DI RITORNO DA AMMAN

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovavo nella mia stanza, nella residenza in cui vivevo ad Amman. Ero con mia madre ed il mio ragazzo e sapevo che quel giorno sarei dovuta partire per tornare in Italia.
Dovevo fare in fretta la valigia, un’unica grande valigia che non sarebbe mai bastata per tutto ciò che, in quel tempo trascorso lì, ero riuscita a collezionare.
In effetti, i miei averi erano molti di più di quelli che immaginassi. Aprivo cassetti stracolmi di vestiti, quaderni, fogli vari, li prendevo e, in pochi secondi, dovevo decidere se portarli con me o lasciarli.
Così dovevo fare anche con il grande armadio in legno, pieno anch’esso di effetti personali, alcuni dei quali non riconoscevo neppure come miei.
Ero preoccupata perché pensavo che, in così grande agitazione e fretta, avrei di certo lasciato delle cose importanti.
Inoltre, provavo fastidio nel vedere quella valigia che, inevitabilmente, si riempiva in modo caotico, non avendo il tempo per sistemarne ordinatamente il contenuto.
Mia madre e il mio ragazzo mi aiutavano come potevano, dato che dovevo essere io colei che effettuava la scelta tra ciò che doveva essere lasciato e ciò che volevo e dovevo portare con me.
In quel marasma avevo anche perso il biglietto dell’aereo e non ricordavo neppure l’ora della partenza, così mando il mio ragazzo a controllare su internet.
Lui, dopo aver controllato, torna da me tranquillo, mi dice che saremo partiti alle 16.30, ma a me quel tempo tra i bagagli e l’aereo continuava a sembrare pochissimo.
Per di più, dovevo anche congedarmi dai padroni della residenza, lasciare loro le chiavi e consegnargli un sacco di vestiti da dare ai poveri.”

Questo sogno appartiene a Clotilde.

INTERPRETAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il “viaggio” è la metafora della vita e l’allegoria del vivere. Nasci e ti evolvi cercando di capire chi sei e cosa vuoi, magari pensi di essere un ameba o un piccolo dio, ma resti sempre un vivente e un viaggiatore, uno di quei compagni di Ulisse che si convinsero di non essere fatti per “viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza”. E la prima conoscenza salta subito ai tuoi sensi di bambino che non sa parlare la lingua ufficiale, ma che si esprime bene nel linguaggio del corpo e della mente: le pulsioni e la fantasia. E così prendi coraggio e magari sai anche evolverti in un piccolo Socrate, riesci a seguire il modello di vita di uno scansafatiche che bighellonava tutto il giorno nell’agorà di Atene e cercava un povero Sofista, un imbroglione da imbrogliare con le parole e con il micidiale “perché dici questo”. E di questo passo, prima di conoscere il mondo, riesci a conoscere te stesso, come recitava il frontone del tempio di Apollo a Delo: “gnoti seauton”. E andando avanti, sai anche essere umano e generoso, un “animale sociale” o “zoon politikon” come voleva il grande Aristotele. Insomma sei un viaggiatore come Clotilde, una donna che, tornando da Amman, non trova di meglio che sognare il condensato di tutto quello che di nuovo ha vissuto e conosciuto di se stessa. Clotilde ha approfittato del “viaggio reale” ad Amman per parlare del suo “viaggio psicofisico”, di tutto quello che si è portato via da Amman e che ha vissuto in maniera intensa. Clotilde ammanta di simboli il dato reale del viaggio, un’esperienza che ha vissuto innestandola sul suo passato per evolversi dal “chi ero” al “chi sono”. Il sogno segue questo metodo antropologico: “dimmi chi eri e ti dirò chi sei”.
Quale viaggio può suggerire l’agenzia “dimensionesogno”?
L’Odissea, la Filosofia greca, l’Inferno di Dante, la Bibbia, chiaramente brani a libera scelta. Troverete gran parte dello scibile in embrione, Non vi serve altro, così come a Clotilde è bastata la sua valigia per acchiappare al volo tutto quello che le garbava secondo i suoi gusti e la sua struttura psichica evolutiva. Questi testi sono essenziali e arricchiscono. Tutto quello che viene dopo, è soltanto una riedizione o un rimaneggiamento delle poche o tante verità che servono all’uomo che viaggia ed è sempre in cerca di risolvere in qualche modo la malattia mortale, l’angoscia della perdita e il “fantasma di morte”.
Auguro un buon viaggio tra le pagine dei brani che sceglierete e vi ricordo che, come suggerisce Clotilde, bisogna “partire per tornare”.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Mi trovavo nella mia stanza, nella residenza in cui vivevo ad Amman. Ero con mia madre ed il mio ragazzo e sapevo che quel giorno sarei dovuta partire per tornare in Italia.

