IL CAMION DI PASQUALE

TRAMA DEL SOGNO E CONTENUTO MANIFESTO

“Pasquale sta guidando un camion, ma non c’è una buona visibilità e nelle curve non riesce a vedere niente.
Si ferma in un albergo, parcheggia il camion, prende la valigia, entra e si accorge che non è quello il posto dove doveva andare.
Allora esce, ma la valigia, che prima aveva chiuso bene, si è aperta perché si è rotta la cerniera, ma la peggior cosa è che non trova più il camion.
Si chiede allora: “dove mi trovo e per giunta a piedi?”

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

I sogni sessuali non sono sessuali, i sogni meccanici, invece, sono sessuali perché rievocano la pulsione neurovegetativa involontaria, la spinta istintiva che ha bisogno di progredire secondo Natura e senza interferenze razionali e morali, senza il concorso pesante dell’Io vigilante e del Super-Io censurante.
Il tutto è possibile?
No, di certo, in senso totale e assoluto come in tutte le umane cose, ma una riduzione delle influenze delle istanze suddette è necessaria per raggiungere l’orgasmo e per fare del buon sesso o per fare bene l’amore.
L’esercizio della sessualità non equivale a una crisi isterica o a procurarsi uno sconquasso psicofisico fuori da ogni tipo di controllo, ma ha tanto di isterico, di eccitante e di trasgressivo, tende più verso la Natura e meno verso la Cultura.
In questi ultimi mesi mi sono capitati alcuni sogni sessuali a simbologia meccanica, nello specifico basati sulle auto e sulle chiavi, per cui giustamente mancava il “camion”.
In attesa del trattore e della ruspa provvedo a decodificare il sogno di Pasquale sottolineando ancora che i sogni sessuali dipendono in gran parte da fattori ormonali legati all’evoluzione degli investimenti della “libido” e da fattori psicologici e culturali di frustrazione e di repressione della sessualità legati a motivi morali e religiosi, la famigerata sessuofobia nel versante psicopatologico e nel versante sociale.
L’istinto sessuale frustrato o represso viene preso in carico dai meccanismi e dai processi psichici di difesa e viene trasformato naturalmente in sintomo o nobilitato in un ambiguo amore verso il prossimo, insomma riceve sempre un trattamento difensivo e trasformativo. L’istinto, cacciato fuori dalla porta, rientra impetuoso dalla finestra e chiede il suo capitale con gli interessi raddoppiati.
Ma perché la Cultura impedisce la Natura, perché ciò che si coltiva nel tempo e nello spazio, Cultura, ostacola ciò che sta per nascere, Natura?
Perché le Religioni ridimensionano maldestramente la sessualità umana?
Sono questioni di vasta portata e storicamente strutturate, temi degni di approfondimento scientifico settoriale.
La questione compare nel libro dei libri, la Bibbia e nello specifico nel Genesi.
“Quindi gli occhi di entrambi si aprirono e comprendevano di essere nudi. Per cui cucirono delle foglie di fico e se ne fecero delle cinture per coprirsi i lombi.”
Adamo ed Eva avevano in precedenza mangiato il frutto dell’albero della vita. Questa è una giustificazione religiosa alla consapevolezza della vita sessuale.
Una motivazione antropologica vuole che i limiti alla sessualità siano funzionali alla preservazione dell’integrità della Specie e della razza contro le malattie e le contaminazioni: filogenesi e razzismo.
Una motivazione psicoanalitica si trova in “Totem e tabù” di Freud: vedi nel mio blog.
Natura e Cultura si rincorrono con i loro schemi meccanicistici e finalistici litigando sulla priorità e sull’utilità del “diritto naturale” e del “diritto positivo”.
In principio era la Natura con la sua Cultura ed erano una sola cosa.
Di poi, intervenne l’uomo con l’astrazione degli schemi della Natura e li riconobbe come suoi e su questa proprietà operò esaltazione, sublimazione, negazione, manipolazione e altro, tutti meccanismi di difesa dall’angoscia del Nulla.
La consapevolezza dell’uomo di aver ratificato con la Cultura ciò che la Natura aveva scritto ed evolutivamente fissato, ha portato e porta all’estensione dei vari campi del Sapere universale, la cosiddetta Scienza.
Il Sogno è Natura che tende alla Cultura nell’aspirazione di diventare Scienza.
La funzione onirica è naturale e ubbidisce a determinati schemi
bio-fisio-neuro-psico-semiologici che possono essere conosciuti al meglio possibile nel momento storico determinato. Questi schemi devono essere formulati sempre in maniera semplice e atomica.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Pasquale sta guidando un camion, ma non c’è una buona visibilità e nelle curve non riesce a vedere niente.”

Pasquale si presenta con la sua sessualità dimostrando una buona padronanza e una buona capacità di lasciarsi andare senza interferenze razionali. Esibisce una buona autostima sessuale e una altrettanto buona organizzazione nella gestione naturale della sua vitalità erotica. Pasquale parte con la consapevolezza di quello che gli sta succedendo e si dispone correttamente al moto organico e all’orgasmo.
Vediamo i simboli.
“Guidando”: funzione dell’Io consapevole e deliberante, mediatore delle pulsioni e dispensatore degli impulsi.
“Camion”: territorio dell’Es. Condensa simbolicamente la meccanicità neurovegetativa dell’apparato sessuale, la spontaneità erotica delle pulsioni organiche. Seguono autostima e buona valutazione del proprio apparato sessuale. Siamo in ambito “fallico-narcisistico” e in disposizione verso la “posizione genitale”. Pasquale si compiace della propria sessualità e tende a relazionarsi. Vedremo.
“Visibilità”: zona dell’Io logico e razionale, funzione del “sapere di sé” e di cosa si vuole fuori e dall’altro, consapevolezza nel gestire le pulsioni sessuali e il coito nel nostro caso.
Ma se “non c’è una buona visibilità”, è cosa buona per Pasquale che si abbandona alle emozioni e ai piaceri del corpo, lasciando che la mente si apparti nei suoi meandri.
“Le curve”: sono i picchi erotici dell’abbandono al dondolio inebriante della “libido”, quelli che impediscono alla ragione e alla vigilanza riflessiva di interferire con il moto organico dei sensi, la condizione psicofisica per l’orgasmo. La simbologia della “curva” parte dalla geometria logica per attestarsi nella duttilità psichica e fisica. Quest’ultima equivale all’abbondanza delle masse corporee femminili.
“Non riesce a vedere niente.”: vedi “non c’è una buona visibilità”.

“Si ferma in un albergo, parcheggia il camion, prende la valigia, entra e si accorge che non è quello il posto dove doveva andare.”

Pasquale è fuori “posto”. Pasquale ha trasgredito, ha derogato all’istanza morale del “Super-Io”. Pasquale è con una donna e fuori dal contesto istituzionale.
Vediamo i simboli.
“L’albergo”: si tratta della parte sociale e della pulsione a relazionarsi in maniera anonima. Siamo sempre nell’ambito psichico della persona Pasquale e ci troviamo nella sezione della caduta degli affetti veri e dell’affermazione degli affetti formali.
Sul “camion” si è ampiamente detto, ma sul “parcheggia”, per giunta di un camion, c’è da dire. Il “narcisismo” si coniuga con l’aggancio e l’offerta, la seduzione e la conquista. Parcheggiare un camion equivale al simbolico “mi trovo in esibizione seduttiva” come un pavone che allarga la ruota. Vediamo chi abbocca all’amo.
“Prende la valigia”: quest’ultima condensa simbolicamente l’universo genitale femminile, il grembo e la recettività sessuale. Pasquale è con una donna in anonimo fare e trasgressivo combinare.
“Entra”: segnale inequivocabile del coinvolgimento erotico e sessuale. “Entrare” non è una volgare organica penetrazione, ma un complesso di vissuti e di azioni finalizzate a un coinvolgimento emotivo e a un affidamento alla novità e alla diversità, una fuga dalla monotonia del “già visto” e del “già vissuto”. Pasquale ci ha dato e ci è andato dentro: versione del gergo giovanile.
“Si accorge che non è…”: siamo in ambito dell’Io. Dopo la seduzione e la conquista subentra in Pasquale la riflessione consapevole di essere in piena trasgressione sessuale e in deroga al dettame morale del “Super-Io” che esige la fedeltà. La psicodinamica diventa intrigante e cresce la curiosità di vedere quale soluzione Pasquale sa dare in sogno a tanto travaglio tra “libido” e norma morale.

“Allora esce, ma la valigia, che prima aveva chiuso bene, si è aperta perché si è rotta la cerniera, ma la peggior cosa è che non trova più il camion.”

Pasquale è in pieno trambusto psicofisico: entra, esce, la valigia chiusa e aperta, la cerniera rotta, la sparizione del camion.
Quanti simboli!
Tutta questa roba per dire che ha trasgredito sessualmente con una donna che vive in maniera ambigua come una figura da mollare perché impegnato con altra donna o da tenere per la bontà del trasporto erotico e sessuale. La sicurezza è quella di avere colpevolizzato la sua sessualità e di non essere più narcisisticamente diretto verso la conquista della donna. Pasquale teme di strutturare una dipendenza micidiale da questa donna e di evolvere la “libido narcisistica” in “libido genitale”, di legarsi affettivamente a questa nuova donna.
Vediamo i simboli.
“Esce”: Pasquale ha risolto la questione e la qualità della relazione, si è liberato dall’occasionale bisogno di una donna da albergo ossia di una donna da relegare nelle relazioni non significative e non importanti, anonime per l’appunto.
“La valigia”: ampiamente si è detto sul tema femminile e sull’ambiguo malanno del corpo procace e della mente fascinosa di una donna.
“Chiuso bene”: dopo avere aperto “la valigia”, Pasquale l’aveva chiusa bene. Cos’è sottinteso? Cosa vuol dire? Dopo il coinvolgimento erotico e sessuale ci è rimasto secco affettivamente e non secondo i bisogni di un “narcisista”, ma di un “genitale”, di un uomo innamorato. Pasquale si era illuso di poter fermare tutto a un incontro trasgressivo, ma invece la valigia “si è aperta perché si è rotta la cerniera”.
Quale cerniera? Sembra un simbolo di deflorazione sessuale, sembra che Pasquale abbia lacerato l’imene di questa donna. Ma sembra anche che la lacerazione sia sua e che se la sia procurato legandosi alle buone movenze sessuali della femminilità erotica della donna con cui anonimamente si era relazionato. Pasquale si è fregato da solo con la dipendenza psicofisica da questa “valigia” occasionale e munita di micidiale e infida “cerniera”.
“Non trova più il camion”: Pasquale si è punito per la trasgressione sessuale e colpevolizza la sua sessualità. Prima era orgogliosissimo della sua prestanza erotica e ora è fortemente colpevole di tanta delicata trasgressione. Non resta che l’espiazione del senso di colpa con una somatizzazione e una crisi di panico, una conversione isterica in un sintomo significativo e associabile al torto commesso. Pasquale è andato in crisi non per il tradimento, ma perché ci è rimasto secco dentro, perché si è coinvolto eroticamente e senza accorgersene ora non sa fare a meno di questa donna.

“Si chiede allora: “dove mi trovo e per giunta a piedi?”

Pasquale riflette e converge su se stesso come persona. Dopo aver vissuto la vertigine dell’eccitazione dei sensi in una relazione intrigante e andata verso un fine non previsto.
Vediamo i simboli.
“Dove mi trovo”: Pasquale ha strutturato una dipendenza che non prevedeva per sé e si ritrova in una dimensione psichica che non conosceva.
Pasquale si trova “a piedi”, senza sessualità narcisistica in una relazione sempre sessuale ma diversa.
Il “piede” è un simbolo fallico e non è di certo il “camion”. L’investimento sessuale si è ridimensionato e si è diretto verso una forma naturale di attrazione e patologica di dipendenza.

Questo è quanto significa il sogno di Pasquale.

PSICODINAMICA

La psicodinamica elabora in maniera fortemente simbolica la relazione sessuale trasgressiva secondo pulsione narcisistica e in “posizione fallico-narcisistica”. Pasquale tenta di evolvere in sogno quest’ultima in “posizione genitale”, ma secondo le coordinate psichiche della dipendenza attestando immaturità e compensando nel migliore dei modi il travaglio affettivo e il senso di colpa della trasgressione. Pasquale è carente di autonomia psichica in quanto attestato tra la dipendenza da sé, narcisismo, e dall’altro, oggetto d’investimento.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Pasquale mostra le seguenti istanze e posizioni psichiche:
“Es” istintivo pulsionale in “camion” e in “valigia” e in “cerniera” e in “ma non c’è una buona visibilità e nelle curve non riesce a vedere niente.” e in “entra e in “esce,
“Io” razionale vigilante in “guidando” e in “non trova” e in “si accorge”,
“Super-Io” limitante e censurante in “si accorge che non è quello il posto”
“posizione fallico-narcisistica” in “camion”,
“posizione genitale” in “prende la valigia, entra” e in “parcheggia il camion”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Pasquale usa i seguenti meccanismi e processi psichici di difesa dall’angoscia:
la “condensazione” in “camion” e in “visibilità” e in “curve” e in “valigia” e in “cerniera”,
lo “spostamento” in “guidando” e in “parcheggia” e in “si accorge” e in “entra e in “esce” e in “si è rotta” e in “non trova più”,
la “regressione” nei termini psichici presenti nella funzione onirica: la “regressione topica” e la “regressione formale”, la prima con le allucinazioni, la seconda con i modi di espressione primari, il concreto al posto dell’astratto, l’agire al posto del pensare.
Il processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido” non compare.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Pasquale esibisce un deciso tratto “fallico-narcisistico” all’interno di una cornice tendente al “genitale” e alla corrispondente “organizzazione psichica reattiva”. Pasquale cerca una sua autonomia in superamento del narcisismo, ma incorre nella dipendenza sessuale e, di poi, affettiva.

