LE OTTO BECCACCE DI MIO FRATELLO

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ho sognato mio fratello, che è mancato a fine agosto, che mi faceva vedere con soddisfazione il suo bottino di caccia: 8 beccacce e sorridendo mi ha detto “dai, vieni anche tu!”
Stefano

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Appena ho ricevuto questo breve sogno, mi son detto: “troppo poco, non si può tirare fuori un granché anche se la psicodinamica è abbastanza chiara”. Avevo deciso, allora, di rispondere in privato a Stefano tramite mail, ma poi mi sono ancora detto: “se provo ad andare a ruota libera sul tema, può venir fuori qualcosa di interessante”.
Ed eccomi qua, ma prima chiedo venia delle tante digressioni.
Il fratello di Stefano “è mancato a fine agosto”. Dopo tre mesi Stefano è in pieno cordoglio: “cuore dolente”. La sua Psiche ha appena percepito la perdita e si sta difendendo dall’angoscia di morte, quella collegata al “fantasma” personale, quello che Stefano ha elaborato da bambino in riguardo all’abbandono, quel vissuto depressivo di perdita in riguardo a coloro che lo accudivano e lo proteggevano in quel momento della sua vita, i suoi genitori, quelli che in seguito sono stati oggetto di conflitto durante la lunga “posizione edipica”. L’evento della morte del fratello è stato elaborato dall’Io razionale, depositario e gestore del “principio di realtà”, ma non è ancora efficacemente pervenuto nelle sfere profonde della Psiche a causa dell’azione dei “meccanismi” e dei “processi” di difesa dall’angoscia. Mi spiego: Stefano sa della morte di suo fratello, ma non ha ancora sistemato il “fantasma della perdita” e ha appena iniziato a “razionalizzare il lutto”. Stefano è tutto preso dalla reazione emotiva al fenomeno psicofisico della morte, piuttosto che dalla reazione emotiva alla perdita del fratello. E’ stato colpito dal fatto che la Morte ha bussato alla sua porta e si è difeso mettendo una barriera tra l’evento reale e l’emozione, in attesa di organizzare al meglio la perdita del fratello e il dolore collegato. Possibilmente ha usato il meccanismo di difesa dall’angoscia dello “isolamento” scindendo il sentimento dalla conoscenza e dimostrando una certa freddezza di fronte al lutto. Oppure ha rimosso l’evento, ha intellettualizzato la perdita ricorrendo alla filosofia sulla morte degli Esistenzialisti, ha esorcizzato l’angoscia in mille rituali e in altrettanti riti, ha scelto di volgersi contro se stesso ossia di colpevolizzarsi e di espiare la colpa con un disturbo psicosomatico, ha spostato l’angoscia di morte in un oggetto da adorare o feticcio, si è dato da fare in maniera isterica nell’attività lavorativa o del volontariato, ha sublimato l’angoscia in attività socialmente utili. Questi “meccanismi” e questi “processi” di difesa sono “psiconevrotici”, inducono un conflitto più o meno pesante che non porta alla perdita del contatto con la realtà. Ma esistono e si possono istruire meccanismi di difesa dall’angoscia più pericolosi, “psicotici”, perché inducono la perdita temporanea del “principio di realtà” e la formazione del delirio. Esemplificando, nella risoluzione dell’angoscia del lutto si può usare la “negazione” che la persona è morta, la “fuga dalla realtà” che non si può accettare, il “controllo onnipotente”, la “dissociazione dell’Io”. Una perdita di autocontrollo e un’evasione dalla verità oggettiva di fronte a un evento luttuoso e a un impatto tragico con la morte rientrano nella cosiddetta “normalità”. Importante è il progressivo rientro e ripristino delle funzioni dell’Io e del “principio di realtà”, magari istruendo un “meccanismo di difesa” psiconevrotico e procedendo verso la salvifica “razionalizzazione” del lutto. Il “processo secondario”, l’uso della ragione e dei principi logici di aristotelica memoria, deve fare la sua parte e avere il sopravvento per la riconquista dell’equilibrio psicofisico migliore possibile nelle condizioni esistenziali date.
Questo è un breve riepilogo di quali “meccanismi” e “processi” psichici ci difendono dall’angoscia. Resta aperta la ricerca di quali modalità di difesa ha istruito Stefano in reazione al lutto del fratello, un evento tragico che ha scatenato emozioni e vissuti pregressi maturati nei suoi riguardi. Fermo restando che Stefano è in cammino verso la “razionalizzazione” del lutto, verso la presa di coscienza della morte effettiva del fratello e che sta stemperando l’angoscia nel dolore, è opportuno rispiegare meglio come avviene questo naturale decorso. La persona colpita da un grave lutto e da una significativa perdita elabora immediatamente il suo “fantasma” depressivo di morte e vive le sensazioni d’angoscia in riguardo alla sua morte. Ma siccome non è la sua morte e la propria morte è l’unica esperienza umana che non può essere vissuta, inizia il decorso di un trambusto psicofisico che nello spazio temporale di circa due anni viene portato a piena consapevolezza. L’angoscia lascia il posto al dolore per opera progressiva dell’azione dell’Io attraverso il “processo secondario” e la “razionalizzazione”. Si evolve la consapevolezza della perdita proprio superando la sfera personale, la mia morte, e passando alla sfera reale, la sua morte. Si è proceduto dalla sfera del “fantasma” alla sfera della conoscenza logica, emotivamente dall’angoscia al dolore. Quindi, va da sé che l’angoscia è la reazione emotiva e nervosa del “fantasma”, mentre il dolore è la reazione emotiva e nervosa della conoscenza di un evento e della presa d’atto di un dato reale.
Ancora: ma che cos’è il dolore nell’esperienza del lutto, come si risolve e cosa ci insegna?
Il sentimento e il senso del dolore si attestano non soltanto nella consapevolezza della perdita, ma soprattutto nella consapevolezza di quello che non è stato vissuto e che poteva essere vissuto con la persona defunta. Il dolore si risolve con la progressiva “razionalizzazione” e insegna a godere al massimo possibile le nostre relazioni e i nostri affetti durante il naturale decorso della vita. In tal modo si attutiscono e si risolvono anche i sensi di colpa che immancabilmente ci lascia in eredità la persona che muore e non per suo volere, ma per nostro automatico processo. L’esercizio quotidiano degli affetti lascia poco spazio e poco tempo all’angoscia e favorisce il decorso del dolore. Nelle esperienze ineluttabili della morte, una malattia incurabile, è terapeutico per chi sopravvive godere e gustare la persona che attende la dipartita. Risolti i rimpianti, i rancori e le nostalgie, il vissuto verso la persona defunta è umanamente corretto e psicologicamente sano. I sensi di colpa non avranno motivo di circolare nei circuito psichico e di non essere espiati con le crisi di panico e le somatizzazioni delle energie nervose scappate al controllo dell’Io.
Ancora una domanda è lecita e opportuna, propriamente indicata al nostro caso: “i processi primari che elaborano il sogno come compongono e manifestano l’esperienza del lutto? Cade proprio a fagiolo questa domanda proprio perché Stefano ha sognato il fratello defunto da pochi mesi e ha elaborato una trama particolarmente eccentrico e originale: ”mi faceva vedere con soddisfazione il suo bottino di caccia: 8 beccacce e sorridendo mi ha detto “dai, vieni anche tu!”.
Di poi verrà l’interpretazione, ma è ancora opportuno dire che il sogno è terapeutico perché organizza e indirizza l’angoscia verso la presa di coscienza attenuandone notevolmente la carica nervosa. Quest’operazione di purificazione e di stemperamento avviene nel sonno e durante il sogno proprio perché quest’ultimo è camuffato dai “processi primari” e l’autore non capisce il vero significato e può continuare a dormire e a scaricare le tensioni. Il sogno pone il problema, rievoca il trauma, riesuma il dolore e induce a riflettere. Il sogno dice anche del progressivo grado di “razionalizzazione del lutto” e dei vissuti che hanno contraddistinto la conoscenza e la frequenza del caro estinto. Il sogno non si esime dal dire anche i vissuti intimi e privati, quelli che opportunamente decodificati servono a portare avanti la presa di coscienza.
Questa benefica opera di “pulizia del camino” mi accingo a fare nell’interpretare il breve sogno di Stefano.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Ho sognato mio fratello, che è mancato a fine agosto, che mi faceva vedere con soddisfazione il suo bottino di caccia:

Stefano ha subito un grave lutto e sogna dopo alcuni mesi il fratello in versione vivente e attiva, in piena lena e nel pieno delle sue conquiste, pienamente appagato e orgoglioso. Lo sogna in una “posizione psichica narcisistica”, in una decisa esibizione delle sue capacità e del suo potere. Stefano rivive in sogno il suo vissuto, l’immagine psichica introiettata e dominante del fratello: l’uomo capace, volitivo, ottimista, esibizionista, pieno di sé, aggressivo e affermativo. Usa il “meccanismo psichico di difesa” della “proiezione” per comunicare il suo desiderio e il suo bisogno di padroneggiare meglio l’amor proprio e l’autostima, per migliorare il suo naturale narcisismo e per essere aggressivo nel modo giusto verso il mondo esterno e nelle relazioni intriganti.
Vediamo i simboli: “mi faceva vedere” condensa l’esibizionismo narcisistico, la “soddisfazione” contiene la capacità di pienezza psicofisica, “bottino” significa pragmatismo e utilitarismo, “caccia” rappresenta l’aggressività e la pulsione sadomasochistica nonché gli investimenti di libido di qualità seduttiva.
I simboli confermano l’immagine descritta in precedenza e, nello specifico, la capacità affermativa e il primato riconosciuti da Stefano al fratello defunto, un vero leader e non certo un gregario, un uomo che insegna e in cui si può identificare. Il “sentimento della rivalità fraterna” si è sublimato nel sentimento benefico dell’invidia, del “vedo in te” quello che mi piacerebbe avere.

“8 beccacce e sorridendo mi ha detto “dai, vieni anche tu!”

Stefano ha maturato una proficua stima e un valido apprezzamento nei confronti del fratello nel corso della sua adolescenza e giovinezza. Ha anche istruito una buona “identificazione” in alcuni tratti psichici caratteristici del fratello e nello specifico l’abilità aggressiva e la capacità seduttiva. Le “beccacce” rappresentano simbolicamente nel contesto il frutto di un’opera di seduzione operata da un maschio narcisista. Stefano si fa dire in sogno dal fratello di associarsi a lui nell’esercizio della seduzione e nell’esibizione della virilità. La beccaccia ha una simbologia fallica “in primis”, ma “in secundis” coniuga l’aggressività sessuale con l’arte della seduzione. A Stefano, che sta sognando, si pone il dubbio di cosa il fratello defunto ha voluto comunicargli, ma, in effetti, la domanda corretta è la seguente: “cosa ho fatto dire a mio fratello e cosa ho proiettato di mio in lui?” La risposta è la seguente: “ho sognato le caratteristiche psichiche che ho sempre apprezzato in lui e che ho desiderato per me.” Un altro risvolto del sogno è legato alla superstizione e all’immediato pensiero sul “dai, vieni anche tu!” Si tratta di un sogno metafisico in cui mio fratello mi vuole con lui e mi esorta a morire per andarlo a trovare? Anche questo pensiero è legittimo nell’immediato risveglio, ma si sa che il sogno non ha proprietà metapsichiche e metafisiche, tanto meno magiche e stregonesche. Abbiamo detto che Stefano ha proiettato i suoi bisogni di assimilare le doti maschili del fratello. Si tratta di una “identificazione” desiderata e maturata in vita e, nello specifico, di somigliargli nell’arte della seduzione, nella virilità e nell’aggressività. Aggiungo che Stefano colora il fratello con tinte narcisistiche accese e direttamente proporzionali alla sua umana ambizione di emergere socialmente e di avere successo con le donne.
Vediamo i simboli: “otto beccacce” rappresentano un rafforzamento della virilità e dell’affermatività aggressiva maschile, “sorridendo” condensa la seduzione e l’ammiccamento finalizzati al coito, “detto” comporta il dono della parola e la libido genitale, “dai” è un rafforzamento psichico e un alleato, “vieni anche tu” esprime il desiderio di assimilazione e di identificazione.
Questo è abbondantemente quello che dovevo al breve ma succoso sogno di Stefano.

PSICODINAMICA

Il sogno di Stefano svolge la psicodinamica dell’apprezzamento e dell’identificazione nell’abilità seduttiva e nella virilità del fratello defunto. Si suppone che ci sia stato nell’infanzia il sentimento della “rivalità fraterna”, ma il sogno verte sul rilievo dei tratti narcisistici del fratello e sul desiderio di assimilarli.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

La simbologia è stata abbondantemente trattata in corso d’opera.

Il sogno di Stefano rievoca l’archetipo della sessualità maschile in versione narcisistica.

Il “fantasma” in circolazione riguarda il corpo e l’esercizio degli investimenti di “libido narcisistica” e in prospettiva anche “genitale”. Non dimentichiamo che le beccacce sono “otto” e che l’identificazione è fortemente sollecitata.

Il sogno di Stefano presenta in atto le seguenti istanze psichiche: “Es” pulsionale rappresentazione dell’istinto in “ il suo bottino di caccia: 8 beccacce” e in “e sorridendo mi ha detto “dai, vieni anche tu!”, “Io” razionale e vigilante in “Ho sognato mio fratello, che è mancato a fine agosto, che mi faceva vedere”. Il “Super-Io” censorio e gestore del limite non è pervenuto.

Il sogno di Stefano snocciola la “posizione psichica narcisistica” con un occhio ben proteso verso la “posizione psichica genitale” e con un richiamo alla “posizione anale” e alla “libido sadomasochistica”: “mi faceva vedere il suo bottino di caccia: otto beccacce”.

