LE CIMICI SULLE GAMBE

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovavo in un dormitorio di montagna e svegliandomi ho pensato: “come sono morbide e pulite queste lenzuola”.

Poi alzandomi mi sono accorta di essere piena di cimici sulle gambe e anche il mio cane ne era ricoperto.

Faticavano a venire via perché appiccicose come il velcro.

Nel sogno era presente una persona che conosco.

Ci trovavamo in quarantena.

Io sono corsa a cercare delle armi e ho estratto due coltelli da un cassetto nel muro e ne ho consegnato uno al conoscente.”

Questo sogno appartiene a Katiuscia.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Quante volte ci si è trovati nella vita corrente ad attendere una benedetta mestruazione?

Quante ansie sono state vissute dopo un benefico amplesso a rischio e culminato nell’orgasmo in simultanea?

“Exigendum pilulae monumentum aere perennius”.

Parafrasando Orazio, dico che “bisogna innalzare un monumento più resistente e duraturo del bronzo alla pillola antifecondativa.

Ma come la mettiamo con la “passione”?

Come possiamo archiviare quel moto comune dei sensi che si avvicina alla sofferenza del “cumpatior”, del “soffro insieme” a te per godere?

Epicuro suggeriva tra i suoi farmaci per raggiungere la mancanza di affanni, “ataraxia”, quello di non abbandonarsi alle passioni, ma il suo infedele seguace Orazio soffriva tanto per l’astinenza sessuale e per il rifiuto delle donne apprezzate anche se poteva ricorrere allo schiavetto in una cultura che ammetteva l’omosessualità senza grandi scombussolamenti etici e religiosi.

La “passione” è il complotto raffinato degli istinti e la percezione sottile delle pulsioni. La “passione” è il trionfo dei sensi e trova il suo acuto nel “tilt” orgasmico. La “passione” è una sofferenza sublimata nel corpo, uno strano dolore che ti fa sentire vitale e ti fa percepire il tuo buon “demone”. Dioniso era il maestro dello spirito a lui dedicato: vivere il corpo nella sua dimensione neurovegetativa con l’abbassamento della soglia della vigilanza al minimo consentito dalle funzioni vitali.

Il sogno di Katiuscia inerisce in questo contesto a piene mani e a pieno diritto con il suo dire “ma come si fa a ragionare quando sei nel profondo dei tuoi sensi e nel pieno delle tue emozioni?” Questa giovane donna si è trovata coinvolta in un grande trasporto e senza la copertura della pillola o del preservativo e non è riuscita a controllarsi e a dirigere l’eiaculazione del suo uomo su sentieri non pericolosi. Ecco che immancabilmente arriva la strizza al culo e l’inizio dell’attesa di una mestruazione che taglia la testa al toro e ripristina l’equilibrio nervoso turbato.

E adesso avanti con la prossima volta e non con il prossimo errore!

Una riflessione sulla bontà della pillola anticoncezionale è d’obbligo per il suo essere stata finalmente la “VERA AMICA DELLE DONNE”. Sia onorato, allora, il dottor Haberlandt che sin dal 1930 aveva intuito la possibilità anticoncezionale degli ormoni e siano degnamente riconosciuti i biologi e i medici americani che realizzarono la pillola antifecondativa nel 1958 in un crescendo diffusivo che visita l’Europa sin dal 1961. La donna non aveva conosciuto la libertà di disporre del suo corpo in un ambito così delicato e vitale, vedi l’alto tasso della mortalità per parto, e finalmente poteva comandare il gioco e il ballo delle sue gravidanze ingurgitando la pillola veramente giusta, quel farmaco miracoloso che faceva tanto bene all’emancipazione e alla sopravvivenza femminili. Prima la donna doveva sottostare al rischio del micidiale e deleterio “coitus interruptus”, quel cosiddetto rapporto sessuale che non era mai interrotto al punto giusto e non lo poteva, del resto, essere. Prima doveva sottostare al dominio culturale del maschio che ingravidava a suo piacimento e con sacra incoscienza al grido di “La patria lo vuole” o “In nome di Dio”. E anche con queste premesse religiose e metafisiche i cimiteri si riempivano dei feretri delle infelici donne.

