GIOVATTINO CONFESSA

LA LETTERA

Egregio dottor Vallone,

devo dirle che il sogno che le ho spedito quest’estate lo avevo composto da sveglio. Volevo vedere se lei se ne accorgeva e me lo interpretava come un sogno.

Lei lo ha interpretato e io mi pento di averla ingannata e non so neanche perché l’ho fatto.

Mi scusi tanto. Comunque lei è un grande.

Giovattino”

LA RISPOSTA

Devo ringraziare Giovattino perché mi dà la possibilità di chiarire e di approfondire alcuni punti fondamentali intorno al motore che elabora i sogni, il “Processo primario” con i suoi meccanismi e l’attività e la funzione della “Fantasia”.

Non sentirti in colpa Giovattino perché io non ti porto alcun rancore, tutt’altro!

Ma, adesso devi sorbirti la lezione teorica e devi comprendere bene quello che ti spiego, altrimenti all’esame ti boccio.

Ho sempre scritto che il sogno è un prodotto psichico più vicino alla veglia che al sonno: “resto notturno”.

Tu mi hai mandato un tuo prodotto psichico elaborato da sveglio e, quindi, l’interpretazione che ti ho fornito ci sta tutta e vale tutta.

Leggimi adesso con attenzione.

LA LEZIONE

Le ricerche sulla dimensione psichica inconscia e sulla funzione onirica hanno consentito a Freud di stabilire una relazione tra il “sogno notturno” e la “fantasticheria”, altrimenti detta “sogno diurno” o “sogno a occhi aperti”.

Inoltre Freud ha potuto definire la controversa e polivalente funzione della “Fantasia”. Quest’ultima è intesa come attività vigile e finalizzata all’appagamento di desideri consci e inconsci.

Il senso originario e il significato corretto della parola “fantasia” è il seguente: “fare apparire nella luce” o “mostrarsi attraverso la luce”, un “prender luce” dall’interno; questo richiamo all’interiorità della luce ingloba il senso e il significato del termine “allucinazione”.

Fantasia” equivale, quindi, a un “dare luce dall’interno” al proprio materiale psichico, a un “mostrarsi con la luce” e non a un generico “mostrarsi nella luce” o a un estrinseco “venire alla luce”.

L’etimologia mette in rilievo nell’attività della “fantasia” il fattore allucinatorio radicato nell’interiorità e derivante da un’energia psichica che si esprime nell’eccitazione dei sensi e che in tal modo si scarica e appaga.

Il “sogno diurno” o “sogno a occhi aperti” è la soddisfazione del desiderio, al di là dei limiti imposti dalla realtà: dialettica tra l’invadente “principio del piacere” e il restrittivo “principio della realtà”.

Nella formazione dei “sogni diurni” hanno una maggiore implicazione i meccanismi del “processo secondario”; i “sogni diurni” si presentano, infatti, come storie coerenti e strutturate secondo coordinate logiche e nessi plausibili.

Per quanto riguarda i contenuti, i “sogni diurni” attingono ampiamente a elementi e a vissuti dell’infanzia.

Le loro trame sono spesso riprese anche dai “sogni notturni” e forniscono lo scenario onirico e la possibilità della gratificazione allucinatoria di un desiderio.

Queste trame non si limitano alle fantasie più o meno compiaciute e coscienti della veglia, ma si estendono alla dimensione psichica inconscia, per cui buona parte di esse non raggiunge la “Coscienza” e contribuisce essenzialmente a dare i diversi contenuti al “lavoro onirico”.

Freud fissa con precisione l’inizio dell’esercizio di questa funzione nel progressivo inserimento dell’attività psichica nel “principio della realtà” e nel consequenziale ridimensionamento del “principio del piacere”.

La “fantasticheria”, altrimenti detta “sogno diurno” o “sogno a occhi aperti”, è l’espressione di un desiderio del presente che trova immediato riferimento nel ricordo di un’esperienza piacevole vissuta nel passato e pone l’intenzione progettuale di essere rivissuto nel futuro prossimo.

Prodotto della “fantasia”, la “fantasticheria” è costruita con elementi sottratti alla realtà in atto ed estrapolati non solo dal tempo e dallo spazio, ma anche dal loro proprio significato per essere messi al servizio di desideri più o meno coscienti.

La “fantasticheria” è, quindi, lo strumento attraverso cui si conferisce struttura e coerenza logiche a elementi fittizi e immaginari per costruire situazioni persuasive e convincenti, oltre che appaganti.

Essa è sempre allettante e gratificante, sia perché soddisfa allucinatoriamente desideri che nella realtà non possono essere riproposti e realizzati, sia perché produce una tensione e una valorizzazione specialmente quando si riferisce a pesanti frustrazioni vissute da compensare e a tristi ingiustizie subite da riparare.

La “fantasticheria” è, infatti, considerata dalla Psicoanalisi il contro-effetto di un desiderio inappagato attraverso cui l’emancipazione da pesanti situazioni oggettive avviene proprio liberando il desiderio, altrimenti represso e insoddisfatto.

Nella “fantasticheria” esiste una contaminazione tra presente, passato e futuro, in quanto si attinge dal passato un’esperienza rilevante nella vita psichica, la si associa a un desiderio presente e la si proietta nel futuro per la possibile realizzazione.

Le “fantasticherie” si articolano secondo una sofferta linea di sviluppo e ricercano nel loro versante estremo soddisfazioni immaginarie di desideri ambiziosi ed erotici; esse prosperano in maniera direttamente proporzionale agli impedimenti della realtà psichica e alle frustrazioni della situazione esistenziale in atto.

Anche quando non appaga il desiderio, la “fantasticheria” risponde all’esigenza di una sua legittimazione e favorisce al pari dell’ “abreazione catartica” una scarica emotiva di natura terapeutica.

La “fantasticheria” compensa anche in maniera abnorme quelle soddisfazioni che la realtà nega o ridimensiona; s’istruisce, in tal modo, un conflitto più o meno aspro tra il “principio della realtà” e il “principio del piacere”, tra le istanze psichiche associate dell’Io e del Super-Io e l’istanza pulsionale dell’Es.

La “fantasia” concepisce e ricerca il piacere fuori dalla realtà e dai suoi angusti limiti.

Questi “sogni a occhi aperti” si pongono come “resti diurni” ossia come il nucleo dei sogni notturni, il quale sviluppa i temi dei “sogni diurni” nelle condizioni in cui essi diventano fruibili per il “lavoro onirico”, quando le pulsioni sono libere di rappresentarsi e di appagarsi, sia pur nell’alterazione operata dai meccanismi deputati alla formazione del sogno.

Le “fantasticherie” possono essere subconsce o coscienti e non sono soltanto causa dei sogni notturni, ma anche dei sintomi nevrotici; esse si legano inequivocabilmente non soltanto alla cosiddetta normalità psichica, ma anche alla psicopatologia.

