al punto che poteva intitolarsi “L’Io tra l’Es e il Super-Io”. Il prodotto onirico di Nora si può anche stimare l’allegoria della loro psicodinamica.

L’Es pulsionale o rappresentazione dell’istinto si vede chiaramente in “in macchina con una ragazza con la quale non parlo più.” e in “ero impaurita da qualcosa.” e in “Arrivate in stazione l’ho lasciata partire da sola.”

L’Io vigilante e razionale si mostra in “mi trovavo” e in “Tenevo in mano il navigatore”.

L’istanza censoria e limitante “Super-Io” è presente in “ero impaurita da qualcosa. Lei ha imboccato una zona a traffico limitato sbagliando strada.”

Il sogno di Nora richiama le “posizioni psichiche orale e genitale” in “Mi trovavo in macchina con una ragazza con la quale non parlo più.” e in “Viaggiavamo in auto e le corsie erano molto larghe e tratteggiate di giallo.” e in “Arrivate in stazione l’ho lasciata partire da sola.” Sono presenti le dimensioni affettive e sessuali.

I “meccanismi psichici” di difesa presenti e in azione sono la “condensazione” in “non parlo più” e in “stazione dei treni” e in “corsie” e in “navigatore” e in “strada”,

lo “spostamento” in “macchina” e in “dovevamo raggiungere” e in “viaggiavamo in auto” e in “tratteggiate di giallo” e in “tenevo in mano” e in “sbagliando strada” e in “zona a traffico limitato”,

la “proiezione” in “con una ragazza”,

la “scissione dell’Io” in “una ragazza con la quale non parlo più”,

la “figurabilità” in “Lei ha imboccato una zona a traffico limitato sbagliando strada. Arrivate in stazione l’ho lasciata partire da sola.”, la “rimozione” in “ero impaurita da qualcosa.”.

Il “processo psichico” di difesa della “regressione” è presente nei termini inscritti nella funzione onirica.

La “sublimazione” e la “compensazione” risultano non pervenute.

Il sogno di Nora presenta un tratto “orale” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva genitale”: affettività e sessualità. Nora non accetta e non riconosce la esperienza traumatica sessuale e la proietta scindendosi.

Le “figure retoriche” formate da Nora nel suo sognare sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “stazione dei treni” e in “navigatore” e in “strada”, la “metonimia” o nesso logico in “non parlo più” e in “macchina” e in “corsie” e “tratteggiate di giallo” e in “zona a traffico limitato” e in “partire da sola”.

“Allegoria dell’Io” è “Tenevo in mano il navigatore” e del “Super-Io” è “ha imboccato una zona a traffico limitato sbagliando strada.”

Allegoria della depressione è “Arrivate in stazione l’ho lasciata partire da sola.”

La “diagnosi” dice di un conflitto tra le istanze psichiche “Es” e “Super-Io” e della difficoltà di mediazione dell’Io, nonché dell’uso del meccanismo di difesa della “scissione dell’Io” in risoluzione temporanea di una psicodinamica sessuale.

La “prognosi” impone a Nora di “razionalizzare” il conflitto sessuale e di comporre il dissidio tra le istanze psichiche dando all’Io il ruolo dovuto senza cadere negli eccessi delle pulsioni e dei divieti, sempre in riguardo alla vita sessuale. Inoltre, Nora è chiamata alla consapevolezza nell’uso del meccanismo di “scissione dell’Io” al fine di risolverlo al più presto e di ripristinare l’equilibrio psicofisico turbato. L’interezza e l’unità sono valori psichici da curare e da seguire.

Il “rischio psicopatologico” si attesta nell’uso eccessivo di “meccanismi di difesa primari” e primitivi che si usano da bambini, nonché nella drastica risoluzione dei conflitti senza servirsi della “razionalizzazione” per dare forza all’Io. Nora rischia di interpretare la realtà in maniera distorta non accettando le sue “parti psichiche” conflittuali e proiettandole a destra e a manca.

Il “grado di purezza onirica” è nell’ordine del “buono”. Nora non ha potuto camuffare la trama del sogno perché si snodava secondo un significato logico consequenziale.

La “causa scatenante” del sogno di Nora si attesta in una riflessione sul passato o nell’incontro con una persona significativa.

La “qualità onirica” è il “dinamismo” delle azioni: “dovevamo raggiungere”, “viaggiavamo”, “ha imboccato”. “arrivate”.

Il sogno di Nora si è svolto nella terza fase del sonno REM alla luce della sua qualità narrativa e della sua pacatezza.

Il “fattore allucinatorio” si attesta nell’esaltazione del senso globale del “movimento” in “mi trovavo” e in “dovevamo raggiungere” e in “viaggiavamo” e in “ha imboccato” e in “arrivate”.

Il “grado di attendibilità” del sogno di Nora è “buono”, per cui il grado di fallacia è “scarso”.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Nora è stata letta da un collega. Questo è il nostro dialogo sui temi contenuti.

Collega

Ho capito che Nora si è scissa in due Nora, una positiva e una negativa, che la buona non comunicava e non voleva avere niente a che fare con la cattiva, che voleva liberarsene tramite un treno che effettuasse il viaggio definitivo di perdita. Il fattaccio e la causa di questa decisione da parte della Nora buona risiede in una questione sessuale, possibilmente in un trauma che ha colpito la protagonista e che non è riuscita a razionalizzare e a integrare nella sua struttura psichica. Nora non può proprio accettare questa sua parte psichica che si era macchiata di colpa e di reato e allora l’abbandona al suo luttuoso destino. Nora si libera di una parte storica che le appartiene e che non riesce proprio ad accettare. Questo è un breve sunto. Ha usato il meccanismo della “scissione dell’Io” e sta vivendo una aspro conflitto interiore tra le sue istanze. In particolare è divorata dalla censura del Super-Io e dalle pulsioni dell’Es e in questo scontro l’Io non funziona come dovrebbe. Ho capito e sintetizzato bene?

Salvatore

Quasi perfetto. In che cosa consista questo conflitto sessuale, il sogno non lo dice, ma conferma che la questione verte sulla sessualità. Le pulsioni sessuali sono inibite dal senso morale per educazione e formazione o per esperienza traumatica? Il fatto è talmente delicato che Nora si difende dall’angoscia usando il meccanismo primario della “scissione dell’Io” e si libera della sua parte critica e trasgressiva. Se escludiamo il trauma, includiamo il lampante conflitto tra le istanze psichiche e la poca gestione dell’Io in questo equilibrio precario. Se ammettiamo il trauma e il conflitto tra le istanze, dobbiamo ammettere che prima viene il trauma e poi il conflitto e che il disagio culmina nella criticità della scissione.

Collega

Certo, ma questa è una questione sottile e di lana caprina. Meglio soffermarci sui “meccanismi di difesa” dell’Io. Nora usa un meccanismo primario che è normale ma che fa impressione in ambito psichiatrico perché si suole identificare la “scissione dell’Io” con la follia ossia con la perdita del contatto con la realtà e con la formazione di un delirio. E invece non c’è niente di più avventato e fasullo. Il bambino, che usa i “meccanismi di difesa primari” e si sdoppia giocando, non è ritenuto un folle o un demente, è tollerato perché è un bambino e perché la Fantasia gli permette di uscire fuori di testa e di realtà con le sue immaginazioni.

Salvatore

Allora tutti i “meccanismi e i processi psichici di difesa” sono positivi nel senso che sono dei dati di fatto, degli strumenti e dei modi di vivere e valutare la realtà interiore. Non sono né buoni e né cattivi, ma sono funzionali a mantenere il nostro equilibrio psicofisico quando rischia di vacillare dietro a turbamenti della Mente e del Corpo legati a fattori interiori e personali o a fattori esterni e sociali. Se fungono per l’equilibrio psicofisico, “omeostasi”, tutti i “meccanismi e i processi psichici di difesa” sono nel giusto e sono degni di essere usati senza incorrere in censure e in valutazioni morali e sociali che esulano dalla Psicoanalisi, soprattutto dalla psicodinamica e dalla psico-economica o gestione delle energie.

Collega

Intervengo io e dico che questi “meccanismi e processi di difesa” costituiscono gran parte della Psiche e che l’Io è funzione determinante per l’uso e per la scelta dei suddetti. Quindi, se Nora ha un “Io” taglieggiato dal “Super-Io” e dall’Es, questo è il suo vero problema. E se ha usato il meccanismo della “scissione dell’Io”, si è soltanto difesa in quel momento della sua vita e nel sogno per ottenere l’equilibrio turbato. Avrà tempo per usare altri meccanismi utili e rapidi come la “razionalizzazione”. Ho detto quello che dovevo dire e l’ho detto assieme a te in buona sintonia.

Salvatore

Proprio vero. Si vede che siamo stati allievi del buon Carletto Ravasini in quel di Cremona e in quei formidabili anni ottanta, tempo in cui la Psicologia e la Psicoterapia cominciava a muoversi nella penisola e nelle isole. Si vede anche che abbiamo ben studiato e ponderato i contenuti innovatori del suo libro “La follia contestata”. Il grande Antonio Gramsci, il cervello che il violento Mussolini voleva che non pensasse, aveva suggerito alla Psicoanalisi di curare il paziente e non la malattia, intendendo che è l’uomo che va in sofferenza e che si deve aiutare, al di là delle etichette che gli si possono perfidamente affibbiare in base al suo modo originale di apparire. Freud aveva scritto che il Tempo avrebbe confermato quante allucinazioni o quante verità conteneva la sua complessa e poliedrica dottrina, meglio, il suo “sistema”. E alla Psicoanalisi si appellarono gli antipsichiatri europei capeggiati dall’inglese Laing per ammodernare le idee e le istituzioni. In Italia anche Franco Basaglia e il suo gruppo intesero la malattia mentale non più su base organica alla Krapelin, ma su base psichica, economica e dinamica, nonché relazionale e sociale, alla Sigmund Freud insomma. Partendo da questa ottica psicoanalitica, si arrivò alla chiusura dei manicomi e alla messa in discussione dei trattamenti clinici e farmacologici anche in Italia, si cominciò a concepire il vecchio malato mentale come un essere umano in difficoltà e in sofferenza, si cominciò a stimare la “follia” come una modalità psichica dell’uomo di manifestarsi in una contingenza storica della propria vita, uno stato transitorio di turbamento psicofisico. La sofferenza psichica comincia a essere trattata e razionalizzata con le psicoterapie individuali e di gruppo e non con la reclusione e con l’abbrutimento meccanico e farmacologico delle sfortunate persone che incorrevano sotto le grinfie dei carnefici di turno. I letti di contenzione, i volgari e disumani mal-trattamenti, la pratica sistematica della “terapia” elettro-convulsivante o il famigerato elettroshock, i farmaci micidiali neurolettici propinati “a tinchitè” (dialetto siculo che si traduce “alla cazzo di cane”), la Chimica di ogni tipo che deprivava dell’umanità e… altro, altro di peggio e altro di pessimo, insomma, questo sistema sadico di lager e di violenze, voluto dalla Legge e dalla Cultura post-fascista, venne in gran parte ridimensionato dalla Legge 180. Siamo nel 1978 ed è merito di Franco Basaglia e dei suoi colleghi aver portato avanti la visione psicoanalitica intorno alla follia e il suo giusto trattamento clinico. I manicomi furono chiusi, ma la Legge non fu applicata nella sua totalità, un costume classicamente italiano che dura ancora oggi. Nonostante tutto, la legge 180 è un fiore all’occhiello di civiltà e di cultura innovativa, così come il professor Basaglia resta un “uomo di grande umanità”, un uomo coraggioso che coniugava la Grammatica con la Pratica. Il mio ricordo e il mio elogio va a Lui e agli Allievi e Amici che hanno realizzato i suoi progetti e hanno soprattutto combattuto la pratica mortale dell’elettroshock fino alla sua condanna. La T.E.C. era un’esecuzione medica basata soltanto sull’esaltazione del sadismo degli operatori e non certo su conoscenze scientifiche serie. Il ricordo va a tutti i cosiddetti malati mentali che hanno popolato i lager manicomiali e sono morti di ictus o di infarto dopo pochi anni dall’aver subito la famigerata terapia elettroconvulsiva. Memorabile e necessaria la visione del film “Qualcuno volò sul nido del cuculo” e degna di nota è l’interpretazione incredibile di un espressivo Jack Nicholson.

