LE BIGLIE DEFORMI

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovo in una sala da bowling insieme a una persona con cui devo giocare.
Nella pista a fianco ci sono due uomini che giocano.
Mi avvicino alla pista e vedo che arrivano dal binario biglie di forma irregolare e strana, non certamente sferiche.
Alcune persone le lanciano contro il muro e contro un armadio, ma le biglie deformi si ammaccano di più, invece di rompere il muro e l’armadio.”

Questo è il sogno di Gaspara.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Gaspara dice con semplicità simbolica che viviamo in una società dove domina l’aggressività nelle relazioni umane. Questa semplice verità è percepita ed espressa attraverso i “fantasmi” della protagonista e si collega a teorie che da tempo i sociologi reputano una legge necessaria e una costante etica della convivenza. Ogni relazione umana comporta l’uso di una carica aggressiva e una dose equa di prevaricazione. Oltre il bisogno di comunicare anche l’inganno e la truffa contraddistinguono i rapporti più nobili e generosi tra gli uomini. Aristotele aveva definito l’uomo “animale sociale e politico”, “zoon politikon”, un vivente bisognoso dell’altro e capace di fare delle scelte. In Filosofia bisognerà attendere il diciannovesimo secolo e Auguste Comte per la codificazione della Sociologia come Scienza. A livello psicoanalitico è assodato che le relazioni sociali comportano un investimento di “libido”, energia e volitività, così come abbisognano del processo della “sublimazione” per ripulire le pulsioni e renderle socialmente utili e compatibili. All’uopo si può leggere “Il disagio della civiltà” di Sigmund Freud, un testo base per la psicologia delle relazioni umane e per lo studio dei meccanismi e dei processi psichici di difesa che servono all’uomo per vivere in società. Su questo tema voglio ricordare il “Giusnaturalismo” di Grozio e Gentile, la teoria dei diritti naturali del Cinquecento, il diritto alla vita e alla conservazione della vita. Diventa obbligo morale ricordare i diritti dell’Illuminismo rivoluzionario francese, libertè – egalitè – fraternitè, e i fondamenti della democrazia “rousseauiana”, la “volontà generale” in miglioramento della liberale “volontà di tutti”.
Mi fermo a questi accenni psico-filosofici, ma il marinaio che vuole approfondire ha miglia e miglia sulla sua prua.
Queste considerazioni sono pertinenti al sogno di Gaspara e confermano che la funzione onirica registra con i suoi strumenti psicofisiologici le più sottili percezioni e propone le giuste riflessioni personali in riguardo al tempo storico e alla cultura affermata. La semplice verità di coscienza di Gaspara intorno all’aggressività umana travalica nel collettivo nazionale per rimbalzare nel transnazionale e nel transculturale, nell’umano in universale, grazie alla dilatazione e alla simultaneità delle comunicazioni, per cui un fatto tragico viene vissuto traumaticamente e desta posizioni psicologiche e ideologiche da parte di una moltitudine di persone.
Riconvergendo dall’universalità umana all’individualità di una donna protagonista del suo sogno, si riconosce a Gaspara di essere sensibile agli schemi culturali e ai costumi etici su cui si basa l’esercizio dell’aggressività e la sua degenerazione in violenza. Gaspara vive in una società che professa il valore naturale dell’aggressività come una necessità di base e sa che può facilmente tralignare in forme estreme. Le teorie sociologiche confermano la tesi che viviamo in un mondo violento che ha nel suo fondo schemi culturali e strumenti politici che inducono nella collettività frustrazione psichica e vanificazione giuridica. Le teorie psicologiche attestano che le persone sensibili, non di certo deboli, sono le vittime privilegiate delle diffuse e sofisticate violenze dei tempi moderni.
Il sogno di Gaspara parte dalle “biglie deformi”, il simbolo di quella aggressività non adeguatamente sublimata e convertita in servizio sociale, e si evolve nella degenerazione delle pulsioni in violenza. Gaspara per sopravvivere deve difendersi da questo insano modo sociale di competere.
L’associazione letteraria più spedita a questa problematica relazionale è quella manzoniana del povero don Abbondio dei “Promessi sposi” che viene assimilato a un vaso di terracotta costretto a viaggiare dentro un carro accanto ai vasi di ferro.
Un ultimo rilievo di pertinenza psichica.
Il sogno di Gaspara evidenzia la “libido sadomasochistica” della “posizione psichica anale” in versione sociale e secondo un quadro psicodinamico collettivo. Del resto, la “sala da bowling” è una precisa allegoria della competizione sociale. Non dimentichiamo che la “biglia” è finalizzata ad abbattere con la sua forza il maggior numero di birilli tra i dieci presenti.
Nella sua sintesi il sogno di Gaspara ha tanto da denunciare e tanto da insegnare.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Mi trovo in una sala da bowling insieme a una persona con cui devo giocare.”