Questa attività fantastica è regolarmente frequente nei bambini, perché essi hanno facilità di accedere ai “processi primari” e di sottrarsi alla realtà e ai suoi principi, destituendo di concretezza e di peso i fatti e le evenienze reali a favore della gratificante soddisfazione delle pulsioni.

Come i sogni, le “fantasticherie” sono anche appagamenti di desiderio e si basano soprattutto sui vissuti dell’infanzia.

Esse sono creazioni che godono d’indulgenza da parte della censura dell’Io e del Super-Io; la loro composizione rivela che lo spunto del desiderio ha condensato e spostato in un nuovo insieme il materiale psichico originario.

CONGEDO

Caro Giovattino,

come hai potuto notare, le cose sono molto più complicate di quanto si pensa. Si possono interpretare anche le “fantasticherie”.

Meriti un ringraziamento e un regalo.

Per dimostrarti che il tuo tranello è stata l’occasione per approfondire i temi, ti

dedicherò la decodificazione della canzone dei Pooh “Uomini soli”, il prodotto culturale che ha vinto il festival di Sanremo nel 1990.

Lo troverai nei prossimi articoli del mio blog.

Cordialità

Salvatore Vallone

L’ODISSEA SESSUALE DI SABINO

CONSIDERAZIONI PRELIMINARI

E’ un sogno chilometrico, elaborato dall’Io onirico in concorso con l’Io narrante, a riprova che si può sognare in dormiveglia e si può accomodare il prodotto con valide capacità narrative e linguistiche. Le abilità sono sempre parti di noi. Il sogno di Sabino condensa parti simboliche in un contesto logico discorsivo. Per questo motivo si può definire “Odissea” in omaggio a Omero, ma si può anche definire “Ulisse” in omaggio a Joyce per la parte simbolica e paradossale che contiene e per la maniera di renderla narrativamente in lingua italiana. Sabino non va per libere associazioni come lo scrittore irlandese, ma offre uno spaccato estetico e popolare del suo mondo interiore e delle simbologie che lo popolano. Dell’Ulisse omerico il sogno di Sabino evidenzia il lungo peregrinare, dell’Ulisse di Joyce mette in risalto i “significanti” profondi delle sue trame simboliche. Il tutto in un contesto  comprensibilissimo e accessibile, a conferma che un sogno non è mai un semplice prodotto psichico, ma è anche espressione della nostra formazione  intellettuale e della nostra sensibilità estetica.

Per un “viaggio omerico nell’anima” è necessaria una decodificazione chiara, sintetica e tratteggiata passo per passo: virgolettata la trama del sogno, normalmente deposta l’analisi.

TRAMA DEL SOGNO E PSICODINAMICA

“Mi trovo nella parte vecchia della mia città, una piccola isola pregna di miti antichi e di memorie lontane.”

Sabino usa il meccanismo psichico di difesa della “regressione” e s’imbatte nella sua adolescenza, un periodo della vita ricco di vissuti, di fantasie e di fantasmi. Non è, di certo, un proletario psichico, dal momento che ha di sé una buona autostima fatta logisticamente di miti e di memorie: un “pregno” tratto narcisistico.

“Mi dirigo lungo una salita di pietre grezze verso una vecchia bottega del pesce che sembra rimasta in vita dai primi anni del Novecento. Ci vado per sapere se posso lavorare per il padrone, un uomo anziano ed energico che mi accoglie senza troppe formalità. Non mi è chiaro se si ricorda di me, che ho fatto un turno di prova e aspetto una risposta per l’impiego.”

Il “pesce” è un simbolo fallico e condensa la “libido genitale”. Il “padrone” della bottega del pesce rappresenta la figura paterna. Sabino riconosce l’autorità paterna e rievoca i tratti caratteristici del suo vissuto: “un uomo anziano ed energico”. Sabino non si è sentito adeguatamente amato dal padre, ma ne ha riconosciuto la presenza e il potere: “non mi è chiaro se si ricorda di me”.

“Il suo saluto, scandito in vibrante dialetto siciliano, andrebbe bene, del resto, tanto per un cliente quanto per un impiegato e lui è troppo impegnato a sfilettare una grande sogliola e a parlare con la gente per chiedergli spiegazioni.”

Sabino vive il padre in maniera anaffettiva, ma lo caratterizza in maniera precisa. La “rivalità fraterna” si manifesta nell’essere uno dei tanti. La perizia “a sfilettare una grande sogliola” traduce le capacità amatorie attribuite al padre insieme all’abilità dialettica e relazionale.

“Decido, allora, di fare da me, mettermi il grembiule e come sapendo esattamente cosa fare inforco una bicicletta e inizio a pedalare. “Devo andare a prendere del pesce” penso, non ho il minimo dubbio che questo sia il mio dovere.”

Sabino ha notevoli capacità di adattamento e, di autonomia e di perspicacia. “Inforcare la bicicletta” introduce la tematica dominante del sogno: l’erotismo e la sessualità. “Iniziare a pedalare” equivale a un far da sé, sempre in riguardo alla sfera sessuale. Sabino è autodidatta e percepisce il suo essere maschio come la naturale conseguenza della sua formazione, il suo “dovere”. Perché non lo concepisce come il suo piacere? Perché introduce un attributo del suo “Super-Io”. Sabino è autodidatta e in principio ha percepito la sua identità sessuale nel padre, di poi l’ha assimilata e naturalmente introiettata e ha portato così a compimento anche la formazione dell’istanza psichica “Super-Io”.

“Pedalo e pedalo, quando mi sembra di esser finito in tutt’altra parte della città. Dalla mia bici, però, pende già un paniere con un pesce magnifico.”

Sabino ha fatto le sue esperienze sessuali e ha vissuto i suoi travagli nel cammino dell’identificazione al maschile e nell’esercizio della vitalità sessuale. Di una cosa è sicuro dopo tanto girovagare tra timidezza e arroganza, tra tentativi ed errori. E’ orgogliosamente maschio ed è soddisfatto del suo organo sessuale. Sabino recupera e manifesta nella totalità le pulsioni e le immagini della “posizione fallico-narcisistica”.

“Vedo anche una donna dietro un banco con tra le mani un gigantesco e maestoso pesce blu, con la solennità con cui si potrebbe reggere la portantina di un sultano.”

Ecco l’oggetto del desiderio di Sabino: la donna sensuale e disinibita. Ritorna la “libido fallico-narcisistica” nell’immagine dell’esotico, gigantesco e “maestoso fallo”, il giusto accessorio del suo esercizio sessuale con una donna aperta al culto greco del dio Priapo. Non poteva avere genitori migliori questo dio barbuto non eccelso nella bellezza ma deforme nel membro: Dioniso e Afrodite. Il primo condensa la sensualità erotica e il piacere sessuale attraverso la variazione dello stato di coscienza, la seconda rappresenta il potere fallico femminile della trasgressione erotica e sessuale, il potere seduttivo della femminilità. La “portantina” e il “sultano” sono simboli dell’autorità autorevole e quasi sacra a cui l’universo femminile con devozione e rispetto si dispone. Questo è il desiderio maschile di avere una donna alle proprie dipendenze come una mamma buona che accudisce, insegna, riconosce e onora: il mito del maschio e del figlio maschio.      

