CIELO! ANCORA MIO PADRE!

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mio padre era seduto e io ero in piedi.
Mia madre era anche lei in piedi e stava alla mia destra tra me e lui attorno alla nostra tavola rotonda.
Ricordo un battibecco con mio padre.
Lui aveva le braccia conserte e una maglietta bianca a maniche corte.
Ricordo le spalle larghe e, di riflesso, uguali a quelle del mio compagno.
Io scoppio a piangere e lo abbraccio dicendo che ho bisogno di lui, ma lui è impassibile con le braccia ancora chiuse.
Mia madre interviene e gli dice: “dai Dany, non vedi che ti viene incontro, non fare sempre cosi!”
Lui apre le braccia, ma quello che che io sento è tanto freddo, tanto ma tanto freddo perché la reazione di lui era forzata.
A questo punto il sogno si interrompe.”

Questo è il sogno di Marineve.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Ancora la vecchia storia con il padre!
Ma la “posizione edipica” si risolve una buona volta o non si supera mai?
La conflittualità con il padre e la madre, insieme ai bollenti sentimenti d’amore e di odio, si evolve e si compone o resta sempre magmatica e fluorescente?
Essendo una tappa formativa di grande portata emotiva, la “posizione edipica” è sempre in atto e funge da stimolo continuo al miglioramento della “coscienza di sé”. Nel suo essere camaleontica si mischia e si capovolge quando si diventa genitori e nei vissuti edipici dei figli.
Inoltre, i vissuti della relazione con il padre e con la madre contrassegnano la maturazione del “fantasma” del distacco con l’avvicinarsi evolutivo della fine. La “posizione edipica” aiuta a migliorare l’approccio psichico verso la morte perché, rispetto alle altre “posizioni psichiche”, aiuta a elaborare in maniera corretta e meno dolorosa il “fantasma” quasi addomesticandolo e riducendone l’angoscia.
La perdita dei genitori educa al distacco e corrobora gli affetti. Questo è l’ultimo regalo che queste figure archetipiche elargiscono ai figli.
L’origine si lega alla conclusione, l’inizio alla fine, la vita alla morte come opposti che necessariamente si richiamano e si rincorrono.
Ecco perché vado spesso predicando che i genitori sono i simboli delle nostre radici e della nostra identità e che vanno adottati nella loro vecchiaia in preparazione della nostra maturazione psicofisica, piuttosto che essere depositati nei moderni lager delle case di riposo.
Ho titolato il sogno di Marineve “Cielo, ancora mio padre!” proprio per questo ritorno in forma variegata della relazione contrastata della figlia con il padre. Proprio quando si pensa di aver dato ampiamente il proprio tributo al dio padre e alla dea madre, ecco che si presenta in sogno, secondo i nostri bisogni psichici più delicati e profondi, l’immagine del padre e della madre in compagnia dei turbolenti fantasmi che si pensavano acquietati e risolti.
A questo punto è interessante snocciolare il sogno di Marineve.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Mio padre era seduto e io ero in piedi.”

Non c’era modo simbolico migliore di esordire in ossequio al padre.
La figlia è “in piedi” perché è in pieno rispetto e manifesto riconoscimento del padre. “Essere in piedi” attesta della vigilanza dell’Io, della consapevolezza della situazione reale e dell’autorevolezza del caso.
Il “padre” è “seduto” in ottemperanza alla sua collocazione “genitale” e al suo ruolo sociale di capo. Il padre è composto e consapevole del potere che incarna nelle allucinazioni oniriche di Marineve.
Il sacro è seduto anche nell’iconografia, mentre il profano è in piedi e in movimento nella ricerca di un ricettacolo in cui nascondersi e occultarsi.
Il “padre” è simbolo dell’istanza psichica limitante e censurante del “Super-Io”, è archetipo, un simbolo universale, una condizione senza la quale non è possibile la vita e l’ordine sociale.
Questo è quanto vive in sogno Marineve in riguardo al padre e all’autorità sacra attribuita al suo augusto, quanto contrastato, genitore.
Marineve vuole essere sul pezzo di fronte al padre, senza distrarsi dal contesto e senza nulla escludere, pena la sofferenza di un’angoscia da solitudine e da fallimento.

“Mia madre era anche lei in piedi e stava alla mia destra tra me e lui attorno alla nostra tavola rotonda.”

In nome del padre, della madre e della figlia, recita la “triade edipica”.
Prima del 1900 si conosceva la “triade teologica” padre-figlio-spirito santo, la “trilogia” di Sofocle su Edipo e la “triade di Hegel” tesi-antitesi-sintesi.
Si ascrive a merito di Freud avere elaborato e codificato il tragico travaglio di Edipo secondo una psicodinamica universale.
Marineve non si fa mancare niente e ama fare le cose per bene e al completo, senza omissioni e senza dare per scontato alcunché.
Nel suo sogno colloca la “madre”, in cui a suo tempo nel bene nel male si è identificata, come lei “in piedi” accanto al marito e la rappresenta in stato di all’erta e in pieno ossequio del potere maschile. Marineve riconosce la madre come la moglie del padre e la colloca “alla destra” in un ruolo importante ma subalterno, come il Figlio del Padre nella Trinità: “siede alla destra del Padre”.
La “destra” rappresenta simbolicamente la coscienza e la razionalità, l’universo psichico maschile e il potere dell’azione, la realtà e la visibilità, l’evoluzione vitale e la vigilanza.
Il padre di Marineve mantiene un’oscurità psichica e un potere riconosciuto.
Eppure la Madre è un archetipo, il simbolo universale della vita e della morte, per cui meritava una migliore collocazione, quanto meno un paritario riconoscimento.
Niente da fare!
Marineve vive il padre come superiore in qualità e in quantità, in autorevolezza e in autorità rispetto alla figura materna.
Del resto, Marineve è femmina e le risulta enigmatico il tanto invidiato universo maschile del padre. Spesso in un corpo di donna si nasconde una testa di uomo secondo le possibili combinazioni della “posizione edipica”: il potere della seduzione e dell’intelligenza operativa.
“La nostra tavola rotonda” non è quella dei cavalieri della corte di re Artù, ma è un simbolo di giustizia e di democrazia nell’ambito della famiglia. La differenza si attesta soltanto nell’essere seduti o in piedi.
“La nostra tavola” è l’oggetto simbolico del riconoscimento e dello scambio affettivo, della condivisione dei sentimenti e dei ragionamenti, degli insegnamenti e delle decisioni, delle discussioni e delle competizioni.
Anche se la tavola è sguarnita, il simbolo familiare vale lo stesso ed è importante nella sua positività oggettiva.

“Ricordo un battibecco con mio padre.”

Ecco il conflitto con il padre.
Marineve dormiente prepara il sogno a rappresentare con progressione logica ed emotiva gli eventi che urgono e aspirano a essere rappresentati e portati in scena.
Trattasi di una scaramuccia, di una normale e leggera dialettica nel rapporto con il padre.
“Battibecco” è una disputa in parole che esprime un’idea e una convinzione all’interno di un sentimento conflittuale e di uno scambio affettivo contrastato.
“Battibecco” ha una radice simbolica erotica, una schermaglia di pulsioni e di desideri, perfettamente in linea con i vissuti edipici della figlia verso il padre.
“Ricordo” comporta una “regressione” e verte non su un fatto preciso , ma su uno stato d’animo conflittuale costante: una “regressione” implicita nel sognare.

“Lui aveva le braccia conserte e una maglietta bianca a maniche corte.”

Le “braccia conserte” attestano di una chiusura sentimentale, di una difesa dal coinvolgimento emotivo e affettivo. Marineve vive il padre come anaffettivo o non rispondente ai suoi investimenti di “libido” edipica, un padre inadeguato e chiuso nel suo abbigliamento sportivo e giovanile.
Il linguaggio del corpo conferma che “le braccia conserte” sono barriere al cuore e al respiro, al sentimento e all’emozione, al coraggio e all’amore.
In effetti, si tratta di difese psichiche che Marineve proietta sul padre, si tratta della difesa dei suoi bisogni di bambina innamorata e ricca di ormoni e di pulsioni, di desideri e di sentimenti, si tratta di materiale psichico che a suo tempo ha dovuto anestetizzare e, di poi, sublimare nel riconoscimento del padre. Marineve ha desiderato nella realtà la figura paterna e proietta in sogno il patrimonio psichico a cui è stata costretta ad abdicare in base al “principio di realtà” e in offesa al “principio del piacere”.
A conferma di quanto affermato Marineve opera il miracolo regressivo del ringiovanimento del padre: “una maglietta bianca a maniche corte.”
Marineve rievoca il tempo in cui viveva sulla pelle la pulsione e l’emozione verso quest’uomo in carne e ossa che dominava i suoi desideri.
Tutto questo apparteneva all’infanzia, perché adesso il padre è messo in risalto come autorità riconosciuta, “seduto” nella tavola rotonda della casa e vissuto come un uomo anaffettivo.

“Ricordo le spalle larghe e, di riflesso, uguali a quelle del mio compagno.”

Si conferma l’immagine giovanile del padre: “le spalle larghe” classiche del buon tempo virile. Le “spalle larghe” rappresentano la capacità di proteggere e di subire, di abbracciare e di coprire, di contenere sentimenti e valori, emozioni e vezzeggiamenti.
Ma attenzione al “di riflesso” che apre tutta una problematica inquieta e misterica: il padre viene degnamente equiparato al “compagno”.
Il padre e il compagno sono “uguali” nelle “spalle larghe”, il padre e il compagno condividono gli attributi fisici e le corrispondenti doti psicologiche.
Si conferma il comandamento edipico “ti legherai all’uomo che evoca l’immagine e la somiglianza del padre”, a cui fa eco il biblico “sarai sottoposta al desiderio del tuo uomo”, come recita il Genesi dopo il peccato e in condanna della donna Eva.
Ma perché e come avviene questo psicodramma?
La spiegazione si trova nelle “domande & risposte”.
Non resta che procedere nella decodificazione del sogno profetico di Marineve.

“Io scoppio a piangere e lo abbraccio dicendo che ho bisogno di lui, ma lui è impassibile con le braccia ancora chiuse.”

Ecco il trauma nel sogno!
Marineve non si è mai sentita abbastanza amata da suo padre o non le sono bastati quel sentimento e quelle manifestazioni d’affetto che lui ha esternato nell’esercizio quotidiano della vita in famiglia.
Il sogno opera una naturale “regressione” all’infanzia e visita la scena madre dello psicodramma di Marineve e di tante altre infelici bambine: il pianto e l’indifferenza del padre. Il desiderio non è stato esaudito e il pianto è liberatorio e attesta di un amore mancato e infelice. Ma, per fortuna c’è la compensazione dell’uomo simile al padre, almeno nelle caratteristiche essenziali delle “spalle larghe”.
“L’abbraccio” è simbolo di fusione psicofisica, ha una valenza mista, affettiva ed erotica, quel condensato maturato durante il periodo inquieto dell’infanzia e dell’adolescenza.
Il “bisogno di lui”, in specie se verbalizzato dopo l’abbraccio, è pregno di un benefico bisogno di dipendenza dal padre e, di poi, traslato nel suo uomo.
Il “dicendo” condensa una dichiarazione e un dono d’amore: le parole sono i migliori regali che impensabilmente possiamo fare a qualsiasi persona e in specie ai bambini.
Ma ecco che si consuma il dramma dell’anaffettività come nelle migliori tragedie shakesperiane: “ma lui è impassibile con le braccia ancora chiuse.”
“Impassibile” traduce il latino “senza sofferenza” o meglio “senza partecipazione alla sofferenza”.
“Le braccia ancora chiuse” riconfermano la difesa attribuita al padre da un coinvolgimento affettivo, una forma di crudeltà del genitore nei confronti della figlia innamorata.
Risulta ovvia la “proiezione” difensiva di Marineve nell’attribuire al padre la sua forzata anaffettività, la conseguenza di un amore innaturale.
Del resto, Marineve ha dovuto liquidare la “posizione edipica” per legarsi al compagno similare all’ingrato genitore.

“Mia madre interviene e gli dice: “dai Dany, non vedi che ti viene incontro, non fare sempre cosi!”

La madre è alleata: “interviene e gli dice”.
Questo vuol dire che Marineve ha superato il conflitto edipico con lei, ha accettato la sconfitta riguardo la sua pretesa espansionistica sul padre e si è identificata al femminile in lei.
Ecco che la madre può essere tirata in ballo come complice e può suggerire al marito di dare riscontro all’affetto della figlia e di modificare il suo atteggiamento costantemente freddo:“dai Dany, non vedi che ti viene incontro”.
Non c’è niente di male se la figlia è legata a filo doppio al padre, ma la reiterazione del comportamento affettivo,”non fare sempre cosi!”, è da interrompere anche perché è la figlia a venire incontro al padre e non il contrario.
Si evidenzia il potere e il culto del padre nella politica culturale della famiglia.
Marineve si è ravveduta sulla sua collocazione di figlia e non di amante.
Il quadro edipico si è composto al meglio con l’auspicato riconoscimento del padre e della madre, ma resta il micidiale vissuto di anaffettività della figlia. La lacuna e la vacanza affettive sono state del tutto compensate dal suo uomo similare al padre?
Il prosieguo del sogno lo dirà.

“Lui apre le braccia, ma quello che che io sento è tanto freddo, tanto ma tanto freddo perché la reazione di lui era forzata.”

Questa riconciliazione “non s’ha da fare”, come il matrimonio di Renzo e Lucia nella bocca dei “bravi” e riferito a don Abbondio.
La disposizione del padre a riconciliarsi è tentata da Marineve,“Lui apre le braccia”, ma è proprio lei che non è disponibile all’auspicato evento perché il trauma che il padre le ha procurato è talmente forte che non è possibile assolvere e tanto meno compensare: “quello che che io sento è tanto freddo, tanto ma tanto freddo”.
La freddezza climatica equivale simbolicamente a un distacco affettivo e a un trauma precoce legato alla mancanza di protezione e di cura.
Marineve non perdona al padre la forzatura del recupero affettivo, almeno Marineve proietta sul padre la costrizione di fronte alla quale si è venuta a trovare nella sua infanzia e adolescenza di fronte a una scelta del padre che la coinvolgeva in maniera diretta.
Il freddo e la forzatura sono vissuti di Marineve proiettati per difesa nel padre a prescindere da come il padre si sia comportato su questi registri nei suoi riguardi: “la reazione di lui era forzata”.

“A questo punto il sogno si interrompe.”

E’ pericoloso avvicinarsi a spiegare la trama e la consistenza emotiva del trauma e allora la “censura” interrompe il sogno e lo blocca senza cadere nell’incubo.
Il sogno tutela chi sogna e anche in questo caso funziona questa “filogenesi” o amore della Specie umana.
Non funzionano più i “meccanismi di difesa” che formano il sogno come la “condensazione” e lo “spostamento”, i “processi primari” sono andati in tilt e allora il travaglio psichico di Marineve trova qui la sua tregua.

