“LA SUBLIMAZIONE DELLA LIBIDO”

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Essendomi appena lasciata con il mio compagno decido di andare a prendere i miei effetti personali.
Mi reco quindi a casa sua, entro nel cortile dove c’è una grande pergola d’uva e sopra delle piante rampicanti.
Vi sono due fili di quelli dove si stendono la biancheria ad asciugare, uno molto in alto a circa quattro metri e un altro molto basso.
Sopra vi è stesa la mia biancheria intima, anzi no, costumi da bagno: sopra tutti i reggiseni e sotto tutti gli slip.
Decido allora di cominciare da sopra che è più difficoltoso.
Isso una scala a pioli in legno e salgo.
Quando sono sopra, ho molta paura perché la scala è traballante e poco stabile ed è appoggiata a dei rami di piante rampicanti.
Quando mi accingo a tirar giù i reggiseni, mi rendo conto che sono molto brutti e mi sembra quasi impossibile che sia roba mia.
Ce n’è uno rosso bordò, uno rosso e nero e sono tutti molto sbiaditi.
Poi controllo giù gli slip e vedo che sono altrettanto brutti, a parte uno con lo sfondo bianco e dei fiori azzurri e tutto il contorno nero che è molto carino, ed un altro simile con del pizzo nero.
I reggiseni sono attaccati per le bretelle al filo con due o tre mollette di legno.
Ma perché cavolo avrò messo tutte queste mollette se adesso faccio così fatica a staccarli?
Mi devo tenere con una mano alle piante rampicanti e con l’altra devo staccarli, mi sento sempre più in pericolo e voglio far presto perché il mio compagno non mi veda.
In quel momento entra nel cortile mio figlio.
Lo chiamo e gli dico di tenermi la scala così sto più veloce e mi sento più sicura, ma lui mi dice che non c’è nessun pericolo e non serve.
Allora arrabbiata io gli urlo di nuovo di tenermi la scala e proprio in quel momento la scala mi scappa dai piedi e io cado e mi afferro con le mani ad uno sporto di un terrazzo e chiamo in aiuto mio figlio perché mi riporti la scala.
Ma lui si mette a ridere e mi dice: “ma non vedi che sei quasi a terra?” Effettivamente mancavano solo due metri da terra e cosi salto giù e non mi faccio male.
Mi metto allora a prendere su tutti gli slip e poi realizzo che mi devo cambiare di abito.
Allora vado all’interno dei locali di un’attività che gestivo con il mio compagno e stranamente è tutto aperto, sia le porte davanti che quelle posteriori. Non c’è nessuno dentro a vigilare.
Comunque io sto veloce a cambiarmi e poi me ne vado senza che lui mi veda.”

Acrobata

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Quello di Acrobata è un sogno narrativo, lungo nella trama ma sintetico nei simboli, a conferma che l’autrice ha una fantasia discorsiva sostenuta dai necessari nessi logici. Questo sogno non presenta assurdità e qualche stranezza è dovuta alla simbologia connessa.
La causa scatenante è la rottura della relazione con il compagno, ma la separazione non si risolve con grandi angosce o fantasmi depressivi di perdita, ma addirittura con il recupero di “parti psichiche di sé” temporaneamente dismesse. Si può affermare che questa rottura è stata salutare perché le “parti” suddette erano quelle sessuali, attributi che Acrobata provvedeva a supportare con il processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido”.
Questo sogno è didattico perché indica come chiudere un rapporto che non funziona.
Estrapolerò le parti simboliche collegandole in un’interazione molto chiara e provvida. Tralascerò le parti narrative in quanto fanno soltanto da cerniera logica al discorso simbolico.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Essendomi appena lasciata con il mio compagno decido di andare a prendere i miei effetti personali.”

Acrobata introduce l’assunto di base del sogno: la separazione dal compagno, la rottura affettiva, la reazione al ritorno dello stato di singolarità.
Il simbolo si nasconde nei “miei effetti personali”.
Nella realtà si tratta delle varie cianfrusaglie che si condividono in una casa, lo spazzolino da denti, il poster in rosso e nero di Che Guevara, il corredo, il plaid preferito e altro, ma simbolicamente si tratta di un meraviglioso recupero della propria “identità psichica” alla luce dell’esperienza umana vissuta nel bene e nel male.
Acrobata procede a una rivisitazione del “chi ero prima, durante e dopo la storia”.
Acrobata non si deprime, ha razionalizzato il tutto e ha deciso di ricostituirsi al meglio senza nulla affermare e senza nulla negare.
Ricordo che il latino “persona” traduce la parola “maschera”, per cui “effetto personale” si traduce nel “modo” di manifestarsi agli altri.
Non ci resta che vedere quali “modi” recupera Acrobata.

