MGK, LA CANOA, LA SUA RAGAZZA E… GLI ALTRI

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

Mi sono svegliato in un terrazzo di un palazzo di due piani.

Per terra noto i classici sacchi a pelo che spesso uso nei vari raduni canoistici.

Sotto di me, tra le case, vedo scorrere chiaramente le rapide di un fiume che conosco bene. Ne resto sorpreso e stupito perché so che è impossibile che si trovi lì. E’ un torrente alpino impervio e incontaminato.

L’idea di cavalcarlo mi ha sempre terrorizzato da quanto difficile e impegnativo è, sia a livello fisico, ma soprattutto mentale, un fiume che ho iniziato e, per ora, mai completato proprio per le sue difficoltà.

In quell’istante mi giro per chiamare la mia ragazza che si era appena svegliata, ma mi accorgo che era impegnata a scherzare con un mio amico che anche lui va in canoa, ma con scarsi risultati.

Mi volto un momento per riguardarmi il fiume e quando mi giro, lei era ancora li intenta a scherzare, ma questa volta con un maestro di canoa che conosco bene, ed è lì che mi accorgo che le due figure si alternavano senza mai veramente incrociarsi.”

Questo e così ha sognato MGK.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di MGK induce la riflessione sulla combinazione tra sport e affetti, tra la canoa e la ragazza, tra i canoisti e la donna. Il “processo primario” approfitta di qualsiasi stimolo per elaborare un sogno secondo gli elementi che ha a disposizione e che particolarmente urgono. Possibilmente MGK nel pomeriggio è andato in canoa con la sua ragazza e per una semplice associazione o per un fatto fortuito ha sviluppato in sogno tanto materiale psichico pregresso: buona parte della sua formazione affettiva e della sua “posizione edipica” o relazione con i genitori.

Ancora: lo sport lo scegliamo a caso o esiste una spinta simbolica?

Esiste una valenza psicologica, ma non scegliamo la canoa perché è un simbolo femminile. Questo da svegli. Ma da dormienti il discorso simbolico ci sta tutto e chiede i suoi diritti.

A questo punto non mi resta che affrontare le rapide oniriche di MGK senza capovolgermi e, tanto meno, incorrere in difficoltà.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Mi sono svegliato in un terrazzo di un palazzo di due piani.”

Due piani” non sono tanti per un “palazzo”, ma l’altezza è giusta per attestare l’uso del processo psichico di difesa della “sublimazione della libido” che MGK usa in maniera evidente non soltanto nel suo amato sport, la canoa, ma anche nella sua vita corrente e nelle sue relazioni affettive, come si evince dal prosieguo del sogno.

Il protagonista sta dormendo e sta sognando di svegliarsi. MGK si desta dal sonno della sua coscienza e prende atto di una nuova consapevolezza: “mi sono svegliato”. La “terrazza” consente è una buona visione su se stesso e su ciò che ruota attorno.

Vedremo se il sogno dirà di quale verità personale si tratta.

Per terra noto i classici sacchi a pelo che spesso uso nei vari raduni canoistici.”

I classici sacchi a pelo” rappresentano simbolicamente l’utero e la protezione materna, sono un richiamo alla madre e alla figura femminile “genitale” o donativa, quella che cura senza chiedere niente.

MGK alterna, nel ricordare e compilare la trama del sogno, parti simboliche e commenti personali. I “raduni” condensano la capacità di socializzare e di relazionarsi, il gusto per la partecipazione e per la condivisione di poco spessore, un coinvolgimento limitato a un settore sportivo, il canoismo. La “canoa” è simbolo dell’universo femminile e dei mille attributi affettivi e protettivi legati alla figura della donna e della madre in particolare. Trattasi di un veicolo regressivo. MGK sta procedendo verso il passato psichico per recuperare un pezzo della sua storia familiare e affettiva.

Sotto di me, tra le case, vedo scorrere chiaramente le rapide di un fiume che conosco bene. Ne resto sorpreso e stupito perché so che è impossibile che si trovi lì. E’ un torrente alpino impervio e incontaminato.”

Un torrente alpino impervio e incontaminato” le cui “rapide” scorrono “tra le case” attesta di una personalissima combinazione interattiva di simboli, una psicodinamica importante nell’economia psichica di MGK. L’”acqua” è un classico simbolo femminile e nello specifico rappresenta la “libido”, l’energia vitale mutuata dalla madre. Se poi si tratta di “rapide”, l’energia è in eccesso e disorganizzata, una forza vitale alla ricerca della sua giusta collocazione e del suo adeguato investimento. Dalle Alpi il “torrente” viene in sogno trasferito in un centro abitato, in mezzo alle case di un paese o di una città.

Ma cosa vuol dire quest’originale combinazione?

MGK si trova alle prese con un patrimonio di “libido” che riserva allo sport della canoa, ma che potrebbe investire tra la gente e in una realtà concreta. MGK sublima nello sport della canoa energie che potrebbe realizzare in un ambito sociale affinandole e indirizzandole su obiettivi concreti. Il “torrente impervio e incontaminato” è MGK in persona e in carne e ossa, quello che ancora non si è sostanzialmente coinvolto in imprese umane diverse dallo sport della canoa, quello che non ha ancora vissuto determinate esperienze. Trattasi del “non nato di sé”, di ciò che aspira a manifestarsi e a concretizzarsi. “Ne resto sorpreso e stupito perché so che è impossibile che si trovi lì.” Ecco e per l’appunto! MGK è consapevole del suo “non nato”, ma è convinto che deve starne alla larga. Certi “investimenti di libido”, certi coinvolgimenti affettivi “non s’hanno da fare”, come il matrimonio di Renzo e Lucia nei Promessi sposi secondo le ingiunzioni dei “bravi” al povero don Abbondio.

L’idea di cavalcarlo mi ha sempre terrorizzato da quanto difficile e impegnativo è, sia a livello fisico, ma soprattutto mentale, un fiume che ho iniziato e, per ora, mai completato proprio per le sue difficoltà.”

MGK teme di concretizzare la sua “libido” in un’impresa impegnativa fisicamente e mentalmente. Ma di quale impresa sta parlando? Le rapide dei torrenti nella realtà quotidiana il nostro eroe le affronta senza timore. Si conferma che si tratta di un qualcosa e di un settore che MGK non ha ancora vissuto e realizzato. Approfitta nel sogno delle rapide e della canoa per dire a se stesso che ancora non si è del tutto realizzato e che ha ancora da far nascere nuove dimensioni di sé da sé. Ha iniziato, ma ha paura di completare. Essendoci una simbologia femminile, la conflittualità riguarda la sua relazione con questo universo. MGK vuole e non vuole investire sull’universo femminile, su una donna. Troppo “impegnativo” e “difficile” “sia a livello fisico, ma soprattutto mentale”! “Cavalcare” un fiume, un torrente, una rapida è un concentrato simbolico di energia sessuale, così come il sentimento del terrore è eccessivo: “mi ha sempre terrorizzato”. Si evincono un blocco, un trauma, un’inibizione come cause del coinvolgimento impedito verso l’universo femminile. Il blocco e l’inibizione provengono dal “Super-Io”, mentre il trauma ha la sua origine e la sua sede nell’istanza pulsionale Es”. Di questo materiale psichico riottoso e impervio, di queste rapide psichiche si spera che MGK sia consapevole, altrimenti la qualità della vita e la realizzazione della persona sono a metà.

In quell’istante mi giro per chiamare la mia ragazza che si era appena svegliata, ma mi accorgo che era impegnata a scherzare con un mio amico che anche lui va in canoa, ma con scarsi risultati.”

Ed ecco svelato l’arcano che si era profilato in precedenza!

Si tratta della sua ragazza e della sua gelosia nei riguardi di un collega, per fortuna, meno bravo di lui, “con scarsi risultati”. Lo “svegliarsi” della sua ragazza attesta simbolicamente di un’intuizione e di una presa di coscienza che il nostro protagonista ha fatto e che attribuisce alla sua donna, “proiezione”, magari perché quest’ultima nella sua diversità propone visioni della vita e degli “investimenti della libido” degni di nota e di considerazione. Si sa che le donne sono più concrete e pratiche degli uomini in tanti settori e specialmente nell’ambito affettivo. Lo struggimento del sentimento della gelosia nasce dagli “investimenti di libido” relativi e parziali. I colleghi sono maschi che vanno con le donne, ma non hanno gli stessi risultati di MGK, magari sono maritati e hanno una canoa di figli. “Scherzare” rappresenta simbolicamente la schermaglia seduttiva finalizzata alla conquista sessuale. MGK teme lo struggimento della gelosia e che qualche Pierino di collega gli porti via la sua “ragazza”, per cui rivaluta ed esalta le sue capacità di sportivo: “anche lui va in canoa, ma con scarsi risultati”. Degna di nota è la paura di MGK del possibile tradimento della donna, per cui si desume che il suo affidamento è limitato e dosato al minimo. MGK non esibisce sicurezza in questo conflitto al maschile sulla conquista delle donne, una competizione che lui stesso limita limitando gli “investimenti della libido”, le rapide e la canoa. MGK proietta sulla sua “ragazza” quel tradimento che evidenzia la sua paura e la sua scarsa stima nei riguardi delle donne, tradisce la sua difesa da loro attraverso un pregiudizio molto diffuso e volgarmente verbalizzato in giro per il mondo.

Mi volto un momento per riguardarmi il fiume e quando mi giro, lei era ancora li intenta a scherzare, ma questa volta con un maestro di canoa che conosco bene, ed è lì che mi accorgo che le due figure si alternavano senza mai veramente incrociarsi.”