Clotilde approfitta del “viaggio reale” ad Amman per parlare del suo “viaggio interiore”, di quello che ha conosciuto di sé e si è portato via da Amman, tante esperienze particolari e vissute in maniera intensa, definite simbolicamente “nella mia stanza”, una parte specifica della struttura psichica di Clotilde che il sogno individuerà. Il dato reale della permanenza ad Amman viene ammantato di simboli e viene costruito il sogno nella “residenza”; le novità si attestano nella continuità psico-esistenziale di Clotilde. Degna di nota è la pendenza “edipica” che ha ancora con la madre, ma di buono c’è un ragazzo, “il mio ragazzo”, che testimonia di una benefica evoluzione “genitale”, un investimento di “libido” nell’altro e il sentimento d’amore. Questa madre Clotilde se la porta in viaggio ed è convinta che il tempo è maturo per il ritorno senza dolore e senza nostalgia a una vita che già conosce quanto meno nella quotidiana logistica. Le novità psicofisiche che hanno intriso il viaggio ad Amman hanno bisogno di essere degnamente resettate all’interno della “organizzazione psichica reattiva” in atto e integrate al meglio. E queste novità sono tante e degne di una giovane donna.
I simboli sono “la stanza” o una parte psichica della sua struttura e vedremo quale andando avanti, la “residenza” o dove attesto ed evolvo me stessa e la mia storia, la “madre” o istanza edipica, il “ragazzo” o istanza genitale, “partire per tornare” o razionalizzazione del distacco.

“Dovevo fare in fretta la valigia, un’unica grande valigia che non sarebbe mai bastata per tutto ciò che, in quel tempo trascorso lì, ero riuscita a collezionare.”

Il sogno è alla ricerca di uscire dal generico e di essere puntuale. All’uopo è aiutato dalla giustificazione del viaggio di ritorno per sintetizzare tutto quello che Clotilde ha portato via con sé ed è in via di assimilazione. Vediamo di che si tratta e decodifichiamo i simboli e le psicodinamiche per capire bene le esperienze vissute da donna Clotilde.
“La valigia” è un simbolo femminile, un grembo allargato e generico che contiene tutto quello che come donna ha conosciuto in questo viaggio. Il sogno dice che ha vissuto tanto e che questo materiale psichico è in attesa di essere organizzato e fatto proprio: “sapere di sé”. Questo viaggio ad Amman è stato per Clotilde l’affermazione del suo essere femminile, quasi come se prima avesse vissuto se stessa poco e in maniera vaga. Questo viaggio è stato foriero di importanti conoscenze evolutive. “Collezionare” è simbolicamente collegato all’ossessione implicita nella “libido anale” durante la “posizione psichica” omonima e si attesta nel mettere insieme con quella precisione che sa di insicurezza interiore e a elencare pedantemente le esperienze fatte per non dimenticarle: pulsione a ordinare e a fare tesoro di tutto.
Non resta che vedere a questo punto di cosa si tratta, quali e quante esperienze ha messo insieme la donna Clotilde in questo viaggio esotico dentro e fuori il suo corpo e la sua mente in quel di Amman.

“In effetti, i miei averi erano molti di più di quelli che immaginassi. Aprivo cassetti stracolmi di vestiti, quaderni, fogli vari, li prendevo e, in pochi secondi, dovevo decidere se portarli con me o lasciarli.”

