“… E FINIMMO PER FAR SESSO”

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

 

“Gentile dottore,
mi chiamo Pamela e questo è il sogno che ho fatto la scorsa notte.
Ero nello studio dell’avvocato dal quale, solo nel sogno, svolgevo il praticantato. L’avvocato del sogno era lo stesso che, nella realtà, mi ha interrogato, in qualità di assistente del professore, a un esame in università. Si trattava dell’esame al quale tenevo di più in assoluto, perché in quella materia mi ci volevo laureare (cosa che ora sto facendo), ma lui durante l’interrogazione fu indisponente e alla fine per sbaglio si tenne tra le sue carte la mia carta d’identità, cosicché dovetti andare a riprendermela (episodio al quale penso sempre quando mi nominano questa persona).

Nel sogno ci trovavamo nel suo studio per scrivere un’opposizione a una richiesta di archiviazione abbastanza complessa.

Eravamo entrambi seduti, seppur in maniera scomposta, alla scrivania, uno di fronte all’altra. Ormai erano passate le sei di sera, ma l’atto da redigere non era ancora a buon punto, quindi lui mi chiese di fermarmi un po’ più del solito per finire quel lavoro. Io accettai, anche se mi misi subito a pensare a un modo per poi tornare a casa, non potendo più usufruire del treno, data l’ora tarda che si sarebbe fatta.
Per il resto, ero molto concentrata sul lavoro. Il tempo passò velocemente, così si fece l’ora di cena. L’avvocato mi chiese se avessi fame. Io dissi di sì. Ordinò una cena indiana, che ci arrivò in studio sigillata in vaschette di alluminio. Mangiammo tra una chiacchiera e l’altra, tra un sorriso e l’altro. Sentivo di essere felice. Per tutta questa parte di sogno sentivo proprio questa forte sensazione di serenità pervasiva. Lui si avvicinò, ci guardammo negli occhi e finimmo per far sesso.

A questo punto però mi sono svegliata.”

Questo è il sogno di Pamela.

 

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

Il sogno di Pamela è elaborato dalla Logica consequenziale, “processo secondario”, ed è offerto come scatenato da un fatto occorso nella pratica del quotidiano vivere e relazionarsi, ma, pur tuttavia, contiene la simbologia, “processo primario”, utile a capire la psicodinamica del sogno e della “organizzazione psichica reattiva” di Pamela.

Da come il sogno è presentato, si desume l’abilità dell’autrice alla “fantasticheria” e la tendenza ai “sogni a occhi aperti”, perché il suo sogno può ridursi a un desiderio seduttivo da realizzare o a una rivincita relazionale da ottenere. A una visione globale Pamela dimostra di essere molto ricca interiormente proprio perché usa abbondantemente la “Fantasia”, la funzione che attesta del nostro benessere psicologico, della nostra ricchezza interiore, del nostro patrimonio da investire e non certo da mantenere dentro ad ammuffire. Pamela è una donna dalle mille risorse e dalle mille seduzioni, pensa tanto e rielabora altrettanto.

Dopo queste utili considerazioni si può procedere nella decodificazione.

 

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Ero nello studio dell’avvocato…, dal quale svolgevo il praticantato”.

 

Pamela esordisce collocandosi nel posto giusto con l’oggetto del suo interesse: lei è una praticante che non è subordinata a nessuno ma è desiderosa di “sapere di sé”, lui è una persona di valore, una figura altolocata e autorevole, “l’avvocato”. La praticante Pamela riconosce la realtà in cui si trova e la realtà sociale in cui deve agire. La simbologia dell’avvocato si attesta nell’istanza psichica del “Super-Io” e nella funzione etica della norma e del dovere, nell’abilità pragmatica del potere costituito e affermato. L’avvocato condensa in tutto e per tutto la figura paterna e richiama inevitabilmente la “posizione edipica” di Pamela, la qualità del suo vissuto nei riguardi del padre.

 

“L’avvocato del sogno era lo stesso che, nella realtà, mi ha interrogato,… ma lui durante l’interrogazione fu indisponente e alla fine per sbaglio si tenne tra le sue carte la mia carta d’identità, cosicché dovetti andare a riprendermela”.

