DI PADRE IN FIGLIO

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

Sono a letto con mio figlio e stiamo dormendo.

A un certo punto si trasforma in una pianta carnivora e inizia ad avvolgermi per divorarmi.

Allora gli metto le mani al collo e lo soffoco finché rimane inerme.

Ma dopo un po’ si rianima col viso alterato dalla forza che lo possedeva e a questo punto mi sveglio agitatissimo.”

Il sogno è firmato Morgan.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

E’ un sogno dal vissuto forte e dalla trama assurda: un padre si trova, mentre dorme, a sognare di uccidere il suo bambino per non essere ucciso da lui.

Il titolo apparente è “di padre in figlio” e attesta della naturale e sana trasmissione dei beni psichici, culturali e materiali che si verifica nelle migliori famiglie della provincia italiana.

Il titolo corretto è di figlio in figlio”, meglio “di fratello in fratello” e spiego subito il perché.

Il sogno di papà Morgan approfitta di un vissuto occasionale sul figlio per svolgere “il senso e il sentimento della rivalità fraterna”, una “regressione” sulla modalità psichica che a suo tempo papà Morgan ha elaborato, vissuto e maturato nella relazione con il fratello.

Mi spiego ancora e meglio con un quadretto di quotidiana vita familiare.

Morgan è colpito con soddisfazione dalla solidarietà affettiva che il figlio vive e manifesta nei riguardi della madre, sua moglie, le coccole e le cure e le premure, e allora di notte si ridesta e si scatena in sogno “il senso e il sentimento della rivalità fraterna”, fantasmi pari pari a quelli che ha vissuto nella sua infanzia nei confronti del fratello e in privilegiato riferimento alla madre. Classica è questa psicodinamica nel primogenito e si evince nel sogno di Morgan anche dall’intensità e dalla modalità drammatica del vissuto. Mi spiego: se fosse stata una semplice ostilità nei confronti del figlio, Morgan averebbe usato una simbologia diversa. Per la psicodinamica della “rivalità fraterna” questi sono i simboli azzeccati per manifestare una truculenza drammatica. La decodificazione successiva sarà di chiarimento a quanto affermato.

A questo punto, carissimi internauti appassionati di sogni, sono opportune le seguenti considerazioni.

Il nostro materiale psichico più significativo si conserva e si trasla in altri quadri e in altri settori. I vissuti intensi e prolungati non si dimenticano, persistono e si sovrappongono alterando la realtà in atto in maniera anche drammatica, come nel sogno di Morgan. Questo materiale caldissimo, che oltretutto ci ha formato, ristagna sotto la “Coscienza”, nel “Subconscio”, ed è pronto a essere riesumato previo stimolo forte e adeguato. Il sogno è un veicolo privilegiato perché presente quotidianamente, ma questo materiale si può traslare anche in un sintomo psicosomatico. Questi vissuti caldi non diventano inconsci semplicemente perché la dimensione “Inconscio” non esiste dal momento che non è possibile dimostrarne l’esistenza proprio per la sua definizione: ciò che non è consapevole non esiste perché di esso non si può dare prova alcuna.

Ancora: il sogno viaggia su strati e su piani diversi come una buona torta alla mille sfoglie con la crema al limone.

Tornando al sogno di Morgan è opportuna una prognosi immediata. Morgan deve rivedere il rapporto con il fratello e non con il figlio. Con il suo bambino dovrà continuare a essere previdente e provvidente, affettuoso e pragmatico, autorevole e fusionale. Per il resto è impressionante la rabbia mortifera, la pulsione sadomasochistica che Morgan riesuma dalla sua pregressa “posizione psichica anale” e mette in atto contro il figlio uccidendolo, “sado”, e fa mettere in atto contro di lui dal figlio, “maso”, che lo vuol divorare da “pianta carnivora”.

Pensate quanto struggimento e quanta violenza procurano a un bambino “il senso e il sentimento della rivalità fraterna”, una “posizione psichica” non adeguatamente studiata e valutata.

In quel momento della vita e durante quell’esperienza un bambino è chiamato a rasentare la normalità psichica perché s’imbatte in una serie di vissuti depressivi legati a un “fantasma di morte”, la perdita del privilegio e dell’affetto dei genitori, un momento drammatico che si risolve al meglio con il processo psichico di difesa della “regressione” all’infanzia per essere come il fratellino e ricevere le stesse premure e attenzioni. Il bambino in questo periodo della sua vita rasenta lo stato psicopatologico limite, “borderline”. Meno male che può permetterselo semplicemente perché uno stato regressivo nell’infanzia viene tollerato dal mondo adulto.

