DON BALDUCCIO SINAGRA SOGNA E CHIEDE A “ME CHE SO”

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Caro dottore,
tu che sai, mi sai dire cosa vuol dire che quando sono fatto di acido vedo il pavimento fatto di figure geometriche perfette, un pavimento bello ma gelido.
La stessa cosa ho visto quando mi hanno dato dei farmaci in ospedale.
La stanza era fatta di pezzi geometrici come un puzzle.
Devo dirti che quando è morta mia madre, le ho chiesto se mi faceva la cortesia di farmi capire in sogno cos’è e com’è la morte e anche cosa c’è dopo, se c’è qualcosa.
Dopo qualche giorno in sogno ho visto mia madre che mi mostrava una strada tutta geometrica e lucida, quasi perfetta, fatta di grandi mattoni di ceramica dal colore nero o comunque scuro.
Che mi dici di questo ambaradan tu che sai?
Ciao da don Balduccio Sinagra.”

Questo è quanto mi scrive don Balduccio Sinagra, il vecchio capomafia della serie televisiva “Il commissario Montalbano”.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Quella di don Balduccio è una lettera estrosa e interessante che contiene uno sprazzo di sogno e un tema d’interesse scientifico. Quest’ultimo verte sul rapporto tra acido lisergico e attività neurofisiologica del sogno, tra le allucinazioni prodotte da assunzione di L.S.D. o farmaci e quelle prodotte nel sogno dal sonno.
Bravo il simpatico e ironico Balduccio!
Ancora: “tu che sai”, “ti sa” o “ti ti sa” o “ti che ti sa”, è un modo di dire classicamente veneto, per cui suppongo che dietro don Balduccio Sinagra si nasconda un veneto sornione che si è identificato in un mafioso siculo: una buona trovata!
Non mi resta che procedere e cercare di non deludere il vecchio don Balduccio.
Non si sa mai!

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“mi sai dire cosa vuol dire che quando sono fatto di acido vedo il pavimento fatto di figure geometriche perfette, un pavimento bello ma gelido.”

