UNA CONOSCENZA SUPERIORE

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovavo in un ambulatorio con un chirurgo che io sapevo essere un dermatologo.
Mi faceva un’iniezione sopra l’ombelico e poi voleva darmi del cortisone.
Ma io rifiutavo per tre volte dicendo che mi avrebbe gonfiato e già mi sento tanto gonfia in questi ultimi anni.
Lui mi fa la dose di cortisone lo stesso e io piango, dicendo che gli ho detto di no e che l’ha fatta senza il mio consenso.
Mi si avvicina la signora cinese dove vado a corso di meditazione e mi dice che ora sono pronta per un livello di conoscenza superiore.”

Questo è il sogno di Subritte.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

La meravigliosa e misterica esperienza della maternità è una “conoscenza superiore”?
Certamente sì!
L’esperienza della maternità è una crescita psicofisica consentita soltanto alle donne, un evento naturale che le eleva verso le sfere mistiche della materia biologica.
E’ un’esperienza atavica di natura ontogenetica e soprattutto filogenetica: origine di ciò che è e amore per la Specie
La maternità è, quindi e di certo, una “conoscenza superiore”.
E’ anche un principio metafisico che esige che il “Tutto” nasca da un “Principio Femminile”: in principio era la “Madre”. Tale “Principio” viene repentinamente rimosso e usurpato dal “Principio Maschile”: in principio era il “Padre”.
La “Natura” viene elaborata e sublimata dalla “Cultura”. La “Legge del Padre” prevale sulla “Legge del Sangue”. Quest’ultima viene rimossa a livello collettivo, ma serpeggia e si manifesta non soltanto nel parto di un bambino o di una bambina ma anche nelle organizzazioni a forte valenza emotiva e violenta.
Inizia il biblico “Genesi” a condannare la donna a molteplici gravidanze e a partorire nel dolore fuori la soglia di tolleranza, oltre alla dipendenza dal desiderio del maschio in espiazione del peccato originario o originale.
Così fu per Eva!
In precedenza era stata condannata Lilith per le pretese del suo giusto riconoscimento di ruolo e di funzione: la donna alla pari del maschio in diritto naturale e positivo, di fronte alla Natura e di di fronte alla Cultura.
Nella Grecia antica Esiodo nella sua “Cosmogonia” annunciava che il “Tutto” si origina dal “Caos” e che da quest’ultimo si scindeva il “Principio Maschile” nella figura mitica e mitologica di Urano, il Cielo stellato. Gea, il “Principio Femminile”, la Madre Terra veniva regolarmente e collettivamente rimossa ed esercitava un ruolo importantissimo ma culturalmente marginale: la materiale procreazione.
Queste teorie sono un assaggio sul tema fisico e metafisico del diuturno conflitto tra il “Principio Maschile” e il “Principio Femminile”, un tema e un conflitto collettivi ma soprattutto individuali, come dimostra nel suo massimo vigore il sogno di Subritte nel trattare la maternità contrastata, quella che si vuole dentro e si rifiuta fuori, quella che si teme per le mille paure, resistenze e soprattutto angosce. Infatti dare la vita comporta l’insorgere maligno a livello psichico del “fantasma di morte”, della morte da parto e della morte da immane dolore.
Nel parto naturale la vita e la morte si toccano fino a coincidere.
Cosa ne pensa Subritte sul tema e soprattutto sulla sua maternità?
Com’è stata “imprittata” dalla Natura e dalla Cultura?
Lo andiamo a vedere immantinente nell’interpretazione del suo sogno.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Mi trovavo in un ambulatorio con un chirurgo che io sapevo essere un dermatologo.”