E allora, capita che, quando meno te l’aspetti, ti piomba tra capo e collo un sogno che ti scombussola e ti tormenta per lo spazio di qualche ora, facendoti sentire un mostro mentre ti consuma l’angoscia della perdita e la tragedia di un lutto di cui tu, padre, sei l’autore.

Questo è quanto basta, un tutto da approfondire, per cui è opportuno operare con progressione e spiegare al meglio in base a quanto è consentito dal sogno di Morgan.

Procediamo subito correggendo il titolo del sogno in

DI FIGLIO IN FIGLIO”

per riportare la psicodinamica a due fratelli che sono costretti a vivere sotto lo stesso tetto e a condividere gli stessi genitori e i loro affetti, soprattutto la stessa madre, oltre che costretti ad amarsi secondo la morale corrente.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Sono a letto con mio figlio e stiamo dormendo.”

Morgan sogna di essere disposto amorevolmente verso il figlio: “a letto”. Come ogni sera condivide l’intimità familiare e magari lo porta a letto e gli dà il classico bacio della buonanotte o magari si addormenta con lui per alleviare la paura del buio o dell’uomo nero o della maestra.

Morgan proietta sul figlio la caduta dello stato di vigilanza della coscienza: stiamo dormendo”. In effetti è Morgan ad abbassare la vigilanza e a lasciarsi andare al sonno e al sogno. Questa è la condizione ottimale per riesumare il suo pregresso psichico, il suo materiale psichico antico che è stato evocato dal “resto diurno”, da una causa scatenante che sfugge e che lavora dentro portando alla superficie qualcosa di attinente e di associabile. In questo caso la provocazione del “resto diurno” riguardava il “senso e il sentimento della rivalità fraterna” e ha riesumato le angosce collegate a questo importante nucleo psichico.

Possibilmente Morgan, come si diceva in precedenza, è stato colpito da una gelosia o da una rivalità in riferimento alla sua donna e questo stimolo ha ridestato il “fantasma della madre” al tempo in cui provvedeva amorevolmente al fratellino.

Dalla madre di suo figlio alla madre di suo fratello l’associazione è spedita.

A un certo punto si trasforma in una pianta carnivora e inizia ad avvolgermi per divorarmi.”

Morgan vive il figlio come un mortifero aggressore riesumando quel se stesso bambino che ha temuto di essere “ucciso” affettivamente dal fratello imprevisto e invasivo. Avvolgermi” condensa l’abbraccio materno tenero e protettivo, il ritorno regressivo al calore dell’utero, ma il “per divorarmi” evidenzia la “parte negativa del fantasma della madre”, quella che Morgan aveva già elaborata e vissuta nel primo anno di vita e che, di poi, era stata ridestata dalla nascita del fratello: mia madre non è più tutta per me. Il “seno cattivo” della madre uccide perché non nutre. Mia madre ha un altro figlio da accudire e a cui rivolgere le sue attenzioni e le sue premure. A Morgan bambino non restava che odiare mortalmente il fratello e la “madre cattiva”. Il fratello è la “pianta carnivora” che ha associato anche alla madre come possibilità di essere annientato. La mamma cattiva è traslata in sogno nel figlio e a causa del fratello, per cui, come a suo tempo quest’ultimo era stato investito di odio mortifero, questa volta in sogno deve morire il figlio per non morire il padre. Morgan ha vissuto il fratello come un pericolo per la sua sopravvivenza e la madre come cattiva. Morgan era destinato a morire per mancanza di affetto e di cure: “fantasma depressivo di morte”. Degno di nota è il magico “si trasforma”, una trasfigurazione psichica degna del miglior mago e del miglior rito religioso. Non si può fare a meno di rilevare ancora che gli affetti tralignati hanno richiamato in servizio la “libido sadomasochistica” della “posizione psichica anale” di Morgan: “divorarmi” e il successivo lo soffoco”.

Allora gli metto le mani al collo e lo soffoco finché rimane inerme.”

