VIAGGIO NELL’ALDILA’…con biglietto di ritorno

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

Mi trovo a lavorare in una specie di centro cure termali.
Cammino per lunghi corridoi bianchi, molto luminosi, piastrelle color giallo miele.
Lungo i corridoi nella parte bassa ci sono dei buchi nel muro dove sono alloggiate delle fontane in marmo grezzo color giallo nero dove vi sono dei catini per prendere l’acqua e portarli nelle varie stanze.
Noto con stupore che sia le fontane che i catini sono stati scavati in maniera molto rudimentale.

Poi mi trovo seduta in autobus con davanti tre signore distinte, vestite bene di nero con delle bluse con dei fiori rossi, stanno tutte rammendando a mano dei pezzi di stoffa nera.
Noto che di fianco a loro c’è una mia zia che sta rammendando a mano una specie di coprispalle da donna molto leggero, da una parte di colore avorio chiaro e dall’altra il disegno allegro e vivace dei vestiti di Arlecchino.
Vedo che fa delle cuciture e poi taglia i vari fili rimasti per una lunghezza di circa due centimetri e li lascia là.
Mi dico che se fossi stata io li avrei tagliati ad uno ad uno a mano che saldavo e avrei aspettato di farlo alla fine, ma mi rendo conto che facendolo alla fine li taglierei meglio e tutte alla stessa lunghezza.

Poi col sogno ritorno all’interno della “spa” e sto accompagnando in un corridoio una signora in una delle stanze per il trattamento.
Realizzo che io non sono mai stata lì e non so cosa ci sia dentro quelle stanze. Infatti, faccio entrare lei, ma io non vedo oltre la porta.
Incuriosita cammino per il corridoio e incontro una mia cugina che tranquilla mi saluta sorridente.
Noto una porta lasciata semiaperta e senza farmi vedere da nessuno sgattaiolo dentro per vedere cosa c’è. All’interno noto le solite pareti bianche e poi un’immensa struttura di marmo grezzo giallo nero che sembra essere stata scavata nella roccia. Anche questa molto rudimentale come una caverna.
Dentro ci sono delle vasche, delle fontanelle, dei getti d’acqua, ma spruzzano molto poco e mi metto li a pensare come si possa mettere in opera i congegni per farla funzionare.
Non capendo entro e salgo sopra una piattaforma stretta che c’era all’interno della vasca e mi distendo aspettando che succeda qualcosa.
Infatti, pian piano con la pressione del mio corpo dei piccoli getti d’acqua partono da sotto di me e cominciano a spruzzare sempre di più facendomi un piccolo massaggio e capisco che lentamente andranno a riempire la vasca e io mi godrò il bagno.
A questo punto mi sveglio.”

