IL SENTIMENTO DELLA RIVALITA’ MATERNA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ho sognato di trovarmi con mia figlia in un piazzale dove abbiamo parcheggiato la macchina per andare a una conferenza.
Mia figlia ha preso dalla macchina tanti mazzi di banconote da 50 e 100 euro.
Vedendola in difficoltà e pensando che non era sicuro andare in giro con tutte quelle banconote in vista, mi sono avvicinata e le ho dato una vecchia borsetta bianca in pelle che si trovava in macchina.
Stavamo dirigendoci verso la sala conferenze quando abbiamo sentito il rumore della nostra macchina.
Sorprese ci siamo dirette verso la finestra e abbiamo visto che la macchina senza autista andava via.
Mentre pensavamo sul da farsi, la macchina è ritornata parcheggiandosi.
Contente ci dirigiamo verso la sala conferenze, quando la macchina è ripartita nuovamente senza ritornare.”
Mi sono svegliata chiedendomi il significato di questo sogno.

Anna Maria

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Dal sentimento della rivalità “fraterna” al sentimento della rivalità “materna” il passo è breve e veritiero.
Quante mamme si accompagnano ed esibiscono le figlie procaci nella ricerca narcisistica di un riscontro sociale anche della loro bellezza e giovinezza!
Quante volte abbiamo detto o sentito la famigerata frase “sembrate due sorelle” o altre litanie del genere!
Le relazioni sociali, anche le più innocenti e delicate, sono una mezza truffa e sono immancabilmente insidiate dai sentimenti dell’invidia e della rivalità.
Siamo abituati culturalmente a ritenere l’invidia un brutto sentimento, ma siamo costretti a ricrederci. Bisogna anche dire che in tanto pessimismo ha contribuito l’educazione religiosa di cui siamo stati infarciti sin dalla più tenera età. Il grande Agostino nel quarto secolo p. C. n. attribuiva al diavolo l’orgoglio e l’invidia. Spesso ci si imbatte in tre contrastati sentimenti, l’invidia, la rivalità e l’orgoglio. Ricordo che il sentimento è la “astrazione” e la “sublimazione” del senso e delle sensazioni. Tornando ai magnifici tre, invidia, rivalità e orgoglio, è evidente il fatto che psicologicamente hanno una loro consistenza oggettiva e, di conseguenza, “positiva” proprio perché cadono nella storia psicologica e si recitano quotidianamente nel teatro psichico con alterna fortuna. Colpevolizzare questi sentimenti è inizialmente opera dei genitori improvvidi e di tutti gli adulti imbrattati di cultura ufficiale e in vena repressiva per i loro bisogni psichici. Di poi, il bambino assorbe la lezione e sarà merito del suo “Super-Io” censorio e morale avallare tanta ignoranza e tanta ingiustizia.
Parliamo dei magnifici tre moschettieri.
Il “sentimento dell’invidia” si attesta nel “vedere nell’altro” un dato psichico ben preciso che gradiremmo possedere: latino “in video”, italiano “vedo dentro l’altro”. E’ un desiderio che non cade dalle stelle, “de sideribus”, e s’incarna in noi, perché è già caduto in un’altra persona. E’ una forma frustrazione che si compensa con la consapevolezza che quello che io non ho, appartiene a un altro. E’ una penosa sensazione che immancabilmente matura aggressività verso il prossimo. E’ un’alienazione inconsapevole e difensiva di un nostro tratto psichico che ci crea disagio e che volentieri proiettiamo su un’altra persona. Non vale più il “vedo nell’altro”, ma si afferma il “non voglio vedere in me”. L’invidia nella sua radice psichica è l’angoscia di vedere dentro di sé e di dover gestire tanto bagaglio fuori di sé. Ma attenzione, spesso il sentimento dell’invidia verte su oggetti benefici e di valore, come la bellezza, l’avvenenza, l’erotismo, la sessualità e l’orgasmo nel caso del sogno di Anna Maria.
Il “sentimento della rivalità” ha una natura squisitamente affettiva e nasce nell’infanzia dalla paura di non essere amato dai genitori per ipotetiche colpe e di perdere il loro affetto. La comparsa sulla scena di un fratello aggrava un quadro che di per se stesso è già problematico. La paura di non essere preferito porta a sentirsi soggetto di minor diritto e matura gravi complessi d’inferiorità. Si aggiunge la progressiva convinzione di non poter cambiare e migliorare la propria condizione umana. Nel tempo l’evoluzione porta il “sentimento della rivalità” a sublimarsi e a diventare una sana competizione migliorativa delle proprie qualità e prestazioni. Una bambina che ha sofferto l’angoscia della rivalità fraterna sarà una mamma che porterà il marchio di tanta infamia sociale e di tanto struggimento affettivo. Idem per il bambino. Ricordo sul tema il testo, uno dei pochi, di Louis Corman dal titolo “Psicopatologia della rivalità fraterna” dove si coglie l’incidenza maligna di questo sentimento nei disturbi psichici gravi.
Avanti il terzo, “il sentimento dell’orgoglio”. La parola deriva dalla lingua dei Franchi, “urgoli”, e si traduce “notevole”, mentre la voce tedesca antica “urgol” significa “rigoglio”: un “notevole rigoglio”. A livello psicoanalitico l’orgoglio è collegato alla “posizione fallico-narcisistica” e rappresenta la degenerazione difensiva dell’amor proprio e del potere dell’Io. E’ una difesa dal coinvolgimento e si attesta nell’isolamento. E’ un “complesso di superiorità” che serve a difendersi dagli altri assumendo una corazza altolocata di vero metallo e ponendo uno schermo verso il prossimo, ma resta sempre un complesso di tratti psichici che attende di essere razionalizzato e ridimensionato per adattarsi alla realtà delle persone e delle cose.
Convergendo sul sogno di Anna Maria si può affermare in sintesi che tratta dell’immagine sessuale di sé nel versante temporale del “com’ero” e del “come sono” e lo psicodramma si recita approfittando della figura della giovane e avvenente figlia. Insomma, la nostra Anna Maria si è imbattuta in sogno nei sani sentimenti dell’invidia e della rivalità senza travalicare negli eccessi della competizione e del disprezzo dell’avversario, ma mantenendo gli affetti degni di una madre che è alle prese con il tempo che scorre e con gli insulti dell’evoluzione psicofisica.
Non resta che constatare la bellezza dell’architettura e della “figurabilità” che Anna Maria senza consapevolezza e per via naturale ha immesso nel suo prodotto psichico notturno.
Si può partire.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Ho sognato di trovarmi con mia figlia in un piazzale dove abbiamo parcheggiato la macchina per andare a una conferenza.”

Anna Maria esordisce in sogno con spigliatezza ponendo subito in evidenza il conflitto latente “madre-figlia” in forma di solidarietà e di complicità, in forma sublimata se vi aggrada. Anna Maria ha un buon rapporto con la figlia e con lei frequenta luoghi e persone in maniera disinibita. Anna Maria tiene a precisare che condivide con la figlia la femminilità e la sessualità, che sono donne e che non disdegnano di manifestarlo. Questa è la traduzione di “parcheggiato la macchina”. Meglio di così è possibile soltanto per i mostri, ma qui siamo per il momento nell’assoluta normalità di una relazione madre-figlia costruttiva e benefica.
Vediamo i simboli: “ho sognato di trovarmi” si traduce oggettivamente consisto e mi manifesto con la mia realtà psichica in atto, “figlia” condensa la dipendenza psichica e l’universo psicofisico femminile, “piazzale” rappresenta la piazza e il foro nonché il luogo della socializzazione e della relazione, “parcheggiato” si traduce in esibito e messo in mostra e in una forma di vanità e di civetteria che tende al riconoscimento da parte degli altri, “la macchina” rappresenta il sistema nervoso autonomo o neurovegetativo e nello specifico l’apparato sessuale femminile, “conferenza” dal latino “portare insieme” traduce il possesso e lo scambio, l’avere e la transazione, una modalità di vivere le relazioni in maniera coperta e fascinosa.

“Mia figlia ha preso dalla macchina tanti mazzi di banconote da 50 e 100 euro.”

Anna Maria non ha mezzi termini in sogno e va sempre più al “dunque” e questo “dunque” riguarda il corpo e la sessualità, la femminilità e la femmina nella versione di gran valore e di gran potere: l’orgoglio di esser donne e “dominae” ossia padrone. La madre stima tantissimo la bellezza e la procacità della figlia, il fascino e l’attrazione che suscita nei maschi quando si relaziona e quando è composta nella sua condotta femminile. Questo gratificante rilievo è il prezzo che Anna Maria paga al tempo che passa e la lascia in lotta con lo sfiorire della gioventù e della bellezza. La nostra protagonista vede nella figlia la sua bellezza di un tempo e il suo potere di attrazione e di seduzione. Il sogno ha una vena nostalgica che procura una lieve tristezza e si ferma ai confini di un dolore abilmente sublimato. A proposito di orgoglio, non dimentichiamo che la “macchina” è associata a “tanti mazzi di banconote da cinquanta e cento euro”, un vero valore venale che attesta che l’avvenenza erotica e sessuale è di alto livello.
Vediamo i simboli: “ha preso” traduce la forza e la sicurezza affermative, “tanti mazzi” condensano l’entità del potere e la fallicità della seduzione, “banconote” si interpreta come potere psic-osessuale e relazionale.
La “posizione fallico-narcisistica” di Anna Maria in versione orgogliosa viene proiettata sulla figlia e rispecchia il suo vissuto conflittuale e possibilmente d’inferiorità: rivalità e soggetto di minor diritto.

“Vedendola in difficoltà e pensando che non era sicuro andare in giro con tutte quelle banconote in vista, mi sono avvicinata e le ho dato una vecchia borsetta bianca in pelle che si trovava in macchina.”

“Cuore di mamma non inganna”, recita il proverbio popolare utile al caso di Anna Maria. La madre è preoccupata per l’esibizione da parte della figlia delle bellezze e delle doti estetiche: “le banconote in vista” attestano di un potere legato al senso della vista e all’ambiguo voyeurismo della gente. Anna Maria tiene a precisare che la figlia ha qualcosa di lei, la femminilità e la sessualità. Infatti la “vecchia borsetta che si trovava in macchina” è un raddoppiamento della simbologia femminile, estetica e sessuale, e il concetto ribadito in sogno è che la bellissima figlia è stata “fatta” dalla madre e a lei somiglia, si è identificata nella madre e ne ha anche assimilato la femminilità, “la vecchia borsetta in pelle”. La madre non rassicura la figlia, rassicura se stessa e si consola con la somiglianza e l’identificazione della figlia nella sua figura e persona. Non si manifesta il “sentimento della rivalità” in maniera chiara, ma traspare tra le righe del quadro estetico di una figlia avvenente che ha un buon rapporto formale e sostanziale con la madre.
Vediamo i simboli: “in vista” condensa l’erotismo legato al senso della vista e al piacere voyeuristico, “borsetta” si traduce nella recettività sessuale femminile, “bianca” è anonimato, “in pelle” contiene l’erotismo o “libido” epiteliale.

“Stavamo dirigendoci verso la sala conferenze quando abbiamo sentito il rumore della nostra macchina.”

Anna Maria e la figlia socializzano portandosi dietro gelosamente il loro carico importante di femminilità. Meglio: Anna Maria è orgogliosa di sé e del suo esser donna e si vede nella figlia: “traslazione” da rafforzamento. La presenza della figlia evoca la sua giovinezza e la prestanza di una femminilità ben vissuta e ben accetta. Anna Maria si sente più sicura in compagnia della figlia, alleato psichico, e si relaziona meglio, piuttosto che da sola, perché ha bisogno per le sue contingenze esistenziali di recuperare quell’immagine di sé giovanile e attraente. Il testo del sogno dice chiaramente di questa unione e di questa solidarietà in “stavamo dirigendoci verso la sala conferenze”, ma a questo punto il discorso onirico e psichico si approfondisce nel “rumore della nostra macchina”.
Cosa vorrà mai significare?
Cosa si occulta simbolicamente in queste poche parole?
La risposta è semplice ed è la seguente: significa la funzionalità sessuale e occulta il “fantasma di castrazione” della protagonista del sogno. Anna Maria si è portata dietro l’alleata in questo suo excursus narcisistico verso il recupero del passato e tramite la bellezza della figlia ripara a questa suo senso di perdita adducendo il fatto che la sua “libido genitale” e sessuale è in crisi. Proprio per questo motivo fa questo sogno e lo compone in questo modo. Anna Maria si sente in emergenza e ripensa al tempo passato quando la giovinezza del corpo arrideva ai suoi sensi. La figlia in sogno è l’immagine di sé quand’era giovane e, come si diceva in precedenza, è la “proiezione” di parti psichiche di sé nella figlia. Degno di nota è “il rumore della nostra macchina”, un plurale maiestatis che testimonia il narcisismo e la castrazione che sono in simultanea circolazione psichica.
Vediamo i simboli: “il rumore” attesta chiaramente della funzionalità neurovegetativa sessuale, l’esito di una funzione e l’introduzione all’orgasmo.