PSICODINAMICA

Il sogno di Marineve svolge la psicodinamica della “posizione edipica” e nello specifico i vissuti in relazione al padre.
L’anaffettività contraddistingue il quadro.
Marineve risolve in maniera fredda un eventuale recupero della figura paterna.
Si profila, inoltre, un trauma che rende inaccessibile affettivamente il padre.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

L’istanza psichica vigilante “Io” è manifesta in “Ricordo”.
L’istanza psichica pulsionale “Es” è presente in “Io scoppio a piangere e lo abbraccio dicendo che ho bisogno di lui, ma lui è impassibile con le braccia ancora chiuse.”
e in “ma quello che che io sento è tanto freddo, tanto ma tanto freddo”.
L’istanza psichica censoria “Super-Io” si presenta in “Mio padre”.
La “posizione psichica edipica” è dominante in tutto il sogno e nello specifico in “Io scoppio a piangere e lo abbraccio dicendo che ho bisogno di lui, ma lui è impassibile con le braccia ancora chiuse.” e in “Mia madre era anche lei in piedi e stava alla mia destra tra me e lui attorno alla nostra tavola rotonda.”

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Marineve usa i meccanismi psichici di difesa dall’angoscia della “condensazione” in “seduto” e in “in piedi” e in “alla mia destra” e in battibecco”,
dello “spostamento” in “spalle larghe” e in “braccia conserte” e in “impassibile” e in “viene incontro”,
della “drammatizzazione” in “dai Dany, non vedi che ti viene incontro, non fare sempre cosi!”,
della “proiezione” in “impassibile ancora con le braccia chiuse” e in “freddo tanto perché la reazione di lui era forzata.” e in “braccia conserte”,
della “coazione a ripetere” in “non fare sempre così”.
Il processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido” non è presente.
Il processo psichico di difesa della “regressione” si manifesta in ”Ricordo un battibecco con mio padre.”

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Marineve mostra nettamente un tratto psichico “edipico”, relazione conflittuale con il padre, all’interno di una “organizzazione psichica reattiva” a prevalenza “genitale”, forte disposizione all’amore donativo materno e agli investimenti affettivi. In questi ultimi Marineve immette contenuti massimi o minimi. In tal modo i coinvolgimenti sono di grande trasporto e calore o formali e freddi.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche presenti nel sogno di Marineve sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “tavola rotonda” e in “battibecco” e in “braccia conserte” e in “abbraccio,
la “metonimia” o nesso logico in “seduto” e in “in piedi” e in “scoppio a piangere” e in “impassibile” e in “viene incontro”,
la “sineddoche” o la parte per il tutto e viceversa in “le braccia conserte” e in “le braccia ancora chiuse”,
la “enfasi” o forza espressiva in “Mia madre interviene e gli dice: “dai Dany, non vedi che ti viene incontro, non fare sempre cosi!”
Nella sua semplicità descrittiva il sogno di Marineve usa tanti simboli e per questo motivo possiede una vena poetica popolare.

DIAGNOSI

Il sogno di Marineve dice di una “posizione edipica” irrisolta e foriera di anaffettività.
Include un trauma di non meglio precisata consistenza e addebitato alla figura paterna.
Marineve pensa di aver sistemato la relazione con il padre, ma emergono lacune non ancora colmate e sanate.

PROGNOSI

La prognosi invita Marineve a portare a termine la presa di coscienza di cosa le è rimasto dentro in riguardo alla relazione affettiva con il padre e a sistemarlo nell’economia psichica in atto con la migliore consapevolezza possibile. Questa operazione è funzionale a una migliore distribuzione dei suoi affetti e a una migliore modulazione degli stessi: risolvere i grandi amori e i grandi odi e distribuire gli investimenti affettivi in maniera non turbolenta.
Il tutto al fine di vivere meglio le relazioni sociali e di avere una degna collocazione tra famiglia e società, tra il vecchio in emersione e il nuovo in prospettiva.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico per Marineve si attesta in una recrudescenza della “posizione edipica” e in un riflesso conflittuale verso figure importanti della sua vita. Le psiconevrosi edipiche sono quelle d’angoscia, istero-fobica con crisi di panico e depressiva.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Marineve è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
Realismo e simbolismo si combinano discorsivamente in maniera equa.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Marineve è il ricordo o l’incontro con il padre o con una figura similare. Nel giorno antecedente si verifica sempre un’esperienza o un vissuto che funge da aggancio alla psicodinamica elaborata nel sogno.
Definisco il sogno “resto notturno” semplicemente perché quello che ricordiamo al risveglio è una minima parte di quello che elaboriamo con i “processi primari” e che purtroppo viene perduto per assenza di memoria. Quanto più siamo svegli nel sonno REM o verso l’alba dopo il sonno profondo e più ricordiamo e, di conseguenza, compiliamo il sogno in maniera logica consequenziale.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità del sogno di Marineve è realistica narrativa.

REM – NON REM

Il sogno di Marineve presenta una consequenzialità logica e simbolica, per cui è stato elaborato in una fase REM mediana, la seconda o la terza, tra le tre le quattro.
Ricordo che nelle fasi REM il sonno è turbolento, mentre nelle fasi NONREM il sonno è profondo e catatonico ossia presenta una caduta del tono muscolare, senza movimenti e spasmi, senza agitazione psicomotoria. La memoria è presente nelle fasi agitate rispetto alle fasi di caduta muscolare e di sonno profondo dove è quasi assente.

FATTORE ALLUCINATORIO

I sensi coinvolti con le corrispondenti allucinazioni nel sogno di Marineve sono i seguenti: la vista, il tatto e l’udito.
La “vista” è allucinata nella gran parte del sogno e nello specifico in “Mio padre era seduto e io ero in piedi.” e nel prosieguo.
Il “tatto” è allucinato in “lo abbraccio” e in “quello che che io sento è tanto freddo, tanto ma tanto freddo”.
L’”udito” è allucinato in “dicendo che ho bisogno di lui” e in “Mia madre interviene e gli dice: “dai Dany, non vedi che ti viene incontro, non fare sempre cosi!”
Il concorso dei sensi o “sesto senso” è allucinato in “scoppio a piangere”.

DOMANDE & RISPOSTE

Il lettore anonimo ha posto le seguenti domande dopo aver letto con curiosità la decodificazione del sogno di Marineve.

Domanda
Sembrava un sogno semplice e invece si è rivelato un sogno complesso.

Risposta
Proprio così!
I sogni non sono mai dei semplici sogni, come le canzoni di musica leggera non sono così leggere come sono definite

Domanda
Marineve si riconcilierà con il padre?

Risposta
Marineve ha in atto con il padre il miglior equilibrio emotivo e affettivo possibile. Riconciliarsi significa migliorare con coraggio la presa di coscienza del trauma a lui collegato e che il sogno lascia intravedere, indica ma non manifesta.

Domanda
Quindi deve fare una psicoterapia o ce la può fare da sola.

Risposta
Buone entrambe, ma da cosa sogna e da come scrive si evince una buona introspezione, frutto di un costante esercizio di analisi e di ricerca. Finché non c’è sintomo, può farcela da sola.

Domanda
Ho notato che lei consiglia poco la psicoterapia contro i suoi interessi globali.

Risposta
Quando non si è motivati e soprattutto non si è motivati da una sofferenza, la psicoterapia è impossibile e, di conseguenza, inutile.

Domanda
Mi può spiegare il titolo?

Risposta
Era comune in passato l’espressione “Cielo, mio marito!” nell’umorismo delle barzellette per indicare la sorpresa in flagranza di un tradimento sessuale. La lettura del sogno mi ha ricordato questo imbarazzante effetto della serie “tutto ritorna e non si risolve”, come le libertà sessuali di matrice poligamica.

Domanda
Quanto influisce il padre e la madre nella scelta del compagno o della compagna?

Risposta
Domanda semplice e doverosa che richiede una lunga ed esauriente risposta.
Il padre e la madre, la “posizione edipica”, ritornano nei sogni più di altri personaggi e li affollano in maniera sorprendente.
Marineve e tutte le donne sono state attratte nell’infanzia dalla figura paterna nel bene e nel male, “fantasma del padre” nella “parte positiva e negativa, e, di conseguenza, hanno introiettato, messo dentro o interiorizzato, l’immagine inquieta dell’uomo fascinoso a cui abbandonarsi e in cui emotivamente perdersi. Di poi, hanno dovuto fare i conti con la frustrazione del desiderio e si sono identificate nella figura materna dopo l’opportuna riconciliazione per il colpo gobbo che volevano infliggere. Hanno mantenuto intatte dentro la “imago” del padre e la pulsione erotica e sessuale annessa e connessa. L’esercizio della vita offre l’incontro fortuito con quell’uomo che, suo bengrado e suo malgrado, rievoca e scatena quell’imago e quelle pulsioni, le farfalline allo stomaco, di cui Marineve e le donne s’innamorano perdutamente e si legano, lasciando gli altri maschi a chiedersi “ma perché ha scelto lui e non ha scelto me”, come dice Max Pezzali nella sua canzone, prodotto
psico-culturale, “La regola dell’amico”. La stessa psicodinamica vale per il maschio nei confronti della madre.

Domanda
Lei dice che si rimane colpiti dall’uomo o dalla donna che evocano l’immagine interiorizzata del padre o della madre.
Ma non è esagerato questo determinismo?
Quale libertà ci resta nello scegliere chi amare?

Risposta
Perfettamente d’accordo!
Sembra che ci resti soltanto una libertà condizionata e non un libero arbitrio e tanto meno una libertà assoluta.
Essere turbati dall’uomo che evoca il padre e dalla donna che evoca la madre secondo l’imago introiettata durante la “posizione edipica” è veramente riduttivo e quasi inumano, quasi da prodotti condizionati dalla Mente e dal Corpo. Effettivamente l’immagine di un uomo angelico, creativo e idealista va a farsi fottere insieme all’immagine metafisica di un uomo figlio di qualcuno d’importante che sta nei cieli.
L’uomo è ridotto a un insieme di schemi da “stimolo e risposta”, un oggetto materiale affetto da un meccanicismo esagerato ed esasperato.
Stimarsi umanamente oggetti di conoscenza è la base di ogni sedicente scienza, al di là delle conclusioni meccaniche o metafisiche.
Tutto si spiega e tutto si può spiegare sempre secondo i principi primi, il metodo di lavoro e il codice interpretativo che il ricercatore pone e fissa.
Anche le conclusioni spirituali e libertarie, finalistiche per l’appunto, si possono comprendere e spiegare.
Tornando alla questione della scelta del partner, aggiungo che, per ridurre il condizionamento delle immagini introiettate, basta avere una buona coscienza di quanto i genitori hanno influito nella formazione psichica: una libertà condizionata.
Risulta che le coppie edipiche sono destinate alla separazione per esaurimento del carburante pregresso, mentre le coppie consapevoli che si scelgono e si esercitano quotidianamente senza pendenze irrisolte arrivano alle nozze di diamante.
Discorsi impegnati, ma ancora aperti.
Ridiamoci sopra con Max Pezzali e la sua “Regola dell’amico” che pone la domanda “ma perché proprio lui che non ha la nostra loquacità”?
La mia risposta è “perché evoca il fantasma edipico del padre”.
Altrimenti spiegatemi voi le farfalline allo stomaco e gli amori impossibili e ineffabili.

Domanda
Potrebbe in futuro rendere più semplici le interpretazioni dei sogni?
Spesso si ripete e non si capisce cosa dice.

Risposta
Ci provo sempre a essere chiaro cercando di non banalizzare, ma vedo che non ci riseco.
Comunque grazie per la richiesta. Ci proverò ancora.

 

 

 

 

“LE CHIAVI DELL’AUTO”

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Sono in una casa che nel sogno è mia, una casa con delle finestre che danno su un precipizio ma con una veduta molto estesa.
Devo uscire con una collega che ha fretta perché deve tornare al lavoro e mi sta aspettando al piano inferiore perché io non trovo le chiavi dell’auto.
Salgo a cercarle e chiudo le finestre che sono però malmesse e non si chiudono bene. Mi preoccupo perché così potrebbero entrare dei malintenzionati.
Dalla finestra vedo arrivare un piccolo aereo che perde quota e cade al suolo vicino a questa mia casa, ma a quanto pare, nessuno si è fatto male.
Mi trovo sempre dentro questa casa nella camera da letto. Non sono sola. Ci sono almeno un paio di persone che si muovono per la stanza… colleghi/e di lavoro.
Un collega, che nella realtà è un uomo mite, con un salto si pone sopra di me che sono semidistesa sul letto vestita mentre leggo un libro, ma è un metro sopra me. Non mi sfiora nemmeno, è come se fosse sospeso nell’aria ed è sorprendentemente nudo.
Mi si propone in modo baldanzoso perché, dice che ha aspettato tanti anni, ma oggi, che è il suo ultimo giorno di lavoro, (in realtà è in pensione da qualche anno) vuole stare con me.
Io rifiuto questa avance in modo pacato, spiegandogli che non mi sembra il caso che abbia questo atteggiamento con me.
Mi giro verso il comodino per accendere la lampada da lettura, ma la luce non si accende… deve essersi bruciata la lampadina.
Scendo a piano terra e trovo le chiavi dell’auto sopra un tavolino vicino all’ingresso.
Come ho fatto a non vederle!
Era proprio lì che dovevano essere; perché non le ho cercate lì da subito?!
In casa vedo anche i miei genitori, a quel punto esco con la mia collega.”