MGK calibra la sua figura e le sue energie in preda a un classico attacco di gelosia, un retaggio del passato e un tratto della sua “organizzazione psichica reattiva” maturato nell’infanzia, una “posizione edipica” che si ridesta in riferimento alla sua donna, quella gelosia verso il padre e quella rabbia diffidente verso la madre. Il padre è condensato nel maestro di canoa, “quello che conosce bene”, quello bravo questa volta e quello che rappresenta una figura nobile e altolocata come, per l’appunto, quella paterna. Ed ecco che a questo punto arriva l’esorcismo dell’angoscia di non essere amato abbastanza. MGK vede le due figure una alla volta e non tutte e due insieme, “le due figure si alternavano senza mai veramente incrociarsi.” In tal modo le separa e prende coscienza che sono “due figure” che non si sovrappongono per cui diminuisce l’angoscia del pericolo e del nemico. Va da sé che se fossero state fuse nello stesso quadro visivo, l’unione e la sintesi avrebbero simbolicamente significato un complotto e una minaccia. MGK si rassicura dicendosi con questa operazione visiva che non sono insieme e non scorre affetto o tanto meno legame truffaldino tra i due, la sua ragazza e il mastro di canoa. Tanto travaglio per concludere con l’affermazione che il conflitto psichico tra individualità e coppia in MGK esiste, ma la risoluzione può attendere. Il nostro protagonista ha i mezzi e la struttura per resistere agli attacchi della sua gelosia e alle seduzioni delle donne. MGK non sa e non vuol sapere quello che si perde persistendo nel non far nascere quello che si profila nel suo grembo psichico, il “non nato di sé”.

PSICODINAMICA

Il sogno di MGK evidenzia pari pari la dialettica psichica del sentimento della gelosia, del conflitto con l’altro in un quadro edipico d’origine. Di poi, manifesta il vissuto possessivo nei riguardi della sua donna e il conflitto competitivo con l’universo maschile, quel maschio che gli può portare via la sua ragazza e che può essere più bravo di lui nell’amarla e nell’amare le donne in generale. L’angoscia viene esorcizzata con la convinzione che la perdita della donna non è possibile, una pia favola perché sottende “angoscia di perdita”, quel fantasma che induce MGK a non legarsi in maniera totale e genitale, un coinvolgimento effettivo e donativo.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Nel sogno di MGK sono presenti le istanze “Io” con la vigilanza e la razionalità, “Es” con le pulsioni e le emozioni, “Super-Io” con i limiti e le censure. “Io”: “le rapide di un fiume che conosco bene.” Es: “le due figure si alternavano senza mai veramente incrociarsi.” Super-Io”: “l’idea di cavalcarlo mi ha sempre terrorizzato”. E’ richiamata la “posizione psichica edipica” nel sentimento della gelosia: “intenta a scherzare, ma questa volta con un maestro di canoa che conosco bene”. Questo “spostamento” della figura paterna include l’istanza “Super-Io”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa richiamati sono la “condensazione” in “canoa” e “sacchi a pelo” e altro, lo “spostamento” in “torrente impervio e incontaminato” e altro, la “drammatizzazione” in “sorpreso e stupito”. Il processo psichico di difesa della “sublimazione della libido” è presente nella pratica dello sport amato e “in un terrazzo di un palazzo di due piani.” Il processo psichico di difesa della “regressione” è presente nel ritorno al passato, “posizione edipica”, evocato dal sentimento della gelosia e in particolare “sacchi a pelo” e “canoa”. Il meccanismo psichico di difesa della “proiezione” è presente in “la mia ragazza che si era appena svegliata,”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di MGK presenta un tratto edipico irrisolto che si compensa con una lieve “regressione” alla posizione “fallico-narcisistica” con sacrificio della “libido genitale” alloggiata nella “posizione” omonima. La ”organizzazione psichica reattiva” propende al narcisismo.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche richiamate dal sogno di MGK sono la “metafora” in “sacchi a pelo” e “canoa” e altro, la “metonimia” in “torrente” e “svegliarsi” e scherzare” e altro, la “enfasi” e ancora la “metafora” in “cavalcare il torrente”.

DIAGNOSI

La diagnosi attesta la mancata risoluzione edipica e la persistenza in ambiti narcisistici degli investimenti della “libido”. Il riconoscimento dell’altro è funzionale al proprio “Sé” e alla gratificazione personale.

PROGNOSI

La prognosi impone a MGK di risolvere le ultime pendenze nei riguardi delle sue radici e di maturare la “libido” in un investimento totalmente “genitale”, donativo, con il riconoscimento della propria e altrui autonomia psichica, al fine di evitare lo struggimento del sentimento della gelosia e di abbandonare il bisogno di possesso dell’altro, oltre che la competizione funesta con il padre e con il prossimo.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in un irrigidirsi per difesa della “posizione narcisistica” e in uno splendido isolamento a causa dello strutturarsi di una pericolosa “sindrome di onnipotenza” in occultamento e risoluzione parziale e momentanea della depressiva “angoscia di perdita”.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “simboli” e dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di MGK è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

Il “resto diurno”, causa scatenante, del “resto notturno”, sogno, è una provocazione reale o un’associazione fortuita. MGK può aver riflettuto sulla sua condizione psichica per discussione diretta o per rivisitazione di materiale psichico pregresso occasionalmente emerso.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità onirica del sogno di MGK è discretamente autoreferenziale e a tratti marcatamente narcisistica.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Domanda da cento milioni di euro: la “libido fallico narcisistica” è da abbandonare quando si matura la “libido genitale”?

Assolutamente no!

Bisogna conservare tutto il nostro materiale psichico evoluto e dosarlo nei giusti termini. La “libido genitale” non significa una caduta e tanto meno una perdita del valore di sé, tutt’altro! Si deve mantenere un forte amor proprio per poter amare l’altro senza gelosie e bisogni di possesso. L’amor proprio è quel sano volersi bene, ma tanto bene, che si evolve dal narcisismo e che si trasporta in gran parte nella psicodinamica amorosa.

Domanda da trecento milioni di euro: la “posizione edipica” non si risolve mai del tutto?

La risposta è affermativa.

La relazione con i nostri genitori si evolve, ma non si conclude neanche con la loro dipartita o scomparsa. Importante è non trasportarsi dietro la dipendenza psichica e adottarli nel momento della vecchiaia in completamento al “riconoscimento” psichico loro dovuto per la nostra autonomia imperfetta e incompleta.

LA VISITA DI MIA MADRE

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

 

“Dovevo andare a trovare la mia compagna.

Mentre arrivo a casa sua, vedo mia mamma ( che nella realtà è morta da circa vent’anni) che esce dalla sua porta e scende le scale con un sacco di immondizia nero in mano.

Ho pensato che fosse andata a pulire la casa.

Ho aspettato che venisse giù dalle scale, senza farmi vedere, e poi sono salito ed entrato in camera.

Non appena entro, la mia compagna subito mi sgrida dicendomi che mia mamma è stata lì a disturbarla.

Ho risposto: “strano, questo non è da lei”(incredulo perché mia mamma non era invadente).

Lei mi ribatte: “eh no, guarda qua… che ha lasciato questa roba nel tuo

posto …”

Noto che la mia ragazza è mezza nuda e grassa (in realtà è magra), mentre mi fa vedere che sul letto disfatto c’è un libro o una scatola con sopra tre anelli appoggiati.

A quel punto mi sono svegliato turbato.”

Questo sogno è firmato Pierino.

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

Il sogno di Pierino, nome scelto non a caso, è pervaso nella sostanza da una montagna di tenerezza e di delicatezza, un prodotto poetico elaborato da una persona irrequieta e creativa, Pierino per l’appunto.

Questo sogno è aristocratico, non ha niente di volgare e si connota per una sensibilità estetica in onore e in riguardo a una figura materna che da vent’anni non frequenta questa terra e che nella realtà esistenziale non presentava i segni dell’invadenza e della prevaricazione: la “parte positiva” del “fantasma della madre”, la madre buona e il “seno buono” secondo le proficue teorie di Melanie Klein.

La prepotenza delle donne, che Pierino si porta in sogno, contrasta con la moderazione della madre in vita e, se la realtà è rappresentata in maniera distorta, anche la “compagna” non è esente da questa deformazione: la madre è prepotente e la compagna è grassa.

Questo significa, qualora ce ne fosse bisogno, che Pierino in sogno camuffa bene i personaggi perché i meccanismi della “condensazione” e dello “spostamento” funzionano in maniera egregia, così come quelli dell’associazionismo e del simbolismo.

Insomma, Pierino mette insieme i fantasmi del passato e li fonde al presente per evidenziare il suo conflitto psichico in atto.

Questo processo psicodinamico è fuor di dubbio e sortisce un esito fausto nei diversi livelli, da quello psichico a quello creativo, da quello emotivo a quello sentimentale.

Non resta che misurare bene i simboli e farli interagire, perché soltanto le varie condensazioni diranno quella verità che il “contenuto manifesto” o la trama del sogno non aiuta a cogliere e, tanto meno, a capire.

Preciso per gli appassionati che il sogno di Pierino è strutturato secondo la regia del miglior film giallo. Alla fine è posta la chiave del mistero: “sul letto disfatto c’è un libro o una scatola con sopra tre anelli appoggiati.”

 

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

 “Dovevo andare a trovare la mia compagna.”

 

Pierino parte dalla situazione affettiva in atto, “la mia compagna”, Il  “dovevo” attesta di un obbligo imposto dal “Super-Io”, una relazione di dovere, una storia non ispirata a grande fuoco passionale e a grande trasporto sentimentale. Pierino esordisce con la freddezza e il distacco di chi si difende dal coinvolgimento amoroso e non investe “libido genitale” di buona qualità.

 

“Mentre arrivo a casa sua vedo mia mamma ( che nella realtà è morta da circa vent’anni) che esce dalla sua porta e scende le scale con un sacco di immondizia nero in mano.”

 

Quali sensi di colpa spingono Pierino a riesumare e vivificare la madre dopo vent’anni?

La madre nella casa della sua donna cosa significa?

Pierino sta elaborando in sogno il suo critico affidamento affettivo ed erotico alle donne. Il “sacco d’immondizia nero”, un classico della nettezza domiciliare, attesta simbolicamente di un grembo femminile avvolto dal senso di colpa.

Una paternità e una maternità impedite?

Pierino vive nella madre una maternità luttuosa e proietta in lei una sua esperienza equivalente nella qualità. Può anche trattarsi di una sequela di sensi di colpa che normalmente s’incamerano nel lungo tragitto che dalla “posizione edipica” porta al riconoscimento della madre e all’autonomia psichica. L’operazione psichica che si consuma nell’atto “scende le scale”, attesta del processo di “materializzazione”: andare verso la concretezza della realtà senza voli pindarici e sublimazioni religiose.