Clotilde ha vissuto tanto e tanto di importante in questa permanenza ad Amman, ha elaborato parti psicofisiche femminili, nuovi e diversi modi di apparire donna, ha elaborato fantasie e ha dato concretezza alle sue riflessioni: “cassetti”, “vestiti”, “quaderni”, “fogli vari”. Questi sono i suoi sorprendenti “averi”. Alcuni meritano di essere assimilati per essere rivissuti, altri possono ritenersi esperienze vissute in quel tempo e in quello spazio. Clotilde non ha che l’imbarazzo della scelta, ma soprattutto ha la frenesia della donna che lascia e non vuole tralasciare. E’ più un orgasmo che un’angoscia di accaparramento. Questo è il senso simbolico di “portarli con me o lasciarli”.

“Così dovevo fare anche con il grande armadio in legno, pieno anch’esso di effetti personali, alcuni dei quali non riconoscevo neppure come miei.”

Clotilde offre in sogno ancora un simbolo femminile, “il grande armadio in legno”, pieno di esperienze intime e private, “effetti personali”, talmente nuove e originali che fatica a pensare di averle effettivamente vissute. Il viaggio ad Amman è stato per Clotilde veramente “maieutico”, perché le ha dato la possibilità di esprimersi e di cimentarsi in quelle novità esistenziali pensate e non realizzate in precedenza. Clotilde ha partorito se stessa, le sue fantasie e i suoi pensieri, i suoi desideri e i suoi progetti. Sottolineo la qualità degli “effetti personali”, le esperienze intime di una donna che all’estero trova la libertà di esprimersi e la disinibizione di realizzarsi.

“Ero preoccupata perché pensavo che, in così grande agitazione e fretta, avrei di certo lasciato delle cose importanti.”

L’intensità dei vissuti è stata tale e tanta da essere sciupata nel confezionarla dentro la memoria di un viaggio veramente di crescita. Clotilde è “preoccupata”, e “in così grande agitazione e fretta”. Traduco: Clotilde teme di dimenticare o di rimuovere parte dei vissuti e delle “cose importanti” che hanno contraddistinto il suo viaggio ad Amman. I simboli: la “preoccupazione” condensa un pregiudizio che impedisce l’evoluzione, l’agitazione e la fretta appartengono al corredo psicofisico dell’orgasmo, “avrei lasciato” contiene un tratto depressivo di perdita. Di certo, l’esperienza di Amman è non soltanto intensa ma è anche ricchissima.

“Inoltre, provavo fastidio nel vedere quella valigia che, inevitabilmente, si riempiva in modo caotico, non avendo il tempo per sistemarne ordinatamente il contenuto.”

La femminilità di donna Clotilde si è esaltata al punto che ha temuto un ingorgo emotivo per il fatto ha vissuto cent’anni in un giorno. Questo capoverso si presta anche a una paura di gravidanza proprio nella frase “si riempiva in modo caotico” e si collega alla successiva frase ispirata all’onnipotenza “sistemarne ordinatamente il contenuto”. Tante emozioni in circolo, legate alla sensibilità sessuale e alla “libido genitale”, sono da privilegiare nel contesto del sogno anche se resta valida l’interpretazione sulla paura della gravidanza indesiderata.
Simboli: “caotico” traduce l’ignoranza dell’ordine implicito nel caos in divenire, “fastidio” traduce un misto di noia e di deficit dell’autocontrollo, “valigia” traduce la solita dominante femminilità del grembo e della ricettività sessuale, “sistemarne ordinatamente il contenuto” rievoca l’istanza psichica “Io” nel suo compito di razionalizzare le intense emozioni legate alle esperienze vissute, “il tempo” traduce evoluzione e perdita.

“Mia madre e il mio ragazzo mi aiutavano come potevano, dato che dovevo essere io colei che effettuava la scelta tra ciò che doveva essere lasciato e ciò che volevo e dovevo portare con me.”

