IL “FANTASMA DI CASTRAZIONE” AL FEMMINILE

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi hanno rubato l’auto in un parcheggio.
Poco più avanti ho trovato il portafoglio e nulla era stato portato via.
Se non ricordo male, era solo un po’ bagnato e me ne sono accorta estraendo le carte di credito.”
Questo breve e significativo sogno appartiene a Mariastella.

INTERPRETAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Quello di Mariastella è un sogno breve e tanto ricco di simboli e di psicodinamiche. Tratta una questione schiettamente sessuale e diffusa nell’universo onirico femminile, per cui l’interpretazione cade a fagiolo e a sostegno delle donne che hanno una certa età e che hanno sospeso i conti con la fertilità. Quello di Mariastella è un sogno da menopausa e dintorni, ma è anche un sogno depressivo dettato dall’angoscia di non avere capacità seduttive o di perdere il fascino di attrazione. Sono, inoltre, coinvolte tutte le donne che fanno perno sull’amor proprio e sul magnetismo del corpo.
Un altro fattore, importante per l’evoluzione psichica e controverso a livello teorico, è offerto nell’esordio dal sogno di Mariastella: il “fantasma della castrazione” al femminile. Non mi dilungo sulla questione e sugli aspetti teorici risibili che il tema comporta, ma faccio qualche accenno soltanto per chiarimento e per favorire la comprensione della psicodinamica del sogno di Mariastella. La “castrazione” fisiologica si attesta nell’asportazione delle ghiandole genitali e nell’incapacità di procreare, la “castrazione” psicologica è più sottile e si attesta nella perdita di potere e di capacità funzionali. Trattasi, dunque, di un tratto depressivo in movimento e, quindi, di niente di eccezionale perché l’angoscia depressiva di perdita contraddistingue l’essere umano nelle e dalle fondamenta.
Ancora: la “castrazione” comporta un attore dotato di forza e di autorità, oltre che di una notevole carica di “libido sadomasochistica”: il padre, la madre, se stessi. Per i primi due richiamo la conflittualità psichica con i genitori, “posizione edipica”, per il terzo, noi stessi, richiamo la “posizione anale” e l’istanza psichica del “Super-Io”. E’ più diffusa e ricorrente l’auto-castrazione rispetto alla violenza e alle prevaricazioni inferte dall’altro: padre, madre e società o compagnia cantante. Dall’auto-castrazione traiamo il grave danno dei limiti che ci imponiamo e il piacere della difesa dal coinvolgimento con gli altri, mentre dalle violenze altrui maturiamo una forte carica aggressiva che nel breve tempo traligna pericolosamente nella rabbia e nella violenza, si riverbera in noi stessi somatizzandosi in un disturbo o si riversa nel prossimo che ci circonda.
In riguardo alla conflittualità con i genitori, “posizione edipica”, la tesi esige che il figlio viva il padre come l’attore della castrazione per punirlo della sua invasione globale nei riguardi della moglie e della madre. Questo psicodramma si svolge sempre nel teatro psichico profondo del bambino. Sempre la tesi sul “fantasma di castrazione” vuole che la figlia o la bambina attenda la crescita del clitoride per essere completamente maschio e secondo la sua idea che esiste un solo sesso, il maschile per l’appunto e guarda caso.
Ebbene queste teorie le accantoniamo e le lasciamo alla migliore letteratura del genere rosa o nero. Pur avendo una valenza fantasmatica ineccepibile nella formazione psichica, queste fantasiose teorie servono poco alla comprensione del sogno di Mariastella.
Abbandonata la tormentata relazione con i genitori, convergiamo sulla drammatica relazione con se stessi e con le pulsioni distruttive che spesso ci segnano e limitano la nostra espansione evolutiva vitale: l’auto-castrazione. Non dimentichiamo che l’introiezione della figura paterna porta alla formazione dell’istanza psichica “Super-Io”, un corredo di limiti e di censure che contraddistingue la formazione psichica di ogni persona. Se da un lato il senso del limite e la censura morale sono utili per non incorrere nella psicologia del “fratturando”, la persona che incorre costantemente in traumi e incidenti per eccesso di investimenti di libido e di valutazione, dall’altro lato può subentrare una tirannia sull’espansione dell’evoluzione psichica. Un “Super-Io” rigido è sempre causa d’infelicità e motivo di repressione. L’equilibrio tra le tre istanze psichiche, “Es” o rappresentazione delle pulsioni, “Super-Io” o rappresentazione delle censure e dei limiti, “Io” o rappresentazione razionale della realtà, è determinante per una distribuzione armonica delle pulsioni, dei limiti e delle deliberazioni. In ogni caso l’importanza della funzione equilibratrice dell’Io è fuori discussione, soprattutto per quella corrente della Psicoanalisi che si definisce dell’Io.
Un ultimo rilievo riguarda la sorpresa della sinteticità e della discorsività del sogno di Mariastella, un prodotto psichico che di strano non ha quasi niente.
Questa è l’interpretazione, se gradite.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Mi hanno rubato l’auto in un parcheggio.”