 

“Ho pensato che fosse andata a pulire la casa.”

 

“Pulire la casa” attesta chiaramente di “catarsi” di sensi di colpa, di assoluzione delle colpe reali o vissute tali che Pierino ha elaborato nei riguardi della madre. Si rileva ancora il meccanismo psichico di difesa della “proiezione” nell’attribuire alla madre i suoi sensi di colpa in riguardo alla tematica femminile. Se la “casa” è il simbolo della “organizzazione psichica reattiva”, della struttura psichica per meglio intenderci, se la “sporcizia” condensa i sensi di colpa, “pulire la casa” evidenzia la purificazione assolutoria dei sensi di colpa, la “catarsi” greca delle colpe d’impeto e d’ira, del peccato di turbamento dell’ordine costituito voluto dalla divinità. Pierino ha tanto di sospeso verso la madre e verso le donne. Pierino è sacrilego secondo la teoria greca della “ybris”. Pierino stravolge in sogno la figura della madre reale per le sue convenienze psichiche di risolvere alcuni traumi.       

 

“Ho aspettato che venisse giù dalle scale, senza farmi vedere, e poi sono salito ed entrato in camera.”

 

Ecco la prova!

“Senza farmi vedere” si traduce ed equivale a “senza la consapevolezza della relazione edipica con mia madre”. In un primo tempo Pierino bambino ha atteso la concretizzazione del suo desiderio, “ho aspettato che venisse giù dalle scale”, e, di poi, Pierino adulto ha sublimato la “libido” nei suoi confronti, “sono salito ed entrato in camera”. Quest’ultima, la camera, rappresenta la parte della sua “organizzazione psichica reattiva” riservata all’elaborazione psichica della figura materna. Pierino sintetizza in sogno le tappe fondamentali della sua “posizione edipica” esclusivamente in riguardo alla madre. Mi ripeto: Pierino va “giù dalle scale” e “su per le scale” a visitare la camera riguardante i vissuti relativi, i desideri da colpevolizzare e da non comunicare, “senza farmi vedere”, rimuovendo sapientemente il trasporto affettivo ed erotico del suo essere bambino verso la madre.

 

“Non appena entro, la mia compagna subito mi sgrida dicendomi che mia mamma è stata lì a disturbarla.”

 

La relazione edipica con la madre disturba la relazione di coppia, se è vero che si sceglie la seconda donna in riferimento alla prima donna, la compagna in riferimento alla madre. Pierino è “sgridato” come soleva fare la madre al bambino. Il rapporto con le donne è di soccombenza e avviene con collocazione filiale da parte di Pierino. La mamma è di disturbo all’equilibrio della coppia, perché secondo le linee edipiche il figlio cerca la madre nella donna e la donna teme il confronto con la madre del suo uomo proiettando, a sua volta, il conflitto con sua madre. La parabola significa che Pierino ha problemi di relazione con le sue donne a causa del “fantasma” di una madre ingombrante e negativa, il famigerato “seno cattivo” della teoria di Melanie Klein. Tutto questo la madre non era nella realtà, ma nei vissuti di Pierino il “fantasma” doveva essere sottoposto normalmente a “splitting”, scissione.

 

“Ho risposto: “strano, questo non è da lei” (incredulo perché mia mamma non era invadente).”

 

In effetti non si tratta della mamma, ma del figlio che si serve della madre in sogno per attestare un suo conflitto legato alla “posizione edipica” e, nello specifico alla madre, alla relazione con le donne. La madre funge da schermo in cui Pierino proietta la sua invadenza e, in precedenza, la sua propensione ai sensi di colpa dopo le marachelle pensate o agite.

 

“Lei mi ribatte: “eh no, guarda qua… che ha lasciato questa roba nel tuo

posto …”

 

Pierino ha ricevuto dalla madre della “roba nel suo posto”. Pierino si fa lasciare oggetti significativi e messaggi cifrati, piccoli “totem” che esorcizzano l’angoscia della perdita legata ai sensi di colpa. Pierino condivide con la madre dei segreti, per cui non è autonomo e non è libero con la donna attuale e con le donne del passato, perché si è fatto seguire psicologicamente dalla madre e se l’è portata dentro le sue relazioni.

 

“Noto che la mia ragazza è mezza nuda e grassa (in realtà è magra),”

 

Si conferma che non si tratta della sua donna attuale, ma di una donna del passato da cui è stato colpito e che si porta dentro. “Mezza nuda” equivale simbolicamente a una buona dose d’ingenuità, “grassa” attesta di forti bisogni affettivi inappagati e traslati nell’assunzione smodata di cibo.

Chi è questa donna?

Pierino lo sa. Il sogno non precisa meglio.

 

“ha lasciato questa roba nel tuo posto …”

 

La madre di Pierino, contrariamente ai suoi sani principi e alla sua buona educazione, ha fatto irruzione nella casa dove il figlio abita con la compagna, ha fatto pulizia racimolando un sacco nero di spazzatura e ha lasciato “sul letto disfatto un libro o una scatola con sopra tre anelli appoggiati.”

Urge decodificare i simboli che Pierino si è fatto lasciare dalla madre nel sogno, proiettando in lei i suoi “fantasmi”.

Il “libro” condensa la storia di una vita, la sintesi dei vissuti psichici legati alla “formazione reattiva” del nostro protagonista. Pierino si fa lasciare dalla madre sull’ultimo talamo, letto matrimoniale scomposto dalle passioni e dalle pulsioni dell’istanza “Es”, la consapevolezza riflessiva della sua identità psichica. Pierino sa di sé, non è un pivello sconosciuto a se stesso. Pierino ha la sua sensibilità delicata, non è un cafone del porto o del mercato. Pierino ha una sua dimensione estetica, sa cos’è il bello e la bellezza, non è uno sprovveduto che tira a campare sbarcando il lunario con una porzione di lesso. Pierino è un uomo complesso e complicato. Pierino ha scritto il “libro” della sua vita e questo “sogno” è un denso e brillante capitolo.

Questo basta per quanto riguarda il simbolo del “libro”.

La “scatola” rappresenta il corredo psicofisico dell’universo femminile soprattutto in riferimento alla dimensione sessuale e genitale.

“Sopra” la “scatola” ci sono “tre anelli”, chiari simboli vaginali in ulteriore rafforzamento che il sogno di Pierino sta navigando su un mare d’intimità riguardante le sue relazioni sessuali e amorose.

A questo punto non resta che chiederci: perché tre?

Tre sono le storie d’amore significative e rimaste impresse nel “libro” psichico di Pierino.

Quali sono?

La prima è sicuramente quella con la madre, la “posizione edipica” che ha formato Pierino nel rapporto con le donne. Le altre storie trovano risposta nella memoria e nel cuore del protagonista, ma si può dire con certezza che la donna in atto, quella del sogno, non è uno dei rimanenti due anelli.

Pierino si fa lasciare in sogno dalla madre, deformata nel carattere e nella sensibilità, la sua identità psichica e la sua modalità relazionale con le donne e rielabora le tre più importanti e complesse esperienze che lo hanno formato e segnato. Non sbaglio se affermo che la madre era una gentildonna, la seconda era invadente e la terza era in carne e ingenua.

Svelato il giallo!

Hitchcock ne andrebbe fiero.

 

“A quel punto mi sono svegliato turbato.”

 

Il turbamento è il minimo prezzo da pagare a cotanto sogno, alla riedizione di una buona fetta della torta psichica di Pierino. “Turbato” equivale simbolicamente a confuso e perplesso, emozionato dalla confusione degli elementi psichici che gli sono capitati tra capo e collo nello spazio di poche ore di sonno. La “turba” è la folla dei “fantasmi” evocati da Pierino in questa emergenza psichica della sua vita.

 

PSICODINAMICA

 

Pierino elabora in sogno il suo critico affidamento affettivo ed erotico alle donne, esibisce i conti sospesi verso la madre convertendola in una donna ingombrante e negativa: il famigerato “seno cattivo” del fantasma materno.

Come scritto nelle considerazioni, Pierino mette insieme i fantasmi del passato e li fonde al presente per evidenziare il suo conflitto psichico in atto nei confronti dell’universo psicofisico femminile e in riguardo specifico alla sua “posizione edipica”.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

L’istanza “Super-Io” è presente in “dovevo”. L’istanza “Es” è presente in “letto disfatto” e “turbato”. L’istanza psichica “Io” è presente in “ho aspettato” e “poi sono salito”. E’ richiamata la “posizione psichica edipica” nell’espresso riferimento alla madre: “vedo mia mamma…” e altro.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

 

Sono in funzione i seguenti meccanismi psichici di difesa: la “proiezione” in “pulire la casa”, la “rimozione” in senza farmi vedere”, la “condensazione” in  “libro” e “anelli” e altro, lo “spostamento” in “sacco immondizie nero” e altro, la “drammatizzazione” in “una scatola con sopra tre anelli”. I processi psichici della “sublimazione” e della “materializzazione” sono richiamati rispettivamente in “sono salito” e in “giù dalle scale”.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

Il sogno di Pierino evidenzia un tratto fortemente “orale”, affettività, in una cornice edipica occupata esclusivamente dalla figura materna. Tende a investire “libido genitale” ma prevalgono i bisogni affettivi. Pierino non è donativo in maniera esauriente nella relazione di coppia.

 

FIGURE RETORICHE

 

La “metafora” si coglie in “sacco” e altro, la “metonimia” in “scendere le scale” e altro, la “sineddoche” in “mezza nuda e grassa”, la “enfasi” in “sul letto disfatto c’è un libro o una scatola con sopra tre anelli appoggiati.” Il sogno di Pierino è ricco di simboli e di “significanti” che danno al contenuto un valore poetico e un sentimento nostalgico.

 

DIAGNOSI

 

Il sogno di Pierino attesta del conflitto in riguardo alla figura materna e, di conseguenza, nei confronti delle donne a cui si accompagna. La “libido genitale”, affidamento donativo, migliora con la liquidazione della “posizione edipica” e con la progressiva risoluzione dello struggimento nostalgico legato alla madre.

