NERINA SOTTO IL TAVOLO CON IL DITO IN BOCCA E CON LA MANO SULL’OMBELICO

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Caro dottor Vallone,

ho sognato che avevo sei anni e stavo sotto il tavolo di casa con il dito in bocca e con la mano sull’ombelico.

Di poi, ho pensato che stavo tanto bene con la nonna e mi sono ricordata che, quando lei è morta, ho pianto tantissimo e che ero inconsolabile.

Cosa mi può dire di questo breve sogno?

Grazie anticipate da Nerina.”

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

Il sogno di Nerina è un “mezzo-sogno” e una “mezza riflessione”. La prima metà è breve, ricca di simboli ed è elaborata sotto le sferzate del sonno e dell’”Io onirico”, quello che usa i “processi primari” o le modalità di pensiero della nostra infanzia: lo “stare sotto il tavolo”, il “dito in bocca”, la “mano sull’ombelico”.

La seconda parte è elaborata, meglio pensata, dall’”Io narrante” che completa l’opera con le sue acute riflessioni secondo il metodo delle “libere associazioni” e secondo i nessi logici della figura retorica della “metonimia”: il “ricordo della nonna morta”.

I sogni brevi sono più vicini all’autenticità psichica e alla purezza onirica anche se sono una parte minima del complesso psichico che è stato riesumato e organizzato. La prima parte del sogno di Nerina è proprio farina onirica pura. La seconda parte è oniricamente accomodata secondo una presa di coscienza: la grande importanza della nonna nella vita affettiva di Nerina e la grande “catarsi” del pianto alla sua morte.

Passiamo a decodificare in maniera semplice una simbologia complessa e procediamo come il sogno suggerisce.

 

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“ho sognato che avevo sei anni e stavo sotto il tavolo di casa con il dito in bocca e con la mano sull’ombelico.”

 

Nerina usa in sogno il processo psichico di difesa dall’angoscia della “regressione”, “avevo sei anni”, e il processo psichico di difesa della “fissazione” alle prime posizioni psichiche evolutive della “libido” e nel caso specifico alla “posizione orale”: il tema dell’affettività e della figura materna.  Un ricordo dell’infanzia scatena il sogno di Nerina e attesta simbolicamente delle psicodinamiche riemerse in questa contingenza della sua vita.

 

Stare “sotto il tavolo” simbolicamente significa mettersi sotto le ali protettive della madre secondo una semplice accezione onirica: il “tavolo” condensa la copertura, la protezione, la tutela del grembo materno, una “traslazione” della “madre” nelle sue funzioni filogenetiche o di “amore della Specie”. La madre di Nerina si sta evolvendo nell’archetipo della “Madre”, il simbolo universale che include tutti quelli che sono nati e nascono da madre e da grembo femminile, il principio femminile e l’”origine della Specie”.

 

“Il dito in bocca” rievoca la “posizione e la libido orale”, gli affetti e la figura materna, la consolazione da carenza. Il succhiare significa nutrirsi e scaricare le tensioni d’angoscia.

 

“La mano sull’ombelico” indica la madre incinta e il “sentimento della rivalità fraterna”, la perdita del privilegio affettivo. Nerina ha visto la madre incinta e ha concepito il grembo materno come il deposito naturale della vita e l’inizio del trauma della rivalità fraterna.

 

L’”ombelico” è la “traslazione” della figura materna nella sua ambiguità di funzione e nella sua ambivalenza sentimentale di amore e odio: dalla pancia, inoltre, viene fuori un fratello da amare e da odiare.

 

“Sotto il tavolo”, “il dito in bocca”, “la mano sull’ombelico” sono tre temi simbolici che servono a sviluppare la psicodinamica intorno alla madre e alla dimensione affettiva. Nerina propone nel sogno il tema psichico in atto, il suo rapporto conflittuale con la madre e il suo bisogno affettivo di essere aiutata e protetta.

 

“Di poi, ho pensato che stavo tanto bene con la nonna e mi sono ricordata che, quando lei è morta, ho pianto tantissimo e che ero inconsolabile.”

 

A questo punto del sogno Nerina si è agitata e si sta svegliando, ma prima opera un’associazione significativa e determinante della figura materna con la figura della nonna. La “traslazione” è esplicativa e attesta che la nonna ha sostituito e compensato la madre nella vita e nella formazione affettive di Nerina, per cui la perdita di cotanta figura produce “inconsolabilità”. Quest’ultimo concetto si traduce simbolicamente in “senza cibo” “senza pasto”, “senza appagamento della fame”, “affamata”. La “consolazione” significa riparazione del trauma della perdita depressiva attraverso un agire compensativo, una “traslazione” in reazione alla disperazione e in riaffermazione dell’equilibrio turbato.

Inconsolabile vuol dire che la perdita è tanta e altrettanta è la disperazione nel trovare un altro affetto. La morte si sconfigge con il banchetto, con il cibo reale ed eretto a simbolo di quell’amore mutilato dalla perdita.

 

PSICODINAMICA

 

La psicodinamica del sogno di Nerina si attesta nella sfera affettiva e nell’aver sostituito la madre con la nonna a compensazione della frustrazione legata non soltanto alla madre, ma anche al sentimento della rivalità fraterna con la nascita dei fratelli. Trattasi di una psicodinamica classica nelle famiglie degli anni cinquanta composte da tanti figli e da genitori parzialmente distratti da problemi di sussistenza.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

La “posizione psichica orale” è dominante insieme alle pulsioni dell’istanza “Es” in ottemperanza alla sfera affettiva richiamata da Nerina nel suo sogno.

L’”Io onirico” gestisce i “processi primari” e di conseguenza elabora la prima parte del sogno, mentre l’”Io narrante” gestisce i “processi secondari” e procede nell’associazione successiva con la nonna e con la sua morte. Non è presente la funzione censoria e morale del “Super-Io”.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHCI DI DIFESA

 

Sono presenti i processi psichici di difesa della “regressione” e della “fissazione” a tappe gratificanti dell’evoluzione degli investimenti della “libido”. E’ presente il meccanismo di difesa della “rimozione” e del “ritorno del rimosso”, la nonna come affetto e la nonna come perdita, nonché il meccanismo della “condensazione” e dello “spostamento”, il “tavolo”, il “dito in bocca”, la “mano sull’ombelico”.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

L’organizzazione psichica reattiva evidenzia un intenso tratto “orale” e una sensibilità alla perdita affettiva.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche coinvolte sono la “metafora” in “sotto il tavolo”, la “metonimia” nella “mano sull’ombelico”, e l’”enfasi” nel “dito in bocca”.

 

DIAGNOSI

 

La diagnosi dispone per una crisi della sfera affettiva, una psiconevrosi depressiva legata alla figura materna.

 

PROGNOSI

 

Nerina ha provveduto a ricercare l’amore mancato o insufficiente della madre nella nonna e ha riparato in tal modo il trauma per continuare a vivere e a fare i suoi investimenti evolutivi di “libido”. Si auspica un’emancipazione affettiva e un’autonomia compatibile con i suoi storici bisogni emotivi per non cadere nella dipendenza da altre figure meno affidabili della madre.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta nella sindrome depressiva e nella sofferenza di un’autonomia psichica non adeguatamente evoluta.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Nerina è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

Il “resto diurno” del “resto notturno” di Nerina, la causa scatenante del sogno, si attesta nel ricordo della nonna o in un maldestro approccio con la madre. E’ possibile che sia stata anche una riflessione sulla situazione affettiva in atto a provocare il sogno.

 

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

 

E’ opportuno un primo chiarimento sui processi psichici di difesa dall’angoscia della “regressione” e della “fissazione”.

Il primo si sviluppa secondo un movimento della “libido” invertito rispetto alla direzione normale ed evolutiva a causa di una frustrazione o di un’angoscia ingestibili dalla coscienza e non passibili di “rimozione”, per cui si ripristinano forme mentali e comportamenti del passato non compatibili con la realtà psico-esistenziale in atto. Un modo della psicodinamica regressiva è la regressione sullo spazio psichico, “topica”, che consiste in un percorso retrogrado dell’eccitazione, come avviene nel sogno. Essendo negato all’energia l’accesso alla motilità esterna, essa ritorna indietro e attiva il sistema percettivo in una creazione di immagini sensoriali e allucinatorie, i “fantasmi”, nell’aspetto immaginifico del sogno. Il cammino della “libido” istruito è sincronico e spaziale, nello stesso tempo e nello stesso spazio, ossia avviene simultaneamente all’interno dell’apparato psichico.