Mariastella esordisce con una simbologia sessuale, “l’auto”, con una psicodinamica di “castrazione”, “mi hanno rubato”, e con una dimensione social seduttiva, “un parcheggio”. L’interazione dei tre dati simbolici dice che Mariastella sta vivendo una crisi d’identità psicofisica, non si sente a suo agio con la sua femminilità e con la sua sessualità, non si sente brillante con le persone e tanto meno nelle arti seduttive. La “castrazione” è da intendere in senso depressivo, una “perdita di potere” legata a fattori esterni, “mi hanno rubato” ma che in effetti fa perno sul “fantasma” di Mariastella che si può popolarmente sintetizzare in “mi vivo male e nessuno mi caga” o “nessuno mi caga e mi vivo male”. L’autostima di donna capace e attraente è caduta in basso, quasi sotto le scarpe, per cui in una breve frase Mariastella si dice in sogno che ha perso valore e potere su se stessa e sugli altri. E’ questa una psicodinamica non esclusiva dell’età matura e quotidiana: “mi sento e mi vedo brutta”. Ricordo che il “fantasma di castrazione” nella bambina si nutre di tutte le frustrazioni dell’infanzia che l’ambiente familiare e l’ambito sociale non risparmiano e di una risoluzione della conflittualità con i genitori, “posizione edipica”, che si conclude con l’identificazione nella madre e con l’abbandono delle ostilità, nonché con un realistico rapporto con il padre. Al di là delle esagerate teorie freudiane e delle difficili teorie lacaniane sul tema e al proposito, la “castrazione” nella bambina si attesta prevalentemente nella serie di blocchi e di censure, di pregiudizi e di minacce che costellano il suo cammino esistenziale e che si legano soprattutto alla formazione dell’istanza psichica “Super-Io”.

“Poco più avanti ho trovato il portafoglio e nulla era stato portato via.”

Mariastella non si compiange, di certo, per le sue contingenti disgrazie o per le sue occasionali paturnie, Mariastella si riabilita subito come donna e come persona. Il ritrovamento della sua femminilità si esprime ed è di buon auspicio nel simbolo del “portafoglio”, un contenitore classicamente femminile che condensa l’apparato sessuale. La “castrazione sessuale” è stata tentata ma non è avvenuta perché non aveva materiale psichico da elaborare. Mariastella è una donna che ha ben razionalizzato le sue paure e le sue insicurezze al riguardo, per cui la ripresa è immediata. Invece di compiacersi delle disgrazie depressive e delle tante perdite che comporta l’età matura, Mariastella recupera una buona immagine di sé e del suo corpo femminile. Il tempo passa e la Psiche compensa dispensando un vissuto del “soma” sempre adeguato alle emergenze esistenziali e relazionali. Magari Mariastella ha ricevuto una delusione da un “qualcuno” improvvido e ha rielaborato le sue magagne depressive, ma la ripresa è stata immediata.