Si consuma la legittima difesa del padre sul figlio che è la traslazione del fratello di allora. L’atto del soffocamento è simbolicamente un togliere la vitalità e l’energia, quella forza vitale senza la quale si è in mortale perdita depressiva. Il “collo” simboleggia il tramite tra la razionalità vigilante della testa e la sfera affettiva ed emotiva del torace, “Inerme” rafforza la simbologia della privazione dell’energia: senza armi”, senza difese e forze vitali di ordine affettivo. Emerge tutta l’aggressività che il bambino Morgan voleva scaricare sul fratello, la pulsione “sado” dopo l’esercizio della pulsione “maso”.

Ma dopo un po’ si rianima col viso alterato dalla forza che lo possedeva e a questo punto mi sveglio agitatissimo.”

Il figlio riprende vita: magia del sogno! “Si rianima” perché nella sostanza psichica profonda papà Morgan non l’aveva ucciso, ma aveva soltanto a suo tempo odiato a morte suo fratello, perché il figlio non è suo fratello e perché il conflitto psichico con il fratello è un vissuto potente che persiste dentro e non si può risolvere in sogno uccidendo qualcuno e facendosi uccidere. Il “processo primario”, che forma e gestisce il sogno, possiede la capacità di esulare dalla Logica razionale e di rovesciare la realtà secondo bisogni e secondo fantasia.

Ma adesso viene il bello o il brutto del sogno di Morgan. Il bambino ha il “viso alterato dalla forza che lo possedeva”, una forza demoniaca e proprio in base a questa energia psicofisica ritorna in vita e acquista vitalità per confermare a un padre atterrito che lui esiste e che il problema con il fratello persiste, che non è lui l’interessato ma un altro. Ma ormai il sistema neurovegetativo di Morgan non regge la tensione del dramma onirico, per cui scatta il risveglio, non perché il “contenuto latente” coincide con il “contenuto manifesto” ossia in sogno si presenta il fratello, ma perché la struttura psicofisica non regge più la tensione continua e continuata. Un sogno stressante, angoscioso, imprevedibile, impensabile, immorale e altro che Morgan non può gestire. In effetti, si tratta di un sogno vero e reale, basato su un vissuto pregresso ed evocato dal figlio magari per la sua bella relazione con la madre o magari perché da grande vuol fare il mestiere del padre defraudandolo delle sue conquiste professionali ed economiche. Il sogno conferma che il figlio è stato vissuto per un attimo come un rivale, pari pari come il fratellino di una volta. Si spiega in tal modo un Morgan “agitatissimo” che oscilla in sogno tra l’essere padre e l’essere fratello, tra la sua infanzia e quella del figlio.

Di padre in figlio” avverrà la consegna psicodinamica secondo natura e secondo cultura, ma il sogno di Morgan è azzeccato definire “di figlio in figlio”, di “fratello in fratello”. E la mamma non era la donna di Morgan, ma la sua mamma.

PSICODINAMICA

Il sogno di Morgan sviluppa la psicodinamica del “senso e del sentimento della rivalità fraterna”. Il protagonista riesuma e rielabora il “seno cattivo” del “fantasma della madre”, quello che non nutre e non ama. Di poi, lo coniuga con l’odio mortifero nei confronti del fratello. Questo quadro onirico ha come protagonista, nel bene e nel male, il figlio opportunamente traslato per rappresentare lo psicodramma che Morgan ha vissuto a suo tempo con il fratello. Nel sogno risulta in esercizio la “libido sadomasochistica” della “posizione anale”.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Nel sogno di Morgan sono presenti le istanze psichiche “Es” in prevalenza e “Io” in parte. Si nota l’assenza dell’istanza “Super-Io” perché la psicodinamica è estrema e non esiste limite o censura nella sua esternazione onirica. La “posizione psichica anale” è dominante con la sua specifica “libido sadomasochistica”. Ispirati dall’istanza “Es” sono “pianta carnivora”, “avvolgermi”, “divorarmi”, “lo soffoco”, “alterato”. L’istanza psichica “Io” appare in “sono a letto”, “stiamo dormendo”, “mi sveglio agitatissimo”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa operanti nel sogno di Morgan sono la “traslazione” in “mio figlio”, la “condensazione” in “pianta carnivora”, lo “spostamento in “ avvolgermi” e “divorarmi” e “lo soffoco”, la “drammatizzazione” in “divorarmi” e “viso alterato”, la “traslazione” in “mio figlio”, la “figurabilità” in “viso alterato dalla forza che lo possedeva”. Non è presente il processo psichico di difesa della “sublimazione della libido”, all’incontrario è dominante il processo della “regressione” al senso e al sentimento della rivalità fraterna e della “fissazione” alla “posizione anale” con l’esercizio della “libido sadomasochistica”: “vuole divorarmi” e “lo soffoco”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Morgan evidenzia un tratto psichico “sadomasochistico” collegato alla sua “posizione anale” e all’interno di una cornice impulsiva. Morgan appare determinato da forti emozioni che inducono a conseguenti omologhe reazioni.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche presenti nel sogno di Morgan sono la “metafora” in “pianta carnivora” e “avvolgermi”, la “metonimia” in “soffoco”, la “enfasi” in “si rianima col viso alterato dalla forza che lo possedeva”.