“Mi reco, quindi, a casa sua, entro nel cortile dove c’è una grande pergola d’uva e sopra delle piante rampicanti.”

Si va verso l’alto.
Il sogno si compiace di prendere questa direzione simbolica: la “sublimazione della libido”, il processo di difesa principe per evitare l’angoscia della materia e delle pulsioni.
Acrobata rivisita i modi di apparire del suo “ex” soprattutto nell’ambito sociale, “casa sua” e il “cortile”, e trova in se stessa una gran confusione mentale e tanto stress misto a sovrastrutture ideologiche definibili come fissazioni, paturnie o idee ossessive: “piante rampicanti”.
Acrobata si accompagnava a un uomo che gli procurava vergogna e confusione.

“Vi sono due fili di quelli dove si stendono la biancheria ad asciugare, uno molto in alto a circa quattro metri e un altro molto basso.”

Persiste la direzione “alto”, il simbolo della “sublimazione”, della nobilitazione della materia e della dimensione corpo.
“La biancheria ad asciugare” attesta simbolicamente di coinvolgimenti personali generici e bisognosi di precisazione. Acrobata ha investito nella relazione affetti e intimità, idee e azioni, mente e corpo.
“Asciugare” consegue a un buon “aver lavato” e traduce la simbolica “catarsi” del senso di colpa. Vedremo in seguito quali panni sporchi sono stati lavati e messi ad asciugare da Acrobata, ma di sicuro sappiamo che questi “fili” sono in alto, uno “molto alto” e molto sublimato e uno “molto basso” e meno sublimato.

“Sopra vi è stesa la mia biancheria intima, anzi no, costumi da bagno: sopra tutti i reggiseni e sotto tutti gli slip.”

Ecco la sessualità sublimata!
Acrobata ha sublimato la sua “libido” e nello specifico quella sessuale, “la mia biancheria intima”, che poi corregge in “costumi da bagno”, abbigliamenti intimi leciti a essere esibiti socialmente. Trattasi sempre di intimità e di sessualità fatte oggetto di “sublimazione”, anzi, per la precisione, “tutti i reggiseni” sono più sublimati, “sopra”, rispetto a “tutti gli slip” che sono meno sublimati, “sotto”.
Due domande nascono spontanee: perché questa distinzione tra reggiseni e slip?
Perché il reggiseno e il suo contenuto erotico è più sublimato dello slip e del suo contenuto orgasmico?
La “sublimazione” del seno equivale ad affetto destituito di erotismo: Acrobata voleva bene al suo “ex” come un figlio da nutrire e da accudire.
La “sublimazione” della vagina equivale a libera gestione secondo le regole di un potere femminile da gestire. Acrobata desiderava sessualmente il suo “ex” per sviluppare il potere femminile sotto forma di manipolazione.
Si manifesta una distorsione della pura vita sessuale e della autentica “libido”.

“Decido allora di cominciare da sopra che è più difficoltoso.
Isso una scala a pioli in legno e salgo.”

Procedere nella decodificazione del sogno diventa intrigante.
Acrobata vuole disbrigare le ragioni di tanta “sublimazione” della “libido” e della distinzione tra funzioni erotiche-sessuali, il reggiseno e lo slip, simbolicamente l’affettività e il coito, l’oralità e la genitalità.
Questo è il senso di “isso una scala a pioli in legno e salgo”.

“Quando sono sopra, ho molta paura perché la scala è traballante e poco stabile ed è appoggiata a dei rami di piante rampicanti.”

Riepilogo: Acrobata si sta chiedendo in sogno il perché della “sublimazione della libido” operata nella relazione con il suo “ex”, un processo psichico di nobilitazione “traballante”, che fortunatamente non ha sempre funzionato, “poco stabile”, oltretutto una “sublimazione” più ideologica che reale, basata su pregiudizi e paturnie che su un’effettiva altruistica anestesia.
Acrobata, rivisitandosi in questa relazione archiviata, scopre con paura di essersi affidata a un “processo psichico” complicato e pericoloso se usato in eccesso.
Meno male che in lei non ha sempre funzionato.

