PILLOLE DI SOGNI

 

 Mi sono arrivati sogni semplici con richieste di chiarimento.

Le metto insieme e rispondo al meglio agli arditi marinai.

Anche se non li decodificherò secondo lo schema completo per mancanza di elementi, sono convinto che la richiesta sarà pienamente soddisfatta.

Nelle “Riflessioni metodologiche” troverete risposte a domande teoriche specifiche.

 

LE RISATE LIBERATORIE DI MARILENA

“Marilena sogna il suo ex che ironizza su tutto e sdrammatizza, com’era solito fare al tempo della loro storia. Cominciano a ridere di vero gusto e in maniera veramente liberatoria.”

 

Il presente non è allettante nel versante sessuale? E allora Marilena torna indietro al tempo dell’appagamento gratificante della sua “libido genitale”. La memoria recupera il meglio del meglio tra gli ex partner e sceglie un uomo libero da resistenze e pregiudizi, un maschio che quando fa le cose si coinvolge, una persona destrutturata e per niente seriosa:” il suo ex che ironizza su tutto. “L’ironia” di Socrate consisteva proprio nella liberazione dalle false verità su se stessi; di poi, poteva nascere il vero “Io”. “Sdrammatizzare” nella veglia può essere un segno di superficialità o una fuga dal problema, ma in sogno si traduce nella “catarsi” del senso di colpa, nel saper disinvestire e controinvestire le migliori energie psicofisiche in progetti gratificanti: un uomo libero, libertario e liberatore, un uomo che ti fa tanto “ridere” e di gusto.

“Ridere” attesta simbolicamente di una sessualità eccitante e appagante: l’orgasmo in due. La breve nota onirica di Marilena insegna che la vita sessuale esige il disimpegno dalle resistenze e dalle paure, la disposizione a lasciarsi andare al moto organico e funzionale del corpo e nello specifico lasciare che il sistema neurovegetativo faccia degnamente il suo lavoro.

Ecco come si spiega “Cominciano a ridere di vero gusto e in maniera veramente liberatoria.”

“Ridere” rievoca il film “Ombre bianche” e la cultura esquimese che vuole nei valori dell’ospitalità concedere la propria donna all’ospite.

Marilena prende atto in sogno della sua situazione psicofisica, la frustrazione sessuale.

Il sogno evidenzia l’uso della “condensazione” e della “metafora” in “ridere”. “L’ironia” è frutto del meccanismo dello “spostamento” e della “metonimia”.

La nostalgia è una brutta bestia da domare, così come il presente è degno di considerazione e di manovre adeguate per essere migliorato.

 

 

LA DEFLORAZIONE MANCATA

“Mi guardo allo specchio e vedo che ho pochi denti separati e tremolanti.

Meno male che la bocca non sanguina.”

 

Questa nota onirica porta la firma di Marietto.

 

Parto dalla fine. La “bocca” è simbolo dell’organo sessuale femminile, oltre che l’organo della “libido orale” e la sede della funzione affettiva. La “bocca” è formata dalle labbra e possiede i suoi umori. Una “bocca che sanguina” equivale pari pari alla deflorazione secondo natura per una donna. Una “bocca che non sanguina” si traduce nella mancata deflorazione della donna secondo la paura di Marietto. Quest’ultimo deve rafforzare l’identità sessuale, “mi guardo allo specchio”, dal momento che i denti, simboli dell’aggressività, sono pochi, sparuti e tremolanti. Marietto vive un conflitto in riguardo alla sua aggressività sessuale, è inibito e ha paura di non riuscire nella naturale impresa.

Del resto, nella vita sessuale maschile la giusta aggressività è necessaria per l’erezione, a sua volta più che mai necessaria per la naturale deflorazione. Se l’erezione è “tremolante” e l’aggressività è insufficiente, non si può far “sanguinare la bocca” e la pulsione sessuale resta un pio desiderio.

L’aggressività sessuale maschile non deve essere fraintesa con la violenza. Trattasi di sicurezza impositiva e di orgoglio virile, una piccola dose di “libido fallico-narcisistica” sposata con la “libido genitale”, l’attrazione erotica e il riconoscimento amoroso della donna.

In bocca al lupo, Marietto!

Hai tanto da vivere con i giusti ritocchi psicofisici di rassicurazione e di rafforzamento.

I meccanismi usati per comporre il breve sogno sono la “condensazione” e la “metafora” nella “bocca”, relazione di somiglianza. Lo “specchio” rappresenta la “proiezione” di sé, lo “specchio” restituisce una consapevolezza migliore. Il “dente” condensa un simbolo fallico di forza e di potere e ha un nesso logico con l’aggressività per cui s’inquadra in una “metonimia”. Il “tremolante” rappresenta una perdita di potere e una crisi della sicurezza.

 

IL NESSO GIUSTO

“Ho sognato che non passavo con il mio corpo da una porta per accedere alla stanza attigua, mentre il mio amico, che è tanto più grasso di me, ci passava tranquillamente e senza alcuna fatica.”

 

Peter ha qualche problema intellettivo, magari una scarsa fiducia nelle sue capacità mentali o una boria intellettiva che non sa dove far poggiare. Peter non sa fare i giusti collegamenti tra i concetti, ha qualche “deficit” intuitivo e non possiede una buona logica consequenziale. Forse Peter non sa fare grandi discorsi e non è un gran parolaio. Forse a Peter la scuola ha negato gli strumenti giusti per interpretare se stesso e la realtà che lo circonda. E così sin da bambino ha maturato un complesso d’inferiorità intellettiva che poi magari ha compensato con una buona pratica e un valido pragmatismo. Magari Peter è un capitano d’industria, un vecchio padrone che si porta dietro come un vizio assurdo la licenza di terza media e il dialetto al posto della lingua italiana. Il mancato passaggio da una stanza all’altra condensa l’incapacità di connettere e di mettere nessi logici nei discorsi, oltre che l’invidia nei confronti di chiunque sa mettere insieme parole e concetti.

“Da una porta per accedere alla stanza attigua” è una “metafora” frutto di “traslazione”.

E’ molto importante per Peter che non compensi questa sua inferiorità mentale con l’arroganza affettiva e il potere sul prossimo.

 

LA PARTE NEGATIVA DEL FANTASMA DELLA MADRE

“Mia figlia Immacolatella mi ha detto che ha fatto un brutto sogno, ha sognato la strega.”

 

La mamma di Immacolatella è napoletana e si chiama Marianella. Il vezzeggiativo nei nomi è un meraviglioso uso linguistico dei napoletani, oltre che un candore affettivo, una protezione e una cura dei bambini che si manifestano già dal nome.

Immacolatella sogna la “parte negativa del fantasma della madre”. La “parte positiva” è la fatina o la regina o qualsiasi altra figura nobile e altolocata. I bambini cominciano a usare il meccanismo psichico di difesa dall’angoscia dello “splitting” o scissione sin dai primi mesi di vita. Ha inizio l’organizzazione del pensiero e dell’Io, una modalità primaria fortemente emotiva che l’infante, “ senza parole”, vive esorcizzando l’angoscia legata alla possibilità che la mamma non ci sia più ad accudirlo, a nutrirlo, ad amarlo, a proteggerlo e a chiamarla Immacolatella, un nome meraviglioso.

La “strega” condensa la parte anaffettiva della madre dal momento che nessuno garantisce al bambino che la mamma ci sarà sempre e che sarà premurosa come sempre. Il meccanismo dello “splitting” lo manteniamo e lo usiamo per tutta la vita, ma bisogna esserne consapevoli per non regredire a fasi di sviluppo incompatibili con la realtà in atto.

Immacolatella può ancora emozionarsi con i naturali fantasmi. Da grande li vivrà come una ricchezza della sua fantasia e della sua persona.

 

I MIEI FIGLI SOGNANO

“Dado sogna di trovarsi dentro una piscina grande come una stanza e dove c’è poca acqua. Si tuffa e chiaramente non riesce a nuotare.”

“Ninny sogna di avere la sensazione di cadere nel vuoto.”

 

Dado e Ninny sono i figli di Fiorella.

 

Partiamo dall’ultimo, da Ninny. “Cadere nel vuoto” condensa un normalissimo “fantasma depressivo di perdita” che si formula nel modo seguente: “ah, se la mamma non ci fosse!”

Ecco come si spiega il sogno del piccolo Ninny.

Avere tanta madre, una donna bella, buona e saggia, comporta per il bambino anche la possibilità, il timore e l’angoscia della perdita di cotanto regalo di madre natura. La connotazione affettiva è direttamente proporzionale all’intensità dell’angoscia e alla dipendenza psichica. Per questo motivo bisogna sempre favorire l’autonomia dei figli, per consentire loro di razionalizzare le angosce quanto prima possibile. Bisogna svezzarli non soltanto dai pannolini Pampers o dagli omogeneizzati Plasmon, ma soprattutto liberarli progressivamente dalla dipendenza dai genitori, madre “in primis” dal momento che il padre di suo gode dell’immunità ingiustificabile e ingiustificata di colui che procaccia il cibo e che a casa c’è poco.

E Dado?

Cosa possiamo dire a Dado in riguardo al suo sogno?