Collega

Adesso tocca a me parlare e voglio definire temi che tu hai toccato nell’interpretazione del sogno di Nora e, in particolare, il sentimento del pudore e della vergogna, il concetto di follia, di normalità e di “alter ego”. L’affiorare di una pulsione, “Es”, e la lieve censura del “Super-Io” mettono in crisi l’istanza “Io” e in base alla quantità e alla qualità della pulsione e della censura scattano visibilmente le reazioni alla violazione dell’intimità. Il “pudore” è una forma d’amor proprio in riguardo al corpo e all’affettività, così come la “vergogna” chiama in causa il senso di colpa ed è la prima reazione individuale alla violazione etica o morale in attesa dell’espiazione del reato imposta dalle leggi e dalla regole sociali. La “follia” si attesta nella sofferenza psichica legata alla perdita reversibile dell’uso del “principio di realtà” e alla formazione di una realtà illusoria e compensativa ma socialmente non ammissibile. La “normalità” si attesta nella formulazione di una visione di se stesso e del mondo socialmente compatibile e condivisa. Si può essere originali restando sempre in un ambito di comprensione sociale e senza esser causa di danno individuale o collettivo. “L’alter ego” si attesta in un altro se stesso a seguito di uno “sdoppiamento dell’Io” dovuto al “meccanismo di scissione” in difesa dall’angoscia di un vissuto traumatico ingestibile e inaccettabile dalla coscienza e sempre dell’Io. Ribadisco che il criterio di tolleranza dell’originalità psichica si basa eticamente sul non essere di danno a se stesso e agli altri. Si può essere folli ma senza farsi male e senza fare del male.

Salvatore

Quasi quasi abbiamo allargato e chiarito gran parte dei temi e dei concetti che conteneva il ricco sogno di Nora. Non resta che scegliere quale prodotto culturale associare a coronamento di questa bella scampagnata. La scelta è d’obbligo: “Bocca di rosa” del mai compianto abbastanza Fabrizio De Andrè, un poeta popolare strappato alla nostra gioia dal tabagismo infame. Nora si scinde dalla sua “Bocca di rosa”, così come il “Super-Io” sociale espelle la generosa e benemerita donna che faceva l’amore per passione. Ricordiamo che “Bocca di rosa” viene accompagnata alla “stazione” in processione e con la Vergine in prima fila e anche dal prete e da tutto il paese, eccezion fatta per le donne invidiose di tanta prosperità e disinibizione. E non dimentichiamo che alla stazione successiva c’era molta più gente di quando partiva. Significherà qualcosa.

Grazie e alla prossima!

Ricordo ai marinai che nel frontespizio di “sogni interpretati” del blog trovate i miei lavori, quelli che purtroppo non sono in circolazione per la fuga del distributore, un individuo senza scrupoli che è letteralmente sparito. Intanto gustate la lettura della “Stanza rosa” in due parti e di “Benetton dieci e lode” sulla pubblicità innovativa di Oliviero Toscani negli anni ottanta. Ricordo che il blog contiene ormai 230 sogni. Potete prendere confidenza con il sogno e il sognare, nonché trovare qualcosa di personale inserendo nella casella in alto a destra con la voce “cerca” i simboli presenti nei vostri sogni. In tal modo potete intanto soddisfare la vostra curiosità, di poi, se volete appagarla in pieno e in maniera diretta, potete spedire i vostri sogni. Quanto prima troverete in prima pagina la decodificazione del vostro prezioso prodotto psichico.

Buona navigazione e sempre con il vento in poppa e la prua a sinistra!

L’INCENDIO NEL PRATO

Fuoco, Marca, Incendio Nella Foresta

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ho sognato di trovarmi nel mio ufficio; le scrivanie avevano le ruote e una mia amica (che nella realtà non lavora con me) aveva spostato la sua scrivania nel posto solitamente occupato da me.

Protesto e la sposto in malo modo riprendendo così la mia postazione.

Arriva la mia Capo Ufficio che mi chiede se ho qualcosa per profumare l’ambiente; le do un sacchetto di origano che prendo da uno scaffale con molte spezie (in ufficio?!).

Ci troviamo improvvisamente all’aperto e questa mia amica, dovendo accendere dei bastoncini di incenso che tenevo io in mano, usa un accendino che però spruzza del materiale infiammabile ovunque, nei miei capelli, in un albero e nell’erba.

Questo liquido provoca un vasto incendio nel prato.

Guardo questa situazione da lontano con disapprovazione, ma intervengo con dei recipienti d’acqua per spegnere l’incendio.”

Liliana

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

La competizione al femminile si recita universalmente nella “posizione fallico-narcisistica” quando la bambina si ammira e recita: “specchio bello, specchio rotondo, chi è la più bella del mondo?” E l’infingardo e ruffiano oggetto di apparente vanità risponde immancabilmente che la più bella del mondo è un’altra bambina e, guarda caso, la rivale, l’amica che è stata investita di un sentimento d’invidia, la femminuccia che ha le caratteristiche fisiche che la bambina vorrebbe per sé, la “scapricciatella” in cui lei vede tutto quello che avrebbe desiderato sempre per sé, la Lazzarella con i libri sottobraccio e la camicetta a fiori blu che va a scuola con i capelli pettinati a coda di cavallo come la mitica Alessandra Panaro. Nella formazione “fallico-narcisistica” la bambina tende al massimo e non si accontenta di essere Cenerentola, la gregaria o la sorellastra. La bambina esige il ruolo della principessa in piena imitazione e tolleranza della regina. Questa psicodinamica avviene prima di accorgersi di essere innamorata del re e di struggersi per il tosto ostacolo materno: “posizione psichica edipica”. Intanto la rabbia si consuma tra la rivalità per i fratelli e le sorelle e la competizione con le amichette e le compagne di scuola. E se questa bambina è figlia unica, il prodotto non cambia, anzi si aggrava per il fatto che è priva del rodaggio nel gestire i delicati sentimenti della rivalità e dell’invidia. E questo trambusto non ha mai fine. E’ vero che crescendo questa bambina si acquieta, ma non dimentica lo struggimento del sentirsi inferiore in qualcosa e rispetto a qualcuna. Occupazione di spazio intimo e privato: questo è un atavico reato contemplato dal Codice psichico profondo. A tutti gli effetti la Legge contempla la giusta pena per le colpevoli nel paragrafo del “sentimento della rivalità” e nel comma delle relazioni con le amiche. Inutile sottolineare che si tratta dell’evoluzione, della “traslazione” e dello “spostamento” del “sentimento della rivalità fraterna” in difesa dall’angoscia depressiva della perdita del primato affettivo in famiglia. E poi, guai a cadere nel dimenticatoio psichico dei genitori! Tutto parte sempre dalla primissima infanzia e al di là della presenza di fratelli e sorelle, di cugini e affini, di cani e gatti.

Ma tutto questo non basta e si pone da sé la domanda: “e dopo, nella “posizione psichica genitale”, come si evolve questo benefico e malefico sentimento della rivalità fraterna?

La domanda non è peregrina e tanto meno impura. La competizione si evolve nella realizzazione personale del sapersi disporre all’altro e nell’esperienza traumatica della gravidanza e del parto. Sublimando, si può dire che il conflitto relazionale si evolve nel dare la vita o nell’avere un figlio. Anche se la radice dell’evoluzione biologica possiede una sua crudezza psicofisica, come è recitato da tanti copioni sacri e profani sin dai primordi umani, dal pitecantropo all’homo sapiens, la futura madre estende la rivalità e la competizione anche alla sfera delicata dell’esperienza della fecondazione e della maternità. Il narcisismo deve essere superato insieme alla convinzione inutile che non esiste una persona superiore, una persona che “super stat” e che è più in là, più avanti, come si suol dire nel gergo giovanile. E allora basta che una donna diventi madre e gli allettamenti dell’evoluzione diventano struggenti e la competizione al femminile aumenta. La litania si trasforma in “specchio bello, specchio rotondo, dimmi, chi è la mamma più brava del mondo?” O, se preferite, in “specchio bello, specchio delle mie brame, chi è la più fertile del reame? Il sentimento della “rivalità fraterna” si è evoluto nel sentimento della “rivalità genitale”. Nonostante il ricorso ai tanti meccanismi psichici di difesa dall’angoscia, ogni donna arriva a fare i conti con la sua “natura” femminile, quello che vuole nascere in lei e che ancora non è un figlio, ma semplicemente una “sensazione”, una “percezione” e un “fantasma” che attendono di comporsi in una “rappresentazione” compatibile e razionalmente composta. Tutto questo consegue all’esame improbo della deliberazione e della decisione di adire alla maternità. La “sensazione”, latino “sentio” e italiano “sento”, si attesta negli esiti e nei risultati dell’esercizio dei sensi. La “percezione” si lega al latino “per capio”, afferro attraverso e per mezzo, prendo dai dati sensoriali, vendemmio le sensazioni e maturo una rudimentale auto-consapevolezza, una primaria “coscienza di sé”. La “percezione genitale” viene elaborata durante l’evoluzione che porta la bambina a identificarsi al femminile e ad acquisire un’identità psicofisica congrua. Il quadro è sostenuto dalle sensazioni in riguardo alla biologia e dintorni. Il “fantasma della maternità” si snoda nella “parte positiva” della “genitalità” ossia nel donare la vita a un figlio e nella “parte negativa” ossia nell’angoscia di morte nel donare la vita a un figlio. La risoluzione del “fantasma” inquisito porta naturalmente alla “rappresentazione” della maternità, alla consapevolezza razionale della realtà potenziale di donare la vita a un figlio. Ho usato il verbo “donare” per significare la caratteristica di fondo della “libido genitale” e della “posizione psichica” omonima. In maniera ottimale ogni donna attraversa queste tappe formative che traggono alimento dal corpo e vengono elaborate dalla mente al fine di proporre a se stessa la possibilità della fecondazione, della gravidanza, del travaglio, del parto, della maternità. La Filogenesi, Amore della Specie”, contiene e definisce la Psicologia femminile in riguardo alla Legge di Natura, Giusnaturalismo, del diritto alla Vita e alla Conservazione della Vita, in grazie alla procreazione.

Tornando al sogno di Liliana, in tutto questo teorico peregrinare il “sentimento della rivalità” ha un suo posto preciso e specifico che si attesta nel vedere nell’altra, la donna che è diventata madre, un passo avanti, un primato, una superiorità, una completezza, la realizzazione di una pulsione e di un desiderio.

Procedere nell’interpretazione del sogno sarà di pubblico interesse.

Ah, dimenticavo!

Il titolo “Incendio nel prato” attesta, qualora ce ne fosse bisogno, della sensazione e del sentimento della rabbia, quella che trovate nelle faccine del vostro cellulare e che occupa il palcoscenico della realtà psichica in atto.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Ho sognato di trovarmi nel mio ufficio; le scrivanie avevano le ruote e una mia amica aveva spostato la sua scrivania nel posto solitamente occupato da me.”

Liliana è una donna ligia al dovere e soprattutto fattiva e operosa. Ama se stessa e le cose che fa, soprattutto il suo lavoro e la sua rete di relazioni. Abita nel foro e nella città e si interessa di quello che succede nella società. Coniuga tranquillamente “otium et negotium”, la vita culturale e la vita professionale, è una persona dotata di tanto amor proprio, una brava ragazzina evoluta in una degna donna. Non rasenta il narcisismo, ma attenzione a non romperle le palle perché s’incazza e allora può diventare una iena. Attenzione a questa donna che ha fatto di sé e del suo vivere oggetti sacri di investimento che le danno senso e significato. Liliana è Liliana e sa di esserlo. La malcapitata di turno è una “amica” che si è azzardata di invadere i suoi spazi psichici, più che professionali, e si è permessa di entrare nel suo intimo e nel suo privato interferendo in malo modo e con il tatto di un gorilla. Una “rivalità professionale” ha ridestato il marasma psicofisico antico della “rivalità fraterna” con i sentimenti di rabbia e di ostilità che avevano contraddistinto l’infanzia e l’adolescenza. La partita antica si giocava sul tappeto verde dell’affettività e la partita attuale si gioca sul tappeto sempre verde dell’affettività. Liliana fonde il vecchio con il nuovo e si lascia prendere dalle mine vaganti della vita sociale per sconvolgersi un po’, ma quel che basta per agitarsi inutilmente e per il fatto che ha confuso le capre con i cavoli.