Il sogno di Katiuscia non si ferma all’incidente sessuale passionale e alla pillola mancata, ma si allarga alla seconda fase dello psicodramma: la gravidanza indesiderata ma non evitata. Katiuscia inscena nella parte finale del sogno una breve ma incisiva rappresentazione dell’intervento chirurgico che suppone e contiene la fase cruenta con le immagini dei coltelli estratti da un cassetto nel muro e condivisi con il complice, quasi a voler alleggerire il cumulo dei sensi di colpa e a voler distribuire il suo fardello di rincrescimento e di risentimento per un atto estremo da nessuno voluto ma da nessuno evitato. Il cassetto nel muro contenente i due coltelli attesta con la sua simbologia la freddezza e la netta opposizione a una gravidanza improvvida e la ricerca di una collaborazione al fine di condividere un evento storico e un fatto concreto da non ripetere perché in primo luogo si consuma sul corpo e sulla psiche delle donne.

Da queste considerazioni sul sogno di Katiuscia è impossibile non rilevare il diuturno conflitto tra Eros e Thanatos, la passione verso la Vita e la passione verso la Morte. Non resta che trarre i migliori auspici da cotanto conflitto tra forze umane tutte da vivere e da governare.

Viva la pillola con le sue controindicazioni e viva il rustico profilattico Hatù degli anni settanta!

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Mi trovavo in un dormitorio di montagna e svegliandomi ho pensato: come sono morbide e pulite queste lenzuola”.

Katiuscia riflette su un’esperienza intima vissuta nel pieno di un innamoramento. E’ ben convinta, “svegliandomi”, di essere stata protagonista di una nottata alla grande e del suo tipo e di avere scambiato affetti e carezze all’interno di una relazione pulita e morbida. L’opposizione tra il “dormitorio” e lo “svegliandomi” attesta di uno stato psichico che oscilla tra la consapevolezza della veglia e l’abbandono dei sensi, tra la vigilanza e la caduta nell’orgasmo. Il suo partner è condensato e spostato nelle “lenzuola”, così come la qualità del rapporto è codificato tra il carnale morbido e il pulito sentimentale.

E la “montagna”?

La “montagna attesta di quella storia di senso e di sentimento che ti capita nella vita tra capo e collo quando meno te l’aspetti, di quella relazione fatta d’attrazione e di seduzione che nel suo essere carnale risente della “sublimazione della libido”, di quella nobilitazione della sessualità adatta all’innocenza perché senza premeditazione e senza organizzazione: un moto vitale e spontaneo del corpo che lievita sulle ali della leggerezza.

Vediamo i simboli: “mi trovavo” o sono consapevole dell’esperienza vissuta o sono sul pezzo, “dormitorio” o la caduta della vigilanza dell’Io, “montagna” o della “sublimazione della libido” o del “tutto è puro per i puri”, “svegliandomi” o ritorno alla consapevolezza dell’Io, “ho pensato” o funzione deliberativa dell’Io, “morbide” o sensualità e libido epiteliale, “pulite” o esenti da sensi di colpa o ingenue o innocenti, “lenzuola” o il luogo dello scambio affettivo ed erotico o l’avvolgimento psicofisico.

Poi alzandomi mi sono accorta di essere piena di cimici sulle gambe e anche il mio cane ne era ricoperto.”

Ah, queste cimici ci stanno come i cavoli a merenda!

Ma come si combina un amplesso rilassante e consumato in un rifugio di montagna con l’aggressione di fastidiose e orribili cimici?

E non soltanto a Katiuscia va la nostra comprensione, ma anche al povero cane!

La Logica cade e lascia il posto alla sorella maggiore Simbologia.