 

PROGNOSI

 

La prognosi impone a Pierino di razionalizzare il vuoto affettivo legato alla devastante perdita della nobile figura della mamma, di assolvere i sensi di colpa immancabilmente legati alla psicodinamica edipica, di coinvolgersi in giusta dose nelle relazioni affettive e amorose al fine di rendere migliore la sua vita e di liquidare le pendenze materne, per quello che è consentito dalla legge psichica del sangue.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta nella mancata razionalizzazione del lutto e della perdita, nel persistere dei sensi di colpa e nell’esaltarsi di un tratto depressivo con le difficoltà nelle relazioni con le donne e il conseguente isolamento.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “simboli” e dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Pierinio è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

Il “resto diurno”, causa scatenante, del “resto notturno”, sogno, di Pierino si attesta in un contrasto relazionale e in una riflessione sulla situazione affettiva.

 

QUALITA’ ONIRICA

 

La qualità onirica dl sogno di Pierino è “estetica”: creativa e ricca di “significanti”.

 

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

 

Opportuno, a completamento del sogno di Pierino e in rievocazione delle mamme assenti e anzitempo dipartite, è il seguente “insieme” di libere parole.

 

VOLEVO …

COME AVREI VOLUTO ESSERE IO PER TE

 

“Tutta sfolgorante è la vetrina,

piena di balocchi e profumi,

entra un dì la mamma e il suo bambino

tra lo sfolgorio di quei lumi:

“comandi signora,

ciprie e colonie coty”.

Da bambino volevo comprarti un cane,

un pastore tedesco,

per difenderti da tutti i mali del tempo e della storia,

perché si accucciasse sui tuoi piedi sopraffini di donna pensierosa

e li scaldasse nelle giornate di tramontana e di scirocco,

affinché ti fosse fedele nel tempo e nella storia

come un soldatino solerte e ubbidiente del ‘99,

come avrei voluto essere io per te.

Da bambino volevo comprarti una scimmietta,

uno scimpanzé africano,

per farti ridere di tutto e di niente

quando i tuoi pensieri da soavi diventavano severi

e le ciglia si aggrottavano dentro le orbite dei tuoi trasognati occhi neri,

quasi come prima di piangere,

uno scimpanzé dispettoso per farti ridere di tutto e di niente,

come avrei voluto essere io per te.

Da bambino volevo comprarti una saponetta,

una saponetta al gelsomino,

Lux o Palmolive o Camay,

perché odorassi di quella dolce essenza nel bene e nel male,

dopo il risveglio e prima del sonno,

dopo la realtà e prima del sogno,

una saponetta profumata tutta per te.

L’avrei comprata nel mercato di Ortigia,

nel luogo all’aroma d’impostura

dove tu andavi nell’ora dell’addio

quando i mercanti erano disposti a vendere il bene e il male.

L’avrei regalata a te

a mo’ di “non ti scordar di me, la vita mia legata è a te”,

il pegno di un tenero amante,

come avrei voluto essere io per te.

Da bambino volevo comprarti le parole più belle

e le parole più argute,

le parole di un vate o di un fanciullino,

per inanellarti una poesia immortale,

per ricordarti anche dopo il big bang,

magari parole prese in prestito

in una vecchia antologia della quinta elementare,

tipo

“Contessa che è mai la vita?

E’ l’ombra di un sogno che fugge.

La favola bella e breve è finita,

il vero immortale è l’amor.”

Da bambino volevo…come avrei voluto essere io per te.

Quante cose avrei voluto da bambino.

Quante cose avrei voluto dire e fare da bambino con te.

Ma tu,

mia adorabile e adorata madre,

te ne sei andata da sola e in silenzio nel giorno di san Lorenzo,

mentre le stelle cadevano senza esser viste.

Sei partita verso il chissà dove,

verso il chissà quando,

senza disturbo e senza impiccio.

Sei andata in qualche parte dall’altra parte

senza la banda e senza rumore.

Tu,

donna di popolo,

ti sei alzata senza salutare

lasciandomi addosso tutto quello che avrei voluto dare a te,

tutto quello che avrei voluto fare per te:

un pastore tedesco,

uno scimpanzé africano,

una saponetta al gelsomino,

le parole più belle e più argute.

Oggi, nel congedare una disperata speranza,

ti penso e ti ripenso

mentre Luciano Tajoli canta ancora

dallo sgangherato grammofono al civico 15 di via Savoia

e mi ricorda che

“Tutta sfolgorante era la vetrina,

piena di balocchi e profumi,

entrava un dì la mamma e il suo bambino

tra lo sfolgorio di quei lumi:

“comandi signora,

ciprie e colonie coty”.

 

 

 

 

 

 

“LA COLPA DI ESSERE LA DONNA DI SALVINI”

 

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Entro in un lavasecco (mentre il mio compagno resta fuori ad aspettarmi) per portare dei panni a lavare.
La titolare sta facendo dei lavori di sartoria, le spiego di cosa ho bisogno e lei, poi, mi dice di aspettare perché mi vuole sistemare la frangia dei capelli come “va di moda ora”.
La lascio fare, ma sono preoccupata per il tempo che passa sapendo che fuori il mio compagno mi sta aspettando.
Succede non so bene cosa, ma scoppiano dei tumulti.
Scopro che la titolare del lavasecco è la fidanzata di Matteo Salvini….
Scappiamo.
Fuori è buio e ci nascondiamo all’interno di un furgone dove dietro ha degli scomparti grandi come casse da morto.
Riusciamo, tutte e due a nasconderci lì dentro.
Capiamo che stanno cercando proprio lei che avrebbe la colpa di essere la donna di Salvini.
Il furgone parte e noi riusciamo così a lasciare quella piazza pericolosa.
Arriviamo in un borgo ed entriamo in una vecchia casa dalle stanze piccole; esco da questa casa con la preoccupazione di non sapere come tornare a casa mia….

Questo è il sogno di Elisa.

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

Il sogno di Elisa elabora il tema della trasgressione e della colpa, presenta un uomo politico contemporaneo molto mediatico e per la precisione il leader della “Lega Nord” Matteo Salvini, sviluppa l’evangelo onirico di Elisa intriso di una ricerca conflittuale di parti di sé.

Interessante è la presenza dell’uomo politico per il semplice motivo che andrà decodificato e chiarito nella sua valenza simbolica.

Tutti usiamo i “processi primari”, se per fortuna non li abbiamo smarriti dietro l’incalzare della vita corrente, e, quindi, tutti possiamo formulare un vissuto personale su qualsiasi persona contemporanea e su qualsiasi tema attuale, al di là o a fianco dello schema culturale collettivo. Decisamente Matteo Salvini sortisce un giudizio popolare molto contrastato, perché nel suo essere innovativo ha evoluto il suo partito dal regionalismo separatista a una filosofia politica nazional populista. Il professor Miglio sussulta nella bara. Del resto, per lo zoccolo duro leghista Matteo Salvini è l’uomo politico che ha tradito i progetti e i valori originari e originali della Lega lombarda e veneta, di poi fuse nella Lega Nord. E’ anche vero che presso i militanti più elastici il leader ottiene un giudizio politico positivo. Si aggiunga che la Lega Nord contemporanea non è ideologicamente e politicamente diversa da altri partiti di “Destra”, ma Matteo Salvini resta un uomo esposto nel bene e nel male e mediaticamente gettonato per le sue realistiche e provocatorie sintesi, per cui consente alla gente di formulare una simbologia per quello che evoca e per l’idea politica che propone.

Il sogno dirà quale simbologia individuale e collettiva il leader politico della Lega Nord ha scatenato nella contrastata dimensione psichica di Elisa.

 

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Entro in un lavasecco (mentre il mio compagno resta fuori ad aspettarmi) per portare dei panni a lavare.”
“I panni sporchi si lavano in famiglia”: così recita un antico proverbio per testimoniare che le peggiori magagne vanno discusse e risolte in un ambito sociale protettivo e ristretto. A livello psicologico le magagne sono i sensi di colpa o le colpe reali. Elisa è in procinto di purificare, “lavare”, tecnicamente di “razionalizzare” e prendere coscienza, questi ingombri psichici e propone all’uopo la “lavasecco”. Tiene fuori da questo personale materiale psichico da purificare l’uomo a cui si accompagna, confermando la buona norma in base alla quale non tutto il nostro patrimonio psichico si può e si deve portare in coppia, ma soltanto e solamente quello che non è di danno all’equilibrio della coppia stessa. Pensieri osceni del nostro presente e fatti turbolenti del nostro passato si devono omettere, senza incorrere nella tremenda bugia, nel momento in cui sono di pregiudizio all’economia e alla psicodinamica della coppia. In ogni caso prendiamo atto della precisazione tra parentesi che ci dà Elisa “(mentre il mio compagno resta fuori ad aspettarmi)” e deduciamo che seguiranno nel sogno vissuti e fatti in cui l’uomo attuale non è coinvolto.

 

“La titolare sta facendo dei lavori di sartoria, le spiego di cosa ho bisogno e lei, poi, mi dice di aspettare perché mi vuole sistemare la frangia dei capelli come “va di moda ora”.
Colei che assolve i sensi di colpa e le colpe, i panni sporchi, è una donna, “La titolare”, una figura esperta e capace anche di proporre modi psichici di essere e di esistere nella relazione sociale e nel manifestarsi agli altri. Questa donna ha tutta l’aria di essere una figura materna, molto materna, una madre buona e provvidente, magari una nonna fascinosa. I “lavori di sartoria” attestano simbolicamente di modi e di atteggiamenti, di ruoli e di movenze, di fenomenologie sociali, di “come” ci esibiamo con il nostro prossimo. Questa donna “titolare” ha una forte duttilità psicologica, ma non possiede soltanto questa preziosa dote perché è anche una saggia filosofa, dal momento che sa sistemare i pensieri e le idee secondo i tempi moderni, “la frangia dei capelli come “va di moda ora”. Elisa ha tanto bisogno di questa figura polivalente e decisamente molto affascinante. Come “va di moda ora”: Elisa vuole essere al passo con i tempi. Questa figura può essere reale, ma è anche la “proiezione” dell’ideale femminile di Elisa, la parte di Elisa che si vuole bene.

 

“La lascio fare, ma sono preoccupata per il tempo che passa sapendo che fuori il mio compagno mi sta aspettando.”