 

La “fissazione” è un processo psichico di difesa dall’angoscia tramite il quale l’evoluzione della “libido” e i suoi investimenti a causa di specifiche situazioni affettive ed emotive si arrestano o arretrano e si legano a persone, a situazioni, a immagini, a relazioni e a eventi particolarmente forti e significativi a livello psicologico perché rassicuranti,  protettivi e soddisfacenti specialmente in un presente ricco di frustrazioni e di traumi. La “fissazione” è collegata inevitabilmente alla “regressione” o a un processo regressivo o a un’evoluzione all’incontrario, anzi ne è la logica conseguenza riparatoria.

 

Un altro approfondimento è dedicato alla simbologia del “tavolo” e del “sotto il tavolo”: l’elaborazione culturale. La “cultura”, l’insieme degli schemi interpretativi ed esecutivi dell’uomo nei riguardi della realtà, esige che “sotto il tavolo” include ancora la “madre” e la “protezione”, la “donna anziana” e la “tutela extraterritoriale”. La cultura dei “Pellerossa”, gli Indiani d’America, con il suo prevalente schema emotivo colloca nella “tenda della donna vecchia” l’inviolabilità e l’assoluzione temporanea della colpa da parte di un maschio che in essa si rifugia, nonché l’impossibilità del potere collettivo e della forza del gruppo, il “principio maschile”, di violare lo spazio e l’autorità incarnata dalla “Madre” o dal “principio ontogenetico e neurovegetativo femminile”. La “Madre” è l’origine della Vita e del “Diritto naturale”, un insieme di norme elementari che non è scritto nella “Carta”, ma è inscritto nel “Corpo”. Di poi, quest’ultimo diventa oggetto di speculazione per la formulazione del “Diritto positivo e storico”, la “Legge”. La “Madre” è fuori dal tempo, dallo spazio, dalla storia e dalla Legge positiva. La “Madre” è archetipo, dea madre, principio senza il quale non è data la “libido”, l’energia vitale che rende possibile l’evoluzione psicofisica del “Tutto”. In termini semplici presso la cultura degli indiani d’America qualsiasi maschio che avesse commesso un reato e che si fosse rifugiato sotto la tenda della donna anziana, presente in ogni villaggio, non poteva essere catturato per l’espiazione del reato. Si tratta del “diritto di extraterritorialità” come per le attuali ambasciate. La “Madre” protegge e tutela in base alla sua potenza neurovegetativa che va al di là della Ragione e della Storia, è mentalmente oscura e risale alla notte dei tempi, è superiore alla Ragione e alla Legge umana. La “Madre” è depositaria della “Legge del sangue” e dell’antica verità da cui si origina il “Tutto”.

In altre culture tribali e primarie dell’Africa la “tenda” è sostituita addirittura dall’ampia gonna della “Madre”, sempre la donna anziana del villaggio.

Ancora si deve rilevare che le organizzazioni criminali che si originano dal popolo, come la Mafia e compagnia cantante, si basano culturalmente sugli schemi interpretativi ed esecutivi della “Legge neurovegetativa del Sangue” di cui è depositaria e padrona la “Madre”.

 

E’ opportuna ancora una precisazione suI tema della consolazione dopo la morte, il “consolo”. Quest’ultimo si attesta, ad esempio nella Sicilia degli anni cinquanta, in un pasto completo e ricco da portare ai parenti del defunto in esorcismo dell’angoscia di morte e in trionfo effimero della “Vita” nei confronti della “Morte” o quanto meno nel ripristino della prima nei confronti della seconda.

ALLA RICERCA DELL’IDENTITA’ MASCHILE

IL SOGNO

“Manlio sogna di trovarsi in intimità con un’amica che ha seni abbondanti.

A un certo punto lei lo masturba e al momento dell’eiaculazione, invece dello sperma, dal pene viene fuori la pipì.

Si sveglia di colpo agitato e impaurito e si accorge che si è fatto la pipì addosso.”

 

CONSIDERAZIONI DI MEDICINA PSICOSOMATICA

Questo non è un sogno sessuale anche se include una pratica erotica, la masturbazione. I sogni riguardanti la “libido genitale” sono frequenti in tutte le fasce d’età, in special modo nell’adolescenza quando l’esperienza sessuale è in divenire sia per quantità e sia per qualità. Di solito i “sogni sessuali” usano una simbologia traslata e condensazioni non attinenti alla realtà fisiologica, mentre il sogno di Manlio verte su oggetti e temi squisitamente ed evidentemente sessuali come il seno, la masturbazione e l’eiaculazione.

Il sogno di Manlio è un classico sogno di paura e di tensione, sviluppa una psicodinamica di conflitto nei confronti dell’universo femminile, mostra la potenza del “sistema neurovegetativo”, evidenzia le mirabili proprietà profilattiche della Psiche e del Sogno nel caso specifico.

A livello psicodinamico, inoltre, il sogno di Manlio è collegato alla sua “posizione edipica”, alla risoluzione in atto della relazione psichica con i genitori.

Nella sua intensa brevità il sogno si conclude realmente con

l’ ”enuresi”, la pipì a letto durante il sonno, un disturbo psicosomatico frequente nell’infanzia e collegato alla seguente psicodinamica: l’angoscia del sogno libera la funzione della vescica per continuare a dormire, un meccanismo psicofisico di difesa come lo “svenimento”. Il bambino affetto da “enuresi” ha maturato una serie di fantasmi pesanti e ha subito una serie di traumi che non ha saputo e potuto adeguatamente evolvere con le difese a sua disposizione e in atto. Spesso i genitori danno poca considerazione a parole e a messaggi, a fatti sociali e a rituali familiari, a pulsioni e a sintomi che sono di pregiudizio all’economia psichica e alla salute psicologica dei figli. Un bambino enuretico va tutelato e curato perché il sintomo occulta un “fantasma abbandonico” e una forte carica d’angoscia che provvidamente il “sistema neurovegetativo” scarica durante la notte quando il suddetto “fantasma” si presenta camuffato nel sogno.

Una riflessione sulla profilassi psicosomatica della funzione onirica è necessaria: la tensione nervosa spesso durante il sonno travalica

l’ “omeostasi” e s’innerva, si somatizza, si scarica non soltanto nell’enuresi, ma anche nell’’orgasmo, nell’eiaculazione, nella sudorazione, nel tremolio, nelle grida, nelle parole, nel riso, nel sonnambulismo e in altra sintomatologia. Questa funzione di riportare il sistema economico psichico all’equilibrio migliore possibile in quel momento, “omeostasi”, è determinante non soltanto per continuare a dormire e per non disturbare le fasi del sonno, ma soprattutto per continuare a vivere: il sogno è filogenetico.

E opportuno ripetersi: durante il sonno e nel sogno il “sistema neurovegetativo” o involontario è attivo per assicurare le funzioni vitali come il respiro, il battito cardiaco, la pressione del sangue e tutto quello che serve per continuare a vivere, mentre il “sistema nervoso centrale” o volontario è andato a dormire, non esercita le sue funzioni o le ha notevolmente ridotte. Durante le fasi R.E.M. e NON R.E.M. del sonno e durante il sogno soprattutto, il “sistema neurovegetativo” è deputato a gestire anche forti sollecitazioni che a volte superano l’equilibrio consentito dal sonno, “omeostasi”, e vanno al di là delle funzioni vitali al punto che può subentrare un danno cardiovascolare o cerebrale o altro accidente importante. Di conseguenza, la tensione in eccesso deve scaricarsi e si converte in sintomo, secondo il meccanismo psicofisiologico di difesa della “conversione isterica”. Questa tensione accumulata e scaricata non si evolve nell’incubo perché non avviene la coincidenza del “significato latente” con il “significato manifesto” del sogno. Questa tensione è legata prevalentemente alle pulsioni del corpo che spingono il sogno verso determinati esiti organici. Esempio: i sogni erotici si collegano al “resto diurno”, le esperienze del giorno precedente, ma ricevono anche una notevole spinta dalla carica organica della “libido” e specialmente nella prima giovinezza quando l’ormone è tanto e l’appetito sessuale è altrettanto. La castità sollecita sogni erotici, dal momento che la sessualità riceve frustrazioni e deve compensarsi attraverso l’orgasmo e l’eiaculazione durante il sonno e con il favore del sogno. La frustrazione della sessualità trova la sua valvola di sfogo e di appagamento nel sogno, quando non viene agita patologicamente nella realtà con le perversioni. Da quanto considerato si evince che esiste uno strettissimo rapporto interattivo tra sonno, sogno e funzioni del “sistema neurovegetativo”.

