UCCIDI IL PADRE

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ero in una piscina coperta insieme a un conoscente e parlavamo di una lista di persone che sarebbero dovute morire.
D’un tratto, lui uccide un uomo, molto rapidamente e senza fare nessun rumore.
Io rimango impassibile, non ero né spaventato, né agitato.
Era tutto normale per me.
A quel punto mi tuffo in acqua e nuoto molto in profondità.
Raggiungo la parte opposta della piscina e, appena esco dall’acqua, trovo una persona ad aspettarmi (forse si trattava di una ragazza).
Lei mi chiede come mai fossi rimasto impassibile dinanzi all’uccisione di quell’uomo, ma io non provo neppure a giustificarmi.
Cercavo solo di concludere il prima possibile quella conversazione per potermene andare.”

Questo sogno appartiene a Dia.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

La “tragica” trilogia psicoanalitica in riguardo alla “posizione edipica” si snoda tra “onora il padre e la madre”, “uccidi il padre e la madre” e “riconosci il padre e la madre”. “Onorare il padre e la madre” ti fa restare dipendente e infante, “uccidere il padre e la madre” ti induce un senso di colpa aggravato dalla solitudine, “riconoscere il padre e la madre” ti rende autonomo in ogni senso. Trascuro il successivo comandamento “adotta il padre e la madre”, il sentimento della “pietas” di cui anticamente Enea era antesignano portatore.
Quando si è bambini i genitori appaiono come le figure eroiche e monumentali della nostra sicurezza esistenziale. Di poi, si cresce e i conflitti dentro e fuori non mancano giorno dopo giorno. Quando si è cresciuti abbastanza, sempre dentro e fuori, ci si carica il fardello psicosomatico e si parte per il gran mare mediterraneo, quello che sta in mezzo alle terre e al di là del padre e della madre.
Il sogno di Dia sviluppa il tema del conflitto con i genitori, la “posizione psichica edipica”, con il sentimento d’ostilità nei confronti del padre e, per natural compenso con il sentimento di amore e devozione nei riguardi della madre.
Procediamo a vantaggio non soltanto di Dia, ma di tutti quelli che sono nati da padre e da madre.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Ero in una piscina coperta insieme ad un conoscente e parlavamo di una lista di persone che sarebbero dovute morire.”

Il “conoscente” rappresenta l’alleato, l’altro da sé che esorcizza l’angoscia legata alla drammatica psicodinamica del sogno. La “piscina” condensa la figura materna nell’essere acqua e il “coperta” attesta di uno stato affettivo e protettivo rafforzato, quello che si vive nei confronti della madre e a lei si riserva in esclusiva.
Subentra naturalmente e con naturalezza la “libido sadomasochistica” classica della “posizione anale” all’interno del triangolo padre, madre e figlio: “sarebbero dovute morire”. “Morire” comporta lo scarico di una forte aggressività e si colloca in una risoluzione violenta del conflitto secondo i meccanismi psichici di difesa della “negazione” e della “forclusione”: inesistenza e rimozione estrema. Tanto psicodramma è finalizzato a una forma di autonomia psicofisica.

“D’un tratto, lui uccide un uomo, molto rapidamente e senza fare nessun rumore.”

Si consuma d’impeto il mitico parricidio dei primordi umani nel sogno di un singolo uomo che in atto ha nome Dia. L’alleato, “lui”, allevia il senso di colpa di tanto sacrilego gesto, l’uccisione del padre. Il sonno può continuare perché non scatta l’incubo. “Senza fare nessun rumore” attesta della naturalezza e della consequenzialità tra il sentimento d’avversione e la vendetta: senza alcuna meraviglia e senza alcuna eclatanza sociale, quasi fatalmente. Il “rumore” riguarda la società e la legge, la condanna e la colpa, mentre l’uccisione è una soluzione psichica sadomasochistica finalizzata alla negazione del capo e alla totale dimenticanza del suo potere.

“Io rimango impassibile, non ero né spaventato, né agitato.”

Senza “pathos”, senza senso e senza sentimento, senza gioia e senza sofferenza: “impassibile”. Dia in sogno ha operato una “traslazione” sul “conoscente” per procurarsi la “atarassia”, l’assenza di affanni e di paure: “né spaventato, né agitato”. Il suo escludersi da un possibile intervento attesta che il “conoscente” coincide con il “conosciuto”, Dia per l’appunto. Era necessaria tanta freddezza affettiva per compiere un atto contro natura e contro diritto ma psicologicamente possibile, un “omicidio” che simbolicamente condensa il “parricidio”.

