“COM’E’ TRISTE VENEZIA”

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Io e la mamma siamo a Venezia e dobbiamo attraversare un ponte fatto di scalini.
Lei è davanti ed entrambe abbiamo un senso di vertigine all’idea di scendere questi scalini.
Io ho delle borse in mano e mi cade una forbice sullo scalino davanti a me e sono terrorizzata al pensiero di raccoglierla perché la vertigine aumenta.
La mamma procede e man mano che scendiamo scopriamo che gli scalini si immergono nell’acqua e l’unico modo per attraversare è quello di entrare in acqua.
Tutti lo stanno facendo e così proseguiamo.
Io muovo i piedi come se stessi nuotando, ma ho le braccia alzate per salvare le borse.”

Questo ha sognato Svetlana.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Venezia è una città unica ed eccezionale, un porto in laguna e un crocevia di culture, una porta dell’Occidente aperta sul misterioso Oriente, ma nell’Immaginario collettivo Venezia ha una connotazione di romantica tristezza e di crepuscolare decadenza.
Se Roma coincide con la “Bellezza”, Venezia è atta ai sentimenti sub-liminari. Lo struggimento nostalgico dell’architettura e il senso depressivo della laguna si sposano con la decadenza del vivere e la tragedia del morire.
In ogni caso Venezia non è una città solare perché respira la storia universale e la coniuga con il passato individuale in un contesto di bellezza che fu e di grandezza trascorsa. I fasti dell’inesorabile Tempo sanno di quello che si è perduto e che ancora oggi si sta perdendo.
Venezia è un simbolo depressivo e, anche se la bellezza estetica la eleva in alto, la città dei dogi affonda nel fango, inesorabilmente sprofonda tra i resti maligni di un fasto glorioso. Venezia è la città dove venire a morire o a celebrare i sentimenti d’amore decaduti e tralignati in una vaga ispirazione a un suicidio demodè. Venezia ha una valenza tragica quando la bellezza artistica dei suoi palazzi e delle sue chiese si eleva verso un sentimento del Sublime all’ingiù: la bellezza del male oscuro. All’uopo vedi “La morte a Venezia” di Thomas Mann.
Il sogno di Svetlana ha scelto Venezia non a caso e a conferma di questo assunto caratteristico di base su cui poi ognuno può investire quello che vuole e sempre di proprio e di personale. Anche per questo siamo tutti debitori di un immenso “grazie” alla strana città di Venezia.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Io e la mamma siamo a Venezia e dobbiamo attraversare un ponte fatto di scalini.”

Svetlana ha un rapporto privilegiato con la madre e di notte la porta in giro a Venezia, una città sentimentalmente polivalente e prevalentemente triste. Svetlana ha una buona solidarietà con la figura materna e una relazione di riconoscimento e devozione, un’alleanza interattiva “madre e figlia” nel rispetto dei ruoli. Svetlana ha qualche pendenza psichica con la madre e il sogno la evidenzia.
Svetlana la definisce “la mamma” a testimonianza di poliedrici affetti e di variegate dipendenze.
“Attraversare un ponte” significa simbolicamente risolvere un problema in ordine evolutivo e dare una giusta soluzione cambiando decisamente prospettiva e con apertura verso le novità.
“Un ponte fatto di scalini” introduce difficoltà nel procedere e nel risolvere. Non è un problema da poco, per cui bisogna stare attenti a salire e a scendere, a saper lasciare e a saper prendere, a “sublimare” nel simbolo del “salire” e a dare concretezza secondo il simbolo dello “scendere”. Svetlana ha delicatamente introdotto nel suo sogno una problematica evolutiva, una nuova identificazione e una nuova condivisione secondo le note di un registro prettamente femminile.

“Lei è davanti ed entrambe abbiamo un senso di vertigine all’idea di scendere questi scalini.”

La madre “in primis”!
“In origine” era la madre e anche per Svetlana la madre, meglio la “mamma”, è stata la donna in cui si è identificata e con cui ha risolto la controversia psichica della “posizione edipica”, la triangolazione “padre-madre-figlia”. Dopo le schermaglie adolescenziali Svetlana ha stabilito con la madre un rapporto pacato e maturo, a testimonianza che l’identificazione è andata a buon fine e che la sua identità psichica si è coniugata nel tempo nettamente al femminile. Svetlana e la mamma sono due donne solidali ed eccezionali come la strana città di Venezia, antica come la dialettica della “diade madre-figlia”. Il viaggio della vita ha portato le loro esistenze a Venezia ad “attraversare un ponte fatto di scalini” e la madre procede “davanti” nel rispetto dei ruoli e delle convenienze psichiche. La solidarietà “madre-figlia” si attesta simbolicamente in “entrambe”, una condivisione e un’unità d’intenti. Il “senso di vertigine” non è un disturbo auricolare del “labirinto”, ma condensa l’insorgere di un conflitto tra emozione e ragione, tra l’Io cosciente e l’Io sensibile, una necessità di accettare e di lasciarsi andare senza autocontrollo.
Adesso Venezia non è soltanto un ponte, ma è anche una serie di gradini da scendere dopo la leggera “sublimazione” del salire. Svetlana s’imbatte con la mamma in capofila in una altrettanto leggera depressione legata alla perdita. Questi sono i ponti e a Venezia funzionano così a livello simbolico. Non sono ponti che ti portano soltanto da una sponda all’altra, ma sono ponti arcuati che bisogna salire e scendere. La “vertigine” attesta della crisi della vigilanza dell’Io e della conseguente paura di lasciarsi andare agli eventi e alle emozioni che si profilano senza essere state invitate alla mensa. Il “tilt” emotivo è legato alla crisi del pensiero vigilante e a un fantasma di perdita. Ma cosa ancora comportano questi scalini che scendono, ancora non si sa. Quale istanza depressiva contengono?