 DECODIFICAZIONE E ANALISI DEL SOGNO

Il sogno di Manlio è classico dell’età giovanile, del periodo in cui si fanno le prime esperienze sessuali e si mette alla prova la formazione psichica e la carica nervosa dei fantasmi elaborati e acquisiti. Manlio esibisce nel suo sogno il “fantasma del corpo” e il “fantasma della donna” nelle versioni positive e negative: “in intimità con un’amica”, “a un certo punto lei lo masturba”, ”e alla fine, invece dello sperma, dal pene viene fuori la pipì.” Il “fantasma del corpo” in versione positiva si attesta nel desiderio della donna e nel piacere di farsi masturbare; la versione negativa si attesta nella disfunzione della pipì al posto dello sperma. Il “fantasma della donna” nella versione positiva si attesta nell’intimità e nella ricerca del piacere, mentre nella versione negativa si attesta nella paura che induce la disfunzione organica e la regressione al sintomo della primissima infanzia, la pipì addosso. La simbologia del “seno abbondante” induce a ulteriore decodificazione del simbolo e della psicodinamica del sogno. Manlio opera una trasposizione della madre nell’amica. Il seno è simbolo di “libido orale”, della madre provvida e previdente, dell’affettività e della protezione, della tutela della vita attraverso il nutrimento, dell’esorcismo della morte e dell’abbandono. Manlio confonde la madre con la donna ed ecco spiegato l’inghippo della conversione dello sperma in pipì. Questa confusione

della mamma con la donna induce quella paura che apre la valvola della vescica e la “conversione” della tensione nella fuoruscita del liquido. Anche la proverbiale saggezza popolare include il “farsi la pipì addosso” nel catalogo delle paure e i modi di dire associano la pipì sempre alla paura.

La prognosi impone a Manlio di operare la giusta razionalizzazione della figura femminile e di maturare la “posizione edipica”, di risolvere il conflitto con il padre e l’attrazione verso la madre al fine di trovare la sua identità psichica maschile. Questa è la condizione per vivere al meglio la sua “libido genitale” e soprattutto di vivere degnamente la donna nella sua essenza sessuale e nella sua valenza erotica.

 

Il rischio psicopatologico si attesta nella conversione isterica dell’eiaculazione precipitosa e nella caduta della qualità della vita sessuale. Inoltre, il vissuto negativo della donna può tralignare nella” misoginia”,  avversione verso le donne.

Riflessioni metodologiche: l’eiaculazione si attesta nell’emissione del liquido seminale e si distingue dall’orgasmo che è l’apice dell’eccitazione sessuale e a cui segue una caduta del desiderio sessuale. L’eiaculazione e l’orgasmo risentono notevolmente a livello psichico della risoluzione della “fase fallico-narcisistica” degli investimenti della “libido” e della “posizione edipica”, in special modo del “fantasma” elaborato nei riguardi della madre.

L’eiaculazione è psicopatologica nel suo essere “precoce” o “ritardata”.

L’”eiaculazione precoce” si manifesta “ante portas”, prima di varcare le porte vaginali, prima della penetrazione durante le fasi erotiche preliminari o si manifesta subito dopo la penetrazione con l’emissione dello sperma e la caduta dell’erezione. Tali fenomenologie cliniche comportano un corto circuito del miglior controllo possibile alle condizioni date per un eccesso di tensione nervosa gestita dal “sistema neurovegetativo”. Quest’ultimo, si è già ampiamente detto, è fortemente suggestionato dai fantasmi psichici e reagisce in maniera immediata ai segnali psichici con gli stimoli organici adeguati. Meglio: a situazioni relazionali di stampo fusionale, vissute come pericolose, il famigerato “sistema neurovegetativo” reagisce formando un sintomo con il semplice incremento della tensione, quello che basta per stimolare l’eiaculazione e la caduta immediata delle tensioni. Nel primo caso, l’eiaculazione “ante portas”, si ha un eccesso di eccitazione nervosa e sessuale, “tilt”, direttamente proporzionale alla consistenza del “fantasma” in riguardo alla fase fallico- narcisistica e alla “posizione edipica”. Nel secondo caso, l’eiaculazione immediata in vagina, l’eccitazione sessuale si fonde con la tensione nervosa prodotta dalla paura del fallimento, mercantilmente definita “ansia da prestazione”. Fin qui arriva la questione neurovegetativa. E la Psiche? A livello psicodinamico profondo avviene una trasposizione tra la figura femminile e la figura materna, tra la donna e la madre. La “donna intima” evoca e attualizza gli “investimenti di libido” effettuati su se stesso in riferimento alla madre al tempo dei cinque anni durante la fase della potenza e del potere, dell’essere il centro dell’universo e del proprio piacere: “fase fallico narcisistica”. Ma la mamma tanto desiderata ha procurato una ferita al narcisismo del figlio. A questa turpe mutilazione della propria potenza e del proprio potere il figlio reagisce maturando un periodo di “latenza dell’istinto sessuale” e con la successiva maturazione della “libido genitale”. Questa psicodinamica avviene all’interno della cornice edipica: il conflitto psichico con il padre e la madre. La “ferita narcisistica” ha reso difficoltoso il processo d’identificazione nella figura paterna e, di conseguenza, l’identità maschile, oltre che l’emancipazione psichica dalle figure genitoriali. Nell’eiaculazione precoce ritorna la ferita narcisistica sotto forma d’impotenza e di paura verso la donna con il disinvestimento immediato di “libido” ossia con la caduta dell’eccitazione. La frustrazione della potenza dell’Io narcisistico si ripropone puntuale e intera all’inizio dell’amplesso sessuale. La “ferita narcisistica” non ha trovato la giusta cicatrizzazione. L’interferenza del “fantasma della madre” durante l’attività sessuale è legata al mancato superamento della frustrazione narcisistica e alla mancata identificazione nel padre. In questo caso è in gran parte mancato il beneficio evolutivo del “fantasma di castrazione”, elaborato e vissuto in riguardo al padre, quella condizione che induce il figlio ad abbandonare la psicodinamica di rivalità e a identificarsi in lui dirigendosi verso le altre donne e maturando la “libido genitale”. L’eiaculazione precoce comporta un arresto pregenitale della “libido”, un mancato completamento delle fasi di sviluppo psicosessuale, un disprezzo verso la donna, un’angoscia di fronte agli organi sessuali femminili. Quest’ultima è una variante dell’”angoscia di castrazione”.

