LE COLLANE DI PERLE DELLA MIA MAMMA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Raramente ricordo di aver sognato, ma la notte scorsa questo sogno mi sembrava talmente reale che mi ha lasciato una certa inquietudine.
Da circa un anno ho due collane di perle possedute da mia madre, defunta 20 anni fa. Ne sono molto affezionata e le conservo e uso con cura.
Nel sogno dormivo sul divano e sentivo che era un sonno profondo.
Mi ha svegliato un rumore non particolarmente forte e, volgendo lo sguardo nella stanza, vedevo e sentivo le perle sfilarsi dal filo.
Erano molte di più della realtà, sentivo una grande tristezza e impotenza, non riuscivo assolutamente a muovermi, ero certa di averle perse.
Continuavo a vederle spargersi irraggiungibili.

Grazie per la sua eventuale interpretazione.
Annamaria”

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

La parola “eventuale” mi ha colpito per la sua intrinseca discrezione e per il senso del mistero che evoca: evento si traduce “vengo da”.
Provvedo immediatamente a dare qualche dritta ad Annamaria.
Con questo sogno inizio una nuova metodologia: chiarezza massima e assenza di tecnicismi, apertura democratica, non populista, del linguaggio.
Dopo trenta mesi di ricerca sul sogno sono pervenuto a una griglia scientifica soddisfacente che non riesco ad evolvere, per cui mi ritengo pienamente soddisfatto dell’esito delle mie gradevoli e antidepressive fatiche.
Sento il bisogno di dedicarmi alla gente che ha collaborato con me affidandomi i sogni e voglio restituire un’interpretazione chiara.
Voglio, ancora, sondare la valenza psicoterapeutica del fenomeno sogno: la decodificazione migliora la coscienza di sé e aiuta l’evoluzione psichica?
Procedo con istinto e ragione, ma convinto di migliorare il quadro cammin facendo.

INTERPRETAZIONE E INDICAZIONI

“Raramente ricordo di aver sognato, ma la notte scorsa questo sogno mi sembrava talmente reale che mi ha lasciato una certa inquietudine.”

Non si ricordano i sogni a causa dell’assenza della vigilanza e della riduzione della memoria, ma tutti sogniamo perché il sogno è l’attività psichica del sonno.
I sogni vicini alla realtà hanno sempre un significato simbolico che nasconde la verità.
I sogni sono inquietanti per natura psicofisica e per la maniera in cui sono vissuti, ma non necessariamente sono turbolenti e misteriosi. Tanti sogni sono beneficamente piacevoli e chiari.

“Da circa un anno ho due collane di perle possedute da mia madre, defunta 20 anni fa. Ne sono molto affezionata e le conservo e uso con cura.”

Annamaria ha ereditato due collane di perle della madre morta da tempo e investe giustamente in questi oggetti tanto affetto e tanti sentimenti, al di là del valore materiale di gioielli. Annamaria era molto legata alla figura materna e nella veglia è pienamente cosciente di questo trasporto. La “cura” della figlia contiene una preoccupazione per le collane e una delicatezza nel ricordo della madre. “L’uso” è permeato del sentimento d’amore e di rispetto. Non sono oggetti comuni e volgari, ma sono cimeli impregnati di ricordi e di affetti.

“Nel sogno dormivo sul divano e sentivo che era un sonno profondo.”

Inizia il sogno e si evidenziano i simboli e le psicodinamiche. “Annamaria che dorme” si traduce nella riduzione della consapevolezza e nella disposizione ad abbandonarsi ai ricordi e alle emozioni collegate. Annamaria ha una buona confidenza con se stessa e con il suo corpo, per cui può sondare le dimensioni psichiche profonde e autentiche senza opporre inutili resistenze.

“Mi ha svegliato un rumore non particolarmente forte e, volgendo lo sguardo nella stanza, vedevo e sentivo le perle sfilarsi dal filo.”