Il sogno di Subritte esordisce come nelle migliori commedie di Aristofane, il “qui pro quo”, l’equivoco, lo scambio di persone e personaggi, a testimonianza, qualora ce ne fosse bisogno, delle umane facoltà oniriche di teatral ironia, satira e commedia: “un chirurgo” al posto di “un dermatologo” o viceversa, come vi pare e come vi piace.
Analizziamo i simboli.
Il “chirurgo” condensa la “libido sadomasochistica” della “posizione psichica anale”, una pulsione vissuta ed evoluta sin dal primo anno di vita. Il “chirurgo” fa male perché è violento.
Il “dermatologo” condensa la “libido epiteliale”, quella che contraddistingue l’uomo sin dalla nascita, il sapore della pelle e la traslazione degli affetti. Chi mi vuol bene e mi desidera mi accarezza. Il “dermatologo” fa soltanto bene perché è erotico e carezzevole. La sua è una “libido orale”, affettività, evoluta nella “libido genitale”, mi prendo cura di te.
Subritte rielabora simbolicamente in sogno l’evoluzione della sua “libido” ed esterna il “fantasma del maschio” nella sua ambivalenza, “parte positiva” e “parte negativa”, quello che fa bene con le carezze erotiche e quello che fa male con la penetrazione vaginale.
Ambivalenza della vita sessuale e complicazione della “libido”!
Subritte sta con un uomo su cui proietta giustamente il suo “fantasma” e che, di conseguenza, vive bene e male oscillando tra la carezza e la deflorazione, tra le gradevoli coccole e le dolorose penetrazioni.
La scena onirica è “l’ambulatorio”, simbolo di una chirurgica e tecnica prestazione, di una fredda e formale relazione sessuale. L’essere fecondata e il portare in gestazione un figlio sono vissuti da Subritte come fatti meccanici per difendersi dall’angoscia della maternità. Fare un figlio non è ancora per Subritte la realizzazione personale e l’evoluzione psicofisica della propria femminilità.
“Io sapevo” ha una valenza cenestetica, sensazione e gusto, pulsione e assaggio, fame e appagamento. Conoscere il suo doppio uomo è un “sapere”, dal latino “sapio” che si traduce “ho sapore” e “ho gusto”. Qualsiasi presa di coscienza e qualsiasi conoscenza ha la sua radice nella sensazione e nel corpo: dalla materia all’idea, dal concreto all’astratto.

“Mi faceva un’iniezione sopra l’ombelico e poi voleva darmi del cortisone.”

Nel complesso retorico elaborato da Subritte in sogno si designa simbolicamente l’atto rituale della penetrazione e della fecondazione. “L’iniezione” è la “traslazione” o “spostamento” della penetrazione sessuale, cosi come la “siringa” condensa l’organo sessuale maschile. Subritte desidera nel profondo una gravidanza, ma nella realtà di tutti i giorni la teme e da essa si difende con le dovute precauzioni, come il coito interrotto: “poi voleva darmi del cortisone”, poi voleva eiaculare in vagina. Subritte teme anche la dolorosità del coito, forse ha subito qualche trauma sessuale nell’adolescenza, di certo ha elaborato un “fantasma” conflittuale in riguardo al maschio. Subritte è turbata dalla penetrazione sessuale, più che dalla gravidanza e dal parto. Nel “Profondo psichico” lavora e urge il “fantasma di morte”, non la morte del figlio, ma la propria morte.
Il “cortisone” rappresenta simbolicamente il liquido seminale maschile, lo sperma, ma contiene la seguente ambivalenza: il cortisone fa bene perché sfiamma e fa male perché intossica, lo sperma fa bene perché feconda e fa male perché si conclude nel doloroso partorire.
Si conferma il precedente rilievo sull’ambivalenza dominante nel sogno di Subritte. Dopo il medico, il maschio, la fecondazione, adesso è il turno del “cortisone”. La verità è che Subritte è combattuta tra la pulsione alla maternità e l’angoscia del travaglio e della morte da parto, per cui tende a rimuovere i vissuti collegati alla psicodinamica in atto. Il sogno è chiaro nel formulare questa tesi.

“Ma io rifiutavo per tre volte dicendo che mi avrebbe gonfiato e già mi sento tanto gonfia in questi ultimi anni.”