Stefano usa nel sogno i seguenti “meccanismi psichici di difesa”: la “condensazione” in “bottino” e in “caccia” e in “beccacce” e in “sorridendo”, lo “spostamento” in “mi faceva vedere” e in “dai, vieni anche tu”, la “proiezione” in “il suo bottino di caccia”, la “identificazione” in “vieni anche tu”.

Il processo psichico di difesa della “regressione” è presente nei termini previsti dalla funzione onirica: azioni al posto dei pensieri e allucinazioni. Non è dato di rilevare nessun tentativo di “sublimazione”.

Il sogno di Stefano presenta uno spiccato tratto “narcisistico” all’interno di una organizzazione psichica reattiva “genitale”: “otto beccacce” e “sorridendo”.

Le figure retoriche elaborate da Stefano nel suo sogno sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “bottino di caccia” e in “beccacce”, la “metonimia” o nesso logico in “otto” e in “sorridendo”.

Il sogno di Stefano può essere stimato la “allegoria del narcisismo”: “mi faceva vedere con soddisfazione il suo bottino di caccia: 8 beccacce”.

La “diagnosi” dice di un processo di “identificazione” ancora in corso ed emerso nella contingenza drammatica del lutto: desiderio e bisogno di aggressività affermativa e di volitività seduttiva.

La “prognosi” impone a Stefano di portare avanti la “razionalizzazione del lutto” risolvendo progressivamente l’angoscia e lasciando emergere il dolore della perdita, ma soprattutto di gradire il dono attribuito al fratello defunto di raggiungere la consapevolezza della sua ammirazione verso le abilità seduttive e di portarle a buon fine per il miglioramento della qualità delle relazioni significative e importanti. L’apprezzamento nasconde il desiderio.

Il “rischio psicopatologico” si attesta nella frustrazione del desiderio e del bisogno e in una psiconevrosi isterica con conversione delle tensioni inappagate e non scaricate in sintomi fastidiosi che abbassano la qualità della vita corrente.

Il “grado di purezza onirica”, la contaminazione del sogno da parte della ragione vigilante appena Stefano si sveglia e immette la logica narrativa nel ricordare quello che ha sognato, é “buono” semplicemente perché il prodotto e breve e dal sapore metafisico: comunicazione inquietante dall’aldilà.

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Stefano, si attesta in una sofferenza in riguardo al lutto e in un ricordo spontaneo dei modi di essere e di esibirsi del fratello.

La “qualità onirica” si attesta nella tendenza metafisica che rende il sogno particolarmente “metapsichico”: al di là della scienza psicologica e delle teorie conclamate e sperimentate nella pratica clinica: “dai, vieni anche tu!”.

Stefano ha sognato nella “seconda fase del sonno REM” alla luce del contenuto tensivo, il lutto, e della stranezza della trama. Per inciso, ricordo che le teorie scientifiche contemporanee affermano che il sogno avviene anche nelle fasi del sonno NONREM nonostante la catatonia e la quasi assenza di memoria. Già la trama si ricorda male nelle fasi REM, figuriamoci nelle fasi catatoniche.

Il “fattore allucinatorio” o l’esaltazione delle funzioni sensoriali si manifestano nel senso della “vista” in “mi faceva vedere” e dello “udito” in “mi ha detto”. Per il resto Stefano sogna in maniera composta le stranezze inquietanti della sua elaborazione psichica.

Il “grado di attendibilità” della decodificazione del sogno di Stefano è “buona” alla luce della chiarezza della simbologia e della psicodinamica, per cui il “grado di fallacia” é minimo.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Stefano è stata analizzata da un lettore anonimo che non si è voluto qualificare. Alla fine ha posto le seguenti domande.

Domanda
Certo che il sogno era breve e lei ci ha tirato fuori un casino di roba, tanta roba, troppa roba per essere vera.

Risposta
Eppure ti dirò che mi sono moderato e che tutto quello che ho scritto risponde a verità, nel senso che si poteva dire e scrivere. Non era un sogno difficile da interpretare, era un sogno ricco di agganci e di riferimenti. La tanta roba che ho tirato fuori attesta quanto siamo ricchi dentro e quanto siamo semplici e complessi nello stesso tempo.

Domanda
E’ sicuro che i sogni non hanno niente a che vedere con i morti? Io ho sentito dire che i nostri defunti vivono accanto a noi in una dimensione parallela e che ci guidano, ci aiutano e ci assistono mentre viviamo e quando moriamo. Sognandoli entriamo nella loro dimensione e comunichiamo con loro in maniera difficile da capire a volte.

Risposta
Ho sentito anch’io questa storiella che è frutto dei desideri dei vivi o dei superstiziosi, di chi ha tanti sensi di colpa o di chi è rimasto dipendente dai propri morti. Insomma posso considerarla una “fantasticheria” o un “sogno a occhi aperti” o un “delirio” e potrei interpretarla o decodificarla.

Domanda
Addirittura! E che cosa significa questa fantasticheria?

Risposta
In soldoni e in sintesi significa che il morto ce l’hai dentro e te lo porti dietro perché è tutta roba che ti riguarda, conflitti psichici che riguardano tutto quello che non riesci a far nascere di te, il “non nato di te”. Stai attento anche perché si usano meccanismi psichici di difesa pericolosi per l’equilibrio psichico come la “scissione”.

Domanda
Anche le fantasie si possono spiegare adesso come se fossero delle cose reali. Ma se sono fantasie? Lo dice la parola stessa che non esistono nella realtà.

Risposta
Le fantasie sono dei prodotti psichici più reali del re e della realtà messi insieme. Fantasia significa allucinazione, ciò che appare nella luce e la parola deriva dal greco antico. Le fantasie sono realissime e sono strumenti di diagnosi e di conoscenza psicologica proprio perché risalgono dal profondo psichico, dalla parte sommersa dell’icesberg, quella che non si vede e che sostiene la parte emersa. La fantasia sfugge al controllo dell’Io razionale perché quest’ultimo nell’immediato non la capisce e non la sa interpretare. La fantasia tradisce il materiale psichico indicibile e censurato, condensa quello che non si può dire e comunicare. La fantasia è come il sogno, un sogno a occhi aperti.

Domanda
Io sono una persona semplice e vado con il senso comune. Ma perché la beccaccia è simbolo del sesso maschile?

Risposta
Non si può sapere tutto, ma la domanda che fai non ha una risposta semplice perché la spiegazione affonda le sue radici nella notte dei tempi. Mi spiegherò al meglio possibile. La beccaccia è un condensato del fallo perché in un’unica rappresentazione si intersecano molte catene associative e le energie relative. I “processi psichici primari” elaborano la beccaccia riscontrando una similarità o una somiglianza con l’organo sessuale maschile e associano le emozioni collegate all’attività sessuale maschile. La cultura ufficiale popolare usa il termine “uccello” per intendere lo stesso oggetto genitale. Esistono varianti sul tema degli uccelli che volando cercano di posarsi nel posto giusto. La beccaccia becca e viene associata alla funzione penetrativa del pene. Anche a livello figurativo ha una certa somiglianza alla struttura del sesso. In ogni caso è difficile rispondere alla tua semplice domanda e spiegare bene il perché della simbologia della beccaccia.

Domanda
Io so che con il termine uccello si intende l’organo, ma capisco anche che la storia si tramanda ed è ricca. Comunque ho capito. Mi dica se Stefano può essere contento di quello che lei ha scritto.

Risposta
Contentissimo e semplicemente perché può sapere qualcosa di più di sé e dei vissuti e dei sentimenti verso il fratello. Può tranquillizzarsi. Stefano sa che i sogni non sono banali nella loro apparente assurdità e tanto meno superstiziosi. Sono sicuro che ne farà tesoro.

Domanda
Senta, io ho dei simboli che lei non potrebbe mai spiegare perché li ho inventati io quand’ero bambino. Come la mettiamo?

Risposta
Bella provocazione! E’ una questione che si dibatte anche tra gli specialisti. Ti dico e ti spiego cosa penso io. La funzione simbolica è umana e si usa abbondantemente nell’infanzia. E’ personale e io non potrei mai sapere che il tuo “ciuccino” è un tuo amuleto ed è simbolo di non so cosa. Siamo d’accordissimo. E allora, se tu vai in psicoterapia psicoanalitica spiegherai il tuo sogno e i tuoi simboli durante il trattamento e il tuo analista potrà capire e spiegarti meglio le psicodinamiche e i significati del tuo sogno. Ma tu hai formato questi simboli quando eri dentro una campana di vetro o mentre vivevi insieme agli altri? E non puoi essere stato condizionato o influenzato dalla cultura o dai genitori o dagli insegnanti? Certamente sì. E allora tu pensavi di essere originale, ma sei stato condizionato e hai seguito senza accorgertene e senza volerlo gli insegnamenti sociali. Resta però verissimo che tu hai una capacità creativa che io non potrò mai spiegare se tu non mi dici i significati dei tuoi simboli. Resta vero che durante i trattamenti analitici i sogni si spiegano in seduta e li spiega il paziente con l’aiuto dell’analista. Ma vuoi che in un sogno che tu fai ci sia tutta farina del tuo sacco e non ci sia un simbolo collettivo o un archetipo o simbolo universale? Io penso che un sogno è il risultato di un complesso lavoro simbolico dove l’individuale si sposa con il collettivo perché noi siamo animali sociali e culturali nel senso che formiamo e usiamo schemi e segni o significanti che hanno un significato individuale e collettivo. Esempio: il tuo “ciuccino” in ogni caso ti riporta alla figura materna e alla sfera affettiva, “posizione psichica orale”, anche se tu gli hai dato un altro significato simbolico.

Domanda
Ho capito quello che ha detto e sono d’accordo. A volte lei è difficile da capire, ma, se vuole, si sa spiegare anche bene. Non avrei altre domande. Anzi, le chiedo di chiarirmi la “posizione edipica” e di dirmi se bisogna andare d’accordo con i propri genitori sempre, anche quando ti hanno fatto del male.

Risposta
A suo tempo ho scritto e suggerito di adottare i genitori nell’età senile e di goderli al massimo per un nostro benessere psicologico. Ma esistono i genitori che fanno del male ai figli? Risposta affermativa. Esistono genitori che per loro scompenso psichico fanno tanto male ai figli. Pur tuttavia, bisogna riconoscerli sempre come le nostre origini e il nostro fondamento psichico, come i “segni” dei nostri “significanti” e dei nostri “significati”, come coloro che ci hanno istruito sin dalla tenera età. Rifiutarli è come rifiutare una parte psichica consistente e basilare di noi stessi. Bisogna essere migliori, se loro sono stati pessimi e aiutarli nella loro vecchiaia a morire bene. Bisogna che noi ci congediamo da galantuomini dai nostri genitori. Per quanto riguarda la “posizione edipica” dico che si attesta nella conflittualità che ogni figlio vive normalmente nei riguardi dei genitori. E’ un lungo periodo di turbolenza emotiva e sentimentale, ma è fondamentale per la formazione della “organizzazione psichica reattiva” ossia del carattere o della personalità o della struttura. Dalla risoluzione progressiva di questa dialettica emergono le modalità d’investimento della libido, di amare e di relazionarsi.

Domanda
Quale canzone ha scelto per il sogno di Stefano?

Risposta
Non potevo aver dubbi: “Mio fratello” cantata da Biagio Antonacci e scritta da un siciliano doc, Mario Incudine, uno che non compone canzoni e non scrive versi, ma “cunta i cunti”, “racconta i racconti”. L’argomento è pari pari quello del sogno: un fratello leader e innovativo, effervescente e creativo che desta sentimenti ambivalenti, interesse e repulsione proprio per la sua vena poetica.

Domanda
Cunta i cunti?

Risposta
Anche Camilleri racconta i racconti ascoltati dal nonno e dalla nonna o dalla gente che lo circondava nella sua infanzia. Scrivere non equivale a creare, ma a ripetere in maniera personale, una contaminazione di quello che è stato detto e che si può ripetere innovando soltanto la forma per essere capito. Ho tradotto il brano in dialetto siciliano per meglio afferrare il senso della poetica popolare di Mario Incudine, ma la musicalità del dialetto è già una poesia sonora che è messa dentro i significati del testo italiano, oltretutto esaltati dalla voce limpida di Biagio Antonacci.

“Tu che guardi me,
pensa a guardare te stesso.
Lasciami vivere,
nessuno mi può giudicare.
Tu che guardi me,
pensa a guardare te stesso.
Lasciami cantare,
questa è soltanto una canzone.
Abbassate tutti gli occhi,
se vi trovate davanti agli specchi,
perché tutto quello che non si può nascondere
brilla come la luce del sole.
Tira la pietra chi è senza peccato,
non c’è condanna,
non c’è condannato.
Ho visto il mondo rivoltato.
La pecora zoppa insegue il lupo.

 

UN PESANTE FARDELLO

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Stavo scendendo una rampa in un luogo imprecisato.
A un certo punto una donna, non ricordo se fosse mia madre, mi ha chiesto se potevo caricarmela sulle spalle ed aiutarla a scendere perché lei non ce l’avrebbe mai fatta.
Cosi me la sono caricata, ma indossavo un paio di sandali e avevo paura di scivolare.
Il mio fardello era pesante e più volte sono stata sul punto di non farcela, ma sono arrivata alla fine della discesa contenta di esserci riuscita.”

