UNA DONNA CON LE PALLE

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Nel sogno in bianco e nero c’era una scala che scende e nello scendere si trasforma in un tunnel corrugato che mi inghiotte e mi fa andare sempre più giù a gran velocità.
Mi trovo poi in un luogo dove vedo per terra un fuoco acceso, delimitato da sassi, come se mi trovassi in campagna e lo vedevo dall’alto.
Poi ho cambiato prospettiva e mi trovavo supina e vedevo sopra di me cime di alberi giganteschi e un peso sul torace che non mi faceva respirare.
Una voce di donna mi ha chiesto se ero un uomo o una donna e mi ricordo che le ho risposto senza pensarci che ero un uomo.
Mi sono svegliata con difficoltà.”

Così e questo ha sognato Verdiana.

INTERPRETAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Verdiana è “in bianco e nero”, come i migliori film del neorealismo italiano a firma Luigi Zampa o Roberto Rossellini, perché l’intensità nervosa è ridotta.
Ma come?
Verdiana è inghiottita da un tunnel corrugato che la fa andare sempre più giù a gran velocità, si trova supina e vede sopra di lei cime di alberi giganteschi e sente un peso sul torace che non la fa respirare, … come si fa a dire che questo sogno è in bianco e nero e non ha trambusti emotivi?
Questo sogno dovrebbe essere coloratissimo ed elettrico in base a quello che mette in scena.
Urge spiegazione a giusta obiezione.
Verdiana si trovava nella quarta fase del sonno REM o nel passaggio tra la REM e la NONREM e verso il risveglio, quando le scariche nervose della prima fase e la catatonia della seconda fase non sono intense. Verdiana aveva dormito abbastanza, si stava svegliando, magari erano le quattro del mattino e in piena libertà costruisce questo sogno, un prodotto psichico veramente particolare e interessante perché verte sulla sua “identità” psichica e richiama anche le “identificazioni” operate nel corso della sua esistenza.
Ma non basta!
Verdiana ha ben composto e ben razionalizzato i suoi “fantasmi” e i suoi vissuti e dall’alto di questa consapevole compostezza imbastisce il sogno in riedizione di quelle verità che abbondantemente possiede nel cervello. Verdiana “sa di sé” e soprattutto sa dei suoi traumi e, di conseguenza, non si è agitata, per cui non elabora un sogno a colori ma un sogno trito e ritrito e a basso voltaggio. Poi, per il resto, i vissuti onirici di Verdiana sono un capolavoro della Mente e del Corpo sia dal punto di vista descrittivo e sia dal punto di vista compositivo: testo e contesto. Il sogno conferma la funzione del sogno di reintegrare, qualora ce ne fosse bisogno, le “parti psichiche” più delicate e che vengono ridestate nel cammino della vita e che rischiano di essere rimosse, ossia di sfuggire al controllo dell’Io per costituire mine vaganti che minacciano non di certo la struttura o la “organizzazione psichica reattiva”, ma l’equilibrio tra le tensioni in quanto tendono a somatizzarsi: meccanismo di difesa della “conversione in sintomo” per il “ritorno del rimosso”. Di passaggio per i colleghi ricordo che i “meccanismi di difesa” che operano beneficamente sul “ritorno del rimosso”, sul materiale psichico apparentemente dimenticato o meglio escluso dalla coscienza perché ingestibile in quel momento, sono la “formazione reattiva”, la “formazione sostitutiva”, “formazione di compromesso” e la “formazione di sintomo” che si attesta in una “conversione isterica”.
Ritornando al sogno in questione, il titolo si giustifica con il rimando al versante maschile e femminile delle identificazioni e dell’identità. Verdiana si elogia dicendosi che è stata ed è una donna coraggiosa, che ha affrontato tanti disagi e tormenti e traumi nella su vita, che ha dimostrato di possedere tratti simbolicamente maschili simbolicamente e definibili in sintesi e in gergo “con le palle”. Ricordo che il “linguaggio del gergo” è più vicino alla verità profonda rispetto al linguaggio formale e affettato della società civile. La Psiche ama il simbolo e la concretezza, la ciarlataneria e il turpiloquio, è più vicina all’osteria che all’Università, predilige il rustico al forbito, l’ubriaco al professore, Baudelaire a Benedetto Croce, Verga a Manzoni.
Ancora: cosa accusa Verdiana alla fine del sogno quando dice “Mi sono svegliata con difficoltà.”?
Lei stessa ritiene di non aver tanto sofferto in tanta rievocazione del patrimonio intimo e interiore. Non resta che credere a colei che, come il suo sogno, non può mentire.
Un altro dato importante è il “tunnel corrugato che mi inghiotte” che può essere un simbolo di “madre”, di “ritorno al grembo materno”, di fagocitazione da parte della madre, un bisogno di dipendenza e di protezione. Non è così nel nostro caso, perché dice “mi fa andare sempre più giù a gran velocità”. Verdiana si libera dall’oppressione degli eventi che l’hanno mandata giù e che lei ha risolto. Da sola o in compagnia Verdiana è uscita da una situazione psicofisica di costrizione legata a un evento fortemente traumatico come la perdita di una persona importante e significativa.
Ancora: ragioniamo sul cambio dei piani scenografici che Verdiana stessa definisce in “Mi trovo” e in “Poi ho cambiato prospettiva”. Questo dato onirico denota la capacità di “figurare” il registro simbolico interattivo e il nesso che lega le diverse scenografie, tutti dati che Verdiana conosce e riconosce. Il nesso si attesta nella serie degli eventi traumatici di perdita e nella continuazione a vivere con la riedizione dei “tratti psichici” simbolicamente maschili del coraggio e della forza. Verdiana è una “combattente”, come ci canterà alla fine Fiorella Mannoia.
Queste considerazioni metodologiche possono bastare e allora… buona continuazione a chi legge.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Nel sogno in bianco e nero c’era una scala che scende”