“E’, dunque, il momento di tornare, mi dico, ma si è fatto buio e comincio a pensare di non ricordare affatto d’aver ricevuto l’ordine di compiere quella spedizione in bicicletta. Continuo a pedalare quando arrivo sul balcone di una casa. Qui una bella ragazza dai modi piuttosto grezzi gioca con un cane. Mi dice che per scendere con la bicicletta devo salire su una pedana che sarà calata fino a terra, sempre che suo nonno sia d’accordo.

La trasgressione si profila insieme a un leggero senso di colpa per non avere evaso gli ordini e le volontà del padre. Il “buio” condensa il crepuscolo della ragione e la paura della punizione. La caduta della lucidità mentale è legata alla mancata autorizzazione del padre a vivere la sessualità. Ma, per fortuna, Sabino continua a far sesso in barba al padre e alle autorità culturali similari dannosamente costituite. Si profila la figura di una donna, un tipo di donna gradita al nostro eroe omerico che sta attraversando con la sua barca il mare che sta “in mezzo alle terre” del padre e della madre, il Mediterraneo psichico. Questa donna è bella e grezza e ama giocare con i cani. La simbologia dice che questa donna privilegiata ha poche difese razionali e, altrettanto poche, remore morali, una donna “tutta natura” e “poca cultura”, una femmina senza sovrastrutture e resistenze. Il “cane” è un tramite logico, un nesso significativo che serve per introdurre la didattica erotica e sessuale di questa donna nei confronti di Sabino. Ma cosa insegna questa donna al nostro protagonista?  Per vivere al meglio e al massimo la propria sessualità, bisogna abbandonarsi alla sacra “materia” di cui siamo impastati e costituiti, di cui dobbiamo essere orgogliosamente sacerdoti e custodi. Il processo simbolico della “materializzazione” della sessualità si vede chiaramente nel movimento dall’alto verso il basso. L’incarnazione da parte di Sabino della sua sessualità si oppone al processo di difesa della “sublimazione della libido” in nobile funzione altruistica e sociale. Sabino non è di questa aristocratica razza. Ultimo particolare non indifferente è quello di non essere in ostilità con il padre e di riconoscere la sacralità di questa figura. Con questa modalità psichica e relazionale si cresce e si gode della propria autonomia psicofisica. Questi insegnamenti Sabino attribuisce alla donna bella e grezza, quella che lo rende edotto a non “sublimare la libido”, ma a goderla tutta e al massimo della sua natura. Il tutto consegue al riconoscimento del padre.

“Salgo sulla pedana e vedo che da sotto un signore mi osserva. “Va bene”, dice, la pedana scivola dolcemente verso il basso e io riprendo la strada.”

Come volevasi dimostrare! L’autorizzazione del padre è arrivata e l’esercizio della sessualità è a disposizione di Sabino. La “materializzazione” è dolce e naturale, la “libido” è tutta da vivere in piena libertà, senza inibizioni e senza dogmi.

“D’improvviso però mi trovo in un corridoio sul cui lato sinistro si aprono molti camerini, simili a quelli di un negozio. La via è affollata da donne che provano vestiti e parlano animatamente.”

Sabino ha scelto le donne come oggetto dei suoi investimenti di “libido genitale”. Ecco che si profilano le varie tipologie di donna. Sabino è sofisticato e non si accontenta di una femmina qualunque e generica, di una donna senza qualità. Tante donne “vestite” con tratti psicofisici diversi, con modi di essere e di manifestarsi individuali, con posture seduttive e atteggiamenti atti alle diverse relazioni. Il “parlare animato” condensa l’isteria della parola, il dono della comunicazione emotiva, erotica e sentimentale.

“Cerco di farmi strada quando una bellissima ragazza dai lunghi capelli lisci e dorati, dalla pelle bianchissima mi prende la mano e inizia a guidarmi, come se mi conoscesse, dicendo che mi riporterà al negozio del pesce. D’un tratto mi dice di aspettarla ed entra in uno dei camerini.

Ecco la donna ideale di Sabino, un ideale molto concreto, il modello estetico di un narcisista: bellissima, lunghi capelli lisci e dorati, pelle bianchissima. Ricorda una laica e popolare madonna rinascimentale nel pennello di Raffaello, una donna che guida, che sa di sé e soprattutto una “magistra” sessuale, una figura che insegna a esaltare la virilità. Il desiderio di Sabino bambino era proprio quello che fosse la madre a insegnargli concretamente i diritti e l’esercizio del corpo negli aspetti più intimi ed erotici. Si profila, infatti, la figura materna a completamento della “posizione edipica”. La ragazza scompare nell’intimità dei camerini per atteggiarsi femminilmente al meglio possibile dopo che Sabino ha rivisitato i suoi vissuti in riguardo alla figura materna.

“Mentre aspetto, vedo una mia ex professoressa universitaria che mi saluta. Non ha tempo né modo di fermarsi ma mi chiede di me e di mia sorella. È molto gentile, i suoi lineamenti sono più dolci del solito e ha lunghi capelli rossi e ricci. Rispondo che stiamo bene e le stringo la mano per salutarla. La folla calca, ma la nostra stretta si prolunga per un attimo in più del normale e prima di lasciare la presa le accarezzo il palmo con le dita. Penso che c’era un che di seduttivo in quel mio tocco. Resto un istante a fantasticare…”

Ci vuole ancora un “come volevasi dimostrare”. Sabino opera una difensiva “traslazione” della madre nella “ex professoressa universitaria”. Non a caso chiede di sua sorella. E’ sua madre. Il vissuto di Sabino è suadente e contrassegnato dalla liquidazione del fantasma collegato. Della madre resta la parte reale e l’immagine concreta. Il congedo lascia la leggera “regressione” al tempo in cui Sabino aveva naturalmente desiderato il corpo della madre. La carezza del “palmo” della mano “con le dita” è un segnale di complicità erotica e sessuale: un desiderio e una ricerca d’intesa. Sabino ripensa alle sue fantasie sessuali in riguardo alla madre durante la sua infanzia. La “posizione edipica” è stata riattraversata nella sua completezza: dopo il padre è arrivata la madre e adesso Sabino può vivere la sua sessualità libero dalle zavorre e dalle pastoie edipiche. I “lunghi capelli rossi e ricci” attestano di un tratto caratteristico opposto all’ideale femminile in precedenza dipinto. Di certo non si tratta di una madonna rinascimentale, ma di una donna popolana di scuola “espressionistica”.