“Se non ricordo male, era solo un po’ bagnato e me ne sono accorta estraendo le carte di credito.”

Una leggera amnesia o “rimozione” difensiva è concessa a una questione così delicata come quella che sta vivendo Mariastella: la caduta del potere seduttivo e della “libido”. Si precisa, infatti, il malessere del “portafoglio” ossia degli organi sessuali. La lubrificazione vaginale di Mariastella è ridotta, ma il potere della femminilità, seduttivo e sessuale, è ancora ben presente e attivo nell’economia psicofisica della protagonista. Le “carte di credito”, infatti, rappresentano simbolicamente proprio la capacità sessuale di attrarre, il potere nei riguardi degli altri, la consapevolezza della propria carica erotica. Del resto, tutto ciò che riguarda il denaro è simbolo di potere e non certo carismatico, bensì altamente materiale. Il “me ne sono accorta” rappresenta la consapevolezza della donna matura che “sa di sé” e “sa dell’altro”, il potere della consapevolezza e il potere relazionale: una funzione importantissima dell’istanza psichica vigilante e razionale “Io”. Ribadisco che Mariastella, come tantissime donne, ha reagito alla caduta della “libido” con il meccanismo psichico di difesa dall’angoscia della “rimozione”: non pensiamoci tanto e dimentichiamo volentieri. Ancora: nel suo passato Mariastella si è vissuta abbastanza bene e ha avuto un buon senso estetico della sua persona e un altrettanto buon senso dell’Io proprio perché sa estrarre al momento opportuno il suo potere fallico, le sue “carte di credito”.

PSICODINAMICA

Il sogno di Mariastella sviluppa nella sua succosa sinteticità la psicodinamica depressiva della perdita del potere seduttivo e sessuale legato al fenomeno psicofisico della menopausa. La caduta della “libido” e la paura di non attrarre e di non essere allettante comportano un senso di “castrazione” e il recupero delle perdite e delle mancanze che nel corso dell’esistenza immancabilmente sono intercorse, a cominciare dall’infanzia e proseguendo nelle relazioni con se stessa e con gli altri.