Gaspara è una donna che socializza con naturalezza e che prende la vita mediando il gioco con l’aggressività, interpretando le relazioni e gli schemi sociali con ironia e non facendo mancare nelle sue attività quotidiane quella carica nervosa atta a difendersi e a offendere. In questo momento della sua vita si trova a contatto con persone vissute a metà tra dovere e piacere, gente che coniuga l’aggressività con l’affabilità, l’utile con il dilettevole.
Vediamo la simbologia.
La “sala da bowling” condensa il gioco del vivere e la schermaglia aggressiva. E’ la puntuale metafora della convivenza e della competizione sociale.
La “persona” traduce il latino “maschera” ed è il simbolo della difesa psichica e della copertura sociale. Gaspara conosce parzialmente e superficialmente questo individuo con cui agisce le sue esperienze. Il simbolo non dice il sesso di questa “persona”, per cui la riteniamo anonima, senza un nome e senza una precisa identità. Si tratta di un soggetto che è parte della gente, quella massa di cui Gaspara fa parte e con cui s’imbatte e si relaziona nel quotidiano vivere.
“Devo giocare” denota un obbligo di condivisione piacevole e attraente, di una relazione costretta e basata su un legame di comunanza e non di sostanza. Il “devo” evoca il senso morale dell’istanza psichica “Super-Io”, così come il “giocare” esprime la scelta dell’Io di stabilire una relazione utile e ironica per quanto possibile. Gaspara deve stare attenta a non subire danni da queste relazioni necessarie ma ambigue nel loro essere suadenti e aggressive.

“Nella pista a fianco ci sono due uomini che giocano.”

Gaspara vive con la gente e non ha rimostranze verso il riconoscimento soprattutto dei maschi che manifestano aggressività, perché si trova in un luogo sociale dove si coniuga la competizione con la cordialità, quella “sala da bowling” definita in precedenza la metafora della vita sociale. Pur tuttavia, Gaspara non si confonde con gli altri ed evita il coinvolgimento, ha una visione del mondo e della vita che non interferisce con le scelte ideologiche ed esistenziali degli altri, ha una scala di valori che non si baratta con il primo venuto. Gaspara ha una giusta diffidenza sociale.
Cosa dicono i simboli?
La “pista” rappresenta un itinerario da seguire necessariamente, uno schema mentale condiviso e convissuto, un valore culturale e sociale comprensibile e razionale. Gaspara si guarda attorno e si riconosce nello spazio e nella gente, nel modo di vivere e di interpretare la realtà, nonché nell’ironia che bisogna riversare nelle faccende della vita. Gaspara conosce bene le regole del gioco sociale, è una donna di mondo e non una collegiale della suore di sant’Orsola, per cui “sa degli altri” ma soprattutto “sa di sé” e sa quello che vuole nel “gioco delle parti” da recitare in società.
“Due uomini che giocano” identificano sessualmente la psicodinamica del sogno di Gaspara. Si tratta di maschi. La “persona” di prima è un maschio e lo si evince da questa dichiarazione precisa che vuole “due uomini” esercitare tra di loro aggressività e gioia di vivere, competizione e condivisione, comunanza e comprensione: ancora uno spaccato metaforico dell’arte di vivere insieme agli altri.