“…quando vedo che la mia bella accompagnatrice è seduta dentro il camerino, completamente nuda e mi sorride. “Quanto sei bella” le dico e lei mi sorride. In un istante lei è di nuovo vestita e ci rimettiamo a camminare, tenendoci per mano e baciandoci.”

Ed ecco che la donna sconosciuta e scomparsa si presenta secondo i desideri seduttivi di Sabino: nuda e sorridente, ma non volgare. La meraviglia e la magia si condensano nel “completamente nuda”. Logicamente sin dai tempi di Aristotele “o è nuda o non è nuda”. Il sorriso si associa all’estetica, l’arte è del bello: rimembranza filosofica di un Kant romantico. Il “sorriso” è simbolo della disposizione erotica e sessuale: traslazione delle labbra. Ma la seduzione continua come nel migliore dei fotoromanzi degli anni ’60 o delle “telenovelas” degli anni ’80. La “genitalità” può attendere. Intanto addottriniamoci sulle arti erotiche del Kamasutra. Sabino è in cammino verso il trionfo finale dei sensi. Sabino costruisce e rammenda il suo sogno in maniera ineccepibilmente progressiva. Il “camminare” è simbolo dell’esercizio della vita, la mano nella mano in “tenendoci per mano” è simbolo di solidarietà e condivisione, ma soprattutto del desiderio di coito. Il “baciarsi” è simbolo dell’oralità erotica e affettiva, dell’empatia e della simpatia.

“Arriviamo alla bottega, ma nessuno è dentro a lavorare: è sera e il padrone con la famiglia è a cena sulla veranda. La ragazza bionda mi dice che è suo zio e che dobbiamo unirci alla tavolata. La cosa non mi imbarazza e del resto, tutti sembrano troppo presi dalla situazione per badare a noi. Uno di quei momenti in cui il mondo è distratto e si è del tutto liberi. Ci sediamo, continuando a scambiarci tenerezze.”

Il calore affettivo e familiare, la condivisione del tetto e del cibo, il crepuscolo della coscienza e il contatto con la natura e con il prossimo, la disposizione al sociale sono i temi dominanti in questo spezzone del sogno di Sabino. Notevole è l’appellativo del padre come il “padrone”, il riconoscimento dell’autorità a testimonianza che i figli hanno bisogno di autorità e di autorevolezza e a volte di morbido “dispotismo illuminato”. Sabino è introdotto ai valori della famiglia e alla condivisione degli affetti dalla sua “maieutica” donna. Più si stacca dalle dipendenze della famiglia, meglio valuta e più apprezza l’economia psichica della famiglia. Trattasi di valori molto importanti per la formazione psichica di ogni persona: un insieme in cui ognuno liberamente gode del suo e del suo ruolo. “Il mondo è distratto” per cui si può evadere. La libertà è a portata di mano insieme con la trasgressione. Continua, imperterrito come una naturale coazione, l’appagamento dei bisogni erotici e affettivi di Sabino.

“Io rifletto sul fatto che ho già una ragazza, ma sono felice e mi dico che sto bene dove sono. Ho anche un altro dubbio e questo lo condivido con la mia amica: devo sapere se suo zio mi ha assunto oppure no. Lei mi guarda e dice “ti ha assunto, ti ha assunto”, come a dire che farà di tutto perché ciò accada ed è certa di riuscire.

La trasgressione si associa a un blando senso di colpa. La realtà psicofisica in atto è gratificante e non è il caso di sciupare la deliziosa e contingente avventura della coscienza.  L’evangelo di Sabino è “sono felice” e “sto bene dove sono”. Trattasi del principio massimo del Pragmatismo e dell’Utilitarismo inglese, il parto mascolino dell’intelligenza operativa. Una donna grezza ha aiutato un uomo sofisticato, che si attardava compiaciuto della sua bicicletta su una pedana in alto a sublimare i suoi sensi, a riconoscere il padre e a sentirsi figlio dopo la liquidazione della figura materna. L’evoluzione della sessualità porta all’evoluzione degli affetti. Sabino si è emancipato dal padre e autonomamente sceglie. Una donna lo ha convertito a superare odi e ambizioni, a trovare il suo corpo e a postarsi nell’universo psicofisico   maschile. Il comandamento recita: hai riconosciuto il padre, il debito edipico è assolto, adesso sei libero. E allora trionfa! La donna è liberatrice grazie alla sua “libido genitale” e al far sentire Sabino virile e adulto. La donna grezza ha adempiuto un compito che non possono adempiere il padre e la madre. Il corpo ha esatto i suoi diritti libidici e la missione apparentemente impossibile è adempiuta. La natura narcisistica di Sabino si è appalesata nella sua dialettica e nella sua sensualità.

“Poi allunga una mano e io mi rendo conto di avere solo una maglietta indosso, ma non provo nessun imbarazzo. Posso vedere il mio sesso rilassato e molto turgido. Lei lo prende in mano, lo scosta su un lato e sorride come se mi avesse aggiustato la cravatta o rimesso a posto un ciuffo ribelle. Dice che si occuperà lei di tutto e sorride, prima dolcemente, poi con malizia. Faccio in tempo ad esser felice.

L’Odissea sessuale di Sabino continua e procede verso il meglio del meglio. Tutti i salmi finiscono in “gloria” e anche quello di Sabino finisce con l’orgasmo, la “gloria” psicofisica. La nudità del corpo comporta simbolicamente la coscienza e l’accettazione. Anche Adamo ed Eva dopo il peccato si erano accorti di essere nudi e si erano vergognati. Sabino ha consapevolezza del corpo, ma non si vergogna perché ha superato il senso di colpa riconoscendo il padre e la madre. Narcisismo e autocompiacimento, amorosa accettazione del corpo ed esaltazione della vitalità “dionisiaca” sono gli ingredienti della buona zuppa di pesce preparata in sogno da Sabino grazie all’abilità mercantile del padre. Degni di rilievo sono il concetto e il desiderio prettamente maschile di avere la donna accudente, la donna che libera e che si mette al servizio del “narcisismo” del capo, la donna “maieutica” che fa partorire e realizzare a Sabino la sua identità maschile dopo l’identificazione nel padre. La “cravatta” esalta il membro e il “ciuffo” evidenzia il movimento del calibro genitale e l’accudimento rispettoso da parte della donna. Il desiderio di Sabino di avere una madre sessualmente premurosa e didattica si è realizzato con la “traslazione” nella donna. La “libido” deve maturare da “fallica e narcisistica” a “genitale”. La donna ha fatto scoprire a Sabino la sua vita sessuale e lo ha rassicurato sulle mille inadempienze e sulle mille paure maschili, per cui adesso può aspirare a essere amata. Il tutto nei vissuti in atto di Sabino che adesso dovrà procedere per la sua strada di autonomia dal padre per godere i preziosi frutti dell’età adulta. Si attende l’avvento della “posizione genitale” negli investimenti della “libido”, il senso di abbandono e il sentimento di donazione.

