I RITARDI DI MARISTELLA

Lavori In Corso, Sicurezza Lavoro

TARMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovo in una festa tra amici e c’è tanta gente.

A un certo punto sento che devo andare via.

Salgo in macchina e vado per una strada in discesa. Dopo una doppia curva vedo il cartello dei lavori in corso.

Rallento perché stavo andando forte.

Ci sono degli operai con un escavatore e a questo punto la strada frana e l’operaio ci cade dentro.

Mi sono girata con la macchina e mentre salivo vedo dei camion che vengono giù a forte velocità e con i fari segnalo il pericolo.

Non sono preoccupata per i pericoli. Il mio pensiero fisso è che sono in ritardo e che devo fare qualcosa.

Mi sono svegliata con questa sensazione.”

Questo sogno appartiene al corredo psicofisico notturno di Maristella.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

“Mi sento vulnerabile nell’orgasmo perché potrei fare o subire delle cose che non vanno bene.”

Ricorrente è questa versione nella Psicologia femminile e nei vissuti relativi alla formazione e alla pratica della vita sessuale. La donna fatica a lasciarsi andare alle funzioni naturali del suo “sistema neurovegetativo” e ad affidarsi al suo corpo, nonché e giustamente al suo uomo, per la paura, non soltanto della gravidanza nei rapporti a rischio, ma soprattutto di perdere la vigilanza e l’autocontrollo, le funzioni privilegiate dell’istanza psichica “Io”. E allora la donna timorosa richiama in servizio il “sistema nervoso centrale” destituendo d’autorità e di diritto i valori pulsionali dell’istanza psichica “Es”, degnamente definibile rappresentazione mentale dell’istinto nelle forme di “percezione” e di “fantasma”. L’Es viene burlato dall’Io o l’Io si burla dell’Es. Il conflitto è più che evidente e drammatico, è la classica “psiconevrosi isterica” e l’altrettanto classica “conversione psicosomatica”. Un sacrosanto benefico orgasmo è tralignato in un sintomo delicato da tenere in grande considerazione per il danno che arreca all’equilibrio psicofisico e al gusto del proprio corpo.

E il “Super-Io”?

Il “Super-Io” non sta a guardare come le stelle dello scozzese Kronin, tutt’altro!

L’istanza censoria e morale si inserisce con i suoi limiti e i suoi divieti in questo conflitto, cercando con abile maestria di non farsi riconoscere. Ma, a tutti gli effetti, il sistema educativo fa capolino con le sue repressioni e i suoi tabù, quelli di mamma e papà che hanno dimenticato a loro volta i danni subiti nell’infanzia dai genitori, e quelli della società che non ha di certo smarrito la sessuofobia tra le pieghe di un lenzuolo in un motel di periferia. E così la storia continua tra grandi inventori del nulla eterno e originali banditori di fumo.

Convergendo sul sogno di Maristella, è opportuno rilevare che l’universo psicofisico femminile è privilegiato in riguardo all’orgasmo per la complessità variegata che coinvolge tutto il corpo. La metafora dei “cerchi nell’acqua” può rappresentare cosa succede alla donna nel trionfo progressivo dei sensi e nel culmine dell’appagamento della “libido narcisistica”, masturbazione, e soprattutto “genitale”, coito. Il moto concentrico parte dal clitoride e dalla vagina per irradiarsi alle estremità del corpo a macchia d’olio e questi impulsi neurovegetativi sono talmente sottili e delicati che possono essere ridotti o addirittura bloccati dall’emergere di una paura o di un trauma. L’inibizione dell’orgasmo è un disturbo della sessualità e produce una caduta del gusto del proprio corpo e del proprio vivere.

Ma cos’è l’anorgasmia?

La “anorgasmia” si traduce “assenza di orgasmo” e si attesta fisiologicamente nell’inibizione delle vibrazioni intrauterine ed extrauterine dopo un’adeguata eccitazione sessuale. L’anorgasmia si manifesta nella masturbazione e nel coito.

La definizione e la descrizione dell’orgasmo è d’obbligo per una migliore comprensione del disturbo. L’orgasmo si traduce nella massima sensazione del piacere. Questo apice psicofisico si traduce in una serie di intensi spasmi e di contrazione dei muscoli della zona anale e vaginale interna ed esterna. Particolare importanza assume la stimolazione del clitoride e della zona interna corrispondente e definita punto “g” dove si concentrano tantissime innervazioni che sintetizzano il piacere in una scarica isterica. Al massimo dell’eccitazione, orgasmo, subentra il progressivo rilassamento psicofisico, mentale e corporeo. Si distinguono due orgasmi: il clitorideo e il vaginale. Nel coito spesso e in maniera ottimale avvengono entrambi con il massimo del piacere attraverso la stimolazione e lo sfregamento delle terminazioni nervose.

Le cause, eziologia, dell’anorgasmia sono molteplici e si attestano nel versante personale dei “fantasmi” e delle relazioni. Tra le prime si rileva immediatamente un “fantasma di morte” nel vivere il rapporto sessuale come una progressiva caduta della vigilanza dell’Io che porta all’incapacità di controllare le reazioni involontarie del corpo. L’orgasmo viene vissuto come uno svenimento e un lasciarsi andare alla mercé dell’altro. Di conseguenza, la donna si ossessiona durante il rapporto sessuale nella auto-osservazione dei movimenti spontanei del suo corpo e si atterrisce nel vivere il progressivo piacere che aumenta in maniera direttamente proporzionale al suo lasciarsi andare. La donna è spettatrice di se stessa fino all’astensione difensiva dal partecipare, meccanismo psichico di difesa dello “evitamento”. Il blocco psicofisico intercorre a metà rapporto e produce la progressiva secchezza vaginale e l’anestesia delle zone erogene.

La donna non si piace e non si sente normale, non si masturba perché è convinta di non arrivare all’orgasmo, ma è ossessionata da questo traguardo. Coltiva un “fantasma di menomazione d’organo” che poi si allarga a un generale complesso d’inferiorità e d’inadeguatezza.

Un conflitto psichico relazionale è quello “edipico”, il vissuto in riguardo al padre e alla madre. Le donne anorgasmiche hanno pendenze psichiche verso la figura paterna, vissuta come fredda e anaffetiva e di conseguenza rifiutata, nonché hanno maturato una disistima nei confronti della madre su cui si sono parzialmente identificate per non incorrere in disturbi psichici gravi. La “posizione psichica edipica” è stata risolta in maniera precaria e porta la donna a ridestare un tratto “fallico”, potere e competizione, contro il maschio, oggetto del suo desiderio sessuale ma pericolo per la sua sopravvivenza. La donna anorgasmica soffre di invidia del pene, seduce come Afrodite, vuole ma si blocca, è competitiva con il maschio e facile alla rassegnazione e al compianto della sua anormalità, ha difficoltà e ambivalenze affettive, sa chiedere in riguardo al sesso ma poi si rifiuta di partecipare. Qualora si dispone al rapporto sessuale, nega a se stessa che in qualche modo può essere andato anche bene, rafforzando la sindrome d’indegnità.

L’aggressività verso il maschio è profonda e porta spesso la donna a essere compiacente alle richieste più o meno perverse per nascondere la sua inferiorità e per dimostrare all’incontrario la sua superiorità rispetto alle altre donne. La donna anorgasmica è narcisistica nella versione autolesionistica ed è carente di amor proprio. La sua attenzione ossessiva e i suoi sforzi d’investimento della “libido” sono diretti a non subire frustrazioni, castrazioni e perdite, a non ridestare il “fantasma depressivo” e i tratti psichici collegati.

La donna anorgasmica ha difficoltà a variare lo stato di coscienza dal momento che la vigilanza è imprescindibile nella sua azione fino a diventare ossessione all’autocontrollo e al controllo della situazione in cui si viene a trovare nella vita di tutti i giorni. Ha difficoltà a lasciarsi andare e a vivere i bisogni del corpo, pur avvertendo le pulsioni erotiche e sessuali specialmente in sul primo insorgere. La lubrificazione vaginale è quasi immediata in quanto la Psiche non ha il tempo di inibirla perché la sua risposta è più lenta rispetto all’immediatezza dell’istinto. Le donne anorgasmiche sono monotone nell’umore e nell’esibizione. Si mostrano spesso agli altri con spavalderia e supponenza per nascondere il loro punto debole.

Le “organizzazioni psichiche reattive” coinvolte in questo disturbo sessuale sono la “edipica” e in subordine la “fallico-narcisistica”, la “orale” e la “anale”.

La “posizione psichica edipica” è dominante nel formarsi e nell’insorgere della anorgasmia. La conflittualità nei riguardi della figura paterna e la conseguente disistima della madre sono la base profonda del disturbo.

I “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia coinvolti nell’anorgasmia sono il “ritiro primitivo”, il “controllo onnipotente”, la “rimozione”, “l’isolamento”, la “razionalizzazione”, la “compartimentalizzazione”, “l’annullamento”, la “legittimazione”, la “assoluzione”, “l’acting out”, la “sessualizzazione”, la “sublimazione”.

L’attività della Fantasia è ridotta rispetto all’esercizio della Ragione. La donna anorgasmica rischia di portare a degenerazione la facoltà razionale fino al limite paranoico: far pensare agli altri ciò che pensa lei.

Le istanze psichiche istruite nella anorgasmia sono “l’Io” e la consapevolezza della vigilanza e del controllo di se stessa e della situazione, il “Super-Io” e la censura moralistica della sessualità con possibilità di deroga finalizzata a nascondere la difficoltà, l’Es e il sistema delle pulsioni bloccato all’insorgere del “fantasma” di perdere il controllo.

Il disturbo dell’anorgasmia si attesta nella conversione isterica delle tensioni accumulate a causa della menomazione e dell’inferiorità.

L’anorgasmia necessita di psicoterapia a orientamento psicoanalitico dal momento che la sua radice è “edipica” e l’indagine verte su livelli psichici profondi e di particolare delicatezza. La prognosi è fausta grazie alla “razionalizzazione del fantasma” che intercorre durante il rapporto sessuale.

Questo quadro teorico non esiste allo stato puro e coinvolge soltanto in parte la protagonista del sogno. Maristella ancora non ha trovato la sua giusta dimensione erotica e sessuale e soprattutto l’uomo giusto a cui affidarsi.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Mi trovo in una festa tra amici e c’è tanta gente.”

Maristella è una donna che socializza bene e volentieri, una donna che non si lascia mancare la voglia di far festa, una donna che non si tira indietro se il coinvolgimento è appetitoso. La “tanta gente” è salutare per una Maristella che cerca e trova la sua identità psichica proprio confrontandosi e che si individua e si distingue mischiandosi e confondendosi con gli altri. Maristella è una donna che induce al corteggiamento e si lascia corteggiare, una donna che sa pasturare per favorire una buona pesca.

I simboli dicono che “mi trovo” attesta la consistenza psichica in atto, la “festa” condensa la coalizione dei sensi e la tendenza al gusto della vita, gli “amici” sono l’oggetto dell’investimento di “libido”, “tanta gente” dice di una massa da cui emerge l’individualità di Maristella.

A un certo punto sento che devo andare via.”

Maristella ama la sua vita intima e privata in maniera direttamente proporzionale alla tendenza al coinvolgimento con la gente. Maristella ha la pulsione di appartarsi e di ritrovarsi nella sua singolarità, desidera lasciarsi andare alla vita dei sensi senza l’esercizio della vigilanza e della razionalità: “devo andare via”. Si presenta in sogno il bisogno di vivere i sensi e di sentire il corpo. Dopo l’autocontrollo necessario per stare con gli altri, subentra la pulsione della guerriera. La dinamica psicofisica di andata e ritorno con un solo biglietto è la seguente: andare via con la testa, vivere il corpo e rientrare nel corpo con la testa. Il viaggio è alla grande e merita la giusta mercede.

I simboli sono chiari nel dire che “sento” equivale alle pulsioni neurovegetative, “devo” manifesta la coazione pulsionale, “andare via” si traduce in lasciarsi andare.

Salgo in macchina e vado per una strada in discesa.”

Come si diceva, Maristella è alle prese con le sue voglie e i suoi bisogni di donna giovane e pimpante che alla foga erotica somma spontaneamente la spinta ormonale fondendole in un tutt’uno da “come Natura comanda”. E’ giunto il momento di lasciarsi andare e di raggiungere l’orgasmo in questo contatto privilegiato con il suo corpo. Possibilmente Maristella sta sognando le sensazioni che vive in progressione durante la masturbazione: “posizione fallico narcisistica”. Almeno per il momento è sola e non è apparso un compagno al suo fianco. Sintetizzando: Maristella ama stare con la gente e ama anche stare con se stessa e sentire il suo corpo che si abbandona all’orgasmo.

La simbologia conferma che “salgo in macchina” significa vivo la mia sessualità e mi masturbo, “vado per una strada” significa seguo un rito e una modalità psicofisica, “in discesa” significa” mi lascio andare al piacere dei sensi.

Dopo una doppia curva vedo il cartello dei lavori in corso.”

Ma qualcosa all’improvviso non funziona a dovere o come da copione. Un ostacolo si frappone nella discesa erotica e induce una riflessione. L’Es andava alla grande con l’appagamento della pulsione sessuale, quando all’improvviso è arrivato l’Io a richiedere una certa vigilanza e il momento magico, che portava alla vibrazione orgasmica del corpo, si è interrotto bloccando tutto il processo psicofisico in atto. Maristella è incorsa in un blocco psichico che ha leso il movimento fisico.

Ma di quale impedimento si tratta?

E’ arrivato il “Super-Io” con le sue censure morali a bloccare le pulsioni dell’Es o è intervenuto l’Io a rallentare e a moderare questo lasciarsi andare di una Maristella “tutta corpo”?

La “doppia curva” dispone per un ostacolo e un blocco che inducono a un consapevole controllo, “vedo” si traduce per l’appunto in sono consapevole, “il cartello” sintetizza la modalità razionale in azione o lo schema psicofisico sopravvenuto, i “lavori in corso” condensano mirabilmente le remore e gli impedimenti che impediscono al corpo di proseguire nell’andamento orgasmico.

Rallento perché stavo andando forte.”

Maristella ha preso paura della sua buona salute psicofisica e reagisce con un disturbo, blocca l’orgasmo per paura di svenire o di perdere il controllo del corpo e soprattutto l’autocontrollo, la capacità di gestire il corpo con il “sistema nervoso centrale” e di ridurre al minimo vitale l’azione benefica del “sistema neurovegetativo”, quello che dispone per le vibrazioni intrauterine e per gli spasmi muscolari, l’orgasmo per l’appunto.

Potenza della Psiche!

Maristella è riuscita a procurarsi un disturbo sessuale e a candidarsi all’anorgasmia semplicemente per l’angoscia di abbandonarsi al moto vitale dei sensi e di lasciare libero sfogo alla sua componente “dionisiaca”. Maristella è brava a prodursi un’inibizione sessuale, un disturbo psicosomatico proprio bloccando la sua “libido” e sottoponendola al controllo della Mente, inibendo le pulsioni dell’Es attraverso l’Io e possibilmente sotto la sollecitazione del Super-Io. E’ come se Maristella dicesse a se stessa a metà coito: “mi sento vulnerabile quando vivo l’orgasmo perché potrei fare o subire delle cose che non vanno bene”.

“Così parlò Maristella” sotto l’urgenza della “coscienza di sé” di giustificare il blocco delle benefiche energie intime e private. Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

I simboli dicono chiaramente che “rallento” significa blocco tutto con l’intervento dell’Io, “stavo andando forte” si traduce in mi stavo normalmente disponendo all’orgasmo.

Ci sono degli operai con un escavatore e a questo punto la strada frana e l’operaio ci cade dentro.”

Si supponeva una masturbazione in corso, ma invece si tratta di un vero e proprio rapporto sessuale tra un maschio e una femmina, un classico coito con penetrazione, abbandono ed eiaculazione. Questo capoverso è la puntuale e originale allegoria del coito. Quindi, Maristella non era immersa in un piacere solipsistico e in un gradevole narcisismo, ma era impegnata con un uomo e soprattutto a controllare che non eiaculasse in vagina per non correre il rischio di una gravidanza indesiderata e inopportuna.

La simbologia conferma che “gli operai” sono le arti erotiche del suo uomo, “con un escavatore” equivale alla funzione della penetrazione sessuale maschile, “a questo punto la strada frana” si traduce in si lascia andare al piacere dei sensi riducendo la vigilanza, “l’operaio ci cade dentro” ossia eiacula in vagina.

Mi sono girata con la macchina e mentre salivo vedo dei camion che vengono giù a forte velocità e con i fari segnalo il pericolo.”

Traduco dal vivo: mi sono girata per impedire l’eiaculazione del mio uomo in vagina. La forte eccitazione gli avrebbe impedito il controllo e io ho reagito al rischio angosciante della gravidanza con la riacquistata consapevolezza.

Quante volta la donna interrompe il coito per impedire l’eiaculazione in vagina!

“Coitus interruptus” si definisce, latinamente e per l’appunto, l’atto maschile o femminile del tirar o buttar fuori il membro dalla vagina prima dello spasmo eiaculatorio.

Traduco il capoverso in maniera papale papale: “mi sono girata con la macchina” si traduce in “ho cambiato posizione sessuale”, “mentre salivo” si traduce in mentre attenuavo l’eccitazione e riprendevo consapevolezza, “vedo dei camion” ossia mi accorgo che l’eccitazione del mio uomo è intensa, “che vengono giù a forte velocità” equivale all’irrefrenabilità dell’orgasmo del mio uomo, “con i fari” ossia con la consapevolezza razionale, “segnalo il pericolo” si traduce in capisco e comunico il rischio di una possibile gravidanza indesiderata.

Non sono preoccupata per i pericoli. Il mio pensiero fisso è che sono in ritardo e che devo fare qualcosa.”

Maristella si corregge e precisa la sua astensione dalla partecipazione alla fase finale del coito. Non è preoccupata per il rischio di restare incinta, ma è preoccupata dall’ossessione di attendere le mestruazioni per avere la conferma che il rapporto sessuale è andato a buon fine almeno per quanto riguarda la possibilità di gravidanza. Mettila come vuoi, ma la verità è sempre la stessa. Maristella teme la gravidanza e l’impossibilità di poter fare qualcosa in questa logorante attesa. Il pensiero va anche al di là e le domande non sono amletiche: se sono incinta, cosa faccio? Mi tengo il figlio o interrompo la gravidanza? Maristella ha problematiche sessuali riguardanti la sua funzione psicofisica o ha conflitti morali che le impediscono di abbandonarsi all’orgasmo e di andare contro natura inibendo la sua vitalità sessuale?

Traduco il capoverso e la simbologia. Maristella non è preoccupata per il rischio di gravidanza che comporta un rapporto, ma per l’ansia generata dall’attesa della mestruazione e dall’impotenza collegata al naturale evento biologico. Il “sistema neurovegetativo” non si può comandare a piacimento. Non posso dire al cuore “fermati” per farlo cessare di battere. Non posso dire alle ovaie “atrofizzatevi” per non avere più il ciclo lunare. Maristella è ossessionata dalla sua impotenza a gestire la sua biologia femminile, almeno in riguardo alla maternità. E allora Maristella ha paura di diventare madre perché non si sente pronta e perché ha qualche conto psicologico sospeso con la madre? Il sogno non lo dice. Il sogno non dice se si tratta di fattori morali, “Super-Io”, o se intercorrono controlli in eccesso dell’Io e vigilanze spietate anche quando decisamente sono controproducenti.