Annamaria individua l’oggetto del suo sogno e del suo essere sognante: le sensazioni di progressiva perdita della sua femminilità. La collana è simbolo psicofisico dell’universo e del corredo femminili. La dolcezza dello sfiorire della femminilità si “avverte con animo perturbato e commosso”. “Vedevo” equivale a ero consapevole. “Sentivo” si traduce nel cospirare dei sensi che annunciano questa progressiva caduta. Il simbolo della “perla” esige il senso del prezioso e del personale, coniuga la bellezza con il valore, la purezza con il merito. Lo “sguardo nella stanza” equivale alla consapevolezza di questa perdita riguardante la femminilità psicofisica. Lo “sfilarsi” è un naturale “fantasma di morte” senza angoscia e senza inganno. Annamaria sente che il tempo trascorre e lascia i segni del suo ineluttabile andare.

“Erano molte di più della realtà, sentivo una grande tristezza e impotenza, non riuscivo assolutamente a muovermi, ero certa di averle perse.”

Annamaria si è identificata a suo tempo nella madre e ha riservato per sé i migliori tratti psichici della sua femminilità. Questo processo è stato effettuato in superamento del conflitto intrapsichico instaurato con i genitori quand’era bambina: “posizione edipica”. I tratti caratteristici e preziosi della sua femminilità, le “perle” delle “collane”, sono state ben calzati e incrementati. L’identificazione nella madre è andata a buon fine e ha maturato un buon profitto. La consapevolezza dello sfiorire della procace bellezza e della prosperità femminile è motivo di tristezza, così come l’inesorabilità del tempo porta la convinzione di non potersi opporre al corso naturale degli eventi: una convinzione buddista. Annamaria è immobile, “non riusciva assolutamente a muoversi”. Dal registro simbolico si desume che l’accettazione non produce angoscia e riduce il dolore della perdita al minimo. Annamaria è consapevole del tempo che passa e dei suoi naturali effetti in riguardo alla femminilità, non si oppone e vive soltanto il dolore della progressiva riduzione della vitalità. E’ “certa” di aver perso le perle e le collane, è consapevole della sua evoluzione psicofisica. Annamaria è pronta alle contromisure per ridurre al minimo i segni del tempo senza che tralignino in volgari insulti. E’ pronta per l’età matura.

“Continuavo a vederle spargersi irraggiungibili.”

Tener presente nella panoramica psichica l’evoluzione della propria identità femminile significa soffrire meno e non cadere nelle spire maligne della nostalgia. La consapevolezza di “vederle” salva ancora Annamaria dall’inutile conflitto con se stessi e con l’immagine ideale di sé. L’atto simbolico dello “spargersi” indica la delicata perdita di quel corredo di tratti giovanili che, evolvendosi, dice del passato nella maturità del presente.

COMMENTO

Il sogno di Annamaria è molto delicato e proficuo perché attesta della pacata consapevolezza che la protagonista ha immesso nell’accettazione dell’evoluzione della sua identità psicofisica femminile.
Oltremodo delicato è il riferimento alla madre nella forma delle “collane di perle”, così come altrettanto delicato è il quadro delineato della figura della donna alle prese con le consistenti e drastiche variazioni psicofisiche.
Interessante è la manifestazione del giusto amor proprio al posto di un bieco narcisismo. Annamaria non si oppone al progressivo trascorrere del tempo con i pregi annessi e i difetti connessi.
Il sogno è dominato dall’uso del meccanismo psichico di difesa della “razionalizzazione” della perdita ed è ricco di sensazioni nella parte finale: un sogno che dispensa equamente la ragione con il senso.
La “collana” è la metafora della recettività sessuale femminile. Le “perle” condensano tutto ciò che è bello e prezioso, delicato e ricco. Mai complimento migliore fu fatto alla complessa femminilità.
L’interpretazione del sogno di Annamaria in “versione chiara e distinta” si può concludere qui.
Si può dare spazio alla conversione fantasiosa o poetica delle movenze affettive.

LIBERO RIATTRAVERSAMENTO DEL SOGNO DI ANNAMARIA

LE COLLANE DELLA MIA MAMMA

Mia madre aveva una collana di perle bianca.
Bianca e di perle era la collana della mia mamma
quando suo padre l’ha sollevato innocente al cielo
come il dono gradito della Provvidenza
e ha invocato per lei la migliore Fortuna
tra vie fumanti di odoroso pane,
tra gente ignara con la valigia di cartone nel petto.
Era il 1947.