“Mi avvicino alla pista e vedo che arrivano dal binario biglie di forma irregolare e strana, non certamente sferiche.”

Gaspara si coinvolge in prima persona con le sue idee e prende coscienza che la sua aggressività è diversa e non compatibile con gli schemi altrui e la convivenza sociale. Gaspara è costretta a prendere coscienza che la sua aggressività è diversa nella forma e nella sostanza da quella altrui, quasi una aggressività non compatibile con quella di chi la circonda. Pur avendo la stessa filosofia di vita, Gaspara si distingue per la carica irrazionale della sua forza. Gaspara è una donna che ha imparato dalla vita a reprimere l’espressione naturale della sua energia e delle sue reazioni di fronte alle provocazioni esterne.
I simboli confortano questa interpretazione.
“Mi avvicino alla pista” equivale a Gaspara segue le sue direttive logiche e i suoi schemi sociali.
“Vedo” è simbolicamente la classica luce della presa di coscienza da parte dell’istanza psichica “Io”. Gaspara sta conoscendo la qualità e la quantità della sua aggressività.
“Che arrivano dal binario” si traduce che provengono dal “sistema neurovegetativo”, pulsionale e involontario. Il “binario” rappresenta simbolicamente un percorso naturale e obbligato da “madre-natura” secondo i collegamenti dei neuroni e le comunicazioni delle sinapsi, cellule nervose e scariche chimico-elettriche.
“Biglie di forma irregolare e strana, non certamente sferiche.” Gaspara prende coscienza che le sue cariche nervose, le “biglie”, sono diverse dalla norma e non hanno quella aggressività simile a quella degli altri. La domanda che si pone è la seguente: l’aggressività di Gaspara è in eccesso o in difetto? E’ scaricata o repressa?
Gaspara percepisce che la sua aggressività è diversa da quella delle persone che la circondano e che scaricano le loro energie nelle relazioni sociali. Per il momento le “biglie” sono sue.

“Alcune persone le lanciano contro il muro e contro un armadio,”

L’aggressività non è soltanto di Gaspara, ma è veramente sociale e riguarda anche le persone che la circondano. Gaspara è impressionata dalla violenza che la circonda e che si scarica sulle donne e sul rifiuto dell’altro e possibilmente del cosiddetto “diverso”. Ma non basta. La violenza è anche fine a se stessa e si scarica come aggressività mortifera senza alcuna motivazione.
I simboli dicono che la violenza scatenata “contro il muro” indica forme di aggressività esclusivamente istintive e brutali e totalmente destituite da qualsiasi supporto razionale. Si tratta del trionfo dell’Es, la rappresentazione mentale dell’istinto. Gaspara rileva attorno a sé questo tipo di violenza contro il prossimo senza alcuna motivazione, ammesso che ci possa essere una ragione per la violenza.
“Contro un armadio” richiama l’universo psicofisico femminile, la misoginia, l’odio verso le donne. Mai un simbolo è stato così chiaro nella sua immagine, la “figurabilità” del “processo primario”: “contro un armadio” si traduce in simultanea con “misogino”. Gaspara è traumatizzata dalla violenza che si scarica sulle donne nel nostro tempo e nella cultura dominante.
Valenza ideologica del sogno!
Alla sensibilità di Gaspara stride e diventa angoscia la strage delle donne che quotidianamente si consuma.

“ma le biglie deformi si ammaccano di più,”

Gaspara rileva la degenerazione dell’aggressività, qualora ce ne fosse ancora bisogno. La violenza è implicita nelle “biglie” già “deformi” e si rafforza nelle “biglie” che “si ammaccano di più”. La perdita della qualità e della dimensione normali dell’aggressività comporta il tralignare di quest’ultima nella forma della violenza sociale.
“Si ammaccano di più” è la conseguenza di una frustrazione senza fine che travalica e degenera nella violenza.

“Invece di rompere il muro e l’armadio.”

Il rifiuto della violenza contro le incomprensioni e contro le donne si manifesta in questa tutela della cosiddetta “diversità” e della maternità e non scalfisce le difese di Gaspara che non si lascia coinvolgere: “il muro e l’armadio”.