L’”eiaculazione ritardata” o mancata o assente è sempre collegata nella sua psicodinamica al “fantasma della madre” nella sua valenza negativa di freddezza e anaffettività. L’erezione è normale, ma la dilazione narcisistica dell’eiaculazione e dell’orgasmo comporta in questo caso anche una pulsione sadomasochistica e un rifiuto della relazione sessuale con una sottesa ostilità verso la donna. Nell’eiaculazione precoce il disinvestimento della “libido” è immediato per l’insorgere della paura, nell’eiaculazione ritardata è presente la ricerca d’investimento e la scissione tra spinta organica e sfera affettiva. E’  forte il bisogno d’innamorarsi e spasmodica la ricerca della donna nella sua polivalenza psicofisica, ma è difficile l’affidamento alla figura femminile e l’abbandono alle pulsioni del corpo: la sindrome dell’ “Alt! Chi va là?” nei confronti di se stesso e del partner. L’esigenza di autocontrollo procura una scissione tra l’Io che vigila e l’Io che gode, tra la pulsione dell’Es e la censura del Super-Io con grave squilibrio dell’Io che media. Tale conflitto psicodinamico si conclude con un nulla di fatto, almeno per quanto riguarda la sessualità del maschio. La donna inizialmente è appagata dal prolungarsi del coito perché diventa facile per lei vivere l’orgasmo o il “pluriorgasmo”, ma nel tempo matura il fantasma di non piacere abbastanza e una disistima globale legata al fatto che non è degna del dono del seme: “non riesco a farlo venire in alcun modo”. La paura della donna nell’eiaculazione ritardata traligna nella misoginia e si trasla nella fobia. Il “fantasma della madre” nella sua parte negativa si attesta nella freddezza affettiva: il bambino di allora non ha sentito il calore del corpo della madre o lo ha rimosso per la paura edipica dell’incesto. La figura paterna è ridotta al minimo qualitativo, un uomo senza qualità in cui certamente non bisogna identificarsi: “un cacasotto inetto”. La pulsione sadomasochistica si attesta nel trattenere lo sperma, come a suo tempo il bambino aveva imparato con le feci, seguendo pulsioni dolorose legate all’eccitazione dello sfintere anale e nella negazione del picco sessuale e del piacere collegato. L’eiaculazione ritardata comporta dolore ai testicoli e nella donna lo sfregamento prolungato produce irritazioni e lacerazioni vaginali dovute alla riduzione della lubrificazione. Il rapporto sessuale s’involve nella sofferenza e come tutte le sofferenze viene evitato con il danno della relazione affettiva. Il narcisismo si attesta nel far da sé, nel cercare di masturbarsi in vagina, nel mancato coinvolgimento affettivo prima che sessuale, nell’esibizione di potenza effimera, nella capacità di dominio sulla donna.

Entrambi i disturbi sono molto sensibili alla psicoterapia e l’esito è sempre fausto perché l’esperienza clinica verte sulla persona e sulla formazione psichica e non soltanto sul sintomo.

 

CONCY: UNA E TRINA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Stavo guidando la macchina, quando mi sono accorta che davanti a me le macchine iniziavano a slittare in prossimità di una curva.

Ho provato a frenare, ma il pedale non rispondeva (i freni della bici che non funzionano è un mio sogno ricorrente), così sono uscita dalla macchina e questa si è schiantata contro lo spigolo di una casa.”

Mi sono svegliata dalla paura, ma dopo ho ripreso il sogno.

“Molti automobilisti, che avevano visto e subito l’incidente, si sono avvicinati a me e ci siamo ritrovati dentro un cortile a discutere dell’accaduto, quando a un tratto si è sentito il tonfo di un uomo che cadeva da una grande altezza. Poco dopo, da un’abitazione in costruzione sono usciti con un cadavere, (uno straniero) e hanno cercato di occultare il corpo in una fossa con del liquido.”

Mi sono svegliata di nuovo e poi c’è stato un ennesimo addormentamento.

“Non riuscivo a darmi pace per l’incidente con la macchina in gran parte distrutta. Credevo che la colpa fosse stata della strada piena di buche, frutto dell’inadempienza comunale, quindi volevo fare causa al Comune. Ma siccome ci sarebbero volute le prove, decido di andare a fotografare i crateri, che nel frattempo si erano riempiti di acqua piovana, e mi trovo a ripercorrere il tragitto a ritroso e a piedi, ma con al guinzaglio un gatto che avevo appena trovato e al quale mi ero subito affezionata.”

Questi sono i tre sogni di Concy.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 CONSIDERAZIONI

 

Quelli di Concy non sono semplici sogni e tanto meno sogni semplici. Contengono una miriade di dati reali e simbolici, di psicodinamiche esistenziali, di fattori traumatici: un condensato onirico molto ricco e sofferto.

La prima questione posta dal sogno di Concy è la seguente: è possibile riprendere il sogno dopo essersi svegliati? La risposta è affermativa. Pur tuttavia, la condizione, a che ciò avvenga, è data da un sonno di leggera intensità e da una veglia accentuata: 60% o 70% di veglia e 40% o 30% di sonno.

E’ anche vero che il sogno, una volta ripreso, può volare verso altre psicodinamiche con altre simbologie: della serie “quando mi addormento si sa da dove parto, ma non si sa dove arrivo”. In ogni caso per riprendere lo stesso sogno in varie tornate è necessario che i fantasmi elaborati siano consistenti e dominanti sulla scena psichica in atto.

Per quanto riguarda il sogno di Concy, si vedrà se effettivamente è stato ripreso o se si è inserito qualche altro contenuto, magari in evoluzione del tema conclamato.

Il titolo “Concy: una e trina” non si riferisce a una supposta dote divina dell’autrice, ma proprio ai tre sogni elaborati dalla stessa persona nella stessa notte. In ogni caso si conferma la polivalenza umana e psichica del sogno di Concy. Andiamo a vedere fin dove si può arrivare in questo fascinoso lavoro di decodificazione.

 SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Estrapolerò da ogni sogno l’essenziale simbolico e la psicodinamica dominante per maggiore chiarezza.

Il primo sogno attesta che Concy è consapevole della sua vita sessuale, della sua “libido” inizialmente sciolta e disinibita e successivamente bisognosa di controllo. Concy sente la caduta della vigilanza e dell’autocontrollo man mano che si avvicina all’orgasmo, ma quest’ultimo è vissuto come una minaccia e un pericolo: “stavo guidando la macchina, quando mi sono accorta che davanti a me le macchine iniziavano a slittare in prossimità di una curva”.

Subentra l’autocontrollo là dove e quando è indicato il lasciarsi andare al moto della “libido” e alle pulsioni neurovegetative. Meno male che Concy non riesce a bloccarsi, ma ciò non toglie che conclude la sua vitalità sessuale  con un senso di colpa non indifferente: “Ho provato a frenare, ma il pedale non rispondeva (i freni della bici che non funzionano è un mio sogno ricorrente), così sono uscita dalla macchina e questa si è schiantata contro lo spigolo di una casa.”

Il desiderio ricorrente di Concy nella sua vita reale e amorosa è che i freni inibitori della sua sessualità non funzionino e lascino che il processo orgasmico giunga a compimento.

La prima psicodinamica attesta un conflitto nella vita sessuale e un’oscillazione tra il bisogno di lasciarsi andare all’orgasmo e il bisogno di autocontrollo, associato alla paura di schiantarsi o di farsi male. Non è presente soltanto un chiaro senso di colpa associato alla vita sessuale, perché lo schianto è emotivamente e simbolicamente eccessivo e dispone a supporre un trauma psicofisico di una certa importanza, un danno che ha colpito la “casa psichica” di Concy.

Il secondo sogno attesta che Concy fa alleanza con i suoi simili, con coloro che hanno la stessa sensibilità o la stessa difficoltà a lasciarsi andare, il tormento di una vita sessuale colpevolizzata. Concy ha parlato di questa sua  problematica con tanta gente, si è confrontata liberamente e disinvoltamente: “molti automobilisti, che avevano visto e subito l’incidente, si sono avvicinati a me e ci siamo ritrovati dentro un cortile a discutere dell’accaduto,..”. Sembra una dinamica di una psicoterapia di gruppo.

Tanto rumore per nulla? No! Tante discussioni servono ad approdare alla causa di tanta inopportuna colpa nell’appagamento di una naturale pulsione.

Concy ha una fortissima aggressività nei confronti del maschio e dell’universo maschile al punto di annientarli con un movimento simbolico di “materializzazione”, dall’alto verso il basso, a conferma della sua paura di vivere il maschio in un contesto sessuale e neurovegetativo. Il maschio è “cadavere” e “straniero”: mi difendo uccidendolo e non subendolo. Concy ha una forte paura di affidarsi a un uomo a livello sessuale e a livello affettivo, (“uno straniero”). Ecco le prove: “quando a un tratto si è sentito il tonfo di un uomo che cadeva da una grande altezza. Poco dopo, da un’abitazione in costruzione sono usciti con un cadavere, (uno straniero) e hanno cercato di occultare il corpo in una fossa con del liquido.”

A questo punto sorge legittima la domanda: perché “occultare il corpo in una fossa con del liquido”? Cosa significa questo punto del sogno di Concy? I simboli sono i seguenti: il grembo femminile in gravidanza. Concy associa la gravidanza all’aggressività nei riguardi del maschio e, di conseguenza, la sua paura a lasciarsi andare durante l’amplesso sessuale danneggia l’orgasmo per un bisogno di controllare e di controllarsi. Il sogno conferma la possibilità di un vero trauma psicofisico e non soltanto di fantasmi in movimento sulla scena onirica.