“Quando mi accingo a tirar giù i reggiseni, mi rendo conto che sono molto brutti e mi sembra quasi impossibile che sia roba mia.
Ce n’è uno rosso bordò, uno rosso e nero e sono tutti molto sbiaditi.”

Acrobata si meraviglia di avere sacrificato l’erotismo del seno e di averlo convertito in una nobile affettività del tipo “ti voglio bene, ma non ti amo e non mi attizzi: “molto brutti e mi sembra quasi impossibile che sia roba mia.”
Acrobata prende coscienza tramite il sogno di avere distorto la vera direzione delle sue pulsioni erotiche e sessuali.
Una domanda è lecita: perché?
La risposta è perentoria: per difesa dal coinvolgimento.
Altra domanda lecita: non lo amava?
Non era presa perché era molto difesa di suo in primo luogo e usava questa difesa con lui, difese ormai molto “sbiadite” e non degne di essere istruite. Acrobata sta prendendo coscienza che deve coinvolgersi per godere delle mirabili proprietà erotiche del suo seno.

“Poi controllo giù gli slip e vedo che sono altrettanto brutti, a parte uno con lo sfondo bianco e dei fiori azzurri e tutto il contorno nero che è molto carino, ed un altro simile con del pizzo nero.”

Si conferma la distorsione che Acrobata ha operato anche sulla sessualità: “gli slip… altrettanto brutti”.
Facendo il bilancio psicofisico della relazione, Acrobata ha lucida la convinzione del suo sacrificio erotico e sessuale, ma soprattutto che non riusciva ad abbandonarsi con il suo “ex”. Aveva, inoltre, maturato una disistima sulle sue capacità seduttive e soltanto a volte riusciva ad apprezzare la sua “libido” più per astinenza che per effettivo coinvolgimento: “lo sfondo bianco e dei fiori azzurri …e un altro simile con del pizzo nero”.
“Controllo” e “vedo” sono funzioni valutative e razionali dell’Io, atte alla presa di coscienza di tanto malessere psicofisico.

“I reggiseni sono attaccati per le bretelle al filo con due o tre mollette di legno. Ma perché cavolo avrò messo tutte queste mollette se adesso faccio così fatica a staccarli?”

Acrobata si lamenta con se stessa: “ma perché cavolo” mi sono messa con quest’uomo con cui ho dovuto sacrificare la mia affettività e la mia sessualità?
Le “mollette di legno” rappresentano simbolicamente i nessi logici e associativi per giustificare gli accadimenti.

“Mi devo tenere con una mano alle piante rampicanti e con l’altra devo staccarli, mi sento sempre più in pericolo e voglio far presto perché il mio compagno non mi veda.”

Acrobata ha dovuto difendersi con le fantasie e le elucubrazioni mentali per giustificare il suo stato di donna sacrificale e sacrificata. Ha dovuto mentire a se stessa per andare avanti in questa problematica relazione, per cui proietta sul compagno la mancata presa di coscienza: “il mio compagno non mi veda”.
Il senso del “pericolo” si giustifica con il malessere accusato e crescente in questo contesto esistenziale. Acrobata si è compensata con le fantasie, ma questa evasione non funziona più sotto la spinta delle pulsioni dell’Es e dietro la consapevolezza di uno stato di malessere e di sacrificio della sua sessualità.

“In quel momento entra nel cortile mio figlio.
Lo chiamo e gli dico di tenermi la scala così sto più veloce e mi sento più sicura, ma lui mi dice che non c’è nessun pericolo e non serve.”

Acrobata ha una condizione pregressa di madre e capisce che il figlio fungeva da ostacolo e da alleato nella sua relazione, motivo per cui ha attivato il processo della “sublimazione della libido”: “tenermi la scala”.
Acrobata oscilla tra il permanere e il fuggire dalla relazione e proietta questa sua incertezza conflittuale sul figlio: “non c’è nessun pericolo e non serve”.

“Allora arrabbiata io gli urlo di nuovo di tenermi la scala e proprio in quel momento la scala mi scappa dai piedi e io cado e mi afferro con le mani ad uno sporto di un terrazzo e chiamo in aiuto mio figlio perché mi riporti la scala.”