La “piscina grande” rappresenta la figura materna, “l’acqua” è un classico simbolo dell’universo femminile, il “tuffarsi” attesta di un bisogno di affidamento e di una ricerca fiduciosa della madre, il “non riuscire a nuotare” equivale simbolicamente a godere di poca madre a causa del problema della rivalità fraterna. C’è poca madre per il primo figlio che si è sentito defenestrato dal suo ruolo di unico fruitore del bene materno, mentre  il secondo trova già l’ingombro e non può non contemplarlo, deve accettarlo e non si pone per lui il problema dell’intruso, ma la necessità di adattarsi alla situazione e di acchiappare più che può in qualsiasi modo: intelligenza pragmatica e utilitarismo, non astrazione e filosofismi per il secondo, sensibilità affettiva e pudore sentimentale per il primo.

Tanta madre deve distribuirsi equamente secondo i bisogni della prole e deve essere brava a capire le sensibilità dei figli e darsi “toto corde” e “tota mente”.

Auguri Fiorella!

E’ tutto normale e sotto controllo.

 

CONSIDERAZIONI

 

Queste pillole di sogni non sono per niente amare e mi son piaciute perché ho dismesso il ruolo tecnico del ricercatore senza cadere nella banalità.

Alla prossima!

 

 

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

 

Esistono due caratteri uguali?

Spesso mi si rivolge questa domanda.

La risposta è negativa.

I gemelli monozigoti, eterozigoti, fratelli e sorelle di qualsiasi collocazione non hanno caratteri simili. Non è possibile trovare caratteri identici.

Preciso che i termini “carattere” e tanto meno “personalità” sono approssimativi, per cui è appropriato parlare di “organizzazione psichica reattiva”.

E allora, esistono “formazioni psichiche reattive” identiche?

La risposta è ancora una volta negativa.

E nei gemelli siamesi?

Ancora negativa.

I gemelli siamesi hanno due cervelli e due menti. Di conseguenza, i vissuti psichici si differenziano in base alla modalità mentale di approccio dell’uno o dell’altro.

Esistono tratti identici nelle “formazioni psichiche reattive” degli uomini?

La risposta è negativa, ma è necessario precisare che esistono tratti similari ma non simili.

Ma, se tutti nasciamo da padre e da madre e condividiamo in universale o in gruppo la stessa educazione, gli stessi valori, gli stessi schemi culturali, come è possibile che non esistano due “organizzazioni” o due tratti simili?

Adduco l’esempio del codice a barre: basta una lineetta diversa per differenziarsi, basta una sfumatura di vissuto e si differenzia “l’organizzazione”.

Almeno in questo settore vige l’originalità e l’unicità. La Psiche si differenzia dal Soma. Mentre possono esistere due corpi uguali, quasi clonati, ma non è detto che sia così, di sicuro non esistono due “formazioni reattive” simili anche se cresciuti nello stesso ambiente e con le stesse persone.

Altra domanda: perché si definisce “organizzazione psichica reattiva” e che cosa vuol dire “reattiva”?

Parto dall’ultima domanda. “Reattiva” attesta della modalità psichica di reagire con i vari “meccanismi e processi di difesa” all’angoscia che è la malattia di base dell’uomo, l’angoscia depressiva di morte, la “malattia mortale” come la chiamava Soren Kierkegaard, il filosofo antihegeliano e antesignano dell’Esistenzialismo con il suo pessimismo individuale a base religiosa.

“Organizzazione” è il risultato momentaneo di un insieme di tratti psichici legati all’evoluzione e attesta del lavoro mentale e del lavorio psico-culturale investiti nel corso progressivo della formazione.

La base di tutto è un organo non adeguatamente conosciuto, il Cervello.

Ma di questo si parlerà nella decodificazione dei prossimi sogni.

 

LA MAGIA DELLA “CACCA” DI BRIGIDA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Sono in un capannone.

Chiudo le porte, mi accuccio e sull’entrata lascio cadere la mia cacca e penso che la stessa cosa ho già fatto da qualche altra parte.

Cerco un pezzo di carta per raccoglierla, ma non trovo niente e mi avvicino a un bancone bianco come il resto dell’ambiente.

Si presenta un bell’uomo alto e distinto della mia età, ma non ricordo cosa mi dice.

Penso che potrei parlare con lui nel capannone e che potremmo frequentarci.

Arriva un altro uomo, anche lui distinto.

Vado via, esco e la mia cacca non c’è più e fuori c’è il solleone.”

Questo è il sogno di Brigida.

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

La magia della cacca di Brigida si attesta nell’evento finale: prima c’è la cacca e alla fine la cacca non c’è più.

Un gioco di alto prestigio e di un valido prestidigitatore!

Il sogno non è estraneo a queste riparazioni delle disfunzioni psichiche. Il sogno è abile nella riparazione del trauma. Il sogno ha la funzione d’integrare le parti psichiche estromesse e di suggerire alla funzione “Io” i comportamenti adeguati. Il sogno di Brigida offre il “fantasma del maschio” nella sua “parte positiva e negativa”: la seconda merita di essere aggredita, ma la prima va coltivata e possibilmente vissuta.

In conclusione si può affermare che non tutti gli uomini meritano di essere aggrediti secondo il vangelo psichico di Brigida.

 

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Sono in un capannone.”

 

Brigida si trova in un contesto sociale allargato, in relazione con i suoi simili e con la gente che frequenta la piazza. In ogni modo Brigida si pone, si confronta e comunica. Brigida si mette in gioco con gli altri. Il “capannone” ha una simbologia pragmatica, ma rappresenta la società in cui l’uomo si realizza a livello lavorativo. Il buon Karl Marx avrebbe obiettato e precisato che il “capannone” è il luogo dove l’operaio socializza e prende coscienza della classe a cui appartiene: il “proletariato”, coloro che come ricchezza hanno soltanto il patrimonio dei figli, una dote che in ulteriore profana metafora si riduce al patrimonio dei propri coglioni. Oniricamente è preferibile la concezione dell’uomo “animale sociale e politico”, come voleva il buon greco Aristotele, uomo alieno dalla lotta di classe.

Convergendo al sogno, Brigida si relaziona in un contesto sociale allargato e pragmatico, un ambito caratterizzato dal fare produttivo e dall’intelligenza operativa. Questo significa “sono in un capannone”.

 

“Chiudo le porte, mi accuccio e sull’entrata lascio cadere la mia cacca e penso che la stessa cosa ho già fatto da qualche altra parte.”

 

Brigida non è nuova all’aggressività e alla negatività verso il sociale e in particolare verso il maschio come si vedrà dopo. Ha usato questo comportamento di scaricare la sua aggressività altre volte. Ha una sua misantropia e la esterna in sogno con la simbologia della “cacca”. Quest’ultima condensa la “pulsione sadomasochistica” della “posizione anale” degli investimenti della “libido” nella formazione psichica che temporalmente viaggia in maniera privilegiata dai due ai quattro anni. La “cacca” è lo strumento di relazione nella ricerca del potere sugli altri anche a scapito di una certa sofferenza da “sublimare” successivamente in godimento.

L’atto di “accucciarsi” attesta la “regressione” all’infanzia e il “lasciar cadere la cacca” implica la “fissazione” difensiva alla “posizione anale” degli investimenti della “libido”.

 

“Cerco un pezzo di carta per raccoglierla, ma non trovo niente e mi avvicino a un bancone bianco come il resto dell’ambiente.”

 

Perché l’ambiente è bianco come il bancone? Il “bianco” è il colore dell’innocenza e del candore infantile, della mancanza di parole, “infante”, e di “coscienza di sé”, della dipendenza e del bisogno. Brigida medita sul bianco che colora un ambiente asettico e che non merita la sua aggressività. Brigida si rende conto di essere inopportuna e ingiusta a esternare le sue  pulsioni aggressive verso gli altri e verso le cose. Brigida si ricrede e rivede i suoi comportamenti sociali e antisociali e specialmente questi ultimi li trova gratuiti. Il “pezzo di carta per raccoglierla” condensa l’assoluzione del senso di colpa e il tentativo di ripagare l’atto maligno di sporcare con la cacca, di aggredire alla rinfusa. L’aggressività viene colpevolizzata e Brigida cerca la “catarsi” della colpa in base al suo elastico e duttile ricredersi. Per il momento “non trova niente” in un mondo colorato di bianco, d’ingenuità innocente e immacolata.

 

“Si presenta un bell’uomo alto e distinto della mia età, ma non ricordo cosa mi dice.”

 

Ecco confermato il nodo del problema umano e del conflitto psichico relazionale! Brigida è’ aggressiva verso i maschi, ma di fronte alla bellezza di un uomo soccombe e si ricrede, “si presenta un bell’uomo”, anzi viene fuori la femmina che deve sedurre e piacere con la sua femminilità. La bellezza estetica significa che il maschio è degno di valore e di apprezzamento libidico, l’essere “alto” attesta simbolicamente del livello intellettuale e morale oltre che della sensibilità mistica, l’essere “distinto” conferma di un uomo diverso dagli altri, un maschio non massificato e non certo un maschio qualunque. Ma con quest’uomo “bello, alto e distinto” Brigida non riesce a dialogare, ha una certa titubanza nell’approccio, non vuole sentire “cosa le dice”. Il sogno non vuole trattare questo tema, ma ribadisce che il problema è il maschio, il conflitto e il rapporto. Brigida aveva costruito il pregiudizio verso l’universo maschile a furia di frequentare uomini minori e di poco spessore, ma è costretta a ricredersi dalla sua falsa e stolta convinzione che tutti i maschi fossero di bassa lega e degni della sua disistima e aggressione.

 

“Penso che potrei parlare con lui nel capannone e che potremmo frequentarci.”