Il sogno è firmato da Lorena.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Quanta fatica e quanto travaglio per essere padroni delle “chiavi” della propria inestimabile “auto”!
Il sogno di Lorena oscilla tra il “narcisismo fallico” di una donna consapevole del suo potere erotico-sessuale e la “libido genitale” di una donna disposta a stare con un uomo senza dimenticare a casa il suddetto potere.
Ho scelto il titolo simbolico suggerito dal sogno, “le chiavi dell’auto”, ma potevo decodificarlo e titolarlo “padrona della mia sessualità” dal momento che “l’auto” condensa la sessualità e le “chiavi” rappresentano il potere fallico-narcisistico della donna consapevole del suo status psichico.
Le “chiavi dell’auto” coniugano la “posizione fallico-narcisistica” e la “posizione genitale”, l’amor proprio nel privato e l’autostima nel sociale, la masturbazione solipsistica e l’amplesso sessuale con un uomo.
Nel bel mezzo di questa sana evoluzione si presentano i “genitori” e la “casa” in cui Lorena ha elaborato i “fantasmi” dell’infanzia e dell’adolescenza, ha maturato le tappe della sua “formazione psichica reattiva”.
Il sogno di Lorena è un saggio psicoanalitico che può spiegare in un consesso di “apprendisti stregoni” lo svolgimento della psicodinamica sessuale e della presa di coscienza edipica, quelle che sboccano naturalmente nell’autonomia psicofisica: un sogno da antologia che combina “posizione fallico-narcisistica”, “posizione genitale” e “posizione edipica”.
Ancora una nota non da poco: il sogno di Lorena viaggia tra passato, presente e futuro, snocciola la dimensione temporale con la semplicità della mente dei bambini per approdare alla conferma che la psiche concepisce soltanto un presente consapevole in atto e proteso verso il passato e verso il futuro, un “breve eterno” e una “durata reale” che determinano la coscienza dell’umana esistenza.
Procedo nell’interpretazione del sogno con la buona intenzione di essere chiaro per divulgare al meglio la metodologia psicoanalitica e senza cadere in semplificazioni eccessive.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Sono in una casa che nel sogno è mia, una casa con delle finestre che danno su un precipizio ma con una veduta molto estesa.”

Lorena esordisce con il simbolo di “una casa” sua nel sogno, il simbolo della sua “organizzazione psichica reattiva”, la condensazione della sua struttura storica e culturale, “una casa con delle finestre” che attestano delle relazioni sociali e della disposizione a lasciarsi andare verso gli altri.
Ma ecco che si presenta una prima caratteristica psichica di Lorena: la perdita depressiva e l’angoscia di abbandono in queste “finestre che danno su un precipizio”. Quest’ultimo è un simbolo di caduta e condensa un “fantasma di perdita”, proprio quello classico che i bambini elaborano in riguardo ai genitori e riassumibile nel seguente concetto: “e se non ci fossero la mamma e il papà?”
Si evince che Lorena è regredita in sogno ai suoi cinque anni e ha recuperato l’angoscia d’abbandono contenuta nel “fantasma di morte” e riferita ai suoi genitori. Lorena si trova nella casa della sua infanzia e della sua adolescenza quando immaginava, oltre che il precipizio della solitudine, anche un mondo insieme agli altri e una vita futura sociale, una prospettiva fatta di “una veduta molto estesa”, di ampi spazi psichici da attraversare e da occupare.
Lorena compensa la solitudine con la socialità ed elabora una consapevole prospettiva prossima e raggiungibile, la veduta di un avvenire immaginato e desiderato.

“Devo uscire con una collega che ha fretta perché deve tornare al lavoro e mi sta aspettando al piano inferiore perché io non trovo le chiavi dell’auto.”

Dopo la “regressione” e il ritorno al passato con presente e prospettiva futura, Lorena si offre nel suo presente di donna che lavora e si relaziona “con una collega che ha fretta”. Questa alleata è sempre donna Lorena che lavora e che si relaziona al ritmo frettoloso della vita moderna e del mondo adulto, una dimensione psichica che si trova nel “piano inferiore”. “Lorena adulta” si sta aspettando nella base concreta della sua pragmatica personalità perché ha voluto visitare in sogno la “Lorena bambina”, quella che “non trova le chiavi dell’auto”, quella che non è padrona della sua sessualità, quella che non ha il “potere fallico-narcisistico” e la “libido genitale”. Trattasi di un passaggio simbolico evolutivo che scende dall’alto verso il basso a testimoniare di una materializzazione acquisita dalla bambina nel diventare donna, trattasi di una passaggio dalla “sublimazione della libido” alla concretizzazione della stessa, di un accantonamento della spiritualità a favore del corpo affetto da “ormonella” e da “libido”.

“Salgo a cercarle e chiudo le finestre che sono però malmesse e non si chiudono bene. Mi preoccupo perché così potrebbero entrare dei malintenzionati.”

“Lorena adulta” visita le radici della sua formazione sessuale e le sublima, le depriva della carica erotica e sessuale come una brava bambina: “salgo a cercarle”.
In questa operazione difensiva Lorena si “preoccupa” seriamente soprattutto delle relazioni sociali e “chiude le finestre”, tenta di chiudersi in casa per la paura del coinvolgimento, è una bambina timida, ma per fortuna “le finestre sono malmesse e non si chiudono bene”.
Preoccuparsi ha una radice etimologica di un’anticipata occupazione spaziale della coscienza da parte della Mente con materiale ansiogeno, parla di una difesa preventiva e di un pregiudizio che blocca le esperienze possibili come quelle che toccano il corpo.
Quale paura rischia di diventare angoscia nel teatro psichico di “Lorena bambina”?
La risposta è immediata: “potrebbero entrare dei malintenzionati.”
Cribbio, chi sono costoro?
Malintenzionato è colui che “dirige la coscienza in maniera maldestra”, colui che occupa spazi altrui per fini egoistici. Nell’infanzia i malintenzionati sono sempre individui malevoli e maligni che offendono la purezza dell’infanzia e in una cultura sessuofobica si tratta di offese inferte al corpo erotico. Lorena aveva introiettato dall’ambiente familiari le giuste paure relazionali e le giuste remore a offrirsi agli altri senza senza le opportune cautele. Ai dettami dell’ambiente si sommano le paure della bambina e il gioco è fatto.

“Dalla finestra vedo arrivare un piccolo aereo che perde quota e cade al suolo vicino a questa mia casa, ma a quanto pare, nessuno si è fatto male.”

La madre di Lorena non è così ingombrante, è “un piccolo aereo” che la figlia non è capace di sublimare per cui lo fa cadere e materializzare a suo fianco senza creare alcun danno psicofisico: nessuno si è fatto male.”. Lorena ha ben sistemato la madre dentro di lei nel corso della sua evoluzione psichica.
Si ripresenta il movimento dall’alto verso il basso, classico del portare a realtà la figura materna senza inopportune nobilitazioni sacrali, una mamma in carne e ossa risolta in maniera indolore. Lorena non ha idealizzato la madre, “a quanto pare”, alla luce dei vissuti di oggi, a quanto appare dentro e fuori di lei. Ritorna il gioco spazio-temporale, dal tempo dell’infanzia all’età adulta, dalla conflittualità edipica all’alleanza dell’età adulta.
Tutto questo è accaduto a Lorena “vicino a questa mia casa”, nel suo sistema psichico relazionale.

“Mi trovo sempre dentro questa casa nella camera da letto. Non sono sola. Ci sono almeno un paio di persone che si muovono per la stanza… colleghi/e di lavoro.”

Inizia l’arduo, quanto naturale, itinerario che porta Lorena al ritrovamento delle “chiavi della sua macchina”: il riepilogo della socializzazione e della sessualità, la modulazione delle relazioni a sfondo erotico e sessuale. Lorena parte dalla sua formazione psichica dell’infanzia, “mi trovo dentro questa casa”, e precisa che si trova “nella camera da letto”, il luogo simbolico dell’intimità erotica e sessuale dove giustamente è in fascinosa condivisione: “non sono sola”. Sicuramente è in buona compagnia di se stessa dal momento che non accusa alcuna titubanza o tanto meno angoscia, dal momento che alcune persone “si muovono per la stanza” secondo natura e senza eclatanza. Lorena rievoca in sogno alcune figure importanti della sua vita affettiva e sessuale.

“Un collega, che nella realtà è un uomo mite, con un salto si pone sopra di me che sono semidistesa sul letto vestita mentre leggo un libro, ma è un metro sopra me. Non mi sfiora nemmeno, è come se fosse sospeso nell’aria ed è sorprendentemente nudo.”

Ecco una classica fantasia erotica dell’infanzia!
Ecco Lorena sognante e in balia dei sensi che allucinano la scena del desiderio!
Ecco un amore sublimato, sempre classico dell’infanzia!
Ecco la figura di un collega mite che trasla la figura maschile che affascinava Lorena adolescente!
Il tutto si snoda secondo il gioco dell’andirivieni “passato-presente”, la psicodinamica temporale che governa e contraddistingue questo prodotto psichico di una “Lorena bambina” compiaciuta nel suo libro da leggere e nel mondo adulto da desiderare: “sono semidistesa sul letto vestita mentre leggo un libro”.
La difesa della “sublimazione della libido” è ben espressa nell’essere “un metro sopra di lei” e sospeso nell’aria.
La pulsione erotica è evidente nell’uomo mite e “sorprendentemente nudo” sopra di Lorena.

“Mi si propone in modo baldanzoso perché, dice che ha aspettato tanti anni, ma oggi, che è il suo ultimo giorno di lavoro, (in realtà è in pensione da qualche anno) vuole stare con me.”

L’evoluzione psicofisica ha un prezzo e un travaglio: le emozioni e i desideri che scendono dalle stelle, “de sideribus”, e che si realizzano dopo tanta attesa. Ancora il tempo governa il ritmo onirico di Lorena che ha aspettato tanti anni, ma oggi si è liberata e sa parlare d’amore e sa concretizzarlo in esperienze vissute.
Lorena trasla ancora una volta “se stessa” bambina nella “se stessa” adulta e proietta nel collega la sua mitezza nel desiderare e la sua baldanza nel proporsi e godere.

“Io rifiuto questa avance in modo pacato, spiegandogli che non mi sembra il caso che abbia questo atteggiamento con me.”

La difesa dal coinvolgimento erotico di Lorena è basata sulla “razionalizzazione”, “spiegandogli” ossia “spiegandosi” che certe cose non si devono fare perché, più che essere impossibili, sono impraticabili. “Lorena adulta” mette le barriere razionali per difendersi dai coinvolgimenti improvvidi e sconvolgenti dell’adolescenza.
“Atteggiamento” è simbolica postura psichica, modo di essere desiderante in atto: imbarazzo di Lorena di fronte ai moti del suo corpo e ai voli del suo desiderio.
“Rifiuto” è simbolica alienazione del proprio corredo dei sensi: tutte difese di allora e paure di oggi, sempre secondo l’andata e il ritorno del magico tempo psichico.

“Mi giro verso il comodino per accendere la lampada da lettura, ma la luce non si accende… deve essersi bruciata la lampadina.”

Lorena si trova nel piano superiore della sua casa a rievocare la sua infanzia erotica e desiderante, una serie di vissuti inserita in un sistema pericoloso di relazioni con se stessa e con gli altri. Lorena è costretta a passare dall’adolescenza alla giovinezza e con il trascorrere del tempo è costretta maturare le sue prime prese di coscienze, ad “accendere la lampada da lettura, ma” fortunatamente la ragione lascia spazio ai sensi e alle pulsioni, “la lampadina deve essersi bruciata”.
Lorena ha mantenuto in esercizio ragione ed emozione, non ha ucciso la fantasia e ha continuato a scrivere e a leggere sensualmente i suoi libri, le sue esperienze di vita e di vitalità.

“Scendo a piano terra e trovo le chiavi dell’auto sopra un tavolino vicino all’ingresso.”

Evviva la concretezza!
Lorena si sveglia dal tormento incantato dei sensi durante l’adolescenza e “scende a piano terra”, punta da donna alla consapevolezza della sua “libido fallico- narcisistica” per poi passare all’esercizio del potere seduttivo ed erotico, “le chiavi dell’auto” che necessariamente per la simbologia del sogno devono trovarsi in basso e “all’ingresso”, prima di uscire nel mondo sociale e adulto. Acquisita la consapevolezza, donna Lorena è pronta a investire la sua “libido genitale”.

“Come ho fatto a non vederle! Era proprio lì che dovevano essere; perché non le ho cercate lì da subito?!

La coscienza di sé” ha i suoi tempi e richiede una giusta valutazione dell’Io, un’adeguata acquisizione della sintesi tra senso e ragione. Ogni tempo ha i suoi occhi e le sue consapevolezze, le sue viste e le sue vedute, i suoi desideri e le sue ambizioni.
“Ogni cosa al suo posto e il suo posto a ogni cosa” recitava e recita ancora una benemerita iscrizione nel muro dell’officina di un contadino ordinato: “Era proprio lì che dovevano essere;”.

“In casa vedo anche i miei genitori, a quel punto esco con la mia collega.”

Molto bello e molto umano questo passaggio conclusivo di un sogno intenso e pacato, a conferma dei tanti conflitti vissuti e risolti, le classiche psicodinamiche familiari e relazionali. Lorena esce di casa congedandosi dai suoi genitori senza recriminazioni perché è arrivata “a quel punto”, il punto giusto della sua autonomia psichica.
Buon viaggio, Lorena, nel cammino della tua vita!
Ah, dimenticavo!
“La mia collega” è l’immagine ideale e il rafforzamento dell’immagine di sé.

PSICODINAMICA

Come ho detto in precedenza, il sogno di Lorena è un breve saggio psicoanalitico che può spiegare in un consesso di strizzacervelli lo svolgimento della psicodinamica sessuale e della presa di coscienza edipica, quelle che sboccano naturalmente nell’autonomia: un sogno da antologia che combina “posizione fallico-narcisistica”, “posizione genitale” e “posizione edipica”.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Lorena usa le istanze psichiche “Io”, “Es” e “Super-Io”.
La vigilanza razionale “Io” si manifesta in “sono” e “devo” e “salgo” e “vedo” e “mi trovo” e “io rifiuto” e “mi giro” e “scendo”.
La pulsionalità Es” è evidente in “con delle finestre che danno su un precipizio” e “io non trovo le chiavi dell’auto.” e “un piccolo aereo che perde quota e cade al suolo” e “nella camera da letto. Non sono sola.” e “con un salto si pone sopra di me” e “come se fosse sospeso nell’aria ed è sorprendentemente nudo.” e “la luce non si accende… deve essersi bruciata la lampadina”.
La censura morale limitante “Super-Io” si manifesta in “Io rifiuto questa avance”.
La posizione psichica “fallico-narcisistica” si mostra in “ io non trovo le chiavi dell’auto.”
La posizione psichica “genitale” si riscontra in “trovo le chiavi dell’auto sopra un tavolino vicino all’ingresso” e “a quel punto esco con la mia collega.”
La posizione psichica “edipica” si evidenzia in “Dalla finestra vedo arrivare un piccolo aereo che perde quota e cade al suolo vicino a questa mia casa, ma a quanto pare, nessuno si è fatto male” e in “In casa vedo anche i miei genitori,”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Lorena usa i seguenti meccanismi e processi psichici di difesa dall’angoscia:
la “condensazione” in “casa” e “finestre” e “precipizio” e “chiavi dell’auto” e “piccolo aereo” e “sopra di me” e “stare con me” e in altro,
lo “spostamento” in “camera da letto” e “malintenzionati” e “accendere la lampada” e “bruciata la lampadina” e in altro,
la “figurabilità” in “una casa con delle finestre che danno su un precipizio ma con una veduta molto estesa.” e “Dalla finestra vedo arrivare un piccolo aereo che perde quota e cade al suolo vicino a questa mia casa,” e “con un salto si pone sopra di me che sono semidistesa sul letto vestita mentre leggo un libro, ma è un metro sopra me” e “In casa vedo anche i miei genitori, a quel punto esco con la mia collega.”,
la “drammatizzazione” in “Mi si propone in modo baldanzoso” e “Come ho fatto a non vederle! Era proprio lì che dovevano essere; perché non le ho cercate lì da subito?!”
la “traslazione” in “Un collega, che nella realtà è un uomo mite”,
la “proiezione” in “Mi si propone in modo baldanzoso perché, dice che ha aspettato tanti anni, ma oggi, che è il suo ultimo giorno di lavoro, vuole stare con me.”
la “sublimazione” in “Salgo” e “sono semidistesa sul letto vestita mentre leggo un libro ma è un metro sopra me. Non mi sfiora nemmeno, è come se fosse sospeso nell’aria ed è sorprendentemente nudo.”
la “regressione” in “Sono in una casa che nel sogno è mia” e “Salgo a cercarle e chiudo le finestre che sono però malmesse e non si chiudono bene. Mi preoccupo perché così potrebbero entrare dei malintenzionati”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Lorena evidenzia un prospero tratto “fallico-narcisistico” all’interno di una cornice “genitale”. Il sogno sviluppa il passaggio evolutivo degli investimenti di “libido” verso la formazione di una “organizzazione psichica genitale”. Lorena ha espresso in sogno uno spezzone significativo della sua maturazione da adolescente a donna.