DIAGNOSI

La diagnosi parla di un conflitto psiconevrotico legato al “senso e al sentimento della rivalità fraterna”, di un’acuta e aspra riedizione della psicodinamica traslata nel figlio.

PROGNOSI

La prognosi impone a Morgan di attenuare la virulenza del conflitto interiore con il fratello e di risolvere definitivamente la sua collocazione competitiva in riferimento alla figura materna, al fine di evitare la contaminazione del conflitto affettivo con gli affetti costituiti e in atto, in particolare con quel figlio che gli ha scatenato la tempesta psichica pregressa nel sogno.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nell’esacerbarsi della rivalità fraterna e dei contenuti emotivi connessi. Tale “regressione”, ci dice il sogno, comporterebbe una dilatazione del conflitto con il fratello verso le figure familiari impedendo un serio confronto e una sana rivalità all’interno della famiglia. Tecnicamente il tratto impulsivo potrebbe cronicizzarsi e da occasionale tensione potrebbe strutturarsi rendendo difficili le relazioni affettive e sociali.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Morgan è 5 secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Morgan si attesta in una competizione bonaria con il figlio o in una visione garbata e affettuosa della relazione del bambino con la madre. E’ possibile anche un incontro o una discussione con il fratello.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità del sogno di Morgan è cenestetica e metafisica: forti emozioni in ballo e trasfigurazioni psicosomatiche secondo un registro magico.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Quante e quali competizioni affrontiamo nel corso della nostra formazione psichica?

A quanti stimoli endogeni ed esogeni reagiamo durante la nostra infanzia e adolescenza?

La nostra “formazione psichica reattiva”, chiamata così proprio per il nostro reagire a stimoli e a provocazioni che sorgono dentro di noi o fuori di noi, è composta anche del “senso e sentimento della rivalità”.

Gli stimoli sono prevalentemente organici nella primissima infanzia e, di poi, sempre più sottilmente psichici.

Il sogno di Morgan impone la riflessione sulle “rivalità”.

Il primo rivale che incontriamo nel percorso psico-esistenziale è il genitore dello stesso sesso durante l’evoluzione della “posizione edipica”; di poi, il fratello. E quando siamo genitori, se non siamo adeguatamente maturati nell’evoluzione delle varie “posizioni psichiche” attraversate, vivremo i figli in maniera competitiva e saremo competitivi anche in società e sempre in base al “sentimento della rivalità”.

Non si è lontani dal vero se si stima la “rivalità fraterna” formativa quanto la “rivalità edipica”, la relazione conflittuale con i genitori.

In ultima istanza allego una buona ricetta per i padri e le madri, una prima fantasticheria da leggere ai figli di tutte le età prima del sonno.

LA PSICOFAVOLA DI OTTO OTTOTTO
E
DELLA SUA FAMIGLIA
E
DEL SUO REGNO DI SOGNO

Immagina…

C’era una volta, ma c’è ancora oggi e ci sarà anche domani,
nel paese dell’Anarchia, Otto Ottotto, duca di Belvedere e principe di Carancino.
Otto Ottotto appartiene alla dinastia dei Tinchitè ed è detto Cacasotto perché ha paura di tutto e la gente simpaticamente lo chiama il principe che “si caga in braga”.

Otto Ottotto ha una moglie, la baronessa Pippete Pippotta, imparentata con la famiglia Appuntillo dei Fanculazzo. Pippete Pippotta è detta Ricotta per il colore bianco della sua carnagione ed è ridetta Tricotta perché le cade immancabilmente tutto quello che tiene nelle mani.

Otto Ottotto detto Cacasotto e Pippete Pippotta detta Ricotta hanno sei figli bellissimi e stralunati, tre maschi e tre femmine.