 

E’ più importante un compagno che aspetta fuori o una maestra polivalente? Il “tempo” è un problema di Elisa, questo tempo che passa e lascia in attesa. Elisa sente forte il bisogno di ammodernarsi e di adeguarsi, ma vive con ansia il tempo che dedica a se stessa come se non fosse degna di tanta cura e attenzione. L’uomo di Elisa è importante, ma può attendere che la sua donna s’impreziosisca nei modi psichici e nei contenuti mentali. Degno di nota è il fatto che il compagno resta “fuori” dal travaglio tutto personale di Elisa, una sana estromissione.

 

“Succede non so bene cosa, ma scoppiano dei tumulti.” 

 

Si scatena il conflitto psichico e la nostra protagonista avverte indefiniti turbamenti dentro di lei e per necessità psichica li proietta nell’ambiente che la circonda. Il “tumulto” attesta simbolicamente di uno struggimento che ha una parte mentale e una parte pratica, la psicologa e la sarta, la filosofa e la parrucchiera, il tutto in una cornice sociale.

 

“Scopro che la titolare del lavasecco è la fidanzata di Matteo Salvini…”

 

A questo punto si pone l’arduo problema di decodificare il leader della Lega Nord, un partito separatista che si è evoluto in nazional populista. Come si diceva in precedenza, Matteo Salvini è una figura ricorrente nei “media”, un uomo a suo modo provocatore e popolano nelle idee, decisamente una persona che colpisce per i modi e per le parole. Elisa non fa eccezione, perché è attratta da questo personaggio discusso e trasgressivo nel bene e nel male. Il sogno sviluppa questa valenza dell’uomo politico, un uomo pericoloso.

 

“Scappiamo.
Fuori è buio e ci nascondiamo all’interno di un furgone dove dietro ha degli scomparti grandi come casse da morto.”

Elisa si è alleata con la sua maieutica psicologa e filosofa, oltre che donna coraggiosa e invidiabile in quanto fidanzata di Matteo Salvini. La fuga, “scappiamo”, è la soluzione a tanta scoperta: “scopro che…”. La luce della coscienza, “fuori è buio” viene a mancare a testimonianza del contesto fortemente emotivo che Elisa sta sviluppando in sogno. L’occultamento della verità e l’ambiente della trasgressione sono presentate nel “ci nascondiamo” e nel “furgone”, un simbolo sessuale drammatico dal momento che viene associato alle “casse da morto”, a una femminilità spenta dal senso di colpa. Elisa elabora un contesto seduttivo ed eccitante, ma pervaso dalla colpa di essere donna e soprattutto femmina.

 

“Riusciamo, tutte e due a nasconderci lì dentro.
Capiamo che stanno cercando proprio lei che avrebbe la colpa di essere la donna di Salvini.”

 

La titolare alleata e la complice Elisa operano una “rimozione” della colpa sessuale di stare con un uomo trasgressivo pubblico e non affidabile, un politico che deroga dalle norme costituite e addirittura un traditore, un politico che ha tradito i valori antichi, quanto meno un uomo non della tradizione. Il “Super-Io” di Elisa è severo e ligio, non tollera ciò che per altri versi desidera e cerca, la trasgressione, ma la vive come colpa e in riguardo specifico alla sessualità. Non dimentichiamo che le due donne alleate sono nascoste dentro un “furgone”, un simbolo della meccanica neurovegetativa sessuale. Elisa ha tanto desiderato “dentro” una diversità che non poteva permettersi “fuori” per la sua sensibilità alla colpa, per un maledetto “Super-Io” cresciuto a dismisura sotto le sferzate dell’ambiente sociale e dietro le inibizioni autoindotte.

 

“Il furgone parte e noi riusciamo così a lasciare quella piazza pericolosa.”

 

Le relazioni pericolose sono quelle ambivalenti, quelle che sessualmente incutono attrazione e paura, quelle che suscitano le pulsioni e le resistenze personali e culturali, La “piazza” è simbolo delle relazioni sociali e dello scambio affaristico, il luogo classico delle truffe e delle comunicazioni  diverse. “Lasciare quella piazza pericolosa” significa relegarsi nel perbenismo e nell’isolamento, vuol dire non coinvolgersi nel nuovo e nel diverso. Il pericolo rappresenta simbolicamente l’orgasmo della conoscenza e del “sapere di sé”, al di là delle norme familiari e sociali costituite e trasmesse. Il pericolo condensa il fascino del sapere innovativo.

 

“Arriviamo in un borgo ed entriamo in una vecchia casa dalle stanze piccole;”

 

Dalla piazza al “borgo”, dall’eccitazione alla tradizione, dalla novità alla monotonia rassicurante, dall’apertura all’angustia: questo è il “ritorno al passato” di Elisa dopo la trasgressione di essere “la donna di Salvini”. Le “stanze” sono il simbolo delle varie componenti della “casa” psichica, l’organizzazione reattiva, la personalità, la formazione, la struttura di Elisa. Questa casa è vecchia e ha le “stanze piccole”. Elisa è tornata alle sue dimensioni dopo essersi allargata oltremodo secondo i suoi desideri e le sue pulsioni. E’ tornata a essere tutta “casa e chiesa” e, di certo, non “casa del popolo” e tanto meno “casino”. Elisa visita per opposizione il progetto desiderato che non è riuscita a realizzare e, adesso, è smarrita, si è smarrita dentro se stessa nel suo passato.

 

“esco da questa casa con la preoccupazione di non sapere come tornare a casa mia….”

 

Elisa ha paura del nuovo e desidera il ritorno al vecchio rassicurante, ma è preoccupata di aver tanto trasgredito e di non riuscire a tornare nella sua normalità, “tornare a casa mia”. La sua casa, “casa mia”, è il suo vecchio modo di essere e di esistere, la sua struttura psico-esistenziale costituita e codificata.

 

PSICODINAMICA

 

Il sogno di Elisa sviluppa la psicodinamica conflittuale delle due immagini di sé, una ideale e l’altra reale. La “titolare” è la “proiezione” della protagonista e Salvini è il tipo di uomo che Elisa ha desiderato: immagini ideali di donna e di uomo. Inoltre, è presente il conflitto tra la norma e la trasgressione, tra le pulsioni sessuali dell‘istanza “Es” e la censura morale del “Super-Io”, tra il lecito e il vietato, tra il permesso e l’illegale. In tale travaglio la funzione di mediazione dell’istanza “Io” entra in difficoltà e il conflitto si risolve nella quiete protettiva del “ritorno alla norma” con l’abbandono delle ambizioni e dei desideri.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

L’istanza “Io” si destreggia tra le pulsioni dell’istanza “Es” a trasgredire, a innovare, a diversificarsi, e la censura repressiva e sacrificale delle stesse a causa delle norme imposte dal “Super Io”. Le “posizioni” psichiche richiamate sono quelle “orale” e “genitale”. La prima per quanto riguarda la componente affettiva e la seconda per quanto riguarda la “libido” conflittuale.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

 

I meccanismi psichici di difesa coinvolti sono la “proiezione” nella “titolare” e nel “tumulto” e in altro, la “condensazione” in “lavasecco” e in “casa” e in altro, lo “spostamento” in “capelli” e in “borgo” e in altro, la “drammatizzazione” in “casse da morto” e in “fuori è buio” e in “piazza pericolosa” e in altro, la “figurabilità” in “casse da morto”. E’ accennato il processo psichico della “regressione” in “tornare a casa mia”.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

Il sogno di Elisa evidenzia un tratto psichico isterico in un quadro generale di desiderio e paura, di pulsione e fobia. La “organizzazione psichica reattiva” tende alla “oralità”, bisogni e coinvolgimenti affettivi inappagati e tende alla “genitalità”, bisogno di donare e di donarsi.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche richiamate dal sogno di Elisa sono la “metafora” ad esempio in “casse da morto”, la “metonimia” ad esempio in “piazza” e “borgo”, la “iperbole” ad esempio in “scappare”, la “enfasi” in “ci nascondiamo” e “fuori è buio”. Mi preme rilevare che il sogno di Elisa è ricco di simboli e di figure retoriche a riprova di una sua buona vena poetica.

 

DIAGNOSI

 

La diagnosi esige uno stato conflittuale, “psiconevrosi”, tra le pulsioni dell’istanza “Es” e le inibizioni del Super-Io”, tra l’universo desiderante e la censura morale. Questa è la classica “psiconevrosi istero-fobica”.

 

PROGNOSI

 

La prognosi impone a Elisa di ripristinare e rafforzare la funzionalità deliberativa e decisionale dell’istanza “Io”, di operare una giusta riflessione sull’inutilità delle censure morali e di coordinare l’irruenza delle pulsioni appagandole. Elisa deve godere dei diritti del suo corpo e della sua mente secondo le modalità di un “tutto unico” che le consente armonia psichica e gioia di vivere, autonomia e libertà.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta nell’irrobustirsi della psiconevrosi istero-fobica e, di conseguenza, in una caduta della qualità delle emozioni e in un aggravamento dei conflitti personali e relazionali. Il sacrificio della “libido” porterebbe inevitabilmente a somatizzazioni: ciò che non si scarica per via diretta, trova innervazioni traslate.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Elisa è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Elisa si lega a una provocazione sensoriale, magari legata alla visione televisiva del leader politico in questione. E’ possibile anche che una semplice discussione abbia innescato il ritorno del passato.

 

QUALITA’ ONIRICA

 

La qualità del sogno di Elisa è drammatica, una drammaturgia che si snoda secondo le linee compatibili della farsa e dell’enfasi.

 

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

 

Il sogno di Elisa elabora la figura di un leader politico contemporaneo a riprova che a livello psicologico le notizie e le visioni, i pensieri e le immagini si ripercuotono e si riformulano secondo i nostri bisogni del momento. Quante volte da bambini, e non soltanto, ci siamo innamorati del cantante preferito o dell’attore amato o del calciatore famoso: il tutto è avvenuto per motivi e gusti personali, soprattutto per evocazione del rimosso. Infatti il sogno di Elisa si svolge su due piani, il presente e il passato, un presente ordinato e un passato turbolento, un uomo da tenere fuori dalla lavasecco e un Salvini da sballo pericoloso secondo i desideri pregressi e rimasti in cielo per colpa di un rigido “Super-Io”.