Vediamo i simboli cosa consigliamo, come le stelle degli astrologi e le previsioni del tempo dei meteorologi. “Trovarmi nel mio ufficio” si traduce in mi attesto nella mia vita sociale e relazionale, “le “scrivanie avevano le ruote” attesta la duttilità psichica di Liliana anche in ambito lavorativo, “una mia amica” è la “traslazione” di una parte psichica di me o del “fantasma” in riguardo al sentimento della rivalità fraterna nella “parte negativa”, “aveva spostato la sua scrivania” ossia io elaboravo le mie suddette cose al riguardo, “nel posto solitamente occupato da me” conferma che si tratta di una questione personale e di una diatriba maturata con se stessa nel corso della sua formazione psichica.

Protesto e la sposto in malo modo riprendendo così la mia postazione.”

Liliana è proprio ai ferri corti con se stessa, decisamente non si piace, non le piace una sua modalità di viversi e di relazionarsi, coglie fotogrammi e fissa una sequenza che la vede come protagonista e come oggetto del contendere. Liliana vuole migliorarsi e si mette in discussione partendo dal lavoro e dagli annessi e connessi relazionali. Il sogno ancora non dice di cosa si tratta e non è puntuale nell’affrontare la bega personale. Si sa che il sogno non te le manda a dire le cose e che non le dice subito e chiaramente. Il sogno è come una prima donna del teatro, si fa attendere prima di entrare in palcoscenico. Liliana non si piace e vuole cambiare, ma resiste a questa modificazione difendendosi in maniera decisa e per niente duttile. L’ostinazione è la virtù dei deboli, ma Liliana sta cercando qualcosa di sé.

Vediamo i simboli cosa consigliamo, come le stelle degli astrologi e le previsioni del tempo dei meteorologi. “Protesto” equivale a reagisco in mia difesa e in mio favore, “la sposto in malo modo” traduce non mi piaccio e mi detesto quando faccio così o quando mi succede questo, “riprendendo così la mia postazione” ossia riconfermando la mia resistenza al cambiamento e alla presa di coscienza del materiale che è affiorato dal profondo grazie alla mia povera collega che, come si può notare, c’entra come i cavoli a merenda.

Arriva la mia Capo Ufficio che mi chiede se ho qualcosa per profumare l’ambiente; le do un sacchetto di origano che prendo da uno scaffale con molte spezie (in ufficio?!).”

Allora, ricapitolare è urgente perché il sogno si sta meravigliosamente complicando con i suoi simboli e con la progressione combinatoria di istanze psichiche e di fantasmi. Dunque, dall’istanza profonda e pulsionale “Es” è affiorata la “parte negativa” del “fantasma della rivalità fraterna” quel sentimento di cattiveria difensiva che non si vuole mai riconoscere. E, per l’appunto, l’istanza psichica vigilante e razionale “Io” si difende non riconoscendo la pulsione e attribuendola a un’amica, “spostamento e traslazione”. Il conflitto tra “Es” e “Io” è oltremodo vivace quanto inutile. Liliana non sa portare a consapevolezza il conflitto con se stessa e tra se stessa. Ma non basta, perché in nome della legge psichica della “entropia”, in base alla quale a confusione subentra ulteriore confusione, Liliana introduce nel suo teatrino l’istanza censoria e limitante “Super-Io” e, a questo punto, non so se mi sono spiegato abbastanza e bene. Il senso del dovere chiede a Liliana di fare buon viso a cattivo gioco e di parare il colpo attraverso il camuffamento nel viso e nelle azioni delle cose che non vanno nelle modalità e nelle dinamiche relazionali, nel suo sistema psico-sociale e nello specifico nelle scelte elettive relazionali della sua vita sentimentale, tra le persone e con le persone sulle quali Liliana ha investito la sua “libido genitale”. L’ufficio si è trasformato nella cucina di casa e nell’armadietto firmato che contiene decorosamente ed elegantemente le gemme dell’oriente che Marco Polo a suo tempo ci aveva regalato, le spezie, le “molte spezie”. Liliana non mostra grande entusiasmo nel parare il colpo ubbidendo come Garibaldi al senso del dovere, “Super-Io”, ma bisogna fare di necessità virtù e allora si dispone in maniera compatibile al ridestarsi del sentimento della rivalità fraterna e del conflitto relazionale con persone significative e a lei vicine. Altro che l’anonima collega d’ufficio, Liliana sta esercitando tutta la sua pazienza nel comporre un dissidio personale e relazionale. Mi spiego meglio: qualcosa non gira bene in famiglia e lei non è contenta di se stessa e del suo comportamento. Intanto persiste nella dote dei forti, ma la pazienza non è il suo forte e Liliana non è per niente una suora.

Ho già detto che questo sogno non si presta a una interpretazione semplice e spedita, vista anche l’apparente e assurda linearità del tipo “le spezie in ufficio?!”. Si sono profilati due simboli classicamente femminili e intimi: il “sacchetto” d’origano e lo “scaffale con molte spezie”. La simbologia dell’utero e dell’apparato genitale sono ben serviti sotto forma di metafore e metonimie.

Ricapitolare è più che mai necessario specialmente a questo punto: Liliana è in conflitto con se stessa e in riguardo alla sua potenzialità materna e ha spostato la sua psicodinamica nella rivalità verso la collega che possibilmente è in gravidanza o ha realizzato la sua maternità. Necessita un conforto a questa interpretazione profonda e disperare non è mai consigliabile a chi naviga in alto mare.

Vediamo i simboli cosa consigliamo, come le stelle degli astrologi e le previsioni del tempo dei meteorologi. “Arriva la mia Capo ufficio” si traduce arriva il mio “Super-Io” con la sua morale i suoi limiti, “se ho qualcosa per profumare l’ambiente” ossia se ho qualche meccanismo di difesa per lenire questo conflitto e questo disagio, “le do un sacchetto d’origano” simboleggia un utero fecondato, “da uno scaffale con molte spezie” riconferma l’apparato genitale e il ventre disposti all’ingravidamento.

Ci troviamo improvvisamente all’aperto e questa mia amica, dovendo accendere dei bastoncini di incenso che tenevo io in mano, usa un accendino che però spruzza del materiale infiammabile ovunque, nei miei capelli, in un albero e nell’erba.”

Liliana ritorna lucida nel suo presente psichico e ritrova quella “parte di sé” sotto le sembianze della “mia amica”, quella parte competitiva che vede nell’altra la capacità di accendere la passione nelle idee e nel modo di pensare, nella personalità e nella volitività affermativa della “organizzazione psichica reattiva”, nella realtà esistenziale in atto e nel presente psichico. Liliana riserva a se stessa la capacità di tenere in mano un potere relativo e voluttuario, oltretutto destituito della forza della “libido” e della volitività decisionale. Liliana vive la sua “amica” decisamente più capace e affermativa, ricca di energie e di investimenti, capace di gestire progetti e di prendere decisioni. Liliana offre a se tessa la sua immagine ideale, l’Io ideale. L’ha proiettata e intravista nell’amica e nella realtà quotidiana e su questi temi ha imbastito il suo sogno.

Vediamo i simboli cosa consigliamo, come le stelle degli astrologi e le previsioni del tempo dei meteorologi. “All’aperto” attesta di una realtà chiara ed evidente, “questa mia amica” è la traslazione della parte affermativa e desiderabile di se stessa, “accendere” si traduce induzione di vitale energia e di libido, “bastoncini di incenso” rappresentano la “sublimazione” di un incerto potere sessuale, “un accendino” è l’innesco del potere e lo strumento della potenziale carica vitale, “spruzza” equivale all’eiaculazione, “materiale infiammabile” condensa la forza vitale e l’energia degli investimenti, “ovunque” o genericità difensiva, “nei miei capelli” ossia nelle mie idee, “in un albero” o nella struttura dell’Io cosciente, “nell’erba” ossia nella realtà psichica ed esistenziale in atto.

Questo liquido provoca un vasto incendio nel prato.”

Il materiale infiammabile di prima è il “liquido” di adesso. Si delinea meglio l’eiaculato dell’eiaculazione, si precisa il contesto del desiderio di fecondazione e di gravidanza, si mostra l’irrefrenabile desiderio di avere un figlio. La vita di tutti i giorni si attizza all’idea e al progetto di fare famiglia e di realizzare l’essere femminile con la “libido genitale”. L’entusiasmo è tanto e altrettanta è la passione. Liliana si attizza nel corpo e nella mente.

Vediamo i simboli cosa consigliamo, come le stelle degli astrologi e le previsioni del tempo dei meteorologi. Il “liquido” rappresenta lo sperma, “provoca” rappresenta l’eccitazione reattiva, “vasto incendio” rappresenta una buona scarica di libido genitale, “nel prato” rappresenta la realtà psichica ed esistenziale in atto, come dicevo in precedenza.

Guardo questa situazione da lontano con disapprovazione, ma intervengo con dei recipienti d’acqua per spegnere l’incendio.”

Allontanarsi dalla scena del crimine è un meccanismo di difesa che serve a stemperare il crescendo dell’angoscia e la comprensione del significato del sogno, il sentore emotivo del conflitto in atto nel sogno. Liliana razionalizza con il giusto distacco e il suo “Super-Io” censura e condanna l’accaduto. Liliana non si condivide e non si assolve, tutt’altro, si colpisce e si danneggia, non è contenta di sé e del suo comportamento in riguardo al sentimento di rivalità e alla maternità. Liliana non si piace in questa versione aggressiva e sofferente e provvede a ricomporre la sua emotività scossa e il suo conflitto con l’acqua che è un simbolo femminile. Ha compensato la sua maternità mancata con il suo essere femminile senza addurre il senso della mutilazione della maternità. Liliana ha ben razionalizzato, anche attraverso il sentimento d’invidia e la rivalità verso le altre donne, la sua realtà psichica in atto di donna senza figli.

Vediamo i simboli cosa consigliamo, come le stelle degli astrologi e le previsioni del tempo dei meteorologi. “Guardo” è la funzione razionale dell’Io ossia prendo consapevolezza, “questa situazione da lontano” ossia mi raffreddo emotivamente grazie alla razionalizzazione, “con disapprovazione” ossia condanno me stessa tramite il mio “Super-Io” o non mi sono piaciuta e mi censuro, “intervengo” è funzione vigilante dell’Io e principio di realtà, “recipienti d’acqua” o “sublimazione” e “traslazione” della maternità, “spegnere l’incendio” o per sedare il conflitto in riguardo alla maternità.

Questo è quanto dovuto al sogno di Liliana.

PSICODINAMICA

Il sogno di Liliana sviluppa la psicodinamica del “sentimento della rivalità” al femminile e lo lega alla maternità mancata. Liliana è in competizione con quella “parte psichica” di se stessa che ha sacrificato e ha operato censura della “libido genitale” e della possibilità di dare la vita a un figlio. Nelle pieghe oniriche si intravede un sentimento di rabbia verso se stessa per la non adeguata affermazione dei suoi diritti di donna e sentimenti di madre. Il sogno parte dall’infanzia e arriva alla giovinezza cavalcando la tigre della formazione psichica ricevuta e la tirannia assolutoria del “Super-Io”. Questo processo è sostenuto dall’assenso di un “Io” non certo accomodante e liberale. Il sogno si evolve dalla “rivalità professionale” alla “rivalità fraterna” e sfocia nella “rivalità genitale”.

PUNTI CARDINE

Il sogno di Liliana si lascia chiaramente cogliere nel suo “significato latente” in “questa mia amica, dovendo accendere dei bastoncini di incenso che tenevo io in mano, usa un accendino che però spruzza del materiale infiammabile ovunque, nei miei capelli, in un albero e nell’erba.”

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” si è ampiamente detto e con la giusta ironia sulla possibile fallacia delle interpretazioni e delle previsioni.