Il primogenito si chiama Gaspar Gasparotto ed è detto Manciaciumi perché ha sempre prurito alla pancia e si gratta continuamente e dovunque si trova.

La secondogenita si chiama Carmen Carmotta ed è detta Camomilla perché è molto calma e a volte sembra la bella addormentata nel bosco.

Il terzogenito si chiama Oliver Olivotto ed è detto Culisigna perché ha il sedere grosso e quando cammina traballa a destra e a sinistra.

La quartogenita si chiama Giosepa Gioseppotta ed è detta la Truttata perché è molto furba e se la cava sempre in tutte le difficoltà.

Il quintogenito si chiama Oscar Oscarotto ed è detto Scatamascio perché è molto rumoroso ed è ridetto Scatafascio perché combina sempre guai.

La sestogenita si chiama Marion Mariotta ed è detta Allegria perché ride sempre anche quando non è necessario.

E’ veramente una bella famiglia e il principe Otto Ottotto e la baronessa Pippete Pippotta sono contentissimi dei loro figli e accettano i loro pregi e i loro difetti.

Immagina…

Tutto è bello e buono nel paese di Belvedere e nelle contrade di Carancino. La gente è civile e non butta la spazzatura per strada, è educata al punto che tutti si baciano ogni volta che s’incontrano, è generosa e ospitale. Le persone si aiutano l’uno con l’altro.
Ognuno fa un mestiere di artigiano, non c’è la scuola perché ognuno impara la buona educazione prima a casa dai genitori e dai nonni e poi vivendo insieme agli altri.
Ogni bambino sceglie il mestiere che gli piace fare da grande e lo impara da un bravo artigiano.
I figli vogliono bene ai genitori e ai nonni.
I genitori e i nonni vogliono bene ai figli e ai nipoti.
Non ci sono industrie, non ci sono macchine, non ci sono soldi, non ci sono vigili urbani, non c’è polizia. Tutti sanno quello che è giusto fare e soprattutto sanno che non devono fare agli altri tutto quello che non vogliono che sia fatto a loro. Il rispetto e il riconoscimento degli altri sono dei valori fondamentali.
L’aria è pulita e si sente soltanto l’odore dei fiori e delle cacche degli animali.
La natura è rigogliosa e generosa. Tutti la rispettano e non la fanno arrabbiare perché sanno che allora può essere anche cattiva.
Gli alberi sono sempre in fiore, le rose sono rosse e anche blu, le gazze non sono ladre, i corvi non portano sfortuna, le volpi non sono furbe, le galline fanno le uova senza dolore, le cince non sono allegre, i cani cantano di giorno al sole e di notte alla luna…, insomma in natura tutto è bello e buono come lo immagina un bambino.
Nel paese di Belvedere e nelle contrade di Carancino la gente mangia di gusto e non mancano le pizze e soprattutto le patatine fritte sulla tavola di ogni famiglia. L’odore di olio d’oliva extravergine si spande ogni sera per i sentieri di Carancino e per le vie di Belvedere.
Il più bravo e il più odoroso di tutti i cuochi e i fornai si chiama Pippotto Carbotto della famiglia dei Cucinotta e fratello di MariaGraziotta la cuoca sopraffina delle zippole al baccalà e delle zeppole all’acciuga.
Pippotto Carbotto è detto Mascarotto perché ha sempre il viso rosso a forza di friggere ciambelle e ciambellotte, pizze e pizzette, cornetti e sfogliatelle, bombolette e bomboloni, sfincioni e calzoni.
Il più bravo e il più odoroso dei pasticcieri di Belvedere e di Carancino si chiama Gerlindo Girlando detto Pasticcione perché è sempre sporco nel viso di ricotta e di zucchero a velo nella testa pelata tanto che a volte sembra un pasticcino di pasta sfoglia.
Il più bravo e il più delizioso dei gelatai di Belvedere e Carancino si chiama Michelazzo Michelotto detto Uccello e ridetto Mascarpone perché aveva inventato il gelato al tiramisù e andava in giro con un furgone a forma di papera pieno delle sue leccornie e i bambini gli correvano dietro facendo il verso della papera, “qua, qua, qua”, e ancora “qua qua qua” aspettando che regalasse i suoi gelati.

Continua…

Salvatore Vallone,

Siracusa, mese di agosto dell’anno 2014

 

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