UN FIGLIO DAL PADRE

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Questo è un sogno fatto decine di anni fa… forse ero ancora adolescente, ma ancora lo ricordo perché mi turbò molto.

Ero in una piazza e al centro di questa c’era una colonna.

Riesco ad elevarmi da terra così tanto e in modo inspiegabile da riuscire a vedere cosa c’è sopra questa colonna: un essere, a metà tra un feto e un extraterrestre, che sembra morto.

La visione di questo essere mi lasciò molto turbata sia in sogno e sia da sveglia.”

Aliena

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

L’adolescenza è l’età della transizione verso una formazione composta del proprio “Sé”, della propria “organizzazione psichica reattiva”. I contenuti sono stati acquisiti sotto forma di “fantasmi”, di esperienze vissute, di dati psichici, di concetti e la loro riformulazione e il loro riattraversamento si presentano come il compito dell’esistenza. Inizia l’età dello “amor fati”, della prima “coscienza di sé”, delle prime scoperte, delle “prime volte” e delle tante successive “prime volte”. L’identità sessuale è ormai conclamata dopo il gioco delle identificazioni nel padre e nella madre, dopo l’avventura “edipica” che ha portato la bambina e il bambino a vivere la “angoscia di castrazione” in maniera diversa: la prima come un dato fisiologico di fatto e il secondo come la punizione della colpa di aver desiderato la madre.

Il “Tempo” trascorre e si lascia misurare dall’umana Tecnica con orologi solari, orologi meccanici, orologi digitali, orologi atomici, orologi astronomici.

Il “Tempo” trascorre e si lascia misurare nella Natura dalle varie lune, dalle luminose albe, dai portentosi tramonti, dalle ballerine maree, dalle ricorrenti stagioni, dai colori degli alberi, dall’intensità della luce, dall’enigmatico buio.

Il “Tempo” trascorre e si lascia misurare nel Corpo dalla vita, dai ritmi circadiani, dalla biologia endocrina, dalla pubertà, dal menarca, dalla mestruazione, dalla prima eiaculazione, dalla fecondità femminile, dalla gravidanza, dalla pelle liscia, dalle rughe, dal trionfo degli ormoni, dalla menopausa, dalla vecchiaia, dalla morte.

Il “Tempo” trascorre e si lascia misurare nella testa dei Filosofi come creazione, come “tutto scorre”, come “carpe diem”,come principio “a posteriori”, come illusione, come principio “a priori”, come categoria immanente, come categoria trascendentale, come slancio vitale, come “ecoulement”, come breve eternità, come “non so”.

Epperò!

Quanta nostalgia per le clessidre, le meridiane e gli orologi a cucù!

L’adolescenza è “il tempo delle mele” e delle seduzioni, il tempo in cui si esce dall’infanzia e si cominciano a usare le ingannevoli parole. Il Corpo emerge e si impone, ma la Psiche tentenna e rallenta i flussi e riflussi dell’impertinente Tempo e le insolenze della “libido”. Si impara a diventare adulti verso i vent’anni, dopo aver cominciato a essere maschi e femmine tra i dieci e i quattordici anni.

Nel frattempo l’adolescenza è sostenuta dal processo di difesa della “sublimazione” tra una scarica di “ormonella” andata a buon fine e una repressa sull’altare del dovere. E così l’adolescente sogna di volare o di essere talmente pesante da non riuscire a camminare, figuriamoci a correre. Tra il cielo e la terra sono sempre inciampati gli adolescenti che non riescono a trovare la via di mezzo, la giusta altezza su cui librarsi in volo senza farsi male, senza precipitare nei baratri delle colpe istillate ad arte da madri improvvide e da padri osceni, nonché nei “fantasmi” costruttivi delle “castrazioni” e delle “mutilazioni”. Da questi ultimi parte la bambina per crescere nell’adolescenza al femminile, insomma per diventare donna.

Il viaggio tormentato verso la “felicità infelice” dell’adolescenza è costellato di desideri e di rinunce, di polvere e di sangue, di complicità e di divisioni, di prove e di errori.

In questo tormentato viaggio verso l’identità psichica, visto che quella fisiologica è conclamata nel corpo, interviene a soccorso “dell’infelice felice” il “processo di difesa” dall’angoscia della “sublimazione della libido”.

Freud l’aveva individuato e definito “una deflessione di cariche istintuali dagli originari fini sessuali verso altri propositi più nobili e socialmente utili.” L’istinto sessuale cambiava oggetto e fine e trovava una soddisfazione sostitutiva. Le cariche istintuali, in particolare quelle sessuali, nelle vicissitudini del loro percorso potevano essere “desessualizzate” attraverso una serie di compromessi in maniera che la loro originaria connessione con i fini istintuali originari si attenuava al punto di non essere individuata.

La Legge e l’Ordine sono “sublimazioni dell’erotismo anale”. La Cultura sottrae energie sessuali per destinarle a investimenti sociali, per cui la Civilizzazione comporta un grosso sacrificio della sessualità. Nella Civiltà vige il disagio: troppe restrizioni per un uomo anarchico e poligamo. Il Maschile e il Femminile sono il risultato o il precipitato di “sublimazioni” di cariche sessuali e di “formazioni reattive” alla conflittualità con i genitori.

Il complesso di Edipo ha come soluzione ottimale la “sublimazione” dell’amore verso il genitore del sesso opposto e la “formazione reattiva” nei confronti dell’angoscia di punizione da parte del genitore dello stesso sesso proprio identificandosi per paura in lui: identificazione nell’aggressore e alleanza con il nemico.

Questo diceva Freud tra le tante pagine degne di un grafomane che scaricava le sue angosce tra le volute dei sigari olandesi e lo scrivere di tutto e di più.

Il sogno di Aliena ha ispirato queste libere e minime “Considerazioni”. Il resto sarà di comprensione e di approfondimento di un “Sapere”, quello psicoanalitico che si è proposto come un “Sistema” di interpretazione dell’Uomo e del suo Mondo grazie alla sua “epistemologia”, “metodologia” ed “ermeneutica”: principi primi o verità evidenti, discorso sulla procedura scientifica, proprietà e capacità di interpretazione. Chiarisco ancora e meglio: “epistemologia” o discorso su ciò che viene prima, “metodologia” o discorso sul metodo o su come ho condotto la mia mente e la mia ricerca, “ermeneutica” da Ermes, il dio che rivelava agli uomini i messaggi e le volontà degli dei, il messaggero degli dei, quindi la Scienza che interpreta e chiarisce i dati raccolti e inquadrati.

E Sigmund Freud ne fu contento, ma tanto contento anche perché si trovava in compagnia degli altri grandi “sistemisti”: Platone, Aristotele, Hegel, Marx, tutta gente che aveva dato una griglia universale di spiegazione dell’uomo e della sua Realtà. E scusate se è poco.

Il sogno di Aliena poteva titolarsi “Tra un feto e un extraterrestre” riprendendo le parole della protagonista, ma ho preferito “Un figlio dal padre” proprio perché il sogno è un compendio e un’estrema sintesi di teorie fondamentali sulla Psicoanalisi dell’infanzia e dell’adolescenza. Trattati interi di pagine e pagine, oltretutto polverose e pallose, si riducono miracolosamente nell’immagine “sopra questa colonna: un essere, a metà tra un feto e un extraterrestre, che sembra morto.”

Quanta capacità di “figurare” e di “condensare”!

Quante conferme sulla realtà dei “fantasmi” e dei vissuti!

Due letture necessitano a questo prodotto psichico a metà tra grammatica e pratica, tra teoria e realtà, tra pensiero e azione: una da profondo psichico e un’altra da Psicosociologia comprendente alla Max Weber.

La prima dice dell’allucinazione del desiderio di avere un figlio dal padre in riparazione della consapevolezza della reale castrazione e dello “inganno del clitoride”. Al pene, fisiologicamente impossibile, nella bambina consegue la maternità impossibile e la gravidanza impedita semplicemente perché legate alla figura paterna. La bambina è costretta a “sublimare” le forti pulsioni desiderative del ruolo femminile acquisito e della identificazione nella madre. La bambina ha iniziato il tragitto vero la risoluzione della “posizione edipica” e della conflittualità con i genitori. Il desiderio del pene nella bambina si evolve e si trasforma nel desiderio di avere un figlio dal padre. L’avvicinamento al potere della gravidanza è progressivo dopo aver messo le cose al giusto posto. Il passaggio dalla “libido fallico-narcisistica” alla “libido genitale” è iniziato.

La seconda interpretazione, quella di superficie e leggera, la potete leggere cammin facendo. E scusate ancora se è poco.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Questo è un sogno fatto decine di anni fa… forse ero ancora adolescente, ma ancora lo ricordo perché mi turbò molto.”

Aliena ha un sogno ricorrente. Aliena è una donna matura che “regredisce” naturalmente in sogno e si “fissa” nell’adolescenza, approda in una memoria che è rimasta viva e vegeta dentro di lei senza mostrare i segni del Tempo, condensata in una dimensione psicofisica di “breve eterno”. L’adolescenza è l’età giusta per fare “certi sogni edipici” e per rielaborare il tragitto che ha portato all’emancipazione possibile dal padre e dalla madre. Questa operazione si appresta a compiere Aliena e la sua ripetitività attesta di quanto beneficamente travagliato è stato questo periodo evolutivo della sua vita, nonché la figura paterna. Il turbamento è direttamente proporzionale alla progressione dei “fantasmi”, delle associazione delle immagini con le emozioni. Il sogno è sintesi di un viaggio psicofisico tra il padre e la madre. Diamo inizio alle danze oniriche.

Ero in una piazza e al centro di questa c’era una colonna.”

Aliena esordisce con la sua dimensione sociale e la sua abilità relazionale. La “piazza” rappresenta simbolicamente le offerte agli altri di “parti” psicofisiche di noi compatibili con il senso della morale e del limite, i dettami della istanza censoria “Super-Io”. Aliena depone “al centro” della sua esibizione sociale la figura paterna in versione eroica e altamente sublimata agli occhi della gente che gira in quello spazio sociale. La “colonna” rappresenta simbolicamente il “padre” nella sua forza, autorità e autorevolezza, tutte doti riconosciute dalla gente, nei vissuti di Aliena, al suo papà. Non dimentichiamo che la “colonna” è un simbolo fallico universale nelle architetture antiche e nelle “agorà” delle città più famose. Il padre è vissuto da Aliena come un uomo dotato di sessualità maschile.

Riassunto: Aliena tira in ballo la figura paterna e gli attributi del potere riconosciuti dalla gente, un padre di cui la figlia è particolarmente fiera e che è centrale nella sua formazione psichica.

Riesco ad elevarmi da terra così tanto e in modo inspiegabile da riuscire a vedere cosa c’è sopra questa colonna:”

Aliena istruisce la sua abilità a usare il processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido” e, superando le leggi di gravità, può prendere coscienza del suo desiderio più antico e indicibile che ha opportunamente portato in alto, talmente in alto da deprivarlo della carica erotica e sessuale. L’inspiegabile si spiega inquadrando il desiderio della figlia tra le pulsioni fortemente sublimate che ancora non svelano il loro contenuto.

Vediamo i simboli: “riesco” attesta della capacità affermativa e della lucidità progettuale di Aliena, “elevarmi” condensa il processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido”, “inspiegabile” ossia non riconducibile alle funzioni razionali dell’Io a conferma che si tratta di desideri che hanno sede nell’istanza pulsionale “Es”, “riuscire a vedere” riconferma la sicurezza del vissuto in atto e la sua riconducibilità alla consapevolezza dell’Io, “sopra questa colonna” si traduce in cosa ho desiderato di mio padre e ho adeguatamente sublimato.

un essere, a metà tra un feto e un extraterrestre, che sembra morto.”

L’oggetto della pulsione e del desiderio di Aliena è quello di avere un figlio dal padre, una classica fantasia delle bambine di fronte alla prestanza fisica, alla aitanza emotiva e al successo sociale del padre. Questo è l’impossibile tabù di Aliena. Bisogna censurarlo, colpevolizzarlo e possibilmente punirsi per avere tanto osato immaginare e desiderare. Degna di nota è l’operazione di camuffamento operato dal meccanismo di difesa della “figurabilità”, a metà tra la realtà di “un “feto” e l’irrealtà di “un extraterrestre” che come il desiderio cade dalle stelle. Oltremodo degna di nota è l’operazione di condanna operata dall’istanza “Super-Io” nell’ucciderlo e nel dichiararne la quasi morte. Questa è la realtà della fantasia di Aliena nei riguardi del padre e anche l’immediata censura.

I simboli dicono che “essere” risponde all’oggetto psichico in atto, la “metà” è una mezza verità e una mezza fantasia, il “feto” appartiene al corredo dell’universo psichico femminile e della madre per la precisione, “l’extraterrestre” condensa l’assurdità del desiderio, “sembra” è l’apparenza, “morto” è la “proiezione” dell’aggressività in espiazione della colpa.

La visione di questo essere mi lasciò molto turbata sia in sogno e sia da sveglia.”

La presa di coscienza del vero significato del sogno era impossibile, per cui Aliena accusa un giusto turbamento. Più che l’immagine ibrida di un umano e di un extra, è inquietante quello che la ragazza presente e intuisce all’ingrosso. Sempre di un figlio si tratta, bello o brutto “ogni scarrafone è bello a mamma soia”. Del resto, l’adolescenza è ricca di fantasie di gravidanza nella versione attrattiva e nella versione repulsiva. Il vissuto della giovane donna dipende anche dall’educazione sessuale che ha ricevuto in famiglia e in società. Con le fantasie e con i ragionamenti Aliena adolescente è turbata dalla possibilità di avere un figlio. La fantasia “edipica” di avere un figlio dal padre non poteva desumerla da questo sogno, per cui la presa di coscienza nella sua totalità oggettiva era impossibile.

Questo è quanto dovevo al sogno di Aliena.

PSICODINAMICA

Il sogno di Aliena svolge lo psicodramma della fantasia sessuale di avere un figlio dal padre, la fantasia edipica per eccellenza che induce a dire che, se manca nella vita di una giovane donna, non va mica tanto bene per il suo sviluppo psichico. La psicodinamica si snoda attraverso la simbologia sociale del padre e la successiva colpevolizzazione del “tabù” infranto dalle pulsioni e dal desiderio.

PUNTI CARDINE

Il punto cardine del sogno di Aliena è il seguente: “sopra questa colonna: un essere, a metà tra un feto e un extraterrestre, che sembra morto.”

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

I “simboli” portanti del sogno di Aliena sono “piazza” o relazione sociale, “centro” o dominanza, “colonna” o figura paterna, “elevarmi” o del processo psichico di difesa della “sublimazione, “feto” o della maternità, “extraterrestre” o desiderio colpevolizzato, “morto” o dell’espiazione della colpa.

