LA BORSA SMARRITA

 

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovavo in un’automobile con mia madre, mio padre e mio fratello.

Ci stavamo recando in un luogo che non ricordo quando, a un certo punto, mio padre dice di dovere scendere dalla macchina.

Così ci fermiamo e lui fa per scendere ma, d’improvviso, la macchina prende il volo. Voliamo più alti di una serie di ostacoli sulla strada, come muri ed edifici, e atterriamo in un luogo lontano.

I miei erano riusciti a trattenere i loro effetti personali, mentre io avevo perso la mia borsa durante il volo.

Giunti in questo luogo lontano, ci rechiamo in una casa che avevamo affittato per riposare.

Quando giunge il momento di metterci in marcia per tornare, la strada che dovevamo percorrere era piena d’acqua.

Io pensavo che sarebbe stato molto difficile ritrovare la mia borsa.”

Questo sogno è firmato Garbata.

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

Le manifestazioni oniriche di un trauma trovano sempre le vie della “provvidenza” psichica, non quella divina ma quella prettamente umana legata ai processi e ai meccanismi di difesa dall’angoscia. Le capacità di camuffamento del significato del sogno da parte del “processo primario” sono sorprendenti, così come l’abilità del “processo secondario”, le facoltà logiche, nel rendere comprensibile la trama nella sua valenza fantasiosa. Il trauma si offre ai meccanismi psichici di Garbata in maniera accessibile ma incomprensibile.

Sintetizzando: il sogno di Garbata conferma la realtà psichica in atto, un trauma che ritorna sulla scena a testimonianza delle capacità onirica di assorbire, elaborare e formulare.

 

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANATSMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Mi trovavo in un’automobile con mia madre, mio padre e mio fratello.”

 

Garbata mette insieme tutta la famiglia nella sua unità affettiva, l’insieme, e nella sua valenza naturale, “in un’automobile”. La famiglia “natura” e la famiglia “cultura” si presentano nella loro unità.Del resto, i figli nascono per via libidica “genitale” conciliando i due poli della calamita, la natura e la cultura.

 

“Ci stavamo recando in un luogo che non ricordo quando, a un certo punto, mio padre dice di dovere scendere dalla macchina.”

 

Garbata rievoca e attribuisce al “padre” la precisa volontà di rompere l’equilibrio familiare nei versanti suddetti. La figlia è colpita dalla dimensione psico-sessuale dell’istituto famiglia, oltre a essere confusa a causa della rimozione: “non ricordo quando”. Si manifesta una crisi di coppia, “dover scendere dalla macchina” che coinvolge immancabilmente la famiglia.

 

“Così ci fermiamo e lui fa per scendere ma, d’improvviso, la macchina prende il volo. Voliamo più alti di una serie di ostacoli sulla strada, come muri ed edifici, e atterriamo in un luogo lontano.”

 

Ecco la “sublimazione della libido”: “la macchina prende il volo”. Ma non è  soltanto il padre a difendersi dalla colpa della rottura e dall’angoscia conseguente, ma tutti i componenti della famiglia sono costretti a “sublimare la libido” in atto, ognuno per il suo verso e in base a come e cosa stava elaborando nel corso della sua evoluzione. Ognuno vive la crisi della coppia e della famiglia secondo il suo registro psichico in atto. Fortunatamente tutte le difficoltà, “ostacoli sulla strada, come muri ed edifici,” sono superate e nessuno s’impatta nella sindrome depressiva della perdita: “atterriamo” in una nuova dimensione della famiglia. Nel cammino della vita Garbata s’imbatte in una crisi di coppia e in una possibile rottura dell’unità familiare. Questo è il trauma.

 

“I miei erano riusciti a trattenere i loro effetti personali, mentre io avevo perso la mia borsa durante il volo.”

 

In tanto trambusto i genitori adulti avevano conservato la loro identità psichica e le loro note umane caratteristiche, “i loro effetti personali”,  mentre la figlia Garbata non trova la sua identità femminile, la sua “borsa”, il classico simbolo psicosessuale della femminilità e della femmina. Garbata in questa crisi della coppia e della famiglia ha messo in discussione la sua identità femminile perché era in procinto di risolvere la sua “posizione edipica”, stava riconoscendo il padre e la madre per pensare alla sua autonomia psichica, quando è stata interrotta in questo processo ed è stata costretta a regredire e a fissarsi su posizioni precedenti dell’evoluzione. Garbata rievoca il suo legame con il padre e con la madre e ne va di mezzo la sua autonomia perché viene impaniata nella dialettica edipica del possesso del padre e dell’ostilità con la madre. Si rileva che del fratello non esiste traccia in ottemperanza al sentimento della rivalità fraterna.

 

“Giunti in questo luogo lontano, ci rechiamo in una casa che avevamo affittato per riposare.”

 

Sublimando sublimando Garbata trova la quiete dopo la tempesta “in una casa che avevamo affittato”. E’ costretta all’assimilazione della possibilità della perdita dell’unità familiare e di tutti i benefici di questo insieme. “Riposare” significa riflettere lasciarsi andare dopo tanta sofferenza: il riposo del guerriero. La nuova situazione è tutta da assimilare perché la casa è in affitto e non è della famiglia.

 

“Quando giunge il momento di metterci in marcia per tornare, la strada che dovevamo percorrere era piena d’acqua.”

 

La nuova famiglia è tutta da inventare e da vivere: “metterci in marcia”. Non si può tornare indietro e riproporre i vecchi equilibri, quelli che non hanno retto l’urto della realtà. Il desiderio che tutto torni come prima, si dimostra una pia illusione. Garbata è stata colpita nella sua femminilità psichica e sessuale. La sua identificazione nella madre è stata turbata dall’”acting out” del padre per cui l’identità si procrastina a causa di un attaccamento necessario ma ambiguo verso la figura materna. Garbata percorre una strada classicamente femminile, “piena d’acqua”.

 

“Io pensavo che sarebbe stato molto difficile ritrovare la mia borsa.”

 

Ritorna l’altro simbolo dell’universo femminile, “la mia borsa” a testimoniare il versante biologico e psichico. La “borsa” bisogna ritrovarla e portarla con eleganza. Dalla crisi di coppia e dal pericolo di una rottura della famiglia Garbata esce fuori con problematiche d’identità psichica.

 

PSICODINAMICA

 

Il trauma della rottura dell’unità familiare incide a livello psicologico nell’evoluzione di Garbata, ritardandone la soluzione della “posizione edipica”, l’identificazione nella madre e l’autonomia psichica.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

La “posizione edipica” è chiaramente richiamata e coinvolta: la triangolazione dinamica padre – madre – figlia. L’istanza “Io” elabora il sogno e organizza i simboli secondo una fantasiosa combinazione e secondo logica consequenziale. L’Io utilizza il processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido”. Il “Super-Io” è presente nella figura del padre e l’istanza “Es” si manifesta nella “macchina prende il volo” e nell’angoscia legata allo smarrimento della “borsa”.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

 

Il processo principe del sogno di Garbata è la “sublimazione della libido” soprattutto in “d’improvviso, la macchina prende il volo”. Si presenta il meccanismo della “rimozione” in “non ricordo quando”, il meccanismo della “messa in atto” o “acting out” in “mio padre dice di dovere scendere dalla macchina.” La “condensazione” è presente in “borsa” e “acqua”. Lo “spostamento” vige in “ostacoli, muri, edifici, macchina”. La “drammatizzazione” e la “figurabilità” ricorrono in “d’improvviso, la macchina prende il volo. Voliamo più alti di una serie di ostacoli sulla strada, come muri ed edifici, e atterriamo in un luogo lontano.”

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

La “organizzazione psichica reattiva” manifesta un tratto ossessivo in una cornice “anale”: tendenza al possesso.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche richiamate e ampiamente usate sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “borsa”, la “metonimia” o relazione logica in “acqua”, la “enfasi” in “volo”. Ricordo che le figure retoriche danno al sogno una valenza creativa ed estetica.

 

DIAGNOSI

 

Il sogno di Garbata attesta della contrastata identificazione nella figura materna all’interno della “posizione edipica”.