Questo sogno è firmato Totonna

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Totonna si svolge in due luoghi, il “centro di cure termali” e “l’autobus”, e ha come personaggi una “signora” e la “cugina” nella “spa” e “tre signore distinte” e la “zia” nell’autobus.
L’attrice principale è Totonna, l’autrice del sogno che ha la possibilità di “proiettarsi” nei vari personaggi del suo sogno chilometrico insieme alle problematiche connesse e ai fantasmi evocati.
La trama del sogno è divisa in due racconti apparentemente molto diversi tra di loro.
Nel primo Totonna appaga la sua curiosità di sapere e cerca il suo benessere psicofisico.
Nel secondo corregge il modo di procedere della zia nell’arte del cucito.
Il sogno è chiaro e lineare, ma a una prima lettura non si reperisce un nesso tra i due racconti. Il collegamento non è ovvio e tanto meno immediato, per cui si può anche ritenere che ci troviamo di fronte a due sogni diversi.
Tanti titoli si possono affibbiare al sogno di Totonna: “Viaggio nell’aldilà”, “…e io mi godrò il mio bagno”, “Aldilà: andata e ritorno”, La razionalizzazione del lutto”, “La risoluzione del fantasma di morte”.
Analizziamoli!
Viaggio nell’aldilà: in effetti si tratta di una fantasia su un luogo sacro e di morte come un cimitero o una chiesa con tanto di mistiche virtù.
“…e io mi godrò il mio bagno”: la frase conclusiva che attesta la purificazione dalle colpe e il ritorno alla vita con una notevole e nuova consapevolezza dopo aver visitato il regno dei più e soprattutto delle persone defunte come una signora e la cugina.
“Aldilà: andata e ritorno”. Totonna è la novella e moderna eroina che riesce a fare in sogno il viaggio nel regno dei morti e a ritornare linda e pulita con una verità per sé e per tutti gli uomini.
La mitologia e la letteratura dicono che nell’ardua e lugubre impresa erano riusciti Er il soldato armeno nel mito di Platone, Ulisse nell’Odissea di Omero, Enea nell’Eneide di Virgilio, Dante nella sua Divina commedia e qualcun altro che mi sfugge.
Per l’appunto, adesso tocca a Totonna!
“La razionalizzazione del lutto”: Totonna ha avuto delle perdite importanti e a livello psichico porta avanti quella presa di coscienza del “fantasma di morte” ridestato insieme agli immancabili sensi di colpa. La “razionalizzazione” riduce l’angoscia e prepara il terreno per maturare al meglio la propria fine senza inutili resistenze e dannose negazioni.
Ricordo che l’operazione psichica della “razionalizzazione del lutto” ha un decorso psichico di circa due anni.
“La risoluzione del fantasma di morte”: come dicevo prima, la morte dell’altro induce a una progressiva risoluzione del senso da dare al nostro morire e una riduzione dell’angoscia collegata alla fine psicofisica.
I “meccanismi psichici di difesa” determinano questa operazione di ricerca razionale ed emotiva, magari “sublimando” l’angoscia attraverso le tante religioni e le varie alienazioni psichiche, “negando” la morte e disponendosi con cinismo alla propria e all’altrui, “rimuovendola” fino alla fine o ricorrendo ad altre modalità psichiche sempre di difesa dall’angoscia.
Di fronte all’inconoscibile e all’ineludibile la psiche scatta con le sue difese più o meno valide e comprensibili.
Vediamo i riferimenti culturali e mitologici del sogno di Totonna: “La morte di Ivan Ilic” di Tolstoi e il mito greco delle “Moire”, le divinità femminili della Vita e della Morte: Cloto e Lachesi tessono il filo del fato e Atropo attende di tagliarlo. All’uopo vedi la cosmogonia di Esiodo e il mito di Er di Platone.
Totonna non è sola, ma in buona e nobile compagnia insieme anche a tutti quelli che spesso sognano la morte e il senso della vita, ma non se ne rendono conto semplicemente perché non possiedono il vocabolario dei simboli che hanno usato.
Non mi resta che provare a decodificare i simboli portanti di un sogno semplice ma ostico, un prodotto psichico allucinato dalla Fantasia e permeato di una patina surreale e mistica, un racconto dal contenuto apparentemente assurdo.
Un’ultima nota caratteristica: il sogno di Totonna è abitato esclusivamente da figure femminili.
Adesso devo procedere.
Se non riesco, metto un punto dove arrivo e alzo bandiera bianca sicuro della vostra benevolenza.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Mi trovo a lavorare in una specie di centro cure termali.”

Totonna pensa al corpo e al suo benessere psicofisico. L’esordio è promettente per le carezze erotiche: “libido epiteliale” nonostante la sua collocazione lavorativa. Il processo di difesa dell’angoscia della “regressione” è a portata di mano e Totonna può tornare indietro nel tempo fino all’infanzia, quando la relazione corpo a corpo era quella privilegiata con la madre. Le “cure termali” hanno il significato di una psicoterapia basata sul calore degli affetti.

“Cammino per lunghi corridoi bianchi, molto luminosi, piastrelle color giallo miele.”

I “corridoi bianchi” rappresentano simbolicamente i collegamenti logici tra emozioni diverse. Se poi sono anche “luminosi”, e cromaticamente, “giallo miele”, rafforzano l’esigenza di sapere e richiamano l’estetica del sacro: la reattività psicofisica legata alla sensibilità e al mistero.
Le “piastrelle” contengono la freddezza degli affetti e la caduta delle emozioni.

“Lungo i corridoi nella parte bassa ci sono dei buchi nel muro dove sono alloggiate delle fontane in marmo grezzo color giallo nero dove vi sono dei catini per prendere l’acqua e portarli nelle varie stanze.”

