“MORTA DI PARTO”

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Qualcuno mi avverte che la mia amica è morta di parto.
Sono dispiaciuta di non essere andata al funerale, ma non so perché non ho partecipato.
Mio marito estrae da una busta una foto scattata dal compagno della mia amica che ritrae lei e la bambina appena nata con degli occhioni molto grandi e belli.
Anche la mia amica ha gli occhi aperti, ma il sorriso è un po’ spento.
La foto è stata scattata quando entrambe erano morte.
Mi sveglio angosciata.”

Questo sogno porta il nome di Gilda.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO MANIFESTO

CONSIDERAZIONI

La “Vita” e la “Morte” sono archetipi, simboli universali elaborati sin dai primordi dall’uomo e depositati nello junghiano “Immaginario collettivo” a ricordare di un altro archetipo determinante, la “Madre”, l’origine del “Tutto”, la “ontogenesi” e la “filogenesi”, l’origine di ciò che è e l’amore di ciò che ha avuto origine. Il primo culto e il primo rito hanno riguardato la morte, l’ineffabilità e l’ineludibilità della fine della vita e del distacco dalla realtà.
Inevitabilmente la “Madre” è stata deputata al nascere e al morire. La vita e la morte, archetipi, appartengono alla “Madre” e si estendono all’universo psicofisico femminile.
Il parto è il passaggio obbligato per la continuazione della vita e della morte. La condanna del Dio ebraico, dopo il peccato primario, riguardò proprio le gravidanze e il parto con l’accresciuto dolore del travaglio e la dipendenza al desiderio del maschio da parte della donna.
Sono temi importanti e determinanti che hanno come base l’angoscia di morte, la sindrome depressiva. Di poi, arrivano le varie e variopinte “sublimazioni”: le filosofie, le letterature e l’arte, ma soprattutto le religioni monoteistiche e panteistiche.
Senza la “malattia mortale” l’uomo non sentirebbe l’angoscia, non avrebbe consapevolezza di quella disperazione basata sul morire e soprattutto sul futuro della vita nella morte.
Temi alti e aulici!
E’ già tanto cercare la verità di un sogno in riguardo a questi affascinanti temi.
Sognare il parto e la morte da parte di Gilda significa, quindi, riprendere un tema antico e diffuso, significa parlare di sé attraverso il simbolo della “rinascita” e della “mancata rinascita”, il “nato di sé” e il “non nato di sé”.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Qualcuno mi avverte che la mia amica è morta di parto.”

Il “qualcuno” attesta di un significativo anonimato. Gilda si difende in sogno traslando il suo trauma nella persona senza precisa identità, un qualcuno che sa, pur tuttavia, del suo dramma: Gilda non è riuscita a far nascere da se stessa ciò che voleva realizzare ed evolvere, il “non nato di sé”, le aspirazioni, i desideri, i progetti, le emozioni, i sentimenti, dati e fatti psichici che sono rimasti dentro di lei senza poter uscire alla luce della realtà. “La mia amica” è una nuova “traslazione” della sua persona per continuare a dormire e non cadere nell’incubo vedendo se stessa. Gilda non vuole prendere coscienza del trauma di una sua mancata rinascita.
Ricapitolando: il parto è simbolo di “nascita-rinascita”, il “morire di parto” significa non essersi saputa rinnovare e che qualcosa d’importante, su cui tanto aveva investito la sua energia vitale, (“libido”), non è nato in lei.
Il sogno ci spiegherà meglio il contenuto di questo trauma, per il momento ci accontentiamo della psicodinamica.

“Sono dispiaciuta di non essere andata al funerale, ma non so perché non ho partecipato.”

Il “funerale” è il rito della mancata rinascita psichica e della mancata riformulazione esistenziale di Gilda, è il rito della morte del “non nato” che esorcizza l’angoscia depressiva della perdita.
Nella realtà non si può partecipare al proprio funerale, ma in sogno sì. Gilda si è celebrato il rito depressivo della mancata rinascita, ma si è traslata ancora una volta nel rito. Non ha “partecipato” semplicemente perché era troppo sensibile al tema e la sua coscienza si ribellava, non voleva e non poteva ancora capire. Il “non ho partecipato” è una difesa che consente a Gilda di continuare a dormire e a sognare.

“Mio marito estrae da una busta una foto scattata dal compagno della mia amica che ritrae lei e la bambina appena nata con degli occhioni molto grandi e belli.”