 

PROGNOSI

 

La prognosi impone di superare il trauma legato all’economia e alla dinamica

della famiglia, al fine di godere al meglio della conquistata identità femminile senza alcun sussurro e rimpianto. Garbata è chiamata alla compattezza psichica dopo le tempeste edipiche.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico è la classica psiconevrosi edipica di stampo fobico- ossessivo con le conseguenti sofferenze d’angoscia e difficoltà relazionali.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICO

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Bruna è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante dl sogno di Garbata può essere stata una difficoltà affettiva e relazionale o una riflessione sulla formazione psicologica.

 

QUALITA’ ONIRICA

 

La qualità del sogno si attesta nella discorsività del paradosso.

 

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

 

Il sogno di Garbata rappresenta un trauma reale o un “fantasma” edipico? E’ un dilemma equo e sensato. Nel primo caso si condensa e si sposta il vissuto nel sogno secondo le emergenze psichiche della vita. Nel secondo caso si opera nello stesso modo. Quindi il sogno è un prodotto psichico fine a se stesso e opera secondo i suoi meccanismi su traumi reali o su traumi immaginari. In ogni caso il “fantasma” si elabora sempre.

              

IL SOGNO INQUIETANTE DI MARION

“Salve dottor Vallone,

sono Marion e ho questo sogno da analizzare.”

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Il mio ex marito era seduto dentro un locale, presumibilmente con gli amici e in attesa di mangiare.

Quando l’ho notato, sono scappata su per le scale perché mi ha ricordato il suo essere violento con me.

Ma lui mi ha seguita e raggiunta.

Io ho gridato, ma lui aveva un’aria pacifica come se volesse chiedermi scusa per tutto il male che mi aveva fatto in passato.

Poi, mi ha fatto vedere la foto di sua figlia (noi non siamo riusciti ad avere figli insieme) e mi ha chiesto consiglio sul da farsi con l’attuale moglie.

Lui la vorrebbe lasciare, ma io gli ho consigliato il dialogo.

In seguito mi ha riferito che il problema erano le continue liti con la malvagia sua madre.

Io gli rimprovero il fatto che anche con l’attuale moglie sarebbe finita male se per l’ennesima volta avesse fatto prevalere sua madre.”

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

Il sogno di Marion tratta un tema delicato e tragico e, purtroppo, sempre attuale, anzi attualissimo: la violenza dell’uomo sulla donna, quello che oggi si definisce con un termine orribile, crudo ma vero, “femminicidio”, “uccisione della femmina o dell’essere psicofisico femminile” al di là di qualsiasi connotazione relazionale: madre, moglie, compagna, amica, sconosciuta  o altro. I dati statistici dicono che viene uccisa una donna al giorno soprattutto da uomini che condividono o hanno condiviso una relazione significativa. La prevalenza del crimine si attesta nella rottura del rapporto di coppia da parte della donna. Gli stessi dati statistici non ci possono dire quante donne subiscono violenza nel quotidiano vivere “intra moenia et extra moenia”, dentro le mura domestiche e fuori dalle mura domestiche. Sono talmente tante queste donne che inducono a formulare una “psicopatologia individuale e collettiva”, una “malattia storica e culturale”, ma soprattutto una “psicopatologia dell’universo psichico maschile”.

Il sogno di Marion è un singolo campione molto significativo che contiene una sofferta verità personale che consentirà di approfondire il tragico fenomeno psichico della degenerazione della “misoginia”, “avversione e odio nei riguardi delle donne”,  e di ricercarne “l’eziologia”, “l’origine” del male individuale e collettivo.

Il sogno di Marion coinvolge tutte le donne, consente di fissare assunti di base e di ribadire regole di comportamento dopo aver capito al meglio le psicodinamiche in cui questo tragico fenomeno coinvolge la donna sin dal suo primo manifestarsi.

Il sogno di Marion è un piccolo capolavoro di psicopatologia dinamica dell’uomo violento, del “misogino assassino e criminale”.

Il sogno è discorsivo e raccontato con estrema semplicità e senza sofisticazioni da parte dell’”Io” narrante ed è importantissimo per i risvolti clinici e psicopatologici, nonché per le diffuse psicodinamiche e per i simboli che esso contiene.

Il titolo “Donne! Attente al lupo!!!” non esime gli uomini e gli altri soggetti chiamati in causa, le madri e i padri, a tirarsi fuori dalle responsabilità psichiche e psicopatologiche.

Dopo queste delucidazioni procedo con la decodificazione del sogno di Marion e con il prelievo eziologico e psicopatologico, delle “radici e delle cause, nonché della malattia psichica”.

 

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Il mio ex marito era seduto dentro un locale, presumibilmente con gli amici e in attesa di mangiare.”

 

Il sogno di Marion propone immediatamente il coinvolgimento della sfera affettiva e dell’esercizio della stessa nella coppia: i simboli sono l’“ex marito” e il “mangiare”. Il tempo evocato da “ex” è il passato prossimo o recente.

Il “locale” e gli “amici” condensano la sfera sociale e la dimensione relazionale. Marion ha vissuto il suo “ex marito” come anaffettivo, incapace di amare e tendente a compensare la sua deficienza affettiva con un’immagine sociale gratificante e molto apprezzata nel giro degli amici e dei conoscenti: una “traslazione” difensiva dagli affetti costituiti agli affetti sociali. Il “cibo” evoca un “fantasma orale” la cui formazione risale al periodo successivo alla nascita, precisamente alla “posizione psichica orale”. Tale “fantasma” richiama necessariamente la figura materna con il relativo “fantasma” scisso nella “parte buona” e nella “parte cattiva”, tecnicamente il “seno buono” quello che nutre e che ama e il “seno cattivo” quello che odia e uccide. Questa è la traduzione comprensibile della rudimentale percezione psichica di un bambino di quattro mesi.

“Aspettavano” è la “proiezione” dell’attesa di Marion di essere finalmente oggetto d’amore e di affetto da parte del marito, oggetto d’investimento di “libido genitale” ossia di essere in coppia con il suo uomo.

 

“Quando l’ho notato, sono scappata su per le scale perché mi ha ricordato il suo essere violento.”

 

Il sogno propone con delicatezza il trauma di Marion, l’essere stata oggetto di violenza psicofisica da parte del marito e la sua fuga nella “sublimazione” delle sofferenze e delle pulsioni difensive per restare con quest’uomo malvagio fino alla separazione: “sono scappata su per le scale”.

Il conflitto di Marion si è attestato nel dilemma di restare con lui o di fuggire da lui, nel conflitto struggente di continuare ad amarlo nella speranza di un suo ravvedimento o di difendersi in qualche modo dalla sua violenza psichica e fisica. La memoria di Marion conserva i traumi di questo stato di grande sofferenza perché i meccanismi psichici di difesa si sono limitati a una blanda “rimozione” per continuare a vivere. Marion ricorda i suoi traumi con dignitosa paura e quest’ultima si esprime in un sogno pacato ma drammatico dal momento che evoca, tappa dopo tappa, le psicodinamiche sfaccettate delle violenze subite. Marion ha le coordinate mentali di quello che le è successo, ma di quello che ha vissuto e le è rimasto dentro è ancora in cerca di comprensione: le mille emozioni, le mille paure, le mille speranze, le mille angosce implicite nella frase “Mi ha ricordato il suo essere violento.”

 

“Ma lui mi ha seguita e raggiunta.”

 

Ecco che immancabilmente si presentano in sogno le immagini ricorrenti di questa dolorosa psicodinamica tra marito e moglie: la donna che fugge e il maschio che la insegue e la raggiunge per farle violenza in ogni modo e a tutti i costi. Il quadro è condito delle angosce d’impotenza che si vivono nella realtà e in sogno quando non si sa sfuggire a situazioni di pericolo. Marion non ha digerito i suoi vissuti traumatici e non ha cicatrizzato le sue ferite psichiche. Ricorda ed elabora la persecuzione subita. In sogno si fa seguire e raggiungere perché ancora rivive queste tremende dinamiche relazionali, perché ancora non le ha adeguatamente razionalizzate e perché ancora non si sente ripagata di tutto il male che ha subito da quest’uomo e con cui non ha ancora chiuso i conti. Ripeto: Marion ricorda i vissuti traumatici del suo passato con il suo “ex”, ma non ha chiuso i conti con quest’uomo violento. La rievocazione è parzialmente liberatoria del senso d’impotenza e dell’aggressività difensiva che allora non sapeva e poteva esprimere, di quella giusta rabbia che nasceva dall’ingiustizia dell’offesa. La pulsione vendicativa è naturale per la nostra dimensione psichica neurovegetativa, istanza “Es”.