 

Pamela sogna e da sveglia compone il suo prodotto psichico associando i ricordi. Con l’avvocato c’è un conto sospeso: un professore indisponente che commette una “paraprassia”, una falsa azione molto significativa perché  tradisce il desiderio profondo di rivedere la studentessa Pamela in linea con gli intendimenti di rivincita e di compensazione di quest’ultima. Il

“professore-avvocato” si pone nella psiche di Pamela soprattutto come un nemico che esige vendetta. La frustrazione, legata all’essere indisponente di lui durante l’esame, ha bisogno di scaricare naturalmente l’aggressività intrinseca o di essere traslata facendo alleanza con il potere femminile e convertendosi nella seduzione. Certo che tenere “tra le sue carte la mia carta d’identità” sa tanto di una traslazione sessuale, di un coito burocratico, oltre che di una fusione empatica e simpatica.

 

“Nel sogno ci trovavamo nel suo studio… Eravamo entrambi seduti, seppur in maniera scomposta, alla scrivania, uno di fronte all’altra… lui mi chiese di fermarmi un po’ più del solito per finire quel lavoro. Io accettai,…”.

 

Pamela costruisce con la sua fantasia erotica la situazione giusta per il suo bisogno e per il suo scopo: “nel suo studio, in maniera scomposta, uno di fronte all’altra, mi chiese di fermarmi, io accettai”. E’ veramente splendida questa sequela seduttiva, immaginabile anche da svegli e a occhi aperti, oltretutto degna del migliore film d’amore e di sesso. Trattasi di preliminari logistici finalizzati all’esaltazione della femminilità di Pamela. L’analisi simbolica dei verbi “trovavamo” e “fermarmi” si esalta nel finale “accettai” in manifesto assenso: una strizzatina d’occhio!

Degna di nota è la preparazione della scena seduttiva e del teatro erotico.

 

“anche se mi misi subito a pensare a un modo per poi tornare a casa, non potendo più usufruire del treno, data l’ora tarda che si sarebbe fatta.”

 

Pamela crea la scenografia e in essa include anche la paura e la “resistenza”, la parte psichica che ha timore e che non vuole evolversi con l’esperienza. Come “tornare a casa”?

Come giustificare a me stessa quello che mi sta succedendo o meglio quello che sto facendo succedere secondo il codice dei miei desideri?

Sembra un rinchiudersi dopo essersi esposta, ma in effetti questa titubanza rientra nel gioco della seduzione e nel fascino del contesto.

La “ora tarda” e il “treno” sono brutti simboli depressivi e non sono consoni al quadro e al progetto, per cui va da sé che si tratta di realtà logistiche di fatto e non di simboli, di effettivi costumi di vita logicamente ricordati.

 
“…si fece l’ora di cena. L’avvocato mi chiese se avessi fame. Io dissi di sì. Ordinò una cena indiana,…”

 

Pamela sta disponendo le fila della matassa seduttiva nei minimi particolari e secondo galateo romantico, costruisce al massimo la sua fantasia e il suo desiderio. Dopo “l’ora tarda” si presenta “l’ora di cena” in attesa della

“ora giusta” per il trionfo della seduzione e dell’appagamento del desiderio. La “fame” ha una valenza simbolica affettiva, ma come in precedenza per il “treno”, l’elaborazione del sogno è diretta dal “processo secondario”, più che dal “processo primario”, per cui la seduzione erotica è dominante e il salmo si deve concludere in “gloria” e secondo un “gloria” fuori dal comune ed esotico, la “cena indiana”. Anche in questo caso la fantasia accurata e originale di Pamela non perde l’occasione di curare il particolare e di dimostrarsi non convenzionale.

 

“Mangiammo tra una chiacchiera e l’altra, tra un sorriso e l’altro. Sentivo di essere felice.”

 

Le parole e i sorrisi danno la felicità, uno stato psicofisico non certo elargito da un “buon demone”, come la radice etimologica del termine suggerisce, ma dalla “libido genitale” intrisa di vitalistica essenza. Pamela si è sedotta e ha sedotto come nelle migliori fantasie e adesso è pronta a raccogliere i frutti di tanta meticolosa preparazione. Così succede anche di notte a tutte le persone che nella veglia hanno tanta fantasia, il dono di Apollo.

 

“Per tutta questa parte di sogno sentivo proprio questa forte sensazione di serenità pervasiva.”