 

Brigida si ricrede e non è vero per niente che ha chiuso con gli uomini o che è soltanto aggressiva e li tratta con la merda e di merda. E vero che è femmina e seduce nel senso di condurre con sé il suo maschio, un dolce rapimento dei sensi. Ma Brigida sa anche che socialmente si può arricchire con la frequentazione degli uomini degni di lei. Brigida si dispone a intensificare il rapporto e di accrescere gli investimenti di “libido” per un piacere erotico ancora sublimato dal “capannone” ossia in un ambito di relazione e di iniziale conoscenza.

 

“Arriva un altro uomo, anche lui distinto.”

 

Qualora non si fosse ancora capito che il conflitto psichico di Brigida riguarda il maschile e che la sua aggressività verso i maschi è risolvibile, ecco che si presenta il rafforzamento della riconciliazione con “un altro uomo, anche lui distinto”, un uomo che esce dalla norma convenzionale che ha caratteristiche precipue di tipo psichico e intellettuale: il suo tipo di uomo, un maschio non grezzo e convenzionale.

 

“Vado via, esco e la mia cacca non c’è più e fuori c’è il solleone.”

 

Ecco la magia riparatoria del sogno! “La mia cacca non c’è più”. Brigida è passata dall’aggressività verso il maschio alla piena consapevolezza del suo conflitto con il maschio e a conferma del suo recupero psichico e della sua integrazione ha formulato con chiarezza la richiesta di una relazione significativa con un uomo altrettanto significativo e degno di lei. La chiarezza è accompagnata da un rafforzamento legato a una decisa autoconsapevolezza con l’enfasi del solleone: “e fuori c’è il solleone”. L’aggressività di Brigida trova nel sogno la sua “razionalizzazione” e la sua assoluzione, per cui non ha più motivo di esistere almeno in questo contesto e in questa circostanza. Il tratto psichico di Brigida, la “cacca”, non si può eliminare perché appartiene a una realtà psichica pregressa, a un trauma che ha portato Brigida a difendersi dal maschio con l’aggressività e ripagandolo con la stessa moneta.

 

PSICODINAMICA

 

Il sogno di Brigida sviluppa la psicodinamica dell’aggressività nei confronti dell’universo maschile in totale ottemperanza alla “posizione anale” e alla “libido sadomasochistica”. E’ presente il senso di colpa e la finale integrazione con riparazione del senso di colpa come in donna adulta che ha lavorato sulle giuste prese di coscienza. Brigida attesta di aver superato un eventuale trauma, ma quest’ultimo si presenta su stimolo fortuito. Il sogno  reintegra le angosce traumatiche e le risolve come avviene nella realtà con la dovuta presa di coscienza. Il sogno conserva e non dimentica, riesuma e dà vita al presente psichico in atto tramite l’”Io onirico”; di poi l’”Io narrante” provvede a comporre trauma e attualità psichica.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

 

Il sogno di Brigida è elaborato dai meccanismi psichici della “condensazione” in “capannone”, dello “spostamento” in “cacca”, della “drammatizzazione” in “solleone”, dello “splitting” in “maschio”, della “razionalizzazione” in “la mia cacca non c’è più”. Sono coinvolti i processi psichici di difesa della “regressione” in “accucciarsi”, della “fissazione” in lasciar cadere la cacca”, della “sublimazione” in “cerco un pezzo di carta per raccoglierla”.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

Il sogno di Brigida è gestito ampiamente dall’”Io onirico”. Valido è il concorso dell’”Io narrante” nel rendere comprensibile la trama. Sono presenti le istanze “Es” in “cacca” e “maschio”, “Super-Io” in “cerco un pezzo di carta per raccoglierla”, l’”Io in “la mia cacca non c’è più”. Il sogno di Brigida sviluppa la “posizione anale” in “lascio cadere la mia cacca” e l’annessa “libido sadomasochistica” in “la stessa cosa ho già fatto da qualche altra parte”. Il sogno di Brigida coinvolge meccanismi e processi psichici in abbondanza a conferma della complessità intrinseca del materiale elaborato dal “processo primario”.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

Il sogno di Brigida evidenzia un forte tratto sadomasochistico in una “organizzazione psichica reattiva anale”: aggressività e remissività, colpa e  assoluzione.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche agite sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “uomo bello” e “alto” e “distinto”, la “metonimia” o nesso logico in “cacca” e “pezzo di carta”, l’”enfasi” o forza espressiva in “solleone” e “capannone”.

 

DIAGNOSI

 

Il sogno di Brigida attesta di una psicodinamica conflittuale nei riguardi della figura maschile e del corredo di attributi a essa collegati e ascritti. Presenta, inoltre, la riparazione del trauma con la consapevolezza “magica” che magica non è perché frutto d’intenso lavoro su se stessa.

 

PROGNOSI

 

La prognosi impone a Brigida di persistere nella risoluzione del conflitto con il maschio, di presentarsi all’altro secondo i suoi bisogni e i suoi gusti. Si augura che il relazionarsi a un uomo “bello-alto-distinto” sia facile impresa e non inutile ardimento.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta nel rafforzamento della “parte negativa” del “fantasma del maschio”. Conseguirebbero isolamento e castità. L’aggressività non scaricata può convertirsi in “isterofobia” con crisi di panico.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Brigida è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

Il “resto diurno” del “resto notturno” di Brigida, la causa scatenante del sogno, si attesta nel conflitto in atto con il suo uomo o nell’espressione del suo desiderio di avere un uomo diverso.

 

QUALITA’ ONIRICA

 

Il sogno di Brigida è originale, trasgressivo e paradossale. Mette abilmente insieme tre qualità compatibili e reperibili nelle contorte e tormentate trame oniriche.

 

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

 

Il sogno di Brigida verte sulla “posizione anale” e sulla “libido sadomasochistica”. Gli studi clinici di Freud avevano individuato le zone “erogene”, generatrici di piacere, “orale”, “anale” e “fallico-genitale”. A ognuna corrispondeva e corrisponde un organo, una funzione libidica e un tempo. La loro integrazione si definisce con il termine di “fase”. Nella “fase orale” la “libido” si concentra sulla mucosa orale e nella funzione alimentare e s’instaura nel primo anno di vita. Nella “fase anale” la “libido” si concentra sulla mucosa anale e nella funzione defecatoria e s’instaura nel secondo anno di vita. Nella “fase fallica genitale” la “libido” si concentra sugli organi sessuali e nella funzione masturbatoria e successivamente nella funzione sessuale procreativa, s’instaura dal terzo anno di vita in poi sostenuta e integrata dalla drammatica, ma necessaria alla maturazione psichica, problematica edipica. I vissuti caratteristici e antitetici delle varie “fasi”, intese come modalità organizzative psichiche, sono l’accettazione e il rifiuto, il sadismo e il masochismo, il voyeurismo e l’esibizionismo, l’amore disinteressato e l’egoismo. Dal momento che le funzioni e i vissuti si evolvono e si conservano, il concetto di “fase” è opportuno sostituirlo con il concetto di “posizione” secondo le teorie di Melanie Klein. Il termine “posizione”, al posto di “fase” o tanto meno di “stadio”, sottolinea che i fenomeni psichici non sono semplicemente fasi di passaggio, ma situazioni psichiche che si esperiscono sin dal primo anno di vita e rimarranno sempre attive nella personalità come  modalità specifiche del soggetto e del suo rapporto con l’oggetto. Inoltre la presenza delle angosce e delle difese che caratterizzano le “posizioni” kleiniane, “schizo-paranoide” e “depressiva”, persisteranno per tutta la durata della vita essendo esse stesse un’evoluzione che permette la futura evoluzione della “organizzazione psichica reattiva”, il carattere o la personalità. “Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si evolve” anche a livello psichico.

Degna d’interesse è la soluzione teorica kleiniana per cui le “fasi” freudiane si commutano nella “posizione orale”, nella “posizione anale”, nella “posizione fallico-narcisistica”, nella “posizione genitale”. A queste si può aggiungere la “posizione edipica”. Si tratta di modelli e di schemi psichici atti a descrivere le psicodinamiche evolutive della “libido”, l’energia vitale e non solo sessuale. La preferenza, a mio avviso, è dovuta al fatto che questi paradigmi spiegano meglio la normalità e la psicopatologia, il funzionamento della mente e la “organizzazione psichica reattiva”, il vecchio carattere.

“… E FINIMMO PER FAR SESSO”

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

 

“Gentile dottore,
mi chiamo Pamela e questo è il sogno che ho fatto la scorsa notte.
Ero nello studio dell’avvocato dal quale, solo nel sogno, svolgevo il praticantato. L’avvocato del sogno era lo stesso che, nella realtà, mi ha interrogato, in qualità di assistente del professore, a un esame in università. Si trattava dell’esame al quale tenevo di più in assoluto, perché in quella materia mi ci volevo laureare (cosa che ora sto facendo), ma lui durante l’interrogazione fu indisponente e alla fine per sbaglio si tenne tra le sue carte la mia carta d’identità, cosicché dovetti andare a riprendermela (episodio al quale penso sempre quando mi nominano questa persona).

Nel sogno ci trovavamo nel suo studio per scrivere un’opposizione a una richiesta di archiviazione abbastanza complessa.