 

“Io ho gridato, ma lui aveva un’aria pacifica come se volesse chiedermi scusa per tutto il male che mi aveva fatto in passato.”

 

Ecco la difesa dal trauma: la reazione del gridare. Ecco l’inganno del desiderio: un uomo buono. Marion ha spesso pensato a un’immagine positiva del suo uomo e si è raccontata la storiella che tutto si ripara e tutto si ricostituisce al meglio e si è detta che tutto sommato suo marito è un uomo buono dalla “aria pacifica come se volesse chiedermi scusa”. Marion è una donna offesa nella dignità e nell’amor proprio e in sogno ha una pacata reazione con il desiderio di un’umana rivincita.

Nel sogno non ci sono simboli di difficile interpretazione, per cui si può decodificare quello che nel sogno è sotteso e sottinteso.

Degno di nota è il meccanismo psichico di difesa della “drammatizzazione secondo l’opposto” tra il gridare di lei e l’aria pacifica di lui. Il sogno sta riparando e reintegrando il trauma rievocandolo anche secondo il desiderio di riparazione di tanta offesa ingiustamente subita: “tutto il male che mi aveva fatto in passato”.

 

“Poi mi ha fatto vedere la foto di sua figlia (noi non siamo riusciti ad avere figli insieme) e mi ha chiesto consiglio sul da farsi con l’attuale moglie.”

 

Il trauma della violenza si evolve nel rimpianto della donna che non ha avuto figli e che non ha potuto realizzare la sua maternità. La frustrazione dell’esperienza psicofisica della maternità è evidente e l’averlo inserito in una parentesi, “(noi non siamo riusciti ad avere figli insieme)” lo evidenzia ancora di più, così come il rafforzamento del “noi” e “insieme” sa del dolore di Marion per il fallimento della sua coppia che non ha saputo e potuto evolversi in famiglia.

Si acuisce la sofferenza pacata di Marion nel constatare che lui ha avuto una figlia che il sogno mostra in foto per attestare un distacco emotivo difensivo, per evitare un coinvolgimento diretto e un ritorno del dolore.

A questo punto subentra una psicodinamica importante e degna di grande riflessione: la maternità mancata di Marion si trasla nel fare materno della “buona samaritana” che dopo aver subito tanto male si colloca come amorevole consulente in aiuto al “ritorno del sintomo” dell’ex marito. La “coazione a ripetere” è un meccanismo psichico normale ma che può degenerare nella perversione. Esso si attesta nella ripetizione difensiva dello schema psichico imparato e assimilato nel tempo dell’infanzia. L’ex marito accusa gli stessi sintomi “con l’attuale moglie”. Marion aspetta la sua rivincita, ma non è aggressiva, non sa difendersi dalla violenza maschile e da chi si avvicina a lei come agnello dopo essere stato in passato lupo. Questa è la psicodinamica della donna troppo buona e accondiscendente, poco affermativa e soccombente, una donna come una madre. Marion è diventata l’alleata materna dell’”ex marito”, ha fatto alleanza con il carnefice per difendersi dall’angoscia e dalla mortifera rabbia che ha nei confronti di chi l’ha colpita, umiliata e traumatizzata: “mi ha chiesto consiglio sul da farsi con l’attuale moglie.”

 

“Lui la vorrebbe lasciare, ma io gli consiglio il dialogo.”

 

Si ripresenta puntuale quello che a lei è mancato, il dialogo di coppia. Marion consiglia il suo “ex marito” di dialogare con la sua “attuale moglie” per salvare la nuova coppia e la famiglia. Marion proietta il suo desiderio e il piano strategico che non ha potuto istruire per inadempienza del marito. Quest’ultimo ripete lo schema della violenza e ripete la storia già vissuta della  rottura e della separazione. “Il dialogo” consigliato da Marion si attesta nella dialettica di coppia che disocculta se stessa, nella ricerca di una verità condivisa e nella ricerca di una compatibilità psichica e umana.

Marion è convinta che il “lasciare” la nuova donna non è la soluzione giusta e vuole riparare con il “consiglio” che non ha potuto applicare a suo tempo alla sua coppia.

 

“In seguito mi ha riferito che il problema erano le continue liti con la malvagia sua madre.”

 

Marion riattraversa pari pari in sogno la sua storia e propone la verità psichica e psicopatologica dell’”ex marito”, un uomo legato in maniera psicopatologica alla madre, lo psicodramma di un figlio debole e di una madre possessiva, di un figlio dipendente che dà alla madre il potere di interferire nella sua vita di coppia e nella sua famiglia. Questa è la degenerazione della “posizione edipica”. Marion aveva un marito rimasto “figlio-bambino” non emancipato dalla figura materna, non evoluto in uomo e soprattutto non cresciuto in autonomia psichica. In sogno Marion attribuisce all’”ex marito” la psicodinamica di un figlio buono e di una madre cattiva, di un uomo maltrattato da una madre malvagia. Marion fa la sua diagnosi e assolve il suo “ex marito” scaricando le responsabilità di lui sulla madre perversa.

Al di là del sogno di Marion, questa è una psicodinamica diffusissima che produce sofferenze e tragedie: un “figlio-bambino” precario a tutti i livelli,  un uomo ostile e violento con le donne con cui si relaziona a causa di una madre “malvagia” che lo ha castrato e dominato e che ancora lo tiene in pugno.

La “proiezione” difensiva del “malvagia” nei confronti della madre è evidente: malvagio è proprio il figlio nel sogno e nella realtà. Marion tenta ancora di assolverlo nonostante i danni subiti. Da notare che “madrenatura” ha dato una figlia a un uomo che con l’universo femminile non sa come muoversi, ma sa soltanto come muovere le mani e la voce.

 

“Io gli rimprovero il fatto che anche con l’attuale moglie sarebbe finita male se per l’ennesima volta avesse fatto prevalere sua madre.”

 

Marion proietta la sua diagnosi e la sua terapia: colpa dell’”ex marito” che fa “prevalere” la madre e le sue volontà nella nuova coppia e nella nuova famiglia, come a suo tempo aveva fatto nella sua coppia.

Si tratta della “proiezione” e della “traslazione” in tutto e per tutto del suo caso.

Resta il problema della violenza sulle donne e sulla mancata emancipazione degli uomini dalle madri, le madri castranti e seduttive che non liberano i figli ma li lasciano impaniati nelle spirali perverse di una relazione di seduzione di potere per i loro bisogni psicopatologici. Resta il problema dei padri deboli e inetti che non sanno intervenire in maniera costruttiva nella relazione con i figli troppo legati alle madri.

Del resto, se non si supera la “posizione edipica”, non si matura la “libido genitale”, per cui questi uomini non riescono ad amare e portano nella coppia la gelosia e l’impotenza, una miscela psichica che scoppia nella follia omicida in evocazione del passato e dello struggimento dell’infanzia nei confronti del padre e della madre. La donna paga il prezzo tragico di una degenerazione psichica che la trova del tutto estranea nella causa.

La psicologia dell’uomo che uccide la donna o la moglie si attesta a livello profondo in una grave psicopatologia di natura e di qualità edipiche, nella confusione tra la donna e la madre, nella trasposizione del tremendo conflitto psichico irrisolto con la figura materna nella figura della donna o della compagna o della moglie. Quest’uomo rivive tutte le sofferenze e le angosce a suo tempo vissute nei confronti dei suoi genitori, confonde la donna con la madre e si compensa realizzando tutto quello che aveva a suo tempo desiderato, il possesso, la punizione e l’annientamento. Il sentimento dell’amore è costituito in quest’uomo malato dal senso del possesso, dal bisogno di punire e dal definitivo vittorioso annientamento.

Tornando al sogno di Marion si rileva che “per l’ennesima volta” si ripresenta la “coazione a ripetere”, la solita minestra, il meccanismo psichico di difesa che diventa patologico quando non si sa ricorrere ad altri meccanismi per risolvere i conflitti e i problemi a causa di una povertà di schemi psichici e culturali.