PSICODINAMICA

Il sogno di Gaspara sviluppa la psicodinamica della degenerazione dell’aggressività nella violenza sociale, usa il gioco del bowling come allegoria delle competizioni umane, esibisce la “posizione psichica anale” con la “libido sadomasochistica” e la estende a un ambito sociale, esprime la sensibilità verso la strage delle donne e il cumulo dei pregiudizi, mostra le percezione di un mondo in cui è traumatico adattarsi, tutela la maternità e la cosiddetta “diversità” contro la quale si alzano muri.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Gaspara evidenzia l’istanza psichica pulsionale “Es” in “biglie di forma irregolare e strana” e in “le lanciano contro il muro e contro un armadio,” e in “si ammaccano di più”.
L’istanza vigilante e razionale “Io” è ben visibile in “Mi trovo” e in “Mi avvicino” e in “vedo”.
L’istanza della censura e del limite si manifesta in “devo giocare”: “devo” evoca il senso morale, così “giocare” esprime la scelta dell’Io di stabilire una relazione piacevole e ironica.
La “posizione psichica anale” è dominante nel sogno di Gaspara e si esprime chiaramente in “bowling” e in “biglie” e in “biglie deformi” e in “si ammaccano” e in “rompere il muro e l’armadio” e in “le lanciano contro”. L’aggressività e la violenza sono inscritte nell’esercizio della “libido sadomasochistica”.
La “posizione psichica genitale” è richiamata nella difesa e nella tutela delle donne e nella liberazione dal pregiudizio con la sua “libido” donativa, socialmente sensibile e affettivamente generosa.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Gaspara usa i seguenti meccanismi e processi psichici di difesa dall’angoscia: la “condensazione” in “sala da bowling” e in “giocare” e in “muro” e in “armadio”, lo “spostamento” in “pista” e in “biglia” e in “binario” e in ammaccarsi” e in “rompere”, la “figurabilità” in “biglie deformi” e in “contro il muro e contro un armadio”, la “drammatizzazione” in “Alcune persone le lanciano contro il muro e contro un armadio, ma le biglie deformi si ammaccano di più, invece di rompere il muro e l’armadio.”.
Non sono presenti i processi di difesa della “sublimazione della libido” e della “regressione”. Di quest’ultima si rileva la funzione che svolge per formare il sogno: l’agire al posto del pensare e l’allucinazione al posto delle normali sensazioni.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Gaspara evidenzia un tratto psichico “sadomasochistico” all’interno di una cornice “anale” che non disdegna la presenza di una pulsione “genitale”: l’aggressività tralignata in violenza e la sensibilità verso la situazione femminile e la cosiddetta “diversità”.

FIGURE RETORICHE

Il sogno di Gaspara forma le seguenti figure retoriche: la “metafora o relazione di somiglianza in “sala da bowling” e in “biglia” e in “armadio” e in “muro”, la “metonimia” o relazione concettuale in “pista” e in “giocare” e in “binario”.
Ricordo che la “sala da bowling” condensa il gioco del vivere e la schermaglia aggressiva, l’allegoria della convivenza e della competizione sociale.
“Due uomini che giocano” è uno spaccato metaforico dell’arte di vivere insieme agli altri.

DIAGNOSI

La diagnosi dice di una percezione della protagonista in riguardo all’esercizio dell’aggressività sociale e di una sensibilità verso l’universo femminile e del cosiddetto “diverso” sempre in riguardo alla degenerazione della pulsione in violenza.