FIGURE RETORICHE

Il sogno di Pasquale presenta le seguenti figure retoriche:
la “metafora” o relazione di somiglianza in “visibilità” e in “parcheggia” e in “cerniera”,
la “metonimia” o relazione logica in “guidando” e in “camion” e in “valigia”.

DIAGNOSI

Il sogno di Pasquale dice di una dipendenza psichica in evoluzione infausta dal narcisismo alla genitalità.

PROGNOSI

Pasquale abbisogna di lavorare tanto sul bisogno di affermazione solitaria e di manipolazione degli altri. Deve rivolgersi al prossimo con la stessa cura che riserva all’autoesaltazione. L’investimento narcisistico è necessario per l’evoluzione sentimentale ed amorosa, per cui deve maturare nel riconoscere la donna e nel prendersi cura di lei.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in una recrudescenza del narcisismo e nel definitivo isolamento con incorporata pericolosa sindrome depressiva.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Pasquale è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
Il simbolismo prevale di gran lunga nel realismo narrativo.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Pasquale si attesta in un semplice contrasto del giorno precedente con persone significative e coinvolte.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità onirica è la condensazione: tanti simboli in poche parole.

REM – NONREM

Il sogno di Pasquale si è svolto nella fase seconda del sonno REM alla luce del simbolismo e delle implicite emozioni.
Ricordo che nelle fasi REM il sonno è turbolento, mentre nelle fasi NONREM il sonno è profondo e catatonico ossia presenta una caduta del tono muscolare, senza movimenti e spasmi, senza agitazione psicomotoria. La memoria è presente nelle fasi agitate rispetto alle fasi di caduta muscolare e di sonno profondo dove è quasi assente.

FATTORE ALLUCINATORIO

I sensi dichiaratamente allucinati sono i seguenti: la “vista” in “non c’è una buona visibilità e nelle curve non riesce a vedere niente”,
il “tatto” si suppone in “che prima aveva chiuso bene”.

GRADO DI ATTENDIBILITA’ E DI FALLACIA

Per sondare la soggettività o l’oggettività, l’approssimazione o la verosimiglianza della decodificazione del sogno di Pasquale, per valutare se l’interpretazione risente di forzature, stabilisco la prossimità all’oggettività scientifica o alla soggettività mistificatoria in una scala che va da “uno” a “cinque” in cui 1 equivale all’oggettività auspicata e 5 denuncia una forzatura interpretativa verosimile. Tale valutazione è resa possibile dalla presenza di simboli chiari e forti e di psicodinamiche affermate ed esaurienti.
La decodificazione del sogno di Pasquale, alla luce di quanto suddetto, ha un grado di attendibilità e di fallacia “2” a causa della chiara simbologia e della semplice psicodinamica.

DOMANDE & RISPOSTE

Il lettore anonimo ha posto le seguenti domande dopo la lettura attenta del sogno di Pasquale.

Domanda
Fare bene l’amore e fare del buon sesso: quale differenza?

Risposta
Fare l’amore è investimento di “libido genitale” e rientra nella posizione corrispondente, fare sesso è investimento di “libido fallico-narcisistica” e rientra nella posizione omonima. Sono entrambe forme di un rapporto sessuale finalizzato a un piacere individuale nella reciprocità, “fare sesso”, e a un piacere condiviso nella cura dell’altro, “fare l’amore”. Hanno entrambe una buona funzione psicofisica. Si può, di certo, fare sesso senza amore. Direi che questa è la condizione di base per poter amare. In primo luogo si conosce e si ama il proprio corpo e, di poi, il corpo dell’altro. Per qualificare “bene” il sesso e l’amore occorre il coinvolgimento erotico e un alto quoziente di amor proprio.

Domanda
Quando non c’era il camion o l’auto, quale era il simbolo della sessualità?

Risposta
Nei tempi antichi c’era il cavallo, il carro, di poi la carrozza, e di poi la bicicletta et cetera. I simboli si adeguano ai tempi, ma le psicodinamiche si legano alle funzioni e mantengono una buona longevità.

Domanda
Pasquale è un narcisista che si è messo nei guai andando con una donna?

Risposta
Nella trasgressione Pasquale ha maturato una forma di dipendenza sessuale che camuffa affettività. Questa è la normale evoluzione senile del narcisista.

Domanda
Mi spieghi l’ultima cosa che ha detto.

Risposta
Il narcisista teme di perdere l’ottima immagine che ha di sé e che lo ha supportato fino alla crisi della vecchiaia. La caduta della vitalità sessuale viene vissuta come la morte in vita perché non ha coltivato ed evoluto altro di sé. La depressione, evitata per tutta la vita, lo coglie con l’invecchiamento delle funzioni corporee. A questo punto può elaborare il suicidio o la parte psicologica della sindrome di Alzeimer o una demenza senile a scelta tra le tante. Ricordo che l’angoscia di morte è alla base della psicopatologia senile.

Domanda
Però! Cambio argomento. Che differenza c’è tra crisi isterica e orgasmo?

Risposta
L’orgasmo è una scarica neurovegetativa involontaria per cui è una forma di liberazione dell’eccitazione: “abreazione”. Specialmente le donne hanno nelle vibrazioni una vicinanza all’isteria. Del resto, isteria deriva dal greco “usteron” che si traduce proprio “utero”. Platone pensava che quest’ultimo fosse un organo mobile e, quindi, potesse vibrare per questa sua caratteristica fisiologica. Ma Platone era misogino, non stimava per niente le donne e, come un buon greco, amava i giovinetti, seguiva la pedofilia culturale che era consequenzialmente consentita dalla morale, dall’etica e dalla legge greche di quel tempo.

Domanda
Cambio ancora. Il tradimento maschile e femminile: cosa mi dice in proposito?

Risposta
Tradimento è un bruttissimo termine, ma serve soltanto per intenderci. Non potendo allargare la questione come meriterebbe, mi limito a dire che il maschio è più facile al diversivo sessuale dal momento che ha una semplicità
psicofisica, mentre la donna è più complessa. Il maschio deroga prevalentemente con superficialità mentale e con pulsione ormonale, la donna deroga soltanto quando è convinta e la sua scelta è spesso senza ritorno. Il tradimento può essere inquadrato anche come la ricerca di “fare del buon sesso” senza l’ingombro del genitale “fare l’amore”. Ma ho detto soltanto un qualcosa di sintetico su questo tema.

Domanda
Si riferisce allo “scopamico” o alla “scopamica”?

Risposta
Rientra certamente in questa categoria psicofisica eccitante e disimpegnata avere un amico o un’amica a trecentosessanta gradi erotici e sessuali. Lo scopamico/a spesso racchiude una bella e buona relazione: nulla di volgare o d’immorale!

Domanda
Consiglierebbe a una persona in crisi di farsi l’amante?

Risposta
La psicoterapia non dà consigli, ma dà un grado di consapevolezza agli impulsi, alle emozioni e alle dinamiche relazionali. Questo traguardo è un buon trampolino di lancio per farsi o non farsi l’amante, per una scelta ponderata di usare meccanismi di difesa più gratificanti e meno angoscianti.
E’ decisamente meglio un orgasmo che una conversione isterica in un sintomo malevolo.

Domanda
Sempre la consapevolezza! Ma è così importante?

Risposta
Anche e soprattutto per la vita sessuale. Conoscere e amare il proprio corpo è fondamentale per godere delle meravigliose doti psico-chimiche dell’orgasmo.

Domanda
E di Pasquale cosa mi dice?

Risposta
Deve stare molto attento a non perdersi nelle spire maligne della depressione quando non accetterà il suo corpo senile. E’ saggia una psicoterapia per risolvere le varie dipendenze e per accettare l’evoluzione e le compensazioni psicofisiche della vecchiaia, oltre che per prepararsi a morire secondo Natura.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Ritorno a consigliare la lettura del breve saggio “Totem e tabù”, presente nel “blog”, per un approfondimento sul tema dell’origine “criminale” della Specie umana, la colpa o il peccato, e sulla conseguente modalità di organizzazione sociale e politica.
Ricordo che il potere procreativo nell’Etologia, scienza che studia il comportamento degli animali, viene conquistato dal maschio più forte che vince la guerra con i contendenti: dalla morte possibile alla fecondazione, dare la vita alla Specie. Vedi la cultura dei lupi.
Anche l’evoluzione della Specie, secondo Darwin, passa attraverso la morte degli animali inferiori e dalla sopravvivenza degli animali forti che possono trasmettere i loro caratteri: teoria della “selezione naturale”.

QUALE E QUANTA ASSOCIAZIONE AL SOGNO DI PASQUALE?

“GASTONE”
di
ETTORE PETROLINI

Il narcisista è ben servito dall’acuta penna e dalla drammatica vena di Ettore Petrolini.
Siamo nel 1924: satira e ironia si combinano nelle acute parole e nelle sofisticate combinazioni linguistiche.
“Gastone” ha un testo complesso e di grande valore psichico e sociale: “psichico” perché tratta di una posizione universale e della sua persistenza patologica nell’età adulta, “sociale” perché mostra l’inserimento di grande effetto nelle coscienze degli altri, la consapevolezza del tempo culturale.
“Gastone” è un testo molto triste di suo e in modo particolare nella versione di Petrolini, un’interpretazione in linea con il “fantasma del Nulla” che la Psiche collettiva del dopo prima guerra mondiale aveva elaborato sulla scia delle tremende distruzioni visibili e invisibili.
Pessimismo ed Esistenzialismo, Surrealismo e Decadentismo sono in atto.
Adduco due versioni: la prima in cantato completo, la seconda nell’interpretazione in immagini.
Il testo va letto con pazienza a causa della sua complessità: l’intrecciarsi continuo dei “significati” con i “significanti”, quel trambusto emotivo che viene fuori dal riverberarsi dei vissuti personali dentro le parole di tutti.
E poi, tutte le parole coniate all’uopo e composte in maniera creativa con una sfumatura delirante, surreale, dadaista.
E poi c’è anche la cocaina!
Buona sniffata!

GASTONE

Gastone, artista cinematografico, artista del varieté, danseur, disseur, frequentatore dei bal-tabarins, conquistatore di donne a getto continuo, uomo che emana fascino.
E’ una satira a afferrata al “bell’attore” fotogenico affranto, compunto, vuoto,
senza orrore di se stesso.
Gastone, sei del cinema il padrone, Gastone, Gastone.
Gastone, ho le donne a profusione e ne faccio collezione,
Gastone, Gastone.
Sono sempre ricercato per le filme più bislacche,
perché sono ben calzato,
perché porto bene il fracche.
Con la riga al pantalone,Gastone, Gastone.
Tante mi ripeton: sei elegante!
Bello, non ho niente nel cervello!
Raro, io mi faccio pagar caro:
specialmente alla pensione, Gastone, Gastone.
Io sono un creatore, un inventore, vengo da una famiglia di inventori, di creatori, mia sorella, Lina, è una creatrice, tutti lo sanno: Creolina.
Mio padre ha inventato la macchina per tagliare il burro: un pezzettino di legno con un fil di ferro.
Mia madre studiava economia, aveva il senso del calcolo sviluppato fino alla genialità.
Figuratevi, io mi chiamo Gastone, lei mi chiamava Tone, Tone per risparmiare il gas.
A me mi ha rovinato la guera, se non ‘era la guera a quest’ora stavo a Londra.
I londrini vanno pazzi, io sono molto ricercato nel parlare nel vestire, ricercato dalla questura.
Sono un grande musicista, canto, ballo, trasporto, “Gondrand” mi voleva.
Come musicista dovevo andare a Londra, dovevo musicare l’orario delle ferrovie.
E poi sono grande nella dizione, sono il fine dicitore, il cantante aristocratico. Adesso vi faccio sentire tutto il succo del mio ingegno con un saggio della mia dizione.
Io sono come vi ho detto il fine dicitore e tutto ciò che dico è veramente profondo.
Io non ci tengo né ci tesi mai però fate attenzione a questo mio soliloquio così denso di pensiero.
Non fermarsi alla superficie, ascoltare bene quello che c’è dentro, quello che c’è sotto, è il mio motto: “sempre più dentro, sempre più sotto”.
Se l’ipoteposi del sentimento personale prostergando i prologomeni della sub-coscienza fosse capace di riintregrare il proprio subbiettivismo alla genesi delle concominanze,
allora io rappresenterei l’autofrasi della sintomatica contemporanea che non sarebbe altro che la trasmificazione sopolomaniaca.
Che ve né pare, che bel talento eh?
Ma io non ci tengo, né ci tesi mai.
Io sono molto ricercato anche perché porto molto bene il frac, e quando porto il fracche, ovunque io vado porto quell’onda di signorilità che manca agli altri comici del varietà.
Io sono nato col frac. Anzi, quando sono nato mia madre mica mi ha messo le fasce, macché!
Un fracchettino.
Camminavo per casa sembravo una cornacchia.
Gastone,
sei davvero un bell’Adone! Gastone, Gastone…
Gastone,
con un guanto a pendolone
vado sempre a pecorone,
Gastone,
Gastone.
Ogni cuor si accende e arde,
perché ciò gli occhioni belli,
le basette a la Bonnardi ed i gesti alla Borelli.
Misterioso come Ghione, Gastone, Gastone.
Bice, solo lei mi felice.
Gemma, ama solo la mia flemma!
Rina, lei per me la cocaina se la prende a colazione
pensando a Gastone.