“Io ho delle borse in mano e mi cade una forbice sullo scalino davanti a me e sono terrorizzata al pensiero di raccoglierla perché la vertigine aumenta.”

Ecco svelato l’arcano!
Svetlana ha “delle borse in mano”.
Le “borse” rappresentano la femminilità biologica e l’universo psichico collegato. Del resto “entrambe” sono donne e in crisi emotiva, entrambe non vogliono abbandonarsi agli eventi e vogliono reagire con la vigilanza razionale e con l’intervento dell’Io cosciente.
A questo punto il sogno di arricchisce e si completa.
Nel quadro onirico di Svetlana subentra la “forbice”. Dopo la “vertigine”, legata alla perdita della femminilità, la “forbice” rappresenta simbolicamente una castrazione, una perdita traumatica, oltretutto irreversibile, della femminilità e nel caso specifico della fertlità. Madre e figlia, donne fertili a suo tempo, si sono imbattute e ritrovate nel tempo nella menopausa. “Terrorizzata” equivale alla dolorosa accettazione dello stato di novità evolutiva e Venezia s’inserisce in un quadro depressivo di tristezza. Svetlana cerca d’impedire l’emozione e di mantenere il controllo e la vigilanza, tenta di essere forte. Accettare la “forbice” è drammatico, ma qualcosa bisogna fare per non fare aumentare la “vertigine”.

“La mamma procede e man mano che scendiamo scopriamo che gli scalini si immergono nell’acqua e l’unico modo per attraversare è quello di entrare in acqua.”

La madre è rassicurante come in passato, anche se Svetlana la vuole proteggere da tutti i mali del mondo e della storia. Nel processo di perdita, “scendiamo”, si attesta una buona presa di coscienza della necessità psicologica di evolvere la femminilità offesa dalla biologia, “scopriamo”. L’”acqua” è simbolo dell’universo femminile e in particolare della maternità. L’acqua possiede anche una valenza purificatrice, “catarsi”, che permette di liberare la femminilità da eventuali sensi di colpa e di accettare l’evoluzione, non l’involuzione, che contraddistingue la psico-biologia femminile. Bisogna vivere la menopausa come una purificazione secondo un necessario rito psichico per risolvere il trauma nel dolore della perdita: “entrare nell’acqua”. La vita impone di “attraversare il ponte”, per cui bisogna avere piena consapevolezza del nuovo essere femminile in arrivo. La sponda della fertilità si supera nell’altra sponda e ancora identificandosi in quella madre che ha di già attraversato quel simbolico ponte e ha, di conseguenza, risolto il trauma depressivo sublimandolo nel dolore della perdita.

“Tutti lo stanno facendo e così proseguiamo.”

Così fan tutte o “tutti lo stanno facendo”.
Trattasi di legge biologica e di processo universale che riguarda tutte le donne che affrontano l’evoluzione psico-biologica della femminilità, dal menarca alla menopausa.
Anche noi come le altre donne!
Svetlana in sogno si rassicura tramite il principio popolare del “mal comune, mezzo gaudio” seguendo le convenzionalità della procedura psicofisica: ”così proseguiamo.”.

“Io muovo i piedi come se stessi nuotando, ma ho le braccia alzate per salvare le borse.”

Svetlana si pone, seguendo l’istinto di conservazione, come sacerdotessa della “dimensione psicofisica femminile” e preserva dall’insulto del tempo sia la sua che quella della madre: “ho le braccia alzate per salvare le borse”. Il termine “salvare” è degno di nota, dal momento che equivale latinamente a “conservare”. Svetlana non si rassega facilmente e speditamente, ha bisogno del suo tempo per farsi una ragione dell’ineluttabilità della biologia di Madre Natura. Conservare la femminilità, al di là della perdita della fertilità, è il significato simbolico e psichico di Svetlana.
Un ultimo rilievo impone che per questa evenienza psichica. Si verifica una “regressione” difensiva al grembo materno nell’atto del “muovo i piedi come se stessi nuotando”, a conferma, qualora ce ne fosse bisogno, di questa drammatica esperienza di perdita in atto in cui la madre ancora protegge e dà sicurezza.

Questo è ampiamente quanto dovuto al sogno di Svetlana.