Non è il corridoio di un ospedale, ma di una chiesa o di un cimitero, “buchi nel muro”, i loculi in cui alloggiano i corpi dei defunti che hanno ricevuto la degna purificazione dalla colpa e dal peccato, “fontane”.
Il “marmo grezzo” racchiude un “fantasma di morte” e di inanimazione. “L’acqua” è simbolo universale di “catarsi” della colpa e di purificazione del peccato, nonché il simbolo universale dell’universo femminile.
Totonna sta visitando la sua dimensione metafisica in riguardo alla fine della vita e alle incombenze dell’aldilà.
I “catini” sono simboli femminili e, nello specifico, del grembo e della recettività sessuale. Del resto, il sogno di Totonna è un dono privilegiato alle donne: vedi i personaggi.

“Noto con stupore che sia le fontane che i catini sono stati scavati in maniera molto rudimentale.”

Lo “stupore” attesta di una progressiva caduta della vigilanza razionale e di un procedere di Totonna verso sfere emotive di non facile riduzione alla comprensione logica: la dimensione mistica e le sfere del sacro con le profondità oscure, “rudimentale”.
Non si dimentichi che Totonna sta viaggiando nell’aldilà.

CONSIDERAZIONI NECESSARIE

Si è conclusa la prima parte del sogno di Totonna.
Una chiesa, un cimitero, una catacomba, una necropoli?
Un universo femminile investito di sacro e ricoperto di mistico?
La perdita della fecondità delle donne mature?
Una celebrazione della morte e della inanimazione?
Questo sogno, nel suo essere surreale, si lascia cogliere in queste coordinate.
Meglio così!
Procedo alla ricerca del meglio consentito dalla funzione onirica e dalle meravigliose capacità della Fantasia di Totonna.

“Poi mi trovo seduta in autobus con davanti tre signore distinte, vestite bene di nero con delle bluse con dei fiori rossi, stanno tutte rammendando a mano dei pezzi di stoffa nera.”

La scena onirica cambia decisamente e la stessa Totonna se ne rende conto: “poi”.
Si passa alla realtà vitale e libidica, “in autobus”, e Totonna è in compagnia di “tre signore distinte”, ossia ben individuate. Le donne sono “vestite bene di nero”, eleganti e in lutto, composte nel loro dolore ben digerito, un “fantasma di perdita” di Totonna ben razionalizzato e proiettato su queste figure che hanno la zona dei sentimenti protetta “con delle bluse” e dipinta “con dei fiori rossi”.
Queste donne sono ancora alle prese con l’accettazione della fine: “stanno tutte rammendando a mano dei pezzi di stoffa nera”. Totonna condensa in questo elegante modo il processo della “razionalizzazione del lutto”, ma non quello altrui, quello della propria morte.
Totonna vede e vive così la fine e il soggiorno nell’aldilà: razionalizzare bene il senso della morte, magari per vivere meglio e senza angoscia.

“Noto che di fianco a loro c’è una mia zia che sta rammendando a mano una specie di copri-spalle da donna molto leggero, da una parte di colore avorio chiaro e dall’altra il disegno allegro e vivace dei vestiti di Arlecchino.”

Una “mia zia” al posto di “mia madre”?
La “traslazione” è possibile, uno “spostamento” che riduce le emozioni e favorisce il prosieguo del sonno e del sogno.
“Rammendando a mano” equivale a connettere logicamente l’evento psicofisico morte, mentre la “specie di copri-spalle” attesta di un culto dei ricordi e di una difesa degli affetti.
Il cromatismo dello scialle viaggia tra l’anonimato caldo dello “avorio chiaro” e “il disegno allegro e vivace dei vestiti di Arlecchino”, quello fatto di pezze colorate a testimoniare della multiforme struttura psichica e dei variegati modi di apparire agli altri.
Domanda: chi può essere una figura nella storia psichica di Totonna che le ha insegnato a essere anonima e con tante facce?
Una madre in cui si è parzialmente identificata!
Le tante colorate pezze del vestito di Arlecchino sono doti e modi da augurare a tutti nella formazione psichica.

“Vedo che fa delle cuciture e poi taglia i vari fili rimasti per una lunghezza di circa due centimetri e li lascia là.”

