IL MIO PRIMO GRANDE AMORE

TRAMA DEL SOGNO

Ho sognato di abitare la casa della mia gioventù.
Dentro la casa vi era il mio primo grande amore dei 15 anni.
Lui entra in bagno in pigiama e quando esce ci diciamo “buonanotte”, ma io aggiungo un augurio più ampio tipo: “ti auguro con tutto il cuore di riposare bene”.
Fuori è giorno.
Lui entra nella camera matrimoniale, io ho la mia camera di quand’ero ragazza.
Entro a mia volta in bagno e trovo il water molto sporco e lo sciacquone non era stato usato.
Esco con l’intenzione di dirgli che dovrebbe pulire, ma siccome dorme, non lo disturbo.
In casa c’è un altro uomo, che nella realtà non conosco, che si lamenta di sentirsi molto fiacco.
Mi offro di misurargli la pressione: ha la massima a 127 e la minima a 5. Gli dico che ho un medicinale che fa per lui.
Nella stessa camera vi è anche il mio primo amore che si sveglia.
Memore di come ha lasciato il bagno, gli chiedo se sta male e lui conferma sospettando di avere un’influenza intestinale; gli porto dei medicinali.
Durante il sogno dico a me stessa che, nonostante siano passati molti anni (dico 10 nel sogno, nella realtà quasi 40), sono ancora innamorata di lui.”
Fiorenza

INTERPRETAZIONE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Fiorenza evidenzia in maniera lineare il processo dell’innamoramento adolescenziale con i riferimenti psicofisici che dai sensi si sublimano nei sentimenti: dal senso al sentimento in giustificazione del trasporto erotico. Il rimpallo tra il nudo piacere e la consapevolezza del godimento si collega a un altro tema importante per l’evoluzione psichica, la “posizione edipica”, la conflittualità con i genitori e, nello specifico, il rapporto con il padre. Se la madre offre l’identificazione adeguata, il padre dispensa alla figlia la figura dell’uomo, quel futuro maschio che può essere come lui o all’incontrario. Fiorenza rievoca nel sogno, ricordando il suo vero “primo grande amore”, il legame affettivo e il trasporto sensuale nei riguardi del padre.
La domanda si pone spontanea: “perché il primo amore non si scorda mai?” La risposta è altrettanto secca e precisa: “perché l’intensità dei vissuti sensoriali è alta”. Per la prima volta l’adolescente esce dal suo narcisismo solipsistico e masturbatorio, “posizione fallico-narcisistica”, e si accorge che l’altro evoca un forte stordimento psicofisico: “posizione genitale”. La relazione si è evoluta e si chiama civilmente sentimento d’amore, ma in effetti è un investimento interessato di buona “libido”.
Aggiungo che il sogno di Fiorenza scorre su due piani, il rapporto con il suo “primo grande amore” e il rapporto con il padre.
Procedo con l’interpretazione.

“Ho sognato di abitare la casa della mia gioventù.”

Fiorenza regredisce normalmente in sogno e ritorna adolescente. La “casa”, oltre che l’abitazione, è anche simbolo della struttura psichica e la memoria aiuta questo naturale viaggio nel passato e nel “già vissuto”. La Psiche riporta al presente il materiale da elaborare in sogno. La giovane donna adesso è in famiglia.

“Dentro la casa vi era il mio primo grande amore dei 15 anni.”

Fiorenza si porta dentro la prima forte esperienza sensoriale, l’eccitazione psichica e fisica dell’adolescenza, scatenata da un ragazzo su cui aveva investito la sua energia vitale, “libido”. Questo è il “primo amore”. Se poi è “grande”, vuol dire che Fiorenza ha vissuto un intenso piacere. La memoria conserva esperienze da grandi emozioni. I “15 anni” condensano un’adolescenza avanzata e tanto trambusto ormonale.

“Lui entra in bagno in pigiama e quando esce ci diciamo “buonanotte”, ma io aggiungo un augurio più ampio tipo: “ti auguro con tutto il cuore di riposare bene”.

Inizia il festival dell’intimità discreta e si dà il via al valzer dei buoni sentimenti. Fiorenza rievoca il suo desiderio giovanile di condividere con il suo “primo amore” le paure di un approccio deciso e carnale, per cui l’augurio della “buonanotte” equivale a un “mi prendo cura di te” con le premure di una timida adolescente. Ma questa giovane donna vuole distinguersi e va al di là della semplice e obsoleta “buonanotte” e aggiunge l’augurio di un buon riposo. Quest’ultimo ha anche il valore simbolico di una quiescenza dei sensi e di un desiderio ambivalente di coinvolgimento e di paura: un classico dell’adolescenza. Conoscere e affidarsi al proprio corpo, prima che all’altro, sono determinanti per una buona armonia psicofisica e l’adolescenza è l’età più fascinosa e difficile. Una domanda si pone legittima: “Fiorenza sta sognando la figura paterna a cui era affettivamente molto legata e con cui aveva uno scambio di cordialità?” Inoltre: la scena descritta della buonanotte non soltanto stona con il desiderio sessuale e le pulsioni erotiche, ma è un’esperienza vissuta e rivissuta. Tutto lascia pensare che Fiorenza stia sognando la “posizione edipica” e nello specifico il suo tenero e attraente legame con il padre. Anche Freud nell’autobiografia raccontava della madre che si chiudeva nella camera matrimoniale con il padre lasciandolo solo.