Questa è la seconda psicodinamica ed è in evoluzione dalla prima.

Il terzo sogno esordisce con la ricerca della responsabilità, la riparazione del trauma e l’appagamento del bisogno di affermazione. In ogni caso Concy s’imbatte nella sua sessualità inibita, nella sua paura della gravidanza, nella consapevolezza di aver subito un trauma delicato e sottile oltre che doloroso e struggente, nella convinzione di avere una migliore consapevolezza della sua femminilità e della sua potenziale maternità. Queste sono le prove di quanto affermato: “non riuscivo a darmi pace per l’incidente con la macchina in gran parte distrutta. Credevo che la colpa fosse stata della strada piena di buche, frutto dell’inadempienza comunale, quindi volevo fare causa al Comune. Ma siccome ci sarebbero volute le prove, decido di andare a fotografare i crateri, che nel frattempo si erano riempiti di acqua piovana,”. La macchina in gran parte distrutta attesta simbolicamente di un trauma psicofisico consistente. Di poi, Concy vuole andare contro il suo “Super-Io” e accusarlo di non avere assolto il suo compito di limitare la “libido” e d’impedire i rischi impliciti e i danni possibili: “fare causa al Comune”. Ma ancora non è finita e, siccome tutti i salmi finiscono in “gloria”, anche il salmo onirico di Concy finisce con l’affermazione del suo essere femminile e con la riparazione della sua natura materna: “e mi trovo a ripercorrere il tragitto a ritroso e a piedi, ma con al guinzaglio un gatto che avevo appena trovato e al quale mi ero subito affezionata.”

Il “gatto” è il classico simbolo dell’universo femminile e del corredo degli attributi femminili, sessualità e maternità comprese, anche se Concy non esclude la valenza seduttiva e il senso del potere. Nel ripercorrere la sua psicodinamica Concy ritorna alla sua “natura” femminile con una consapevolezza accresciuta dal riattraversamento in sogno della conflittualità con l’universo maschile e con il trauma eventualmente subito. Si conferma la capacità terapeutica del sogno di bonificare e d’integrare nella psiche i vissuti ingestibili ed estromessi dalla coscienza. In questo modo anche un trauma si integra e diventa patrimonio della “organizzazione psichica reattiva”, ex carattere o personalità o struttura psichica.

PSICODINAMICHE DEI TRE SOGNI DI CONCY

Il primo, il secondo e il terzo sogno di Concy sviluppano i vissuti psichici e i traumi in riguardo al suo corpo e alla sua funzione sessuale, le inibizioni e le paure, il senso di colpa e il recupero del trauma, per concludere con la riaffermazione della sua femminilità e dell’intrinseca maternità. Si conferma il collegamento dei tre sogni, nonché l’evoluzione fausta della psicodinamica.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

La funzione dell’”Io narrante” è superiore alla funzione dell’”Io onirico”: Concy è in un bel dormiveglia e riesce ugualmente a elaborare la simbologia sottesa alla sua psicodinamica. Il “Super-Io” si presenta nell’autorità del “Comune”. L’”Es” e le sue pulsioni si manifestano nella sessualità da lasciare andare o da controllare: “macchina”, “guidare”, “slittare”, “frenare”, “schianto”. Inoltre l’”Es” si evidenzia nella rabbia omicida nei confronti del maschio, il “cadavere” di uno “straniero”, e nel fantasma della gravidanza traumatica, la “fossa con il liquido” e i “crateri riempiti dall’acqua piovana”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa coinvolti sono la “condensazione”, lo “spostamento”, la “drammatizzazione”, la “figurabilità”: “slittare”, “curva”, “frenare”, “macchina”, “fossa” e “liquido”, “Comune”, “crateri”, “gatto”, “guinzaglio”, “cadavere”. E’ presente il processo simbolico della “materializzazione”: “il tonfo di un uomo che cadeva da una grande altezza”. Una lieve “regressione” nel sogno si attesta nel “mi trovo a ripercorrere il tragitto a ritroso e a piedi”, ma si tratta di un rafforzamento della presa di coscienza, una giusta riflessione su quanto elaborato in sogno.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

Il sogno di Concy manifesta e sviluppa un tratto psichico fortemente isterico in una “organizzazione psichica reattiva” di prevalente qualità “orale”: affettività conflittuale e sessualità contrastata.

FIGURE RETORICHE

Il sogno di Concy usa le figure retoriche della “metafora”, “frenare”, “fossa con liquido”, “gatto”, della “metonimia”, “Comune”, dell’”iperbole”, la “caduta dall’alto”, dell’”enfasi”, la forza espressiva del sogno, “cadavere”.

DIAGNOSI

Il sogno di Marion attesta di un trauma in riguardo alla sessualità con associata colpevolizzazione, di una forte aggressività nei riguardi della figura maschile, di una paura della gravidanza. Il sogno evidenzia violenza subita in varie forme, da quella medica a quella relazionale, da quella fisica a quella psichica.

PROGNOSI

La prognosi impone in prima istanza a Concy di portare avanti il processo d’integrazione psichica del trauma e di autoconsapevolezza. E’ necessaria la “razionalizzazione” di quanto accaduto e subito. Di poi, Concy deve riconciliarsi con la figura maschile, ambiguo oggetto del suo desiderio, e  risolvere l’oscillazione tra i sentimenti di odio e d’amore verso l’universo psicofisico maschile. In sintesi, Concy deve recuperare il suo “gatto” nella vita da veglia come il suo sogno suggerisce alla fine e relazionarlo al meglio possibile alle condizioni date con il miglior maschio possibile, sempre alle condizioni date.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in un persistere della tensione nervosa legata al trauma e possibilmente in una degenerazione psicosomatica della stessa: conversioni isteriche e inibizione funzionale. L’irrigidimento del conflitto con l’universo maschile produce struggimento da solitudine.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Concy è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

Il “resto diurno” del “resto notturno” di Concy, la causa scatenante del sogno si attesta nel ritorno del trauma e nella dominanza del conflitto, una psicodinamica in atto nella vita di tutti i giorni e nella vita affettiva e sessuale.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Freud nel suo secondo sistema psichico introdusse le istanze “Io”, “Es” e “Super-Io” in associazione al “principio di realtà” e in completamento al “principio del piacere” del primo sistema psichico costituito da “Inconscio”, “Subconscio” o “Preconscio” e “Conscio” o “Coscienza”. Per chiarire il concetto sulle istanze psichiche freudiane “Io”, “Es” e “Super-Io” e la loro funzione si possono introdurre, sempre a titolo esemplificativo, l’”Io Natura”, la sede delle pulsioni neurovegetative, l’“Io Ragione”, la sede delle funzioni logiche e razionali, l’”Io Cultura”, la sede dei limiti e dei divieti. La dialettica tra i vari “Io”, tra le pulsioni, i ragionamenti e le censure, si basa sul “principio di realtà” per quanto riguarda l’”Io Ragione, sul “principio del piacere” per quanto riguarda l’”io Natura”, sul “principio della conservazione” per quanto riguarda l’”Io Cultura”. Si conserva anche il principio della “coazione a ripetere” in ottemperanza ai dettami conflittuali di “Eros” e “Thanatos”, il principio di “Amore” e “Morte”, di autoconservazione filogenetica e di autodistruzione sadomasochistica. Freud fu tremendamente colpito dallo scoppio della prima guerra mondiale, ma soprattutto dalla ferinità scatenata dall’evento bellico negli esseri umani. Il buon Rousseau con la sua concezione ottimistica dell’uomo aveva lasciato il posto alla concezione pessimistica di Hobbes: “homo homini agnus”, homo homini lupus”. In questa scorribanda chiarificatrice sulle varie funzioni della sostanza “Io” non dimentichiamo l’”Io onirico”, quello che usa il “processo primario” e le sue modalità di elaborazione dei vissuti psichici, i “fantasmi”, e dei contenuti mentali, i “pensieri”: la “condensazione”, lo “spostamento”, la “simbolizzazione”, la “drammatizzazione”, la “conversione nell’opposto”, la “figurabilità”. Aggiungiamo l’”Io narrante”, quello che accomoda con pezze logiche e consequenziali i nostri sogni in maniera che possiamo raccontarli.