“Poi mi sveglio.”

Grazie sogno!

Sabino ha riepilogato e rivissuto l’avventura della sua coscienza in riguardo alla sua “posizione fallico-narcisistica” nello spazio eccitante di alcune ore di sonno.

Grazie ancora sogno da parte di Sabino!

NOTA

 

I simboli e le psicodinamiche sono state ampiamente disoccultate nel corso della decodificazione del sogno.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

La “organizzazione psichica reattiva” evidenzia un valido e consistente tratto “narcisistico”.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche richiamate ed espresse sono la metafora in “pesce”, “bicicletta”, “pedalare”, “cravatta”, la metonimia in “lato sinistro”, l’iperbole e l’enfasi in “gigantesco e maestoso pesce blu”.

 

LA PROGNOSI

 

La prognosi impone a Sabino di considerare adeguatamente il suo processo di emancipazione dal padre e dalla madre per rafforzare l’incipiente “libido genitale” in evoluzione dall’affermata e conclamata “libido fallico-narcisistica”.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta in un persistere della “posizione

fallico- narcisistica” e in un ritardo dell’avvento della “posizione genitale” con l’annessa e connessa “libido” donativa: il sentimento dell’amore. Bisogna considerare che il prolungamento e il persistere delle pulsioni autoerotiche equivalgono a un innaturale blocco dell’evoluzione psichica e all’avvento di pericolosi disturbi psicosomatici e relazionali.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Sabino è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

QUALITA’ ONIRICA

 

La qualità del sogno di Sabino è autoreferenziale con una vena discorsiva personale e una vena narrativa paradossale.

 

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

 

IL SOGNO SECONDO ECCLES

 

“L’Io e il Suo Cervello”, volume secondo, pagine 449,450,451,

Armando Armando Editore in Roma nel 1981.

Commento di Salvatore Vallone

 

 

Eccles

 

“Durante il sonno, ogni due tre ore, si effettua una certa attività cerebrale organizzata che si presenta nell’elettroencefalogramma con onde rapide a basso voltaggio.

Questo è il cosiddetto sonno paradosso.

Compaiono rapidi movimenti oculari e a questo punto la Mente autocosciente ritrova la capacità di leggere selettivamente l’attività dei moduli, come un sogno, accompagnate da strane e bizzarre esperienze coscienti ma comunque riconoscibile come suo. Durante il ciclo del sonno si può congetturare che la Mente autocosciente stia leggendo selettivamente le attività neuronali del Cervello, anche gli avvenimenti più disordinati, ma che nonostante questo le appartengono. Essi possono riferirsi a sue esperienze passate, a reminiscenze, a ripetizioni di esperienze dell’infanzia. A volte sono cosi bizzarre che non sono assimilabili con le esperienze della vita e non successe  nella vita e non ricordate, ma che può essere investito di qualche significato più profondo che ignoriamo come Freud ipotizzò.

Questo è il modo in cui la Mente autocosciente lavora in rapporto al Cervello.”

 

Commento

 

L’elettroencefalogramma attesta della fase R.E.M., del sonno definito “paradosso” anche perché dovrebbe portare sollievo e non agitazione motoria. In questo stato la “Mente autocosciente” ritrova un suo equilibrio precario, ma migliore rispetto allo stato precedente di “entropia neuronale”. Si profila il sogno come capacità della “Mente autocosciente” di leggere i suoi moduli e di trovare in essi il sogno, un prodotto strano, ibrido, irreale, bizzarro, illogico, fatto di reminiscenze, di rievocazioni, di esperienze dell’infanzia, di assurdità e di significati che ignoriamo. Questo complesso inquietante di caratteristiche del sogno si lega al “processo primario” e all’elaborazione da esso operata. Il Sogno è il prodotto della “Mente autocosciente” o “Io” che ritrova la sua connotazione e la sua funzione usando i “processi primari”, il modulo, e compone il sogno. Quest’ultimo è un “modulo” di funzionamento del Cervello durante il sonno R.E.M. Meglio: dalle onde rapide e a basso voltaggio e dai movimenti vorticosi dei bulbi oculari la “Mente autocosciente” o Io legge l’attività dei moduli e produce il sogno.

Per quanto riguarda l’ignoranza del significato profondo dei sogni, non risponde a verità l’affermazione che Freud fosse scettico sulla possibilità di interpretare e comprendere i sogni. Non a caso nel 1900 diede alle stampe il testo “Interpretazione dei sogni”. I sogni erano prodotti dell’Inconscio come i sintomi e avevano un significato profondo che si poteva tradurre in un significato logico.

In ogni caso degna di rilievo è la convinzione sperimentale di Eccles che il Sogno è sempre in relazione con la Mente autocosciente o Io e il Cervello.

 

LA TUA MANO TRA LE MIE

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi sono svegliata agitata e piangendo.
L’unica immagine era quella di tenere stretta la mano di un uomo sconosciuto tra le mie mani.”

Questo sogno è firmato da Martina Sharapova.

DECODOFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno è lapidario, intenso, poetico, mistico.
I tratti psichici si mescolano con gli attributi estetici per condensarsi con la provocazione “cenestetica”. Il cospirare dei sensi e delle emozioni: agitazione e pianto.
Ci si chiede necessariamente: tutto questo corredo di pregi in una semplice e “unica immagine”, quella di “tenere stretta la mano di un uomo sconosciuto tra le mie mani”?
Certamente sì!
Questo sogno ha una forte valenza estetica, è un quadro d’arte senza tempo, è un condensato psichico di naturale creatività, attesta che l’arte siamo noi e che i nostri capolavori li elaboriamo mentre dormiamo.
Il sogno di Martina conferma che le modalità di pensiero usate dal “processo primario” sono quelle che storicamente si sono anche affermate nelle teorie sull’Arte a partire dalla filosofia del sommo Aristotele, la “Poetica” per l’appunto con la teoria della “catarsi”, purificazione dell’angoscia e sublimazione dell’aggressività.

“Mi sono svegliata agitata e piangendo.”