“Fuori è giorno.”

Il sogno conferma che Fiorenza ha vissuto la sua crescita e il suo desiderio alla luce del sole, in piena consapevolezza, nella realtà quotidiana. Anche se quest’amore adolescenziale e questi movimenti dei sensi destano timore, Fiorenza è pienamente cosciente di questa fascinosa e ricca situazione psicofisica.

“Lui entra nella camera matrimoniale, io ho la mia camera di quand’ero ragazza.”

Fiorenza rievoca la sua giusta titubanza per la sessualità e la rappresenta chiaramente nella “camera matrimoniale” di “lui” che va verso la sua dimensione intima ed erotica. Il giovane amore, “lui”, è pronto nei desideri della ragazza all’esperienza sessuale, ma Fiorenza ancora mantiene le paure della sua età, di chi non sa e non ha ancora provato a lasciarsi andare ai moti psicofisici del corpo, alla “libido genitale”. Bellissima è la metafora “la mia camera di quand’ero ragazza”. Le schermaglie e gli ammiccamenti continuano. E’ proprio vero che la Fantasia ne sa una in più del diavolo. Aggiungo che questo “lui” ha tutte le movenze psicofisiche del padre e le abitudini quotidiane di un “già visto” e di un “già vissuto”. Chissà quante volte Fiorenza ha visto il padre entrare nella “camera matrimoniale”.

“Entro a mia volta in bagno e trovo il water molto sporco e lo sciacquone non era stato usato.”

Decisamente Fiorenza è più pudica e meno pronta del suo “primo grande amore”, ma le sensazioni erotiche e le pulsioni sessuali sono abbastanza forti da non essere negate ma da essere avvolte da un forte senso di colpa: “il water molto sporco”. Fiorenza non ha potuto operare la “catarsi”, la purificazione dei suoi sensi di colpa in riguardo alla sessualità. Fiorenza ha vissuto e subito le sue sensazioni, ne ha avuto paura e sulla scia delle direttive morali dell’ambiente familiare e culturale le ha colpevolizzate. Pur tuttavia e meno male, quest’ingenua adolescente non sa trattenere le sue pulsioni e tante non le ha assolte: “lo sciacquone non era stato usato”. Fiorenza si è proprio lasciata andare e non è stata capace di controllare il movimento dei sensi. Il suo ragazzo è più disinibito sessualmente parlando e sempre nei vissuti di Fiorenza: meccanismo psichico di difesa della “proiezione”. Fiorenza ha ben capito la vita intima e privata del padre e la rivive pari pari in riferimento al giovane che la turba. Il sogno si complica nella sua semplicità proprio perché si lascia leggere su due piani: Fiorenza e il padre, Fiorenza e il suo primo grande amore.

“Esco con l’intenzione di dirgli che dovrebbe pulire, ma siccome dorme, non lo disturbo.”

Fiorenza vuole liberarsi dai sensi di colpa in riferimento alle sue pulsioni sessuali, ma li proietta nel ragazzo. Il suo desiderio è bloccato nella quiescenza. Fiorenza riesce a controllarsi e prevale il contenimento. Il “primo grande amore” è anche questo controllo dei sensi per paura di perderli e di lasciarsi andare totalmente al piacere di quell’orgasmo che si conosce possibilmente nella masturbazione narcisistica, ma non si è ancora vissuto nella relazione con l’altro. Fiorenza inizialmente oscilla tra l’abbandono e l’autocontrollo, ma successivamente lascia prevalere il ripristino della vigilanza. Altro piano: Fiorenza tollera che il padre sia un uomo con i suoi bisogni e le sue pulsioni, le sue fantasie e i suoi desideri.

“In casa c’è un altro uomo, che nella realtà non conosco, che si lamenta di sentirsi molto fiacco.”