“mi sai dire cosa vuol dire” è un fenomenale incastro di parole, un “mix” calibrato e denso di sensi e di significati che farebbe invidia al miglior Dante Alighieri per la sua “Umana commedia”.
“Sapere” deriva dal latino “sapio” e significa “aver sapore” ed è legato strettamente al gusto delle cose, alla conoscenza come sensazione, almeno nella sua prima tappa.
“Sai dire”: il “sapore senso” è associato alla “parola” che è la traduzione in energia fonetica di una comunicazione all’interno di una relazione.
Il “dire” è in primo luogo e nella stesso tempo un “dare nome”, un volgare nominare e un sacro “battezzare”, dare la vita.
“Vuol dire”: quale “significato” si può dare al senso e al sapore di suoni che formano parole?
Volgarmente e in sintesi don Balduccio sta chiedendo delle spiegazioni.
L’esordio è interessante, ma il prosieguo è decisamente intrigante.
“Quando sono fatto di acido”: un capomafia non si fa mai di L.S.D., non è un artista, non è un creativo, non cerca verità astratte dentro di lui e non pensa minimamente a partorirle attraverso una sostanza stupefacente casualmente scoperta negli anni quaranta durante la ricerca in laboratorio di un barbiturico.
E, allora, don Balduccio è veramente un ribaldo, un impostore uso a pratiche insane e veramente dannose per la salute dei neuroni e per l’equilibrio psicofisico. Oltretutto L.S.D. è una droga pericolosissima in quanto, essendo allucinogeno, stravolge la percezione della realtà destando, soprattutto, quelle sensazioni di leggerezza che portano a provare il volo e a lanciarsi da ponti o da grattaceli. Lo sanno bene gli scriteriati candidati al viaggio allucinogeno e proprio per questo motivo si fanno accompagnare da un complice che resta savio e controlla eventuali assurdità psico-percettive nello sballato di turno, stravolgimenti emotivi e alterazioni motorie che sono legati alle allucinazioni e alle sensazioni in atto. L’assunzione di “acido lisergico” induce la caduta dell’autocontrollo e della coscienza vigilante in una con la perdita del “principio di realtà”. Emerge dalla dimensione profonda una notevole mole di pulsioni collegate ai “fantasmi” ormai incontrollati e incontrollabili.
Tecnicamente l’istanza “Es” e buona parte del suo patrimonio tensivo
lasciato a briglia sciolta prevalgono sulle attività coscienti dell’istanza “Io” e su quelle limitanti dell’istanza censoria “Super-Io”.
Il pericoloso squilibrio psicotico è servito, anzi, è stato ottenuto!
Le alterazioni sensoriali si manifestano pericolosamente come risultato di tanta ed eccessiva stimolazione.
Aggiungo che chi sorbisce sostanze stupefacenti mette in gioco la personale formazione culturale ed evoluzione psichica. Paradossalmente le droghe diagnosticano il tipo di “organizzazione psichica reattiva” in base ai sintomi che producono. La crisi paranoica o isterica o ossessiva o depressiva o fobica o schizoide o di altro tipo che subentra durante l’effetto droga, alcool compreso, rivelerà ed evidenzierà la forma psichica, la personalità, il carattere, la struttura, in un solo termine la “organizzazione psichica reattiva” del povero fruitore.
Dopo questa utile digressione torniamo al nostro personaggio.
Ecco le allucinazioni del signor Sinagra, pardon, di don Balduccio!
“vedo il pavimento fatto di figure geometriche perfette”.
La simbologia complessiva riguarda la freddezza razionale e l’assenza di emozioni, un “fantasma di morte”, proprio gli stessi vissuti e la stessa miscela psicofisica che è in atto nell’aspirante suicida un minuto prima di commettere l’insano gesto di togliersi la vita con qualche espediente convenzionale o personale.
Mai migliore sintesi ha condensato il corredo razionale e sensoriale del suicidio: “pavimento fatto di figure geometriche perfette”.
Del resto, L.S.D. è una droga da lento e progressivo suicidio, in quanto distrugge irreparabilmente i neuroni e gli apparati vitali gestiti dal “sistema neurovegetativo”, respiro, cuore, reni, ghiandole endocrine e compagnia cantante. Don Balduccio con la sua “cartina” assorbente imbevuta di acido non fa altro che suicidarsi lentamente a basso dosaggio, per cui la simbologia è azzeccatissima.
Ma bisogna considerare il motivo per cui don Balduccio lo fa e si fa.
Per esaltare la creatività come gli artisti?
Per esaltare il pensiero come i filosofi?
Per evadere dalla triste realtà e dalla fredda ragione?
Per provare nuove emozioni?
Per essere della partita insieme al suo gruppo?
Per curarsi la depressione o le angosce recondite?
Chissà!
Balduccio, il furbetto, sicuramente non lo sa.
Balduccio, di certo, ha in circolazione un consistente “fantasma di morte” che lo induce a pratiche deleterie e mortifere.
“un pavimento bello ma gelido”: la terra, “un pavimento”, gelida è simbolo della “parte negativa” del “fantasma” e dello “archetipo Madre”. Rievoca il freddo marmo dell’obitorio. La morte affascina perché è bella, ha una sua valenza estetica,”pavimento bello”, in quanto la si pensa come trasfigurazione a miglior forma e a miglior vita: la speranza degli illusi e di coloro che vivono a metà. Se, poi, la morte s’imbeve e si colora di sacro, allora la tragedia è irrimediabilmente servita. Il terrorismo di oggi e l’eroismo di sempre hanno portato al martirio, all’esaltazione patologica della componente depressiva incapsulata a livello psichico profondo, nonché alla messa in atto della carica dinamitarda contro se stessi e contro gli altri. Il “gelido” si associa sempre al rigore della morte cerebrale e alla totale irreversibile caduta delle emozioni e dei sentimenti.
Che brutte simbologie!
Ma, del resto, questo siamo anche noi.