Verdiana condensa in questo film in bianco e nero “una scala che scende”, il simbolo depressivo della perdita, un suo preciso e specifico “fantasma” elaborato naturalmente nel primo anno di vita e possibilmente rievocato e rafforzato cammin facendo nel quotidiano vivere. La “scala che scende” attesta di un generico processo di perdita ed essendo una comoda “scala” conferma che il “fantasma” relativo è stato ben “razionalizzato” a suo tempo. Comunque Verdiana è ben educata alle perdite e alle angosce collegate, per cui il film può essere girato in “bianco e nero”.
Procedere diventa oltre che necessario anche intrigante.

“e nello scendere si trasforma in un tunnel corrugato che mi inghiotte e mi fa andare sempre più giù a gran velocità.”

Come non detto!
La questione diventa pesante più che intrigante, lo psicodramma si profila con le sue note particolarmente delicate e tragiche. Traduco: questo processo di perdita è stato talmente forte e coatto che non ha consentito a Verdiana di poter controllare la psicodinamica e di agire in maniera opportuna per tutelarsi dal danno traumatico. Verdiana sta rievocando in sogno un evento particolarmente tragico su cui non ha potuto fare alcunché, se non subirlo. Questo evento si definisce morte di qualcuno, lutto imprevedibile e perdita irreparabile. Si spiegano in questa maniera la costrizione del “tunnel”, l’essere “corrugato” ossia particolarmente doloroso, l’essere inghiottita, il precipitare e l’intensità della caduta. Questa è la meravigliosa rappresentazione simbolica di un tragico evento luttuoso elaborata dai “processi primari”, dalla “condensazione” simbolica e soprattutto dalla “figurabilità”. Cosa riesce a fare l’umana Fantasia liberamente, quando non la si controlla e la si pilota. Nel sonno si sveglia il nostro poeta interiore e formula il sogno.

“Mi trovo poi in un luogo dove vedo per terra un fuoco acceso, delimitato da sassi, come se mi trovassi in campagna e lo vedevo dall’alto.”