Fiorenza, rievocando in sogno il passato, trova nella sua casa psichica “un altro uomo”, il “fantasma” del maschio, la rappresentazione emotiva della figura maschile di cui non ha coscienza: un uomo astenico e lamentoso e totalmente diverso dal suo “primo grande amore”. Questa è la “parte negativa del fantasma del maschio” che Fiorenza ha elaborato nella sua infanzia in riferimento alla figura paterna, il primo vero amore delle bambine. Fiorenza elabora in sogno la caratteristica della debolezza maschile e dimostra di difendersi dal “feeling” vissuto a suo tempo con il padre. Un uomo fiacco non è eccitato in alcun senso. Riflessione: nel vivere il primo amore si riesumano le figure dei genitori, la “posizione edipica”. Approfondendo bisogna rilevare che Fiorenza adolescente svirilizza il maschio per sue giuste difese, lo rende fortemente astenico in un momento in cui dovrebbe essere fortemente tonico.

“Mi offro di misurargli la pressione: ha la massima a 127 e la minima a 5. Gli dico che ho un medicinale che fa per lui.”

Fiorenza continua a difendersi da quest’uomo apparentemente sconosciuto e che è, a tutti gli effetti, il padre. La pressione arteriosa è critica e testimonia di una necessità terapeutica. Possibilmente Fiorenza ricorda qualche tratto psicofisico caratteristico del padre, una freddezza affettiva o una malattia, prima di soccorrerlo. Il “medicinale” si attesta non soltanto nell’accudimento, ma soprattutto nel valore simbolico del fascino erotico femminile. Fiorenza sa del desiderio e dell’eccitazione maschile nei riguardi delle donne, è consapevole del suo corpo e della sua capacità di eccitazione dell’altro.

“Nella stessa camera vi è anche il mio primo amore che si sveglia.”

Dentro di lei e sempre nella sfera affettiva c’è anche il suo ragazzo adolescente. Fiorenza prende coscienza di questo forte investimento dei suoi sensi e si relaziona con lui. Dopo il padre e i conflitti affettivi, nonché i sensi di colpa legati alle pulsioni incestuose, si presenta alla limpida coscienza di Fiorenza l’esperienza di mettere alla prova il suo potere seduttivo, la pillola giusta o “il medicinale che fa per lui”, dopo averlo sperimentato nel corso degli eventi e della formazione psichica. Insomma Fiorenza sogna il momento psicofisico in cui si è aperta alla relazione con l’altro.

“Memore di come ha lasciato il bagno, gli chiedo se sta male e lui conferma sospettando di avere un’influenza intestinale; gli porto dei medicinali.”

L’amore ha creato un gran turbamento in Fiorenza: sensi di colpa rappresentati dallo sporco e legati alle pulsioni incestuose, difficoltà ad abbandonarsi ai moti del corpo e ai fantasmi della mente, la vocazione benevola di crocerossina nei confronti del maschio. La cura solerte è la risposta ai mali degli altri, in questo caso il padre e il primo grande amore. “L’influenza intestinale” è chiaramente la “proiezione” delle pulsioni erotiche e sessuali di Fiorenza. Ricordo che il ventre è il classico simbolo della concupiscenza e dei desideri classicamente materiali sin dai tempi di Platone. Fiorenza avverte e Fiorenza inibisce, si porta “dei medicinali”. Nel sogno lui scarica e lei trattiene e sublima. Fiorenza vive e sente in piena coscienza e si difende dal coinvolgimento razionalizzando e non abbandonandosi.

“Durante il sogno dico a me stessa che, nonostante siano passati molti anni (dico 10 nel sogno, nella realtà quasi 40), sono ancora innamorata di lui.”

Ancora oggi Fiorenza vuole vivere quelle emozioni e dopo tanto tempo rievoca quelle composite e attraenti movenze del suo corpo, nonché il corredo dei desideri e delle fantasie connesso. Questo è il “primo amore”, quello che non si scorda mai e, se poi è anche grande, lo si tiene in memoria per tutta la vita: “volevo dirti che io non ti ho mai dimenticato” disse una donna incontrando al supermercato il suo primo amore, quello che non si storicizza e non convola a giuste nozze. Ma il “primo amore” non è unico, perché esistono tanti “primi amori” e si classificano tali in base agli investimenti erotici che hanno consentito la conoscenza del corpo e la coscienza di sé e del proprio valore. Fiorenza in sogno ricorda quando e come si è innamorata di se stessa tramite l’altro e quando la sua “libido fallico-narcisistica” si è evoluta in “genitale”, nonché l’abdicazione e la risoluzione della “posizione edipica” abbandonando la conflittualità con il padre e la madre. Ancora oggi le bambine dicono che da grandi sposeranno il papà e da grandi dicono che si sono legate a un uomo simile o esattamente il contrario del padre. Siamo sempre in quel “complesso di Edipo” che Freud tanto ha elaborato sviscerando normalità e patologia.
Queste sono le parole che mi sono servite per illustrare la storia del sogno di Fiorenza.

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