“Era tutto normale per me.”

L’impassibilità si coniuga con l’essere “tutto normale per me”, con l’osservanza della legge, la “norma”.
Ma quale legge?
La “legge positiva” scritta dagli uomini o la “legge del sangue” iscritta nella carne?
La “legge del sangue”, quella che atavicamente si ascrive alla Madre e che abbisogna di un “Es” pulsionale, di un “Super-Io” rigido e di un “Io” deciso, le istanze psichiche molto sollecitate nelle persone che vivono a contatto con la quotidiana possibilità della morte come nello stato di guerra. In guerra è lecito l’esercizio della violenza, anzi è un merito uccidere il nemico, oltre che un atto di coraggio. Dia ritiene normale la violenza come se vivesse l’esperienza della guerra e la possibilità della morte, brutte bestie con cui fare confidenza e a cui reagire con l’onnipotente ”io ce la farò”.
Ma l’interpretazione del sogno va al al di là della Sociologia dei processi culturali e decodifica con precisione nel nemico il padre. Dia ha un conflitto esasperato con il padre, una psicodinamica acuta che vuole risolvere “uccidendolo”, negandolo e non riconoscendolo.
Adesso vediamo se Dia converge in sogno verso la madre e che movimento simbolico esegue per giustificare la “posizione edipica” in cui si sta muovendo, anzi in cui sta nuotando.

“A quel punto mi tuffo in acqua e nuoto molto in profondità.”

“Come volevasi dimostrare” o ancor meglio “tutti i salmi finiscono in gloria”! Dia non soltanto si libera del padre, ma si dedica alle profondità sentimentali e psichiche della madre ritornando al grembo con devozione e sacralità.
Il “mi tuffo in acqua” ha un ché di magico e di regressivo, di mistico e di culto in onore e servizio della dea Madre. Il “molto” attesta della sensibilità dell’amore filiale verso la madre. Si tratta di culture mediterranee e questo devoto senso del sacro e del culto della madre e del sangue sono una legge impetuosa e inscritta. Il “nuoto” attesta di una consapevolezza di questo atavico legame e di un sapersi destreggiare nel gran mare della figura materna. Sensibilità è “profondità”. Dia è consapevole di questo suo trasporto sanguigno verso la madre e verso l’universo femminile: un buon gran sacerdote.

“Raggiungo la parte opposta della piscina e, appena esco dall’acqua, trovo una persona ad aspettarmi (forse si trattava di una ragazza).”

Ti pareva?
Dalla madre “piscina” alla donna “ragazza” il passo è breve e consequenziale, oltre che di gran classe e altamente naturale.
La consapevolezza di Dia si evince dal fatto che la sua donna sarà come sua madre, il classico desiderio “edipico” di tutti i bambini dopo la frustrazione dell’ambizione di possedere la madre: ”da grande sposerò una donna come la mamma”.
La “parte opposta” rappresenta il distacco dall’ambito familiare e il trasloco in un ambito squisitamente femminile. Ripeto: la mia donna deve somigliare a mia madre, la quale resta sempre la prima donna della mia vita.
“Una persona ad aspettarmi” attesta di un’esigenza di Dia a carico della sua donna di non inferire sulla relazione con la madre. “Persona” significa “maschera”, quel tipo di donna, quella donna con quelle caratteristiche. Il sogno di Dia tratta il classico “iter” simbolico del dopo aver ucciso il contendente, il padre, e senza essersi riconciliato con lui attraverso l’identificazione. Dia ha risolto la “posizione edipica”, ma ha un conto sospeso con il padre e con la donna. Da quest’ultima esige le caratteristiche migliori della madre. L’imprinting materno è molto forte, ripeto, come nelle culture mediterranee: “ amo mamma” si leggeva nei tatuaggi dei carcerati negli anni cinquanta.

“Lei mi chiede come mai fossi rimasto impassibile dinanzi all’uccisione di quell’uomo, ma io non provo neppure a giustificarmi.”