Eravamo entrambi seduti, seppur in maniera scomposta, alla scrivania, uno di fronte all’altra. Ormai erano passate le sei di sera, ma l’atto da redigere non era ancora a buon punto, quindi lui mi chiese di fermarmi un po’ più del solito per finire quel lavoro. Io accettai, anche se mi misi subito a pensare a un modo per poi tornare a casa, non potendo più usufruire del treno, data l’ora tarda che si sarebbe fatta.
Per il resto, ero molto concentrata sul lavoro. Il tempo passò velocemente, così si fece l’ora di cena. L’avvocato mi chiese se avessi fame. Io dissi di sì. Ordinò una cena indiana, che ci arrivò in studio sigillata in vaschette di alluminio. Mangiammo tra una chiacchiera e l’altra, tra un sorriso e l’altro. Sentivo di essere felice. Per tutta questa parte di sogno sentivo proprio questa forte sensazione di serenità pervasiva. Lui si avvicinò, ci guardammo negli occhi e finimmo per far sesso.

A questo punto però mi sono svegliata.”

Questo è il sogno di Pamela.

 

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

Il sogno di Pamela è elaborato dalla Logica consequenziale, “processo secondario”, ed è offerto come scatenato da un fatto occorso nella pratica del quotidiano vivere e relazionarsi, ma, pur tuttavia, contiene la simbologia, “processo primario”, utile a capire la psicodinamica del sogno e della “organizzazione psichica reattiva” di Pamela.

Da come il sogno è presentato, si desume l’abilità dell’autrice alla “fantasticheria” e la tendenza ai “sogni a occhi aperti”, perché il suo sogno può ridursi a un desiderio seduttivo da realizzare o a una rivincita relazionale da ottenere. A una visione globale Pamela dimostra di essere molto ricca interiormente proprio perché usa abbondantemente la “Fantasia”, la funzione che attesta del nostro benessere psicologico, della nostra ricchezza interiore, del nostro patrimonio da investire e non certo da mantenere dentro ad ammuffire. Pamela è una donna dalle mille risorse e dalle mille seduzioni, pensa tanto e rielabora altrettanto.

Dopo queste utili considerazioni si può procedere nella decodificazione.

 

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Ero nello studio dell’avvocato…, dal quale svolgevo il praticantato”.

 

Pamela esordisce collocandosi nel posto giusto con l’oggetto del suo interesse: lei è una praticante che non è subordinata a nessuno ma è desiderosa di “sapere di sé”, lui è una persona di valore, una figura altolocata e autorevole, “l’avvocato”. La praticante Pamela riconosce la realtà in cui si trova e la realtà sociale in cui deve agire. La simbologia dell’avvocato si attesta nell’istanza psichica del “Super-Io” e nella funzione etica della norma e del dovere, nell’abilità pragmatica del potere costituito e affermato. L’avvocato condensa in tutto e per tutto la figura paterna e richiama inevitabilmente la “posizione edipica” di Pamela, la qualità del suo vissuto nei riguardi del padre.

 

“L’avvocato del sogno era lo stesso che, nella realtà, mi ha interrogato,… ma lui durante l’interrogazione fu indisponente e alla fine per sbaglio si tenne tra le sue carte la mia carta d’identità, cosicché dovetti andare a riprendermela”.

 

Pamela sogna e da sveglia compone il suo prodotto psichico associando i ricordi. Con l’avvocato c’è un conto sospeso: un professore indisponente che commette una “paraprassia”, una falsa azione molto significativa perché  tradisce il desiderio profondo di rivedere la studentessa Pamela in linea con gli intendimenti di rivincita e di compensazione di quest’ultima. Il

“professore-avvocato” si pone nella psiche di Pamela soprattutto come un nemico che esige vendetta. La frustrazione, legata all’essere indisponente di lui durante l’esame, ha bisogno di scaricare naturalmente l’aggressività intrinseca o di essere traslata facendo alleanza con il potere femminile e convertendosi nella seduzione. Certo che tenere “tra le sue carte la mia carta d’identità” sa tanto di una traslazione sessuale, di un coito burocratico, oltre che di una fusione empatica e simpatica.

 

“Nel sogno ci trovavamo nel suo studio… Eravamo entrambi seduti, seppur in maniera scomposta, alla scrivania, uno di fronte all’altra… lui mi chiese di fermarmi un po’ più del solito per finire quel lavoro. Io accettai,…”.

 

Pamela costruisce con la sua fantasia erotica la situazione giusta per il suo bisogno e per il suo scopo: “nel suo studio, in maniera scomposta, uno di fronte all’altra, mi chiese di fermarmi, io accettai”. E’ veramente splendida questa sequela seduttiva, immaginabile anche da svegli e a occhi aperti, oltretutto degna del migliore film d’amore e di sesso. Trattasi di preliminari logistici finalizzati all’esaltazione della femminilità di Pamela. L’analisi simbolica dei verbi “trovavamo” e “fermarmi” si esalta nel finale “accettai” in manifesto assenso: una strizzatina d’occhio!

Degna di nota è la preparazione della scena seduttiva e del teatro erotico.

 

“anche se mi misi subito a pensare a un modo per poi tornare a casa, non potendo più usufruire del treno, data l’ora tarda che si sarebbe fatta.”

 

Pamela crea la scenografia e in essa include anche la paura e la “resistenza”, la parte psichica che ha timore e che non vuole evolversi con l’esperienza. Come “tornare a casa”?

Come giustificare a me stessa quello che mi sta succedendo o meglio quello che sto facendo succedere secondo il codice dei miei desideri?

Sembra un rinchiudersi dopo essersi esposta, ma in effetti questa titubanza rientra nel gioco della seduzione e nel fascino del contesto.

La “ora tarda” e il “treno” sono brutti simboli depressivi e non sono consoni al quadro e al progetto, per cui va da sé che si tratta di realtà logistiche di fatto e non di simboli, di effettivi costumi di vita logicamente ricordati.

 
“…si fece l’ora di cena. L’avvocato mi chiese se avessi fame. Io dissi di sì. Ordinò una cena indiana,…”

 

Pamela sta disponendo le fila della matassa seduttiva nei minimi particolari e secondo galateo romantico, costruisce al massimo la sua fantasia e il suo desiderio. Dopo “l’ora tarda” si presenta “l’ora di cena” in attesa della

“ora giusta” per il trionfo della seduzione e dell’appagamento del desiderio. La “fame” ha una valenza simbolica affettiva, ma come in precedenza per il “treno”, l’elaborazione del sogno è diretta dal “processo secondario”, più che dal “processo primario”, per cui la seduzione erotica è dominante e il salmo si deve concludere in “gloria” e secondo un “gloria” fuori dal comune ed esotico, la “cena indiana”. Anche in questo caso la fantasia accurata e originale di Pamela non perde l’occasione di curare il particolare e di dimostrarsi non convenzionale.

 

“Mangiammo tra una chiacchiera e l’altra, tra un sorriso e l’altro. Sentivo di essere felice.”

 

Le parole e i sorrisi danno la felicità, uno stato psicofisico non certo elargito da un “buon demone”, come la radice etimologica del termine suggerisce, ma dalla “libido genitale” intrisa di vitalistica essenza. Pamela si è sedotta e ha sedotto come nelle migliori fantasie e adesso è pronta a raccogliere i frutti di tanta meticolosa preparazione. Così succede anche di notte a tutte le persone che nella veglia hanno tanta fantasia, il dono di Apollo.

 

“Per tutta questa parte di sogno sentivo proprio questa forte sensazione di serenità pervasiva.”

 

Si muove il corpo, il sogno diventa sensoriale, “cenestetico”. Attenzione ai termini “serenità pervasiva”, un’associazione di significati e di simboli che condensano “l’orgasmo” in quanto richiama il progressivo rilassamento del corpo e la distensione della mente: “l’atarassia” di epicurea memoria, l’assenza d’affanno nella mente e nel corpo. L’orgasmo è pronto in un preambolo sintetico. Pamela fa le cose per bene da sveglia e altrettanto fa da “semi-sveglia” nel suo “semi-sogno”.

 

“Lui si avvicinò, ci guardammo negli occhi e finimmo per far sesso.”

 

Come si profetizzava in precedenza tutti i salmi finiscono in “gloria” e soprattutto quelli buoni e goderecci. Le tappe della seduzione sono state ultimate e raggiunte, per cui in base alla “consecutio temporum” non resta a Pamela che far avvicinare “l’avvocato-padre” al suo corpo e dare il via a un ultimo languido sguardo prima del solenne abbandono del corpo e della mente, l’estasi psicosomatica, la “serenità pervasiva” analizzata in precedenza.

“…finimmo per far sesso.”

Ma perché Pamela dopo tanta poesia romantica conclude l’intrigo in maniera scontata e scialba, quasi proletaria?

Perché questa sintesi gergale e scarna dopo tanta naturale delicatezza architettonica?

La poderosa sintesi è dettata dal sentimento del pudore?

Si tratta di un modo di dire, “far sesso”, che scinde i sentimenti dal gesto fisico, la mente dal corpo. Il privilegio concesso alla meccanica del coito attesta di una necessaria assenza d’affettività.

E allora Pamela si voleva davvero vendicare dell’avvocato-professore?

La risposta si trova nella prossima e ultima voce del sogno.

 

“A questo punto però mi sono svegliata.”

 

Pamela non è riuscita a godere fino in fondo portando il sogno alla naturale conclusione dopo un’ineccepibile e delicata costruzione. Il sogno di Pamela non è volgare e pesante, ma delicato, molto delicato, sensibile, molto sensibile. La psicodinamica rievoca l’innamoramento di un’adolescente nei confronti del bellissimo e atletico professore di educazione fisica.