Così e questo ha scritto Marianna.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Marianna è esemplare per illustrare la relazione madre-figlia in riguardo all’identificazione e alla formazione dell’identità psichica. Nello specifico si tratta della giovane figlia che si identifica sessualmente nella madre.
Attenzione! Niente di definitivo in queste tappe psichiche, perché il processo avviene sempre per via evolutiva e all’Evoluzionismo si attesta. L’identificazione nelle figure genitoriali, o similari ed equivalenti, avviene sostanzialmente durante l’infanzia e l’adolescenza e si protrae in maniera blanda fino alle esperienze formative come la maternità e avanti ancora fino all’elettroencefalogramma piatto. La stessa psicodinamica vale per l’identità psichica: niente di rigido e di fisso, ma tutto in evoluzione maturativa. E’, pur tuttavia, vero che gran parte dell’identità psichica si abbraccia e si combina nell’età della pubertà. Identificazione non significa imitazione, ma libera e progressiva scelta consapevole di quei modi di essere e di agire che aggradano e che con naturalezza e spontaneità vengono assimilati ed evoluti. L’identificazione comporta anche il rifiuto consapevole di quei modi di essere e di agire che deliberatamente vengono accantonati proprio perché non capiti e non condivisi o perché hanno procurato danno e dolore. Questa psicodinamica dell’identificazione avviene attraverso un abile lavoro e un proficuo concorso dell’Io anche se la consapevolezza aumenta nel corso degli anni. La nostra “identità psichica” è in continuo divenire e si può fissare in una immagine soltanto nell’attimo, perché subito dopo si è evoluta come voleva l’oscuro Eraclito quando filosofava sul principio del “panta rei” e predicava agli stolti che “non si può scendere due volte nelle acque dello stesso fiume”. “Identità psichica” e “identificazione” sono collegati non soltanto come processi dell’Io individuale, ma anche come processi dell’Io collettivo. Leggete a tal proposito il testo del dottor Freud “Psicologia delle masse e analisi dell’Io” e vi divertirete un casino perché avrete acquistato un valido strumento di lettura anche dei tempi moderni.
Tornando al sogno di Marianna, ho desunto il titolo dal testo della stessa protagonista, “un pesante fardello”, proprio per sottolineare quanto sia importante la responsabilità di riassumere a livello psichico il meglio dei propri genitori, soprattutto dopo aver superato la conflittualità edipica e dopo averli riconosciuti come “mio padre” e “mia madre”, le mie sacre e misteriche origini.
Resterà aperto il problema dell’autonomia e della libertà umane, visto che le generazioni sono un prodotto condizionato a livello psichico e culturale. Si dirà che soltanto la consapevolezza dei condizionamenti assimilati rende liberi e che un sacco vuoto non sta in piedi. Tutto è lecito discutere quando si vuol soltanto comunicare e non risolvere alcunché.
Con questa onesta constatazione si può procedere nell’analisi del sogno di Marianna, lasciando alla lettrice anonima l’onere di porre le domande filosofiche e teologiche più oscene sul tema “Libertà e Determinismo”.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Stavo scendendo una rampa in un luogo imprecisato.”

Marianna esordisce con una simbologia ambivalente: “stavo scendendo”. In quest’atto motorio si nasconde un progressivo processo di perdita o un coinvolgimento per libera scelta nella sfera materiale e nei bisogni del corpo: un tratto psichico depressivo o un tratto psichico evolutivo. Marianna sceglie la direzione che porta verso il basso e la simbologia corrispondente per approfondire concretamente e praticamente una sua problematica ancora non ben definita e non chiara nella sua mente: “un luogo imprecisato”. La “rampa” qualifica il grado e la modalità della discesa, la progressione e la moderazione. Nessun trauma depressivo di perdita si preannuncia in questo percorso di “incarnazione” della nostra protagonista. Il sogno, procedendo, ci fornirà le coordinate più precise dell’interpretazione e della psicodinamica. Di certo Marianna ha tanta voglia di vivere la sua materia e il suo corpo e non certo di sublimare la sua “libido” e i suoi investimenti. Del resto, se scende, si suppone che si trovi in alto ossia che nella sua vita ha anche sublimato la sua “libido” e che adesso sente tanto il bisogno di incarnarla. Ricordo il processo di difesa della “materializzazione” che si attesta proprio nell’operazione di realizzare gli “investimenti della libido” esaltando la componente istintiva e la sfera pulsionale. Non a caso si definisce anche “sessualizzazione” e “istintualizzazione”. L’angoscia di base viene risolta all’incontrario della “sublimazione” e proprio vivendola nell’erotismo del corpo e accentuando la sensorialità e la vitalità isterica, una conversione erotica e difensiva di una pulsione dolorosa.

“A un certo punto una donna, non ricordo se fosse mia madre, mi ha chiesto se potevo caricarmela sulle spalle ed aiutarla a scendere perché lei non ce l’avrebbe mai fatta.”

Ecco che compare “una donna”, la “madre” proprio perché lo mette in dubbio e proprio perché fa difetto la memoria, proprio perché è della serie “excusatio non petita, accusatio manifesta”. Il “non ricordo” è una leggera “rimozione” difensiva di una figura molto importante nella formazione psichica di Marianna, tanto è vero che se la carica “sulle spalle” per i suoi bisogni evolutivi di identificazione e per maturare l’identità di donna amante e materna. Non è una richiesta insolita ed eccentrica il “caricarmela sulle spalle” e l’assumerla a modello, l’assimilarla e l’identificarsi in lei per essere più concreta, più materiale, più erotica e più disinibita. Marianna elabora in sogno l’inno alla materia, quella dimensione che non era nelle sue corde, si allea con la figura materna e assume la spintarella necessaria a superare le ultime resistenze a vivere la sua concretezza materiale e sessuale. Il sogno usa il meccanismo del “processo primario” della “rappresentazione per l’opposto” proprio perché è la madre che chiede di essere aiutata e che è bisognosa e sublimante rispetto alla figlia: tutto al contrario. La verità esige che sia Marianna a imparare dalla madre, in cui si è identificata, a essere concreta e senza tanti fronzoli inibitori.
Vediamo i simboli: “donna” o universo psichico femminile, “madre” o principio femminile e libido genitale, “non ricordo” o meccanismo psichico di difesa della rimozione, “mi ha chiesto” o intenzionalità della coscienza, “caricarmela” o identificazione e assimilazione psichiche, “spalle” o dimensione psichica subconscia e capacità di assorbire esperienze, “aiutarla” o rafforzamento psichico, “scendere” o processo di materializzazione.
Riepilogando: Marianna si è identificata nella madre e in particolare nella sua capacità a essere pratica e concreta, nella sua tendenza a non sublimare la “libido” e a viverla con gusto.

“Cosi me la sono caricata, ma indossavo un paio di sandali e avevo paura di scivolare.”

Ecco finalmente il simbolo che apre le porte della comprensione del sogno e precisa la psicodinamica: “un paio di sandali”, un simbolo sessuale femminile e una attività sessuale erotica a cui Marianna ha paura di abbandonarsi. Accusa una resistenza a lasciarsi andare e si rivolge alla madre per essere come lei e per questo motivo se l’è caricata sul groppone. Possibilmente Marianna ha cominciato a far sesso e ha smesso di sublimare, per cui si identifica nella madre e soprattutto nello sviluppo della dimensione cosiddetta materiale. La giovinezza di Marianna esige una spiccata sessualità rispetto alla madre ed ecco che se la carica sulla spalle per rafforzare la consapevolezza della sua vita vitalità erotica. Marianna sta bene e ha deciso di viversi al meglio possibile nelle condizioni esistenziali date e sopratutto di esaltare la sua umana materia. Non ha più “paura di scivolare” con i suoi “sandali” snelli e leggeri.
Vediamo i simboli: “indossavo” o consapevolezza di modi e atteggiamenti, “un paio di sandali” o organo sessuale femminile giovane e disinibito, “paura” o resistenza a conoscersi, “scivolare” o lubrificazione e coito.

“Il mio fardello era pesante e più volte sono stata sul punto di non farcela, ma sono arrivata alla fine della discesa contenta di esserci riuscita.”

Anch’io come mia madre! Questa è la parola d’ordine della giovane donna che ha portato avanti i processi di identificazione e di assimilazione della figura materna. L’identità psichica di Marianna ha voluto la madre come modello da imitare e non come rifugio e consolazione, una persona da sollevare di peso e imporre sulle spalle. Marianna ha materializzato la sua femminilità proprio vivendola senza paure e inibizioni. Pensava di non farcela, ma è riuscita a scendere la “rampa” e le è tanto piaciuto vivere il corpo e la sessualità come la madre. Del resto, a suo tempo Marianna ha elaborato con curiosità e paura le fantasie sulla vita sessuale materna.
Vediamo i simboli: “fardello” o complesso ordinato e complesso di vissuti e di azioni, “pesante” o paura e inibizione in atto e blocco della libido, “non farcela” o disimpegno dell’Io e difesa dal coinvolgimento, “sono arrivata” o soluzione delle tensioni, “alla fine della discesa” o disposizione all’orgasmo, “contenta” o piena e psicologicamente appagata, “riuscita” o appagamento psicofisico.
L’interpretazione del sogno di Marianna si può chiudere qui.

PSICODINAMICA

Si è ripetuto più volte che la psicodinamica verte sull’identificazione di Marianna nella figura materna in riguardo alla vita sessuale. Si deve precisare che l’operazione psichica è stata resa possibile dalla risoluzione del conflitto edipico e dalla “razionalizzazione” del “fantasma del corpo” e della “sessualità” nello specifico.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

I “simboli” sono stati spiegati nel corso dell’interpretazione e in maniera puntuale per favorire la comprensione e giustificare l’analisi del contesto.

Non si evidenzia alcun “archetipo” in maniera diretta, ma si evocano gli archetipi della “madre” e della “sessualità”.

Il “fantasma del corpo” è richiamato nella sua componente libidica e sessuale.

Il sogno di Marianna manifesta in azione l’istanza razionale e vigilante “Io” in “mi ha chiesto” e in “avevo paura” e in “indossavo” e in “sono arrivata”, l’istanza pulsionale “Es” in “scendendo una rampa” e in “indossavo un paio di sandali” e in “il mio fardello era pesante”. L’istanza censoria e limitante “Super-Io” non appare.

Le “posizioni psichiche” richiamate dal sogno di Marianna sono la “edipica” e la “genitale” in “A un certo punto una donna, non ricordo se fosse mia madre,” e in “indossavo un paio di sandali e avevo paura di scivolare.”

I “meccanismi psichici di difesa” usati ed esibiti da Marianna nel sogno sono la “condensazione” in “rampa” e in “madre” e in “spalle” e in “paio di sandali” e in “fardello pesante”, lo “spostamento” in “scendendo” e in “caricarmela” e in “indossavo” e in “scivolare” e in “arrivata”, la “rappresentazione per l’opposto” in “mi ha chiesto se potevo caricarmela sulle spalle ed aiutarla a scendere perché lei non ce l’avrebbe mai fatta.”, la “figurabilità” in “Cosi me la sono caricata, ma indossavo un paio di sandali e avevo paura di scivolare.”, la “rimozione” in “non ricordo”.
E’ in azione il processo psichico di difesa della “materializzazione” o “sessualizzazione” in “Stavo scendendo una rampa”, mentre il processo psichico della “regressione” è in atto per permettere la funzione onirica con le allucinazioni e le azioni al posto dei pensieri. La “sublimazione” non è presente ma si lascia supporre in “stavo scendendo”.

Il sogno di Marianna presenta un tratto psichico “edipico” all’interno di una “organizzazione psichica genitale”.

Sono state elaborate le seguenti figure retoriche: la “metafora” in “madre” e in “spalle” e in “fardello”, la “metonimia” in “scendendo” e in “caricarmela e in “indossavo”, la “iperbole” in “caricarmela sulle spalle”. Il sogno di Marianna è lineare nella sua narrazione e non tocca picchi poetici.

La “diagnosi” dice di un processo di identificazione della figlia nella madre e in riguardo specifico alla vita sessuale.

La “prognosi” impone a Marianna di tenere sotto controllo la sua autonomia psichica al fine di migliorare la sua vita intima e di non regredire a qualsiasi forma di dipendenza psicofisica.

Il “rischio psicopatologico” si attesta nella dipendenza da qualsiasi figura importante e in una “psiconevrosi d’angoscia” a causa del ristagno della “libido” non appagata.

Il “grado di purezza onirico” è buono alla luce dell’esagerazione delle immagini che attesta di una latenza dei veri significati del sogno.

La “causa scatenante” del sogno di Marianna risiede in un incontro con la madre o in un ricordo sul tema della sessualità o in un bisogno di dipendenza.

La “qualità onirica” è l’iperbolicità dell’immagine della madre sulle spalle della figlia.

Il sogno di Marianna può essere avvenuto durante la seconda fase del sonno REM perché non presenta emozioni irruenti dentro una linearità narrativa.

Il “fattore allucinatorio” si attesta nel senso dell’udito in “mi ha chiesto” e in una sensazione globale di peso e di movimento in “stavo scendendo” e in “arrivata alla fine della discesa”.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Marianna è “buono” semplicemente perché la simbologia è conclamata e accertata. Il “grado di fallacia” è “minimo”.

DOMANDE & RISPOSTE

La decodificazione del sogno di Marianna è stata letta e meditata da una casalinga anonima. Alla fine ha posto le seguenti domande.

Domanda
Ho capito gran parte di quello che ha scritto perché lo ha ripetuto parecchie volte, ma comunque più leggevo e più capivo. Volevo chiederle se il sogno di Marianna è diffuso.

Risposta
Sono ripetitivo e non ho voluto sintetizzare proprio per rafforzare la comprensione e vedo che ci sono riuscito a costo di rompere. La trama di questo sogno è molto diffusa e specialmente il “portarsi addosso” delle persone significative. La prima immagine di questo tipo è quella di Enea che si carica sulla spalle il padre Anchise per salvarlo dall’incendio di Troia. Si chiamerà “pietas” in Virgilio e nel suo inimitabile poema “Eneide”: riconoscimento e rispetto, devozione e sacralità, tutto in riguardo alle figure dei genitori. La “pietas” esprime a livello collettivo l’osservanza del culto delle divinità tradizionali. I Greci punivano con la pena di morte il mancato riconoscimento della sacralità dei simboli collettivi. Comunque in riposta alla domanda, la trama di questo sogno è diffusa perché la psicodinamica dell’identificazione psichica è necessaria, così come la formazione e l’organizzazione dell’identità.