“Preoccupata” traduce l’affanno consapevole, “pericoli” tratta di ansie ed eccitazioni, “pensiero fisso” coniuga l’ossessione e la disposizione nevrotica a rinvangare le supposte e pretese colpe, “sono in ritardo” o esigenza surreale di autocontrollo biologico e mancata accettazione dei propri limiti, “devo far qualcosa” o rifiuto dell’impotenza e controllo infantile e magico dell’onnipotenza.

Si può, in conclusione, rilevare e affermare che Maristella opera una “traslazione” dell’orgasmo nelle angosce di gravidanza e nell’impossibilità di condizionare i viaggi biologici del suo corpo.

Si tratta di una sconfitta dell’Io sulle funzioni pulsionali dell’Es?

O forse ogni istanza deve stare al suo posto e senza invasioni maldestre e dannose?

Niente di eccezionale. E’ il “cammin di nostra vita” che si manifesta nella psicologia di una giovane donna che cerca di integrare “parti psichiche” di se stessa ancora vaganti, come gli animali nei cartelli stradali lungo le strade di montagna.

Questo è quanto dovuto all’eroico sogno di Maristella.

PSICODINAMICA

Il sogno di Maristella svolge l’interessante e diffusa psicodinamica dell’inibizione dell’orgasmo per l’angoscia dell’ossessione legata all’attesa della mestruazione e della conferma della mancata gravidanza. Maristella si lascia andare nei rapporti sessuali a rischio, ma non si fida giustamente del partner, per cui assume un atteggiamento di salvaguardia della sua persona e si astiene dal partecipare alla fase orgasmica conclusiva per controllare che non avvenga l’indesiderabile eiaculazione. Non intercorrono fattori morali in questa inibizione, ma soltanto angosce legate al mancato autocontrollo e alla mancata autonomia delle sue azioni. Maristella non vuole dipendere dal suo uomo durante il coito. Non si evincono traumi al riguardo, ma una tendenza a rimuginare ossessivamente in attesa dell’evento: psiconevrosi.

PUNTI CARDINE

Il sogno di Maristella si lascia interpretare con facilità grazie al seguente capoverso: “Mi sono girata con la macchina e mentre salivo vedo dei camion che vengono giù a forte velocità e con i fari segnalo il pericolo.”

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” si è ampiamente detto e argomentato.

Il sogno di Maristella richiama “l’archetipo” della Sessualità.

Il “fantasma” riguarda “la maternità” nella parte relativa alle fantasie sulla mestruazione che Maristella ha elaborato da bambina.

Nel sogno di Maristella agiscono le istanze “Io” ed “Es. La vigilanza della prima si esprime in “vedo dei camion che vengono giù a forte velocità e con i fari segnalo il pericolo.”, mentre le pulsioni dell’Es sono individuate in “A un certo punto sento che devo andare via.” e nei successivi capoversi. L’istanza censoria e morale del “Super-Io” ammicca in “devo andare via”, ma questo intervento è di poco rilievo.

La “posizione psichica genitale” domina il sogno di Maristella con la fenomenologia simbolica della vitalità sessuale. Non si presentano bisogni affettivi, aggressività spasmodiche, autocompiacimenti narcisistici, conflittualità inutili. Il quadro è composto e incentrato sulla sessualità.

I “meccanismi psichici di difesa” attivi nel sogno di Maristella sono i seguenti: la “condensazione”, lo “spostamento”, la “drammatizzazione”, la figurabilità”. Non si sono evidenziati i processi di difesa della “sublimazione” e della “compensazione”. La “regressione” è presente nei limiti consentiti dalla funzione onirica.

Il sogno di Maristella offre inequivocabilmente un tratto “sessuale” e dispone per una “organizzazione psichica genitale”: “Salgo in macchina e vado per una strada in discesa.”

Le “figure retoriche” formate da Maristella nel sogno sono le seguenti: la “metafora” o relazione di somiglianza in “festa” e in “macchina” e in “discesa” e in altro, la “metonimia” o relazione di senso logico in “salgo” e in “vado per una strada” e in “lavori in corso” e in altro, la “enfasi” o forza espressiva in “camion che vengono giù a forte velocità e con i fari segnalo il pericolo.”

La “allegoria” del coito è presente in “Ci sono degli operai con un escavatore e a questo punto la strada frana e l’operaio ci cade dentro.” Quella della masturbazione si evidenzia in “Salgo in macchina e vado per una strada in discesa.”

La “diagnosi” dice di una consapevole induzione di anorgasmia a causa della paura di una gravidanza indesiderata e del timore di ossessionarsi nell’attesa della mestruazione.

La “prognosi” impone a Maristella di ben calibrare la sua tendenza a ossessionarsi e a remare contro i processi biologici naturali. Inoltre, l’assunzione di un contraccettivo è risolutivo per lenire gli effetti ossessivi e rassicurare l’economia psichica, nonché il danno procurato alla funzione sessuale con l’inibizione dell’orgasmo.

Il “rischio psicopatologico” dice dell’acuirsi della psiconevrosi ossessiva e del rischio anorgasmia da inibizione della funzione sessuale.

Il “grado di purezza onirica” è “buono”. Tale giudizio si giustifica con la forte simbologia presente nel sogno.

La “causa scatenante” del sogni di Maristella può essere l’attesa della mestruazione o un rapporto a rischio.

La “qualità onirica” è decisamente basta sul movimento e sulla simbologia. Maristella è padrona del suo linguaggio onirico e lo espone con assoluta naturalezza.

Il sogno può ascriversi alla seconda fase del sonno REM alla luce del trambusto composto e della memoria accurata, una fase di agitazione che ha permesso di ricordare.

Il “fattore allucinatorio” si incentra nel movimento: “salgo”, “vado”, “rallento”, “andando forte”, “ci cade dentro”, “girata”, “salivo”, “vengono giù”.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Maristella è “alto” proprio per la chiara interazione dei simboli. Il “grado di fallacia” è di conseguenza “minimo”.

DOMANDE & RISPOSTE

La decodificazione del sogno di Maristella è stata letta da una donna che ha voluto mantenere l’anonimato e ha posto le seguenti domande.

Domanda

Maristella vive bene o male il suo corpo?

Risposta

Maristella non vive bene il suo corpo perché non riesce ad affidarsi alla fisicità autonoma e alle funzioni del “sistema neurovegetativo”, ghiandole “in primis”. In particolare non si sente adeguata alle attività sessuali per il bisogno difensivo di non lasciarsi andare alle sensazioni e di controllare i movimenti naturali e spontanei del suo corpo. Maristella va controcorrente. Se ben rifletti, il suo sogno è impostato sul movimento. La psicodinamica è tutta in moto secondo un continuo “vado”, “salgo”, “scendo”, “cado” e avanti ancora con la “cenestesi”, sensibilità globale, dell’irrequietezza motoria. Il sogno di Maristella è “isterico” nella sua fenomenologia spaziale e tutto questo ambaradan è funzionale all’angoscia indotta dall’impossibilità di controllare l’incontrollabile. La destra e la sinistra, il sopra e il sotto interagiscono nel confermare la ricerca di Maristella di muoversi per non arrecare e per non subire alcunché di brutto e di cattivo, come se dovesse perdere i sensi e di conseguenza la responsabilità delle sue azioni. C’è una istanza morale minima in questa idea, ma è presente soprattutto una angoscia del “corpo birichino”, quello che fa le cose a tua insaputa e che non si lascia controllare. La crescita è in questo quadro. L’evoluzione biologica è in questo quadro. E allora è mancata a Maristella bambina una figura che la rassicurasse sulla dimensione biologica della crescita, quella che va dall’infanzia all’adolescenza nella lunga scorribanda di fondamentali tappe psicofisiche. E’ mancata la figura materna, la “mater magistra”, la madre alleata e la complice amica dei sedici anni. La madre di Maristella non è stata gratificante e non ha rassicurato la figlia nei processi di crescita. Non le ha mai detto “che bella che sei” o che signorinella che stai diventando. Non le ha mai insegnato a portare bene il culo e a esibire con orgoglio il seno. Pur restando fondamentalmente madre, non esula da questa figura e da questo ruolo la confidenza e la suadenza, la tenerezza e l’insegnamento, il garbo e la civetteria. Ripeto, l’età che scorre dalla “posizione fallico-narcisistica” alla “posizione edipica”, dai cinque ai dieci anni per intenderci, è un periodo fondamentale per l’evoluzione psicofisica a causa dell’accelerazione che la biologia impone al corpo. La psiche della bambina e dell’adolescente non fa in tempo ad assimilare i cambiamenti somatici. L’adolescente si trova addosso un corpo procace di donna. Maristella non ha avuto una madre adeguata a questo compito.

Domanda

E il padre?

Risposta

L’apprezzamento del padre nella crescita delle figlie deve essere costante e ben calibrato perché si inserisce nel travaglio della conflittualità “edipica”. L’adolescente gradisce un padre presente ma non ammiccante e oltremodo seduttivo, semplicemente perché il padre rappresenta la sicurezza e il potere, nonché il modello di maschio da afferrare al volo o da evitare come la peste. Il padre ha una funzione simbolicamente maschile e si innesta nel rafforzamento della “coscienza di sé” e del sistema delle relazioni. Il padre rappresenta il “principio di realtà” e l’insieme dei limiti e delle censure, istanza “Super-Io”. “Simile simili cognoscitur”, il simile è conosciuto e si associa al simile. Se la figlia deve identificarsi al femminile nella madre, ha bisogno di quest’ultima per la sua identità. Il padre è un buon alleato e compagno di viaggio nelle spedizioni seduttive e nella conoscenza della psicologia maschile.

Domanda

Allora esiste una psicologia maschile e una psicologia femminile?

Risposta

Esiste una “androginia psichica”, un insieme di tratti simbolicamente maschili e femminili, che si forma e si evolve coniugando i vissuti relativi al padre e alla madre e al proprio sesso. Teoricamente si parla e si discute sul maschile e sul femminile e prerogative associate. Nella pratica questo discorso è molto pericoloso perché rischia di diventare discriminante di ciò che compete al maschile e al femminile. Specialmente in Politica l’introduzione del concetto di “cose da maschi” e “cose da femmine” deve essere assolutamente evitato perché altamente reazionario.

Domanda

E allora cos’è rivoluzionario?

Risposta

Niente è rivoluzionario. L’Evoluzione è alla base dei fatti storici e degli eventi in attesa. Le grandi rivoluzioni nascono dalla realtà dei fatti e non dalle elucubrazioni farneticanti di un folle. E’ la Storia umana che produce gli eventi e le possibilità evolutive. Nella storia della Psicologia la Psicoanalisi freudiana ha tradotto in atto realtà compatibili con la comprensione e con i fatti e ha evoluto gli eventi in conoscenze e operazioni possibili attraverso il passaggio dall’ideologia alla prassi comune e quotidiana. Lo studio e l’approfondimento dell’isteria ha portato alla luce storica la Psicoanalisi. Le cosiddette rivoluzioni non nascono dal nulla, ma da una lettura dei fatti storici e dalla soluzione delle questioni attinenti.

Domanda

Marx, Darwin, Freud come li spieghi?

Risposta

Marx aveva sul tappeto gli esiti economici e sociali della Rivoluzione industriale. Darwin aveva visto con i suoi occhi le Specie animali nel viaggio naturalistico con il Beagle. Freud si era trovato di fronte alla vetusta fenomenologia isterica ed era tempo di dare una risposta scientifica a questi inquietanti sintomi. Le teorie che non si manifestano concretamente nella Storia restano castelli di idee o poemi. Forse i poeti sono anche anticipatori delle verità scientifiche, ma fondamentalmente restano operatori e funzionari del Linguaggio primario e delle varie forme in cui si può ridurre. In effetti non creano alcunché, ma elaborano modi di dire e di riflettere, le infinite combinazioni dei “processi primari” e della Fantasia, giocano con i “fantasmi” e comunicano verità compatibili con il tempo storico e culturale.

Domanda

Tornando all’interpretazione del sogno di Maristella, mi dici chi deve spiegare alla bambina la mestruazione che inevitabilmente verrà?

Risposta

A questo compito naturale sono deputati in progressione il padre e la madre all’interno di un’educazione sessuale adeguata e serena. Di poi anche il sistema educativo sociale deve adempiere un ruolo importante. La cultura sessuofobica e clericale non aiuta in questi compiti importanti per la formazione della persona e della società. La madre è idonea al compito, ma il padre è efficace. In ogni caso i genitori devono essere molto attenti a capire e seguire i bisogni della figlia e non le loro esigenze e velleità. Sarà quest’ultima a dettare i tempi e gli interventi delle figure genitoriali. Spesso il pudore e la vergogna sono cattivi compagni di viaggio per i genitori, ma l’educazione ai diritti del corpo va fatta in prima istanza da loro. Dipende sempre da cosa chiede di sapere la figlia e dall’abilità dei genitori di dispensare le pillole di conoscenza secondo naturalezza. Anche in questi casi l’ironia e la simpatia non guastano, ma attenzione a non sparare “minchiate” sulla sessualità perché vostra figlia potrebbe lasciarvi morire nell’ignoranza e non fidarsi più di voi.

Domanda

Il dramma dell’adolescente è che si trova un corpo di donna in una testa di bambina, come hai detto in precedenza. Ti ringrazio per l’opportunità che mi hai dato e per avermi scelta.

Risposta

Grazie a te per la concretezza e la linearità. Ci sarà ancora occasione di colloquio e di confronto. Tante belle cose a te e a chi ti vuol bene.

Per concludere mi serve un pezzo a metà tra l’ironico e il drammatico per testimoniare che finché c’è vita, c’è da ridere e da piangere, ma sempre con il giusto distacco da tutti e da nessuno, da tutto e da niente: ataraxia.

Alla prossima e occhio alle demenze televisive, quelle che informano il modo di usare i nostri “processi secondari”, la ragione. Tenete sempre in cantina una certa dose di spirito critico per accompagnare le vostre cene e astenetevi dalle solite tiritere serali che propinano gli imprenditori dei media e i loro degni compari. Prima viene la formazione e dopo l’informazione. Meglio il morbo di Alzheimer, che il morbo del commendatore e degli imbecilli al soldo di Tizio, Caio, Sempronio e anche Bortolo. Almeno il primo è psicologicamente naturale.

IL CORPO BIRICHINO

Il corpo è il teatro della psiche.

E’ il luogo pulsante dove l’inconsapevole autore, che è in te, e l’inesperto attore, che tu sei, rappresentano tra fascino e mistero le commedie, le tragedie, le farse e i drammi del personale quotidiano vivere.

Ognuno ha la sua storia con cento facce nella memoria.

Un tanto di tutto e un tanto di niente sono le storie della gente, una serie di vissuti costellata da tanto splendore e da tanto dolore; nel tempo esse diventano ritornelli che solo tu puoi cantare e sai ricantare, finché sei vivo, a tutti quelli che non ti hanno ascoltato, che ancora oggi non ti ascoltano e che purtroppo non ti ascolteranno mai.

In questo modo nessuno potrà ricordare il tuo nobile messaggio, il tuo gioioso ritmo, il tuo accorato appello, il tuo cadenzato ritornello.

Di giorno in giorno i copioni si accumulano sulla tua scrivania e non sempre sono originali, a volte si colorano e si stingono, si impennano e si abbattono, si ripuliscono e si impolverano, spesso si ripetono e continuano a ripresentarsi sul palcoscenico per la paura di essere esclusi dal palinsesto ufficiale della tua stagione teatrale.

Alcuni copioni sono talmente tuoi e talmente scritti sulla tua pelle da diventare ossessioni e tu sei costretto a ripeterli continuamente per la paura di dimenticarli.

A volte è bastato un semplice canovaccio, una bozza tutta tua, per recitare a braccio o a soggetto in una strana serata e a una platea quasi vuota una parte della tua preziosa e infinita storia.

Le tue migliori prestazioni sono state sempre riservate a pochi incauti spettatori, a qualche tossico in cerca di sballo, a qualche voglioso culattone.

E poi, per non farti dimenticare, sei ancora costretto a recitare la tua storia in versione classica e in versione giullaresca oppure da buon attore di strada devi improvvisare la tua identità presso il tragico trivio in cui Edipo uccise e continua a uccidere il padre Laio per una questione di precedenza sulla madre Giocasta.

E il corpo ?

Il corpo non sta a guardare il cielo come le stelle nella loro regione di perenne certezza, lontane dai torsoli e dal sangue; il corpo è il teatro in cui rappresenti in maniera oscura il tuo bene e il tuo male, il tuo paradiso e il tuo inferno, il tuo nirvana e il tuo raptus.

Quando le ripetizioni diventano ossessioni e la rappresentazione non basta a soddisfare il tuo attore, ecco che il corpo comincia a recitare per aiutarlo a esprimersi e partecipa commosso alla geniale sceneggiatura dell’autore e alle buone trovate del giullare.

E allora il corpo gioisce, soffre, si contorce, si esalta, fa salti, fa capriole, in una sola parola si esprime.

Il corpo birichino si esprime sempre e mai a caso, si esprime in perfetta sintonia con l’attore e con l’autore e secondo il suo linguaggio: il linguaggio del corpo birichino.

E allora la farsa e il dramma, la commedia e la tragedia sono più sofferte e più difficili da recitare; il linguaggio diventa simbolico e il tema del corpo birichino perde il suo spessore individuale e si dilata alla famiglia umana.

Io ho imparato necessariamente a conoscere il linguaggio del mio corpo birichino e a interpretare con dolore i miei principali psicodrammi: il prurito, l’asma, la bulimia, l’anoressia, il panico, la stitichezza, il vomito, il sudore, la diarrea, la frigidità.

Quanta fortuna ho accumulato in terra di Francia grazie ai miei baldi paladini !

Quanti castelli possiedo sulla Loira e sul Rodano grazie ai miei fedeli feudatari !

Grazie a tutti !

Fortuna che sono sempre in tanti.

Non finirò mai di ringraziare tutti in maniera adeguata, non finirò mai di essere comunque riconoscente nei confronti di chi, nel bene e nel male, mi ha sempre dato e mi ha sempre negato qualcosa.

I miei sofferti talenti li avevo affidati a un pessimo impresario che senza ritegno li aveva investiti in disgrazie e sperperati senza gioia.

Salvatore Vallone

LE RELAZIONI DIFFICILI

Uomo, Donna, Faccia, Vista, Osservare

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovavo a casa del mio ex a prendere mio figlio.

A un certo punto il mio ex ha cominciato a dare in escandescenze perché voleva che gli lasciassi le sigarette.

Io non volevo dargliele, ma lui aveva già preparato un pugno da darmi all’altezza del cuore o della bocca dello stomaco.

Non so come sono riuscita ad andare via da quella casa, ma senza mio figlio.

Sono corsa a casa mia che è lontano da casa sua e cercavo la mia macchina che non riuscivo a trovare.

Gli altri mi dicevano “ma è lì, non la vedi?”, ma io talmente ero terrorizzata che non riuscivo a vederla.

Così sono salita a casa e mi sono chiusa in una stanzetta dove ho chiamato una mia amica che non riuscivo a sentire bene.

Vorrei precisare che sto da poco con una persona e che siamo molto presi, (ma io non lo chiamavo forse perché so che sta attraversando un periodo difficile)

Comunque, quando esco dalla stanza, trovo il mio ex e mio figlio seduti nelle scale.