Il sogno di Aliena rievoca l’archetipo “Padre” nella valenza edipica e nella classica fantasia, compensativa della “castrazione”, di avere un figlio dal padre come emblema del potere femminile: il figlio è il fallo della madre.

Il “fantasma dell’incesto” è ampiamente trattato da Aliena nel sogno, nonché il “fantasma di castrazione” nella versione “positiva” della maternità e negativa della maternità impossibile e impedita.

Il sogno di Aliena presenta in azione l’istanza psichica “Io”, razionalità e vigilanza della coscienza, in “Ero in una piazza” e in “Riesco ad elevarmi”.

L’istanza psichica “Es”, rappresentazione dell’istinto e della pulsione, si manifesta chiaramente in “sopra questa colonna: un essere, a metà tra un feto e un extraterrestre, che sembra morto.”

L’istanza psichica “Super-Io”, limite e censura, agisce in “che sembra morto”.

La “posizione psichica” è quella “edipica” e si manifesta in “c’era una colonna” e in “cosa c’era sopra questa colonna”: il padre e il figlio incestuoso e immediatamente censurato.

I meccanismi psichici di difesa usati da Aliena nel sogno sono la “condensazione” in “colonna” e in “feto” e in “extraterrestre”,

lo “spostamento” in “centro” e in “elevarmi”,

la “figurabilità” in “a metà tra un feto e un extraterrestre”,

la “drammatizzazione” in “Riesco ad elevarmi da terra così tanto e in modo inspiegabile da riuscire a vedere cosa c’è sopra questa colonna:”,

la simbolizzazione” in “colonna”.

Il processo psichico di difesa della “regressione” è in azione nei termini funzionali all’attività del sogno: parla per immagini e per azioni.

Il processo psichico di difesa della “sublimazione della libido” è dominante nel sogno e nello specifico in “riesco a elevarmi da terra”.

Il sogno di Aliena mostra un deciso tratto “edipico” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva edipica”. L’adolescente reagisce alla pulsione compensativa della “castrazione” con la fantasia desiderante di avere un figlio dal padre, vissuto “tabuico” immediatamente censurato e colpevolizzato.

Il sogno di Aliena forma le seguenti figure retoriche: la “metafora” o relazione di somiglianza in “elevarmi” e in “feto” e in “extraterrestre”,

la “metonimia” o relazione logica in “colonna” e in “piazza” e in “morto”,

la “enfasi” o forza espressiva in “un essere, a metà tra un feto e un extraterrestre, che sembra morto.”

Questa è la “allegoria” della “sublimazione della libido”: “Riesco ad elevarmi da terra così tanto e in modo inspiegabile da riuscire a vedere cosa c’è sopra questa colonna:”.

La “diagnosi” dice di una classica ed evolutiva “fantasia edipica” in riparazione dell’angoscia di “castrazione” successiva allo “inganno del clitoride” e in via di assimilazione dell’identità femminile e del conseguente vissuto riparatore e spostato del figlio come “fallo” o recupero del potere narcisistico perduto.

La “prognosi” impone ad Aliena la “razionalizzazione” della pulsione incestuosa e la maturazione dalla “posizione fallico-narcisistica” verso la “posizione psichica genitale” in superamento della conflittualità con la madre e in una propizia identificazione in quest’ultima. L’adolescente si evolve nella donna attraverso la presa di coscienza della sua identità femminile e della sua specifica sessualità e funzione genitale.

Il “rischio psicopatologico” si attesta in una recrudescenza della “libido edipica” e in una “psiconevrosi depressiva” a causa dell’acuirsi del sentimento della perdita: nessun pericolo per l’equilibrio psichico, ma tanta tristezza da quasi dolore.

Il “grado di purezza onirica” è stimato “buono” a causa della brevità e della semplicità del sogno, un sogno dell’adolescenza e ricorrente che è stato molato dalle frange difensive e ridotto all’osso, per cui non può mentire o camuffarsi pur mantenendo la rappresentazione enigmatica.

La causa scatenante del sogno di Aliena, il “resto diurno” del “resto notturno”, si attesta nella visione o nel ricordo del padre, in qualsiasi associazione a cotanta figura.

La “qualità onirica” è “nostalgico-regressiva”, ma rientra anche nell’ordine “magico e metafisico” a causa del paradosso legato alla combinazione tra il desiderio extraterrestre e l

a materia umana vivente del feto.

Il sogno di Aliena si svolgeva nella seconda fase del sonno REM e produceva la tensione di cui parla: “La visione di questo essere mi lasciò molto turbata sia in sogno e sia da sveglia.”

Il “fattore allucinatorio” esalta il senso della “vista” in “riuscire a vedere”, la “cenestesi” o sensazione globale in “riesco ad elevarmi da terra e in modo inspiegabile” e in “turbata”. Il sogno di Aliena è breve ma intenso.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Aliena è “buono” a causa della sua brevità e semplicità simbolica. Il “grado di fallacia”, di conseguenza, è “scarso”.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Aliena è stata accuratamente meditata da un lettore anonimo, nonché mio amico. E’ conseguito questo dialogo.

Amico

L’interpretazione profonda di cui parlavi può sintetizzarsi, non vorrei essere volgare, “il figlio sopra il glande del padre”, là dove viene fuori lo sperma. Può darsi che Aliena abbia saputo di questo meccanismo neurofisiologico o abbia fatto un’esperienza adolescenziale con un amico e sia stata impressionata dalla polluzione. Può darsi che sia stata istruita a scuola o in parrocchia sulla sessualità. Insomma Aliena ha effettivamente sognato un tema che è veramente universale semplicemente perché da ragazzini si ha tanta eccitazione sessuale in corpo e da qualche parte e in qualche modo bisogna sfogarla, checché ne dicano i genitori, gli insegnanti e i padri o le madri spirituali, quelli che sono adulti e che sono costretti a sublimare la loro libido e scaricano le loro frustrazioni sessuali sui ragazzi giovani e li terrorizzano con le minacce famose “se ti tocchi, non crescerai e diventerai scemo”, tutta roba che resta dentro e che ti viene fuori da adulto quando meno te l’aspetti e magari mentre stai facendo sesso. E così tutto va a puttane. Mi ricordo che avevo un padre spirituale che mi massacrava con i suoi divieti della masturbazione e, quando mi confessavo, voleva sapere solo quello, se mi toccavo e sembrava che godesse da quanto era invidioso. E poi vai a sentire che fanno il processo ai preti pedofili e così sia. Cose da pazzi, a pensarci mi viene tanta rabbia e tanto rancore anche verso i miei genitori che non mi hanno protetto e istruito e mi hanno lasciato alla mercé degli invidiosi e degli ignoranti che di sesso non dovevano sapere bel niente per libera scelta. Forse ho esagerato e non ho fatto la domanda, ma mi sogno sfogato. Se vuole ripartiamo con le domande.

Salvatore

Ma non ci penso proprio. Continua, se vuoi, con i tuoi ricordi e le tue osservazioni.

Amico

Mi fa tenerezza questa ragazzina che era innamorata del padre e che per crescere attizza la fantasia come se fosse la sua morosa. Il fatto che sia rimasta turbata significa, secondo me, che nessuno l’aveva aiutata nell’educazione al corpo e alla sessualità. Sempre a proposito degli adolescenti, io credo che oggi siano più scaltri e l’educazione sessuale se la fanno su internet guardando l’impossibile. Ma sono sicuro che non gli fa bene questa esagerazione. Prima niente e adesso tutto e di più. Ci sono dei siti che del sesso fanno la loro bandiera e il loro commercio.

Salvatore

Ieri si eccedeva nel rigore puritano e oggi si eccede nell’esibizione oscena. L’educazione sessuale deve essere data ai ragazzi dai genitori e in base alle richieste che i figli avanzano in progressione. Le risposte devono essere basate sulla verità e sulla realtà, non sulle metafore e sulle favole. L’oscenità e la brutalità sulla rete danneggia la corretta evoluzione della “libido” ed esalta la componente voyeuristica più del dovuto, nonché la personale elaborazione sul tema. L’adolescente sarà sessualmente un adulto pacato e poco creativo nel darsi e nel dare piacere. In ogni caso la pornografia non è una forma di arte, non è erotismo estetico alla Tinto Brass, è l’esplosione delle perversioni e delle pulsioni ferine. La pornografia è la “parte negativa” del “fantasma della sessualità”, quella che esalta l’aggressività al punto di farla coincidere con la violenza. L’operazione non va proprio bene.

Amico

Cambiando discorso, cosa dici della proposta di rivedere il film “Il tempo delle mele” con la splendida Sophie Marceau adolescente? E’ particolarmente indicato per il sogno di Aliena a mio modesto parere.

Salvatore

Quanti anni avevi in quel 1981?

Amico

Appena vent’anni e portati bene. Che tempi erano quei tempi! So che questo discorso è da vecchi e allora bando alle chiacchiere e chiudiamola qua.

Salvatore

Per l’appunto. Grazie e alla prossima.

TRA PASSATO & PRESENTE

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“E’ estate e sono al mare, in piedi sulla parte alta di uno scoglio che a gradoni scoscesi penetra nell’acqua. Ci sono molte coppie di giovani e sono ragazza anch’io; siamo tutti in costume da bagno, ho un filarino con un ragazzo molto bello che mi bacia e sfiora con naturalezza. Sto bene, sono a mio agio con me stessa e con quello che c’è intorno (mi sento come mi sentivo realmente da ragazza, il corpo in mostra, baluardo di un infinito presente, e la mente proiettata di diritto su un futuro certo). Scendiamo in gruppo a vedere com’è il mare e lo trovo bellissimo. Ad un tratto noto che in realtà c’è un fiume che entra ad estuario in questo mare e porta con sé un’acqua verdastra e limacciosa, ma mi piace anche questo, sono estasiata da tutto quello che vedo.

Sono nel mio presente, ora, e cammino (ma a momenti guido) con la mia nipote adorata lungo l’argine di un ampio torrente in piena, sebbene con l’acqua calma e chiara; nel paesaggio c’è anche un grande fiume, incantevole. Proseguo ed arrivo ad un bivio: sulla destra scende una strada che porta al tratto di mare visto in precedenza e sulla sinistra un’altra arriva ad un pontile che dà sul lago di Garda. Vado da entrambe le parti, mi sento serena, c’è una bella luce, il paesaggio e la natura mi riempiono di felicità. Sono in compagnia di alcune donne, credo componenti della mia famiglia o care amiche.

Poi ritorno ragazza sullo scoglio ed è calata la sera. Con me c’è il gruppo di giovani di inizio sogno e ci stiamo divertendo, si ride, forse ci stiamo preparando per una festa. Mi giro e sulla sinistra vedo avanzare mio padre; il suo viso nel sogno non è affatto quello di mio padre: ha gli occhiali e una chierica, indossa un vestito elegante ma ordinario, grigio chiaro, sembra un travet. Sono così contenta di vederlo, mi si riempie il petto di gioia. Lo abbraccio forte e lui mi sorride e mi stringe a sé. Mi siedo su uno dei gradoni naturali dello scoglio e lui è su quello sottostante, mi gira la schiena e io allargo le mie gambe e le mie braccia e lo cingo forte nell’incavo del mio corpo. Provo un potente sentimento di amore che mi appaga pienamente. Non ho mai amato mio padre con il sentimento che provo nel sogno; ho amato mia madre così, vorrei dire “in modo così puro”. Era come se nel sogno provassi per la prima volta per un uomo un sentimento deprivato del suo potere seduttivo.”

Mi sono svegliata.

Questo è il sogno di Sabina

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Possono convivere in sogno passato e presente magari in una notte di mezza estate?

Certo, nel “breve eterno”!

Il sogno di Sabina è l’esempio di come la Psiche riesce a tenere nell’arco consapevole del suo orizzonte i “fantasmi” e le esperienze vissute al di là della loro qualità. La “coscienza di sé” è la consapevolezza di questo materiale psico-esistenziale fermata nel momento storico considerato. Il Vivere porta a trascurare la Psiche a vantaggio del Pragma, il vissuto psicologico rispetto al fatto occorso nella sua concretezza. Il sistema delle “resistenze” è funzionale alla difesa dell’equilibrio tra corpo e mente con il suo impedire l’afflusso alla coscienza del materiale psichico dimenticato o “rimosso”, così come il sistema dei “processi e meccanismi di difesa” opera in maniera articolata per lo stesso fine omeostatico: il contenimento dell’angoscia.

E così, vivendo e sin dal primo vagito, il trauma e l’angoscia scandiscono i tempi e i modi della riflessione su se stessi e sulla propria formazione. Il bambino infante usa i seguenti “meccanismi di difesa”, definiti per l’appunto “primari”: il “ritiro primitivo” che consiste nel non vivere l’angoscia fuggendo dalla realtà e disinvestendo, il “diniego” che si attesta nel rifiuto dell’angoscia e nella negazione della perdita, il “controllo onnipotente” che si esplica nel potere esercitato nel conflitto con la realtà traumatica, la “idealizzazione e svalutazione primitive” che si esercita nell’esaltazione della protezione da parte dei genitori e nella successiva delusione, la “proiezione” e la “introiezione” e la “identificazione proiettiva” che si giustificano con la difficoltà del bambino di capire la dialettica tra mondo interiore e mondo esterno e nell’attribuire all’altro il proprio passato psichico, la “scissione delle imago” e la scomposizione dei “fantasmi” nella “parte positiva” e nella “parte negativa”, la “dissociazione” che si attesta nella difesa dall’angoscia attraverso lo sdoppiamento dell’Io.

Questo è il corredo psichico difensivo del bambino. L’adulto userà “meccanismi e processi” sofisticati ed evoluti per difendersi dall’angoscia che è la “malattia mortale” secondo le Religioni monoteistiche, la filosofia di Epicuro, di Kierkegaard, di Schophenauer, di Heidegger, di Sartre e di altri filosofi che hanno posto l’accento sulla consapevolezza umana intorno alla fine e all’uopo hanno ricercato il fine della vita in base alla loro formazione psichica, ai loro “fantasmi” e alle loro esperienze vissute. Anche i filosofi hanno proiettato nelle loro opere il corredo composto dei loro turbolenti “fantasmi” e i tratti caratteristici delle loro “formazioni psichiche reattive”. Il processo difensivo è ancora più evidente nelle opere poetiche. Quindi, anche i poeti non sono esenti da “proiezioni” catartiche e da contaminazioni tra il privato e il pubblico. Provate a leggere Leopardi in chiave psicodinamica e ne vedrete delle belle.

