LA GATTA ALIENATA…NEI PRESSI DI CASA MIA

LA GATTA ALIENATA … NEI PRESSI DI CASA MIA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

Avevo trovato una bellissima gatta bianca, dal pelo lungo e morbido.

L’avevo trovata nei pressi di casa mia, ma sapevo che aveva un padrone.

Lo chiamo al telefono ed è come se potessi vederlo. Era un uomo nordico, robusto, capello e barba rossi.

Gli dico che avevo trovato la sua gatta e lui non si mostra minimamente sorpreso.

Mi dice che era scampata a qualche catastrofe, non ricordo bene se fosse stato un incendio e che aveva fatto molta strada per arrivare fino alla mia città.

Non mi dice nulla sul fatto di venire a riprendersela e io spero che non lo faccia.

Era una gatta molto dolce e volevo tenerla con me.

Quasi mi pento di aver contattato il padrone, perché temevo che, prima o poi, mi avrebbe richiamata per riprendersela.”

Questo sogno porta la firma di Adalgisa.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Scriveva Freud: “si nasce maschi e femmine, ma si diventa maschi e femmine”. Parabola significa che la “identificazione” nel padre o nella madre porta alla “identità” psichica maschile o femminile. Prima di questo traguardo i bambini e gli adolescenti si pensano, nel maturare la “libido genitale”, non autonomi ma “destinati” ad altri, a figure maschili o femminili in omaggio al desiderio “edipico” di appartenere al padre o alla madre. L’assimilazione ddel sesso e l’appropriazione del ruolo sono tappe importanti e segnalano il passaggio evolutivo dalla “posizione psichica fallico-narcisistica”, con i relativi investimenti autogratificanti di “libido”, alla “posizione genitale”con i relativi investimenti donativi di “libido”. Questo travaglio evolutivo avviene all’interno della “posizione edipica”, il conflitto con i genitori, nella ricerca della propria identità psichica e sessuale.

Il sogno di Adalgisa affronta ed elabora questa psicodinamica, indugiando nella fase precedente alla definitiva acquisizione di identità e di ruolo, quando ancora persiste una dipendenza edipica dal padre o dalla madre sotto forma di “intenzionalità”, direzione verso l’oggetto fascinoso e privilegiato.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Avevo trovato una bellissima gatta bianca, dal pelo lungo e morbido.”

Adalgisa esordisce con una buona pulsione narcisistica:“una bellissima gatta bianca”. La “gatta” rappresenta l’universo femminile con tutto il suo corredo di caratteristiche psicofisiche, dall’intelligenza all’affettività, dalla seduzione all’autocompiacimento, dall’erotismo alla sessualità. Adalgisa precisa che si vive con il “pelo lungo e morbido”: degna di carezze, viva nella “libido” epiteliale, sensibile all’erotismo. Insomma Adalgisa si vive come una bella e sensuale femmina e con tutte le carte in regola per accostarsi all’universo psicofisico maschile.

L’avevo trovata nei pressi di casa mia, ma sapevo che aveva un padrone.”

Infatti è roba sua. Adalgisa ha ben “introiettato” la sua identità psicofisica femminile e la sua sensualità erotica: ”nei pressi di casa mia”. Si sa che la “casa” rappresenta simbolicamente la “organizzazione psichica reattiva”, la struttura, il carattere, la personalità, la formazione psichica evolutiva.

Adalgisa ha una consapevolezza e un gusto in più, sapevo”: la disposizione verso il maschio. Adalgisa sa di essersi identificata nella madre e di avere un’identità femminile perché ha portato a buona fine la sua “posizione edipica”, il conflitto con i genitori, e sa di esserne uscita senza lacerazioni o frammentazioni, non con le ossa rotte ma bella integra. “Avere un padrone” equivale a disposizione alla “libido genitale” e al suo esercizio con privilegio accordato all’universo maschile. Adalgisa non ha pulsioni omosessuali perché ha ben congedato la figura materna e del padre ha mantenuto il desiderio del maschio al punto che ancora non si è appropriata del suo patrimonio psicofisico, ma si vive in riferimento e in dipendenza dall’altro, il “padrone” della “gatta bianca, dal pelo lungo e morbido”.

Lo chiamo al telefono ed è come se potessi vederlo. Era un uomo nordico, robusto, capello e barba rossi.”

La relazione con il maschio ideale è empatica e magica, supera le distanze e le leggi della Fisica. Quest’uomo è come Adalgisa l’aveva immaginato e corrisponde all’immagine che aveva formato dentro di lei nell’evoluzione che dall’infanzia l’aveva portata alla “posizione edipica”: il “fantasma del padre”.

Il pensiero “padre” e la realtà “padre” collimano, è come se potessi vederlo”, a conferma che l’innamoramento scatta quando l’immagine interiorizzata, quella del padre, coincide con l’immagine esterna, quella dell’uomo. Questo è il cosiddetto “primo e grande amore”, quello che si aspettava e che non tutti trovano perché non hanno abbastanza fantasticato e fantasmizzato. I tratti caratteristici sono somatici e culturali: “nordico, robusto, capello e barba rossi.” “Nordico” condensa la diversità culturale e si traduce in rudemente maschile nel bene e nel male, “robusto” condensa la virilità che si rafforza nel possesso di una peluria dal colore non comune, nonché un uomo inteligente. Adalgisa ha visto nel padre un uomo speciale e lo ha, di conseguenza, fantasmizzato con tratti originali.

Gli dico che avevo trovato la sua gatta e lui non si mostra minimamente sorpreso.”

Adalgisa si propone all’uomo eccezionale che coincide con il modello elaborato e introiettato: avevo trovato la sua gatta”. Adalgisa proietta la realizzazione della sua femminilità sull’uomo nordico e rustico, il quale può essere soltanto contento e appagato e quindi “minimamente sorpreso” di questa benefica scelta piovutagli dal cielo. Adalgisa ha trovato il suo uomo e gli regala “la sua gatta”, la sua femminilità.

Mi dice che era scampata a qualche catastrofe, non ricordo bene se fosse stato un incendio e che aveva fatto molta strada per arrivare fino alla mia città.”

Adalgisa dice a se stessa che ha attraversato turbolenze emotive di grosso spessore e di alta intensità, quelle legate alla sua “posizione edipica”, per raggiungere la sua identità femminile, addirittura “qualche catastrofe” alla quale è fortunatamente sopravvissuta, forse un incendio”, una forte crisi di nervi e una guerra dei sensi. Aggiunge che ha “fatto molta strada” per arrivare alla consapevolezza della sua identità femminile dopo essersi identificata nella madre, il tragitto edipico classico di cui si diceva anche in precedenza. “La mia città” è un ampliamento della “casa” psichica, uno spazio allargato al sociale prima di esibirsi nella sua identità femminile in mezzo agli altri. Si nasce femmine, ma si diventa femmine, come diceva il padre della Psicoanalisi.

Non mi dice nulla sul fatto di venire a riprendersela e io spero che non lo faccia.”

L’uomo ideale gode della “gatta”, ma non la possiede, non è roba sua e non l’ha conquistata con travaglio, per cui Adalgisa si riappropria con titubanza in sogno di ciò che le appartiene, ma di cui ancora non è convinta: “spero che non lo faccia” L’identità conquistata e messa al servizio del maschio, è questo il problema che Adalgisa deve affrontare. E’ necessario che si appropri della sua identità psicofisica senza metterla al servizio di nessuno, ma soltanto di se stessa.

Era una gatta molto dolce e volevo tenerla con me.”

Per l’appunto!

Come si diceva in precedenza, Adalgisa dà a se stessa quello che le appartiene, la consapevolezza, rispetto alla prima frase, della sua identità femminile e la assorbe, la tiene con sé, la fa sua, l’assimila per la qualità della dolcezza ossia della duttilità affettiva e abilità seduttiva, quella femminilità suadente e attraente che i simboli attestano.

Quasi mi pento di aver contattato il padrone, perché temevo che, prima o poi, mi avrebbe richiamata per riprendersela.”

Adalgisa capisce di essere “il padrone”, la padrona di se stessa e che non deve sottomettersi ai maschi, come a suo tempo è avvenuto con il padre. La situazione “edipica” si è evoluta e, adesso, non ci sono padroni in ogni senso fuori di lei. La femminilità è stata acquisita tramite la soluzione della pretesa paterna di essere il padrone e tramite l’identificazione nella nemica madre. Adesso l’identità psicofisica coincide con il suo modo di essere femmina. Il prossimo passo sarà la sicurezza e l’affidamento al maschio senza sottomissioni e servizi.

PSICODINAMICA

La psicodinamica del sogno di Adalgisa svolge il passaggio evolutivo dalla “libido fallico-narcisistica alla “libido genitale” con la progressiva assimilazione della propria identità femminile e la presa di coscienza dello stato di maturità e di completezza psicofisiologiche. Particolare rilievo è rivolta alla rischiosa “genitalità” del donare se stessa al maschio e all’attribuire il merito maieutico della femminilità a quest’ultimo. In effetti è tutto merito di Adalgisa e del suo processo evolutivo. Il sogno oscilla tra la dipendenza dal maschio e l’autonomia psicofisica. La “libido genitale” è anche donazione, ma esige in primo luogo la “coscienza di sé” ed esclude l’abnegazione acritica e passiva.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Adalgisa è articolato a livello di sapere psicoanalitico e comporta parecchio materiale da inquadrare.

L’istanza pulsionale profonda “Es” è presente in “gatta bianca, dal pelo lungo e morbido” e “catastrofe” e “incendio” e altro. L’istanza censoria “Super-Io” si manifesta in “padrone” e “uomo nordico, robusto”. L’istanza vigilante e razionale “Io” è esibita in “io spero” e “mi pento” e “aveva fatto molta strada”. Il sogno di Adalgisa elabora la “posizione fallico-narcisistica” in “Avevo trovato una bellissima gatta bianca, dal pelo lungo e morbido”. La “posizione genitale” è presente in “Gli dico che avevo trovato la sua gatta”

la “posizione edipica” in “Lo chiamo al telefono ed è come se potessi vederlo. Era un uomo nordico, robusto, capello e barba rossi.”

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Nel sogno di Adalgisa sono inclusi i meccanismi psichici di difesa della “introiezione” in “L’avevo trovata nei pressi di casa mia. La “proiezione” in “minimamente sorpreso” La “condensazione” in “gatta” e casa e altro. Lo “spostamento” in “avere un padrone” e “aver contattato il padrone”. La “figurabilità” è evidente in “Era un uomo nordico, robusto, capello e barba rossi.” e “una bellissima gatta bianca, dal pelo lungo e morbido”. La “drammatizzazione” si presenta in “scampata a qualche catastrofe, non ricordo bene se fosse stato un incendio”. I processi psichici di difesa della “sublimazione” e della “regressione” non sono presenti. Quest’ultimo rientra nella normale necessità del sogno di rielaborare l’esperienza vissuta nel corso della formazione psichica.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Adalgisa manifesta un tratto psichico “narcisistico” in progressione e avvicinamento alla “genitalità”: autostima da rafforzare come propria dimensione psichica, da esercitare in maniera libera e autonoma e da vivere come proprietà acquisita.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche presenti nel sogno di Adalgisa sono la “metafora” in “gatta” e “incendio” e altro, la “metonimia” in “pelo morbido” e altro, la “enfasi” in “catastrofe” e “incendio”. Nel sogno di Adalgisa la creatività estetica rientra nella normalità onirica.