FIGURE RETORICHE

Il sogno di Lorena forma le seguenti figure retoriche:
la “metafora” o relazione di somiglianza in “casa” e “finestre” e “precipizio” e “chiavi” e “aereo” e “camera da letto”,
la “metonimia” o nesso logico in “auto” e “piano inferiore” e “malintenzionati” e “sopra di me” e “sospeso nell’aria” e “accendere la lampada” e “bruciata la lampadina”,
la “enfasi” o forza espressiva in “Come ho fatto a non vederle! Era proprio lì che dovevano essere; perché non le ho cercate lì da subito?!”.
La ricchezza del simbolismo dona colore poetico alla prosa lineare del sogno di Lorena.

DIAGNOSI

La diagnosi dice di un passaggio evolutivo, andato a buon fine, dal potere narcisistico solipsistico all’offerta di sé e alla condivisione genitale.

PROGNOSI

La prognosi impone di rafforzare costantemente le acquisizioni in atto e lo stimolo alla conquista di ulteriori traguardi senza nulla perdere e con tutto da guadagnare.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in un ritiro degli investimenti di “libido genitale” con la conseguente regressione e chiusura nel carcere narcisistico.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Lorena è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
Il “simbolismo” prevale e domina il prodotto psichico di Lorena.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Lorena si attesta in uno stimolo del giorno precedente che riguardava una riflessione o un vissuto di benessere psicofisico.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità del sogno di Lorena è nettamente simbolica.

REM – NONREM

Il sogno di Lorena si è svolto nella fase seconda o terza del sonno REM alla luce del suo dominante simbolismo e della sua pacata formulazione.

FATTORE ALLUCINATORIO

I sensi allucinati nel sonno di Lorena sono i seguenti:
la “vista” in tutto il sogno e nello specifico “Dalla finestra vedo arrivare un piccolo aereo” e in “In casa vedo anche i miei genitori” e in “Come ho fatto a non vederle!”,
“l’udito” in “Mi si propone in modo baldanzoso perché dice”.
Allucinazioni globali e complesse da “sesto senso” non sono presenti a causa della pacatezza narrativa del sogno.

DOMANDE & RISPOSTE

La lettrice anonima ha formulato le seguenti domande dopo aver attentamente esaminato la decodificazione del sogno.
Domanda
Finalmente un sogno bello e buono.
Risposta
Tutti i sogni sono belli e buoni, “belli” perché sono formulati dal nostro “poeta dentro” che usa i “processi primari”, “buoni” perché indicano e insegnano, formulano e integrano, contribuiscono alla presa di coscienza e alla riparazione dei traumi.
Domanda
Ma Lorena sta proprio tanto bene o ha ancora qualche problema irrisolto?
Risposta
Per quello che riguarda il sogno, Lorena è arrivata a questo traguardo dopo un giusto travaglio. Che si goda questa contingenza positiva e questo equilibrio psicosomatico! Dentro di lei ci sono altre battaglie da vivere e altri traguardi da raggiungere. Il benessere psichico non consiste nell’assenza di preoccupazioni e di ansie e di angosce, “atarassia”, ma nella migliore consapevolezza della propria storia e organizzazione psichica. Meglio essere un Socrate insoddisfatto che una maiale soddisfatto.
Domanda
Perché Lorena viaggia in sogno tra passato, presente e futuro?
Risposta
Lorena usa in sogno la dimensione temporale con una familiarità inconsueta, ma, in effetti, non si sposta dal “presente psichico in atto”. Si sporge dal presente verso il passato che colloca in alto e verso futuro che colloca in basso, ma oscilla sempre in un “presente” spazialmente rappresentabile in un piano ben definito ed equilibrato.
Domanda
Lei dice che il tempo nella psiche non esiste e addirittura anche lo spazio. Che vuol dire?
Risposta
Freud aveva detto chiaramente che la questione “spazio e tempo” per la psiche era tutta da risolvere e che l’attività psichica era possibile al presente, quando anche il materiale inconscio veniva riportato alla coscienza. La consapevolezza è del presente sia che verta sul già vissuto e sia che verta sull’aspettativa. Agostino diceva la stessa cosa per l’anima cristiana.
Domanda
Cosa trova Lorena uscendo fuori di casa con l’amica e con le chiavi della sua auto?
Risposta
Trova un mondo di persone e di cose dove esercitare la sua “libido genitale” in concorso con le altre forme di maturazione psichica che ha sperimentato e portato in evoluzione.
Domanda
Non capisco, mi spieghi.
Risposta
Adesso Lorena è attrezzata al meglio possibile per le relazioni amorose e lavorative perché ha il narcisismo dell’amor proprio e la consapevolezza di donna, può scegliere e prendersi cura quotidianamente dell’oggetto d’amore, sa quello che la fa star bene e può chiederlo e procurarlo.
Domanda
Oggetto d’amore è il suo uomo?
Risposta
Certo, ma non necessariamente, perché sarebbe restrittivo. Oggetto d’amore è qualsiasi “investimento di libido” fortemente emotivo e adeguatamente consapevole.
Domanda
Perché l’aereo è simbolo della madre?
Risposta
E’ un contenitore e somiglia a un grembo gravido. In ogni modo tutto ciò che riceve e contiene si ascrive simbolicamente al corredo dell’universo femminile, così come tutto ciò che viola e incide appartiene al corredo psichico maschile.
Domanda
Quanti simboli conosce?
Risposta
Circa trentamila. Spero di ultimare al più presto il mio “dizionario psicoanalitico dei simboli onirici”.
Domanda
E il Natale che simbolo è?
Risposta
Appartiene all’archetipo o simbolo universale della “Madre” in quanto rievoca l’eterno naturale “nascere”: etimologia latina da “gnatum” e “gignere”, generare, di poi “natum”, nato.
Domanda
A proposito, allora buon Natale.
Risposta
Grazie e a tutti i miei affezionati marinai auguro una riflessione sull’origine mentre ubbidiscono volentieri alle tradizioni donative e culinarie. Il Natale è proprio una festività “genitale” perché si investono affetti e si scambiano sentimenti d’amore. E se avete una mamma ancora viva e vegeta, abbracciatela e struccatela anche da parte mia fino al punto di farla sentire viva dentro e fuori.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

La conclusione del sogno di Lorena è particolarmente bella e significativa: “In casa vedo anche i miei genitori, a quel punto esco con la mia collega.”
Esce di casa munita di chiavi e si separa dai genitori. Questo è un passaggio comune ai viventi umani che si emancipano in maniera tardiva dalle proprie radici.
Trovare una canzone di musica leggera adeguata è stato facile tenendo in considerazione la gioia di vivere in atto della donna Lorena e la dipendenza dal passato edipico della bambina Lorena: Alessandra Amoroso e la sua enigmatica e musicale “Vivere a colori” firmata da Elisa da Pordenone.
A suo tempo ho decodificato questo testo riscontrando l’esaltazione della “posizione edipica”.
Ripropongo la canzone e riproporrò quanto prima l’interpretazione.

 

 

L’ORGASMO MANCATO

LA LETTERA

“Salve,
vorrei chiederle gentilmente l’interpretazione di un sogno ricorrente perché non riesco a capire cosa può significare.
Mi è capitato di fare due sogni in cui il mio compagno non è riuscito a raggiungere l’orgasmo.
Vorrei darle un’informazione che potrebbe avere a che fare con questi sogni: la prima volta che abbiamo avuto un rapporto sessuale, inizialmente lui non è riuscito a raggiungere l’orgasmo. Non ci sono rimasta molto bene e allo stesso modo ci sono rimasta male e mi sono infastidita anche nei sogni.
La prego gentilmente di togliermi questo dubbio.
La ringrazio in anticipo.
Cordiali saluti da Alexa”

CONSIDERAZIONI

Ho pubblicato la lettera e ho preferito non estrapolare il sogno, che di per se stesso è brevissimo, per avere la possibilità di intervenire sul dato reale del mancato orgasmo o sintomo della “eiaculazione ritardata”, sul dato simbolico del sogno di Alexa e sul tentativo di risolvere il fastidio e il dubbio: tre piccioni con una fava non è roba di tutti i giorni.
In questo modo, inoltre, introduco di buon grado nel mio “blog” una nuova prospettiva, la lettura e l’interpretazione psicodinamica di un sintomo secondo la metodologia psicoanalitica che governa anche il sogno.
Una domanda è necessaria.
Quale relazione esiste tra sintomo dell’eiaculazione ritardata e il sogno dell’eiaculazione ritardata, tra l’’episodio occorso al compagno e il sogno di Alexa?
La risposta è immediata: sintomo e sogno condividono, secondo le teorie freudiane, la radice nella dimensione psichica inconscia o “Inconscio”.
L’eiaculazione ritardata ha una radice psichica profonda e una psicodinamica traumatica che emerge durante il rapporto sessuale impedendo l’eiaculazione per eccesso di tensioni nervose che non blocca necessariamente l’erezione, ma produce un’anestesia parziale sul pene proprio riducendo la sensibilità.
Il “fantasma” non inficia i corpi cavernosi, ma la sensibilità erotica dell’asta.
Il sogno è secondo Freud l’appagamento di un desiderio rimosso. La “rimozione” è il meccanismo principe di difesa dall’angoscia che svolge la funzione protettiva di distrarre dalla coscienza, volgarmente di dimenticare, un vissuto traumatico e ingestibile per la forte carica nervosa che contiene e scatena. Durante il sonno cessa la vigilanza dell’Io e affiora dal profondo sotto forma di allucinazione il desiderio che si realizza per via traslata.
Sintomo e sogno hanno sede e radice nell’Inconscio in quanto materiale psichico rimosso perché traumatico.
Il primo si manifesta nel corpo e segnala un disturbo della funzione neurovegetativa come l’eiaculazione in questo caso, il secondo si manifesta normalmente nel sonno e si formula secondo i meccanismi del “processo primario” esprimendo la situazione psichica in atto.
Nel sintomo c’è un “fantasma” a monte, nel sogno c’è una parte della nostra “formazione psichica reattiva”, della nostra storia psichica per meglio intenderci.
Sulla dimensione psichica inconscia c’è tanto da dire e da obiettare, ma questa sintesi serve soltanto per chiarire la questione.
Si può procedere con lo sviluppo dei temi prefissati: la decodificazione dei sogni e del sintomo, in conclusione la prognosi.

I SOGNI

“Mi è capitato di fare due sogni in cui il mio compagno non è riuscito a raggiungere l’orgasmo.”

Alexa sogna che il suo compagno durante il rapporto sessuale non eiacula e non raggiunge l’orgasmo.
L’eiaculazione e l’orgasmo rappresentano simbolicamente la capacità di lasciarsi andare ai moti naturali del sistema neurovegetativo, al corto circuito dei sensi e all’emissione dello sperma.
Ma non basta.
L’eiaculazione in coppia e nel coito rientra nella “posizione psichica genitale” proprio perché esprime una “libido” relazionata con la donna e composta di sensi e di sentimenti, di carezze e di doni, di cure e di premure: una “libido genitale” per l’appunto.
L’eiaculazione e l’orgasmo attestano di una buona conoscenza del proprio corpo e delle sue funzioni più nobili come la sessualità, manifestano una buona confidenza con l’apparato sensoriale e un desiderio di lasciarsi andare a “dove ti porta il sesso”.
Denota, inoltre, l’assenza di traumi psichici a forte contenuto emotivo che potrebbero ostacolare la corretta e naturale funzione orgasmica ed eiaculatoria.
Ma il sogno è di Alexa, lo ha fatto Alexa e allora cosa vuol dire?
Alexa teme che il suo uomo sia in crisi con lei nella sfera più delicata come quella intima, teme di non essere abbastanza eccitante per il suo uomo e di non essere capace di farlo abbandonare all’orgasmo più disinibito.
Alexa in sogno sviluppa i suoi “fantasmi” d’inadeguatezza e d’inferiorità nei riguardi del maschio.
Alexa fa suo un problema squisitamente maschile e del suo compagno nel caso specifico.

IL SINTOMO

“la prima volta che abbiamo avuto un rapporto sessuale, inizialmente lui non è riuscito a raggiungere l’orgasmo.”