 

PSICODINAMICA

 

Il sogno di Marion riepiloga l’infausta psicodinamica del dissidio di coppia legato alla mancata emancipazione edipica del maschio e al ricorso alla violenza per via traslata nella donna. Il sogno presenta diagnosi, terapia e prognosi: la dipendenza dalla madre, l’emancipazione dalla madre, il dialogo con la propria donna.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

Il sogno di Marion è elaborato in prevalenza dall’istanza “Io” sotto forma di racconto, riflessione e rievocazione durante il dormiveglia e con il ricorso alla memoria per la formulazione diagnostica e terapeutica dell’esperienza drammatica. L’istanza “Es” è presente nella pulsione della paura, “ma io ho gridato”, nel bisogno di vendetta o riparazione del trauma. L’istanza

“Super-Io” non si manifesta. E’ coinvolta la “posizione psichica orale” e in prevalenza la “posizione psichica edipica”: affettività e figura materna, conflitto con la madre e con il padre.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

 

I meccanismi psichici di difesa richiamati dal sogno sono la “proiezione”, la “condensazione”, lo “spostamento”, la “traslazione”, la “coazione a ripetere”, la “alleanza con il nemico”, la “drammatizzazione secondo l’opposto”, il “ritorno del sintomo”, il “ritorno del rimosso”. E’ presente il processo psichico di difesa della “sublimazione della libido”: “scappata su per le scale”.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

Il sogno di Marion evidenzia tratti psichici legati alla “organizzazione orale”: sensibilità affettiva. Non manca un tratto “genitale” nel desiderio di maternità.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche richiamate sono la “metonimia”, la “metafora”: “cibo”, “scappare”, “scale”.

 

DIAGNOSI

 

La diagnosi parla di un trauma psicofisico continuo e continuato da parte del marito e dello strascico emotivo collegato.

 

PROGNOSI

 

La prognosi impone a Marion di ben valutare la situazione da cui è sfuggita e di rafforzare il suo essere soggetto di diritto e non figlia di un dio minore. Marion deve collocarsi alla pari nelle future relazioni affettive.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta nella collocazione psichica materna di Marion in un’eventuale relazione di coppia e in una caduta dell’affermatività paritaria per conservare i vantaggi secondari di una relazione.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Marion è “2” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

La causa scatenante del sogno di Marion, “resto diurno”, si attesta in una riflessione sulla sua situazione esistenziale o in un ricordo evocato da uno stimolo comunicativo.

 

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

 

Il “sogno-storia” di Marion offre la possibilità di fissare a vantaggio di tutte le donne una serie di norme a cui attenersi qualora si vengano a trovare nella dura situazione di subire violenza da parte di un uomo o del loro uomo.

 

  • Mettere fra parentesi i sentimenti e non minimizzare la gravità della situazione: meglio esagerare piuttosto che essere ammazzate.

 

  • Non essere fataliste e non attendere il miracolo del “tutto passa e tutto si risolve”. All’incontrario bisogna agire con freddezza, cautela e intelligenza.

 

  • Superare il pudore e comunicare il disagio in sul primo manifestarsi alle persone che ritenete degne di voi, di capirvi e di potervi aiutare.

 

  • Non cedere assolutamente all’onnipotenza del farcela a tutti i costi e da sole.

 

  • Affidarsi a un Centro o a un Ente preposti al caso e non chiudersi in se stesse. Il supporto psicologico e psicoterapeutico lo trovate in queste strutture.

 

  • Non lasciarsi suggestionare da promesse tipo “non lo faccio più, perdonami”. Considerare adeguatamente le minacce e specialmente le più sottili, quelle psicologiche.

 

  • Convincersi che la psicodinamica dell’uomo violento ha radici lontane ed è una psicopatologia grave non legata alla vostra azione e tanto meno alla vostra responsabilità.

 

  • Essere fermamente consapevoli che non potete aiutare chi ha necessità di curarsi.

 

  • Per rafforzare la vostra azione difensiva, considerate l’importanza dei figli e di evitar loro traumi familiari.

 

  • Volersi tanto bene, agire con il buon senso e seguire anche i consigli che troverete da voi stesse cammin facendo.

 

  • Ricordare sempre che il corpo è tutelato dal Diritto naturale e dalla Legge ordinaria e che nessuno può usargli violenza. Al primo ematoma “112” o “113” è il numero giusto.

   

LA VERTIGINE DELLA LIBERTA’

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovavo a casa di mia nonna, era la notte di Natale e di lì a poco sarebbero arrivati gli ospiti.

Io e mia nonna eravamo in balcone. Io mi avvicino alla ringhiera, ma mi accorgo che non vi era altro che una fitta rete nera che separava il balcone dal vuoto.

Per sbaglio, facendo un movimento brusco, la faccio staccare da un lato. Faccio notare a mia nonna che trovo quel balcone senza ringhiera alquanto pericoloso, ma lei sostiene che avremmo dovuto solo riagganciare la rete.

Io non volevo che mia nonna si avvicinasse al vuoto, così le dico che lo avrei fatto io.

Tuttavia, ogni volta che mi avvicinavo con il lembo di rete staccato in mano per riagganciarlo, mi ritraevo per l’impressione che mi suscitava lo stare così vicina al vuoto.”

Questo sogno porta la firma di Brunetta.

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

L’emancipazione psichica dalla figura materna e la ricerca del naturale rapporto con il corpo nella vita sessuale procurano la vertigine della libertà. La figura materna è importante e complessa per la psicologia femminile in quanto comporta il vissuto della dipendenza, dell’affettività, della rivalità, dell’ostilità, della colpa, della sconfitta, dell’alleanza, dell’identificazione e finalmente dell’identità.

Quanto viaggia e peregrina una donna per approdare in se stessa dopo la caduta della dea madre!

E dopo a chi ci rivolgiamo?

A noi stessi e alla nostra autonomia psichica!

E del corpo cosa sarà?

Libero anche lui e pronto a godere!

Una donna libera di mente e libera di corpo: un bel connubio!

Brunetta si avventura in questa delicata psicodinamica con la sacra cautela di chi non vuole improvvisare e improvvisarsi.

Vediamo cosa le insegna il suo sogno con pochi ma efficaci simboli.

 

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Mi trovavo a casa di mia nonna, era la notte di Natale e di lì a poco sarebbero arrivati gli ospiti.”

 

Si rileva nell’immediato la “traslazione” difensiva della figura materna nella “nonna”, un’operazione di “spostamento” delle mille emozioni legate alla madre e una difesa per continuare a dormire e a sognare. In Brunetta la conciliazione e l’identificazione con la madre sono andate a buon fine, ma adesso bisogna esibire e agire le conquiste effettuate: l’autonomia psicofisica. Ed ecco che arrivano gli “ospiti”, coloro che guardano, valutano,  giudicano e coinvolgono.

 

“Io e mia nonna eravamo in balcone. Io mi avvicino alla ringhiera, ma mi accorgo che non vi era altro che una fitta rete nera che separava il balcone dal vuoto.”

 

L’esposizione sociale è offerta anche nel suo tratto problematico e pericoloso perché nel “balcone” manca la “ringhiera”, mancano le naturali e giuste difese verso gli altri, verso quel sociale che turba e intriga. Il posto della fredda “ringhiera” è stato preso da “una fitta rete nera”, da una serie poderosa di pensieri e pregiudizi, di paure ed emozioni, da un condensato pessimistico di difese mentali. En passant, è opportuno precisare che le giuste e naturali difese del coinvolgimento relazionale sono l’autostima e il garbo formale, l’amor proprio e la seduzione cortese, il poco spessore e la profondità del non dire. Questa è la naturale metaforica “ringhiera”. Il “vuoto” rappresenta la vertigine della libertà e ha una duplice valenza. Per un verso rappresenta la crisi dell’autonomia psichica, la caduta depressiva e la perdita delle conquiste psichiche fatte, un “fantasma di morte”. Dall’altro verso rappresenta il lasciarsi andare psicofisico, l’abbandono temporaneo delle facoltà di vigilanza dell’Io e la disposizione a sentire le emozioni più profonde  e intime. Il movimento dall’alto verso il basso si attesta in una “concretizzazione” e in una “incarnazione” dell’identità psicofisica acquisita.

E allora?

Bisogna rafforzare il senso dell’Io e assimilare queste conquiste per poterle agire con l’adeguata presa di coscienza e la necessaria sicurezza: lasciarsi andare al ritmo neurovegetativo delle pulsioni.

 

“Per sbaglio, facendo un movimento brusco, la faccio staccare da un lato.”