“La stessa cosa ho visto quando mi hanno dato dei farmaci in ospedale.”

Balduccio è saggio, ha associato alla reazione chimica del farmaco l’alterazione psicosensoriale procurata dall’assunzione di “acido lisergico”. Sempre un “fantasma di morte” si muove di fronte alle reazioni chimiche, un dato psichico legato alla “sindrome depressiva” che accompagna questa lettera di don Balduccio Sinagra.
Sarà interessante vedere lo spezzone di sogno per trovare la conferma a quello che il baldo don Balduccio ha per il momento richiesto come spiegazione a “chi sa”, a me mago che ho il sapore delle cose e so tradurlo in parole.
L.S.D. è una sostanza chimica come i farmaci sorbiti da Balduccio in ospedale. Come la scienza Chimica impone, è avvenuta l’alterazione psicosomatica, ma i contenuti dei “fantasmi” sono esclusivamente quelli di don Balduccio e sono diversi da quelli di altri soggetti messi nelle stesse condizioni di alterazione chimica, come ho detto e spiegato in precedenza.

“La stanza era fatta di pezzi geometrici come un puzzle”.

Ripeto.
L’allucinazione farmacologica è squisitamente chimica e a livello psicologico in don Balduccio si compiace di questa immagine fatta di “pezzi geometrici”. Il suo “fantasma di morte” prende soggettivamente questa forma che condensa la freddezza logica e l’assenza di emozioni, lo stato psicosomatico classico dell’aspirante suicida.
Il “puzzle” attesta di questa frammentazione psichica tenuta insieme da assenza totale di significativa “libido”, in attesa che si stacchi del tutto la spina dal residuo vitale.
La “stanza” rappresenta simbolicamente una parte, non meglio precisata, della casa psichica di don Balduccio Sinagra, quella in cui si è malignamente formato e annidato un tratto depressivo nei primissimi anni della sua “formazione psichica reattiva”.

“Devo dirti che quando è morta mia madre, le ho chiesto se mi faceva la cortesia di farmi capire in sogno cos’è e com’è la morte e anche cosa c’è dopo, se c’è qualcosa.”

Ecco la prova del “fantasma depressivo di morte” in movimento verso la coscienza!
Balduccio non ha ancora razionalizzato il lutto legato alla perdita della sua adorata mamma. Balduccio ha mantenuto un contatto psichico di stampo magico con lei tramite il canale privilegiato del sogno e ha appagato il suo bisogno di avere una verità fisica e metafisica: “com’è la morte e anche cosa c’è dopo, se c’è qualcosa”.
Chi meglio della madre dipartita può aiutare il figlio in piena crisi esistenziale e psichica?
Quale migliore farmaco della mamma, “che sa” della “morte” e del “dopo” morte, può alleviare le angosce di don Balduccio?
Balduccio è un uomo che ha bisogno di “chi sa”, di me e della mamma, per i suoi dubbi metafisici e per le sue debolezze esistenziali, così come ha supportato le sue angosce con l’assunzione di sostanze chimiche allucinogene. Infatti, L.S.D. funge da psicofarmaco per una sindrome depressiva in azione, una reazione chimica che frastorna il “sistema neurovegetativo” e illude su una possibile remissione e risoluzione del “fantasma” psichico, ma che alla fine porta all’autodistruzione, l’esaltazione della pulsione sadomasochistica.
L’odissea psichica di don Balduccio continua, a riprova che anche i più incalliti mafiosi non sono esenti da fattori squisitamente umani, oltre alle pienezze delle loro miserie.
Com’è la morte?
Come la vivi in vita: l’onnipotenza di chi non vive appieno la sua vita.
C’è qualcosa dopo la morte?
“Nescio, sed fieri sentio et excrucior.”
“Non lo so, ma sento che avviene e mi tormento.”
Questo diceva Gaio Valerio Catullo in un carme per le pene d’amore e di sesso.