Il mancato orgasmo e l’eiaculazione ritardata, nel momento in cui viene esclusa la causa organica o neurologica o anatomica o chimica, sono disturbi psicosomatici diffusi.
La psicodinamica è la seguente: eccesso di autocontrollo per paura profonda di abbandonarsi alle pulsioni del corpo e di affidarsi alla donna. Il “fantasma”, l’ emozione profonda, che insorge nel coito è quello della madre e nello specifico della “parte negativa” della madre. L’uomo è controllato e teme di lasciarsi andare nell’eiaculazione perché la vive come una perdita dei sensi, uno svenimento e una disposizione alla volontà degli altri, per cui si punisce non concedendosi il piacere e non concedendo alla donna il piacere di una condivisione erotica.
A livello affettivo la mancata eiaculazione attesta di un trauma pregresso nell’affidamento alla madre e di un blocco in atto nella donazione di sé alla donna.
Il “fantasma” in movimento rievoca una figura materna che interferisce con i suoi divieti e le sue censure proprio nel godimento sessuale e nella modalità di affidamento affettivo. Non si tratta di soggetti che non sanno amare, ma di persone che sanno coinvolgersi in tutto e per tutto e che mantengono sempre un margine di autonomia anche nelle situazioni meno indicate.
Si tratta di soggetti che hanno strutturato un “Super-Io”, istanza psichica censoria e limitante, molto rigido e si puniscono dell’odio represso verso la madre, proprio decurtando la “libido genitale” che, di per se stessa, non è adeguatamente maturata a causa dell’influenza negativa del “fantasma della madre”.
L’eiaculazione ritardata consente inizialmente alla donna il vantaggio di arrivare al suo orgasmo senza difficoltà, ma, di poi, subentra il “fantasma” dell’inferiorità e dell’inadeguatezza a rovinare la festa. Il partner, da parte sua, avverte l’inadempienza psichica e fisica, per cui matura stress e angoscia per non sapere cosa gli sta succedendo.
In tal modo subentrano i guai per la coppia sotto forma di incomprensioni e di fuga dal problema.
Se la donna dice a se stessa “io non gli piaccio e non lo eccito”, il maschio si chiede il motivo per cui deve stare in un rapporto che gli crea sofferenza psichica e fisica.
La relazione è destinata a chiudersi in maniera anonima.

L’EFFETTO

“Non ci sono rimasta molto bene e allo stesso modo ci sono rimasta male e mi sono infastidita anche nei sogni.”

La risposta al quesito è stata data, ma ripeterla è utile e proficuo per prendere le contromisure.
La reazione emotiva di Alexa al sintomo del suo compagno e al suo sogno dipende dalla sua “formazione psichica reattiva”, dalla sua storia e struttura psichiche.
Nello specifico Alexa è chiamata a rivedere l’identificazione psichica femminile nella figura materna e la conflittualità con la figura paterna legata alla sua “posizione edipica”. Una madre vissuta come “debole” e un padre vissuto come “forte” strutturano una relazione edipica conflittuale per la figlia che deve identificarsi nella madre e non è rassicurata in questo dall’apprezzamento paterno.
Alexa si mette in discussione perché non è sicura di sé e del suo potenziale erotico e confonde un problema di lui con un suo problema.

L’AUSPICIO

“La prego gentilmente di togliermi questo dubbio.”

Il dubbio è la madre di ogni verità.
I Greci antichi lo chiamavano “scepsi” intendendo una forma di conoscenza aperta a nuove prospettive e, quindi, non assoluta.
Dalla “scepsi” conseguì la scuola filosofica immortale dello “Scetticismo”, una scuola che è una dimensione umana, che si traduce nel raggiungimento di una verità contingente, di quel tempo e di quel momento, una conoscenza in attesa di una verità più larga e comprensiva.
Il tutto avviene sempre nel disdegno di una verità unica, indiscutibile e assoluta.
Il dubbio di Alexa si cura con la “consapevolezza” di cosa si tratta e con una migliore “coscienza di sé” e della propria “formazione psichica”.
Non esistono farmaci o miracoli o operazioni extra e paranormali che risolvono la dialettica personale e di coppia, nonché le dinamiche psicosomatiche.
Le cause sono dentro di noi e nei nostri vissuti, nei nostri mille fantasmi e nei nostri mille ragionamenti.

PROGNOSI

Episodi di eiaculazione ritardata sono normali o addirittura desiderati nella carriera sessuale di ogni maschio per i vantaggi narcisistici di virilità che offrono e per il gusto prolungato della propria e altrui “libido”.
Il dettame sessuale maschile è il seguente: “che sia duro e che duri”, rigidità e durata. Su questo imperativo anche la donna è d’accordo.
Nel caso di Alexa è normalissimo e dipende anche dall’emozione legata alla “prima volta” e al mito che sulla “prima volta” costruiamo e si costruisce in tutte le culture.
Alexa si tranquillizzerà risolvendo la sua insicurezza con la stima adeguata del suo prestigio seduttivo ed erotico e non lasciando evocare dal problema psicosomatico contingente del suo compagno il suo “fantasma edipico”.
Del resto, quando si va e si viaggia in coppia, si mette in discussione la “formazione psichica reattiva”, il “come siamo” basato sul “come eravamo” e sul “come saremo”.

DOMANDE & RISPOSTE

La lettrice anonima ha posto le seguenti domande a beneficio di Alexa e di tutti coloro che immancabilmente si trovano e si troveranno in similari situazioni.

Domanda
Alexa si deve preoccupare di questa situazione?

Risposta
Non ha motivo di preoccupazione in base a quello che ha comunicato.

Domanda
Ma questi “fantasmi” cosa sono?

Risposta
Sono vissuti e conoscenze a forte contenuto emotivo e formate dalla modalità di funzionamento della nostra Mente dalla nascita a tutta l’infanzia: i “processi primari” che poi si usano nel sogno.

Domanda
Non capisco. Ho bisogno di un esempio.

Risposta
Se io grido “mamma, mamma” questo è un “fantasma”, una conoscenza personale molto carica di emozione e di angoscia, quella del bambino che teme di essere abbandonato.
Se io dico che la mamma è “colei che mi ha generato” si tratta di una conoscenza razionale, un concetto abbastanza freddo quanto logico e universale.
Sono stato chiaro?

Domanda
Sì, ma questi fantasmi li elaboriamo soltanto da bambini?

Risposta
Assolutamente no!
I “processi primari” fortunatamente ce li portiamo dietro per tutta la vita e ci garantiscono la giovinezza psichica e la salute mentale se li usiamo con la consapevolezza della loro bontà creativa ed emotiva.
I sogni e le attività artistiche sono manifestazioni del “processo primario” o Fantasia, ma anche le operazioni più razionali e concrete hanno la loro radice nell’Immaginazione e nella Fantasia. Tutto quello che si fa, si è in precedenza immaginato.
Qualcuno ritiene che la nostra formazione psichica è il “precipitato dei nostri fantasmi”, ma questa è una teoria difficile da spiegare.

Domanda
L’eiaculazione “ritardata” è preferibile all’eiaculazione “precoce”?
So che è una domanda sciocca, ma la faccio lo stesso.

Risposta
Hanno psicodinamiche diverse. La “precoce” produce una forte frustrazione, la “ritardata” produce un’ambigua sofferenza. Meglio far godere la propria donna con una prestazione prolungata, piuttosto che andare in bianco in due. Da questo punto di vista pragmatico posso essere d’accordo con i fautori della “ritardata”, nonostante il dato clinico che quest’ultima è più dura da curare.

Domanda
Come si cura?

Risposta
Con la psicoterapia psicoanalitica, ovviamente, dopo avere escluso le cause organiche e chimiche.

Domanda
Le sostanze stupefacenti fanno bene all’amore?

Risposta
Assolutamente no!
Fanno tanto danno soprattutto fisico, distruggono i neuroni deputati all’erezione e all’eiaculazione e ostacolano le sinapsi.

Domanda
La sessualità è una buona e naturale droga?

Risposta
Pienamente d’accordo.

Domanda
Neanche un calice di “prosecco” o un bicchierino di “grappa”?

Risposta
L’effetto mentale dell’alleato e del rafforzamento psichici non ha mai fatto male a nessuno.
Si pensa che aiutino a disinibirsi e a coinvolgersi riducendo le paure e le resistenze. In effetti, eccitano il sistema nervoso in maniera accettabile e rafforzano la sensibilità globale.
Affare fatto!

Domanda
Mi può fare un identikit psichico dell’eiaculatore precoce e ritardato?

Risposta
Bella richiesta!
Nell’esaudirla preciso che si tratta di una simbologia sintetica che verte sulle radici psichiche e relazionali del sintomo nel delicato periodo dell’infanzia.
Il “precoce” si può raffigurare in un bambino di tre anni che vive una relazione seduttiva con la madre e che matura odio verso il padre. La “colpa” e la “castrazione” saranno più dure e si manifesteranno emotivamente nella vita sessuale per via traslata.
Il “ritardato” si può raffigurare in un bambino di tre anni che vive una relazione di alleato con la madre e di manipolazione in funzione antipaterna.
Nel primo caso è il “fantasma del padre” a procurare il corto circuito, nel secondo caso è il “fantasma della madre” a maturare il mancato affidamento al divenire neurovegetativo del corpo e alla donna, nonché l’anestesia parziale dell’asta e la riduzione del coinvolgimento.
Nessuna accusa alle madri e ai padri.
Si tratta di vissuti dei figli.
E’ anche vero che una madre provvida e un padre fausto, quando si relazionano con i figli, devono anche capire cosa stanno investendo e come lo stanno facendo, nonché cosa possono procurare e muovere nel loro cuoricino.
La superficialità e l’eccesso sono sempre brutte compagne di strada.

Domanda
L’Inconscio esiste o non esiste?
Ne ha accennato all’inizio nelle Considerazioni.

Risposta
La Filosofia dell’Io e della Ragione insegna che tutto ciò che non cade nella Coscienza non esiste e non può essere dimostrato. Io seguo questa teoria, per cui si può ammettere a ragion veduta una dimensione psichica profonda, non presente nella Coscienza per l’impossibilità di essere contenuta e tenuta in atto, ma che può essere ridestata e richiamata, un “Subconscio” giustificato ma non un “Inconscio” vicino alla magia e alla superstizione.

Domanda
Quale canzone ha scelto per questo sogno?

Risposta
E’ opportuno l’approccio ironico e satirico della grande Nina Zilli sul tema del ritardo in “Quanto mi hai fatto fare tardi”.
Tratta di un uomo che seduce a metà o forse neanche un quarto.
In passato sempre sullo stesso tema Mina aveva cantato per un certo Renato “mi porti al cinema e guardi il film”, destando la censura dei preti nelle prediche domenicali e l’accusa di essere una “porcellona”.
Nina oggi accusa il maschio che “se l’amore è una partita, noi siamo rimasti sopra gli spalti” e ancora “quanto mi hai fatto fare tardi per guardare l’alba e poi neanche mi guardi”.
Che figura!
Comunque vi auguro un buon sorriso, quello che fa buon sangue.

 

“LA SUBLIMAZIONE DELLA LIBIDO”

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Essendomi appena lasciata con il mio compagno decido di andare a prendere i miei effetti personali.
Mi reco quindi a casa sua, entro nel cortile dove c’è una grande pergola d’uva e sopra delle piante rampicanti.
Vi sono due fili di quelli dove si stendono la biancheria ad asciugare, uno molto in alto a circa quattro metri e un altro molto basso.
Sopra vi è stesa la mia biancheria intima, anzi no, costumi da bagno: sopra tutti i reggiseni e sotto tutti gli slip.
Decido allora di cominciare da sopra che è più difficoltoso.
Isso una scala a pioli in legno e salgo.
Quando sono sopra, ho molta paura perché la scala è traballante e poco stabile ed è appoggiata a dei rami di piante rampicanti.
Quando mi accingo a tirar giù i reggiseni, mi rendo conto che sono molto brutti e mi sembra quasi impossibile che sia roba mia.
Ce n’è uno rosso bordò, uno rosso e nero e sono tutti molto sbiaditi.
Poi controllo giù gli slip e vedo che sono altrettanto brutti, a parte uno con lo sfondo bianco e dei fiori azzurri e tutto il contorno nero che è molto carino, ed un altro simile con del pizzo nero.
I reggiseni sono attaccati per le bretelle al filo con due o tre mollette di legno.
Ma perché cavolo avrò messo tutte queste mollette se adesso faccio così fatica a staccarli?
Mi devo tenere con una mano alle piante rampicanti e con l’altra devo staccarli, mi sento sempre più in pericolo e voglio far presto perché il mio compagno non mi veda.
In quel momento entra nel cortile mio figlio.
Lo chiamo e gli dico di tenermi la scala così sto più veloce e mi sento più sicura, ma lui mi dice che non c’è nessun pericolo e non serve.
Allora arrabbiata io gli urlo di nuovo di tenermi la scala e proprio in quel momento la scala mi scappa dai piedi e io cado e mi afferro con le mani ad uno sporto di un terrazzo e chiamo in aiuto mio figlio perché mi riporti la scala.
Ma lui si mette a ridere e mi dice: “ma non vedi che sei quasi a terra?” Effettivamente mancavano solo due metri da terra e cosi salto giù e non mi faccio male.
Mi metto allora a prendere su tutti gli slip e poi realizzo che mi devo cambiare di abito.
Allora vado all’interno dei locali di un’attività che gestivo con il mio compagno e stranamente è tutto aperto, sia le porte davanti che quelle posteriori. Non c’è nessuno dentro a vigilare.
Comunque io sto veloce a cambiarmi e poi me ne vado senza che lui mi veda.”

Acrobata

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Quello di Acrobata è un sogno narrativo, lungo nella trama ma sintetico nei simboli, a conferma che l’autrice ha una fantasia discorsiva sostenuta dai necessari nessi logici. Questo sogno non presenta assurdità e qualche stranezza è dovuta alla simbologia connessa.
La causa scatenante è la rottura della relazione con il compagno, ma la separazione non si risolve con grandi angosce o fantasmi depressivi di perdita, ma addirittura con il recupero di “parti psichiche di sé” temporaneamente dismesse. Si può affermare che questa rottura è stata salutare perché le “parti” suddette erano quelle sessuali, attributi che Acrobata provvedeva a supportare con il processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido”.
Questo sogno è didattico perché indica come chiudere un rapporto che non funziona.
Estrapolerò le parti simboliche collegandole in un’interazione molto chiara e provvida. Tralascerò le parti narrative in quanto fanno soltanto da cerniera logica al discorso simbolico.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Essendomi appena lasciata con il mio compagno decido di andare a prendere i miei effetti personali.”

Acrobata introduce l’assunto di base del sogno: la separazione dal compagno, la rottura affettiva, la reazione al ritorno dello stato di singolarità.
Il simbolo si nasconde nei “miei effetti personali”.
Nella realtà si tratta delle varie cianfrusaglie che si condividono in una casa, lo spazzolino da denti, il poster in rosso e nero di Che Guevara, il corredo, il plaid preferito e altro, ma simbolicamente si tratta di un meraviglioso recupero della propria “identità psichica” alla luce dell’esperienza umana vissuta nel bene e nel male.
Acrobata procede a una rivisitazione del “chi ero prima, durante e dopo la storia”.
Acrobata non si deprime, ha razionalizzato il tutto e ha deciso di ricostituirsi al meglio senza nulla affermare e senza nulla negare.
Ricordo che il latino “persona” traduce la parola “maschera”, per cui “effetto personale” si traduce nel “modo” di manifestarsi agli altri.
Non ci resta che vedere quali “modi” recupera Acrobata.

“Mi reco, quindi, a casa sua, entro nel cortile dove c’è una grande pergola d’uva e sopra delle piante rampicanti.”