Il sogno di Sabina si snoda narrativamente ponendo di tanto in tanto, quasi per gradire, qualche simbolo consistente e massiccio a testimoniare che il “processo primario” è in funzione, qualora qualcuno non se ne fosse accorto. E così tra il racconto e la rievocazione del passato la Fantasia immette i “fantasmi” per condire al meglio la minestra, di per se stessa gustosa e piccante sullo stile anni settanta. Sarà interessante scindere la narrazione descrittiva dalla simbologia dei “fantasmi” e tra ricordi e desideri, tra pulsioni ed emozioni il piatto della nostalgia sarà alla fine ben ricolmo di ricche e sfiziose primizie che il Tempo non è riuscito a consumare con le sue tinte grige e le sue sfumature altrettanto grige.

Il film di Sabina è in tre tempi e si svolge con un rimando temporale rincorrendo la figura paterna e materna. Il fine è quello di sistemare la “posizione edipica” partendo dall’adolescenza e arrivando alla maturità. Sabina non accettava il padre e si sentiva rifiutata. Nel sogno non solo lo recupera e lo riconosce, ma lo adotta al fine di integrare la sua identità psichica e di migliorare la comprensione della sua storica relazione con l’universo maschile.

Il tragitto interpretativo è diviso in tre parti ed è oltremodo interessante.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

IL SOGNO DEL PASSATO

E’ estate e sono al mare, in piedi sulla parte alta di uno scoglio che a gradoni scoscesi penetra nell’acqua. Ci sono molte coppie di giovani e sono ragazza anch’io; siamo tutti in costume da bagno, ho un filarino con un ragazzo molto bello che mi bacia e sfiora con naturalezza.”

La vena narrativa non manca nel disegnare questo quadretto anni settanta della serie “un giorno d’estate al mare”. Sabina è una ragazza tra le tante, ma è super, come la benzina e le sigarette di allora. Guarda caso, lei si trova tra le altre adolescenti accoppiate, ma è in piedi e sulla parte alta dello scoglio. Il senso dell’alto-locazione, più che dell’ipertrofia, dell’Io, è appariscente in questa seducente e sedicente “ragazza” che non si fa mancare il “filarino con un ragazzo molto bello”. Sabina non si limita al corteggiamento di un liceale, procede verso la naturalezza della “libido orale” ed epiteliale. Questo spaccato da “Sapore di sale” del mitico Gino Paoli è talmente delicato e semplice da diventare eccitante nella lettura e nell’attraversamento di desideri ed emozioni universalmente vissute tra i meridiani e i paralleli dell’inquinato pianeta. E l’incauto lettore debitamente ringrazia la ragazza che con naturalezza sogna e si descrive mentre attraversa la penultima fase REM del suo sonno.

Sto bene, sono a mio agio con me stessa e con quello che c’è intorno (mi sento come mi sentivo realmente da ragazza, il corpo in mostra, baluardo di un infinito presente, e la mente proiettata di diritto su un futuro certo).”

L’esibizione del benessere e della sicurezza avviene in maniera pacata ma decisa. Sabina rievoca e commenta orgogliosamente una fase importante della sua vita e della sua formazione psichica, l’adolescenza o “il tempo delle mele”. Il passato ritorna al presente nelle posture psicofisiche di base per proiettarsi in un gratificante futuro: il “breve eterno” è servito su una insalatiera d’argento come quella della coppa Davis. Quest’operazione è resa possibile dal “corpo in mostra” e disposto all’altro, nonché dalla “mente” certa del “futuro” e sicura del suo diritto naturale. Sabina è il suo corpo, Sabina è la sua mente, il corpo è baluardo e la mente è progetto. Su queste fondamenta Sabina costruisce la sua casa nella fusione dei tempi del ricordo, della vita in atto e dell’attesa. Vedi cosa combinano il Corpo e la Mente quando sono a briglia sciolta e in un attimo di distrazione dell’Io.

Scendiamo in gruppo a vedere com’è il mare e lo trovo bellissimo. Ad un tratto noto che in realtà c’è un fiume che entra ad estuario in questo mare e porta con sé un’acqua verdastra e limacciosa, ma mi piace anche questo, sono estasiata da tutto quello che vedo.”

Fino a questo punto il sogno di Sabina si è lasciato spiegare tra narrazione e riflessione senza ricorrere a pericolose e strane acrobazie simboliche. Del resto, la ragazza è semplice e sofisticata al punto giusto, per cui si lascia cogliere nelle sue linee e nei suoi archi, nelle sue rotondità e nelle sue piramidi. Socializza bene Sabina, non ha remore e blocchi nel suo giovanile motore di adolescente che cerca di conoscersi nel gruppo. Ma il vero gruppo è la sua “gruppalità” interna, il complesso delle sue istanze e la rete delle sue relazioni, i mille modi di rappresentare le sue pulsioni e gli altrettanto mille nodi che intesse tra le varie parti di sé.

“Il mare è bellissimo”.

Ecco la simbologia tanto attesa e tanto ampia!

Sul mare si è tanto discusso, tanto si discute e tanto si discuterà, come è giusto nel consorzio dell’umana ignoranza e della recidiva presunzione.

E’ il simbolo dell’Inconscio freudiano?

E’ il simbolo della Vita e del Vivere?

Rappresenta la parte fascinosa e misteriosa della Madre?

Raffigura l’ardimento e la sfida umana all’apparente Indefinito?

E’ quello che ognuno di noi vuole?

Ecco, è sicuramente il nostro “significante”!

Di certo il Mare è un po’ di tutto, ma per Sabina è soprattutto il suo presente che si infutura. Ma lei non si accontenta della normalità rassicurante, non si appaga di ammirare il mare e di viverlo come il suo spazio d’investimento. Sabina cerca la simbologia complessa e fa interagire il mare con l’estuario di un fiume, rappresenta il Principio Maschile e il Principio Femminile nella fusione di un meraviglioso e poetico coito primordiale. Il Fiume è maschio e rappresenta il Padre e il suo estuario è l’orgasmo che acquieta la tensione dello scorrimento e la ricerca della fine, mentre il Mare è femmina e rappresenta la Madre che accoglie e annega lo spasmo del nobile consorte nelle sue ampie anse. Sabina tocca apici mitologici in questa poetica quanto inconsapevole descrizione proprio rappresentando in maniera originale la scena del “Coito primordiale”. Ma attenzione, è tutta farina del suo sacco semplicemente perché non risulta immagine mitologica simile tra le mie conoscenze e le mie erudizioni. Non mi risulta che Zeus si sia trasformato in “potamos”, fiume, per accoppiarsi con la Dea di turno frutto delle sue brame erotiche e dei suoi istinti sessuali. Ma la meraviglia non è ancora finita. State attenti che Sabina, introducendo l’amplesso primario della coppia genitoriale, sta rispolverando la sua conflittualità con i suoi genitori, “posizione psichica edipica”, ed evidenzia i suoi sensi di colpa nelle acque limacciose e verdastre. Ma non è finita la storia perché Sabina dimostra di aver risolto la sua scomoda collocazione tra padre e madre e dichiara “apertis verbis” che è “estasiata da quello che vede” e non lesina di aggiungere che le piace, prova godimento nella visione del padre e della madre in simbiosi. Certo che il Mare è più grande del Fiume, certo che la Madre domina nel vissuto della Figlia, certo che la figura materna è maestosa nella visione della figlia, certo che la mamma è tanta per Sabina. Il Padre Fiume viene accolto nel suo disperdersi i mille rivoli neurovegetativi nell’ampio e misterico Grembo della Madre. La madre è dominante nella psicologia formativa di Sabina.

Sintetizzo questo ampio quadro allegorico. Sabina rievoca la sua “posizione edipica” rappresentando in maniera personale la mitica fusione maschio-femmina. In quest’operazione dimostra di aver riconosciuto il padre e la madre, per cui il benessere psicofisico necessariamente consegue.

I simboli e gli archetipi sono il “mare” o l’esercizio del vivere al femminile, il “fiume” o l’insinuazione maschile, “l’estuario” o la dilatazione maschile, “l’acqua verdastra e limacciosa” o dei sensi di colpa, “estasiata” o la caduta della vigilanza e la variazione dello stato di coscienza, “vedo” o sono consapevole

IL SOGNO DEL PRESENTE

Sono nel mio presente, ora, e cammino (ma a momenti guido) con la mia nipote adorata lungo l’argine di un ampio torrente in piena, sebbene con l’acqua calma e chiara; nel paesaggio c’è anche un grande fiume, incantevole.”

Passata è in sogno l’adolescenza e la donna si manifesta nel suo splendore e nella sua controllata irruenza psicofisica mentre lascia scorrere la sua vita senza farsi mancare l’amor proprio e tenendo in grande considerazione la figura maschile nella persona del padre idealizzato. Nell’hic et nunc, nell’aqui y ahora, nel suo presente Sabina vive e si vive rafforzandosi nell’amor proprio tramite la giovane nipote che si porta a spasso come se fosse la Sabina adolescente del precedente sogno. La vitalità della “libido” è in eccesso ed è da gestire con giudizio. Ma la “libido” non è mai in eccesso, come la femminilità evidente e il bel portamento. L’uomo ideale si insinua in questo quadro bucolico come l’eredità della “parte buona” del padre. L’adolescente è diventata donna e ha razionalizzato la sua “posizione edipica” riconoscendo il padre e sistemandolo secondo norma e secondo dovere.

Proseguo ed arrivo ad un bivio: sulla destra scende una strada che porta al tratto di mare visto in precedenza e sulla sinistra un’altra arriva ad un pontile che dà sul lago di Garda.”

Come Edipo, giovane e intraprendente, piomba con il suo carro nel quadrivio di Tebe dove incontra Laio, il padre sconosciuto, e lo uccide per una questione apparente di precedenza, anche Sabina nel corso della vita arriva a un bivio, perviene a una presa di coscienza sulla sua “destra” e sulla sua “sinistra”. Sabina è chiamata a deliberare sul futuro basato sulla storia psico-familiare e sulla sua formazione o a decidere di tornare indietro sui suoi passi e ristagnare ancora sul padre e sulla madre, sul pontile e sul lago, sul maschio e sulla femmina, sulla sua relazione conflittuale con i genitori e le loro enigmatiche figure. Anche Edipo era di questa pasta e si avviava a consumare la tragedia a lui dedicata e ampiamente voluta dagli dei dell’Olimpo anche per dare l’opportunità a un certo doctor Sigmund Freud di dare sfogo alla sua genialità creativa e alla sua grafomania. Nel sogno sul tempo passato di Sabina c’era l’estuario di un fiume e il mare, nel sogno sul tempo presente c’è un pontile e un lago. La simbologia è la stessa, ma manca la monumentalità della scena e l’entità dei componenti.

Vuoi mettere un misero pontile che si insinua sia pur nel lago di Garda con il mare che assorbe e dona la pace a un fiume in piena dilatazione dei sensi? Eppur la Madre domina sempre sia nel suo essere “mare” e sia nel suo essere “lago”.

Potenza dei suoi insegnamenti e delle sue virtù!

Cosa suggerisce la simbologia del pezzo considerato?

Il “bivio” rappresenta la deliberazione e la scelta, la “destra” rappresenta il maschile e il futuro e la ragione e la realtà, la “sinistra” rappresenta il femminile e il sistema neurovegetativo e il passato e il crepuscolo della coscienza, il “pontile” rappresenta la protuberanza e l’insinuazione maschili, il “lago” rappresenta la ponderatezza oscura del femminile o l’acqua cheta.

Vado da entrambe le parti, mi sento serena, c’è una bella luce, il paesaggio e la natura mi riempiono di felicità. Sono in compagnia di alcune donne, credo componenti della mia famiglia o care amiche.”

Onnipotenza e ubiquità sono le doti dell’infanzia, quell’età che in Sabina non è mai fortunatamente tramontata e che si trasporta dietro nel cammin di sua vita quasi dicendo che è riuscita a comporre in armonia il passato con il presente e che attualmente la sua vita gode ottima salute secondo l’ultimo bollettino meteopsicorologico. Sabina riconosce il suo passato e il suo presente perché ha composto il padre e la madre nel “simbolo delle sue origini”. Tale nobile e proficua operazione ha maturato i frutti di una buona armonia psicofisica. La carta d’identità psichica di Sabina è la seguente: riconoscimento e “sapere di sé”, disinibizione e disimpegno. Una lucida razionalità si accompagna a una buona emotività, un buon demone governa le fattezze e le movenze del corpo. Finalmente Sabina è in compagnia di se stessa e degli altri, sa relazionarsi con le sue “parti psichiche” e con gli oggetti dei suoi investimenti di buona “libido”.

La simbologia dice che “serena” equivale a mancanza di nubi o ataraxia e assenza di affanni, “luce” o ragione e processi secondari, “paesaggio” o “status” psichico in atto, “natura” o ciò che nasce, “felicità” o buon demone o spirito vitale, “donne” o del potere femminile, “famiglia” o “gruppalità” interiore e parti psichiche in relazione, “amiche” o confidenza tra sé e sé.

RITORNO AL SOGNO DEL PASSATO

Poi ritorno ragazza sullo scoglio ed è calata la sera. Con me c’è il gruppo di giovani di inizio sogno e ci stiamo divertendo, si ride, forse ci stiamo preparando per una festa.”

Il sognare consente di giocare con il Tempo e magari di beffarlo con una innocente manovra della memoria che permette alla saltimbanco Sabina di spostarsi a suo piacimento tra le pieghe dei ricordi più gratificanti e intimi. L’animo si muove tra le note di una musica scandita dalle pulsioni e dalle emozioni di una donna matura che rievoca la sua adolescenza e il suo corpo alla ricerca della giusta identità. L’adolescenza viene rivissuta da Sabina nello spazio temporale di un giorno: “sullo scoglio è calata la sera”, il momento del passaggio da uno stato di entropia ormonale a uno stato di migliore consapevolezza del proprio patrimonio genetico. Sabina celebra in sogno il passaggio dall’adolescenza alla prima giovinezza, dal “tempo delle mele” al “tempo delle albicocche”, dall’acerba adolescente alla pienezza della donna. Vediamo come si vive e si descrive Sabina: socievole, gioviale, disponibile, gioiosa.

La simbologia conforta l’interpretazione affermando che “divertendo” equivale a stabilisco una dialettica relazionale o socializzo mantenendo la mia personalità, “si ride” equivale a si amoreggia, “festa si traduce in “dies festus” o giorno solenne e atto alle cerimonie e alle condivisioni pubbliche.

Mi giro e sulla sinistra vedo avanzare mio padre; il suo viso nel sogno non è affatto quello di mio padre: ha gli occhiali e una chierica, indossa un vestito elegante ma ordinario, grigio chiaro, sembra un travet.”