PSICODINAMICA

Il sogno di Svetlana elabora la dialettica psichica del processo biologico in riguardo alla perdita della fertilità. L’identificazione nella figura materna funge da conforto nel drammatico evento della menopausa in attesa della risoluzione progressiva della perdita. Il sogno di Svetlana elabora una psicodinamica della diade “madre-figlia”.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Svetlana richiama le istanze psichiche “Io” ed “Es”, la prima per la razionalizzazione e la presa di coscienza dell’evoluzione psico-biologica come in “scopriamo”, la seconda per le pulsioni legate alla “vertigine” ossia alla forte emozione legata alla caduta dell’autocontrollo e all’abbandono agli eventi psicofisici in atto. L’istanza “Super-Io” si rileva nella necessità dell’evoluzione biologica in quanto limite invalicabile.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa coinvolti nel sogno di Svetlana sono la “condensazione” in “ponte” e “scalini” e altro, lo “spostamento” in “borsa” e altro. Il processo psichico della “sublimazione” si manifesta in “salire”, mentre la “materializzazione” si condensa in “scendere”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Svetlana evidenzia un nucleo “fobico-depressivo” proprio nella naturale perdita di un naturale tratto psico-biologico femminile, la perdita della fertilità. La “organizzazione psichica reattiva” si attesta parzialmente in questi confini.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche usate da Svetlana nel suo sogno sono la “metafora” in “borsa”, la “metonimia” in “salire” e “scendere”.

DIAGNOSI

Il sogno di Svetlana attesta di una psicodinamica in via di risoluzione in riguardo all’evoluzione psico-biologica della femminilità.

PROGNOSI

La prognosi impone a Svetlana di vivere al meglio, senza paura di perdere l’autocontrollo, le emozioni legate alla sua condizione femminile.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in un acuirsi del tratto depressivo e, di conseguenza, in una psiconevrosi ansiosa e fobica.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “simboli” e dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Svetlana è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Svetlana si colloca in una riflessione sullo stato psicofisico in atto.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità onirica è fobico-depressiva.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Il titolo del sogno di Svetlana è quello di una canzone di Charles Aznavour degli anni sessanta, un testo che rievoca a distanza di un anno la fine di un amore vissuto degnamente proprio nella città della laguna.

Com’è triste Venezia
Soltanto un anno dopo
Com’è triste Venezia
Se non si ama più

Si cercano parole che nessuno dirà
E si vorrebbe piangere
Ma ormai non si può più
Com’è triste Venezia
Se nella barca c’è
Soltanto un gondoliere
Che guarda verso te
E non ti chiede niente
Perché negli occhi tuoi
E nella mente tua
C’è soltanto lei

Com’è triste Venezia
Soltanto un anno dopo
Com’è triste Venezia
Se non si ama più
I musei e le chiese
Si aprono per noi
Ma non lo sanno
Che ormai tu non ci sei
Troppo triste Venezia
Di sera la laguna
Se si cerca una mano
Che non si trova più
Si fa dell’ironia
Davanti a quella luna
Che un dì ti ha vista mia
E non ti vede più

Addio gabbiani in volo
Che un giorno salutaste
Due punti neri al suolo
Addio anche da lei
Com’è triste Venezia
Soltanto un anno dopo
Com’è triste Venezia
Se non si ama più

 

Sulla contrastata visione simbolica dello splendore oscuro e umido di Venezia è opportuno visitare la canzone del cantastorie Francesco Guccini.
Nel testo è messo degnamente in rilievo un tragico episodio umano in una cornice simbolica depressiva nei primi quattro versi e in un quadro sociologico e culturale nei successivi tre.

Venezia che muore,
Venezia appoggiata sul mare,
la dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi,
Venezia, la vende ai turisti,
che cercano in mezzo alla gente l’ Europa o l’ Oriente,

che guardano alzarsi alla sera il fumo – o la rabbia –
di Porto Marghera…

Stefania era bella,
Stefania non stava mai male,
è morta di parto gridando in un letto sudato
d’un grande ospedale;
aveva vent’anni, un marito, e l’anello nel dito:
mi han detto confusi i parenti che quasi il respiro
inciampava nei denti…

Venezia è un’albergo,
San Marco è senz’altro anche il nome di una pizzeria,
la gondola costa, la gondola è solo un bel giro di giostra.
Stefania d’estate giocava con me nelle vuote domeniche d’ozio.
Mia madre parlava, sua madre vendeva Venezia in negozio.

Venezia è anche un sogno,
di quelli che puoi comperare,
però non ti puoi risvegliare con l’acqua alla gola,
e un dolore a livello del mare:
il Doge ha cambiato di casa e per mille finestre
c’è solo il vagito di un bimbo che è nato, c’è solo
la sirena di Mestre…

Stefania affondando,
Stefania ha lasciato qualcosa:
Novella Duemila e una rosa sul suo comodino,
Stefania ha lasciato un bambino.
Non so se ai parenti gli ha fatto davvero del male
vederla morire ammazzata, morire da sola,
in un grande ospedale…

Venezia è un imbroglio
che riempie la testa soltanto di fatalità:
del resto del mondo non sai più una sega,
Venezia è la gente che se ne frega!
Stefania è un bambino,
comprare o smerciare Venezia sarà il suo destino:
può darsi che un giorno saremo contenti di esserne solo lontani parenti…

 

 

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