ULTERIORI RILIEVI TECNICI

Il sogno di Mariastella condensa i seguenti simboli: “rubato”, “auto”, “parcheggio”, “portafoglio”, “ho trovato”, “portato via”, “bagnato”, “estraendo”, “le carte di credito”, “accorta”. Quasi ogni parola del sogno ha una sua specifica simbologia.
L’archetipo richiamato dal sogno di Mariastella è la “sessualità”, quella femminile nello specifico. Ricordo che la vita sessuale parte dalla Natura pulsionale, “Es” o rappresentazione dell’istinto, e risente successivamente dei fattori culturali, concezione della donna o schema femminile, nonché delle repressioni morali del “Super-Io”.
Il “fantasma” evocato dall’infanzia è la “castrazione” in relazione ai vari complessi d’inadeguatezza e ai limiti psichici che la bambina si è costruita attorno magari perché era circondata da genitori distratti e in mille faccende affaccendati. Senza la loro preziosa rassicurazione la Psiche spazia e accresce l’azione della Fantasia in riguardo ai temi sul tappeto: fantasie sessuali e fantasmagorie erotiche e seduttive.
Le istanze psichiche richiamate dal sogno di Mariastella sono “l’Io” vigilante e razionale in “me ne sono accorta”, “l’Es” pulsionale e rappresentazione dell’istinto in “mi hanno rubato”. Il “Super-Io” censorio e limitante non si evidenzia, ma è attivo secondo le tappe specifiche della formazione.
La “posizione psichica” presente nel sogno di Mariastella è la “anale” in “mi hanno rubato” con la sua carica di “libido sadomasochistica”: aggressività e autolesionismo.
I “meccanismi e i processi psichici” di difesa dall’angoscia usati da Mariastella nel suo sogno sono la “condensazione” in “l’auto” e in “parcheggio” e in “portafoglio” e in “carte di credito”, lo “spostamento” in “mi hanno rubato” e in “nulla era stato portato via” e in “un po’ bagnato” e in “estraendo”, la “rimozione” in “se non ricordo male”. Non è presente la “sublimazione”. La “regressione” è limitata alla funzione onirica.
La “organizzazione psichica reattiva”, struttura psichica in evoluzione, manifesta un tratto “anale” in “mi hanno rubato” e “fallico-narcisistico” in “estraendo le carte di credito”, a conferma di come la Psiche tende con i suoi meccanismi all’equilibrio delle tensioni e alla compensazione delle frustrazioni.
Il sogno di Mariastella si serve della “metafora” o relazione di somiglianza in “parcheggio” e in “portafoglio” e in “carte di credito”, la “metonimia” o nesso logico in “rubato” e in “nulla portato via” e in “estraendo”. La simbologia è diffusa nella consequenzialità discorsiva del sogno.
La “diagnosi” dice di un “fantasma di castrazione” in una psicodinamica di perdita depressiva seguita da una ripresa psichica e da una valida compensazione.
La “prognosi” impone a Mariastella di spolverare il suo narcisismo, amor proprio, e di trovare nuove forme falliche, potere, nel corso delle variazioni psicofisiche evolutive che intercorrono nel suo corpo e nella sua esistenza. La perdita della fertilità si può supportare con una serena disposizione alla “libido genitale”, il rapporto erotico e sessuale. La rivalutazione del corpo è necessaria perché la vitalità si attesta nelle funzioni psicofisiche in atto.
Il “rischio psicopatologico” si attesta in una psiconevrosi depressiva e in una riduzione degli investimenti della “libido” con pesante detrimento della qualità della vita.
Il “grado di purezza onirica” del sogno di Mariastella è buono perché la discorsività narrativa si traduce, pari pari, nei simboli corrispondenti e la loro interazione dispone una logica psicodinamica.
Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Mariastella si incentra in una riflessione pomeridiana o su un episodio che verte sulla crisi del desiderio e delle reazioni fisiche corrispondenti: eccitazione e lubrificazione.
La “qualità onirica” è decisamente “simbolica”. Tutta la trama si converte mirabilmente da logica e consequenziale in un controllato quadro depressivo.
Il sogno di Mariastella si è svolto nella terza fase REM alla luce del distribuito simbolismo e della compiuta narrazione. Ricordo che il sogno avviene in tutto il sonno e anche nelle fasi NONREM, ma in queste ultime la caduta del tono muscolare, “catatonia”, non comporta la presenza valida della memoria.
Il “fattore allucinatorio”, i sensi esaltati e protagonisti, s’incentra prevalentemente nella “vista” e in maniera ridotta nel “tatto” e nello specifico in “bagnato” ed “estraendo”.
Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Mariastella è alto. Di conseguenza la fallacia è minima.
La lettrice anonima ha posto le seguenti domande dopo avere attentamente letto l’interpretazione del sogno di Mariastella.
Domanda
Cos’è l’invidia del pene?
Risposta