Si va verso l’alto.
Il sogno si compiace di prendere questa direzione simbolica: la “sublimazione della libido”, il processo di difesa principe per evitare l’angoscia della materia e delle pulsioni.
Acrobata rivisita i modi di apparire del suo “ex” soprattutto nell’ambito sociale, “casa sua” e il “cortile”, e trova in se stessa una gran confusione mentale e tanto stress misto a sovrastrutture ideologiche definibili come fissazioni, paturnie o idee ossessive: “piante rampicanti”.
Acrobata si accompagnava a un uomo che gli procurava vergogna e confusione.

“Vi sono due fili di quelli dove si stendono la biancheria ad asciugare, uno molto in alto a circa quattro metri e un altro molto basso.”

Persiste la direzione “alto”, il simbolo della “sublimazione”, della nobilitazione della materia e della dimensione corpo.
“La biancheria ad asciugare” attesta simbolicamente di coinvolgimenti personali generici e bisognosi di precisazione. Acrobata ha investito nella relazione affetti e intimità, idee e azioni, mente e corpo.
“Asciugare” consegue a un buon “aver lavato” e traduce la simbolica “catarsi” del senso di colpa. Vedremo in seguito quali panni sporchi sono stati lavati e messi ad asciugare da Acrobata, ma di sicuro sappiamo che questi “fili” sono in alto, uno “molto alto” e molto sublimato e uno “molto basso” e meno sublimato.

“Sopra vi è stesa la mia biancheria intima, anzi no, costumi da bagno: sopra tutti i reggiseni e sotto tutti gli slip.”

Ecco la sessualità sublimata!
Acrobata ha sublimato la sua “libido” e nello specifico quella sessuale, “la mia biancheria intima”, che poi corregge in “costumi da bagno”, abbigliamenti intimi leciti a essere esibiti socialmente. Trattasi sempre di intimità e di sessualità fatte oggetto di “sublimazione”, anzi, per la precisione, “tutti i reggiseni” sono più sublimati, “sopra”, rispetto a “tutti gli slip” che sono meno sublimati, “sotto”.
Due domande nascono spontanee: perché questa distinzione tra reggiseni e slip?
Perché il reggiseno e il suo contenuto erotico è più sublimato dello slip e del suo contenuto orgasmico?
La “sublimazione” del seno equivale ad affetto destituito di erotismo: Acrobata voleva bene al suo “ex” come un figlio da nutrire e da accudire.
La “sublimazione” della vagina equivale a libera gestione secondo le regole di un potere femminile da gestire. Acrobata desiderava sessualmente il suo “ex” per sviluppare il potere femminile sotto forma di manipolazione.
Si manifesta una distorsione della pura vita sessuale e della autentica “libido”.

“Decido allora di cominciare da sopra che è più difficoltoso.
Isso una scala a pioli in legno e salgo.”

Procedere nella decodificazione del sogno diventa intrigante.
Acrobata vuole disbrigare le ragioni di tanta “sublimazione” della “libido” e della distinzione tra funzioni erotiche-sessuali, il reggiseno e lo slip, simbolicamente l’affettività e il coito, l’oralità e la genitalità.
Questo è il senso di “isso una scala a pioli in legno e salgo”.

“Quando sono sopra, ho molta paura perché la scala è traballante e poco stabile ed è appoggiata a dei rami di piante rampicanti.”

Riepilogo: Acrobata si sta chiedendo in sogno il perché della “sublimazione della libido” operata nella relazione con il suo “ex”, un processo psichico di nobilitazione “traballante”, che fortunatamente non ha sempre funzionato, “poco stabile”, oltretutto una “sublimazione” più ideologica che reale, basata su pregiudizi e paturnie che su un’effettiva altruistica anestesia.
Acrobata, rivisitandosi in questa relazione archiviata, scopre con paura di essersi affidata a un “processo psichico” complicato e pericoloso se usato in eccesso.
Meno male che in lei non ha sempre funzionato.

“Quando mi accingo a tirar giù i reggiseni, mi rendo conto che sono molto brutti e mi sembra quasi impossibile che sia roba mia.
Ce n’è uno rosso bordò, uno rosso e nero e sono tutti molto sbiaditi.”

Acrobata si meraviglia di avere sacrificato l’erotismo del seno e di averlo convertito in una nobile affettività del tipo “ti voglio bene, ma non ti amo e non mi attizzi: “molto brutti e mi sembra quasi impossibile che sia roba mia.”
Acrobata prende coscienza tramite il sogno di avere distorto la vera direzione delle sue pulsioni erotiche e sessuali.
Una domanda è lecita: perché?
La risposta è perentoria: per difesa dal coinvolgimento.
Altra domanda lecita: non lo amava?
Non era presa perché era molto difesa di suo in primo luogo e usava questa difesa con lui, difese ormai molto “sbiadite” e non degne di essere istruite. Acrobata sta prendendo coscienza che deve coinvolgersi per godere delle mirabili proprietà erotiche del suo seno.

“Poi controllo giù gli slip e vedo che sono altrettanto brutti, a parte uno con lo sfondo bianco e dei fiori azzurri e tutto il contorno nero che è molto carino, ed un altro simile con del pizzo nero.”

Si conferma la distorsione che Acrobata ha operato anche sulla sessualità: “gli slip… altrettanto brutti”.
Facendo il bilancio psicofisico della relazione, Acrobata ha lucida la convinzione del suo sacrificio erotico e sessuale, ma soprattutto che non riusciva ad abbandonarsi con il suo “ex”. Aveva, inoltre, maturato una disistima sulle sue capacità seduttive e soltanto a volte riusciva ad apprezzare la sua “libido” più per astinenza che per effettivo coinvolgimento: “lo sfondo bianco e dei fiori azzurri …e un altro simile con del pizzo nero”.
“Controllo” e “vedo” sono funzioni valutative e razionali dell’Io, atte alla presa di coscienza di tanto malessere psicofisico.

“I reggiseni sono attaccati per le bretelle al filo con due o tre mollette di legno. Ma perché cavolo avrò messo tutte queste mollette se adesso faccio così fatica a staccarli?”

Acrobata si lamenta con se stessa: “ma perché cavolo” mi sono messa con quest’uomo con cui ho dovuto sacrificare la mia affettività e la mia sessualità?
Le “mollette di legno” rappresentano simbolicamente i nessi logici e associativi per giustificare gli accadimenti.

“Mi devo tenere con una mano alle piante rampicanti e con l’altra devo staccarli, mi sento sempre più in pericolo e voglio far presto perché il mio compagno non mi veda.”

Acrobata ha dovuto difendersi con le fantasie e le elucubrazioni mentali per giustificare il suo stato di donna sacrificale e sacrificata. Ha dovuto mentire a se stessa per andare avanti in questa problematica relazione, per cui proietta sul compagno la mancata presa di coscienza: “il mio compagno non mi veda”.
Il senso del “pericolo” si giustifica con il malessere accusato e crescente in questo contesto esistenziale. Acrobata si è compensata con le fantasie, ma questa evasione non funziona più sotto la spinta delle pulsioni dell’Es e dietro la consapevolezza di uno stato di malessere e di sacrificio della sua sessualità.

“In quel momento entra nel cortile mio figlio.
Lo chiamo e gli dico di tenermi la scala così sto più veloce e mi sento più sicura, ma lui mi dice che non c’è nessun pericolo e non serve.”

Acrobata ha una condizione pregressa di madre e capisce che il figlio fungeva da ostacolo e da alleato nella sua relazione, motivo per cui ha attivato il processo della “sublimazione della libido”: “tenermi la scala”.
Acrobata oscilla tra il permanere e il fuggire dalla relazione e proietta questa sua incertezza conflittuale sul figlio: “non c’è nessun pericolo e non serve”.

“Allora arrabbiata io gli urlo di nuovo di tenermi la scala e proprio in quel momento la scala mi scappa dai piedi e io cado e mi afferro con le mani ad uno sporto di un terrazzo e chiamo in aiuto mio figlio perché mi riporti la scala.”

Si conferma la “proiezione” che Acrobata opera nei riguardi del figlio sul processo di difesa della “sublimazione della libido” che non funziona più come in passato: “cado e mi afferro”. Acrobata si è sentita a disagio nel dovere di giustificare al figlio la presenza di un uomo che non è il padre. Spesso le madri accusano nei confronti dei figli la vergogna di avere un altro uomo e preferiscono sacrificare il loro equilibrio psicofisico. Non si rendono conto che, in effetti, si tratta di una loro precisa resistenza e difesa nei confronti di un coinvolgimento affettivo e sopratutto sessuale.
Il figlio, infatti, sostiene la madre e ridimensiona la sua psicodinamica. Meglio, Acrobata fa dire al figlio quello che desidera che il figlio pensi: “mamma non sublimare la tua libido e coinvolgiti nei tuoi investimenti e nelle tue storie”.

“Ma lui si mette a ridere e mi dice: “ma non vedi che sei quasi a terra?” Effettivamente mancavano solo due metri da terra e cosi salto giù e non mi faccio male.”

Acrobata proietta sul figlio la sua convinzione di essere tornata con i piedi per terra e di avere ridimensionato l’uso del processo di difesa della “sublimazione della libido”: “non vedi che sei quasi a terra?”
Il rientro alla normalità degli investimenti della “libido” e il ritorno al gusto del corpo si condensano in quel benefico “così salto giù e non mi faccio male”.
“Ridere” condensa l’ironia equivalente a un godimento erotico, uno sciogliersi e un abbandonarsi sensoriali.

“Mi metto allora a prendere su tutti gli slip e poi realizzo che mi devo cambiare di abito.”

Acrobata ricompatta il “sublimato” e lo riporta alla sua materialità funzionale. L’autonomia riconquistata induce Acrobata a riprendere i tratti reali della sua identità psichica senza ricorrere a sacrifici inutili della materia vivente e pulsionale.
In primo luogo Acrobata si riappropria della sua sessualità genitale, “tutti gli slip”, e poi realizza che si deve “cambiare di abito”, deve riassumere i tratti psichici riconquistati e riattivati in una degna e idonea “organizzazione” o struttura.

“Allora vado all’interno dei locali di un’attività che gestivo con il mio compagno e stranamente è tutto aperto, sia le porte davanti che quelle posteriori. Non c’è nessuno dentro a vigilare.”

Acrobata regredisce al tempo in cui ha operato la “sublimazione della libido” come difesa dal coinvolgimento sessuale, al tempo in cui ha iniziato la storia con il suo “ex”, e si ritrova disposta e consapevole a riprendere le antiche e giuste fattezze psicofisiche: “tutto è aperto”.
Acrobata in questo ritorno al passato non trova ostacoli consapevoli o inconsapevoli: le porte sono aperte davanti e dietro, il mio “Io” sa di sé al presente e ha anche coscienza del materiale psichico rimosso.

“Comunque io sto veloce a cambiarmi e poi me ne vado senza che lui mi veda.”

Il salmo si conclude in “gloria” perché la consapevolezza è dominante e vincente.
Acrobata “sa di sé” e può procedere usando meccanismi di difesa meno dannosi: “poi me ne vado”.
E’ pronta a godere del suo corpo e a coinvolgersi nelle future relazioni significative.

PSICODINAMICA

Il sogno di Acrobata sviluppa la psicodinamica della “sublimazione della libido” e del suo superamento evolutivo grazie a una riconciliazione con la materia gaudente del corpo.
Acrobata era legata a un uomo che non l’attraeva e si costringeva ad accontentarsi difendendosi dalle ansie di una nuova e diversa relazione d’amore e di attrazione.
Acrobata conclude con la presa di coscienza dell’uso abnorme e difensivo della “sublimazione” e si dispone al nuovo che verrà con calma e desiderio. Questa è la funzione del sogno di integrare a livello psichico traumi e difficoltà umane manifestandole in forma simbolica.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Acrobata manifesta la presenza dell’istanza pulsionale “Es” in “sopra delle piante rampicanti.” e in “Vi sono due fili di quelli dove si stendono la biancheria ad asciugare, uno molto in alto a circa quattro metri e un altro molto basso.” e in “Sopra vi è stesa la mia biancheria intima, anzi no, costumi da bagno: sopra tutti i reggiseni e sotto tutti gli slip.” e in “Isso una scala a pioli in legno e salgo.” e in “la scala mi scappa dai piedi e io cado e mi afferro con le mani” e in altro.
Il sogno di Acrobata manifesta la presenza dell’istanza vigilante e razionale “Io” in “decido” e in “mi reco” e in “controllo” e in “vedo” e altro.
Il sogno di Acrobata manifesta la presenza dell’istanza censoria e limitante “Super-Io” in “Ma perché cavolo avrò messo tutte queste mollette se adesso faccio così fatica a staccarli?”.
Le “posizioni” psichiche evidenziate sono la “orale”, la “anale”, la “genitale”.
La “posizione orale” appare nel seno traslato nel reggiseno e nella “libido” erogena del succhiare e appagarsi: “sopra tutti i reggiseni”.
La “posizione anale” è supposta e compresa nella “traslazione” della “libido sadomasochistica” in “sotto tutti gli slip”.
La “posizione genitale” è evidenziata nella “traslazione” della “libido sessuale” in “sotto tutti gli slip”.
Acrobata è alla ricerca di un migliore coinvolgimento e di una migliore espressione della “libido” generale senza fare ricorso a difese eccessive e dispendiose.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Acrobata usa i seguenti “meccanismi” e “processi” di difesa dall’angoscia:
la “condensazione” in “casa” e in “biancheria intima” e in “cortile” e in “ cambiarsi d’abito”,
lo “spostamento” in “slip” e in “reggiseno” e in “costumi da bagno”,
la “traslazione” in slip” e in “reggiseno”,
il “simbolismo” in “molto in alto” e in “molto basso”,
la “figurabilità” in “Vi sono due fili di quelli dove si stendono la biancheria ad asciugare, uno molto in alto a circa quattro metri e un altro molto basso.”,
la “proiezione” in “non c’è nessun pericolo e non serve.” e in “la scala mi scappa dai piedi e io cado e mi afferro con le mani ad uno sporto di un terrazzo e chiamo in aiuto mio figlio perché mi riporti la scala.”
Il processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido” è dominante, “molto in alto”, e governa tutto il sogno.
Il processo psichico di difesa della “regressione” è presente in “Allora vado all’interno dei locali di un’attività che gestivo con il mio compagno”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Acrobata evidenzia tratti “orali” e “genitali” all’interno di una organizzazione psichica “genitale” resa conflittuale da una rassicurante dipendenza e dalla ricerca di emancipazione.