Entro in casa (non ho scale a casa) e sto finendo di parlare al telefono, quando lui si alza e vuole vedere se parlo davvero con la mia amica o con il mio attuale compagno…

C’è una specie di colluttazione perché io non voglio dargli il telefono e lui cerca con la forza di togliermelo.

A quel punto mi sono svegliata.”

Questo è il sogno di Anna.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Anna apre un’ampia pagina sulla “Psicologia della coppia” e in particolare sulle difficoltà che un uomo e una donna o due persone dello stesso sesso incontrano nel momento in cui sono chiamate a collimare nelle pulsioni e nei bisogni, nelle fantasie e nei desideri, nelle deliberazioni e nelle decisioni. In questo nodo esistenziale e psichico ogni membro della coppia porta le sue esperienze vissute e la sua formazione, la sua “organizzazione psichica reattiva ed evolutiva” fermata in quel momento storico della relazione. A questo punto la coppia è chiamata a evolversi nel binario in cui l’individuale e il comune non devono scindersi, ma devono marciare di pari passo.

Mi spiego: l’uomo e la donna portano avanti la loro psicologia individuale e maturano le possibilità di amalgama e di coinvolgimento senza alcun sacrificio della loro singolarità. Voglio significare che la coppia è fondamentalmente esercizio d’investimento di “libido” secondo le direttive della qualità “genitale”, donativa e godereccia verso sé e verso l’altro per l’appunto. La coppia comporta nel suo esercizio l’evoluzione completa della “organizzazione psichica reattiva” e la giusta consapevolezza dello “status” psichico e relazionale dei suoi membri. Questo quadro e quanto affermato rappresentano l’optimum teorico, ma si sa che la realtà è beffarda e imperfetta.

E meno male!

E allora?

Ricompattiamo e convergiamo verso la compatibilità di coppia. Tutte le coppie sono compatibili nel momento in cui ogni membro ha portato avanti la sua evoluzione fino alla “posizione psichica genitale”, ha completato il percorso formativo che viaggia dalla “oralità” alla “analità”, dalla “fallicità narcisistica” allo “edipico”, dall’affettività all’aggressività, dal protagonismo alla conflittualità, magari accentuando in questo cammino i tratti caratteristici di una “posizione”, ma la formazione deve essere completata e non deve avere sospesi o addirittura vuoti, iati o salti acrobatici. L’uniformità del processo evolutivo consente l’individualizzazione e la comunione, ma non equivale a una massificazione perché il privato si coniuga con il sociale e la ricchezza dei contributi è tanta. Ribadisco che i contenuti da immettere nelle varie “posizioni” sono personali e irripetibili: universalità di funzione e diversità di vissuti. Una coppia può avere delle prevalenze e delle affinità, delle identità e delle diversità formative, ma deve essere approdata beneficamente alla “posizione genitale”. In questo caso l’esercizio dell’investimento di “libido genitale” è proficuo e offre alla coppia maggiori garanzie di durata e di qualità esistenziale.

Ripeto: la coppia è investimento ed esercizio di “libido genitale” ed esige che le altre “posizioni psichiche evolutive” siano state portate a buon fine. La coppia, allora, acquisterà la caratteristica in base al prevalere contingente delle caratteristiche insite e connesse nelle diverse “posizioni psichiche evolutive”. Saprà essere “orale” o affettiva, “anale” o aggressiva, “fallico-narcisistica” o compiaciuta, “edipica” o conflittuale, ma il teatro in cui si recitano e agiscono di volta in volta dinamicamente questi attributi deve essere quello “genitale”. La disposizione a investire l’altro della propria “libido” è il basamento della coppia e ne garantisce una buona inossidabilità. Di certo, la coppia comincia a morire nel momento in cui cessa l’esercizio e si estingue quando subentra la più spietata indifferenza.

Mi ripeto e chiarisco.

La “coppia genitale” può essere a prevalenza “orale” quando l’affettività è il comune denominatore e ispira l’investimento, a prevalenza “anale” quando l’aggressività si manifesta nei pensieri e nei modi, a prevalenza “fallico-narcisistica” quando l’orgoglio sostiene l’esibizione sociale, a prevalenza “edipica” quando la conflittualità caratterizza la dialettica. Ogni coppia ha una sua epifania, la sua manifestazione sociale e gli altri possono cogliere quello che il sodalizio umano esprime come tratto caratteristico di volta in volta, di stagione in stagione, di tempo in tempo. La coppia non è mai rigida e monotona nelle sue manifestazioni semplicemente perché i contributi psichici reciproci si combinano e si alternano nel corso dell’esercizio umano e del sodalizio amoroso. La coppia non vive dell’eredità di un grande Amore e del vero Amore, non è oggetto d’insidia del folle dio bendato, il mitico Cupido. La coppia non ha un’etica capitalistica per cui deve consumare e investire le ricchezze ereditate. La coppia ha un’etica proletaria, lavora per vivere di giorno in giorno, di ora in ora, d’istante in istante. La coppia si alza al mattino e si sceglie e si conferma che ancora per oggi sarà oggetto d’investimento di “libido”. Questa coppia arriva alle nozze di diamante e oltre, semplicemente perché è un insieme psicofisico evolutivo che continuamente si origina e rinasce come l’araba fenice. Nel concreto, ogni donna e ogni uomo o ogni uomo e ogni uomo o ogni donna e ogni donna al mattino, svegliandosi e trovandosi in un contesto amoroso, sceglie la sua altra o il suo altro, il suo lui o la sua lei, e sceglie di prendersi cura per la giornata che si appropinqua del suo lui o del suo lei, sente l’umano bisogno di investire e di condividere, di esprimersi e di significare, di essere portatore di un segnale e di un’insegna, di essere “significante” per sé e “significato” per l’altro. In sostanza la “genitalità” condensa la necessità bio-psichica umana di trovare un senso e di dare un significato al proprio quotidiano vivere. A questo punto i filosofi e gli psicoanalisti del “Pessimismo” obietteranno che si tratta di una difesa dall’angoscia di morte, ma questo discorso si può rimandare al mittente almeno per oggi.

Il sermone può bastare, per cui passo senza alcun indugio all’analisi puntuale del sogno di Anna, ma ricordo che la lettura della “Arte di amare” di Fromm è da preferire ai tanti “capolavori” in circolazione sul mercato attuale.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Mi trovavo a casa del mio ex a prendere mio figlio.”

Anna esordisce con la situazione psicologica in atto: il “mio ex” e “mio figlio”, offre immediatamente la condivisione di una famiglia che ancora esiste nonostante l’ex. Anna ha dentro di sé lo schema familiare come proprio fondamento psichico e come personale punto critico. La coppia e la famiglia non sono andate a buon fine nella sua vita, ma sono ancora in atto. Nessuno e niente potranno sconfessare o eludere che Anna è stata moglie ed è madre.

I simboli dicono che la “casa” rappresenta la struttura psichica evolutiva di Anna in riferimento privilegiato alle relazioni significative e importanti, il “mio ex” condensa il “già vissuto” affettivo, “mio figlio” racchiude la “libido genitale” o la “posizione psichica genitale”.

Un rilievo merita il bisogno di possesso affettivo di Anna che si mostra nei due “mio”, “mio ex” e “mio figlio”. Si evince un buon segno e un giusto tratto di amor proprio.

A un certo punto il mio ex ha cominciato a dare in escandescenze perché voleva che gli lasciassi le sigarette.”

Emergono immediatamente problematiche affettive nella “libido orale” che si scarica e si consuma nelle famigerate “sigarette”. Anna mostra la sua “posizione psichica orale”, la sua dimensione affettiva, ma anche le modalità di relazione e di scambio degli affetti all’interno della coppia. Qualche conflitto è presente, se si dà credito alle reazioni dell’ex, le “escandescenze” che si traducono in un venir fuori del fuoco interiore fatto di rabbia e ira, di un moto d’impeto che sa di frustrazioni vissute e di compensazione aggressiva. Anna e il suo ex non si sono più amati e hanno smesso d’investire sane energie nella loro relazione, non hanno operato i giusti “investimenti di libido orale e genitale”. La prima consente all’affettività di defluire in base ai vissuti legati all’infanzia e la seconda permette di investire sull’altro secondo le modalità di una generosa dispensa. La crisi della coppia è avvenuta per una distonia affettiva che ha portato a una caduta degli investimenti.

I simboli dicono che le “escandescenze” condensano la psicodinamica frustrazione e aggressività, le “sigarette” condensano “libido orale” ossia bisogni affettivi da carenze pregresse.

Le “sigarette” sono la “traslazione” degli affetti e compensano le carenze subite sin dal primo anno di vita. Di poi, assumono significati sempre attinenti alle frustrazioni infantili e aggiungono una pulsione autodistruttiva, sadomasochismo della “posizione anale”.

Io non volevo dargliele, ma lui aveva già preparato un pugno da darmi all’altezza del cuore o della bocca dello stomaco.”

Il sogno prosegue imperterrito sul tema affettivo e Anna precisa di aver tentato un rifiuto dello scambio affettivo al prezzo della minaccia di violenza agli organi, guarda caso, che rappresentano simbolicamente la vita affettiva, la “bocca dello stomaco”, e la vita amorosa, la zona “all’altezza del cuore”. Anna sta ripercorrendo in sogno e chiarendo a se stessa i motivi che hanno portato la coppia alla rottura: caduta degli investimenti affettivi e conseguente cumulo di minacce. Anna si è trovata in coppia con un uomo che presentava carenze affettive pregresse di notevole spessore e ha dovuto colmare lacune, di cui non era responsabile, fino all’esaurimento delle sue scorte.

Ma chi amava Anna?

Come faceva questa donna a ricaricare le batterie per poi generosamente dispensarsi al suo uomo?

La crisi di coppia è oltremodo evidente ed è dovuta alle esigenze affettive in eccesso che l’uomo ha traslato nella persona sbagliata, la donna, per l’appagamento.

I simboli dicono che “dargliele” è una caduta della libido genitale, “aveva preparato” dispone per i bisogni congeniti e per gli schemi ripetitivi, “pugno” è la scarica aggressiva in reazione alla frustrazione, “altezza del cuore” è la zona del sentimento vitale dell’amore e del prendersi cura dell’altro, la “bocca dello stomaco” è la vita e la vitalità affettiva.

Non so come sono riuscita ad andare via da quella casa, ma senza mio figlio.”

Anna si libera del marito, ma non può fare altrettanto del figlio. Quest’ultimo viene distolto alla coppia e resta il figlio della madre. La famiglia è infranta, ma il bambino è il testimone vivente, dentro e fuori di Anna, che la famiglia c’è stata e che la “libido genitale” è stata investita e concretamente realizzata al di là dell’esito finale di rottura. Non si celebra un “fantasma di perdita”, ma si rievoca una difficile e tormentata modalità di separazione collegata all’immaturità affettiva dell’ex. Paradossalmente Anna afferma di essere andata via da quella casa senza il figlio per significare che il figlio se l’è portato via da quella famiglia, l’ha distolto da quel contesto.

I simboli dicono che “quella casa” è la famiglia, “andare via” è una rottura d’armonia, “senza mio figlio” è tutela da amore materno.

Sono corsa a casa mia che è lontano da casa sua e cercavo la mia macchina che non riuscivo a trovare.”

Le psicologie si dividono e riacquistano la loro identità originaria. Anna e il suo ex si sono separati dopo un pesante periodo di crisi relazionale: le “case” psichiche individuali non erano compatibili per la formazione di una coppia e per una vita insieme. La separazione è un trauma che esige un prezzo per pagare il fallimento e lascia immancabilmente un senso di colpa che esige un’espiazione.

Ma cosa ha lasciato questa impossibilità a convivere, a comunicare,

a condividere e a scambiare “libido orale e genitale”?

Lo stress accumulato da Anna si è somatizzato nell’apparato sessuale e adesso fa fatica a ritrovarsi a livello di vita intima e di vitalità sessuale. Il danno psichico subito da Anna verte sulla funzione neurovegetativa della sessualità. Anna non riesce a ritrovarsi come donna e come femmina.

I simboli dicono che “sono corsa” è un meccanismo psichico di difesa dall’angoscia, “a casa mia” tratta della sua organizzazione psichica, “lontano da casa sua” equivale alla salutare necessità del distacco, “cercavo la mia macchina” si traduce riprendevo la mia vita sessuale, “che non riuscivo a trovare” ossia accusavo delle difficoltà nella mia vita intima.

Gli altri mi dicevano “ma è lì, non la vedi?”, ma io talmente ero terrorizzata che non riuscivo a vederla.”

Eppure l’esibizione sociale di Anna era impeccabile dopo la crisi di coppia e dopo la separazione. La gente apprezzava ancora le bellezze femminili che immancabilmente esibiva. Anna era combattuta tra il riprendere una vita sociale senza accusare colpi e l’angoscia di qualcosa che si è rotto e che non funziona come prima: la perdita di una parte importante come la “libido genitale” e i suoi benefici investimenti. Anna ha paura di restare sola e di non incontrare un uomo degno di lei che la possa capire e accudire. Magari teme che tutti gli uomini siano infantili come il suo ex e che hanno bisogno di una mamma più che di una donna. Le problematiche e i timori insorgono senza fine e senza tregua in una persona che ha vissuto il trauma e la delusione di un fallimento matrimoniale e di uno smantellamento della propria famiglia. Anna non ha più la consapevolezza delle sue virtù e delle sue abilità anche se alla gente esibisce il meglio di sé falsificandosi in maniera egregia.

I simboli indicano in “gli altri” il riscontro sociale di Anna, “dicevano” si traduce in mi rinforzavo, “è lì” ossia occupo spazio e ho possesso, “non la vedi” si traduce in non ne ho consapevolezza, “terrorizzata” ossia dell’angoscia finalizzata al non coinvolgimento affettivo e sessuale, “non riuscivo a vederla” ossia non avevo consapevolezza.

Anna si difende dall’angoscia di ripiombare in futuro in una relazione priva di affetti e con un uomo immaturo.

Così sono salita a casa e mi sono chiusa in una stanzetta dove ho chiamato una mia amica che non riuscivo a sentire bene.”

Anna ripiega su se stessa e riflette sulla situazione psichica in atto senza riuscire ad avere una buona consapevolezza di quello che a livello affettivo e sessuale si è messo in moto in lei come segno e memoria di tanto strazio vissuto con il marito e con il padre di suo figlio. Nella sua introspezione Anna tenta di “sublimare la sua libido”, ma non ritrova la completezza di donna e di madre, perché la prima ha dovuto cedere qualcosa d’importante come la funzionalità della sua vita sessuale. Il trauma vissuto con il suo ex è ancora in circolazione e in azione.

I simboli ingiungono che la “mia amica” è la parte confidente di sé a cui affidarsi, “non riuscivo a sentire bene” equivale a una difficoltà di consapevolezza, “sono salita a casa” ossia tento la “sublimazione della mia libido”, “mi sono chiusa in una stanzetta” si traduce introspezione o mi guardo dentro.

Comunque, quando esco dalla stanza, trovo il mio ex e mio figlio seduti nelle scale.”

Quando Anna è costretta dalla vita a vivere insieme agli altri la sua realtà di ex moglie e di madre, dopo l’introspezione e l’avvolgimento in sé, quando Anna deve socializzare trova la sua realtà psichica ed esistenziale. Il processo psichico di “sublimazione” delle figure dell’ex e del figlio non è servito granché, visto che Anna è una giovane donna che ha da fare i conti con la sua carica erotica e sessuale, la vitalità della sua “libido” e l’impellenza degli investimenti nel cammin della sua vita. Girala come vuoi, Anna si riscopre madre e moglie.

I simboli dicono che “esco dalla stanza” significa socializzo e mi relaziono, “mio ex” ossia il fallimento e la vanificazione dell’investimento genitale, “mio figlio” ossia la realizzazione della mia libido genitale, “seduti nelle scale” ossia che sono stati fatti oggetto di sublimazione e di purificazione.

Entro in casa (non ho scale a casa) e sto finendo di parlare al telefono, quando lui si alza e vuole vedere se parlo davvero con la mia amica o con il mio attuale compagno…”

Anna non ha le scale nella logistica della sua casa reale, ma ha le scale nella logistica dei suoi “processi psichici di difesa” dall’angoscia, altrettanto reali. Nel relazionarsi con la gente ritorna il motivo per cui la relazione di coppia è andata in malora. Il suo ex era geloso e possessivo, oltre che bisognoso di tanta madre e di tanto affetto. La deficienza “orale” dell’uomo di Anna si associa in un mix tremendo e pericoloso con il sentimento della gelosia, con lo struggimento legato alla conflittualità edipica con il padre, sempre dell’uomo di Anna. La coppia si è rotta per l’immaturità affettiva e per la gelosia dell’uomo di Anna, per il bisogno di possesso di un uomo che non è riuscito a emanciparsi dalle grinfie della madre. L’ex la voleva tutta per lui. Questo è il significato del capoverso e la causa determinante della rottura della coppia. Questo uomo debole “si alza” e vuole vedere”, fa il forte e il despota senza avere una minima consapevolezza dei suoi bisogni primari di affidamento e di affetto.

C’è una specie di colluttazione perché io non voglio dargli il telefono e lui cerca con la forza di togliermelo.”

Chissà quante volte un uomo geloso ha provocato la lite per le relazioni della moglie o della madre di suo figlio!

Chissà quante volte una donna è stata picchiata dal suo ex in piena crisi di identità psichica e in carenza d’affetto!

La “colluttazione” è la degenerazione della fusione affettiva. Invece di ben collimare, i corpi derogano dal giusto e naturale incastro. La crisi di coppia si formula e si configura nelle difficoltà critiche della relazione e delle relazioni. Del resto, un uomo geloso non consente grandi aperture e notevoli disposizioni agli altri e al mondo esterno. La forza e la violenza psicofisiche completano l’opera di una storia che è iniziata con l’amore e si è conclusa con la rottura di un’armonia imperfetta. Per fortuna resta un figlio a ricordare ad Anna e al suo ex chi erano, chi sono e chi saranno nonostante tutto.

Questa è la storia umana e psicologica del sogno di Anna.

PSICODINAMICA

Il sogno di Anna sviluppa la psicodinamica delle cause che hanno portato alla separazione della coppia e alla rottura dell’unità familiare. La protagonista adduce in prima istanza le difficoltà affettive e relazionali dell’uomo a cui si è accompagnata e mostra di non aver saputo e potuto dare appagamento e soluzione alle suddette carenze. Il sentimento della gelosia e il bisogno di possesso sono i protagonisti di uno psicodramma diffuso e fortunatamente andato a buon fine. Resta per Anna la somatizzazione dell’angoscia, accumulata nel corso della relazione di coppia e della vita in famiglia, che si è riverberata sulla funzione neurovegetativa della sessualità.

PUNTI CARDINE

L’interpretazione del sogno di Anna si basa su “A un certo punto il mio ex ha cominciato a dare in escandescenze perché voleva che gli lasciassi le sigarette.” e su “Sono corsa a casa mia che è lontano da casa sua e cercavo la mia macchina che non riuscivo a trovare.”

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” si è ampiamente detto cammin facendo.

Non si evidenziano “archetipi” in maniera diretta.

I “fantasmi” sono composti e non si manifestano con eclatanza.

Sono presenti le istanze psichiche dell’Io vigilante e razionale e dell’Es pulsionale e rappresentazione mentale dell’istinto.

Il sogno di Anna manifesta la “posizione orale” e la “posizione genitale”: “mio figlio” e “le sigarette”.