“Dopo qualche giorno in sogno ho visto mia madre che mi mostrava una strada tutta geometrica e lucida, quasi perfetta, fatta di grandi mattoni di ceramica dal colore nero o comunque scuro.”

La solerzia premurosa della mamma o la suggestione riparatrice di don Balduccio fanno in modo che, poste le domande, arrivino le risposte con urgenza e appena “dopo qualche giorno”.
Don Balduccio ha proprio una crisi depressiva in corso. Aveva un’alleata amorevole in vita e non si è rassegnato alla sua perdita, non ha ancora razionalizzato il lutto e mantiene un contatto privilegiato con la madre al fine di esorcizzare l’angoscia di morte.
Analizziamo il sogno: allucinazione della madre, “fantasma di morte”, come al solito, rappresentato simbolicamente con la lucida geometria razionale di una “strada” e “di grandi mattoni di ceramica dal colore nero”. Il colore, “comunque scuro” e lucido, condensa il classico cromatismo della morte. Il breve sogno di don Balduccio conferma l’assenza di emozioni in un corpo che non sente, non vive e non ha coscienza. La perfezione, “quasi perfetta”, è simbolo d’inumanità, di assenza di vita. Non a caso si attribuisce alle divinità, alle entità immaginarie.

“Che mi dici di questo ambaradan tu che sai?”

“Io che so” ho ampiamente risposto al ribaldo allucinato Balduccio. Ho dipanato la gran confusione mentale e la grande angoscia del sedicente “capo-bastone”. Spero che il suo “ambaradan” abbia lasciato il posto a una migliore consapevolezza del suo stato psichico.
Baciamo le mani, don Balduccio Sinagra!
Vossignoria mi resta in debito.

PSICODINAMICA

Il sogno di don Balduccio Sinagra sviluppa la psicodinamica della “razionalizzazione del lutto” in riguardo alla figura materna e manifesta un chiaro “fantasma depressivo di morte” parzialmente risolto dall’assunzione del classico “acido allucinogeno lisergico”. Esibisce una “posizione edipica”, legame affettivo e possessivo nei riguardi della madre, nonché una “posizione orale”, smodato bisogno d’amore e d’affetto. Si evidenzia la convenzionale esigenza di alienarsi in un “aldilà” salvifico e salutare, un rimedio a tutti i mali personali e collettivi del tempo e della storia.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

L’istanza psichica “Io” è presente in riguardo al breve sogno in “ho visto”.
L’istanza psichica “Es” si manifesta in “una strada tutta geometrica e lucida”.
L’istanza psichica “Super-Io” non ricorre.
La “posizione psichica “orale” ed “edipica” si desumono nei bisogni affettivi e nella relazione privilegiata con la madre.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno lettera di don Balduccio Sinagra usa i seguenti meccanismi psichici di difesa dall’angoscia: la “condensazione” in figure geometriche fredde e lucide”, lo “spostamento in “pavimento gelido perfetto” e in “strada lucida”.
Non sono presenti i processi psichici di difesa della “regressione” e della “sublimazione della libido”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

La lettera e il sogno attestano di un tratto “depressivo” all’interno di una cornice “orale”: paura di perdere affetti e dipendenza psichica.

FIGURE RETORICHE

Nel prodotto psichico di don Balduccio sono presenti la “metafora” in “figure geometriche”, la metonimia” in “strada tutta geometrica e lucida, quasi perfetta”, la “enfasi” non si evidenzia perché l’esagerazione dei temi è realistica.

DIAGNOSI

Don Balduccio Sinagra è affetto da angoscia depressiva e da dipendenza affettiva nei riguardi della figura materna. Non ha ancora razionalizzato il lutto della perdita di tanta madre e si compensa con pratiche stupefacenti veramente e oltremodo dannose in quanto sollecitano in maniera abnorme il “sistema neurovegetativo” procurando disfunzioni sensoriali di ampio spettro.