FIGURE RETORICHE

Il sogno di Acrobata presenta le seguenti figure retoriche:
la “metafora” o relazione di somiglianza in “casa” e in “cortile” e in “piante rampicanti” e in “pergola d’uva”,
la “metonimia” o nesso logico in “ biancheria intima” e in “molto in alto” e in “molto basso” e in “cambiarsi d’abito”,
la “enfasi” o forza espressiva in “Allora arrabbiata io gli urlo di nuovo di tenermi la scala e proprio in quel momento la scala mi scappa dai piedi e io cado e mi afferro con le mani ad uno sporto di un terrazzo e chiamo in aiuto mio figlio perché mi riporti la scala.”

DIAGNOSI

La diagnosi dispone per la benefica risoluzione di un uso eccessivo del processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido” con le conseguenti cadute del gusto della vita sessuale per il vantaggio secondario della convivenza. Il sogno di Acrobata pone il conflitto psichico e lo risolve con la riconquista dell’autonomia.

PROGNOSI

La prognosi impone ad Acrobata di cimentarsi nella conquistata autonomia facendo perno esclusivamente su se stessa e sulle proprie capacità per accedere alla conquista del nuovo mondo, l’universo maschile epurato da paure e da fasulli riconoscimenti.
Una buona dose di “libido narcisistica” e una altrettanto buona dose di amor proprio sono indispensabili per adire nelle migliori relazioni possibili senza dipendenze e inferiorità.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in una sindrome psiconevrotica d’angoscia legata alla mancata realizzazione della materia corpo e della “libido” collegata. La conversione isterica della “libido” frustrata è sempre possibile e in agguato: meccanismo di difesa della “formazione di sintomi”.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Acrobata è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
Realismo e simbolismo si combinano discorsivamente in maniera equa.

RESTO DIURNO

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Acrobata si attesta in un incontro fortuito o in una riflessione consapevole.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità del sogno di Acrobata è “dinamica discorsiva”. La trama si snoda in maniera acrobatica associativa e logica consequenziale giustificando in parte la componente surreale del sogno.

REM – NONREM

Nella sua variegata espressione il sogno di Acrobata è stato elaborato in uno stato di relativa agitazione e possibilmente nella fase mediana, seconda o terza, del sonno REM. Acrobata ha trovato nelle allucinazioni del sogno la naturale via di scarico al nuovo benessere psicofisico.

FATTORE ALLUCINATORIO

Il sogno di Acrobata coinvolge in maniera dominante la “vista”: “Mi reco quindi a casa sua, entro nel cortile dove c’è una grande pergola d’uva e sopra delle piante rampicanti.” e seguenti.
Il senso “udito” è allucinato in “ Lo chiamo e gli dico” e in “gli urlo” e in “Ma lui si mette a ridere e mi dice: “ma non vedi che sei quasi a terra?”.
Il senso del “tatto” è allucinato in “Isso una scala a pioli in legno e salgo.”
I sensi “olfatto” e “gusto” non sono attivati in maniera specifica.
La sintesi di alcuni sensi o “sesto senso” è attivato in “Quando sono sopra, ho molta paura perché la scala è traballante e poco stabile ed è appoggiata a dei rami di piante rampicanti.” e anche in “Ma lui si mette a ridere”.
Il processo allucinatorio è privilegiato nello svolgimento della psicodinamica e nell’alternarsi dei sensi.

DOMANDE & RISPOSTE

La lettrice anonima, dopo aver letto l’interpretazione del sogno di Acrobata, ha posto le seguenti domande.

Domanda
Un esempio comprensibile di “sublimazione” me lo può fare?

Risposta
Gli esempi classici, quelli che compaiono nei sommari di Psicoanalisi, sono questi: un sadico sublimato è un buon chirurgo piuttosto che un criminale, un prete è chiamato a sublimare la sessualità nell’amore verso il prossimo, uno sportivo sublima “libido” nella competizione.
Bastano?

Domanda
Acrobata si accompagnava a un uomo da cui non era attratta ed eccitata, per cui sublimava la sessualità in cambio di non restare sola. Possibile?
Esistono donne che si accontentano di stare con l’uomo sbagliato per paura di restare sole?

Risposta
Sì e specialmente nella fascia d’età che viaggia tra i trenta e i quaranta e tra i cinquanta e i sessanta.
La prima fascia è affollata da donne che vogliono maritarsi per realizzare la maternità.
La seconda fascia è occupata da donne che affrontano in maniera depressiva la menopausa e si legano ulteriormente al proprio partner nonostante le sue malefatte, strutturando una dipendenza psichica.
In ogni modo la solitudine è una brutta bestia per tutti, così come il senso d’inferiorità e d’inadeguatezza costringono a scelte improvvide e dannose.

Domanda
Acrobata si faceva tante paturnie: perché?

Risposta
Acrobata compensava con le fantasie le frustrazioni che si procurava con le “sublimazioni” della sua sessualità, ma questa operazione non bastava alla sua economia psichica.

Domanda
Quanto è importante in una coppia una buona vita sessuale?

Risposta
La coppia si contraddistingue per l’esercizio della “libido” e, di conseguenza, questa magia psicofisica è l’essenza di una relazione, sia pur con tutte le manipolazioni dei meccanismi di difesa dell’Io.
La “libido” si evolve insieme alle persone che formano la coppia, ma è sempre importante l’esercizio e la consapevolezza.

Domanda
Cosa intende per “libido”?
Mi sembra di capire che non coincide totalmente con la sessualità.

Risposta
Capito bene!
La “libido” non si riduce agli organi sessuali, ma è quell’energia del vivente che si articola in mille investimenti, dall’amore per il gatto all’emozione per il tramonto, dalla cura del tuo uomo o della tua donna all’accudimento dei figli, dal tifo per la squadra del cuore alla passione per il gioco degli scacchi e avanti ancora di questo passo per arrivare allo “amor fati”, l’amore del tuo destino di vivente.

Domanda
Perché da un po’ di tempo associa una canzone di musica leggera al sogno che interpreta?

Risposta
Le canzoni sono prodotti della Fantasia e della Ragione, dei “processi primari” e dei “processi secondari”. Sono veicoli immediati di schemi culturali, di valori sociali e di modi psichici. Trasmettono alla gente comune, il benamato popolo, un “sapere” democratico in cui ritrovarsi e identificarsi attraverso l’emozione della musica. Le canzoni hanno grande diffusione e specialmente in questi ultimi tempi non hanno testi banali: tutt’altro! Comunicano, ironizzano, contestano, dimostrano, raccontano, spiegano, denunciano, insegnano e altro: “sono sempre sul pezzo” del momento storico che considerano. Trattano archetipi come il padre e la madre, l’amore e il desiderio, l’odio e il dolore. Le scuole principali in atto sono la realistica,la surreale e l’ermetica, ma tutte le canzoni si capiscono sempre grazie al collante della musica e della musicalità e soprattutto grazie a chi le ascolta, le interpreta e le significa. Le canzoni hanno il dono di essere “significanti” democratici: tutti quelli che ascoltano, interpretano e rivivono il loro materiale psichico incamerato sul tema. In tanto positivo travaglio notevole è il contributo dei “rapper” con le loro intelligenti e impegnate “rappate”.
Le canzoni sono assimilabili ai “sogni a occhi aperti” e ai “sogni a occhi chiusi” sia per la fattura e sia per il contenuto.
Per il momento mi fermo, ma c’è tanto da aggiungere.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

A proposito della “sublimazione” offro qualche notizia anche per suffragare la domanda dell’acuta lettrice anonima.
Freud aveva individuato questo meccanismo e il suo processo e l’aveva definito una “deflessione” di cariche istintuali dagli originari fini sessuali verso altri propositi più nobili e socialmente utili.
L’istinto sessuale cambiava oggetto e fine e trovava una soddisfazione sostitutiva.
Le cariche istintuali in genere, in particolare quelle sessuali, nelle vicissitudini del loro percorso possono essere desessualizzate attraverso una serie di compromessi in maniera tale che lo loro originaria connessione con i fini istintuali si attenua notevolmente al punto che non si individua.
La Cultura sottrae energie sessuali per destinarle a investimenti sociali, per cui la civilizzazione comporta un grosso sacrificio della sessualità.
La “sublimazione”, finché funziona, ha lo stesso esito di una “rimozione” ben riuscita.
Nella soluzione ottimale della “posizione edipica”, la conflittualità con i genitori, abbiamo la “sublimazione” dell’amore verso il genitore del sesso opposto e la “formazione reattiva” nei confronti dell’angoscia di punizione da parte del genitore dello stesso sesso proprio identificandosi per paura in lui: identificazione nell’aggressore.
Il “maschile” il “femminile” sono il precipitato o il risultato di “sublimazioni” di cariche sessuali e di “formazioni reattive”.
La “sublimazione” allarga i processi mentali e arricchisce l’Io.
Il processo normale e non patologico della “sublimazione” esige la condizione che non sopprima ogni attività sessuale o aggressiva.
Concludendo, la “sublimazione” serve a nuovi scopi pulsionali di tipo sociale e serve a integrare il “Super-Io” con i doveri e le leggi.

A proposito ancora del tema della solitudine e del servizio della donna verso l’uomo che non si ama o che non ama, propongo l’ascolto della canzone di Anna Oxa e la giusta riflessione sul tema.
Vi auguro buon divertimento.

Un’emozione da poco di I. Fossati – Guglielminetti

C’è una ragione che cresce in me
e l’incoscienza svanisce e come un viaggio nella notte finisce.
Dimmi, dimmi, dimmi che senso ha dare amore a un uomo senza pietà,
uno che non si è mai sentito finito,
che non ha mai perduto, mai per me, per me una canzone,
mai una povera illusione un pensiero banale, qualcosa che rimane.
Invece per me, più che normale
che un’emozione da poco mi faccia stare male,
una parola detta piano basta già ed io non vedo più la realtà,
non vedo più a che punto sta
la netta differenza fra il più cieco amore
e la più stupida pazienza.
No, io non vedo più la realtà,
né quanta tenerezza ti da la mia incoerenza.
Pensare che vivresti benissimo anche senza.
C’è una ragione che cresce in me e una paura che nasce.
L’imponderabile confonde la mente
finché non si sente e poi, per me più che normale
che un’emozione da poco mi faccia stare male,
una parola detta piano basta già
ed io non vedo più la realtà, non vedo più a che punto sta
la netta differenza fra il più cieco amore
e la più stupida pazienza.
No, io non vedo più la realtà,
né quanta tenerezza ti da la mia incoerenza.
Pensare che vivresti benissimo anche senza.

 

 

“MAMMA MIA, COME SEI VIRILE !”

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Natascia sogna di essere a letto e di sentire che il suo uomo è vicino e ha una piena erezione.
Contenta si meraviglia e grida: “sei tornato, mamma mia guarda come sei virile.”
A questo punto lui le chiede un rapporto orale e lei acconsente con piacere.
Alla fine resta disgustata perché la parte superiore del pene era secca e aveva delle croste schifose.
Si sveglia contenta che fosse stato un sogno, ma delusa perché lui non era vicino.”

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

I sogni sessuali non sono mai sessuali.
La sessualità è un “archetipo”, un simbolo universale perché contraddistingue l’essere umano nel genere e nella procreazione, amore della Specie o filogenesi, ma è anche culturalmente dotata di una simbologia vasta ed eccezionale sin dai primordi dell’umanità.
La “Fantasia” si è sbizzarrita nell’elaborazione di vissuti e di “fantasmi” in riguardo alla funzione sessuale e soprattutto alla “libido”, l’energia vitale evolutiva. All’uopo vedi i miti e soprattutto i riti ispirati alla sessualità umana e maschile in particolare a causa dell’evidenza degli organi fuorusciti: Priapo e le falloforie, i riti dionisiaci e le feste pagane in onore all’abbondanza.
La dea Madre o Rea o Gea, archetipo, si rappresenta con un grosso seno o con tanti seni, il semidio Priapo si rappresenta con l’erezione di un membro esagerato.

La sessualità a livello psichico richiama le teorie di Freud espresse nei “Saggi sulla sessualità infantile” del 1905 e in particolare le teorie sulla “libido”.
Di quest’ultima conosciamo le varie espressioni nelle “fasi”, meglio “posizioni”, psicofisiche “orale”, “anale”, “fallico-narcisistica”, “genitale”.
Nella “posizione orale” la “libido” s’incentra nell’organo erogeno della “bocca”, a suo tempo servito per il nutrimento effettivo e la protezione simbolica, il cibo reale e l’affetto traslato.
Nella “posizione anale” la “libido” s’incentra nell’organo erogeno della “mucosa anale” a suo tempo servito per la defecazione effettiva e l’aggressività simbolica, le feci reali e il sadomasochismo traslato.
Nella “posizione fallico-narcisistica” la “libido” s’incentra nell’organo sessuale a suo tempo servito per la minzione effettiva e la masturbazione reale, l’abbozzo d’orgasmo e il simbolico potere.
Nella “posizione genitale” la “libido” s’incentra negli organi sessuali maschili e femminili e si esprime nel rapporto sessuale e nell’orgasmo, nell’attrazione erotica e nel simbolico trasporto affettivo.
L’appagamento della “libido” allevia l’angoscia neurovegetativa e si evolve in conoscenza e consapevolezza del proprio corpo, nonché scarica l’aggressività implicita nella coalizione vitalistica dei sensi e delle pulsioni.
Questo preambolo per confermare che il sogno di Natascia ha una forte valenza simbolica nella sua fenomenologia sessuale.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Natascia sogna di essere a letto e di sentire che il suo uomo è vicino e ha una piena erezione.”

Natascia sente “che il suo uomo” è “vicino” esprimendo il desiderio, nonché bisogno, di vicinanza erotica e di complicità affettiva. Si palesa immediatamente l’importanza della presenza affettiva e protettiva di quest’uomo. Natascia denota un uomo forte e deciso, un uomo di potere in “piena erezione”. Quest’ultimo attributo sessuale condensa il potere psichico e la virilità psichica, più che fisiologica: un uomo sicuro e protettivo, affettuoso e deciso, un uomo che abbraccia gli attributi dell’universo psichico maschile, razionalità compresa. Si decodifica in tal modo la “piena erezione”.
“Essere a letto” esprime l’intimità e l’affettività, il bisogno di fusione e di avvolgimento, l’erotismo del calore e del tatto, il luogo del rilassamento e del benessere psicofisico.
Dietro l’apparenza di erotismo e sessualità si celano i bisogni di un sentimento globale d’amore.
Natascia non è legata a un uomo qualunque o a metà, ha vicino un uomo completo per i suoi bisogni e desideri, è a letto con un uomo in piena erezione.

“Contenta si meraviglia e grida: “sei tornato, mamma mia guarda come sei virile.”