Sono usati da Anna nel sogno i seguenti “meccanismi e processi psichici di difesa”: la “condensazione”, lo “spostamento”, la “figurabilità”, la “simbolizzazione” e la “sublimazione”.

Il sogno di Anna presenta un tratto “orale” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva genitale”: affettività e relazione.

Le “figure retoriche” elaborate da Anna nel sogno sono la “metafora” e la “metonimia”: “casa” e in altro, “non riuscivo a vederla” e “non riuscivo a trovare” e in altro. L’allegoria della violenza è formata in “lui aveva già preparato un pugno da darmi all’altezza del cuore o della bocca dello stomaco.”

La “diagnosi” dice di una crisi della dialettica di coppia a causa dell’immaturità affettiva e della caduta degli investimenti di “libido” con la somatizzazione del conflitto nella funzione sessuale.

La “prognosi” impone ad Anna di ben valutare i suoi bisogni e i suoi investimenti affettivi, nonché di razionalizzare la sua formazione affettiva e di ben integrarla nella dimensione “genitale” di donna e di madre.

Il “rischio psicopatologico” si attesta nel persistere della psiconevrosi isterica con lesione della funzione sessuale: conversione.

Il “grado di purezza onirica” è discreto in quanto il sogno è molto vicino alla realtà di un racconto.

La causa scatenante del sogno di Anna può essere stata un incontro o una discussione con l’ex.

La “qualità onirica” è narrativa.

Il sogno può essere stato fatto nella terza fase del sonno REM.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Anna è decisamente buono alla luce della linearità simbolica. Il “grado di fallacia” è basso.

Il “fattore allucinatorio” si attesta nell’esaltazione del movimento, dei sensi della vista e dell’udito.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Anna è stato letto da Maria Concetta, una donna che di mestiere fa l’avvocato, una professionista ricercata dalle donne che hanno bisogno di tutela legale e di amicizia, oltre che di comprensione psicologica. Il colloquio si è sciorinato in maniera varia e pacata.

Maria Concetta

Mi puoi spiegare ancora il rapporto di coppia?

Salvatore

Ogni persona ha una dialettica interna ed esterna, una modalità di relazionare i propri vissuti e di relazionarsi con gli altri. Ogni uomo e ogni donna, prima di vivere in coppia, hanno un patrimonio psichico formativo e in evoluzione. Lo stato di coppia e l’esercizio di coppia esaltano le caratteristiche individuali. Queste ultime si combinano e colorano la coppia. Tu vedi una coppia e la definisci simpatica o affermativa, sentimentale o ambigua o in mille altri modi, proiettando su questa coppia un tuo vissuto nella forma di un giudizio. In effetti tu hai visto un fenomeno della coppia, una modalità di essere e di manifestarsi, di combinarsi e di interagire, una forma dialettica e dinamica che è il frutto della prevalenza di un tratto psichico dell’uno sull’altro o di una armonica distribuzione. E’ importantissimo l’interscambio in questo prevalere del tratto psichico di un membro della coppia, l’alternarsi dei ruoli e dei modi, il riconoscimento dei compiti e delle abilità, la conoscenza individuale che travalica nella consapevolezza dell’agire in coppia. E’ come se nell’esercizio di coppia ora l’uno e ora l’altro assumessero il comando delle operazioni senza alcuna lesione dell’altro ma addirittura con un’adesione alla psicodinamica in atto, con una consapevolezza delle regole del gioco che stanno giocando. Questa interazione si chiama anche complicità di coppia e sintonia psicofisica. A ognuno il suo spazio e il suo copione e si recita a soggetto in maniera naturale e spontanea senza alcun sacrificio dell’uno o dell’altro. Paradossalmente la coppia migliore possibile è paritaria nei diritti e nei doveri, simmetria, ma non è sempre paritaria nelle sue manifestazioni perché ammette la complementarità: teoria del “sotto” e del “sopra”. Mi spiego. Il potere si esercita in base alla competenza e al ruolo. Ci sono situazioni in cui la donna ha una sua specifica collocazione e abilità. Ci sono situazioni in cui il maschio ha un suo ruolo definito e un compito elettivo. Tutto questo al di là della solita teoria che ci sono “cose da uomini e cose da donna”. Rimbalzandosi il potere nelle varie psicodinamiche della giornata e della vita in comune, la relazione di coppia è ricca e democratica, assente di prevaricazioni e di violenze, veramente interattiva. Lo “star sotto” e lo “star sopra” sono simboli che denotano una realtà varia e variegata in cui la coppia si viene a trovare e alla quale deve reagire al meglio e nel pieno rispetto dell’altro.

Maria Concetta

Quello che dici vale anche quando si deve decidere in quale trattoria andare a mangiare il pesce?

Salvatore

La tua provocatoria domanda è attinente e opportuna. Soprattutto quando si deve scegliere quale pesce mangiare e come farlo cucinare. Dalle piccole alle grandi scelte, tipo il rispetto e l’accudimento, la coppia deve sapere prendere e lasciare, affidarsi e abbandonarsi, reagire e inalberarsi, assorbire ed espellere, insomma deve agire al massimo della consapevolezza possibile.

Maria Concetta

Per quanto riguarda la scelta dell’osteria io preferisco che sia il mio “lui” a muoversi e a mettermi di fronte al fatto compiuto. E’ successo spesso con il fidanzato precedente di passare la serata a discutere dove andare e cosa fare. Uno strazio!

Salvatore

Confermi che la coppia è “simmetrica” nella base dei diritti e dei doveri, ma è anche “complementare” senza scandalo e senza inganno. Se poi la coppia si evolve nella famiglia, le relazioni diventano più complesse e delicate. Nella dialettica di coppia è ovvio che la condivisione solidale è sempre da preferire all’opposizione netta e cruda. Potere e dipendenza non equivalgono nella buona coppia a violenza e sottomissione. La coppia che sa distribuirsi nei ruoli e nei compiti è un buon sodalizio. Lo star sotto lo star sopra è realizzato democraticamente. Questa è la metafora sessuale che portò Lilith a “sfanculare” Adamo. Lei voleva star sopra nel coito e Adamo non gradiva, per cui chiese al responsabile creatore di cambiargli donna e moglie, di fargli una creatura dipendente che si lasciasse fare e lo lasciasse fare e che soprattutto riconoscesse il suo potere. E secondo il vangelo culturale maschile fu naturalmente accontentato. Eva era pronta a essere partorita dalle sue costole, a essere carne della sua carne.

Maria Concetta

Adesso ho pienamente capito. Non si può star sopra in due, ma si può star di fianco, sessualmente e culturalmente intendo.

Salvatore

Potenza delle metafore e dei miti! Quante difficoltà di comprensione risolvono alla razionalità dell’umano consorzio!

Maria Concetta

E del disturbo sessuale di Anna cosa mi dici? Può dipendere anche dal trauma del travaglio e del parto?

Salvatore

Hai detto bene, trauma è la parola giusta, un’angoscia che logora la funzione sessuale e riduce la “libido”. Nel rapporto di coppia il segnale di assenza d’investimento è la caduta provvisoria o definitiva della vita e dell’attività sessuali. Queste ultime sono le prime a essere colpite e sono segnali di profonda crisi personale e relazionale, ma sono anche le prime a risolversi e a ripristinarsi dopo aver razionalizzato il trauma e la eventuale separazione. Il corpo non mente sui disagi e li manifesta senza alcun pudore. Tecnicamente succede che la tesione nervosa in eccesso non può essere gestita dal sistema psicofisico e necessariamente e salvificamente si somatizza e lede la funzione interessata. Bisogna riconoscere che l’essere umano è fatto bene ed è fatto per continuare a vivere al meglio nelle condizioni psicofisiche date. Il travaglio e il parto hanno una forte componente traumatica, ma nel sogno di Anna questo dato non si evince.

Maria Concetta

E delle sigarette cosa mi dici? Non soltanto quelle metaforiche, ma soprattutto quelle reali, quelle del monopolio di stato, quelle che si comprano nelle tabaccherie insieme ai “gratta e vinci”, quelle che portano alla rovina e alla morte. Mi fai anche la distinzione tra tabagismo e vizio del fumo?

Salvatore

Il tabagismo è la dipendenza psicofisica dal fumo del tabacco. Il vizio del fumo è una forma ovattata del tabagismo. Si pensa che il “tabagista” fumi continuamente per malattia e il “vizioso” scandisca nel tempo il suo gusto nell’assunzione di nicotina. Non è così. Entrambi accusano una dipendenza psicofisica dal tabacco. Ripeto, dipendenza ossia il bisogno coatto di incorporare per bocca una sostanza tossica che funziona per rito e per funzione, per pulsione e per bisogno. Il tabagista ha sicuramente una “posizione psichica orale” ben marcata e possibilmente ha maturato una “organizzazione psichica a prevalenza orale”. Nell’assunzione di nicotina il tabagista risolve la sua angoscia di morte proprio sfidando la Morte o facendo alleanza con il nemico. Da un lato si cura da solo propinandosi una auto-terapia dell’angoscia depressiva di perdita e di abbandono, da un altro lato si ammazza a piccole dosi quotidiane sfidando se stesso o meglio la sua angoscia di morte e la sua pulsione di morte. Una “tanatofobia”, angoscia depressiva di perdita e di di morte, si risolve drammaticamente in una “tanatocrazia”, la pulsione di morte al potere o il Thanatos freudiano, non si risolve con una doverosa “tanatologia”, presa di coscienza e “razionalizzazione” dell’angoscia depressiva di perdita e di di morte. Mi spiego ancora e meglio. Il tabagista porta la morte al potere e la sfida continuamente per affermare se stesso di fronte alla sua fobia della morte, all’angoscia profonda di solitudine. Il tabagista è ai ferri corti con la vita perché non sa gestire quest’ultima con la “tanatologia”, il discorso sulla morte ossia la consapevolezza della necessita di morire e, ripeto, la “razionalizzazione” della sua angoscia di morte. Il tabagista usa il meccanismo psichico di difesa dell’alleanza con il nemico, quello che usa il lupo maschio con il capo branco dopo la dura lotta per il primato, e si allea con il tabacco per lenire la sua angoscia sfidando con la sua onnipotenza infantile se stesso come uomo e come malato. Ricordo che il “controllo onnipotente” è un meccanismo primario di difesa dall’angoscia usato dal bambino attraverso la sua capacità magica di elaborare la realtà più nefasta. L’altro meccanismo psichico di difesa è lo “spostamento” con la formazione del feticcio nell’oggetto sigaro, sigaretta, nicotina, tutte le sostanze che producono variazione dello stato coscienza e riducono senza risolverla l’angoscia di morte che la persona sente pulsare da dentro e non sa riconoscere nella causa.

Maria Concetta

In coppia cosa ci deve essere?

Salvatore

Gli ingredienti giusti sono l’empatia e la simpatia, ma non deve mancare la ragione e la dialettica, la retorica e l’eristica, la discussione e la convinzione, l’ironia e la complicità.

Maria Concetta

Anna ha carenze affettive?

Salvatore

Anna ha portato in coppia la sua formazione e la sua “organizzazione psichica reattiva” che ha maturato un figlio e, di conseguenza, è approdata alla “genitalità”. Anna è più evoluta del suo ex a livello affettivo, ma è stata coinvolta da lui nella fascia “orale” e ha rispolverato la sua posizione psichica omonima, i suoi bisogni affettivi per l’appunto, perdendo in parte il bandolo della matassa.

Maria Concetta

Quale canzone scegli per Anna?

Salvatore

Siamo in Sicilia e non poteva mancare la “Sintonia imperfetta” dell’originale Carmen Consoli, una canzone che mescola un vecchio testo al nuovo, la modalità d’amare e di stare in coppia della prima generazione del Novecento e l’attuale: “l’amore al tempo dei miei nonni era sognante”. Ma ti assicuro che è da preferire l’amore di oggi con tutti i suoi aspri conflitti rispetto all’amore di ieri con tutte le nobili prevaricazioni del marito sulla moglie.

Alla prossima e sempre attenti ai “selfie” con gli psicopatici!

UN’ATMOSFERA MAFIOSA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi incontro in un appartamento antico di Berlino con Giogiò e passiamo delle ore serene e in sintonia, come al solito.

Per un po’ di mesi non lo sento più e allora decido di scrivergli un sms al quale non risponderà mai.

Sono in Sicilia e incontro due suoi collaboratori che mi dicono che Giogiò è stato assassinato qualche mese fa e non si sa da chi.

Scopro che il suo capo mi sta cercando perché ha saputo di noi.

Organizzano una cena fastosa per commemorare Giogiò e io sono l’ospite d’onore.

C’era un’atmosfera mafiosa e a un certo punto il suo capo mi dice che sta per arrivare la portata speciale cucinata appositamente per me.

Entra un cameriere con un piatto pieno di carne e mi dicono che sono i testicoli e il pene di Giogiò e che li devo mangiare.

Tutti sono inorriditi, ma io calma li mangio. Sono brutti ma dolci e la carne è tenerissima e si scioglie in bocca.

Rispondo che sono buonissimi e che li trovavo fantastici quando era vivo e sono così anche ora.

Questo è per loro un affronto e allora mi fanno vedere delle foto. Lo avevano rapito, seviziato e lasciato morire: una sorta di regolamento di conti.

Allora capisco che sanno tutto di noi. Scappo e mi inseguono, mi nascondo in un negozio di parrucchiera e dopo molte ore il capo mi trova.

Entra, ma la sua attenzione è presa da delle parrucche da donna, ne sceglie una e si fa truccare e scopre che vestito così si vede bello.

Mi lascia perdere e se ne va.

Io esco e mi aspettano i carabinieri. Mi dicono che da mesi indagano sull’omicidio, ma che non avevano mai sospettato del suo titolare. Pensavano a qualche pista passionale e mi dicono che hanno scoperto che Giogiò aveva amanti ovunque. Una fissa a Torino.

I carabinieri mi fanno vedere una foto dell’appartamento di Torino e vedo che ci sono macchie secche bianche sui mobili in cucina. Mi dicono che pensavano fosse cocaina, ma invece erano sputi secchi di acqua e sale, tipo un gioco di bambini.

La cosa non mi turba. In cuor mio so che sono stata speciale e unica per lui. Mi ritrovo triste a casa, depressa e in lutto per la sua perdita. Mi sento tanto triste che devo raccontare la nostra storia a mia cugina.”

Così e questo ha sognato Mamai.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

La storia tra un uomo e una donna, una tra le tante storie tra un uomo e una donna che non si lascia catalogare per la sua intrinseca innocenza e naturale trasgressione, è degnamente rappresentata in sogno dalla protagonista in un momento di nostalgia canaglia e in un momento di composizione dei sentimenti e di remissione delle emozioni. Quando il marasma d’amore e di sesso, vissuto nello struggimento di un maremoto sensoriale, sembra irrimediabilmente passato, ecco che arriva il sogno a dirti creativamente quanto ti ha segnato e insegnato la meravigliosa esperienza vissuta. Il “tempo fuori” non ha sfiorato minimamente il carico di bellezza rimasto tra le maglie del “tempo dentro”.

Tutt’altro!

Il “tempo fuori” ha dato la possibilità al “tempo dentro” di maturare l’ironia e il distacco dal materiale psicofisico apparentemente archiviato.

E così, una donna chiamata Mamai si è trovata da bambina tanto legata al padre e da adulta realizza naturalmente le sue fantasie edipiche per superarle e abbandonarle dopo l’ampio appagamento. E’ quello che avviene nel cosiddetto “primo amore”, quello che non si sposa mai semplicemente perché è destinato a finire. Il “primo amore” si esaurisce perché non ha niente di originale e di creativo, è una minestra appetitosa ma riscaldata e come tutte le pietanze della tradizione non permette innovazioni e originalità. Il sogno è la storia di Mamai che realizza con Giogiò quello che ha allucinato con la fantasia nell’infanzia e nell’adolescenza nei confronti del padre e all’interno di una cornice sicula-mafiosa, un quadro obsoleto e stucchevole che mantiene le sue peculiarità creative perché altamente simbolico. Il sogno di Mamai è la sintesi di un romanzo drammatico che la buona penna del miglior Camilleri avrebbe elaborato e ricamato con la rigogliosità etnica e linguistica dell’esordio.

E cosa dire delle allegorie che Mamai intesse nel suo sogno a proposito dei riti “oro-incorporativi” e magici?

E cosa dire dell’inevitabile rimando a “Totem e tabù” di Freud?

Il sogno di Mamai è veramente un condensato di “processi e meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia, oltre che un barattolo di pillole letterarie su temi siculi di mafia e di amore. La donna non è vittima, ma è dominante e gestisce, senza alcuna paura reverenziale verso il maschio, la trama del suo prodotto psichico.

E’ opportuno delucidare la Mafia in quanto Cultura primaria, in quanto insieme di schemi interpretativi ed esecutivi dell’Uomo e della Realtà.

La Mafia è il simbolo della Madre e della sua Legge, la Legge del Sangue, la Ontogenesi e la Filogenesi, l’origine e l’amore della Specie. La Mafia originaria include il Matriarcato e il culto della dea Madre nel mistico onore e nella sacra obbedienza dovute per Natura al Principio femminile. La Madre è la sede degli istinti e delle pulsioni, istanza Es, delle emozioni e dei sentimenti, del sistema nervoso neurovegetativo e della Magia, dei riti e dei divieti, dei totem e dei tabù. Il Pensiero della Madre è la Fantasia e si esprime nella Poesia e nel Sogno, non nella Filosofia e nella Scienza. La Politica della Madre si realizza nei clan, organizzazioni di famiglie che condividono il Sangue e la sua Legge. Il Sangue è simbolo di Vita e di continuazione della Vita ed è depositato nella Femmina Madre, uovo, e si distribuisce nelle femmine madri. Ritornano le figure mitiche di Lilith e di Eva, nonché di Gea e di Demetra. Si rivedono le “parti buone e cattive” del Fantasma Madre. E’ da precisare che il Matriarcato e la sua Cultura si pongono come sistema interpretativo sin dall’origine, ma vengono nel tempo soppiantati dal Patriarcato e dalla sua Cultura. La Madre viene rimossa a livello collettivo e sopravvive nel sottobosco e nell’occultamento in pieno rispetto alla Verità la cui etimologia impone che si nasconda e che si mostri solo se ricercata e disoccultata: “a-letheia” o senza nascondimento. Il Regno delle Madri è l’anima occulta del sistema esistente dei Padri, è l’Invisibile concreto del Visibile altrettanto concreto, è la Matrice materiale del Corpo materiale. Il potere dei Padri è effimero e mutevole perché è l’epifania del potere delle Madri.

Tornando alla Mafia come organizzazione criminale, si desume che nel Tempo storico la Cultura delle Madri sia stata imitata e sia tralignata negli schemi della sopraffazione dei nemici e della prevaricazione degli estranei, dell’eliminazione e dello sterminio di tutti coloro che non si adeguano al sistema imposto dal gruppo di origine e di appartenenza, la Famiglia e le Famiglie: “Cosa nostra”. Quella che in origine era la Cultura della Madre e del Sangue è stata imitata nelle modalità organizzative e metodologiche dalla Cultura dei Padri e si è evoluta nelle Organizzazioni criminali o nel Capitalismo alternativo. Non sono estranee a tali principi e metodi le “Società segrete”, i “Beati Paoli” in Sicilia, la Massoneria in Europa, la Carboneria in Italia e “I Sublimi Maestri perfetti” e tutte quelle compagini che si sono date una Etica alternativa e occulta, una finalità politica e sociale in opposizione ai valori dominanti e agli schemi conclamati.