DIAGNOSI

La diagnosi parla chiaramente di un esercizio della “libido narcisistica” in avvicinamento alla “libido genitale”. Adalgisa mostra una dipendenza dalla figura maschile in riferimento alla sua identità femminile. Aliena in tal modo quello che le appartiene in struttura e le compete in esercizio.

PROGNOSI

Adalgisa deve rafforzare la consapevolezza delle sue conquiste psicofisiche e rassicurarsi sulla sua potenziale carica erotica e sessuale, risolvendo definitivamente la “posizione edipica” e di conseguenza la sua relazione con il maschio.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in un persistere dell’alienazione della sua femminilità e in una dipendenza dalla figura maschile: una psiconevrosi da mancata risoluzione della “posizione edipica” di qualità isterica ansiosa ossessiva depressiva d’angoscia, quelle che sono le classiche psiconevrosi che ci perseguitano quando non abbiamo ben risolto i rapporti e i vissuti con i genitori.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Adalgisa è 3 secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

La causa scatenante,”resto diurno”, del sogno,”resto notturno”, di Adalgisa si attesta in una riflessione sull’affettività o in una pulsione sessuale, in un ricordo o in un desiderio. Il tutto avviene nel pomeriggio antecedente il sogno.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità del sogno di Adalgisa è marcatamente autoreferenziale con “suspense” finale.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Il sogno di Adalgisa richiama una legge fondamentale della Psicologia, “l’intenzionalità della coscienza”, scoperta ed elaborata da Brentano.

Durante gli studi universitari Freud ebbe la possibilità di seguire un corso di Psicologia tenuto da Franz Brentano, professore di filosofia all’Università di Vienna. Nel 1874 egli aveva pubblicato la sua famosa opera “Psicologia dal punto di vista empirico” dove affermava il “carattere intenzionale della coscienza” ossia la sua naturale attività di riferirsi e di dirigersi verso un oggetto esterno. Da questo concetto di Brentano si originò la filosofia fenomenologica di Husserl e gli studi sulla funzione della coscienza. Dal principio della ”intenzionalità della coscienza” consegue che i fenomeni psichici si riferiscono sempre ad altro e non a se stessi; Brentano li distinse in tre classi fondamentali: la “rappresentazione”, il “giudizio” e il “sentimento”. La “rappresentazione” è una semplice e pura immagine dell’oggetto, il “giudizio” nega o afferma la realtà di quest’ultimo, nel “sentimento” l’oggetto viene investito d’amore e di odio.

Il principio brentaniano della “intenzionalità della coscienza” introdusse il giovane Freud alla futura concezione dinamica e oggettuale dei processi d’investimento della coscienza e ad accordare a essa una caratteristica dinamica funzionale piuttosto che statica sostanziale ed esclusivamente razionale.

Brentano era definito da Freud un tipo maledettamente intelligente, un ex prete geniale che coniugava senza drammi esistenziali e contrasti psichici la teologia e le teorie evoluzionistiche di Darwin.

Oltre alle sue teorie psicologiche empiriche di scuola aristotelica, Brentano mise in crisi l’ateismo del giovane Freud studente di medicina non più materialista ma non ancora teista, di poi Freud navigò nelle tormentate acque dell’agnosticismo.

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Il sogno di Adalgisa mostra chiaramente nella sua parte iniziale l’intenzionalità della coscienza onirica verso l’oggetto maschile, la figura paterna in riferimento alla “gatta”: “L’avevo trovata nei pressi di casa mia, ma sapevo che aveva un padrone.” Alienazione manifesta e dipendenza dall’apprezzamento del padre, come avviene universalmente in tutte le “posizioni edipiche” di tutte le bambine e ragazzine del mondo in attesa di rassicurazione dentro e fuori. Ecco perché è importante che il padre apprezzi la bellezza della figlia senza essere seduttivo e che non manifesti ironia quando la bambina si fa “signorina”. Il padre deve favorire il distacco della figlia rafforzandone l’autostima. Quante ragazzine non si capiscono e si vergognano della loro crescita! Il padre deve intervenire, più che la madre, perché la richiesta non è rivolta soltanto all’universo femminile, ma soprattutto a quello maschile.

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Il sogno di Adalgisa merita un’altra riflessione. La dipendenza dal maschio riporta culturalmente al “femminismo” o meglio al “movimento di liberazione della donna” e al famoso slogan “l’utero è mio e lo gestisco io”, una sintesi crudamente realistica e direttamente proporzionale alla repressione culturale, politica e religiosa operata dal potere maschile sulla donna fino agli anni settanta. Il movimento femminista viaggiò sull’onda della “contestazione giovanile” del ‘68 per ottenere i suoi riconoscimenti politici e giuridici: divorzio, aborto, pari opportunità, uguaglianza retributiva e altro. Tante conquiste sono state fatte, ma il cammino è ancora lungo e arduo a causa delle sottigliezze metodologiche con cui il maschilismo si insinua e si occulta. Questo il livello culturale.

 

“COM’E’ TRISTE VENEZIA”

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Io e la mamma siamo a Venezia e dobbiamo attraversare un ponte fatto di scalini.
Lei è davanti ed entrambe abbiamo un senso di vertigine all’idea di scendere questi scalini.
Io ho delle borse in mano e mi cade una forbice sullo scalino davanti a me e sono terrorizzata al pensiero di raccoglierla perché la vertigine aumenta.
La mamma procede e man mano che scendiamo scopriamo che gli scalini si immergono nell’acqua e l’unico modo per attraversare è quello di entrare in acqua.
Tutti lo stanno facendo e così proseguiamo.
Io muovo i piedi come se stessi nuotando, ma ho le braccia alzate per salvare le borse.”

Questo ha sognato Svetlana.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Venezia è una città unica ed eccezionale, un porto in laguna e un crocevia di culture, una porta dell’Occidente aperta sul misterioso Oriente, ma nell’Immaginario collettivo Venezia ha una connotazione di romantica tristezza e di crepuscolare decadenza.
Se Roma coincide con la “Bellezza”, Venezia è atta ai sentimenti sub-liminari. Lo struggimento nostalgico dell’architettura e il senso depressivo della laguna si sposano con la decadenza del vivere e la tragedia del morire.
In ogni caso Venezia non è una città solare perché respira la storia universale e la coniuga con il passato individuale in un contesto di bellezza che fu e di grandezza trascorsa. I fasti dell’inesorabile Tempo sanno di quello che si è perduto e che ancora oggi si sta perdendo.
Venezia è un simbolo depressivo e, anche se la bellezza estetica la eleva in alto, la città dei dogi affonda nel fango, inesorabilmente sprofonda tra i resti maligni di un fasto glorioso. Venezia è la città dove venire a morire o a celebrare i sentimenti d’amore decaduti e tralignati in una vaga ispirazione a un suicidio demodè. Venezia ha una valenza tragica quando la bellezza artistica dei suoi palazzi e delle sue chiese si eleva verso un sentimento del Sublime all’ingiù: la bellezza del male oscuro. All’uopo vedi “La morte a Venezia” di Thomas Mann.
Il sogno di Svetlana ha scelto Venezia non a caso e a conferma di questo assunto caratteristico di base su cui poi ognuno può investire quello che vuole e sempre di proprio e di personale. Anche per questo siamo tutti debitori di un immenso “grazie” alla strana città di Venezia.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Io e la mamma siamo a Venezia e dobbiamo attraversare un ponte fatto di scalini.”

Svetlana ha un rapporto privilegiato con la madre e di notte la porta in giro a Venezia, una città sentimentalmente polivalente e prevalentemente triste. Svetlana ha una buona solidarietà con la figura materna e una relazione di riconoscimento e devozione, un’alleanza interattiva “madre e figlia” nel rispetto dei ruoli. Svetlana ha qualche pendenza psichica con la madre e il sogno la evidenzia.
Svetlana la definisce “la mamma” a testimonianza di poliedrici affetti e di variegate dipendenze.
“Attraversare un ponte” significa simbolicamente risolvere un problema in ordine evolutivo e dare una giusta soluzione cambiando decisamente prospettiva e con apertura verso le novità.
“Un ponte fatto di scalini” introduce difficoltà nel procedere e nel risolvere. Non è un problema da poco, per cui bisogna stare attenti a salire e a scendere, a saper lasciare e a saper prendere, a “sublimare” nel simbolo del “salire” e a dare concretezza secondo il simbolo dello “scendere”. Svetlana ha delicatamente introdotto nel suo sogno una problematica evolutiva, una nuova identificazione e una nuova condivisione secondo le note di un registro prettamente femminile.

“Lei è davanti ed entrambe abbiamo un senso di vertigine all’idea di scendere questi scalini.”

La madre “in primis”!
“In origine” era la madre e anche per Svetlana la madre, meglio la “mamma”, è stata la donna in cui si è identificata e con cui ha risolto la controversia psichica della “posizione edipica”, la triangolazione “padre-madre-figlia”. Dopo le schermaglie adolescenziali Svetlana ha stabilito con la madre un rapporto pacato e maturo, a testimonianza che l’identificazione è andata a buon fine e che la sua identità psichica si è coniugata nel tempo nettamente al femminile. Svetlana e la mamma sono due donne solidali ed eccezionali come la strana città di Venezia, antica come la dialettica della “diade madre-figlia”. Il viaggio della vita ha portato le loro esistenze a Venezia ad “attraversare un ponte fatto di scalini” e la madre procede “davanti” nel rispetto dei ruoli e delle convenienze psichiche. La solidarietà “madre-figlia” si attesta simbolicamente in “entrambe”, una condivisione e un’unità d’intenti. Il “senso di vertigine” non è un disturbo auricolare del “labirinto”, ma condensa l’insorgere di un conflitto tra emozione e ragione, tra l’Io cosciente e l’Io sensibile, una necessità di accettare e di lasciarsi andare senza autocontrollo.
Adesso Venezia non è soltanto un ponte, ma è anche una serie di gradini da scendere dopo la leggera “sublimazione” del salire. Svetlana s’imbatte con la mamma in capofila in una altrettanto leggera depressione legata alla perdita. Questi sono i ponti e a Venezia funzionano così a livello simbolico. Non sono ponti che ti portano soltanto da una sponda all’altra, ma sono ponti arcuati che bisogna salire e scendere. La “vertigine” attesta della crisi della vigilanza dell’Io e della conseguente paura di lasciarsi andare agli eventi e alle emozioni che si profilano senza essere state invitate alla mensa. Il “tilt” emotivo è legato alla crisi del pensiero vigilante e a un fantasma di perdita. Ma cosa ancora comportano questi scalini che scendono, ancora non si sa. Quale istanza depressiva contengono?