La “meraviglia” e le “grida” di Natascia attestano di un effetto sorpresa che consegue alla contentezza.
“Contenta” si traduce in “si contiene entro certi limiti determinati e senza volere di più: latino “continere”, italiano contenere, simbolico sono piena. Natascia è appagata dal ritorno del “suo uomo” e allucina la realizzazione del suo desiderio di riaverlo con la reazione emotiva del gridare di gioia, con la consapevolezza della pienezza psichica.
Quest’ultima è direttamente proporzionale al trauma subito da Natascia: l’abbandono e il ritorno del suo uomo, “sei tornato” con una virilità fisiologica in sogno e psicologica affettiva nel simbolo.
Natascia abbisogna di un uomo virile e in erezione: emotivamente rassicurante e affettivamente potente.
“Mamma mia” condensa la meraviglia e “guarda” racchiude la consapevolezza del suo bisogno e del suo desiderio di avere un uomo adatto ai suoi bisogni e ai suoi modelli.

“A questo punto lui le chiede un rapporto orale e lei acconsente con piacere.”

Il “rapporto orale” che “lui le chiede” non è il classico “pompino” della versione vulgata o del Kamasutra, ma è la “traslazione” simbolica dell’oralità affettiva nella sua completezza: l’uomo offre e la donna incorpora. La dinamica erotica non è in funzione dell’eiaculazione in orgasmo di lui, ma contiene una valenza altamente affettiva che consiste nell’accogliere e nel contenere da parte della donna, “bocca”, il potere dell’uomo, “piena erezione”, di amare generosamente offrendo protezione.
Il rapporto “orale” è anche la “traslazione” simbolica del coito, il rapporto sessuale “genitale” dove avviene la stessa dinamica fisiologica di base: la donna riceve e accoglie e l’uomo offre ed entra. Il coito racchiude la relazione “orale” e “genitale”, il coito è completo nell’esprimere i grandi bisogni affettivi ed erotici sessuali. Natascia proietta sull’uomo il suo bisogno infinito di essere amata non per godere o far godere, ma per una necessità profonda e affettiva.
Natascia “acconsente con piacere” traduce la disposizione all’appagamento delle carenze affettive che sta elaborando in sogno.
Come si diceva in precedenza, un sogno così sessuale significa tutt’altro.

“Alla fine resta disgustata perché la parte superiore del pene era secca e aveva delle croste schifose.”

Ma l’uomo di Natascia non è quello che lei desidera e immagina, non soddisfa per niente i suoi bisogni affettivi.
“Disgustata” equivale al conflitto emotivo sempre legato alla sfera affettiva e prodotto dalla presa di coscienza dell’impossibilità di avere la realizzazione dei suoi bisogni e dei suoi desideri da parte di quell’uomo malato proprio nella dimensione affettiva e privo di quel potere di amare che Natascia sta cercando e rincorrendo. La secchezza del glande, “la parte superiore del pene”, attesta l’assenza di sangue e di vitalità, un uomo senza nutrimento che non può nutrire.
Ma la situazione precipita perché l’uomo di Natascia è malato, ha “delle croste schifose”, ha un pene contaminato e colpevole. E’ evidente che Natascia proietta sull’organo sessuale del suo uomo la sua aggressività per essere stata tradita e la sua paura di essere contaminata.
L’uomo di Natascia è malato nell’affettività e non si lega alle donne.
La sensazione di schifo è direttamente proporzionale all’intensità del bisogno di essere amata. Il desiderio è convertito in rifiuto.
Riepilogando: Natascia è stata traumatizzata dalla mancanza di affetto del suo uomo, una carenza legata all’incapacità di lui di amare e al tradimento sessuale. Le donne offese nell’amor proprio e nella dignità da volgare insensibilità del proprio uomo maturano la fobia di contaminazione, una forma di ipocondria che si esplica nell’intollerabilità di un coito con il pene del proprio uomo che è stato ricoverato in un’altra vagina. Questa fobia si converte in un sintomo somatico che riguarda l’offesa del tradimento sessuale e soprattutto affettivo.

“Si sveglia contenta che fosse stato un sogno, ma delusa perché lui non era vicino.”

Ecco il dramma affettivo e l’ambivalenza psichica di Natascia!
Da un lato è “contenta che fosse stato un sogno”, dall’altro lato è addolorata dall’evidenza che si ritrova sola e senza lui “vicino”.
“Delusa” si traduce in esco fuori dal gioco. Natascia è combattuta dal tenersi un uomo affettivamente malato e inaffidabile, un uomo che la tradisce procurandole angosce da contaminazione, e dal suo bisogno, più che desiderio, di averlo per dipendenza psichica e senza alcun appagamento affettivo.

PSICODINAMICA

Il sogno di Natascia svolge la psicodinamica “orale”, bisogni affettivi da appagare, attraverso la simbologia erotica di un rapporto “orale”. Evidenzia nel suo prosieguo il trauma di un tradimento con la simbologia di una malattia venerea e con la fobia di contaminazione sessuale. Il sogno si conclude con l’ambivalenza psichica della protagonista: “contenta” ma “delusa”.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Natascia mostra l’istanza psichica pulsionale “Es” in “sei tornato, mamma mia guarda come sei virile.” e in “chiede un rapporto orale e lei acconsente con piacere.” e in “la parte superiore del pene era secca e aveva delle croste schifose.” e in “delusa perché lui non era vicino.”
L’istanza psichica vigilante e razionale “Io” è presente in “Contenta si meraviglia e grida” e in “Alla fine resta disgustata”.
L’istanza psichica censoria e limitante “Super-Io” non è presente.
Il sogno è dominato dalla “posizione psichica orale”, affettività e protezione, in “lui le chiede un rapporto orale e lei acconsente con piacere.”

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Natascia usa i meccanismi psichici di difesa della “condensazione” in “piena erezione” e in “parte superiore del pene” e in “secca e in “croste schifose”, dello “spostamento” in “virile” e in “rapporto orale”, della “traslazione” in “rapporto orale”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Natascia evidenzia un massiccio tratto “orale” all’interno di una cornice psichica decisamente “orale”: forti bisogni affettivi e protettivi e conseguente dipendenza. Il sogno ha le sue radici nei vissuti e nei fantasmi dei primi anni di vita.

FIGURE RETORICHE

Il sogno di Natascia usa la figura retorica della “metafora” o relazione di somiglianza in “piena erezione” e in “secca” e in “essere a letto”, della metonimia” o nesso logico in “rapporto orale” e in “parte superiore del pene”, della “enfasi” o forza espressiva in “croste schifose”.
Il sogno di Natascia concilia realismo e simbolismo in maniera equa senza picchi poetici e creativi.

DIAGNOSI

Il sogno di Natascia dice chiaramente di una “posizione psichica orale” molto critica: forti bisogni affettivi inappagati all’interno di una psicodinamica di coppia conflittuale. Trattasi di una psiconevrosi d’angoscia da dipendenza e da mancata autonomia psichica.

PROGNOSI

La prognosi impone a Natascia di emanciparsi affettivamente da tutto e da tutti e di raggiungere una buona autonomia psichica liberandosi dalle dipendenze di vario tipo e di vario genere. In riguardo al suo uomo Natascia è chiamata a risolvere la relazione secondo il criterio umano del rispetto dell’altro e dell’amor proprio. Quando la relazione diventa dannosa, semplicemente perché non si riconosce l’altro, dignità impone di porre fine alla truffa. Natascia non deve farsi umiliare dal suo uomo con tradimenti e offese profonde alla sua persona soltanto perché ha bisogno radicato di affetto o perché non vuole perderlo per paura di restare sola.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

La dipendenza affettiva nella sua degenerazione prevede una “sindrome depressiva” con conversioni isteriche della rabbia inespressa e delle angosce incarcerate. La “posizione psichica orale” si origina agli albori della vita, primo anno di vita sia come modalità di pensiero e sia come modalità affettiva, per cui i “fantasmi” sono ben radicati e ben consistenti.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Natascia è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
Dietro apparente realismo si cela massiccio simbolismo.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Natascia, “resto diurno” del “resto notturno”, si attesta in una frustrazione affettiva del giorno precedente e possibilmente in una triste discussione con l’uomo inquisito.

QUALITA’ ONIRICA

Il sogno di Natascia possiede una qualità enfatica, una forza espressiva implicita nelle allucinazioni oniriche e nel linguaggio.

REM – NONREM

Nella sua apparente e composta espressione il sogno di Natascia è stato elaborato in uno stato di grande agitazione e possibilmente nella prima fase REM del sonno. Natascia si era appena addormentata e l’urgenza emotiva ha trovato la naturale via di scarico nelle allucinazioni del sogno.

FATTORE ALLUCINATORIO

Il sogno di Natascia coinvolge quattro sensi in varia intensità e questa è una caratteristica onirica che rende completo il processo allucinatorio.
Vediamo l’alternarsi sensoriale nello svolgimento della psicodinamica.
La “vista” è coinvolta in “sogna di essere a letto” e passi successivi.
“L’udito” è richiamato in “Contenta si meraviglia e grida:” e in “A questo punto lui le chiede”.
Il “tatto” è presente in “sentire che il suo uomo è vicino e ha una piena erezione.” e in “chiede un rapporto orale e lei acconsente con piacere.”
Il “gusto” è manifesto in “resta disgustata perché la parte superiore del pene era secca e aveva delle croste schifose.”
La sintesi dei sensi o “sesto senso” è manifesta in “Alla fine resta disgustata” proprio perché il disgusto richiama e comporta la vista, l’olfatto, il tatto, il gusto: “perché la parte superiore del pene era secca e aveva delle croste schifose.”, una sintesi sensoriale del rapporto orale.

DOMANDE & RISPOSTE

Domanda
Trova tanto surreale il sogno di Natascia nella sua possibilità reale?

Risposta
Assolutamente sì. Parla di sesso possibile, ma tratta di affetti profondi. Più che surreale, lo trovo molto simbolico.

Domanda
Natascia di cosa si deve preoccupare?

Risposta
Natascia deve tenere a bada le dipendenze affettive pregresse e primarie, quelle che hanno radici profonde e che vengono ridestate dal suo uomo. Deve, inoltre, ben calibrare il limite dell’offesa arrecata alla sua dignità di persona e al suo amor proprio, sempre da parte del suo uomo.

Domanda
Dove vede che c’è tradimento sessuale?

Risposta
Nel disgusto di Natascia di avere a che fare con un uomo malato proprio nell’organo sessuale.

Domanda
Dove vede l’anaffettività?

Risposta
Nel rapporto orale che Natascia fa chiedere in sogno al suo uomo e nel conseguente quadro clinico del pene: incapacità d’investire “libido genitale” e tanto bisogno di ricevere questo tipo di investimento da parte di Natascia.

Domanda
La fedeltà in coppia è un valore affermato?

Risposta
L’animale vivente chiamato uomo non è monogamo ma poligamo allo stato naturale. La cultura e la civiltà impongono una monogamia che non si può sostenere anche tra le persone più controllate e abili a sublimare. Anzi, più controlli e sublimi e più l’autocontrollo va in crisi.

Domanda
E allora?

Risposta
Allora, allora ogni giorno la coppia si deve scegliere senza obblighi morali e doveri sociali o religiosi, ma per quello che si è in atto a tutti i livelli. Questo è il metodo valido per festeggiare le “nozze di diamante” senza essere incorsi nei “tradimenti” di vario tipo e di vario genere.

Domanda
Ma come si fa “sta roba”?

Risposta
Te la spiego io “sta roba”.
Tu sei legato e stai con una persona. Ogni mattino appena ti alzi la guardi, rifletti e la scegli: “nonostante fuori ci sia tanta roba, io voglio te così come sei”. Metti in funzione il tuo “Io” e rafforzi la tua scelta.
E dopo una lite?
Stessa roba!
“Nonostante mi fai tanto incazzare, io ti scelgo per tutto il resto che hai di buono, che mi dai e che mi fa star bene.”
E di fronte alla possibilità di un tradimento sessuale?
Rafforzare l’Io a discapito dell’Es: “nonostante la tentazione, non meriti quest’offesa e mi sentirei male.”
Riflettere e scegliere trova il suo completamento psichico in un dialogo costante che non comporti danno all’altro.
Se quello che volete dire disturba l’altro e lo volete dire per un frainteso senso della sincerità, omettetelo, tenetelo per voi tra le cose personali.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

La Psicoanalisi freudiana fu moralisticamente tacciata nel suo tempo di immoralità per il suo assunto di base pansessualistico: tutto l’uomo si riduceva alla peccaminosa materia sessuale.
Questa accusa impedì la diffusione della dottrine freudiane anche in Italia dove imperava una cultura clericale.
Nei nostri giorni si è inteso ridurre la pulsione sessuale e allargarla alle attività più nobili e alle relazioni più umane e non esclusivamente sessuali.
In effetti la pulsione sessuale è di base e non è esclusivamente sessuale: la “libido” è l’energia vitale e la pulsione erotica basata sul “principio del piacere”, di cui la sessualità, erotica e genitale, è una parte importante anche per la sua qualità filogenetica, amore della Specie.
Le pulsioni della “libido” sono le rappresentazioni mentali dell’istinto e hanno sede nell’istanza psichica “Es”. Tali pulsioni non sono anarchiche o innaturali, perché vengono evolutivamente trattate e valutate dall’istanza razionale e consapevole “Io” e vengono addirittura ridimensionate e vietate dall’istanza censoria e limitante “Super-Io”. Inoltre, le pulsioni organiche, che hanno sede e sono rappresentate in “fantasmi” nell’Es, sono oggetto di elaborazione e di trasformazione da parte dei “meccanismi di difesa” gestiti dall’Io e funzionali a una riduzione o soluzione dell’angoscia di morte.
In questi processi nulla è inconscio semplicemente perché “ciò che non è consapevole non esiste” sempre nella realtà della coscienza: l’Io contiene materiale di cui ha consapevolezza.
Ancora: la “libido” va vissuta ed elaborata secondo i meccanismi di difesa. Quando viene incarcerata, si somatizza sempre secondo i meccanismi di difesa.
Le relazioni sessuali sono da vivere in maniera consapevole, rispettosa e civile. La scelta del partner contraddistingue la libido umana da quella degli animali che è soprattutto basata sulla scarica orgasmica e sulla procreazione.

RIFLESSIONE CONCLUSIVA

A volte, come il sogno di Natascia suggerisce, la donna si colloca nei riguardi del proprio uomo in maniera maternale e sacrificale, fomentando sentimenti d’amore e di odio e in parziale soluzione della dipendenza affettiva maturata nel corso della convivenza.
Il romano Catullo nel primo secolo a. C. scriveva in un carme i seguenti significativi versi.

“Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior”

“Odio e amo. Per quale motivo io faccio ciò, forse tu chiedi.
Non so, ma sento che avviene e mi tormento.”

E adesso a Catullo faccio arditamente seguire il prodotto culturale, identico nel tema e diverso nella fattura, “bugiardo e incosciente”, una canzone di Mina Mazzini degli anni ottanta.