PROGNOSI

La prognosi impone a Gaspara di avere una migliore consapevolezza della sua aggressività per esercitare un adeguato controllo sulle pulsioni altrui al fine di evitare brutte sorprese e gravi danni. Gaspara può fortunatamente scegliere le persone da ammettere alla sua conoscenza e alla sua amicizia. Gaspara deve rivedere la sua concezione ottimistica dell’uomo e della natura umana ed evolverla in una visione realistica senza cadere nell’opposto di una concezione amaramente pessimistica.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in un ritiro della “libido” dagli investimenti sociali e nell’istruirsi di un tratto psichico persecutorio e fobico e legato alla degenerazione della paura in riguardo all’aggressività del prossimo.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei simboli e dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Gaspara è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
La psicodinamica si avvale di un simbolismo che prevale sul realismo della narrazione.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Gaspara si attesta in una notizia traumatica o in una visione televisiva di pratica violenta: guerra, strage, femminicidio, maltrattamento di bambini e di anziani e chi più ne ha, più ne metta dal momento che non mancano di certo nel nostro quotidiano vivere.

QUALITA’ ONIRICA

Il prodotto psichico di Gaspara è narrativo e prosaico, qualità manifeste che sottendono una carica umana di solidarietà e di preoccupazione.

REM – NONREM

Il sogno di Gaspara si è svolto nella seconda fase del sonno REM alla luce del simbolismo e delle implicite emozioni. La protagonista rielabora le sue emozioni e le sue preoccupazioni con ridotta consapevolezza e con le adeguate coperture difensive.
Ricordo che nelle fasi REM il sonno è turbolento, mentre nelle fasi NONREM il sonno è profondo e catatonico ossia presenta una caduta del tono muscolare, senza movimenti e spasmi, senza agitazione psicomotoria. La memoria è presente nelle fasi agitate rispetto alle fasi di caduta muscolare e di sonno profondo dove è quasi assente.

FATTORE ALLUCINATORIO

Il sogno di Gaspara esalta il senso della “vista” in “vedo che arrivano”. Per il resto è dominante la “vista” rispetto agli altri sensi. Un insieme sensoriale si trova in “le lanciano contro il muro e contro un armadio” e in “si ammaccano di più, invece di rompere il muro e l’armadio.”: una “drammatizzazione” cenestetica.

GRADO DI ATTENDIBILITA’ E DI FALLACIA

Per sondare la soggettività di chi interpreta e l’oggettività di chi sogna, l’approssimazione o la verosimiglianza della decodificazione del sogno di Gaspara, per valutare se l’interpretazione risente di forzature, stabilisco la prossimità all’oggettività scientifica o alla soggettività mistificatoria in una scala che va da “uno” a “cinque” e in cui 1 equivale all’oggettività auspicata e 5 denuncia una forzatura interpretativa verosimile. Tale valutazione è resa possibile dalla presenza di simboli chiari e forti e di psicodinamiche affermate ed esaurienti.
La decodificazione del sogno di Gaspara, alla luce di quanto suddetto, ha un grado di attendibilità e di fallacia “2” a causa della chiara simbologia e della semplice psicodinamica.