“Sorprese ci siamo dirette verso la finestra e abbiamo visto che la macchina senza autista andava via.”

Anna Maria è in crisi d’orgasmo e di invecchiamento ed è sorpresa perché non se l’aspettava, non si era preparata psicologicamente ai drastici processi di perdita che madre Natura impone nell’evoluzione psicofisica, specialmente femminile: la menopausa e la riduzione della “libido”. “La finestra” è una consapevolezza sociale che Anna Maria esibisce quando si accorge che la “castrazione” è avvenuta e che la menopausa incombe inesorabilmente con i suoi vantaggi e si suoi svantaggi. Ha, purtuttavia, sempre in atto l’alleanza con la figlia e la porta come ausilio per prendere coscienza del tempo presente e del tempo passato, quando si era giovani e avvenenti e quando si è costretti a subire e ad accettare gli insulti sempre del famigerato tempo. In questo caso l’amore del proprio destino di donna, “amor fati”, è indispensabile per favorire e rafforzare la “razionalizzazione” del quadro esistenziale. “La macchina senza autista” rappresenta mirabilmente l’automatismo della funzionalità sessuale e il procedere neurovegetativo verso l’orgasmo: meccanismo psichico della “figurabilità”. Anna Maria ha vissuto una crisi in riferimento alla sua capacità di disporsi all’orgasmo e si è imbattuta nel dubbio del tempo che passa e nella nostalgia di quando tutto era spontaneo e naturale, automatico con un termine freddo. E allora il pensiero va al suo alleato in sogno, la figlia giovane e brillante di ormoni, nella ricerca di una magra consolazione e di rafforzamento per andare avanti con il sogno e con questa tematica forte.
Vediamo i simboli: “la macchina senza autista andava via” equivale all’orgasmo che necessita del mancato controllo dell’Io e dell’abbandono ai movimenti neurovegetativi, “l’autista” rappresenta l’istanza psichica vigilante e consapevole “Io”.

“Mentre pensavamo sul da farsi, la macchina è ritornata parcheggiandosi.”

E’ bastata una riflessione cosciente a bloccare l’orgasmo, cosi ben descritto in precedenza. E’ bastato l’autista, l’Io, a far tornare tutto sotto controllo e a ripristinare quella vigilanza che non fa bene alla vitalità sessuale. Anna Maria in sogno sta sempre parlando di sé e di una sua evoluzione psicofisica che la mette in crisi, ha addotto qualcosa di oggettivo che succede alle donne nell’esercizio del vivere. Il “sistema neurovegetativo” e il “sistema nervoso centrale” sono in funzione, anzi il secondo ha preso il sopravvento sul primo. Il “parcheggiandosi” attesta del ritorno alla norma e alla stato di quiescenza sessuale dopo l’eccitazione. Il tutto è in linea con la neurofisiologia e con il “principio di realtà” dell’istanza “Io”, nonché con i valori della formazione psichica e sociale di Anna Maria.
Vediamo i simboli: “pensavamo” rappresenta l’Io e la coscienza e la prima persona plurale è in funzione di rafforzamento, “da farsi” condensa il pragmatismo terapeutico dell’angoscia e la possibile “razionalizzazione” attraverso l’azione, “la macchina è ritornata” contiene il ritorno dallo stato neurovegetativo allo stato di consapevolezza, “parcheggiandosi” esprime il ritorno alla normalità dopo l’ebollizione orgasmica e al composto inquadramento sociale.

“Contente ci dirigiamo verso la sala conferenze, quando la macchina è ripartita nuovamente senza ritornare.”

Anna Maria ha appena espresso e realizzato il desiderio di riavere le sue pulsioni e il suo orgasmo e si sente appagata e piena di sé, “contenta”, per cui può riprendere in maniera disinibita i suoi ruoli sociali, “la sala conferenze”. Ma ecco che si manifesta la realtà dei fatti, “la macchina è ripartita nuovamente senza ritornare”: la sessualità neurovegetativa è presente e senza il controllo dell’Io, senza l’autista. L’allegoria dell’orgasmo è perfetta, ma l’interpretazione di quest’ultimo capoverso è “double face”. Da un lato si può intendere come la presenza di una disinibizione sessuale senza freni e dall’altro lato si può intendere come una perdita depressiva della vitalità sessuale legata a un trauma reale o alla caduta della “libido”. Il sogno di Anna Maria lascia in sospeso l’esito finale perché entrambe le interpretazioni possono essere aggiudicate. Il “senza ritornare” esprime una irreparabile caduta dell’orgasmo, ma la macchina ripartita lascia ben sperare. Il dubbio “amletico” lo può risolvere soltanto Anna Maria.
Vediamo i simboli: “dirigiamo” condensa il principio dell’intenzionalità della coscienza di Brentano in base al quale la psiche investe le sue energie su un oggetto ben preciso, “ripartita” esprime la ripresa degli investimenti di “libido”, “ritornare” rappresenta la reiterazione del rivivere e il sentimento della nostalgia.

“Mi sono svegliata chiedendomi il significato di questo sogno.”

I sogni strani inducono questo desiderio o bisogno di conoscere “il significato”. Ogni sogno racchiude una “parte psichica di sé” che lo qualifica come un incremento al “sapere di sé” e all’accrescimento dell’autocoscienza al punto che si può considerare una psicoterapia bella e buona la consapevolezza dei “fantasmi” e dei simboli che dominano il sogno. Quest’ultimo è “significante”, portatore di “segni”, latino “signa”, le insegne delle legioni romane che si devono interpretare e tradurre. Non basta, perché Anna Maria ha codificato senza esserne consapevole delle figure retoriche come l’allegoria dell’orgasmo in “la macchina senza autista andava via.” Svegliarsi con la curiosità di sapere è anche un legittima difesa psichica perché suppone cosa ci turba in questo preciso momento della nostra vita.
La decodificazione del sogno di Anna Maria si può concludere qui.

PSICODINAMICA

Il sogno di Anna Maria svolge la psicodinamica del “sentimento della rivalità” materna per concludersi con la rappresentazione allegorica della vitalità sessuale. La parte finale possiede una ambivalenza interpretativa che oscilla da una facilità a lasciarsi andare sessualmente a una inibizione della “libido” legata a trauma o a veicoli organici naturali come la menopausa. La relazione con la figlia risente del desiderio di Anna Maria di ringiovanirsi con la regressione alla “posizione psichica fallico-narcisistica”, precedente alla “genitale”, e con la competizione estetica e relazionale.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” si è abbondantemente detto cammin facendo.

“L’archetipo” richiamato riguarda la sessualità.

Il “fantasma” presente è di “castrazione” e di perdita depressiva.

Le istanze presenti nel sogno di Anna Maria sono le seguenti: “Io” o vigilanza razionale in “Vedendola in difficoltà e pensando” e in “Mentre pensavamo” e in “Contente ci dirigiamo” e in “autista” e in altri punti, “Es” rappresentazione delle pulsioni in “parcheggiato la macchina” e in “tanti mazzi di banconote da 50 e 100 euro.” e in “la macchina senza autista andava via.” e in altri punti, “Super-Io” censura e moralità in “Vedendola in difficoltà e pensando che non era sicuro andare in giro con tutte quelle banconote in vista,” .

Il sogno di Anna Maria tira in ballo la “posizione psichica fallico-narcisistica”, autocompiacimento e amor proprio, e la “posizione genitale” e la “libido” corrispondente con i suoi sondaggi sulla vitalità sessuale.

I “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia innescati nel sogno di Anna Maria sono la “condensazione” in “figlia” e in “macchina” e in “borsetta” e in altro, lo “spostamento in “mazzi di banconote” e in “rumore” e in altro, la “proiezione” in “mia figlia” e in “vedendola in difficoltà”, la “figurabilità” in “macchina senza autista”.

Il “processo psichico di difesa” presente nel sogno di Anna Maria è la “regressione” nei termini funzionali onirici ossia nella introversione delle energie e nelle allucinazioni. La “sublimazione della libido” non risulta in azione.

Il sogno di Anna Maria attesta di una “organizzazione psichica reattiva”, carattere o struttura, a prevalenza “narcisistica” e all’interno di una cornice nettamente “genitale”, sessualità e maternità.

Le “figure retoriche” elaborate da Anna Maria nel suo sogno sono la “allegoria” o relazione di somiglianza in “la macchina senza autista andava via” e in “la macchina è ripartita nuovamente senza ritornare”, la “metafora” in “macchina” e in “borsetta”, la “metonimia” o relazione di senso logico in “rumore” e in “parcheggiata”. Il sogno di Anna Maria sorprende per la capacità naturale e inconsapevole della protagonista a coniare allegorie e a usare il “meccanismo della figurabilità”.

La “diagnosi” dice di un sentimento della rivalità materna in un ambito di recupero narcisistico della “libido genitale”. Anna Maria approfitta dell’alleata figlia per svolgere la sua psicodinamica di riduzione e caduta dell’avvenenza e del fascino giovanile. Tecnicamente Anna Maria reagisce al “fantasma di castrazione” con la rappresentazione compensatoria del fenomeno psicofisico dell’orgasmo.

La “prognosi” impone ad Anna Maria di recuperare la consapevolezza delle sue frustrazioni e di reagire in maniera realistica agli scompensi ormonali ed estetici. La competizione con il tempo e con la figlia non porta quei risultati di benessere a cui aspira, mentre l’accettazione amorosa del suo destino di donna può reperire ed esaltare nuove e non immaginate doti. La giusta collocazione sociale completerà l’opera di reinserimento dopo la crisi esistenziale. La vitalità erotica e sessuale è ampiamente compensata da madre natura e dalla psiche nell’età matura e dopo l’inesorabile perdita della fertilità.

Il “rischio psicopatologico” si attesta in una recrudescenza del “fantasma di castrazione” e in una “psiconevrosi istero-fobica- ossessiva”: conflitto e somatizzazione d’angoscia e idee ritornanti.

Il “grado di purezza onirico” rientra nell’ordine del “buono” proprio per la naturalezza descrittiva e narrativa che è prossima all’irrealtà.

La causa scatenante del sogno di Anna Maria, “resto diurno” del “resto notturno”, si attesta nella naturale frequentazione della figlia e nella loro splendida e umana relazione. Incide in ogni caso la quotidiana consapevolezza del tempo che che trascorre e lascia qualche ferita narcisistica.

La “qualità onirica” o attributo dominante nel sogno di Anna Maria è proprio l’irrealtà della simbologia dinamica della “macchina”.

Il sogno si è svolto nella seconda fase del sonno REM proprio per le caratteristiche di cui si diceva e alla luce della esigua carica tensiva. L’emozione si accompagna alla sorpresa in un crescendo di desiderio di capire il significato del prodotto psichico che Anna Maria sta confezionando.

Il “fattore allucinatorio” si attesta nel senso della vista e dell’udito: “quando abbiamo sentito il rumore della nostra macchina” e “abbiamo visto che la macchina senza autista andava via.” Degna di nota è l’allucinazione spaziale in “Stavamo dirigendoci” e in “ci siamo dirette”.

Il “grado di attendibilità” della decodificazione del sogno di Anna Maria è “buono” e, di conseguenza, il grado di fallacia è “scarso”. La simbologia è abbastanza scontata e diffusa per cui la psicodinamica si evidenzia in maniera lineare.

DOMANDE & RISPOSTE

La decodificazione del sogno di Anna Maria è stata analizzata da una lettrice anonima che nella vita svolge la professione di ragioniera. Alle fine ha posto le seguenti domande.