 

Brunetta tenta di superare le paure e i pregiudizi, i pensieri nefasti e le ipocondrie, ma non riesce del tutto, perché restano in lei le remore alla relazione sociale e all’abbandono psicofisico. Queste ultime non significano affidamento acritico a se stessa e agli altri, ma il giusto approccio formale alle convenienze proprie e alle esigenze del gruppo. Si tratta di una relazione d’amore con se stessa e di una solidarietà natalizia fatta di succulenza e di gioco, di seduzione e di fascino.

 

“Faccio notare a mia nonna che trovo quel balcone senza ringhiera alquanto pericoloso, ma lei sostiene che avremmo dovuto solo riagganciare la rete.”

 

L’esperienza non è acqua fresca. Brunetta si fa dire dalla nonna, la “traslazione” della figura materna, che bisogna essere disinibite e senza tante inutili barriere con se stesse e con gli altri. Basta con le paure inutili e le ragnatele dei mille ragionamenti astratti che le donne abilmente intessono per nascondere le inibizioni. Comunque un “balcone” senza “ringhiera” non è pericoloso secondo il Vangelo della nonna, una che sa le cose come vanno.  Una disposizione aperta e accogliente non è pericolosa perché bisogna buttarsi e dare materia alla materia.

 

“Io non volevo che mia nonna si avvicinasse al vuoto, così le dico che lo avrei fatto io.”

 

La nonna è una donna navigata e non ha paura delle relazioni, ma Brunetta la protegge, ha paura per lei o meglio ha paura per sé. Le ultime resistenze alla relazione con se stessa e con gli altri sono da superare. Brunetta esegue quello che la nonna avrebbe fatto: identificazione e imitazione con tutti i diritti della gioventù.

 

“Tuttavia, ogni volta che mi avvicinavo con il lembo di rete staccato in mano per riagganciarlo, mi ritraevo per l’impressione che mi suscitava lo stare così vicina al vuoto.”

 

Se non ti lasci andare, non godi. Questo è l’insegnamento finale del sogno di Brunetta. Bisogna superare paure e resistenze a lasciarsi andare e il sogno nel finale acquista una valenza sessuale e una connotazione psichica: la paura di lasciarsi andare all’orgasmo e il bisogno di vigilare e di controllare, un non fidarsi del corpo e un bisogno della mente di vigilare.

Il vuoto non è depressivo ma psicosomatico.

 

PSICODINAMICA

 

Il sogno di Brunetta parte dalla “posizione edipica” per spostarsi sul versante psico-sessuale. Bisogna relazionarsi nei giusti modi e lasciarsi andare per avere il massimo del piacere, la vertigine della libertà psicofisica negli investimenti della “libido genitale”.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

Il sogno di Brunetta evidenzia la pulsione fobica dell’istanza “Es” nella paura di cadere nel vuoto. L’istanza “Io” è presente nel bisogno di controllo e di vigilanza, oltre che nel riparare il “fantasma del vuoto”. L’istanza “Super-Io” non si profila in alcun modo.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

 

Il sogno di Brunetta si serve dei meccanismi di difesa della “condensazione” e dello “spostamento” in “ringhiera” e “nonna”, della “traslazione” in “nonna” e “vuoto”, della “materializzazione” in vicina al vuoto” e la collegata paura di cadere.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

Il sogno evidenzia un tratto fobico nella “organizzazione psichica reattiva”: la paura di lasciarsi andare nel vuoto, di affidarsi a se stessa e di sentire il proprio corpo.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche coinvolte nel sogno di Brunetta sono la “metafora” in “ringhiera” e in “nonna”, la “metonimia” in “rete fitta” e “vuoto”.

 

DIAGNOSI

 

Il sogno di Brunetta presenta una conflittualità nevrotica di natura fobica a lasciarsi andare e a godere della propria autonomia psicofisica.

 

PROGNOSI

 

La prognosi impone a Brunetta di rafforzare l’autonomia psicofisica in risoluzione della “posizione edipica” e di migliorare il vissuto in riguardo al corpo e alle sue funzioni senza sentire la necessità di controllo e di autocontrollo, al fine di evitare la “sublimazione” delle pulsioni sessuali.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta nella difficoltà a lasciarsi andare nell’esercizio della vita sessuale e nella difficoltà a coronare con l’orgasmo la “libido genitale”.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Brunetta è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno, si può attestare in una preoccupazione o in un evento sessuale.

 

QUALITA’ ONIRICA

 

Il sogno di Brunetta ha una qualità onirica logico-discorsiva.

 

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

 

IL SOGNO SECONDO ECCLES

“L’Io e il Suo Cervello”, volume secondo, pagine 449,450,451,

Armando Armando Editore in Roma nel 1981.

 

Eccles

 

“Con il risveglio sembra che la Mente autocosciente si riprenda gradualmente e che trovi alcuni moduli aperti e organizzati ricavando dalla loro attività strutturata sprazzi di illuminazione ed ecco che la coscienza nascente del nuovo giorno si manifesta sotto forma di esperienze frammentarie e parziali per poi ricostituirsi gradualmente. Ti ricordi dove ti trovi e ricapitoli quello che devi fare durante la giornata.

La Mente autocosciente per tutta la durata del sonno continua a esplorare e ad esaminare la corteccia cerebrale ricercando ogni modulo aperto e utilizzabile ai fini dell’esperienza. Molti sogni attraversano la Mente autocosciente che seguita a scandire l’attività del Cervello ma non vengono ricordati al risveglio. Il soggetto ricorda il sogno se viene svegliato nel momento in cui si manifestano i movimenti oculari e gli eventi neuronali associati con esso appaiono nella registrazione elettroencefalografica. Dieci minuti dopo non ricorda alcun tipo di sogno. E’ sicuro che nel sonno paradosso si sogna al novanta per cento riferiscono appena svegliati. La Mente autocosciente è in rapporto con il Cervello e svolge sempre l’azione di scansione sull’attività del Cervello ma non sempre il Cervello si trova in condizioni di comunicare con essa.

 

Commento

 

Il risveglio si attesta nel progressivo riappropriarsi da parte della “Mente autocosciente” di moduli aperti e organizzati che sono in connessione progressiva con la realtà in atto: il passaggio dal sonno alla veglia. La ricerca nella corteccia cerebrale del modulo aperto e disponibile ai fini di esperienza contraddistingue il sonno paradosso e il sogno. Si sogna nella fase R.E.M. e si ricorda se si viene svegliati, altrimenti i sogni sono destinati a essere dimenticati: questi prodotti mentali sono atti al dimenticatoio. Tra “Mente autocosciente” e “Cervello” non c’è sempre cooperazione e comunicazione, nonostante la loro relazione e la scansione della Mente autocosciente sull’attività del Cervello. I sogni non si ricordano nella loro globalità, se ne ricorda qualcosa, un “resto notturno”, il resto del sogno viene perduto anche se si sveglia il soggetto in piena fase R.E.M. con grave danno per la salute fisica e mentale, disturbo del sonno e psicosi. Eccles coglie nel segno nel dire che noi perdiamo gran parte di quello che sogniamo nel sonno paradosso o R.E.M.

 

John Carew Eccles, neurofisiologo e filosofo australiano, è nato nel 1903 ed è morto nel 1997. I suoi studi sulla “fisiologia dei neuroni” e la sua scoperta del “meccanismo biochimico dell’impulso nervoso” gli hanno procurato il premio Nobel per la Medicina nel 1963, riconoscimento condiviso con Lloyd Hodgkin e Andrew Fielding Huxley.

LE DUE FONTANE E LE DUE ANIME

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Sono nel giardino di mia nonna.

Ci sono due fontane molto basse dalle quali esce dell’acqua ferruginosa.

Davanti alla fontana sto eseguendo un rito e per due volte la mia anima si sdoppia dal corpo, la prima più breve, la seconda più intensa.

La sensazione “spirituale” è molto forte.

Improvvisamente l’acqua non esce più dalle fontane e inizia la guerra.

Il cielo è buio e c’è confusione di uomini in divisa, persone e veicoli.

Mi passano vicino due macchine.

Entro in un grande palazzo e mi ritrovo assieme a gente che conosco e che entrano in un ascensore assieme a degli uomini in divisa.

Io e un’altra ragazza non entriamo perché percepiamo un pericolo e di nascosto scendiamo le scale.

Ci ritroviamo in un grande atrio dove si sta svolgendo una riunione di yogi.

Ci aggreghiamo al gruppo che discute di filosofia.