Il sogno di Liliana rievoca l’archetipo della Madre e della maternità nello specifico.

Il “fantasma” conclamato riguarda la maternità nella versione conflittuale, nonché il “sentimento della rivalità”.

L’istanza psichica della vigilanza razionale “Io” è viva e vegeta in “protesto” e in “sposto” e in “guardo” e in “intervengo”.

L’istanza psichica della rappresentazione dell’istinto “Es” si manifesta in “accendino” e in “liquido” e in “incendio” e in altro.

L’istanza psichica della censura morale e del limite si manifesta in “Capo ufficio” e in “con disapprovazione”.

Il sogno di Liliana svolge la “posizione psichica genitale”: “sacchetto origano” e in “scaffale spezie”.

Liliana usa in sogno i seguenti meccanismi e processi psichici di difesa: la “condensazione” in “ufficio” e in “sacchetto” e in “scaffale e in “capelli” e in “prato”, lo “spostamento” in “amica”, la “figurabilità” in “vasto incendio”.

Qualcosa sul processo psichico di difesa della “sublimazione” appare in “accendere dei bastoncini d’incenso”. La “regressione” è presente nei termini consentiti dalla funzione onirica.

Il sogno di Liliana evidenzia un tratto “competitivo” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva genitale”.

Per quanto riguarda le “figure retoriche” c’è da rilevare la “metafora” in “prato” e in “incendio”, la “metonimia” in materiale infiammabile”.

“Questo liquido provoca un vasto incendio nel prato.” è allegoria della rabbia legata alla rivalità e alla frustrazione del desiderio di maternità.

La “diagnosi” dice del sentimento della rivalità tra donne in merito alla realizzazione della maternità.

La “prognosi” impone la “razionalizzazione” dei “fantasmi” in circolazione e lo stemperamento delle angosce collegate alla mancata maternità.

Il “rischio psicopatologico” si attesta in una “psiconevrosi depressiva” prodotta dall’incrudelirsi del senso di perdita.

Il “grado di purezza onirica” è “buono” alla luce dell’equa combinazione della narrazione con i simboli.

La “causa scatenante” del sogno di Liliana si attesta in una riflessione sulla maternità mancata.

La “qualità onirica” è “dinamica” alla luce delle azioni e reazioni presenti, nonché dei forti contrasti emotivi.

Il sogno di Liliana si è svolto nella seconda fase del sonno REM e tale affermazione si giustifica con la forte reattività ed emotività presenti.

Il “fattore allucinatorio” si attesta nell’esaltazione del senso del tatto in “prendo” e della vista in “guardo questa situazione”. La dinamica del movimento è ben giostrata nelle varie sequenze delle scene oniriche.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Liliana è “buono” alla luce della giusto combinazione interattiva dei simboli, per cui il “grado di fallacia” è “minimo”.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Liliana è stata sottoposta all’attenzione di Stefano, uno studente di Filosofia presso l’Università di Catania, nonché un mio stimatissimo consanguineo. Questa è la nostra conversazione.

Stefano

Io sono alle prime armi e non posso controbattere nulla per quanto riguarda la simbologia, ma sulla Psicologia della sensazione e sulla Filosofia della percezione penso di avere studiato abbastanza. Me la puoi spiegare meglio?

Salvatore

Aristotele operò la rivoluzione culturale di ricondurre all’Io consapevole la regia del Tutto e fu il responsabile dell’uccisione della Natura vivente, “Ilozoismo”, al fine di formulare un Sapere scientifico che attingesse le cause della Realtà. Platone aveva diseredato l’uomo greco dal possesso di quella Verità che aveva relegato nel mondo oltre il cielo, iperuranio. Aristotele restituisce all’uomo greco mutilato la consapevolezza di essere artefice delle proprie conoscenze e soprattutto di essere capace di formulare una conoscenza oggettiva. Nel processo conoscitivo mise la “sensazione” alla base e la definì una forma indifferenziata di soggetto e oggetto. In questo proficuo impatto dell’Io con il non Io l’uomo è inebriato dionisiacamente dall’estasi del sapere e del gustare: “sapio” latino. La “percezione” si attestava nell’emergere della “coscienza di sé” e nel distacco dall’oggetto: Io sono Io e l’oggetto è l’altro da me, ma Io sono capace di ordinare le mie sensazioni secondo le categorie logiche. L’uomo con le sue varie e continue percezioni afferma se stesso come attore delle sue sensazioni e come diverso dagli oggetti da cui sono state scatenate. Il “fantasma” è presente in Aristotele proprio come una forma di conoscenza primaria in cui l’Io e l’oggetto sono ancora fusi e in attesa della vendemmia razionale o scientifica. Anzi si può tranquillamente affermare che la Fantasia è la consapevolezza umana di ordinare le sensazioni secondo conoscenze individuali e condivisibili. La “sensazione” è l’azione neurovegetativa, mentre la “percezione” è la prima “coscienza di sé” come attore di sensazioni collegate a un mondo di oggetti e di altri.

Stefano

Platone aliena l’uomo greco deprivandolo della sua autonomia e della sua verità, mentre Aristotele lo mette in piedi e lo pianta sulla Realtà. Giusto professore?

Salvatore

Grazie per l’epiteto e aggiungo che anche Marx metaforicamente rimise l’uomo in piedi dopo che Hegel l’aveva capovolto poggiandolo sulla testa: Idealismo contro Materialismo antropologico e storico. Mi piacciono le allegorie perché chiamano in causa la “figurabilità”, un meccanismo importante del “processo primario” che spiega un alto concetto del sistema di Logica filosofica messo in piedi dal gran sacerdote di Stoccarda. Al di là delle metafore e delle allegorie bisogna dire che nell’antichità greca dominava nella cultura di base lo schema “ilozoistico”: teoria del Tutto vivente, Uomo compreso. La Natura era ritenuta vivente e l’uomo era una parte del Tutto. Anassagora e le sue “omeomerie”, Democrito e i suoi atomi, particelle qualitative minime le prime e particelle quantitative minime le seconde, dettero l’assalto all’armonia ecologica “uomo-natura” per portare in alto l’uomo riducendo la Natura a oggetto della Logica e della Scienza. Il Tutto vivente fu scisso e la Natura fu uccisa e ridotta a una macchina complessa e immutabile da smontare e da conoscere sempre da parte di quel Soggetto emergente e distruttore chiamato “Uomo”. Cominciarono i Sofisti e Socrate, sofista anomalo ma pur sempre divulgatore della consapevolezza, a portare l’Uomo greco nell’agorà del primato scientifico con l’esaltazione della funzione razionale e dei “processi secondari” a tutto discapito dei “processi primari” e della portentosa umana Fantasia. Uccidere la Natura era la condizione per l’avvento della Scienza e Aristotele fu l’artefice di tanto scempio dell’Uomo greco e degli uomini che vivevano dove il sole cade, l’Occidente per l’appunto e quell’Occidente di cui siamo beneficamente impastati ancora oggi.

Stefano

E Socrate quale ruolo giocò in questo grande Olocausto?

Salvatore

Mi piace il termine che hai usato, Olocausto, perché dà il senso del Tutto vivente che brucia a conferma che il Grande scoppio è ciclico e diversificato, viaggia dagli atomi alle cellule, dalla Astrofisica alla Biologia, dalla Chimica alla Endocrinologia, dallo Elettromagnetismo all’Evoluzionismo.

Stefano

E dei buchi neri cosa mi dici? Quale metafora trovi?

Salvatore

La centrifuga di Socrate si attesta nel proporre la “coscienza di sé” come base di tutte le ulteriori conoscenze: ecologia della Ragione e della Mente. Un uomo che non sa di sé, “conosci te stesso”, non può privarsi delle superstizioni e non può partorire un bel niente: ironia e maieutica. Rientra in te stesso per fissare la base del Sapere dell’Altro e per collocare le conoscenze su un plateau umano universale e necessario. La Scienza è Logica, Etica e Politica e si esercita nella polis, la città stato e la democrazia diretta.

Stefano

Ah, la democrazia diretta via internet, quella scoperta da Grillo e da Casaleggio oppure la democrazia plutocratica di Berlusconi?

Salvatore

Ma vaffanculo! Sei un buffone e un impostore. “Per me tutto finisce qui”, come scrisse la tua sorellina congedando l’amore edipico verso il padre e appena innamorata di un bel tipetto della sua portata.

Stefano

Non m’inviti più?

Salvatore

Vade retro Satana! Tu mischi il sacro al profano come un moderno truffatore “compro oro”. A mai più!

Stefano

Ti ho fatto proprio incazzare e sono contento. Di nani, di buffoni, di giornalisti e di politici con te non si può proprio parlare, almeno fino a Craxi. Lì la Storia d’Italia si è fermata. Caro zio, sei proprio vecchio.

Salvatore

Ho conosciuto tempi peggiori, ma che un siciliano votasse per la Lega, ah, questo dovevo ancora viverlo. Sono molto contento di annoverarti tra i miei nobili nipoti per l’opportunità di crescita che mi hai dato.

LA MATERNITA’ IMPERVIA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Buongiorno dottor Vallone,

vorrei illustrargli il mio sogno perché mi ha colpito molto e non riesco a trovare una spiegazione.

Ho sognato, per ben due volte in questo periodo, di essere malata e di sembrare una zombie.

Dentro i miei occhi erano presenti dei vermi verdi che si muovevano.

La sensazione che ho avuto è stata di paura e subito dopo ho visto che li sputavo dalla bocca ed erano bianchi.

Sempre nello stesso sogno mi sono ritrovata in una parte di casa mia che funge da ripostiglio e doppio bagno e nel cui interno è presente una cassettiera ormai vecchia e rotta e di proprietà di mia nonna.

In questo contesto ho sognato il mio ex che riparava questo mobile con tutto il vestiario e altri oggetti per terra e di averci litigato.

Vorrei sapere cosa significano questi sogni veramente strani.

Cordiali saluti da Federica.”

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Quanto importante è per una donna diventare madre ?

Quale trauma psichico comporta la sterilità ?

Quale e quanta sofferenza si annida negli interventi chirurgici che mutilano la “genitalità” femminile ?

Mi fermo a queste ricorrenti questioni per non drammatizzare ulteriormente le psicodinamiche collegate.

Prima domanda: realizzare la maternità si traduce in esercitare la “libido genitale” e vivere “la posizione psichica genitale” insieme a un uomo investito di attrazione sessuale e di sentimento d’amore, il famoso o famigerato “altro”. Per una donna diventare madre comporta il portare avanti l’evoluzione del suo “psicosoma” con la concretezza vivente e l’oggetto visibile della sua natura femminile.

Seconda domanda: la sterilità comporta l’esercizio del meccanismo psichico di difesa dall’angoscia della “razionalizzazione della perdita”. Quando la donna ha la consapevolezza dell’impossibilità di avere figli, si dispone all’accettazione della realtà e a trovare soluzioni idonee alla sua formazione psichica e culturale. Questa donna non è figlia di un dio minore se non sarà madre naturale o se sarà madre adottiva o se si gusterà la vita istruendo i “meccanismi di difesa” utili alla sua situazione psico-esistenziale.

Terza domanda: al trauma organico si associa un delicato e pericoloso trauma psichico. La donna si convince della realtà in atto in breve tempo, ma ha bisogno di ben calibrare dentro di lei cosa le sta succedendo semplicemente perché reagirà alla perdita traumatica reale in base alla sua “organizzazione psichica reattiva”, in base alla sua formazione e in base a come ha messo a posto le varie “posizioni” evolutive. Questo discorso è degno di chiarimento e mi riservo di riprenderlo nella sezione “domande & risposte”.

Ho preferito il titolo “la maternità impervia” per indicare che la gravidanza e il parto sono momenti belli e conflittuali nel cammino della vita di una donna, al di là delle complicazioni reali e traumatiche in cui può incorrere. Una donna cosiddetta “normale” parte con il bagaglio dei “fantasmi” in riguardo alla deflorazione, alla sessualità, alla fecondazione, alla gravidanza, al travaglio e al parto. Possono bastare per non annoiarsi e per avere una vita spericolata.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Vorrei sapere cosa significano questi sogni veramente strani.”