 

“CI VUOLE LA CHIAVE”

TRAMA DEL SOGNO E CONTENUTO MANIFESTO

“Viaggio su un’automobile guidata da un individuo molto giovane.
Con me ci sono mia moglie e un mio amico.
Stiamo ritornando da un luogo non meglio precisato dopo aver ispezionato una casa.
Poi mi trovo da solo in un’officina dove l’automobile deve essere riparata ed il meccanico dice che ci vuole la chiave.

Questo è quanto ha sognato Giordano.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

I sogni brevi hanno il merito di coniugare il simbolico e il reale secondo le coordinate di un discorso logico-consequenziale. La funzione onirica dell’Io o “Io sognante” è prossima a lasciare il posto alla funzione razionale o “Io vigilante”: il risveglio si avvicina.
L’Io è sempre lo stesso ed è sempre unico nel suo essere in mente e ossa una pulsione dell’Es, un ragionamento dell’Io consapevole o una censura del Super-Io.
L’Io si può anche definire “Mente autocosciente” secondo le ricerche neurofisiologiche di Eccles o “Psiche” secondo le teorie della tradizione.
Il termine “Psiche” sottende il sistema e le attività psichiche, l’organizzazione strutturale e l’evoluzione dinamica ed economica.
L’Io si può cogliere nelle varie funzioni e definire dormiente e onirico, reale e consapevole, corpo e mente, pulsione e ragione, censurante e impositivo, ma resta sempre un “Io” uno e unico, “uno” dal momento che è una funzione universale e “unico” perché riempito dalle personali esperienze vissute.
La Psicoanalisi ha efficacemente elaborato i suoi progressi nella dimensione psicodinamica “Io” ridimensionando l’Inconscio per non incorrere nel magico e nell’indimostrabile, seguendo le giuste contestazioni della Filosofia sulla necessità logica della consapevolezza.
Anche se la definizione di Freud vuole il sogno espressione di un desiderio rimosso e quindi in parte inconscio, le ricerche a lui contemporanee e successive hanno evidenziato il ruolo inequivocabile dell’Io sia nella veglia e sia nel sonno, mettendo tra parentesi, sempre in accordo con la Filosofia, l’Inconscio e i suoi surreali o metafisici prodotti.
Il sogno di Giordano consente di mostrare la funzione onirica dell’Io in piena azione e in oscillazione tra il registro simbolico e il registro razionale.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Viaggio su un’automobile guidata da un individuo molto giovane.”

“L’automobile” condensa simbolicamente la meccanicità neurovegetativa dell’apparato sessuale, la spontaneità erotica delle pulsioni organiche. Siamo nel territorio psichico “Es”.
“Guidata” condensa la funzione mediatrice dell’Io, in special modo se a essere equilibrate sono i vissuti degli istinti e le rappresentazioni psichiche collegate.
Questi sono i simboli.
Vediamo i meccanismi.
“Individuo molto giovane” è “proiezione” di un bisogno d’identificazione di Giordano e nel sogno funge anche da difesa da un coinvolgimento diretto e traumatico di una “parte di sé”.
Giordano evoca in sogno la sua psicodinamica sessuale e, al fine di procedere con sonno e sogno, usa il meccanismo di difesa dall’angoscia e dal risveglio della “proiezione” e presenta l’immagine ideale di sé in un anonimo “individuo molto giovane”.

“Con me ci sono mia moglie e un mio amico.”

Giordano non sa stare da solo e si porta dietro tanta gente nel suo sogno. “Mia moglie” è l’oggetto reale del contendere e il “mio amico” è il solito terzo intruso più che un rafforzamento psichico, è l’oggetto dell’invidia e della gelosia: due brutte bestie con tante scuse per la signora moglie.
In precedenza Giordano ha immesso in sogno un’immagine ideale di sé nell’individuo molto giovane, volendo intendere che lui è vecchio e inadeguato al compito neurovegetativo dell’amplesso sessuale. Di poi, introduce “un mio amico” a testimoniare di un sentimento di gelosia. Giordano sta navigando tra le infide sponde di un possibile tradimento sessuale da parte dell’amico e della moglie.
Vediamo dove va a parare con il suo sogno.

“Stiamo ritornando da un luogo non meglio precisato dopo aver ispezionato una casa.”

“Dopo aver ispezionato una casa” equivale a dopo aver analizzato la mia storia e la mia struttura psichiche e, nello specifico, la mia vita sessuale con mia moglie, la mia paura di essere inadeguato all’impresa e la mia gelosia verso il classico amico di famiglia.
Giordano è in psicoterapia e sta elaborando questi temi nelle sedute. Nel sogno si difende proprio con la vaghezza e la genericità, “un luogo non meglio precisato” e “una casa”.

“Poi mi trovo da solo in un’officina dove l’automobile deve essere riparata ed il meccanico dice che ci vuole la chiave.”

In effetti, le sedute sono personalissime e si svolgono quasi “da solo” in quanto elabori il tuo materiale psichico e quasi in compagnia perché hai un compagno di viaggio nella figura, quasi silente, dell’analista.
La “officina” è proprio il laboratorio che studia e sistema la meccanica della Mente e del Corpo, lo studio anonimo dello strizzacervelli visto che siamo in tema tecnico. Degno di nota è l’anonimato di “un’officina”, a fredda testimonianza di un distacco dal coinvolgimento emotivo e dall’investimento affettivo. Giordano si difende proprio sottraendosi alla partecipazione, ma si consola con la presenza.
“L’automobile deve essere riparata”, la sessualità deve essere riattraversata, rivisitata e riformulata. La riparazione psichica consiste proprio nella presa di coscienza della sua formazione psichica e, in specie, delle posizioni “orale”, “anale”, “fallico-narcisistica” e “genitale” con tutti gli annessi e connessi a cominciare dalle figure genitoriali, “posizione edipica”.
Il “meccanico” rappresenta la figura dell’analista per la sua perizia tecnica più che per le sue umane virtù: freddezza e distacco dal coinvolgimento significa “transfert” difensivo e affidamento minimamente affettivo.
Cosa vuol dire?
Un trattamento psicoterapeutico analitico si basa su tre pilastri metodologici: l’interpretazione, la razionalizzazione e l’analisi della relazione con l’analista o “transfert”. Quest’ultimo si attesta nella riedizione e nella riproposizione dei vissuti e dei fantasmi che il paziente ha elaborato sin da bambino nei confronti delle figure genitoriali. Il “meccanico” è investito di freddezza e di anonimato. Questa è la trasposizione dell’investimento che Giordano ha operato nella sua vita con le figure genitoriali e con le persone che lo hanno circondato e gli fanno ancora oggi corona.
Ma il gelido “meccanico” fa la sua parte, sempre secondo il vangelo del nostro protagonista, e “dice che ci vuole la chiave”.
“Dice” condensa la solennità dell’antico “ipse dixit”, lo ha detto lui stesso, il grande capo, il maestro e “più non dimandare” aggiunge Dante Alighieri da Firenze.
La “chiave” è il “busillis” della questione, la panacea di tutti i mali. La “chiave” è il classico simbolo fallico che condensa i tratti psichici dell’universo maschile e nello specifico il membro inteso, sempre simbolicamente, come potere e affermazione, come deliberazione sicura e coinvolgimento coraggioso, come scelta e decisione, come soluzione ai mille problemi di una relazione d’amore bella e fascinosa quanto complicata, perché richiede, oltre la “chiave”, anche il “chiavistello”.
Oltre i conflitti sessuali, Giordano soffre di gelosia e di freddezza affettiva, non sa coinvolgersi perché non l’ha esperito nel corso della sua formazione psichica e nessuno gliel’ha mai insegnato. Si suppone una coppia genitoriale in piena linea con il figlio.
Da un problema sessuale si è approdati a un problema affettivo, da una dimensione all’altra il passo simbolico è molto breve.

PSICODINAMICA

La psicodinamica del sogno di Giordano si snoda attraverso un itinerario naturale che parte da una crisi importante della sfera affettiva per approdare a una difficoltà sessuale in atto. Implica, di conseguenza, un conflitto mente-corpo e una resistenza all’affidamento, una precarietà nell’investimento di “libido genitale” e una “regressione” ricostituente e difensiva all’investimento di “libido narcisistica”.
La “posizione psichica orale” di Giordano è chiamata in primo luogo come la causa del malessere relazionale e sessuale, “posizione genitale”. La dimensione affettiva è deputata alla crisi del coinvolgimento psicofisico relazionale.
La tutela psichica operata da Giordano è stata eseguita con un rinculo regressivo alla “posizione fallico-narcisistica”, a un isolato ed esagerato culto di se stesso. Il narcisismo deve evolversi nell’amor proprio, che è la condizione dell’esercizio corretto della “posizione psichica genitale”, della relazione basata sul sentimento amoroso di donazione erotica e affettiva, il prendersi cura dell’altro.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Giordano evidenzia
l’istanza pulsionale “Es”, rappresentazione dell’Io organico o senziente e corporeo e legato al “principio del piacere”, in “Viaggio su un’automobile” e in “un’officina dove l’automobile deve essere riparata” e in “ci vuole la chiave.”,
l’istanza vigilante “Io”, rappresentazione dell’Io razionale e legato al “principio di realtà”, si manifesta in “viaggio” e in “stiamo ritornando” e in “mi trovo”, l’istanza morale “Super-Io”, rappresentazione dell’Io censurante e morale e legato al “principio del limite”, s’intravede in “il meccanico mi dice”.
Il sogno di Giordano elabora le seguenti “posizioni psichiche”:
la “orale” in “dopo aver ispezionato una casa”,
la “fallico-narcisistica” in “Poi mi trovo da solo in un’officina.”,
la “genitale” in “Viaggio su un’automobile” e in “l’automobile deve essere riparata ed il meccanico dice che ci vuole la chiave.”.
Preciso che la “posizione fallico-narcisistica” si rileva in qualsiasi psicoterapia psicoanalitica nel rituale della seduta: la claustrofilia e il ripiego in se stessi.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Giordano usa i seguenti “meccanismi psichici di difesa”:
la “condensazione” in “casa” e in “automobile” e in Officina” e in “chiave”,
lo “spostamento” in “meccanico” e in “guidata” e in “riparazione”,
la “figurabilità” in “ci vuole la chiave”,
la “proiezione in “individuo molto giovane”.
Il sogno di Giordano presenta il processo psichico della “regressione” nei termini psichici presenti nella funzione onirica: la “regressione topica” e la “regressione formale”, la prima con le allucinazione, la seconda con i modi di espressione primari, il concreto al posto dell’astratto, l’agire al posto del pensare.
Il processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido” non si manifesta.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Giordano evidenzia un tratto psichico “genitale” all’interno di una cornice “fallico-narcisistica” fortemente critica: la chiave e la solitudine, la ricerca di potere e l’immaturità affettiva.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche usate nel sogno di Giordano sono
la “metafora” o relazione di somiglianza in “casa” e in “automobile” e in “chiave” e in “officina”,
la “metonimia” o nesso logico in “riparazione” e in “guidata”,
la “sineddoche” o la parte per il tutto in “chiave”.
Il sogno di Giordano è poeticamente semplice e scarno.

DIAGNOSI

La diagnosi dice chiaramente di una sindrome di immaturità affettiva e sessuale e di un ampio compenso narcisistico. Giordano ha investito in prevalenza “libido fallico-narcisistica” gonfiando a dismisura la relativa “posizione”.

PROGNOSI

La prognosi impone a Giordano di riattraversare la sua evoluzione affettiva e di recuperare la sua sicurezza negli investimenti di “libido genitale”. Giordano deve superare le dipendenze infantili e porsi nelle relazioni significative in maniera adulta al fine di raggiungere l’auspicata autonomia psichica. Giordano deve avere il coraggio di distogliere “libido” da sé per investirla fuori di sé con il cuore e senza attesa del riconoscimento da parte del benefattore.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nella recrudescenza del “narcisismo” e dell’isolamento e nella succedanea sindrome depressiva in evitamento del coinvolgimento affettivo e dell’investimento erotico. L’immaturità traligna nell’infantilismo.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Giordano è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
Il “simbolismo” è alla pari con il realismo discorsivo.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Giordano si attesta nel ripresentarsi di un sintomo di gelosia e di inadeguatezza, di una paura di solitudine e di una mancata gratificazione.