Sabina non è contenta e si complica la vita psichica continuando a sognare temi consistenti e di grande spessore: il padre e la sua “posizione edipica”. Ma quanto importante è stata questa figura nell’economia e nella dinamica evolutiva di questa benedetta e sacrosanta donna?

Sabina rivive il passato e sulla scena onirica fa arrivare “mio padre”: “mio” indica un possesso significativo. Ma non può rappresentare il padre reale con i suoi pregi e i suoi difetti, le sue virtù e i suoi disvalori, Sabina deve presentare il padre ideale e idealizzato. I tratti del viso non sono affatto quelli del padre reale, è un uomo calibrato, razionale, avveduto ed è soprattutto un uomo sublimato, un gran sacerdote dalla “chierica” che ha rinunciato al mondo materiale con il taglio di cinque ciocche dei capelli. Per il resto il padre è un “monsù Travet”, un uomo qualunque con la distinzione dell’ordinario grigiore di una figura che ha attratto per quello che non possiede e che la figlia ha immaginato che avesse e fosse dotato. Degna d’interesse è la “sublimazione” del padre nella “chierica”: l’impedimento difensivo dall’attrazione sessuale. Sabina si difende in sogno dal coinvolgimento erotico con la figura paterna provvedendo alla sua svirilizzazione. Così marcia la “posizione edipica” secondo la “buona novella” della protagonista.

Vediamo i simboli. La “sinistra” è regressione e ritorno al passato, il “viso” è il complesso dei tratti caratteristici esibiti nel sociale, gli “occhiali” sono la versione ambivalente della razionalità nel rafforzamento e compensazione di debolezza, la “chierica” è la “sublimazione della libido”, il “vestito” è l’insieme dei modi psichici di apparire, “elegante” equivale a essere suo padre e fuori dal gregge, “ordinario” è tutto ciò che non è straordinario, “grigio” è privo di slancio vitale, “travet” è rafforzamento di ordinario e grigio.

Sabina non ha una buona opinione del padre e lo vive come una figura di poco spessore, ma ha operato tutte le difese del caso come tutte le bambine, lo ha accettato e se ne è staccata.

Sono così contenta di vederlo, mi si riempie il petto di gioia. Lo abbraccio forte e lui mi sorride e mi stringe a sé. Mi siedo su uno dei gradoni naturali dello scoglio e lui è su quello sottostante, mi gira la schiena e io allargo le mie gambe e le mie braccia e lo cingo forte nell’incavo del mio corpo. Provo un potente sentimento di amore che mi appaga pienamente.”

La psicodinamica “edipica” in riguardo alla figura paterna non si è conclusa e Sabina la porta avanti dal rifiuto all’accettazione, dalla razionalizzazione al riconoscimento, dall’inclusione all’adozione. Il quadro non si era composto durante l’adolescenza e le pennellate si sono spiattellate ancora sulla tela. Come sosteneva e insegnava Carlo Ravasini, “l’Edipo non si risolve mai del tutto e meno male”. Vediamo come e in che modo Sabina è andata avanti nel suo amorevole travaglio. La donna associa il sentimento alla consapevolezza, la gioia all’immagine interiore o alla “parte positiva” del “fantasma del padre”. L’empatia e la simpatia diventano di casa. Il padre e la figlia ormai si capiscono e soffrono insieme di quella dolorosità nostalgica basata sul tempo perduto e su quello che potevamo mangiare e per pudore non hanno consumato. Lo stare insieme diventa intrigante e seduttivo, acquista un colore erotico che va dal rosso passione al giallo gelosia per sfumarsi definitivamente sul verde vitale della realtà in atto. Il pudore ancora è vincente e la “sublimazione” si colora di tinte delicate che sfumano dalla recezione sessuale traslata all’avvolgimento in un abbraccio protettivo pudicamente posizionato di spalle e in una forma di ingravidamento. Sabina incorpora il padre nel suo grembo come quel figlio che avrebbe voluto nelle sue fantasie avere dal padre e che adesso è diventato accudimento materno del padre, l’adozione di un uomo che a suo tempo fu figlio e oggetto di multicolori sensazioni e di indicibili emozioni, di losche fantasie e di foschi pensieri, un padre che adesso è oggetto di cura e di premura.

I simboli dicono che “contenta di vederlo” si traduce in piena e soddisfatta della mia consapevolezza nei riguardi del padre, “riempie il petto di gioia” si traduce in appagata nel sentimento e nell’emozione, “abbraccio forte” si traduce in lo assimilo e lo faccio mio, “mi sorride e mi stringe a sé” si traduce in mi scatena pulsioni e desideri, “mi siedo su uno dei gradoni naturali dello scoglio” si traduce in ho potere, “lui è su quello sottostante” si traduce in ha bisogno di me, “mi gira la schiena” si traduce in ho pudore e mi difendo dal coinvolgimento diretto, “allargo le gambe e le mie braccia” si traduce in mi dispongo alla fusione erotica e al coinvolgimento affettivo, “lo cingo forte nell’incavo del mio corpo” si traduce nella traslazione dell’ingravidamento, “provo un potente sentimento d’amore” si traduce nella sublimazione della libido, “mi appaga pienamente” si traduce in pieno funzionamento della difesa psichica.

Questo è il paragrafo più allegorico e poetico perché contiene ed esprime la psicodinamica edipica completa di Sabina nei riguardi del padre. Non è da meno per le donne di qualsiasi parte del globo terracqueo.

Non ho mai amato mio padre con il sentimento che provo nel sogno; ho amato mia madre così, vorrei dire “in modo così puro”. Era come se nel sogno provassi per la prima volta per un uomo un sentimento deprivato del suo potere seduttivo.”

Nel sogno si fanno anche riflessioni e quest’operazione richiede che il sonno non sia pesante, che le fasi REM o nonREM siano blande e che magari Sabina si stia svegliando dolcemente emozionata dal vissuto tenero e materno verso il padre. Sabina si prende cura del padre ed è pronta ad amarlo “in modo così puro”. La “sublimazione della libido” soccorre la figlia adulta nel capire che lo stesso trattamento affettivo e sentimentale che aveva riservato alla madre, adesso lo può vivere con il padre. I corollari erotici e seduttivi del potere femminile si sono evoluti nella capacità di amare il genitore con la stessa moneta della madre. Sabina non vuole ripetere con i suoi uomini la modalità erotica e affettiva che in passato riservava al padre, per cui introduce la benefica presa di coscienza, “razionalizzazione”, che le permette di liberarsi dalla “coazione a ripetere” e di liberare l’inventiva sulle altre svariate modalità di “investimento di libido” sull’oggetto del proprio desiderio. E’ importante che la donna non scarichi sul partner quello che ha vissuto nei confronti del padre e che da lui non pretenda la compensazione delle sue frustrazioni erotiche e affettive. Sabina ha ben razionalizzato la sua psicodinamica edipica e adesso è una donna libera di amare l’uomo senza essere condizionata dalla ricerca nell’uomo del padre buono o del padre cattivo, del padre vissuto secondo il “fantasma”.

Vediamo i simboli: “in modo così puro” equivale alla sublimazione della libido o desessualizzazione, “deprivato del suo potere seduttivo” significa che ho abbandonato la “posizione fallico-narcisistica” e mi sono evoluta nella “posizione psichica genitale”.

Questo è quanto dovuto al sogno di Sabina.

PSICODINAMICA

Il sogno di Sabina svolge la psicodinamica edipica in riguardo alla figura paterna secondo le linee guida di un processo evolutivo che viaggia dalla conflittualità al riconoscimento per poi adire all’adozione e all’accudimento amoroso e sublimato del padre.

PUNTI CARDINE

I punti cardine dell’interpretazione del sogno di Sabina s’incentrano in “c’è un fiume che entra ad estuario in questo mare e porta con sé un’acqua verdastra e limacciosa,” e in “Proseguo ed arrivo ad un bivio: sulla destra scende una strada che porta al tratto di mare visto in precedenza e sulla sinistra un’altra arriva ad un pontile che dà sul lago di Garda.” e in “mi gira la schiena e io allargo le mie gambe e le mie braccia e lo cingo forte nell’incavo del mio corpo.”

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei simboli si è detto lungo il tragitto. Tra il narrativo e discorsivo il sogno di Sabina offre simbologie allargate in allegorie. La più creativa è l’allegoria del coito edipico: “c’è un fiume che entra ad estuario in questo mare e porta con sé un’acqua verdastra e limacciosa,”.

L’archetipo del “Padre” si manifesta nella sua maestosità in “c’è un fiume che entra ad estuario in questo mare”. L’archetipo della “Madre” si evidenzia in “mare” e in “lago”.

Il “fantasma” dominante riguarda il padre.

Sono ampiamente distribuite nel sogno di Sabina l’istanza vigilante “Io”, l’istanza “Es” rappresentazione dell’istinto, l’istanza censurante e limitante “Super-Io”.

La “posizione psichica edipica” trova la sua epifania e il suo trionfo attraverso le fasi globali. La “posizione genitale” consegue naturalmente.

I meccanismi psichici di difesa sono la “condensazione”, lo “spostamento”, la “simbolizzazione”, la “figurabilità”. Quest’ultima si esalta in “c’è un fiume che entra ad estuario in questo mare e porta con sé un’acqua verdastra e limacciosa”. Il “processo psichico di difesa della “regressione” appare nelle esigenze psicofisiche oniriche, ma è la “sublimazione della libido” a trovare la sua forza nelle varie circostanze descritte dal sogno.

Il sogno di Sabina esibisce un deciso tratto “edipico” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva genitale”.

Sabina elabora nel sogno le figure retoriche della “metafora”, “metonimia”, “enfasi”, ma dominante è la “allegoria”.

La “diagnosi” dice di un’evoluzione completa della “posizione edipica” e nello specifico della relazione con la figura paterna: dalla conflittualità alla razionalizzazione, dal riconoscimento all’adozione.

La “prognosi” impone a Sabina di integrare e compattare le conquiste fatte, nonché di disporle a buon fine nei riguardi della figura maschile che ammette alla sua condivisione e allo scambio dei doni psicofisici.

Il “rischio psicopatologico” si attesta in una “psiconevrosi edipica”: isteria, angoscia, fobica e ossessiva, depressiva.

Il “grado di purezza onirica” è “buono” nel suo conciliare la narrazione con la logica consequenziale attraverso il ricamo dei pezzi da novanta, i simboli.

La “causa scatenante” del sogno di Sabina è un riferimento al padre o a una figura similare, nonché la nostalgia del bel tempo vissuto.

Le “qualità oniriche” sono decisamente l’atemporalità e la diacronia. Il “breve eterno” si sposa con il rivivere il passato.

Il sogno di Sabina si è svolto nella terza fase del sonno REM alla luce della spedita conciliazione del fattore narrativo con il fattore simbolico.

Il “fattore allucinatorio” trova riscontro nell’esaltazione del senso della vista. Le sensazioni di movimento sono presenti in maniera progressiva e senza alta incidenza.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Sabina è sicuramente “buono” perché i simboli sono evidenti e interagiscono senza stridore. Il “grado di fallacia” è veramente minimo.

DOMANDE & RISPOSTE

La decodificazione del sogno di Sabina è stata valutata da un lettore che di mestiere fa il ragioniere in un’impresa di pompe funebri e per hobby recita in commedie dialettali. So che si chiama Tatai, rifacimento di Gaetano, e che si vanta in giro di essere mio amico.

Tatai

Innanzitutto voglio sfatare il fatto che il mio lavoro porti sfortuna. Questo pregiudizio è frutto della paura della gente di aver bisogno di questo servizio. Ma lei deve sapere che la mia azienda sponsorizza una squadra di calcio amatoriale e i giocatori portano sulla maglietta la dicitura “con …asso hai un buon trapasso” e il prossimo anno faremo pubblicità all’urna ecologica con l’immagine di una bambina bionda seduta su un prato verde e con la dicitura “nonno raccontami ancora”. Cosa pensa lei, che è bravo nella pubblicità, di questa bella mia trovata?

Salvatore

Che tu fossi un personaggio eccentrico, mi era chiaro e risaputo. Confermi la tua eccezionalità e la tua sicilianità nel raccontare e nel chiedere, ma ti ricordo che poi dobbiamo parlare del sogno di Sabina e non delle tue bravate. Comincio. Una volta c’era il becchino, ma oggi è giusto che ci sia l’impresa dell’aldilà con tutti i “confort” che possono alleviare i sensi di colpa dei cari parenti sopravvissuti. Voi beccamorti siete operatori del “fantasma di morte”, siete benemeriti funzionari del triste congedo, sapete di psicologia e di sociologia, di semiotica e di psicoanalisi, di finanza e di speculazione e anche di malaffare nello spartirvi le povere salme fuori dagli obitori. Siete destinati a funzionare sempre e vi siete organizzati anche a livello di corporazione e non soltanto. La pubblicità sulle magliette della squadra di calcio era stata fatta negli anni settanta, mentre l’altra l’ho già vista presso il cimitero di Siracusa qualche anno fa. Quindi non mi resta che dirti che sei un imbroglione e un istrione, un ciarlatano e un millantatore. So che per te sono tutti complimenti, mentre per una persona normale sarebbero soltanto offese.

Tatai

Come mi conosce bene! Quando mi dice queste cose mi fa accapponare la pelle. Lei è sempre sul pezzo ed è difficile prenderlo per il culo. Allora il sogno di Sabina è semplice e l’ho capito all’ingrosso e al dettaglio. Ho capito anche cosa vuol dire adottare il padre o la madre. Lei sa della mia situazione di figlio che accudisce il padre paralitico e quindi ha sfondato una porta aperta. Non c’è cosa più bella di vedere mio padre ogni giorno ridere per le mie sciocchezze e sorridere per il fatto che non gli faccio pesare i servizi più intimi. Mio padre è sempre fresco e odoroso come una rosa di maggio e la zagara dell’arancio quando è sbocciata. La sfortuna dell’incidente sul lavoro, poteva essere morto fulminato dalla corrente elettrica, ha cambiato la sua vita, ma ha avuto il merito di avere educato dei buoni figli e in particolare il sottoscritto.

Salvatore

L’accudimento materiale e pratico è la degna conseguenza del riconoscimento psichico. Prendersi cura dei genitori significa umana premura e disposizione all’altro in assimilazione non solo del comune “amor fati”, ma soprattutto dell’essenza empatica e simpatica dell’essere umano. Lenisce i nostri sensi di colpa e la nostra angoscia di perdita. E’ una psicoterapia laica che induce ancora una volta a dire grazie all’altro e in questo caso al padre e alla madre.