Cambia la scena, ma non il nesso logico della trama di questo magmatico sogno. Verdiana, dopo il terribile trauma della perdita di una persona cara e significativa, mette i piedi per terra e si ancora alla realtà, diventa concreta e pragmatica ma non disdegna di usare la testa e la razionalità proprio in riferimento specifico al fatto tragico occorso: “vedo per terra un fuoco acceso”. La “delimitazione dei sassi” conferma la necessità di Verdiana di circoscrivere l’esperienza, di razionalizzarla, di ridurre la sua sensibilità diventando un sasso. Mai metamorfosi fu così acuta e precisa e mai il ricorso alla sapienza popolare fu così accurata: “sei freddo e insensibile come un sasso”. Ma attenzione alle sorprese oniriche che non finiscono mai di stupire. Verdiana osserva questa realtà psichica descritta egregiamente “dall’alto”, nel luogo simbolico della “sublimazione” dell’angoscia. Spiego: Verdiana ha affrontato il suo dramma umano inserendolo tra i fatti della vita e nobilitando la sua angoscia in carica vitale da usare per continuare a vivere: “lo vedevo dall’alto”. Verdiana usa la simbologia della “campagna” per attestare di una generica realtà in atto e inserita nel “principio di realtà” come in un richiamo alla concretezza e al pragmatismo dopo tanta tempesta dei sensi e dei sentimenti.

“Poi ho cambiato prospettiva e mi trovavo supina e vedevo sopra di me cime di alberi giganteschi e un peso sul torace che non mi faceva respirare.”

Questo è il sogno delle tante “prospettive”. Verdiana è scesa in un tunnel corrugato, ha visto dall’alto, si trova supina. Sono posture che a livello simbolico significano “perdita”, “sublimazione” e “realtà”, tutti “meccanismi” e “processi di difesa” dall’angoscia che Verdiana usa con disinvoltura e in barba alla legge di gravità. Verdiana razionalizza da tutte le parti, non si ferma a capire il trauma e a governarne secondo realtà l’intensità emotiva, ma è ancora in grado di analizzare e descrivere la sua condizione di persona in sofferenza. “Vedevo” si traduce in sapevo, capivo, comprendevo la mia situazione di essere vittima di un evento luttuoso di perdita e di una inadeguatezza e precarietà di fronte all’immane compito di continuare a vivere. Le “cime di alberi giganteschi” rappresentano simbolicamente la figura paterna e il desiderio di essere sostenuta in questa riscossa come un maschio di forte tempra psicofisica: un padre. Verdiana invoca suo padre e chiede a lui la forza di reagire proprio identificandosi nella sua figura.
Arriviamo al “peso sul torace che non fa respirare”.
Cosa significa?
Come si traduce?
Allora, il “torace” è la parte del corpo che condensa il coraggio e gli affetti estremi. Il “peso” rappresenta un blocco psichico e una caduta dell’energia vitale. Il “peso sul torace” significherà di conseguenza un blocco pesante della vita e della vitalità affettive. Verdiana non ha potuto soffrire ed esternare le sue emozioni profonde e sincere, è stata costretta e si è costretta a fare a meno della vita affettiva e degli investimenti vitali di questo tipo. Verdiana ha contenuto l’intensità del trauma attraverso la “razionalizzazione” e la “sublimazione”, ma ha operato una chiusura della sua affettività e del suo bisogno di amare e di essere amata. Questo è stato il prezzo pagato nel mercato psichico per continuare a vivere, queste sono le difese dall’angoscia che la nostra eroina ha dovuto naturalmente istruire nello scorrere del tempo e nella sua esistenza. Verdiana è andata avanti bloccata nella dimensione affettiva dal trauma della perdita e dal ridestarsi del fantasma depressivo e ha potuto fare questo attraverso il meccanismo provvido di difesa della “razionalizzazione” e il processo della “sublimazione”: “Poi ho cambiato prospettiva e mi trovavo supina e vedevo sopra di me…”.
Procediamo con cautela e curiosità perché questo sogno è veramente amletico e di “casa nostra” nello stesso tempo, un’esperienza drammatica che succede a tanti e che ognuno traduce in maniera diversa e sempre creativa.

“Una voce di donna mi ha chiesto se ero un uomo o una donna”

Verdiana chiede a se stessa se si è comportata da uomo o da donna in questa dolorosa contingenza della sua vita, chiede a se stessa della sua identità psichica alla luce del trauma subito e soprattutto del come lo ha vissuto e organizzato, non superato perché questa illusione sarebbe offensiva all’intelligenza di Verdiana. Nella vita non ci si supera e né si supera, si cammina inesorabilmente e anche con i pesi sul torace o sullo stomaco, senza affetti per dirla in un solo termine. Verdiana si scinde nella “voce di donna” che è la sua voce critica e razionale e tenta di valutarsi o forte e razionale, simbologia “uomo”, o sensibile ed emotiva, simbologia “donna”. Rilevo che Verdiana non sta elaborando in sogno l’androginia psichica, il fatto che a livello psichico vigono caratteristiche maschili e femminili in ogni persona, ma sta elaborando esperienze e soprattutto reazioni che le appartengono e che, sempre simbolicamente, sono ascritte all’universo maschile e femminile.