Viene detta con solennità una frase che contiene la parola “Dio” e viene fatto un disegno.

Ecco che la guerra finisce in concomitanza con la ricomparsa dell’acqua dalle fontane.”

Questo sogno è di Angela.

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

Il sogno di Angela ha una sostanza metafisica: l’anima e Dio. E’ prossimo alla filosofia e allo yoga, ai filosofi e agli yogi, alla magia e allo spiritualismo, all’Occidente e all’Oriente.

Anche lo pseudonimo, Angela, non è scelto a caso dalla protagonista: un “lapsus mentis” che attesta del contenuto nobile e alto del sogno, una trasfigurazione della materia e della materialità nella spiritualità.

Tratta di fontane e di acqua, di anime scisse dai corpi, di uomini in divisa e di guerra, di cielo e di buio, di ascensore e di atrio, di Dio “parola” e di Dio “disegno”.

L’”Io narrante” di Angela ha formulato il sogno in termini comprensibili, anche se nel suo complesso il prodotto psichico è surreale.

L’”Io onirico” si è veramente divertito nel combinare, nel condensare, nello spostare le pedine dell’affascinante gioco.

Ma cosa contiene questo irto sogno di Angela?

Bisogna procedere con assoluta calma per evincere una serie di “significanti”  completamente opposti al “significato”: dalle stelle alle stalle, dallo spirito alla materia, dall’alto al basso.

 

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Sono nel giardino di mia nonna.”

 

Angela si relaziona con la madre e sposta nella “nonna” la problematica conflittuale per continuare a dormire senza che scatti l’incubo e il risveglio. Il “giardino” rappresenta la realtà psichica in atto, una situazione gradevole fatta di vitalità e di vivacità.

 

“Ci sono due fontane molto basse dalle quali esce dell’acqua ferruginosa.”

 

Le “fontane” sono il simbolo della femminilità e della maternità, dell’origine della vita, della madre e della figlia, “due” inserite nel “giardino”. L’essere “basse” condensa un legame con la concreta materia. “L’acqua ferruginosa” introduce il trauma: l’acqua non è limpida, ma rossastra. Presenta tracce d’imperfezione, di precarietà, di malattia. Angela rievoca un trauma e un senso di colpa in riguardo al suo essere femmina e femminile.

 

“Davanti alla fontana sto eseguendo un rito e per due volte la mia anima si sdoppia dal corpo, la prima più breve, la seconda più intensa.”

 

Il “rito” esorcizza un divieto e assolve una colpa, è “catarsi” dell’infrazione e della deroga alle norme costituite. Il “rito” ripara un’ossessione che rievoca il fatto traumatico, annulla la carica d’angoscia e la converte in una forma accettabile. L’”anima” condensa la “parte femminile” della psiche di Angela, la femminilità intesa come astrazione dell’esser biologicamente femmina. Lo “sdoppiamento” o meglio la scissione dell’anima dal corpo equivale a una rottura dell’unità dello “psicosoma” di Angela, la femminilità da una parte e il corpo dall’altra parte. Angela si scinde perché non accetta la sua “parte femminile” materiale, per cui istruisce la modalità primaria del pensiero infantile, il meccanismo primitivo di difesa dall’angoscia che opera un processo di “splitting”, scissione, tra la “parte buona”  e la “parte cattiva” di ogni rudimentale conoscenza, il “fantasma” per l’appunto. Angela recupera da adulta questo processo mentale di spaccare in due, il numero magico in ”due volte si sdoppia”, come “due” erano le “fontane” e le “acque ferruginose”. Tra l’altro il numero “due” è il simbolo dell’universo psichico femminile, oltre che del numero pari e della definizione geometrica della linea retta. Angela ha rafforzato l’uso dello “splitting” nella sua evoluzione psichica. Due è anche il simbolo della coppia.

 

“La sensazione “spirituale” è molto forte.”

 

Ecco un orgasmo mistico!

Trattasi tecnicamente del meccanismo psichico di difesa della “formazione sostitutiva”, la conversione dell’orgasmo fisiologico in estasi mistica: la giusta difesa per non vivere la colpa in riguardo al corpo, alle sue funzioni, alle sue pulsioni e ai suoi bisogni.

Oltre allo “splitting” e alla “formazione sostitutiva”, si deve rilevare che il processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione” funziona molto bene in Angela e anche questo sin da giovane sotto gli stimoli dell’educazione formale e religiosa che ha ricevuto e ben assimilato. Angela deve commutare nobilmente la sua “libido” da materiale in spirituale. La psiche usa la “sublimazione” per giustificare l’angoscia del coinvolgimento sessuale nell’esercizio della “libido” e nelle sue accezioni specifiche di tipo “orale”, “anale”, “fallico narcisistica”  e “genitale”.

Angela esprime il suo conflitto nella psicodinamica d’identificazione al femminile nella figura materna e in questo travaglio è costretta a vivere le conseguenze del caso. La spiritualità affascina e seduce la protagonista. La “sensazione” alberga nel corpo e giustamente Angela virgoletta il contrasto oppositivo con la spiritualità a significare che il corpo è la base dei più alti pensieri e delle più nobili sensazioni dell’essere umano.

 

“Improvvisamente l’acqua non esce più dalle fontane e inizia la guerra.”

 

Questo è il conflitto psichico di cui dicevo prima. L’”identificazione” al femminile viene bloccata e con essa insorge il trauma della “scissione” tra corpo e mente, tra soma e psiche: “inizia la guerra”. L’identità al femminile è rimandata e l’autonomia psichica sarà il prossimo traguardo di Angela. Finché funziona la “sublimazione della libido” il quadro nella sua globalità può essere giudicato in equilibrio: una simmetria mancata, una equipollenza inconcepibile.

Viva lo spirito e le sue mirabili arti suggestive!

Evviva l’oppio dei popoli!

 

“Il cielo è buio e c’è confusione di uomini in divisa, persone e veicoli.”

 

La lucidità mentale e la vigilanza dell’Io entrano in crisi. Il “cielo buio” attesta della caduta dei desideri. Angela non desidera più e non ragiona abbastanza. La “confusione” equivale a una commistione di elementi psichici diversi per qualità e per posizione. Soprattutto, per quanto riguarda la relazione con l’universo maschile e con il ruolo del maschio, le relazioni con gli altri e con la sessualità, tutto è formale, militarizzato, difeso, ben strutturato. Anche la relazione con gli oggetti è compromessa. Angela è in piena crisi psichica ed esistenziale.

 

“Mi passano vicino due macchine.”

 

Trattasi delle esperienze affettive con rischio sessuale, “due macchine”, che Angela ha vissuto  durante la sua adolescenza. Ma lei non si è coinvolta, ha sublimato e ha continuato a sublimare. Non si lascia neanche sfiorare dalla vita che vive e che trascorre: “mi passano vicine”. Angela è in piena difesa da se stessa e dagli altri.

 

“Entro in un grande palazzo e mi ritrovo assieme a gente che conosco e che entrano in un ascensore assieme a degli uomini in divisa.”

 

Le relazioni sono tante e di poco spessore e tutte basate sulla “sublimazione della libido”, spirituali molto, materiali niente. Il mondo di Angela è formale nei ruoli, tutto bigotto e senza complicità seduttiva. Tutti in “ascensore”, un simbolo femminile e materno che di per sé va verso l’alto senza coinvolgimenti di corpi e di materie. Gli “uomini in divisa” condensano il cliché formale della concezione di Angela in riguardo all’universo maschile.

 

“Io e un’altra ragazza non entriamo perché percepiamo un pericolo e di nascosto scendiamo le scale.”

 

Meno male che Angela avverte il pericolo psichico, si astiene dal sublimare e s’identifica nella ragazza alleata per rafforzare le sue scelte di “materializzare”, di “scendere le scale”, di coinvolgersi, di far sesso, di concretizzare la vitalità, d’incarnare l’esistenza. Di nascosto Angela include l’infrazione alle norme bieche del codice familiare, contempla la deroga ai dettami sociali e alle ingiunzioni del suo “Super-Io”. Angela ammorbidisce l’istanza censoria e repressiva del “Super-Io” e tenta di affermarsi dal momento che sente l’innaturalità del suo difendersi dalla materia, dal suo corpo, dai suoi istinti, dalle sue pulsioni vitali, dagli altri e dai contatti di un certo tipo.