Ecco la conferma della spiegazione esposta in precedenza!
La donna, se esige spiegazioni sulla “posizione edipica”, se interferisce nelle psicodinamiche familiari, trova in Dia un muro d’impassibilità. Soprattutto “l’uccisione di quell’uomo” in particolare, il padre, trova un “no comment” per manifesto non sapere e, di conseguenza, nulla da aggiungere perché si tratta di fantasmi e di vissuti iscritti e depositati nelle profondità psichiche. Giustificare razionalmente è attività specifica dell’istanza psichica “Io”, ma le emozioni profonde sono di competenza dell’istanza “Es” e Dia non ha nessuna intenzione e bisogno di spiegarsele. Queste ultime sono giuste di per se stesse e prevalgono su qualsiasi Logica e Morale.
Si conferma l’impassibilità di Dia di fronte a certi vissuti profondi sacri e indiscutibili. L’amore e l’attaccamento che Dia prova per sua madre è pura emozione ed è, di conseguenza e per il momento, al di sopra di qualsiasi freddo e arido trattamento razionale.

“Cercavo solo di concludere il prima possibile quella conversazione per potermene andare.”

Non si discutono, conferma Dia, certi vissuti inscritti nella carne e nella storia personale e culturale: la madre in primo luogo, non sono degni di essere portati all’arida luce della ragione. Di poi, la donna godrà di un affetto e di un trasporto diverso, ma il culto nei confronti dell’universo femminile sarà identico.
La “conversazione” si basa sulle parole e le parole non possono esprimere e tradurre certe arcaiche espressioni affettive e certi sentimenti primari. Dia deve uscire dall’imbarazzo di una “conversazione” su un tema per lui inspiegabile e indicibile.
Del resto, come si fa a spiegare la propria storia agli altri se ancora non la si conosce al punto giusto
Ma attenzione, perché Dia vuole riproporre la sua storia evolutivamente nella sua donna con le qualità migliori della madre in maniera che la figura di quest’ultima sia inscritta ed evocata. La fuga dal problema è opportuna e salutare: “potermene andare”.

PSICODINAMICA

Il sogno di Dia svolge a tutto tondo nel contenuto e senza mezzi termini simbolici la psicodinamica della “posizione edipica” e esprime un’esigenza a carico della sua futura donna. La relazione con il padre non è stata risolta dal momento che Dia non è passato al “riconoscimento” e si è limitato semplicemente a non accettarlo, una forma blanda di “negazione” psichica.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Dia richiama le tre istanze psichiche in maniera forte e chiara. L’Es appare nella sua valenza emotiva ed affettiva in “lui uccide un uomo” e in “mi tuffo in acqua e nuoto molto in profondità”. L’Io appare nella sua valenza di consapevolezza e razionale in “parlavamo di una lista di persone” e in “Era tutto normale per me” e in “Lei mi chiede” e in “Cercavo”. Il Super-Io appare in “Era tutto normale per me”. La posizione psichica evocata è quella “edipica”, la relazione con i genitori. La posizione psichica richiamata è quella “anale” con la “libido sadomasochistica”, “lui uccide un uomo”. La “posizione psichica genitale” si manifesta con la sua “libido” in “trovo una persona ad aspettarmi (forse si trattava di una ragazza).”

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa dall’angoscia usati da Dia nel sogno sono “l’isolamento” ossia la scissione dell’emozione dall’idea in “Io rimango impassibile, non ero né spaventato, né agitato.”, la “condensazione” in “piscina coperta” e in “morire” e in “uccidere” e in “acqua” e in “nuotare” e in “profondità”, lo “spostamento” in “lui uccide un uomo”, la “drammatizzazione” in “lui uccide un uomo” e in “A quel punto mi tuffo in acqua e nuoto molto in profondità.” Il processo psichico di difesa dall’angoscia della “regressione” si presenta in “A quel punto mi tuffo in acqua e nuoto molto in profondità.” Il processo della “sublimazione della libido” non si mostra in alcun modo a conferma della concretezza psico-culturale del protagonista del sogno.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Dia evidenzia un forte tratto “sadomasochistico” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva anale”: una carica aggressiva in cerca di naturale investimento.

FIGURE RETORICHE

Nel sogno di Dia sono presenti la “metafora” o relazione di somiglianza in “piscina” e “acqua”, la “metonimia” o relazione logica in “tuffo” e “nuoto” e “profondità”, la “enfasi” in “D’un tratto, lui uccide un uomo, molto rapidamente e senza fare nessun rumore.”