GRADO DI ATTENDIBILITA’ E DI FALLACIA

Per sondare la soggettività o l’oggettività, l’approssimazione o la verosimiglianza della decodificazione del sogno di Giordano, per valutare se l’interpretazione risente di forzature, stabilisco la prossimità all’oggettività scientifica o alla soggettività mistificatoria in una scala che va da “uno” a “cinque” in cui “1” equivale all’oggettività scientifica auspicata e “5” denuncia una forzatura interpretativa verosimile. Tale valutazione è resa possibile dalla presenza di simboli chiari e forti e di psicodinamiche affermate ed esaurienti.
La decodificazione del sogno di Giordano, alla luce di quanto suddetto, ha un grado di attendibilità e di fallacia “2”: nessuna forzatura a causa della chiara simbologia e della semplice psicodinamica in atto.

QUALITA’ ONIRICA

Il sogno di Giordano ha una qualità depressiva dal momento che esibisce una certa passività nel presentare processi di perdita.
Preciso che la qualità del sogno si ascrive a tratto e a modo della “organizzazione psichica reattiva” o personalità o carattere del sognatore, di Giordano in questo caso.

REM – NONREM

Il sogno di Giordano presenta una consequenzialità logica e simbolica che consente di stabilire che è stato elaborato nell’ultima fase REM, quella mattutina e prima del risveglio.
Ricordo che nelle fasi REM il sonno è turbolento, mentre nelle fasi NONREM il sonno è profondo e catatonico ossia presenta una caduta del tono muscolare, senza movimenti e spasmi, senza agitazione psicomotoria. La memoria è presente nelle fasi agitate rispetto alle fasi di caduta muscolare e di sonno profondo dove è quasi assente.

FATTORE ALLUCINATORIO

Il sogno di Giordano allucina i seguenti sensi:
la “vista” generalmente e nello specifico in ““Viaggio su un’automobile guidata” e in “Con me ci sono mia moglie e un mio amico.” e in “dopo aver ispezionato una casa.” e in “Poi mi trovo da solo in un’officina”,
“l’udito” nello specifico in “il meccanico dice che ci vuole la chiave.”
Gli altri sensi non sono in funzione e nel contesto del sogno non si presenta un’emozione di buona portata al di là di una spartana freddezza espressiva.

DOMANDE & RISPOSTE

La lettrice anonima ha posto le seguenti domande dopo aver letto la decodificazione del sogno di Giordano.

Domanda
Il suo parere sul sogno di Giordano?

Risposta
Il classico sogno di un narcisista in crisi, un uomo connotato da semplicità emotiva e mentale, da povertà psichica e culturale. E’ un vero peccato che Giordano non abbia potuto godere e non goda di se stesso e della sua vita in maniera giusta e consapevole. Pur tuttavia, Giordano ha maturato una “formazione psichica reattiva” che ha compensato le precarietà possibilmente con un ruolo di prestigio e un potere conclamato.

Domanda
Cosa intende per povertà psichica e culturale?

Risposta
Niente di morale!
Intendo dire che Giordano ha avuto nella sua infanzia pochi stimoli per imparare e per capire quello che gli succedeva dentro e fuori. Giordano si è fatto da sé e non ha trovato attorno genitori e maestri che lo aiutassero a maturare la consapevolezza di quel poco che aveva con difficoltà incamerato. Questo a livello psichico.
A livello culturale ha avuto a disposizione pochi schemi interpretativi della realtà in cui, suo bengrado o suo malgrado, si è venuto a trovare e a vivere. Conseguono poco spirito critico e poca istruzione. Notevole è la responsabilità dei genitori e del sistema educativo di fronte a un bambino che tendeva a chiudersi e a isolarsi.

Domanda
La scuola?

Risposta
La scuola incide fortemente nella formazione delle nuove generazioni, specialmente nella socializzazione e nell’acquisizione dei valori e dello spirito critico. Se un adolescente non riceve gli strumenti intellettivi per capire e capirsi, resta povero ed è un vero peccato perché da adulto si vergognerà di se stesso e avrà la triste consapevolezza di non aver avuto un’istruzione adeguata. Per quanto riguarda la “formazione psichica” questo adolescente vive un’evoluzione naturale più o meno rustica ed elabora una compensazione più o meno sofisticata.

Domanda
Quali sono gli strumenti intellettivi per capire e per capirsi?

Risposta
Il più ampio “sapere di sé” significa “aver gusto di sé”.
Quali “saperi”?
I “saperi” sono saper parlare e saper comunicare, saper leggere e saper scrivere, saper capire e saper operare, sapere di sé e sapere dell’altro, sapere di Dio e sapere di Marx. La cultura a livello psicologico è l’insieme degli schemi interpretativi ed esecutivi della realtà, a livello sociologico è l’insieme dei valori condivisi e convissuti, a livello semiologico è un insieme di segni da decodificare.

Domanda
Giordano ha bisogno di psicoterapia?

Risposta
Ha bisogno di essere seguito in questa ripresa di tutto quello che gli è stato negato e impedito, una riappropriazione che da solo non ha potuto concepire e una “maieutica” che può fare con una esperta ostetrica. Giordano deve liberarsi dalla paura dell’ignoranza e deve valorizzare i suoi averi reconditi e non visibili. Tecnicamente Giordano deve evolvere la “libido narcisistica” in “libido genitale”.

Domanda
Giordano in cosa brilla?

Risposta
Brilla in sogno nell’avere un’automobile, un individuo molto giovane che guida per lui, una moglie, un amico, una casa, un’officina, un meccanico. Se poi trova la chiave, può andare avanti compiutamente nel cammino esistenziale con un consapevole narcisismo. Giordano ha compensato le sue avvertite lacune psichiche con l’avere, con il possesso di beni umani e materiali. La psicodinamica narcisistica porta a essere bravissimi uomini d’affari, ricchi di soldi e di idee lavorative, a essere generosi per un fine discutibile di manipolazione, a creare dipendenza materiale in sostituzione della prestanza psichica e dell’autorevolezza.

Domanda
Ma Giordano sembrava un precario e adesso viene fuori un manipolatore.

Risposta
Il sogno esige una decodificazione del “contenuto latente” e viene fuori una persona con seri problemi. La “organizzazione narcisistica” presenta le suddette caratteristiche. In ogni caso il narcisista è un uomo che vive la sua vita regolarmente e insieme agli altri.
In ogni caso… attenti ai narcisisti!
Mia nonna Lucia diceva sempre nel suo dialetto siculo antico: “Nu quaraqquaquà nunnu voiu mancu sutta a tavola. Megghiu nu iattu!” Traduco per i bisognosi d’intendere: “un uomo vanaglorioso non lo voglio neanche sotto la tavola. Meglio un gatto!”

Domanda
Resto allibita da quello che ha detto.

Risposta
Qualcosa vacilla? Forse è il nostro narcisismo!

Domanda
Questa non l’ho capita. Me la spieghi per favore.

Risposta
Tutti abbiamo vissuto e viviamo una “posizione narcisistica”, tutti investiamo questo tipo di “libido”. Quindi, la resistenza a non capire si spiega con il ridestarsi del nostro narcisismo e con la difesa dello stesso.

Domanda
E il suo?

Risposta

Il mio narcisismo lo esibisco costantemente con verità discutibili e non assolute, ma di questa fallacia sono consapevole.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Un rilievo merita la teoria dell’Io uno e trino.
L’Io è “uno” e universale in quanto “organizzazione psichica reattiva” ed è “unico” nel suo essere individuale.
L’Io è “trino” nel suo essere in mente e ossa una pulsione dell’Es, un ragionamento dell’Io consapevole o una censura del Super-Io.
L’istanza pulsionale “Es” è la rappresentazione dell’Io organico o senziente ed è legato al “principio del piacere”.
L’istanza vigilante “Io” è la rappresentazione dell’Io razionale ed è legato al “principio di realtà”.
L’istanza morale “Super-Io” è la rappresentazione dell’Io censurante e limitante ed è legato al “principio del dovere”.
Questo è uno schema della Psiche utile a organizzare i vissuti individuali e collettivi, oltre che a decodificare i prodotti psichici e culturali.
Niente di scientifico nel senso classico del concetto!
Si tratta di una griglia verosimile e probabile, pragmaticamente valida per la comprensione della varia fenomenologia umana che resiste, come i sogni, all’inquadramento ordinato e logico dei dati.

Quale prodotto culturale può essere associato al sogno di Giordano?

La “Topolino amaranto” di Paolo Conte, grande musicista e grande poeta, è proprio giusta per augurare a Giordano il superamento delle sue remore psichiche e la maturazione di una rinascita partendo da una crisi e ridimensionando la componente “narcisistica”.
Un’ottimistica direzione verso la vita e l’avvenire completa l’opera.
Il testo della canzone mostra con la giusta ironia l’energia investita nella ripresa globale da parte del popolo italiano dopo la seconda guerra mondiale: dalla distruzione alla ricostruzione con un gradevole e significativo feticcio, la “topolino”, per esorcizzare le angosce della morte scampata.

Paolo Conte – La Topolino amaranto

Testo della canzone
Oggi la benzina è rincarata
è l’estate del quarantasei
un litro vale un chilo d’insalata,
ma chi ci rinuncia? A piedi chi va? L’auto: che comodità!

Sulla Topolino amaranto
su, siedimi accanto, che adesso si va.
Se le lascio sciolta on po’ la briglia
mi sembra un’Aprilia e rivali non ha.
E stringe i denti la bionda
si sente una fionda e abbozza un sorriso con la fifa che c’è in lei
ma sulla Topolino amaranto
si sta ch’è un incanto nel quarantasei

Bionda, non guardar dal finestrino
che c’è un paesaggio che non va:
è appena finito il temporale e sei case su dieci sono andate giù;
meglio che tu apri la capotte e con i tuoi occhioni guardi in su
beviti sto cielo azzurro e alto che sembra di smalto e corre con noi.

Sulla Topolino amaranto

Topolino Topolino

 

 

 

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“Pubblicità e fantasma di morte”,

testo inedito sulla tanatocrazia delle immagini.

 

LA MATERNITA’ ? “MAI PIU’ !”

PREAMBOLO

Grazie ai miei ineffabili “marinai” inizio un nuovo anno di ricerca sul “sogno”, il terzo. “Dimensionesogno.com” è per me un potente stimolo antidepressivo e un doveroso rendiconto a tutte le persone che con il loro prezioso contributo mi hanno insegnato tanto e mi indicano ancora una nuova meta.
Due anni fa pensavo che lo schema interpretativo elaborato per il sogno fosse esauriente, ma, cammin facendo, mi sono reso conto da buon contadino che il tempo matura non soltanto le nespole, ma anche chi ama mangiarle direttamente dall’albero, per cui inizio il nuovo anno di lavoro con uno schema allargato e ricco di nuove e importanti voci: il “fattore allucinatorio”, “REM-NONREM”, “grado di attendibilità e di fallacia”, le tanto gradite “domande e risposte”.
Quando pensavo di aver quasi finito, mi si è aperta una prateria.
Nel corso di quest’anno pubblicherò nella sezione dei lavori anche qualche testo teorico o narrativo inedito e i testi “Benetton dieci e lode” e “La stanza rosa”, difficili da reperire sul mercato per il fallimento e la fuga del distributore.
Ma questa è tutta un’altra storia.
Adesso per voi è pronta l’interpretazione di un sogno meraviglioso da tutti i punti di vista, da quello umano a quello tecnico, quasi che servisse un’ulteriore prova della poliedrica ricchezza della funzione onirica.
La bellezza del sogno di Madalina è direttamente proporzionale alla complessità, ai richiami, alle trasposizioni e alle integrazioni dei piani psichici.
Chi leggerà, capirà.

TRAMA DEL SOGNO E CONTENUTO MANIFESTO

“Mi è stato affidato un compito da qualcuno: ogni settimana devo affrontare un viaggio in treno per riconsegnare un neonato ai suoi genitori.
Mia figlia mi accompagna.
Ma il viaggio è faticoso: intanto sono in ritardo e rischio di perdere il treno, poi questo è uno di quei treni vecchi con le maniglie come quelle di una volta, e fa anche tante fermate.
E io avrei tante cose da fare.
Finalmente arriviamo a Orte, ma i genitori di questo bambino non sono lì.
Sento sempre di più la responsabilità e la fatica di dovermi occupare di questo neonato che tengo tra le braccia.
Decidiamo di incamminarci con mia figlia e camminiamo, camminiamo… Alla fine vedo in lontananza i genitori, li raggiungo e finalmente gli riconsegno il bambino.
Poi girandomi verso mia figlia le dico”Mai più!”.”