SENZA BENZINA

 

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ero andato a giocare a golf e c’era mia moglie e due amici.

Loro erano arrivati in macchina, mentre io ero andato in motorino.

Al momento di rientrare a casa, loro partono, mentre io cerco nel mio giubbetto tra le tante chiavi quella del motorino, ma non la trovo.

Allora comincio ad agitarmi.

In qualche modo parto, ma resto senza benzina.

Mi ferma anche la polizia e io non ho nemmeno il telefono per chiamare mia moglie.

Non so più cosa fare e sono agitatissimo.

Poi lei ritorna indietro e mi dice: “ecco il solito rincoglionito che dimentica tutto”.

Questo è il sogno di “monsieur” Kaput.

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

Il sogno di Kaput elabora un consistente tratto depressivo: la psicoastenia, la caduta degli investimenti della “libido”, la sensazione di non avere le forze necessarie per vivere al meglio. La vita e il suo esercizio riserva a tutti  normalmente un tratto depressivo, un segno psichico che incameriamo nel primo anno di vita come “fantasma di perdita” della madre e del suo amore.  Si tratta di un vissuto struggente che associa il bisogno di protezione da parte della “madre buona”, quella che ama e nutre, e l’angoscia per la possibilità della “madre cattiva”, quella che abbandona e non lenisce i dolorosi morsi della fame. Questo meccanismo di “scissione del fantasma” materno si traduce, come si diceva in precedenza, in un “fantasma di perdita”, un tratto depressivo con cui dobbiamo sempre fare i conti nelle contingenze più sfortunate e improbe dell’esistenza. Il sogno di Kaput dice chiaramente che sta attraversando questa crisi psichica e che non riesce a reagire e a riformularsi. Kaput si sente costretto in confini psichici angusti e soccombe in uno stato di perdita non soltanto di efficienza fisica, ma anche di lucidità mentale.

 

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Ero andato a giocare a golf e c’era mia moglie e due amici.”

 

Kaput esordisce bene, anzi benissimo, nel suo sogno. Si presenta come un uomo sociale che prende la vita nel verso giusto: il gioco e il “giocare a golf”. Ha una vita affettiva intima e relazionale: la “moglie” e gli “amici”. Non è esagerato dire che il gioco del “golf” ha una valenza sessuale legata alla buca e alla pallina che s’imbuca, nonché alla mazza. Basta il simbolo del “gioco” per spiegare l’iniziale vitalità esistenziale di “monsieur” Kaput, ma si evince anche il suo particolare gusto per la vita sessuale.

 

“Loro erano arrivati in macchina, mentre io ero andato in motorino.”

 

Ecco il narcisismo: “loro” e “io”. “Io” non sono dei “loro” e non sono come “loro”. Io sono in compagnia di me stesso. Io sono un aristocratico e vado “in motorino”: chiara e inequivocabile è ancora la valenza sessuale. Kaput ha il vizietto della sessualità narcisistica, quella fine a se stessa e al compiacimento di sé, quella della “libido” non “genitale, quella strumentale al proprio tornaconto psicofisico. “Loro”, invece, hanno una vita sessuale ispirata e istigata dalla “libido genitale”: “arrivati in macchina”. La “macchina” condensa gli automatismi neurovegetativi che contraddistinguono la vita sessuale.

 

“Al momento di rientrare a casa, loro partono, mentre io cerco nel mio giubbetto tra le tante chiavi quella del motorino, ma non la trovo.”

 

Persiste il doppio registro relazionale: gli altri investono e socializzano, “partono”, mentre “monsieur” Kaput ha qualche problema, non soltanto a socializzare correttamente investendo nell’altro, ma anche a livello sessuale perché presenta problematiche di ordine depressivo. Cerca “tra le tante chiavi quella del motorino”, ossia riflette sulla propria sessualità e prende consapevolezza che i conti non tornano perché qualche conflitto psichico è in agguato. Kaput non trova la chiave “del motorino”, non ha quella potenza sessuale in riguardo specifico all’erezione. Il pene di Kaput fa i capricci e non si erge come un narcisista esige da sé e per sé, più che per l’altra persona. Il “rientrare in casa” è il classico simbolo dell’introspezione, della riflessione, del socratico “conosci te stesso”.

 

“Allora comincio ad agitarmi.”

 

Si profila l’angoscia sotto forma di agitazione, l’”angoscia di castrazione” o l’”angoscia della perdita d’oggetto”? Si tratta di un conflitto nevrotico o  borderline? Kaput elabora in sogno l’anticamera dell’angoscia, la crisi di panico con le mille sfaccettature psicosomatiche. Diventa interessante il prosieguo del sogno per capire meglio la consistenza psicopatologica del sintomo dello smarrimento della chiave “del motorino”.

 

“In qualche modo parto, ma resto senza benzina.”

 

Sembra un fatto nevrotico, una somatizzazione d’angoscia con psicoastenia, un disturbo nevrotico della vita sessuale dovuto a frustrazione dell’istinto, la “castrazione” di cui si diceva in precedenza. Kaput si forza e si sforza, ma non ha energie da investire. La sua sessualità è senza carica di “libido”. La “benzina” rappresenta la potenza sessuale, la forza vitale dell’istinto. Kaput è alle prese con le sue angosce depressive di perdita e con la sua convinzione di non essere in possesso della giusta carica erotica e sessuale, quella che porta all’erezione degna della migliore autocompiacente penetrazione. Per un narcisista questa è un vero dramma, un’angoscia da cui è partito dall’infanzia e che ha controllato per tutta la vita e ha sempre superato anche grazie alla vitalità organica. La senescenza, di poi, chiede il suo prezzo propriamente fisico e per il narcisista inizia la crisi depressiva con l’angoscia dell’impotenza. A questo punto l’angoscia traligna nella “perdita d’oggetto”. Monsieur Kaput ha perso una parte consistente di sé, il suo esibizionistico priapismo.

 

“Mi ferma anche la polizia e io non ho nemmeno il telefono per chiamare mia moglie.”

 

Mancava proprio questo increscioso episodio per completare l’opera di repressione e censura: “la polizia”, il simbolo dell’istanza psichica “Super-Io”, l’”Io Cultura” che svolge la funzione di bloccare, valutare, condannare, inibire gli investimenti della “libido”. Kaput censura anche il suo narcisismo e avverte il senso di colpa nei confronti di sua “moglie”. La donna ha una valenza protettiva materna nei vissuti del nostro eroe protagonista. Il “telefono” rappresenta simbolicamente la relazione, il contatto, l’alleato, il sollievo, il bisogno di aiuto e non, di certo, un investimento di “libido genitale”, di affetto e di sentimento. Il narcisista ha sempre bisogno della “donna madre” dopo l’autocompiacimento trasgressivo e dietro le sferzate del senso di colpa. Il narcisista non riconosce altra donna aldilà della madre.

 

“Non so più cosa fare e sono agitatissimo.”

 

Kaput non regge i sensi di colpa e abbisogna di essere accudito e protetto da una figura materna incarnata secondo i suoi bisogni narcisistici dalla moglie, una figura oltremodo sovraccaricata di responsabilità e di ruoli. Kaput è caduto nell’indefinito psichico, “non so più cosa fare”, e l’ansia traligna nell’angoscia e nel panico, “sono agitatissimo”. I sensi di colpa si sono magistralmente sposati con le dipendenze psichiche ancora persistenti e ritornanti dopo le autogratificanti magagne.

 

Poi lei torna indietro e mi dice: “ecco il solito rincoglionito che dimentica tutto”.

 

Ecco di che tipo di donna ha bisogno Kaput, una madre censoria che coglie le sue deficienze e le sue impotenze. Altro che investimenti di “libido genitale”! “Monsieur” Kaput è tutto preso dalle sue narcisistiche trasgressioni e dai suoi sensi di colpa, ma soprattutto è atterrito dalla caduta depressiva delle sue energie sessuali, dalla carenza di “benzina”: un “rincoglionito” che rimuove e che, a furia di “rimuovere” e di non prendere coscienza del tempo che passa e dell’evoluzione psichica, si è trovato avanti negli anni e senza quelle energie della giovinezza. Adesso per il narcisista Kaput si profila la depressione. La moglie lo tratta o meglio Kaput si lascia trattare dalla moglie come un ebete. In effetti, la donna ha a che fare con un bambino di cinque anni o meglio con un uomo fermo alla “posizione fallico-narcisistica”, un uomo che è invecchiato realmente dopo essere vissuto nell’angoscia d’invecchiare e che oggi non può più permettersi la “benzina” dei tempi migliori.

 

PSICODINAMICA

 

Il sogno di “monsieur” Kaput manifesta in maniera evidente l’infausta evoluzione depressiva della “sindrome narcisistica”, la mancata accettazione della caduta degli investimenti di “libido” narcisistica e l’impossibilità drammatica dell’esercizio della “libido genitale”, per cui Kaput si trova con una donna che ha funto e funge da madre e non da persona da amare.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

E’ presente l’istanza “Es” in “tra le tante chiavi quella del motorino, ma non la trovo.” e  “Allora comincio ad agitarmi.” “Non so più cosa fare e sono agitatissimo.” L’istanza “Super-Io” è evidente nella sua funzione di censura in “Mi ferma anche la polizia.” L’istanza psichica “Io” media tra le pulsione di panico e i sensi di colpa in “ecco il solito rincoglionito che dimentica tutto.”

La “posizione” psichica richiamata in maniera costante è la “fallico-narcisistica”. La “posizione genitale” si lascia intravedere e supporre, ma non compare mai.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

 

I meccanismi psichici di difesa coinvolti sono la “conversione isterica” in “agitatissimo”, la “rimozione” in “dimentica tutto”, la “condensazione” in “chiave” e “motorino”, lo “spostamento” in “benzina”, la “drammatizzazione” in “agitatissimo”.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

La “organizzazione psichica reattiva” manifesta un forte tratto depressivo in una cornice “fallico-narcisistica”.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche coinvolte nel sogno di Kaput sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “chiave”, la “metonimia” o nesso logico in “benzina” e “polizia”, l’”enfasi” o forza espressiva in “agitatissimo”.