DIAGNOSI

La diagnosi dispone sulla conflittualità acuta nei confronti del padre da parte di Dia e di un attaccamento sacrale nei riguardi della madre corredato da un senso di culto nei confronti dell’universo femminile. L’eredità materna si manifesta nelle esigenze a carico del modello femminile introiettato da Dia: una figura che abbia tanto delle doti migliori della madre e che non interferisca sul suo vissuto negativo nei riguardi del padre.

PROGNOSI

La prognosi impone necessariamente a Dia di rivedere la “posizione edipica” e di evolvere l’aggressività verso la figura paterna in “riconoscimento” del padre. Automaticamente vivrà in maniera realistica e meno idealizzata la figura materna e comporrà le necessità a carico della sua donna allargando lo spettro psico-culturale dell’universo femminile. Del resto, riconoscere il padre significa riattraversare i propri vissuti al riguardo e riattualizzarli alla luce della comprensione matura del ruolo altrettanto sacro del padre.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in una recrudescenza della “posizione edipica” con le conseguenti psiconevrosi: isterica, fobica ossessiva e depressiva. Inoltre Dia può incorrere nella compressione delle emozioni e dei sentimenti in riguardo all’universo maschile nel suo cercare un padre autorevole e non autoritario.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “simboli” e dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Dia è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Dia si può attestare in una riflessione o in un ricordo del giorno antecedente o in una esperienza in atto.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità del sogno di Dia è cenestetica e ansiosa con il suo ipotizzare oggetti persecutori da cui difendersi e contro cui rimediare e oggetti buoni in cui affondare e sprofondare.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Mario Merola è stato il cantante napoletano che ha portato in auge la forma d’arte popolare della “sceneggiata”. Al riguardo la filosofia del popolo contiene una forma di “Profondità psichica collettiva” da cui si possono trarre le tracce più autentiche della Psiche e delle angosce, come ad esempio le modalità di pensiero e di vita, le movenze posturali e i proverbi. La sacralità dei genitori e il riconoscimento finale del padre e della madre si vedono chiaramente in questa opera d’arte popolare incalzante e inanellata in un dialetto
napoletano italianizzato al punto da poterlo capire anche in Palestina. Mario Merola incarna l’anima popolare ed è molto bravo nel disimpegnarsi tra arte e cultura. Il figlio ingrato dopo aver negato il padre e la madre si inginocchia e bacia le mani al padre nel gesto sacro più forte che l’uomo abbia concepito, un gesto che si fa con i padri veri e i padri fittizi come i papi e i mammasantissima.
Questo è il testo.
Leggetelo con certosina pazienza e ascoltatelo con mistico approccio perché ci riguarda e ci tocca nel profondo se non opponiamo resistenza.

O zappatore

Felicissima sera
a tutte ‘sti signur e ‘ncravattate
e a chesta cummitiva accussi allera
d’uommene scicche e femmene pittate
chesta e’ ‘na festa ‘e ballo
tutte cu ‘e fracchisciasse ‘sti signure
e’ i’ ca so’ sciso ‘a coppa sciaraballo
senza cerca’ o permesso abballo i’ pure
chi so che ve ne ‘mporta
aggio araputa ‘a porta
e so’ trasuto cca’
musica musicante
fatevi mordo onore
stasera miezo a st’uommene aligante
abballa un contadino zappatore
no signore avvocato
sentite a me nu ve mettite scuorno
io pe’ ve fa’ signore aggio zappato
e sto’ zappanno ancora notte e ghiuorno
e so’ duje anne duje
ca nun scrive nu rigo a casa mia
vossignuria se mette scuorno ‘e nuje
pur’i mme metto scuorno ‘e ‘ossignuria
chi so’ dillo a ‘sta gente
ca i’ songo nu parente
ca nun ‘o puo’ caccia’
musica musicante
ca e’ bella ll’alleria
i’ mo ve cerco scusa a tuttuquante
si abballo e chiagno dint’ ‘a casa mia
mamma toja se ne more
o ssaje ca mamma toja more e te chiamma
meglio si te ‘mparave zappatore
ca o zappatore nun s”a scorda ‘a mamma
te chiamma ancora “gioia”
e arravugliata dint’ ‘o scialle niro
dice “mo torno core ‘e mamma soia
se venne a piglia ll’urdemo suspiro”
chi so vuje mme guardate
so’ ‘o pate i’ songo ‘o pate
e nun mme po’ caccia’
so’ nu faticatore
e magno pane e pane
si zappo ‘a terra chesto te fa onore
addenocchiate e vaseme ‘sti mmane.

 

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