Amico

Essenza empatica e simpatica? Comunque, dottor Vallone mi ricordo che quand’ero piccolo non c’era l’INPS e non esisteva la pensione. I figli mantenevano i genitori e se ne facevano carico e, se vuole, i maschi davano i soldi e le femmine provvedevano al sostentamento dei nostri vecchi. Ma lei non immagina come si stava bene in questa nobiltà d’animo e, mi creda, non era una nobile miseria. Io so di avere avuto un rapporto difficile con mia madre perché non mi dava la libertà di cui avevo bisogno. Era una donna paurosa, ma comunque è stata forte nell’affrontare la disgrazia di suo marito, mio padre. Che campino cent’anni ancora. Io ci sto e sono sicuro che ci sarò sempre per loro.

Salvatore

Sei un istrione, ma, quando non ti nascondi, sai tirare fuori il bravo ragazzo. Ti dico che empatia e simpatia significano sentire e condividere emozioni e sentimenti. So che lo sai e che è un tuo modo naturale e congenito di scassare i “cabbasisi” alla Montalbano di Camilleri.

Tatai

Lo sapevo. Vuole che io, attore dilettante sopraffino, non sappia cosa significano empatia e simpatia? Dunque a Sabina io dico dal profondo della Sicilia di campare tranquilla e di non farsi problemi inutili. Se viene in Sicilia, non solo la ospitiamo, ma le insegniamo pure a capire meglio tutto quello conta nella vita. Il sole e la luce aiutano tanto a vivere bene e a dare il giusto peso alle cose. Il mare è uno splendore. Se poi consideriamo una buona pasticceria e una gustosa tavola calda, il capolavoro dell’esistenza è bello e fatto.

Salvatore

E io aggiungo per Sabina che si nasce maschi o femmine, ma si diventa maschi e femmine attraverso il gioco delle identificazioni. Le dico ancora che il maschile e il femminile, androginia, sono tratti psichici simbolici che si ascrivono a tutti gli uomini e al di là della loro identità sessuale. Mi spiego: se Sabina si mostra forte, sta realizzando un tratto psichico simbolicamente maschile. Se, per converso, è dolce e remissiva, sta agendo un tratto psichico simbolicamente femminile. L’androginia psichica si realizza nell’esercizio di caratteristiche simboliche ascritte all’universo maschile e femminile. Noi siamo il precipitato anche di questi tratti che assorbiamo in famiglia e filtriamo criticamente in seguito, lasciando per noi quelli che si confanno alla nostra formazione e che sono stati assorbiti nella nostra “organizzazione psichica reattiva”.

Tatai

Ho capito e non ho capito. Comunque è una cosa tra voi due, questo l’ho capito e sono affari vostri.

Salvatore

Oltre che un “grillino” dell’ultim’ora, sei anche un ruffiano gentile. Sappi che resti il siciliano più gradevole del mondo perché conosci mezza Divina commedia a memoria, perché sei un attore dialettale dilettante, perché sei catanese e perché vendi casse da morto con il sorriso sulle labbra e la battuta sempre pronta per sdrammatizzare. Sarà quel che sarà, ma ancora una volta mi hai fatto sorridere di gusto e mi hai fatto capire le giuste regole del buon vivere insieme agli altri.

Tatai

Certo e se non ha capito bene, le spiego meglio tutto quanto magari davanti a una pasta al forno o a un timballo di melanzane, quello con le polpettine di mia madre s’intende. Per quanto riguarda il “grillino”, pensi che non mi sono iscritto alla Lega e così dormirà sonni tranquilli. Alla sua età dormire è un buon segno di salute. Se poi sogna, meglio ancora. Comunque non voglio certo salutarla dicendole “sempre a sua disposizione” perché le voglio bene e lo voglio vivo e arzillo, ma comunque non si sa mai. Ah, dimenticavo di dirle che le urne ecologiche sono il nostro pezzo forte e che fino a luglio sono in offerta speciale. Alla prossima, ma sono certo che non mi chiamerà.

Salvatore

Tu sei un gran figlio di “buttana”, nel senso che sei un gran simpaticone. E invece ti chiamerò per sdrammatizzare. Salutami il papà e digli che lo penso sempre e che gli voglio tanto bene. Appena passo da Catania vengo a trovarvi.

Cara Sabina,

al posto della signora Maria di Col San Martino, ti è toccato un burlone siciliano che non è da meno. Ogni male non viene per nuocere. Comunque, “baciamo sempre le mani” e specialmente a una donna eccezionale.

I CARABINIERI ARMATI DI MITRA E DI SIRINGHE

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovo con mia madre seduta sul divano.

Il cortile di casa mia è pieno di carabinieri armati di mitra puntati.

Mio marito viene spintonato e messo in un angolo. I carabinieri armati entrano e demoliscono la casa.

Una carabiniera spiega che deve fare un prelievo a mia madre e ha il liquido di contrasto per mettersi sulle tracce dell’assassino.

Una prima siringa è piena di sangue rosso. L’altra è più piccola ed è piena di liquido bianco.

A questo punto io mi giro e metto via sei uova nella scatola apposita.

Sento mia madre che si lamenta perché le hanno fatto male.

Vado in cantina e trovo un accendino. Penso di tenerlo e invece non lo tengo perché è una prova del delitto.

Lo consegno a un investigatore che non lo considera una prova.

A questo punto mi sono svegliata.”

Questo sogno appartiene a Merkel.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

In quanti modi si può rappresentare in sogno la maternità e specialmente quando una donna è stata duramente provata e desidera ancora diventare madre?

Merkel offre il suo modo di recuperare e di riparare il trauma, un modo decisamente originale nella drammaturgia e nelle immagini con tanto di carabinieri armati di mitra e di siringhe. Al di là della capacità immaginativa di Merkel, il sogno colpisce perché presenta un intervento drastico dell’istanza psichica “Super-Io” nel vietare la gravidanza e nel condannare la protagonista all’espiazione della colpa. La Poetica della tragedia di Eschilo si ridesta a nuova vita dopo ventiquattro secoli e sentenzia che Merkel si è macchiata di violenza contro se stessa incorrendo in un aborto e adesso deve espiare la colpa prima di iniziare una nuova gravidanza. Tecnicamente si rievoca la “ubris” e la “catarsi” greche a firma Letteratura e Filosofia. A tal proposito leggete il “Prometeo incatenato” di Eschilo e la “Poetica” di Aristotele e troverete la conferma della “poetica” implicita nel sogno di Merkel. Il conflitto psichico ed esistenziale si condensa dentro e viene veicolato dalle istanze desideranti e pulsionali dell’Es e dalle istanze repressive del “Super-Io”. In questo duello “armato di mitra e di siringhe” il povero “Io” sta a guardare perché è impossibilitato a dire la sua non sapendo mediare tra spinte pulsionali e contro-spinte morali.

Fin qui il discorso culturale e psicodinamico sul contenuto.

La rappresentazione delle scene oniriche è degna dell’originale uso del meccanismo della “figurabilità”, il trovare le immagini adeguate a rappresentare in maniera camuffata lo psicodramma in atto. Il risultato è quantomeno brillante ed efficace anche nello stemperare le eventuali tensioni.

Il titolo è articolato perché il sogno è complesso nella sua sintetica formulazione: una serie di simboli squadernati l’uno dietro l’altro in un “bailamme” emotivo a metà tra l’eccesso e il difetto, tra l’osteria e la parrocchia, tra la “casa chiusa” e la “casa del popolo”. Non pensate alle classiche barzellette sui carabinieri. Il tema è oltremodo delicato e sia sempre onore all’Arma “fedele nei secoli” più di una perpetua con il suo reverendo parroco di campagna.

La decodificazione in progressione chiara e distinta è da preferire in questo vario e variopinto sogno.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Mi trovo con mia madre seduta sul divano.”

La realtà psichica di Merkel vede in atto la sua relazione con la madre, un legame particolarmente importante e privilegiato che si snoda tra accudimento affettivo e identificazione al femminile. E’ questo il senso di essere sedute in un “divano” che le contiene e le abbraccia entrambe. Merkel non poteva comporre una scena migliore per esprimere il forte attaccamento alla madre, la sua identità femminile, il suo ruolo di donna e e la sua funzione genitale. “Io e mia madre” e “io come mia madre” sono le due sintesi psichiche azzeccate in questo promettente esordio del sogno.

I simboli: “mi trovo” o tratto psichico in atto, la “madre” o l’identificazione al femminile e la genitalità, “divano” o la condivisione affettiva.

Il cortile di casa mia è pieno di carabinieri armati di mitra puntati.”

Ma Merkel si imbatte subito in un conflitto tutto personale. La sua potente istanza psichica “Super-Io” censura il desiderio di maternità relegandolo tra i divieti che inibiscono le pulsioni naturali dell’Es. Merkel non può diventare madre in imitazione della madre e dopo la completa identificazione in lei. Gli impedimenti psicofisici della maternità sono tanti e particolarmente agguerriti, come i sensi di colpa da espiare in riguardo alla procreazione. Merkel deve aver commesso un qualcosa che non permette adesso la libera espressione dell’istinto materno e la realizzazione della gravidanza. Merkel si è macchiata di un reato e deve espiare la colpa. Lo psicodramma è tutto interiore e vede la donna lesinare la possibilità di diventare madre.

Il “cortile di casa mia” rappresenta l’esibizione di se stessa, la sua identità sociale di donna e non di madre. I “carabinieri” sono i simboli della legge del “Super-Io”, rappresentano la punizione della colpa, mentre “i mitra puntati” accentuano il senso di colpa e sono simboli di un fallo che violenta e punisce.

Ma cosa ha mai fatto e vissuto Merkel per avere dentro tanto rigore morale e per esercitare tanta tirannia su se stessa e sulle sue autentiche aspirazioni di donna?

Non resta che augurarci un prospero prosieguo del sogno.

Mio marito viene spintonato e messo in un angolo. I carabinieri armati entrano e demoliscono la casa.”

Talmente forte è il senso di colpa che Merkel arriva al punto di svirilizzare il marito riducendolo al rango marginale di uomo inutile. Il “Super-Io” inibisce e comanda ingiungendo che Merkel non può diventare madre. La psiche è devastata dal senso di colpa e in preda alla pulsione autodistruttiva. Merkel ha subito un aborto che l’ha demolita, per cui il maschio non serve perché è lei che deve risolvere la sua situazione psichica liberandosi dai sensi di colpa e risolvendo al meglio il trauma subito nel corpo.

La “casa” è il simbolo della “organizzazione psichica reattiva”, il “marito” rappresenta il maschio deputato legittimamente alla fecondazione, i “carabinieri armati” confermano il rigore della censura della colpa.

Una carabiniera spiega che deve fare un prelievo a mia madre e ha il liquido di contrasto per mettersi sulle tracce dell’assassino.”

Il discorso onirico si fa contorto perché si presenta una figura femminile in versione armata da “carabiniera”. Si tratta di una “proiezione” della stessa Merkel che individua nella madre una corresponsabilità nella colpa dell’aborto. Si cerca la prova biologica di colui che è responsabile di cotanto misfatto, non certo di colui che l’ha fecondata, ma di colei che ha voluto l’aborto e il trauma psichico conseguente. Merkel ha i conti in sospeso con la maternità e con la figura materna.

La psicodinamica di questo capoverso è intrigata e si sviluppa tra le figure della figlia e della madre in un gioco di sospetti e di ricerca della verità.

Chi sarà mai il colpevole?

Di certo Merkel sta sognando di sé e del trauma che ha inibito la sua capacità di essere madre, inibizione legata all’enorme senso di colpa che si porta dentro un “Super-Io” smisurato e tirannico.

Una prima siringa è piena di sangue rosso. L’altra è più piccola ed è piena di liquido bianco.”

Per fare un figlio ci vuole il sangue dell’uovo e lo sperma. Questo è il potere fallico di dare la vita e per questo sono entrambi dentro una siringa che è un classico simbolo fallico. Merkel sta rispolverando come si fa un figlio. La fecondazione è possibile in questo modo e questa è l’allegoria della fecondazione.

A questo punto io mi giro e metto via sei uova nella scatola apposita.”

Ma cosa c’entra questo diversivo da reparto di supermercato?

E’ funzionale a distrarre e a confondere le carte in tavola?

Assolutamente no!

E’ logico e consequenziale, ma di quella Logica e consequenzialità del “processo primario” e dei simboli.

Questa è la verità della “filogenesi” materna, del culto della Madre per la Vita. Questa è l’allegoria dell’Amore della Specie” e della conservazione della Vita. Questo è il progetto umano e scientifico di Merkel: conservare le sue uova non soltanto nel grembo, ma secondo la Scienza medica congelandole per avere la possibilità di programmare una gravidanza in futuro. Quando la sistemazione psichica di Merkel migliorerà e si allenteranno i sensi di colpa, la disposizione alla maternità sarà possibile e serena.

Vediamo i simboli di questa allegoria filogenetica: “mi giro” o rifletto sul passato o sul futuro, “metto via” o appropriazione e possesso o libido anale, “sei uova” o cellule o gameti femminili in abbondanza, “scatola apposita” o utero o grembo materno.

Sento mia madre che si lamenta perché le hanno fatto male.”

Chissà quali e quanti tormenti fisici ha dovuto affrontare Merkel per avere o per perdere un figlio, dal momento che in sogno si proietta ancora nella “madre che si lamenta”. Merkel ha subito un prelievo e ha sentito dolore. La fecondazione e le operazioni ginecologiche avvengono con dolore.

Ma cosa non fa una donna per avere un figlio e specialmente a una certa età! Anche quando le rimane soltanto l’utero, dopo la menopausa, se insorge l’istinto materno e il desiderio-bisogno di avere un figlio, non esiste dolore o controindicazione, tanto meno persona, che ferma la donna.

Vado in cantina e trovo un accendino. Penso di tenerlo e invece non lo tengo perché è una prova del delitto.”

Merkel va nel suo “Subconscio”, il luogo psichico, “topos”, dove attraverso il meccanismo di difesa principe della “rimozione” ha depositato le sue angosce ingestibili dalla Coscienza o “Io”, e recupera la possibilità di una blanda presa di coscienza della sua pulsione materna. Ma non dimentichiamo che in quelle profondità è depositato anche il trauma. Questa possibile e fievole consapevolezza non riesce a razionalizzarla, per cui la tirannia del “Super-Io” impedisce alla verità di affiorare. Quest’ultima viene traslata, “non lo tengo”, e sarà affidata a qualcuno, a un alleato che può rafforzare la luce di un semplice accendino in una presa di coscienza della colpa a suo tempo commessa e depositata dentro di lei e che ha contribuito a ingigantire l’istanza “Super-Io”. Si conferma che Merkel è stata traumatizzata e non riesce a espiare i sensi di colpa e a liberarsene per procedere con una nuova gravidanza.