Domanda
Se non ho capito male, io dovevo chiederle del Determinismo e del Finalismo, nonché della Libertà dell’uomo.

Risposta
E’ vero. L’avevo suggerito nelle Considerazioni. Parto, allora, con la Filosofia. Dal momento che a livello psichico siamo determinati dalle nostre esperienze e dai nostri fantasmi, quale possibile libertà ci si prospetta? Ci sono altre libere finalità oltre le cause scientifiche? Se dobbiamo tendere all’autonomia psichica nel cammin di nostra vita, come dobbiamo operare? Si tratta di questioni antropologiche che affondano le radici nella filosofia di Aristotele e nella sua metodologia scientifica basata sulla ricerca delle cause: “Determinismo”. Resta assodato che la consapevolezza della propria “organizzazione psichica reattiva” o “coscienza evolutiva di sé” è la condizione di base per la possibile libertà di scelta e per le finalità elettive. Si tratta sempre di una libertà condizionata dalla formazione psichica e culturale ricevute in famiglia e in società e assorbite ed evolute secondo i propri strumenti cognitivi e il proprio gradimento, nonché dall’uso dei meccanismi e dei processi di difesa dall’angoscia che inconsapevolmente sono stati istruiti. Le scelte risultano sempre dipendenti da fattori pregressi e in ogni caso sono passibili di decodificazione ossia si possono spiegare e capire. Su questi temi è utile rivedere la posizione filosofica di Kant nella “Critica della ragion pura” e nella “Critica del giudizio”.

Domanda
Non ho capito granché. Comunque, le chiedo perché i sandali sono simboli della sessualità femminile.

Risposta
La simbologia della recettività appartiene all’universo psichico femminile, così come la simbologia dell’incisività si ascrive all’universo psichico maschile. Tutto ciò che riceve è simbolicamente femmina e tutto ciò che si esterna è simbolicamente maschio: il concavo e il convesso. I sandali si calzano, ricevono il piede. Quest’ultimo è un simbolo fallico. I sandali calzati dal piede condensano simbolicamente il coito.

Domanda
Ma a cosa serve sapere tutto questo?

Risposta
Mi ripeto: serve a prendere coscienza, “sapere” o gustare, dei propri fantasmi e dei propri vissuti, della propria struttura evolutiva, di come si sono organizzate le esperienze vissute e di quali meccanismi e processi di difesa il nostro “Io” ha messo e mette in atto. Serve a conoscersi, a prendersi in considerazione al fine di star meglio e di essere autonomi e liberi, quell’autonomia e quella libertà che parte dalla consapevolezza di essere prodotti psico-culturali condizionati nella loro evoluzione esistenziale. La Psiche non procede per salti, come la Natura secondo gli antichi: “Natura non procedit per saltus”. Dal condizionamento nudo e crudo si può parzialmente uscire tramite la scelta degli schemi psichici e culturali che ci hanno condizionato e che vogliamo abbandonare o portare avanti: “tertium non datur”, una terza possibilità non è data perché anche il rifiuto di tutto rientra nella psicodinamica del condizionamento. Anche le attività umane più creative sono il precipitato di fantasmi e di esperienze organizzate dai meccanismi e dai processi di difesa dall’angoscia.

Domanda
Se mi risponde in termini semplici, io capisco di più. Ma quale angoscia?

Risposta
La malattia mortale è l’angoscia di morte che si evolve dal fantasma dell’abbandono e della solitudine affettiva alla consapevolezza della morte psicofisica, l’elettroencefalogramma piatto. Se quest’ultima non è ben razionalizzata, subentrano i meccanismi di difesa a risolverla e magari con una delle tante demenze senili in circolazione sul mercato psichiatrico.

Domanda
Ho capito che io non sono del tutto libera in quello che penso e che faccio e che la mia storia mi ha condizionato. E’ così?

Risposta
Perfettamente!

Domanda
Cambio argomento. Quanti simboli conosce?

Risposta
Teoricamente tutto il vocabolario italiano si può tradurre in simboli anche grazie alla storia delle parole e alla loro origine: etimologia. Quello del sogno è un Linguaggio dimenticato, come voleva Fromm, che si usa da svegli e da dormienti, in arte e in comunicazione, in salute e in malattia. Vi rimando alla lettura di questo buon testo divulgativo per meglio capire e capirvi: “Il linguaggio dimenticato”. Quantitativamente riesco a decodificare tutte le parole del vocabolario, sempre usando i principi del linguaggio simbolico di cui la Psicoanalisi di Freud e di Jung è stata abile artefice. Anche Lacan non è stato da meno con le sue intuizioni sulla vita psichica e sull’importanza della “Parola” per attestare che la dimensione Inconscia privilegia questo veicolo per la sua epifania, per manifestarsi insomma.

Domanda
A cosa serve praticamente a Marianna conoscere il significato del suo sogno?

Risposta
Ripeto, serve a migliorare la sua consapevolezza e a vivere meglio sapendo di cosa si tratta e come si è formata, quanto importante è stata la madre nella sua evoluzione e che tutto quello che le succede non avviene a caso o per volere di qualche divinità maligna. Marianna può essere più padrona in casa sua.

Domanda
Mi spiega il simbolo della materializzazione?

Risposta
Ti spiego tutti i simboli spaziali. Il movimento nello spazio verso l’alto condensa il processo psichico della “sublimazione della libido”, verso il basso condensa il processo psichico di difesa della “materializzazione”, verso sinistra condensa il processo psichico della “regressione”, verso destra condensa il processo psichico della “evoluzione”. La “materializzazione” consiste nel risolvere l’angoscia indirizzando la “libido” verso il corpo e le specifiche e personali forme di appagamento. E’ un processo molto umano e molto fisico che non si esime dal culto della concretezza e della sessualità: edonismo ed erotismo. Marianna deve vivere la sua sessualità e non deve sublimarla o rimandarla o viverla male perché è giunto il momento di eliminare i fronzoli inutili e di abbandonarsi al suo Eros.

Domanda
Mi basta. Ho fatto indigestione di tante cose che non sapevo e che in gran parte non ho capito. Le dirò che mi dispiace di non averle studiate e di essere ignorante di tante belle conoscenze.

Risposta
Inizia ora che non è mai troppo tardi, come diceva il maestro Alberto Manzi negli anni cinquanta quando insegnò a leggere e a scrivere a milioni di italiani tramite lo strumento televisivo, lo stesso che oggi perpetua l’ignoranza e la stupidità, lo stesso che oggi è in balia di giornalisti e politici, oltre che di sedicenti e volgari opinionisti.

Domanda
Ho capito che lei non guarda la televisione. Se mi invita ancora, io vengo perché mi piace collaborare con lei. Grazie!

Risposta

Di certo e con altrettanto piacere da parte mia. Alla prossima allora!

Visto che il sogno di Marianna dispone verso un’apertura disinibita alla vita sessuale, è d’obbligo ricorrere a una canzone sul tema della eccentrica Gianna Nannini intitolata “Fenomenale”. Ricordo che il prodotto culturale popolare è indice del grado di evoluzione di un gruppo umano e dei contenuti emersi e ricorrenti in un determinato momento storico. Oggi la musica leggera popolare ha buoni e variegati contenuti che vanno dal tema dell’amore ai temi sociali, dall’intimo e privato alla denuncia, dalla ripetizione e condivisione alla contestazione. Da circa vent’anni e dopo l’età dei cantautori, i nuovi attori del pop hanno acquisito gli strumenti e i contenuti della divulgazione e si esprimono nelle forme estetiche tradizionali e innovative, sia poetiche e sia prosaiche.

 

MAMMA DOVE SEI ? AIUTAMI !

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovavo in macchina e avevo il cellulare a terra e mia figlia gridava: “Mamma dove sei, dove sei, aiutami!”
Io le rispondevo dicendo: “dimmi dove sei, che arrivo”.
Lei mi diceva dov’era, ma io non riuscivo a sentire e a capire.
Allora ho girato la macchina e ho pensato di avere sbagliato e di avere perso tempo.
Mi sono sentita in colpa.”

Questo è il sogno di Antonia Soares.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Antonia è un dramma intrapsichico, non ha niente a che vedere con la maternità e con la “posizione psichica genitale”, riguarda la rievocazione di un trauma rimosso e risalente all’infanzia e all’adolescenza. Questa dura riesumazione avviene durante un rapporto sessuale anonimo in cui la protagonista è tutta presa non dalla sua “libido” in atto, ma dalla sua angoscia e tenta di risolvere “il ritorno e l’afflusso del rimosso” con una presa di coscienza e una “razionalizzazione” che in passato non sono state effettuate semplicemente perché non si sono rese necessarie a causa del buon funzionamento della “rimozione” e degli altri “meccanismi di difesa” dall’angoscia che avevano preso in carico il trauma con tutto il suo contenuto tensivo.
La prima considerazione dice della delicata sensibilità che contraddistingue il periodo dell’infanzia, la seconda considerazione induce a riflettere sulla bontà del meccanismo psichico di difesa della “rimozione”, lo strumento principe che portò il dottor Freud a ipotizzare, più che a scoprire, una dimensione psichica inconsapevole e attiva, “l’Inconscio” del primo sistema psichico, quello che richiedeva una subcoscienza, “Preconscio”, e una coscienza, “Conscio”.
L’infanzia e l’adolescenza sono contraddistinte da una costante turbolenza del Corpo a cui la Psiche non riesce a star dietro. Il congenito ritardo di quest’ultima a prendere coscienza delle progressive ed evolutive modificazioni organiche è la causa principale delle crisi psichiche che caratterizzano i primi dieci anni di vita. La Psiche arriva sempre dopo il Corpo e lavora nel lungo termine. Se poi si aggiungono interferenze improvvide e azioni traumatiche da parte dell’ambiente e degli adulti nello specifico, la tempesta ormonale lascia il posto alle deformazioni psichiche in riguardo a settori determinanti per la vita di una persona come le funzioni affettive e sessuali. La violenza adulta sul mondo infantile è un tema così variegato e ampio da somigliare a una costellazione.
Per quanto riguarda il meccanismo psichico di difesa della “rimozione”, bisogna dire che non è duraturo e inossidabile perché spesso non funziona nel modo giusto e globale. Per questa imperfezione si verifica il “ritorno del rimosso” nelle situazioni di vita più imprevedibili e specialmente negli stati psicofisici particolarmente eccitanti e ricchi di connotati emotivi ed affettivi. Anche il sogno è un “ritorno del rimosso” in quanto fuggono dal carcere della “rimozione” le rappresentazioni e le emozioni collegate che si dispiegano nella scena onirica. Quando queste ultime si manifestano nella vita corrente, vengono prese in considerazione e in trattamento dai meccanismi psichici di difesa più sofisticati come la “formazione reattiva” o la “formazione di sintomi” o la “formazione sostitutiva” o la “formazione di compromesso”. In ogni caso il ripristino dell’equilibrio psicofisico è il primo obiettivo psichico da raggiungere dopo il fallimento parziale del sistema delle difese. Questo lavoro è opera dell’Io che ridisegna le rappresentazioni e stempera le tensioni in maniera accettabile. Pur sviluppandosi l’Io sin dal primo anno di vita, non riesce a organizzare esperienze e conoscenze, vissuti e fantasmi, affetti ed emozioni in maniera idonea all’equilibrio psicofisico, “omeostasi”, ma riesce a smaltire al meglio il cumulo delle tensioni nervose. Se in quest’opera di riordino arriva un trauma causato da un’esperienza violenta, come ad esempio la pedofilia, ecco che l’Io incorre in una difficoltà ulteriore al normale minuto mantenimento e deve ricorrere all’uso di meccanismi di difesa adulti e più complessi come la “razionalizzazione” o la “sublimazione”.
Ulteriore rilievo va dato alla frattura psichica tra il trauma subito da Antonia bambina e la mancata o parziale consapevolezza di Antonia adulta: “Lei mi diceva dov’era, ma io non riuscivo a sentire e a capire”. Manca la continuità nel flusso psicofisico tra l’infanzia e la maturità a causa della difesa operata dal meccanismo della “rimozione”, il quale ha lavorato bene separando la scena del trauma dall’angoscia collegata, ma ha introdotto nel sistema un’entropia e un disordine che nel tempo e con l’uso continuato hanno indebolito la compattezza della struttura, “organizzazione psichica reattiva”. Più si rimuove e più ci si indebolisce, per cui la prognosi impone che il rimosso venga smaltito con la presa di coscienza e la razionalizzazione man mano che si presenta e abbandonando la politica conservativa dello struzzo che nasconde la testa sotto la terra ma viene beccato dall’avvoltoio nelle parti intime. Antonia stessa lo dice nella conclusione del suo breve e ricco sogno: “ho pensato di avere sbagliato e di avere perso tempo. Mi sono sentita in colpa.” Ha accantonato nel ripostiglio e nel dimenticatoio il trauma sessuale e la violenza collegata, ma è successo che la rappresentazione o la scena è stata dimenticata, ma l’angoscia è rimasta in circolo per essere ridestata dalle scene e dalle situazioni similari occorse inevitabilmente alla donna adulta. Non si insisterà mai abbastanza sulla necessità salvifica della presa di coscienza anche dei vissuti più truci e turbolenti. “Conosci te stesso” equivale a non rimuovere troppo e a un “sapere di sé” che consente un buon gusto della vita.
Si può procedere con la decodificazione.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Mi trovavo in macchina e avevo il cellulare a terra e mia figlia gridava: “Mamma dove sei, dove sei, aiutami!”