 

Si muove il corpo, il sogno diventa sensoriale, “cenestetico”. Attenzione ai termini “serenità pervasiva”, un’associazione di significati e di simboli che condensano “l’orgasmo” in quanto richiama il progressivo rilassamento del corpo e la distensione della mente: “l’atarassia” di epicurea memoria, l’assenza d’affanno nella mente e nel corpo. L’orgasmo è pronto in un preambolo sintetico. Pamela fa le cose per bene da sveglia e altrettanto fa da “semi-sveglia” nel suo “semi-sogno”.

 

“Lui si avvicinò, ci guardammo negli occhi e finimmo per far sesso.”

 

Come si profetizzava in precedenza tutti i salmi finiscono in “gloria” e soprattutto quelli buoni e goderecci. Le tappe della seduzione sono state ultimate e raggiunte, per cui in base alla “consecutio temporum” non resta a Pamela che far avvicinare “l’avvocato-padre” al suo corpo e dare il via a un ultimo languido sguardo prima del solenne abbandono del corpo e della mente, l’estasi psicosomatica, la “serenità pervasiva” analizzata in precedenza.

“…finimmo per far sesso.”

Ma perché Pamela dopo tanta poesia romantica conclude l’intrigo in maniera scontata e scialba, quasi proletaria?

Perché questa sintesi gergale e scarna dopo tanta naturale delicatezza architettonica?

La poderosa sintesi è dettata dal sentimento del pudore?

Si tratta di un modo di dire, “far sesso”, che scinde i sentimenti dal gesto fisico, la mente dal corpo. Il privilegio concesso alla meccanica del coito attesta di una necessaria assenza d’affettività.

E allora Pamela si voleva davvero vendicare dell’avvocato-professore?

La risposta si trova nella prossima e ultima voce del sogno.

 

“A questo punto però mi sono svegliata.”

 

Pamela non è riuscita a godere fino in fondo portando il sogno alla naturale conclusione dopo un’ineccepibile e delicata costruzione. Il sogno di Pamela non è volgare e pesante, ma delicato, molto delicato, sensibile, molto sensibile. La psicodinamica rievoca l’innamoramento di un’adolescente nei confronti del bellissimo e atletico professore di educazione fisica.

E allora perché Pamela conclude in maniera lineare e si sveglia perdendosi il meglio del meglio?

La chiusura rapida è legata alla trasgressione e al senso di colpa. Il “professore-avvocato” non era l’uomo giusto perché era il sostituto del padre, l’autorità desiderata e da cui si è sentita a suo tempo vituperata e non apprezzata, nella sua infanzia e adolescenza quando la figura paterna si ergeva imponente e maestosa ai suoi occhi di figlia e di bambina, bello come un dio dell’Olimpo. Pamela ha ridestato con l’avvocato il suo desiderio edipico e lo ha realizzato in un sogno quasi da sveglia guidato. Ma il desiderio edipico è il costume affettivo ed erotico di Pamela, una donna particolarmente sensibile agli uomini di valore e altolocati in riedizione della sua formazione psichica.

Se il sogno non si fosse fermato a quel “punto”, Pamela si sarebbe svegliata perché il “contenuto latente” si sarebbe avvicinato notevolmente al “significato manifesto” e sarebbe scattato l’incubo e il risveglio immediato con il fallimento della “censura onirica”. La delicatezza del sogno ha risparmiato la dinamica del “far sesso” attestando Pamela tra le persone sensibili alle psicodinamiche di buona eleganza.  

 

PSICODINAMICA

 

Il sogno di Pamela sviluppa in termini narrativi la “posizione edipica”, l’interesse e l’attrazione nei confronti della figura paterna, vissuta nella sua infanzia e rielaborata in età adulta come rapporto intimo. La costruzione del teatro seduttivo e della cornice erotica attesta della prosperosa fantasia della protagonista e della pacata compostezza in riguardo alla figura paterna reale.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

La “posizione psichica” dominante è quella “edipica”, il fascino dei vissuti relativi alla figura paterna. L’istanza “Super-Io” è presente nella figura dello ”avvocato”. L’istanza psichica “Es” è presente nella “fame” e nella “serenità pervasiva”. Per il resto il sogno di Pamela è gestito dall’“Io narrante” secondo le coordinate della Logica consequenziale. L’”Io onirico”, in tanto trambusto preparativo al godimento dei sensi, dormiva nel vero senso della parola.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