I simboli e le simbologie: “cantina” o il luogo del materiale psichico rimosso perché ingestibile dalla coscienza dell’Io, “accendino” o lieve e flebile consapevolezza, “tenerlo” o del possesso dettato dalla “libido anale” o della paura di perdita depressiva di materiale rimosso, “non lo tengo” o tentativo di razionalizzazione del trauma rimosso, “prova” o rafforzamento sadomasochistico del senso di colpa, “delitto” o della colpa reale o del senso di colpa a cui conseguono punizione ed espiazione.

Lo consegno a un investigatore che non lo considera una prova.”

Per risolvere il suo trauma Merkel si è affidata a uno psicoterapeuta che l’ha fatta ragionare sul trauma e sulla difesa masochistica di tenerlo in azione nel serbatoio psichico. L’ha liberata dal senso di colpa e dalla resistenza a razionalizzarlo per procedere nella vita con i progetti importanti. La luce dell’accendino è diventata la luce di un falò, per cui Merkel può procedere senza pesi e senza inganni nel realizzare i suoi bisogni e i suoi desideri. Adesso è pronta alla fecondazione naturale o artificiale per vivere una gravidanza e il sogno giustamente si interrompe anche perché tutto quello che consegue è tutto da vivere.

I simboli dicono che “l’investigatore” è lo psicoterapeuta che ha portato avanti la razionalizzazione e l’interpretazione del trauma, “non considera una prova” si traduce in assoluzione della colpa e risoluzione della pulsione masochistica.

PSICODINAMICA

Il sogno di Merkel sviluppa in maniera originale la psicodinamica della relazione “madre-figlia” in espresso riferimento alla maternità e alla capacità procreativa. Esibisce un portentoso senso di colpa legato possibilmente a un trauma pesante che appesantisce l’istanza psichica “Super-Io” nella sua funzione di censura morale. Quest’ultima degenera ottusamente in inibizione difensiva dalla “razionalizzazione” del senso di colpa e da una gravidanza riparatrice. Il quadro psicodinamico è segnato da un equilibrio compromesso tra le istanze “Io”, “Es” e “Super-Io”. Il sogno si conclude con il riavvio auspicabile della loro armonia in grazie a un provvidenziale intervento psicoterapeutico e a una definitiva assoluzione del malefico senso di colpa.

PUNTI CARDINE

I punti cardine dell’interpretazione del sogno di Merkel sono i seguenti: “Una carabiniera spiega che deve fare un prelievo a mia madre e ha il liquido di contrasto per mettersi sulle tracce dell’assassino.” e “A questo punto io mi giro e metto via sei uova nella scatola apposita.” Sono presenti il senso di colpa, la gravidanza e la filogenesi, i tre punti si cui si innesta lo psicodramma di Merkel.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” si è già ampiamente detto.

E’ presente indirettamente l’archetipo “Madre” e la Filogenesi in “Una prima siringa è piena di sangue rosso. L’altra è più piccola ed è piena di liquido bianco. A questo punto io mi giro e metto via sei uova nella scatola apposita.”

Il “fantasma” presente e dominante nel sogno di Merkel è quello della “maternità” nella versione “negativa” in “I carabinieri armati entrano e demoliscono la casa.” e in versione “positiva” in “metto via sei uova nella scatola apposita.”

Le istanze psichiche attive nel sogno di Merkel sono il “Super-Io” censorio e limitante in “Il cortile di casa mia è pieno di carabinieri armati di mitra puntati.” e in “I carabinieri armati entrano e demoliscono la casa.” e in “Una carabiniera spiega”,

l’Es pulsionale e rappresentazione dell’istinto in “Una prima siringa è piena di sangue rosso. L’altra è più piccola ed è piena di liquido bianco.” e in “metto via sei uova nella scatola apposita.”,

l’Io razionale e vigilante in “sento, “vado”, “penso” e in “accendino”.

Il sogno di Merkel manifesta l’imperterrita azione della “posizione psichica genitale” in “Una prima siringa è piena di sangue rosso. L’altra è più piccola ed è piena di liquido bianco.” e in “metto via sei uova nella scatola apposita”. La “posizione psichica anale” si presenta in “Sento mia madre che si lamenta perché le hanno fatto male.”

Il sogno di Merkel usa i “meccanismi psichici di difesa” della “condensazione” in “carabinieri armati” e in “mitra” e in “siringhe” e in “casa” e in “cortile” e in “sangue” e in “liquido” e in “scatola” e in “cantina” e in “uova” e in altro,

lo “spostamento” in “mitra puntati” e in “marito spintonato” e in “investigatore”, la “proiezione” in “sento mia madre” e in “carabiniera”,

la “rimozione” in “vado in cantina”,

la “figurabilità” in “Il cortile di casa mia è pieno di carabinieri armati di mitra puntati.” e in “Una prima siringa è piena di sangue rosso. L’altra è più piccola ed è piena di liquido bianco.”.

Il “processo psichico di difesa” della “regressione” è presente nelle modalità necessarie alla formazione del sogno.

Il “processo psichico di difesa” della “sublimazione” non compare in esercizio.

Il sogno di Merkel evidenzia un consistente tratto psichico “genitale” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva orale”.

Il sogno di Merkel formula le seguenti “figure retoriche”: la “metafora” o relazione di somiglianza in “casa” e in “ mitra” e in “siringa” e in “sangue” e in “uova” e in “scatola” e in “investigatore”, la “metonimia” o nesso logico in “carabinieri armati” e in “entrano” e in “demoliscono” e in “spintonato” e in “mi giro e metto via”, la “enfasi” o forza espressiva in “Una prima siringa è piena di sangue rosso. L’altra è più piccola ed è piena di liquido bianco.”.

La “allegoria della fecondazione” è presente in “Una prima siringa è piena di sangue rosso. L’altra è più piccola ed è piena di liquido bianco.”. L’allegoria della Filogenesi o amore per la Specie è presente in “A questo punto io mi giro e metto via sei uova nella scatola apposita.”.

La “diagnosi” dice della riedizione di un trauma collegato alla funzione psicofisica procreativa e di una ipertrofia dell’istanza psichica “Super-Io” che inibisce, in grazie di un poderoso senso di colpa, la pulsione alla gravidanza. La conclusione del sogno offre l’incipiente processo di “razionalizzazione” del trauma rimosso e lascia ben sperare sulla prospera risoluzione del quadro clinico anche grazie alla psicoterapia.

La “prognosi” impone a Mrkel di portare avanti la psicoterapia e di disporre al meglio per la sua pulsione di gravidanza. Ricorrendo al metodo naturale o ricorrendo alla procreazione assistita, è opportuno che Merkel valuti in maniera ponderata la disponibilità a diventare madre. L’appagamento della “libido genitale” è importante ma non è determinante per l’economia psichica e per il prosieguo esistenziale. Necessario migliorare la qualità della vita attraverso il ridimensionamento dell’istanza limitante e censoria “Super-Io” e risolvere in maniera favorevole le inibizioni che hanno impedito il corretto funzionamento del sistema delle energie e delle tensioni.

Il “rischio psicopatologico” si attesta in un mantenimento del rigore e della tirannia del “Super-Io” e nella traduzione critica di una psiconevrosi fobica e ossessiva con crisi di panico e conversione isterica. L’istanza censoria e limitante rischia di prendere il posto dell’Io e di limitare l’efficacia della sua mediazione razionale a favore di una visione persecutoria della realtà sociale con la formulazione di una formazione mentale paranoica.

Il “grado di purezza onirica” del sogno di Merkel è “buono” perché la contaminazione dei “processi secondari” o razionali non hanno potuto mutare l’ordine delle scene alla luce della linearità simbolica. Merkel al risveglio non ha potuto inserire alcunché a causa della forza emotiva del sogno e della conseguente facile memorizzazione.

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Merkel è legata a un’esperienza del giorno precedente che ha innescato il processo di elaborazione onirica. Ricordo anche che il persistere per mesi e mesi di una questione psichica favorisce la formulazione di sogni formalmente diversi ma uguali nella sostanza. Il “resto diurno”, scoperto da Freud, è un pilastro di sicurezza tra tutti gli enigmi che il sognare ancora si porta dentro e dietro. Mi convinco sempre più che la ricerca scientifica è indietro a causa della complessità del fenomeno onirico che non a caso è stato sempre trascurato.

La “qualità onirica”, l’attributo che abbraccia la psicodinamica del sogno di Merkel, si può definire “tragica” o “superegoica” a causa della massiccia presenza del senso di colpa e del bisogno di espiazione. Ricordo che i sogni possono essere ordinati per categorie e inquadrati per contenuti in quanto il materiale elaborato non va fuori dal seminato psicofisico umano, formazione e organizzazione. In qualsiasi razza e cultura il sogno è il minimo comune denominatore dell’uguaglianza effettiva tra gli uomini.

Il sogno di Merkel può essere stato elaborato nella seconda fase del sonno REM e in entrata nel sonno nonREM. Tale collocazione psico-neurologica si giustifica con l’intensità emotiva e la determinazione nel concludere il sogno da parte di Merkel.

Il “fattore allucinatorio” si attesta nell’esaltazione del senso dell’udito in “Una carabiniera spiega” e in “sento mia madre che si lamenta” e per il resto domina il senso della “vista”. Il senso del movimento si avverte in “vado in cantina”. In ogni caso il sogno di Merkel rientra nella norma cenestetica.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Merkel si attesta nell’ordine del “buono”, per cui il “grado di fallacia” è “minimo”. La chiara interazione tra i simboli consente di affermare che la psicodinamica della censura della maternità riguarda l’economia psichica di Merkel in questo periodo della sua vita.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Merkel è stata sottoposta alla riflessione di una collega, nonché carissima amica, di Siracusa che vuole mantenere l’anonimato. E’ venuto fuori il seguente dialogo.

Collega

Innanzitutto cosa si può dire alle donne che non ritengono necessaria l’esperienza della maternità per la loro realizzazione personale?

Salvatore

Mi sta bene questa domanda e preciso subito che la risposta è incompleta. Distinguo subito alcuni livelli della questione.

A “livello sociale” non è assolutamente necessario diventare madri per realizzarsi come persone. La donna negli ultimi cinquantanni ha fatto notevoli progressi nel mondo del lavoro e delle istituzioni, ha accresciuto la sua funzione sociale e le sue competenze. Dalla scienza alla politica, dallo sport alla ricerca, dalle comunicazioni alla scuola, la donna è presente in tutti i settori della società civile con prestigio e umiltà, con dignità e sensibilità, con le sue doti migliori e non sempre adeguatamente riconosciute. Tanto cammino deve ancora fare perché non le è stato regalato nulla di niente, anzi è stata sempre ostacolata dal maschilismo destrorso e clericale, come avviene ancora oggi.

L’essere sociale comporta l’essere “politico”, l’essere della donna inserita in un sistema di scelte che la riguardano anche nella possibilità di avere o non avere un figlio. Se lo Stato non attua politiche che favoriscono il lavoro femminile e l’istituto sociale “famiglia”, la donna viene limitata ma non impedita in questa prerogativa fisica e psichica. La donna dimostra oggi un grande coraggio nell’affrontare una gravidanza e nel formare una famiglia. La donna è chiamata a conciliare la sua realizzazione personale con l’amore della Specie, ma non è aiutata e tutelata dalle leggi. L’opportunità lavorativa e la parità con il lavoro maschile sono tappe importanti nell’emancipazione della donna.

Per quanto riguarda l’aspetto “culturale” devo dire che si sta affermando un pericolosissimo schema che vuole la donna regina della casa e del focolare, tutta dedita a fare e accudire figli, dipendente economicamente dal marito e relegata in ruolo settoriale. Da parte di gruppi integralisti di religione cattolica che si riconoscono nelle politiche della cosiddetta Destra sovranista sta venendo fuori un quadro ideologico e un progetto politico sulla figura femminile più medioevale del Medioevo: la donna angelicata o la donna strega. Questo attacco infame è in atto anche in Parlamento con proposte di legge sul diritto di famiglia, sulla revisione della legge sul divorzio e sull’aborto, sul ridimensionamento socio-politico della donna. Non esistono vie di mezzo, la donna deve tornare a fare figli, accudire la casa e il marito che la mantiene. Il tutto in nome dell’istituto Famiglia. Inoltre, la donna che non lavora risolve l’annosa questione sociale della disoccupazione maschile. Incredibile ma vero !

A “livello psicologico” la donna sente nel suo corpo la pulsione alla maternità e si concepisce si da piccola come destinata ad avere dei figli. La “razionalizzazione” del cosiddetto “istinto materno” stabilisce un conflitto psichico che non sempre la donna riesce a comporre e tanto meno a risolvere. La Natura spinge da una parte e la Cultura rallenta l’opera dall’altra parte al punto che si stabilisce un conflitto psicosociale tra la “parte psichica”, “Es”, che esige la realizzazione della maternità e l’altra parte psichica, “Super-Io”, che teme la gravidanza e il parto. In ogni caso l’esperienza della maternità appartiene alla donna e si deve lasciare alla sua discrezione. La donna decide quando e come avere un figlio e condivide la sua scelta possibilmente con il partner su cui ha investito la sua affettività e la sua progettualità psico-esistenziale. La modalità di ragionare in maniera personale ed esclusiva, come ai tempi del ‘68 e dintorni quando la donna richiedeva per sé la piena autonomia e il pieno possesso del figlio, della serie “il figlio è mio e lo gestisco io” come gridava anche del suo utero, va rivisitata e rivista alla luce degli eventi storici e culturali. Inoltre, il figlio ha bisogno di una coppia per formare una famiglia e ha bisogno nella sua formazione dell’altra figura per sviluppare in maniera ottimale le varie tappe formative della sua “organizzazione psichica”. La donna decide anche la metodologia della gravidanza e del parto, nonché la modalità della fecondazione, assistita o non, omologa o eterologa. Per quanto riguarda l’utero in affitto, ricorrere a un’altra donna per portare avanti un figlio omologo o eterologo, è una scelta straordinaria nella bontà e nella bellezza del gesto, al di là delle solite obiezioni moraliste del mercimonio.

Collega

Quindi sei a favore delle famiglie omosessuali?