Domanda
Faccio un riepilogo di quello che ho capito. La madre e la figlia escono insieme per andare a una conferenza con la macchina e la parcheggiano. Tutto questo è possibile nella realtà. Che la figlia abbia banconote all’aria aperta senza una borsetta, è improbabile ma è possibile. Che la madre le dia una borsa dove metterle, può succedere. Ma che la macchina si muova da sola e che scompaia, mi sembra qualcosa di magico.
Risposta
Giusto, sono pienamente d’accordo. Nel contenuto del sogno ci sono pezzi realistici e pezzi irreali. Ma il sogno è tutto simbolico e deve essere tradotto.
Domanda
Ah! E’ tutto simbolico e allora lei lo ha interpretato. Ma è sicuro? Non può essere mezzo realistico e mezzo simbolico?
Risposta
IL sogno ha una sua realtà complessa e specifica e non può essere un riepilogo da dormiente degli stessi temi e degli stessi processi razionali che usiamo da svegli.
Domanda
E allora mi spieghi come può una mamma entrare in competizione con la figlia ed essere invidiosa?
Risposta
E’ assolutamente normale perché la mamma ha una sua storia psichica e ha elaborato i suoi “fantasmi” e in speciale modo quelli “narcisistici”. Di conseguenza, a un certo punto della sua vita può ricordare e vedere nostalgicamente se stessa nella figlia senza essere diagnosticata fuori di testa. Importante è che il narcisismo sia utile e pratico e non porti alla deleteria sopraffazione e alla sciocca competizione.
Domanda
Ma che tipo di coppia lei vede nella madre e nella figlia?
Risposta
Hai presente una madre che va da dai quaranta anni ai cinquant’anni e che va a spasso con la figlia che va dai venti a i trent’anni?
Domanda
Ne vedo tante di questa coppia in piazza Duomo o in corso Matteotti, specialmente il sabato sera. Sono donne che si sono sposate a vent’anni e che hanno avuto figli subito e che sono ancora giovani quando i figli sono grandi.
Risposta
Perfetto. Ma tu non hai visto quello che hanno dentro, meglio quello che la madre si porta dentro. Ecco questo il sogno ha detto.
Domanda
Il sogno ha detto cosa prova una madre a passeggio con la figlia o che va ad una conferenza in macchina.
Risposta
Benissimo.
Domanda
Lei ci ha tirato fuori tante robe intime. Ma come ha fatto ed è sicuro che è la verità?
Risposta
Ho interpretato i simboli e li ho messi insieme.
Domanda
Ma alla fine non era sicuro e ha dato due possibilità.
Risposta
Questo conferma che il sogno non era completo, che mancava qualche pezzo, che non sempre si capisce e che, quando non si capisce, non si può interpretare.
Domanda
Me lo può spiegare ancora?
Risposta
Volentieri. Siccome la macchina non è più tornata, significa che si è persa e, quindi, c’è un processo organico che non funziona bene. Oppure, al contrario, significa che Anna Maria è sessualmente sistemata meglio di prima dopo una crisi psicofisica che può essere stata la menopausa o un trauma chirurgico.
Domanda
Ma Anna Maria ha una buona relazione con la figlia?
Risposta
Ottima, direi, perché solidarizzano in ogni senso e non soltanto perché vanno alle conferenze. Anna Maria è una madre quasi perfetta perché vive anche queste sensazioni di rivalità. Importante che non abdichi al ruolo di madre anche in tanta apparente amicizia. La figlia ha bisogno della madre e non dell’amica. Fissare con chiarezza il ruolo e rispettare la collocazione sono le doti migliori di una madre. Le confusioni psico-sociali fanno solamente male a entrambe.
Domanda
Però nel suo ultimo libro sull’anoressia mentale la madre ha un’importanza notevole?
Risposta
Più che altro è la figlia che è in gran confusione mentale. Certo la madre non si è messa in discussione. Leggi sul blog il “Bollettino per i naviganti” sul testo “Io e mia madre” per capire meglio. Poi, sai, ognuno nelle lettura di un libro ci mette tanto del suo.
Domanda
Quale canzone ha scelto per questo sogno?
Risposta
Ho scelto una vecchia canzone di Guccini, “Un altro giorno è andato”, per razionalizzare meglio lo scorrere del tempo e per volergli bene perché consente l’evoluzione.
Domanda
Grazie di tutto.
Risposta
Sono io a ringraziarti per la semplicità che mi hai regalato.

 

UN PADRE DA CONFORTARE

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ero in mezzo a tanta gente a un funerale.
Fra le persone, a un certo punto, vedo mio padre che sta piangendo e si appoggia con il capo sulla spalla di un altro uomo, suo amico, per cercare conforto.
Appena lo scorgo, corro da lui per essergli vicino.”
Poi mi sveglio.

Questo sogno appartiene a Magritte.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il “funerale” ricorre spesso nei nostri sogni. E’ un rito primordiale e misura la differenza culturale tra gruppi umani e tra uomini e animali. La modalità in cui si svolge attesta del grado di civiltà di un popolo. La Civiltà è la sintesi qualitativa della Cultura. Quest’ultima si attesta nell’insieme degli schemi interpretativi ed esecutivi della realtà che un popolo storicamente elabora. I pregi di una Cultura sono l’accessibilità mentale e il pragmatismo, la facilità a comprendere gli schemi e a dare la risposta utile ai bisogni della gente. E’ importante che gli schemi siano “cartesianamente” chiari e distinti in maniera di essere capiti e agiti da tutti.
Il “funerale”, come si diceva in precedenza, è uno schema culturale atavico che si è tradotto storicamente in un rito sacro o profano, religioso o laico, ma non ha variato il suo valore simbolico, a conferma dell’universalità nel tempo e nello spazio del suo significato profondo: il “funerale” è un esorcismo e una “catarsi” dell’angoscia di morte, una benefica e salutare “razionalizzazione” del “memento mori” o “ricordati che devi morire”, il tormentone dei frati “trappisti”. Nell’evoluzione storica cambia la Cultura ma resta il significato simbolico dei riti e delle procedure formali. La parola “funerale” deriva dal latino “funus” che si traduce nell’italiano “fune” e si riferisce al rituale di depositare la bara del defunto nella fossa proprio calandola con delle funi.
Il sogno di Magritte sviluppa fondamentalmente l’angoscia legata alla possibilità della morte del padre all’interno di una cornice “edipica”, un sentimento d’amore verso il padre riverberato sulla futura e fatale morte. In tale contesto psicodinamico Magritte non trova di meglio che assumere il ruolo di “confortatrice” del padre nel seguirlo in vita verso il suo funerale.
Ricordo che il “conforto” traduce dal latino il “portare insieme”, quei doni alimentari che concretamente si offrono ai familiari sopravvissuti del defunto in segno di preoccupazione per l’affanno della morte e di sollievo per consentire loro il naturale decorso del dolore. In senso traslato e, di poi, simbolico il “conforto” e un tentativo di assimilazione del dolore altrui che consente la riduzione e il sollievo dell’angoscia globale legata alla morte e alla perdita depressiva. Voglio significare che ogni funerale evoca la nostra morte e la morte in generale o “nostra sora morte”. La figlia si preoccupa per il padre e vorrebbe assumere su di sé parte del suo dolore e parte della sua angoscia.
Ricordo, di passaggio, la differenza psicologica tra “dolore” e “angoscia”. Il dolore ha un oggetto preciso e richiede la consapevolezza, l’angoscia non conosce l’oggetto e non ha consapevolezza per cui si somatizza con la morsa alla gola e le agitazioni neurovegetative. Ho paura di un qualcosa e la “razionalizzazione” mi aiuta a stemperare la tensione e possibilmente a superarla. L’angoscia, invece, la subisco e devo farla diventare dolore per ridurre la sua consistenza neurovegetativa. L’angoscia di morte si compiace di manifestarsi nel simbolo, nel sintomo e nel sogno, in quei fenomeni psicofisici spontanei che non possono essere controllati. Secondo il filosofo danese Kierkegaard l’angoscia era la malattia mortale dell’uomo, la sua essenza da espiare nella sua esistenza superando la materia e ricollegandosi senza alcuna sicurezza e garanzia a quel Dio da cui in origine il capostipite Adamo si era distaccato peccando e guadagnando proprio la morte per tutto il seme umano. Leggete al proposito “Il concetto dell’angoscia e la malattia mortale”. Per la Psicoanalisi l’angoscia è legata al materiale psichico, in specie sessuale, ingestibile dalla coscienza dell’Io e di conseguenza rimosso o trattato dai “meccanismi psichici di difesa” in attesa di essere razionalizzato e che l’Io si riappropri dell’alienato. Sull’angoscia di morte è necessaria la consapevolezza del “memento mori”, non reiterato a ogni incontro come sadicamente operato dai Cistercensi, ma come diceva Epicuro: bisogna liberarsi dall’angoscia con la consapevolezza che l’esperienza della morte è impossibile e che la morte fisica non può essere esperienza vissuta: “quando c’è la morte, non c’è la vita e quando c’è la vita, non c’è la morte”. Pur tuttavia, l’unica morte possibile in vita è la morte psichica, la depressione, la maligna e infausta sindrome legata al distacco e alla perdita affettive, quella legata all’ampliamento del primario “fantasma di abbandono” elaborato mentalmente durante il primo anno di vita. Su queste linee psichiche profonde va anche ricondotta la psicodinamica dell’autismo.
Mi sono dilungato abbastanza, per cui non mi resta che procedere con la decodificazione del sogno di Magritte.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Ero in mezzo a tanta gente a un funerale.”

Magritte è una donna che socializza e riconosce se stessa in mezzo alla gente, “tanta gente”, tanti altri da sé, tanti oggetti possibili d’investimento della sua “libido”. La sua collocazione spaziale è nel “mezzo” a testimonianza di una totale assenza di fobie e di una totale presenza di disinibizioni sociali. Magritte ama essere al centro e si riconosce tra “tanta gente”. Mi piace precisare quanto importante è per l’evoluzione e la formazione psichiche del bambino la socializzazione e le persone che lo circondano, la gente che va e viene, gli altri che permettono un confronto e un riscontro sano e profondo. La gente siamo noi e noi siamo figli della gente semplicemente perché gli altri ci permettono di individuarci come soggetti già soltanto per il fatto di starci attorno. Dopo lo “stadio dello specchio”, dopo aver riconosciuto se stesso e il suo “Io”, il bambino abbisogna di distinguersi dagli altri e nell’individuarsi riconosce l’importanza di relazionarsi. Questo cenno teorico serve ad allargare la visuale del sogno di Magritte verso l’interesse di chi legge. La nostra protagonista ama la gente e il primato sociale, la compartecipazione e la solidarietà, ma si trova in un evento culturale e psichico molto preciso e drammatico, il “funerale” di cui ho già detto abbondantemente nelle “Considerazioni”. La folla e la gente celebra un esorcismo e una “catarsi” dell’angoscia di morte e si riconcilia con la vita e la vitalità per riprendere alla grande le normali attività dell’esistere: “fantasma del sopravvissuto”. Magritte introduce immediatamente il suo “fantasma di morte” e il suo controllo difensivo dell’angoscia di perdita depressiva a esso collegata. Da un esordio ambivalente viene fuori il buono della “tanta gente” e il dramma del rito della morte. Vediamo dove Magritte va a parare con il suo sogno e con la sua psicodinamica.

“Fra le persone, a un certo punto, vedo mio padre che sta piangendo e si appoggia con il capo sulla spalla di un altro uomo, suo amico, per cercare conforto.”

Magritte prende consapevolezza della figura paterna, “vedo mio padre”, della sua carica relazionale, della sua predilezione a stare con la gente, “fra le persone”, della sua umanità solidale, della sua debolezza o forza nel “cercare conforto” in un “suo amico”. Magritte prende anche coscienza della sua gelosia nei riguardi della vita sociale del padre e della rete degli affetti che ha intessuto. Sicuramente si tratta di una “regressione” e di una “fissazione” all’infanzia e alla “posizione edipica” nello specifico, a quando lei bambina era particolarmente attratta da questa figura maestosa e umile, forte e debole, un uomo che doveva condividere non soltanto con amici e conoscenti, ma anche con la madre. Ma di quest’ultima figura non c’è traccia. Degna di nota è la romantica postura del capo sulla spalla di un amico nella ricerca del “conforto”. Quest’ultimo si attesta nel portare un qualcosa di concreto sotto forma di solidarietà e di condivisione. Il padre di Magritte “sta piangendo”, libera emozioni profonde di fronte al funerale operando la “catarsi” dell’angoscia di morte. Dimenticavo: “l’amico” è la “traslazione” difensiva del desiderio affettivo di una Magritte in versione maschile che attesta di una buona identificazione nel padre e di un apprezzamento consistente dell’universo maschile.

“Appena lo scorgo, corro da lui per essergli vicino.”

L’attrazione fatale verso il padre si manifesta in maniera delicata e arriva alla consapevolezza di Magritte, “lo scorgo”, per concludersi in una romantica corsa verso di lui per essere il suo conforto al posto di un anonimo amico. La figlia brama essere il soggetto privilegiato delle relazioni paterne e questo è un “fantasma” dell’infanzia e dell’adolescenza, una pulsione “edipica” molto delicata nelle sue movenze e molto graziosa nei suoi desideri. Nulla di volgare è presente in questo desiderio della figlia di essere l’oggetto privilegiato delle pulsioni e degli investimenti del padre. Questa è la versione adulta della “posizione edipica”, quella che si presenta nel teatro psichico verso i quarant’anni, una relazione d’affetto in vista del fatto che si avvicina il funerale del padre. Magritte è apprensiva di fronte al tempo che passa e che avvicina la perdita del padre. In vita vuole godere del padre, vuole goderselo come se fosse il suo nume tutelare e vuole approfittare di ogni momento per stargli vicino. Alla paura di perderlo si associa il sentimento della gelosia verso l’amico o le persone anonime che sono ammesse alla presenza del padre.
Questo è quanto dovevo al sogno di Magritte.

PSICODINAMICA

Il sogno di Magritte svolge la psicodinamica “edipica”, relazione conflittuale, e compone il “fantasma di morte” con l’amore sublimato nei riguardi del padre. Il sentimento della gelosia non travalica nel bisogno di possesso, ma si purifica nel desiderio di vivere con dolcezza affettiva e di godere la figura paterna vita natural durante.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Il sogno di Magritte contiene i seguenti “simboli” che ribadisco per una migliore comprensione della decodificazione e della interazione analitica: “gente” o altro da sé e relazione sociale, “funerale” o fantasma di morte e distacco e perdita depressiva e rito e memoria, “padre” o archetipo e posizione edipica e istanza “Super Io”, “piangendo” o scarica isterica e catarsi del dolore, “capo sulla spalla” o condensazione di ragione e coraggio, “amico” o oggetto transferale e alleato psichico, “conforto” o affettività concreta, “scorgo” o istanza razionale intuitiva dell’Io, “corro da lui” o relazione di soccorso con investimento di libido, “vicino” o prossimità affettiva.