“Io ho delle borse in mano e mi cade una forbice sullo scalino davanti a me e sono terrorizzata al pensiero di raccoglierla perché la vertigine aumenta.”

Ecco svelato l’arcano!
Svetlana ha “delle borse in mano”.
Le “borse” rappresentano la femminilità biologica e l’universo psichico collegato. Del resto “entrambe” sono donne e in crisi emotiva, entrambe non vogliono abbandonarsi agli eventi e vogliono reagire con la vigilanza razionale e con l’intervento dell’Io cosciente.
A questo punto il sogno di arricchisce e si completa.
Nel quadro onirico di Svetlana subentra la “forbice”. Dopo la “vertigine”, legata alla perdita della femminilità, la “forbice” rappresenta simbolicamente una castrazione, una perdita traumatica, oltretutto irreversibile, della femminilità e nel caso specifico della fertlità. Madre e figlia, donne fertili a suo tempo, si sono imbattute e ritrovate nel tempo nella menopausa. “Terrorizzata” equivale alla dolorosa accettazione dello stato di novità evolutiva e Venezia s’inserisce in un quadro depressivo di tristezza. Svetlana cerca d’impedire l’emozione e di mantenere il controllo e la vigilanza, tenta di essere forte. Accettare la “forbice” è drammatico, ma qualcosa bisogna fare per non fare aumentare la “vertigine”.

“La mamma procede e man mano che scendiamo scopriamo che gli scalini si immergono nell’acqua e l’unico modo per attraversare è quello di entrare in acqua.”

La madre è rassicurante come in passato, anche se Svetlana la vuole proteggere da tutti i mali del mondo e della storia. Nel processo di perdita, “scendiamo”, si attesta una buona presa di coscienza della necessità psicologica di evolvere la femminilità offesa dalla biologia, “scopriamo”. L’”acqua” è simbolo dell’universo femminile e in particolare della maternità. L’acqua possiede anche una valenza purificatrice, “catarsi”, che permette di liberare la femminilità da eventuali sensi di colpa e di accettare l’evoluzione, non l’involuzione, che contraddistingue la psico-biologia femminile. Bisogna vivere la menopausa come una purificazione secondo un necessario rito psichico per risolvere il trauma nel dolore della perdita: “entrare nell’acqua”. La vita impone di “attraversare il ponte”, per cui bisogna avere piena consapevolezza del nuovo essere femminile in arrivo. La sponda della fertilità si supera nell’altra sponda e ancora identificandosi in quella madre che ha di già attraversato quel simbolico ponte e ha, di conseguenza, risolto il trauma depressivo sublimandolo nel dolore della perdita.

“Tutti lo stanno facendo e così proseguiamo.”

Così fan tutte o “tutti lo stanno facendo”.
Trattasi di legge biologica e di processo universale che riguarda tutte le donne che affrontano l’evoluzione psico-biologica della femminilità, dal menarca alla menopausa.
Anche noi come le altre donne!
Svetlana in sogno si rassicura tramite il principio popolare del “mal comune, mezzo gaudio” seguendo le convenzionalità della procedura psicofisica: ”così proseguiamo.”.

“Io muovo i piedi come se stessi nuotando, ma ho le braccia alzate per salvare le borse.”

Svetlana si pone, seguendo l’istinto di conservazione, come sacerdotessa della “dimensione psicofisica femminile” e preserva dall’insulto del tempo sia la sua che quella della madre: “ho le braccia alzate per salvare le borse”. Il termine “salvare” è degno di nota, dal momento che equivale latinamente a “conservare”. Svetlana non si rassega facilmente e speditamente, ha bisogno del suo tempo per farsi una ragione dell’ineluttabilità della biologia di Madre Natura. Conservare la femminilità, al di là della perdita della fertilità, è il significato simbolico e psichico di Svetlana.
Un ultimo rilievo impone che per questa evenienza psichica. Si verifica una “regressione” difensiva al grembo materno nell’atto del “muovo i piedi come se stessi nuotando”, a conferma, qualora ce ne fosse bisogno, di questa drammatica esperienza di perdita in atto in cui la madre ancora protegge e dà sicurezza.

Questo è ampiamente quanto dovuto al sogno di Svetlana.

PSICODINAMICA

Il sogno di Svetlana elabora la dialettica psichica del processo biologico in riguardo alla perdita della fertilità. L’identificazione nella figura materna funge da conforto nel drammatico evento della menopausa in attesa della risoluzione progressiva della perdita. Il sogno di Svetlana elabora una psicodinamica della diade “madre-figlia”.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Svetlana richiama le istanze psichiche “Io” ed “Es”, la prima per la razionalizzazione e la presa di coscienza dell’evoluzione psico-biologica come in “scopriamo”, la seconda per le pulsioni legate alla “vertigine” ossia alla forte emozione legata alla caduta dell’autocontrollo e all’abbandono agli eventi psicofisici in atto. L’istanza “Super-Io” si rileva nella necessità dell’evoluzione biologica in quanto limite invalicabile.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa coinvolti nel sogno di Svetlana sono la “condensazione” in “ponte” e “scalini” e altro, lo “spostamento” in “borsa” e altro. Il processo psichico della “sublimazione” si manifesta in “salire”, mentre la “materializzazione” si condensa in “scendere”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Svetlana evidenzia un nucleo “fobico-depressivo” proprio nella naturale perdita di un naturale tratto psico-biologico femminile, la perdita della fertilità. La “organizzazione psichica reattiva” si attesta parzialmente in questi confini.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche usate da Svetlana nel suo sogno sono la “metafora” in “borsa”, la “metonimia” in “salire” e “scendere”.

DIAGNOSI

Il sogno di Svetlana attesta di una psicodinamica in via di risoluzione in riguardo all’evoluzione psico-biologica della femminilità.

PROGNOSI

La prognosi impone a Svetlana di vivere al meglio, senza paura di perdere l’autocontrollo, le emozioni legate alla sua condizione femminile.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in un acuirsi del tratto depressivo e, di conseguenza, in una psiconevrosi ansiosa e fobica.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “simboli” e dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Svetlana è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Svetlana si colloca in una riflessione sullo stato psicofisico in atto.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità onirica è fobico-depressiva.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Il titolo del sogno di Svetlana è quello di una canzone di Charles Aznavour degli anni sessanta, un testo che rievoca a distanza di un anno la fine di un amore vissuto degnamente proprio nella città della laguna.

Com’è triste Venezia
Soltanto un anno dopo
Com’è triste Venezia
Se non si ama più

Si cercano parole che nessuno dirà
E si vorrebbe piangere
Ma ormai non si può più
Com’è triste Venezia
Se nella barca c’è
Soltanto un gondoliere
Che guarda verso te
E non ti chiede niente
Perché negli occhi tuoi
E nella mente tua
C’è soltanto lei

Com’è triste Venezia
Soltanto un anno dopo
Com’è triste Venezia
Se non si ama più
I musei e le chiese
Si aprono per noi
Ma non lo sanno
Che ormai tu non ci sei
Troppo triste Venezia
Di sera la laguna
Se si cerca una mano
Che non si trova più
Si fa dell’ironia
Davanti a quella luna
Che un dì ti ha vista mia
E non ti vede più

Addio gabbiani in volo
Che un giorno salutaste
Due punti neri al suolo
Addio anche da lei
Com’è triste Venezia
Soltanto un anno dopo
Com’è triste Venezia
Se non si ama più

 

Sulla contrastata visione simbolica dello splendore oscuro e umido di Venezia è opportuno visitare la canzone del cantastorie Francesco Guccini.
Nel testo è messo degnamente in rilievo un tragico episodio umano in una cornice simbolica depressiva nei primi quattro versi e in un quadro sociologico e culturale nei successivi tre.

Venezia che muore,
Venezia appoggiata sul mare,
la dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi,
Venezia, la vende ai turisti,
che cercano in mezzo alla gente l’ Europa o l’ Oriente,

che guardano alzarsi alla sera il fumo – o la rabbia –
di Porto Marghera…

Stefania era bella,
Stefania non stava mai male,
è morta di parto gridando in un letto sudato
d’un grande ospedale;
aveva vent’anni, un marito, e l’anello nel dito:
mi han detto confusi i parenti che quasi il respiro
inciampava nei denti…

Venezia è un’albergo,
San Marco è senz’altro anche il nome di una pizzeria,
la gondola costa, la gondola è solo un bel giro di giostra.
Stefania d’estate giocava con me nelle vuote domeniche d’ozio.
Mia madre parlava, sua madre vendeva Venezia in negozio.

Venezia è anche un sogno,
di quelli che puoi comperare,
però non ti puoi risvegliare con l’acqua alla gola,
e un dolore a livello del mare:
il Doge ha cambiato di casa e per mille finestre
c’è solo il vagito di un bimbo che è nato, c’è solo
la sirena di Mestre…

Stefania affondando,
Stefania ha lasciato qualcosa:
Novella Duemila e una rosa sul suo comodino,
Stefania ha lasciato un bambino.
Non so se ai parenti gli ha fatto davvero del male
vederla morire ammazzata, morire da sola,
in un grande ospedale…

Venezia è un imbroglio
che riempie la testa soltanto di fatalità:
del resto del mondo non sai più una sega,
Venezia è la gente che se ne frega!
Stefania è un bambino,
comprare o smerciare Venezia sarà il suo destino:
può darsi che un giorno saremo contenti di esserne solo lontani parenti…

 

 

DI PADRE IN FIGLIO

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

Sono a letto con mio figlio e stiamo dormendo.

A un certo punto si trasforma in una pianta carnivora e inizia ad avvolgermi per divorarmi.

Allora gli metto le mani al collo e lo soffoco finché rimane inerme.

Ma dopo un po’ si rianima col viso alterato dalla forza che lo possedeva e a questo punto mi sveglio agitatissimo.”

Il sogno è firmato Morgan.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

E’ un sogno dal vissuto forte e dalla trama assurda: un padre si trova, mentre dorme, a sognare di uccidere il suo bambino per non essere ucciso da lui.

Il titolo apparente è “di padre in figlio” e attesta della naturale e sana trasmissione dei beni psichici, culturali e materiali che si verifica nelle migliori famiglie della provincia italiana.

Il titolo corretto è di figlio in figlio”, meglio “di fratello in fratello” e spiego subito il perché.

Il sogno di papà Morgan approfitta di un vissuto occasionale sul figlio per svolgere “il senso e il sentimento della rivalità fraterna”, una “regressione” sulla modalità psichica che a suo tempo papà Morgan ha elaborato, vissuto e maturato nella relazione con il fratello.

Mi spiego ancora e meglio con un quadretto di quotidiana vita familiare.