I temi dell’angoscia di una figlia che invoca il soccorso della madre si presentano immediatamente in questo breve ma intenso sogno. Antonia si presenta come madre e figlia di se stessa e rivive all’improvviso una esperienza della sua infanzia mentre si trova nel contesto ben preciso della “macchina”, nel pieno esercizio della sua vita sessuale. Antonia sta vivendo un’esperienza amorosa e si sente bambina disperata e in cerca di aiuto, riesuma per via associativa un trauma subito nell’infanzia con tutte le emozioni che sono rimaste congelate dentro. E’ sfuggito alla “rimozione” e al controllo dell’Io l’episodio violento che Antonia ha subito da bambina sulla pelle e sul corpo, un trauma di qualità sessuale proprio perché si ridesta in un similare contesto.
Il “cellulare” è uno strumento di comunicazione e rappresenta simbolicamente il potere di comunicare, uno strumento che viene a mancare tra la donna che si sta per affidare alle sensazioni del corpo e la bambina che chiede aiuto sotto le sferzate del ricordo della violenza. Antonia non è compatta e chiede aiuto come una bambina terrorizzata che cerca una simbiosi protettiva con la madre. La figura maschile non compare in maniera evidente e questa assenza attesta della terrificante intensità emotiva che Antonia sta vivendo nella sua persona.
Vediamo i simboli: “trovavo” rappresenta la realtà psichica in atto, “macchina” condensa gli automatismi neurovegetativi della funzione sessuale, “cellulare” contiene il senso della relazione e della comunicazione oltre che il potere fallico, “a terra” attesta della caduta del potere relazionale, “figlia” rappresenta la dipendenza psicofisica e la parte psichica indifesa, “gridava” è una scarica isterica catartica delle tensioni, “mamma” condensa la libido genitale e il potere degli affetti, “dove sei” significa quale consistenza hai, “aiutami” condensa il bisogno di dipendenza psicofisica.

“Io le rispondevo dicendo: “dimmi dove sei che arrivo”.

Antonia mamma cerca se stessa figlia per aiutarla, la donna cerca la bambina sempre per alleviare l’angoscia. Antonia tenta questo incontro con quella “parte psichica di sé” che è in netta crisi durante un episodio di ordine sessuale che ha ridestato un antico trauma. E allora Antonia opera una “regressione” difensiva, si fissa nell’infanzia e si dice: “cerca di capire cosa si è mosso in te e in questo modo risolvi la situazione”. “Arrivo” ha proprio il senso della comprensione razionale della situazione traumatica emersa durante il rapporto sessuale, un trauma dell’infanzia che la donna adulta sente affiorare ma non riesce a capire e a controllare. E’ un conflitto intrapsichico tra la mamma che protegge la figlia bisognosa d’aiuto, tra la parte adulta e la parte bambina in un viaggio di andata e ritorno che non riesce a trovare il punto di partenza e di arrivo ossia la consapevolezza di cosa si è mosso e di cosa si sta consumando. Antonia non riesce a riabilitarsi psicologicamente e subisce le tensioni antiche che sono riemerse. Parafrasiamo lo psicodramma: “se capisco cosa si è mosso in me e in riguardo all’infanzia, se intuisco quale trauma si è ridestato, se mi raccapezzo sul passato emerso in questa situazione intima, certamente mi ricompatto e riprendo la consapevolezza del presente senza subire la tirannia del passato mal digerito.” Antonia non sa e Antonia non capisce semplicemente perché non c’è flusso comunicativo tra l’infanzia e la maturità in riguardo al trauma.
Vediamo i simboli: “rispondevo” equivale cerco un collegamento e una sintonia con me stessa, “dicendo” rappresenta l’energia genitale della parola e il dono di una parte di sé, “dimmi” o ingiunzione di aiuto, “dove sei” ossia dove ti attesti o cosa ti è venuto fuori, “arrivo” contiene il senso di una soluzione razionale e di una comprensione del materiale psichico emerso.

“Lei mi diceva dov’era, ma io non riuscivo a sentire e a capire.”

La sua parte bambina, quella traumatizzata, comunicava, ma la donna adulta non riusciva “a sentire e a capire”. Antonia è disturbata dall’emergere di un trauma infantile durante un rapporto sessuale, ma non riesce a capire di cosa si tratta. Sente che è regredita all’infanzia, ma non ricorda e non ha consapevolezza. Percepisce il disagio psichico e il carico d’angoscia senza riuscire a collegarlo a una esperienza vissuta e a inserirlo nel contesto che sta vivendo. Esiste una distonia tra il presente e il passato che ritorna, una disarmonia tra il piacere e il dolore, una cesura tra il trauma e la memoria. Antonia vive soltanto le emozioni negative di un qualcosa di indefinito che la riporta all’infanzia e all’adolescenza e che non riesce a definire, a comprendere, ad afferrare e a razionalizzare.
Vediamo i simboli: “Lei” rappresenta la parte psichica dipendente e debole, “diceva” contiene l’energia della parola e della comunicazione, “dov’era” o della consistenza del trauma, “io” rappresenta la parte adulta della protagonista, “non riuscivo” condensa il senso dell’impotenza e la consistenza del blocco, “sentire” si collega alla percezione e alla partecipazione empatica, “capire” o contenere nella sfera razionale dell’Io.

“Allora ho girato la macchina e ho pensato di avere sbagliato e di avere perso tempo.”

Antonia reagisce a una forma d’intuizione sommaria e si ritira dall’amplesso sessuale e in questa modificazione dei dati ha la consapevolezza di avere vissuto la sua “libido” in maniera critica e conflittuale. Arriva la presa di coscienza dell’errore e della persistenza nel difetto per la mancata razionalizzazione del trauma. La mancanza di Antonia non ha permesso una giusta collocazione psichica nei riguardi del suo corpo e del maschio. Del resto, dopo aver subito una violenza sessuale, Antonia si è trovata a ricercare il suo potere e problematizza in sogno la sua collocazione nella relazione sessuale attraverso la simbologia della “macchina” che va in una certa direzione e della macchina che inverte la rotta. Antonia riesce a capirsi meglio per viversi meglio.
Vediamo i simboli: “girato la macchina” o cambiato consapevolezza sulla sessualità, “pensato” o funzione dell’Io e presa di coscienza, “sbagliato” condensa la fallacia e la difesa dal coinvolgimento, “perso tempo” o disarmonia psichica e sessuale.

“Mi sono sentita in colpa.”

Come si spiega il senso di colpa dopo l’inversione di rotta psichica?
Si spiega con il ritardo con cui è avvenuta la presa di coscienza e con il persistere del danno psichico che Antonia ha continuato a vivere dopo il trauma subito. Avrebbe dovuto raggiungere prima questa sua verità, ma i “meccanismi di difesa” hanno fatto il loro dovere funzionando al meglio possibile nelle condizioni date.
Alla luce di tutto questo è legittima la domanda: “ma quanto materiale psichico ci portiamo addosso mentre viviamo e quanto ci condiziona nelle quotidiane benefiche traversie?”
Comunque, tutto bene quel che finisce bene. Il sogno ha ancora una volta evidenziato il guasto del contatto tra madre e figlia, ma, non avendo capito il messaggio latente, Antonia ha subito il danno.

PSICODINAMICA

Il sogno di Antonia sviluppa la psicodinamica di un trauma sessuale subito nell’adolescenza che si ridesta nella vita adulta nell’esercizio della “libido genitale, a riprova che i “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia possono non funzionare in maniera ottimale e produrre un ritorno delle tensioni collegate al trauma. Le tensioni, a suo tempo, erano state separate dalla rappresentazione a opera dell’Io per continuare a vivere in equilibrio e nella semplificazione della vita corrente. Il sogno ha la capacità di presentare i traumi sotto forma simbolica proprio perché nel sonno l’azione mediatrice dell’Io è quasi assente e notevolmente ridotta, per cui si verifica il “ritorno del rimosso” o l’emersione del materiale psichico ingombrante e ingestibile dalla coscienza. Il senso di colpa per la mancata presa di coscienza subentra nel finale, ma senza quella chiarezza e certezza che Antonia abbia intuito di cosa si tratta. La lettura della decodificazione del sogno apporterà quel chiarimento che la protagonista non ha ancora a disposizione e che le consentirà di riformularsi dentro e nelle relazioni.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

La decodificazione dei “simboli” è stata effettuata cammin facendo e centrandola sul contesto vissuto da Antonia.

Evidenza di archetipi non pervenuta.

Il “fantasma di abbandono” sembra manifestarsi in “Mamma dove sei, dove sei, aiutami!”, ma si tratta di una frattura intrapsichica e di una mancata presa di coscienza.

L’istanza psichica vigilante “Io” è presente in “ho pensato”. L’istanza pulsionale “Es” si evidenzia in “Mi trovavo in macchina” e in “mia figlia gridava: “Mamma dove sei, dove sei, aiutami!”. L’istanza censoria e limitante “Super-Io” compare in “Mi sono sentita in colpa.”

Il sogno di Antonia non presenta una “posizione psichica” specifica perché si svolge in un presente che include una formazione psichica completa che va dalla bambina alla donna. L’amor proprio di una consapevolezza del trauma dispone per un tratto “narcisistico”.

Il sogno di Antonia si serve dei meccanismi psichici di difesa della “condensazione” in “macchina” e in “figlia” e in “mamma”, dello spostamento” in “cellulare” e in “sentire” e in “capire”, della “rimozione” in “mamma dove sei?”, della “drammatizzazione” in “Mamma dove sei, dove sei, aiutami?”. “Io le rispondevo dicendo: “dimmi dove sei, che arrivo”.

Il processo psichico di difesa della “regressione” rientra nei limiti della funzione onirica e si suppone in “mia figlia gridava” con la “fissazione” associata. Il processo psichico di difesa della “sublimazione” non è presente.

Il sogno di Antonia contiene un tratto “narcisistico” all’interno di una “organizzazione psichica genitale”: amor proprio nella ricerca di ricompattare la psiche.

Le “figure retoriche” formate da Antonia nel suo sogno sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “figlia” e in “mamma”, la “metonimia” o nesso logico in “sentire” e in “capire”, la “enfasi” o forza espressiva in ““Mamma dove sei, dove sei, aiutami!”

La “diagnosi” dice di un trauma infantile emerso per il mancato funzionamento dei meccanismi di difesa durante il sonno.

La “prognosi” impone ad Antonia di portare a consapevolezza il trauma, al fine di evitare che incida nella quotidianità e nell’esercizio della vita sessuale.

Il “rischio psicopatologico” si attesta in un ulteriore “ritorno del rimosso” con la sintomatologia d’angoscia e con la limitazione della “libido” a vissuti di gratificazione dell’altro e con la candidatura all’anorgasmia.

Il “grado di purezza onirica” del sogno di Antonia è “buono” alla luce della drammaticità incalzante che lo contraddistingue. La vena narrativa non inficia la simbologia e la psicodinamica. La sintesi aiuta il decorso interattivo dei simboli senza confusione.

La “causa scatenante” del sogno di Antonia, “resto diurno” del “resto notturno”, si attesta in un ricordo del primo pomeriggio o in un rapporto sessuale antecedente al sonno.

La “qualità onirica” è la “frustrazione”vissuta in maniera direttamente proporzionale all’incalzare degli eventi.

Il sogno di Antonia si è svolto durante la seconda fase del sonno REM alla luce dell’intensità emotiva e della chiarezza logica.

Il “fattore allucinatorio” si attesta nel senso dello “udito” in “gridava” e in “le rispondevo dicendo” e in “non riuscivo a sentire”.

Il “grado di attendibilità” della decodificazione del sogno di Antonia è “buono” alla luce della chiarezza dei simboli e della loro interazione. Di conseguenza, il “grado di fallacia” è minimo.

DOMANDE & RISPOSTE

La decodificazione del sogno di Antonia è stata considerata da una lettrice anonima che non si è voluta qualificare. Alle fine ha posto le seguenti domande.

Domanda

Possibile che il sogno dice a modo suo quello che ci portiamo dentro anche quando siamo a letto e mentre facciamo l’amore?

Risposta

Proprio quando si abbassano le difese della vigilanza, come nel sogno e nelle esperienze ad alta tensione emotiva, i “fantasmi” emergono sotto forma di energia nervosa, grossolanamente definita angoscia. Il “fantasma” è un’esperienza sensoriale che ha un’immagine, una rappresentazione simbolica. Diciamo meglio, ad Antonia in sogno emerge la tensione nervosa, l’agitazione a cui lei non sa dare l’immagine giusta perché non sa collegarla a quel preciso contesto traumatico della sua infanzia. Del resto, la “rimozione” è dell’immagine, della rappresentazione, della scena e non della tensione nervosa. Quest’ultima resta dentro congelata e può essere attivata da qualsiasi stimolo che nel corso della vita si può associare al trauma subito. Tutto questo l’ho spiegato prima. Quindi proprio quando le difese non funzionano, ritorna la magagna di quello di irrisolto che ci portiamo dentro.

Domanda
L’ho capito. Ma perché proprio nel sesso?

Risposta

Perché il sesso è ancora avvolto nei drappi dei tabù, dei divieti, dei peccati. E anche perché si tratta di tematiche molto intime e di vissuti estremamente personali.

Domanda

Quindi a letto ci portiamo il passato. Non siamo mai liberi anche nei momenti più nostri.

Risposta

Proprio così. Là dove c’è emozione e sentimento, piacere e libertà, disinibizione e trasgressione, le censure si attenuano e le difese progressivamente cadono, per cui si svelano gli altarini e si possono scatenare emozioni pregresse di qualsiasi tipo, tecnicamente si possono avere delle “scariche isteriche” da conversione di vissuti antichi come nel caso di Antonia, una donna adulta che durante l’intimità sessuale sente arrivare e subisce una crisi legata a un trauma che aveva subito da piccola.