Il sogno di Magritte elabora gli “archetipi” del “Padre” e della “Morte”.

I “fantasmi” chiamati in causa da Magritte nel suo sogno sono del “padre” e di “morte” all’interno di una cornice “edipica”.

Le istanze psichiche presenti nel sogno di Magritte sono le seguenti: “Io” o vigilanza razionale in “vedo” e in “scorgo”, “Es” o rappresentazione dell’istinto in “funerale” e in “piangendo”, “Super-Io” o censura morale e limite in “mio padre”.

La “posizione psichica” richiamata e usata da Magritte nel sogno è chiaramente quella “edipica”: “vedo mio padre che sta piangendo e si appoggia con il capo sulla spalla di un altro uomo, suo amico, per cercare conforto. Appena lo scorgo, corro da lui per essergli vicino.”

I “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia sono i seguenti: la “condensazione” in “funerale” e in “padre” e in “gente” e in altro, lo “spostamento” in “amico” e in “capo sulla spalla” e in “corro da lui”, la “drammatizzazione in “corro da lui per essergli vicino.”, la “traslazione” ancora in “amico”.

I “processi psichici di difesa” dall’angoscia sono la “sublimazione” in “corro da lui per essergli vicino.”, la “regressione” nei termini richiesti dalla funzione onirica ossia “topica” e “formale” e “temporale” con le allucinazioni e l’aspetto immaginifico, nonché con la “posizione edipica”.

Il sogno di Magritte evidenzia un tratto consistente ed essenziale “edipico” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva genitale”: amore sublimato nei confronti del padre e capacità di investimento attraverso il “conforto”, il prendersi cura di lui e goderlo mentre è in vita.

Le “figure retoriche” formate dal sogno di Magritte sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “funerale”, la “metonimia” o nesso logico in “capo sulla spalla” e in “conforto” e in “corro da lui” e in “vicino”, la “enfasi” o forza espressiva in “Appena lo scorgo, corro da lui per essergli vicino.” Il sogno di Magritte si snoda con una vena narrativa e logica consequenziale secondo una poetica realista.

La “diagnosi” dice di una sindrome edipica all’interno di un “fantasma di morte”. L’angoscia della morte del padre rievoca il forte legame conflittuale, vissuto nell’infanzia e nell’adolescenza, senza le punte critiche dell’angoscia depressiva, ma secondo le coordinate di una “sublimazione della libido” da parte di una figlia che aspira a prendersi gelosamente cura del padre.

La “prognosi” impone a Magritte di assecondare il bisogno di accudire la figura paterna in prospettiva della morte e di goderne la persona con la frequenza adatta ai suoi bisogni di recupero. Più padre, meno colpe: meno colpe, meno sintomi.

Il “rischio psicopatologico” si attesta nei sensi di colpa irreparabili che possono diventare sintomi in attesa di espiazione: “conversione isterica” e “formazione di sintomo” con il “ritorno del rimosso”.

Il “grado di purezza onirica” si attesta nell’ordine del “buono” nonostante la narrazione discorsiva. Il sogno è intriso di simboli che garantiscono la purezza della trama.

Il sogno di Magritte può essere scatenato da una preoccupazione nei riguardi della salute del padre o dalla visione o partecipazione a un funerale.

La “qualità onirica” è nettamente “simbolico discorsiva”.

Il sogno di Magritte si è svolto nella terza fase del sonno REM alla luce della sua chiarezza discorsiva e del suo contenuto simbolico. Le emozioni in atto giustificano la fase suddetta.

Il “fattore allucinatorio” si attesta nel senso della “vista” in “vedo mio padre” e in “lo scorgo”. La sensazione del movimento si attesta in “corro da lui”.

Il “grado di attendibilità” della decodificazione del sogno di Magritte può essere stimato nell’ordine del “buono”: si avvicina all’oggettività. Il grado di fallacia è, di conseguenza “scarso”.

DOMANDE & RISPOSTE

La decodificazione del sogno di Magritte è stata sottoposta alla lettura e all’analisi di una collega anonima che alla fine ha posto le seguenti domande.

Domanda
Lei ritiene che i genitori nella loro vecchiaia vanno adottati dai figli. Perché?
Risposta
La “posizione edipica” non si risolve mai del tutto, si evolve e si ripropone camuffandosi alla ricerca di una sistemazione risolutiva che non può esistere. Siamo costretti dalla nostra formazione psichica a portarci dentro e dietro i genitori con un senso di sacro e di mistero incorporato nei loro corpi e nelle loro menti, come erano fatti e cosa pensavano. Le pulsioni edipiche vanno sempre dirigendosi verso la migliore “sublimazione” possibile e i sensi di colpa si alleviano cammin facendo. Adottare non significa essere fusi e confusi e tanto meno esercitare un potere, significa prendersi cura della loro persona secondo le linee direttive di un “riconoscimento” psichico sempre più completo delle loro figure, del simbolismo delle origini e della nostra identità psichica. Inoltre, la presa in carico psicofisico dei genitori da parte dei figli provvidi impedisce ai sensi di colpa, che inevitabilmente chi muore lascia in eredità, di convertirsi in sintomi psicosomatici e in disturbi nevrotici. In passato, quando non esisteva l’INPS, i figli provvedevano al mantenimento materiale dei genitori e maturavano in maniera veramente solidale e “genitale” le pulsioni edipiche vissute nell’infanzia.
Domanda
E’ una teoria psicologica ed è anche un suo consiglio?
Risposta
Ha perfettamente ragione, cara collega. E’ un vissuto mio che ho esteso alla sensibilità della gente che ho frequentato e spesso con riscontri positivi. Si vede chiaramente nel sogno di Magritte che la sua esigenza profonda è quella di prendersi cura del padre nella vecchiaia, sia per affetto e sia per alleviare i suoi sensi di colpa, un’evoluzione del sentimento d’amore, una “sublimazione” delle pulsioni di un tempo. Le faccio io una domanda: cosa pensa delle case di riposo per anziani?
Domanda
Sono strumenti moderni per i nostri tempi. Quando sono ben gestite sono positive.
Risposta
Sono l’anticamera della morte. Accorciano la vita perché ridestano il “fantasma di morte e di abbandono”. Queste persone, anche quando sembrano senza consapevolezza, hanno sprazzi di lucidità sulla loro fine e si difendono con le varie forme della demenza. Le racconto un episodio che mi è appena successo. Passeggiavo nel lungomare della lucente cittadina di Avola, famosa per le mandorle e il vino “nero” nonché per i cannoli alla ricotta della famosa e famigerata pasticceria Girlando, una strada ampia e fiancheggiata da una miriade di case di riposo per anziani, l’affare dei nostri giorni assieme alle case vacanza. Comunque per farla breve, un vecchietto, chiuso nell’elegante recinto della sua nobile dimora, mi ha gridato “assassino, assassino!” con forte enfasi. Era in fase delirante per chi l’accudiva e in “demenza senile” per lo psichiatra. Niente affatto! Il vecchietto diceva la sua verità, era molto lucido e profondo, dava voce al suo “fantasma di morte” ridestato e rivissuto in quel lussuoso lager e lo traslava su di me. Io ero colui che l’aveva ucciso relegandolo in quell’anticamera della morte al posto dei figli o dei parenti che avevano fatto la scelta. In effetti, usava i “processi primari” e il meccanismo psichico di difesa dall’angoscia della “traslazione”. Sono ripassato dopo alcuni giorni e l’ho rivisto tranquillo, pardon sedato, seduto su una poltrona con lo sguardo rivolto alla luce accecante del mezzogiorno siciliano. Avrei voluto conoscere i suoi parenti, quelli che hanno disposto la sua reclusione dorata e la sua morte accelerata, per spiegare loro la crudeltà di una decisione apparentemente migliorativa e proficua.
Domanda
Quale intervento lei avrebbe voluto fare a questo signore?
Risposta
Semplicemente parlare con lui alla luce del fatto che qualcuno l’aveva ucciso e farlo ragionare su questo tema, farlo riappropriare dell’alienato interpretando gentilmente la sua accusa nei miei confronti. Sono sicuro che mi avrebbe detto: “mi stanu facennu muriri, aiutami”, “mi stanno facendo morire, aiutami”.
Domanda
Lei è ottimista, ma dimentica che la persona anziana ha anche un cervello vecchio e una mente conseguentemente degenerata. Non è solo una questione psicologica, è anche una questione di invecchiamento degli organi e delle funzioni.
Risposta
La “coscienza di sé” cessa nel momento in cui l’elettroencefalogramma è piatto. Anche quando ci troviamo di fronte al delirio di un anziano, bisogna considerare che si tratta di una produzione psichica che lo riguarda direttamente e che parla di lui e della sua storia. Se si decodifica il delirio si capisce che l’attività mentale è basata sui “processi primari”, quelli che formano il sogno”, ed è al servizio di un equilibrio psicofisico migliore possibile. Interpretare comporta il restituire una persona la vita e la vitalità anche nel dolore di una contingenza disgraziata come la malattia.
Domanda
Le sue sono ipotesi e convinzioni personali. Il delirio è una perdita di contatto con la realtà e, anche se si può capire, non apporta alcun vantaggio e sollievo per un anziano. Cambio argomento e le chiedo: la folla e la gente fanno bene alle persone, ma come la mettiamo con l’agorafobia?
Risposta
Non rispondo alla prima parte della sua domanda perché sarei volgare. “Avanti con il santo che la processione si ingruma”, dicono i Veneti sapienti. L’agorafobia si attesta nel timor panico che prende un soggetto di fronte a spazi aperti e a confusione di persone. Lo spazio è diventato il vendicatore delle colpe e il soggetto si sente braccato ed è convinto che deve rendere conto delle sue malefatte con la morte. L’angoscia lo attanaglia, il respiro non è fluido, i sintomi maligni conseguono secondo le proprie propensioni formative. Una forte componente psichica, che riguarda la relazione con i genitori, è contenuta nelle cause profonde degli attacchi di panico agorafobico. Per il resto, come ho detto nelle “Considerazioni”, la gente e la folla sono salutari perché consentono a una persona di dire a se stesso “io sono io e gli altri sono gli oggetti di investimento della mia libido”. Un bambino che cresce tra la gente corre meno rischi di malessere psichico rispetto a un bambino isolato che vive con le poche e le solite presenze fisiche.
Domanda
Lei ha sostenuto che la “posizione edipica” in versione adulta si attesta nella cura dei genitori. E i genitori come si atteggiano dentro?
Risposta
Sono pochissimi gli studi sulla Psicologia senile. I vecchi si maltrattano facilmente con gli psicofarmaci e non meritano di essere conosciuti meglio nelle loro umanissime psicodinamiche. Ai vecchi non si prescrive la psicoterapia, è tempo perso: così si pensa comunemente. Niente di più sbagliato. Alla sua domanda rispondo dicendo che il genitore anziano rispolvera la sua formazione psichica e il patrimonio di esperienze che ha accumulato e continuerà ad usare i suoi prediletti “meccanismi di difesa”. In ogni caso il genitore anziano gradirà qualsiasi attenzione nei suoi riguardi e non rifiuterà, di certo, la premura e la cura degli altri sempre restando nel suo ambiente e tra le sue cose, non in un lucido ospizio a duemila euro al mese.
Domanda
Grazie!
Risposta
Prego!

Per il sogno di Magritte ho trovato giusto ricordare un poeta della canzone, Charles Aznavour, lo chansonnier recentemente scomparso. Il testo scelto è “La mamma”, una lirica neorealista che tratta la prossimità a morire di una madre secondo la cultura armena di cui Charles era figlio. Degni di nota sono i modi affettivi e i riti sociali che accompagnano l’agonia della donna. La morte, secondo la cultura armena, va onorata e rispettata nel riconoscimento del valore della Madre e non di una madre qualunque. Si tratta dell’archetipo Madre, del simbolo universale calato in un rituale di riconoscimento e di comprensione emotiva. Nella mia infanzia siciliana ricordo perfettamente l’agonia e lo spirare di una madre in quel di Siracusa, in via Resalibera, mamma Gesualda. Non mancavano neanche le “maiare”, le vecchie che gridavano e si lamentavano a pagamento. Non c’è bisogno di andare in Armenia, si può restare a casa nostra: stessi miti e stessi riti. Vi propongo il testo della canzone per la sua vena descrittiva, creativa nel linguaggio popolare, un testo che non perde tanto nella traduzione italiana: una perla poetica incastonata in un riconoscimento psicoanalitico della figura materna. Purtuttavia, preferisco la versione francese per la dolcezza e l’autenticità del testo.

“La mamma” di Charles Aznavour

Son tutti lì, accanto a lei,
da quando un grido li avvertì:
Sta per morire la mamma!

Son tutti lì, accanto a lei.
Tutti i suoi figli sono lì,
con quello che lei maledì,
tornato a braccia aperte a lei.