Morgan è colpito con soddisfazione dalla solidarietà affettiva che il figlio vive e manifesta nei riguardi della madre, sua moglie, le coccole e le cure e le premure, e allora di notte si ridesta e si scatena in sogno “il senso e il sentimento della rivalità fraterna”, fantasmi pari pari a quelli che ha vissuto nella sua infanzia nei confronti del fratello e in privilegiato riferimento alla madre. Classica è questa psicodinamica nel primogenito e si evince nel sogno di Morgan anche dall’intensità e dalla modalità drammatica del vissuto. Mi spiego: se fosse stata una semplice ostilità nei confronti del figlio, Morgan averebbe usato una simbologia diversa. Per la psicodinamica della “rivalità fraterna” questi sono i simboli azzeccati per manifestare una truculenza drammatica. La decodificazione successiva sarà di chiarimento a quanto affermato.

A questo punto, carissimi internauti appassionati di sogni, sono opportune le seguenti considerazioni.

Il nostro materiale psichico più significativo si conserva e si trasla in altri quadri e in altri settori. I vissuti intensi e prolungati non si dimenticano, persistono e si sovrappongono alterando la realtà in atto in maniera anche drammatica, come nel sogno di Morgan. Questo materiale caldissimo, che oltretutto ci ha formato, ristagna sotto la “Coscienza”, nel “Subconscio”, ed è pronto a essere riesumato previo stimolo forte e adeguato. Il sogno è un veicolo privilegiato perché presente quotidianamente, ma questo materiale si può traslare anche in un sintomo psicosomatico. Questi vissuti caldi non diventano inconsci semplicemente perché la dimensione “Inconscio” non esiste dal momento che non è possibile dimostrarne l’esistenza proprio per la sua definizione: ciò che non è consapevole non esiste perché di esso non si può dare prova alcuna.

Ancora: il sogno viaggia su strati e su piani diversi come una buona torta alla mille sfoglie con la crema al limone.

Tornando al sogno di Morgan è opportuna una prognosi immediata. Morgan deve rivedere il rapporto con il fratello e non con il figlio. Con il suo bambino dovrà continuare a essere previdente e provvidente, affettuoso e pragmatico, autorevole e fusionale. Per il resto è impressionante la rabbia mortifera, la pulsione sadomasochistica che Morgan riesuma dalla sua pregressa “posizione psichica anale” e mette in atto contro il figlio uccidendolo, “sado”, e fa mettere in atto contro di lui dal figlio, “maso”, che lo vuol divorare da “pianta carnivora”.

Pensate quanto struggimento e quanta violenza procurano a un bambino “il senso e il sentimento della rivalità fraterna”, una “posizione psichica” non adeguatamente studiata e valutata.

In quel momento della vita e durante quell’esperienza un bambino è chiamato a rasentare la normalità psichica perché s’imbatte in una serie di vissuti depressivi legati a un “fantasma di morte”, la perdita del privilegio e dell’affetto dei genitori, un momento drammatico che si risolve al meglio con il processo psichico di difesa della “regressione” all’infanzia per essere come il fratellino e ricevere le stesse premure e attenzioni. Il bambino in questo periodo della sua vita rasenta lo stato psicopatologico limite, “borderline”. Meno male che può permetterselo semplicemente perché uno stato regressivo nell’infanzia viene tollerato dal mondo adulto.

E allora, capita che, quando meno te l’aspetti, ti piomba tra capo e collo un sogno che ti scombussola e ti tormenta per lo spazio di qualche ora, facendoti sentire un mostro mentre ti consuma l’angoscia della perdita e la tragedia di un lutto di cui tu, padre, sei l’autore.

Questo è quanto basta, un tutto da approfondire, per cui è opportuno operare con progressione e spiegare al meglio in base a quanto è consentito dal sogno di Morgan.

Procediamo subito correggendo il titolo del sogno in

DI FIGLIO IN FIGLIO”

per riportare la psicodinamica a due fratelli che sono costretti a vivere sotto lo stesso tetto e a condividere gli stessi genitori e i loro affetti, soprattutto la stessa madre, oltre che costretti ad amarsi secondo la morale corrente.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Sono a letto con mio figlio e stiamo dormendo.”

Morgan sogna di essere disposto amorevolmente verso il figlio: “a letto”. Come ogni sera condivide l’intimità familiare e magari lo porta a letto e gli dà il classico bacio della buonanotte o magari si addormenta con lui per alleviare la paura del buio o dell’uomo nero o della maestra.

Morgan proietta sul figlio la caduta dello stato di vigilanza della coscienza: stiamo dormendo”. In effetti è Morgan ad abbassare la vigilanza e a lasciarsi andare al sonno e al sogno. Questa è la condizione ottimale per riesumare il suo pregresso psichico, il suo materiale psichico antico che è stato evocato dal “resto diurno”, da una causa scatenante che sfugge e che lavora dentro portando alla superficie qualcosa di attinente e di associabile. In questo caso la provocazione del “resto diurno” riguardava il “senso e il sentimento della rivalità fraterna” e ha riesumato le angosce collegate a questo importante nucleo psichico.

Possibilmente Morgan, come si diceva in precedenza, è stato colpito da una gelosia o da una rivalità in riferimento alla sua donna e questo stimolo ha ridestato il “fantasma della madre” al tempo in cui provvedeva amorevolmente al fratellino.

Dalla madre di suo figlio alla madre di suo fratello l’associazione è spedita.

A un certo punto si trasforma in una pianta carnivora e inizia ad avvolgermi per divorarmi.”

Morgan vive il figlio come un mortifero aggressore riesumando quel se stesso bambino che ha temuto di essere “ucciso” affettivamente dal fratello imprevisto e invasivo. Avvolgermi” condensa l’abbraccio materno tenero e protettivo, il ritorno regressivo al calore dell’utero, ma il “per divorarmi” evidenzia la “parte negativa del fantasma della madre”, quella che Morgan aveva già elaborata e vissuta nel primo anno di vita e che, di poi, era stata ridestata dalla nascita del fratello: mia madre non è più tutta per me. Il “seno cattivo” della madre uccide perché non nutre. Mia madre ha un altro figlio da accudire e a cui rivolgere le sue attenzioni e le sue premure. A Morgan bambino non restava che odiare mortalmente il fratello e la “madre cattiva”. Il fratello è la “pianta carnivora” che ha associato anche alla madre come possibilità di essere annientato. La mamma cattiva è traslata in sogno nel figlio e a causa del fratello, per cui, come a suo tempo quest’ultimo era stato investito di odio mortifero, questa volta in sogno deve morire il figlio per non morire il padre. Morgan ha vissuto il fratello come un pericolo per la sua sopravvivenza e la madre come cattiva. Morgan era destinato a morire per mancanza di affetto e di cure: “fantasma depressivo di morte”. Degno di nota è il magico “si trasforma”, una trasfigurazione psichica degna del miglior mago e del miglior rito religioso. Non si può fare a meno di rilevare ancora che gli affetti tralignati hanno richiamato in servizio la “libido sadomasochistica” della “posizione psichica anale” di Morgan: “divorarmi” e il successivo lo soffoco”.

Allora gli metto le mani al collo e lo soffoco finché rimane inerme.”

Si consuma la legittima difesa del padre sul figlio che è la traslazione del fratello di allora. L’atto del soffocamento è simbolicamente un togliere la vitalità e l’energia, quella forza vitale senza la quale si è in mortale perdita depressiva. Il “collo” simboleggia il tramite tra la razionalità vigilante della testa e la sfera affettiva ed emotiva del torace, “Inerme” rafforza la simbologia della privazione dell’energia: senza armi”, senza difese e forze vitali di ordine affettivo. Emerge tutta l’aggressività che il bambino Morgan voleva scaricare sul fratello, la pulsione “sado” dopo l’esercizio della pulsione “maso”.

Ma dopo un po’ si rianima col viso alterato dalla forza che lo possedeva e a questo punto mi sveglio agitatissimo.”

Il figlio riprende vita: magia del sogno! “Si rianima” perché nella sostanza psichica profonda papà Morgan non l’aveva ucciso, ma aveva soltanto a suo tempo odiato a morte suo fratello, perché il figlio non è suo fratello e perché il conflitto psichico con il fratello è un vissuto potente che persiste dentro e non si può risolvere in sogno uccidendo qualcuno e facendosi uccidere. Il “processo primario”, che forma e gestisce il sogno, possiede la capacità di esulare dalla Logica razionale e di rovesciare la realtà secondo bisogni e secondo fantasia.

Ma adesso viene il bello o il brutto del sogno di Morgan. Il bambino ha il “viso alterato dalla forza che lo possedeva”, una forza demoniaca e proprio in base a questa energia psicofisica ritorna in vita e acquista vitalità per confermare a un padre atterrito che lui esiste e che il problema con il fratello persiste, che non è lui l’interessato ma un altro. Ma ormai il sistema neurovegetativo di Morgan non regge la tensione del dramma onirico, per cui scatta il risveglio, non perché il “contenuto latente” coincide con il “contenuto manifesto” ossia in sogno si presenta il fratello, ma perché la struttura psicofisica non regge più la tensione continua e continuata. Un sogno stressante, angoscioso, imprevedibile, impensabile, immorale e altro che Morgan non può gestire. In effetti, si tratta di un sogno vero e reale, basato su un vissuto pregresso ed evocato dal figlio magari per la sua bella relazione con la madre o magari perché da grande vuol fare il mestiere del padre defraudandolo delle sue conquiste professionali ed economiche. Il sogno conferma che il figlio è stato vissuto per un attimo come un rivale, pari pari come il fratellino di una volta. Si spiega in tal modo un Morgan “agitatissimo” che oscilla in sogno tra l’essere padre e l’essere fratello, tra la sua infanzia e quella del figlio.

Di padre in figlio” avverrà la consegna psicodinamica secondo natura e secondo cultura, ma il sogno di Morgan è azzeccato definire “di figlio in figlio”, di “fratello in fratello”. E la mamma non era la donna di Morgan, ma la sua mamma.

PSICODINAMICA

Il sogno di Morgan sviluppa la psicodinamica del “senso e del sentimento della rivalità fraterna”. Il protagonista riesuma e rielabora il “seno cattivo” del “fantasma della madre”, quello che non nutre e non ama. Di poi, lo coniuga con l’odio mortifero nei confronti del fratello. Questo quadro onirico ha come protagonista, nel bene e nel male, il figlio opportunamente traslato per rappresentare lo psicodramma che Morgan ha vissuto a suo tempo con il fratello. Nel sogno risulta in esercizio la “libido sadomasochistica” della “posizione anale”.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Nel sogno di Morgan sono presenti le istanze psichiche “Es” in prevalenza e “Io” in parte. Si nota l’assenza dell’istanza “Super-Io” perché la psicodinamica è estrema e non esiste limite o censura nella sua esternazione onirica. La “posizione psichica anale” è dominante con la sua specifica “libido sadomasochistica”. Ispirati dall’istanza “Es” sono “pianta carnivora”, “avvolgermi”, “divorarmi”, “lo soffoco”, “alterato”. L’istanza psichica “Io” appare in “sono a letto”, “stiamo dormendo”, “mi sveglio agitatissimo”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa operanti nel sogno di Morgan sono la “traslazione” in “mio figlio”, la “condensazione” in “pianta carnivora”, lo “spostamento in “ avvolgermi” e “divorarmi” e “lo soffoco”, la “drammatizzazione” in “divorarmi” e “viso alterato”, la “traslazione” in “mio figlio”, la “figurabilità” in “viso alterato dalla forza che lo possedeva”. Non è presente il processo psichico di difesa della “sublimazione della libido”, all’incontrario è dominante il processo della “regressione” al senso e al sentimento della rivalità fraterna e della “fissazione” alla “posizione anale” con l’esercizio della “libido sadomasochistica”: “vuole divorarmi” e “lo soffoco”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Morgan evidenzia un tratto psichico “sadomasochistico” collegato alla sua “posizione anale” e all’interno di una cornice impulsiva. Morgan appare determinato da forti emozioni che inducono a conseguenti omologhe reazioni.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche presenti nel sogno di Morgan sono la “metafora” in “pianta carnivora” e “avvolgermi”, la “metonimia” in “soffoco”, la “enfasi” in “si rianima col viso alterato dalla forza che lo possedeva”.