PROGNOSI

In primo luogo è giusta prognosi prescrivere a don Balduccio la definitiva cessazione di ogni pratica stupefacente e di portare a compimento il distacco psichico dalla madre defunta. Balduccio deve rafforzare le relazioni affettive e significative in atto senza indulgere in “traslazioni” compensative patologiche e in “spostamenti” oltremodo dannosi. L’ironia che lo contraddistingue deve commutarsi in autoironia e in amorosa cura della sua persona senza cadute in “metafisiche dell’alto”, le religioni alienanti, o in “metafisiche del basso”, il materialismo consumistico.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in una recrudescenza della “sindrome depressiva” con il forte bisogno di variare lo stato di coscienza e il rischio di usare sostanze incongrue. Don Balduccio deve portare avanti il processo di “razionalizzazione del lutto” per acquisire una consapevolezza propedeutica all’autonomia psichica.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “simboli” e dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di don Balduccio Sinagra è “2” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di don Balduccio Sinagra è legata alla sindrome depressiva in atto e al ricordo di quando assumeva cartine assorbite di “acido lisergico”.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità del sogno e della lettera di Balduccio è ironica e autoreferenziale, senza tanti orpelli retorici e morali. Anche la comunicazione delle sue angosce profonde avviene in un ambito psichico di sorniona superficialità.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

La lettera con sogno di don Balduccio Sinagra si contraddistingue per il fattore allucinatorio, alterazione psicosensoriale legata all’assunzione di “acido lisergico” in privato e di farmaci in ospedale da sveglio. Lo stesso fattore è legato alla dimensione onirica da dormiente.
Lo stesso Balduccio mi chiede la differenza e pone la domanda: “Che mi dici di questo ambaradan tu che sai?”
I cinque sensi, sollecitati dalle sostanze chimiche, vengono attivati in maniera abnorme nella veglia al punto di tradursi in immagini, suoni, sapori, odori, sensazioni tattili. Il tutto avviene secondo natura biologica per continuare a vivere, ma non in pieno rispetto della normalità. Se gli stessi sintomi li abbiamo da svegli senza una causa scatenante oggettiva, allora si tratta di sintomi psichiatrici e denunciano una psicopatologia grave o uno stato di crisi a causa dell’insorgere di tensioni neurovegetative oltremodo potenti e legate ai “fantasmi” che il sistema psicofisico non riesce a contenere e a mantenere in equilibrio. La mente e il corpo hanno subito una crisi dell’omeostasi.
Le allucinazioni sensoriali sono naturali e normali nel sogno durante il sonno e in special modo durante le fasi R.E.M., quando la tensione neurovegetativa è talmente alta da portare, sempre in sonno, i bulbi oculari e l’intero organismo a muoversi e agitarsi in maniera inconsulta.
Questa è la spiegazione più semplice.
Caro don Balduccio Sinagra, quella che segue è la spiegazione scientifica e attuale più complessa, quella del premio Nobel Eccles.
Adesso ti tocca leggerla per saperne di più.
Alla fine, in onore alla memoria della tua mamma e dedicata a tutte mamme del mondo, troverai la consolazione di una canzone, in testo e in video, molto significativa, un prodotto culturale del 1940 a firma di Bixio e Cherubini che si può definire l’equivalente del Padrenostro cristiano per la sua semplice universale sacralità: “Mamma”, cantata da Pavarotti, Martin e tanti bambini diversi per razza, nazione e cultura, ma identici nell’avere una mamma a cui rivolgersi e da ringraziare.