Tutti i bambini sono là,
intorno a lei che se ne va.
Nei loro occhi più non c’è
Il gioco bello dei “perché?”, alla mamma.

E la riscaldano di baci,
di sguardi dolci ed infelici…
Sta per morire la mamma.

Santa Maria, piena di grazia,
la statua è là, giù nella piazza
E voi tendendole le braccia, cantate già:
“Ave Maria, Ave Maria !”

C’è tanto amore, tanto dolore,
intorno a te, la mamma
Amore che non finirà,
intorno a te, la mamma.

E fuori là, dietro la porta,
la gente attende sotto il sole.
Sta per morire la mamma.

Il vino buono viene offerto,
non c’è nessuno che ne vuole
Però è l’omaggio per chi muore,
per chi ha vissuto come lei.
È strano a dirsi, ma è così:
Nessuno piange ma c’è chi
una chitarra prenderà
La ninna nanna suonerà, alla mamma.

E l’aria è piena di canzoni
e di dolcissimi altri suoni
Sta per morire la mamma.

Le donne intanto a bassa voce,
perché si possa addormentare,
come un bambino quando è sera,
cantano già “Ave Maria, Ave Maria !”

C’è tanto amor, tanto dolor,
intorno a te, la mamma
Amore che non finirà,
intorno a te, la mamma
Che giammai, giammai, giammai
ci abbandonerà.

 

I BOZZETTI DELICATI DI ALEXA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ho sognato di trovarmi nella grande casa dove ho vissuto quand’ero sposata, casa che ho lasciato nell’estate del 2001.
Nel sogno la casa era ancora più lussuosa di quanto non lo sia già nella realtà e aveva un design più moderno con grandi vetrate al posto delle pareti sia esterne che interne/divisorie.
Ero molto stupita del fatto che nel giardino non ci fossero i due cani a cui ero affezionata e che da quell’estate non ho più rivisto.
Improvvisamente i due cani si palesano con mia grande gioia e mi fanno le feste com’erano solito fare.
Dentro questa casa appare un amore di gioventù che nulla ha a che vedere con quella location.”

Alexa ha fatto questo sogno.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Introduco brevemente il processo psichico di difesa dall’angoscia della “regressione” dal momento che nel sogno di Alexa è istruito per ben due volte. La prima si attesta in “Ho sognato di trovarmi nella grande casa dove ho vissuto quand’ero sposata, casa che holasciato nell’estate del 2001.” La seconda si presenta alla fine del sogno in “Dentro questa casa appare un amore di gioventù che nulla ha a che vedere con quella location.”
La “regressione” inverte il movimento normale ed evolutivo, va indietro piuttosto che avanti a causa di una frustrazione o di una angoscia ingestibili dalla coscienza e che non si può risolvere con gli altri meccanismi di difesa. Si ripristinano forme mentali e comportamenti del passato che non sono compatibili con la realtà psico-esistenziale. La psicodinamica regressiva è tutta opera dell’Io e si svolge in tre modi: la “regressione topica”, la “regressione temporale”, la “regressione formale”.
La “regressione topica” si attesta in un percorso retrogrado dell’eccitazione nervosa, come avviene nel sogno. Essendo negato all’energia l’accesso alla motilità, essa ritorna indietro e attiva il sistema percettivo in una creazione di immagini sensoriali, di allucinazioni, di fantasmi: aspetto immaginifico del sogno. Il cammino invertito della “libido” è sincronico e spaziale, avviene simultaneamente all’interno dell’apparato psichico.
La “regressione temporale” riprende le tappe superate del modo di organizzazione della “libido”. Questo processo esige che lo sviluppo psichico avvenga per tempi diversi e per organizzazioni specifiche dei vissuti, (orale, anale, fallico-narcisistica, genitale), nonché con i meccanismi psichici di difesa dominanti.
La “regressione formale” si attesta in modi di espressione sperimentati nel passato che sostituiscono modalità espressive più evolute e in linea con la maturazione in atto.
La “regressione” di Alexa è “topica” e “formale” perché avviene in sogno all’interno dell’apparato psicofisico, nell’unità psicofisica o “corpo-mente”, un processo del tutto naturale, ed è “temporale” perché riporta alle modalità psichiche della “posizione fallico-narcisistica”.
Questa breve nota teorica è a vantaggio dei miei giovani colleghi che spesso mi chiedono delucidazione si meccanismi e processi psichici di difesa dall’angoscia.
Tornando al sogno di Alexa, bisogna subito dire che il prodotto si fa apprezzare per la sua bonaria compostezza e per la sua delicata fattura. La protagonista approfitta della “regressione” per formare dei “quadretti” mettendo insieme ricordi di esperienze vissute. Nessuna acrimonia e nessun trauma si manifestano dentro questa cornice di vita vissuta e fatta di ricordi e di candida ingenuità: Alexa non valuta, ripropone pezzi di se stessa perché sollecitata dalle necessità della vita. Il sogno è incentrato sulla parte migliore della “posizione fallico-narcisistica”, quell’amor proprio che non guasta mai nelle giuste dosi.
Non resta che procedere con la decodificazione del sogno per vedere con gli occhi i “bozzetti delicati” di Alexa.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Ho sognato di trovarmi nella grande casa dove ho vissuto quand’ero sposata, casa che ho lasciato nell’estate del 2001.”

Alexa esordisce in sogno innescando il “processo della regressione”. Nel presente della sua vita qualcosa non gira bene, per cui sente il bisogno di tornare indietro nello spazio e nel tempo e di ancorarsi a una stazione psichica quanto meno gratificante, anche se triste come qualsiasi congedo e qualsiasi rottura coniugale. Lo spazio è occupato dalla “grande casa”, il tempo è fissato “nell’estate del 2001”. Il sogno dovrà dare spiegazione di questa marcia indietro e dovrà spiegarci qualcosa del presente della nostra protagonista. Alexa “era sposata”, era in piena “posizione psichica genitale”, aveva un uomo su cui investire la sua “libido”, aveva una composizione e un’integrazione psichiche, aveva una sua “organizzazione psichica reattiva”, un suo carattere, una sua personalità, una sua struttura. Insomma Alexa era una persona con la sua storia intima, privata e sociale, una donna che si era naturalmente maritata in realizzazione dei suoi desideri e dei suoi progetti. Alexa non è una donna di poco amor proprio e di poca autostima, è una donna altolocata perché si trova “nella grande casa dove” ha vissuto. Simbolicamente Alexa è arrivata al matrimonio con un buon senso dell’Io, una buona educazione e una buona posizione sociale: una figlia di buona donna e di buona famiglia. Alexa, la buona e la preziosa, sta sognando quella “se stessa” al tempo della convivenza solidale e legale con il suo uomo. Non si intravedono particolari drammi e angosce depressive nel “lasciare” quella casa sia nel senso logistico e sia nel senso psichico. Alexa è appagata di aver lasciato il marito e di aver evoluto quella sua “grande casa”, quei suoi modi di essere, di esistere e di relazionarsi, quella struttura psichica, per l’appunto, evolutiva. Alexa aspirava al meglio e voleva il meglio per sé. Si era accontentata di quello sposalizio e di quell’uomo, così come si era accontentata di “quella se stessa”, ma adesso Alexa si ravvede e, da donna ulteriormente cresciuta e oltremodo consapevole, guarda proprio oltre, là dove lancia anche il suo cuore. Dalla “libido genitale” della donna “sposata” è tornata indietro alla “libido fallico-narcisistica” dove si era ben vissuta e costruita, per cui la “fissazione” è naturale oltre che d’obbligo. Ritorniamo sempre dove ci siamo trovati bene e abbiamo ben meritato di noi stessi.

“Nel sogno la casa era ancora più lussuosa di quanto non lo sia già nella realtà e aveva un design più moderno con grandi vetrate al posto delle pareti sia esterne che interne/divisorie.”

Avete presente l’essenza del desiderio?
Adesso ve la dimostro.
Alexa è in piena “posizione fallico-narcisistica”, quella buona non quella cattiva, l’amor proprio e non la negazione dell’altro.
Chissà quante volte da bambina si è immaginata e si è desiderata bella e brava!
Alexa in sogno sta dicendo dei suoi desideri e sta tessendo le seguenti convinzioni: “io ero già una bella persona, ma mi sono immaginata ancora più valida e importante, una donna adeguata ai tempi e alle persone, sia dentro di me e sia fuori di me”. Ancora: “io avevo una buona consapevolezza del mio mondo interiore e mi relazionavo in maniera egregia, trasparivo, ero solare, ero in linea con i tempi ed ero esteticamente attraente.” Alexa sta oggi vivendo una situazione di disagio psichico e relazionale che le ricorda “l’estate del 2001”, la fine della sua relazione coniugale. Come allora, Alexa oggi riesce a trovare la giusta autostima e l’adeguata valutazione della sua figura interiore ed esteriore.
Vediamo i simboli: la “casa” o la struttura psichica evolutiva, “lussuosa” o lussata nel senso di al di là della giusta postura e in senso traslato ricca di luce e di consapevolezza, “design” o modi di apparire e formalità, “moderno” o in linea con la moda e i modi del tempo, “vetrate” o capacità di comunicazione interiore e sociale o quella che si chiama solarità con pregi e difetti, “pareti” o giuste difese tra interno ed esterno e tra “parti di sé” possibilmente in contrasto. Si prende atto che Alexa ha una buona corrispondenza e trasparenza tra quello che sente e quello che vive, quello che è e quello che appare, una bella abilità e una pericolosa virtù.

“Ero molto stupita del fatto che nel giardino non ci fossero i due cani a cui ero affezionata e che da quell’estate non ho più rivisto.”

In tanto benessere qualcosa non va al posto giusto o non funziona come dovrebbe. Il potere di donna è in crisi perché non ci sono “i due cani” nel giardino. Il “cane” simbolicamente rappresenta l’alleato psichico e l’oggetto dell’investimento della “libido” in condizione di inferiorità per l’animale e di superiorità per il cosiddetto padrone: “a cui ero affezionata”. Alexa accusa una timidezza, una titubanza, una resistenza a lasciarsi andare e ad affidarsi, per cui l’immagine affermativa di prima si rivela più un desiderio di oggi che quella realtà di quando si era sposata e stava con il suo uomo. “I due cani” rappresentano gli alleati psichici che consentono di investire energia e di esercitare potere. “I due cani” sono la “traslazione” della figura del marito, oggetti su cui esercitare il potere che non ha e non sa di avere. Alexa ha investito su quell’uomo che non si è rivelato degno della sua persona e delle sue energie, per cui la separazione è stata la giusta e naturale conclusione. Resta un dilemma: era il marito poco affermativo o era Alexa che non si sentiva riconosciuta come persona, oltretutto, di valore? Il prosieguo del sogno lo dirà. Il “giardino” è un simbolo erotico che induce a pensare che Alexa non andava d’accordo sessualmente con il suo uomo. Resta il dubbio di chi dei due era senza potere, ma certamente i cani sono simboli e fungono per delucidare una psicodinamica di coppia.

“Improvvisamente i due cani si palesano con mia grande gioia e mi fanno le feste com’erano solito fare.”

Non fa una grinza il rivedere “i due cani” semplicemente perché tutti i salmi finiscono in “gloria”. Il contesto simbolico ci dice che Alexa vede se stessa affermativa e migliora le sue prestazioni di donna come desiderava. Alexa è diventata come voleva. I “due cani” sono l’oggetto d’investimento della sua energia, “libido”, “si palesano” equivale a un atto di consapevolezza del materiale psichico risalito dal profondo, la “gioia” significa ebbrezza neurovegetativa mischiata a coscienza di sé, “mi fanno le feste” è segnale di passività e per converso di potere.

“Dentro questa casa appare un amore di gioventù che nulla ha a che vedere con quella location.”

Alexa opera un’ulteriore “regressione” a un altro investimento d’oggetto, un altro uomo e “un amore di gioventù”, ma lei non era quella di quella casa lussuosa, era una persona ancora non evoluta e matura al punto ottimale. La seconda “regressione” si fissa nell’adolescenza, “un amore di gioventù”, di quelli che non sono né carne e né pesce ma che sono tutto, di quelli che ti fanno sentire le farfalline nello stomaco, di quelli che fanno crescere entrambi tra un timore e una trasgressione, di quelli che non esigono la perfezione della maturità seriosa, di quelli che si compensano nella deficienza, di quelli che non esigono alcuna maturità e sanno immaginare l’impossibile. Quando Alexa era ragazzina si è innamorata e si è fatta le ossa in amore.
Quant’era bello quando si era poveri e ignoranti, quando c’era tutto da imparare!
Anche quella casa era bella e Alexa lo sa.
Questo è quanto dovevo al sogno di Alexa.

PSICODINAMICA

Il sogno di Alexa si presenta con dei quadretti delicati seguendo un processo regressivo che approda all’adolescenza. In questo andare a ritroso Alexa spolvera dei pezzi psichici molto colorati del suo “sé” e della sua persona, “maschera”, rievocando anche momenti critici di perdita che non hanno in lei alcun sapore depressivo. La psicodinamica rientra nella dimensione “fallico-narcisistica” dal momento che Alexa sa incensare molto bene la sua figura con assoluta e ingenua naturalezza e senza rasentare alcuna forma di superbia e di vanagloria. Anche la “libido genitale” della “posizione” omonima non presenta alcun risentimento e clamore. Un senso fatalistico fa respirare tutto il sogno senza che la protagonista si atteggi a donna fatale. Il ricordo e il ricordare di Alexa sono permeati di naturale e verginale candore.