Non è nuova Subritte alla possibilità di una gravidanza. Ci ha provato “per tre volte”, diverse volte, ad avere un figlio, ma alla fine si è “rifiutata” di essere “gonfiata” dall’effetto magico-biologico dello sperma-cortisone. “Mi avrebbe gonfiato” è la classica “metafora” della fecondazione e della gravidanza. Anche il gergo dialettale usa questa figura retorica per mettere in rilievo la progressiva evoluzione biologica del corpo femminile fecondato. Il dialetto veneto, ad esempio, usa dire “impenire la tosa” per attestare di un riempimento della giovane donna. Subritte aggiunge che “in questi ultimi anni si è sentita tanto gonfia” ossia si è sentita disposta psicologicamente verso la maternità, ma si è imbattuta nelle paure culturali e nelle angosce personali sul tema. Al suo uomo e dottore, chirurgo e dermatologo per essere al top, aggressivo per penetrarla e tenero per erotizzarla, Subritte ancora non si è saputa adeguatamente affidare e abbandonare. Subritte diffida di sé, dell’altro e dell’evento.

“Lui mi fa la dose di cortisone lo stesso e io piango, dicendo che gli ho detto di no e che l’ha fatta senza il mio consenso.”

Il “chirurgo” deve fare il suo dovere. Si sa che medico pietoso fa la ferita cancrenosa: se non c’è la giusta aggressività, non c’è l’erezione atta alla penetrazione e alla fecondazione.
E’ tutta una questione psico-bio-fisica!
E il chirurgo si è fatto onore!
“Lui mi fa la dose di cortisone”: il mio uomo forte e dolce ha forzato il mio desiderio profondo di diventare madre. Subritte ha preso atto che il dolore si supera e adesso è tanto arrabbiata per il fatto che la sua volontà non è stata rispettata. In effetti, Subritte ha debellato le sue resistenze psicologiche alla sua evoluzione. Il desiderio contrastato di maternità è prevalso in sogno e si è realizzato confermando la tesi che il sognare è un prepararsi all’azione.
“Io piango” come si traduce?
Il “pianto” è una scarica di tensione nervosa funzionale al superamento delle paure, una “catarsi” psicologica attraverso le valvole del corpo, una purificazione dalle mille sovrastrutture che avvolgono la maternità e la rendono un travaglio invece che una realizzazione evolutiva personale, il coronamento della femminilità.
A questo punto il sogno di Subritte è pronto a cambiare apparentemente scena, ma in effetti resta in linea con lo svolgimento dei temi penetrazione, fecondazione e maternità.

“Mi si avvicina la signora cinese dove vado a corso di meditazione e mi dice che ora sono pronta per un livello di conoscenza superiore.”

“Mater et magistra” si profilano nella “signora cinese”: “mater” perché è una donna che sa e indirizza, “magistra” perché educa e tira fuori la verità profonda, la maternità, “un livello di conoscenza superiore” a cui Subritte è “pronta”.
A livello psichico profondo Subritte segue l’imitazione naturale della madre in cui si è identificata a suo tempo e può gridare alla rosa dei venti “anch’io posso essere madre” dopo la “meditazione” su se stessa, dopo la giusta presa di coscienza.
Di certo, la maternità intesa come “un livello di conoscenza superiore” comporta il ricorso al processo psichico di difesa della “sublimazione della libido”.In effetti avere un figlio è una naturale e concreta impresa che viaggia nel quotidiano e nel futuro prossimo con le mille incombenze di un figlio da crescere.
Buon viaggio, Subritte e tanto buon vento in poppa!

PSICODINAMICA

Il sogno di Subritte svolge in pieno e con dovizie di simboli e particolari la psicodinamica della penetrazione e della fecondazione, lasciando desumere le angosce relative al travaglio e al parto. Il tema ha una sua universalità psichica e culturale e viene risolto da Subritte in maniera lievemente sublimata come una “conoscenza di se stessi di livello superiore”.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Nel sogno di Subritte è presente l’istanza psichica pulsionale “Es” in “chirurgo”, “dermatologo”, “iniezione”, “gonfiare”, “piangere”. L’istanza psichica “Io” si manifesta in “mi trovavo”, “mi faceva”, “io rifiutavo”, “mi si avvicina”, “signora cinese”, “conoscenza di livello superiore”. L’istanza psichica “Super Io” non si evidenzia.
La “posizione psichica genitale”, gravidanza e “libido donativa”, è presente ed è in conflitto con la “posizione fallico narcisistica”, isolamento egocentrico difensivo dal coinvolgimento. Degna di rilievo è è la “posizione anale” con la “libido sadomasochistica” condensata nella figura del “chirurgo”. Una porzione di “libido orale” legata alla “posizione orale” è presente nel bisogno di essere amata e di amare della protagonista.
In sostanza Subritte attraversa tutte le posizioni formative a testimonianza della sua completezza psichica e della bontà simbolica del sogno.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Nel sogno di Subritte si evidenziano i meccanismi psichici di difesa della “condensazione” in “ambulatorio” e “cortisone”, dello “spostamento” in “chirurgo” e “dermatologo”, della “proiezione” in “voleva darmi del cortisone”.
E’ presente in maniera blanda il processo psichico di difesa della “sublimazione della libido” in “corso di meditazione”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