Questo sogno porta la firma di Madalina.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

A questo punto è opportuno dare spazio a Madalina e al suo sogno.
Dopo aver ricordato che il protagonista di ogni sogno è l’Io sognante del sognatore e che le psicodinamiche sono quelle in atto e che vanno a lui ascritte, spiego il titolo “La maternità? Mai più!”.
Madalina esprime in sogno i suoi conflitti psichici in riguardo a questa tappa formativa che concretamente corona la “libido genitale” e rievoca immancabilmente i traumi e le angosce legati alla invidiabile e sublime esperienza della maternità.
Non dimentichiamo che quest’ultima è un attributo dell’archetipo Madre, che oscilla tra “Eros” e “Thanatos”, che viaggia in compagnia dei “fantasmi” della vita e della morte.
Fatto salvo il dolore del parto, non a caso definito “travaglio”, l’esperienza della maternità scatena nella donna l’ambiguo conflitto psicodinamico tra la propria sopravvivenza e la vita da donare al figlio, tra la “libido fallico-narcisistica” e la “libido genitale”. La donna scatena l’angoscia di morte, rudimentalmente elaborata nel primo anno di vita come “fantasma d’abbandono” e nel tempo accresciuta dal “fantasma di perdita”, di fronte all’evenienza dolorosa del travaglio e del parto, per cui reagisce in maniera aggressiva nei confronti del feto, vissuto come una minaccia letale.
Questo è un tema culturale atavico e primordiale. Vedi nel biblico Genesi la condanna di Eva dopo il simbolico consumo della mela, peccato dei progenitori altrimenti detto “originale” o delle origini, dopo la disobbedienza al Padre e la trasgressione all’ordine naturale da lui costituito nell’atto della mistica creazione dal nulla.
La condanna della donna suona direttamente dalla voce di Dio come sottomissione psicofisica al maschio e come moltiplicazione dei dolori nel parto.
Riporto direttamente dal testo.
“Alla donna disse: “Aumenterò grandemente la pena della tua gravidanza; con doglie partorirai figli e la tua brama si volgerà verso tuo marito ed egli ti dominerà”.”
Il sogno di Madalina non deroga da questi temi atavici e simbolici in universale e, nel suo essere un sogno breve e individuale, espone la ripetizione del sottile lavorio psicofisico dell’esperienza della maternità secondo le medesime direttive psicodinamiche.
Aggiungo che l’esperienza psicofisica della maternità ritira in ballo la formazione e l’evoluzione di tutta la sfera affettiva della futura madre, la “posizione psichica orale” vissuta sin dai primi giorni di vita e ulteriormente complicata con sensazioni e fantasmi.
Nel momento in cui la madre investe “libido orale” e si dispone ad amare il figlio, rievoca quanto amore ha ricevuto nella sua vita e il come lo ha vissuto.
Procedere nell’interpretazione del sogno renderà queste affermazioni più comprensibili e giustificate.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Mi è stato affidato un compito da qualcuno: ogni settimana devo affrontare un viaggio in treno per riconsegnare un neonato ai suoi genitori.”

Madalina entra subito nel pezzo e si presenta come la sostituta della madre e del padre di “un neonato” e come la commessa viaggiatrice di questo strano “compito” filogenetico o di amore della Specie umana.
Un generico “qualcuno” è la “proiezione” difensiva della suo “fantasma di madre” e serve all’economia delle tensioni per stemperare con questo anonimato l’entità emotiva del simbolo dominante “ogni settimana devo affrontare un viaggio in treno”, un micidiale “fantasma di morte”, un condensato depressivo di distacco e di perdita affettiva.
La ripetizione settimanale del rituale depressivo di riconsegnare un neonato ai genitori attesta di un pesante e consistente trauma che Madalina ha subito e vissuto in riguardo alla maternità. Il “neonato” rappresenta a tutti gli effetti l’oggetto della sua maternità.
Ma perché questo viaggio e questa riconsegna?
Il primo avviene dentro se stessa con “coazione a ripetere” e la seconda esprime il desiderio di un recupero della perdita subita: il senso di colpa di un aborto?
Non passa giorno che Madalina non pensi e non ricordi questa esperienza traumatica. Il sogno aliena per difesa la maternità mancata “spostandola” in anonimi genitori.

“Mia figlia mi accompagna.”

Lupus in fabula!
Madalina presenta la sua maternità reale, ha una “figlia” che “l’accompagna” in questo compito che un “qualcuno” ha voluto per lei.
Si rafforza la possibilità di una maternità indesiderata e sospesa dopo quella degnamente realizzata nella “figlia che l’accompagna”.
La nobile missione di riconsegnare il neonato ai genitori si colora sempre più di tristi tinte personali.
Una domanda in corso d’opera è lecita.
Ma questi genitori avevano abbandonato questo figlio o l’avevano soltanto affidato?
Si intravede un “fantasma d’abbandono”, quello che segue e logora chi lo opera e chi lo subisce.
In tanto delicato trambusto psichico conviene procedere con giudizio.

“Ma il viaggio è faticoso:”

Il “viaggio” è il classico simbolo del cammino della vita, del procedere nell’esistenza con pensieri e azioni, con ragionamenti e fatti, con idee e vissuti, con desideri e realtà. Madalina accusa fatica non nel generico vivere la vita, ma nello specifico vivere questa esperienza traumatica che le è occorsa in sogno.
La “fatica” deriva dal latino “fatigare” che traduce l’italiano “affaticare” e “affannare” e sempre dal latino “fatisci” che traduce l’italiano “fendersi”, “spezzarsi” e “lacerarsi”.
Questa esperienza di Madalina è stata incisiva e l’ha segnata in maniera angosciante. La “fatica” è un’aggravante della “angoscia”, che di per se tessa è pesante con il suo blocco del respiro. In questo caso la “fatica” e la “angoscia” si tirano dietro la “scissione del fantasma” della maternità, quella “buona” che dà la vita e quella “cattiva” che dà la morte.
Speriamo che, procedendo con la decodificazione, non sia coinvolto in questa scissione, “splitting”, anche l’Io, perché in questo caso la situazione psichica diventerebbe pericolosa perché andrebbe in crisi il “principio di realtà” e subentrerebbe il delirio.

“intanto sono in ritardo e rischio di perdere il treno, poi questo è uno di quei treni vecchi con le maniglie come quelle di una volta, e fa anche tante fermate.”

Madalina rievoca in sogno tra simbolo e realtà il suo trauma: una gravidanza è condensata in “sono in ritardo” chiaramente mestruale, “rischio di perdere il treno” ossia di non poter abortire o per legge o per senso di colpa, “con le maniglie” in evocazione del lettino ostetrico adeguatamente attrezzato alla bisogna, le “tante fermate” equivalgono ai tanti ripensamenti e ai tanti sensi di colpa.
Riepilogo: Madalina sogna il suo aborto in termini reali e simbolici.
Il “treno” resta sempre un simbolo di morte e condensa il “fantasma”, il “treno vecchio” esprime il tempo passato quando l’esperienza traumatica è stata incamerata.

“E io avrei tante cose da fare.”

La vita si realizza nei fatti e temporalmente diventa vita corrente nelle mille esperienze vissute e da vivere, “cose” fatte e “da fare”. Questa è la “sindrome del coniglio” in “Alice nel paese delle meraviglie”, l’animaletto che aveva sempre qualcosa da fare e non poteva fermarsi a pensare.
Guai a chi si ferma!
Chi si ferma è perduto perché viene assalito dai sensi di colpa.
Ben venga, allora, la psiconevrosi del fare e la ergoterapia!
Frastornati pure con le cose “fuori di te” per non pensare al “te stesso dentro” e per non cadere nella vertigine e nelle insidie dell’interiorità latente.
I sociologi parlano di “sindrome del nord-est”, gli psicoanalisti parlano del meccanismo di difesa dall’angoscia della “messa in atto”, inglese “acting out”, della manipolazione propria e altrui attraverso una serie di azioni funzionali a sciogliere l’angoscia nell’azione, la vulnerabilità nella forza, l’impotenza nel potere.
Ci frastorniamo per impedire al materiale psichico rimosso di affiorare e di disturbarci, per evitarne il “ritorno”.

“Finalmente arriviamo a Orte, ma i genitori di questo bambino non sono lì.”

Orte non è nel sogno di Madalina la graziosa cittadina della provincia di Viterbo. Orte è un punto di arrivo ambiguo che rientra nella simbologia dell’autrice del sogno, un simbolo individuale come i tanti che elaboriamo specialmente nella nostra infanzia. I genitori sono latitanti, deficitari, assenti. La genitorialità è mutilata: “ma i genitori di questo bambino non sono lì.”. Orte è il luogo reale e simbolico della colpa e della perdita. Questi “genitori” sono la solita difensiva “proiezione” della mamma Madalina e del papà “di questo bambino” girovago.

“Sento sempre di più la responsabilità e la fatica di dovermi occupare di questo neonato che tengo tra le braccia.”

Le “braccia” e il “neonato” rappresentano il grembo gravido, quel complesso di cose che comporta “sempre di più la responsabilità e la fatica.” Madalina dice chiaramente nel sogno la sua perplessità nel gestire una gravidanza a causa del logorio psicofisico del parto e del dovere di accudire un figlio nel cammino della vita.
“Responsabilità” deriva da “respondere” e include la sacralità del responso oracolare e la qualità giuridica della norma: tutta roba del “Super-Io”.
La “fatica” condensa l’affanno della lacerazione psicofisica legata al senso di colpa.
“Dovermi occupare” esprime ancora l’istanza morale del “Super-Io” che impone il dovere dell’accudimento e dell’educazione. “Occupare” si attesta proprio nel riempire uno spazio psichico che altri hanno lasciato vacante. Madalina esibisce la sua solitudine e il suo isolamento.

“Decidiamo di incamminarci con mia figlia e camminiamo, camminiamo…”

La vita scorre con la figlia: “camminiamo, camminiamo…” è una metafora indicatissima e azzeccata per indicare il “principio della realtà” e il procedere esistenziale nella condivisione e nella solidarietà. Madalina è una buona mamma con la sua figliola, esibisce la “parte positiva” del “fantasma della madre”, il cosiddetto “seno buono” di kleiniana memoria.
La “figlia” conferma che il sogno tratta della maternità di Madalina e il dovere del “decidiamo” include il senso materno del “Super-Io”, la freddezza di una norma che è esente per difesa da coinvolgimenti intensi e pulsionali.
I puntini di reticenza “…” danno la sensazione di una psico-favola che procede verso il miglior esito.

“Alla fine vedo in lontananza i genitori, li raggiungo e finalmente gli riconsegno il bambino.”

La perdita è consumata.
Il “neonato” o “bambino” è stato “finalmente” riconsegnato ai genitori. Questa scena rappresenta simbolicamente l’alienazione della maternità. Madalina ha rinunciato all’esercizio del frutto della sua “libido genitale”, il “neonato”, il “bambino”.
La “lontananza” e il “raggiungo” e il “riconsegno” attestano rispettivamente di un obnubilamento mentale, di una presa di coscienza e di un’alienazione: stordimento, consapevolezza e scelta di recedere dall’impegno di un figlio, dalla “responsabilità” e dalla “fatica”.
Il trauma si è consumato e non si può andare in pace perché il senso di colpa incede e occupa lo spazio psichico. Manca la riparazione, la risoluzione e la prognosi, sempre in relazione alla famigerata colpa.

“Poi girandomi verso mia figlia le dico”Mai più!”.”

Ecco servite la soluzione e la verità del quadro psichico enucleato dal sogno di Madalina!
La realtà psichica in atto è la presenza di una figlia, “girandomi verso”, e la disposizione a non incorrere “mai più” nel rischio di una gravidanza.
“Mai più” alienare la maternità tramite un trauma abortivo o qualcosa di similare!
Da un lato Madalina ha realizzato la sua “libido genitale” e la sua pulsione materna con una figlia che l’accompagna nel sogno, dall’altro lato afferma la decisa chiusura a una riedizione della gravidanza e del parto.
Il finale del sogno di Madalina, “maternità mai più”, è un imperativo categorico di kantiana memoria che declina l’ambivalenza del prendere e del lasciare, dell’acquisizione e della perdita.

PSICODINAMICA

Il sogno di Madalina svolge la psicodinamica dell’interruzione della gravidanza, della vanificazione traumatica della genitalità e della maternità. All’interno di questa struttura portante si nasconde la tormentata e precaria sfera affettiva della protagonista: una bambina, una donna e una madre che non si sono sentite abbastanza amata nel corso della vita e delle relazioni importanti. Nel sognare un trauma immaginario o reale, Madalina collega e traspone i piani affettivi della sua infanzia e maturità quasi per integrarli e in qualche modo risolverli.
Mi spiego meglio.
Il sogno di Madalina sottende la sua affettività e rivela che è cresciuta con grosse carenze affettive: frustrazione continua e continuata della “libido orale”, nonché un consistente danno della “posizione orale” con conseguenti problematiche conflittuali nel ricevere e nel dare amore.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Madalina esibisce le istanze psichiche “Io”, “Es” e “Super-Io”.
L’Io razionale e consapevole è manifesto in “E io avrei tante cose da fare” e in “sono in ritardo” e in “rischio” e in “vedo” e in “Poi girandomi verso mia figlia le dico”Mai più!”.”
L’Es pulsionale è presente in “ogni settimana devo affrontare un viaggio in treno per riconsegnare un neonato ai suoi genitori.” e in “sono in ritardo e rischio di perdere il treno, poi questo è uno di quei treni vecchi con le maniglie come quelle di una volta, e fa anche tante fermate.”
Il Super-Io morale e censurante è implicito in “devo affrontare” e in “dovermi occupare” e in “decidiamo”.
La “posizione psichica” richiamata è quella “genitale” e si manifesta in “riconsegnare un neonato ai suoi genitori. Mia figlia mi accompagna.” e in “la fatica di dovermi occupare di questo neonato che tengo tra le braccia.”
La “posizione psichica orale” è supposta come condizione formativa pregressa per la fenomenologia onirica esposta.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa dall’angoscia usati da Madalina nel suo sogno sono la “condensazione” in viaggio in treno” e in “neonato” e in “fatica” e in “perdere il treno” e in “questo neonato che tengo tra le braccia.”,
lo “spostamento” in “ai suoi genitori” e in “figlia” e in “fermate”, la “drammatizzazione” in “vedo in lontananza i genitori, li raggiungo e finalmente gli riconsegno il bambino.”, la “proiezione” in “qualcuno” e in “ma i genitori di questo bambino non sono lì.”, la “messa in atto” o “acting out” in “E io avrei tante cose da fare.” Il “processo psichico della “regressione” si individua in “Mi è stato affidato un compito da qualcuno: ogni settimana devo affrontare un viaggio in treno per riconsegnare un neonato ai suoi genitori.” Il “processo psichico della “sublimazione della libido” è assente.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Madalina esibisce un tratto “genitale”, sia pur contrastato e sofferto, all’interno di una cornice psichica “istero-fobica” legata alla frustrazione della sfera affettiva. La “organizzazione psichica reattiva” si è formata in maniera critica nelle sue varie ed evolutive “posizioni”, (orale, anale, edipica, fallico-narcisistica, genitale), ed è stata costretta a compensarsi a causa di traumi con meccanismi psichici di difesa particolarmente delicati come “l’acting out” e la “proiezione”.
Del resto, l’Io organizzato o la psiche è il risultato o il precipitato dei “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia istruiti e in atto nel corso dell’evoluzione vitale ed esistenziale.