Quella di donna Clotilde è una “scelta” amletica quanto retorica, semplicemente perché tutto si conserva e niente si distrugge a livello psichico, possibilmente tutto si difende dall’angoscia perché questo materiale viene lavorato dai “meccanismi di difesa” per consentire un costante equilibrio psicofisico. In ogni caso niente va perso dalla protagonista di tutto quello che ha vissuto. La “rimozione” può far dimenticare il materiale psichico particolarmente delicato e ingestibile dalla coscienza, ma il dramma di Clotilde si attesta nell’unica funzione dirimente tra i vissuti opportuni da ricordare perché formativi e i vissuti contingenti e particolarmente legati al momento e al luogo in cui sono stati esperiti. Clotilde tenta una selezione tra ciò che è formativo e ciò che è banale, distinzione legata all’azione dei “meccanismi di difesa” che lavorano sul materiale più fragile e delicato. La “madre” è un residuo edipico e la figura femminile su cui si è identificata, per cui è naturale che se la sia portata dietro in tanto viaggio che ha evidenziato proprio le esperienze di donna. Il “ragazzo” è lo strumento di tanto vissuto e di tanta sorpresa, l’oggetto d’investimento e d’esercizio della “libido genitale”. Clotilde fa bene a precisare che tutto quello che ha vissuto è tutta opera sua e a lei va ascritto a merito o a problema. Soltanto lei “sa di sé” in riguardo ai vissuti formativi e ai vissuti birichini. Ancora un ultimo rilievo è opportuno: il conflitto tra il volere e il dovere o meglio tra il “doveva” e il “volevo e dovevo”, tra l’istanza “Io” del “volevo” e l’istanza “Super-Io” del “dovevo”. La “scelta” è di Clotilde ed è operata dalla sua valutazione razionale e dal suo senso del dovere. L’esperienza di Amman si colora naturalmente anche di trasgressione alla luce del richiamo in esercizio dell’istanza censurante del “Super-Io”.
Simboli: madre o alleata edipica, ragazzo o alleato genitale, “scelta” o funzione dell’Io, “volevo” o consapevolezza del desiderio, “dovevo” o funzione dell’istanza “Super-Io”, “lasciato” o pulsione alla perdita, “portare con me” o assimilazione formativa ed evolutiva.

“In quel marasma avevo anche perso il biglietto dell’aereo e non ricordavo neppure l’ora della partenza, così mando il mio ragazzo a controllare su internet.”

Clotilde introduce il suo “ragazzo” in prima persona proprio “in quel marasma” che non è di certo logistico ma psicofisico: erotico e sessuale per la precisione. “L’aereo” è un simbolo femminile e il “biglietto” è un simbolo fallico, per cui va da sé che si tratta di “marasma” dei sensi. Riepiloghiamo la psicodinamica del sogno: Clotilde ha fatto un viaggio ad Amman e ha esaltato i suoi sensi con il suo uomo, tecnicamente ha esercitato la “libido genitale” e ha provato nuove sensazioni erotiche e ha vissuto nuove esperienze sessuali. In sostanza Clotilde si è innamorata in quel di Amman e il sogno riporta quello che il corpo e la mente hanno in sintonia registrato: senso e sentimento. Inoltre abbiamo da decodificare il simbolo di “internet”: processi neurovegetativi da controllare da parte del ragazzo. “Internet” è fondamentalmente simbolo della generica “relazione”, ma il fatto che sia chiamato in causa il “ragazzo” dispone per la sessualità e per il controllo della stessa, in specie per quanto riguarda l’eiaculazione e la fecondazione. Questo fattore si era visto in precedenza quando Clotilde aveva detto della “valigia che inevitabilmente si riempiva in modo caotico”. Questa paura si evidenzia in questo capoverso del sogno. Del resto, Clotilde è talmente presa dal suo orgasmo che non riesce a controllare l’ora della partenza del suo aereo. E’ stata decisamente quella di Amman un’intrigante esperienza per la nostra protagonista.
I simboli: “perdere il biglietto dell’aereo” equivale a lasciarsi andare all’orgasmo, biglietto è un simbolo di potere fallico, “marasma” o caduta dell’autocontrollo vigilante ed egemonia del sistema neurovegetativo o trionfo dei sensi o orgasmo, “non ricordavo” o meccanismo di difesa della “rimozione”, “internet” o della relazione allargata e generica, “controllare” o funzione dell’istanza “Io”, “ora di partenza” o inizio della caduta della vigilanza e introduzione all’orgasmo.