Domanda legittima: un sogno, oltretutto così breve, può scatenare una reazione nervosa ed emotiva così intensa?
Certamente sì!
E non soltanto a Martina Sharapova, ma anche a Tizio, a Caia, a Sempronia e anche e ancora a Bortolo, a tutti, in universale e al di là delle razze, a tutti quelli che sono nati, nascono e nasceranno da madre e da padre o che hanno avuto, hanno e avranno madre e padre.
A livello neurofisiologico la tensione nervosa prodotta dal sogno è stata tecnicamente “abreata”, volgarmente scaricata, nello stato di agitazione e nel pianto: la ”abreazione” è un meccanismo psicofisico di difesa in base al quale il sistema neurologico turbato ritorna in equilibrio scaricando le tensioni prodotte dal “significato latente” producendo un sintomo o un sogno.
Vogliamo anche parlare di “conversione isterica”?
Si tratta di un meccanismo psichico di difesa dalle tensioni in eccesso molto usato e che consiste sempre nella loro somatizzazione, ”conversione” in sintomo e in turbamento delle funzioni organiche.
A livello psichico il meccanismo della “rimozione” non ha funzionato e si è avuto il “ritorno del rimosso” nel sogno con la caduta della vigilanza durante il sonno.
Il quadro estetico di Martina è “cenestetico” ed è in linea con l’emozione artistica dell’autore che crea da sveglio e dal profondo, del fruitore che ammira l’opera e rievoca il suo vissuto in proposito, di chi compone esprimendo il suo “Sé” e di chi guarda e commuove il suo “Sé” tramite la provocazione del “Sé” altrui: umana e non “celeste è questa comunione d’amorosi sensi”.
Il sogno di Martina scatena la bellezza che è dentro di noi, come voleva Kant?
O esprime l’Assoluto, Idea e Natura, dal punto di vista dell’Io, come voleva Shelling?
O è un dosaggio armonico di forma e contenuto, come voleva don Benedetto Croce?
Quanti filosofi e quali filosofie per analizzare un povero e semplice sogno!
Ci stanno tutti e tutte.
Questo richiamo serve per capire che il “processo primario” è stato elaborato “in primis” nelle filosofie dei filosofi e “in secundis” che il sogno è un prodotto artistico perché elaborato dal “processo primario”. L’artista opera di giorno e da sveglio ubbidendo allo stesso registro che tutti indistintamente usiamo quando dormiamo e sogniamo.
I filosofi del Romanticismo affermavano che “l’uomo è un mendicante quando pensa e un dio quando sogna.”
Ritorniamo al sogno di Martina.
Il tema è universale?
Assolutamente!
Trattasi del rapporto “padre e figlia”, quello che tecnicamente si definisce “posizione edipica”.
La trama del sogno è lineare e logicamente comprensibile, non ha alcuna incongruenza e non è paradossale, ma nella sua semplicità e chiarezza è ricca di simbolismo con le sue “condensazioni” e i suoi “spostamenti”: un sogno semplice semplice ma molto complesso.
Il tutto è condito dal processo psichico di difesa della “sublimazione”, per cui il sogno di Martina si esalta nell’opera d’arte.
La “sublimazione” del contenuto psichico insito nella “mano tra le mani” si attesta nella dimensione mistica, oltre che estetica: l’erotismo si esalta nella bellezza e nel sacro.
Inoltre: il sogno di Martina insegna che anche le opere d’arte, essendo prodotti del “processo primario”, si possono decodificare come i sogni rafforzandosi di umanità e di comprensione.
Dopo tanto preambolo passo alla decodificazione psicodinamica del prodotto onirico di Martina Sharapova, una donna che ha il cognome della mia tennista preferita.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Tenere stretta la mano di un uomo sconosciuto tra le mie mani.” Questa frase logicamente significa un contatto fisico e una relazione sociale. “Un uomo sconosciuto” condensa la figura paterna.
“La mano tra le mie mani” è la “traslazione” simbolica dell’intimità sessuale, l’avvolgimento amoroso degli organi sessuali.
Il brevissimo sogno attesta ed elabora il desiderio edipico che Martina ha vissuto nella sua infanzia nei riguardi del padre. Il sogno verte sulla “posizione edipica”.
L’agitazione e il pianto si spiegano in questo modo: non era una semplice stretta di mano, ma un vissuto intenso di desiderio e di possesso.
Perché l’uomo era sconosciuto?
Perché altrimenti il “contenuto latente” sarebbe coinciso con il “contenuto manifesto” facendo scattare l’incubo e il risveglio immediato. Già non conoscendolo Martina si è agitata fuor di maniera, figuriamoci se si fosse presentato l’immagine dell’augusto e desiderato genitore e figuriamoci se si fosse presentato nell’intimità simbolica di un gesto amoroso.
Quello di Martina è un sogno ricorrente proprio nei termini in cui è stato elaborato: “la tua mano tra le mie”.
La “mano” è un simbolo preciso, relazione di pelle e contatto polivalente; l’intensità emotiva stabilisce il tipo di contatto, formale o sostanzioso.
Le “mani” che contengono e traslano il calore di un rapporto sessuale: le mani si accomodano a modo di vagina secondo la figura retorica della “metafora”.
Il fantasma del padre edipico è presente e altrettanto diffuso nell’”uomo sconosciuto”.
Come si è detto in precedenza la “psicodinamica” riguarda la “posizione edipica” e nello specifico il desiderio intimo nei riguardi del padre. La madre non compare in alcun modo.
I “meccanismi e i processi psichici” di difesa sono la “condensazione” in “mano” e “mani”, lo “spostamento” in “uomo sconosciuto”, il “ritorno del rimosso e la conversione isterica” in “agitata”, “l’abreazione e la formazione di sintomo” in “piangendo”. Il processo psichico di difesa presente è la “sublimazione della libido” in “tenere stretta la mano di un uomo sconosciuto tra le mie mani.”
La “figura retorica” presente è la “metafora” o rapporto di somiglianza in “la mano… tra le mie mani.”
La “diagnosi” vuole la rievocazione della “posizione edipica” di Martina nella assoluta normalità anche nello struggimento finale.
La “prognosi” esige che tutto si mantenga così come si manifesta nel sogno.
Martina può conservare il buon vissuto verso il padre come forma di attrazione nei confronti del maschio in esaltazione della sua femminilità.
Il “rischio psicopatologico” si attesta nell’accentuarsi di una psiconevrosi isterica, nella conversione delle tensioni in disturbi psicosomatici.
Il tratto evidenziato della “formazione psichica reattiva” è isterico alla luce delle forti emozioni del risveglio e del contesto affettivo del contatto epiteliale.
Il “grado di purezza onirica” è molto alto per l’apparente logica e per il ricco contenuto emotivo.
In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Martina Sharapova è “5” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Nel sogno di Martina le modalità di pensiero dell’Io autocosciente in riguardo al “processo primario” si attestano nella “condensazione” e nello “spostamento”.
Definiamo in termini precisi.
La “condensazione” è una modalità del funzionamento dei processi onirici in base alla quale un’unica rappresentazione costituisce l’intersecazione di catene associative formate da altre rappresentazioni; su questa unica rappresentazione vengono investite e conglobate le energie psichiche relative a ciascuna rappresentazione.
Un’unica rappresentazione, quindi, condensa tutte le altre rappresentazioni per via associativa.
La “condensazione” ha per conseguenza la sovradeterminazione del sogno o di alcuni suoi elementi, i quali possono assumere interpretazioni diverse e parimenti valide a livelli differenti.
Per “spostamento” s’intende l’atto magnetico di attrazione, scivolamento e dirottamento di un investimento energetico da una precisa rappresentazione originaria lungo una via associativa che collega rappresentazioni diverse e porta alla formazione di un’altra rappresentazione.
La carica psichica e la verità oggettiva di una rappresentazione, a suo tempo rimosse, vengono spostate in sogno su un’altra rappresentazione o su una serie di rappresentazioni che si possono associare in maniera congrua e funzionale alla prima.
Lo “spostamento” comporta anche il trasferimento e il raffreddamento della carica psichica di una rappresentazione in altre rappresentazioni di per se tesse emotivamente meno forti e intense, ma sempre collegate alla prima da una catena associativa.
Questo trasferimento e questo raffreddamento di energie ha una funzione difensiva, in quanto l’Io permette nel sogno, proprio attraverso l’azione della “censura”, soltanto l’accesso e la rielaborazione di rappresentazioni emotivamente meno intense e adeguatamente camuffate per quanto riguarda il contenuto e il significato.
Il sogno si serve dei meccanismi della “condensazione” e dello “spostamento” per tutelare il “contenuto latente” dal rischio di coincidere con il “contenuto manifesto” ossia da un’evidente e precisa manifestazione del materiale psichico rimosso.
Questi meccanismi segnano il passaggio da una rappresentazione astratta a una rappresentazione concreta, ad esempio dall’idea della morte all’immagine di un cimitero o di un distacco affettivo; tale operazione ha sempre una funzione difensiva dall’angoscia.
Un esempio psicopatologico di “condensazione” e di “spostamento” nella veglia è il sintomo fobico e ossessivo, il quale contiene ma nasconde la vera paura e consente all’angoscia sottesa di scaricarsi in parte attraverso il canale traslato del sintomo stesso senza la coscienza della vera causa del conflitto psichico.