Ancora una riflessione è opportuna: il sogno in generale verte anche su fatti realmente accaduti e su traumi subiti e non soltanto su rielaborazioni personali e fantasiose dei vissuti, per cui è possibile dal sogno risalire alla verità dell’evento o all’oggettività dell’episodio. Esempio: i bambini che subiscono violenza manifestano nel sogno attraverso il simbolismo particolari importanti e a volte determinanti che asseriscono sulla verità del caso. Può capitare nell’attività clinica d’imbattersi in sintomi psicosomatici o in rituali nevrotici che hanno la loro origine nell’infanzia e in episodi violenti. Voglio significare che il sogno o la fantasticheria di un bambino o di un adulto ha le sue radici nell’infanzia e anche in fatti realmente accaduti.

LE BRIOCHES SECCHE E L’UCCELLO STUPENDO

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

Mi trovo con mia mamma e cerchiamo cibo all’interno di un magazzino.

Mia mamma mi dà delle brioches al cioccolato piene di zucchero, buone in apparenza ma un po’ secche.

Mi chiedo perché mi dà brioches poco biologiche.

Mia madre scompare, mi trovo in casa e sto guardando da una finestra il cortile.

Si avvicina e si attacca alla finestra un uccello stupendo coloratissimo.

Le piume sono piene di fiori rosa e azzurri. Il corpo è colorato come l’arcobaleno.

Poi arriva un altro animale più brutto.

L’uccello colorato era un gufo simpatico come il pupazzo che ho in casa.”

Questo è il sogno di Lexeiandra.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Lexeiandra verte sui temi dell’affettività e della maternità. L’esordio propone gli affetti pregressi, normalmente evoluti e utili alla situazione esistenziale in atto: l’affetto della madre.

Di poi, il sogno elabora la situazione psichica e affettiva che Lexeiandra sta vivendo, le aspettative, i desideri, le esigenze di dare: i classici temi della “libido genitale”.

Il sogno di Lexeiandra si può proprio definire un monumento in onore della “libido genitale”, dell’amore materno nella dolce attesa di essere vissuto ed esercitato.

Il sogno viene elaborato da un ”Io” mezzo vigile e mezzo addormentato che rievoca e racconta formulando, nonostante la veglia, una simbologia interessante.

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Mi trovo con mia mamma e cerchiamo cibo…”

Manifesta è la dimensione affettiva: “mia mamma” e il “cibo”. Lexeiandra non poteva fare un’associazione così potente e chiara. Ma riattraversando l’amore materno lo trova inadeguato al presente: “mi dà brioches poco biologiche”. Lexeiandra si è identificata a suo tempo nella madre e ha maturato la sua identità femminile e la sua femminilità. Adesso sta procedendo per la sua strada secondo i suoi progetti di vita e le sue emergenze esistenziali. Le brioches “un po’ secche” attestano del tempo trascorso e dell’amore materno evoluto, nonché della ricerca di nuovi amori e di nuovi affetti. Aggiungo che il “secche” e il successivo “poco biologiche” possono attestare anche dell’età matura della madre e della conseguente sterilità: “Mi chiedo perché mi dà brioches poco biologiche.”

Questa è la prima parte del sogno di Lexeiandra secondo una versione immediata e appariscente. Andiamo a cogliere i successivi simboli alla luce dell’evoluzione del sogno.

Mia madre scompare e… sto guardando da una finestra il cortile.”

Lexiandra è cresciuta, è autonoma e socializza, ha saldato le dipendenze psichiche dalla madre e guarda il suo avvenire prossimo, nonché cosa succede attorno a lei. Il “cortile” rappresenta la realtà relazionale e sociale in atto, così come la “finestra”, oltre a ricordare il titolo di un famoso film di Hitchcock, è una naturale apertura verso il mondo e le sue tentazioni.

Si avvicina e si attacca alla finestra un uccello stupendo coloratissimo”

Ecco il registro altamente simbolico! Arriva la prospettiva futura della maternità sotto forma di “un uccello stupendo coloratissimo”, un chiaro simbolo della capacità procreativa maschile. Si profila dalla finestra un uomo secondo la figura retorica della “sineddoche”, “la parte al posto del tutto”, l’organo sessuale al posto della persona. Ma si sa che il sogno, usando le modalità di pensiero del “processo primario”, elabora i contenuti psichici in maniera poetica. L’uomo maschio “si attacca alla finestra” secondo altra figura retorica, la “metafora”, per simboleggiare il rapporto sessuale. L’attributo “stupendo” condensa una caduta della vigilanza della coscienza e un abbandono psicofisico degno del migliore orgasmo, mentre “coloratissimo” attesta la multiforme vitalità e la variegata gioia di vivere. Il “colore” condensa la vivacità psichica nelle sue diverse espressioni, nonché la varietà e la variabilità dell’umore. In ultimo bisogna notare la delicatezza della simbologia sessuale del coito: “si avvicina e si attacca alla finestra”. Il sogno, oltre che poetico, non è assolutamente volgare. “Si attacca” condensa affetto e desiderio, sentimento e pulsione.

Le piume sono piene di fiori rosa e azzurri. Il corpo è colorato come l’arcobaleno.”

La maternità non poteva essere celebrata in maniera più colorata e brillante. I “fiori rosa e azzurri” contengono i sessi del nascituro: la femminuccia è rosa, il maschietto è azzurro. La cultura popolare va fiera dei suoi simboli e anche il sistema commerciale non è da meno. “Le piume” contengono il calore affettivo che prelude l’amplesso genitale, quei rapporti sessuali consapevolmente finalizzati alla gravidanza, amplessi senza ansia e ricchi di tanto poetico mistero. Passiamo a “Il corpo è colorato come l’arcobaleno.” Il corpo è quello dell’uccello: trasposizione del corpo di un bimbo che nasce secondo arcobaleno, la gioia della luce, l’acqua e i raggi del sole. Lexeiandra è consapevole della sua pulsione sessuale e del suo desiderio di figliolanza. Il livello psicofisico è saturo. Si aspetta adesso che la natura biologica faccia il suo corso prima del decorso gravidico. Fin qui tutto è bello e poetico. Per completezza si ricordi che “l’arcobaleno” abbraccia a livello collettivo il valore culturale della pace e della fusione dei sessi, la tolleranza sessuale e la libertà di amare.

Poi arriva un altro animale più brutto.”

Ecco che immancabilmente nel sogno di Lexeiandra “arriva” il rovescio della medaglia. Dopo l’uomo buono e degno di fecondare si presenta l’uomo brutto, la “parte negativa del fantasma del maschio”, quello indegno di essere amato e di essere ammesso alla propria vita sessuale. Lexeiandra usa il meccanismo primitivo di difesa dello “splitting” e scinde il “fantasma del maschio” in “buono” e “cattivo” secondo la sua linea di difesa dal maschio. Lexeiandra non si abbandona al maschio, ma da lui vuole un figlio: questa è la sua verità profonda del sogno, questo è il conflitto psichico che si attesta nel desiderio o bisogno di avere un figlio e nel mancato affidamento a un uomo per motivi non soltanto estetici. Per Lexeiandra non esiste al mondo un uomo degno di lei e che possa essere il padre dei suoi figli. Può esistere un uomo strumento procreativo e allora deve essere stupendo, altrimenti gli mancherà sempre qualcosa. Questo è il senso e il significato di “un altro animale più brutto.” Estetica e genitalità, bellezza e fertilità sono doti importanti nel corredo della maternità di Lexeiandra.

L’uccello colorato era un gufo simpatico come il pupazzo che ho in casa.”

Traduzione immediata: l’immagine dell’uomo e il senso della maternità, il fantasma del maschio e il fantasma della genitalità sono dentro Lexeiandra e non sono agite perché sono inanimate, “il pupazzo che ho in casa.” Il “pupazzo” è un feticcio che esorcizza l’angoscia della sterilità e il conflitto con l’universo maschile per eccesso di esigenze a carico dell’uomo che deve essere bello e deve saper procreare. Lexeiandra si difende dal coinvolgimento con il “gufo simpatico” che da un lato stimola il ricordo e dall’altro esorcizza l’angoscia. Il “gufo” è un oggetto su cui Lexeiandra trasferisce i suoi investimenti ideali e materiali, i suoi pensieri e le sue pulsioni, le sue paure e i suoi desideri, e non è certo il simbolo della iettatura o della iella.