E allora perché Pamela conclude in maniera lineare e si sveglia perdendosi il meglio del meglio?

La chiusura rapida è legata alla trasgressione e al senso di colpa. Il “professore-avvocato” non era l’uomo giusto perché era il sostituto del padre, l’autorità desiderata e da cui si è sentita a suo tempo vituperata e non apprezzata, nella sua infanzia e adolescenza quando la figura paterna si ergeva imponente e maestosa ai suoi occhi di figlia e di bambina, bello come un dio dell’Olimpo. Pamela ha ridestato con l’avvocato il suo desiderio edipico e lo ha realizzato in un sogno quasi da sveglia guidato. Ma il desiderio edipico è il costume affettivo ed erotico di Pamela, una donna particolarmente sensibile agli uomini di valore e altolocati in riedizione della sua formazione psichica.

Se il sogno non si fosse fermato a quel “punto”, Pamela si sarebbe svegliata perché il “contenuto latente” si sarebbe avvicinato notevolmente al “significato manifesto” e sarebbe scattato l’incubo e il risveglio immediato con il fallimento della “censura onirica”. La delicatezza del sogno ha risparmiato la dinamica del “far sesso” attestando Pamela tra le persone sensibili alle psicodinamiche di buona eleganza.  

 

PSICODINAMICA

 

Il sogno di Pamela sviluppa in termini narrativi la “posizione edipica”, l’interesse e l’attrazione nei confronti della figura paterna, vissuta nella sua infanzia e rielaborata in età adulta come rapporto intimo. La costruzione del teatro seduttivo e della cornice erotica attesta della prosperosa fantasia della protagonista e della pacata compostezza in riguardo alla figura paterna reale.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

La “posizione psichica” dominante è quella “edipica”, il fascino dei vissuti relativi alla figura paterna. L’istanza “Super-Io” è presente nella figura dello ”avvocato”. L’istanza psichica “Es” è presente nella “fame” e nella “serenità pervasiva”. Per il resto il sogno di Pamela è gestito dall’“Io narrante” secondo le coordinate della Logica consequenziale. L’”Io onirico”, in tanto trambusto preparativo al godimento dei sensi, dormiva nel vero senso della parola.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

 

I meccanismi psichici di difesa coinvolti sono la “condensazione”, lo “spostamento”, la “traslazione”, la “conversione”, “l’alleanza con il nemico”: fame, avvocato, serenità pervasiva, sue carte e mia carta d’identità. Non sono presenti i processi psichici di difesa della “sublimazione” e della “regressione”.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

La “organizzazione psichica reattiva”, ex carattere o personalità, evidenzia una marcata connotazione “genitale”: investimenti affettivi. Non manca e non guasta un tratto “fallico-narcisistico”: autocompiacimento e valore.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche coinvolte nel sogno di Pamela sono la “metafora”, relazione di somiglianza in “avvocato”, la “metonimia”, nesso logico in “fame” e “serenità pervasiva”. L’”enfasi” o l’esaltazione è presente e si distribuisce in tutto il sogno in maniera modesta e pacata.

 

DIAGNOSI

 

La diagnosi dice di una risoluzione della “posizione edipica”, nello specifico il privilegio verso la figura paterna, attraverso la riedizione erotica seduttiva del contesto emotivo e sentimentale.

 

PROGNOSI

 

La prognosi impone a Pamela di continuare beneficamente su questa strada di giusto amor proprio e di ambiziosi investimenti. Eventuale ridimensionamento del “narcisismo” viene da sé con l’esercizio della vita e delle relazioni significative.  Aprire il ventaglio emotivo e affettivo, sondare altre tipologie di esperienze affettive e amorose sono alla portata di Pamela. Basta volerlo per coinvolgersi.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta su un irrigidimento della “libido genitale” su uomini di un certo calibro psico-sociale. Pamela non deve selezionare “a priori” le sue conoscenze e le sue esperienze umane. Pamela deve ridurre le sue ambizioni in maniera direttamente proporzionale alla crescita della sua sicurezza personale.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Pamela è “1” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

Il “resto diurno” del “resto notturno” di Pamela, la causa scatenate del sogno, si può attestare in una tendenza ai “sogni a occhi aperti” o in una fantasticheria compensativa della protagonista.

 

QUALITA’ DEL SOGNO

 

La qualità del sogno è “autoreferenziale” sotto modica egida enfatica.

 

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

 

Il sogno di Pamela contiene una “paraprassia”, una falsa azione: “alla fine per sbaglio si tenne tra le sue carte la mia carta d’identità”.

Cosa dice in proposito Freud?

Contrariamente al libro “Interpretazione di sogni”, il testo “Psicopatologia della vita quotidiana” ebbe un certo successo di vendite e di pubblico. I “lapsus” del parlare, dello scrivere, della memoria e i mille fatti strani della vita di tutti i giorni che siamo soliti ascrivere e attribuire al caso o alla circostanza fortuita, secondo Freud, sono da ritenere il risultato e la conseguenza di un’operazione psichica significativa e intenzionale, anche se non del tutto cosciente. Tali “lapsus” sono pensati e agiti con un abbassamento, sia pur minimo, della soglia di vigilanza della coscienza e, quindi, con un disimpegno e una distrazione delle forze di resistenza e di controllo dell’”Io” cosciente. Si può ritenere che i “lapsus” e le “paraprassie” o false azioni siano da attribuire a una “rimozione” blanda e non ben riuscita e a un blando “ritorno del rimosso”. Freud affermò che queste disfunzioni della vita quotidiana hanno per l’uomo normale lo stesso significato che i sintomi hanno per il nevrotico in quanto si tratta sempre di “formazioni sostitutive”, qualcosa al posto di qualcos’altro.

Alla luce di tutto questo non è possibile stabilire in modo assertorio e definitivo dove secondo la Psicoanalisi si attesti e consista la “normalità” e la “follia”. La norma e la patologia psichiche non sono da intendere come due entità diverse e isolate, bensì come due diversificazioni di un’unica unità di misura la cui diversità è costituita da fattori quantitativi di organizzazione energetica e pulsionale, piuttosto che da differenze qualitative o degenerative organiche come sosteneva la psichiatria ufficiale del tempo.

Tornando al sogno di Pamela e concludendo, la “paraprassia” del professore era finalizzata a un desiderio di rivedere la studentessa.

Per senso di colpa o per attrazione?

La risposta probabile spetta soltanto a Pamela.

IO E MIO PADRE

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ero a casa dei nonni con mio padre.

Sentiamo confusione: il telefono squilla e il campanello di casa suona.

Vado a sentire e nessuno risponde, vado a vedere e non c’è nessuno al cancello.

Torno in salotto dove si sta cenando e sentiamo altro rumore.

Vado a vedere e, quando apro la porta, vedo una figura maschile nell’ombra che scappa.

L’angoscia del ladro mi sveglia.

Questo è il primo sogno di Marcinkus.

“Io e mio padre apriamo la porta della cantina e troviamo tanti ladri che dormono.

Chiudiamo piano piano la porta e scappiamo in canoa sul fiume.”

Questo è il secondo sogno di Marcinkus.

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

I due sogni di Marcinkus sono stati elaborati a distanza di pochi giorni. Il giovane adolescente mi chiede, dal momento che riguardano lo stesso tema, se sviluppano la stessa psicodinamica. La risposta è positiva, ma ha bisogno di alcune precisazioni. I due sogni riguardano la “posizione edipica”, i vissuti e i fantasmi relativi alla relazione con i genitori e, nel caso specifico, approfondiscono l’identificazione del figlio nella figura paterna a risoluzione del precedente conflitto causato dalla relazione privilegiata e interessata con la figura materna. I due sogni di Macinkus, quindi, mostrano chiaramente la fausta evoluzione della psicodinamica edipica. I tempi di risoluzione sono giusti, l’adolescenza, e altrettanto giusto è l’inizio delle conquiste in terra straniera da parte di Marcinkus, le giovani e procaci adolescenti della sua età dopo la conflittuale e mancata conquista materna. Il sogno conferma ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, la sua funzione d’integrazione psichica dei fantasmi legati all’evoluzione e di riparazione del trauma attraverso l’elaborazione risolutoria dei vissuti in riguardo al padre e alla madre tramite i meccanismi o le modalità di pensiero del “processo primario”.

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Ero a casa dei nonni con mio padre.”

Il sogno esordisce con il riconoscimento del valore psico-culturale dell’unità familiare esibendo ben tre generazioni: i nonni, il padre e Marcinkus. La sfera affettiva è ben presente e ben presentata. Marcinkus può contare su una compagine affettiva allargata e di notevole valore.

 “Sentiamo confusione: il telefono squilla e il campanello di casa suona.”

 La funzione onirica si muove e complica le carte in tavola come in un thriller. Il senso evocato e coinvolto è l’udito e la simultaneità del telefono e del campanello crea agitazione in attesa che si chiarisca la situazione e l’emergenza. Simbolicamente “l’udito” attesta della sapienza nel valutare e dell’abilità nel riflettere. Evoca il collegamento tra la realtà esterna e il mondo interiore. “Sentire” è un assorbire e un reagire: uno stato d’all’erta. Il “sentire” attesta simbolicamente dell’evocazione e della risonanza emotiva di vissuti psichici, di fantasmi elaborati a suo tempo e ben sistemati nel “Profondo” psichico. L’essere in tre generazioni presenti allo strano evento è un rafforzamento psichico che crea sicurezza nel giovane Marcinkus.