Mia madre aveva una collana di perle rossa.
Rossa e di perle era la collana della mia mamma
quando, tra maestre irte e bonarie
e pudori femminili ben studiati,
passeggiava in lungo e in largo
alla ricerca di un sentimento d’amore
tra vie odorose di bianchi gelsomini
e ridondanti di purpurei gerani.
Era il 1956.

Mia madre aveva una collana di perle amaranto.
Amaranto e di perle era la collana della mia mamma.
Quante corse all’impazzata tra i vicoli stretti del quartiere dei Giudei!
Quanti salti tra i quadrati disegnati sul selciato di via Savoia!
Quanti innamoramenti di ragazzini biondi dagli occhi cerulei!
Scorreva la vita adolescente
tra l’odore degli ormoni e del fritto di paranza,
dentro un paese che brulicava solidale
e un popolo che avanzava alla riscossa.
Era il 1959.

Mia madre aveva una collana di perle arancione.
Arancione e di perle era la collana della mia mamma.
Tra il verde delle tante attese
e il rosso del giovane sangue
si prendeva cura di me bambina
con la tenerezza ingenua dei suoi vent’anni
mentre sognava e mentre agiva.
Era il 1967.

Mia madre aveva una collana di perle blu.
Blu e di perle era la collana della mia mamma.
Era una donna seria, a volte quasi triste.
Quanti pensieri e quante preoccupazioni
in quella testa austera di donna antica e al passo con i tempi.
Mia madre era tranquilla nel suo essere moderna,
radicale e chic come una donna di classe,
di quella classe.
E che classe!
Era il 1968.

Mia madre aveva una collana di perle turchese.
Turchese e di perle era la collana della mia mamma.
“E gli anni passano e i figli crescono,
le mamme invecchiano,
ma non sfiorirà la loro beltà.”
Mia madre non può più essere mamma.
Mia mamma è di pasta antica ed è ancora sulla breccia.
Regala sorrisi e dispensa consigli
come una società ottocentesca di mutuo soccorso.
A destra e a manca mia madre sa,
sa dare e sa darsi
perché mia mamma è una donna saggia.
Era il 1999.

Mia madre aveva una collana di perle viola.
Viola e di perle era la collana della mia mamma.
“Non sempre il tempo la beltà cancella
o la sfioran le lacrime e gli affanni,
mia madre ha sessantanni
e più la guardo e più mi sembra bella.”
Composta ed elegante nella sua immensa discrezione
percorre la strada degli odorosi pittospori,
quella che dalla piazza di Archimede guarda l’umida marina,
un viale chiassoso dei pigolii di mille e mille passeri
saltellanti tra i rami arcuati dei ficus mediterranei,
quelli dalle foglie lucide e grasse di succulente siero.
Era il 2007.

Mia madre aveva una collana di perle nera.
Nera e di perle era la collana della mia mamma.
Addio donna importante,
piena di grazia e di eleganza,
chiaro splendore nel buio e nella luce,
maestosa ed esposta come una santa,
discreta e modesta come una madre,
donna di popolo e femmina di bottega,
tu,
tu che verace fede hai fatto della fama antica
che ha trovato un tesoro chi ti ha avuto amica.
Era il 2013.

Tua figlia pose questo dolce lamento a forma di nenia
e disse per te le orazioni,
quelle laiche,
quelle che ti piacevano tanto,
quelle che suonavano nella rossa bocca delle studentesse del ‘68.
Annamaria sparse leggera l’ultima rosea cipria
sulle tue bianche guance, a dispetto della morte,
e ti pettinò i bei capelli a onda,
adagio,
per non farti male.
Era il 2013.

Ah, mamma mia,
quando partisti come son rimasta,
come l’aratro senza buoi in mezzo alla maggese,
in un campo mezzo grigio e mezzo nero,
tra il vapor leggero
e con le tue collane nel mio collo,
un capolavoro che ancora oggi fa invidia alle ceneri di Modigliani.

Elaborazione effettuata da Salvatore Vallone in Siracusa,
nel mese di Maggio dell’anno 2018,
in libera associazione al sogno di Annamaria
e secondo la metodologia del flusso di coscienza e della “contaminatio”.

Il prodotto culturale idoneo al tema è “Come passa il tempo”, una significativa canzone a tre voci degli anni ottanta: Vandelli, Camaleonti, Dik dik.

 

 

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