 

I meccanismi psichici di difesa coinvolti sono la “condensazione”, lo “spostamento”, la “traslazione”, la “conversione”, “l’alleanza con il nemico”: fame, avvocato, serenità pervasiva, sue carte e mia carta d’identità. Non sono presenti i processi psichici di difesa della “sublimazione” e della “regressione”.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

La “organizzazione psichica reattiva”, ex carattere o personalità, evidenzia una marcata connotazione “genitale”: investimenti affettivi. Non manca e non guasta un tratto “fallico-narcisistico”: autocompiacimento e valore.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche coinvolte nel sogno di Pamela sono la “metafora”, relazione di somiglianza in “avvocato”, la “metonimia”, nesso logico in “fame” e “serenità pervasiva”. L’”enfasi” o l’esaltazione è presente e si distribuisce in tutto il sogno in maniera modesta e pacata.

 

DIAGNOSI

 

La diagnosi dice di una risoluzione della “posizione edipica”, nello specifico il privilegio verso la figura paterna, attraverso la riedizione erotica seduttiva del contesto emotivo e sentimentale.

 

PROGNOSI

 

La prognosi impone a Pamela di continuare beneficamente su questa strada di giusto amor proprio e di ambiziosi investimenti. Eventuale ridimensionamento del “narcisismo” viene da sé con l’esercizio della vita e delle relazioni significative.  Aprire il ventaglio emotivo e affettivo, sondare altre tipologie di esperienze affettive e amorose sono alla portata di Pamela. Basta volerlo per coinvolgersi.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta su un irrigidimento della “libido genitale” su uomini di un certo calibro psico-sociale. Pamela non deve selezionare “a priori” le sue conoscenze e le sue esperienze umane. Pamela deve ridurre le sue ambizioni in maniera direttamente proporzionale alla crescita della sua sicurezza personale.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Pamela è “1” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

Il “resto diurno” del “resto notturno” di Pamela, la causa scatenate del sogno, si può attestare in una tendenza ai “sogni a occhi aperti” o in una fantasticheria compensativa della protagonista.

 

QUALITA’ DEL SOGNO

 

La qualità del sogno è “autoreferenziale” sotto modica egida enfatica.

 

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

 

Il sogno di Pamela contiene una “paraprassia”, una falsa azione: “alla fine per sbaglio si tenne tra le sue carte la mia carta d’identità”.

Cosa dice in proposito Freud?

Contrariamente al libro “Interpretazione di sogni”, il testo “Psicopatologia della vita quotidiana” ebbe un certo successo di vendite e di pubblico. I “lapsus” del parlare, dello scrivere, della memoria e i mille fatti strani della vita di tutti i giorni che siamo soliti ascrivere e attribuire al caso o alla circostanza fortuita, secondo Freud, sono da ritenere il risultato e la conseguenza di un’operazione psichica significativa e intenzionale, anche se non del tutto cosciente. Tali “lapsus” sono pensati e agiti con un abbassamento, sia pur minimo, della soglia di vigilanza della coscienza e, quindi, con un disimpegno e una distrazione delle forze di resistenza e di controllo dell’”Io” cosciente. Si può ritenere che i “lapsus” e le “paraprassie” o false azioni siano da attribuire a una “rimozione” blanda e non ben riuscita e a un blando “ritorno del rimosso”. Freud affermò che queste disfunzioni della vita quotidiana hanno per l’uomo normale lo stesso significato che i sintomi hanno per il nevrotico in quanto si tratta sempre di “formazioni sostitutive”, qualcosa al posto di qualcos’altro.

Alla luce di tutto questo non è possibile stabilire in modo assertorio e definitivo dove secondo la Psicoanalisi si attesti e consista la “normalità” e la “follia”. La norma e la patologia psichiche non sono da intendere come due entità diverse e isolate, bensì come due diversificazioni di un’unica unità di misura la cui diversità è costituita da fattori quantitativi di organizzazione energetica e pulsionale, piuttosto che da differenze qualitative o degenerative organiche come sosteneva la psichiatria ufficiale del tempo.

Tornando al sogno di Pamela e concludendo, la “paraprassia” del professore era finalizzata a un desiderio di rivedere la studentessa.

Per senso di colpa o per attrazione?

La risposta probabile spetta soltanto a Pamela.

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