DOMANDE & RISPOSTE

Il lettore anonimo ha posto le seguenti domande dopo aver letto con scrupolo la decodificazione del sogno di Gaspara.
Domanda
Non sempre è chiara l’interpretazione di questo sogno.
Risposta
Hai perfettamente ragione. Il sogno non spiega bene se l’aggressività è di Gaspara o della società, se Gaspara proietta nelle persone attorno a lei la sua aggressività o se subisce e teme l’aggressività altrui. Il sogno è manchevole in tal senso e io ho scelto la seconda tesi: Gaspara è una donna sensibile che viaggia nella vita con persone aggressive e, a volte, ha una sacrosanta paura di se stessa e degli altri.
Domanda
Ma l’aggressività è proprio necessaria?
Risposta
L’aggressività è essenziale nell’uomo, è l’energia che si investe nel vivere. L’uomo è una scimmia evoluta, un vivente che non ha smarrito la sua “natura” nonostante la “civilizzazione”. Possiamo riderci sopra dicendo che l’uomo è una scimmia che non si è evoluta molto bene perché ha mantenuto la sua ferinità, un attributo che stride moltissimo se viene esercitato nelle città piuttosto che nella giungla. “Natura” deriva dal latino “nascor”, è il participio passato e si traduce “ciò che sta per nascere”, l’istinto che viene fuori, la pulsione che vede la luce e si esprime. Distinguiamo “Natura”, “Cultura” e “Civiltà”. Quest’ultima è il frutto dell’interazione tra le prime due e misura il grado del processo di incivilimento e di civilizzazione.
Domanda
Visto che ha cominciato, vada pure avanti e spieghi con chiarezza questi concetti.
Risposta
Grazie mille. “Natura” è un insieme di schemi neurovegetativi oggettivato nella parte del Cervello deputata agli istinti e alle pulsioni. L’istanza Es è la rappresentazione mentale di questi bisogni primari. La “Cultura” è un insieme di schemi interpretativi ed esecutivi ed è l’oggetto privilegiato del “sistema nervoso centrale” o volontario che ha sede nella corteccia del Cervello. L’Io consapevole è deputato alla vigilanza e all’elaborazione di questi schemi logici. La “Civiltà” è il risultato dell’interazione di “Natura” e “Cultura” e si distingue per gradi e qualità in base al “criterio del meglio possibile alle condizioni date”, ossia in base a quale risposta chiara e distinta, oltre che utile, viene data alle domande del gruppo umano. L’incivilimento e la civilizzazione sono l’evoluzione progressiva, il risultato dell’ineludibile interazione e della necessaria cooperazione tra “Natura” e “Cultura”, così come a livello psichico individuale l’equilibrio si attesta nell’armonia che l’istanza “Io” elabora e realizza tra le pulsioni dell’ ”Es” e le censure del “Super-Io”.
Domanda
E’ corretta questa equiparazione tra collettivo e individuale, tra dinamiche di gruppo e dinamiche individuali?
Risposta
Freud la poneva spesso e volentieri, ma prima di lui anche Giambattista Vico e tanti antropologi e sociologi: dall’individuo alla massa e dalla massa all’individuo. Provate a leggere “Psicologia delle masse e analisi dell’Io” del sempreverde Sigmund Freud. Alla domanda chi viene prima l’individuo o la collettività, la risposta è decisamente la seguente: il primato spetta a quell’individuo che sintetizza per iscritto le verità collettive storicamente in atto. Ci vuole sempre Omero per sapere di Achille e di Ettore, dei Greci e dei Troiani.
Domanda
Mi spiega la frustrazione?
Risposta
Freud pose la necessità del rapporto tra stati di frustrazione e manifestazioni aggressive. Negli anni cinquanta Dollard articolò questa teoria generale in una serie di situazioni particolari: il rapporto tra l’intensità della frustrazione e la corrispondente reazione aggressiva, tra la previsione della punizione e l’inibizione dell’aggressività, tra la dislocazione dell’aggressività e il controllo delle leggi sociali. E’ attuale l’analisi dell’aggressività dell’adolescenza, della criminalità, dei regimi politici, dei gruppi etnici, sul fenomeno della quantità della frustrazione e delle conseguenti modalità di espressione, diretta o indiretta, dell’aggressività. In ogni caso la relazione tra frustrazione e aggressività è sacrosanta secondo la categoria aristotelica e scientifica di “causa ed effetto”.
Domanda
Consiglia un libro?
Risposta
Andate al testo classico di Dollard dal titolo “Frustrazione e aggressività” edito dalla benemerita casa Giunti e Barbera.
Domanda
Più una società è repressa dal sistema culturale e politico e più è indotta a delinquere?
Risposta
I sistemi politici dittatoriali più reprimono l’aggressività e più ordine sociale hanno. Quando la repressione non funziona per qualsiasi motivo, scoppia la guerra civile. Si libera l’intensità del cumulo delle frustrazioni represse e questa enorme carica si scatena nella ferinità bellica tra gli stessi membri del gruppo. Nei sistemi democratici la frustrazione è minore e l’aggressività cala, ma una democrazia non etica sfocia nella violenza e nell’anarchia, nella delinquenza organizzata e nella criminalità generica semplicemente perché manca del cemento sociale che i Greci chiamavano “koinè” o senso della comunità. Chiedo perdono per le generalizzazioni, ma sono utili per capire meglio i singoli fenomeni sociali. E’ ovvio che la frustrazione e l’aggressività meritano studi molto complessi e interazioni altrettanto complicate con le varie scienze che le indagano.
Domanda
L’adolescenza contiene tanta aggressività? Quale frustrazione l’adolescente riceve dalla società?
Risposta
L’adolescente, dal latino “colui che deve essere nutrito”, deve investire su se stesso per crescere bene e deve cominciare a rendersi autonomo nel corpo e nella mente dal gruppo di appartenenza. La prima ribellione inizia con i genitori e si attesta nell’emancipazione dalle dipendenze conflittuali con il padre e la madre: “posizione edipica”. La seconda ribellione è rivolta al “sapere” costituito, alla cultura affermata, ai valori in atto: rinnovamento e rinascimento nel solco della tradizione e secondo la formula del rinnovo il buono e rigetto l’inutile. L’energia va riservata ai processi d’innovazione e non di distruzione. La società civile costituita tende a difendersi dagli adolescenti, ma è destinata a essere soppiantata. Gli adolescenti sono gli attori dei “periodi storici critici”, mentre gli adulti sono gli attori dei “periodi storici statici”.
Domanda
Può fare un accenno alla tragedia delle donne?
Risposta
Rinvio all’articolo “Donne! Attente al lupo!” che ho pubblicato in questo blog. Troverete delucidazioni cliniche e comportamenti utili a capire e ad agire di fronte a minacce pericolose. Aggiungo che la psicopatologia grave, non diagnosticata o non curata o sottovalutata, è responsabile delle tragiche violenze sulle donne. Lo scompenso delle “organizzazioni psichiche reattive” psicopatiche, narcisistiche, paranoidi, dissociative si attesta nella mancanza di sostegno dei meccanismi e dei processi di difesa utili all’equilibrio psichico individuale e alla convivenza sociale e nell’uso di meccanismi psicotici che sfociano nel delirio e nella perdita del “principio di realtà” a favore di una formazione paranoica pulsionale e omicida. Una formidabile causa scatenante che fa esplodere tanta miscela è il sentimento maligno e complesso della “gelosia”. Quest’ultimo meriterebbe uno studio migliore e approfondito.
Domanda
E i terroristi?
Risposta
Vale quanto detto prima con l’aggravante pericolosissima del processo di “sublimazione” rivolto a una divinità collocata nella trascendenza ossia al di là della realtà: una psicosi ancora più pesante e complessa.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