DIAGNOSI

La diagnosi parla di un conflitto psiconevrotico legato al “senso e al sentimento della rivalità fraterna”, di un’acuta e aspra riedizione della psicodinamica traslata nel figlio.

PROGNOSI

La prognosi impone a Morgan di attenuare la virulenza del conflitto interiore con il fratello e di risolvere definitivamente la sua collocazione competitiva in riferimento alla figura materna, al fine di evitare la contaminazione del conflitto affettivo con gli affetti costituiti e in atto, in particolare con quel figlio che gli ha scatenato la tempesta psichica pregressa nel sogno.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nell’esacerbarsi della rivalità fraterna e dei contenuti emotivi connessi. Tale “regressione”, ci dice il sogno, comporterebbe una dilatazione del conflitto con il fratello verso le figure familiari impedendo un serio confronto e una sana rivalità all’interno della famiglia. Tecnicamente il tratto impulsivo potrebbe cronicizzarsi e da occasionale tensione potrebbe strutturarsi rendendo difficili le relazioni affettive e sociali.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Morgan è 5 secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Morgan si attesta in una competizione bonaria con il figlio o in una visione garbata e affettuosa della relazione del bambino con la madre. E’ possibile anche un incontro o una discussione con il fratello.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità del sogno di Morgan è cenestetica e metafisica: forti emozioni in ballo e trasfigurazioni psicosomatiche secondo un registro magico.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Quante e quali competizioni affrontiamo nel corso della nostra formazione psichica?

A quanti stimoli endogeni ed esogeni reagiamo durante la nostra infanzia e adolescenza?

La nostra “formazione psichica reattiva”, chiamata così proprio per il nostro reagire a stimoli e a provocazioni che sorgono dentro di noi o fuori di noi, è composta anche del “senso e sentimento della rivalità”.

Gli stimoli sono prevalentemente organici nella primissima infanzia e, di poi, sempre più sottilmente psichici.

Il sogno di Morgan impone la riflessione sulle “rivalità”.

Il primo rivale che incontriamo nel percorso psico-esistenziale è il genitore dello stesso sesso durante l’evoluzione della “posizione edipica”; di poi, il fratello. E quando siamo genitori, se non siamo adeguatamente maturati nell’evoluzione delle varie “posizioni psichiche” attraversate, vivremo i figli in maniera competitiva e saremo competitivi anche in società e sempre in base al “sentimento della rivalità”.

Non si è lontani dal vero se si stima la “rivalità fraterna” formativa quanto la “rivalità edipica”, la relazione conflittuale con i genitori.

In ultima istanza allego una buona ricetta per i padri e le madri, una prima fantasticheria da leggere ai figli di tutte le età prima del sonno.

LA PSICOFAVOLA DI OTTO OTTOTTO
E
DELLA SUA FAMIGLIA
E
DEL SUO REGNO DI SOGNO

Immagina…

C’era una volta, ma c’è ancora oggi e ci sarà anche domani,
nel paese dell’Anarchia, Otto Ottotto, duca di Belvedere e principe di Carancino.
Otto Ottotto appartiene alla dinastia dei Tinchitè ed è detto Cacasotto perché ha paura di tutto e la gente simpaticamente lo chiama il principe che “si caga in braga”.

Otto Ottotto ha una moglie, la baronessa Pippete Pippotta, imparentata con la famiglia Appuntillo dei Fanculazzo. Pippete Pippotta è detta Ricotta per il colore bianco della sua carnagione ed è ridetta Tricotta perché le cade immancabilmente tutto quello che tiene nelle mani.

Otto Ottotto detto Cacasotto e Pippete Pippotta detta Ricotta hanno sei figli bellissimi e stralunati, tre maschi e tre femmine.

Il primogenito si chiama Gaspar Gasparotto ed è detto Manciaciumi perché ha sempre prurito alla pancia e si gratta continuamente e dovunque si trova.

La secondogenita si chiama Carmen Carmotta ed è detta Camomilla perché è molto calma e a volte sembra la bella addormentata nel bosco.

Il terzogenito si chiama Oliver Olivotto ed è detto Culisigna perché ha il sedere grosso e quando cammina traballa a destra e a sinistra.

La quartogenita si chiama Giosepa Gioseppotta ed è detta la Truttata perché è molto furba e se la cava sempre in tutte le difficoltà.

Il quintogenito si chiama Oscar Oscarotto ed è detto Scatamascio perché è molto rumoroso ed è ridetto Scatafascio perché combina sempre guai.

La sestogenita si chiama Marion Mariotta ed è detta Allegria perché ride sempre anche quando non è necessario.

E’ veramente una bella famiglia e il principe Otto Ottotto e la baronessa Pippete Pippotta sono contentissimi dei loro figli e accettano i loro pregi e i loro difetti.

Immagina…

Tutto è bello e buono nel paese di Belvedere e nelle contrade di Carancino. La gente è civile e non butta la spazzatura per strada, è educata al punto che tutti si baciano ogni volta che s’incontrano, è generosa e ospitale. Le persone si aiutano l’uno con l’altro.
Ognuno fa un mestiere di artigiano, non c’è la scuola perché ognuno impara la buona educazione prima a casa dai genitori e dai nonni e poi vivendo insieme agli altri.
Ogni bambino sceglie il mestiere che gli piace fare da grande e lo impara da un bravo artigiano.
I figli vogliono bene ai genitori e ai nonni.
I genitori e i nonni vogliono bene ai figli e ai nipoti.
Non ci sono industrie, non ci sono macchine, non ci sono soldi, non ci sono vigili urbani, non c’è polizia. Tutti sanno quello che è giusto fare e soprattutto sanno che non devono fare agli altri tutto quello che non vogliono che sia fatto a loro. Il rispetto e il riconoscimento degli altri sono dei valori fondamentali.
L’aria è pulita e si sente soltanto l’odore dei fiori e delle cacche degli animali.
La natura è rigogliosa e generosa. Tutti la rispettano e non la fanno arrabbiare perché sanno che allora può essere anche cattiva.
Gli alberi sono sempre in fiore, le rose sono rosse e anche blu, le gazze non sono ladre, i corvi non portano sfortuna, le volpi non sono furbe, le galline fanno le uova senza dolore, le cince non sono allegre, i cani cantano di giorno al sole e di notte alla luna…, insomma in natura tutto è bello e buono come lo immagina un bambino.
Nel paese di Belvedere e nelle contrade di Carancino la gente mangia di gusto e non mancano le pizze e soprattutto le patatine fritte sulla tavola di ogni famiglia. L’odore di olio d’oliva extravergine si spande ogni sera per i sentieri di Carancino e per le vie di Belvedere.
Il più bravo e il più odoroso di tutti i cuochi e i fornai si chiama Pippotto Carbotto della famiglia dei Cucinotta e fratello di MariaGraziotta la cuoca sopraffina delle zippole al baccalà e delle zeppole all’acciuga.
Pippotto Carbotto è detto Mascarotto perché ha sempre il viso rosso a forza di friggere ciambelle e ciambellotte, pizze e pizzette, cornetti e sfogliatelle, bombolette e bomboloni, sfincioni e calzoni.
Il più bravo e il più odoroso dei pasticcieri di Belvedere e di Carancino si chiama Gerlindo Girlando detto Pasticcione perché è sempre sporco nel viso di ricotta e di zucchero a velo nella testa pelata tanto che a volte sembra un pasticcino di pasta sfoglia.
Il più bravo e il più delizioso dei gelatai di Belvedere e Carancino si chiama Michelazzo Michelotto detto Uccello e ridetto Mascarpone perché aveva inventato il gelato al tiramisù e andava in giro con un furgone a forma di papera pieno delle sue leccornie e i bambini gli correvano dietro facendo il verso della papera, “qua, qua, qua”, e ancora “qua qua qua” aspettando che regalasse i suoi gelati.

Continua…

Salvatore Vallone,

Siracusa, mese di agosto dell’anno 2014

 

“UNA QUALCHE PIETRA PREZIOSA”

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

La mia famiglia (madre, marito di mia madre, sorella) aveva affittato per pochi mesi un appartamento all’ultimo piano di un palazzo chic nel centro di una capitale.

Nei piani bassi c’erano dei locali che venivano frequentati da ragazzi, per lo più artisti, acrobati e fricchettoni vari; io avevo una relazione con uno di loro, un tipo alto e asciutto e con gli occhi truccati.

Nel palazzo vigevano delle norme che venivano fatte rispettare da un uomo spietato, vestito con un completo grigio scuro, occhi scuri e mobili; lui non voleva che noi stessimo là e molte volte ci ha fatto sgomberare anche usando la violenza, tanto che io una volta ho dovuto chiamare mia madre, che era autorizzata a vivere lì, per poter rientrare ed ero proprio stufa di questa mia condizione.

Uno di quei locali era una cava di una qualche pietra preziosa: erano formazioni cristalline bianche e brillantissime che si sgretolavano al solo toccarle.

Io stavo sdraiata prona e il mio ragazzo mi cospargeva la schiena di queste pietre. Era un momento di grande serenità.

Dopo un po’, mentre lui continuava a mettermi cristalli addosso, arriva un suo amico intimo e compie un rituale culminante con lui che si inginocchia alle spalle del mio ragazzo seduto per terra e comincia a mangiare i suoi capelli che sembravano fatti di caramello solidificato.

Io lo percepivo come una vaga intrusione.”

Questo è il sogno di Aretí.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Aretì induce una riflessione sul simbolo della “pietra preziosa”, genericamente intesa come dotata di magia, di energia e di flusso. Ma la simbologia specifica varia in base al tipo di pietra e, pur mantenendo la generica valenza magica, essa possiede particolari caratteristiche atte a svolgere precise dinamiche. Nel sogno di Aretì la pietra è preziosa ed è identificata in “formazioni cristalline bianche e brillantissime che si sgretolavano al solo toccarle”, simbolicamente la magia dell’amuleto dotato di bellezza e privo di rigidità, psicologicamente attraente e duttile, uno strumento di piacere. Del resto, Aretì definisce “rituale” la psicodinamica che si svolge nella parte finale del sogno: il mangiare i capelli caramellati del suo ragazzo dopo che quest’ultimo l’ha cosparsa di “pietre” preziose sulla schiena.