Fino a questo punto si evidenziava il “non nato” generico di Gilda e non c’era traccia del suo “nato” e tragicamente defunto, “la bambina”. Riformuliamo la trama del sogno: Gilda ha perso “parti psichiche di sé” che aveva elaborato e che aveva posto in essere, un’idea, un progetto, un desiderio. Appare il “marito” e si manifesta una figura ambigua e un figuro losco perché consegna in “una busta” l’immagine del lutto depressivo, la perdita irrimediabile e truculenta della maternità o del suo essere stata una bella e tenera bambina.
Qual’era l’idea o il progetto di Gilda?
Una maternità o l’inutilità della maternità?
Il “compagno della mia amica” è la piena “traslazione” difensiva del “marito” di Gilda, operazione richiesta dal sogno per continuare il sonno e per non incorrere nell’incubo interrompendo il sonno e il sogno. Ma il “marito” è direttamente coinvolto nell’estrarre “da una busta una foto” sul tragico evento, un complice e un autore che Gilda rappresenta in sogno sempre per ridurre i livelli di angoscia.
A questo punto si può desumere che il marito è il personaggio incriminato, la causa del dramma di Gilda.
Ma quale dramma?
Gilda ha perso una bambina?
Gilda non può aver figli?
Il marito non vuole figli da Gilda?
Il marito non riconosce i figli che ha avuto da Gilda?
Non è ascritto a merito di Gilda da parte del marito l’avergli dato dei figli?
Il sogno si complica e giustamente non è chiaro e semplice oppure mancano dei pezzi che avrebbero aiutato la giusta decodificazione.
Ma imperterriti procediamo!
La “busta” è un simbolo femminile e rappresenta la recettività affettiva e sessuale.
La “foto” comporta una leggera presa di coscienza e condensa la rappresentazione del trauma in maniera emotivamente blanda, sempre a fini di tutela del sonno e del sogno e per non incorrere nell’incubo: una gentilezza del sogno per continuare a dormire.
Questa “foto”, “che ritrae lei e la bambina appena nata con degli occhioni molto grandi e belli” è il trauma della frustrazione, della vanificazione, della perdita della funzione genitale materna.
Il grido “a nulla valse essere madre” è rivolto in privilegiato riferimento al marito.
Il dramma di Gilda verte sulla carta d’identità: io madre e io moglie, noi famiglia.

“Anche la mia amica ha gli occhi aperti, ma il sorriso è un po’ spento.”

Adesso Gilda analizza se stessa nella “mia amica” e si scopre una donna viva e mentalmente lucida, “ha gli occhi aperti”. Gilda non è morta, ma è triste, neanche angosciata, vede la realtà in atto senza “sorriso”, senza partecipazione e coinvolgimento, non investe “libido”, ha un consistente “fantasma di perdita” in circolazione psicofisica. La gioia di vivere è soltanto un ricordo: “spento”.

“La foto è stata scattata quando entrambe erano morte.”

Gilda precisa l’origine temporale della sua reazione psichica all’evento traumatico e la blanda presa di coscienza. I “fantasmi” della perdita depressiva e d’inanimazione” sono intercorsi nel momento in cui Gilda non ha saputo rinascere e riformularsi, ristagnando nella dipendenza e nell’attesa che giunga il “deus ex machina” delle tragedie greche a risolvere il suo caso.

“Mi sveglio angosciata.”

Il sogno di Gilda non si conclude nell’incubo, ma si conclude nella realtà psichica in cui è approdata la nostra eroina. L’intensità emotiva progressiva ha portato al risveglio e alla ratifica che Gilda non ha saputo rinascere e riformularsi e aspetta inerte e passiva da dipendente che qualcuno investa su di lei e non il contrario, che lei si dia da fare per risolvere la frustrazione riprendendo il normale equilibrio psicofisico ed esistenziale.

PSICODINAMICA

Inizialmente il sogno di Gilda sviluppa il tema psichico del dolore collegato al “non nato di sé”, di poi si evolve nel trauma della perdita e dell’inanimazione. Particolare risalto viene dato alla figura dell’altro, il marito, in quanto causa dello scatenarsi dei fantasmi depressivi deputati a esprimere il quadro psichico profondo in atto. Il sogno di Gilda si lascia decodificare con difficoltà a causa della mancanza dei qualche pezza simbolica giustificativa.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Agisce l’istanza “Es”, rappresentativa delle pulsioni, in “morta di parto” e in “la bambina appena nata con degli occhioni molto grandi e belli”.
L’istanza psichica deputata alla vigilanza razionale, “Io”, si manifesta in “Qualcuno mi avverte” e in “Sono dispiaciuta” e in “ma non so”.
L’istanza morale e censoria del “Super-Io” risulta assente.
Le posizioni psichiche richiamate dal sogno di Gilda sono quelle “orale” e “genitale” in quanto sono presenti intensi bisogni affettivi e dipendenze psichiche che impediscono la rinascita e la riformulazione.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il meccanismo psichico di difesa dall’angoscia dominante è la “traslazione” in “qualcuno” e in “mia amica” e in “compagno mia amica” e in “funerale”.
Il meccanismo della “condensazione” funziona in “morte” e in “parto” e in “bambina” e in “occhi aperti” e in “sorriso spento”.
Il meccanismo psichico di difesa dello “spostamento” è presente in “mia amica” e in “funerale”.
Il meccanismo psichico di difesa della “drammatizzazione” si vede chiaramente in “lei e la bambina appena nata con degli occhioni molto grandi e belli.”
I processi psichici di difesa della “sublimazione della libido” e della “regressione” non contribuiscono alla formazione del sogno di Gilda.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