I sogni non sono mai strani o estranei. I sogni sono nostri e siamo noi, meglio, una parte psichica di noi, quella emergente nel momento storico ed esistenziale che stiamo vivendo. Non solo ci riguardano alla grande, ma ci coinvolgono anche perché li elaboriamo con quella funzione poetica-creativa che si ascrive ai “processi primari”, la nostra Fantasia per intenderci.

Ed ecco che Federica definisce “strana” quella “parte psichica di sé” o quella “se stessa” che si è manifestata nel teatro onirico e ha recitato il sogno, quasi come se non le appartenesse, quasi come se non volesse accettarla e volesse liberarsene. Invece, il sogno è terapeutico, è la nostra naturale auto-terapia e per realizzarla basterebbe ricordare il “Linguaggio dei simboli”, il nostro primo Linguaggio e la nostra prima Logica. Leggi, tanto per gradire, il “Linguaggio dimenticato” di Fromm.

Inoltre, il sogno ha il potere di compattare la nostra struttura psichica evolutiva, propriamente “organizzazione psichica reattiva”, integrando vissuti estromessi e parti non riconosciute o addirittura rifiutate.

Federica vuole proprio sapere cosa significano questi sogni strani per capire cosa si sta muovendo in lei e cosa spontaneamente e naturalmente ha riesumato dormendo. La curiosità di sapere è la difesa per ridimensionare l’effettivo bisogno di “sapere di sé”. Se poi questa difesa si aggrava, si definisce “resistenza” e si traduce nell’indisposizione a prendere coscienza del materiale psichico rimosso perché emotivamente ingestibile dall’economia nervosa del sistema psichico. Per qualsiasi finalità Federica chiede di sapere, io ubbidisco come Garibaldi e la ringrazio di avermi fatto partecipe di qualcosa d’importante che intimamente la riguarda.

Ho sognato, per ben due volte in questo periodo, di essere malata e di sembrare una zombie.”

Va da sé che Federica non sta bene e non attraversa un bel “periodo” della sua vita. Il simbolo della “malattia” dice che si tratta di una disarmonia tra “parti psichiche” che non sono state ben razionalizzate e integrate nella sua “organizzazione psichica reattiva” o struttura evolutiva. Questa mancata operazione rende ragione delle turbolenze di un conflitto non risolto o di un trauma non adeguatamente assimilato.

Ma quale conflitto?

Quale trauma?

Un “fantasma di morte” è condensato nello “zombie”, un morto vivente, un “fantasma depressivo di perdita” e di carenza di vitalità, una psicoastenia o una “psiconevrosi attuale”, come Freud definiva i disturbi che non hanno una causa remota e rimossa. In ogni caso Federica sente la morte dentro. Non resta che procedere con cautela e cercare la coerenza consequenziale.

Dentro i miei occhi erano presenti dei vermi verdi che si muovevano.”

Nell’immediato decodifichiamo il simbolo dei “vermi”: spermatozoi. Si tratta del seme maschile con la massima evidenza e certezza. Federica ha il conto sospeso con l’universo maschile e il liquido seminale: un trauma o un’elaborazione psichica sul tema della fecondazione.

Ma perché lo sperma si trovava negli occhi?

Gli “occhi” sono il simbolo della vigilanza logica e della lucidità razionale, del “principio di realtà” e dell’istanza psichica “Io”. Federica ha ben chiaro in mente un progetto di gravidanza. Il colore “verde” attesta della vitalità e della realtà in atto: “che si muovevano”. Il sogno di Federica riesuma il desiderio e il tentativo di restare incinta.

La sensazione che ho avuto è stata di paura e subito dopo ho visto che li sputavo dalla bocca ed erano bianchi.”

Federica rifiuta la gravidanza, si libera degli spermatozoi per la paura di restare incinta: “sputavo”. La “bocca” condensa il simbolo dell’organo sessuale femminile e nello specifico le grandi labbra. Il colore “bianco” attesta simbolicamente di una neutralità e di una insignificanza: il seme ormai è inerte e inanimato. “Ho visto” si traduce in ero consapevole. Federica ha piena coscienza di non essere gravida e rappresenta la perdita progressiva dalla vagina degli spermatozoi dopo l’eiaculazione. La testa vuole, ma il corpo rifiuta. Federica è molto contrastata sulla sua maternità.

Sempre nello stesso sogno mi sono ritrovata in una parte di casa mia che funge da ripostiglio e doppio bagno e nel cui interno è presente una cassettiera ormai vecchia e rotta e di proprietà di mia nonna.”

Un altro spezzone di sogno dice che Federica sta rievocando del materiale psichico intimo e rimosso e che riguarda il suo essere femminile. Quest’ultimo è vissuto male perché è vecchio e rotto come la “cassettiera” della nonna. Ritorna la scarsa considerazione, quasi il disprezzo, che Federica ha per il suo corpo di donna. La “casa” rappresenta simbolicamente la struttura psichica in evoluzione. Il “ripostiglio” condensa, sempre simbolicamente, il meccanismo di difesa della “rimozione”, il luogo dove per difesa dall’angoscia releghiamo i vissuti ingestibili dalla coscienza. Il “bagno” attesta che il materiale psichico in questione riguarda l’intimo e il privato, il delicato e il personale, l’erotismo e la sessualità. La “cassettiera” è il simbolo dell’universo psicofisico femminile in quanto condensa la recettività sessuale della donna e la comprensione del grembo materno. “Vecchia e rotta” vanno da sé che contengono la disistima e il disprezzo della sessualità e della femminilità: sterilità e disfunzione. La “proprietà della nonna” è il richiamo di Federica alla persona in cui si è identificata nel momento in cui ha superato la conflittualità con i genitori, ”posizione edipica”, e ha acquisito l’identità femminile. Ripeto: nello stesso sogno Federica dimostra di non voler la gravidanza e di avere un cattivo rapporto con il suo corpo e con la sua sessualità nello specifico. E’ possibile che questo trambusto drammatico sia legato a qualche trauma fisico e chirurgico, ma il sogno non lo dice fino a questo momento.

In questo contesto ho sognato il mio ex che riparava questo mobile con tutto il vestiario e altri oggetti per terra e di averci litigato.”

Ancora un altro sipario: l’ex partner sessuale, che poteva essere risolutore per una gravidanza qualora l’apparato sessuale e genitale fosse stato sano e non da riparare, è motivo di conflitto e di incompatibilità. Ritorna la possibilità di una ricerca di gravidanza dopo aver subito un intervento traumatico. Federica ha una “cassettiera” rotta che non si può riparare. L’aspetto truce di questo quadro che Federica propone in sogno è rappresentato da “tutto il vestiario e gli altri oggetti per terra”. Dà il senso della perdita dei modi di essere donna e di parti fisiche dell’apparato genitale. Un vero dramma per una donna è proprio la sterilità indotta da una malattia o da una insanabile disfunzione. Forse il suo “ex” a suo tempo non aveva voluto un figlio da Federica e l’aveva indotta a interrompere la gravidanza. In ogni caso si tratta di un vero e proprio trauma del Corpo in primo luogo e, di poi, naturalmente della Mente.

Questo è quanto dovuto al sogno di Federica.

PSICODINAMICA

Il sogno di Federica svolge in maniera lineare la psicodinamica della frustrazione dell’istinto materno a causa di un importante trauma psicofisico. La simbologia mette insieme uno psicodramma che si appaga della compostezza emotiva a causa di una necessaria “razionalizzazione” dei vissuti e degli eventi. Questi ultimi possono riguardare l’ambito chirurgico, mentre i vissuti si adeguano a una realtà di sterilità. Federica può aver subito l’asportazione dell’utero o delle ovaie e ha dovuto razionalizzare la perdita del corredo genitale.

PUNTI CHIAVE

I sogni di Federica girano attorno ai seguenti cardini: “Dentro i miei occhi erano presenti dei vermi verdi che si muovevano…li sputavo dalla bocca ed erano bianchi”: il primo sogno. “Una cassettiera ormai vecchia e rotta” spiega inequivocabilmente il secondo sogno.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

I simboli presenti nel sogno di Federica sono la “malattia” o disarmonia tra parti psichiche, lo “zombie” o fantasma di perdita della vitalità, i “vermi” o gli spermatozoi, gli “occhi” o Io vigilante e principio di realtà, “verde” o vitalità in atto e realtà gratificante, “si muovevano” o intenzionalità psichica, “sputavo” o rifiuto, “bocca” o grandi labbra e parte esterna dell’organo sessuale femminile, “bianco” o caduta della vitalità in questo caso, “vecchio” o caduta della vitalità, “rotta” o disfunzione psicofisica, “cassettiera” o grembo e genitalità femminile, “casa” o organizzazione psichica reattiva in atto, “ripostiglio” o il Subconscio e difesa della rimozione, “bagno” o intimo e privato, “nonna” o crisi identificativa, “vestiario” o generici modi di apparire, “oggetti” o parti psicofisiche alienate, “ex” o attualizzazione del rimosso, “terra” o principio femminile.

Il sogno di Federica è ricco di simboli che ben interagiscono nel confermare una crisi della maternità e della funzione genitale.

L’archetipo evocato è la “Madre” e il Principio femminile con tutto il corredo mitico e mitologico di cui è stato nei millenni dotato nel bene, maternità, e nel male, seduzione.

Il “fantasma depressivo di perdita” è presente nell’esordio del sogno in “di essere malata e di sembrare uno zombie”, nonché in “li sputavo dalla bocca”. Ricordo che si tratta di una variante del “fantasma di morte” e per la precisione della “posizione genitale”: frustrazione dell’istinto materno per crisi della vitalità e della capacità.

Il sogno di Federica mostra in azione l’istanza vigilante e razionale “Io” in “ho visto”, mentre l’istanza pulsionale “Es” è dominante e si vede chiaramente in “Dentro i miei occhi erano presenti dei vermi verdi che si muovevano.” e in “li sputavo dalla bocca ed erano bianchi.” e in “una parte di casa mia che funge da ripostiglio e doppio bagno” e in “una cassettiera ormai vecchia e rotta e di proprietà di mia nonna”. L’istanza morale e censoria del “Super-Io” non figura. Il prodotto psichico di Federica si può definire “sogno dell’Es”.

Il sogno di Federica svolge le tematiche della “posizione psichica genitale” in “erano presenti dei vermi verdi che si muovevano.” e in “li sputavo dalla bocca ed erano bianchi.” e in “una cassettiera ormai vecchia e rotta e di proprietà di mia nonna.” Tracce della “posizione psichica orale” si intravedono in “di essere malata e di sembrare una zombie.” proprio per il senso di solitudine e di mancanza di affetti.

Sono usati i seguenti “meccanismi psichici di difesa”: la “condensazione” in “zombie” e in “vermi” e in “occhi” e in “bocca” e in altro, lo “spostamento” in “vecchia” e in “ripostiglio” e in “bagno” e in “una cassettiera ormai vecchia e rotta”, la “rimozione” in “ripostiglio”, la “figurabilità” o rappresentazione per immagine in “zombie” e in “vermi verdi che si muovevano” e in “li sputavo dalla bocca ed erano bianchi.” e in “una cassettiera ormai vecchia e rotta”. La “drammatizzazione” si coglie in “Dentro i miei occhi erano presenti dei vermi verdi che si muovevano.”

La “regressione” è presente nei termini dovuti alla funzione onirica o all’atto del sognare, mentre della “sublimazione della libido” non si trova traccia. La “compensazione” non trova posto nel sogno di Federica.

La “organizzazione psichica reattiva” evidenziata è “genitale”. Federica vive un drammatico conflitto sulla possibilità di diventare madre.

Le “figure retoriche” formate da Federica nel sogno sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “”zombie” e in “vermi” e in “occhi” e in “labbra” e in “cassettiera”, la “metonimia” o relazione logica in “sputavo” e in “vecchia” e in “nonna” e in “ripostiglio”, la “enfasi” o forza espressiva in “Dentro i miei occhi erano presenti dei vermi verdi che si muovevano.”. La trama del sogno è compilata da Federica in maniera prosaica e fortemente realistica.