Il sogno di Mamai meritava tanto preambolo perché non è un semplice sogno e deve essere gustato come un cannolo di ricotta della premiata pasticceria Girlando di Avola: un qualcosa di veramente eccezionale.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Mi incontro in un appartamento antico di Berlino con Giogiò e passiamo delle ore serene e in sintonia, come al solito.

La tresca è antica e fascinosa, rientra tra le esperienze preziose della vita, avviene quando la serenità e la sintonia si combinano con i sensi e i sentimenti e nel mentre che l’ingrato tempo trascorre lasciando l’odore del “già vissuto” e del “già visto”. Mamai ha il suo Giogiò e insieme si trovano nella pacatezza di un incontro trasgressivo del loro tipo, quello che ben conoscono e che volentieri rinnovano con il ciclo delle varie lune. La ripetizione è monotonia e appartiene alle loro modalità d’approccio. Tutto è solito e antico e nello stesso tempo è insolitamente nuovo perché trascorre tra serenità e sintonia. Tutto ha bisogno ancora di essere rivissuto e la ripetitività infonde sicurezza ai giovani amanti.

La simbologia vuole che “mi incontro” sia un happening erotico e sessuale, “l’appartamento antico” sia la parte psicofisica trasgressiva e di volta in volta occupata secondo l’occasione, la “ore serene” siano i vissuti sgombri di nuvole, la “sintonia” sia quella dei sensi, “Berlino” sia un indizio soggettivo, un simbolo di Mamai per l’appunto.

Per un po’ di mesi non lo sento più e allora decido di scrivergli un sms al quale non risponderà mai.”

Il vissuto è stato vissuto e gli amanti hanno già dato ampiamente a se stessi in assenza di altro e di altri. Non resta che il ricordo e la possibilità di un ritorno, l’attesa di una riedizione del “già vissuto”. Del resto, gli amanti non vivono il tempo storico, non hanno continuità quotidiana, non interpretano l’esistenza nella sua banalità, non hanno beni da condividere e tasse da pagare, non subiscono le offese degli istrioni. Gli amanti vivono gli attimi, più o meno lunghi, che riescono a inventare e a riempire, si amano e si abbandonano, vivono e muoiono nello stesso tempo, si salvano e si uccidono insieme. Gli amanti mettono insieme brandelli di tempo e di storia, di carne e di sangue. L’attimo è la loro unità di misura psicofisica. Se trapassano nella continuità del tempo, gli amanti non esistono più semplicemente perché sono diventati marito e moglie, hanno comprato casa e figli, lavorano e si scannano, si abbuffano e si deprivano, guardano la tv e scrivono sms, fanno distrattamente l’amore la domenica mattina per dovere coniugale. Se si chiamano al telefono, non possono rispondere perché non hanno nulla da comunicare. Gli amanti muoiono e rinascono come l’araba fenice o come il ramarro. Ma, nel caso di Mamai qualcosa non va più nel verso giusto perché Giogiò non risponde, perché Giogiò non può rispondere. Mamai è cambiata. Mamai non è la stessa. Mamai non è quella di prima e di sempre. La trama dell’amore inquieto e fascinoso si complica e la questione psico-sociale diventa veramente drammatica.

Altro che Montalbano e le sue semplici trovate o “pinzate”!

Qui siamo prossimi al siciliano Sciascia e all’americano Mario Puzo!

Mamai sta per calare sul tappeto verde i suoi assi dalla manica delle memorie e delle ricordanze, nonché le sue affinità elettive in riguardo alle culture e ai personaggi. Seguirla sarà un piacere intrigante anche perché è una donna del Continente che ama la Sicilia.

Sono in Sicilia e incontro due suoi collaboratori che mi dicono che Giogiò è stato assassinato qualche mese fa e non si sa da chi.”

I conti tornano. Giogiò non può rispondere perché è passato tragicamente a miglior vita o a nuova dimensione, insomma ha cambiato sintonia. La Sicilia non promette niente di buono tra “collaboratori” e morti ammazzati, tra anonimi assassini e ambigui salotti. Questo cambio spazio-temporale è dei peggiori auspicabili, ma il sogno può nascondere fatti tragici e camuffarli con fatti surreali. Il mistero si profila e richiama il miglior detective che esiste sulla piazza o sul mercato. A tutti gli effetti risulta che Mamai ha chiuso l’attimo trasgressivo e creativo con Giogiò ed è trapassata nella storia di un amore già vissuto e nel ricordo di un amore perduto. Tutto è morto e la Sicilia offre il destro per gli intrighi più occulti e per i riti più originali.

Hanno ammazzato compare Giogiò!

Risuonano le assolate contrade del grido del bandezzatore, il messaggero del potere: “hanno ammazzato compare Giogiò!”

La “Cavalleria rusticana “ di don Giovanni Verga è a due passi, è nelle grida sconsolate e nelle contrade disperse, ma la verità è questa: Mamai ha ucciso compare Giogiò perché la loro storia di sesso e d’amore infelice non poteva trasfigurarsi in una storia di spirito e d’amore felice. La messa era finita e si poteva andare in pace. L’attimo era fuggente ed era trascorso come un lampo di calore nel tardo pomeriggio infilandosi tra i filari dei fichi d’India e il giallore delle gaggie.

Scopro che il suo capo mi sta cercando perché ha saputo di noi.”

Ecco che arriva il “mammasantissima” di turno nella figura esotica del “suo capo”!

Ecco che arriva il “Super-Io” di Mamai con l’istanza censurante o l’Io severo nella funzione di mediatore psichico e culturale!

Piace seguire la trama nella intrigante versione siculo-mafiosa, piuttosto che nella squallida versione psicoanalitica. Piace pensare a una tresca di amanti puniti dalla Legge del Sangue, quella dell’archetipo Madre, piuttosto che a una psicodinamica di colpevolizzazione della trasgressione e di ripristino dell’equilibrio turbato da tanta “ubris”, peccato originale di ira e di sconvolgimento dell’ordine costituito. Ma attenzione, che i riti sono diversi e non si tratta del solito lettino dello psicoanalista, perché in Sicilia la truculenza si sposa con la luce e il calore del sole, come insegna Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel suo “Gattopardo”. Nella realtà psichica la decodificazione esige che Mamai abbia preso coscienza della sua trasgressione e in preda ai sensi della morale costituita deve espiare le sue colpe dopo aver chiuso la fascinosa relazione e gli attimi eterni con Giogiò.

I simboli dicono che “scopro” equivale a prendo coscienza ed è funzione dell’Io, “il suo capo” equivale al mio Super-Io, “mi sta cercando” equivale a il senso di colpa mi assilla, “ha saputo di noi” equivale a ho preso coscienza della trasgressione.

Organizzano una cena fastosa per commemorare Giogiò e io sono l’ospite d’onore.”

Un grande uomo abbisogna di una grande commemorazione. La cena fastosa è pronta al macabro uso e al macabro rito. La protagonista non può che ubbidire alle istanze del suo narcisismo e mettersi in primo piano e direttamente coinvolta nei festeggiamenti. La prima donna non può che farsi fare la festa. La morte si onora con una cena di gran classe e con l’ospite da onorare in onore al compianto. Siamo nelle trame e nelle tresche della Sicilia di Camilleri, quello “buono” che scriveva la cultura siciliana vissuta e appresa dai nonni e non quello “cattivo” che sulle ali del successo e nel massimo delle finanze televisive suggeriva temi triti e ritriti sul filone arancione, più che giallo. Mamai rievoca la sua relazione amorosa con Giogiò dopo averla troncata e al fine di acquistare una migliore consapevolezza e di operare la giusta “catarsi” dei sensi di colpa. Nel rievocare le bellezze e i trionfi dei sensi, Mamai converte i vissuti e li camuffa servendosi dei meccanismi psichici del sogno, i famigerati e mai abbastanza esecrati “processi primari”.

I simboli dicono che la “cena fastosa” richiama la “libido orale” e le alte sfere della vita affettiva. Dopo la morte di Giogiò la passione cessa e lascia il posto agli affetti più sublimati. La “ospite d’onore” assolve il narcisismo di Mamai. Del resto, è lei che ha vissuto il lutto e che sta organizzando il funerale. Onore al merito!

C’era un’atmosfera mafiosa e a un certo punto il suo capo mi dice che sta per arrivare la portata speciale cucinata appositamente per me.”

Se non si fosse capito, ci troviamo di fronte all’archetipo culturale della “Sicilia”, la “Mafia” e la sua atmosfera. Non manca, di certo, il “Capo”, il “Mammasantissima”, non certo un volgare ragioniere con “pizzini” annessi, non certo uno spietato psicopatico criminale, non certo un capraio puzzolente di merda, ma un gentile e premuroso “capo dei capi”, “inizio degli inizi”, “principio dei principi”, “principe dei principi”, Colui a cui tutto si riconduce, il master Chef dei master Chef che ha pronta la “portata speciale cucinata appositamente” per Mamai.

Altro che Camilleri, altro che Verga, altro che Sciascia, altro che Brancati, altro che Pirandello, altro che Giuseppe Tomasi duca di Palma e principe di Lampedusa!

La funzione onirica tocca i suoi livelli più alti con la spontaneità con cui nasce l’origano nelle rupestri campagne di Palazzolo Acreide nei monti Iblei. Ricordo che la riunione conta soltanto maschi, eccezion fatta per l’ospite, Mamai l’ambigua, l’eletta e l’inquisita.

A livello psicodinamico quest’ultima proietta la sua consapevolezza del fatto e del misfatto sul “capo” di Giogiò, a metà tra l’Io e il “Super-Io”, al fine di espiare i suoi sensi di colpa. Tra il grottesco e l’ironico, tra la “sineddoche” e la “metafora” si consuma la vendetta del “mammasantissima”, ma a tutti gli effetti si esalta la capacità di Mamai di rappresentare dinamicamente in simboli il residuo desiderio e la fatale condanna. La “traslazione” è il meccanismo psichico di difesa che consente a Mamai di esprimere il conflitto tra la “libido” in fiore e la colpa ineludibile.

I simboli si esprimono in questi termini: “atmosfera mafiosa” o ambiguità psichica, “il suo capo” o istanza “Super-Io”, “sta per arrivare” o acquista consapevolezza, “portata speciale” o ipertrofia dell’Io, “cucinata appositamente per me” o mitomania narcisistica.

Entra un cameriere con un piatto pieno di carne e mi dicono che sono i testicoli e il pene di Giogiò e che li devo mangiare.”

Il sogno, meglio, la funzione onirica di Mamai si esalta in questo ambiguo incalzare degli eventi. Tra il “narcisismo” ruspante e il “sadomasochismo” conclamato la scena madre viene offerta con un piatto tragico alla greca. Mamai ricorda Medea nel prepararsi in sogno la guerra di tutte le guerre, la “libido” e la colpa, nonché la “conversione nell’opposto” e la “traslazione” della virilità rappresentata secondo la figura retorica della “sineddoche” negli organi sessuali del povero Giogiò, ormai morto e defunto ma inevitabilmente ricordato nei suoi nobili accessori. Di brutto Mamai si serve nel sogno la rievocazione del “meglio” del suo amante, la sessualità, e seguendo il suo senso di colpa rivive in maniera traslata l’empito e la passione della “libido genitale” che nell’attimo scatenava con Giogiò quando viveva bene la relazione poetica e volgarmente truffaldina. Mamai deve reincorporare per via traslata gli organi dell’orgoglio virile del suo uomo fatale. Pene e testicoli in un sol boccone non sono un piatto di tutte e di tutti i giorni. Mamai appaga il desiderio di riavere Giogiò e lo realizza in maniera traslata: la bocca è la “traslazione” della vagina e l’incorporazione orale attesta del buon senso del possesso di Mamai e dell’universo psicofisico femminile, oltre che dell’orgoglio del potere. Tutto questo psicodramma è reso possibile, sempre a Mamai, dall’angoscia di “castrazione” e dall’ambigua collocazione sessuale in onore della “libido” e del “Genio della Specie”.

In termini sintetici Mamai rievoca e attualizza il desiderio sessuale nei confronti di Giogiò in maniera traslata e dopo aver colpevolizzato la sua relazione estatica con lui. Degne di nota sono la “libido sadomasochistica” e la messa in atto della “posizione psichica anale” di Mamai.

I simboli dicono che il “cameriere” rappresenta l’alleato psichico per sviluppare la cruenta psicodinamica, il “piatto pieno di carne” condensa la libido sadomasochistica, “i testicoli e il pene” rappresentano il potere maschile ridotto in “sineddoche” ossia la parte per il tutto, (il povero Giogiò è ridotto ai suoi organi sessuali), “li devo mangiare” si traduce in un rapporto orale come “traslazione” difensiva del coito.

Tutti sono inorriditi, ma io calma li mangio. Sono brutti ma dolci e la carne è tenerissima e si scioglie in bocca.”

La domanda sorge spontanea: “ma che “mammasantissima” e che “mafiosi” ci sono ormai in giro per la nostra bella Sicilia, se inorridiscono di fronte alla calma e gustosa “traslazione” di un rapporto sessuale, oltretutto architettato impunemente da un’ardimentosa femmina?

E’ vero che tutto passa e niente è più come prima, ma uno stuolo di sedicenti carbonari o massoni non deve assolutamente inorridire per una scena di nobile sesso, per una religiosa incorporazione orale dei simboli del potere maschile. Una calma Mamai consuma il suo rito orgiastico in presenza di coloro che chiedevano ragione delle sue arti seduttive e la condannavano in quanto una “quasi” strega che prevaricava il maschio, oltretutto in odore di mafiosità. Nella descrizione sintetica del gusto è insito il piacere sessuale di quegli attimi vissuti di volta in volta con il suo complice: l’allegoria del coito e dell’orgasmo è servita in “io calma li mangio. Sono brutti ma dolci e la carne è tenerissima e si scioglie in bocca.”

Che bella ed eroica fine hanno fatto i gioielli di famiglia!

Traduco i simboli e approfondisco le psicodinamiche: “inorriditi” o “conversione nell’opposto” del desiderio, “calma” o controllo dell’Io, “li mangio” o rituale magico oro-incorporativo, “brutti” o compensazione attraverso caduta estetica, “dolci” o compensazione attraverso esaltazione sensoriale, “la carne è tenerissima” o totem e compensazione del trauma oro-incorporativo, “si scioglie in bocca” o “traslazione” orgasmica del coito.

Rispondo che sono buonissimi e che li trovavo fantastici quando era vivo e sono così anche ora.”

Si può ridere della Mafia e si possono benissimo irridere i mafiosi. E’ importante che il gioco si fermi all’allegorico e all’ironico e non traligni nella cruda realtà del crimine. Mamai mostra in sogno una bella faccia tosta e una portentosa reazione alla malasorte, Mamai è temeraria e sa far buon viso a cattivo gioco. Ha mangiato di gusto gli organi sessuali del suo amante, si è mostrata interessata e non si è tirata indietro, si è dimostrata una donna con i contro-coglioni mangiandosi in un sol boccone i coglioni del morto e adesso alza il tiro e rilancia la posta a questi mafiosi della domenica che sembrano monaci benedettini nell’ora della siesta. Mamai è proprio insolente e impertinente perché non solo conferma la colpa, ma non rinnega la bontà della vitalità erotica e sessuale del suo defunto amore. Da vivo e da morto il suo Giogiò è stato fantastico nei suoi attributi sessuali e nelle sue funzioni erotiche, “mutatis mutandis atque rebus”, cambiando la realtà dei termini in questione: dolce e tenero in vagina e in bocca. Del resto, questi organi reali collimano perfettamente a livello simbolico.

I simboli attestano la spregiudicatezza di Mamai in “rispondo”, la provocazione in “buonissimi”, l’irrealtà poetica in “fantastici”, la nostalgia e la rievocazione in “vivo” e in “così anche ora”.

Questo è per loro un affronto e allora mi fanno vedere delle foto. Lo avevano rapito, seviziato e lasciato morire: una sorta di regolamento di conti.”

“Est modus in rebus”, perbacco!

La funzione onirica di Mamai vuole proprio coniugare alla grande e al gran completo le trame di questa farsa, più che psicodramma, mafiosa. Recentemente anche il siciliano, attore regista, Pif ha scritto e filmato lo sceneggiato “La mafia uccide soltanto di domenica”. La Mafia non fa più paura perché non esiste. La Mafia è morta, è stata anzitempo uccisa dai burocrati e dai funzionari, dai borghesi e dagli affaristi, dai finanzieri e dagli uscieri, dagli stronzi e dai merdaioli, dagli opinionisti e dai politici, dai buffoni e dagli istrioni, dagli scrittori e dai poeti, dalle tv di stato e dalle tv di parte. Mamai colpisce ancora se stessa e chiede al suo intransigente “Super-Io” di dargli le prove di cotanta costosa decisione di chiudere definitivamente con l’immarcescibile e sessualmente fenomenale Giogiò. Mamai provoca e offende la cupola mafiosa che rappresenta la sua intransigenza morale e scarica aggressività sadomasochistica del peggior stampo “anale” sul povero stecchito amante: “seviziato” e “lasciato morire”. In effetti è stato un vero regolamento dei conti, ma dei conti di Mamai, quelli presentati dal suo “Super-Io” nel momento in cui esulava verso paradisi morali eterei e sublimava la trasgressione del passato con l’etichetta della bellezza della passione. Mamai non rinnega, tutt’altro, riconosce e considera, rivive e valuta senza rinnegare alcunché, ma senza addurre un ulteriore desiderio da vivere e una carica di “libido” da investire. Tutto si è svolto e si è composto come nei migliori cerimoniali di pompe funebri. Bontà della “razionalizzazione” che riesce a stemperare e a frenare le più grandi passioni, anzi direi che più grandi sono state e più facile è archiviarle secondo i meccanismi psichici del “farsene una ragione” dell’impossibilità di riviverle.
Vediamo i simboli: “affronto” o opposizione e competizione, “vedere foto” o prendere coscienza dei propri vissuti e funzione dell’Io, “avevano rapito” o castrazione, “seviziato” o libido sadomasochistica, “lasciato morire” o relegato consapevolmente nel dimenticatoio, “regolamento dei conti” o valutazioni critiche dell’Io.

Allora capisco che sanno tutto di noi. Scappo e mi inseguono, mi nascondo in un negozio di parrucchiera e dopo molte ore il capo mi trova.”

“Allora capisco di avere piena consapevolezza di quello che ho vissuto con Giogiò e di quello che avevo bisogno di sapere di me con Giogiò.”

Mamai conferma, qualora non bastasse quello che ha affermato in precedenza, che si tratta di una sua precisa trama onirica in cui rispolvera e ammoderna la sua storia truffaldina con l’amante, un’esperienza talmente bella e fascinosa che si può definire, senza ombra di dubbio e di smentita, costruttiva, in quanto è servita a realizzare le pulsioni edipiche che nell’infanzia e nell’adolescenza aveva vissuto nei riguardi del padre. Mamai riesuma la sua “posizione edipica” e la realizza con Giogiò ottemperando alla pulsione erotica e sessuale e, quindi, disponendosi al meglio verso il suo uomo e distogliendolo a una donna come nei migliori tradimenti o fatti di corna. Dopo aver vissuto il suo atavico desiderio e la sua antica pulsione, può chiudere con Giogiò e concludere la sua avventura adolescenziale. Ormai è donna a tutti gli effetti psichici e può passare alla “posizione genitale” e concentrarsi nell’investimento di “libido” della suddetta qualità. L’istanza censoria “Super-Io” ha imposto le sue norme morali e tutto si può concludere con il riconoscimento che la storia di sesso e di passione con Giogiò è stata veramente bella.