Salvatore

La Sessualità non è un dato biologico e basta. La Sessualità è una questione talmente complessa da non ridursi a occasionali disquisizioni tra giornalisti, politici e gli intramontabili e immarcescibili opinionisti, quelli che non hanno né arte e né parte come i nostri attuali politici rousseauiani o i cosiddetti politici leghisti darwinianamente evoluti in nazionalisti sovranisti, quei “lumbard” e quei “veneti ciò”, non solo maschi ma anche femmine e madri, che negli anni settanta odiavano i meridionali, “terroni”, al punto di augurarne la morte nel grembo materno, oltre che attraverso la vulcanologia e la tettonica a zolle. Insomma la Sessualità è un “Archetipo” e si ascrive al Principio Maschile e al Principio Femminile e include alla grande la Psiche e il Simbolo come espressioni del Vivente e del Pensiero. Si tratta di “Forme Universali”, non volgarmente del “cazzo” e della “figa” di Giobatta, di Irene o di Andrea. Questi ultimi sono le realtà viventi di una “Idea” che si è fatta “Carne” individuandosi nei vissuti dei maschi biologici e delle femmine biologiche. Dai “fantasmi”, rappresentazioni primarie, e da queste esperienze psichiche emergono i tanti Giobatta, le tante Irene e le altrettanto Andrea o Saffo. Tutti hanno diritto di maternità e di paternità. La figliolanza consegue con i suoi diritti. Per il bambino i genitori sono quelli che si prendono cura di lui, quelle figure che alleviando i suoi dolori lo accudiscono e lo proteggono. La maternità e la paternità sono un fatto biologico e naturale, ma si condensano nella sostanza e a tutti gli effetti nella sostanza psicologica. Anche coppie omosessuali sono genitori quasi perfetti come gli obsoleti e tradizionali maschio e femmina. E i figli si possono avere in tutti i modi consentiti dalla Scienza. Maternità naturale, omologa, eterologa, in affitto e in condominio sono giuste e lecite in base allo “Giusnaturalismo” o Diritto Naturale che prescrive il diritto alla Vita e alla Conservazione della Vita. Il Diritto di Famiglia è positivo, si cala nella Storia e nella Cultura e varia di epoca in epoca e deve conseguire al Diritto Naturale universale e immutabile, deve attenersi ai principi iscritti nel Corpo che vive e che ha diritto a vivere anche se non ha un nome e non è registrato presso l’ufficio anagrafe della città di Varese. Non posso sopprimere la Vita e le varie vite che esistono sul pianeta e in cui mi imbatto. Il Diritto Naturale vale anche per tutti gli animali, per il mio amico gatto Pietro detto Peter, per i vegetali e anche per i minerali, atomi compresi. La Natura è piena di vita: “olon zoon” greco e presocratico, “tutto è vivo”. Questa è Ecologia “ante litteram”. L’universo era vissuto dall’uomo greco antico come palpitante di emozioni e pulsante di battito vitale, animato e dotato di buoni demoni, pan-psichicizzato. La Terra oggi è la discarica della degenerazione industriale e della Demenza al potere.

Collega

Sei fuori di testa. Esprimi dei concetti nobili in un momento storico e culturale in cui si sta approvando la legge sulla legittima difesa che consente a chiunque di uccidere a poco prezzo, quasi in svendita, qualsiasi malintenzionato che pecca contro il settimo e decimo comandamento del Vecchio Testamento ebraico di tremila anni fa.

Salvatore

Mi piace essere fuori testa. Questa è la mia “libido” in atto e la mia sacra follia, il mio spirito dionisiaco e il mio demone socratico. Ho riletto un filosofo greco che in passato non avevo ben assimilato: Platone. L’uomo dalle “spalle larghe” o dalla “fronte spaziosa” non era un filosofo greco, era un alieno che scriveva dialoghi attualissimi: vedi il Buddismo nel mito di Er e nel dialogo “Repubblica” e la teoria sulla Sessualità, nonché l’androginia psichica, nel dialogo “Convito”, per la precisione l’intervento di Aristofane in paragrafi XIV, XV, XVI.

Collega

Sono tempi duri per le donne, come sempre, del resto. La condizione e la situazione femminili hanno connotati tragici a causa delle tante vittime della quotidiana violenza maschile, oltretutto al novanta per cento proveniente dall’ambito familiare. Il cosiddetto “femminicidio” è fuori controllo e lo Stato è assente in questa tragedia sociale. Del resto, se si pensa che fino al 1981 esisteva nell’ordinamento giuridico italiano la norma che tutelava il maschio nel cosiddetto “delitto d’onore”, per cui la violenza sulle donne era concepita con attenuanti che meritavano una consistente riduzione della pena. La prevalenza dell’offesa era il tradimento sessuale, l’adulterio e l’offesa ai valori personali dell’onore e della solidarietà familiare, oltretutto consacrati nel sacramento del matrimonio. La legge 442 ha posto rimedio all’ingiustizia medioevale perpetuata dai codici Zanardelli e Rocco, ma la violenza sulle donne è continuata e continua con i “femminicidi” dettati da motivi di insana gelosia e di perversione criminale. Purtroppo è di questi tempi qualche sentenza di riduzione di pena, addirittura dimezzamento, a uomini condannati per l’uccisione della moglie o della compagna e si è tirato in ballo la diagnosi psicologica di impeto e di crisi emotiva. Come se non bastasse, addirittura si è ridotta la pena in un caso stupro perché la donna non era piacente e quindi doveva essere consenziente. Incredibile, ma vero! Questa mia disamina la sentivo di dire e di denunciare, Ma torno all’argomento della gravidanza e della maternità e ti chiedo: si parla tanto di istinto materno, ma in cosa consiste effettivamente questa naturale pulsione?

Salvatore

D’accordissimo su quello che hai detto e ti ringrazio per averlo affermato e chiarito da donna e da psicologa che volontariamente è andata spesso in aiuto ai migranti approdati a Lampedusa in questi anni. La tua dedizione umana e professionale ti fa onore e ti rende degna di dire e di denunciare semplicemente perché tu hai visto, hai sentito e quindi sai. Passo a rispondere alla tua domanda. Parto da lontano. La parola “istinto” deriva dal latino “instinguere” e si traduce “eccitare”. Si tratta di una energia e di una forza che viene da dentro, endogena o anche endocrina, che turba l’equilibrio psicofisico in atto e che indirizza il comportamento e l’azione del Vivente verso il ripristino dell’equilibrio psicofisico turbato attraverso la scarica e l’appagamento di questa energia che si può tranquillamente chiamare “libido”. Ci si chiede se è prettamente ed esclusivamente corporea e nervosa o ha anche implicazioni e concorsi psichici e mentali. La risposta esatta è la seconda. Non esiste alcunché che si possa definire esclusivamente organico e destituito dall’azione della Mente e della Psiche. Anche l’istinto è un dato e un fatto “psicosomatico” nel senso che riguarda l’uomo e i diversi “gradi” della sua “consapevolezza”. L’istinto si distingue dalla “pulsione”, la quale deriva dal latino “pellere” e che significa “spingere”. Rispetto all’istinto la pulsione ha una componente psichica maggiore in quanto si tratta di una “spinta” che viene sempre da dentro, endogena ed endocrina, e che si riversa nell’azione e nel comportamento attraverso la solita “presa di coscienza” che dispone all’azione e all’appagamento.

Che differenza c’è tra “eccitare” e “spingere”?

La differenza che esiste tra “istinto” e “pulsione” si attesta nel rapporto temporale del prima e del poi. L’istinto viene avvertito come una perturbazione sensoriale che si evolve mentalmente nella “pulsione” ossia nella disposizione all’azione e all’appagamento del bisogno emerso per ripristinare sempre l’equilibrio turbato. Confermo che non esistono istinti e pulsioni di esclusiva base organica e biologica-chimica semplicemente perché essi hanno sempre un grado di consapevolezza: la vitalità si coniuga con lo psichico. Di conseguenza, quando parliamo di “istinto materno” intendiamo dire che una donna avverte lo scombussolamento sessuale ormonale e si può disporre psicologicamente alla fecondazione. Ma bisogna considerare anche la formazione psichica della donna e la sua “organizzazione psichica reattiva” e soprattutto è da considerare la maturazione della “libido genitale”. Le donne sentono l’istinto materno e la pulsione a diventare madri, ma non tutte le donne si dispongono a realizzare la maternità.

Collega

Mi spieghi in che modo influisce la formazione e la struttura psichica?

Salvatore

Vado in sintesi e possibilmente chiara. La “organizzazione psichica reattiva” deve evolversi e maturare negli investimenti di “libido” in maniera equipollente e distribuita nell’attraversamento delle varie “posizioni psichiche” durante il cammin di nostra vita. E questa psicodinamica vale per maschi e per femmine. Dalla “posizione orale”, affettività e dipendenza, si passa alla “posizione anale”, potere e autonomia. Di poi si vive la “posizione fallico-narcisistica”, autocompiacimento e isolamento, e la “posizione edipica”, conflitto e identificazione, per approdare alla “posizione genitale”, riconoscimento dell’altro e investimento sessuale. In maniera ottimale il processo evolutivo si snoda fino all’adolescenza e comporta l’acquisizione dell’autonomia psichica. Ma nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si conserva e si evolve, per cui è sempre possibile la “regressione” e la “fissazione”, due processi psichici di difesa dall’angoscia che consentono anche di riattraversare e di rivivere le tappe della nostra formazione. Niente di psicopatologico in questo tornare indietro a forme di pensiero e a modi di vivere il proprio “psicosoma” e di investire la “libido”, se la psicodinamica avviene senza disturbare l’equilibrio e la funzione mediatrice dell’Io tra spinte pulsionale dell’Es e spinte morali del Super-Io. In ogni caso l’equipollenza evolutiva e la distribuzione armonica dei vissuti consente di attingere senza alcun danno e con gusto al nostro passato che non è mai tramontato ma che è rimasto presente e in atto nella nostra fucina psicosomatica.

Dopo questo preambolo si può dire che una donna che ha vissuto l’evoluzione degli investimenti di “libido” in maniera armonica e li ha distribuiti e integrati, si dispone alla maternità in maniera “genitale”, senza intoppi psichici conflittuali, esclusion fatta per le normali angosce del travaglio e del parto, quelle che vengono immediatamente razionalizzate alla visione del figlio senza degenerare nelle sindromi puerperali.

La donna che ha una prevalenza qualitativa e quantitativa “edipica” e che mantiene il contatto con questa “posizione psichica”, si disporrà alla maternità realizzando una parte dei suoi “fantasmi”, nello specifico quello di avere un figlio dal padre, e con particolare reattività nervosa rievocando la conflittualità con le figure genitoriali.

La donna che ha una prevalenza “fallico-narcisistica” si disporrà alla maternità con la difficoltà di aprirsi all’altro e di perdere il culto di se stessa e della propria immagine. La gravidanza deforma il corpo.

La donna che ha una prevalenza “anale” si disporrà alla maternità con riluttanza e considerando il mantenimento del suo potere senza incorrere in processi di perdita dell’aggressività.

La donna che ha una prevalenza “orale” si dispone alla maternità con entusiasmo e devozione esprimendo il suo grande bisogno di amare e di essere amata.

Desumo che la donna “genitale” e “orale” sono particolarmente propense alla maternità, mentre la donna “edipica”, “fallico-narcisistica” e “anale” hanno una naturale propensione a razionalizzare l’istinto materno e a controllarlo. Ogni mamma, del resto, ha i suoi tratti psichici individuali. Attenzione e concludo, può capitare che la donna fa un figlio con “posizioni psichiche” diverse in atto. Una donna “orale può partorire un figlio a vent’anni e può diventare mamma a quarantanni in piena “posizione genitale” o “fallico-narcisistica” o “anale” o “orale”. Posso affermare che in una famiglia i figli non hanno avuto la stessa “mamma psichica”. Le sfumature e le conversioni psichiche sono all’ordine del giorno nella maturazione evolutiva di una donna che aspira a diventare madre. Da questo quadro si può desumere l’educazione che la madre darà al figlio in base alla sua “posizione psichica “dominante. Ma questo discorso si farà quando capiterà.

Collega

Senti, vorrei farti una domanda delicata che mi preme molto. Mi è capitato di aiutare tante donne nigeriane che per fortuna erano approdate a Lampedusa, giovani donne in stato di gravidanza a seguito di stupro continuo e continuato nei campi di prigionia in Libia. Cosa è giusto fare in questi drammatici casi da parte dello psicoterapeuta?

Risposta

Ti rispondo subito e semplicemente: lo psicoterapeuta deve fare quello che farebbe con una adolescente bianca di San Paolo di Solarino o di Catania. Devi aiutarla a parlare, scaricare e capire cosa le è successo e le sue angosce. Anche se non conosce la lingua, capisce lo stesso. Dopo quest’opera di purificazione si passerà alla presa di coscienza progressiva della situazione psico-esistenziale in atto. Mi dirai che i tempi stringono e che la psicoterapia corretta non si può fare in quelle condizioni. E io ti ridico che in primo luogo bisogna liberarsi dai pregiudizi culturali accumulati senza che ce ne accorgiamo, di poi si può procedere nella difficilissima situazione. Se lo stato di gravidanza è avanzato, la tua azione sarà meno drammatica perché non contemplerà la scelta di tenere il figlio o di non tenerlo e di procedere a una interruzione di gravidanza terapeutica. Questo è l’intervento liberatorio nell’immediato, di poi è necessario affidare queste giovani donne a una struttura di accoglienza e di sostegno. Quello che hai visto e vissuto tu e i tuoi colleghi e i medici, i politici non lo immaginano neanche. La superficialità e la xenofobia sono mali incurabili nella classe paranoica che governa e che ha tratto il consenso aizzando e scatenando nelle folle il “fantasma paranoico” del “ci stanno invadendo e ci stanno derubando”, per cui “dobbiamo liberarci dello straniero”. Lo psicoanalista Franco Fornari ha scritto proprio sul tema della “proiezione paranoica del lutto” gestita dall’ignoranza dell’arruffapopolo e arruffafantasmi di turno. Leggerlo fa solo che bene, specialmente in questi tristi tempi.

Collega

Quindi bisogna più che mai analizzare il “contro-transfert”, il vissuto dello psicoterapeuta, proprio perché siamo vissuti e viviamo in una cultura non certa esterofila e amorosa e di conseguenza siamo stati viziati e non abbiamo tanto riflettuto sui messaggi educativi familiari e sociali. Va benissimo. Un’ultima cosa: consiglierei di vedere il film degli anni sessanta di Pietro Germi intitolato “Divorzio all’italiana” che tratta il tema dell’articolo 587 del codice penale sul delitto d’onore. Che barbarie, ma soprattutto al Sud e al Nord quanta gente, maschi e femmine, che non pensava e approvava l’inciviltà imperante. E dire che l’Italia di allora era governata dai democristiani, dai socialisti, dai repubblicani, dai liberali e dai socialdemocratici. Quante teste che non pensavano! Quanti preti e quante suore inutili! Quante donne assoggettate! Quanti uomini potenzialmente assassini e tutelati dalla Legge 587!