La “organizzazione psichica reattiva”, il carattere o la personalità, evidenziata è “fallico narcisistica” in attesa della maturazione di un prepotente tratto “genitale”. Nel quadro non manca un tratto “orale”, affettivo per l’appunto.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche presenti nel sogno di Subritte sono la “metafora” in “gonfiare” e “iniezione”, la “metonimia” in “chirurgo” e “dermatologo” e “cortisone”, la “enfasi” in “io piango”. Il sogno di Subritte presenta una buona capacità di cogliere i valori del “significante” nei “significati” addotti.

DIAGNOSI

Il sogno di Subritte esprime inequivocabilmente le paure verso il maschio con annesse le proprietà di penetrazione, fecondazione e di conseguenza travaglio e parto. E’ da aggiungere che si tratta di normalissime e diffusissime paure individuali e pregiudizi culturali.

PROGNOSI

La prognosi impone a Subritte di prendere coscienza del suo desiderio di maternità e di essere gelosa custode del suo progetto, nonché di portarlo a buon fine prosperamente con un compagno degno di lei e della sua sensiblità.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nella mancata esperienza della maternità e nell’esasperazione del “fantasma del maschio” con le successive difficoltà relazionali. La frustrazione della maternità può indurre una “psiconevrosi fobico-ossessiva” con crisi di panico.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “simboli” e dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Subritte è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

La causa scatenante, “resto diurno”, del sogno, “resto notturno” di Subritte è una riflessione sulla “parte positiva” del “fantasma del maschio”, la libido epiteliale e la libido genitale, l’affettività e la fecondazione, il sentimento e la maternità.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità del sogno di Subritte è autoreferenziale e altamente simbolica a testimonianza della vena artistica e creativa dei “processi primari” della protagonista.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

La psicodinamica del sogno di Subritte merita di essere affiancata al travaglio psicofisico di una donna ambigua agli altri e ambivalente a se stessa, Antonia, una donna che cerca continuamente di partorirsi per rinascere come il ramarro.

 

MIO CARO FERNANDO

 