IL SOGNO SECONDO ECCLES

“L’Io e il Suo Cervello”, volume secondo, pagine 449,450,451,
Armando Armando Editore in Roma nel 1981.
Commento di Salvatore Vallone

Eccles

“Con il sonno muta il livello dell’attività cerebrale e l’attività dei neuroni.
L’elettroencefalogramma dimostra che quest’ultima durante il sonno è diversa rispetto alla veglia e che essi hanno perduto gli schemi di attività tipici della veglia. Alcuni vanno lentamente, altri velocemente. Si diffonde un certo stato di caos con scariche improvvise. Il sonno non interrompe l’attività dei neuroni che somiglia a un’attività disordinata.
La Mente autocosciente si trova a non aver nulla da leggere. Davanti a sé trova moduli chiusi. Deprivata di qualsiasi dato e questo è lo stato d’incoscienza nel sonno. Da una mancata lettura non viene fuori nulla.”

Commento

Il dato oggettivo dell’elettroencefalogramma attesta che il sonno comporta non soltanto una diversità nell’attività cerebrale e neuronica rispetto alla veglia, ma soprattutto un certo stato di caos e di disordine isterico da parte dei neuroni, una quasi follia dovuta alla mancanza degli schemi della veglia, delle modalità di azione e soprattutto di lettura dei dati da parte dei neuroni. Nulla da leggere e i moduli sono chiusi nell’incoscienza del sonno. I neuroni attivi nel disordine non producono alcunché.
Degna di nota è la definizione di “Mente autocosciente “ che si può tradurre psicologicamente nella consapevolezza dell’Io, nell’Io che “sa di sé” partendo dalla base organica e dalla funzione cerebrale.
Lo stato d’incoscienza nel sonno dipende dal caos dei neuroni, dalla mancanza di ordine e dalla chiusura dei moduli, dall’impossibilità della Mente autocosciente o “Io” di poter leggere e tradurre l’attività dei neuroni nella trama di un sogno.

Eccles

“Durante il sonno, ogni due tre ore, si effettua una certa attività cerebrale organizzata che si presenta nell’elettroencefalogramma con onde rapide a basso voltaggio.
Questo è il cosiddetto sonno paradosso.
Compaiono rapidi movimenti oculari e a questo punto la Mente autocosciente ritrova la capacità di leggere selettivamente l’attività dei moduli, come un sogno, accompagnate da strane e bizzarre esperienze coscienti ma comunque riconoscibile come suo. Durante il ciclo del sonno si può congetturare che la Mente autocosciente stia leggendo selettivamente le attività neuronali del Cervello, anche gli avvenimenti più disordinati, ma che nonostante questo le appartengono. Essi possono riferirsi a sue esperienze passate, a reminiscenze, a ripetizioni di esperienze dell’infanzia. A volte sono cosi bizzarre che non sono assimilabili con le esperienze della vita e non successe nella vita e non ricordate, ma che può essere investito di qualche significato più profondo che ignoriamo come Freud ipotizzò.
Questo è il modo in cui la Mente autocosciente lavora in rapporto al Cervello.”

Commento

L’elettroencefalogramma attesta della fase R.E.M., del sonno definito “paradosso” anche perché dovrebbe portare sollievo e non agitazione motoria. In questo stato la “Mente autocosciente” ritrova un suo equilibrio precario, ma migliore rispetto allo stato precedente di “entropia neuronale”. Si profila il sogno come capacità della “Mente autocosciente” di leggere i suoi moduli e di trovare in essi il sogno, un prodotto strano, ibrido, irreale, bizzarro, illogico, fatto di reminiscenze, di rievocazioni, di esperienze dell’infanzia, di assurdità e di significati che ignoriamo. Questo complesso inquietante di caratteristiche del sogno si lega al “processo primario” e all’elaborazione da esso operata. Il Sogno è il prodotto della “Mente autocosciente” o “Io” che ritrova la sua connotazione e la sua funzione usando i “processi primari”, il modulo, e compone il sogno. Quest’ultimo è un “modulo” di funzionamento del Cervello durante il sonno R.E.M. Meglio: dalle onde rapide e a basso voltaggio e dai movimenti vorticosi dei bulbi oculari la “Mente autocosciente” o Io legge l’attività dei moduli e produce il sogno.
Per quanto riguarda l’ignoranza del significato profondo dei sogni, non risponde a verità l’affermazione che Freud fosse scettico sulla possibilità di interpretare e comprendere i sogni. Non a caso nel 1900 diede alle stampe il testo “Interpretazione dei sogni”. I sogni erano prodotti dell’Inconscio come i sintomi e avevano un significato profondo che si poteva tradurre in un significato logico.
In ogni caso degna di rilievo è la convinzione sperimentale di Eccles che il Sogno è sempre in relazione con la Mente autocosciente o Io e il Cervello.