 

DIAGNOSI

 

Il sogno di Kaput evidenzia una sindrome depressiva legata alla perdita della vitalità sessuale.

 

PROGNOSI

 

La prognosi impone a Kaput di ravvedersi sulla necessità razionale di accettare il tempo che passa e di vivere la senescenza senza traumi e senza dannose “regressioni” al fine di compensare l’incompensabile, lo scorrere fisiologico delle stagioni della vita e il vivere le involuzioni come dati di fatto evolutivi.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta nel pericoloso strutturarsi della sindrome depressiva e nel rischio suicidario, una classica psicodinamica delle “organizzazioni psichiche narcisistiche”.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Kaput è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Kaput è legata all’esperienza del fallimento e alla percezione di caduta della “libido”: la nostalgia e la paura del presente.

 

QUALITA’ ONIRICA

 

La valenza dominante nel sogno di Kaput è depressiva.

 

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

 

Quante donne si accompagnano a uomini narcisisti e subiscono violenze psichiche e fisiche? Tante, tantissime! Una delle cause del “femminicidio” è proprio la “sindrome narcisistica”. Queste donne s’imbattono non soltanto in  tradimenti, ma soprattutto nell’immaturità psichica di un compagno superficiale e violento, un uomo inutile che non c’è, e, se c’è, combina i guai di un padreterno malato di onnipotenza. La “posizione fallico-narcisistica” accade intorno al quarto anno di vita e s’incentra negli investimenti gratificanti della “libido” sulla propria persona e sulla propria potenza erotica. Di poi, si evolve nella “posizione genitale” e subentra l’investimento di “libido” sull’oggetto esterno, i cosiddetti innamoramento e amore. Tale “posizione” conserva la precedente e le sue migliori espressioni come l’amor proprio e l’autostima, oltre l’autoerotismo, ma è possibile il processo psichico di difesa della “regressione” quando si opera una fuga difensiva dal presente e dalle sue frustrazioni e in special modo quando ci s’imbatte nella gradevole responsabilità di prendersi premurosa cura dell’altro. Note caratteristiche del “narcisista” sono il mancato riconoscimento dell’altro e l’esercizio della prevaricazione in esaltazione del potere esercitato sull’altro. La donna diventa strumento di verifica della potenza che traligna nella prepotenza. L’immaturità psichica legata alla “regressione” e “fissazione” nella “posizione fallico-narcisistica” si sposa con il concetto di “rincoglionito” nel sogno di Kaput. La simbologia attesta che la funzione dei testicoli è automatica e senza cervello perché gestita dal “sistema neurovegetativo o involontario”, per cui l’essere rincoglionito equivale a una mancata riflessione critica sulla propria capacità deliberativa a favore della pulsione sessuale. Coglione equivale a senza cervello nel senso di “sistema nervoso centrale o volontario”. Se un narcisista viene rifiutato o abbandonato o tradito dalla sua donna, è possibile l’irreparabile di cui si diceva all’inizio anche perché la soglia di frustrazione del proprio valore è molto bassa ed è direttamente proporzionale all’autoesaltazione. Se poi non è la donna a operare un ridimensionamento del narcisista e al suo posto si presenta la senescenza e la caduta della carica della “libido”, allora può scattare la “sindrome depressiva” e la violenza si ritorce contro se stesso. Non dimentichiamo che Narciso si uccide annegando nel vano tentativo di cogliere quel se stesso riflesso alla fonte e non riconosciuto o si uccide trafiggendosi con un pugnale sempre per l’impossibilità di essere corrisposto nel suo folle amore. Il narcisismo è una lucida deleteria follia, uno stato “borderline” che può tralignare nella psicosi. La “ferita narcisistica”, invece, riguarda normalmente tutti, e si attesta in un’offesa all’amor proprio e alla propria dignità. Il difetto consiste nel fatto che si tratta di un eccesso che va adeguatamente dosato e razionalizzato. Chiamiamola permalosità? Va bene. L’immagine della “ferita narcisistica” si attesta nel bambino che vede la madre allontanarsi da lui abbracciata al padre.                    

LA PATERNITA’ MUTILATA E IL TRAUMA DELLA PERDITA

 

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

 

“Bernardo sogna di trovarsi in terrazza con la moglie e con il nipotino di cinque anni.

Nella terrazza di fronte c’è una vecchia scarmigliata che chiama il bambino.

Il nipotino non vuole andare da quella brutta signora e si lamenta.

Bernardo non dice nulla e alla fine il bambino è costretto ad andare.

Salta sui tetti e cammina piangendo, ma all’improvviso cade e precipita nel vuoto gridando per la paura.

A metà caduta rallenta la velocità e sembra quasi planare al suolo come se fosse un angelo.

A questo punto Bernardo si sveglia angosciato.”

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

Il sogno di Bernardo sviluppa un tratto depressivo apparentemente pacato nella compilazione del sogno, ma molto spiccato nell’intensità emotiva vissuta durante il sogno. Tratta di quei traumi che un uomo può vivere nel corso della vita di coppia e all’interno della famiglia in riguardo ai figli nati e non nati. Una morte di qualsiasi natura e qualità può intercorrere nella vita di coppia, per cui il sogno di Bernardo risulta assolutamente naturale nel suo spolverare delicatamente e intensamente il vissuto legato a un fatto immaginario o a un fatto reale. In ogni caso si tratta del “fantasma depressivo della perdita” di un bambino elaborato e formulato in termini semplicissimi e altamente poetici dal padre, per cui è degno d’interesse ricercare e ritrovare un equivalente prodotto culturale estetico, un “sogno a occhi aperti” o un “sogno da svegli guidato”.

Ecco all’uopo il carme 34 del libro V di Marco Valerio Marziale, ( 38 o 41 – 104  p.C.n.).

 

De Erotio: consolatio

 

A voi affido l’ombra di Eròtion

 

“A te, padre Frontone, a te, Flaccilla genitrice,
affido questa bimba, (tenera) boccuccia e mia delizia,
affinché la piccola Erotion non tema le nere ombre
e le mostruose bocche del cane degl’inferi.
Avrebbe appena completato i geli del sesto inverno,
se fosse vissuta non meno di altrettanti giorni.
Tra così antichi protettori possa (la) birbantella giocare
e il nome mio con la boccuccia (ancor) blesa garrire.
Le delicate ossa sian protette da non dura zolla, e tu,
terra, non esserle pesante: lei non (lo) fu per te.”

 

Mi piace dare la versione latina di questi ultimi due versi per la bellezza sintetica e per il valore simbolico e retorico.

 

“Mollia non rigidus caespes tegat ossa nec illi,

terra, gravis fueris: non fuit illa tibi.”

 

“Una rigida zolla non copra le sue tenere ossa,

o terra, non esserle pesante: lei non lo fu con te.”

 

Versi bellissimi!

Condensazioni simboliche da svegli guidate dal “processo primario”!

La rigida zolla, le tenere ossa, il peso: ecco il trionfo lirico della “metonimia” o relazione logica e della “sineddoche” o la parte per il tutto o viceversa.

Inserirò nelle finali “Riflessioni metodologiche” un’altra degna poesia sul tema della perdita depressiva di un figlio: “Pianto antico” di Giosuè Carducci.

Inoltre, sulla morte di un bambino mi piace ricordare la famosissima poesia di Giovanni Pascoli, “L’aquilone”, su cui tutti abbiamo versato struggenti lacrime nel tragitto tormentato delle scuole elementari, almeno quelle dei miei tempi.

 

Intanto procedo con la decodificazione puntuale del sogno di Bernardo.

 

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Bernardo sogna di trovarsi in terrazza con la moglie e con il nipotino di cinque anni.”

 

Il sogno di Bernardo esordisce presentando la sua famiglia, lui, la moglie e un bambino, una tipologia classica di famiglia, quella degli esordi di ogni coppia che si è evoluta in famiglia con la nascita del primogenito. Bernardo ricorre al “nipotino di cinque anni” e al suo ruolo di nonno per operare una difensiva “traslazione” delle sue angosce in riguardo. Bernardo non si coinvolge direttamente come padre, ma il sogno è suo e lo riguarda in pieno e in prima persona. Bernardo rappresenta se stesso non come figlio ma come padre. Poteva operare una “traslazione” del suo essere stato bambino nel nipotino, ma questo “spostamento” non avviene per la presenza della “moglie”, una figura tanto discreta da sembrare insignificante e che, invece, è la figura cardine per la comprensione del “significato latente” del sogno di Bernardo.

 

“Nella terrazza di fronte c’è una vecchia scarmigliata che chiama il bambino.”

 

La “terrazza di fronte” condensa un’esposizione sociale e un sistema di relazioni in riguardo alla realtà. L’essere “di fronte” attesta di un conflitto in atto e chiaramente avvertito. La “vecchia scarmigliata” è il simbolo depressivo della sterilità, della perdita della vitalità e nel caso estremo della morte. La rappresentazione della morte con una figura femminile anziana è classica di tante culture, quasi un “archetipo”. Lilith, prima moglie di Adamo, era tralignata in un’entità demoniaca che rovinava il maschio con le sue arti seduttive e sessuali portandolo alla follia e alla morte. Le “Moire” greche erano le tre signore divine della morte. Quest’ultima, la morte per l’appunto, nel Medioevo era rappresentata come una donna armata di falce. La “strega” era una donna che portava il maschio alla morte. Trascuro le “Sirene” e le “Maghe”, per ritornare al bellissimo sogno di Bernardo.

La morte, la vecchia scarmigliata, “chiama il bambino”, il nipotino di Bernardo e della sua signora, ma a tutti gli effetti il figlio. Il sogno rievoca in modo semplice e lineare il trauma della perdita di un figlio, una perdita immaginaria o reale. A mio giudizio la perdita è reale perché il bambino ha cinque anni e non è un’entità astratta, ha una sua vitalità e una sua precisa identità. Bernardo deve aver perso un figlio nel pieno dell’infanzia.   

 

“Il nipotino non vuole andare da quella brutta signora e si lamenta.”