Domanda

Parliamo di questi traumi sessuali, di queste violenze contro le donne che sono all’ordine del giorno. Ma le violenze contro le bambine non emergono e della pedofilia si parla per certi casi, come gli ecclesiastici, e poi basta.

Risposta

La pedofilia è molto diffusa soprattutto nelle famiglie, “intra moenia”, e queste violenze non vengono denunciate sia per le minacce e sia per un falso senso della dignità sociale. Quando i bambini parlano, spesso non vengono creduti e paradossalmente sono puniti per la loro perversa fantasia. A tal proposito ricordo che le madri negli anni cinquanta non lasciavano le figlie con i mariti e vigeva lo schema animalesco del padre che seduceva e violentava le figlie. La tesi degli antropologi che l’incesto è naturale anche nei primati superiori veniva confermata.

Domanda

Quindi spesso a scuola ci troviamo di fronte bambini traumatizzati e magari procuriamo loro altri traumi o li valutiamo come ignoranti e scansafatiche e invece soffrono e noi non lo sappiamo. Ma cosa si può fare?

Risposta

La scuola deve essere più sensibile e più “psicologica”. Per il resto, nei casi di pedofilia va bene la psicoterapia individuale. Anche la psicoterapia della famiglia ha i suoi pregi, perché consente a tutti di parlare, di porre i problemi e i disagi, di poterli correggere. Inoltre favorisce una modalità di comunicazione corretta e proficua per tutti i membri del gruppo. Comunque si è capito che lei è maestra.

Domanda

Ma perché Antonia non sentiva e non capiva?

Risposta

E’ la classica reazione di chi subisce una violenza. La psiche e il corpo si assentano e subentra una forma di anestesia e di inconsapevolezza in attesa che passi la tempesta. Le bambine e le donne che hanno subito violenza raccontano in questo modo il loro calvario. Questo è anche il senso di “non sentire” e di “non capire” di Antonia nel sogno.

Domanda

Mi pare di aver capito che una persona che rimuove i suoi traumi è più nervosa delle altre.

Risposta
L’uso eccessivo della “rimozione” produce una carica nervosa che traspare nella vita di tutti i giorni. Quando non funziona, si ha il “ritorno del rimosso” e la conversione delle tensioni nelle funzioni del corpo o nella ideazione, oppure si usa un alto meccanismo di difesa. Quando vedi una persona nervosa o meglio costantemente reattiva, è legittimo pensare che ha facilità a usare il meccanismo di difesa della “rimozione”.

Domanda

Ma siamo combinati bene a livello psicologico perché abbiamo tante risorse e possibilità.

Risposta

Madre Natura ci ha voluto bene. Dobbiamo usare e dosare bene con la “presa di coscienza” i nostri conflitti e i nostri disagi, così come le nostre gioie e le nostre positività. “In medio stat virtus.” La Psiche non ama gli eccessi. Esistono dei confini al di là e al di qua dei quali non si attesta la rettitudine. In ogni caso le funzioni dell’Io di razionalizzare e di scegliere i meccanismi e i processi di difesa giusti e non pericolosi sono determinanti.

Domanda

Quale canzone ha scelto per questo sogno, visto che lei ama associare la cultura popolare ai temi dei sogni e le dirò che la cosa mi piace un sacco. Io avrei pensato a una canzone che tratta della violenza su una ragazza come la canzone di Luca Barbarossa del 1988 intitolata “L’amore rubato”. Cosa ne pensa?

Risposta

Meglio di così non è possibile. Anzi…meglio di così…soltanto gli spaghetti alla carbonara con la pancetta della signora Rosa di Carbonera, ridente paesello in provincia di Treviso.

 

L’UCCELLO MORTO DEL MALAUGURIO

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Avevo seminato qualcosa dentro una piccola serra e andavo a controllare se fosse spuntato qualcosa.
In questo quadrato di serra intravedo dei mosconi o qualcosa di affine. Mi chiedo come faccio a farli uscire senza farmi male soprattutto agli occhi.
Apro da un lato il telo trasparente e i mosconi in un attimo scompaiono.
Guardo se fosse spuntato qualcosa, ma era coperto da un telo sempre trasparente.
In un angolo c’era un uccello morto, grande quanto un colombo e non decomposto ancora.
Il mio lavoro di semina non era stato rovinato anche perché avevo fissato il telo con dei bastoncini e legacci.
Prendendo da un lembo il telo di copertura, butto via dalla mia serra l’uccello stecchito.
Non vedo dove va a finire l’uccello e intorno non vedo né terra e né germogli.
Ho pensato che tolto l’uccello morto del malaugurio, vanno via anche i fastidiosi mosconi.
Mi sono svegliata chiedendomi chi potesse essere l’uccello del malaugurio.”

Annamaria

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Assolvo immediatamente la curiosità di Annamaria: chi è l’uccello del malaugurio?
La risposta è la seguente: la “parte negativa” del “fantasma del maschio”, l’organo sessuale maschile in versione e visione mortifera, quello che evoca il “fantasma di morte” durante la gravidanza e soprattutto durante il travaglio e il parto, quello che feconda per dare la morte dando la vita.
Di questo apparente “assurdo manifesto” si parlerà e si discuterà.
Andiamo alla scelta del titolo.
Non avrebbe fatto una grinza definire il sogno “la maternità contrastata”, ma ho preferito usare le icastiche parole di Annamaria: “l’uccello morto del malaugurio”.
Quanto desiderio, quanto bisogno, quanta pulsione di maternità sono impliciti in questa sintesi che richiama un funerale più che un lieto evento!
Quanta aggressività e quanta castrazione sono proiettate nel povero e malcapitato uccello!
Il “tutto onirico” coabita naturalmente nella psiche di una donna e non lascia assolutamente sbalorditi gli addetti ai lavori semplicemente perché nel preparare e dare la vita si scatena e si esalta nella psiche femminile un “fantasma di morte”, quello che la bambina aveva elaborato nella versione dell’abbandono da parte dei genitori.
Eros si sposa con Thanatos, come predicava il buon Freud dopo il grande trauma della “guerra Grande” e come disquisiva nel secondo sistema psichico dove accanto al “principio del piacere” del primo sistema aveva associato il “principio di distruzione”, la Morte o Thanatos. Questi principi metapsichici, Eros e Thanatos per l’appunto, si incarnano in ogni uomo e si rivoltano non soltanto contro gli altri, ma soprattutto contro se stessi. In ogni persona alberga un istinto di vita e un istinto di morte. Questa storica e concreta intuizione portava Freud non soltanto ad allargare la Psicoanalisi, ma soprattutto a spiegare una gran parte della Psichiatria nelle cause e nelle dinamiche. Le malattie nervose gravi avevano finalmente una eziologia e una spiegazione psicologica e non soltanto organica: su questo tema forte vedi Lombroso e compagnia cantante fino ai nostri tempi, eccezion fatta per il nobile Basaglia e per la sua emerita scuola.
Ma ritorniamo alla Psiche femminile e al ridestarsi e all’insorgere del “fantasma di morte” durante la gravidanza e il travaglio del parto, convergiamo sull’angoscia di morte che cresce in maniera direttamente proporzionale al progressivo sviluppo del feto, non trascuriamo la reazione “post-partum” e le varie crisi nevose che conseguono, dalle più leggere alle più pesanti, dalla psiconevrosi alla psicosi del dopo il parto. Troviamo un costruttivo accordo nel ritenere che la gravidanza e il parto sono oltremodo avvolte da delicatezza e corposità, da poesia e prosa, da commedia e tragedia, da sacro e da profano, da mistero e da scienza, da spirito e materia. E chi più ne ha, più ne metta a riprova di quanto importante per l’economia culturale umana sia questo momento della vita femminile e questa sua prerogativa. Nella donna s’incentrano le origini e le ragioni di ciò che c’è, “Ontogenesi”, nonché l’amore per la Specie in una con la sua conservazione, “Filogenesi”.
E allora, alla luce di tanta importanza e assolutezza, di cosa stiamo discutendo ancora?
Viva la donna e viva la mamma!
E il maschio?
Cosa sarà di questo povero e disilluso strumento procreativo, visto che la femmina domina i territori ontogenetici e filogenetici?
Bisogna andare indietro per andar lontano, bisogna consultare la mitologia. Esiodo nella sua “Teogonia” parla del Caos come origine del Tutto, uomo compreso. I principi maschile e femminile sono elementi essenziali dell’ordinato Caos.
Ma cosa avviene quando si introduce il movimento?
La dinamica del Tutto Indefinito, quasi un “Apeiron” o senza confine di Anassimandro, esige che si scinda il “principio maschile” nella forma e nella persona di Ouranos, come se fosse stato partorito dalla Madre Caos, che prenderà il nome di Rea una volta deprivata della sua componente maschile. Inizia la Storia e la Cultura. Subentra la guerra per il primato, un conflitto cruento tra i maschi Kronos e Zeus e i loro benemeriti successori. E così fino ai nostri giorni.
Ma cosa è successo nel corso della Storia e della Cultura?
E’ stata “rimosso” il Principio Femminile, è stata dimenticata Rea ed è stata appartata nei confini mistici dell’Origine a tutto favore del Principio Maschile, è stata depositata nella Legge del Sangue con tutta la sua maestosa e terrificante potenza. Da Rea rimossa al latente matriarcato il passo è lungo nell’evolversi della Storia e della Cultura. L’eternità breve è di Rea, il tempo evolutivo è di Ouranos. Questo è il meraviglioso contenuto del Caos esiodeo. La verità mitologica si attesta nella tesi che Tutto nasce da un Principio femminile: in origine era la Femmina e di poi fu il Maschio. E il Maschio venne nella Storia e nella Cultura dimentico della sua misteriosa origine e bisognoso di nascere e di rinascere, desideroso di occupare lo Spazio e di perpetuarsi nel Tempo.
Ma cosa c’entra questo brodo mitologico con Annamaria e il suo sogno?
Annamaria desidera un figlio e poi uccide l’uccello che l’ha fecondata definendolo irriverentemente “del malaugurio”: primato femminile latente o Rea, posizione subalterna del maschio o Ouranos, Eros nella fecondazione e Thanatos nella gravidanza e nel parto. Tutto questo umano brodo troveremo anche nella decodificazione di un semplice sogno di una qualsiasi donna. Annamaria è una tra le tante, semplicemente perché la psicodinamica è universale e si ascrive all’archetipo “Madre” e alle sue prerogative.
Mi fermo qua perché è ormai tempo di dare le parole giuste ai movimenti onirici di Annamaria.
Dimenticavo di suggerire a chi vuole approfondire i temi mitologici sull’origine di leggere nel blog il lavoro di analisi del testo di Freud “Totem e tabù”.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Avevo seminato qualcosa dentro una piccola serra e andavo a controllare se fosse spuntato qualcosa.

Annamaria è padrona della sua situazione esistenziale e del suo teatro psichico. Annamaria è padrona in casa sua, decide lei su quel doppio “qualcosa” che aveva “seminato” e di cui attendeva la nascita. Annamaria controlla se è rimasta incinta dopo la fecondazione. Di rilievo è l’aggressività verso il maschio, colui che ha quel “qualcosa” di ben preciso e architettato che è determinate per la sua eventuale gravidanza. Annamaria non è sessualmente androgina e tanto meno ermafrodita, non si è fecondata da sola, per cui il discredito verso il maschio si ascrive ai suoi vissuti e ai suoi fantasmi nei riguardi dell’universo maschile. Annamaria è una donna molto autonoma e per niente servile, decisa e affermativa, sa quello che vuole e sa ben difendersi dalle insidie seduttive maschili. Il primo quadretto del sogno attesta una buona “coscienza di sé” e una giusta autonomia psicofisica.
Vediamo i simboli: “avevo seminato” equivale ho deciso di essere fecondata, “qualcosa” è un indefinito generico, “dentro una piccola serra” traduce l’intimità genitale femminile o la vagina e l’utero, “andavo a controllare” è attività razionale e vigilante dell’Io, “se fosse spuntato qualcosa” o se il seme maschile è attecchito o mi ha fecondato o se sono incinta.
Vediamo le “posizioni psichiche”: la “posizione fallico-narcisistica” emerge sulla “posizione genitale”, il senso del potere e l’autonomia della donna prevalgono sul bisogno di avere un figlio della madre.

“In questo quadrato di serra intravedo dei mosconi o qualcosa di affine.”

Il quadro precedente si completa e, come tutti i salmi che finiscono in “gloria”, anche il sogno ha qualcosa di necessariamente logico e consequenziale, oltre che di sacro per la fattura e l’habitat. Annamaria ha una concezione negativa del maschio e un vissuto traumatico del seme. Traduco il breve brano: nel mio grembo sono consapevole che ci sono gli schifosi spermatozoi. Annamaria si difende dalla paura di un’eventuale gravidanza esternando il suo disprezzo e aggredendo razionalmente gli strumenti della sua fecondazione: “mosconi o qualcosa di affine”. E’ inequivocabile che è evidenziato un fantasma, anzi una parte del “fantasma della gravidanza”, quella “negativa”, quella che minaccia la sopravvivenza, quella contenuta in un “fantasma di morte” da travaglio e parto, come il libro del “Genesi” in parte prescriveva insieme al dolore. E in tutto questo “baillamme” l’inquisito numero uno è il povero spermatozoo.
Vediamo i simboli: “quadrato” è simbolo della razionalità dell’Io, “serra” rappresenta il grembo e l’utero dove si annida il feto, “intravedo” è simbolo di intuizione logica dell’Io, “mosconi” condensa la parte negativa del “fantasma dello sperma” ossia quello che minaccia e attenta la sopravvivenza della donna, “qualcosa” contiene simbolicamente il solito discredito e il solito anonimato, “di affine” ai mosconi conferma la versione negativa del vissuto del liquido seminale all’interno della vagina e in attesa di essere accolto e ricevuto per il biologico e naturale trattamento. Degno di nota che la parola “affine” è lontana mille miglia dalla parola “autentico” a testimonianza del sarcasmo sprezzante in circolazione nell’animo femminile su questo delicato tema.