“Vado a sentire e nessuno risponde, vado a vedere e non c’è nessuno al cancello.” 

Si profila una leggera angoscia in quest’atmosfera soffusa di mistero.

Chi chiama? Chi suona?

La risposta è “nessuno”.

Si tratta di un’allucinazione uditiva? O dal “Profondo” psichico sta emergendo qualche fantasma?

Buona la seconda!

Il “nessuno” è un qualcuno che si fa attendere nella sua manifestazione per dare al sonno la possibilità di continuare nel suo benefico effetto di ricostituzione psicofisica. Il “nessuno” simbolico attesta di una caduta depressiva degli investimenti della “libido” e di una crisi dell’identità psichica, ma in questo caso è un veicolo emotivo che in progressione trasporta il fantasma di un “qualcuno” che per il momento si è presentato come “nessuno”.

“Torno in salotto dove si sta cenando e sentiamo altro rumore.”

Marcinkus ha bisogno di rafforzarsi e di avere dalla sua parte l’ausilio affettivo di due generazioni. La “cena” condensa la comunione e lo scambio degli affetti nel luogo “salotto” classicamente deputato alle relazioni sociali e alle buone immagini di sé da offrire agli altri. Ma il fantasma urge e può presentarsi nella sua veste simbolica più convenzionale e diffusa.

 “Vado a vedere e, quando apro la porta, vedo una figura maschile nell’ombra che scappa.”

Marcinkus ha coraggio da vendere. Dopo aver sentito e atteso, adesso vuol “vedere”, un altro senso in ballo, la “vista”. Vuole prendere coscienza del “fantasma” in movimento dentro di lui. Si tratta di una figura maschile, il padre, che si traveste simbolicamente da “ladro” e che produce angoscia.

“L’angoscia del ladro mi sveglia.” 

Il “ladro” condensa la figura dell’uomo che ruba, che porta via, che si appropria indebitamente dei beni altrui. Il “ladro” ha una duplice valenza, è il padre che castra ed è l’”angoscia di castrazione”.

Cosa vuol dire a livello psicodinamico “castrazione”?

Nella “posizione edipica” s’intende per “castrazione” la deprivazione di una funzione come espiazione della colpa di aver tanto desiderato la madre entrando in conflitto con il padre. Con la “castrazione” si accetta l’autorità del capo e si riconosce il padre nei limiti del “Super-Io” e l’ordine morale ed etico costituito nella società.

Marcinkus si è portato a spasso per i sentieri tortuosi del sogno il padre sotto forma di amico e di figura in cui identificarsi a risoluzione della “posizione edipica” e sotto forma di nemico nella figura del ladro, di colui che mi punisce deprivandomi delle mie facoltà virili, del mio potere maschile di seduzione e di appagamento sessuale. Marcinkus si è portato a spasso per il sogno il padre e il fantasma del padre nella versione scissa: “parte positiva o padre buono” e “parte negativa o padre cattivo”.

In questo primo sogno, essendoci angoscia, c’è ancora in atto il conflitto con il padre, vissuto come nemico, perché Marcinkus non si è identificato in lui.

Passiamo al secondo sogno, quello elaborato qualche giorno dopo.

“Io e mio padre apriamo la porta della cantina e troviamo tanti ladri che dormono.”

Si presenta ancora il sodalizio con il padre, ma la psicodinamica edipica è in fase risolutiva. “La porta della cantina” rappresenta l’ingresso della “dimensione profonda” dove il meccanismo di difesa della “rimozione” ha relegato tutte le immagini negative del padre, i “tanti ladri”, quelli che asportano le doti e i gioielli. Ma questi mariuoli sono inerti e passivi, dormono e non influiscono nell’equilibrio psichico di Marcinkus perché sono stati razionalizzati e non disturbano l’armonia in atto.

Ma perché ci sono tanti ladri, tante immagini del “padre negativo”, quasi una per ogni stagione, quelle che abbiamo cominciato a elaborare dai quattro mesi di vita in su fino ai quattordici anni in atto?

Cosa fare?

Di questi ladri non se ne può fare a meno perché rientrano di diritto nella nostra “organizzazione psichica reattiva”.

Guai a non averli messi dentro!

Ma bisogna tenerli calmi, bisogna farli dormire. Fanno parte del gioco psichico, ci sostengono, ci aiutano a non azzardare, a non rischiare troppo sapendo che si è sensibili alla perdita e non si è onnipotenti o impotenti. La formula psichica giusta recita in questo modo: ho accettato e ho riconosciuto il padre, mi sono identificato in lui. Avrei potuto ucciderlo e mi sarei sentito in colpa come un assassino, avrei potuto onorarlo e sarei rimasto bambino e succubo della sua autorità. Adesso il suo riconoscimento si coniuga con la mia riconoscenza nei suoi confronti. Questo è il vero senso dell’amore del figlio nei confronti del padre.

“Chiudiamo piano piano la porta e scappiamo in canoa sul fiume.”

Il materiale psichico rimosso è sotto controllo, per cui si può andare a donne,  si può investire nel vario e variopinto universo femminile con tutta la vitalità seduttiva possibile: “scappiamo in canoa sul fiume.” La canoa è un simbolo femminile e l’acqua è simbolo della “libido”, dell’energia vitale.

PSICODINAMICA

I sogni di Marcinkus sono in collegamento ed evolvono la psicodinamica legata alla “posizione edipica”. Marcinkus rielabora la risoluzione corretta e classica dei fantasmi collegati alla relazione con le figure genitoriali. Il secondo sogno mostra l’identificazione al maschile nel padre.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Marcinkus è elaborato dall’”Io” onirico e dall’”Es”: i ladri, la cantina. Si profila l’istanza del “Super-Io” nella figura del padre, ma senza invadenza. La posizione dominante è quella edipica.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Sono presenti e pienamente in funzione i meccanismi psichici del “processo primario” della “condensazione”, dello “spostamento” e della “drammatizzazione”: sentire, vedere, nessuno, ladro, cantina, dormire, canoa, fiume, aprire e chiudere la porta. E’ presente il meccanismo principe di difesa della “rimozione” e una lieve “sublimazione” nel “ladro che dorme”. E’ in atto il meccanismo di difesa della “identificazione” in “io e mio padre”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Marcinkus manifesta nel sogno un tratto psichico “genitale” in una “organizzazione psichica reattiva” prevalentemente “orale”: sensibilità agli affetti e all’affettività.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche evocate e applicate sono la “metafora”, ladro e cantina, e la “metonimia”, canoa e porta.

DIAGNOSI

I sogni di Marcinkus attestano della risoluzione della “posizione edipica” sul versante paterno con progressiva identificazione.

PROGNOSI

Marcinkus deve portare avanti questo processo di emancipazione dal padre e rafforzare la sua identità maschile investendo la conquistata “libido” genitale.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in una “regressione” dinamica alla conflittualità con il padre e in una mancata autonomia psichica, nonché al ritorno delle angosce edipiche di “castrazione”.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Marcinkus è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo,

“processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante” del sogno di Marcinkus si attesta in una frequentazione del padre e nel rivivere il buon rapporto che ha con lui.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

La “posizione edipica” si risolve o non si risolve? La “posizione edipica” non si risolve mai del tutto come le umane cose, per cui può succedere che a ottant’anni si riproponga in sogno una tematica edipica a conferma che nel “Profondo psichico” restano le tracce risolte e irrisolte della nostra relazione con i genitori e con gli annessi e i connessi del caso. La vita o meglio  l’esercizio del vivere riserva la riesumazione delle conflittualità e delle dipendenze dai genitori in base agli stimoli e ai fantasmi che intercorrono e si ridestano, per cui la consapevolezza della “posizione edipica” non è mai abbastanza e la presa di coscienza non è mai esaustiva perché nella psicologia dinamica vige la legge del “nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma o si evolve”. Importante è che la riedizione dei conflitti edipici abbiano breve durata e lascino il posto al ripristino dell’equilibrio psicofisico e alle funzioni dell’”Io” vigilante e razionale. La vita ci riserva sempre provocazioni e stimoli per rimetterci in discussione senza poter dire che tutto sia ultimato e risolto. Finché c’è vitalità, c’è speranza di rivivere.

ADAMO E STEVE SEAGAL IL TRUFFATORE E L’ATTORE  

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Questo è un sogno che ho fatto tra le 05:00 e le 06:30 dell’8 novembre dopo una pausa di veglia.

Entro in una stanza dove deve tenersi una riunione di lavoro, ma i luoghi non mi sono familiari nella realtà.

Esprimo le mie rimostranze perché non ero stata avvertita e la mia ex compagna di banco delle superiori, anch’essa presente, mi dice che sono io che devo informarmi.

Le spiego che sarebbe più logico avvertire le persone di eventuali riunioni, che non le persone informarsi ogni giorno su ipotetiche riunioni.

La donna (a me sconosciuta) che tiene questa riunione avvia la proiezione di un video (di cui non ricordo i contenuti) e al quale tutti prestano scarsa attenzione e lei, lievitando da terra e fluttuando in aria, esce dalla stanza.

Durante questa visione/riunione, un giovane mi corteggia timidamente, ma con convinzione.

È molto affettuoso e le sue premure mi fanno molto piacere, ma al tempo stesso non capisco come un ragazzo così giovane (dall’apparente età di 16 o 18 anni) possa corteggiare una donna che potrebbe essere sua madre (ne ho 51) e quindi sospetto che il giovane abbia un secondo fine e mi voglia truffare.