Ricapitoliamo: Katiuscia rievoca la sua notte d’amore puro e sincero, poetico e mistico quanto carnale e sensuale, e anche la sua sorpresa e il rischio di essere rimasta incinta. Ripresa dalle delizie dell’amplesso carnale nell’alcova mistica di montagna, Katiuscia prende coscienza di aver ricevuto il seme del suo misterioso uomo in preda a reciproco orgasmo. La caduta della vigilanza dell’Io aveva aperto una prateria alle pulsioni erotiche e sessuali dell’Es. La “proiezione” sul cane, simbolo dell’alleato psichico e funzionale a stemperare l’angoscia della imprevista gravidanza, attesta dell’intensità della sorpresa e dell’abbondanza del seme eiaculato non certo sulle gambe, ma direttamente in vagina. Non si tratta dello squallido esito finale di un “coitus interruptus”, ma del finale glorioso di un film di passione.

Consultiamo i simboli per consolazione della corretta interpretazione: “alzandomi” o della ripresa della vigilanza e della consapevolezza dell’Io, “mi sono accorta” o idem, “essere piena di cimici” o del coito a rischio o del rapporto sessuale talmente bello che si è concluso con la gloria dei sensi e dei Salmi veterotestamentari o del Cantico dei cantici o concretamente con il rischio dell’involontaria fecondazione, “sulle gambe” o “traslazione” dalla vagina e funzionale alla riduzione dell’angoscia di gravidanza, “anche il mio cane” o dell’alleato psichico sempre funzionale a quanto detto prima.

Faticavano a venire via perché appiccicose come il velcro.”

Il “velcro”, chi era costui?

Trattasi di un sistema di chiusura, di adesione e di fissaggio tra due parti, un sistema meccanico e non chimico come qualsiasi collante. Le “cimici” inquisite e dispettose non si lasciavano staccare dalla loro presa. Questa è l’allegoria dello spermatozoo tenace e imperterrito che feconda l’uovo e non si lascia staccare da alcunché, come l’embrione, del resto, quando è ben attecchito nell’utero. La foga e lo sforzo di Katiuscia nel liberarsi di queste inopportune “cimici” sono destinati all’insuccesso. La frase, “Faticavano a venire via perché appiccicose come il velcro”, è anche la “traslazione” del coito amoroso e passionale, della serie due corpi in uno, due cuori e una sola anima nella versione sublimata e romantica. A tutti gli effetti Katiuscia sta rievocando nel sogno una relazione sessuale appassionata e che ha rischiato di andare a buon fine, di concludersi nella fecondazione e nella gravidanza. La paura di Katiuscia è stata tanta e di buona qualità, così come il coito è stato gratificante e creativo al punto di concludersi in un orgasmo obnubilante. Anche i corpi degli innamorati amanti erano tenaci e avvinti come il “veltro” usa fare con i tessuti e gli oggetti.

I simboli confortano l’interpretazione e dicono che “faticavano” condensa l’attrazione e la pulsione sessuale in corso d’opera, “venire via” o del distacco e della separazione o della rottura della simbiosi, “appiccicose” o della classica densità dello sperma o della fusione, “velcro” o dell’unione magnetica e della presa attrattiva, seduzione e fusione.

Nel sogno era presente una persona che conosco.”

Oh, finalmente compare l’uomo “velcro” che ha il “velcro” sotto forma di “appiccicose cimici”, quell’individuo prezioso ed esecrabile che ha infettato anche il povero cane!

Finalmente appare il maschio che aspettavamo!

Era necessaria questa figura per giustificare e supportare l’interpretazione del sogno di Katiuscia. Ricapitolando: la figura maschile appare e viene vissuta in maniera generica e anonima in base al meccanismo della “conversione nell’opposto”, della serie “quanto più mi interessi e tanto meno ti cago”. Questo è l’uomo di Katiuscia, questo è il maschio con cui ha avuto una storia d’amore e di sesso in una baita di montagna durante una escursione o una vacanza e con cui ha rischiato la gravidanza a causa del trasporto erotico ed emotivo. Oppure questo è il compagno speciale di Katiuscia con cui consuma la sua passione e corre volentieri i suoi rischi di donna attratta e innamorata.

Ricordo che in “persona che conosco” viene operata una forma di censura proprio riducendo il livello dell’interesse e il quoziente dell’affetto. Ma i guai non vengono mai da soli, dice l’adagio popolare e, infatti, la storia non finisce qui.

Ci trovavamo in quarantena.”