Si conferma la “proiezione” che Acrobata opera nei riguardi del figlio sul processo di difesa della “sublimazione della libido” che non funziona più come in passato: “cado e mi afferro”. Acrobata si è sentita a disagio nel dovere di giustificare al figlio la presenza di un uomo che non è il padre. Spesso le madri accusano nei confronti dei figli la vergogna di avere un altro uomo e preferiscono sacrificare il loro equilibrio psicofisico. Non si rendono conto che, in effetti, si tratta di una loro precisa resistenza e difesa nei confronti di un coinvolgimento affettivo e sopratutto sessuale.
Il figlio, infatti, sostiene la madre e ridimensiona la sua psicodinamica. Meglio, Acrobata fa dire al figlio quello che desidera che il figlio pensi: “mamma non sublimare la tua libido e coinvolgiti nei tuoi investimenti e nelle tue storie”.

“Ma lui si mette a ridere e mi dice: “ma non vedi che sei quasi a terra?” Effettivamente mancavano solo due metri da terra e cosi salto giù e non mi faccio male.”

Acrobata proietta sul figlio la sua convinzione di essere tornata con i piedi per terra e di avere ridimensionato l’uso del processo di difesa della “sublimazione della libido”: “non vedi che sei quasi a terra?”
Il rientro alla normalità degli investimenti della “libido” e il ritorno al gusto del corpo si condensano in quel benefico “così salto giù e non mi faccio male”.
“Ridere” condensa l’ironia equivalente a un godimento erotico, uno sciogliersi e un abbandonarsi sensoriali.

“Mi metto allora a prendere su tutti gli slip e poi realizzo che mi devo cambiare di abito.”

Acrobata ricompatta il “sublimato” e lo riporta alla sua materialità funzionale. L’autonomia riconquistata induce Acrobata a riprendere i tratti reali della sua identità psichica senza ricorrere a sacrifici inutili della materia vivente e pulsionale.
In primo luogo Acrobata si riappropria della sua sessualità genitale, “tutti gli slip”, e poi realizza che si deve “cambiare di abito”, deve riassumere i tratti psichici riconquistati e riattivati in una degna e idonea “organizzazione” o struttura.

“Allora vado all’interno dei locali di un’attività che gestivo con il mio compagno e stranamente è tutto aperto, sia le porte davanti che quelle posteriori. Non c’è nessuno dentro a vigilare.”

Acrobata regredisce al tempo in cui ha operato la “sublimazione della libido” come difesa dal coinvolgimento sessuale, al tempo in cui ha iniziato la storia con il suo “ex”, e si ritrova disposta e consapevole a riprendere le antiche e giuste fattezze psicofisiche: “tutto è aperto”.
Acrobata in questo ritorno al passato non trova ostacoli consapevoli o inconsapevoli: le porte sono aperte davanti e dietro, il mio “Io” sa di sé al presente e ha anche coscienza del materiale psichico rimosso.

“Comunque io sto veloce a cambiarmi e poi me ne vado senza che lui mi veda.”

Il salmo si conclude in “gloria” perché la consapevolezza è dominante e vincente.
Acrobata “sa di sé” e può procedere usando meccanismi di difesa meno dannosi: “poi me ne vado”.
E’ pronta a godere del suo corpo e a coinvolgersi nelle future relazioni significative.

