IL MANICO E LA MANERA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovo nel mio campo.
Guardo in fondo la catasta di legna fatta con i paletti e coperta da una lamiera.
In mezzo alla legna noto un buco nero e mi sembra di vedere un topo.
Mi avvicino e mi dico: “adesso lo uccido”.
Prendo la manera e la lancio in mezzo al buco nero.
Parte soltanto la lama e mi resta in mano il manico.
Dal buco vengono fuori dei serpentelli colorati e diversi che si dirigono verso di me.
Impaurita mi sveglio.”

Questo è il sogno di Nietta.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Un antico proverbio veneto recita nel suo tintinnante dialetto: “getar el manego drio la manera”. Traduco: invertire il posto del manico e della lama. La “manera”, infatti, è un grosso coltellaccio con funzione di ascia e serve per tagliare i rami quando si fa la legna per cucinare o per scaldarsi d’inverno. Fuor di metafora il proverbio intende l’essere scansafatiche, perché invertire i pezzi equivale a non poter usare l’attrezzo e, di conseguenza, a non poter lavorare, un deprecabile costume che non alligna, di certo, presso il civile e laborioso popolo veneto che mi ha ospitato per ben cinquantanni.
Tradotto nei simboli portanti, il sogno rivela il vissuto aggressivo e la scarsa stima di Nietta nei riguardi dell’universo maschile, nonché, nel finale, una sana paura della gravidanza indesiderata. Nietta è decisamente avversa all’indolenza vanagloriosa maschile ed esterna la sua naturale “libido sadomasochistica” gradendo l’aggressività maschile nel coito al fine di raggiungere un buon orgasmo.
Il conflitto con il maschio subentra di solito nella donna dopo la menopausa e traina le esperienze vissute a livello relazionale-affettivo ed erotico-sessuale.
Diamo le parole giuste al sogno di Nietta.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Mi trovo nel mio campo.”

Nietta è realisticamente piantata nella sua vita reale e quotidiana, è pienamente consapevole di essere una donna volitiva e particolarmente femmina: “mi trovo”. Il “campo” è una realtà femminile e si può arare e fecondare: la dea Madre è Gea. Nietta sa di sé e della sua femminilità in maniera convinta. L’aggettivo possessivo “mio” è tutto un programma sulla pienezza psicofisica degli atti e degli intenti: una generale qualifica della “posizione psichica anale” maturata nell’infanzia.

“Guardo in fondo la catasta di legna fatta con i paletti e coperta da una lamiera.”

Nietta aggiunge un simbolo femminile all’universo materno precedente. “La catasta di legna”, infatti, è un contenitore naturale e occulta materiale organico. La fredda “lamiera”, anche se “coperta”, stona in tanto calore e in tanta intimità, ma è una giusta difesa della proprietà psichica privata. Nietta sta proponendo in sogno la sua femminilità “genitale”, la sua capacità di essere femmina e madre. I “paletti” sono quelle certezze di cui si diceva prima, simboli affermativi che consentono l’esternazione del potere di donna. Nietta è ben sicura di se stessa e dei suoi attributi femminili: una donna “fallica” almeno in questo tratto narcisistico e di autocompiacimento.

“In mezzo alla legna noto un buco nero e mi sembra di vedere un topo.”

Ecco che si completa e si rafforza la simbologia sessuale: il “buco nero” in mezzo alla catasta di legna e il “topo” intravisto nel bel “mezzo”. Il primo è un simbolo femminile desunto dall’astrofisica, la vagina nello specifico. Il secondo è un classico simbolo fallico, il “pene”, sempre nello specifico. Donna Nietta esprime con decisa convinzione il desiderio di avere un rapporto sessuale elaborando un’immagine che inequivocabilmente racchiude la dinamica fisiologica del coito. Ricordo che tra i casi clinici di Freud è presente “L’uomo dei topi” a conforto della simbologia fallica. Ricordo che il “buco nero” di Hawking rievoca le angosce di castrazione del maschio a opera malefica della donna e che su questo tema è stato elaborato da sempre il mito della “parte negativa” del “fantasma della donna”: Lilit, Moire, strega e compagnia cantante, sempre in versione mortifera.

“Mi avvicino e mi dico: “adesso lo uccido”.