Si evidenzia e si rafforza l’attesa per comprovare lo stato psicofisico della protagonista e, di riferimento, lo stato psichico del suo “conoscente”. Katiuscia attende l’epifania mestruale per debellare una gravidanza indesiderata o non programmata. La “quarantena” è il periodo di isolamento o di segregazione delle persone infette o delle persone in stato di peccato che hanno fatto ricorso all’espiazione della colpa scontando la pena comminata dalla comunità in difesa dei valori e della salute. Entrambi si trovano in “quarantena” psicofisica. La simbologia non poteva essere migliore, perché include l’attesa temporale alla colpa della negligenza.

Ma la cosa non finisce ancora e il quadro diventa complesso e particolarmente violento.

Io sono corsa a cercare delle armi e ho estratto due coltelli da un cassetto nel muro e ne ho consegnato uno al conoscente.”

Come al solito è la donna che si allerta nel caso di una gravidanza indesiderata e si mette in moto con le paure e le idee per risolvere il quadro clinico: “sono corsa”. Katiuscia pensa a soluzioni drastiche, del tipo ricorrere all’interruzione volontaria della gravidanza. Le “armi” rappresentano le difese usate in maniera violenta, il “coltello” è un classico simbolo fallico in versione lacerante, il “cassetto” condensa l’universo psichico femminile nella forma recettiva del grembo, il “muro” sa di insensibilità e di chiusura, la “consegna al conoscente” attesta del bisogno di una partecipazione e di una condivisione. In sintesi chiarificatrice, Katiuscia fa presente al suo uomo la disposizione a ricorrere a una interruzione volontaria di gravidanza accentuandone l’aspetto fisicamente violento e psicologicamente traumatico. L’eventuale malaugurato progetto comporterà l’anestesia fisica e psichica, il meccanismo di difesa dello “isolamento” con la sua azione di scindere l’emozione e il sentimento dal fatto in se stesso. Questo è il significato complesso del “cassetto nel muro”. La condivisione è sempre auspicabile in una buona coppia, specialmente su questioni che riguardano la vita e la morte.

Il ricco e delicato sogno di Katiuscia è stato interpretato.

PSICODINAMICA

Il sogno di Katiuscia sviluppa la psicodinamica dell’interruzione volontaria della gravidanza legata a un rapporto sessuale particolarmente fascinoso e privo di quei freni inibitori che potevano consentire un migliore autocontrollo e sciupare il crescendo della “libido”. La parte finale attesta del bisogno di una condivisione e di una deliberazione consapevole e in assoluzione dei sensi di colpa indotti da una risoluzione finale di rifiuto e di soppressione chirurgica.

PUNTI CARDINE

Il sogno di Katiuscia si lascia spiegare tramite i seguenti nodi di svincolo: “mi sono accorta di essere piena di cimici sulle gambe” e “Ci trovavamo in quarantena.” e “ho estratto due coltelli da un cassetto”. L’andamento del sogno segue la Logica simbolica in maniera inequivocabile e progressiva.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” si è ampiamente detto nel corso della decodificazione del sogno.

Il richiamo allo “archetipo Madre” in versione gravidica è ben visibile: Le “cimici” e la “quarantena”.

Il “fantasma della maternità” nella “parte negativa” si individua chiaramente in “ho estratto due coltelli da un cassetto nel muro” e anche nell’avere scelto le cimici orripilanti come simboli degli spermatozoi.

Il sogno di Katiuscia esibisce l’azione incisiva dell’istanza vigilante e razionale “Io” in “ho pensato” e in “mi trovavo” e in “svegliandomi” e in “mi sono accorta”.

L’istanza “Es”, rappresentazione delle pulsioni, si manifesta chiaramente in “come sono morbide e pulite queste lenzuola”. e in “essere piena di cimici sulle gambe” e in “ho estratto due coltelli da un cassetto nel muro”.

L’istanza limitante e censoria “Super-Io” non ha ricovero in questo sogno.