Salvatore

Bene! Allora procuratevi il film di Germi e con Marcello Mastroianni che ironicamente tratta il tema dell’onore maschile fondato sul possesso di un organo sessuale il cui uso non deve essere cambiato dalla donna con un equivalente attrezzo e al quale la donna deve assoggettarsi “vita natural durante” in quanto lei è proprietà del marito.

Buona visione e alla prossima!

LA POETICA DEL SOGNO

“Morire, dormire.

Dormire, forse sognare.

Poche immortali parole e sono lì,

sul palcoscenico che il sogno ogni notte mi offre,

a recitare lo spettacolo che ho scritto e che interpreto,

le mille vite parallele possibili,

il desiderio di non morire mai.

Fin da bambina è stato così,

andare a dormire significava andare a sognare,

vivere altre vite.

Amavo il buio,

nel buio scomparivano i confini

e lo spazio era a mia disposizione,

una infinita via di fuga.

Col buio arrivavano i sogni,

ma non ho fatto altro che sognare anche di giorno,

gran parte della vita l’ho vissuta nella mia mente.

Sono stata una bambina docile e una ragazza esuberante,

due caratteristiche che convivono nella donna che sono diventata;

la sorte è stata clemente e ho amato esserci,

amo la vita,

lo stupore della fioritura della ginestra.

Ho nostalgia,

nostalgia della vita,

dell’amore,

di me bambina e di me ragazza,

di tutte le volte in cui ho stretto il mio corpo a quello di un uomo,

di tutti gli uomini,

di ciò che non ho avuto,

del desiderio,

che è sempre fame di vivere.

E adesso… ‘sto’ tale di cui sento in lontananza la voce,

lui che scandisce il conto alla rovescia

e avanza inesorabile.

Va a finire che dovrò offrirgli un caffè in segno di ospitalità,

e non è nemmeno il mio tipo.

Ho sognato che ero felice.

Questa è la “buona novella” di Sabina

Morire, dormire.

Dormire, forse sognare.

Il Sonno è da sempre equiparato alla Morte, una breve sospensione della Vita. Non è il Sonno eterno e tanto meno il Sonno dei giusti, è “il Sonno dei sogni”, quello che ti permette di essere un piccolo dio cavalcando superbamente la Fantasia e di non essere un misero mendicante raccattando a destra e a manca con la Ragione. Il Sogno è di tutti anche se tutti non ricordano la trama. Il Sogno è la democrazia universale che dispensa il pane quotidiano come il buon fornaio di Pablo Neruda e non è “La vida es sueno” di Pedro Calderon de La Barca. Il Sogno non è futile e illusorio anche se tocca le note filosofiche della fugacità e della vanità dell’esistenza. Il prezioso sillogismo di Sabina dice che “la Morte è Sonno”, “il Sonno è un Sogno”, “la Morte è un Sogno”. Aristotele ringrazia. Piace pensare con l’audace Sabina che il suo sillogismo sia non soltanto una verità logica, ma anche e soprattutto una verità massiccia come la lava dell’Etna, il vulcano di Ades e la dimora di Persefone, almeno per i sei mesi invernali.

Poche immortali parole e sono lì,

sul palcoscenico che il sogno ogni notte mi offre,

Giovanni non a caso insegna che “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”. La Parola è l’energia primaria di quel Principio che tutto contiene e da cui il Tutto scaturisce. La Parola non muore. La Parola si evolve da energia a rumore, da rumore a suono, da suono a significato, da significato a significante “et in saecula saeculorum, amen”: dal Principio si arriva a Sabina passando attraverso le sonorità del Tempo astronomico e del Tempo storico. Questa formidabile donna si attesta nella sua roccaforte di parole “significanti”, i segni e i vessilli che sanno di lei, e si catapulta sul suo palcoscenico notturno seguendo i doni del crepuscolo della sua coscienza, quella sospensione che regala un appuntamento ineludibile a cui la generosità della notte non fa mancare l’intimità e la privatezza di un teatro e di un palcoscenico dove si recita veramente a soggetto nella periferia dei sensi e dei ricordi.

Sia benedetto colui che si vuol bene e non si fa mancare i suoi sogni.

a recitare lo spettacolo che ho scritto e che interpreto,

le mille vite parallele possibili,

il desiderio di non morire mai.”

Sabina è un’attrice vanagloriosa e vanitosa, esordisce come il “Miles gloriosus” di Plauto e recita il suo canovaccio con la sua soggettività emergente. Le rime traducono le esperienze vissute, i versi trasudano le allucinazioni, il poema contiene quel che “cade dalle stelle”, i suoi “de sideribus”. Sabina sa che i sogni sono suoi e di nessun altro, ma non si ferma a questa consapevolezza perché arriva a echi buddisti di Siddharta Gautama e metafisici di Platone: “le mille vite parallele possibili”.

Quante vite hai vissuto e quante ne vivrai!

Quante scelte farai nelle vite che verranno prima di acquistare quella consapevolezza che fa volare verso l’alto e ritornare nel grembo della Grande Luce!

O forse stai pensando a come puoi riempire questa vita e a quali scelte puoi fare cambiando di un grado la tua prospettiva?

Di certo, hai pensato e desiderato in tutte le tue vite “di non morire mai” e soprattutto di vincere quell’angoscia di morte e di convertirla nella vita eterna, nel tuo “breve eterno” che dura tutto il tempo di una vita e si realizza nello spazio di un Corpo che esige e di una Mente che vuole. Il Tempo non esiste, mia cara, il Tempo si dilata all’infinito e nel sogno si mischia con il passato e il futuro secondo le regole di una buona pietanza.

Fin da bambina è stato così,

andare a dormire significava andare a sognare,

vivere altre vite.

Se il sonno non fa paura, cosa non riesce a fare l’onnipotenza della bambina!

Sabina è infante, “senza la parola”, ma il suo pensiero vola alto verso le sfere incontaminate dell’autonomia, del far da sé intessendo un sogno nel sonno, un dono a sorpresa da ripetere tutte le notti e secondo i vari copioni da inventare. La realtà non è gratificante e merita una fuga notturna tra i progetti possibili e in attesa di essere realizzati. Sabina si butta in avanti e questo slancio può bastare in attesa di una degna ricompensa.

Ah se avessi avuto un’altra mamma e un altro papà!

Ah se non fossi nata bianca, rossa e verde!

La bambina anticipa giustamente la donna e le scelte possibili e inammissibili. Sabina studia il presente sognando quello che vuole vivere e si prepara al lieto evento di una “nuova sé”, ma una nuova sé “fuori serie”.

Amavo il buio,

nel buio scomparivano i confini

e lo spazio era a mia disposizione,

una infinita via di fuga.

Sabina segue le sue inclinazioni crepuscolari, le fantasie e le allucinazioni: una bambina dai contorni oscuri in onore a Demetra e a metà tra Athena la “virago” e Afrodite la seduttrice. Già si pensa vaga e vagante negli spazi evanescenti di un “apeiron”, di tanti indefiniti e indistinti spazi tutti da occupare con l’aiuto del buio amico. E le espropriazioni proletarie non finiscono mai.

Quelli erano i giorni, quelli erano i tempi!

Padrona della sua Fantasia Sabina illuminava gli spazi che regolarmente occupava. E l’Infinito non costava niente, era a portata di immagine e di fantasma, ma soprattutto era a gratis. E andava di fuga in fuga come il coniglio di Alice nella ricerca del paese delle meraviglie. Finalmente Sabina è padrona in casa sua. Il buio le ha dato il potere di plasmare il suo spazio vitale.

Col buio arrivavano i sogni,

ma non ho fatto altro che sognare anche di giorno,

gran parte della vita l’ho vissuta nella mia mente.”

La bambina non ha paura dei sogni, la bambina non ha paura di se stessa, la bambina cresce in bellezza e progredisce in immaginazione. Sabina vive il buio della Notte e la luce del Giorno. Fobetore, Fantaso e Morfeo escono per lei da una porta d’avorio e le portano in dono i sogni veritieri, il suo desiderio di creare e di crearsi. Nel contempo i sensi crescono, si raffinano e allucinano la Fantasia secondo i temi tragici delle fiabe antiche e secondo le trame sornione delle favole moderne.

E la Mente?

La Mente non sta a guardare e partorisce i “fantasmi” e i ragionamenti sul tema “vorrei” o “vorrei vivere”. Non è per niente vero che “l’erbavoglio cresce sempre nel campo del vicino”. Sabina ha il suo bel da fare nel dividere le fantasie e le immaginazioni dai fatti quotidiani dell’avara realtà. Sabina vive tra il Giorno e la Notte, tra le pieghe di una vita che stenta a farsi riconoscere alla Luce del sole.

Benedetto sia il Sogno e chi lo manda!

Sono stata una bambina docile e una ragazza esuberante,

due caratteristiche che convivono nella donna che sono diventata;

la sorte è stata clemente e ho amato esserci,

amo la vita,

lo stupore della fioritura della ginestra.”

I fiori gialli della ginestra mandano fuori di testa Sabina, una bambina docile, una ragazza esuberante, una donna complessa e dotata di yn e yang, della Notte e del Giorno, della “coincidentia oppositorum”. La ginestra non è quella eroica e triste del combattente Giacomo Leopardi in quel di Napoli e appena sotto il Vesuvio, non è quella del deserto che prospera anche tra le rupi calcaree di Siracusa, la Ginestra è Sabina con i suoi fiori gialli di rabbia e di gelosia, con i suoi slanci vitali e superbi, con le sue cose a posto e tutte da regalare al suo godimento. Sabina è stata anche ai ferri corti con la Vita, ma la Sorte è stata clemente e ha “amato esserci” in questa valle di stupore esuberante. La vena autodistruttiva ha toccato regolarmente le rive narcisistiche di un corpo ancora oggetto d’amore e in attesa di assorbire con gli odori del deserto di lava anche l’amore del proprio destino. Disposta a “sapere di sé” e a imparare, dotata di rotondità e fecondità, Sabina trasborda di ormoni e di sensualità nel suo incedere elegante e con gli occhi sognanti tra le strade della sua contrada natia e della sua straniera città. La ginestra è fiorita e non è ombrosa, tutt’altro, la ginestra è luminosa. Eros trionfa su Thanatos. La Sorte evoca il mito di Er di Platone, così come “l’Esserci” calza bene con il “Dasein” di Martin Heidegger.

Ho nostalgia,

nostalgia della vita,

dell’amore,

di me bambina e di me ragazza,

di tutte le volte in cui ho stretto il mio corpo a quello di un uomo,

di tutti gli uomini,

di ciò che non ho avuto,

del desiderio,

che è sempre fame di vivere.”

La nostalgia è il dolore del trasognato ritorno, è la “sindrome di Ulisse”, di ogni uomo e di ogni donna che cerca Itaca per ritrovare le sue radici e per definitivamente reciderle. Sabina desidera soffrire per tornare a vivere la sua bambina e la sua adolescente dentro, quelle che avevano sempre qualcosa in più da chiedere e da vivere. Sabina desidera soffrire per rivivere la “se stessa” adulta nel trionfo dei sensi e nel calore erotico di una fusione del suo tipo: l’androgino è ricostituito, andate in pace. Sabina è ormai intera, mille volte intera, tutte le volte che ha sentito il suo maschio e la sua femmina calzare a fagiolo com’era in principio e prima che l’invidia degli dei separasse la loro quasi perfetta unione, la loro quasi perfetta intesa.

Quanti sono gli uomini di Sabina?

Uno, nessuno, centomila grida il drammaturgo alla ricerca della vera identità di una donna che del vivere ha fatto un’arte di pienezza e di abbondanza. La fame del desiderio la sostiene e la tiene dritta con la schiena anche se il “non nato di sé” ancora addolora e copre di uggia le giornate dedicate alla paturnia.

E adesso… ‘sto’ tale di cui sento in lontananza la voce,

lui che scandisce il conto alla rovescia

e avanza inesorabile.”

La dialettica tra Kronos e Thanatos è da Titani e non s’addice a piccole donne che crescono in un cortile alle spalle di una collina e tanto meno sotto una montagna del Trentino. Il Tempo regala la consapevolezza della Morte non prima di aver concesso un qualche sentore del “chi sono io?” e una qualche avvisaglia del “conosci te stesso”. Fortunatamente la Morte sarà quella di un’altra vita scelta tra le tante vite possibili e di un’altra morte liberamente scelta per questa vita. Anche la fine aspira a diventare un desiderio di rinascita, una Pasqua. Pitagora e il grande Buddha ringraziano per la preferenza accordata, così come è scritto sulle carte oleate delle migliori pasticcerie siciliane.

Va a finire che dovrò offrirgli un caffè in segno di ospitalità,

e non è nemmeno il mio tipo.”

Sarà l’uomo del definitivo orgasmo questo Kronos maschio che si presenta con un Thanatos altrettanto maschio?

Sarà ancora quel maschio da accogliere per il definitivo congedo dagli inganni di un caffè sorbito a gocce nel bistrot del lungomare di Marina di Melilli?

Ma a quanti uomini Sabina ha detto di no?

Ho sognato che ero felice.”

La felicità è “eudaimonia”, è presenza di un buon demone dentro, è sentire la vitalità dei sensi e la forza dei sentimenti prima di bere la cicuta.

Sogno, oh sogno delle mie brame, dimmi, chi è la più bella del reame?

LA NOTTE DI ANTONIA SOARES

Io cercavo da tempo una stanza, ma la stanza non c’era.

Vorrei andarmene e passare la notte all’aperto, vorrei sparire e farmi inghiottire dal buio, vorrei andare in Portogallo a trovare Fernando Pessoa, vorrei dormire sulla sua tomba…, sento solo odio, rabbia, disprezzo, fuggire via, fuggire lontano.

Fuggire dove?

Vorrei sparire e farmi inghiottire dal buio.

E quell’ombra ritorna.

Si era nascosta dietro a una nuvola,

ma ora ritorna.

E tu continui a dare la colpa alla gente,

ma forse non ti accorgi

che sei tu a non valere niente.

Vattene gatto nero,

vattene all’inferno,

vattene ombra scura lontano dai pensieri,

ma quando tutto tace e tutto dorme,

ecco che allora si risvegliano i sospiri,

che come forte vento ti portano via la pace e la luce del sole.

La notte ti è amica,

la notte ti è vicina,

non ti lascia mai sola,

ma ti accompagna alla scoperta di una nuova vita.

Ma quell’ombra scura ti mette paura,

ti porta lontano,

ti toglie il respiro,

ti soffoca

e tu guardi fuori e c’è la notte.

Ma la notte è buona.

da “La stanza rosa” di Salvatore Vallone