PSICODINAMICA

Il sogno di Acrobata sviluppa la psicodinamica della “sublimazione della libido” e del suo superamento evolutivo grazie a una riconciliazione con la materia gaudente del corpo.
Acrobata era legata a un uomo che non l’attraeva e si costringeva ad accontentarsi difendendosi dalle ansie di una nuova e diversa relazione d’amore e di attrazione.
Acrobata conclude con la presa di coscienza dell’uso abnorme e difensivo della “sublimazione” e si dispone al nuovo che verrà con calma e desiderio. Questa è la funzione del sogno di integrare a livello psichico traumi e difficoltà umane manifestandole in forma simbolica.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Acrobata manifesta la presenza dell’istanza pulsionale “Es” in “sopra delle piante rampicanti.” e in “Vi sono due fili di quelli dove si stendono la biancheria ad asciugare, uno molto in alto a circa quattro metri e un altro molto basso.” e in “Sopra vi è stesa la mia biancheria intima, anzi no, costumi da bagno: sopra tutti i reggiseni e sotto tutti gli slip.” e in “Isso una scala a pioli in legno e salgo.” e in “la scala mi scappa dai piedi e io cado e mi afferro con le mani” e in altro.
Il sogno di Acrobata manifesta la presenza dell’istanza vigilante e razionale “Io” in “decido” e in “mi reco” e in “controllo” e in “vedo” e altro.
Il sogno di Acrobata manifesta la presenza dell’istanza censoria e limitante “Super-Io” in “Ma perché cavolo avrò messo tutte queste mollette se adesso faccio così fatica a staccarli?”.
Le “posizioni” psichiche evidenziate sono la “orale”, la “anale”, la “genitale”.
La “posizione orale” appare nel seno traslato nel reggiseno e nella “libido” erogena del succhiare e appagarsi: “sopra tutti i reggiseni”.
La “posizione anale” è supposta e compresa nella “traslazione” della “libido sadomasochistica” in “sotto tutti gli slip”.
La “posizione genitale” è evidenziata nella “traslazione” della “libido sessuale” in “sotto tutti gli slip”.
Acrobata è alla ricerca di un migliore coinvolgimento e di una migliore espressione della “libido” generale senza fare ricorso a difese eccessive e dispendiose.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Acrobata usa i seguenti “meccanismi” e “processi” di difesa dall’angoscia:
la “condensazione” in “casa” e in “biancheria intima” e in “cortile” e in “ cambiarsi d’abito”,
lo “spostamento” in “slip” e in “reggiseno” e in “costumi da bagno”,
la “traslazione” in slip” e in “reggiseno”,
il “simbolismo” in “molto in alto” e in “molto basso”,
la “figurabilità” in “Vi sono due fili di quelli dove si stendono la biancheria ad asciugare, uno molto in alto a circa quattro metri e un altro molto basso.”,
la “proiezione” in “non c’è nessun pericolo e non serve.” e in “la scala mi scappa dai piedi e io cado e mi afferro con le mani ad uno sporto di un terrazzo e chiamo in aiuto mio figlio perché mi riporti la scala.”
Il processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido” è dominante, “molto in alto”, e governa tutto il sogno.
Il processo psichico di difesa della “regressione” è presente in “Allora vado all’interno dei locali di un’attività che gestivo con il mio compagno”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Acrobata evidenzia tratti “orali” e “genitali” all’interno di una organizzazione psichica “genitale” resa conflittuale da una rassicurante dipendenza e dalla ricerca di emancipazione.

FIGURE RETORICHE

Il sogno di Acrobata presenta le seguenti figure retoriche:
la “metafora” o relazione di somiglianza in “casa” e in “cortile” e in “piante rampicanti” e in “pergola d’uva”,
la “metonimia” o nesso logico in “ biancheria intima” e in “molto in alto” e in “molto basso” e in “cambiarsi d’abito”,
la “enfasi” o forza espressiva in “Allora arrabbiata io gli urlo di nuovo di tenermi la scala e proprio in quel momento la scala mi scappa dai piedi e io cado e mi afferro con le mani ad uno sporto di un terrazzo e chiamo in aiuto mio figlio perché mi riporti la scala.”

DIAGNOSI

La diagnosi dispone per la benefica risoluzione di un uso eccessivo del processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido” con le conseguenti cadute del gusto della vita sessuale per il vantaggio secondario della convivenza. Il sogno di Acrobata pone il conflitto psichico e lo risolve con la riconquista dell’autonomia.

PROGNOSI

La prognosi impone ad Acrobata di cimentarsi nella conquistata autonomia facendo perno esclusivamente su se stessa e sulle proprie capacità per accedere alla conquista del nuovo mondo, l’universo maschile epurato da paure e da fasulli riconoscimenti.
Una buona dose di “libido narcisistica” e una altrettanto buona dose di amor proprio sono indispensabili per adire nelle migliori relazioni possibili senza dipendenze e inferiorità.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in una sindrome psiconevrotica d’angoscia legata alla mancata realizzazione della materia corpo e della “libido” collegata. La conversione isterica della “libido” frustrata è sempre possibile e in agguato: meccanismo di difesa della “formazione di sintomi”.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Acrobata è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
Realismo e simbolismo si combinano discorsivamente in maniera equa.

RESTO DIURNO

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Acrobata si attesta in un incontro fortuito o in una riflessione consapevole.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità del sogno di Acrobata è “dinamica discorsiva”. La trama si snoda in maniera acrobatica associativa e logica consequenziale giustificando in parte la componente surreale del sogno.