L’invidia del pene si attesta nel desiderio della bambina di avere un organo sessuale fuoruscito o nel vissuto di frustrazione della bambina legato alla mancata fuoruscita del suo organo sessuale. L’esperienza della diversità sessuale porta la bambina nella primissima infanzia a desiderare il pene e ad attendere la crescita del clitoride. Trattasi della vitalità fantasmatica di una psiche infantile in evoluzione costante e al seguito di turbolenze organiche. Consentimi una significativa e psicoanalitica barzelletta. Una bambina turbata dice alla madre: “Mamma mamma, Marco si tira giù i pantaloni e mi fa vedere il pisello e poi mi dice che io non ce l’ho”. La madre le suggerisce furbescamente e per tranquillizzarla: “E tu alzati la gonnellina e digli che con la tua farfallina di piselli ne prendi quanti ne vuoi e se lo vuoi”. Ecco come l’ironia popolare spiega psicodinamiche interessanti e significative facendo invidia alla migliore parrocchia psicoanalitica.
Domanda
Me la spiega lei in maniera nobile?
Risposta
Mi inviti a nozze. Allora, la madre, maestra ed esperta, suggerisce alla figlia di usare la “libido fallico-narcisitica” e di controbattere al maschietto provocatore e improvvido con la capacità recettiva dell’organo sessuale femminile. Il potere “fallico” dell’organo fuoruscito s’imbatte nella necessità di essere sedotto e ricevuto, un potere femminile di certo non indifferente. Anche per questo motivo la “posizione fallico-narcisistica”, maschile e femminile, è importante e deve essere vissuta in maniera completa e intensa per le arti seduttive, oltre che per l’amor proprio e per una corretta compensazione nei momento di crisi evolutiva. Al maschio serve per maturare l’orgoglio virile e la carica aggressiva necessaria per natura alla penetrazione, alla femmina è utilissima per la disposizione recettiva, la lubrificazione in primis e l’orgasmo di conseguenza.
Domanda
Ma esiste l’invidia del pene?
Risposta
La teoria che per i bambini esistesse un solo sesso, quello maschile, e che le bambine attendessero la crescita del clitoride è quanto meno allegorica, ma a livello di Fantasia e di “fantasma” è possibile. Le bambine sviluppano una buona femminilità sin da piccole e si mostrano più mature del coetaneo maschio o diversamente orientate nell’approccio con la realtà. Le bambine sono più graziose e delicate e hanno un loro potere narcisistico, mentre il maschietto è più rozzo e goffo sia a livello intellettivo e sia a livello comportamentale. La bambina prende consapevolezza del suo sesso e della sua sessualità prima del coetaneo maschio e si atteggia nei riguardi del mondo con quella spigliatezza che denota una forma evoluta di consapevolezza e di “coscienza di sé”. Questo anticipare i tempi si spiega con il fatto che la bambina risolve prima del maschio la conflittualità edipica e procede a identificarsi nella madre. Il maschio, invece, si trascina la conflittualità fino all’esasperazione del “fantasma di castrazione” e procede a fare alleanza con il nemico padre dopo avere sperimentato una serie di tormentose frustrazioni e di indicibili struggimenti, tutti vissuti e “fantasmi” che vanno a danno dell’esercizio futuro della sessualità. Parecchi dei disturbi sessuali maschili si formano nella “posizione edipica” e nella dialettica a tre con il padre e la madre, uno psicodramma sottile e nefasto che la bambina liquida anzitempo con la migliore concretezza di accettare se stessa e la sua sessualità senza ulteriori ostacoli e nostalgici dilemmi. Non bisogna dimenticare che la bambina ha una maturazione sessuale anticipata rispetto al coetaneo maschietto: il menarca e la crescita del seno. Mi sono dilungato, comunque, ritornando alla tua domanda, l’invidia del pene esiste nei “fantasmi” e nelle “fantasie” delle bambine, ma non è una teoria universale e necessaria.
Domanda
Interessante quello che ha detto, ma allora le bambine che si atteggiano a maschietti e le donne che hanno i cosiddetti attributi come si spiegano? Per non parlare, poi, dell’omosessualità femminile e delle donne che fungono da maschi all’interno della coppia.
Risposta
Tanta carne sul fuoco rischia di bruciarsi, ma capisco che l’argomento è allettante e, più che mai, attuale. Rispondo in maniera semplice e in progressione. Le bambine che manifestano tratti maschili hanno un processo d’identificazione nella madre e uno smaltimento del padre in corso. Inoltre hanno un’attrazione verso il maschile o per rivalità fraterna o per angoscia di esclusione dal gruppo. Insomma, per essere della partita barattano e scimmiottano i maschi aderendo a modi di essere e a forme di comportamento che vengono ascritte all’ambito psicofisico maschile. Le donne con gli attributi si definiscono psico-analiticamente “falliche” ed esercitano un potere attribuito, sempre simbolicamente, al corredo psichico maschile. Sono donne molto attraenti nel loro essere affermative e decisioniste, ma hanno una sessualità decisamente femminile, recettiva e genitale per intenderci. Hanno coniugato il padre nella loro identità psichica senza rinunciare alla madre. Ripeto, stiamo parlando di simbologie ascritte al “principio maschile” e al “principio femminile”. Sono donne che hanno un forte connotato narcisistico e mitologicamente sono le eredi di Venere e di Afrodite. L’omosessualità femminile si spiega con l’identificazione nel padre e nella fuga dalla madre e con l’acquisizione di un’identità psichica fortemente maschile nel modo di essere e di apparire. Questo è il gioco imprevedibile delle identificazioni e dell’identità all’interno della “posizione edipica”. La bambina si è identificata totalmente nel padre e ha acquisito una identità psichica maschile. Di conseguenza, sentirà affinità elettiva e attrazione sessuale nei riguardi delle donne e assumerà in un contesto di coppia le movenze psicofisiche del maschio. La coppia omosessuale femminile riproduce totalmente il ruolo maschile e femminile al suo interno e nelle sue psicodinamiche non soltanto sessuali, ma soprattutto quotidiane e di vita corrente. Mi fermerei a questi scarni concetti di fondo.