Nietta ha qualche conto in sospeso con l’universo maschile dal momento che esprime una forte aggressività: “lo uccido”. Manifesta, infatti, una forza notevole nel suo bisogno di castrazione del maschio. A frustrazione si reagisce con aggressività, hanno sperimentato a suo tempo Dollard e Miller. Ma quale frustrazione ha subito Nietta per essere così spietata verso gli uomini? La convinzione del “mi dico” si associa alla deliberazione del “mi avvicino”. La nostra eroina è fermamente convinta della sua forza e del suo potere di donna fatale. “Uccidere” rievoca etimologicamente l’amputazione del fallo e la caduta della virilità.

“Prendo la manera e la lancio in mezzo al buco nero.”

Nietta è proprio decisa a castrare il maschio, ha una mortifera aggressività che deve scaricare contro l’oggetto ambiguo del suo desiderio. La “manera” è un simbolo doppiamente fallico nel suo essere dotata di manico e di lama, di membro e di capacità penetrativa. Nella globalità la scena di Nietta condensa e trasla un coito violento. Si tratta del desiderio sadomasochistico di una donna che può aver subito frustrazioni dal maschio e che essenzialmente ha elaborato e maturato una “organizzazione psichica reattiva anale” e, quindi, nel sogno sviluppa la sua “libido sadomasochistica”. Tra i bisogni intimi di Nietta si annida la pulsione di un rapporto sessuale intenso e doloroso al fine di raggiungere eccitazione e orgasmo. L’atto del “lanciare” attesta di una dinamica psicofisica di forte spessore.

“Parte soltanto la lama e mi resta in mano il manico.”

E’ proprio vero che il diavolo fa le pentole e non i coperchi. Nietta si accorge che riesce a scaricare in parte la sua aggressività, “la lama”, e che ha tenuto per sé il potere su se stessa e sul maschio, “il manico”. Nietta ha decisamente innestato la retromarcia e non si è abbandonata del tutto all’appagamento dei suoi bisogni sadomasochistici. Quale fattore psichico è intercorso per ostacolare questa drastica esperienza?

“Dal buco vengono fuori dei serpentelli colorati e diversi che si dirigono verso di me.”

La paura di essere fecondata si presenta in pompa magna e con estrema semplicità e chiarezza. Nietta ha paura nel coito della gravidanza. “I serpentelli colorati”, infatti, sono simboli degli spermatozoi. Nietta ha subito qualche trauma in proposito? Una qualche gravidanza indesiderata oppure si tratta soltanto di una paura legata alla sua formazione e agli insegnamenti familiari? Un tratto persecutorio si evidenzia in “si dirigono verso di me”, quasi ad accentuare che qualche trauma è stato vissuto dalla protagonista del sogno. Degna di nota è l’elaborazione dell’immagine dello sperma che esce “dal buco” e si dirige verso la persona Nietta. Il movimento è contrario alla fecondazione reale e testimonia della paura della donna.

“Impaurita mi sveglio.”

Come volevasi dimostrare.

PSICODINAMICA

Il sogno di Nietta svolge tre temi: l’aggressività nei confronti del maschio, la “libido sadomasochistica” della “posizione psichica anale” come veicolo d’eccitazione e la paura della fecondazione.

ULTERIORI OSSERVAZIONI TECNICHE

Il sogno di Nietta contiene l’archetipo femminile della “Madre” in “campo”.
Condensa i seguenti simboli: campo, catasta di legna, paletti, lamiera, buco nero, topo, uccidere, manera, lama, manico, serpentelli colorati.
E’ presente un “fantasma di morte” e un “fantasma di castrazione”.
Usa prevalentemente i seguenti meccanismi psichici di difesa: la “condensazione”, lo “spostamento”.
Evidenzia le istanze psichiche “Es” e “Io”.
La posizione psichica dominante è quella “anale” con l’esercizio della “libido sadomasochistica”.
La “organizzazione psichica reattiva” o struttura psichica è di qualità “anale”.
Le figure retoriche presenti sono la “metafora” e la “metonimia”.
La diagnosi dice di un trauma in riguardo alla sfera affettiva e sessuale.
La prognosi impone una riduzione dell’aggressività nei riguardi del maschio e una migliore suadenza.
Il rischio psicopatologico si attesta nelle difficoltà relazionali e nell’isolamento.
Il sogno è prevalentemente puro nei suoi simboli ed è stato provocato da una riflessione sullo stato esistenziale della protagonista.
La qualità del sogno è sadomasochistica.
Il sogno si è svolto nella seconda fase REM.
Il senso allucinato è la vista.
Il grado di attendibilità dell’interpretazione è buono.

DOMANDE & RISPOSTE

La lettrice anonima ha posto le seguenti domande dopo aver attentamente letto l’interpretazione del sogno di Nietta.