Eccles

“Con il risveglio sembra che la Mente autocosciente si riprenda gradualmente e che trovi alcuni moduli aperti e organizzati ricavando dalla loro attività strutturata sprazzi di illuminazione ed ecco che la coscienza nascente del nuovo giorno si manifesta sotto forma di esperienze frammentarie e parziali per poi ricostituirsi gradualmente. Ti ricordi dove ti trovi e ricapitoli quello che devi fare durante la giornata.
La Mente autocosciente per tutta la durata del sonno continua a esplorare e ad esaminare la corteccia cerebrale ricercando ogni modulo aperto e utilizzabile ai fini dell’esperienza. Molti sogni attraversano la Mente autocosciente che seguita a scandire l’attività del Cervello ma non vengono ricordati al risveglio. Il soggetto ricorda il sogno se viene svegliato nel momento in cui si manifestano i movimenti oculari e gli eventi neuronali associati con esso appaiono nella registrazione elettroencefalografica. Dieci minuti dopo non ricorda alcun tipo di sogno. E’ sicuro che nel sonno paradosso si sogna al novanta per cento riferiscono appena svegliati. La Mente autocosciente è in rapporto con il Cervello e svolge sempre l’azione di scansione sull’attività del Cervello ma non sempre il Cervello si trova in condizioni di comunicare con essa.

Commento

Il risveglio si attesta nel progressivo riappropriarsi da parte della “Mente autocosciente” di moduli aperti e organizzati che sono in connessione progressiva con la realtà in atto: il passaggio dal sonno alla veglia. La ricerca nella corteccia cerebrale del modulo aperto e disponibile ai fini di esperienza contraddistingue il sonno paradosso e il sogno. Si sogna nella fase R.E.M. e si ricorda se si viene svegliati, altrimenti i sogni sono destinati a essere dimenticati: questi prodotti mentali sono atti al dimenticatoio. Tra “Mente autocosciente” e “Cervello” non c’è sempre cooperazione e comunicazione, nonostante la loro relazione e la scansione della Mente autocosciente sull’attività del Cervello. I sogni non si ricordano nella loro globalità, se ne ricorda qualcosa, un “resto notturno”, il resto del sogno viene perduto anche se si sveglia il soggetto in piena fase R.E.M. con grave danno per la salute fisica e mentale, disturbo del sonno e psicosi. Eccles coglie nel segno nel dire che noi perdiamo gran parte di quello che sogniamo nel sonno paradosso o R.E.M.

Eccles

“Aspetto caratteristico dei sogni è la sensazione d’impotenza di chi sogna. L’esperienza onirica rivela l’incapacità ad agire volontariamente e che si agisce in sogno come un burattino. La Mente autocosciente può fare esperienze, ma non può agire realmente, che è esattamente la posizione dei parallelisti, come ad esempio i teorici dell’identità. La differenza tra gli stati di sogno e gli stati di veglia è una confutazione del parallelismo, un mondo parallelista sarebbe un mondo di sogno.”