Domanda
Ma non ci sono altre teorie?
Risposte
Certamente! Ogni scuola di pensiero e d’azione ha formulato la sua teoria sulla coppia omosessuale femminile. Io ho addotto quella di scuola psicoanalitica, quella di Freud e di un secolo fa. Quest’ultimo agli inizi del Novecento riteneva l’omosessualità maschile e femminile una grave psicopatologia, una perversione. Dopo la scoperta del “complesso di Edipo” e la sua elaborazione Freud elaborò la teoria delle identificazioni e delle identità. Io aggiungerei l’azione a volte nefasta del “sentimento della rivalità fraterna” e dell’angoscia di solitudine e d’esclusione, insomma darei grande importanza anche alla psicodinamica affettiva.
Domanda
Ho notato che lei non usa mai il termine lesbica o gay. Perché? Mi può definire psicologicamente una lesbica? E perché una donna normale si deve accompagnare a una donna marcatamente maschile. Chi è più sul giusto la femmina che fa la femmina o la femmina che fa il maschio.
Risposta
Vedo dalle tue domande che hai dei conti in sospeso con la tua identità psichica e con la tua mamma. Non sto scherzando e so che è normale aver conti sospesi. Risponderò per quello che posso a queste domande infinite. Non uso i termini di mercato e convenzionali, mi fermo all’ampiezza umana e logica del termine “omosessualità femminile”. Una “lesbica” è tale in onore a Saffo, poetessa greca che era nata a Lesbo ed era nelle sue brevi poesie dichiaratamente amante della fanciullezza delle fanciulle. La definizione di una donna omosessuale è la seguente: una donna che si è identificata nel padre o nella figura maschile equivalente e ha rifiutato la madre o la figura femminile equivalente. Ancora: una donna che ha rifiutato il padre e la madre e si è identificata nella figura, “fantasma”, di un maschio totalmente opposto al padre, una donna che è rimasta sempre nell’orbita maschile e che nel bene e nel male ne è rimasta attratta. La donna cosiddetta “normale” che si accompagna a una donna maschile è sicuramente bisessuale, ha pendenze edipiche irrisolte e un’identità psichica che oscilla in tanti punti. Una forma di ambivalenza psichica contraddistingue le compagne delle donne squisitamente omosessuali. Questi sono alcuni motivi riscontrati nella pratica clinica in riguardo alla coppia omosessuale femminile.
Domanda
E del mito di Afrodite cosa mi dice?
Risposta
Secondo la mitologia greca e nello specifico la “Cosmogonia” di Esiodo, Kronos, il Tempo, si sbarazzò del padre Ouranos, il Cielo, amputandogli gli organi genitali, invidia del pene procreativo in versione maschile. Quest’ultimo fu gettato nel mar Ionio e la fusione tra lo sperma del pene amputato di Ouranos e la schiuma del mare diede vita alla dea Afrodite, a tutti gli effetti una dea fallica e a forte connotazione maschile. Mentre Venere è la dea della femminilità globale, il “principio femminile”, Afrodite è la dea dell’erotismo e del potere della seduzione, una dea fallica. Questo dicono le simbologie mitologiche.
Domanda
Quale canzone sceglie per questo sogno?
Risposta
Più che per il sogno di Mariastella, per il tema in cui ci siamo imbattuti, l’omosessualità femminile, scelgo un prodotto culturale molto significativo e quasi unico nel suo genere, la splendida canzone “L’amore merita”, cantata da quattro bravissime e originali giovani donne: Verdiana, Roberta, Simonetta e Greta. Corre l’anno 2016 e il testo inizia trattando il travaglio personale e sociale in cui s’imbatte l’omosessualità femminile per arrivare alla sua degna risoluzione. L’impatto personale e sociale è trattato nell’affermazione che nessuno deve soffrire per una mancata accettazione di se stessi e della propria formazione e che l’omosessualità non è una malattia e neanche una sporca fantasia come tanta gente pensa per paura più che per convinzione. Il testo, a metà tra realismo e denuncia, insiste sulla profonda verità che la “storia è solo mia”, una personale formazione psichica che si è snodata e realizzata nel tempo, una scelta giusta e coraggiosa di sé stessi di fronte alla Morale dei Filistei e al moralismo dei bacchettoni. Questo prodotto psico-culturale merita di essere analizzato meglio, ma per il momento si può godere, oltre le parole e la musica, anche e soprattutto il video dove viene esternata l’essenza della persona umana, la “parte maschile” e la “parte femminile”, l’androginia psichica. Al di là del sesso fisiologico, la Psiche è maschio-femmina, sintesi di tratti psichici che si ascrivono simbolicamente all’universo maschile e all’universo femminile. Guardate bene il video per sentire e capire cos’è l’omosessualità femminile: la scissione e la fusione del maschile e del femminile.
Alla prossima!