Il sogno di Katiuscia presenta la “posizione psichica genitale” nel disporsi all’amplesso sessuale e nel rischio della gravidanza, così come presenta la “posizione psichica anale” quando ricorre all’esercizio della “libido sadomasochistica” in “ho estratto due coltelli da un cassetto nel muro”.

Katiuscia usa nel suo sogno i seguenti “meccanismi e processi psichici di difesa”: la “condensazione” in “montagna” e in “cimici” e in “velcro” e in “lenzuola morbide e pulite” e in “coltelli” e in armi”,

lo “spostamento” in “alzandomi” e in “svegliandomi” e in “cane” e in “gambe” e in “appiccicose” e in “quarantena”, e in “cassetto sul muro”,

la “figurabilità” o rappresentazione in immagine in “Faticavano a venire via perché appiccicose come il velcro.” e in “ho estratto due coltelli da un cassetto nel muro”,

la “conversione nell’opposto” in “era presente una persona che conosco.”,

la “proiezione” in “e anche il mio cane ne era ricoperto.”,

la “drammatizzazione” in “ho estratto due coltelli da un cassetto nel muro”.

Il processo psichico di difesa della “sublimazione della libido” è ben visibile in “Mi trovavo in un dormitorio di montagna”.

Il processo psichico di difesa della “regressione” è presente nei termini dovuti alla funzione onirica e non in parti del sogno.

Il processo psichico della “compensazione” non figura attivo.

Il sogno di Katiuscia mostra un netto tratto “genitale” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva genitale”: la sessualità e la maternità anche se in versione indesiderata.

Le “figure retoriche” coniate da Katiuscia nel sogno sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “cimici appiccicose” e in “velcro” e in “coltelli” e in “cassetto nel muro”,

la “metonimia” o nesso logico in “dormitorio” e in “montagna” e in “svegliandomi” e in “lenzuola morbide e pulite” e in “ci trovavamo in quarantena”,

la “enfasi o forza espressiva in “Io sono corsa a cercare delle armi e ho estratto due coltelli da un cassetto nel muro e ne ho consegnato uno al conoscente.”

E’ formata la “allegoria” dell’embrione in “Faticavano a venire via perché appiccicose come il velcro” e la “allegoria” della coppia in “Nel sogno era presente una persona che conosco. Ci trovavamo in quarantena.”

La “diagnosi” dice di un rischio di restare incinta in rapporto sessuale appassionato e non protetto e con deliberazione finale concordata di eventuale interruzione volontaria di gravidanza.

La “prognosi” impone a Katiuscia la giusta cautela nel coito con l’uso dei contraccettivi maschili o femminili per vivere al meglio la sua “libido genitale” senza ricorrere a sistemi drastici che pesano tantissimo sulla “psicologia femminile” vita natural durante.

Il “rischio psicopatologico” si attesta in una “psiconevrosi fobico-ossessiva” e alla caduta della buona disposizione erotica e sessuale a causa di un controllo e di un autocontrollo nel coito per paura della fecondazione e della gravidanza.

Il “grado di purezza onirica” è “buono”. La trama del sogno non ha subito ridimensionamenti o aggiustamenti e la sinteticità procede nella consequenzialità simbolica.

La causa scatenante del sogno di Katiuscia si attesta in un ricordo del giorno precedente legato all’esperienza della maternità.

La “qualità onirica” si attesta nella determinazione finale in risoluzione concordata e in alleviamento del senso di colpa: “prescrittività”.

Il sogno di Katiuscia si è svolto nella seconda fase del sonno REM perché presenta emozioni e sensazioni di una certa virulenza.

Il “fattore allucinatorio” si compiace dell’uso dei seguenti organi di senso: “tatto” in “come sono morbide e pulite queste lenzuola” e in “Faticavano a venire via perché appiccicose come il velcro., la “vista” in “mi sono accorta di essere piena di cimici sulle gambe”. La cenestesi globale è presente in “sono corsa”.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Katiuscia è “buono” alla luce della consequenzialità dei simboli. Il “grado di fallacia” è veramente “scarso”.

DOMANDE & RISPOSTE

Ci voleva una donna del popolo e ho chiesto alla signora Maria, moglie e madre comprovata, di leggere e commentare l’interpretazione del sogno di Katiuscia. Questo è stato il nostro colloquiare.