L’aggressività umana è collegata a filo doppio alla frustrazione. Quest’ultima si attesta nella sensazione umana della vanificazione dei bisogni primari e delle energie investite. La frustrazione della “libido” è la base dell’aggressività e l’entità della reazione è proporzionale al grado di danno subito.
Riporto un breve brano della quinta conferenza americana di Freud.
“Di fronte alle elevate esigenze della nostra civiltà e sotto la pressione delle nostre rimozioni interne, noi uomini troviamo la realtà del tutto insoddisfacente e perciò coltiviamo una vita fantastica in cui amiamo compensare le carenze della realtà con la creazione di appagamenti di desideri. In queste fantasie si esprime gran parte dell’autentica essenza che costituisce la personalità dell’individuo, nonché gli impulsi che egli ha rimosso in considerazione dei fatti reali.”
Ritorna il giudizio negativo, a livello psichico, di Freud sulla vita sociale e civile in quanto essa comporta una serie di frustrazioni e di obblighi, contrari all’espansione libertaria della psiche e alla soddisfazione dei suoi bisogni profondi. Ai divieti psichici si sommano i divieti culturali. L’uomo civile deve combattere contro due nemici: le norme della società civile e le sue rimozioni individuali. La malattia psichica viene anche determinata dalla cultura in cui si vive, oltre che da fattori squisitamente psichici. Si rende possibile, in tal modo, una psico-socio-analisi dei disturbi psicologici. Più repressiva è la società in cui viviamo e più intensi e diffusi saranno le patologie psichiche, il generico disadattamento, il disagio mentale e le crisi esistenziali.
Sin dal 1905 è presente nel pensiero di Freud il concetto pessimistico sul processo umano di civilizzazione che troverà adeguata e approfondita espressione ed analisi nel libro del 1929 intitolato “Il disagio della civiltà”. L’uomo civile sosterrà Freud paga il suo inserimento nel quadro e negli schemi culturali della civiltà con la sofferenza, la frustrazione, l’infelicità, la limitazione della libertà individuale, l’inibizione dei desideri e delle pulsioni, la rinuncia, la deviazione delle cariche libidiche messe al servizio della società attraverso il processo psichico della “sublimazione”, le malattie sociali. Inoltre l’uomo civilizzato corre il rischio di perdere la propria individualità a favore di una squallida massificazione e manipolazione socio politica come nei sistemi politici totalitari e più o meno etici.