Si riscontra la “allegoria della psicoastenia” in “di essere malata e di sembrare una zombie.”, la “allegoria dello sperma” in “vermi verdi che si muovevano.”, la “allegoria dell’aborto” in “li sputavo dalla bocca ed erano bianchi.”.

La “diagnosi” dice di una frustrazione della “libido genitale” legata a una sterilità congenita o acquisita: trauma chirurgico.

La “prognosi” impone a Federica di “razionalizzare” la sua reale condizione di donna che non può avere figli e di valutare in maniera seria la possibilità di adozione. In ogni caso il processo della “sublimazione della libido genitale” è molto utile e proficuo nel far sentire Federica generosa come una madre.

Il “rischio psicopatologico” si attesta nella mancata “razionalizzazione” dello stato psicofisico in atto e nella ricerca spasmodica di realizzare a tutti i costi l’istinto materno. La conseguenza porta a rasentare lo “stato limite”, proprio perché si chiama in causa la pulsione di onnipotenza che è una cattivissima compagna di viaggio nella vita. Voglio significare che Federica rischia di elaborare una forma di delirio compensativo qualora rifiuta la realtà.

Il “grado di purezza onirico” è stimato nell’ordine del “buono” perché concilia l’aspetto surreale con la narrazione e l’accomodamento della comunicazione.

La “causa scatenante” del sogno si attesta nella riflessione pomeridiana sulla maternità e sullo stato psicofisico. Magari la visione di un bambino che gioca nel parco può aver suscitato il sogno con tutta la sua intensità emotiva.

La “qualità onirica” è decisamente “surreale” per l’originalità della composizione e del “lavoro” onirico.

Il sogno di Federica può essere stato effettuato durante la seconda fase del sonno REM e in superamento verso il nonREM. L’intensità emotiva giustifica tale collocazione.

Il “fattore allucinatorio” si colloca nell’esaltazione del senso della “vista” in “ho visto che li sputavo dalla bocca ed erano bianchi”.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Federica è “buona” a causa della chiarezza dei simboli e della loro interazione. Il “grado di fallacia” è “minimo”.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Federica è stata sottosta all’attenzione e alla sensibilità di una donna che ha voluto restare anonima.

Domanda

La leggo da tempo e per comodità mi son fatta uno schema semplice sulle “posizioni psichiche” che sono importanti per capire il sogno. Vorrei che lei mi dicesse se è giusto l’inquadramento che ho fatto. “Posizione orale” – dipendo dunque sono, “posizione anale” – posso dunque sono, “posizione fallico-narcisistica” – mi piaccio dunque sono, “posizione edipica” – combatto dunque sono, “posizione genitale” – riconosco dunque sono. Mi sono rifatta al “cogito ergo sum” di Cartesio perché, come lei sa, io insegno filosofia. Mi dica se va bene. Per capire le sue interpretazioni dei sogni bisogna aver chiari in testa alcuni punti chiave che ricorrono immancabilmente in ogni articolo.

Risposta

Perbacco se va bene, va benissimo al punto che ti chiedo se posso usare questo schema nei prossimi lavori. Hai sintetizzato benissimo le caratteristiche psichiche dell’evoluzione psicofisica: la dipendenza e la vita affettiva, la ricerca del potere e dell’autonomia, l’autocompiacimento e l’individualismo, la conflittualità con i genitori e l’identificazione al maschile o al femminile, il riconoscimento dei genitori e la disposizione verso l’altro. L’essere psichico si attesta nel divenire psichico, nell’elaborazione evolutiva di questi tratti specifici e nella loro compresenza e simultaneità. Eraclito e Parmenide si incontrano nell’osteria di Freud. Dopo i dodici anni i vissuti di base sono stati organizzati e nel prosieguo della vita si allargheranno e si approfondiranno secondo questi paradigmi che tu hai ben sintetizzato. In questo modo si forma la personalità e il carattere, meglio la “organizzazione psichica reattiva” o struttura psichica evolutiva. I “fantasmi” sono la base dinamica di questa opera di costruzione e di integrazione operata dall’Io cosciente e razionale di ogni persona e al di là di qualsiasi razza e cultura. La Psiche e il Corpo sono il fondamento naturale dell’uguaglianza tra gli uomini, ma attenta a dirlo ai cafoni e agli ignoranti.

Domanda

Dalla lettura del sogno sorgono tante domande. Federica può aver subito un intervento chirurgico che l’ha resa sterile o era sterile di suo o era sterile per motivi psicologici. Cosa mi dice?

Risposta

Proprio vero. In questa ricerca della verità oggettiva ci si appella a cosa dice il sogno con la sua capacità di traslare la realtà e la verità nel registro dei simboli. Il sogno dice sempre una parte della verità oggettiva, perché dà per scontato tutto il resto. Mi spiego: Federica sa che non potrà avere figli e allora sviluppa in sogno il suo dolore per l’impossibilità di diventare madre. Oppure, Federica ha la paura inconsulta del travaglio e del parto, per cui rifiuta lo sperma e la fecondazione. Che sia una sterilità organica o una menomazione chirurgica, il sogno non lo dice nei termini plausibili di un’affermazione. Il sogno di Federica sviluppa un capitolo del suo romanzo di donna e di potenziale madre. La Psiche contiene tutto il quadro, ma privilegia in sogno la parte emergente in base allo stimolo avuto. Esempio: nel pomeriggio si è recata in ospedale per visitare qualcuno e si è ricordata per un attimo del suo trauma chirurgico oppure ha visto un bambino in carrozzina e ha ripescato la sua voglia di essere madre. Per quanto riguarda la “sterilità psicogena” non sono convinto che la Psiche possa annullare la biologia della fecondazione. Può contrastarla, ma non può impedirla. Madre Natura e Padre Ghiandola non si lasciano abbindolare da qualsiasi drastica azione psichica di annullamento o di inibizione. Si è detto sul tema che la donna secerneva in vagina, a causa della tensione nervosa legata alla paura della gravidanza, sostanze acide spermicide o ritardanti l’incontro del seme con l’uovo. Quando c’è la giovinezza e la bontà degli ormoni, la Natura procede in pompa magna sul carro del vincitore. La Filogenesi vince sull’estinzione della Specie. L’Evoluzione si basa anche sulla fertilità delle varie Specie, per cui si evolvono facilmente le Specie prolifiche e si estinguono le Specie non prolifiche e che abbisognano di molto tempo per la gestazione. In sostanza, topi e conigli non mancheranno mai sulla faccia della Terra.

Domanda

Tutto quello che lei dice è interessante, ma, tornando al sogno di Federica, è possibile che il suo “ex” fosse sterile e che lei lo ha mollato perché non poteva fecondarla, visto che lo sperma era prima verde e poi bianco. Il sogno ci dice di considerare anche questo.

Risposta

Escludo che l’uomo fosse sterile. Il problema psicofisico è di Federica. E’ lei che si accorge di non portare avanti la gravidanza e di non accogliere il seme nella maniera dovuta. E’ lei che opera la metamorfosi dello spermatozoo da vitale-verde a morto-bianco. Se fosse stato sterile il maschio, non ci sarebbe stato motivo di tanto dramma semplicemente perché lei era fertile e avrebbe potuto sempre fare un figlio con un altro uomo o con la fecondazione del suo uovo con lo spermatozoo di un altro uomo: “fecondazione assistita eterologa”. Stiamo sconfinando dal sogno di Federica ai tempi moderni e ai vantaggi offerti dalla Scienza medica alle problematiche femminili sulle possibilità di avere un figlio. E’ un argomento molto sentito dalle donne europee, alla luce del fatto che si fanno pochi figli e dopo i quarantanni e alla luce dell’incremento della sterilità maschile. Quest’ultima è dovuta a vari fattori e tra questi prevale la tossicità dell’alimentazione. I pesticidi usati in agricoltura aggrediscono i testicoli danneggiando e riducendo la produzione di sperma: oligospermia e necrospermia. Nel tempo andato durante la visita medica per il servizio militare era possibile diagnosticare il varicocele e ridurre le cause di sterilità. Oggi il maschio non è messo tanto bene a causa dell’aria che respira e di quello che mangia.

Domanda

Quindi era un problema di Federica. E allora, il passaggio dagli occhi alla bocca nel sogno vuol dire che lei guarda i vermi verdi, prende coscienza che lo sperma è buono, e poi si accorge che le esce bianco dalla bocca, ossia che le esce morto dalla vagina.

Risposta

Perfetto. Oltre che filosofa sei anche una buona interprete dei simboli.

Domanda

Ho ripetuto quello che ha detto lei, ma comunque la ringrazio per il complimento. Cosa si può dire alle donne che hanno subito interventi chirurgici drastici che le hanno rese sterili?

Risposta

E’ una questione talmente delicata che si può affrontare partendo dall’organizzazione delle strutture sanitarie. Bisogna introdurre nel reparto di Ginecologia e di Ostetricia la figura dello psicoterapeuta. Questa innovazione è essenziale, oltre che civile, ma in Italia siamo lontani anni luce da questa sensibilità e quindi non consideriamo la necessità di tale e tanta presenza che darebbe qualità all’esperienza della maternità e sarebbe di rispetto per le donne. Non soltanto, ma si eviterebbero con la presenza fissa e continua dello psicoterapeuta nel reparto, i rischi di subire traumi durante il travaglio e diminuirebbero le pericolose depressioni “post partum” e tutto quello che viene diagnosticato con sindrome “puerperale”, come se il procreare fosse uno stato prossimo alla malattia psichiatrica. Per quanto riguarda gli interventi chirurgici ginecologici, bisogna pensare che la perdita della funzione genitale fa perno sul “fantasma di morte” nelle versioni “negative” di “perdita” depressiva o di “frammentazione” o di “mutilazione” o di “castrazione” e si manifesta attraverso le crisi d’angoscia e la conversione della tensione nell’elaborazione di fobie e di paranoie. La donna regredisce alle “posizioni psichiche” sensibili in cui è possibile fissarsi per elaborare l’angoscia di perdita secondo le pulsioni dominanti in quella fase evolutiva. E qui mi potrei fermare perché si apre un lungo discorso clinico.

Domanda

No, continui. Fa bene a noi donne sentire queste cose e si spera che faccia bene anche agli uomini che amano le donne, almeno quelli che sono rimasti in circolazione.

Risposta

Giusto, capisco il tuo pessimismo, ma lo trovo esagerato. Esemplifico e sintetizzo. Il “fantasma di morte” si distingue in base alla “posizione psichica” che la donna rivive e che ha a suo tempo elaborato. Vediamo le varianti cliniche e le psicodinamiche.

Il trauma chirurgico in lesione dell’apparato genitale quando si innesta e attecchisce nella “posizione orale” risuona con le note dell’abbandono e della dipendenza affettiva. L’angoscia è di “solitudine” e la donna ha tanto bisogno di essere amata, consolata, rassicurata e di dipendere affettivamente: psiconevrosi depressiva transitoria e risolvibile in breve tempo attraverso una buona “razionalizzazione” della perdita.

Se il trauma chirurgico si fissa nella “posizione anale”, l’angoscia è di “frammentazione” e scatena l’aggressività contro gli altri e contro se stessa, pulsioni sadomasochistiche pericolose per la donna e per la convivenza. Questa è la situazione psichica più delicata e pericolosa per l’equilibrio psicofisico semplicemente perché la donna nella ricerca della sua autonomia proietta la sua angoscia nelle persone del suo ambiente nel tentativo di liberarsene. La “sindrome paranoica” è richiamata e interessa il sistema relazionale. Nelle relazioni con le persone si manifesta persecuzione e nelle relazioni con le cose si stabilisce fobia. Questo stato psichico deve essere risolto perché contempla la possibilità della violenza, per cui si rende necessaria la psicoterapia.

Se il trauma chirurgico si fissa nella “posizione fallico-narcisistica”, l’angoscia è di “mutilazione” e la reazione oscilla tra l’esaltazione e l’isolamento. La donna vive una forte offesa al proprio corpo e in via traslata all’amor proprio e al suo valore, per cui tende a rimuovere l’angoscia o a sublimarla. Se la “rimozione” non funziona, la donna vive e realizza una pulsione all’isolamento e all’introversione. Se la “sublimazione” non esaurisce e non compensa le cariche nervose, la donna esperisce altri “meccanismi psichici di difesa” utili a ricompattare l’Io nei termini di un’auto-gratificazione intensa.