Commento

Il sogno presenta molti altri aspetti inquietanti oltre l’impotenza ad agire e la caduta della volontarietà, metafora del “burattino”. Elenchiamo quelli conosciuti a tutt’oggi: la relazione del soggetto con se stesso, l’autorielaborazione allucinatoria dei vissuti psichici, l’alterazione dello schema temporale, la distorsione della categoria spaziale, la coesistenza degli opposti, il gusto del paradosso, il declino etico e morale, il mancato riconoscimento della realtà, l’eccesso della fantasia, il principio del piacere, l’appagamento del desiderio, la soddisfazione del bisogno, la compensazione della frustrazione, la riparazione del trauma, la risoluzione di problematiche complesse, l’intuizione artistica.
Il quadro è molto complesso perché si allarga a questi fattori che contraddistinguono il “processo primario”, la modalità mentale che si attesta nei seguenti meccanismi: la “condensazione”, lo “spostamento”, la “simbolizzazione”, la “drammatizzazione”, la “rappresentazione per l’opposto”, la “figurabilità”. E’ opportuno ricordare che il “processo primario” è la modalità della Mente o “Io” di organizzare e leggere i moduli del Cervello, è la modalità rudimentale di pensiero che si evolve sin dal primo anno di vita, prosegue raffinandosi nell’infanzia e si estende all’età matura. Il sogno è il prodotto dell’attività caotica neuronale del Cervello durante il sonno REM elaborato dai meccanismi del “processo primario”.
Eccles sostiene la tesi del “Dualismo” e dell’”Interazionismo” tra Cervello e Mente. Considera, inoltre, la “Coscienza” l’enigma più consistente della Cosmologia o della Realtà vivente.
Sempre nel brano esposto Eccles si pone una domanda che racchiude una questione: tra gli stati del sogno e la veglia c’è differenza? O si rischia di ammettere che il mondo è un sogno?
Eccles è contrario alle teorie del “Parallelismo” tra i due “Ordini”, l’ordine del Cervello e l’ordine Mente: “ordo cerebri et ordo mentis idem est” secondo i Parallelisti, “ordo cerebri et ordo mentis idem non est” secondo i Dualisti.
Questa speculazione risale alla Filosofia greca antica e si attesta in maniera consistente nella metodologia scientifica di Cartesio con la dialettica “Res cogitans” e “Res extensa”. Prosegue con Spinoza e i successivi filosofi per arrivare fino al secolo scorso. Le soluzioni oscillano tra il Razionalismo, il Panteismo, lo Spiritualismo, l’Empirismo, il Criticismo, l’Idealismo, il Positivismo e la Filosofia della Scienza.

NOTA BIOGRAFICA

John Carew Eccles, neurofisiologo e filosofo australiano, è nato nel 1903 ed è morto nel 1997. I suoi studi sulla “fisiologia dei neuroni” e la sua scoperta del “meccanismo biochimico dell’impulso nervoso” gli hanno procurato il premio Nobel per la Medicina nel 1963, riconoscimento condiviso con Lloyd Hodgkin e Andrew Fielding Huxley.

dottor Salvatore Vallone

Testo della canzone universal popolare “Mamma”,
scritta e musicata da Cherubini e Bixio nel lontano 1940

Mamma, son tanto felice
perché ritorno da te.
La mia canzone ti dice
ch’è il più bel giorno per me!
Mamma son tanto felice…
Viver lontano perché?
Mamma, solo per te la mia canzone vola,
mamma, sarai con me, tu non sarai più sola!
Quanto ti voglio bene!
Queste parole d’amore che ti sospira il mio cuore
forse non s’usano più,
mamma!,
ma la canzone mia più bella sei tu!
Sei tu la vita
e per la vita non ti lascio mai più!
Sento la mano tua stanca:
cerca i miei riccioli d’or.
Sento, e la voce ti manca,
la ninna nanna d’allor.
Oggi la testa tua bianca
io voglio stringere al cuor.
Mamma, solo per te la mia canzone vola,
mamma, sarai con me, tu non sarai più sola!
Quanto ti voglio bene!
Queste parole d’amore che ti sospira il mio cuore
forse non s’usano più,
mamma!,
ma la canzone mia più bella sei tu!
Sei tu la vita
e per la vita non ti lascio mai più!
Mamma… mai più!

 

 

 

 

 

 

 

 

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