Quale canzone di musica leggera si può tirare in ballo in una questione così spinosa come l’aggressività e la violenza e nella fattispecie la violenza sulle donne e sul diverso?
Il problema non si pone, perché l’ultimo festival di Sanremo ha consacrato “Non mi avete fatto niente” la canzone vincitrice. Il tema trattato è proprio la violenza terroristica, così come nell’anno precedente Ermal Meta aveva proposto la violenza sulle donne e sui bambini con “Vietato morire”. In associazione con Fabrizio Moro propongo testo e canzone. Sul terrorismo il discorso è molto complesso, ma ci si può ritenere soddisfatti di questo prodotto culturale di denuncia e di sensibilizzazione.

NON MI AVETE FATTO NIENTE

A Il Cairo non sanno che ora è adesso.
Il sole della Rambla oggi non è lo stesso.
In Francia c’è un concerto,
la gente si diverte,
qualcuno canta forte,
qualcuno grida a morte.
A Londra piove sempre ma oggi non fa male.
Il cielo non fa sconti neanche a un funerale.
A Nizza il mare è rosso di fuochi e di vergogna,
di gente sull’asfalto e sangue nelle fogna.
E questo corpo enorme, che noi chiamiamo Terra,

ferito nei suoi organi dall’Asia all’Inghilterra.
Galassie di persone disperse nello spazio,
ma quello più importante è lo spazio di un abbraccio
di madri senza figli, di figli senza padri,
di volti illuminati come muri senza quadri,
minuti di silenzio spezzati da una voce.
Non mi avete fatto niente.
Non mi avete fatto niente.
Non mi avete tolto niente.
Questa è la mia vita che va avanti
oltre tutto, oltre la gente.
Non mi avete fatto niente.
Non mi avete tolto niente,
perché tutto va oltre le vostre inutili guerre.
C’è chi si fa la croce
e chi prega sui tappeti,
le chiese e le moschee,
l’immagine e tutti i preti,
ingressi separati della stessa casa,
miliardi di persone che sperano in qualcosa.
Braccia senza mani,
facce senza nomi,
scambiamoci la pelle,
in fondo siamo umani,
perché la nostra vita non è un punto di vista
e non esiste bomba pacifista.
Non mi avete fatto niente.
Non mi avete tolto niente.
Questa è la mia vita che va avanti
oltre tutto, oltre la gente.
Non mi avete fatto niente.
Non avete avuto niente,
perché tutto va oltre le vostre inutili guerre,
le vostre inutili guerre.
Cadranno i grattacieli
e le metropolitane,
i muri di contrasto alzati per il pane,
ma contro ogni terrore che ostacola il cammino,
il mondo si rialza
col sorriso di un bambino,
col sorriso di un bambino,
col sorriso di un bambino.
Non mi avete fatto niente.
Non avete avuto niente,
perché tutto va oltre le vostre inutili guerre.
Non mi avete fatto niente.
Le vostre inutili guerre.
Non mi avete tolto niente.
Le vostre inutili guerre.
Non mi avete fatto niente.
Le vostre inutili guerre.
Non avete avuto niente.
Le vostre inutili guerre.
Sono consapevole che tutto più non torna.
La felicità volava,
come vola via una bolla.

 

 

 

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