Maria

Prima di passare al sogno, vorrei sapere come si può a vent’anni superare psicologicamente un trauma da proiettile sulla schiena che ti lascia paralizzato. E’ da quando è successo il fatto criminale che resto sbalordita dalle reazioni positive di questo giovane che vedo in “tv” e di cui raccontano i giornali.

Salvatore

Ti apprezzo moltissimo per questo tuo cauto prendere l’argomento alla larga e senza fare nomi e cognomi. E’ giusto parlarne in generale e interpretarlo secondo la griglia psicoanalitica. Questo caso riguarda e richiama il meccanismo psichico della “razionalizzazione della perdita o del lutto”. Di fronte al trauma criminale improvviso la persona reagisce con il meccanismo psichico di difesa dall’angoscia del “controllo onnipotente” e in questa operazione di reazione e di ripresa viene sostenuta dal sostegno medico, dall’incentivo della pubblica opinione e dalla speranza di una soluzione ottimale. Come tutte le “razionalizzazioni della perdita” lo sfondo depressivo è sempre presente anche se non si mostra nella sua sostanza. Il tempo richiesto si attesta nei soliti due anni di elaborazione e di maturazione della nuova situazione psicofisica ed esistenziale. L’altro fattore importante da considerare in questo decorso clinico è la “organizzazione psichica reattiva” che è chiamata in causa. In base alla prevalenza della qualità formativa cambia la reazione alla perdita e la forma della “razionalizzazione”. Vediamo in breve le modalità reattive al trauma psicofisico. La “organizzazione psichica reattiva orale” tira in ballo l’affettività e la dipendenza per cui si attacca alle persone dell’ambiente e richiede rassicurazione e protezione in tanta situazione critica. La “organizzazione psichica reattiva anale” mette in atto l’aggressività e l’autonomia ed esaspera il senso del potere e dell’individualità con lo spirito critico e con la pulsione sadomasochistica nell’aggredire e nell’aggredirsi. La “organizzazione psichica reattiva fallico-narcisistica” trova pane per si suoi denti nell’esaltazione della sua irripetibile individualità e reagisce con l’esasperazione dell’autocompiacimento eroico. La “organizzazione psichica reattiva edipica” riesuma la conflittualità e reagisce con l’aggressività e la ricerca continua della ricomposizione e della riformulazione del trauma nell’attesa di riconoscerlo dopo averlo rifiutato. La “organizzazione psichica reattiva genitale” elabora oggettivamente il trauma e lo inserisce nella realtà operando a suo vantaggio nelle condizioni date secondo le linee dello “amor fati”, accettazione e cura del proprio destino di uomo. In questo tragitto la psicoterapia è basilare nella diagnosi della “organizzazione psichica” e nell’accompagnare a maturazione eventuali punti critici e nel riempire sempre eventuali vuoti psichici nella formazione. Questo si può e si deve fare per una prognosi fausta nella difficile evoluzione della “razionalizzazione della perdita”. Concludo dicendo che il clamore sociale non aiuta la riformulazione dell’equilibrio psicofisico perché esalta l’onnipotenza narcisistica.

Maria

Ho capito. Grazie. Passo a Katiuscia e chiedo se il sogno dice che ha subito qualche violenza. E poi le chiedo perché non ha mai usato il termine aborto e ha preferito interruzione volontaria della gravidanza.