ULTERIORI RILIEVI TECNICI

Il sogno di Alexa contiene i seguenti valorosi “simboli”: “casa” o struttura psichica evolutiva o organizzazione psichica reattiva, “sposata” o esercizio della libido genitale nell’omonima posizione psichica, “lussuosa” o fuor di norma e di postura ed eccesso nella modalità di vivere, “design” o formalità affettivamente fredda, “vetrate” o difese razionali, “pareti” o meccanismi psichici di difesa, “stupita” o caduta della vigilanza, “giardino” o vitalità erotica, “cani” o alleati psichici e potere, “fare le feste” o esercizio degli affetti e investimenti di libido, “amore di gioventù” o investimento di libido genitale e coscienza di sé.

“L’ archetipo” in azione nel sogno di Alexa è la Psiche o sistema psichico.

Il “fantasma” evocato e in circolazione è l’identità psichica e l’immagine di sé.

Il sogno di Alexa evidenzia le seguenti istanze psichiche: Io vigilante e razionale in “ero molto stupita”, “Es” pulsionale in “i due cani si palesano” e in “un amore di gioventù”. Il “Super-Io censorio e limitante risulta assente.

Le “posizioni psichiche” presenti sono la “fallico-narcisistica” e di riferimento la “genitale”: “la casa era ancora più lussuosa” e “quand’ero sposata”.

I “meccanismi psichici di difesa” usati da Alexa nel sogno sono la “condensazione” in “casa” e in altro, lo “spostamento” in “cani” e in “amore di gioventù e in altro.

I “processi di difesa” in atto prepotente sono la “regressione” e la “fissazione” in ““Ho sognato di trovarmi nella grande casa dove ho vissuto quand’ero sposata, casa che ho lasciato nell’estate del 2001.” e in “Dentro questa casa appare un amore di gioventù che nulla ha a che vedere con quella location.” La “sublimazione della libido” non è presente.

Il sogno di Alexa presenta un valido tratto “fallico-narcisista” in una “organizzazione psichica reattiva genitale”: amor proprio coniugato a disposizione all’investimento verso l’altro.

Le “figure retoriche” evidenziate nel sogno sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “casa” e in “giardino” e in altro, la “metonimia” o nesso logico in “fare le feste” e “amore di gioventù” e in altro.

La “diagnosi” dice di una “regressione” rigenerante alla “posizione fallico- narcisistica” e di una gratificazione rievocativa della propria formazione psicofisica.

La “prognosi” impone ad Alexa di curare l’amor proprio e la sua storia psichica con diligenza e con quella vena di naturale ingenuità che la fa essere fuori dall’ordinario, extra-ordinario.

Il “rischio psicopatologico” si attesta soltanto in una caduta della componente dolcemente affermativa e in una psiconevrosi da perdita di potere, una psicoastenia, una nevrosi attuale, quelle senza cause rimosse.

Il “grado di purezza onirica” è stimato nell’ordine del “buono” alla luce delle poche manipolazioni a cui il sogno è stato sottoposto nella sua semplicità.

La “causa scatenante” del sogno di Alexa rientra in una riflessione sulla situazione psico-esistenziale in atto o in qualche incontro fortuito e significativo che ha evocato ricordi del tempo che è andato fuori ma è rimasto dentro.

La “qualità onirica” è sicuramente la delicatezza dei significati profondi che il sogno contiene in forma semplice e favolistica.

Il sogno di Alexa è avvenuto durante la terza fase del sonno REM in piena compostezza e con un compensato senso nostalgico.

Il “fattore allucinatorio”, i sensi specifici particolarmente sollecitati, si manifesta blando e dolce in “si palesano” e “appare”: senso della “vista” ovviamente.

Il “grado di attendibilità” della decodificazione del sogno di Alexa è “medio” perché altre interpretazioni sottili sono sottese alla trama, ma mancano gli elementi giusti per connettere i simboli. Di conseguenza, è possibile la fallacia di quanto affermato nei termini umanamente consentiti ma di ordine sempre “medio”.

DOMANDE & RISPOSTE

Alla luce della simpatia riscontrata presso i marinai, ho riproposto la lettura del sogno di Alexa alla lettrice anonima che ha soltanto la terza media. Ringalluzzita mi ha posto le seguenti domande.

Domanda
Innanzitutto ringrazio per gli apprezzamenti e torno a dire che io non capisco tutto quello che lei scrive, ma riesco a capirlo all’ingrosso anche perché lei si ripete spesso. Vengo alla prima domanda. Non ho capito che cosa ha sognato Alexa: che cosa sono i “bozzetti delicati?
Risposta
Alexa ha sognato parti di se stessa e della sua esperienza di vita e li ha scelti in maniera naturale e li ha trattati con gentilezza. Quello di Alexa non è un sogno traumatico e allucinante, è un prodotto psichico composto perché Alexa possiede sicuramente il bandolo della matassa anche delle cose spiacevoli e dolorose che le sono successe e che ha vissuto, come la separazione dal marito.
Domanda
Quando ha parlato di regressione ho capito ben poco o quasi niente e mi sono sentita ignorante.
Risposta
In effetti, sei ignorante di queste teorie. Servono ai miei colleghi giovani che lavorano nel difficile e affascinante settore della psicoterapia.
Domanda
Grazie per l’ignorante anche perché me lo ha detto da galantuomo.
Risposta
Stringi stringi, sapessi quanto sono ignorante anch’io. A furia di dedicarmi a studi settoriali, non ho potuto coltivare tante cose che magari mi piacevano. Comunque sono un bravo contadino.
Domanda
Ma perché Alexa si era sposata se non era sicura di fare questo passo, visto che dopo si è separata?
Risposta
Non saprei rispondere a una domanda così precisa, ma in generale ti posso dire che spesso ci si sposa per altri motivi e non perché si è pronti e maturi per questo passo importante della vita e della vita affettiva in particolare: ad esempio per una fuga dalla famiglia o per una maternità indesiderata. Tecnicamente posso usare il termine “immaturità psichica” per intendere l’incompletezza dell’evoluzione delle “posizioni psichiche”. Se non ci si è evoluti dalla “posizione fallico-narcisistica nella “posizione genitale”, senza nulla perdere ma tutto conservando, se non si è pronti a investire sugli altri la propria “libido”, se non ci accorgiamo che gli altri esistono e possono essere oggetto del nostro interesse e desiderio, ecco, allora si è immaturi per condividere e per scambiare sensi e sentimenti, idee e azioni, fantasie e fatti e soprattutto per avere figli.
Domanda
Ho capito. Ma mi sa dire quando siamo completi a livello psicologico?
Risposta
Dalla nascita all’adolescenza passano quindici anni. Ecco la “formazione psichica reattiva” è compiuta, il carattere si è formato, la personalità si manifesta, la struttura è completa. Dopo continua l’evoluzione di questi tratti psichici acquisiti a opera dei meccanismi di difesa dall’angoscia. Ricordo che le “posizioni psichiche reattive” in ordine di tempo sono la “orale” o affettiva, la “anale” o aggressiva, la “fallico-narcisistica” o fantasioso autocompiacimento, la “genitale” o investimento di libido nell’altro. Sono evolutive e sono soggette al principio del “nulla si perde ma tutto si conserva e si complica”, un’entropia da tenere consapevolmente ordinata. Ricordo ancora che nella formazione psichica è determinate per l’identità sessuale la “posizione edipica” o la conflittualità con i genitori con relativa risoluzione attraverso il riconoscimento del padre e della madre. Non è da dimenticare il sentimento della rivalità fraterna. Mi fermo. Ho detto tutto quello che ho imparato dal mio lavoro psicoterapeutico sul campo nello spazio temporale di quarant’anni.
Domanda
Comincio a non capire.
Risposta
Effettivamente il discorso si è fatto difficile per te, ma non per i miei colleghi.
Domanda
Cambio argomento. La psicoterapia funziona o hanno ragione le persone che dicono che non serve a un bel niente?
Risposta
La psicoterapia consiste nella presa di coscienza della propria “organizzazione psichica”, di cosa abbiamo vissuto nostro bengrado e nostro malgrado, di come abbiamo reagito agli eventi della vita e di come ci siamo difesi dall’angoscia ossia quali meccanismi abbiamo usato. La psicoterapia si attesta nel renderci padroni a casa nostra e disposti verso gli altri come completamento del nostro essere viventi. Qualsiasi psicoterapia si pone questo fine, ha buon esito. Esistono dei livelli della presa di coscienza e diverse metodologie. Comunque fondamentalmente la vera psicoterapia la fa il paziente e non l’operatore. Questi sono solo cenni di discorsi molto ampi e articolati, ma vedo che la tua terza media non t’impedisce di essere curiosa e di fare domande cazzute. In ogni caso, se un asino fa psicoterapia diventa un asino consapevole, ma non diventa un cavallo e tanto meno una scimmia.
Domanda
Lei sta dicendo cose che capisco. Se io vado in psicoterapia, decido io fin dove voglio arrivare per risolvere il problema e per stare meglio.
Risposta
Messaggio ricevuto. Decidi naturalmente quale equilibrio psicofisico è opportuno per te attraverso quello che hai voluto conoscere di te e della tua formazione e della tua organizzazione.
Domanda
Nell’interpretazione del sogno di Alexa lei ha detto che non sempre è buono essere trasparenti con gli altri. Io ho capito che non va bene sputtanarsi e dire tutto quello che si sente e si vive. Ho capito bene?
Risposta
Hai capito benissimo. Nella decodificazione del sogno di Alexa ho detto che la cosiddetta “solarità” è una pericolosa virtù. Far trasparire l’interiorità ed esibirla all’esterno porta a grossi incidenti personali e relazionali. Non si danno le perle ai porci. Non tutte le persone sono capaci di capire e di rispettare il nostro materiale psichico, la nostra sensibilità e i nostri gusti, le nostre idee e il nostro corpo, la nostra unità psicofisica insomma. Bisogna sempre mantenere un certo riserbo e rispetto del nostro mondo interiore e non “sputtanarlo”, come dicevi argutamente tu. L’ingenuità non crea fascino, il sapersi dispensare a dosi giuste e opportune attrae e crea interesse.
Domanda
Ho capito benissimo. Lo ha detto molto bene. Spero che mi chiamerà ancora a porre le domande. Grazie.
Risposta
Non aspetto altro che una persona che mi costringe a dire cose difficili in modo facile. Grazie a te e alla prossima.
Domanda
Dimenticavo di chiederle quale canzone ha scelto per questo sogno.
Risposta
Mi ha particolarmente colpito la bellezza della parte finale del sogno di Alexa. quando introduce una amore giovanile, “un amore di gioventù”, all’interno della donna elaborata e sofisticata, “quella location”, un’esperienza universale d’innamoramento che conclude la formazione psichica per dare inizio alle esperienze d’amore. E allora ho scelto la canzone degli anni settanta dal titolo significativo “Quindici anni”, cantata da certi “Vicini di casa”, un prodotto popolare e un complesso anonimo utili a dare senso al primo sentimento “genitale” dell’adolescenza. Notate quanto eravamo grigi e brutti in quegli anni. Avevamo veramente poco e, come dice Francesco Guccini, “a vent’anni si è stupidi davvero”. Ma questo è un altro discorso.

 

 

DI RITORNO DA AMMAN

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovavo nella mia stanza, nella residenza in cui vivevo ad Amman. Ero con mia madre ed il mio ragazzo e sapevo che quel giorno sarei dovuta partire per tornare in Italia.
Dovevo fare in fretta la valigia, un’unica grande valigia che non sarebbe mai bastata per tutto ciò che, in quel tempo trascorso lì, ero riuscita a collezionare.
In effetti, i miei averi erano molti di più di quelli che immaginassi. Aprivo cassetti stracolmi di vestiti, quaderni, fogli vari, li prendevo e, in pochi secondi, dovevo decidere se portarli con me o lasciarli.
Così dovevo fare anche con il grande armadio in legno, pieno anch’esso di effetti personali, alcuni dei quali non riconoscevo neppure come miei.
Ero preoccupata perché pensavo che, in così grande agitazione e fretta, avrei di certo lasciato delle cose importanti.
Inoltre, provavo fastidio nel vedere quella valigia che, inevitabilmente, si riempiva in modo caotico, non avendo il tempo per sistemarne ordinatamente il contenuto.
Mia madre e il mio ragazzo mi aiutavano come potevano, dato che dovevo essere io colei che effettuava la scelta tra ciò che doveva essere lasciato e ciò che volevo e dovevo portare con me.
In quel marasma avevo anche perso il biglietto dell’aereo e non ricordavo neppure l’ora della partenza, così mando il mio ragazzo a controllare su internet.
Lui, dopo aver controllato, torna da me tranquillo, mi dice che saremo partiti alle 16.30, ma a me quel tempo tra i bagagli e l’aereo continuava a sembrare pochissimo.
Per di più, dovevo anche congedarmi dai padroni della residenza, lasciare loro le chiavi e consegnargli un sacco di vestiti da dare ai poveri.”