Sento le altre donne/ragazze presenti nella stanza che, parlando tra loro, dicono che fortunatamente loro non hanno ceduto a non so che invito sia arrivato via whatsapp da questo ragazzo che si chiama Adamo.

Quindi parlo a questo giovane, mentre passeggiamo in un sentiero in mezzo al verde, chiedendogli quanti anni abbia e mi risponde che lui non avrebbe mai chiesto a me l’età; capisco (non so come) che Adamo ha 26 anni (ma a me sembra molto più giovane); cerco di tenere le distanze, ma l’affetto, le attenzioni e l’interesse del ragazzo è sincero e mi lusinga molto. Mi dà un sacchetto di plastica vuoto che porta l’immagine di Istanbul e me lo porge come se fosse un regalo prezioso; gli parlo delle mie impressioni di viaggio di quanto ci sono andata due anni fa commentando che ora i tempi non sono propizi per visitare quella città.

Subito dopo mi trovo con l’uomo che nel sogno è il mio compagno e che ha l’aspetto di Steven Seagal, ma più giovane di com’è realmente, ha l’età apparente di circa 45-50 anni con capelli lunghi e sciolti sulle spalle; lo rassicuro che tra me e il giovane non vi è stato alcunché.

Lui dapprima fa l’offeso/geloso, poi, sentendosi rassicurato, si scioglie in manifestazioni di grande affetto/interesse tanto da farmi vedere di nascosto da tutti i suoi genitali che fino a quel momento non avevo ancora visto…

Al risveglio, causato dalla sveglia, ho provato un grande appagamento nel sentirmi così amata e desiderata dai due uomini del sogno.”

Questo è il sogno o la “fantasticheria” di Eva.

In ogni caso si tratta di una produzione psichica mista, di un’elaborazione commentata e giustificata con i dovuti riferimenti. Il mio compito sarà quello di estrapolare la parte simbolica e di interpretarla anche con l’ausilio dei provvidenziali commenti di Eva.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Un giovane e aitante truffatore, Adamo, e un attore navigato e abile nelle arti marziali, Steven Seagal, sono i due personaggi che dominano il quadro onirico di Eva, una donna matura nella socializzazione, nella coscienza civile, nella competizione con le donne, nell’essere concreta e aliena da sublimazioni, nelle arti seduttive, nelle immancabili paranoie femminili, nei desideri, nell’ipocrisia di una materna suadenza, nel potere del suo esser femmina, nell’eccitazione e nell’appagamento onirico.

Questa è la sintetica evoluzione del sogno di Eva secondo la progressione di una psicodinamica “fallico-narcisistica”, una dimensione che la protagonista sa cavalcare con sicuro potere e con gradevole autocompiacimento. Nulla travalica nell’esagerazione in questo prodotto psichico di Eva, nonostante gli ampi temi che svolge e i relativi commenti che esterna.

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Eva socializza facilmente e bene, ma si espone con “qualcosa di sé” che vuole emergere, una qualche novità: ”una riunione di lavoro, ma i luoghi non mi sono familiari nella realtà.”

Eva è una donna che non te le manda a dire le cose giuste. Eva si esprime senza riguardi ed è competitiva nel versante femminile. In questo settore non ce n’è per nessuna. Eva ha una buona consapevolezza di sé e del suo portamento sociale. Oltretutto è una cultrice della logica consequenziale e delle organizzazioni pragmatiche. Ma ecco che si profila una parte simbolica molto significativa per l’economia interpretativa del sogno e della psicodinamica implicita.

“La donna (a me sconosciuta) che tiene questa riunione avvia la proiezione di un video (di cui non ricordo i contenuti) e al quale tutti prestano scarsa attenzione e lei, lievitando da terra e fluttuando in aria, esce dalla stanza.”

Quella “donna (a me sconosciuta)” è simbolicamente la “parte psichica” di Eva che è stata in un primo tempo “rimossa” e di poi “sublimata” per difesa dall’angoscia e dallo struggimento destato dalla dimensione materiale e materialistica: il corpo e i suoi diritti libidici. Quella “donna sconosciuta” ha di buon grado rimosso la “libido” rendendola evanescente, ha vanificato la carica erotica e sessuale che non interessava a se stessa “in primis” e di poi, sempre secondo il suo vissuto, non riceveva il consenso degli altri. La “lievitazione” orientale e l’annessa “fluttuazione” nell’aria rappresentano simbolicamente la “sublimazione” difensiva di quella “parte psichica” di Eva ritenuta poco affermativa e interessante, quella materiale, una “parte” che comunque esiste anche se Eva non accetta. Mi ripeto volentieri: questa “parte” si attesta nella donna che non ha realizzato la dimensione materiale. In compenso si è realizzata nel lavoro senza grande coinvolgimento emotivo, ma con tanto senso del dovere.

“Durante questa visione/riunione, un giovane mi corteggia timidamente, ma con convinzione.”

Ecco che si profila il desiderio antico di Eva “giovane”: corteggiare ed essere corteggiata, sedurre ed essere sedotta “timidamente” ma decisamente. Il sogno rievoca Eva ragazza con le sue occasioni mancate, con la nostalgia del “non vissuto” che poteva vivere e che non ha vissuto per psichico impedimento, con i desideri rimasti nel cassetto ad ammuffire. Eva regredisce alla sua adolescenza e alla sua prima giovinezza e si scopre molto seria o seriosa: prima si fa corteggiare in sogno dal giovane Adamo e poi lo convince, meglio si convince, di essere troppo cresciuta per lui. Sornionamente Eva prende atto che quel tempo è passato, ma che si può riparare al presente quello che non è stato vissuto allora. Vediamo l’interessante sequenza delle scene oniriche.

“È molto affettuoso e le sue premure mi fanno molto piacere, ma al tempo stesso non capisco come un ragazzo così giovane (dall’apparente età di 16 o 18 anni) possa corteggiare una donna che potrebbe essere sua madre (ne ho 51) e quindi sospetto che il giovane abbia un secondo fine e mi voglia truffare.”

La psicodinamica si attesta tra madre e figlio, per la precisione tra un figlio che corteggia la madre e quest’ultima che giustifica il possibile rifiuto. Questa è la classica “posizione psichica edipica” capovolta, la madre che desidera il figlio e per l’angoscia dell’incesto scatena il nucleo paranoico, si sente perseguitata. A tutti gli effetti si tratta del desiderio di Eva di essere corteggiata oggi, del bisogno seduttivo di una donna che pensa a ieri come a una truffa che si è architettata da sola: la paranoia dei maschi. Eva o è una mangiatrice di uomini, simbolicamente Afrodite, o sta sognando di avere vent’anni con tutto ciò che ha rifiutato e non ha vissuto. Eva sogna di non essere stata allora al passo con i tempi e adesso vive la rabbia di non aver vissuto quel periodo in pieno e di aver vissuto i maschi secondo una pulsione persecutoria.

“Sento le altre donne/ragazze presenti nella stanza che, parlando tra loro, dicono che fortunatamente loro non hanno ceduto a non so che invito sia arrivato via whatsapp da questo ragazzo che si chiama Adamo.”

Eva è come le sue colleghe, “donne/ragazze” che al tempo si difendevano dal povero Adamo, il maschio e il primo maschio, perché per paura non  vivevano la loro “libido” con le mille scuse morali di una cultura sessuofobica.  Il disaccordo precedente di Eva con le colleghe adesso si è trasformato in pieno sodalizio e in netto consenso. Eva si difende dal maschio e lo giudica “ragazzo”, un giovane spregiudicato che pensa al suo piacere e se ne “strafotte” della morale ufficiale. Invece Eva sa cos’è l’incesto e sente la sottesa angoscia: una mamma non può stare con un figlio. Ma vai a raccontare questa mitica storiella alla “libido”, all’energia vitale, alle pulsioni sessuali che chiedono urgentemente l’appagamento. Tutto, alla fine della fiera, si dispone verso un ravvedimento da parte di Eva e verso un’emancipazione evolutiva dagli schemi culturali e dalle censure morali del “Super-Io”. Ma adesso Eva ha 51 anni. Ce n’è voluto di tempo! In compenso non è mai troppo tardi per vivere e, per fortuna, c’è sempre tempo per morire.

“Quindi parlo a questo giovane, mentre passeggiamo in un sentiero in mezzo al verde, chiedendogli quanti anni abbia e mi risponde che lui non avrebbe mai chiesto a me l’età; capisco (non so come) che Adamo ha 26 anni (ma a me sembra molto più giovane); cerco di tenere le distanze, ma l’affetto, le attenzioni e l’interesse del ragazzo è sincero e mi lusinga molto.”

 

Adamo oscilla temporalmente tra i 18 e i 26 anni nei vissuti onirici di Eva, il  periodo in cui lei non ha goduto la sua vita e la sua vitalità per paura e per pregiudizio: ”mentre passeggiamo in un sentiero in mezzo al verde”, chiara simbologia della realtà psichica in atto e della vitalità sessuale. Eva si è pasciuta dell’affetto e dell’attrazione, ma non si è concessa all’Adamo di allora, un giovane disinibito e privo di pregiudizi, un ragazzo sfrontato che se ne sbatte dell’età e non la ritiene di ostacolo al piacere. Ma Eva allora si pasceva dell’ingenuità amorosa “platonica”: “cerco di tenere le distanze”. Adesso, invece, si ricrede e si dispone alle lusinghe della “libido” nella totale rivalutazione del suo corpo, degli affetti e dei sentimenti: “ma l’affetto, le attenzioni e l’interesse del ragazzo è sincero e mi lusinga molto.” Una Eva lusingata ancora non basta. C’è di meglio! Il sogno ce lo dirà.