Se il trauma chirurgico si fissa nella “posizione edipica”, l’angoscia è di “castrazione” e la donna vive la perdita e l’offesa come una punizione istruendo sensi di colpa che tendono all’espiazione attraverso la “conversione isterica” e la “formazione di sintomi”: “psiconevrosi isterica”.

Se il trauma chirurgico si fissa nella “posizione genitale”, l’angoscia è di perdita depressiva con una caduta nell’indeterminato psichico. La donna tende a riprendersi con la “razionalizzazione” del trauma e a reagire con il riconoscimento dell’esperienza vissuta. Si prende amorosa cura di sé e del suo destino: “amor fati”. Matura il sentimento d’amore e di cura di sé e dell’altro. Condivide le sue angosce in coppia e in famiglia. La psiconevrosi depressiva si risolve in breve tempo.

Questa sintesi si conclude e dimostra quanto sia necessaria e proficua la Psicoterapia nei reparti, non soltanto di Ginecologia e Ostetricia, di qualsiasi ospedale. Umanamente ci saranno meno persone da curare con sintomi strani che la Medicina organica non capisce e non contempla. In certi settori e specialmente in quello psicologico siamo all’età del bronzo.

Domanda

L’adozione è una soluzione importante?

Risposta

L’adozione è una degna compensazione dell’istinto materno e permette la traslazione dell’investimento “genitale” in un essere umano. In maniera ottimale il bambino adottato nel primo anno di vita è meno problematico rispetto al ragazzino di dieci anni che è già ben strutturato a livello psicologico. E’ anche umano che le coppie abbiano una preferenza e un desiderio quando si accingono all’adozione. Spesso chiedono agli psicologi notizie al riguardo. Alcune donne prediligono un neonato e altre non avanzano distinzioni. E’ importante che la coppia sappia che la formazione psichica avviene nei primi anni di vita, in maniera che possa stabilire il grado di impegno educativo e la qualità formativa che l’adozione comporta. E’ senz’altro più problematico il bambino che viaggia dai cinque ai dodici anni, rispetto al bambino di un anno che si forma in quel contesto familiare e con quei genitori e senza avere la consapevolezza della vecchia e della nuova situazione. Il primo avrà la pulsione di cercare i genitori naturali e di ritornare con loro. Il secondo non si pone minimamente il problema.

Domanda

Ma bisogna dire al bambino che è stato adottato?

Risposta

I genitori sono per il bambino piccolo le figure che lo nutrono e lo proteggono con le mille cure chiamate amore. Quando cresce non è necessario dire la verità sulla sua origine, anzi è dannoso per l’economia psicologica. Qualora intercorressero circostanze impreviste o si rendesse necessario per fattori somatici, si deve comunicare la verità. Questa è una questione spinosa che va affrontata caso per caso. In generale vale la regola dell’omissione della notizia, omissione non bugia. Al trambusto critico evolutivo è preferibile non associare un tema così delicato ed esistenziale.

Domanda

Consiglia l’adozione?

Risposta

E’ una decisione altamente nobile ed è una scelta di estrema naturalezza. Si può adottare anche in presenza di figli propri e di cani e gatti. Il sentimento d’amore è psicologicamente la migliore cura agli affanni dell’esistenza.

Domanda

Grazie.

Risposta

Prego e alla prossima.

Vi lascio una storia decisamente “pop” e degna di essere visitata a occhi aperti e con la giusta ironia.

IL TESTAMENTO DI DONNA FRANCA

DA BIGOLINO

Mi trovo in alto mare con un marito ingrato e un compleanno crudele,

con una palestra polverosa e una farmacia acidula,

con una supposta arrotondata e una leccornia consolatrice.

Oggi mi sono fatta di Valium e di Nutella

e ho scritto il mio testamento di malata di aids,

una malata senza speranza e speranzosa nello stesso tempo.

“Malamente lascio tutti voi,

ma vi lascio bene e in famiglia

e questo è per me motivo di consolazione in tanta disgrazia.

I figli li terrai tu, come abbiamo deciso a suo tempo”.

Tu!

Tu sei stato il mio uomo,

ingrato,

ma sei stato il mio uomo

e sai che ti rivedo sempre volentieri

e sai benissimo che ti coltivo con amore dentro di me

come la mia ipocondria

e, siccome non ho altro da pensare,

penso a te come il mio unico e vero male.

Per il resto niente di nuovo sotto le nuvole del mio cielo.

Tutto avverrà necessariamente

com’è stato scritto nel libro mastro della mia vita.

Io lascerò il mio tempo allo spazio e il mio spazio al tempo,

sarò pura energia dotata di pensiero pensante in atto

e vivrò finalmente conosciuta a me stessa tra dimensioni ignote e luminose.

Io passerò nel momento a me destinato

e sarò puro spirito tra puri angeli senza ali.

Ma quante colpe devo espiare ancora in questa vita prima di evolvermi?

Quanto deve soffrire questo mio pesante involucro?

Ormai sento soltanto la sua oppressione,

sento dentro di me serafiche campane

che inutilmente battono a martello

perché io non riesco ancora a morire.

Tutto mi consola e mi atterrisce allo stesso tempo.

Ho anche paura della pubblicità in tv

e mi angoscia ricordare il tuo aspro martello

che batte insolente nel dolce collo del mio rustico anfratto.

Il mio amore per te, del resto, è stato anche questo,

sciorinare liquidi da mucose allettanti

indossando una camicia da notte presa in prestito da mia madre.

Ma questo era il mio corpo vivo.

Il mio corpo defunto sarà feticcio ed esorcismo del male a futura memoria.

Amarcord.

Io mi ricordo di tutto e mi ricorderò di te.

Tu ricordi e mi ricordi ancora?

Se per caso mi hai dimenticato in un anonimo hotel

tra le pieghe di un lenzuolo clandestino,

ricordati di me che son la Franca,

nata a Bigolino in provincia di Treviso

e morta chissà dove e chissà quando.

Sai,

io sono ancora libera,

una donna libera dentro nonostante la serie dei pensieri funesti,

fantasmi da tragedia greca che mi perseguitano

come un vizio dolce e assurdo allo stesso tempo.

Perché non ti fermi ancora un po’ con me?

Perché non ristai?

O forse hai paura di vedere una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo.

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Tardivo e vano, ormai, è il nostro chiacchierare da lontano,

una minestra di cicerchia per poveri vecchi,

una strana senescenza e una precoce vecchiaia,

una truffa all’INPS.

Eppure,

se tu fossi qui e se tu volessi,

un bacio sotto il portone te lo darei volentieri

anche se so che non sarebbe da fine del mondo e neanche la fine del mondo.

Un bacio si può anche dare e ricevere.

Sai perché non ti direi di no?

Semplicemente perché dal movimento biologico avrei la possibilità

di constatare quanti ormoni ancora restano in circolazione nel mio povero corpo,

un ineffabile e macabro test di vita e di morte.

O forse hai ancora paura di vedere una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo.

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Vorrei per me leggerezza e promiscuità

in questo insostenibile e imminente distacco,

in questo giocare a scacchi dentro un’interminabile partita

con i cavalli in tilt perenne e senza palle,

con i pedoni stacanovisti e tutori della verginità della regina,

ossequiosi del fallo del re,

con le torri immobili che guardano la partita dall’alto dei loro merli.

Ma vaffanculo!

Scusa lo sfogo e assolvi la mia rabbia.

Te lo chiedo per favore.

La verità è che tu non mi hai mai pensato

e quindi non puoi e non potrai ricordarmi.

La verità è che tu non mi hai mai desiderato

e quindi non puoi e non potrai gradirmi.

Come fai a ricordare e a gradire ciò che non hai pensato e desiderato?

A me non resta che ringraziarti

ed esserti riconoscente per tutto quello che non abbiamo fatto

e non abbiamo vissuto insieme.

Sei contento?

O forse hai ancora paura di vedere una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo.

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Perdonami, ti prego, abbi pietà di me!

Prenditi la mia disponibilità

e non far perno sui miei sensi di colpa,

perché questo tu lo sai ben fare

e soprattutto lo hai saputo ben fare.

Non scassinarmi l’anima!

Indiscutibilmente sei stato un maestro

nello scuotermi dalle fragili radici

e nel farmi ballare le morbide tette sotto il maglio.

Un maestro!

E che maestro!

Eppure dicevi di amarmi.

E quante volte lo dicevi.

Lo dicevi

e lo ridicevi in tutte le lingue che conoscevi.

Il sentimento d’amore, mio caro, non è un semplice “Franca ti amo”,

un altro “Franca ti amo”

e un altro ancora più semplice “Franca ti amo”.

Il sentimento d’amore non è uno scambio di enigmatici sguardi

o una meravigliosa sintonia sessuale.

Il sentimento d’amore non è un bancomat da condividere

o un mutuo inestinguibile presso la banca delle Prealpi.

Il sentimento d’amore è un esercizio del corpo e della mente,

un training quotidiano che culmina nella scelta mattutina,

tu di me e io di te.

Il sentimento d’amore è una cosa seria

e altro non so dire perché altro non è.

Sappilo, emerito pirata!

Tu, invece, chi sei stato?

Tu, invece, chi sei ancora oggi?

Un praticante di occasioni mancate e spesso azzeccate.

Sei triste adesso?

O forse hai ancora paura di vedere una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo.

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Non farci caso,

non sono gelosa,

sono soltanto imbarazzata,

tanto imbarazzata per le mie assurdità.

Sto per lasciare il mio corpo

e penso al tempo delle mie mele

quando uscivamo insieme andando in culo al mondo

a cavallo della tua Lambretta

e con un pacchetto di Marlboro nella tasca dei jeans.

E io me la tiravo

dicendoti che il mio cuore era uno zingaro

che cercava tutto quello che non era normale,

tutto quello che era fuori moda,

tutto quello che era fuori uso,

tutto quello che era fuori corso.

Amavo il diverso

e proprio per questo avevo scelto te.

E io cantavo, cantavo,

cantavo a squarciagola per farmi sentire da te,

cantavo “che colpa ne ho,

se il cuore è uno zingaro e va,

catene non ha,

il cuore è uno zingaro e va,

finché troverà la cosa più bella che c’è,

raccoglierà le stelle su di sé e si fermerà, chissà.”

Un girovago,

un viandante,

un Ulisse era il mio cuore.

E così mi sono fermata da te.

Ci sei?

Ci stai?

O forse hai ancora paura di vedere una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo,

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Essere zingari era un male comune

che necessariamente diventava un mezzo gaudio.

Eravamo figli dei fiori,

vestiti di orride camicie e di jeans a zampa d’elefante.

Cantavamo che “il denaro e il potere sono trappole mortali

che per tanto, tanto tempo han funzionato”.

Eravamo anarchici nel midollo,

noi due senza chiesa, senza stato e senza banche.

E allora?

Gaudeamus igitur amore mio!

Amiamoci allora!

Perché dovremmo lasciarci?

Perché dovremmo separarci?

“Finché morte non vi separi”.

Ricordi, amore mio?

Così avrebbe detto un vecchio prete in una vecchia chiesa.

Bastava vestirci in modo appropriato,

io da meringa e tu da pinguino

e presentarci davanti al tribunale di un dio ebreo.

“Finché morte non vi separi”.

Ti sei dimenticato e non mi rispondi, brutto zozzone!

Anche se non mi rispondi,

so che sei nascosto dietro l’armadio

e che mi stai spiando

mentre faccio scoppiettare i pop-corn sul coperchio della padella,

so che ti stai eccitando

mentre giro il ragù con sotto la traversa un bel niente.

Tu dimentichi con facilità, vecchio volpone!

Ma io lo faccio apposta

e voglio farti sentire una merda.

Ricordi noi due nel mese di ottobre 2002 in giro per Monaco di Baviera

quando impazzava la festa della birra?

Si beveva molto malto, vero?

La sbornia finiva immancabilmente e meno male in lunghe interminabili pisciate.

Quanti cessi mobili in giro per Monaco!