“Lui, dopo aver controllato, torna da me tranquillo, mi dice che saremo partiti alle 16.30, ma a me quel tempo tra i bagagli e l’aereo continuava a sembrare pochissimo.”

L’autocontrollo del “ragazzo” è buono e desta tranquillità dopo il marasma dei sensi. Questo è stato assodato. Ma come si spiega la sensazione di disagio dettata dalla non proporzionalità temporale tra la preparazione dei bagagli e la partenza dell’aereo? Si tratta dei preliminari erotici. Clotilde ricorda la mancata sintonia tra i reciproci orgasmi, tra i preliminari e l’eiaculazione. E’ anche vero che questo è il prezzo che si paga alla progressiva conoscenza della coppia nell’esercizio della sessualità. La mancata sintonia d’orgasmo ha colpito Clotilde al punto che la riporta candidamente e simbolicamente in sogno. Oppure la paura di qualche incidente di percorso nel fascinoso esercizio della “libido genitale” con il ragazzo attraente e servizievole si può profilare in tanto trambusto di sensi e di sentimenti: “dopo aver controllato, torna da me tranquillo…”. Ma Clotilde accusa la brevità del tempo, il classico sintomo di quando si è stati tanto, ma tanto, bene. Tra il fare i bagagli, la propria femminilità, l’aereo, la maternità, il tempo o il passo effettivamente è “pochissimo”.

“Per di più, dovevo anche congedarmi dai padroni della residenza, lasciare loro le chiavi e consegnargli un sacco di vestiti da dare ai poveri.”

Traduco senza equivoci e per capire bene e del tutto: “avevo ancora da superare le censure e liberarmi dalle resistenze a lasciarmi andare, acquisire bene il potere sperimentato in me stessa, farmi dono e assimilare tutti quei modi di essere e di vivere femminili che avevo vissuto alla grande e che mi avevo concesso e donato.
Potenza della disinibizione!
Della mamma di Clotilde non si è saputo più niente nel sogno, sicuramente perché il distacco è stato effettuato. Donna Clotilde ha acquisito ormai la sua autonomia psichica e può festeggiare la sua completata identificazione e la sua completa identità.
I simboli: “congedarmi” o risoluzione, “padroni” o istanza censoria “Super-Io”, “residenza” o consapevolezza, “lasciare” o riconoscimento, “chiavi o simbolo fallico, “consegnargli” o dare prova e valore, “vestiti” o modi psichici di apparire, “poveri” o in via di acquisizione evolutiva.
Questo è quanto dovevo al sogno e quanto potevo dire a Clotilde.

PSICODINAMICA

Il sogno di Clotilde sviluppa la psicodinamica delle esperienze erotiche e sessuali in un contesto amoroso di senso e di sentimento. La cornice di tanto avvenimento è il viaggio ad Amman, in Giordania, una terra che porta bene alle donne occidentali in cerca di un uomo solerte e premuroso, oltre che maschio. Il sogno accenna alla risoluzione della conflittualità con la madre o “posizione edipica”, per poi svolgere desideri e paure, sensazioni e sentimenti collegati al suo essere femminile al punto di essere considerato un inno all’innamoramento e alla sessualità, un concerto in onore della “libido genitale”. La dinamica incalzante della trama del sogno è in linea con le giuste tensioni erotiche di una relazione virtuosa.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” ho detto in abbondanza cammin facendo.

Dei “fantasmi” nessun rilievo specifico eccezion fatta per quello della madre.

Degli “archetipi” tirerei in ballo il “viaggio”.

Il sogno di Clotilde presenta le seguenti istanze psichiche: “Io” vigilante e razionale in “mi trovavo” e in “sapevo” e in “pensavo” e in “sistemarne ordinatamente il contenuto”, “Es” pulsionale in “aprivo cassetti stracolmi di vestiti, quaderni, fogli vari”.