“Mi chiedo come faccio a farli uscire senza farmi male soprattutto agli occhi.”

Giustamente Annamaria si pone il problema di liberarsi del seme senza contravvenire alle leggi della realtà e della logica. Sembra l’allegoria di una gravidanza indesiderata, ma a tutti gli effetti la protagonista del misfatto fecondativo è stata proprio lei, Annamaria. E’ diffusissimo il pensiero di liberarsi del seme dopo la fecondazione o di come fare per non essere coatta da una gravidanza. Anche questa scena si recita sotto la oculata e acuta regia del “fantasma di morte”. Senza offendere il desiderio di diventare madre e la ragione che ha avallato il progetto, Annamaria cerca il modo di non subire la costrizione naturale di una gravidanza senza ricorrere a un aborto o ad altre forme di manipolazione chimica e senza assecondare la pulsione sadomasochistica secondo terminologia psicoanalitica.
Vediamo i simboli: “chiedo” equivale a mi dirigo, “uscire” condensa la soluzione e la risoluzione di un conflitto, “farmi male” attesta di una pulsione sadomasochistica, “occhi” rappresentano la funzione razionale dell’Io e il “principio di realtà” collegato.
Procediamo perché la questione si intriga veramente.

“Apro da un lato il telo trasparente e i mosconi in un attimo scompaiono.”

Il sogno dice che Annamaria ha fatto qualcosa di drastico per liberarsi del maligno seme, i “mosconi”, e l’apertura del telo trasparente della piccola serra si associa ad altre tele viste e intraviste in qualche ospedale. La questione dell’attimo necessario per la liberazione attesta di una rapidità efficace quanto drastica. Ricapitolo: Annamaria ha interrotto la gravidanza che aveva in progetto per l’insorgere di un malefico “fantasma di morte” dopo essersi sottoposta all’azione fecondatrice di un seme vissuto in maniera altrettanto mortifera.
Vediamo i simboli: “apro da un lato” o risolvo da un punto di vista, “telo trasparente” condensa una difesa da paura perché Annamaria ha consapevolezza di cosa teme, “scompaiono” o risoluzione rapida con perdita del conflitto e del problema, “attimo” è simbolicamente l’unità di misura dell’eternità o dell’eterno presente di cui la psiche è corredata.

“Guardo se fosse spuntato qualcosa, ma era coperto da un telo sempre trasparente.”

Annamaria non è proprio convinta sul da farsi e ha una vera aspettativa di gravidanza, ma adduce sempre questo “telo trasparente” che da un lato la difende e dall’altro lato la opprime con la piena consapevolezza di un contrasto relazionale e di un conflitto profondo. Mi spiego meglio: Annamaria vuole una gravidanza, ma non la vuole con l’uomo che si ritrova. Annamaria ha regolarmente le angosce di morte legate al parto.
Vediamo i simboli: “guardo” significa ho consapevolezza. “spuntato” rappresenta l’origine, “qualcosa” è il solito generico disprezzo, “coperto” equivale a difesa psichica.

“In un angolo c’era un uccello morto, grande quanto un colombo e non decomposto ancora.”

Ecco svelato definitivamente l’arcano. Annamaria ha una forte pulsione aggressiva nei confronti del maschio e soprattutto dell’organo sessuale maschile: “uccello morto” e “non decomposto ancora”. Ogni aggressione ha la sua motivazione in una frustrazione o quanto meno a quest’ultima si collega.
Quale frustrazione ha subito Annamaria dai maschi per essere così aggressiva da desiderarne l’impotenza e la sterilità?
Annamaria relega ai margini, “in un angolo”, la funzione procreativa maschile prima di estinguerla con la sua aggressività.
Quale angoscia cela Annamaria nel suo profondo psichico e tra le pieghe dei suoi “fantasmi” in riguardo alla gravidanza e al parto?
Di questo si è già detto a suo tempo; il “fantasma di morte” anticipa come qualità e quantità il “fantasma della parte negativa dello sperma”.
Ma a queste condizioni come si fa a rimanere incinta e a diventare mamma?
Vediamo i simboli: “angolo” o della marginalità in difesa dell’importanza dell’oggetto e della questione, “uccello” rappresenta l’organo sessuale maschile, “morto” equivale a sterile e impotente, “colombo” idem di uccello con precisazione della specie, “decomposto” o aggressività reattiva al fantasma di morte e difesa psichica.

“Il mio lavoro di semina non era stato rovinato anche perché avevo fissato il telo con dei bastoncini e legacci.”

La domanda legittima, a questo punto, recita in questo modo: Annamaria desideri o non desideri questa gravidanza?
Dice che la sua opera per restare incinta era stata sostenuta da una buona convinzione e da giuste difese psicologiche. Annamaria afferma la sua sicurezza mentale e razionale nella realizzazione della sua fecondazione, meglio della sua autofecondazione dal momento che la figura maschile è in netta minoranza in quest’opera d’ingravidamento. Annamaria ha deciso di avere un figlio al di là dell’uomo con cui concepirlo. Quest’ultimo, l’uomo, è il classico strumento procreativo assoggettato alla Dea Madre o al Genio della Specie o della serie “Quando una donna decide di diventare mamma. Annamaria è decisamente una donna fallica in questa suo progetto di realizzazione e di compimento della sua persona e della sua identità femminile.
Vediamo i simboli: “lavoro” o ergoterapia, “semina” o fecondazione, “rovinato” o perdita depressiva, “fissato” o decisione dell’Io, “telo” o difesa psichica, “bastoncini” o principi contingenti, “legacci” o “nessi logici giustificativi.
Ritorna la “posizione fallico-narcisistica” rafforzata dalla spietata autonomia di una donna che non si lega emotivamente e affettivamente al compagno di viaggio. La “libido genitale” è chiamata in questione solamente per ricevere una netta mortificazione a vantaggio di una innaturale esaltazione della propria indipendenza.

“Prendendo da un lembo il telo di copertura, butto via dalla mia serra l’uccello stecchito.”

Il seme è attecchito nel grembo e il maschio si può buttar via, non serve più o almeno per il momento. Annamaria ha realizzato la sua gravidanza e adesso è completa nella sua evoluzione psicofisica candidandosi alla maternità. Nonostante il travaglio e il parto siano motivi di dolore e di pericolo, la donna esalta la sua femminilità portando a compimento una creatura nel suo grembo. In questo modo si celebra il massimo della “posizione psichica genitale”, ma in questo caso trionfa la “libido fallico-narcisistica” con la omonima posizione che precede la “genitale” suddetta. Annamaria non ha mezze misure e mezze stagioni, ha usato semplicemente l’uccello per la sua gravidanza e poi l’ha aggredito “stecchendolo”, rendendolo inanimato, castrandolo, vanificandolo, non investendo la sua libido genitale” ed esaltando la sua autonomia più che mai adesso che la gravidanza è attuata.
Vediamo i simboli: “lembo” si traduce pezza logica giustificativa, “telo di copertura” si tratta di una difesa psichica possibilmente la fredda razionalizzazione, “butto via” ossia castrazione e perdita, “dalla mia serra” ossia dal mio grembo e dalla mia intimità e dalla mia sessualità, “l’uccello stecchito” o castrazione sessuale.

“Non vedo dove va a finire l’uccello e intorno non vedo né terra e né germogli.”

A questo punto Annamaria è in piena crisi. Si è liberata sadicamente del maschio, ma non è rimasta incinta. La consapevolezza dell’Io disconosce il maschio, la femminilità e la maternità. Annamaria ha difficoltà a razionalizzare l’uomo di cui si è sbarazzata dopo l’amplesso della fecondazione, ma l’esito non è stato fausto. La “terra” è simbolo femminile e nello specifico rappresenta l’archetipo Madre. I “germogli” sono la vita dell’uovo fecondato, il feto. Il grembo di Annamaria non è gravido, pesa del suo peso e non ha un peso in più. Si conferma la crisi di Annamaria. Voleva tanto, ma non ha ottenuto niente. Si è sbarazzato del maschio ed è rimasta sola con il suo narcisismo, il suo desiderio di realizzarsi come donna ma senza investire “libido genitale”, senza legarsi a un uomo.

“Ho pensato che tolto l’uccello morto del malaugurio, vanno via anche i fastidiosi mosconi.”

Annamaria conclude il sogno evidenziando la sua paura della maternità. Voleva sbarazzarsi dei “fastidiosi mosconi”, degli spermatozoi, non voleva restare incinta. La superstizione si manifesta nel “malaugurio”, una difesa psichica tendente a ridurre l’angoscia della gravidanza e del parto attraverso l’aggressività verso il maschio e nello specifico verso il suo seme. Tolto il maschio, gabbata la gravidanza. Usa il meccanismo psichico di difesa dello “annullamento” e opera una magia da avanspettacolo. Usa il meccanismo della “proiezione” verso il maschio della sua angoscia di donna che può, non che vuole, diventare madre. Alla castrazione del maschio subentra il “malaugurio”, la parte negativa del “fantasma del maschio”, quella che può ingravidare e uccidere. Annamaria ha invertito i ruoli per difesa dall’angoscia di morte per parto. Affiorano le fantasie della bambina che aveva saputo in maniera traumatica della fecondazione, della gravidanza e del parto. Ritornano anche le ingiunzioni materne a non andare con gli uomini, a mantenersi illibate e a non svendere l’imene a tutti i richiedenti seduttori. La sessualità genitale si deforma sotto le sferzate di queste comunicazioni distorte e aberranti. La cultura religiosa non è da meno e la società non aiuta, di certo, i bisogni di un’adolescente alla ricerca del giusto e onesto “sapere di sé” e del suo ruolo nel mondo.

“Mi sono svegliata chiedendomi chi potesse essere l’uccello del malaugurio.”

La richiesta e il desiderio di Annamaria sono stati ampiamente assolti, per cui la decodificazione del sogno può ritenersi conclusa.

PSICODINAMICA

Il sogno di Annamaria svolge la psicodinamica della “parte negativa” del “fantasma del maschio”, quella che deflora e feconda. In associazione riesuma il “fantasma di morte” da travaglio e da parto. Le difese psichiche arretrano alla “posizione fallico-narcisistica” per giustificare una falsa autonomia di donna fatale che usa e getta l’oggetto, il maschio, della sua apparente realizzazione personale, la maternità. La superstizione è la ciliegina sulla torta sempre in difesa dell’angoscia tramite il meccanismo dell’annullamento e il rito di eliminazione dell’uccellaccio che contiene energie mortifere ed emana flussi distruttivi.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

La traduzione dei tanti “simboli” è stata operata in diretta con la progressiva decodificazione.

L’archetipo “Madre” è richiamato nella “terra” e nei “germogli”.

I “fantasmi” evocati da Annamaria sono il “fantasma del maschio” nella “parte negativa” in “mosconi” e “uccello morto” e il “fantasma di morte” in “tolto l’uccello morto del malaugurio, vanno via anche i fastidiosi mosconi.”

Le istanze psichiche richiamate dal sogno di Annamaria sono l’Io vigilante e razionale in “andavo a controllare” e in “intravedo” e in “mi chiedo” e in “guardo”, l’Es pulsionale e rappresentazione dell’istinto in “seminato” e in “serra” e in “mosconi” e in “telo” e in “uccello morto”, l’istanza censoria e morale Super-Io non compare.

Il sogno di Annamaria richiama la “posizione fallico-narcisistica” in “Avevo seminato qualcosa dentro una piccola serra e andavo a controllare se fosse spuntato qualcosa.” e in “via i mosconi”, la “posizione genitale” in “Guardo se fosse spuntato qualcosa…”. La “posizione anale” e la collegata “libido sadomasochistica” si occultano in “In un angolo c’era un uccello morto, grande quanto un colombo e non decomposto ancora.” e in “butto via dalla mia serra l’uccello stecchito.”

Il sogno di Annamaria usa i seguenti meccanismi psichici di difesa dall’angoscia: la “condensazione” in “seminato qualcosa” e in “serra” e in “uccello” e in altro, lo “spostamento” in “mosconi o qualcosa di affine” e in “rovinato” e in altro, “l’annullamento” e la “proiezione” in “Ho pensato che tolto l’uccello morto del malaugurio, vanno via anche i fastidiosi mosconi.”.

Il processo della “sublimazione della libido” non è usato da Annamaria nel suo sogno, mentre quello della “regressione” rientra nei termini dell’attività onirica con le allucinazioni, le azioni al posto dei pensieri e l’introversione delle energie.

Il sogno di Annamaria evidenzia un netto tratto “narcisistico” e “anale” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva narcisistica” che agisce in un contesto onirico “genitale” nel cercare una gravidanza osteggiando il seme e il suo portatore.

Le “figure retoriche” formate da Annamaria nel suo lavoro onirico sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “seminato” e in “dentro la serra” e in “occhi” e in altro, la “metonimia” o nesso logico in “controllare” e in “spuntato qualcosa” e in “scompaiono” e in altro, la “sineddoche” o parte per il tutto e viceversa in “mosconi”, la “enfasi” o forza espressiva in “butto via dalla mia serra l’uccello stecchito”. Il sogno di Annamaria è ricco di simboli a testimonianza di una vena poetica “noir”.