E tu che avevi paura di svuotare non solo la vescica ma anche il cervello.

Immagina la tua sottile intuizione e la tua sopraffina intelligenza

finite dentro un cesso chimico della Gunther strasse!

E così in quelle sere ci siamo trovati insieme alle due del mattino,

io e te,

tu ed io,

tu che eri il mio doppio masturbante,

il compagno di goliardiche nottate,

il mio inestimabile re di denari,

il mio potente cavallo di cuori,

il mio servizievole fante di picche,

lo stronzo di sempre, insomma.

Ti basta tutto questo?

O forse hai ancora paura di vedere una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo.

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Ma tu non avevi solo me, brutto figlio di puttana!

Tu avevi Tizia, Caia e Sempronia,

che non sono i nomi di oneste donne romane,

ma semplicemente i nomi generici di troie che ben conosco

e che non voglio chiamare per nome e cognome.

Tu sei stato un perverso traditore,

tu mi hai umiliato con la tua apparente bontà,

con la tua falsità,

con la tua ipocrisia,

con la tua freddezza,

con il tuo mezzo sorriso di merda,

con la tua storia di prete spretato.

Eppure, tu eri tutto per me.

Mi facevi pensare,

mi facevi credere,

mi facevi dire.

Mi insegnavi,

mi proponevi,

mi consolavi,

mi assistevi,

mi profumavi,

mi pulivi il pesce.

Tu eri tutto per me,

la banca,

il supermercato,

la Iuventus,

la mischia.

Tu eri tutto per me

e io dipendevo completamente da te.

Quand’ero infuocata dalla gelosia,

quando tiravo fuori la mia donna delusa,

tu mi dicevi che avevi soltanto e semplicemente qualche amicizia femminile,

donne in odore di santità e non in colpa di puttana.

Io mi lasciavo convincere per convenienza,

ma non ti ho mai visto come assistente sociale o come il coglione di turno.

Mi hai ucciso da viva

e io ti maledirò finché sarò in questa vita.

Dopo, da morta e dall’alto dei cieli,

vedrò finalmente tutte le tue malefatte,

le guarderò anche alla moviola come una partita di calcio

e alla fine ti perdonerò ancora una volta

e ti sarò provvidente,

veglierò su di te,

sarò il tuo angelo custode,

ti illuminerò,

ti custodirò con la mia pietà celeste.

Non sei contento?

O forse hai ancora paura di vedere una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo.

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Parlavamo con la bocca lingue diverse,

tu la tua,

io la mia.

Avevamo nel corpo linguaggi diversi,

tu il tuo,

io il mio.

Questa era la nostra verità.

Ma ci capivamo meravigliosamente

quando bisognava vivere un giorno da leone

e scartare i cento anni da pecora.

E allora cosa si fa?

Perforiamo i nemici con una divisa da SS tra una svastica e l’altra

o ci coinvolgiamo in un giovane suicidio nel pieno di un concerto rock?

Quale follia mi proponi adesso?

La prova generale del mio funerale?

Vuoi allenare i tuoi occhi a sgorgare lacrime in abbondanza

come lo sciacquone del tuo water?

Potrei suggerirti anche la giusta postura del vedovo.

Ti raccomando la cassa di semplice pino

e il fuoco per consumare l’ultimo insulto inferto dalla vita al mio corpo.

Macabra, vero?

O forse hai ancora paura di vedere una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo.

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Oggi è una bella giornata,

luminosa come il colore giallo.

Il sole è penetrante nel cielo

e la luna è andata dormire da qualche parte.

Mi aspetto grandi cose da quest’oggi.

Mi aspetto una giornata cazzuta.

Toc, toc!

Chi bussa alla mia porta?

E’ il tuo alter ego.

Benvenuto nella mia casa, mio caro doppio.

Hai qualcosa da dire tu che parli sempre,

tu che parli strano,

tu che parli schizofrenico?

Tu parli sempre.

Dio quanto parli!

Non ti fermi mai.

Ma chi ti capisce?

La tua quinta essenza è la logorrea.

Ma tu parli soltanto e non dici niente.

Tu hai la libido soltanto in bocca,

secerni parole

e parole

e parole

e ancora parole con senso

e parole con non senso.

Tu mi ubriachi di parole.

E allora?

Facciamo un brindisi ancora per star male

e un altro brindisi per star peggio.

Io sono così fragile che piango per niente,

sono traumatizzata da un nulla che ciclicamente ritorna e mi distrugge,

un nulla che si annuncia dicendo che lui c’è,

c’è come il dio degli Ebrei,

c’è come il dio dei Cristiani,

c’è come il dio dell’Islam.

Su beviamoci sopra,

anneghiamo nell’alcool le nostre incongruenze

o le nostre stronzate di merda.

Da bevuti si chiacchiera meglio.

Meglio morire ubriachi piuttosto che disperati.

Così diceva mio nonno,

un alcolista non certo anonimo e non certo infelice disadattato.

Lui era tosto,

lui era un sopravvissuto,

lui si curava con il vino,

con la grappa e con la corrente elettrica.

Era un ragazzo del ’99 e aveva combattuto sul Piave.

Che sfiga di generazione!

Una classe di morti di fame e di ignoranti,

oltretutto condannati a morire in una guerra che non avevano chiesto,

che non li riguardava,

che non sapevano cos’era,

una guerra voluta da altri per loro,

i potenti e gli assenti di sempre.

Mio nonno curava la sua angoscia con la bottiglia

e con i 120 volt che aveva in stalla nella presa della corrente.

Infilava le dita e si faceva l’elettrochoc.

Altro che scienziati tedeschi o americani!

Lui era stato un pioniere,

aveva capito se stesso e aveva trovato la sua cura.

Spero di trovarlo quanto prima.

Ma noi adesso facciamo festa e beviamo come ai bei tempi.

Su beviamo fino allo stordimento,

non fermiamoci mai,

noi siamo le vecchie spugne del mar dei Carabi e dei Sargassi,

spugne intrise di autodistruzione,

di pulsioni di morte tutte da esorcizzare.

Esorcizziamo, dunque, mio caro

e così esorcizzando non sentiremo l’angoscia della morte

e così non moriremo mai.

Sei fatto abbastanza?

Sei ubriaco al punto giusto?

Stai bene?

O forse hai ancora paura di vedere una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo.

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Mi trovi ancora carina o mi vedi laida?

Io mi sento consunta ormai dall’immunodeficienza.

Ho pensato sempre di conoscermi abbastanza,

ma adesso che arriva la fine,

sento di essere sconosciuta a me stessa.

Io mi sono divertita anche a essere un puro qualcosa e a far qualcosa.

Sai?

Io posso morire serena

e avrò tanto da ricordare

e tanto da raccontare a tutti quelli che incontrerò dopo il mio trapasso

o meglio dopo il mio passaggio

o meglio ancora dopo il mio nulla che è sempre un qualcosa.

Contento?

O forse hai ancora paura di veder una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo.

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Elaborata da Salvatore Vallone in Pieve di Soligo e nel mese di Maggio dell’anno 1994

IN VINO VERITAS

Vino Rosso, Vino, Bottiglia, Rosso

VENERDI’ SANTO

È lento o veloce il tempo?

Che forma ha?

È rotondo?

Quadrato?

È il cilindro con all’interno un coniglio

o l’attesa del ladrone alla mia destra?

Non esiste,

ma intanto dilata l’orizzonte

di questa spianata priva di lancette.

Anelo a un orologio

come uno schiavo che invoca un ordine da eseguire,

credo di essere attratta dal bisogno di un calcio nel culo,

una colpa da trasferire,

un carnefice che dia un senso a questo pomeriggio.

Mi guardava come avrebbe guardato un quadro o un cane.

Questo quando mi amava.

Adesso mi guarda come fossi una certezza

e so che,

quando scomparirò,

non noterà la mia assenza.

Alla fine ci si abitua alla permanenza,

diventa evanescente come un santo.

Vivo o morto è a tua disposizione,

a disposizione delle tue necessità morali.

È sempre una questione di tempo,

anche quando non esiste.

Non si ferma,

si muove come vuole,

rughe,

questo bel culo che cade,

creme,

speranze da disilludere,

ridere,

ridere di questa banalità,

il pensiero viaggia più veloce

ma almeno rallenta a comando,

mentre questo corpo esige la sua immanenza.

Sono le tre del pomeriggio

ed è necessaria una morte

per decretare l’immortalità.

Io sono il mio tempio,

il mio corpo è il mio tempio,

il tempio è stato distrutto,

prima o poi sarò a Gerusalemme.

Mi metteranno in croce?

Penso di sì,

questo è il messaggio del Figlio dell’Uomo.

Messo in croce Lui,

messi in croce tutti noi.

Non lamentarsi,

difendere il bastione con onore.

Sarà bello il mio vestito?

Sarà bianco?

Avrò meritato la ribalta?

Io non credo che ci sarà gente,

non paga più nessuno

per assistere al supplizio di un fiore reciso.

Sabina, aprile, 2019

PASQUA

Fiorisci bel fiore,

fiorisci amore mio,

che a morir d’amore c’è tempo,

lo sai.

Chissà quanti anni hai.

Forse tredicimila e cinquanta tre,

forse trentamila e quattro.

Chissà quante vite hai.

Forse cinquecento e due,

forse settemila e sette.

Ti ho dato i numeri,

ma tu non sognare di rinascere,

non rinascere,

ancora ti servi viva.

E la tristezza di un padre voluto e cercato

riservala sempre a te stessa,

non darla al miglior offerente

nel mercato delle colombe e delle uova

il sabato mattina nella piazza del Duomo,

così a Trento,

così a Siracusa,

così là dove e in ogni dove ci sarà un Duomo.

Sfiorisci bel fiore.

sfiorisci amore mio,

che a morir d’amore c’è tempo,

lo sai.

Sul davanzale esposta è la tua sagoma

tra vasi oblunghi di fiori di fragola,

tra filari infiniti di mele melinde.

Le litanie ripetono i cori della primavera

e nell’asilo delle bambine e dei bambini,

abbandonati anche dalle suore,

nelle ore della canicola

si esorcizza l’angoscia della malora

in quel dopoguerra mai tramontato.

E i bambini e le bambine cantano e non piangono.

“Mela melina,

dolce e carina,

rossa e rotonda,

mela gioconda,

come ti mordo

nel mio ricordo.”

Intanto il tempo scorre tra le umide legnaie

e, se ti muovi,

scarica eros il tuo corpo aspro

di adolescente cresciuta in fretta

e non diventata donna.

Come farai a essere la prima della classe?

Va bene lo stesso,

ma non essere sola,

non sentirti sola,

ti prego

e parlami con gli occhi,

quelle fiaccole celesti

che brillano quando canti

“Mele meline,

dolci e carine,

rosse e rotonde,

mele gioconde,

come vi mordo

nel mio ricordo.”

Quando cammini,

sei tra maschio e femmina,

tra uno sculettare

e un incedere imperioso di vanagloria.

Regali ancora i tuoi seni al destino infame?

Non correre troppo,

altrimenti si vede quella malafemmina

che della seduzione ha fatto un’arma dolce e micidiale,

come la sirena Lighea,

la figlia di Calliope e di un delfino.

I tuoi occhi sono haschisc

o, se vuoi, due tazzulelle e cafè,

ch’i tant l’adda girà

e tant l’adda girà,

ch’o roce d’inta tazza

coppa a bbocca m’adda ‘rivà.

I poeti, mia cara, muoiono sempre il giorno dopo

e poi rinascono come i ramarri.

Tu,

per quello che ti compete,

leggimi un po’ ogni sera

per tenermi ancora in vita.

Il poeta non sarà oscurato dalla censura

o dalle sue stesse rimozioni.

Che l’ascolto sia fragile

e il dimenticare sempre lieve.

Hai vissuto soltanto pochi giorni di sole.

Assolvi la tua debolezza

e dolce ti sia ancora e sempre il ricordare,

così come volevi quando eri l’Orazio di allora,

così come volevi quando eri la Saffo di ieri.

Riposa bel fiore,

riposa amore mio,

che a morir d’amore c’è tempo,

lo sai.

Salvatore, aprile, 2019