FIGURE RETORICHE

Il sogno di Madalina è particolarmente discorsivo, ma usa la “metafora” o rapporto di somiglianza in “camminiamo” e in “viaggio in treno” e in perdere il treno” e in “braccia”,
la “metonimia” o nesso logico o relazione concettuale in “fatica” e in “responsabilità” e in “mai più” e in “maniglie”,
la “enfasi” in “vedo in lontananza i genitori, li raggiungo e finalmente gli riconsegno il bambino.”.

DIAGNOSI

La diagnosi dice di un trauma da parto o da aborto e di una collegata “istero-fobia” con conversione in sintomi, timor panico compreso. La diagnosi pregressa dice di una frustrazione della “libido orale” e della capacità di dare e ricevere investimenti affettivi: una crisi della “posizione orale”.
Pur tuttavia, la “posizione genitale”, realizzata nella figlia, appare ampiamente appagata.

PROGNOSI

La prognosi impone a Madalina di razionalizzare il trauma e di comporre il “fantasma di morte” riconciliandosi con la sua “genitalità”, la parte psichica di sé alienata e rifiutata. Madalina deve lavorare sul naturale connubio tra la vita e la morte, sulla psicodinamica del travaglio e del parto e deve reintegrare l’estromesso e l’alienato nell’interezza e nell’armonia della sua “organizzazione psichica reattiva”, ex carattere o personalità o struttura. Inoltre, Madalina deve rivedere e riformulare la sua vita affettiva e la sua capacità di investimenti a forte intensità emotiva, “orali” per l’appunto.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nell’insorgenza di pulsioni nervose tendenti all’abreazione ossia a somatizzarsi in fastidiosi sintomi e in una caduta della qualità della vita e del gusto della stessa. Infausta evoluzione può essere l’assommarsi all’istero-fobia di un “fantasma” depressivo.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Madalina è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
Il simbolismo si distribuisce con il realismo narrativo e discorsivo anche alla luce dell’intensità emotiva del trauma rappresentato nel sogno.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Madalina, “resto diurno” del “resto notturno”, si attesta in un malessere psicosomatico o in una solitudine interiore. Può anche incidere una riflessione ad alta voce con persone familiari sulle proprie difficoltà in atto.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità del sogno di Madalina è decisamente ansioso-depressiva con il suo incalzare sul tema al punto da rasentare l’esibizione della sofferenza al fine di essere capita ed aiutata.

REM – NONREM

Il sogno di Madalina si è svolto nella fase seconda del sonno REM alla luce del simbolismo e della incalzante formulazione.
La consequenzialità logica e simbolica dispone per una fase REM mediana, dalle due alle quattro.
Ricordo che nelle fasi REM il sonno è turbolento, mentre nelle fasi NONREM il sonno è profondo e catatonico ossia presenta una caduta del tono muscolare, senza movimenti e spasmi, senza agitazione psicomotoria. La memoria è presente nelle fasi agitate rispetto alle fasi di caduta muscolare e di sonno profondo dove è quasi assente.

FATTORE ALLUCINATORIO

I sensi coinvolti con le corrispondenti allucinazioni nel sogno di Madalina sono i seguenti: la “vista” in tutto il sogno e nello specifico in “vedo in lontananza i genitori”, il “tatto” in “questo neonato che tengo tra le braccia.”, “l’udito” in “le dico”Mai più!”.”
La sintesi di sensi o “sesto senso” si ritrova in “Ma il viaggio è faticoso” e in “camminiamo, camminiamo”.

GRADO DI ATTENDIBILITA’ E DI FALLACIA

Per sondare la soggettività o l’oggettività, l’approssimazione o la verosimiglianza della decodificazione del sogno di Madalina, per valutare se l’interpretazione risente di forzature, stabilisco la prossimità all’oggettività scientifica o alla soggettività mistificatoria in una scala che va da “uno” a “cinque” in cui 1 equivale all’oggettività scientifica auspicata e 5 denuncia una forzatura interpretativa verosimile. Tale valutazione è resa possibile dalla presenza di simboli chiari e forti e di psicodinamiche affermate ed esaurienti.
La decodificazione del sogno di Madalina, alla luce di quanto suddetto, ha un grado di attendibilità e di fallacia “3” a causa della chiara simbologia e della complessa psicodinamica in atto e sottesa. Proprio quest’ultima attesta l’esito mediano.

DOMANDE & RISPOSTE

La lettrice anonima ha posto le seguenti domande dopo aver letto la decodificazione.

Domanda
Il sogno di Madalina sembrava semplice e invece si è rivelato complesso.

Risposta
Pienamente d’accordo!
La psicodinamica del trauma dell’aborto è simbolicamente chiara, ma sottende un’interpretazione occulta e profonda che riguarda la sfera affettiva di Madalina, un riattraversamento del suo sentirsi amata da bambina, da donna, da madre.

Domanda
Può essere più chiaro?

Risposta
Madalina non si è sentita abbastanza amata e ha delle carenze affettive, legate a una madre vissuta fredda e a un padre vissuto assente che l’hanno indotta a essere conflittuale nel dare e nel ricevere sentimenti d’amore. Da donna e da madre ha mantenuto un contrasto proprio nel vivere questa sfera sentimentale.

Domanda
Qual’è lo psicodramma del travaglio e del parto?

Risposta
Il “fantasma di morte”, la possibilità di morire durante il parto produce un’angoscia che supera la realtà del travaglio doloroso. Ma questo marasma psicofisico non avviene soltanto alla fine, ma si svolge durante la gravidanza e si accentua man mano che si avvicina il parto. Durante la gestazione il fantasma si presenta come rifiuto dell’invasività del feto e come desiderio di liberarsene e di ritornare allo stato normale. Lo “stato limite” è implicito in queste “sindromi” di rifiuto della gravidanza, perché la donna perde in parte il contatto con la realtà.

Domanda
C’è ancora altro?

Risposta
Certo. Bisogna considerare che la donna madre è chiamata a rievocare tutta la sua sfera affettiva e tende istintivamente a ripetere le modalità vissute o a fare l’esatto contrario. Questo modo è tutto da scoprire anche in base a quanto ha sofferto durante il parto e a come il “fantasma di morte” ha lavorato l’economia delle tensioni.

Domanda
Sta parlando della “psicosi post partum”?

Risposta
Sì! Il rifiuto del figlio e l’aggressività nei suoi confronti sono il risultato di un conflitto psicodinamico tra la pulsione di vita e la pulsione di morte, Eros e Thanatos. Dopo il parto il quadro psicopatologico rientra, ma resta nella donna una sensibilità paranoica perché la gravidanza, il travaglio e il parto ridestano il nucleo psichico incamerato nel primo anno di vita.

Domanda
Come si risolve l’angoscia di morte durante la gravidanza?

Risposta
Una seria psicoprofilassi al parto consente di elaborare l’angoscia di morte e di razionalizzarla magari in sedute di gruppo.

Domanda
Quali disturbi psicosomatici può avere Madalina?

Risposta
In riguardo all’affettività è naturale la bulimia, in riguardo al trauma e al senso di colpa è altrettanto naturale la crisi di panico.

Domanda
Può spiegare meglio la “scissione dell’imago” e la “scissione dell’Io”?

Risposta
Sono entrambi meccanismi di difesa dall’angoscia gestiti dall’Io. La “scissione dell’imago” consiste nell’attribuire allo stesso oggetto un’immagine positiva e rassicurante e un’immagine negativa e terrificante senza possibilità di conciliazione: seno buono e seno cattivo della madre che equivale alla madre vissuta come protettiva e alla madre vissuta come non accudente. La “scissione dell’Io” si attesta in una divisione tra un Io che resta in contatto operativo con la realtà non disturbante e in un’altra parte dell’Io che perde ogni contatto con la realtà per ciò che essa rappresenta di angosciante. La “scissione dell’imago è ai limiti tra nevrosi e psicosi, la “scissione dell’Io” è l’ultimo baluardo contro l’esplosione psicotica.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

La “regressione” è un processo psichico di difesa che sviluppa un movimento libidico oggettuale invertito rispetto alla direzione normale ed evolutiva a causa di una frustrazione o di una angoscia ingestibili dalla coscienza e non passibili di “rimozione”, per cui si ripristinano forme mentali e comportamenti del passato non compatibili con la realtà psico-esistenziale in atto.
Esistono tre tipi di dinamica regressiva, la “topica”, la “temporale”, la “formale”.
La “regressione topica” consiste in un percorso retrogrado dell’eccitazione nervosa come nel sogno. Essendo negato all’energia l’accesso alla motilità, essa ritorna indietro ed attiva il sistema percettivo in una creazione di immagini sensoriali e allucinatorie (fantasmi ed aspetto immaginifico del sogno). Il cammino libidico invertito è sincronico e spaziale ossia avviene simultaneamente all’interno dell’apparato psichico.
La “regressione temporale” comporta la ripresa delle tappe superate del modo di organizzazione della “libido”. Questa tesi poggia sul postulato di uno sviluppo psichico diacronico ossia per tempi e fasi dell’individuo e di una relazione con i meccanismi di difesa predominanti in ciascuno stadio evolutivo. Implica anche diversi livelli di funzionamento dell’Io i quali si manifestano negli aspetti della relazione oggettuale.
La “regressione formale” presenta modi di espressione arcaici che sostituiscono modalità espressive più evolute come l’agire al posto di pensare, l’allucinazione al posto della rappresentazione del desiderio.
Queste sono le tre forme classiche della “regressione”. Esse comportano la presenza di un apparato psichico e di un processo maturativo evolutivo e di determinate modalità funzionali dell’attività psichica.
Il fenomeno del sogno comporta la regressione topica e la formale, la prima con le allucinazione, l’altra con i modi di espressione primari.

In conclusione…quale consolazione musicale e culturale per Madalina?
Quanto mai attiguo alla sua psicodinamica si rivela il testo musicato “L’amore mi perseguita” di Federico Zampaglione, cantato insieme a Giusy Ferreri e particolarmente significativo nel descrivere la paranoia benevola e ossessiva del sentimento d’amore.
Un’adeguata riflessione tra il testo del sogno e il testo della canzone è utile e sorprendente.

L’AMORE MI PERSEGUITA

La ragione cade giù
davanti ad un amore
che non sa capire più
dove vuole andare.
Sei per me,
sei per me
l’impossibile pensiero che mi porta via con sé
e non è, non è retorica
quando dico che il tuo amore mi perseguita,
mi perseguita.
L’amore mi perseguita
e mi perseguita,
l’amore mi perseguita.

Come è fredda la realtà
quando hai un chiodo dentro al cuore.
Io potevo averti qua,
ma il destino è andato altrove.
Sei per me,
sei per me
il costante desiderio che mi porta via con sé
e non c’è più una logica
quando dico che il tuo amore mi perseguita,
mi perseguita.
L’amore mi perseguita,
l’amore mi perseguita,
l’amore mi perseguita.

E nel traffico del cuore
cerco invano un po’ di pace,
ma l’amore è più tenace, più di me.
E dovrei lasciarmi andare
e così ricominciare,
ma è l’amore che mi tiene qui con sé
e mi riporta a te,
e mi riporta a te.

La ragione cade giù
davanti ad un amore.
L’amore mi perseguita,
l’amore mi perseguita
mi perseguita,
l’amore mi perseguita
e mi riporta a te.

 

 

“GLI ACULEI NEL PIEDE”

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Gervasio sogna di essere in compagnia di una ragazza e di avere con lei delle effusioni amorose.
Lei gli tocca le mani e lui la guarda negli occhi.
Tra loro due c’è una forte tensione sessuale.
Sta per succedere qualcosa, ma tutto si conclude con un niente di fatto.
Cambia scena.
Gervasio è seduto e sente degli aculei nel piede.
Li tocca con la mano e li toglie uno per uno senza provare dolore.”