Un discorso a parte merita il “Super-Io” morale e censurante, oltre che signore del senso del limite, che compare in ben sette, dico 7, “dovevo” e in un, dico uno, “sarei dovuta”. Per questo sorprendente dato il sogno di Clotilde segna il passaggio dal senso del dovere e del limite alla trasgressione, un notevole allentamento dei tabù e una salutare riduzione dei divieti. Si spera che il ritorno in Italia sia un persistere nella trasgressione e non riporti inibizioni e limiti. Potevo titolare il sogno di Clotilde “Dal Super-Io all’Es” proprio alla luce del passaggio dal senso generico del dovere alla trasgressione pulsionale, ma è prevalso il senso specifico del viaggio con il suo superare difese inutili della “libido genitale” e inibizioni di vario tipo e di vario genere, tutte “resistenze” alla presa di coscienza del “principio del piacere” e della vitalità sessuale. Il “viaggio” è stato per Clotilde uno sblocco liberatorio.

La “posizione psichica genitale”, “libido donativa” e riconoscimento dell’altro, contraddistingue e domina la psicodinamica del sogno di Clotilde. Di profilo si rileva la “posizione edipica” nella figura della madre che in quel contesto entrava come i cavoli a merenda.

Il sogno di Clotilde usa i seguenti meccanismi psichici: la “condensazione” ad esempio in “valigia”, lo “spostamento” ad esempio in “madre” e in “ragazzo”, la “drammatizzazione” in “marasma”, la “figurabilità” in “armadio”.

I processi psichici di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido” e della “regressione” non si evidenziano. Il primo si suppone che abbia tanto lavorato in passato per elevare le pulsioni e agire in maniera costruttiva e solidale. Il secondo, la “regressione”, è presente nei termini psicofisici legati alla funzione del sogno: ricorso ai “processi primari”.

Il sogno di Clotilde mostra un tratto psichico nettamente “genitale” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva genitale”: disposizione all’altro e all’investimento di “libido”.

Le figure retoriche usate da Clotilde nel sogno sono la “metafora” ad esempio in “viaggio”, la “metonimia” o relazione logica in “vestiti” e “quaderni” e “fogli “, la “enfasi” o forza espressiva in “marasma”.

La “diagnosi” dice di un’esperienza formativa in riguardo alla vita affettiva e alla vitalità erotica e sessuale: “libido genitale”. Clotilde in sogno rielabora i particolari impressi nella sua psiche, al fine di fissarli in termini di crescita personale.

La “prognosi” impone a Clotilde di maturare le esperienze vissute e di migliorarle superando inibizioni ulteriori e sopratutto liberandosi dal senso del dovere che in passato l’ha difesa con le censure del “Super-Io”: più piacere e meno dovere.

Il “rischio psicopatologico” si attesta nella colpevolizzazione di quello che ha vissuto e in un ritorno del sistema repressivo delle censure e delle inibizioni. Oltretutto l’espiazione dei sensi di colpa richiederebbe una “psiconevrosi fobico e ossessiva” con attacchi di panico.

Il “grado di purezza onirica” è stimato “medio” in quanto Clotilde ha ben raccontato il suo prodotto psichico. In sostanza il sogno si è svolto in uno stato di dormiveglia e la funzione logica ha avuto la possibilità di curare la trama secondo un filo conduttore. Ma bisogna anche precisare che Clotilde usa molti simboli che intrecciano una valida psicodinamica.

La causa scatenante del sogno di Clotilde è un semplice ricordo per via associativa di quello che ha vissuto durante il viaggio ad Amman.

La “qualità onirica” è ansiosa e incalzante.

Il sogno si è svolto nella quarta fase del sonno REM, prima del risveglio. La fattura narrativa e simbolica viaggiano in sintonia.

Il “fattore allucinatorio” vede la prevalenza di emozioni come in “Ero preoccupata perché pensavo che, in così grande agitazione e fretta, avrei di certo lasciato delle cose importanti. Inoltre, provavo fastidio…” Più che un senso specifico, sono allucinati tutti i sensi in un crescendo cenestetico.