Vediamo come Mamai immagina in sogno il suo decorso psichico.

Usa il meccanismo psichico della fuga, “scappo”, e dell’espiazione della colpa, “mi inseguono”, si serve del camuffamento delle idee ossia se la racconta e si giustifica, “mi nascondo in un negozio di parrucchiera”, e finalmente rende conto al “Super-Io” della consapevolezza di tutto il quadro riesumato dal cimitero di un passato molto attuale ma superato perché riconosciuto. Mamai ha dato abbastanza ed è venuta fuori dal marasma grazie al meccanismo psichico di difesa della “razionalizzazione” della sua “posizione edipica”.

I simboli dicono che “capisco che sanno tutto di noi” si traduce in sono cosciente di quello che ho vissuto, “scappo” è uno dei tanti meccanismi di fuga dall’angoscia, “mi inseguono” attesta del persistere del senso di colpa, “mi nascondo in un negozio di parrucchiera” significa che mi sono rivolto a un analista e ho messo in discussione le mie idee e le mie convinzioni, “dopo molte ore” o il tempo necessario per la “razionalizzazione”, “il capo” o il mio “Super-Io” istanza morale e censoria, “mi trova” si traduce in viene considerato e ascoltato nella sua funzione di limitarmi nella realtà e di non aderire alla pulsione d’onnipotenza.

Entra, ma la sua attenzione è presa da delle parrucche da donna, ne sceglie una e si fa truccare e scopre che vestito così si vede bello.”

Si vede chiaramente che il “capo” era l’istanza psichica di Mamai. Il “Super-Io” viene addomesticato dall’Io anche tramite l’opera della parrucchiera o dell’analista e Mamai si giustifica con i suoi atti e i suoi vezzi di donna, si assolve con le sue filosofie difensive della trasgressione. Anche il “Super-Io” si ammorbidisce nelle sue censure e viene ridimensionato al punto che l’esperienza trasgressiva viene ascritta al processo psichico evolutivo di Mamai, la quale non può fare altro che essere soddisfatta, quasi orgogliosa, di questa sua capacità di aver vissuto il desiderio edipico e di averlo realizzato in barba al suo “Super-Io”. Mamai ascrive al tempio della bellezza la sua esperienza erotica e sessuale con Giogiò e sa ben camuffare con i modi di essere donna le sue esperienze vissute. Comunque bisogna dire che non ci sono più i “capi” bastone e i “mammasantissima” di una volta. Sono cambiati anche loro assieme alle mezze stagioni e alle mezze maniche.

I simboli dicono e confermano che “entra” indica coinvolgimento e approfondimento, “attenzione” e intenzionalità psichica dell’Io, “parrucche da donna” sono i modi di pensare e le filosofie difensive classiche delle donne, “sceglie”equivale ad affinità elettiva, “truccare” è un camuffamento difensivo da uso del meccanismo della “conversione” o della “traslazione”, “scopre” è funzione deliberativa e decisionale dell’Io, “vestito così” si traduce in difeso in questo modo, “si vede bello” richiama il senso estetico come difesa da tutti i mali individuali e sociali.

Mi lascia perdere e se ne va.”

Mamai si convince che non è più il caso di affliggersi e condannarsi per le sue trasgressioni erotiche e sessuali, per le relazioni del suo tipo, per i rapporti sensuali e sessuali, per le colpe reali e presunte. Mamai prende consapevolezza della quasi necessità evolutiva di vivere un patrimonio di trasgressioni compatibile con la sua formazione e in particolare con il suo essere femminile e la sua natura di donna per il fine di maturare anche e soprattutto la sua conflittualità con la figura paterna, la sua “posizione edipica”. Mamai esalta le doti del suo “Io” e rimette la bilancia psichica in equilibrio. In sostanza si è assolta attraverso il meccanismo di difesa della “razionalizzazione” ed è pronta a passare ad amare un altro uomo, quello giusto su cui investire la sua “libido genitale” e non uno su cui scaricare le sue pregresse psichiche pendenze. Ma attenzione, questo discorso vale per il momento in questione, perché la storia e la psicodinamica non si è ancora conclusa. Ogni male non viene per nuocere.

La simbologia si attesta nella tolleranza e caduta di rigore dell’istanza psichica censoria e morale del “Super-Io” in “mi lascia perdere e se ne va”.

Io esco e mi aspettano i carabinieri. Mi dicono che da mesi indagano sull’omicidio, ma che non avevano mai sospettato del suo titolare. Pensavano a qualche pista passionale e mi dicono che hanno scoperto che Giogiò aveva amanti ovunque. Una fissa a Torino.”

Come volevasi dimostrare. Il “capo” lascia il posto ai “carabinieri” e sempre di “Super-Io” si tratta, sempre di agenti punitivi della colpa e di funzionari della legalità stiamo parlando. Se il capo mafia incarnava un “Super-Io” drastico e violento in un ambito truffaldino, i “carabinieri” rappresentano la legalità sociale e l’ordine costituito, la benemerita Arma fedele nei secoli e oggetto di tante immeritate ilarità per il suo carico di cultura popolare. In sostanza, Mamai si autoaccusa nell’istanza “Super-Io”, il “titolare”, attraverso la nuova forma e versione legale e conforta la sua scelta di essersi liberata di Giogiò addossandogli un’ulteriore dose di trasgressione nei tradimenti in quel di Torino, ma anche in quel del Piemonte, del Lombardo Veneto e dell’Ovunque. Mamai si sta dicendo che è stata una donna procace e seduttrice e che aveva costruito una rete di uomini da amare come una vera agenzia di viaggi o una catena di supermercati. L’esame di coscienza Mamai lo fa seriamente e veramente scoprendo tutti i suoi altarini diffusi in tante chiese e non soltanto nella cupola mafiosa. La “pista passionale” risponde alla voce professione nella carta d’identità della giovane Mamai. Insomma la protagonista ha fatto le sue esperienze di crescita e ne è parzialmente orgogliosa ed è doverosamente consapevole di aver ecceduto in qualche fascia della sua prima giovinezza quando le urgenze affettive e le emergenze sessuali si mescolavano nel calderone di un corpo in evoluzione psico-ormonale.

I simboli dicono che “io esco” significa io risolvo, “mi aspettano i carabinieri” significa io penavo di aver risolto ma sono incorsa in un’altra condanna magari legittima e maggiormente consapevole, “da mesi indagano sull’omicidio” significa che da tempo razionalizzavo le mie esperienze e riflettevo su come risolverle, “non avevano sospettato del suo titolare” significa che Mamai non era appieno consapevole del come procedere nel giudizio su se stessa e sul suo contestato operato, “pensavano a qualche pista passionale” equivale a dire mi assolvevo adducendo le sensazioni e i sentimenti, “mi dicono che avevano scoperto che Giogiò aveva amanti dappertutto” significa che sono cosciente delle mie tante trasgressioni.

E “una fissa a Torino” cosa vuol dire?

Significa che Mamai di tutte queste battaglie e schermaglie privilegia la prima, quella “edipica”, quella che riguarda lei bambina e il padre.

I carabinieri mi fanno vedere una foto dell’appartamento di Torino e vedo che ci sono macchie secche bianche sui mobili in cucina. Mi dicono che pensavano fosse cocaina, ma invece erano sputi secchi di acqua e sale, tipo un gioco di bambini.”

E proprio l’appartamento di Torino, la madre di tutte le guerre e di tutte le trasgressioni, a essere inquisito. Mamai rievoca i suoi vissuti edipici e tra gli affetti reperisce le tracce affettive della sua infanzia e adolescenza: “le macchie secche bianche sui mobili in cucina”. Si tratta di affetti e desideri, di pulsioni e bisogni dettati da spinte ormonali intese alla variazione dello stato di coscienza, la “cocaina” o “l’ormonella”. Mamai ricorda che la sua infanzia è stata costellata da pulsioni erotiche e sessuali che adesso la donna individua nei resti delle secrezioni essiccate sulle lenzuola o sugli indumenti intimi. Tra i giochi di bambini esiste una vasta gamma di fantasie e di operazioni erotiche che Mamai raffigura in maniera egregia. Le traccie ormonali sono evidenti nel contesto onirico che si sta esaurendo senza nulla risparmiare ai particolari intimi che hanno costellato le esperienze e i viaggi della “libido” di Mamai bambina, adolescente e giovane donna. Tutto il pacchetto è ben servito al prezzo di essere ben razionalizzato e tolto dalla mani severe del “Super-Io” per non incorrere in condanne e in espiazioni di colpe che immancabilmente avrebbero compromesso la funzione sessuale.

I simboli li ho già spiegati. Non mi resta che procedere nel gran finale.

La cosa non mi turba. In cuor mio so che sono stata speciale e unica per lui. Mi ritrovo triste a casa, depressa e in lutto per la sua perdita. Mi sento tanto triste che devo raccontare la nostra storia a mia cugina.”

Avete visto che si trattava del padre!

Come interpretereste voi “In cuor mio so che sono stata speciale e unica per lui”?

Mamai ha avuto una storia di qualità edipica con Giogiò, un uomo su cui aveva investito quella “libido” a suo tempo vissuta nei riguardi della figura paterna. Mamai si è collocata con Giogiò come quella figlia bambina che aveva un rapporto speciale con il padre, che desiderava il padre come l’uomo del cuore e del corpo. La “razionalizzazione” del trambusto “edipico” è stata portata avanti ed effettuata in gran parte, così come il “riconoscimento” psichico del padre. Adesso non resta che il dolore della perdita di quel mondo incantato, un dolore ampiamente compensato dall’autonomia psicofisica di scegliere e di godere. Mamai non avrà più bisogno di Giogiò, di “mammasantissime” e di carabinieri. Le sue prime voglie sono state appagate e vissute in maniera traslata. Il primo amore è stato la realizzazione di quello che aveva immaginato da bambina e il cerchio si può chiudere qui, magari con l’aiuto di uno psicoanalista che è ben visibile nella figura della cugina a cui deve raccontare la sua storia per non incorrere nelle drastiche censure del “Super-Io” e per non danneggiasi con l’espiazione spietata dei sensi di colpa legati al non aver ottemperato al “comandamento” di non desiderare l’uomo di altre e di non aver onorato il padre. Mamai esagera con le parole e le autodiagnosi intorno alla depressione. E’ doloroso aver perso il padre edipico, ma è gioioso aver trovato il padre giusto e gustare l’autonomia psicofisica. Mamai adesso può innamorarsi ed amare senza il condizionamento dei poderosi “fantasmi edipici”, quelli che da bambina elaborava con le stimmate della realtà e che era intenzionata a vivere in tutto e per tutto. Dopo aver concretamente vissuto grazie a Giogiò le sue fantasie erotiche e sessuali, Mamai non perde alcunché, ma evolve il suo “status” psichico. Dalla “posizione psichica edipica” Mamai è passata alla “posizione psichica genitale” senza nulla togliere e senza nulla perdere in riguardo al suo corredo psichico evolutivo. Il quadro adesso ha bisogno di una buona integrazione e razionalizzazione, per cui ben venga qualsiasi cugina e magari con una formazione psicoanalitica che può ben valutare il travaglio intenso vissuto con il padre e con Giogiò, l’uomo edipico che sarà abbandonato al suo destino inconsapevole di strumento di crescita e che magari è cresciuto anche lui riformulando la sua “edipicità”. Il padre e la madre non si sposano, ma le fantasie su di loro si realizzano e si superano. Il ristagno nella “posizione edipica” impedisce l’avvento della “genitalità”, per cui la “relazione edipica” è destinata a fallire perché ha un termine temporale e un appagamento da dipendenza e, quando il romanzo è stato tutto riletto, la storia è finita e speriamo che nel frattempo non siano nati figli.

PSICODINAMICA

Il sogno di Mamai sviluppa la psicodinamica “edipica” all’interno di una originale cornice culturale mafiosa: la “traslazione” delle fantasie in riguardo al padre nella figura ineffabile di un colorato e portentoso amante. La trama del sogno non trascura alcunché della corretta e naturale evoluzione psicofisica che la figlia ha vissuto e rivive. Dall’attrazione alla seduzione, dal coinvolgimento erotico e sessuale all’orgasmo, dal senso di colpa all’espiazione, dal ripristino dell’equilibrio turbato al riconoscimento del padre per concludersi nella benefica “razionalizzazione” della perdita edipica, il sogno di Mamai si snoda nel turbamento composto e nella deliberazione intelligente denotando una buona “coscienza di sé”. Del resto, per fare un sogno di queste dimensioni e di questo colore, Mamai deve aver tanto lavorato su se stessa e sulla storia dei suoi vissuti. Per essere padrona in casa sua e per affrontare e umiliare il capo dei capi senza fare una piega, Mamai ne ha fatto di strada.

PUNTI CARDINE

Il punto cardine per eccellenza è il seguente: “La cosa non mi turba. In cuor mio so che sono stata speciale e unica per lui.” Questo capoverso finale rivela il basamento “edipico” della psicodinamica di Mamai, ma non sono da meno “Giogiò è stato assassinato” e “mi dicono che sono i testicoli e il pene di Giogiò e che li devo mangiare.” e “Allora capisco che sanno tutto di noi. Scappo e mi inseguono, mi nascondo in un negozio di parrucchiera”

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Mamai è stata letta da un uomo e da una donna che hanno voluto conservare l’anonimato.

Lei

Lei che è siciliano ha mai visto i mafiosi?

Io

Ricordo di aver visto in un bar nel 1964 e alle cinque del mattino in quel di Pachino un uomo di cinquant’anni particolarmente elegante con tanto di vestito all’americana e scarpe di pelle di coccodrillo. Era il mese di settembre, il tempo della vendemmia di uve particolarmente pregiate e forti. Aveva ordinato una birra e parlava in lingua italiana con la cadenza dialettale palermitana. Aveva un seguito, ma in quel momento era solo e si vantava di avere tanti amici. Io facevo colazione con il cappuccino e il cannolo di ricotta appositamente riempito con canditi e perle di cioccolato. Ricordo che ero in procinto di andare in barca per la pesca a traino tra Pachino e Portopalo di Capo Passero. Non è finita. Ho conosciuto un siciliano in soggiorno obbligato nel Veneto. Era l’anno 1973. Vestiva in maniera ricercata e ostentava un portafoglio stracolmo di bigliettoni delle vecchie lire. Parlava in italiano con l’accento siciliano e aveva una precisa etica fatta di cortesia e di solidarietà. Queste sono le mie dirette esperienze. Nel frattempo ho conosciuto tanti delinquenti e mascalzoni, ma non avevano niente a che fare con questi discutibili e inquietanti personaggi.

Lui

Cosa pensa degli scritti di Andrea Camilleri?

Io

Ho citato Camilleri e tanti scrittori siciliani per sostenere la tematica e la coreografia del sogno di Mamai. Camilleri ha avuto la grande fortuna di avere avuto una famiglia, nonni e genitori in particolare, che faceva della parola e del racconto un’arte di comunicazione. L’adulto Camilleri è partito da questi temi etnici per costruire i suoi romanzi e le sue migliori opere, quelle che hanno una particolare eco popolare e che nascono dai ricordi del tempo antico in cui la Sicilia si faceva onore nel bene e nel male con i suoi personaggi e le sue filosofie di vita e di morte. Questa è la produzione letteraria che prediligo. Il resto è richiesto dal mercato televisivo ed è scritto insieme a sceneggiatori che non hanno radici in quel di Porto Empedocle e dintorni, i luoghi dell’infanzia e dell’adolescenza di Camilleri.

Lei

Mi spiega la parola “mafia”?

Io

L’etimologia è contrastata e oscilla tra l’arabo e il francese, tra il toscano e il piemontese. I significati sono anch’essi in opposizione e oscillano tra lo spavaldo, il vanaglorioso, l’elegante, il bello, il coraggioso, il forte e il volgare, il delinquente, il prevaricatore, il violento, il criminale. In ogni caso prevale la distinzione dalla massa e l’identità psichica e sociale.

Lui

Quale origine ha la mafia secondo lei?

Io

Mi piace pensare che sia originata dalla società segreta dei “Beati Paoli” e dal Mutuo soccorso popolare nella Sicilia borbonica sin dal Settecento. Per il resto confermo che è una Cultura del Sangue originata dall’archetipo Madre che mantiene in essere gli opposti di Vita e di Morte con tutto il corredo umano e sociale che comporta nel Bene e nel Male. Nel tempo storico e nelle circostanze politiche questa Cultura si è offerta alla prostituta di turno adattandosi come un camaleonte specialmente alle esigenze del Capitalismo.

Lui

Cosa pensa del bandito Salvatore Giuliano e dei vari killer delle varie stragi consumate in Italia fino ai nostri giorni?

Io

Salvatore Giuliano era un povero ignorante che nel banditismo ha trovato la sua personale vocazione. E’ passato alla storia per la strage dei braccianti agricoli a Portella della Ginestra del primo maggio del 1947 e per i contatti avuti con alcuni ufficiali americani per una separazione della Sicilia dalla Repubblica italiana e un’adesione alle stelle della bandiera americana. Aveva valori primari e ferini, come quelli che sono venuti dopo. Sulla questione dei rapporti della Mafia con pezzi deviati dello Stato sin dagli anni settanta, ricordo soltanto che Falcone e Borsellino sono emblemi di chiara estrazione sicula assieme ai tanti martiri servitori di uno Stato ingrato che non li tutelava abbastanza dalla criminalità organizzata, più che dalla Mafia.

Lei

Mi spiega i riti magici che lei ha definito oro-incorporativi?

Io

Un principio fondamentale della Magia è da sempre, nei secoli dei secoli, l’assimilazione: se mangi di quello, diventerai come quello. La pozione è la dose che permette di incorporare il potere ricercato e di realizzare il fine voluto. L’assunzione avviene prevalentemente per bocca, ma può anche avvenire per irraggiamento o per contatto. E’ necessario il “mago” per caricare la sostanza di potere e per convogliare sull’oggetto l’energia della Natura. Ricordo che il pensiero magico del bambino si basa sullo stesso principio e usa lo stesso meccanismo di difesa dall’angoscia. Freud raccontava di aver visto spesso la nipotina di due anni che, ogni volta che la madre si assentava, andava a prendere il rocchetto del filo da cucire e lo lanciava sotto l’armadio dicendo “non c’è” e poi lo tirava fuori dicendo “adesso c’è”. Esorcizzava magicamente la sua angoscia di abbandono e di morte. Il pensiero magico e la Magia hanno origine nei primordi dell’umanità e sopravvivono semplicemente perché sono la traduzione nella realtà, il rito, dei meccanismi psichici di difesa dall’angoscia di perdita depressiva. I più importanti sono “l’annullamento” e lo “spostamento”. Il primo converte l’angoscia nella modalità accettabile di un rito, il secondo crea un feticcio proprio spostando l’angoscia da un oggetto a un altro. Molti culti e riti religiosi sono basati su questi meccanismi psichici e sui principi umanissimi e naturali della Magia.

Lui

Perché dovremmo leggere “Totem e tabù” di Freud?