Domanda
Mi spiega la crisi psichica delle donne dopo la menopausa?
Risposta
L’universo femminile incorre in un drammatico processo di perdita, la fertilità, e matura naturalmente una crisi evolutiva riesumando quel “fantasma depressivo” elaborato e incamerato sin dal primo anno di vita e nel corso della vita rinforzato in base alle esperienze vissute. Essendo un processo biologico drastico, la psiche femminile è costretta a reagire in maniera altrettanto decisa e istruisce i meccanismi di difesa atti alla risoluzione della crisi psicofisica scegliendoli naturalmente tra quelli più usati e in base alla “organizzazione psichica reattiva” maturata: struttura psichica in atto e sempre in evoluzione. La “razionalizzazione” e la “sublimazione” sono quelli ricorrenti e meno dolorosi. La perdita del potere femminile di sedurre e di procreare, femmina e madre, esige una compensazione psicofisica adeguata e una riformulazione della vita erotica e sessuale. Paradossalmente la donna acquista una migliore coscienza di sé in questo momento di crisi. Liquidato il lutto delle mestruazioni, la donna si colloca nei riguardi del maschio in maniera autonoma e competitiva, tirando fuori schemi mentali e valori culturali, virtù e tendenze, tratti e profili che in passato erano rimossi o abbozzati. Costretta all’evoluzione spesso la donna si rivolge al maschio con una pulsione paranoica, quasi ritenendolo la causa dei suoi mali, della sua mancata realizzazione in altri ambiti e della sua relegazione in settori socio-culturali ristretti.
Domanda
A Nietta cosa succede?
Risposta
Nietta ha una sua identità sessuale precisa e formata nel tempo, “anale” e “sadomasochistica” per l’appunto, chiede al maschio prestazioni decise e aggressive, è autonoma come persona e trasla aggressività verso l’universo maschile nelle relazioni sociali. E’ una donna inappagata che cerca un uomo affermativo, in maniera che la guerriera possa riposare, affidarsi e godere.
Domanda
Mi esemplifica i meccanismi di difesa della menopausa?
Risposta
Il “fantasma di perdita” è depressivo e l’angoscia intrinseca si può risolvere secondo i seguenti processi e meccanismi.
La “rimozione” non funziona bene dal momento che l’evidenza della perdita della fertilità vince sulla parziale dimenticanza.
La “regressione” e la “fissazione”, il passaggio da uno stadio evoluto e in atto a uno stadio precedente (orale, anale, fallico-narcisistico, genitale), è spesso usato ed è pericoloso.
“L’isolamento”, scissione dell’angoscia di perdita dalla consapevolezza, è ricorrente ed è pericoloso.
L’intellettualizzazione”, razionalizzare il carico emotivo, è auspicabile e diffuso. La “razionalizzazione” completa l’opera di consapevolezza in base al “principio di realtà”.
La “razionalizzazione” patologica, formare un delirio paranoico, è pericolosa e rara.
“L’annullamento”, convertire l’angoscia in maniera accettabile tramite un rito o una sequela di azioni, è possibile.
Il “volgersi contro il sé”, vivere la perdita come espiazione di un senso di colpa, è frequente.
Lo “spostamento”, traslare l’angoscia dalla menopausa ad altro oggetto, è frequente.
La “formazione reattiva”, convertire l’angoscia in un sentimento positivo” è possibile e ricorrente.
La “messa in atto”, reagire all’angoscia con l’azione, è frequente.
La “sessualizzazione”, reagire all’angoscia con un investimento di libido ossia accrescere la vita sessuale, è possibile.
La “sublimazione”, conversione benefica e socialmente utile dell’angoscia, è frequente.
Questa sintesi meriterebbe un approfondimento e mi riprometto di tornare su questo delicato argomento.
Bisogna aggiungere che alla menopausa le donne reagiscono soprattutto in base alle “organizzazioni psichiche reattive” che hanno maturato.
La “orale” tende all’isteria, converte l’angoscia di perdita secondo l’ordine affettivo ed emotivo.
La “anale” tende al sadomasochismo e converte l’angoscia di perdita in un danno da subire e in una colpa da espiare.
La “fallico-narcisistica” tende all’auto-gratificazione e converte l’angoscia di perdita in una forma di potere e di privilegio.
La “genitale” tende all’accettazione realistica e converte l’angoscia nella consapevolezza e nell’utilità che la situazione biologica comporta.

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