 

“Ci ritroviamo in un grande atrio dove si sta svolgendo una riunione di yogi.”

 

Ahi ahi ahi!

E’ proprio vero che il lupo perde il pelo, ma non il vizio.

Tecnicamente si definisce “coazione a ripetere”: pulsione a usare i meccanismi conosciuti per non incorrere in angoscia al prezzo di non godere pienamente di se stessi.

Dalla padella alla brace, dal culto dello spirito Angela passa al culto del corpo, ma sempre in versione sublimata: yoga e yogi. La filosofia del vivente va benissimo, ma Angela ha bisogno di concretezza e di vivere di concretezza. Il suo tentativo di cambiare incorre nella “metafisica del basso” sotto forma di “sublimazione della materia”, un riconoscimento parziale del “vivente”. Lo Yoga lavora il corpo e lo riconosce sublimando. Meglio un muratore o un contadino rispetto a uno yogi.

Angela socializza sublimando ancora.

 

“Ci aggreghiamo al gruppo che discute di filosofia.”

 

Angela e l’amica hanno provato a disinibirsi, ma sono cadute nell’uso dello stesso meccanismo di difesa dall’angoscia e dal coinvolgimento sessuale, la “sublimazione”. La “filosofia” è amore per il sapere, un amore astratto almeno nella simbologia del sogno. Per altri versi la “filosofia” è la madre di tutte le scienze, ma in questo contesto psichico e onirico le cose stanno dalla parte del mancato coinvolgimento per paura della concretezza materiale e della vitalità sessuale.

 

“Viene detta con solennità una frase che contiene la parola “Dio” e viene fatto un disegno.”

 

La “metafisica della materia” è completa. Compare “Dio” e la sua visione del mondo: la castità, la sublimazione, la teologia e l’etica della religione cristiana. Dio è parola, Dio è Verbo. Ma la Parola e il Verbo si concretizzano in un progetto e addirittura nella creazione dell’universo e dell’uomo, oltre al fatto storico che Dio “si fece carne e abitò tra noi”, come recita l’introduzione del Vangelo di Giovanni. Dio è “disegno” e progetto e attesta di uno stile di vita in ubbidienza ai comandamenti, dettami etici che portano sempre in cielo dopo la vita nella materia. Angela sembrava in salvo, ma non è cosi. Si è costretta ad adattare la sua femminilità biopsichica all’etica religiosa.

 

“Ecco che la guerra finisce in concomitanza con la ricomparsa dell’acqua dalle fontane.” 

 

Angela ha risolto in questo modo la sua femminilità e la sua sessualità. Il conflitto è finito. Vai in pace e così sia!

Per fortuna esiste l’evoluzione. E questa non è una teoria della fede, ma della scienza, per cui Angela ha avuto le opportunità per superare le resistenze alla coscienza di sé, le difese alle angosce e al coinvolgimento, le inibizioni alle pulsioni erotiche e sessuali.

 

PSICODINAMICA

 

Il sogno di Angela, nome non scelto a caso, attesta dell’evoluzione conflittuale della “posizione edipica” in riferimento all’identificazione nella figura materna e all’assimilazione dell’identità psichica femminile. Il conflitto specifico si attesta nell’uso improvvido del processo psichico di difesa della “sublimazione della libido”, nonché nel sentire il corpo e i suoi bisogni e nel ragionare sullo spirito e i suoi orizzonti.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

Nel sogno di Angela sono presenti le istanze dell’”Es”, dell’”Io” e del “Super-Io”. La prima, “Es”, si manifesta in tutte le parti fortemente suggestive, emotive e simboliche: “Il cielo è buio e c’è confusione di uomini in divisa, persone e veicoli.” “La sensazione “spirituale” è molto forte.” “Davanti alla fontana sto eseguendo un rito e per due volte la mia anima si sdoppia dal corpo, la prima più breve, la seconda più intensa.”

L’istanza “Io” è manifesta nell’accomodamento della trama onirica e nella formulazione giustificativa degli eventi: la “razionalizzazione” del sogno sognando. Esempio: “Sono nel giardino di mia nonna.” “Ci sono due fontane molto basse dalle quali esce dell’acqua ferruginosa.” E altro.

L’istanza “Super-Io” si presenta “Viene detta con solennità una frase che contiene la parola “Dio” e viene fatto un disegno.” “Io e un’altra ragazza non entriamo perché percepiamo un pericolo e di nascosto scendiamo le scale.”

La “posizione psichica edipica” è richiamata e rielaborata nella sua evoluzione.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

 

Il sogno di Angela attesta del trionfo del processo della “sublimazione della libido” nel suo teatro psichico. La protagonista, inoltre, esorcizza l’angoscia attraverso il meccanismo dello “splitting”, dell’”annullamento”, della “formazione sostitutiva” e della “coazione a ripetere”. Il sogno è formulato secondo i seguenti meccanismi del “processo primario”: la “condensazione” in “giardino”, lo “spostamento” in “nonna”, il “simbolismo” in “anima”, la “drammatizzazione” in “Dio” e la “figurabilità” in “acqua ferruginosa”.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

Il sogno di Angela evidenzia un tratto ossessivo all’interno di una “organizzazione psichica reattiva” strutturata. La protagonista vuol cambiare, ma poi ripropone schemi equivalenti e non alternativi. Considera questi ultimi e li pensa come progetti di rinnovamento evolutivo.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche coinvolte nel sogno di Angela sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “nonna” e altro, la “metonimia” o relazione concettuale logica in “rito” e altro, la “iperbole” o esagerazione in “anima” e altro, la “enfasi” o forza espressiva in “Dio” e altro.

 

DIAGNOSI

 

La diagnosi evidenzia la difesa di Angela dalla materia e dalla materializzazione, dai diritti del corpo e dalle pulsioni sessuali, dal coinvolgimento relazionale ed erotico.

 

PROGNOSI

 

La prognosi impone ad Angela di aprirsi a se stessa e al mondo, di commutare la sua filosofia di vita da astratta a concreta, dall’Idealismo al Marxismo, di curare la mistica della materia se proprio ha bisogno di dare un “senso alto” alla sua esistenza e di elevarsi intellettualmente e religiosamente. Angela ha tanto da scoprire e da vivere di sé e del suo mondo. Basta commutare ottica e darci dentro nelle gioie del corpo, passando da un mondo incantato a una realtà laica ma non volgare.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta in una caduta depressiva della “libido” nel momento in cui il processo di difesa della “sublimazione” non funziona in maniera adeguata.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Angela  è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Angela è una riflessione sullo stile di vita o un’esperienza conflittuale con se stessa e con il prossimo.

 

QUALITA’ ONIRICA

 

La qualità del sogno di Angela è autoreferenziale, surreale e altamente simbolica.

 

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

 

Il sogno di Angela si può considerare una breve “enciclopedia della psicoanalisi” alla luce dei tanti processi e meccanismi psichici che richiama e coinvolge, alla luce dei tanti simboli e fantasmi che evoca. E’ un sogno molto ricco e propizio proprio perché tanto suggestivo e surreale. Angela si è trovata nel corso dell’esistenza a fare un bilancio sulla sua vita psichica, una riflessione non fine a se stessa ma intesa a operare un cambiamento evolutivo. Il sogno può arrivare prima del cambiamento dietro gli stimoli quotidiani o magari dopo per attestare come Angela era e come Angela è diventata. Consiglio a tutti di leggere questo sogno con assoluta calma e più volte per coglierne tutta l’intensità emotiva e gustarne l’atmosfera surreale. Il sogno di Angela è anche pieno di figure retoriche che trasfigurano la realtà psichica in fabulazione poetica. Ribadisco: il sogno di Angela è un saggio breve sulla formazione evolutiva, una serie di tappe della vita ricca di conflitti e di suggestioni. Angela può essere orgogliosa della sua poliedrica e polivalente funzione onirica.

L’ORIGINE DELLA VITA E LA COLPA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

 

“Odette sogna di vedere in primo piano le grandi e le piccole labbra del suo organo sessuale.

Come in una visita ginecologica e grazie a un divaricatore vede un insetto grande e rosso con le ali che esce e sta per scappare.

Lei lo infila dentro e al suo posto vengono fuori delle escrescenze di carne rossa e infetta di pus.

Odette tenta di richiudere il tutto.”

 

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

Il sogno di Odette induce una giusta riflessione sulla “ipocondria” e sul “senso di colpa”. Partiamo da quest’ultimo.