“e mi ricordo che le ho risposto senza pensarci che ero un uomo.”

“Mi ricordo” verte sul passato, su un evento o una serie di fatti che hanno confermato Verdiana sul fatto di essere una “donna con le palle”, una “virago”, un’amazzone. Alla “voce di donna”, la sua, alla riflessione finale di colei che “sa di sé” e della propria storia perché ha ben razionalizzato fantasmi e vissuti, fatti e misfatti che l’esercizio del vivere riserva e che ha sublimato le angosce di perdita contenendo il tratto depressivo infantile senza lasciarlo ampliare e amplificare, a questa “donna se stessa” Verdiana risponde d’istinto di essere “un uomo”, di appartenere all’universo maschile e di possedere gli attributi simbolicamente a esso ascritti.
Quali sono questi attributi?
Ve li trasporto dal mio dizionario dei simboli: il “maschile” è archetipo, razionalità, consapevolezza e vigilanza dell’Io, autocontrollo e affermatività, potere, forza, penetrazione, libido, principio ontogenetico, padre, Super-Io, censura e punizione.
Il “senza pensarci” è un moto d’impeto classico dell’universo femminile, l’emozione a cui non sempre segue la riflessione. Verdiana coniuga il femminile con il maschile in queste cinque parole “senza pensarci che ero un uomo”. Vuol significare che, per quello che ho vissuto e che mi è occorso, ho esibito forza e tenacia, le caratteristiche simbolicamente ascritte all’universo psichico maschile. E’ stata costretta dagli eventi a mettere in atto “tratti” psichici particolarmente efficaci e razionali, duri e utili.

“Mi sono svegliata con difficoltà.”

Dopo aver elaborato la sua trama saltando apparentemente di palo in frasca, dalla scala al tunnel corrugato, dal fuoco agli alberi, dal peso al torace alla voce femminile, dopo aver cambiato posizione e prospettiva psichiche, dopo tante contorsioni ed equilibrismi, Verdiana cade in piedi e si ritrova stanca e appagata di tante emozioni e di tanto riepilogo della sua vita. E’ questo il senso e il significato della “difficoltà” accusata nel risveglio. Del resto, Verdiana ha concluso il sogno dicendo a se stessa: “io sono una donna con le palle semplicemente perché ho reagito agli eventi della mia vita alla grande e ho dimostrato di farcela come averebbe potuto fare un maschio e tirando fuori quegli attributi che simbolicamente sono dei maschi”. Il “simbolicamente” è proprio azzeccato, perché nella realtà psichica e sociale l’universo maschile in questi tempi non gode una buona salute.
L’interpretazione del sogno di Verdiana si può chiudere con questo amaro e attuale rilievo.

PSICODINAMICA

Il sogno di Verdiana sviluppa la psicodinamica della risoluzione del trauma depressivo di perdita attraverso il ricorso a tratti simbolicamente maschili della propria identità psichica. Verdiana descrive la reazione agli eventi tragici della sua esistenza e conclude fiera delle sue reazioni affermative in superamento delle angosce collegate ai “fantasmi” evocati. Verdiana dimostra una compostezza psichica frutto di una buona “razionalizzazione” e presa di coscienza.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Il sogno di Verdiana elabora e contiene i seguenti simboli: “scala” nella versione del salire si traduce “sublimazione” e nella versione dello “scendere” in “perdita depressiva”, “tunnel” o coazione materna, “corrugato” accresce la sofferenza e il dolore, “inghiotte” o fagocitazione e possesso, “giù” o perdita, “fuoco” o vitalità e affetto, “sassi” o freddezza affettiva, “alto” o sublimazione della libido, “supina” o passività riflessiva, “sopra di me” o soccombenza, “cime di alberi giganteschi” o elaborazione di pensieri sublimati e riferimento al padre, “peso sul torace” o oppressione affettiva, “respirare” o libido e psiche, “voce” o energia e istanza Super-Io, “uomo” o tratto psichico maschile, “donna” o tratto psichico femminile.