L’AMORE MERITA

Ora so di essere
quella che avrei voluto essere anni fa.
Tu che sei la mia lei,
come me stesso corpo,
stessa anima.
Perché nel cuore c’è arcobaleno di parole,
inutili bugie per non morire.
E quante lacrime per un amore
che poi in fondo colpe non ne ha.
Nessuno merita di odiarsi perché non si accetta.
Il mondo pensa che è diversa.
Un solo bacio e si imbarazza,
poi condanna una carezza
perché crede malattia
o una sporca fantasia
quella che da sempre è la storia solo mia.
Ora so crescere,
scegliere.
Io scelgo me stessa,
scelgo noi.
Non sarà facile vivere,
ma sarà cielo senza nuvole.
Perché la libertà non può costare il mio silenzio
e al mondo griderò il mio segreto.
Chi ama capirà.
L’amore non ha sesso
e nessun prezzo pagherà.
L’amore merita di amarsi come e quando vuole,
nonostante le parole della gente che ci guarda
e sempre più bastarda parla,
ma non dice niente e sente,
ma non ci comprende
e pensa sia un’effimera bugia la storia solo mia.
Non sarà solo una bandiera a portare il colore,
a raccontare di un’altra libertà che muore,
perché l’amore non vuole né legge, né pretesa,
perché chiamarci amanti è una condanna accesa.
Non c’è nessuna vergogna in questo amato amore,
sarà un arcobaleno a fare una canzone
perché chi giudica trema e chi ama vince sempre.
Nessuno deve soffrire, nessuno merita,
nessuno merita di odiarsi perché non si accetta
e il mondo pensa che è diversa.
Un solo bacio e si imbarazza,
poi condanna una carezza
perché crede in malattia o una sporca fantasia
quella che da sempre è la storia solo mia,
è la storia solo mia.

 

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