Salvatore

La seconda domanda mi impone di dirti che trovo innaturale la parola aborto per la sua etimologia: lontano dall’origine della vita. La donna non nega la sua natura femminile quando decide di interrompere la gravidanza o si mette contro il “Genio della Specie”, la donna mantiene le sue prerogative materne anche se devasta in primo luogo se stessa. La legge 194 del 1978 è importante per le donne perché riconosce e tutela un diritto sacrosanto della donna in riguardo alla sua funzione procreativa e la emancipa dalle varie dipendenze culturali maschili, nonché religiose e ancestrali. Ma la legge 194 è ritenuta dalle donne un eccezionale ricorso per la loro sopravvivenza. Le donne non ambiscono a farsi male, ma vogliono essere tutelate nell’autodeterminazione della gravidanza e nelle strutture ospedaliere competenti, evitando di ricorrere come in passato a pratiche illegali e mortifere. Per quanto riguarda Katiuscia, il sogno dice della sua sensibilità all’interruzione della gravidanza, ma nulla aggiunge in rafforzamento di una esperienza vissuta. Sorprende, pur tuttavia, l’immediata associazione alla soluzione violenta in caso di coito passionale e di fecondazione indesiderata. Il collocare i coltelli dentro un cassetto nel muro può essere interpretato come un tirare via gli attrezzi chirurgici di morte da un utero insensibile e induce a pensare che Katiuscia compia la “razionalizzazione” del trauma subito distribuendo le responsabilità anche al suo uomo o al “conoscente”. La simbologia non è così “sanguigna” da consentire un orientamento verso un’esperienza traumatica vissuta dalla protagonista. In ogni caso è molto fredda.

Maria

Mi ha impressionato la “quarantena” e mi sono ricordata del rito della purificazione che mia nonna raccontava a noi bambine. Dopo il parto la madre veniva riammessa nella comunità cristiana del paese dopo quaranta giorni necessari per purificarsi del fatto che, per avere un figlio, era stata sessualmente congiunta con il marito e, quindi, era impura. Anche il sangue del parto influiva in questo rito che affondava la sua origine nei secoli.

Salvatore

La “quarantena” di Katiuscia significa l’attesa della mestruazione per tagliare la testa al toro, ma ha anche una radice culturale del tipo che ricordava tua nonna. In ogni caso si tratta di una purificazione della colpa lampantemente commessa.

Maria

La passione è una cosa buona e specialmente quella amorosa. Ricordo che da piccola mi piaceva ascoltare le canzoni napoletane che il bisnonno aveva imparato ad amare sul fronte del Piave nel 1918 perché le sentiva dai soldati napoletani, tutta povera gente che non è tornata a casa e che adesso puoi trovare nel cimitero di guerra di Fagarè della Battaglia.

Salvatore

Sia sempre maledetta la guerra insieme a coloro che la provocano e la professano, insieme ai fomentatori d’odio, i portatori psichici di castrazione, quelli che additano un lutto da vendicare senza sapere che hanno la morte dentro.

Maria

Riprendo il discorso sulla pillola. Anch’io ne ho fatto uso, ma poi ho dovuto smettere per gli effetti collaterali. Su consiglio del ginecologo ho messo la spirale. Devo dire che mi sono trovata bene. In ogni caso è sempre meglio essere padroni in casa propria. Ecco, mi piace dire essere padroni del proprio corpo e della propria mente.

Salvatore

Ogni donna sa trovare il suo giusto equilibrio per il suo benessere psicofisico e per la sua vita sessuale, nonché per disporre le sue gravidanze secondo i suoi bisogni e i suoi progetti.

Maria

Consiglio alle giovani donne di avere in borsetta sempre un preservativo, anzi una scatola di preservativi, tra i trucchi e le cianfrusaglie, se non hanno la pillola in corpo. Possono sempre servire. Un’altra cosa importante: che facciano sesso invece di bere e di massacrarsi il cervello con gli stupefacenti. Io ho tre figli maschi e ai due grandi ho già impartito le giuste direttive: rispetto della donna e testa sulle spalle e poi puoi dare sfogo al patrimonio dei coglioni. Non so se mi sono spiegata.

Salvatore

Come al solito ti sei spiegata molto bene. Sei una donna eccezionale. Penso proprio di essermi innamorato di te.

Maria

Va là, va là! Non mi dica queste cose, altrimenti ci credo. E poi, io sono impegnata. Come si conclude il sogno di Katiuscia? Avevo pensato ai poveri soldati napoletani del nonno e alla passione di cui tanto ha parlato lei e mi sono ricordata di una canzone intitolata proprio “Passione napoletana” e interpretata da Mina. E così concludiamo in lacrime e in bellezza.

Salvatore

Come faccio a dirti di no?

Grazie e alla prossima, o preziosa creatura!

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