Il “grado di attendibilità” è “buono” perché i simboli sono chiari e si intrecciano in maniera logica consequenziale e senza fare una piega, Il “grado di fallacia” è, di conseguenza, minimo.

DOMANDE & RISPOSTE

La decodificazione del sogno di Clotilde è stata sottoposta all’attenzione di una lettrice anonima e sono conseguite le seguenti domande.

Domanda
Il sogno di Clotilde è sgamante, nel senso che ha comunicato senza saperlo quello che aveva fatto ad Amman?
Risposta
Proprio così. Clotilde in quel viaggio si è innamorata e ha avuto una relazione completa, di senso e di sentimento. Ha, inoltre, scoperto quella “libido” che nelle precedenti relazioni non si era esaltata. Ha, ancora, ridotto l’influenza morale e la condanna dei diritti del corpo, si è disinibita e ha svenduto in un bazar i suoi tabù erotici e sessuali. E’ stata bene con se stessa e con il suo ragazzo.
Domanda
Un sogno positivo.
Risposta
Tutti i sogni sono positivi in quanto sono dei dati di fatto. Qualitativamente parlando, è un sogno non traumatico o beneficamente traumatico. Del resto, i nostri sogni sono in prevalenza di normale amministrazione, ma si ricordano meglio quelli che ci hanno turbato. Tutti abbiamo subito traumi e dolori, ma non tutti li abbiamo sistemati bene nella nostra “organizzazione psichica reattiva” e allora li sogniamo in maniera tormentata.
Domanda
Non ho ben capito se Clotilde era rigida o morbida di carattere.
Risposta
Il sogno dice che ha un forte senso del dovere, è tirannica quando vuole con se stessa e non si perdona alcun errore, ma è anche una donna che vive le sue pulsioni con il concorso della consapevolezza. Il viaggio ad Amman l’ha ammorbidita soltanto perché si è innamorata. E quando si investe “libido genitale” non si può che stare bene.
Domanda
Io ho soltanto la terza media, ma quello che lei scrive lo capisco in gran parte. Penso che se fosse più semplice sarebbe ancora meglio.
Risposta
Grazie per il suggerimento e cercherò di esserlo. La terza media scolastica equivale simbolicamente a una vita con tanti viaggi ad Amman, a una persona squisita e concreta.
Domanda
Tornando alla mia domanda iniziale, il sogno dice la verità, questa caratteristica si potrebbe applicare ad altri settori della vita pubblica e della società? Ad esempio alla Giustizia.
Risposta
Mi è capitato nella vita professionale di essere interpellato su un caso di pedofilia. Dai sogni e dagli incubi o dalle fantasticherie, chiamale come vuoi, che il bambino produceva, si è arrivati alla verità. Vedo molto difficile un incremento della Psicologia in ambito giudiziario. E’ l’ultima ruota del carro e il sistema la usa quando non sa che pesci pigliare o perché è di prassi. Eppure esiste la Psicologia forense e ha una buona presenza nel nostro paese, ma è difficile che la Psicoanalisi si allei con il sistema delle Leggi imperanti. Proprio per sua natura è ostica con i sistemi politici repressivi. Ne può parlare in abbondanza, ma non può colludere per metodologia. Comunque questo è un lungo e interessante discorso.
Domanda
Ha scelto una canzone per il sogno di Clotilde?
Risposta
Una? Due! La prima è una canzone napoletana antica che s’intitola “A casciaforte” ed è cantata mirabilmente da Roberto Murolo, la seconda è “La borsa di una donna” ed è interpretata da Noemi. La prima è ironica e da teatrino di periferia, la seconda è drammatica e pessimistica. Io le ho scelte soltanto perché sono dei “recipienti” e sono in linea con la simbologia femminile. La cassaforte e la borsa sono recettivi e contengono materiale tutto da interpretare. A me piace tantissimo “A casciaforte” e spero in un secondo tempo di analizzarne il contenuto, simbolicamente s’intende. Alla prossima e grazie di cuore, o signora con la terza media.

 

 

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