Il sogno è formulato in maniera consistente dall’Io narrante, è raccontato con tante pezze logiche giustificative, ma non perde le caratteristiche precipue elaborate dall’Io onirico: un buon prodotto psichico di una realtà vissuta e in atto come l’adolescenza, il padre, la femminilità, la seduzione, la disposizione sessuale.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

La mia famiglia (madre, marito di mia madre, sorella) aveva affittato per pochi mesi un appartamento all’ultimo piano di un palazzo chic nel centro di una capitale.”

Aretì esordisce con una buona dose di narcisismo e di alto-locazione personale e sociale: ” palazzo chic nel centro di una capitale.” Non manca il processo psichico di difesa della “sublimazione della libido” anche se in forma consentita dal buon senso: “appartamento all’ultimo piano”. L’unità familiare è salva, la famiglia è per bene anche se il “marito di mia madre” non è il padre di Aretì, ma si manifesta una certa freddezza affettiva e un cordiale distacco, oltre alla normale gelosia competitiva nei riguardi della madre.

Nei piani bassi c’erano dei locali che venivano frequentati da ragazzi, per lo più artisti, acrobati e fricchettoni vari;”

Ma Aretì non è soltanto perbenismo formale e “sublimazione” educata, Aretì è anche “piani bassi”, materia vivente di giovane fattura, “ragazzi”, di buona creatività, artisti”, di gradevoli fattezze, ”acrobati”, di ardita fantasia, “fricchettoni vari”. Queste caratteristiche di Aretì sono proiettate nell’ambito sociale. Il sogno usa il meccanismo psichico di difesa della “proiezione” per favorire il sonno e in attesa che si sviluppi la psicodinamica più consistente.

io avevo una relazione con uno di loro, un tipo alto e asciutto e con gli occhi truccati.”

Ecco il coinvolgimento diretto ed ecco la protagonista in gioco!

Aretì conferma che ha a che fare con uno di questi giovani dall’estetica inappuntabile e dalle poche parole, alto e asciutto”, ma molto sofisticato nel modo di vivere se stesso, di concepire la vita e d’interpretare la realtà: “gli occhi truccati”. E’ una questione di “weltanschauung”, di visione del mondo e Aretì è una donna notevolmente originale. La scelta del maschio non è esente da oscuro fascino, così come il modo psicofisico in cui vive e organizza se stessa.

Nel palazzo vigevano delle norme che venivano fatte rispettare da un uomo spietato, vestito con un completo grigio scuro, occhi scuri e mobili;”

Il “Super-Io” non poteva mancare in tanta eccentrica coreografia sotto forma di “un uomo spietato”, colui che impone e tutela le “norme”, colui che le faceva “rispettare”. Mai fu più adeguata e puntuale la definizione dell’istanza psichica del “Super-Io”. L’attributo “spietato”, senza “pietas”, equivale simbolicamente all’assenza di riconoscimento della tradizione e del culto. Quest’uomo rappresenta la “parte negativa” del “fantasma del padre”, nonché un “Super-Io” particolarmente rigido e crudele che la stessa Aretì ha immaginato con compiacenza sadomasochistica. Il “completo grigio scuro”

echeggia un abbigliamento degno di un uomo di mafia antica, un’autorità autorevole e indiscussa nella sua laica sacralità. Gli “occhi scuri e mobili”

testimoniano di una visione del mondo attenta e di un’intelligenza aperta alle varie possibilità logiche e illogiche, visibili e invisibili. Quest’uomo è religiosamente un “padreterno”, laicamente un “mamma-santissima”, psico-analiticamente un “Super-Io” esagerato ed esasperato, culturalmente un insieme di rigidi divieti, politicamente un “capo-bastone” fascista. Il tutto rientra nel ricco quadro psichico di Aretì e nella sua capacità linguistica di cogliere i valori del “significante” e del “significato”.

lui non voleva che noi stessimo là e molte volte ci ha fatto sgomberare anche usando la violenza, tanto che io una volta ho dovuto chiamare mia madre, che era autorizzata a vivere lì, per poter rientrare ed ero proprio stufa di questa mia condizione.”

Il “marito di mia madre” non è il padre di Aretì, ma è il nuovo uomo, un estraneo, oppure è un modo di dire per attestare una forma di distacco nei confronti del padre. In ogni caso il “lui non voleva” è la “proiezione” dell’istanza “Super-Io” di Aretì, la funzione inibitoria e il complesso psichico dei divieti, delle norme, dei limiti, istanza legata nella sua formazione alla figura paterna reale o immaginaria. Si rileva l’interferenza della figlia nella coppia genitoriale o nella vita di coppia della madre: “ho dovuto chiamare mia madre, che era autorizzata a vivere lì”. Il ricorso alla madre è in funzione di una permissività bonaria e di una mediazione tra il “principio del piacere e della realtà” con il “principio del dovere”. Aretì rievoca in sogno la conflittualità psicodinamica tra le sue istanze psichiche “Io”, “Es” e “Super-Io” e gli ambiti di appartenenza, tra il “piacere” e il “dovere” con la mediazione della “ragione”. Aretì nella sua adolescenza ha maturato questo conflitto e si è ribellata al padre e alla sua figura tirannica, per cui è naturale il suo ero proprio stufa di questa mia condizione.” Aretì chiede emancipazione e autonomia psicofisiche.

Uno di quei locali era una cava di una qualche pietra preziosa: erano formazioni cristalline bianche e brillantissime che si sgretolavano al solo toccarle.”

Il padre violento o il “Super-Io” rigido impedivano soprattutto la vitalità erotica e la vita sessuale. Aretì rievoca l’adolescenza, quando la sua “libido” maturava dalla “posizione fallico-narcisistica” a quella “genitale” con tutto il carico delle pulsioni e in pieno ossequio agli ormoni evoluti in istinti. Una stanza della sua casa era una “cava di qualche pietra preziosa”: definizione azzeccatissima nel suo simbolismo dell’intimità erotica e sessuale. Nei vissuti di Aretì esiste un uomo cattivo che inibisce e impedisce il libero gioco degli istinti e che oltretutto si accompagna alla mamma, l’unica figura che ha il potere d’intercedere presso il maschio violento. Aretì proietta sul padre tutte le su difficoltà adolescenziali di acquisire coscienza del suo corpo e dei suoi diritti: “formazioni cristalline bianche e brillantissime”. Ma non basta: l’erotismo dei sensi, in particolare della pelle, viene esaltato: “si sgretolavano al solo toccarle.” Aretì ha una particolare sensibilità alla pelle e al tatto, una facilità all’orgasmo previo contatto. “Sgretolarsi” simbolicamente rappresenta il lasciarsi andare e l’abbandono delle ultime “resistenze” e inibizioni psicofisiche.

Io stavo sdraiata prona e il mio ragazzo mi cospargeva la schiena di queste pietre. Era un momento di grande serenità.“

Questa è la scena madre di tutte le eccentriche seduzioni e di tutte le schermaglie erotiche. La donna “sdraiata prona” disposta all’eccitazione della sensibilità epiteliale e nello specifico della schiena. Le pietre rievocano gli strumenti di una preziosa eccitazione: i cubetti di ghiaccio, le carezze, il solletico, non certo le frustate dal momento che “era un momento di grande serenità”, di abbandono psicofisico, di disposizione all’orgasmo. La schiena è una zona erogena del corpo e in particolare per la sensibilità della pelle.

Areti rievoca in sogno il desiderio erotico di abbandonarsi con il suo occasionale ragazzo: “artista, acrobata, fricchettone, alto, asciutto, con gli occhi truccati.”

Dopo un po’, mentre lui continuava a mettermi cristalli addosso, arriva un suo amico intimo e compie un rituale culminante con lui che si inginocchia alle spalle del mio ragazzo seduto per terra e comincia a mangiare i suoi capelli che sembravano fatti di caramello solidificato.”

Questo occasionale ed eccentrico ragazzo è completo anche a livello sessuale. Non gli manca niente, è avanti rispetto alla banalità convenzionale, è maschio eterosessuale e omosessuale, sta con le donne e con i maschi. Alle donne mette “cristalli addosso”, mentre con i maschi esegue rituali erotici e si lascia sedurre dallo amico intimo” per le sue idee, per le sue ideologie, per i suoi capelli” da mangiare come il “caramello solidificato”. Aretì esibisce le sue preferenze sui maschi, vuole gente non bigotta e monotona ma aperta trecento sessanta gradi verso il nuovo, il moderno e l’eccentrico naturalmente artistico, quello che non guasta mai.

Altro che normalità obsoleta di un normale rapporto sessuale e di un normale rapporto uomo-donna, maschio-femmina!

L’erotismo si attesta anche nella dolcezza delle idee, tutte da mangiare e da gustare, nelle ideologie dell’avanguardia alle quali Aretì è aperta.

Io lo percepivo come una vaga intrusione.”

Areti oscilla tra il possesso tradizionale del suo uomo e la modernità del rapporto libero: vaga intrusione”. In ogni caso non è soltanto “libido genitale”, donazione disinteressata, ma “libido narcisistica” in linea con i tempi. Aretì non è ancora innamorata dell’altro.

PSICODINAMICA

Il sogno di Aretì sviluppa la vivace e colorata dialettica tra le pulsioni dell’Es e le censure repressive del Super-Io con l’attenta mediazione dell’Io. La “libido fallico-narcisistica” domina la psicodinamica erotica e relazionale.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Sono presenti le istanze psichiche “Io”, “Es” e “Super-Io” con le loro precipue caratteristiche e proprietà: pulsioni e inibizioni, istinti e repressioni arzigogolati dalla ragione. Le “posizioni psichiche” evocate sono la “fallico-narcisistica” e in trasparenza la “genitale”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa sono la “proiezione” in “lui non voleva”, la “condensazione” in “completo scuro e grigio” e altro, lo “spostamento” in “occhi scuri e mobili”, la “drammatizzazione” in “acrobati, artisti e fricchettoni” e altro. E’ presente il processo della “sublimazione” in “palazzo chic” e “all’ultimo piano”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Aretì contiene forti tratti “fallico-narcisistici” all’interno di una cornice “genitale”: il dare si coniuga con l’apprezzamento dell’avere. La “organizzazione psichica reattiva” è decisamente in evoluzione e alla ricerca di una dimensione relazionale più realistica.

FIGURE RETORICHE

Il sogno di Aretì è ricco di “metafore”, relazione di somiglianza, in “acrobati”, “artisti”, “fricchettoni” e altro. Le “metonimie”, relazione logica, sono presenti in “pietra preziosa”, “cristalli”, “capelli” e altro. Non manca la “enfasi”, forza espressiva, in “uomo spietato”, così come la “iperbole”, esagerazione, si distribuisce in buona parte del sogno, a conferma che il prodotto psichico è stato elaborato da una persona che ha un’originale e incisiva capacità espressiva.