La zia-madre sa legare mentalmente, sa giustificare logicamente, sa connettere razionalmente, ma non conclude al meglio perché lascia sospeso qualche discorso senza risolverlo.
Del resto, questo è l’atteggiamento mentale diffuso della vecchiaia: la morte logicamente si avvicina, ma l’emozione della vitalità non la riconosce e la tiene lontana. Di fronte all’incalzare del “fantasma di morte”, il tentativo di “razionalizzare” il proprio lutto è tortuoso e difficile quanto il tentativo di accettarlo.
Il sogno di Totonna conferma che il luogo è un cimitero e che il “fantasma” in circolazione e quello “di morte” con il suo carico di rito e di sacro. Non c’è spiegazione all’uniformità anonima della morte, specialmente se la persona ha maturato una personalità, “organizzazione psichica reattiva”, con le tante pezze colorate di Arlecchino.

“Mi dico che se fossi stata io li avrei tagliati ad uno ad uno a mano che saldavo e avrei aspettato di farlo alla fine, ma mi rendo conto che facendolo alla fine li taglierei meglio e tutte alla stessa lunghezza.”

Totonna si rende conto di avere una spiegazione diversa del vivere e del morire rispetto alla zia-madre e che l’assurdità del modo di cucire e di tagliare si giustifica con la situazione esistenziale e psichica: ognuno ha la sua filosofia di vita e di morte e la esprime in base a come vive e a come in vita vive la sua morte.
Questo è il fantasma di morte di Totonna sicuramente ridestato da un evento luttuoso intercorso.
Ribadisco: Totonna esibisce la sua concezione del vivere e del morire e la diversifica da quella della zia-madre. Come hanno insegnato le “Moire”, la vita e la morte sono legate al fuso della “Necessità”: la vita si identifica nel filare e la morte nel tagliare il filo. Resta nel libero arbitrio della persona il come filare e il come tagliare, come vivere e come morire o, meglio, come intendere la vita e come dare significato alla morte.
Questo è il senso di “Mi dico” e di “mi rendo conto”.

“Poi col sogno ritorno all’interno della “spa” e sto accompagnando in un corridoio una signora in una delle stanze per il trattamento.”

Ecco che cambia la scena: dall’autobus alla spa, dalla vita alla morte, dalla vitalità esistenziale al cimitero, dal profano vivere al sacro morire. Totonna sta “accompagnando” verso la morte “una signora” che ha umanamente accudito o alla cui fine ha assistito. Totonna è stata traumatizzata da questa doverosa esperienza e adesso, in sogno, si sta ripulendo, si sta liberando dai sensi di colpa e sta razionalizzando il lutto proprio elaborando la sua concezione della morte e della vita alla luce dell’esperienza suddetta.
Il “trattamento”,quindi, consiste nella “catarsi” e nel “sapere di sé.
Le “stanze” rappresentano simbolicamente la parte psichica incaricata a elaborare il “fantasma depressivo della perdita”.

“Realizzo che io non sono mai stata lì e non so cosa ci sia dentro quelle stanze. Infatti, faccio entrare lei, ma io non vedo oltre la porta.”

Per l’appunto!
Questo è il turno della vecchia e non di Totonna.
Totonna non sa della morte, nessuno le ha spiegato l’imponderabile e l’inconoscibile. Totonna sta visitando con la fantasia onirica l’esperienza della morte e la sta immaginando sullo strascico di qualche esperienza luttuosa traumatica: “Realizzo che io non sono mai stata lì e non so cosa ci sia dentro quelle stanze.”
La presa di coscienza da parte di Totonna della sua ignoranza in riguardo alla morte è dovuta semplicemente al fatto che non si tratta di un’esperienza vissuta. E’ il turno della signora e non di Totonna che si limita a essere una curiosissima accompagnatrice, una persona che assiste alla morte di un’altra persona.”Infatti, faccio entrare lei, ma io non vedo oltre la porta.”

“Incuriosita cammino per il corridoio e incontro una mia cugina che tranquilla mi saluta sorridente.”

Totonna vuol sapere della morte in maniera direttamente proporzionale al trauma vissuto nell’assistenza di una persona defunta: “incuriosita cammino”.
Questa persona è sua “cugina”, la chiave del sogno che nel vissuto di Totonna avanza “tranquilla” e “sorridente” verso la morte nei vissuti e nei desideri.
Il “mi saluta” rappresenta simbolicamente e ironicamente il distacco dalla realtà della vita.
Totonna sta razionalizzando il lutto e sta elaborando il suo “fantasma di morte” e il come staccarsi dalla vita al momento necessario.