Il sogno di Verdiana richiama l’archetipo del Maschile e del Femminile.

Il “fantasma” in circolazione è di perdita depressiva: “una scala che scende”.

L’istanza psichica “Io” è ben viva in “lo vedevo” e in “mi ricordo” e in “ho risposto”.
L’istanza pulsionale “Es” è ben visibile in ““Nel sogno in bianco e nero c’era una scala che scende e nello scendere si trasforma in un tunnel corrugato che mi inghiotte e mi fa andare sempre più giù a gran velocità.” e nel resto del sogno nei vari quadretti illustrati.
L’istanza limitante e censoria “Super-Io” non è presente in termini diretti e chiari, ma è incluso in “cime di alberi giganteschi”.

Il sogno di Verdiana sviluppa la “posizione psichica orale” trattando il versante affettivo e la “posizione psichica fallico-narcisistica” sotto la forma dell’amor proprio e sulla spinta della “razionalizzazione” del trauma.

Il sogno d Verdiana usa i “meccanismi psichici di difesa” della “condensazione” in “scendere” e in “tunnel” e in “inghiotte” e in altro, dello “spostamento” in “voce di donna” e in altro, della “figurabilità” in “nello scendere si trasforma in un tunnel corrugato che mi inghiotte e mi fa andare sempre più giù a gran velocità.” della “razionalizzazione” in “Poi ho cambiato prospettiva”.
La “sublimazione” è ben chiara in “dall’alto” e in “sopra di me”.

Il testo e il contesto del sogno di Verdiana lasciano propendere per una “organizzazione psichica reattiva genitale”, amor proprio e amore dell’altro. Verdiana non si è abbandonata al trauma coltivando la depressione, ma si è riscattata con la cura di sé e dell’altro, possibilmente della sua famiglia.

Le “figure retoriche” usate dalla simbologia sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “scala” e in “scendere” e in “tunnel” e in “fuoco” e in “sassi”, la “metonimia” o nesso logico in “giù” e in “alto” e in “sopra” e in “uomo” e in “donna”, la “enfasi” o forza espressiva in “una scala che scende e nello scendere si trasforma in un tunnel corrugato che mi inghiotte e mi fa andare sempre più giù a gran velocità.”

La “diagnosi” dice di un trauma depressivo risolto attraverso la “razionalizzazione” della perdita e il rafforzamento dell’Io.

La “prognosi” impone a Verdiana di operare sempre la revisione del trauma attraverso la consapevolezza della sua sensibilità alla perdita e di mantenere attivi i tratti forti che l’hanno sostenuta e aiutata a uscire da periodi dolorosi della sua esistenza.

Il “rischio psicopatologico” si attesta nella sindrome di onnipotenza, una pericolosa convinzione di forza che esula dal “principio di realtà” per un autocompiacimento narcisistico.

Il “grado di purezza onirica” è buono alla luce della simbologia e dell’intreccio dei simboli. Verdiana non ha potuto tanto aggiungere o manipolare il suo prodotto psichico.

La causa scatenante del sogno di Verdiana si attesta in una riflessione su se stessa o in una provocazione legata a qualche episodio in cui ha dovuto affermarsi e imporsi.

La “qualità onirica” o l’attributo dominante è la logistica e la cenestesi, il cambiamento del luogo e la facilità a cambiare posizione e prospettiva, nonché le forti sensazioni implicite: un sogno spaziale nel suo andare contro le leggi fisiche.

Verdiana ha elaborato il suo sogno durante la quarta fase del sonno REM alla luce dei contenuti e dello stato di relativa agitazione.

Il “fattore allucinatorio” trova esaltato il senso della “vista” in “lo vedevo dall’alto” e in “vedevo sopra di me”, il senso del “tatto” in “peso sul torace che non mi faceva respirare”, il senso dello “udito” in “voce di donna mi ha chiesto”. L’allucinazione più importante e complessa è “mi inghiotte e mi fa andare sempre più giù a gran velocità.” Aggiungo, sempre a proposito di sensazioni, che il “non mi faceva respirare” è il classico sintomo dell’angoscia.