REM – NONREM

Nella sua variegata espressione il sogno di Acrobata è stato elaborato in uno stato di relativa agitazione e possibilmente nella fase mediana, seconda o terza, del sonno REM. Acrobata ha trovato nelle allucinazioni del sogno la naturale via di scarico al nuovo benessere psicofisico.

FATTORE ALLUCINATORIO

Il sogno di Acrobata coinvolge in maniera dominante la “vista”: “Mi reco quindi a casa sua, entro nel cortile dove c’è una grande pergola d’uva e sopra delle piante rampicanti.” e seguenti.
Il senso “udito” è allucinato in “ Lo chiamo e gli dico” e in “gli urlo” e in “Ma lui si mette a ridere e mi dice: “ma non vedi che sei quasi a terra?”.
Il senso del “tatto” è allucinato in “Isso una scala a pioli in legno e salgo.”
I sensi “olfatto” e “gusto” non sono attivati in maniera specifica.
La sintesi di alcuni sensi o “sesto senso” è attivato in “Quando sono sopra, ho molta paura perché la scala è traballante e poco stabile ed è appoggiata a dei rami di piante rampicanti.” e anche in “Ma lui si mette a ridere”.
Il processo allucinatorio è privilegiato nello svolgimento della psicodinamica e nell’alternarsi dei sensi.

DOMANDE & RISPOSTE

La lettrice anonima, dopo aver letto l’interpretazione del sogno di Acrobata, ha posto le seguenti domande.

Domanda
Un esempio comprensibile di “sublimazione” me lo può fare?

Risposta
Gli esempi classici, quelli che compaiono nei sommari di Psicoanalisi, sono questi: un sadico sublimato è un buon chirurgo piuttosto che un criminale, un prete è chiamato a sublimare la sessualità nell’amore verso il prossimo, uno sportivo sublima “libido” nella competizione.
Bastano?

Domanda
Acrobata si accompagnava a un uomo da cui non era attratta ed eccitata, per cui sublimava la sessualità in cambio di non restare sola. Possibile?
Esistono donne che si accontentano di stare con l’uomo sbagliato per paura di restare sole?

Risposta
Sì e specialmente nella fascia d’età che viaggia tra i trenta e i quaranta e tra i cinquanta e i sessanta.
La prima fascia è affollata da donne che vogliono maritarsi per realizzare la maternità.
La seconda fascia è occupata da donne che affrontano in maniera depressiva la menopausa e si legano ulteriormente al proprio partner nonostante le sue malefatte, strutturando una dipendenza psichica.
In ogni modo la solitudine è una brutta bestia per tutti, così come il senso d’inferiorità e d’inadeguatezza costringono a scelte improvvide e dannose.

Domanda
Acrobata si faceva tante paturnie: perché?

Risposta
Acrobata compensava con le fantasie le frustrazioni che si procurava con le “sublimazioni” della sua sessualità, ma questa operazione non bastava alla sua economia psichica.

Domanda
Quanto è importante in una coppia una buona vita sessuale?

Risposta
La coppia si contraddistingue per l’esercizio della “libido” e, di conseguenza, questa magia psicofisica è l’essenza di una relazione, sia pur con tutte le manipolazioni dei meccanismi di difesa dell’Io.
La “libido” si evolve insieme alle persone che formano la coppia, ma è sempre importante l’esercizio e la consapevolezza.

Domanda
Cosa intende per “libido”?
Mi sembra di capire che non coincide totalmente con la sessualità.

Risposta
Capito bene!
La “libido” non si riduce agli organi sessuali, ma è quell’energia del vivente che si articola in mille investimenti, dall’amore per il gatto all’emozione per il tramonto, dalla cura del tuo uomo o della tua donna all’accudimento dei figli, dal tifo per la squadra del cuore alla passione per il gioco degli scacchi e avanti ancora di questo passo per arrivare allo “amor fati”, l’amore del tuo destino di vivente.

Domanda
Perché da un po’ di tempo associa una canzone di musica leggera al sogno che interpreta?