DIAGNOSI

La diagnosi impone un evidente conflitto tra le istanze psichiche “Es” e “Super-Io”, pulsioni e doveri, istinti e limiti, aperture e inibizioni, trasgressioni e moralismi. L’istanza “Io” cerca, senza strafare, la giusta mediazione tra questo materiale psichico contrapposto. La diagnosi evidenzia, inoltre, il persistere di una “posizione fallico-narcisistica” in tanto conflitto psicofisico.

PROGNOSI

La prognosi impone di vivere in maniera più libera e libertaria le pulsioni e le norme, di relazionarsi in maniera naturale e normale senza abdicare alle proprie esigenze di creatività e di eccentricità.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in una dilatazione del “Super-Io e in una sindrome paranoica o in una dilatazione dell’istanza “Es” e in una psiconevrosi isterica. Aretì deve curare in maniera delicata le funzioni di equilibrio psicofisico dell’Io e deve astenersi dagli eccessi.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “simboli” e dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Aretì è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Aretì si attesta in un ricordo o in un desiderio, in una “reverie” o in una tensione ormonale.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità onirica del sogno di Aretì è autoreferenziale, retorica ed emotivamente incalzante, ma con andamento lento gradevole.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Il sogno di Aretì presenta una donna particolare e aperta, una figura femminile particolarmente disposta all’originalità e alla convivialità, salvi gli onori dovuti alla formazione psichica e alla figura paterna nel caso specifico. Il sogno di Aretì offre la possibilità di conoscere un altro tipo di donna, “Antonia”, l’innamorata eterna e l’amante sognante di un poeta portoghese.

IO SONO ANTONIA

Mio adorato Fernando,

poeta benedetto da Dio e dagli uomini,

uomo baciato dalla fortuna della follia,

come stai?

Io sono Antonia,

almeno così mi ha chiamato maman Lily,

la tua Antonia,

creatura maledetta da Dio e dagli uomini,

donna baciata, come te, dalla fortuna della follia.

Io sto bene

e lo stesso spero di te con tutto il mio cuore.

Tu sai quanto ti sono legata.

Mi sono innamorata delle tue poesie

al punto di essere la tua donna

o forse al punto di pensare di essere la tua donna.

Io sto bene,

fumo cicche e bevo caffè amaro,

prendo le medicine che mi da il dottore,

faccio sempre tante cose

e tutte in moto perpetuo.

Ad esempio,

mi lavo ogni mattina,

lavoro in serra,

penso positivo,

partecipo alle attività del Centro diurno

assieme ai picchiatelli del quartier del Piave,

faccio la spesa al supermercato Famila,

rubo le merendine ai miei figli,

cucino le patate,

vado ogni giorno a messa.

Insomma faccio le cose visibili.

E allora sì!

Così posso dire di stare abbastanza bene.

La Cordelia mi ha chiesto

se sono proprio sicura di stare abbastanza bene

e mi ha detto che a volte l’attività,

tanto meno l’iperattività,

non significa necessariamente star bene.

Tutt’altro!

La stolta ha voluto insinuare che sono pazza.

Ma perché non pensa ai fatti suoi?

Proprio lei parla,

lei che è innamorata di Soren Kierkegaard

che è morto da centocinquanta anni.

In fondo in fondo io mi sento abbastanza bene,

non ho detto che mi sento bene,

ma ho detto che mi sento abbastanza bene.

Invece mi sento proprio bene,

ma veramente tanto bene nei momenti come questo,

quando mi siedo a tavolino e scrivo,

quando lascio uscire la mia profonda insoddisfazione della vita,

quando scarico

e quando mi carico.

Credo che bisogna accontentarsi di quello che siamo

e non bisogna desiderare quello che avremmo voluto essere

e che non siamo mai stati.

Gli ideali sono quelli che mi fregano.

Le fantasie poi mi distruggono.

Avrei voluto essere una persona sicura

con un posto in mezzo alla gente,

una donna a volte protagonista,

a volte spettatore.

Avrei desiderato un palco tutto mio

e una bella commedia da recitare,

una commedia un po’ drammatica,

ma con un buon finale.

Uno psicodramma, ecco!

Uno psicodramma della schizofrenia

e chissà se riuscirò a scriverlo,

quanto meno per spiegare a me stessa

cosa mi succede

e chi sono io.

Intanto io sono una donna,

una creatura infelice che vorrebbe morire giovane

per non pesare su nessuno,

dal momento che ho già pesato abbastanza.

Perlomeno non vorrei pesare

più di quanto abbia già pesato.

Vorrei essere cremata,

cosi non ci sarebbero eccessive spese per chi resta

e poi perché non mi va di rimanere corpo oltre la vita.

Il corpo è già pesante in vita,

figuriamoci da morto.

Mi fa male lo stomaco, il fegato e il trigemino.

Basta con questa carcassa pesante!

Vorrei esser eterea,

tutta aria,

aria pura,

solo pensiero,

solo spiritualità.

Ma sono in contraddizione

perché la spiritualità viene dal cuore

e il cuore è corpo.

E anche il pensiero è corpo

perché viene dal cervello.

In fondo io sono ancora corpo

e come corpo, caro il mio Fernando Pessoa, ti dico

che ho rivinto al lotto 73.000 euro.

E’ la terza volta che vinco in due mesi,

le tre uniche volte che ho giocato.

Pensa che culo!

Belle soddisfazioni o miseri compensi?

Ma cosa vuoi,

bisogna accontentarsi,

anzi bisogna sapersi accontentare.

Bisogna anche liberarsi dalle scorie azotate

e dalle zavorre ideologiche dei progetti falliti.

Forse sono una suora mancata o un arancione mancato.

Almeno lì potevo espandermi come volevo

e non sarei mai arrivata al delirio mistico

perché in quel contesto è normalmente concesso.

E’ una questione di cultura, di spazi, di testi e di contesti.

Forse padre Pio era uno schizofrenico?

Ah chissà!

Sicuramente è stato fatto santo

perché era nel posto giusto.

Il mio contesto, invece, è qui,

tra queste cose pratiche

che a volte soddisfano

e a volte ti lasciano di merda.

Penso ai tre pasti principali, alle sigarette e al lavoro.

A proposito, devo rifinire l’ultimo filare di roselline in serra.

Domani andrò agli ambulatori di Soligo

per fissare un appuntamento a mia madre

e forse, chissà, magari uno di questi giorni

andrò a farmi le analisi del sangue

nella speranza di essermi liberata dalle scorie azotate

e dalle tossine atomiche.

Adesso ti lascio.

Ricevi un caro saluto e un forte abbraccio dalla tua Antonia

e, mi raccomando,

guardati sempre dai dissennatori.

Pieve di Soligo, mese di ottobre, anno 1987

Salvatore Vallone

 

IL COMPUTER ANTIQUATO & GLI ANIMALI MAI VISTI

Monkeys play computer.

IL COMPUTER ANTIQUATO

&

GLI ANIMALI MAI VISTI

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

Sogno di essere in ufficio, ma la “scrivania” in realtà è un tavolone che accoglie nei due lati almeno 6-8 persone.
Tutte le postazioni, e non solo quelle del tavolone, sono prive di computer e la cosa mi stupisce non poco.
Vedo che il computer è sotto il tavolo, lo metto nella mia postazione, ma è un computer antiquato con pochissime funzioni e inadatto a finire il lavoro che devo fare.
Cerco negli altri uffici che sono dislocati in una grande costruzione con particolari di bel design inusuale per un luogo dove si girano scartoffie!
Girando per questi spazi incontro un collega al quale nella realtà non rivolgo la parola da più di 16 anni; lui mi segue, io scappo, corro, lui mi rincorre ridendo e io faccio di tutto per sfuggirgli, ma fatico a distaccarlo…. nella corsa mi trovo in uno spazio aperto tra piante e rocce e quel luogo è pieno di animali che nel mio territorio non esistono: scimmie di cui una più grande di un uomo e tutta nera…. lucertole mai viste…”

Questo sogno è firmato Ansiosa.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

La modernità entra nei nostri sogni anche sotto forma di “computer” e si inserisce degnamente nei nostri contesti psichici in atto.

Passa il Tempo e la Scienza avanza dominando, nel bene e nel male, la nostra vita e il nostro ambiente, ma le valenze simboliche permangono. Il “computer”, per l’appunto, ultimo gioiello della scienza elettronica, resta il simbolo dell’intelligenza operativa dell’Io, del “sistema nervoso centrale” e volontario, della funzione razionale. Così come gli “animali”, le “scimmie” e le “lucertole mai viste” continuano a rappresentare simbolicamente le pulsioni del “sistema neurovegetativo” o involontario, nello specifico i primi condensano gli istinti, le seconde le pulsioni, le terze la sessualità maschile.

Ansiosa è “ansiosa” in sogno perché il suo “computer” non funziona, ma era guasto già prima della sua invenzione perché simbolicamente lo possedeva nel suo “sistema nervoso centrale”, così come gli “animali” risiedevano nel suo “sistema neurovegetativo” e non erano “mai visti” perché ancora non aveva piena consapevolezza per agirli.

Inoltre, il sogno di Ansiosa consente una riflessione metodologica sull’importanza simbolica della “parola”, “incontro un collega al quale nella realtà non rivolgo la parola da più di 16 anni”, e sul suo legame essenziale con l’Inconscio, secondo le teorie psicoanalitiche di Jacques Lacan.

Ancora, il sogno di Ansiosa tesse le lodi della “presa di coscienza” in superamento delle “resistenze” psichiche che impediscono per loro funzione difensiva la consapevolezza del materiale psichico rimosso e forniscono una falsa immagine di sé. Il sogno di Ansiosa si può titolare anche “Al di là delle resistenze… una parte vera di me stessa”.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Sogno di essere in ufficio, ma la “scrivania” in realtà è un tavolone che accoglie nei due lati almeno 6-8 persone.”

Ansiosa si trova in ufficio, ma vola verso la casa e la società. La “scrivania” attesta simbolicamente del lavoro, ma il “tavolone” rievoca la compagnia della famiglia o dell’osteria, gente allegra e affetti conviviali. Ansiosa rielabora la sua attualità psichica e presenta due dimensioni della socializzazione, i colleghi d’ufficio e i compagni del disimpegno.

Tutte le postazioni, e non solo quelle del tavolone, sono prive di computer e la cosa mi stupisce non poco.”

L’assenza del “computer” attesta simbolicamente del desiderio di abbassare la soglia della vigilanza e di lasciarsi andare alle emozioni, operazione che per Ansiosa è problematica dal momento che si “stupisce non poco”. Lo “stupore” condensa la variazione dello stato di coscienza in linea con il desiderio e la realtà. Abbasso la ragione e viva l’emozione!

Vedo che il computer è sotto il tavolo, lo metto nella mia postazione, ma è un computer antiquato con pochissime funzioni e inadatto a finire il lavoro che devo fare.”