Io

Per capire concretamente questi concetti e per essere consapevoli di cosa inneschiamo ogni volta che ci troviamo in circostanze di assoluta normalità come in un supermercato o in una piazza davanti a un manifesto o in una chiesa. Il “totem” esiste per giustificare magicamente il tabù, il divieto. Si arriva prima a vietare qualsiasi azione con il totem rispetto alla spiegazione e alla presa di coscienza. Comunque, se leggi il libro di Freud, capirai di più te stesso e il mondo che ti circonda, ma soprattutto eviterai di leggere i libri che quotidianamente ti propinano in qualsiasi programma televisivo.

Lei

Cosa mi dice dei riti dionisiaci in riferimento alla trama del sogno di Mamai?

Io

Il rito dionisiaco nell’antica Grecia era una psicodinamica di gruppo che consentiva alla gente di variare lo stato di coscienza con l’ausilio del vino e della danza in rievocazione del dio Dioniso che era rappresentato da un capretto. Quest’ultimo nel corso del rito veniva ucciso e sbranato: incorporazione per bocca del dio traslato nel povero animale. Lo stato di coscienza vigilante veniva ridotto fino ad arrivare alla pura espressione neurovegetativa dando sfogo agli istinti primari e alle pulsioni sfrenate. La sessualità rientrava in questa provocazione e l’orgasmo coronava l’orgia collettiva. Prima che Nietzsche individuasse in questi riti l’origine della tragedia, il culto di Dioniso serviva alla gente per esaltare il corpo e i suoi diritti fino ad arrivare all’estasi, all’esaltazione dei sensi. Mamai sogna i suoi orgasmi negli incontri ravvicinati e del suo tipo con il suo Giogiò vivo.

Lui

Il complesso di Edipo non si realizza perché è un inganno che porta a un fallimento della coppia?

Io

Il “primo amore” investe il genitore del sesso opposto, avviene nell’infanzia e si rafforza nell’adolescenza. La “libido edipica” si manifesta come amore o come odio e la “posizione psichica” corrispondente porta i figli a elaborare un cumulo di fantasie e di desideri funzionali alla loro evoluzione psichica. Codesta “posizione” si supera attraverso la “razionalizzazione” e la consapevolezza dell’impossibilità di tale unione e consente l’identificazione e l’identità psichiche: si nasce maschi e femmine, ma si diventa maschi e femmine. La soluzione ottimale è il riconoscimento del padre e della madre e la cessazione della conflittualità e delle ambiguità. In tal modo avviene l’emancipazione dal modello genitoriale e la libera scelta del futuro partner. Il mancato riconoscimento porta a cercare il padre o la madre nell’uomo o nella donna che prima o poi si sceglie. Realizzati i desideri e le fantasie in riguardo al primo amore, la relazione cessa per esaurimento e incapacità di formulare nuovi progetti e liberi intenti. Questo processo è ben visibile nella psicodinamica del sogno di Mamai. L’uomo edipico e la donna edipica incorrono in un fallimento della relazione di coppia semplicemente perché vanno avanti con le loro tangenti fino all’esaurimento della “libido”. Giogiò era un amore edipico per Mamai e può morire insieme alla relazione gratificante. Adesso Mamai è pronta per un investimento libero e creativo.

Lei

Mi può dire quali “meccanismi psichici di difesa” usano le donne per assolvere i loro tradimenti sessuali?

Io

Non soltanto le donne, ma anche i maschi usano gli stessi meccanismi. Sono strumenti difensivi universali nelle culture monogame. Nelle culture poligame vigono lo stesso ma con qualche variante. La “razionalizzazione” consente di giustificare, la “compartimentalizzazione” si attesta nel relegare il fatto a una parte della vita e della persona, la “legittimazione” permette la giustificazione della colpa, la “assoluzione” si serve della svalutazione della propria persona.

Lei

Mi faccia degli esempi.

Io

Un esempio al femminile esige che la donna sia consapevole della sua colpa, la riservi alla sua vita privata con il famigerato “sono fatti miei”, la ritenga giusta perché il suo uomo la maltratta, si assolva condannandosi e definendosi una persona poco per bene.

Lui

E della trilogia filmistica del “Padrino” di Coppola cosa mi dice?

Io

Mario Puzo ha scritto della Mafia americana meglio di un siciliano di Palermo o di Corleone. Coppola ha riprodotto la sceneggiatura in maniera realistica. Il migliore è il primo film, quello dedicato a don Vito Corleone. Gli altri sono buoni, ma risentono di una pressione del mercato e dell’industria, come i lavori di Camilleri. Quelli liberamente sentiti sono venuti fuori veramente bene, gli altri sono funzionali al dio quattrino.

Lui

Mi dica i titoli a cui si riferisce.

Io

“Il cane di terracotta” e “La forma dell’acqua”, per quanto riguarda il filone del “Commissario Montalbano”. Delle altre opere degne di nota sono “Il birraio di Preston” e “Il gioco della mosca”. Aggiungo che Camilleri ha tradotto in lingua italiana il dialetto di Agrigento nei costrutti e nelle semansi. Non è poco.

Lei

Mi dice qualcosa di Medea?

Io

Mi tocchi sulla carne viva. Sono nato e cresciuto a Siracusa e il teatro greco era ogni due anni la scena delle tragedie greche. La rappresentazione di Medea, interpretata dalla bravissima e bellissima Ilaria Occhini, mi affascinava tantissimo proprio per la sua enigmatica figura. Se io dovessi spiegare agli psicologi il “fantasma femminile” ricorrerei a Medea perché contiene la “parte positiva” e la “parte negativa” in maniera evidente: la donna madre e la donna maga, la donna che ama e la donna che uccide, la donna che seduce e la donna che annienta. Medea coniugava la ragione e il furore, la deliberazione e la passione, la scelta e il desiderio, la verginità e la maternità, l’essere amorevole con l’essere cruenta. Di Medea hanno scritto Apollonio di Rodi, Diodoro siculo, Euripide, Ovidio e Draconzio. Ognuno ha dato il suo ritratto aggiungendo e togliendo tratti e fatti.

Lei

Il “tempo fuori” non ha sfiorato minimamente il carico di bellezza rimasto tra le maglie del “tempo dentro”. Le faccio i complimenti per questa importante sintesi, ma in ultimo le chiedo cosa intendeva dire nella conclusione dell’interpretazione del sogno di Mamai?

Io

Le coppie edipiche, quelle che sono destinate a finire dopo la realizzazione traslata delle fantasie e dei desideri, quelle che a un certo punto della convivenza si trovano senza poter nulla dare e nulla inventare, quelle che si trovano nell’impossibilità di investire “libido genitale” per immaturità evolutiva, ebbene, queste coppie spesso hanno messo al mondo dei figli. Consegue che il trauma della separazione coinvolge direttamente anche la formazione psicologica di questa parte delicata e indifesa della famiglia.

Dopo questa raffica di domande mi sento spolpato all’osso e felice di essere ancora vivo sotto un ulivo secolare della mia Sicilia. In degna conclusione del sogno di Mamai scelgo la scena iniziale della prima parte del “Padrino” a testimonianza del mutuo soccorso, del rapporto personale, della sostituzione allo Stato da parte dell’organizzazione criminale, dei valori e dei disvalori che la contraddistingue.

L’AEREO TUTTO MATTO

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Una settimana fa ho fatto questo sogno che mi è rimasto impresso e ho deciso di raccontarlo sperando di averne un’interpretazione che mi possa alleggerire l’inquietudine che mi ha lasciato.

Ero in una città straniera, forse sud America, con mia moglie e mio figlio, che nel sogno ha l’età della realtà, 24 anni.

Dobbiamo prendere l’aereo per il ritorno.

Questo sogno è pieno di tunnel e gallerie. Il primo tunnel è trasparente, mio figlio lo attraversa ballando, ma quando esce è visibilmente drogato (qui la droga sembra libera, a disposizione).

Saliamo sull’aereo, io solo a fianco del pilota, ma non c’è una cabina di pilotaggio, né il secondo pilota.

Mia moglie e mio figlio sono seduti dietro qualche posto, come in corriera.

L’aereo inizia un percorso pazzesco, infila una galleria dove passa a stento, poi uno scivolo con acqua ma non decolla, continua fino ad un hangar dove io, non so per quale motivo, scendo e quando faccio per risalire l’aereo è decollato.

Un uomo che mi sembra un ufficiale mi dice di aspettare l’aereo alla tabaccheria che si trova a 10 minuti in fondo al corridoio.

Una rivenditrice di giornali mi dice che in realtà sono 20 minuti.

Mi sveglio.”

Peter

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno è da sempre, più che inquieto, inquietante perché non si comanda e non si può giostrare a piacimento in riguardo ai contenuti. Lo subiamo e temiamo che sia foriero di chissà quali ambigui messaggi. Nel tempo matura una larvata idea che si possa trattare di materiale psichico personale e allora aumentano le “resistenze” a voler conoscerne il vero significato.

Tutti vogliono “sapere di sé” o tutti non vogliono “sapere di sé”?

In questi dubbi amletici ci sostiene la simbologia che ci consente di non capire il vero significato del sogno, per cui spesso lo liquidiamo con la famigerata frase “chissà cosa voleva dire”. E chiaro che ci siamo imbattuti nelle nostre “resistenze”.

Cos’è la “resistenza”?

Trattasi di una difesa dell’Io intenzionata a impedire la consapevolezza del materiale psichico rimosso. Così disse Freud dopo la cosiddetta scoperta dell’Inconscio, dopo il ritrovamento di questa dimensione psichica dove andavano a finire e si sedimentavano tutti i vissuti ingestibili dalla Coscienza a causa del loro carico di angoscia. Freud era partito dalla pratica occasionale e fortuita dello stato ipnotico e con la paziente di Breuer, Anna O. e al secolo Bertha Papphenaim. Si era accorto che Anna o Bertha andava in uno stato di “trance” e ricordava esperienze dell’infanzia che la vedevano al fianco e in accudimento del padre malato. E dopo queste “abreazioni”, scariche nervose associate alla verbalizzazione del ricordo, Bertha stava bene. Questa fenomenologia e questa psicodinamica si esplicano anche nella veglia, ma sono contenute da un meccanismo di difesa dell’Io vigilante e cosciente che Freud chiamò “rimozione”. Per continuare a vivere ogni uomo non può sostenere il materiale psichico con tutto il suo carico emotivo, per cui naturalmente accantona e dimentica formando la dimensione psichica “Inconscio” che tanto inconscia non è semplicemente perché può essere ricordata dietro a stimoli e a pressioni. Siamo alla fine dell’Ottocento.

Insisto: che cos’è la “resistenza”?

Sir Fancis Bacon, agli inizi del Seicento e nell’intento di fornire all’Occidente una metodologia alla ricerca scientifica, professò in primo luogo l’assoluto bisogno di sgombrare la “Mente” umana dagli errori, dalle abitudini, dai condizionamenti, dalle illusioni, da quelle che definì “eidola”. Nel “Novum organon” ingiunse all’uomo occidentale di liberarsi dagli “idola tribus”, dagli “idola specus”, dagli “idola fori” e dagli “idola teatri” al fine di procedere, dopo la pulizia psichica e mentale, al procedimento scientifico basato sul processo logico dell’aristotelica “induzione”, “passaggio dal particolare all’universale”, l’opposto della “deduzione”, “passaggio dall’universale al particolare” per l’appunto. Cominciamo dagli errori della “tribù umana”, gli idoli psicologici e metodologici, passiamo agli errori legati alla “spelonca” di Platone, gli idoli delle sensazioni e delle percezioni, procediamo con gli errori del “foro”, gli idoli prodotti dalle relazioni e dalle comunicazioni umane, concludiamo con gli errori del “teatro”, gli idoli insiti nei sistemi filosofici. Questo è il sistema delle “resistenze” che impedisce l’avvento della verità secondo Francesco Bacone, una vera “piazza pulita” dei condizionamenti psico-culturali e delle metodologie religiose e filosofiche sedimentate nel corso dei millenni. Bisogna far “tabula rasa” per cominciare a costruire le verità scientifiche, quelle veramente oggettive e sperimentabili. Non è poco, se ci pensate, quello che che propone un uomo del Seicento per cominciare a costruire un “Uomo Nuovo” come il suo “Organon”, lo strumento antropologico. L’esigenza alla “catarsi” dagli errori e dalle false immagini sull’Uomo e sulla Realtà è stata sempre viva e regolarmente uccisa dalle strutture imperanti, il famigerato Potere.

E cosa si può dire in conclusione di quell’uomo che non scrisse nulla e che tutto lasciò dire ai suoi discepoli?

Sul problema delle “resistenze” Socrate ebbe da dire e da proporre in contrapposizione ai suoi colleghi Sofisti. La teoria orale coincide con la metodologia praticata: la “ironia”, la perdita progressiva delle false verità e convinzioni su se stessi e sulle proprie conoscenze. L’obiettivo del “conosci te stesso” è possibile soltanto con la destrutturazione progressiva dell’uomo, con la messa in discussione degli schemi culturali e la critica dei valori imperanti per procedere alla costruzione di una base umana su cui impiantare l’uomo nuovo, quello che “sa di sé” dopo aver saputo di “non sapere di sé e dell’altro”. La metodologia antropologica socratica è un esempio antico sulla necessità evolutiva di procedere da parte dell’uomo verso la ricerca e la scoperta degli autentici valori etici e sociali nella vera “agorà” e nell’autentica “polis”, città stato. Le “resistenze” sono sempre in agguato per fissare e consolidare le conquiste fatte negando l’essenza evolutiva dei processi psico-bio-culturali.

In tanta compagnia sta bene anche Epicuro con il suo lapidario tetra-farmaco per raggiungere l’ataraxia: bisogna liberarsi dell’angoscia che nasce dal pensiero degli dei, dal pensiero della morte, dai desideri eccessivi, dagli ideali politici. La Religione, la Psicologia, l’Etica e la Politica di vecchio stampo lasciavano il posto alla costruzione dell’uomo a-tarattico, privo di inutili angosce semplicemente perché aveva razionalizzato il suo quadro esistenziale e la sua collocazione nella Realtà.

Adesso tutto quello che ho detto adattatelo ai tempi attuali e “occhio ai dissennatori e ai dissennati”, mediatici e non.

E dopo Carosello tutti a nanna, come una volta!

Arriviamo e serviamo il sogno di Peter: un uomo separato rievoca la moglie possessiva e il figlio in piena crisi nascondendo tra le pieghe della moglie la propria madre, la figura da cui non ha saputo emanciparsi, una madre fagocitante o assente, in ogni caso una madre critica nell’abbondanza e nella penuria. Quest’uomo, divorato dal problema con la madre e con la moglie, non ha saputo collocarsi in maniera adeguata ed efficace nei riguardi del figlio e lo ha abbandonato all’alleanza conflittuale con la madre. Resta nel quadro un uomo solo che non riesce a realizzare ciò che desidera e di cui ha bisogno, un legame affettivo corretto e utile. Il prosieguo sarà di aiuto e supporto a quanto drasticamente affermato. Si sa che i sogni non te le mandano a dire le loro verità e, allora, non resta che far tesoro di questi salvifici e diretti messaggi.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Ero in una città straniera, forse sud America, con mia moglie e mio figlio, che nel sogno ha l’età della realtà, 24 anni.”

Peter esordisce alla Camus, da “straniero” in casa sua e in special modo da estraneo nelle relazioni importanti e significative con la moglie e con il figlio ormai adulto. Peter ha qualche conto sospeso con queste due figure che, a giusto titolo, possiamo definire inquiete e inquietanti nei suoi vissuti. Il prosieguo del sogno darà il giusto conforto a questo disagio psichico ed esistenziale di Peter. Del resto, chissà quante volte un marito e un padre si è trovato in conflitto con la moglie e con il figlio. Importante è venirne fuori al meglio possibile nelle condizioni date e, come sempre, la “coscienza di sé”, non dico che aiuta, è indispensabile.

I simboli dicono che la “città straniera” rappresenta la parte psico-relazionale non condivisa e poco assimilata, il “sud America” nasconde la vitalità esotica e trasgressiva, “mia moglie” e “mio figlio” sono gli oggetti conflittuali d’investimento, “l’età della realtà” dimostra che il contrasto è ancora in atto.

Dobbiamo prendere l’aereo per il ritorno.”

La figura privilegiata e protagonista del conflitto di Peter è la figura femminile nella duplice versione di madre e di moglie. “L’aereo” è una chiara simbologia della figura materna nella valenza “fagocitatrice”, una donna oltremodo affermativa nel suo essere protettiva e nel destare sensi di colpa proprio per il fatto che, a modo suo, è di essenziale aiuto ai familiari. Questa è una madre di cui i figli hanno bisogno da piccoli perché risolve tanti problemi ed è anche una donna che spesso prende il posto del marito assente. Insomma, questo “aereo” è da prendere soltanto se necessario semplicemente perché condensa la “parte negativa” del “fantasma della madre”, quella possessiva e colpevolizzante, quella che crea dipendenze psicofisiche senza fine e al solo fine di appagare il suo esasperato narcisismo. Eppure l’importanza della madre in questo contesto è fuori discussione, sia nel viaggio di andata e sia nel viaggio di “ritorno”, sia nel fare e sia nel riflettere sul fatto compiuto e anche con una vena di nostalgia. La madre possessiva fa sempre le cose a puntino e al completo, non lascia mai niente al caso e tutto prevede anche per controllare i suoi “fantasmi” persecutori. E’ come il Principe del Machiavelli che nel buon governo e nella tirannia deve sempre prevedere l’imprevedibile.

Questo sogno è pieno di tunnel e gallerie. Il primo tunnel è trasparente, mio figlio lo attraversa ballando, ma quando esce è visibilmente drogato (qui la droga sembra libera, a disposizione).”

Nella sua psicodinamica con la moglie e con il figlio Peter riflette e rievoca i suoi “tunnel” e le sue “gallerie”, le sue costrizioni profonde e i suoi obblighi sociali, i suoi vissuti intimi e le sue emozioni non adeguatamente riconosciute, il suo mondo interiore ricco di contrasti e di conflitti a cui non ha saputo dare piena consapevolezza. Eppure Peter sa dell’esperienza profonda e coatta del figlio, il bisogno impellente a variare lo stato di coscienza e a far uso di sostanze stupefacenti. In ogni caso, questo figlio, che padre e madre non a caso accompagnano in tanta malora sudamericana, accusa qualche trauma psichico e non sta per niente bene, almeno nel vissuto paterno. Nello specifico Peter ritiene che il figlio sia vittima consapevole della madre, “trasparente”, e che abbia riconosciuto la sua dipendenza da cotanta figura senza riuscire a venir fuori dal “tunnel” della droga: esce ballando dal tunnel, un chiaro simbolo del cordone ombelicale materno. La droga è la chiara “traslazione” della figura materna, uno “spostamento” della dipendenza dalla madre alla sostanza. Tutto questo trambusto psicofisico avviene sempre secondo la buona novella onirica di Peter.

La simbologia esige che “ballando” si traduca in una disinibizione psicomotoria e in una espressione linguistica del corpo, “trasparente” in lucida consapevolezza e sindrome di convenienza, il “tunnel” in legame materno, la “droga” in variazione dello stato di coscienza inteso alle sfere subliminali.

Saliamo sull’aereo, io solo a fianco del pilota, ma non c’è una cabina di pilotaggio, néil secondo pilota.”