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno esprime lo stato psichico in atto, offre una diagnosi, contiene una prognosi, presenta un rischio psicopatologico. Queste nobili e proficue caratteristiche rientrano da sempre nella griglia dei sogni che da due anni decodifico in questo blog.
Nel sogno di Gervasio queste voci sono presenti e non hanno bisogno di essere desunte. Infatti, Gervasio comunica il suo desiderio erotico, le sue paure, la sua diagnosi, la sua terapia. Gervasio espone il suo prodotto psichico in maniera logica consequenziale e riserva i simboli al momento in cui si profila “l’angoscia di castrazione”, per cui è costretto a ricorrere ai meccanismi psichici di difesa della “condensazione” e dello “spostamento” per non scatenare l’incubo e il risveglio immediato.
Pochi elementi danno la possibilità di ricostruire il pregresso psichico che il sogno non dice ma suppone nel suo linguaggio simbolico.
Punto dopo punto si può procedere nella conferma analitica di quanto affermato.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Gervasio sogna di essere in compagnia di una ragazza e di avere con lei delle effusioni amorose.”

Gervasio è un tipo pratico e spedito e il sogno lo rappresenta molto bene. Questa “ragazza” non rappresenta la sua “parte psichica femminile” e tanto meno la platonica compagna di scuola, questa ragazza è il concreto oggetto del suo desiderio erotico e sessuale, una donna giovane in carne e ossa, in ormone e pulsione, in sensi e desiderio.
Le “effusioni amorose” sono reali schermaglie erotiche in espressione di una pulsione desiderativa e niente di simbolico del tipo “comunione di beni”. Gervasio è mezzo sveglio ed esprime in sogno quello che sente e che pensa senza bisogno di difendersi con “condensazioni” e “spostamenti” e altre cianfrusaglie dispersive, almeno per il momento.
Gervasio è nell’ultima fase REM e si trova nello stato psicofisico mattutino di eccitazione sessuale e di desiderio di una donna. Gervasio è mezzo sveglio e mezzo addormentato.

“Lei gli tocca le mani e lui la guarda negli occhi.”

L’approccio è timido e rispettoso anche se spesso sono i particolari, apparentemente deboli, a fare la differenza nell’eccitazione dei sensi.
Sacro e devoto, platonico del tipo stralunato è questo “guardare negli occhi”, una ricerca non dello spirito interiore ma della sicurezza. Gervasio non sa se affidarsi alla donna e la guarda negli occhi come un bambino guarda la mamma per carpirne le intenzioni.
Le “mani” sono simbolo di relazione e di rassicurazione, di rispetto e di riconoscimento, di ruolo e di funzione. Ai padri, ai gerarchi religiosi e ai “mammasantissima” si baciamo le mani e in segno di saluto si dice proprio “baciamo le mani a vossignoria”. Gervasio si apre e dice che ha bisogno di una donna che lo rassicura anche nei delicati frangenti sessuali. La donna è superiore a lui, questa donna che è oggetto ambivalente del suo desiderio sessuale.
Tutto questo secondo il vangelo psichico di Gervasio.

“Tra loro due c’è una forte tensione sessuale.”

Gervasio costruisce il sogno ed esprime “una forte tensione sessuale”, uno stato di alta eccitazione sessuale. Importante che non si tratti di un’ansia da prestazione, tanto meno di un’angoscia da “castrazione”, un malanno nevrotico che si profila in tutti i figli maschi in conflitto “edipico” con il padre. Gervasio indica la “libido genitale” come benefica molla di tanto eccitante faccia a faccia con la donna.
Il termine “tensione” è preferito all’oculato termine “eccitazione”, quasi come un “lapsus” che tradisce il “fantasma” ambivalente della donna, quella che può far bene e quella che può far male.
Gervasio adulto ha un conto psichico in sospeso che chiede gli interessi proprio nel momento in cui investe la sua “libido genitale”.

“Sta per succedere qualcosa, ma tutto si conclude con un niente di fatto.”

In tanto stato neurovegetativo affiorano pulsioni e desideri, colpe e punizioni, il corredo angoscioso della “castrazione”.
“Qualcosa” si combina con “un niente di fatto”.
Che delusione!
“Si conclude” il travaglio in un andata in bianco, in un fallimento della prestazione, in un inganno del sesso, in una delusione dei sensi, in una frustrazione della “libido genitale”, quella che era partita bene e che poi è regredita all’isolamento narcisistico. Gervasio è troppo artefatto e poco spontaneo nel gioco naturale delle pulsioni, è molto ragionato e difeso. Gervasio è regredito, è pieno di paure in riguardo a se stesso e alle donne, ubbidisce al “fantasma” a suo tempo elaborato e introiettato.
Il “niente di fatto” è totalitario e senza sfumature, si può pensare a un incidente sessuale del tipo una mancata erezione o una eiaculazione precipitosa, piuttosto che a un diniego della ragazza e a un suo tirarsi indietro.

“Cambia scena.”

Illusione!
Apparentemente “cambia scena” onirica, perché in effetti è sempre la stessa: il prosieguo riflessivo di quanto accaduto, dell’incidente sessuale. Il discorso onirico adesso diventa simbolico perché l’angoscia del fallimento indurrebbe il risveglio. Invece, le mirabili capacità del sogno suggeriscono cosa fare e di cosa si tratta. Il sognatore Gervasio interpreta e sana le ferite continuando a dormire.

“Gervasio è seduto e sente degli aculei nel piede.”

Inizio con la decodificazione dei simboli che adesso sono comparsi per difendere il sonno.
“Seduto” condensa la sosta riflessiva, gli “aculei” rappresentano simbolicamente i fantasmi e i traumi in riguardo alla sessualità, il “piede” è il classico simbolo fallico.
Gervasio ha vissuti negativi in riguardo al suo organo sessuale e alla sua funzionalità. Il “piede” ferito dagli aculei attesta di dolorosi tormenti e di “angosce di castrazione”, di una disfunzione d’organo a causa di una conversione in sintomo delle tensioni legate ai fantasmi irrequieti e irrisolti.

“Li tocca con la mano e li toglie uno per uno senza provare dolore.”

Colpo di scena!
Gervasio sa di sé e dei suoi traumi.
Gervasio si è messo in discussione perché riesuma senza dolore la conflittualità legata alla sua formazione sessuale. Gervasio ha già sofferto in analisi e adesso deve soltanto riflettere per pochi secondi sulle idee e sulle emozioni che hanno accompagnato la sua evoluzione psicofisica. Di poi, la sua aggressività sessuale, quella sana e necessaria per l’erezione, farà il resto al meglio possibile nelle condizioni psicofisiche date.
Il sogno dice che bisogna giustamente riflettere sui propri “fantasmi” per impedirne l’effetto negativo. La consapevolezza di sé e dei propri traumi è ancora una volta vincente. Meglio: la “coscienza di sé” dispone positivamente verso le pulsioni naturali più delicate, quelle della “posizione genitale” quando la “libido” è relazionata e diretta dall’Io all’esterno.
Ribadisco, in conclusione, che è degno di rilievo il ricorso della funzione onirica ai “processi primari”, ai simboli, pochi ma buoni, per dire e servire, dire il conflitto e servire la terapia continuando a dormire, senza interrompere la benefica funzione rigeneratrice del sonno.

PSICODINAMICA

Il sogno di Gervasio elabora, in maniera inizialmente discorsiva e di poi simbolica, la psicodinamica della relazione con la donna e nello specifico quella sessuale, rievoca la “parte negativa” del “fantasma” della donna e l’angoscia di “castrazione” legata alla “posizione edipica”, alla relazione conflittuale con il padre. Il sogno mostra in conclusione una buona presa di coscienza al riguardo, suppone una psicoterapia andata a buon fine nella risoluzione del “fantasma della donna” e dell’angoscia edipica di “castrazione”, per cui non ci saranno in atto nell’amplesso sessuale i fantasmi di una madre seduttiva e di un padre punitivo.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Nel sogno di Gervaso sono in funzione le istanze psichiche “Io”, “Es” e “Super-Io”.
L’istanza vigilante e razionale “Io” è presente in “Cambia scena.”.
L’istanza pulsionale “Es” si manifesta in “avere con lei delle effusioni amorose. Lei gli tocca le mani e lui la guarda negli occhi.” e in “sente degli aculei nel piede. Li tocca con la mano e li toglie uno per uno senza provare dolore.”
L’istanza censoria “Super-Io” è implicita in “tutto si conclude con un niente di fatto.”
Il sogno di Gervasio esprime la “posizione psichica genitale” in “essere in compagnia di una ragazza e di avere con lei delle effusioni amorose.”, la “posizione psichica edipica” in “Gervasio è seduto e sente degli aculei nel piede.”

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa dall’angoscia usati da Gervasio nel sogno sono la “condensazione” in “aculei” e in “piede”, lo “spostamento” in “Li tocca con la mano e li toglie uno per uno”, la “figurabilità” in “aculei nel piede. Li tocca con la mano e li toglie uno per uno senza provare dolore.”, la “drammatizzazione” in “Lei gli tocca le mani e lui la guarda negli occhi.”
Il processo psichico di difesa della “sublimazione della libido” non è presente nel sogno di Gervasio.
Il processo psichico di difesa della “regressione” si manifesta normalmente nella psicodinamica neurofisiologica del sognare e si suppone in “Sta per succedere qualcosa, ma tutto si conclude con un niente di fatto.”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Ricordando che “organizzazione psichica reattiva” rievoca il vecchio e popolare “carattere” e la vaga e nobile “personalità”, bisogna rilevare che essa mette in risalto la formazione psicofisica in atto. La “organizzazione reattiva” si forma con l’esercizio vitale e in concorso con l’evoluzione delle varie “posizioni psichiche” in una sintesi organizzata e possibilmente ordinata.
Dal sogno si può desumere il tratto che emerge e la possibile “posizione” richiamata e che si impone rispetto alle altre. I sogni, quindi, non danno un quadro psichico completo ed esaustivo del soggetto, ma soltanto tratti o attributi.
Il sogno di Gervasio esprime decisamente un tratto “edipico” all’interno di una cornice “genitale”: conflitto con il padre e disposizione donativa della “libido”.

FIGURE RETORICHE

Il sogno di Gervasio costruisce e usa le seguenti figure retoriche: la “metafora” o relazione di somiglianza in “aculei” e “piede” e in “mani” e in “occhi”, la “metonimia” o nesso logico in “Li tocca con la mano e li toglie”, la “enfasi” o forza espressiva in “Sta per succedere qualcosa”.
Nel sogno di Gervasio prevale il discorso prosaico su quello poetico.

DIAGNOSI

Il sogno di Gervasio dice chiaramente di una conflittualità edipica e di una conseguente “angoscia di castrazione” risolte beneficamente con la psicoterapia. La crisi della “libido genitale” si supera e si ripara con la presa di coscienza.

PROGNOSI

Gervasio deve operare sempre con il “sapere di sé” acquisito e deve usarlo non soltanto nelle relazioni sessuali, ma anche in tutto quello che pensa e che opera. Questa operazione va eseguita senza fanatismo e con la massima naturalezza, lasciando spazio anche all’insuccesso iniziale per compensarsi ampiamente nel finale.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in un “ritorno del sintomo” e in una difficoltà temporanea nel vissuto della figura femminile: disturbo erettile ed eiaculazione precoce.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Gervasio è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
Il “simbolismo” della parte finale compensa ampiamente il realismo discorsivo della prima parte.

GRADO DI ATTENDIBILITA’ E DI FALLACIA

Nel prosieguo del mio studio sui sogni è necessario introdurre la voce in questione per sondare quanto possa essere soggettiva o oggettiva, approssimativa o verosimile la decodificazione del prodotto psichico pervenuto. E’ possibile che l’interpretazione risenta di forzature a causa di una mia arroganza o di mancanza di elementi atti a comprovare quanto affermato, per cui valuterò criticamente la prossimità all’oggettività scientifica o alla soggettività mistificatoria.
All’uopo stabilisco una scala da “uno” a “cinque” in cui 1 equivale all’oggettività e 5 denuncia una forzatura interpretativa e una probabilità di verità. Tale valutazione è resa possibile dalla presenza di simboli chiari e forti e di psicodinamiche affermate.
La decodificazione del sogno di Gervasio, alla luce di quanto suddetto, ha un grado di attendibilità e di fallacia “2” a causa della sua ridotta simbologia e della chiara psicodinamica.
Voglio significare, ripetendomi, che l’interpretazione ha una buona oggettività scientifica e che non ha subito forzature interpretative.

RESTO DIURNO

Può bastare una semplice pulsione erotica e un altrettanto semplice desiderio sessuale per scatenare il sogno di Gervasio.
Il “resto diurno” o causa scatenante del “resto notturno” o sogno di Gervasio si attesta nella normalità della vita corrente e nelle mille occasioni quotidiane di vivere la propria sessualità e le relazioni eccitanti: ormone e pulsione, desiderio ed eccitazione.