Mio caro Fernando,
sai che la tua Antonia ha scoperto la formula della felicità
e che ne vuole far dono all’uomo che ha tanto amato
e che ama ancora?
Ma come fai a saperlo se non te lo dico?
Adesso non mi resta che dirtelo.
Per me,
per la tua Antonia star bene significa non scrivere e non dipingere,
significa essere senza creatività e del tutto priva di fantasia.
Ho ucciso la parte più bella di me
per stare bene
o meglio per avere l’illusione di un vago benessere.
Non sono più estetica,
ho messo al bando la mia sensibilità,
ho tagliato l’uccello al mio senso.
Adesso vivo soltanto di realtà,
di ciò che si vede,
di ciò che si tocca,
di ciò che ti entra in bocca e ti esce dal culo.
Viva, viva la realtà!
Viva la realtà che mi fa star bene!
Battiam, battiam le mani alla realtà
e gridiamo tutti in coro “evviva, evviva la realtà”!
Vedi, mio caro Fernando, come mi sono ridotta per stare bene?
Vedi, amore mio, quanto costa la tranquillità dell’animo?
Non importa, sai.
Mi va bene così.
La realtà mi impone di rispettare le regole al Centro diurno,
la casa nuova e nobile dei vecchi folli,
e io le rispetto.
Ubbidire non è il mio forte,
ma mi sto impegnando con tutte le mie forze.
Partecipo alle attività dei matti e dei normali
e tutto è ok.
Adesso si aprirà fra poco la Comunità alloggio.
Sono andata dall’assistente sociale per la retta mensile
e speriamo che la pratica vada per il verso giusto.
La burocrazia è un ostacolo,
ma il vero ostacolo sono i miei genitori.
Non vogliono, ma cambieranno idea.
Ai bambini ho accennato e loro dicono che,
se mi fa bene,
sono contenti per me
e una risposta del genere avrei preferito
sentirmela dire da mio padre e da mia madre.
Sabato e domenica lavoro
e mi guadagno i soldi per le sigarette e per qualche caffè.
La sera gioco a passaparola
e io suggerisco una cosa
e lui suggerisce la stessa cosa
e così vinciamo tutti e il gioco diventa democratico.
Giancarlo non lo vedo più
e non so come sta,
ma a Natale gli farò gli auguri.
Gioco al lotto e vinco.
Ho vinto 84.000 lire
e ho scoperto che vinco soltanto
se punto le ultime tre mila lire che ho in tasca
e devo essere anche senza sigarette.
Non gioco sempre,
due volte al mese e quando sono al verde
la fortuna mi assiste.
Da settembre ho vinto 480 mila lire circa.
Ho il libro dei sogni
e, quando sogno qualcosa di particolare,
guardo i numeri corrispondenti e li gioco,
ma, se li dico a qualcuno, non vinco più.
Non so se chiamarla fortuna o provvidenza,
ma non in senso religioso,
sta di fatto che,
quando ne ho bisogno,
arrivano le vincite e i soldi.
Vista la fortuna che ho,
potrei provare di giocare al Super-Enalotto,
ma non so se sia giusto puntare in alto
e questo vale anche nella vita
o se è più giusto accontentarsi di vittorie quotidiane,
piccole ma continue.
Per esempio, ho diminuito le sigarette,
sono passata da tre pacchetti a uno e mezzo
e sono contenta,
non mi alzo più di notte,
dormo di più.
Quando vado in mensa,
mangio il secondo o il primo
e non tutti e due come fanno gli altri
e non credere che a volte non abbia voglia di farlo,
ma è una questione di regole,
anzi regolarsi è importante,
sapersi regolare nella vita in tutto
e a partire da queste piccole cose.
Non bevo più il caffè di notte
e non mi sento affatto sola.
Qualche volta sono un po’ triste,
ma credo sia normale sentirsi a volte tristi,
a volte no.
L’importante è non lasciarsi trascinare
da tutta quella gamma di emozioni
che è bello vivere soltanto nella giusta misura.
Ti voglio bene Fernando,
perché sei, oltre che un amore, anche un amico
e perché mi sei vicino senza esserlo troppo,
ma nella giusta misura.
Questo è importante.
E’ bello scriverti ogni tanto,
giusto per non pensare da sola
e, poi, perché scriverti è come parlarti,
ma nella giusta misura.
Lavora pure dalla mattina alla sera,
fai pure lo stacanovista,
ma, mi raccomando,
fa che la tua grande sensibilità
non venga intaccata da inutili zavorre,
almeno tu che puoi permetterti ancora un po’ di sensibilità.
Forse sei un bravo presidente,
ma sicuramente sei un bravo terapeuta
e, tutte le volte che m’incasino,
mi vengono in mente le tue parole,
vivere di realtà e salvare le relazioni.
Già,
perché con la fantasia e da soli non si va da nessuna parte.
E poi, non è che, se parlo io, spariscono gli altri
o se parlano gli altri, sparisco io
e questo lo so,
ma non mi è sempre così facile viverlo.
Io ci provo,
ci provo a vedere e sentire gli altri mentre parlo,
perché l’interlocutore esiste,
il mio non è un monologo
e ci provo a sentire me stessa in relazione agli altri,
perché le cose dette dagli altri
non mi lasciano indifferente.
Mi sforzo,
ma nella giusta misura,
non ne faccio né un caso di stato,
né un’ossessione,
perché verrebbe a mancare la spontaneità,
essenziale per una relazione qualsiasi.
Ti amo e ti saluto
e auguro a te e alla tua famiglia di trascorrere bellissime feste.
E che l’anno nuovo ti porti una realtà di serenità
e tutte le cose belle che sono a portata di mano sempre nella realtà,
non quelle che desideri e che sogni.

 

Salvatore Vallone

 

In Pieve di Soligo (TV), nel mese di novembre dell’anno 1989

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