Anche Peter ha bisogno di salire nell’aereo, anche Peter non ha risolto del tutto la dipendenza da sua madre, dalla figura materna oltremodo protettiva e colpevolizzante, il suo “aereo” di origine. Anche Peter non ha scelto a caso questo tipo di donna come moglie. Peter ha ripetuto lo schema familiare e da una “madre” possessiva è passato a una “donna” possessiva da prendere in “moglie” e da farci famiglia. La questione psicofisica del figlio nella sua criticità viene totalmente presa in carico dalla madre. Trattasi di un costume familiare molto diffuso: il marito e il padre godono di un potere effimero, nonostante le apparenze ufficiali e sociali. Il quadro dice che in questa famiglia, perché di questo si tratta quando è presente la triade “madre-padre-figlio”, vige un profondo matriarcato, vige la “legge del sangue”: la “donna-madre” è al potere al di là della sua invisibilità e della sua visibilità. Tutti sono sull’aereo e dipendono dalla “moglie-madre”. Peter, nonostante il tentativo di raddoppiarsi nel pilota, non ha la cabina di regia e, quindi, non può occuparla, e non ha neanche l’ausilio del secondo pilota. Peter è proprio in netta minoranza in questa gestione totale della “moglie-madre”. Si arguisce anche che l’Io di Peter esercita un potere effimero nelle deliberazioni e tanto meno nelle decisioni da prendere nell’ambito della politica familiare. Insomma il potere maschile del padre e del marito è stato completamente assorbito in questa psicodinamica familiare dalla “moglie-madre” e in riguardo a una questione clinica del figlio.

I simboli si traducono in questo modo: “pilota” o gestione razionale dell’istanza psichica Io, “cabina di pilotaggio” o rafforzamento della funzione Io, “secondo pilota” o idem.

Mia moglie e mio figlio sono seduti dietro qualche posto, come in corriera.”

Il meccanismo di difesa della “conversione nell’opposto” si evidenzia immediatamente, a conferma di quanto si diceva in precedenza. Moglie e figlio formano una diade all’interno della Madre e appaiono docili e remissivi: “sono seduti dietro”. Tutto il contrario, ma Peter non può in sogno dirsi la verità e, per continuare a dormire, la camuffa a suo apparente vantaggio: io sono il capo e loro dipendono da me. La corriera è una ulteriore simbologia del potere materno nel suo essere un grande grembo con annesso un apparato sessuale. La divisione e la sperequazione della “madre-figlio” e del “padre-marito” sono oltremodo segnate. Questa determinazione psichica è spesso la causa della rottura dell’unità familiare, così come queste alleanze psichiche, apparentemente naturali, sono motivo di conflitto tra i vari membri della famiglia. La suscettibilità della “legge del sangue” impone il dettame mafioso “o con me o contro di me” senza alcuna possibilità di mediazione come in tutte le dittature sociopolitiche.

L’aereo inizia un percorso pazzesco, infila una galleria dove passa a stento, poi uno scivolo con acqua ma non decolla,”

Ed ecco a voi, signore e signori, lo psicodramma tanto atteso!

Peter vive malissimo la figura della moglie. Questa santa donna ne combina di tutti i colori e ne sa una più del diavolo. A livello di logica concettuale e consequenziale è oltremodo fuori di testa. Si mette in situazioni anguste di sofferenza e si procura emozioni a dir poco negative. Quando si lascia andare non arriva mai al dunque. In ogni caso questa madre è sempre estremamente realista e oggettiva, concreta e pragmatica e non si lascia mai prendere da idee e da ideali, da sublimazioni e da spiritualismi. Questa donna è massiccia e materialista, coatta e azzardata, pratica e pragmatica. Peter non è per niente contento di sua moglie e del suo carattere così affermativo. Non sa che fare con una una donna “fallico-narcisistica”, una donna che concepisce ed esercita il potere nella versione prevaricatrice.

I simboli traducono “percorso” in schema logico, “pazzesco” in ardito e non condivisibile, “galleria” in profondità e oscurità psichiche femminili, “a stento” in costrizione, “scivolo con acqua” in abbandono e lubrificazione sessuale, “non decolla” in non sublima e non si abbandona.

continua fino ad un hangar dove io, non so per quale motivo, scendo e, quando faccio per risalire, l’aereo è decollato.

Peter è colpito dalle stranezze della moglie e sta tessendo l’elogio dei difetti e delle eccentricità di questa donna. Comunica anche che è stato scaricato dalla signora. Peter conclude in gloria, suo malgrado o suo bengrado, la storia matrimoniale e familiare lasciando che la moglie vada per le sue tangenti e rimanendo a piedi dentro un hangar che sembra essere il polo di discordia della coppia e della rottura della famiglia. L’aereo decollato senza il pilota, il copilota e l’assistente rappresentano proprio la simbolica libertà conquistata da Peter nei riguardi della moglie e della madre del figlio ventiquattrenne e con problemi di dipendenza da sostanze.

I simboli dicono che “l’hangar” è la casa dell’aereo, “scendo” è una dissociazione ideologica e un volontario e benefico processo di perdita, “risalire” è un ravvedimento e un ripristino di equilibri turbati, “l’aereo” è la parte negativa del fantasma della madre-donna, “decollato” è la fuga risolutiva più che una “sublimazione di libido”.

I due coniugi hanno attraversato un periodo critico e si sono separati inciampando, come sempre, anche su questioni di divisione di beni materiali. Resta un figlio con il problema psicofisico dell’assunzione di sostanze che non è da poco nella rottura della famiglia.

Un uomo che mi sembra un ufficiale mi dice di aspettare l’aereo alla tabaccheria che si trova a 10 minuti in fondo al corridoio.”

Ecco che interviene il “Super-Io”, l’istanza psichica censoria e limitante, nonché guardiana del “principio del dovere”, nella figura dell’ufficiale, un militare oltremodo preciso e che suggerisce un collegamento con la moglie in un luogo per loro significativo, la “tabaccheria”, là dove simbolicamente si acquista la possibilità di variare lo stato di coscienza, là dove si smercia la sostanza che sbalordisce. Il tempo fissato nei “10 minuti” è generico o è un riscontro personale di cui sa Peter, mentre “in fondo al corridoio” dispone per un’ultima istanza di ritrovamento e di conciliazione.

Il senso del dovere di Peter ha fatto qualcosa per appianare il conflitto delle diversità caratteriali con la moglie e delle strategie nella gestione del figlio e del suo problema. Peter tenta di stabilire degli accordi da cui non derogare. Questo capoverso ricorda quello che solitamente succede nei conflitti di coppia e nelle separazioni a opera del giudice.

Una rivenditrice di giornali mi dice che in realtà sono 20 minuti.”

Il senso del dovere, degnamente rappresentato dalla figura militare dell’ufficiale, ha i suoi tempi. L’Io mediatore e realistico, nonché sociale, ha bisogno di un tempo di attesa più lungo, a conferma che con il dovere ci si impone una soluzione e non si discute, mentre, parlando e deliberando in ambito sociale, i tempi di una possibile riconciliazione si allungano.

I simboli dicono che la “rivenditrice di giornali” è la pubblica opinione, “in realtà” attesta che si tratta del principio omonimo a cui ubbidisce l’istanza psichica razionale “Io”.

A questo punto Peter ha sviluppato in sogno la sua bella psicodinamica di divergenza e di separazione dalla moglie, per cui svegliarsi è anche opportuno.

Questo è quanto si è potuto desumere dal sogno di Peter.

PSICODINAMICA

Il sogno di Peter sviluppa in maniera oltremodo simbolica ed emotivamente pacata la psicodinamica del dissidio di coppia e della rottura dell’unità familiare. Introduce un figlio in crisi di dipendenza e comunque in forte disarmonia psichica come concausa del dissidio che porta alla separazione. Evidenzia nella moglie e nella madre una caratteristica fortemente negativa: la parte possessiva e manipolatrice del “fantasma della madre”, nonché un forte pragmatismo utilitaristico che è in conflitto con l’apparente bonarietà del protagonista.

PUNTI CARDINE

Il sogno di Peter si lascia ben capire e decodificare in “Mia moglie e mio figlio sono seduti dietro qualche posto, come in corriera. L’aereo inizia un percorso pazzesco, infila una galleria dove passa a stento, poi uno scivolo con acqua ma non decolla, continua fino ad un hangar dove io, non so per quale motivo, scendo e quando faccio per risalire l’aereo è decollato.”

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” si è già ampiamente detto e soprattutto dello “aereo” come “parte negativa” del “fantasma della madre”. Mi tocca rilevare che questo “fantasma” appartiene a Peter e ha le sue radici nel modo in cui ha vissuto sua madre. Di poi, lo stesso “fantasma” è stato ridestato dal modo di apparire e di comportarsi della moglie con lui e con i figli.

“L’archetipo della Madre” è presente.

Il “fantasma” presente riguarda la “madre” nella “parte negativa”.

Nel sogno di Peter sono presenti le istanze psichiche “Io”, “Es” e “Super-Io”. L’istanza vigilante e razionale “Io” si individua in “pilota” e in “cabina di pilotaggio” e in “secondo pilota”. L’istanza pulsionale “Es”, rappresentazione dell’istinto” si manifesta in “Dobbiamo prendere l’aereo per il ritorno.” e in “tunnel” e in “gallerie” e in “hangar” e in “mai decolla”. L’istanza limitate e censoria “Super-Io” si vede nella figura di “un ufficiale”.

La “posizione psichica genitale” è dominante nel sogno di Peter: “Ero in una città straniera, forse sud America, con mia moglie e mio figlio,” e in “Mia moglie e mio figlio sono seduti dietro qualche posto, come in corriera.”

Il sogno di Peter usa i seguenti “meccanismi psichici di difesa”: la “condensazione” in “aereo” e in “tunnel” e in “galleria” e in “hangar” e in “ufficiale”, lo “spostamento” in “città straniera” e in “ballando” e in “droga” e in “seduti dietro” e in “decollato”, la “conversione nell’opposto” in “sono seduti dietro”, la “figurabilità” in “aereo”, la “drammatizzazione” in “L’aereo inizia un percorso pazzesco, infila una galleria dove passa a stento, poi uno scivolo con acqua ma non decolla, continua fino ad un hangar dove io, non so per quale motivo, scendo e quando faccio per risalire l’aereo è decollato.”

Il “processo psichico di difesa della “sublimazione della libido” non si evidenzia, mentre la “regressione” appare nei termini richiesti dalla funzione onirica. La “compensazione” non figura.

Il sogno mostra un tratto “orale” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva genitale”: Peter manifesta problematiche affettive pregresse che ostacolano la sua collocazione in famiglia e i suoi “investimenti di libido”.

Il sogno di Peter forma del seguenti figure retoriche: la “metonimia” o relazione di somiglianza in “aereo” e in “tunnel” e in “galleria” e in “hangar”, la “metonimia” o relazione logica in “ufficiale” e in “decolla” e in “tabaccheria” e in “città straniera” e in “droga” e in “seduti dietro”.

La “diagnosi” dice che Peter presenta lacune conflittuali pregresse nella sua formazione affettiva e che ha ben maturato nella sua “organizzazione psichica reattiva”. Tale corredo e specifiche esigenze “orali” Peter ha portato in carico nella sua vita di coppia e familiare, candidandosi a una figura femminile similare alla figura materna o al suo contrario. La conflittualità affettiva con la madre si è riverberata nella moglie e nella madre di suo figlio, nonché in quest’ultimo in quanto figura in cui ha rivisto parti di sé.

La “prognosi” impone a Peter una proficua psicoterapia al fine di ben razionalizzare la sua formazione affettiva e i tratti caratteristici della sua “organizzazione psichica reattiva”. Nello specifico Peter deve capire quanti “fantasmi” ha proiettato nella donna, nella moglie, nella madre e nel figlio. Di poi, potrà cominciare a riappropriarsi dell’alienato e riprendere le fila della sua vita e delle sue relazioni significative e importanti, “in primis” il figlio e la moglie, “in secundis” le relazioni affettive e sociali. La madre di tutte le guerre psichiche si profila ancora una volta essere la relazione conflittuale con i genitori: “posizione psichica edipica”. Partire da lontano per arrivare vicino è più che mai fondamentale in questo caso.

Il “rischio psicopatologico” si attesta nella “sindrome depressiva” e nell’acuirsi dei “fantasmi di perdita affettiva”. E anche in questo caso sarà importante capire e diagnosticare il tipo di depressione. Il sogno lo individua in uno “stato limite”.

Il “grado di purezza onirica” è “buono” perché il sogno non ha subito contaminazioni logiche e si è mantenuto su piani narrativi comprensibili e altamente simbolici.

La causa scatenante del sogno di Peter, “resto diurno” del “resto notturno”, si attesta nell’esacerbarsi di una questione familiare o di coppia.

La “qualità onirica” può essere stimata nell’ordine del “surreale”.

Il sogno di Peter può appartenere alla seconda fase del sonno REM alla luce della sua carica emotiva e della sua acrobatica descrizione simbolica.

Il “fattore allucinatorio” si attesta nell’esaltazione della globale “cenestesi”, stasi e movimento: “esce” e “saliamo” e “c’è” e “sono seduti” e “infila” e “scivolo dietro” e “non decolla” e “decollato”.

Il “grado di attendibilità” del sogno di Peter è “buono” alla luce della chiarezza dei simboli e della loro lineare interazione. Il “grado di fallacia” è “minimo”.

DOMANDE & RISPOSTE

La decodificazione del sogno di Peter è stata letta da un collega, nonché grande amico, di Siracusa. Sono conseguite le seguenti riflessioni.

Collega

Un sogno decisamente importante e delicato. Si presta a una lettura profonda che riguarda l’infanzia, il primo anno di vita direi, di Peter e si presta a una lettura relazionale successiva che riguarda la coppia e la famiglia. Sto sintetizzando a modo mio quello che tu hai scritto. Il bambino Peter ha trasportato i suoi vissuti affettivi e le sue modalità d’amare e d’investire “libido genitale” nella moglie e nel figlio. Dalla madre si è sentito poco o troppo amato, ignorato o divorato. In ogni caso la donna, la moglie e la madre le ha vissute allo stesso modo. Nel sogno la madre si mangia il figlio e il marito, sempre secondo i vissuti di Peter. Due piani e due letture si riconfermano, una antica e l’altra successiva nel tempo. I due piani sono presenti nella psiche di Peter e lo condizionano ancora oggi nella maniera di voler bene e di amare. Ha bisogno di essere affettivamente divorato o ignorato e di collocarsi come figlio, ma cerca anche di essere autonomo e adulto e non sempre ci riesce. Insomma è un sogno ricco di implicazioni e di riferimenti, ma il piano di lettura resta quello iniziale: un bambino e un adulto ai ferri corti con l’affettività. Lo definirei un sogno “orale” più che “genitale” e semplicemente perché riguarda l’infanzia di Peter.

Salvatore

I riferimenti al presente possono essere i problemi del figlio. Ma chi è il figlio di Peter? Peter stesso o suo figlio? Entrambi. Magari il figlio ha avuto problemi di dipendenza, oltretutto legati nella radice alla sfera affettiva e a disturbi della stessa, e da lì Peter è partito per rispolverare i suoi mobili antichi con la formula fenomenale del sogno. Dalla dipendenza affettiva alla dipendenza da sostanze o dal gioco la distanza è breve, molto breve, quasi collima. Non dimentichiamo anche che i problemi seri dei figli, tipo la tossicodipendenza o la disabilità, spesso separano i coniugi, piuttosto che avvicinarli e rafforzarli nel comune impegno di affrontare situazioni delicate e a volte angoscianti.

Collega

La tossicodipendenza è la traslazione di un forte disturbo della sfera affettiva, è un tentativo fai da te di cura, un’auto-terapia, come le soluzioni alcoliche delle depressioni, quando un uomo o una donna ricorrono all’alcool o al vino o ai farmaci per non sentire l’angoscia di morte bussare alla porta. La depressione è la malattia non soltanto filosoficamente mortale, ma è soprattutto il fantasma primario che somatizziamo come prima conoscenza associandolo alla funzione materna del nutrirci. Stiamo parlando di esordio nella vita e non di riflessioni senili o di speculazioni mature. Abbasso i filosofi e viva gli psicologi, anzi e meglio, spazio alle Psicologie filosofiche.

Salvatore

Quando il problema della tossicodipendenza da eroina si presentò negli anni settanta in maniera acerba nel Veneto, le neonate famiglie borghesi si trovarono impreparate a tanta disgrazia sociale e a tanto disagio psichico. Le strutture sociosanitarie erano impreparate all’evento traumatico e i vari preti d’assalto e di cosiddetta “sinistra” più o meno operaia si arruffarono per carpire i milioni messi a disposizione dai ricorrenti governi democristiani & “company”. La vecchia e protettiva famiglia patriarcale si era scrollata di dosso il parassita feudatario di turno e si era smembrata in piccoli gruppi neocapitalisti con tanto di campi da coltivare e di fabbrichette da accudire. I figli non erano più protetti dai nonni e dalla vecchie, dagli zii e dai compari, dal gruppo familiare allargato. Specialmente i disabili in ogni senso furono emarginati e non trovarono una collocazione e un ruolo. Ecco che la famiglia borghese, anteponendo il profitto all’economia psichica, di fronte alla tossicodipendenza dei figli si smembrava e non riusciva a trovare il bandolo della matassa per ricostituirsi in maniera efficace. In quel periodo tanti erano i casi di giovani abbandonati a se stessi e agli effetti letali delle droghe pesantissime perché tagliate in maniera rocambolesca e con tanta fantasia. Quanti morti non riconosciuti dai familiari e quanti funerali evasi anche dalle suore per vergogna! Il sogno di Peter mi ha ricordato quel periodo eroico per tanti aspetti del Veneto, il miracolo del nord-est, e tanto doloroso per le giovani vite perdute nel tunnel della coazione a variare lo stato di coscienza per non cadere nelle spire della depressione. Infatti i giovani coinvolti nella tossicodipendenza erano i più deboli, psicologicamente parlando, ed era facile individuare la famigerata sindrome depressiva nelle loro trame psichiche. Cadevano nell’assunzione di droga i giovani che avevano un tratto o una organizzazione psichica a risonanza depressiva. Se era nevrotica ne uscivano dopo la prima batosta se non incorrevano in una “overdose” per ignoranza. Se erano fondamentalmente depressi non ne venivano fuori perché usavano l’eroina come farmaco antidepressivo che li faceva star bene e così non avvertivano l’angoscia di base. E le famiglie non sapendo che pesci pigliare li lasciavano al loro destino o a qualche comunità di varia natura e di varia cultura. Il novanta per cento sono in cimitero.

Collega

Certamente le varie comunità erano benemerite nell’aiutare alla meglio i giovani dipendenti da sostanze stupefacenti, ma tante erano approssimative. Mancavano la Psicoterapia e la Psicologia. La Psichiatria aveva soltanto strumenti chimici e costrittivi. La Cultura condannava e non capiva. La Religione condannava e si divideva in due. Tornando al sogno di Peter si può affermare senza ombra di dubbio e di smentite che non era semplice e non era indolore. In ogni caso è servito quanto meno a responsabilizzare Peter e indurlo a una sana razionalizzazione per vedere meglio nella sua vita passata e presente per costruirsi un futuro degno di un sano benessere e di un prospero equilibrio.

Salvatore

Aggiungo che, se poi riesce anche a ricucire le relazioni troncate o distorte, avrà fatto, per se stesso in primo luogo, un bel lavoro e un buon cammino.

In conclusione della travagliata interpretazione del sogno di Peter e in sollievo alla delicata psicodinamica propongo l’ironia sorniona sul tema delle difficoltà relazionali e soprattutto delle dinamiche familiari. All’uopo ho scelto la canzone di Stefano Rosso “Una storia disonesta”. Correvano gli anni settanta.