Ansiosa è cosciente che l’attività razionale è declassata e il livello della vigilanza della coscienza è ridotto nella sua normale soglia, “Vedo che il computer è sotto il tavolo”, ma Ansiosa è testarda nel voler controllare se stessa e il mondo che la circonda, “lo metto nella mia postazione”. Senza ragione si sente mutilata e, pertanto, ripristina il suo equilibrio psicofisico rimettendo la ragione nel suo posto, per poi prendere coscienza che le sue modalità logiche non sono in linea con se stessa e con i tempi: un computer antiquato con pochissime funzioni”. Oltretutto, nelle relazioni sociali le categorie mentali e le abilità relazionali, nonché l’adattamento legato all’intelligenza operativa, sono deficitarie.

Cerco negli altri uffici che sono dislocati in una grande costruzione con particolari di bel design inusuale per un luogo dove si girano scartoffie!”

Come si concilia la modernità e il nuovo con l’antico e il vecchio?

E’ questo il dilemma di Ansiosa. Il sogno attesta di una consapevolezza nel vivere il conflitto tra il suo nuovo evolutivo, adattato alla emergenze sociali e relazionali, e la sicurezza protettiva della tradizione e dell’antico. Ansiosa sa essere del mondo a cui appartiene, “uffici che sono dislocati in una grande costruzione con particolari di bel design inusuale”, ma nota la contraddizione tra il suo presente e il suo bisogno di passato “dove si girano scartoffie!” Ansiosa è “ansiosa” nel suo fingersi moderna e sofisticata, in linea con i tempi e le sofisticherie del caso. Ansiosa vive con gli altri, ma non vive come sente di essere dentro.

Girando per questi spazi incontro un collega al quale nella realtà non rivolgo la parola da più di 16 anni;”

Ansiosa è la viandante di se stessa e della sua conflittualità tra senso e ragione, tra emozione e vigilanza della ragione. Visita i suoi “spazi” relazionale e ricorda un “collega” in passato apparentemente asettico e indifferente, un uomo e un maschio diventati simboli da cui Ansiosa si difende da tempo. La “parola” rappresenta simbolicamente la vita e l’energia della “libido” prima di commutarsi nella realtà di un investimento e di un affetto. Ansiosa per paura non investiva sui maschi ed era una donna formale e controllata. La “regressione” onirica consente la rivisitazione del passato per migliorare al presente la presa di coscienza su se stessa, la “coscienza di sé”.

lui mi segue, io scappo, corro, lui mi rincorre ridendo e io faccio di tutto per sfuggirgli, ma fatico a distaccarlo….”

Quante acrobazie per difendersi dall’attrazione libidica verso il maschio e da

un uomo non certo indifferente nell’interiorità della protagonista!

Quanta psicodinamica per un “lui” da parte di un “io faccio di tutto per…”!

Ansiosa le prova tutte per difendersi in maniera ambivalente, si fa seguire per scappare, corre per farsi rincorrere. Tutto questo trambusto “ridendo”, inscenando una schermaglia seduttiva in attesa del coito, istruendo un’eccitante seduzione in attesa dell’abbandono al maschio e all’orgasmo. La sequenza dei verbi evidenzia la simbologia della psicodinamica della seduzione e e del trasporto dei sensi. Meno male che Ansiosa fa “fatica a distaccarlo” e a negare le sue emozioni profonde di ordine psicofisico.

nella corsa mi trovo in uno spazio aperto tra piante e rocce e quel luogo è pieno di animali che nel mio territorio non esistono:”

Ecco che si evidenzia la difesa dagli istinti e dalla sessualità!

Ansiosa è in contatto con il suo corpo e la sua mente e non può negare a se stessa di essere una donna che ha sensibilità erotica e a cui piacciono gli uomini. Lo “spazio aperto” rappresenta la caduta delle “resistenze”, le naturali difese a prendere coscienza della disposizione all’altro e all’altro da sé, alle novità apportate dagli stranieri e dai diversi, quelli che sembrano tali, ma che in effetti sono sconosciuti in casa propria, quegli “animali”, quelle pulsioni erotiche e sessuali che nella sua adolescenza erano “tabù”, i “verboten” dell’ambiente familiare e culturale. Il simbolo “animale” rappresenta il vivente nei livelli neurovegetativi. Ansiosa s’imbatte nel suo mondo istintivo e pulsionale, regredisce beneficamente alla sua formazione adolescenziale quando sentiva il corpo e i suoi diritti, ma ci ragionava sopra e dominava gli istinti e le passioni giovanili reprimendo la realtà psicofisica in atto: la difesa e l’illusione si condensa in nel mio territorio non esistono”.

scimmie di cui una più grande di un uomo e tutta nera…. lucertole mai viste…”

Ecco i “maschi” degenerati in “scimmie”, l’antenato meno nobile e scandaloso dell’uomo, simbolicamente la parte naturale neurovegetativa!

La scimmia “tutta nera” evoca angosce infantili e richiama paure profonde legate alle favole sull’uomo nero, un minaccioso condensato di terrore e un’infausta invenzione degli adulti contro i bambini. Le “lucertole” sono chiari simboli fallici a testimonianza della pudicizia innaturale ed eccessiva di Ansiosa nei confronti dell’organo sessuale maschile, bestioline mai viste” ma a suo tempo desiderate, dal momento che appartengono alla realtà di tutti i giorni e di tutte le storie di sesso e d’amore.

Questo è quanto dovuto ad Ansiosa.

PSICODINAMICA

La “psicodinamica” del sogno di Ansiosa si attesta nel conflitto tra la funzione razionale dell’Io e la funzione pulsionale dell’Es, nello specifico la sessualità.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Sono presenti le “istanze” “Io” ed “Es”. Non compare il “Super-Io”.

La “posizione” psichica richiamata è la “genitale”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I “meccanismi” psichici di difesa presenti sono la “condensazione” in “computer”, lo “spostamento” in “lucertola”, la “drammatizzazione” in “segue, scappo, corro”.

Il “processo” psichico della “regressione” riguarda lo svolgimento del sogno.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

La “organizzazione psichica reattiva” evidenzia un valido tratto isterico.

FIGURE RETORICHE

La “figure retoriche” in atto nel sogno di Ansiosa sono la “metafora” in “lucertola”, la “metonimia” in “scrivania”, la “enfasi” in “segue, scappo, corro”.

DIAGNOSI

La “diagnosi” impone di rilevare il conflitto nevrotico tra la funzione vigilante dell’Io e le pulsioni sessuali dell’Es.

PROGNOSI

La “prognosi” esorta Ansiosa a prendere coscienza dei diritti del suo corpo e dei diritti della sua mente. Nello specifico, il momento dell’abbandono erotico e sessuale non deve subire interferenze da parte dei tabù e delle prescrizioni morali.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il “rischio psicopatologico” si attesta nella conversione somatica delle pulsioni sessuali frustrate: psiconevrosi istero-fobica.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “simboli” e dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Ansiosa è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

Il sogno di Ansiosa è stato scatenato da una riflessione o da un ricordo.

QUALITA’ ONIRICA

La “qualità onirica” è autoreferenziale.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Come anticipato nelle “Considerazioni”, il sogno di Ansiosa permette un giusto approfondimento sulla “Parola”, un gioco di parole sulle parole, sui valori del “significato” e del “significante”.

L’Inconscio parla.

L’Inconscio è strutturato come un Linguaggio.”

Jacques Lacan

INTRODUZIONE DI PAROLE

In principio era il Verbo.

Non sia il “Tutto”purché “Parola” sia!

Insieme

e giustificati soltanto dal nostro Dire,

tu dici,

io dico,

egli dice parole,

tante parole,

nient’altro che parole,

forse per convincere il cuore,

forse per convincere il cuore con la ragione.

No!

Il cuore no!

Cosa dice il cuore?

Niente!

Il cuore tace,

tace e riposa su un letto di rosa.

Tutta la colpa è di Gorgia l’impostore.

Il merito scientifico è di Chomsky.

Wittgenstein specula sulle parole.

Zanzotto scrive poesie di parole.

Lacan è incomprensibile con le sue parole.

E tu?

Tu voluttuosamente esageri con nuvole soffici

e con turbini uncinati di parole.

Non capisco.

Non capisco!

Cosa c’è da capire?

Vuoi capire?

C’è soltanto da sentire.

Hai sentito la musica delle parole?

Hai sentito la musica nelle parole?

Bene,

adesso può bastare

e allora… arrivederci.

Ci vediamo domani alla stessa ora nello stesso posto.

Un “aufidersen” italiano risuona in stereofonia:

a-u-f-i-d-e-r-s-e-n.

L’eco risuona lontano nelle verdi vallate altoatesine

in mezzo a pingui mucche color lillà:

a-u-f-i-d-e-r-s-e-n n n n n n n n n n n.

Mi hai sentito?

Sì.

Se hai anche capito,

tutto va bene,

okay,

ma nel caso contrario sono solo affari tuoi.

Rien ne va plus.”

Il vero Linguaggio è stato dimenticato.

Ohhh…, poveri noi!

Ahimè!

Il vero Linguaggio è stato dimenticato.

Quale Linguaggio?

Quello di oggi o quello di ieri?

Ho sentito sulla pelle un Linguaggio dimenticato.

Orsù,

coraggio,

domani ci sarà un altro Linguaggio da inventare e da non dimenticare.

Domani finalmente sentiremo un nuovo Logos nel nuovo Linguaggio.

E’ come se per “alba pratalia”

tu tracciassi un’intera pagina di aste

I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I

e declamassi un’elegia per un solo trattino

o per un’intera famiglia di trattini

– – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – .

Sai,

è come se io sapessi dare di me e intorno a me

nuovi sensi e arcani significati a tutti gli altri.

La suora in asilo battezza i segni per i bambini,

individua i suoni e chiama le cose dicendo parole,

suggellando parole in scritture.

Il professore di latino in cattedra recita hic, haec, hoc e is, ea, id

dicendo parole e scavando sensi nelle parole.

E io,

io infante,

io bambino senza parole,

io mi perdo per “alba pratalia”

e traccio tante aste

I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I

e tanti trattini

– – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –

e per l’avido Paperon de Paperoni

traccio un dollaro

$,

alcuni dollari

$ $ $ $ $ ,

non solo cinque,

5,

ma tanti altri $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $,

tantissimi $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $

e per gli italiani nostalgici della lira,

traccio una lira,

£,

alcune lire

£ £ £ £ £ £,

non solo sei,

6,

ma tante altre £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £,

tantissime £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £.

A ognuno il suo $ e la sua £,

a ognuno le sue parole,

ma soltanto quelle che merita.

E adesso che tutto è sistemato e ogni cosa è al suo posto,

dopo aver scritto per “ alba pratalia”,

i bambini,

tutti i bambini,

proprio tutti,

vanno subito a letto e senza cena.

Pieve di Soligo, mese di Gennaio dell’anno 1997

Salvatore Vallone