“Noto una porta lasciata semiaperta e senza farmi vedere da nessuno sgattaiolo dentro per vedere cosa c’è. All’interno noto le solite pareti bianche e poi un’immensa struttura di marmo grezzo giallo nero che sembra essere stata scavata nella roccia. Anche questa molto rudimentale come una caverna.”

Totonna vuol sapere e la sua curiosità è infinita.
La “porta lasciata semiaperta” rappresenta l’accesso possibile alla verità. “Sgattaiolare” condensa la trasgressione infantile del sapere impedito, della presa di coscienza impossibile semplicemente perché l’esperienza non è stata vissuta. Totonna può soltanto ricorrere alla sua fantasia onirica per allucinare il suo “fantasma di morte” e per lenire l’angoscia della perdita e della fine.
Ritorna la “caverna rudimentale” come simbolo della tomba e “la struttura di marmo grezzo giallo nero” come simbolo del cimitero con “le solite pareti bianche”. Il quadro cromatico attesta della freddezza affettiva ed emotiva.

“Dentro ci sono delle vasche, delle fontanelle, dei getti d’acqua, ma spruzzano molto poco e mi metto li a pensare come si possa mettere in opera i congegni per farla funzionare.”

La caduta della vita e della vitalità, oltre che dell’essere femminile, si manifesta in “spruzzano molto poco”.
“Vasche”, “fontanelle” e “getti” sono simboli del grembo femminile, della vita e della “libido”. Totonna vive l’entusiasmo onnipotente di chi vuole sconfiggere la morte e ridare la vita, un risuscitare i morti: “mi metto li a pensare come si possa mettere in opera i congegni per farla funzionare.”.

“Non capendo entro e salgo sopra una piattaforma stretta che c’era all’interno della vasca e mi distendo aspettando che succeda qualcosa.”

Totonna non sa e, allora, desiste dal cercare di sapere in attesa “che succeda qualcosa”.
La “piattaforma stretta all’interno della vasca” è simbolo di un sano protagonismo e di una particolarità del suo stato.
Totonna si “distende”, si dipana, si chiarisce per “sapere di sé” e, nello specifico, del suo “cos’è la morte”.

“Infatti, pian piano con la pressione del mio corpo dei piccoli getti d’acqua partono da sotto di me e cominciano a spruzzare sempre di più facendomi un piccolo massaggio e capisco che lentamente andranno a riempire la vasca e io mi godrò il bagno.”

Questo è il ritorno alla vita di Totonna, un viaggio che procede piano piano e si conclude irrimediabilmente dopo essere stata a visitare la morte e i regni dell’aldilà.
Il corpo riprende vitalità perché ha un peso che si traduce in energia, una consistenza psicofisica oltretutto piacevolmente libidica: “la pressione del mio corpo”.
Il sistema neurovegetativo riprende il suo naturale decorso e comunica le giuste sensazioni di un benessere ben dosato nelle sue componenti.
L’acqua è energia femminile che la riporta al grembo materno, all’origine della sua vita.
“Io mi godrò il bagno” equivale a “io ritorno a vivere con la consapevolezza di chi ha vissuto esperienze che riconciliano con la vita e danno il senso migliore del vivere”.