 

Bernardo proietta sul bambino il suo rifiuto di perdere un figlio e di consegnare a “quella brutta signora” la sua creatura. Il lamento è suo, ma più che un lamento è un dolore acuto associato a una querimonia del lutto da parte di un padre molto indeciso. Poche note servono al sogno per descrivere le angosce di una perdita, il dolore di un lutto. La semplicità delle parole è poetica nel condensare in maniera semplice e naturale un consistente trauma della paternità. Struggente è il lamento del bambino, così come drammatica è l’impotenza del padre.

 

“Bernardo non dice nulla e alla fine il bambino è costretto ad andare.”

 

Ecco la maniera con cui viene offerto ed elaborato un senso di colpa sottile e acuto. Bernardo non si è potuto opporre alla richiesta della vecchia signora di volere per sé il bambino. Bernardo non ha fatto nulla per impedire questo dramma. Bernardo non ha saputo e potuto impedire che si adempisse la volontà della “vecchia scarmigliata”. Bernardo non ha parole, non investe affettivamente sul bambino anche se lo vuole per sé, sa anche che non può averlo. La costrizione, “il bambino è costretto ad andare”, attesta dell’ineluttabilità della morte e della drammatica presa di coscienza dell’incapacità del padre a intervenire e a modificare il piano maligno.

 

“Salta sui tetti e cammina piangendo, ma all’improvviso cade e precipita nel vuoto gridando per la paura.”

 

Questa è la scena onirica madre, il nucleo tragico del sogno, la massima esplosione estetica: l’allontanamento coatto del bambino che cammina piangendo dopo il salto sui tetti e l’impotenza del padre che lo lascia andare e lo vede precipitare. Il “camminare sui tetti” conferma che si è in alto ma senza significato simbolico della “sublimazione”: il bambino deve cadere e Bernardo deve rivivere lo struggimento del distacco e della perdita. “Precipita nel vuoto gridando” attesta dell’irreparabile e dell’angoscia.  Questa è la sintesi ardita del trauma presentata in maniera alta dal sogno a Bernardo. Lasciare andare da solo un figlio piccolo verso la morte è orribile e tremendo, ma il sogno compone il trauma in maniera umanamente accettabile in grazie alla funzione poetica dei “processi primari”.

 

“A metà caduta rallenta la velocità e sembra quasi planare come se fosse un angelo.”

 

Bernardo se la racconta con la fede: “come se fosse un angelo” conferma della morte e della consolazione del lutto, della perdita e della morte dolce, quella che non fa sfracellare il bambino, ma lo fa allontanare planando verso il “basso”, il luogo simbolico degli inferi. Bernardo rallenta il “folle volo” del figlio bambino verso l’ignoto e la trasfigurazione metafisica del passaggio a miglior vita, come si suole pensare e dire. Giù il cappello, signore e signori, di fronte alla “pietas” paterna, l’amorosa accettazione e il devoto riconoscimento dell’ineluttabilità. Degna ancora di nota è la maniera in cui il sogno rappresenta la morte e la trasfigura in una possibile continuazione della vita, la resurrezione dopo il temporaneo sonno del giusto.

 

“A questo punto Bernardo si sveglia angosciato.”

 

Ecco la sintesi di tutta l’angoscia del padre!

Ecco lo sgomento per la perdita del figlio!

Ecco il “fantasma di morte” e la sua valenza depressiva!

Il sogno non ce la fa più a camuffare la tragica emozione e il risveglio impedisce l’incubo.

 

PSICODINAMICA

 

Il sogno di Bernardo rivela il trauma della perdita di un figlio e la progressiva razionalizzazione del lutto. La funzione onirica aiuta a raggiungere l’equilibrio psichico nonostante la drasticità drammatica del distacco. L’angoscia di  Bernardo si alimenta anche della figura della moglie raffigurata silente e della reattività struggente del bambino.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

Ricordo, en passant, che le “istanze” psichiche sono I’”Es” o “Io Natura”, l’”Io” o “Io Coscienza e Ragione”, il “Super-Io” o “Io Cultura, mentre le “posizioni psichiche sono quelle “orale”, “anale”, “fallico-narcisistica”, “genitale”, “edipica”. Nel sogno di Bernardo è presente l’istanza “Es” in “precipita nel vuoto gridando per la paura” e in “si sveglia angosciato”, l’istanza “Io” in “sembra quasi planare come se fosse un angelo” e in “Il nipotino non vuole andare da quella brutta signora”, l’istanza “Super-Io” si manifesta in “Bernardo non dice nulla e alla fine il bambino è costretto ad andare” e nella “vecchia scarmigliata”. La “posizione psichica genitale” si evidenzia nel sentimento della “pietas” verso il figlio e l’ineluttabilità della fine: l’amore del padre e il culto dei valori della paternità.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

 

I meccanismi psichici di difesa coinvolti e innescati sono la “traslazione” in “nonno” e in “nipotino”, lo “spostamento” in “Il nipotino non vuole andare da quella brutta signora e si lamenta”, la “condensazione” in la “vecchia scarmigliata”. Il sogno di Bernardo presenta il processo psichico di difesa della “sublimazione” del bambino morto in “angelo”. Il movimento dall’alto verso il basso, la “caduta”, attesta di un perfido “fantasma di perdita” che si addolcisce nel “planare”.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

La “organizzazione psichica reattiva” evidenziata da Bernardo nel suo sogno è “genitale”. Il tratto specifico è “depressivo.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche coinvolte in questo semplice prodotto psichico sono la “metafora” in “vecchia scarmigliata” e “angelo”, la “metonimia” e l’”enfasi” in “cade e precipita nel vuoto”.

 

DIAGNOSI

 

La diagnosi include un trauma della paternità, una sindrome d’angoscia depressiva in fase di risoluzione attraverso la razionalizzazione del lutto.

 

PROGNOSI

 

La prognosi impone a Bernardo di portare avanti la consapevolezza profonda della perdita del figlio e di curare in modo particolare il valore e il sentimento della “pietas”, l’amorosa accettazione dell’evento e il culto del riconoscimento del tragico evento e della sfortunata sorte del figlio.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta nel degenerare del “fantasma di perdita” nella nefasta sindrome depressiva con la conseguente caduta della vitalità e degli investimenti della “libido”.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Bernardo è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

 

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Bernardo si attesta in un ricordo del trauma e in un evento legato alla visione del mondo incantato dell’infanzia.

 

QUALITA’ ONIRICA

 

Il sogno di Bernardo ha una valenza fortemente estetica. In poche e semplici note l’autore mette insieme “significanti” e “significati” in una cornice poetica.

 

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

La parola va al vate italico Giosuè Carducci che scrisse questa poesia a eterna memoria del figlioletto Dante, stappato anzitempo ai suoi occhi, alle sue cure e alle sue premure.

Pianto antico

L’albero a cui tendevi
la pargoletta mano,
il verde melograno
da’ bei vermigli fior.

Nel muto orto solingo
rinverdì tutto or ora,
e giugno lo ristora
di luce e di calor.

Tu fior de la mia pianta
percossa e inaridita,
tu de l’inutil vita
estremo unico fior,

sei ne la terra fredda,
sei ne la terra negra;
né il sol più ti rallegra
né ti risveglia amor.

 

Giovanni Pascoli è un poeta di particolare interesse per la poetica del “Fanciullino”, il teorico, dopo l’antesignano Giambattista Vico, della poesia come elaborazione legata ai “processi primari”, alla Fantasia, la modalità di pensare dell’infanzia.

Questo del Pascoli è un modo diverso, rispetto a quello del Carducci, di vivere la perdita di un bambino.

 

L’aquilone

 

C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole,

anzi d’antico: io vivo altrove,

e sento che sono intorno nate le viole.

 

Son nate nella selva del convento dei cappuccini,

tra le morte foglie che al ceppo delle quercie agita il vento.

Si respira una dolce aria che scioglie le dure zolle,

 

e visita le chiese di campagna,

ch’erbose hanno le soglie:

un’aria d’altro luogo e d’altro mese e d’altra vita:

 

un’aria celestina che regga molte bianche ali sospese…

sì, gli aquiloni!

È questa una mattina che non c’è scuola.

 

Siamo usciti a schiera tra le siepi di rovo e d’albaspina.

Le siepi erano brulle, irte;

ma c’era d’autunno ancora qualche mazzo rosso di bacche,

 

e qualche fior di primavera bianco;

e sui rami nudi il pettirosso saltava,

e la lucertola il capino mostrava tra le foglie aspre del fosso.

 

Or siamo fermi: abbiamo in faccia Urbino ventoso:

ognuno manda da una balza la sua cometa per il ciel turchino.

Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza, risale, prende il vento;

 

ecco pian piano tra un lungo dei fanciulli urlo s’inalza.

S’inalza; e ruba il filo dalla mano,

come un fiore che fugga su lo stelo esile,

 

e vada a rifiorir lontano.

S’inalza; e i piedi trepidi e l’anelo petto del bimbo

e l’avida pupilla e il viso e il cuore, porta tutto in cielo.

 

Più su, più su: già come un punto brilla lassù lassù…

Ma ecco una ventata di sbieco, ecco uno strillo alto…

– Chi strilla? Sono le voci della camerata mia:

 

le conosco tutte all’improvviso,

una dolce, una acuta, una velata…

A uno a uno tutti vi ravviso, o miei compagni!

 

e te, sì, che abbandoni su l’omero il pallor muto del viso.

Sì: dissi sopra te l’orazïoni, e piansi:

eppur, felice te che al vento non vedesti cader che gli aquiloni!

 

Tu eri tutto bianco, io mi rammento.

solo avevi del rosso nei ginocchi,

per quel nostro pregar sul pavimento.

 

Oh! te felice che chiudesti gli occhi persuaso,

stringendoti sul cuore il più caro dei tuoi cari balocchi!

Oh! dolcemente, so ben io, si muore

 

la sua stringendo fanciullezza al petto,

come i candidi suoi pètali un fiore ancora in boccia!

O morto giovinetto, anch’io presto verrò sotto le zolle

 

là dove dormi placido e soletto…

Meglio venirci ansante, roseo, molle di sudor,

come dopo una gioconda corsa di gara per salire un colle!

 

Meglio venirci con la testa bionda,

che poi che fredda giacque sul guanciale,

ti pettinò co’ bei capelli a onda tua madre…

 

adagio, per non farti male.