Ricordiamo che il sogno di Lexeiandra ha detto in precedenza che fuori dalla finestra, nel cortile, c’è l’uomo bello e capace con cui concepire un figlio o una figlia, per cui si è obbligati a ben sperare.

PSICODINAMICA

Il sogno di Lexeiandra svolge il bisogno di diventare madre e il conflitto psichico e relazionale di trovare l’uomo giusto e degno di diventare il padre dei suoi figli. Questa psicodinamica è inserita in una cornice affettiva contrastata a causa di un’inopportuna pulsione narcisistica.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

L’istanza “Io” elabora il sogno tra il sonno e il dormiveglia oscillando tra la “posizione psichica fallico-narcisistica” e la “posizione psichica genitale”: la “libido” al servizio di se stessa e la “libido al servizio della maternità. L’istanza “Es” si presenta nella pulsione affettiva, “posizione psichica orale”, e nel profilarsi contenuto e difeso dell’istinto materno. L’istanza “Super-Io” non è in funzione dal momento che non si trovano nel sogno censure morali e limiti sociali.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa coinvolti nel sogno di Lexeiandra sono la “condensazione”, lo “spostamento”, la “drammatizzazione”, la “simbolizzazione”, la “traslazione”, lo “splitting” o scissione del fantasma: “pupazzo”, “gufo”, “animale”, “arcobaleno”, “piume”, “uccello stupendo”, “finestra”, “cortile”, “brioches”, “cibo”, “biologico”. Il sogno di Lexeiandra viaggia dal passato al presente psichico in atto senza “sublimazioni” e tanto meno “regressioni”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Lexeiandra presenta tratti psichici marcatamente orali, narcisistici e genitali: affettivi, autocompiacenti, donativi. La “organizzazione psichica reattiva”, “ex carattere”, richiamata e prossima alla qualità “narcisistica”.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche coinvolte sono la “sineddoche”, la “metafora”, la “metonimia”: “l’uccello”, la “finestra”, il “gufo” e altri simboli.

DIAGNOSI

La diagnosi dice che Lexeiandra sta maturando la possibilità della maternità e all’uopo si difende attraverso l’idealizzazione del maschio.

PROGNOSI

La prognosi impone a Lexeiandra di evolvere la pulsione narcisistica in “libido genitale”, di risolvere le sue resistenze alla relazione di coppia e alla maternità, di adire a una vita affettiva matura, di disporsi alla realizzazione dell’istinto materno.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nella permanenza e nel rafforzamento del “narcisismo”, nella frustrazione dell’affettività e nello splendido isolamento con le conseguenti psiconevrosi depressive.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Lexeiandra è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Lexeiandra, può attestarsi in un pensiero ricorrente legato a un progetto di gravidanza o alla visione concreta del suo desiderio in un’altra donna.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Quanto incide la vita psichica nella dimensione biologica della maternità? La sterilità femminile può essere psicogena? La risposta immediata è negativa. Assodata e ribadita la concezione “olistica” per cui la psiche e il corpo, “psicosoma”, sono un “tutto” inscindibile, si può ritenere che un eccesso neurovegetativo, uno squilibrio tra le pulsioni organiche e i vissuti psichici, può influenzare negativamente le varie funzioni coinvolte: il respiro, l’appetito, la digestione, la sessualità, la deambulazione e altro ancora. La medicina psicosomatica e il meccanismo psichico di difesa della “conversione isterica” attestano della sensibilità del sistema neurovegetativo alle suggestioni psichiche e alle cariche nervose. La letteratura clinica ha riportato e riporta l’influenza dell’emozione patologica nella biologia della fecondazione. Si è detto e scritto che nella “sterilità psicogena” avviene la secrezione vaginale di sostanze spermicide, per cui l’ingravidamento risulta di difficile realizzazione. Nulla togliendo alla crisi della “omeostasi” e alle “conversioni isteriche” in base alle quali le cariche nervose in eccesso si scaricano nelle funzioni del corpo inibendole in parte e in qualche modo, la biologia della fecondazione e della gravidanza sono dei pilastri del “Genio della Specie” e difficilmente si possono contrastare o addirittura inibire. Oggi la scienza e la tecnologia mediche sono in grado non solo di accertare oggettivamente il quadro clinico di ogni donna, ma possono progettare e realizzare interventi finalizzati alla fecondazione e alla gravidanza. La scienza psicologica attesta giustamente la possibilità dei disturbi psicosomatici giustificati, come si diceva in precedenza, con lo squilibrio tra vissuto e organo, tra tensione nervosa e funzione, ma la “sterilità psicogena” non è da ammettere nel quadro della “medicina psicosomatica”. In sintesi: è sacrosanto essere equilibrati e non mandare in “tilt” il sistema neurovegetativo, ma non risulta che la sterilità di una donna sia causata dalla psiche o a essa deputata nonostante la gravidanza isterica, l’amenorrea, la dismenorrea e gli altri disturbi psicosomatici dell’endocrinologia femminile.

Vince sempre il “Genio della Specie”.

VOGLIO DIRVI “GRAZIE”

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Perché il mio blog è approdato all’interpretazione di cento  sogni. 

Voglio dire “grazie” a Wendy, a Sam, a Mabrukka, a Maurizio 

e ancora a Lalay, ad Assuntina, a Francesca, a Sabino, a Lucia, a…    

e anche a tutti quelli che hanno frequentato il mio blog e ancora non 

hanno spedito i loro sogni. 

A VOI TUTTI Salvatore Vallone dice GRAZIE di vero cuore per avermi dato la possibilità di approfondire la ricerca sul sogno.

Come avete notato l’interpretazione degli ultimi sogni si è evoluta rispetto ai primi, è diventata più complessa e organizzata grazie al vostro prezioso contributo.

E allora andiamo ancora avanti insieme e sempre in maniera costruttiva.  

Nell’abbracciarvi idealmente uno per uno, vi comunico l’ultima sintesi teorica sul sogno.   

 VERSO UNA SINTESI PSICODINAMICA  SUL SOGNO

Nel costante cammino ermeneutico intrapreso dall’uomo il “sogno” non è più nella sua purezza riducibile alla lineare teoria freudiana dell’appagamento di un desiderio rimosso.

Lo stesso destino vale per la “Fantasia” e per i suoi tanti e ricchi prodotti.

La Psico-Semiologia esige che il “lavoro onirico”, notturno e diurno, sia  indagato da altre discipline scientifiche e che tale ricerca sia estesa a tutte le produzioni creative dell’uomo.

Dalle mie esperienze teoriche e pratiche consegue, nella provvisorietà e nella fallacia delle umane elaborazioni, la seguente griglia interpretativa.

– Il sogno è l’attività psichica del sonno e si svolge nelle fasi R.E.M. quando la funzione della memoria è favorita dallo stato di eccitazione del corpo. Questa teoria si è affermata negli anni 80. Oggi è degna di considerazione anche la teoria della “Continual Activation” sostenuta dalle ricerche delle neuroscienze: l’attività onirica è presente nelle fasi R.E.M. e NON R.E.M. del sonno. Le scienze neurofisiologiche che studiano il cervello sono impegnate nella ricerca in questo settore.

– Il sogno è il prodotto della realtà psichica in atto e l’espressione parziale della “organizzazione psichica evolutiva” che la contiene, la vecchia struttura o l’obsoleto carattere o la tradizionale personalità.

– Il sogno svolge psicodinamiche legate alle fasi evolutive della “libido”, (orale, anale, fallico-narcisistica e genitale), alla “posizione edipica” e al sentimento della “rivalità fraterna”, in generale le psicodinamiche funzionali alla formazione dell’organizzazione psichica.

– Il sogno ha valenza di diagnosi psicologica.

– Il sogno ha valenza di prognosi psicologica.

– Il sogno ha inscritto il rischio psicopatologico.

– Il sogno si può definire “resto notturno” in quanto non è ricordato nella sua integrità e purezza, ma viene rielaborato al risveglio con pezze

logico-consequenziali. Il sogno può essere stimolato dal “resto diurno” di cui parlava Freud.