I DENTI DA TOGLIERE

 

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Sogno di svegliarmi perché sento la mano di lui che prende la mia.

Mi dice che non è andato a Imola ma a Pozzuolo del Friuli, dal dentista a farsi togliere un dente.

Dice che è stata molto dura e vedo dallo sguardo che è sofferente e ha un segno sulla fronte.

Gli chiedo perché non me l’ha detto che l’avrei accompagnato.

Lui mi risponde che la settimana successiva deve tornare per toglierne un altro e per sistemarsi la bocca.”

Questo è il sogno di Magda.

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

Il sogno di Magda contiene un tema specifico in riguardo al suo uomo: la perdita di potere e la caduta dell’aggressività.

Il sogno riferisce una psicodinamica sentimentale di coppia con la sottesa sfera sessuale. La linearità logica consequenziale del sogno ha aiutato Magda a continuare a dormire, ma la simbologia è presente e attesta la “modalità di attaccamento” della coppia. Magda sintetizza il suo stato psichico nella relazione con il suo uomo e il corredo dei fantasmi evocati dalla situazione in cui, suo malgrado, si trova.

Questo sogno conferma che il sognatore è autore e attore principale dei suoi vissuti al di là dei personaggi presenti. Nel sogno immettiamo sempre il nostro materiale psichico e nient’altro. Il sogno è di Magda e riguarda se stessa e i suoi vissuti nei confronti del suo uomo al di là della “proiezione” che opera nei confronti di quest’ultimo: “dal dentista a farsi togliere un dente.

Dice che è stata molto dura.”

Procedo con ordine e chiarezza.

 

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Sogno di svegliarmi perché sento la mano di lui che prende la mia.”

 

Questo è il bisogno psicofisico di Magda: un uomo affettuoso ed empatico, un “lui” che comunica con il corpo e nello specifico con il tatto, “sento”, un uomo che si fa sentire sulla pelle, una relazione sentimentale giusta e degna di una donna innamorata o, quanto meno, legata da una storia e da una serie di pulsioni.

“Svegliarsi” in sogno equivale a prendere coscienza del materiale psichico rimosso, a esercitare le funzioni cognitive dell’”Io”, a essere consapevole del forte desiderio e dell’avara realtà in atto. Magda ha bisogno di affetto e di riconoscimento da parte del suo “lui”. La “mano” condensa la relazione con l’altro e rappresenta il desiderio di fusione e di complicità empatica. “La mano di lui che prende la mia” è la “traslazione” della più concreta fusione sessuale.

 

“Mi dice che non è andato a Imola ma a Pozzuolo del Friuli, dal dentista a farsi togliere un dente.”

 

Magda vive il suo uomo come un imbroglione o un confuso, in ogni caso  inaffidabile e precario a livello sessuale: “a farsi togliere un dente.” La donna ha percepito che il suo uomo sessualmente non la cerca e si è messa in discussione attribuendo a se stessa il calo della di lui “libido”: non gli piaccio più, non lo eccito, sono brutta e vecchia. Il “dentista” è simbolo della “castrazione” operata dal padre e in Magda si manifesta come “fantasma depressivo di perdita di potere”. Il “dentista” è la “parte negativa del fantasma del padre”. Il “dente” è chiaro simbolo del potere sessuale e relazionale all’interno della coppia. Magda non si sente desiderata e seduttiva quanto basta per essere desiderata dal suo uomo.

Spiego meglio: all’interno della coppia si è evidenziata una crisi affettiva con il suo sacrosanto risvolto sessuale. Magda si sente responsabile di questa caduta di “libido” del suo uomo e soffre per la perdita di potere seduttivo e sessuale all’interno della coppia.

 

“Dice che è stata molto dura e vedo dallo sguardo che è sofferente e ha un segno sulla fronte.”

 

Magda proietta su di “lui” la dura, “molto dura”, situazione in atto, insieme alla sofferenza legata alla difficoltà del momento. La contingenza non è delle più fortunate e l’insulto del tempo si coglie nel “segno sulla fronte”: una ruga che funge da promemoria dell’invecchiamento? Oppure il “segno sulla fronte” è una distinzione, un battesimo, un’individuazione, un’appartenenza, una connotazione psichica, la memoria di un trauma? Il “segno sulla fronte” si esibisce in società e si mostra agli altri come nei migliori romanzi di Kafka.

A quale categoria appartiene Magda?

Magda appartiene alla classe delle donne che erroneamente si mettono in discussione per le distorsioni e le “defaillances” degli uomini e in loro tutela si assumono le responsabilità del caso.

 

“Gli chiedo perché non me l’ha detto che l’avrei accompagnato.”

 

Magda cerca di recuperare il suo ruolo di donna e offre la sua disposizione ad alleviare la sofferenza. L’uomo di Magda non comunica neanche il dolore e lei sa questa mancata comunicazione è deleteria per la vita della coppia.   Magda si sente esclusa dalla vita affettiva del suo uomo. Il simbolo “l’avrei accompagnato” si traduce partecipazione e condivisione, attributi della naturale e corretta psicodinamica di coppia.