“Mi dà un sacchetto di plastica vuoto che porta l’immagine di Istanbul e me lo porge come se fosse un regalo prezioso; gli parlo delle mie impressioni di viaggio di quanto ci sono andata due anni fa commentando che ora i tempi non sono propizi per visitare quella città.”

Il “sacchetto di plastica vuoto” è un simbolo sessuale femminile, la vagina e l’utero. Il fatto che è “vuoto” esprime una nota depressiva di perdita o di rincrescimento per la convinzione che la pienezza della forma sessuale è in fase calante. La giovinezza si è evoluta nella maturità e il corpo non è più in tiro come in quel prospero tempo: una metafora della giovinezza di allora e della maturazione di adesso. Eva non sapeva che si gode al presente e in qualsiasi tempo. Questa mancata consapevolezza le ha fatto perdere di godere momento per momento e di vivere il tempo di attimo in attimo, alla “Orazio” dell’ode “Carpe diem”. Questo è il senso nascosto di “ora i tempi non sono propizi per visitare quella città.” o meglio per vivere quel sacchetto di plastica vuoto che porta l’immagine di Istambul.

“Subito dopo mi trovo con l’uomo che nel sogno è il mio compagno e che ha l’aspetto di Steven Seagal, ma più giovane di com’è realmente, ha l’età apparente di circa 45-50 anni con capelli lunghi e sciolti sulle spalle; lo rassicuro che tra me e il giovane non vi è stato alcunché.”

Anche in sogno Eva rassicura come buona mammina i suoi uomini e in particolare se stessa sulla fedeltà, sull’onesta e sulla probità. Con Adamo non ha combinato “alcunché”. Eva rassicura i suoi uomini delle sue tentazioni non realizzate e appagate, per cui sente il bisogno di tutelare il suo uomo attuale confermando che in passato ha trascurato i suoi interessi di donna e che, di conseguenza, lui oggi può stare tranquillo. Ma oggi Eva desidera un uomo giovane e marziale, per cui proietta l’immagine ideale del suo maschio nell’attore Steven Seagal, un uomo virile e forte, almeno nelle apparizioni filmistiche.

 

“Lui dapprima fa l’offeso/geloso, poi, sentendosi rassicurato, si scioglie in manifestazioni di grande affetto/interesse tanto da farmi vedere di nascosto da tutti i suoi genitali che fino a quel momento non avevo ancora visto…”

L’uomo, secondo i bisogni di Eva, deve essere geloso, affettuoso, interessato, maschio con il potere degli attributi: “i suoi genitali”. Miracolo! I genitali sono quelli di Eva, quelli che Eva ha tirato fuori, le cosiddette “palle”, perché si è accorta che ha perso tempo e che non ha più tempo da perdere. Eva sta recuperando la fase “fallico-narcisistica” della sua “libido”, per cui si sente “figa” e con potere, si butta a destra e a manca perché vuole recuperare. Le sue “palle” non le aveva viste prima perché era contratta nella paura del maschio e nel carcere dei pregiudizi, come dice la prima parte del sogno. Ma non è mai troppo tardi per fare le giuste e utili prese di coscienza abbandonando le inutili resistenze al cambiamento, specialmente quando il tempo incalza e offende: i famigerati insulti del tempo.

“Al risveglio, causato dalla sveglia, ho provato un grande appagamento nel sentirmi così amata e desiderata dai due uomini del sogno.”

C.V.D.: come volevasi dimostrare. Grande rivoluzione in casa di Eva! Si sta dando da fare per vivere al meglio la sua vita di donna e la sua femminilità, superando la psiconevrosi conflittuale della dialettica del vivere e del piacere. In bocca al lupo, Eva! Intanto tu sei il tuo corpo!

PSICODINAMICA

 

Il “sogno-fantasticheria” di Eva sviluppa l’evoluzione psichica dall’adolescenza alla maturità del vissuto nei riguardi dell’universo maschile spolverandone il “fantasma” nel suo versante positivo, superando le sue difese relazionali e sessuali e recuperando la “libido fallico-narcisistica” per riequilibrare la sua economia e la sua dinamica psicofisiologiche. In sintesi popolare si può dire che Eva ha superato la “sindrome della brava ragazza” alla “veneranda” età di 51 anni. Mi ripeto: meglio tardi che mai!

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

Il sogno è dominato dalla logica consequenziale dell’“Io narrante”. L’”Io onirico” si manifesta nelle parti simboliche del prodotto psichico di Eva. L’istanza del “Super-Io” è presente nella censura morale della donna matura: la madre, che non si può concedere all’uomo giovane, il figlio. L’istanza ”Es” è presente nel sentirsi lusingata e nell’eccitazione della visione dei genitali maschili. Come si diceva in precedenza, si conferma la presenza funzionale della “posizione fallico-narcisistica” a rafforzamento di un equilibrio nuovo e di una riparazione e di un’integrazione psichiche del “non vissuto” e del dolore associato.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

 

I meccanismi psichici di difesa richiamati e coinvolti sono la “condensazione” in “genitali”, lo “spostamento” in “sacchetto”, la “rimozione” in “donna a me sconosciuta”, la “sublimazione” in “lievitando” e “fluttuando”, la “regressione” in “passeggiamo in un sentiero in mezzo al verde”.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

Il “sogno-fantasticheria” di Eva evidenzia un tratto paranoico all’interno di una “organizzazione psichica reattiva” di tipo “orale”: prevalenza della sfera affettiva in associazione al recupero della “libido fallico-narcisistica”.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche coinvolte sono la “metafora”, rapporto di somiglianza-il “sacchetto” e la “metonimia”, rapporto concettuale o nesso logico-i “genitali”.

 

DIAGNOSI

Ripropongo le iniziali considerazioni.

Oggi “Eva è una donna matura nella socializzazione, nella coscienza civile, nella competizione con le donne, nell’essere concreta e aliena da sublimazioni, nelle arti seduttive, nelle immancabili paranoie femminili, nei desideri, nell’ipocrisia di una materna suadenza, nel potere del suo esser femmina, nell’eccitazione e nell’appagamento.

Per quanto riguarda ieri, si è detto abbastanza nella decodificazione del sogno.

PROGNOSI

 

La prognosi impone a Eva di portare avanti la sua libertà e la sua liberalità sempre in maniera funzionale e proficua al suo “Io” e alla sua economia psichica in atto. La “posizione fallico-narcisistica” va cavalcata in riparazione e in integrazione dell’eventuale trauma e in rafforzamento del presente psichico in atto.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO 

 

Il rischio psicopatologico si attesta in un’improvvida “regressione” alla tutela paranoica del maschio e all’abbandono dell’esercizio della “libido fallico-narcisistica”. E’ opportuno precisare che il “tutto” comporterebbe l’esaltazione del nucleo persecutorio e la caduta del gusto della vita e del corpo secondo le direttive di una psiconevrosi acuta.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Eva è “2” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

Il “resto diurno” del “resto notturno” di Eva, la causa scatenante del sogno, si attesta nel rinnovato clima psichico che Eva sta vivendo o in un ricordo occasionalmente emerso in riguardo ai temi esposti.

 

QUALITA’ ONIRICA

 

La “qualità onirica” del sogno di Eva è “logico-discorsiva” in pieno omaggio all’esaltazione dell’”Io narrante”.

 

 

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

 

Introduco nel sogno di Eva un’altra voce tecnica, la “qualità onirica”. Si tratta dell’attributo dominante nell’elaborazione e nella formulazione del prodotto  onirico, del meccanismo psichico privilegiato nello sviluppo del sogno, della caratteristica psicosomatica specifica nel decorso psicologico del racconto. Esemplificazione: il sogno di Eva è raccontato in maniera logica consequenziale per cui prevalgono i meccanismi del “processo secondario”. La conferma si trova nella valutazione “2” del “grado della purezza onirica”.

Altri esempi: se in un sogno domina la valenza sensoriale si definirà “cenestetico”. Si tratterà di un sogno “isterico” se prevarrà la valenza conflittuale psicosomatica. Oppure sarà un sogno di qualità “ossessiva” se sarà prevalente la psicodinamica delle idee ricorrenti. E altro. In ogni caso si tratta di una caratteristica psichica del protagonista che si esterna anche nel sogno, oltre che nella veglia. In sostanza nella voce “organizzazione psichica reattiva” è contenuta in gran parte la “qualità onirica”.

Agli internauti dico “Grazie!” della collaborazione scientifica che hanno  offerto inviando i loro sogni. Non sarà mai abbastanza la mia gratitudine.

Nel congedare l’impegnativo sogno di Eva ricordo che oggi si celebra la festività cristiana del Natale. Per i laici ricordo che il senso e l’auspicio della “Rinascita” è presente nella notte dei tempi e che arriva fino ai giorni nostri con ogni tentativo che facciamo per migliorarci con una presa di coscienza costruttiva e con una conseguente migliore “coscienza di sé”. Concludo in latino con il mito dell’araba Fenice: “Araba Phoenix ex pulveribus renasci posse, docet.” “L’araba Fenice insegna che si può rinascere dalle polveri.”