Questo sogno appartiene a Clotilde.

INTERPRETAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il “viaggio” è la metafora della vita e l’allegoria del vivere. Nasci e ti evolvi cercando di capire chi sei e cosa vuoi, magari pensi di essere un ameba o un piccolo dio, ma resti sempre un vivente e un viaggiatore, uno di quei compagni di Ulisse che si convinsero di non essere fatti per “viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza”. E la prima conoscenza salta subito ai tuoi sensi di bambino che non sa parlare la lingua ufficiale, ma che si esprime bene nel linguaggio del corpo e della mente: le pulsioni e la fantasia. E così prendi coraggio e magari sai anche evolverti in un piccolo Socrate, riesci a seguire il modello di vita di uno scansafatiche che bighellonava tutto il giorno nell’agorà di Atene e cercava un povero Sofista, un imbroglione da imbrogliare con le parole e con il micidiale “perché dici questo”. E di questo passo, prima di conoscere il mondo, riesci a conoscere te stesso, come recitava il frontone del tempio di Apollo a Delo: “gnoti seauton”. E andando avanti, sai anche essere umano e generoso, un “animale sociale” o “zoon politikon” come voleva il grande Aristotele. Insomma sei un viaggiatore come Clotilde, una donna che, tornando da Amman, non trova di meglio che sognare il condensato di tutto quello che di nuovo ha vissuto e conosciuto di se stessa. Clotilde ha approfittato del “viaggio reale” ad Amman per parlare del suo “viaggio psicofisico”, di tutto quello che si è portato via da Amman e che ha vissuto in maniera intensa. Clotilde ammanta di simboli il dato reale del viaggio, un’esperienza che ha vissuto innestandola sul suo passato per evolversi dal “chi ero” al “chi sono”. Il sogno segue questo metodo antropologico: “dimmi chi eri e ti dirò chi sei”.
Quale viaggio può suggerire l’agenzia “dimensionesogno”?
L’Odissea, la Filosofia greca, l’Inferno di Dante, la Bibbia, chiaramente brani a libera scelta. Troverete gran parte dello scibile in embrione, Non vi serve altro, così come a Clotilde è bastata la sua valigia per acchiappare al volo tutto quello che le garbava secondo i suoi gusti e la sua struttura psichica evolutiva. Questi testi sono essenziali e arricchiscono. Tutto quello che viene dopo, è soltanto una riedizione o un rimaneggiamento delle poche o tante verità che servono all’uomo che viaggia ed è sempre in cerca di risolvere in qualche modo la malattia mortale, l’angoscia della perdita e il “fantasma di morte”.
Auguro un buon viaggio tra le pagine dei brani che sceglierete e vi ricordo che, come suggerisce Clotilde, bisogna “partire per tornare”.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Mi trovavo nella mia stanza, nella residenza in cui vivevo ad Amman. Ero con mia madre ed il mio ragazzo e sapevo che quel giorno sarei dovuta partire per tornare in Italia.

Clotilde approfitta del “viaggio reale” ad Amman per parlare del suo “viaggio interiore”, di quello che ha conosciuto di sé e si è portato via da Amman, tante esperienze particolari e vissute in maniera intensa, definite simbolicamente “nella mia stanza”, una parte specifica della struttura psichica di Clotilde che il sogno individuerà. Il dato reale della permanenza ad Amman viene ammantato di simboli e viene costruito il sogno nella “residenza”; le novità si attestano nella continuità psico-esistenziale di Clotilde. Degna di nota è la pendenza “edipica” che ha ancora con la madre, ma di buono c’è un ragazzo, “il mio ragazzo”, che testimonia di una benefica evoluzione “genitale”, un investimento di “libido” nell’altro e il sentimento d’amore. Questa madre Clotilde se la porta in viaggio ed è convinta che il tempo è maturo per il ritorno senza dolore e senza nostalgia a una vita che già conosce quanto meno nella quotidiana logistica. Le novità psicofisiche che hanno intriso il viaggio ad Amman hanno bisogno di essere degnamente resettate all’interno della “organizzazione psichica reattiva” in atto e integrate al meglio. E queste novità sono tante e degne di una giovane donna.
I simboli sono “la stanza” o una parte psichica della sua struttura e vedremo quale andando avanti, la “residenza” o dove attesto ed evolvo me stessa e la mia storia, la “madre” o istanza edipica, il “ragazzo” o istanza genitale, “partire per tornare” o razionalizzazione del distacco.

“Dovevo fare in fretta la valigia, un’unica grande valigia che non sarebbe mai bastata per tutto ciò che, in quel tempo trascorso lì, ero riuscita a collezionare.”

Il sogno è alla ricerca di uscire dal generico e di essere puntuale. All’uopo è aiutato dalla giustificazione del viaggio di ritorno per sintetizzare tutto quello che Clotilde ha portato via con sé ed è in via di assimilazione. Vediamo di che si tratta e decodifichiamo i simboli e le psicodinamiche per capire bene le esperienze vissute da donna Clotilde.
“La valigia” è un simbolo femminile, un grembo allargato e generico che contiene tutto quello che come donna ha conosciuto in questo viaggio. Il sogno dice che ha vissuto tanto e che questo materiale psichico è in attesa di essere organizzato e fatto proprio: “sapere di sé”. Questo viaggio ad Amman è stato per Clotilde l’affermazione del suo essere femminile, quasi come se prima avesse vissuto se stessa poco e in maniera vaga. Questo viaggio è stato foriero di importanti conoscenze evolutive. “Collezionare” è simbolicamente collegato all’ossessione implicita nella “libido anale” durante la “posizione psichica” omonima e si attesta nel mettere insieme con quella precisione che sa di insicurezza interiore e a elencare pedantemente le esperienze fatte per non dimenticarle: pulsione a ordinare e a fare tesoro di tutto.
Non resta che vedere a questo punto di cosa si tratta, quali e quante esperienze ha messo insieme la donna Clotilde in questo viaggio esotico dentro e fuori il suo corpo e la sua mente in quel di Amman.

“In effetti, i miei averi erano molti di più di quelli che immaginassi. Aprivo cassetti stracolmi di vestiti, quaderni, fogli vari, li prendevo e, in pochi secondi, dovevo decidere se portarli con me o lasciarli.”

Clotilde ha vissuto tanto e tanto di importante in questa permanenza ad Amman, ha elaborato parti psicofisiche femminili, nuovi e diversi modi di apparire donna, ha elaborato fantasie e ha dato concretezza alle sue riflessioni: “cassetti”, “vestiti”, “quaderni”, “fogli vari”. Questi sono i suoi sorprendenti “averi”. Alcuni meritano di essere assimilati per essere rivissuti, altri possono ritenersi esperienze vissute in quel tempo e in quello spazio. Clotilde non ha che l’imbarazzo della scelta, ma soprattutto ha la frenesia della donna che lascia e non vuole tralasciare. E’ più un orgasmo che un’angoscia di accaparramento. Questo è il senso simbolico di “portarli con me o lasciarli”.

“Così dovevo fare anche con il grande armadio in legno, pieno anch’esso di effetti personali, alcuni dei quali non riconoscevo neppure come miei.”

Clotilde offre in sogno ancora un simbolo femminile, “il grande armadio in legno”, pieno di esperienze intime e private, “effetti personali”, talmente nuove e originali che fatica a pensare di averle effettivamente vissute. Il viaggio ad Amman è stato per Clotilde veramente “maieutico”, perché le ha dato la possibilità di esprimersi e di cimentarsi in quelle novità esistenziali pensate e non realizzate in precedenza. Clotilde ha partorito se stessa, le sue fantasie e i suoi pensieri, i suoi desideri e i suoi progetti. Sottolineo la qualità degli “effetti personali”, le esperienze intime di una donna che all’estero trova la libertà di esprimersi e la disinibizione di realizzarsi.

“Ero preoccupata perché pensavo che, in così grande agitazione e fretta, avrei di certo lasciato delle cose importanti.”

L’intensità dei vissuti è stata tale e tanta da essere sciupata nel confezionarla dentro la memoria di un viaggio veramente di crescita. Clotilde è “preoccupata”, e “in così grande agitazione e fretta”. Traduco: Clotilde teme di dimenticare o di rimuovere parte dei vissuti e delle “cose importanti” che hanno contraddistinto il suo viaggio ad Amman. I simboli: la “preoccupazione” condensa un pregiudizio che impedisce l’evoluzione, l’agitazione e la fretta appartengono al corredo psicofisico dell’orgasmo, “avrei lasciato” contiene un tratto depressivo di perdita. Di certo, l’esperienza di Amman è non soltanto intensa ma è anche ricchissima.

“Inoltre, provavo fastidio nel vedere quella valigia che, inevitabilmente, si riempiva in modo caotico, non avendo il tempo per sistemarne ordinatamente il contenuto.”

La femminilità di donna Clotilde si è esaltata al punto che ha temuto un ingorgo emotivo per il fatto ha vissuto cent’anni in un giorno. Questo capoverso si presta anche a una paura di gravidanza proprio nella frase “si riempiva in modo caotico” e si collega alla successiva frase ispirata all’onnipotenza “sistemarne ordinatamente il contenuto”. Tante emozioni in circolo, legate alla sensibilità sessuale e alla “libido genitale”, sono da privilegiare nel contesto del sogno anche se resta valida l’interpretazione sulla paura della gravidanza indesiderata.
Simboli: “caotico” traduce l’ignoranza dell’ordine implicito nel caos in divenire, “fastidio” traduce un misto di noia e di deficit dell’autocontrollo, “valigia” traduce la solita dominante femminilità del grembo e della ricettività sessuale, “sistemarne ordinatamente il contenuto” rievoca l’istanza psichica “Io” nel suo compito di razionalizzare le intense emozioni legate alle esperienze vissute, “il tempo” traduce evoluzione e perdita.

“Mia madre e il mio ragazzo mi aiutavano come potevano, dato che dovevo essere io colei che effettuava la scelta tra ciò che doveva essere lasciato e ciò che volevo e dovevo portare con me.”

Quella di donna Clotilde è una “scelta” amletica quanto retorica, semplicemente perché tutto si conserva e niente si distrugge a livello psichico, possibilmente tutto si difende dall’angoscia perché questo materiale viene lavorato dai “meccanismi di difesa” per consentire un costante equilibrio psicofisico. In ogni caso niente va perso dalla protagonista di tutto quello che ha vissuto. La “rimozione” può far dimenticare il materiale psichico particolarmente delicato e ingestibile dalla coscienza, ma il dramma di Clotilde si attesta nell’unica funzione dirimente tra i vissuti opportuni da ricordare perché formativi e i vissuti contingenti e particolarmente legati al momento e al luogo in cui sono stati esperiti. Clotilde tenta una selezione tra ciò che è formativo e ciò che è banale, distinzione legata all’azione dei “meccanismi di difesa” che lavorano sul materiale più fragile e delicato. La “madre” è un residuo edipico e la figura femminile su cui si è identificata, per cui è naturale che se la sia portata dietro in tanto viaggio che ha evidenziato proprio le esperienze di donna. Il “ragazzo” è lo strumento di tanto vissuto e di tanta sorpresa, l’oggetto d’investimento e d’esercizio della “libido genitale”. Clotilde fa bene a precisare che tutto quello che ha vissuto è tutta opera sua e a lei va ascritto a merito o a problema. Soltanto lei “sa di sé” in riguardo ai vissuti formativi e ai vissuti birichini. Ancora un ultimo rilievo è opportuno: il conflitto tra il volere e il dovere o meglio tra il “doveva” e il “volevo e dovevo”, tra l’istanza “Io” del “volevo” e l’istanza “Super-Io” del “dovevo”. La “scelta” è di Clotilde ed è operata dalla sua valutazione razionale e dal suo senso del dovere. L’esperienza di Amman si colora naturalmente anche di trasgressione alla luce del richiamo in esercizio dell’istanza censurante del “Super-Io”.
Simboli: madre o alleata edipica, ragazzo o alleato genitale, “scelta” o funzione dell’Io, “volevo” o consapevolezza del desiderio, “dovevo” o funzione dell’istanza “Super-Io”, “lasciato” o pulsione alla perdita, “portare con me” o assimilazione formativa ed evolutiva.

“In quel marasma avevo anche perso il biglietto dell’aereo e non ricordavo neppure l’ora della partenza, così mando il mio ragazzo a controllare su internet.”