 

“Lui mi risponde che la settimana successiva deve tornare per toglierne un altro e per sistemarsi la bocca.”

 

La “castrazione” continua e si protrae nel tempo. Magda incentra il sogno sul dente e sulla bocca, sul dentista e sulla sofferenza, sul problema sessuale e sulla perdita di potere legata alla senescenza. Meno male che c’è il dentista “per sistemarsi la bocca”. Il “dentista” imperversa nel sogno, è l’ago della bilancia psichica di Magda. Il “dentista” è quel padre che non si è accorto della figlia bambina e non ha apprezzato quell’attrazione psicofisica a lui riservata.

 

PSICODINAMICA

 

Il sogno di Magda evidenzia la psicodinamica di una donna alle prese con la sessualità dell’uomo che invecchia e con la conseguente messa in discussione della sua bellezza e della sua avvenenza. Il sogno tratta della perdita del potere erotico e seduttivo di Magda e rievoca il “fantasma della castrazione” al femminile legato al mancato riconoscimento da parte della figura paterna e alla necessaria accettazione della femminilità in riguardo all’identità psichica.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

Nel sogno di Magda si evidenzia l’istanza “Io” nella formulazione “narrante” del sogno e nella “razionalizzazione” della situazione in atto. L’istanza “Es” è presente nel “fantasma di castrazione”: “dal dentista a farsi togliere un dente.”

L’istanza “Super-Io” si presenta nella figura del “dentista”. La “posizione psichica” è quella “edipica”: il dentista è la “traslazione” del padre.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

 

Il meccanismo della “proiezione” determina l’impianto del sogno: Magda attribuisce al suo uomo la psicodinamica della perdita depressiva del potere  seduttivo, erotico e sessuale. Il meccanismo della “traslazione” si evidenzia in “mano di lui che prende la mia”. La “condensazione” è presente in “sistemarsi la bocca”. Lo “spostamento” si attesta in “dente” e “dentista”.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

Il sogno di Magda presenta un tratto psichico “genitale” inserito nella cornice “edipica”: affettività e dipendenza. La “organizzazione psichica reattiva” è “genitale”: donazione sentimentale e affettiva.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche coinvolte e riscontrabili sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “mano” e “bocca”, la “metonimia” o nesso logico in “dente” e “dentista”, la “antonomasia” o selezione in “segno sulla fronte”.

 

DIAGNOSI

 

Il sogno di Magda evidenzia il conflitto psichico femminile legato alla perdita di potere seduttivo, erotico e sessuale.

 

PROGNOSI

 

La prognosi impone a Magda di far di necessità virtù convertendo la perdita di potere nell’acquisto di nuovi tratti caratteristici e di nuove formule. La “razionalizzazione” e la compensazione del “fantasma di castrazione” sono da ricercare in maniera assoluta.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta nel persistere e rafforzarsi della visione pessimistica di se stessa. “Amor fati” è opportuno per impedire una psiconevrosi depressiva.

 

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Magda è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

La causa scatenante del sogno di Magda si attesta nella delusione di  aspettative affettive e fusionali.

 

QUALITA’ ONIRICA

 

La qualità del sogno di Magda è la freddezza rievocativa e la chirurgica precisione nei passaggi simbolici.

 

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

 

IL SOGNO SECONDO ECCLES

da

“L’Io e il Suo Cervello”, volume secondo, pagine 449,450,451,

Armando Armando Editore in Roma nel 1981.

Commento di Salvatore Vallone

 

Eccles

 

“Con il sonno muta il livello dell’attività cerebrale e l’attività dei neuroni.

L’elettroencefalogramma dimostra che quest’ultima durante il sonno è diversa rispetto alla veglia e che essi hanno perduto gli schemi di attività tipici della veglia. Alcuni vanno lentamente, altri velocemente. Si diffonde un certo stato di caos con scariche improvvise. Il sonno non interrompe l’attività dei neuroni che somiglia a un’attività disordinata.

La Mente autocosciente si trova a non aver nulla da leggere. Davanti a sé trova moduli chiusi. Deprivata di qualsiasi dato e questo è lo stato d’incoscienza nel sonno. Da una mancata lettura non viene fuori nulla.”

 

Commento

 

Il dato oggettivo dell’elettroencefalogramma attesta che il sonno comporta non soltanto una diversità nell’attività cerebrale e neuronica rispetto alla veglia, ma soprattutto un certo stato di caos e di disordine isterico da parte dei neuroni, una quasi follia dovuta alla mancanza degli schemi della veglia, delle modalità di azione e soprattutto di lettura dei dati da parte dei neuroni. Nulla da leggere e i moduli sono chiusi nell’incoscienza del sonno. I neuroni attivi nel disordine non producono alcunché.

Degna di nota è la definizione di “Mente autocosciente “ che si può tradurre psicologicamente nella consapevolezza dell’Io, nell’Io che “sa di sé” partendo dalla base organica e dalla funzione cerebrale.

Lo stato d’incoscienza nel sonno dipende dal caos dei neuroni, dalla mancanza di ordine e dalla chiusura dei moduli, dall’impossibilità della Mente autocosciente o “Io” di poter leggere e tradurre l’attività dei neuroni nella trama di un sogno.

 

 

NOTA BIOGRAFICA

 

John Carew Eccles, neurofisiologo e filosofo australiano, è nato nel 1903 ed è morto nel 1997. I suoi studi sulla “fisiologia dei neuroni” e la sua scoperta del “meccanismo biochimico dell’impulso nervoso” gli hanno procurato il premio Nobel per la Medicina nel 1963, riconoscimento condiviso con Lloyd Hodgkin e Andrew Fielding Huxley.

 

 

OPERAZIONE “COMUNQUE ANDARE”

 

 A seguito di richieste di chiarimento pervenute dopo la pubblicazione dei sogni da parte delle persone direttamente interessate,

affinché l’interpretazione del sogno sia efficace e proficua e non si limiti all’appagamento di una mera curiosità,

al fine di migliorare l’amorosa accettazione del proprio “destino”

 

ANNULLIAMO LE DISTANZE

E

GUARDIAMOCI IN FACCIA

 

Dal primo febbraio è operativo anche il servizio

 

“PSICOSOMA SKYPE”

 

Previo accordo telefonico con il 349 5201079, è possibile richiedere gratuitamente una seduta via “skipe” per eventuali chiarimenti sul sogno interpretato.

In quella sede sarà possibile concordare ulteriori sedute, sempre via skype, in base al bisogno e con onorario da concordare.

Avvio in questo modo una moderna attività di consulenza e di psicoterapia aperta a tutte le persone interessate.

Per i colleghi è disponibile il servizio di “supervisione” di casi clinici.                                                                    

 

                                                                    dottor Salvatore Vallone

                                                                   psicologo-psicoterapeuta

                                                                   Ordine del Veneto n° 2954