Risposta
Le canzoni sono prodotti della Fantasia e della Ragione, dei “processi primari” e dei “processi secondari”. Sono veicoli immediati di schemi culturali, di valori sociali e di modi psichici. Trasmettono alla gente comune, il benamato popolo, un “sapere” democratico in cui ritrovarsi e identificarsi attraverso l’emozione della musica. Le canzoni hanno grande diffusione e specialmente in questi ultimi tempi non hanno testi banali: tutt’altro! Comunicano, ironizzano, contestano, dimostrano, raccontano, spiegano, denunciano, insegnano e altro: “sono sempre sul pezzo” del momento storico che considerano. Trattano archetipi come il padre e la madre, l’amore e il desiderio, l’odio e il dolore. Le scuole principali in atto sono la realistica,la surreale e l’ermetica, ma tutte le canzoni si capiscono sempre grazie al collante della musica e della musicalità e soprattutto grazie a chi le ascolta, le interpreta e le significa. Le canzoni hanno il dono di essere “significanti” democratici: tutti quelli che ascoltano, interpretano e rivivono il loro materiale psichico incamerato sul tema. In tanto positivo travaglio notevole è il contributo dei “rapper” con le loro intelligenti e impegnate “rappate”.
Le canzoni sono assimilabili ai “sogni a occhi aperti” e ai “sogni a occhi chiusi” sia per la fattura e sia per il contenuto.
Per il momento mi fermo, ma c’è tanto da aggiungere.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

A proposito della “sublimazione” offro qualche notizia anche per suffragare la domanda dell’acuta lettrice anonima.
Freud aveva individuato questo meccanismo e il suo processo e l’aveva definito una “deflessione” di cariche istintuali dagli originari fini sessuali verso altri propositi più nobili e socialmente utili.
L’istinto sessuale cambiava oggetto e fine e trovava una soddisfazione sostitutiva.
Le cariche istintuali in genere, in particolare quelle sessuali, nelle vicissitudini del loro percorso possono essere desessualizzate attraverso una serie di compromessi in maniera tale che lo loro originaria connessione con i fini istintuali si attenua notevolmente al punto che non si individua.
La Cultura sottrae energie sessuali per destinarle a investimenti sociali, per cui la civilizzazione comporta un grosso sacrificio della sessualità.
La “sublimazione”, finché funziona, ha lo stesso esito di una “rimozione” ben riuscita.
Nella soluzione ottimale della “posizione edipica”, la conflittualità con i genitori, abbiamo la “sublimazione” dell’amore verso il genitore del sesso opposto e la “formazione reattiva” nei confronti dell’angoscia di punizione da parte del genitore dello stesso sesso proprio identificandosi per paura in lui: identificazione nell’aggressore.
Il “maschile” il “femminile” sono il precipitato o il risultato di “sublimazioni” di cariche sessuali e di “formazioni reattive”.
La “sublimazione” allarga i processi mentali e arricchisce l’Io.
Il processo normale e non patologico della “sublimazione” esige la condizione che non sopprima ogni attività sessuale o aggressiva.
Concludendo, la “sublimazione” serve a nuovi scopi pulsionali di tipo sociale e serve a integrare il “Super-Io” con i doveri e le leggi.

A proposito ancora del tema della solitudine e del servizio della donna verso l’uomo che non si ama o che non ama, propongo l’ascolto della canzone di Anna Oxa e la giusta riflessione sul tema.
Vi auguro buon divertimento.

Un’emozione da poco di I. Fossati – Guglielminetti

C’è una ragione che cresce in me
e l’incoscienza svanisce e come un viaggio nella notte finisce.
Dimmi, dimmi, dimmi che senso ha dare amore a un uomo senza pietà,
uno che non si è mai sentito finito,
che non ha mai perduto, mai per me, per me una canzone,
mai una povera illusione un pensiero banale, qualcosa che rimane.
Invece per me, più che normale
che un’emozione da poco mi faccia stare male,
una parola detta piano basta già ed io non vedo più la realtà,
non vedo più a che punto sta
la netta differenza fra il più cieco amore
e la più stupida pazienza.
No, io non vedo più la realtà,
né quanta tenerezza ti da la mia incoerenza.
Pensare che vivresti benissimo anche senza.
C’è una ragione che cresce in me e una paura che nasce.
L’imponderabile confonde la mente
finché non si sente e poi, per me più che normale
che un’emozione da poco mi faccia stare male,
una parola detta piano basta già
ed io non vedo più la realtà, non vedo più a che punto sta
la netta differenza fra il più cieco amore
e la più stupida pazienza.
No, io non vedo più la realtà,
né quanta tenerezza ti da la mia incoerenza.
Pensare che vivresti benissimo anche senza.

 

 

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