Si definisce “senso di colpa” la responsabilità supposta e immaginata, mentre si chiama “colpa” quella reale ed effettiva. Il “senso di colpa” è un “fantasma” che produce angoscia perché è indeterminato e ha inizialmente una realtà psichica. Di poi, l’angoscia può degenerare nelle fobie e nelle crisi di panico  manifestandosi nella pratica quotidiana con la sua carica neurovegetativa: compiacenza somatica e isterofobia o conversione isterica.

La “colpa” produce dolore perché conosce bene il suo oggetto, ammette un diretto coinvolgimento perché è una colpa reale. Bisogna aggiungere che nel tempo la “colpa” si evolve in “sensibilità alla colpa”, il “fantasma” ossia la psico-percezione e l’emozione in riguardo al materiale psichico che si vive come “colpa”.

L’ipocondria è una psiconevrosi, una dinamica conflittuale che investe malignamente il corpo e lo stato di salute e si manifesta come fobia, una acuta paura ingiustificata e assurda delle malattie, al di là delle malattie vere e reali di cui il corpo può essere affetto.

Il sogno di Odette chiama in causa direttamente la parte esterna del suo apparato genitale e lo fa in maniera cruenta e in espiazione di un senso di colpa o di una colpa.

Odette è ipocondriaca o è colpevole?

Il corpo, gli apparati e le funzioni collegate hanno un ruolo privilegiato nei nostri sogni dal momento che rappresentano in concreto la nostra vitalità e la nostra “libido”, in astratto la nostra vita.

 

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Odette sogna di vedere in primo piano le grandi e le piccole labbra del suo organo sessuale.”

 

Odette evidenzia in sogno, senza pudore e senza mezzi termini, l’organo della discordia o del conflitto, il suo apparato genitale esterno. Il “primo piano” attesta simbolicamente l’importanza del problema, dal momento che si tratta di un’accentuazione enfatica del conflitto psichico. “Le grandi e le piccole labbra” sono simbolicamente strumenti del piacere e organi della sensibilità erotica, rientrano nell’estetica voyeuristica della nudità e nella funzionalità del piacere. Condensano, inoltre, le naturali difese psicofisiche alla deflorazione e alla penetrazione.    

 

“Come in una visita ginecologica e grazie a un divaricatore, vede un insetto grande e rosso con le ali che esce e sta per scappare.”

 

L’organo sessuale di Odette è colpevolizzato dal momento che viene interessato dalla freddezza di una possibile malattia ginecologica e dal “divaricatore” che non è simbolo erotico del membro maschile, ma è un attrezzo di tormento, uno strumento di dolore, un oggetto di tortura. La vagina di Odette è affetta da senso di colpa e non da sensibilità erotica, tant’è vero che lascia venir fuori “un insetto”, classico simbolo dello spermatozoo, “grande e rosso con le ali”, l’oggetto atto alla fecondazione, ma una fecondazione mancata e opposta rispetto al movimento giusto: uno spermatozoo che “sta per uscire e “per scappare”. Odette non vuole una gravidanza e aggredisce lo spermatozoo cacciandolo fuori dalla sua vagina. Il colore rosso attesta del sangue e dell’infezione.

 

“Lei lo infila dentro e al suo posto vengono fuori delle escrescenze di carne rossa e infetta di pus.”

 

Ma ecco il conflitto!

Odette è contrastata nella maternità, vuole non essere fecondata ma lo rimette dentro intendendo di voler occultare la colpa. Odette non vuole essere disoccultata e il rimetterlo dentro è più un occultare, un nascondere quello ha vissuto male: un forte senso di colpa legato al coito e all’emissione dello sperma. Ecco che la colpevolizzazione si esalta nella malattia del seme e dell’organo, il “pus”, la degenerazione del seme, mentre le “escrescenze di carne rossa” rappresentano un aborto. Odette non voleva, ma è rimasta impigliata. Oppure Odette ha voluto trasgredire con il rischio conseguente di gravidanza e di disoccultamento.

 

“Odette tenta di richiudere il tutto.”

 

La manovra difensiva di Odette di “rimuovere” il suo trauma o la sua colpa o la sua paura è manifesta. Il “richiudere il tutto” è un non prendere atto del trauma, un non volerlo razionalizzare, per cui si tratta di “fobia”, di “ipocondria” in una zona del corpo facile alla colpa per l’educazione sessuofobica o per la facilità di manipolazione fisica e culturale.

Si tratta di roba sanguigna, quindi abbiamo “ipocondria” e organo colpevolizzato.

A questo punto a Odette non resta altro che sperare che la difesa della “rimozione” funzioni sempre e che non ci sia il “ritorno del rimosso” con la sofferenza legata al senso di colpa.

 

PSICODINAMICA

 

Il sogno di Odette sviluppa una forma di “ipocondria” nell’organo debole facilmente colpevolizzato, l’apparato genitale e filogenetico, l’organo erotico, l’organo della gravidanza. In ogni caso il sogno di Odette tratta del corpo e di un vissuto isterofobico.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

L’istanza psichica richiamata in esercizio è l’”Io” che pone la “rimozione” difensiva del trauma o del fatto occorso.  E’ presente l’”Es” nella paura di vivere la malattia e la colpa. La “posizione psichica” richiamata è quella “anale”, quella della donna adulta che capisce il male e si fa male lo stesso con compiacenza e godimento eccitativo: la “libido sadomasochistica”. Il “Super-Io” compare nel sottobosco del sogno sotto forma d’infrazione alla norma etica e morale, di poi nella visita ginecologica atta a disoccultare la colpa. Il conflitto psichico di Odette si snoda in maniera virulenta tra “Es” e “Super-Io” ed è ben gestito dall’”Io”.

 

MECCANISMI E PROCESSI DI DIFESA

 

Il meccanismo psichico di difesa principe è la “rimozione” che compare e poi fallisce perché subentra la paura della malattia o il trauma dell’aborto. Non sono presenti i processi di difesa dall’angoscia della “regressione” e tanto meno della “sublimazione”. Il sogno di Odette ha una concretezza fisiologica impressionante.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

La “organizzazione psichica reattiva” presente è quella “anale” nella sua valenza “fobico-ossessiva”: colpa ed espiazione isterica.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche coinvolte sono la “metafora” o rapporto di somiglianza in “insetto”, la “metonimia” o rapporto concettuale-nesso logico in “pus” ed “escrescenze”, la “enfasi” o esagerazione rappresentativa in “escrescenze”, “pus”, “divaricatore”, “primo piano”.

 

DIAGNOSI

 

Il sogno di Odette evidenzia un trauma da aborto o la fobia da organo colpevolizzato, l’ipocondria.

 

PROGNOSI

 

Odette deve vivere meglio la sua funzione erotica e sessuale e il suo organo sessuale per godere al meglio del suo corpo e della sua “libido genitale” che è da potenziare rispetto alla “libido anale”. Bisogna ridurre la compiacenza d’organo, la disposizione dell’organo debole a lasciarsi investire dalle cariche nervose isteriche. Si definisce “organo debole” la parte del corpo vissuta male o traumatizzata: “fantasmica” o “fantasmatizzata”.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta nella strutturazione di una “psiconevrosi ipocondriaca” con la conseguente caduta della qualità della vita e della funzionalità sessuale che può raggiungere l’anorgasmia.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Odette è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Odette, può attestarsi in un pensiero ricorrente di stampo ipocondriaco o in un rapporto sessuale prima del sonno.

 

QUALITA’ ONIRICA

 

La qualità onirica del sogno di Odette è “cenestetica” per la repellenza che provoca a una prima lettura.

 

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

 

La “ipocondria” comporta un cattivo rapporto con il corpo, con i suoi apparati organici e con le funzioni collegate e deputate al benessere psicofisico: teoria freudiana della “compiacenza somatica” o dell’organo debole.

La responsabilità primaria si attesta nella sensibilità della persona che colpevolizza l’organo anche sulla scia dell’educazione subita e della cultura assimilata. E’ facile che nell’Occidente colpisca gli apparati sessuali per il fatto che la sessuofobia è legata a fattori religiosi e alla mancata o bigotta educazione sessuale dei giovani da parte dei genitori e degli adulti, per cui vige la regola del “tutto si impara da sé e in compagnia dei propri simili” e “tutto si fa di contrabbando con errori e colpe”.