Il “grado di attendibilità e di fallacia” del sogno di Verdiana è buono, nonostante la possibilità di altre interpretazioni. Prevale la simbologia della caduta e il significato della perdita, per cui la valenza è di riparazione del lutto e di rafforzamento dell’Io.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Verdiana è stata sottoposta a un lettore anonimo che alla fine ha posto le seguenti domande.
Domanda
Non riesco a immaginare Verdiana.
Risposta
Immagina una donna modesta, moderata, educata, impegnata, evoluta, immagina una donna molto femminile e assolutamente nella norma, una persona che vedi tutti giorni allo stesso bar mentre sorseggia un cappuccino e mordicchia un cornetto alla marmellata. Ecco quella è Verdiana con i suoi cinquant’anni di vita addosso e sempre sul collo. Una donna che ha sofferto un grave lutto, la perdita del compagno e magari ha uno o due figli che ha portato avanti fino agli studi universitari lavorando sodo.
Domanda
Ma lei la conosce? La descrive così bene che, di certo, la deve conoscere.
Risposta
Mi hai chiesto di immaginarla o mi sbaglio?
Domanda
E’ stata facile l’interpretazione di questo sogno?
Risposta
Il sogno di Verdiana era abbastanza difficile da decodificare semplicemente perché a una prima visione sembrava dominante la rinascita e la liberazione dalla madre, vedi il tubo corrugato e la voce di donna, ma è giustamente prevalso il dato depressivo della perdita nello scendere velocemente e andare sempre più giù. Madre, nascita, padre e autonomia al maschile sembravano una buona psicodinamica. Verdiana nasce con il trauma del parto, si trova in famiglia con il padre, si relaziona con la madre, si evolve come donna autonoma e forte: poteva andare anche così. Invece no, semplicemente perché la simbologia depressiva è forte e chiara.
Domanda
E’ possibile che lei ci abbia messo del suo in questo sogno?
Risposta
Perfetto e vero! Questo è il rischio che corro ogni volta che lavoro alla decodificazione di un sogno. Preferisco il termine “decodificazione”, perché voglio evitare di includere il fattore soggettivo contenuto nel termine “interpretazione”. Voglio a tutti i costi essere oggettivo e scientifico, ma temo che spesso ci metto del mio in quello che scrivo. Ma poi mi dico che sono appagato dallo scrivere piuttosto che dall’analizzare, mi alletta l’attività dello scrittore di cose altrui piuttosto che dello psicoterapeuta. Comunque hai colto nel segno. L’interpretazione dei sogni aspira a diventare decodificazione dei sogni, ma credo che non ci si riuscirà a breve anche se ci sono dei sogni che sembrano così chiari e ovvi. Sembrano, ma c’è sempre l’insidia del fattore soggettivo di chi sogna e della sua abilità naturale di costruire dei simboli, per cui credo che l’interpretazione dei sogni nella seduta con il paziente, come faceva Freud, è la più sicura e oggettiva.
Domanda
E’ pessimista oggi sulla sua attività di interprete o decodificatore?
Risposta
No, sono più realista del re, come si dice in gergo. Confrontandomi con i miei colleghi e soprattutto le colleghe, è venuta fuori la diversità, più che di interpretare, di analizzare e di descrivere lo stesso sogno. Magari si dicono le stesse cose in maniera diversa, ma la diversità resta e lascia pensare al fattore soggettivo di chi interpreta e di chi sogna. Possono conciliarsi? Non credo proprio. Qualcosa sfugge nonostante l’universalità dei simboli e del linguaggio simbolico. Il bello della ricerca è il non trovare mai. Magari trovi quello che non cercavi.
Domanda
E allora perché continua a lavorare in questo settore?
Risposta
Io sono nato a Siracusa, la città di Archimede, quell’uomo curioso che diceva a proposito della leva “datemi un punto di appoggio e vi solleverò il mondo”. Io ho bisogno di un sogno per descrivere un mondo. Sarà il mio mondo o sarà il mondo dell’altro, resta valida l’attività di scrittore di cose umane.
Domanda
Quale canzone ha scelto per il sogno di Verdiana?
Risposta
Scelgo “Combattente” di Fiorella Mannoia in onore a tutte le donne, con le palle e senza, che lottano per superare quotidianamente le loro difficoltà. Mi fermo qui e non aggiungo altro.

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