Clotilde introduce il suo “ragazzo” in prima persona proprio “in quel marasma” che non è di certo logistico ma psicofisico: erotico e sessuale per la precisione. “L’aereo” è un simbolo femminile e il “biglietto” è un simbolo fallico, per cui va da sé che si tratta di “marasma” dei sensi. Riepiloghiamo la psicodinamica del sogno: Clotilde ha fatto un viaggio ad Amman e ha esaltato i suoi sensi con il suo uomo, tecnicamente ha esercitato la “libido genitale” e ha provato nuove sensazioni erotiche e ha vissuto nuove esperienze sessuali. In sostanza Clotilde si è innamorata in quel di Amman e il sogno riporta quello che il corpo e la mente hanno in sintonia registrato: senso e sentimento. Inoltre abbiamo da decodificare il simbolo di “internet”: processi neurovegetativi da controllare da parte del ragazzo. “Internet” è fondamentalmente simbolo della generica “relazione”, ma il fatto che sia chiamato in causa il “ragazzo” dispone per la sessualità e per il controllo della stessa, in specie per quanto riguarda l’eiaculazione e la fecondazione. Questo fattore si era visto in precedenza quando Clotilde aveva detto della “valigia che inevitabilmente si riempiva in modo caotico”. Questa paura si evidenzia in questo capoverso del sogno. Del resto, Clotilde è talmente presa dal suo orgasmo che non riesce a controllare l’ora della partenza del suo aereo. E’ stata decisamente quella di Amman un’intrigante esperienza per la nostra protagonista.
I simboli: “perdere il biglietto dell’aereo” equivale a lasciarsi andare all’orgasmo, biglietto è un simbolo di potere fallico, “marasma” o caduta dell’autocontrollo vigilante ed egemonia del sistema neurovegetativo o trionfo dei sensi o orgasmo, “non ricordavo” o meccanismo di difesa della “rimozione”, “internet” o della relazione allargata e generica, “controllare” o funzione dell’istanza “Io”, “ora di partenza” o inizio della caduta della vigilanza e introduzione all’orgasmo.

“Lui, dopo aver controllato, torna da me tranquillo, mi dice che saremo partiti alle 16.30, ma a me quel tempo tra i bagagli e l’aereo continuava a sembrare pochissimo.”

L’autocontrollo del “ragazzo” è buono e desta tranquillità dopo il marasma dei sensi. Questo è stato assodato. Ma come si spiega la sensazione di disagio dettata dalla non proporzionalità temporale tra la preparazione dei bagagli e la partenza dell’aereo? Si tratta dei preliminari erotici. Clotilde ricorda la mancata sintonia tra i reciproci orgasmi, tra i preliminari e l’eiaculazione. E’ anche vero che questo è il prezzo che si paga alla progressiva conoscenza della coppia nell’esercizio della sessualità. La mancata sintonia d’orgasmo ha colpito Clotilde al punto che la riporta candidamente e simbolicamente in sogno. Oppure la paura di qualche incidente di percorso nel fascinoso esercizio della “libido genitale” con il ragazzo attraente e servizievole si può profilare in tanto trambusto di sensi e di sentimenti: “dopo aver controllato, torna da me tranquillo…”. Ma Clotilde accusa la brevità del tempo, il classico sintomo di quando si è stati tanto, ma tanto, bene. Tra il fare i bagagli, la propria femminilità, l’aereo, la maternità, il tempo o il passo effettivamente è “pochissimo”.

“Per di più, dovevo anche congedarmi dai padroni della residenza, lasciare loro le chiavi e consegnargli un sacco di vestiti da dare ai poveri.”

Traduco senza equivoci e per capire bene e del tutto: “avevo ancora da superare le censure e liberarmi dalle resistenze a lasciarmi andare, acquisire bene il potere sperimentato in me stessa, farmi dono e assimilare tutti quei modi di essere e di vivere femminili che avevo vissuto alla grande e che mi avevo concesso e donato.
Potenza della disinibizione!
Della mamma di Clotilde non si è saputo più niente nel sogno, sicuramente perché il distacco è stato effettuato. Donna Clotilde ha acquisito ormai la sua autonomia psichica e può festeggiare la sua completata identificazione e la sua completa identità.
I simboli: “congedarmi” o risoluzione, “padroni” o istanza censoria “Super-Io”, “residenza” o consapevolezza, “lasciare” o riconoscimento, “chiavi o simbolo fallico, “consegnargli” o dare prova e valore, “vestiti” o modi psichici di apparire, “poveri” o in via di acquisizione evolutiva.
Questo è quanto dovevo al sogno e quanto potevo dire a Clotilde.

PSICODINAMICA

Il sogno di Clotilde sviluppa la psicodinamica delle esperienze erotiche e sessuali in un contesto amoroso di senso e di sentimento. La cornice di tanto avvenimento è il viaggio ad Amman, in Giordania, una terra che porta bene alle donne occidentali in cerca di un uomo solerte e premuroso, oltre che maschio. Il sogno accenna alla risoluzione della conflittualità con la madre o “posizione edipica”, per poi svolgere desideri e paure, sensazioni e sentimenti collegati al suo essere femminile al punto di essere considerato un inno all’innamoramento e alla sessualità, un concerto in onore della “libido genitale”. La dinamica incalzante della trama del sogno è in linea con le giuste tensioni erotiche di una relazione virtuosa.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” ho detto in abbondanza cammin facendo.

Dei “fantasmi” nessun rilievo specifico eccezion fatta per quello della madre.

Degli “archetipi” tirerei in ballo il “viaggio”.

Il sogno di Clotilde presenta le seguenti istanze psichiche: “Io” vigilante e razionale in “mi trovavo” e in “sapevo” e in “pensavo” e in “sistemarne ordinatamente il contenuto”, “Es” pulsionale in “aprivo cassetti stracolmi di vestiti, quaderni, fogli vari”.

Un discorso a parte merita il “Super-Io” morale e censurante, oltre che signore del senso del limite, che compare in ben sette, dico 7, “dovevo” e in un, dico uno, “sarei dovuta”. Per questo sorprendente dato il sogno di Clotilde segna il passaggio dal senso del dovere e del limite alla trasgressione, un notevole allentamento dei tabù e una salutare riduzione dei divieti. Si spera che il ritorno in Italia sia un persistere nella trasgressione e non riporti inibizioni e limiti. Potevo titolare il sogno di Clotilde “Dal Super-Io all’Es” proprio alla luce del passaggio dal senso generico del dovere alla trasgressione pulsionale, ma è prevalso il senso specifico del viaggio con il suo superare difese inutili della “libido genitale” e inibizioni di vario tipo e di vario genere, tutte “resistenze” alla presa di coscienza del “principio del piacere” e della vitalità sessuale. Il “viaggio” è stato per Clotilde uno sblocco liberatorio.

La “posizione psichica genitale”, “libido donativa” e riconoscimento dell’altro, contraddistingue e domina la psicodinamica del sogno di Clotilde. Di profilo si rileva la “posizione edipica” nella figura della madre che in quel contesto entrava come i cavoli a merenda.

Il sogno di Clotilde usa i seguenti meccanismi psichici: la “condensazione” ad esempio in “valigia”, lo “spostamento” ad esempio in “madre” e in “ragazzo”, la “drammatizzazione” in “marasma”, la “figurabilità” in “armadio”.

I processi psichici di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido” e della “regressione” non si evidenziano. Il primo si suppone che abbia tanto lavorato in passato per elevare le pulsioni e agire in maniera costruttiva e solidale. Il secondo, la “regressione”, è presente nei termini psicofisici legati alla funzione del sogno: ricorso ai “processi primari”.

Il sogno di Clotilde mostra un tratto psichico nettamente “genitale” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva genitale”: disposizione all’altro e all’investimento di “libido”.

Le figure retoriche usate da Clotilde nel sogno sono la “metafora” ad esempio in “viaggio”, la “metonimia” o relazione logica in “vestiti” e “quaderni” e “fogli “, la “enfasi” o forza espressiva in “marasma”.

La “diagnosi” dice di un’esperienza formativa in riguardo alla vita affettiva e alla vitalità erotica e sessuale: “libido genitale”. Clotilde in sogno rielabora i particolari impressi nella sua psiche, al fine di fissarli in termini di crescita personale.

La “prognosi” impone a Clotilde di maturare le esperienze vissute e di migliorarle superando inibizioni ulteriori e sopratutto liberandosi dal senso del dovere che in passato l’ha difesa con le censure del “Super-Io”: più piacere e meno dovere.

Il “rischio psicopatologico” si attesta nella colpevolizzazione di quello che ha vissuto e in un ritorno del sistema repressivo delle censure e delle inibizioni. Oltretutto l’espiazione dei sensi di colpa richiederebbe una “psiconevrosi fobico e ossessiva” con attacchi di panico.

Il “grado di purezza onirica” è stimato “medio” in quanto Clotilde ha ben raccontato il suo prodotto psichico. In sostanza il sogno si è svolto in uno stato di dormiveglia e la funzione logica ha avuto la possibilità di curare la trama secondo un filo conduttore. Ma bisogna anche precisare che Clotilde usa molti simboli che intrecciano una valida psicodinamica.

La causa scatenante del sogno di Clotilde è un semplice ricordo per via associativa di quello che ha vissuto durante il viaggio ad Amman.

La “qualità onirica” è ansiosa e incalzante.

Il sogno si è svolto nella quarta fase del sonno REM, prima del risveglio. La fattura narrativa e simbolica viaggiano in sintonia.

Il “fattore allucinatorio” vede la prevalenza di emozioni come in “Ero preoccupata perché pensavo che, in così grande agitazione e fretta, avrei di certo lasciato delle cose importanti. Inoltre, provavo fastidio…” Più che un senso specifico, sono allucinati tutti i sensi in un crescendo cenestetico.

Il “grado di attendibilità” è “buono” perché i simboli sono chiari e si intrecciano in maniera logica consequenziale e senza fare una piega, Il “grado di fallacia” è, di conseguenza, minimo.

DOMANDE & RISPOSTE

La decodificazione del sogno di Clotilde è stata sottoposta all’attenzione di una lettrice anonima e sono conseguite le seguenti domande.

Domanda
Il sogno di Clotilde è sgamante, nel senso che ha comunicato senza saperlo quello che aveva fatto ad Amman?
Risposta
Proprio così. Clotilde in quel viaggio si è innamorata e ha avuto una relazione completa, di senso e di sentimento. Ha, inoltre, scoperto quella “libido” che nelle precedenti relazioni non si era esaltata. Ha, ancora, ridotto l’influenza morale e la condanna dei diritti del corpo, si è disinibita e ha svenduto in un bazar i suoi tabù erotici e sessuali. E’ stata bene con se stessa e con il suo ragazzo.
Domanda
Un sogno positivo.
Risposta
Tutti i sogni sono positivi in quanto sono dei dati di fatto. Qualitativamente parlando, è un sogno non traumatico o beneficamente traumatico. Del resto, i nostri sogni sono in prevalenza di normale amministrazione, ma si ricordano meglio quelli che ci hanno turbato. Tutti abbiamo subito traumi e dolori, ma non tutti li abbiamo sistemati bene nella nostra “organizzazione psichica reattiva” e allora li sogniamo in maniera tormentata.
Domanda
Non ho ben capito se Clotilde era rigida o morbida di carattere.
Risposta
Il sogno dice che ha un forte senso del dovere, è tirannica quando vuole con se stessa e non si perdona alcun errore, ma è anche una donna che vive le sue pulsioni con il concorso della consapevolezza. Il viaggio ad Amman l’ha ammorbidita soltanto perché si è innamorata. E quando si investe “libido genitale” non si può che stare bene.
Domanda
Io ho soltanto la terza media, ma quello che lei scrive lo capisco in gran parte. Penso che se fosse più semplice sarebbe ancora meglio.
Risposta
Grazie per il suggerimento e cercherò di esserlo. La terza media scolastica equivale simbolicamente a una vita con tanti viaggi ad Amman, a una persona squisita e concreta.
Domanda
Tornando alla mia domanda iniziale, il sogno dice la verità, questa caratteristica si potrebbe applicare ad altri settori della vita pubblica e della società? Ad esempio alla Giustizia.
Risposta
Mi è capitato nella vita professionale di essere interpellato su un caso di pedofilia. Dai sogni e dagli incubi o dalle fantasticherie, chiamale come vuoi, che il bambino produceva, si è arrivati alla verità. Vedo molto difficile un incremento della Psicologia in ambito giudiziario. E’ l’ultima ruota del carro e il sistema la usa quando non sa che pesci pigliare o perché è di prassi. Eppure esiste la Psicologia forense e ha una buona presenza nel nostro paese, ma è difficile che la Psicoanalisi si allei con il sistema delle Leggi imperanti. Proprio per sua natura è ostica con i sistemi politici repressivi. Ne può parlare in abbondanza, ma non può colludere per metodologia. Comunque questo è un lungo e interessante discorso.
Domanda
Ha scelto una canzone per il sogno di Clotilde?
Risposta
Una? Due! La prima è una canzone napoletana antica che s’intitola “A casciaforte” ed è cantata mirabilmente da Roberto Murolo, la seconda è “La borsa di una donna” ed è interpretata da Noemi. La prima è ironica e da teatrino di periferia, la seconda è drammatica e pessimistica. Io le ho scelte soltanto perché sono dei “recipienti” e sono in linea con la simbologia femminile. La cassaforte e la borsa sono recettivi e contengono materiale tutto da interpretare. A me piace tantissimo “A casciaforte” e spero in un secondo tempo di analizzarne il contenuto, simbolicamente s’intende. Alla prossima e grazie di cuore, o signora con la terza media.