La “organizzazione psichica reattiva”, ex carattere o personalità o struttura psichica, evidenziata nel sogno di Gilda è “orale” con marcati tratti depressivi, sensibilità alla perdita degli affetti di cui è fortemente bisognosa.

FIGURE RETORICHE

Il sogno di Gilda evidenzia le seguenti figure retoriche: la “metafora” o relazione di somiglianza in “morte” e in “parto”, la “metonimia” o relazione logica e concettuale in “funerale” e in “bambina” e in “busta” e in “foto”, la “enfasi” o forza espressiva in “morta di parto” e in “che ritrae lei e la bambina appena nata con degli occhioni molto grandi e belli”.

DIAGNOSI

La diagnosi del sogno di Gilda dice che è in atto l’azione improvvida di un “fantasma depressivo di morte”, che la protagonista ristagna in una condizione di mortifera attesa di qualcosa di nuovo o di evolutivo senza concorrere nella rinascita di “parti psichiche” significative di sé.

PROGNOSI

La prognosi esige che Gilda prenda in mano amorosamente il suo destino di donna e si renda autonoma da qualsiasi figura che le abbia procurato frustrazioni del suo essere femminile di donna e di madre.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in una degenerazione della sindrome depressiva e in uno stato di prostrazione psicofisica molto vicino a una confusione mentale con apatia e disinvestimenti di “libido”.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “simboli” e dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Gilda è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

Il sogno di Gilda è stato provocato dalla diretta provocazione di un episodio o di un fatto attinente alla tematica della depressione e dell’abbandono all’interno della sfera coniugale.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità onirica è depressiva in quanto insiste sul tema della perdita e del distacco affettivo in specifico riguardo alla realizzazione personale.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Il sogno di Gilda pone la questione della “rinascita” in vita e in contrapposizione alla “resurrezione” dalla morte a nuova vita materiale o spirituale.
E’ possibile la rinascita in vita?
E’ possibile la rinascita dopo la morte?
La risposta è affermativa per quanto riguarda il sapersi riformulare in vita a livello psicologico, specialmente dopo una crisi di qualsiasi natura e qualità.
Cosa succede e come si ottiene?
Portando a risoluzione razionale e alla coscienza tutti i “fantasmi” più turbolenti come quelli depressivi e di morte, quelli legati alla perdita e alla “morte in vita” o alla caduta degli investimenti di “libido”.
Il Buddismo è una fede ecologica dell’immanente che parla di un eterno ritorno dell’anima in una serie di reincarnazioni, di qualsiasi tipo e di qualsiasi natura, fino alla raggiunta “catarsi” della colpa impura.
Le religioni trascendenti e monoteistiche attestano la fede principalmente nella resurrezione e nella sconfitta della morte con la vita eterna tramite obbedienza alla Legge di Dio.
La teoria teologica cristiana della resurrezione è collegata alla resurrezione di Cristo dopo la crocifissione.
Trattasi a livello psicologico di strategie fideistiche per risolvere il famigerato “fantasma di morte” e l’angoscia collegata che perseguita l’essere umano fino alle malattie psicosomatiche più resistenti e difficili da guarire. Nella degenerazione delle cellule nervose, neuroni, è implicito un “fantasma di morte” con la relativa spasmodica carica d’angoscia che annienta la memoria e l’identità.
A tal uopo vedi le demenze presenili e senili e “morbi” di varia qualità.
A conclusione del sogno di Gilda propongo l’attento ascolto e la posata riflessione su una popolare canzone di Riccardo Cocciante che, come al solito, non è una semplice canzone, ma un messaggio mistico di ordine panteistico, più vicino al Buddismo che ad altra fede ed esplicitamente elaborato in esorcismo dell’angoscia di morte.
Con questa canzone voglio significare che i sogni dicono quello che è già stato detto in altro modo: “nulla di nuovo sotto il sole”.
Gustatevi musica e testo di “Cervo a primavera” in completamento positivo ed ottimistico del sogno di Gilda.

 

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