PSICODINAMICA

Il sogno di Totonna sviluppa la psicodinamica della “razionalizzazione del lutto” e approfitta di una dolorosa circostanza per visitare e riformulare, al meglio consentito dalle condizioni psichiche in atto, il “fantasma di morte” con gli annessi affettivi e i connessi emotivi della perdita e dell’inanimazione. L’operazione si conclude con esito fausto.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Totonna ha una massiccia presenza dell’istanza pulsionale “Es” e dell’istanza razionale “Io”.
“Io” è manifesto in “mi trovo”, “cammino”, “noto con stupore”, “mi trovo seduta”, “noto”, “vedo”, “mi dico”, “ma mi rendo conto”, “realizzo”, “non capendo”.
“Es” è manifesto in “centro di cure termali”, “lunghi corridoi”, “buchi nel muro”, “fontane in marmo grezzo”, “autobus”, “rammendando”, “taglia i fili”, sgaiattolo dentro per vedere cosa c’è”, “caverna”, “vasche”, “fontanelle”, “a riempire la vasca e io mi godrò il bagno”.
“Super-Io” è manifesto in “rammendando a mano dei pezzi di stoffa nera”, “io li avrei tagliati ad uno ad uno”, “io non vedo oltre la porta.”
La “posizione psichica” coinvolta è quella “orale”, quella che riguarda gli affetti e la conseguente possibilità di perdita depressiva degli stessi.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Totonna presenta i seguenti meccanismi psichici di difesa dall’angoscia: la “traslazione” e lo “spostamento” in “una mia cugina” e in “una signora” e in “una mia zia”, la “condensazione” in “corridoi” e in “buchi nel muro” e in “fontane in marmo grezzo”, e in “autobus” e in “caverna” e in “vasche”, la “figurabilità” in “un’immensa struttura di marmo grezzo giallo nero che sembra essere stata scavata nella roccia” e in “una piattaforma stretta che c’era all’interno della vasca e mi distendo aspettando che succeda qualcosa” e in “lentamente andranno a riempire la vasca e io mi godrò il bagno.”
E’ presente il processo psichico di difesa della “regressione” in “mi trovo seduta in autobus con davanti tre signore distinte” e in “c’è una mia zia che sta rammendando a mano”.
Il processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido” è presente in “catini per prendere l’acqua” e in “io mi godrò il bagno”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Totonna evidenzia un tratto psichico depressivo all’interno di una “organizzazione psichica reattiva”, ex carattere, nettamente “orale”, sensibile agli affetti e all’esercizio degli stessi.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche coinvolte nel lungo sogno di Totonna sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “fontane” e in “caverna” e in “acqua” e in “vasche e in “fontanelle”, la “metonimia” o relazione logica in “corridoi” e in “marmo grezzo” e in “taglia i fili”, la “enfasi” o forza espressiva in “un’immensa struttura di marmo grezzo giallo nero”, la “sineddoche” o parte per il tutto in “buchi nel muro dove sono alloggiate delle fontane in marmo grezzo color giallo nero”.
Il sogno di Totonna è ricco di simboli ed appare permeato di una vena poetica surreale.

DIAGNOSI

La diagnosi del sogno di Totonna dice dell’insorgere di un moderato “fantasma di morte” in un quadro depressivo di perdita con implicita razionalizzazione del lutto: una “psiconevrosi d’angoscia” legata a esperienza vissuta.

PROGNOSI

La prognosi del sogno di Totonna si attesta in una progressiva presa di coscienza dell’esperienza del lutto e della perdita, nonché nel rafforzamento del gusto della vita e dell’esercizio della “libido”. Totonna è chiamata a godere, più che a soffrire, dopo il viaggio nell’aldilà. Meno male che aveva il biglietto di ritorno.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico è la degenerazione del tratto depressivo in “sindrome depressiva” nel caso in cui la “razionalizzazione del lutto” e della perdita non vada a buon fine: caduta della qualità della vita e dell’esercizio della “libido”.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Totonna è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
La simbologia si coniuga equamente con la discorsività logica e consequenziale.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Totonna si attesta in un’esperienza luttuosa vissuta in maniera contrastata e nel ricordo pomeridiano della stessa.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità del sogno di Totonna è decisamente surreale.

REM – NON REM

-Il sogno è un “modulo” di funzionamento del Cervello durante il sonno R.E.M. Meglio: dalle onde rapide e a basso voltaggio e dai movimenti vorticosi dei bulbi oculari la “Mente autocosciente” o “Io” legge l’attività dei moduli e produce il sogno. Questa è la teoria di Eccles, neurofisiologo.
– Il sogno è l’attività psichica del sonno e si svolge nelle fasi R.E.M. quando la funzione della memoria è favorita dallo stato di eccitazione del corpo. Questa teoria si è affermata negli anni 80.
-Oggi è degna di considerazione anche la teoria della “Continual Activation” sostenuta dalle ricerche delle neuroscienze: l’attività onirica è presente nelle fasi R.E.M. e NON R.E.M. del sonno.