– Il sogno è rappresentazione di “simboli” e implica la specifica modalità mentale e il preciso concorso dei meccanismi del “processo primario”: la condensazione, lo spostamento, la simbolizzazione, la drammatizzazione, la rappresentazione per l’opposto, la figurabilità.

– Il “processo primario” e il sogno condividono i seguenti fattori: la relazione del soggetto con se stesso, l’autorielaborazione allucinatoria dei vissuti psichici, l’alterazione dello schema temporale, la distorsione della categoria spaziale, la coesistenza degli opposti, il gusto del paradosso, il declino etico e morale, il mancato riconoscimento della realtà, l’eccesso della fantasia, il principio del piacere, l’appagamento del desiderio, la soddisfazione del bisogno, la compensazione della frustrazione, la riparazione del trauma.

A livello neurofisiologico si richiamano le attività dell’emisfero cerebrale destro.

– Il “processo secondario”, richiamato all’atto del risveglio nella combinazione dei ricordi del sogno, si attesta nell’elaborazione razionale dei dati, nell’inquadramento logico degli elementi, nella lucidità mentale dell’autocoscienza, nel pensiero vigile, nella capacità d’attenzione, nel giudizio critico, nel controllo dell’Io e nel principio di realtà.

A livello neurofisiologico si richiamano le attività dell’emisfero cerebrale sinistro.

– Il sogno è “proiezione” di “archetipi” e di “fantasmi” “introiettati” a base filogenetica collettiva-culturale e individuale.

A livello neurofisiologico sono coinvolte le attività dell’emisfero cerebrale destro.

A livello psichico profondo sono implicati i meccanismi arcaici di difesa della “proiezione”, della “introiezione” e della “identificazione”.

A livello psico-economico è innescata e messa in atto la carica energetica della “libido”.

A livello psico-cognitivo sono istruiti i meccanismi del “processo primario”.

– Il sogno è espressione delle istanze psichiche dell’Es, dell’Io e del Super-Io, intenzionate dialetticamente al “principio del piacere”, al “principio della realtà” e al “principio della coazione a ripetere” ispirato da Eros e Thanatos.

A livello neurofisiologico sono coinvolte le attività dell’emisfero cerebrale destro e dell’emisfero cerebrale sinistro.

A livello psichico profondo sono richiamati i sistemi psichici secondo una valenza topica, dinamica ed economica con l’attivazione della “libido” finalizzata all’equilibrio psichico di natura risolutiva.

A livello psico-cognitivo sono usati i meccanismi del “processo primario” e del “processo secondario”.

– Il sogno implica la tipologia di “organizzazione psichica”, il cosiddetto carattere o personalità. Nello specifico il sogno evidenzia le seguenti organizzazioni: orale, anale, fallica, genitale, psicopatica, narcisistica, schizoide, paranoide, depressiva, maniacale, masochistica, ossessiva, compulsiva, isterica, dissociativa.

– Il sogno svolge una psicodinamica di natura descrittiva e prevalentemente conflittuale.

I contenuti del sogno sono “segni” semanticamente interattivi, degni di attenta considerazione e passibili di utile decodificazione sempre in funzione dei benefici effetti dell’autocoscienza: i sogni sono semiologicamente “segni significanti” dotati di “senso” e di “significato”.

A livello neurofisiologico sono richiamate in maniera determinante le attività dell’emisfero sinistro.

A livello psichico profondo sono evocati i sistemi psichici con valenza dinamica e dialettica in reazione a coordinate pulsionali di natura libidica.

A livello psico-cognitivo intercorrono i meccanismi del “processo secondario”.

– Il sogno implica i meccanismi e i processi psichici di difesa. I primi sono quelli primari o primitivi come il ritiro primitivo, il diniego, il controllo onnipotente, l’idealizzazione e la svalutazione primitive, la proiezione, l’introiezione, l’identificazione proiettiva, la scissione dell’Io, la scissione dell’imago; conseguono quelli secondari come la rimozione, la regressione, l’isolamento, l’intellettualizzazione, la razionalizzazione, la moralizzazione, la compartimentalizzazione, l’annullamento, il volgersi contro il sé, lo spostamento, la formazione reattiva, il capovolgimento, l’identificazione, l’acting out, la sessualizzazione, la sublimazione.

– Il significante e il significato onirici comportano l’equilibrio psichico, per cui la funzione difensiva è implicitamente evocata e attivata.

A livello neurofisiologico sono richiamate le attività dell’emisfero destro e dell’emisfero sinistro.

A livello psichico profondo è instruito il sistema delle difese nel suo aspetto arcaico ed evoluto, ma sempre nella funzione filogenetica dell’equilibrio.

A livello psico-cognitivo si evidenzia l’attività combinata e specifica del “processo primario” e del “processo secondario”.

– Il sogno struttura figure retoriche.

Tra il “contenuto manifesto” e il “contenuto latente”, il termine e il significato, è poeticamente inscritto un nesso reperibile nella gamma delle figure retoriche.

A livello neurofisiologico è richiamata l’attività dell’emisfero cerebrale destro.

A livello psichico profondo si rileva topicamente la presenza di materiale psichico preconscio o profondo funzionale all’elaborazione dei processi creativi.

A livello psico-cognitivo è istruita l’attività del “processo primario” e del “processo secondario”.

Le figure retoriche prevalentemente implicate sono la metafora, la metonimia, la sineddoche, l’antonomasia, l’iperbole e l’enfasi.

-Il sogno è collegato al “resto diurno”, a una causa scatenante, anche minima e non fatta oggetto di consapevolezza, avvenuta nella veglia più prossima. Il sogno è stimolato da esperienze e da vissuti del giorno precedente a cui si associa il materiale psichico in atto per essere rielaborato secondo il codice onirico.

-Il sogno possiede una sua purezza secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”. Nel primo caso è presente e funzionale l’Io narrante e nel secondo caso è presente e funzionale l’Io onirico. Nel mezzo si alternano il narrante e l’onirico.

                                      Salvatore Vallone Pieve di Soligo – Dicembre  2016

 

BIBLIOGRAFIA

Morris-Lineamenti di una teoria dei segni-Editrice Paravia-1954

Eco-Trattato di semiotica generale-Edizioni Bompiani-Milano-1975

Freud-Interpretazione dei sogni-Opera omnia-Boringhieri-Torino-1978

Freud-Tre saggi sulla sessualità infantile-Opera omnia-Boringhieri-TO-1978

Freud-Al di là del principio del piacere-Opera omnia-Boringhieri-Torino-1978

Freud-Metapsicologia-Opera omnia-Boringhieri-Torino-1978

Jung e altri-L’uomo e i suoi simboli-Edizioni Longanesi-1980

Cassirer-Filosofia delle forme simboliche-La Nuova Italia-Firenze-1966

Klein-Il nostro mondo adulto e altri saggi-Martinelli Editore-Firenze-1972

Lacan-Scritti-due volumi a cura di Contri-Editrice Einaudi-Torino-1974

Fornari-Simbolo e codice-Edizioni Feltrinelli-Milano-1976

Nancy Mc Williams-La diagnosi psicoanalitica-Editrice Astrolabio-Roma-1999

Popper-Eccles- L’Io e il suo cervello-Armando Armando- Roma-1981

 

NOTE BIOBIBLIOGRAFICHE 

Salvatore Vallone è nato a Siracusa nel 1947.

Già ordinario di Scienze umane e Storia nei Licei, in atto è psicologo psicoterapeuta iscritto all’Ordine degli psicologi del Veneto.Gestisce il blog “dimensionesogno.com” e il blog “interpretazione del sogno” presso “psiconline.it”. Sempre con “psiconline.it” collabora con articoli su tematiche psicologiche, culturali e sociali.

Ha pubblicato “Lezioni di psicoanalisi” con Herbita editrice, “Quando il ciliegio fioriva” con edizioni Sapere, “La stanza rosa” e “Benetton dieci e lode” con edizioni Psicosoma, “Ma cosa sognano i bambini ?” e “Io e mia madre” con edizioni Psiconline. Su Tema, rivista di psicoanalisi clinica e forense, ha pubblicato “Il fantasma” e “Totem e tabù”, due approfondimenti specifici.