La “diagnosi” dice di un’angoscia di morte legata alla gravidanza e al parto, di un ricorso all’isolamento narcisistico e di un rifugio difensivo nell’elaborazione pessimistica della figura maschile.

La “prognosi” impone ad Annamaria di rivedere le sue difese psichiche e i suoi pregiudizi mentali in riguardo alla funzione psicofisica del maschio, oggetto d’investimento dei suoi sentimenti di amore e odio, e di affidarsi nella relazione con l’altro con la sicurezza del coinvolgimento critico superando i confini angusti dell’isolamento e dell’autarchia. Al di là della gravidanza, la relazione di coppia va sempre curata come la realizzazione dell’essenza sociale dell’uomo: leggi gli scritti politici di Aristotele.

Il “rischio psicopatologico” si attesta nella psiconevrosi depressiva a causa dell’accentuarsi dell’isolamento narcisistico e dell’atteggiamento di prevaricazione profuso nelle relazioni sociali.

Il “grado di purezza” del sogno di Annamaria è decisamente “buono” perché la discorsività narrativa si coniuga bene con l’interazione dei simboli. Su quest’ultimo punto Annamaria dimostra, come detto in precedenza, abilità insospettate e possibilmente inconsapevoli.

La “causa scatenante” del sogno di Annamaria rientra nei vissuti del giorno precedente in riguardo alla figura maschile e, nello specifico, alla funzione violenta della fecondazione e alla dolorosità del parto.

La “qualità” del sogno di Annamaria è la conflittualità tra il desiderio di maternità e l’aggressione mortifera verso il maschio.

Il sogno si è svolto nella seconda fase del sonno REM tra agitazione e compostezza, la prima legata alla carica d’angoscia, la seconda legata alla progressiva razionalizzazione dei temi trattati.

Il “fattore allucinatorio” trova particolarmente coinvolto il senso della “vista” in “intravedo” e in “scompaiono” e in “non vedo”, il senso del “tatto” in “prendendo”.

Il “grado di attendibilità” della decodificazione del sogno di Annamaria è “buono” alla luce della chiarezza dei simboli e della loro interazione. La “fallacia” è, di conseguenza, minima.

DOMANDE & RISPOSTE

La decodificazione del sogno di Annamaria è stata valutata attentamente da un lettore anonimo che di mestiere fa l’idraulico e da una lettrice, rigorosamente e altrettanto anonima, che di mestiere fa la maestra. Sono emerse le seguenti domande.

Lettore
Mi sembra tanto strano che in un sogno ci siano tante cose e addirittura risalenti al tempo antico, come lei scrive all’inizio.
Risposta
Il sogno di ogni persona è un fatto personale e un fatto collettivo, privato e pubblico proprio perché noi siamo così. Siamo individui e apparteniamo al gruppo umano, siamo intimi e sociali, siamo singoli e collettivi, siamo animali sociali e politici, siamo portatori di geni e di valori culturali, siamo storia e cultura, siamo gli eredi biologici e culturali evoluti di nobili antenati. E’ l’Uomo che scrive la Teogonia, l’Iliade, l’Odissea, la Filosofia, l’Arte, la Scienza e altro e tanto di Altro. Nel sogno c’è tutto questo bordello anche in base ai vissuti delle persone e al di là del tasso di erudizione e dei titoli di studio.
Lettrice
Lei sta dicendo che in noi c’è anche un bagaglio che non conosciamo?
Risposta
Meglio: un bagaglio di cui non siamo consapevoli perché la nostra Mente non può trattenere tutte le esperienze di vita che ci hanno visto attivi o passivi, protagonisti o vittime. Nel corso della nostra vita assorbiamo tantissimo materiale di vario tipo che ci arricchisce e che ci forma. Tutto questo si presenta in sogno ed è proprio nel sogno che riusciamo a capire quanto abbiamo assorbito e immagazzinato in maniera disordinata o quanto siamo stati condizionati dalla nostra natura psichica e sociale. Attenzione, riusciamo a capire anche come ci siamo organizzati dentro nel corso della nostra evoluzione esistenziale. La maggior parte dei sogni sono le nostre fotografie storiche nel bene e nel male. Voglio dire che non sogniamo soltanto e solamente le nostre sfighe, ma sogniamo le nostre cose belle e buone o, meglio ancora, sogniamo come siamo e come funzioniamo a livello psichico: punto e basta!
Lettore
Francamente non capisco.
Risposta
Tu non vuoi capire e ti nascondi nel tuo sapere di guarnizioni e di rubinetti, ma in effetti nella tua vita cosciente e onirica esprimi quello che hai e porti dentro. Forse non hai le parole per dire tutto questo patrimonio da sveglio, ma ti assicuro che anche tu hai questo sapere personale e collettivo e che di notte dormendo tiri fuori nel sogno. Attenzione ancora! Non dimentichiamo che quello che ricordiamo dei nostri sogni è una minima parte e per giunta elaborata da svegli, quindi artefatta e ulteriormente camuffata. Pur tuttavia, anche le fantasie e le fantasticherie o sogni a occhi aperti sono passibili di decodificazione.
Lettrice
Dal sogno di Annamaria si afferma la coppia genitoriale maschio e femmina, ma esistono altre forme di coppia.
Risposta
La coppia che procrea esige il maschio e la femmina, il seme e l’uovo: Natura. Le altre forme di coppia rientrano nella Cultura.
Lettrice
Ma lei non ha letto il “Convito” di Platone?
Risposta
L’ho letto e tante volte. Ti riferisci al discorso di Aristofane dove parla dei tre sessi, il maschile, il femminile e il maschile-femminile. Platone era molto avanti rispetto a noi e non soltanto in questo settore. E’ vero che Platone parla dell’origine e della superbia umana come colpa da espiare ed è per questo motivo che Zeus opera la mutilazione e costringe ogni uomo a ricercare nella vita la sua parte mancante, l’altra metà. E’ tutto vero, ma la distinzione tra Natura e Cultura esige che la coppia che procrea sia il maschio e la femmina. L’omosessualità maschile e femminile è basata sui vissuti psichici e sugli schemi culturali d’identificazione. Attenzione ancora, perché la distinzione tra Natura e Cultura è una tesi di comodità interpretativa e non è così netta.
Lettrice
Non volevo offenderla, ma bisogna superare certi stereotipi e certe ideologie che rafforzano i pregiudizi sul concetto di coppia e accrescono l’omofobia.
Risposta
Il sogno di Annamaria afferma il primato femminile e la subalternità del maschile, una tesi che ha radici lontane e che contiene tanti collegamenti con i temi culturali attuali. Pur tuttavia, non ci sono tante scappatoie nel ritenere che per fare un figlio ci vuole un maschio e una femmina con le proprietà biologiche connesse. Poi, a livello culturale c’è bisogno di massima tolleranza e di massimo buonsenso, ma questa è tutta un’altra storia.
Lettrice
D’accordo. Ma lei dice che Annamaria prevarica il maschio e vuole realizzarsi come donna avendo un figlio e non gliene frega niente di essere moglie.
Risposta
Edoardo De Filippo nel suo capolavoro “Filumena Marturano” sostiene che i “figli so figli” e che appartengono fondamentalmente alla madre al di là della paternità. Dico meglio, sostiene che l’esperienza della paternità è molto diversa dall’esperienza della maternità. Annamaria rientra in questa categoria di donne che hanno consapevolezza della loro funzione di dare la vita, al di là del maschio con cui si accompagnano in questa realizzazione personale.
Lettrice
E’ vero. Tante donne sentono il bisogno di diventare mamme e abbandonano le pretese sul principe azzurro. Tante donne decidono quando e quanti figli avere. E’ anche vero e glielo posso confermare che durante la gravidanza si ha questa sensazione di rifiuto del bambino e di non poter fare nulla per liberarsene. A me, specialmente di mattina, veniva questo bisogno di liberazione, mentre la sera mi chiedevo come farà a uscire questo bambino dalla mia pancia. Il desiderio di ritornare libera e autonoma era forte. Poi progressivamente maturi con il corpo e con la mente e le cose vanno a buon fine, ma confermo le angosce di morte della donna incinta in prospettiva del travaglio e del parto. Mi spiega la psicodinamica della fecondazione, visto che per evitare le angosce basterebbe un semplice preservativo o una pillola?
Risposta
La paura di restare incinta accresce le tensioni e l’eccitazione influisce sull’orgasmo. E’ più facile per la donna raggiungere l’orgasmo con la strizza del rischio di gravidanza, piuttosto che con la sicurezza della gomma o della chimica. Il maschio, invece, ha paura di fecondare e spesso il conflitto tra il piacere e il rischio si risolve in un’eiaculazione precoce. Quindi, la fecondazione non evoca fantasmi d’inibizione nella donna, anzi favorisce l’eccitazione di contravvenire alla natura e di poterla fare franca ancora una volta.
Lettrice
Mi spiega meglio la psicologia della deflorazione femminile.
Risposta
La perdita della verginità è preda della Cultura e della superstizione degli ignoranti, è avvolta da mille esotiche ed esoteriche credenze che vanno sempre a vantaggio del maschio, proprio perché sono elaborate dal potere maschile. La lacerazione dell’imene non è un fatto necessariamente anatomico e fisiologico, è soprattutto un fatto psicologico e culturale. Dipende dall’educazione che hai avuto, dai vissuti che hai elaborato, dai traumi che hai subito, dalla struttura psichica che hai evoluto, dal modo in cui hai organizzato i fantasmi e da altri fattori e veicoli specifici. Non comporta necessariamente un trauma psichico l’esperienza che comporta un trauma fisico. Bisogna educare l’adolescente a vivere la propria verginità come un’esperienza globale del proprio corpo e a inserirlo nell’amor proprio e nel rispetto della propria persona: la deflorazione è un’esperienza personale da vivere nelle migliori condizioni psicofisiche ed esistenziali. “Ogni cosa al suo tempo”, dicevano i vecchi saggi del tempo andato.
Lettore
Io non ho niente da dire e mi dispiace, ma capisco quello che state dicendo.
Lettrice
Più che altro sono cose da femmine quelle di cui stiamo parlando.
Risposta
Non esistono cose da maschi e cose da femmine, esistono cose che si possono fare da soli o insieme, al di là delle differenze sessuali. Anche l’esperienza della maternità si può condividere a diversi livelli. La donna la vive sulla carne e sulla mente, mentre il maschio la può vivere empaticamente se ha la giusta sensibilità e non si difende dalle emozioni più genuine.
Lettore
Ho una domanda. Che cos’è la superstizione di cui lei parla ogni tanto.
Risposta
L’uccello del malaugurio?
Lettore
Sì proprio quello!
Risposta
La parola “superstizione” deriva dal latino “super-stat” che si traduce “sto sopra” e attesta del “processo psichico di difesa dall’angoscia” della “sublimazione”, nonché dei “meccanismi di difesa” seguenti: “annullamento”, “isolamento”, “intellettualizzazione”, “spostamento”. Adesso devo spiegarteli e fare qualche esempio. Ci provo. In alto l’uomo pone la soluzione di tutto quello che gli procura angoscia. Il dio di qualsiasi religione è posto in cielo e risolve l’angoscia di morte perché dà la vita eterna dietro un comportamento etico. Sublimare significa rendere nobili e utili le nostre energie deprivandole dell’egoismo e del peccato. “L’annullamento” consiste nel convertire l’angoscia in un rito collettivo, il senso di colpa in un rituale soggettivo, nell’elaborare un modo di procedere per risolvere la tensione. Esempio il rito del funerale esorcizza l’angoscia di morte dei vivi, così come altri riti più o meno diffusi. “L’isolamento” si attesta nel risolvere l’angoscia scindendo l’emozione dalla ragione, il sentimento dalla conoscenza, ricorrendo alla freddezza affettiva. Esempio: in un funerale non piango, anche se so che è morta una persona cara, perché ho isolato l’emozione della perdita dal fatto che quella persona non c’è più. “L’intellettualizzazione” comporta la razionalizzazione di un carico emotivo ingestibile e la formazione di teorie, di esorcismi e di riti. Qualsiasi superstizione si serve di questo meccanismo di difesa dall’angoscia. Esempio: i rituali collettivi e individuali. Lo “spostamento” consiste nel formare un feticcio, nell’investire in un sostituto per ridurre l’angoscia. Esempio: un oggetto individuale come un amuleto o un oggetto collettivo come la croce. Mi fermo qui.
Lettore
Non ci crederà, ma ho capito abbastanza. La signora Annamaria aveva spostato sull’uccello il malaugurio e aveva immaginato che fosse portatore di disgrazie, mentre in effetti era solo un animale su cui lei aveva costruito le sue angosce e gliele aveva ficcate dentro.
Lettrice
E bravo l’idraulico! Si possono capire anche le cose più difficili se ci si mette di buona volontà. Cosa pensa della fecondazione artificiale omologa ed eterologa? Annamaria poteva andare in Spagna e fare un figlio senza conoscere il padre.
Risposta
Penso bene e condivido. Oggi la Scienza medica consente di risolvere la frustrazione della maternità a tutte le donne che desiderano avere un figlio. Se non conosce il padre naturale, il bambino avrà sempre un padre che sarà quello che elaborerà nel primo anno di vita. Il futuro prossimo appartiene all’Ingegneria genetica e alle possibilità di una quasi onnipotenza di vita.
Si può chiudere qui questa rocambolesca digressione.
Lettore
Quale canzone ha scelto per il sogno di Annamaria? Io suggerirei il cabaret milanese di Coki e Renato e la canzone di anonimo e popolare “L’uselin de la comare”, tanto per concludere ridendo e in bellezza.
Risposta
Epperò, il nostro idraulico! D’accordissimo! Così all’uccello morto e del malaugurio sostituiamo un uccello vivo e nel pieno delle sue funzioni seduttive e libidiche. Grazie e alla prossima!