QUALITA’ ONIRICA

Il sogno di Gervasio ha una qualità fortemente “cenestetica”, comunica sensazioni e suppone percezioni mettendo all’erta il sistema sensoriale di chi legge. Gli esempi seguenti confermano quanto affermato: “avere con lei delle effusioni amorose” e “Lei gli tocca le mani e lui la guarda negli occhi.” e “Tra loro due c’è una forte tensione sessuale.” e “sente degli aculei nel piede.” e “Li tocca con la mano e li toglie uno per uno senza provare dolore.”.

REM – NONREM

Il sogno di Gervasio presenta una consequenzialità logica e simbolica, per cui è stato elaborato in una fase REM mediana, la seconda o la terza, tra le ore tre e le quattro e possibilmente a traino di una naturale erezione notturna o mattutina.
Ricordo che nelle fasi REM il sonno è turbolento, mentre nelle fasi NONREM il sonno è profondo e catatonico ossia presenta una caduta del tono muscolare, senza movimenti e spasmi, senza agitazione psicomotoria. La funzione della memoria e la vigilanza dell’Io sono, anche se in parte, presenti nelle fasi agitate rispetto alle fasi di caduta muscolare e di sonno profondo dove sono quasi assenti.

FATTORE ALLUCINATORIO

I sensi chiamati in causa e in servizio dal sogno di Gervasio sono i seguenti: la “vista” in tutto il sogno e nello specifico in “lui la guarda negli occhi.” e in “Cambia scena.”, il “tatto” in “sente degli aculei nel piede.” e in “Li tocca con la mano e li toglie uno per uno senza provare dolore.” e in “Lei gli tocca le mani”. Il sogno di Gervasio allucina alla grande il “tatto” e nella norma la “vista”. Non sono in atto altri sensi.
Una complicazione allucinatoria sensoriale è espressa in “effusioni amorose” e in “Tra loro due c’è una forte tensione sessuale.”

DOMANDE & RISPOSTE

Il lettore anonimo ha letto la decodificazione del sogno di Gervasio e ha formulato le seguenti domande.

Domanda
Un sogno iniziato male e concluso bene?

Risposta
All’inizio si trattava di un problema sessuale classicamente maschile, la paura della donna e la castrazione, la disfunzione erettile e l’impotenza dell’eiaculazione precoce, ma di poi tutto si risolto positivamente nel ricordo di un conflitto con il padre e in un benessere acquisito grazie alla psicoterapia.

Domanda
Perché il sogno può essere stato provocato dall’erezione notturna e poi si è concluso senza consumare?

Risposta
Il sogno provoca sensazioni e allucinazioni e si articola anche in base alle reazioni neurovegetative. Mi spiego meglio. Gervasio poteva eccitarsi costruendo eroticamente il suo sogno o per un naturale fattore fisiologico, quell’erezione mattutina che è il classico segnale di un benessere corpo-mente. Alla fine del sogno ha prevalso il fattore psichico sul fattore organico, il fantasma e il conflitto edipici con erezione in atto o senza.

Domanda
I sogni del mattino sono più interessanti e intriganti?

Risposta
E’ proprio vero. La causa si attesta sul fatto che si è mezzi svegli, si ricorda di più e si può costruire meglio il sogno. Al mattino la fase REM è prolungata e la fase NONREM è di poco spessore catatonico.

Domanda
Perché?

Risposta
Perché siamo mezzi svegli e perché abbiamo dormito abbastanza e perché le “batterie” si sono ricaricate.

Domanda
Ma è proprio sicuro che Gervasio ha fatto psicoterapia?

Risposta
Determinante è la simbologia dinamica del togliersi gli aculei dal piede senza percepire dolore. Questo è possibile semplicemente perché la sofferenza l’ha vissuta man mano che razionalizzava in seduta i suoi fantasmi edipici.

Domanda
Ma non può essere una difesa?

Risposta
Non sentire dolore per non affrontare il problema? Si tratterebbe, quindi, di una “resistenza” alla presa di coscienza del rimosso, più che di una “difesa” psichica classica. Confermo che l’assenza di dolore suppone tanto dolore vissuto a suo tempo, quindi di un’esperienza analitica vissuta e risolta.

Domanda
Non è un sogno interessante o mi sbaglio?

Risposta
Il sintomo è talmente diffuso che potrebbe sembrare un sogno obsoleto, ma la formulazione e la risoluzione sono degne di grande interesse.

Domanda
Da cosa dipendono la mancanza di erezione e l’eiaculazione precoce?

Risposta
A livello di “fantasmi” insorgono le seduzioni vissute nei riguardi della figura materna e la severità affettiva della figura paterna. Il desiderio ambivalente di affidarsi e di fuggire dalla madre inficia la pulsione sessuale “genitale” o coito e produce come risoluzione a tanto disagio psicofisico la mancata erezione o l’eiaculazione “ante portas, davanti l’ingresso vaginale, o subito dopo la penetrazione. Trattasi di una grande agitazione psichica convertita maldestramente nel corpo e risolta in maniera sessualmente parziale.

Domanda
Sempre colpa del padre e della madre. Un’esagerazione!

Risposta
Si tratta del vissuto del figlio. Nulla contro le figure imprescindibili della nostra origine. Proprio per questa prerogativa sono tanto inquisite.

Domanda
Ci vuole proprio la psicoterapia per risolvere questi disturbi?

Risposta
Una psicoterapia anche breve è determinante. Trattandosi di disturbi clinicamente di lieve entità ma che fanno tanto soffrire il maschio che li vive e li subisce, è importante quanto meno consultare un urologo e soprattutto uno psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico. Migliorare la qualità della propria vita è il motto di chi si vuol bene e la vita sessuale incide al settanta per cento in tale benefico compito.

Domanda
Mi spiega la funzione rigeneratrice del sonno e del sogno?
Mi sembra di aver capito che sonno e sogno sono abbastanza turbolenti.

Risposta
Osservazione veritiera!
Il sonno nelle fasi REM e il sogno con le sue allucinazioni sensoriali producono fenomeni psicofisici veramente forti e crudi, fenomeni che nella veglia sono psicopatologici. Questo è anche il motivo che induce l’insonnia nel bambino e nell’adulto in associazione al “fantasma di abbandono” nel primo e del “fantasma di morte” nel secondo. La funzione rigeneratrice fisiologica si attesta nella ricarica dei neuroni e nella scarica o abreazione delle tensioni, la funzione onirica s’incentra nella formulazione del materiale psichico che occupa la psiche e nel suggerire la possibile risoluzione.

Domanda
L’insonnia, quindi, è psicosomatica?

Risposta
Escluse le cause organiche, si trova immancabilmente nel corso delle psicoterapie psicoanalitiche una consistente “angoscia di morte” e, più precocemente si è formata, più pericolosa e malefica è. Il sonno viene vissuto come un abbandonarsi alle spire maligne dell’inanimazione irreversibile, la morte, e di conseguenza bisogna sempre vigilare: una tanatofobia.

Domanda
Ma si risolve?

Risposta
E’ resistente e si risolve in parte come tutte le fobie. Certo non è una psicoterapia breve quella che aiuta la remissione del sintomo “insonnia”. E’ un sintomo radicato in fantasmi precoci di abbandono, per cui richiede una certosina ricerca e una cauta analisi.

Domanda
Il sonnambulismo è una forma d’insonnia?

Risposta
Assolutamente no!
Il sonnambulismo è un disturbo del sonno. Il sonnambulo si sveglia senza averne coscienza, non riconosce e distingue il sonno dalla veglia. Il sintomo è pericoloso per l’incolumità della persona perché può buttarsi giù da una finestra o da un balcone o cadere dalle scale. Per questo motivo la prima precauzione è quella di eliminare i pericoli attorno al sonnambulo. Anche in questo caso la psicoterapia è necessaria e salvifica.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

I disturbi sessuali maschili di natura psichica sono legati alla “posizione edipica”, all’aspro conflitto con il padre e alla relazione ambivalente con la madre: l’eiaculazione precoce e ritardata e la caduta dell’erezione.
Quale psicodinamica e quali fantasmi?
Di fronte alla nudità femminile e all’imminenza della penetrazione il pene
o non si erige
o si erige e subito dopo perde l’erezione “ante portas” della vagina
o penetra e subito dopo si affloscia
o penetra e subito dopo eiacula
o penetra e non eiacula.
Queste sono le forme più comuni del disturbo psicosomatico della funzione erettile e della “impotentia coeundi”, ma esistono forme individuali e varianti sul tema degne di essere considerate in un trattamento psicoterapeutico.
La psicodinamica è “edipica”: fantasmi del padre e della madre nella versione “negativa”, padre castrante e madre seduttiva nell’eiaculazione precoce e madre manipolatrice nell’eiaculazione ritardata.
Come insegna il sogno di Gervasio, si tratta di una banale psiconevrosi isterica con conversione, un disturbo delicato risolvibile con le adeguate prese di coscienza e la conseguente riduzione della tensione nervosa in una con i vari e variopinti complessi d’inferiorità e d’inadeguatezza. E’ proprio quest’ultima a creare il corto circuito della mancata erezione e dell’eiaculazione precoce, mentre per l’eiaculazione ritardata la tensione subentra progressivamente in corso d’opera.
La prognosi esige l’amorosa cura del corpo e l’accettazione, altrettanto amorosa, delle fattezze e delle conformazioni anatomiche.
Determinante è, pur tuttavia, la risoluzione della relazione profonda con il padre e la madre e a tal uopo è necessaria la psicoterapia psicoanalitica.
In un periodo storico e culturale in cui vengono fuori quotidianamente violenze sessuali subite a vario modo e a vario titolo, degni di grande importanza sono i traumi prodotti dalla pedofilia e dal mondo adulto psicopatico.

Concludo il sogno di Gervasio con un cumulo di parole liberamente associate in possibile narrazione e tendenti a evocare nel lettore la “posizione edipica”. Si tratta di farina del mio sacco impastata a forma di “reverie”.
Lo spazio è Pieve di Soligo, il tempo è il mese di maggio dell’anno millenovecentoottantadue.

LE PAROLE DI UN RICORDO

Cresciuto attorno a un desco fiorito d’occhi di bambini
e tra gente intimorita dalla fame e dall’autorità paterna,
figure sempre pronte a districare gli enigmi e a sbarcare il lunario,
un bambino,
“ ‘nu criature niru niru”,
chiedeva a una madre indifferente:
“mamma, non lasciarmi solo!”
I suoi occhi erano strani,
un verde scagliato di bruno,
e non sapevano affidarsi
e non sapevano fuggire.
“Vuoi un bacio o una carezza?
Forse vuoi dirmi che ti senti tanto solo
tra gente distratta e senza fantasia?
Io posso offrirti uno sgabuzzino per nascondere le lacrime
o un dimenticatoio per conservare le emozioni.
Sei forse costretto a sentirti vivo?
Non darti in pasto alla nostalgia
e al ricordo di ciò che hai soltanto desiderato!”
Mamma!
Mamma, non regalare le tue belle parole
al filo del telefono con la tachicardia tra i seni
e per le tue belle labbra incerte
ci saranno sempre due occhi splendenti di un bimbo innamorato
che per un momento ha deciso di non sentirsi solo.
I patti sono sempre scellerati.
Lasciali ai mafiosi e alle suore frustrate
che puzzano di santità.
Non tentare la fortuna di un’orgogliosa solitudine
e a un caffè amaro preferirai la follia sincera
di chi ti frastorna e non odora di povertà.
Mamma!
Ti prego, non sentirti sola!
La tua libidine, dimenticala tra le pieghe dei cuscini, a cosa ti serve ormai?
Soltanto io sono la tua insidia.
Se mi parli,
ridono i nostri occhi belli.
Lasciati tentare da un bacio rubato
per averne ancora tantissimi da desiderare.
Non sei d’accordo?
Va bene lo stesso,
ma non essere sola,
ti prego,
e parlami con gli occhi.

“Mela melina,
dolce e carina,
rossa e rotonda,
mela gioconda,
come ti mordo
nel mio ricordo.”

Se ti muovi,
scarica eros il tuo corpo aspro di adolescente cresciuta in fretta
e mai diventata donna.
Come farai a essere madre di otto figli?
Va bene lo stesso,
ma non essere sola,
ti prego,
e parlami con gli occhi.

“Mele meline,
dolci e carine,
rosse e rotonde,
mele gioconde,
come vi mordo
nel mio ricordo.”

Quando cammini, sei tra maschio e femmina,
tra uno sculettare e un incedere imperioso da vanagloriosa qualunquista.
Regali ancora i tuoi seni al destino infame?
Non correre troppo,
altrimenti si vede che sei femmina,
una malafemmina
che della seduzione ha fatto un’arma dolce e micidiale,
come la sirena Lighea,
figlia di Calliope e di un delfino.
I tuoi occhi sono haschisc
o, se vuoi, due tazzulelle e cafè,
ch’i tant l’adda girà
e tant l’adda girà,
ch’o roce d’inta tazza
coppa a bbocca m’adda ‘rivà.
I poeti muoiono sempre
e poi rinascono come i ramarri.
Tu,
per quello che ti compete,
leggimi un po’ ogni sera
per tenermi ancora in vita.
Il poeta è stato oscurato dalla censura delle sue stesse rimozioni.
Che il dimenticare sia sempre lieve.
Hai vissuto soltanto pochi giorni di sole?
Assolvi la tua debolezza
e dolce ti sia ancora e sempre il ricordare.

Salvatore Vallone