Il sogno di Totonna è stato elaborato in uno stato di normale tensione psicomotoria e per la precisione in una fase R.E.M. mediana.

DOMANDE & RISPOSTE

Domanda
Come vive una persona anziana la morte?

Risposta
In base a come ha elaborato i “fantasmi depressivi di perdita” nel corso della vita e in base ai meccanismi psichici di difesa dall’angoscia che ha usato. Meglio: in base alla “organizzazione psichica reattiva” che ha maturato.

Domanda
Cosa significa?

Risposta
Mi spiego con un esempio. Se io uso il processo psichico di difesa della “sublimazione” nelle esperienze di perdita, elaborerò una sopravvivenza dopo la morte nobilitando l’angoscia in accettazione e quasi desiderio di morire per rinascere. Se io uso il processo psichico di difesa dall’angoscia della “regressione” e magari mi ammalo del cosiddetto morbo di Alzheimer fissandomi all’età infantile e alla “posizione orale”, ritorno infante e in questo caso elaborerò un demenza per non aver coscienza dell’ineludibilità della morte. Possiamo usare in soluzione dell’angoscia di morte circa ventidue meccanismi psichici di difesa. Potrei elencarli e indicare la modalità d’azione, ma rimandiamo a migliore circostanza.

Domanda
Cosa significa “razionalizzazione del lutto” e come avviene?

Risposta
Mediamente occorrono due anni per avere a livello psichico la piena coscienza della perdita di una persona significativa o anche di un animale solidale. Il segnale che il lutto è stato razionalizzato è il dolore al posto dell’angoscia e della rabbia per la perdita subita, il ritorno al “principio di realtà” per quanto riguarda il vissuto sulla persona che ci ha lasciati.
Dopo il lutto la psiche reagisce sempre in base ai meccanismi di difesa, come dicevo prima; ad esempio affermando la vita e distaccandosi dal dolore o negando il lutto in qualche modo o coinvolgendosi a livello emotivo al minimo o al massimo, sublimando l’angoscia in nobile accettazione del destino e in qualche forma di onnipotenza, scindendo il fatto morte dall’emozione della fine o in altre modalità.

Domanda
Il sogno dell’aldilà ha fatto bene a Totonna?

Risposta
Certamente sì! Questo sogno è terapeutico perché integra le pulsioni e le idee sulla morte, riformula il “fantasma di morte” nelle sue parti irrimediabili di perdita e di fine.

Domanda
E quelli che non piangono al funerale sono insensibili?

Risposta
No! Usano il meccanismo di difesa dello “isolamento”, non vivono l’angoscia ma sono consapevoli della perdita. Avranno tempo per soffrire quando il meccanismo di difesa ridurrà la sua azione.

Domanda
E quelli che piangono e si disperano?

Risposta
Usano il meccanismo di difesa della “conversione isterica” scaricando le tensioni anche in maniera teatrale.

Domanda
Insomma si soffre necessariamente.

Risposta
Certamente, ma si soffre soprattutto d’angoscia anche se non c’è il morto. L’angoscia è la malattia di base del vivente uomo, è universale ed è oggetto d’intervento da parte della cultura. Sull’angoscia leggi il testo di Soren Kierkegaard “Il concetto dell’angoscia e la malattia mortale”. Fa solo bene.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Al lutto subentra il “consolo” o la consolazione, alla perdita segue il conforto, alla morte consegue l’affermazione della vita, spesso l’onnipotenza della sopravvivenza. Il cibo è il degno antidoto all’angoscia della morte e della perdita. La solidarietà e la comunione familiare sono la prima reazione affermativa all’angoscia della perdita. Ogni morte rievoca il nostro personalissimo “fantasma di morte” e la consapevolezza della necessità della morte dipende da quali meccanismi di difesa mettiamo in atto.

Ho scelto come prodotto culturale la canzone “Il conforto” firmata da Ferro Tiziano e cantata in associazione a Carmen Consoli, un brano di scuola ermetica con valenza pop.
Provate a seguire il testo e a decodificarlo secondo i vostri “significanti”, secondo l’emozione che emerge in voi durante l’ascolto. Quella è la vostra verità sul tema.
Riflettete anche sulla bontà di essere in due e in sodalizio nell’affrontare le esperienze d’angoscia che la vita riserva.

 

 

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