LIVIA IN ORGASMO

race-1503361__340 TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Livia sogna di essere vestita da jogging e che con il telefonino e le cuffiette  ascolta musica. Decide di correre per strada e incontra una mamma dell’asilo di suo figlio…

Livia prosegue, passa davanti casa e deposita un sacco di sabbia per gatti.

Alza la musica e comincia a correre provando una sensazione bellissima perché non accusa alcuna fatica.

Arriva sulle mura della sua città e non può passare perché c’è una manifestazione, forse un concerto.

Fa un po’ di strada e riesce a rientrare in città.

Tiene in mano una bellissima collana con un crocifisso di pietre verdi e rosse.

Nel tragitto incontra Alberto che vuole parlarle, ma lei non si ferma.

Incontra Francesco, un vicino di casa, ma lei non si ferma.

Va avanti e sale sulla giostra delle catenelle e continua a tenere in mano questo bellissimo crocifisso.

Va in alto sulle catenelle e gira cosi forte da essere felicissima.

Giù l’aspetta Mario, Alberto e un amico di Alberto che scherzando le lanciano dei sassi e lei ride tanto.

Alla fine si trova a letto con i suoi gatti e Mario la sveglia con la sensazione bellissima di girare ancora in alto sulle catenelle.”

Questo è il sogno di Livia.

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 CONSIDERAZIONI

Il sogno di Livia è squisitamente “cenestetico”, sensuale e sensoriale: un sogno erotico. La disposizione del “sistema neurovegetativo” è indirizzata verso l’orgasmo e il simbolismo si è adeguato all’emergenza ormonale di Livia. Si tratta di un sogno di benessere psicofisico, un momento magico che conferma come il sogno sia la cartina di tornasole che evidenzia lo stato psicofisico nel bene e nel male. La “funzione cenestetica” del sogno si attesta nello scaricare le tensioni in eccesso e nel farle fluire secondo una via naturale al fine di non incorrere in patologici intasamenti. Il sogno ha

un’importante funzione filogenetica con il suo tutelare il sonno e con il suo disoccultare lo stato psichico in atto. Il sogno di Livia è elaborato prevalentemente dall’”Io” narrante logico e consequenziale, ma contiene una simbologia consistente che oltretutto funge da chiave interpretativa ed evidenzia la psicodinamica inscritta. Ancora: il sogno di Livia può essere definito “il trionfo della dea e del principio femminile” o “la lode della femmina e del femminile”. Inoltre: il sogno di Livia irride benevolmente l’universo maschile. Livia gode dei suoi uomini e dimostra la sua disinibizione sessuale dopo aver superato il trauma e la colpevolizzazione collegata alla vita erotica e sessuale. Livia mette i suoi uomini al suo servizio dimostrando una invidiabile autonomia psichica. Non dimentichiamo che Livia è padrona della sua vita sessuale e che è anche mamma. Non resta che procedere nello sviluppo puntuale del lavoro onirico di Livia.

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 “Livia sogna di essere vestita da jogging e che con il telefonino e le cuffiette ascolta musica. Decide di correre per strada e incontra una mamma dell’asilo di suo figlio…”

 L’abbigliamento è consono a una donna in vena di sballo: un’alienazione benefica, naturale e ricostituente. Questi sono gli attributi di un orgasmo. Livia si sta disponendo in sogno a vivere la sua dimensione neurovegetativa o per una prepotente “ormonella” o per lo strascico di un rapporto sessuale. La “musica” è il giusto simbolo di un benessere globale e di un’eccitazione erotica con il suo scandire ritmi e movenze psicofisiche.  Il “correre per strada” concilia il movimento erotico e la socializzazione. Livia non è certo misantropa, vive con gli altri e tra gli altri, gode delle relazioni sociali e ricorda che è mamma di un bambino che frequenta l’asilo. Le credenziali di donna in eccitazione e di mamma felice sono state presentate dal sogno di Livia.

 “Livia prosegue, passa davanti casa e deposita un sacco di sabbia per gatti.”

 E’ un capoverso simbolico. La “casa” rappresenta la sua “organizzazione psichica reattiva”, mentre i “gatti” condensano la femminilità di Livia nella valenza seduttiva ed erotica. L’identità psicofisica esibita è completa e ricca.

“Alza la musica e comincia a correre provando una sensazione bellissima perché non accusa alcuna fatica.”

La “musica” scandisce i ritmi neurovegetativi del piacere. Il “correre” accentua il ritmo psicofisico innescato e Livia conferma la “sensazione bellissima” e l’onda orgasmica in preparazione: “non accusa alcuna fatica”. La “valenza cenestetica”, sensoriale, del sogno è evidente ed evidenziata. La fatica si annulla quando il sistema “psicosoma” consuma “libido” e in questo caso quella “fallico-narcisistica” di qualità autoerotica.

“Arriva sulle mura della sua città e non può passare perché c’è una manifestazione, forse un concerto.

 In tanto incipiente godimento si presenta immancabilmente l’istanza psichica censoria del “Super-Io” con il senso di colpa che accompagna l’esercizio della “libido” a causa delle interferenze assurde dell’educazione, della cultura, della religione e altro, tutti quei fattori che non favoriscono la vitalità sessuale, oltretutto problematizzata dalla mancanza di un’adeguata educazione sui diritti del corpo. Il tutto è sintetizzato in un semplice “non può passare”, ma la questione non si ferma qui perché questo blocco e quest’inibizione s’intensificano in seguito in maniera più consistente.

“Fa un po’ di strada e riesce a rientrare in città.”

 Livia si compatta e supera il blocco e l’inibizione della “libido”. La consapevolezza della sua formazione è salvifica e vincente per superare l’interdizione sui diritti neurovegetativi del corpo e desideranti della mente. “Riesce a rientrare” in sé dopo essersi momentaneamente alienata.

“Tiene in mano una bellissima collana con un crocifisso di pietre verdi e rosse.”

Questo è il capoverso chiave del sogno di Livia, il condensato simbolico attorno al quale si è sviluppata la trama tra concetti logici e fantasticherie. La “collana” attesta simbolicamente dell’essere anatomico e biologico femminile di Livia, dei suoi attributi fisici e del narcisismo che li ricopre e li avvolge: “bellissima”. Livia è consapevole del suo corpo e del suo fascino, del suo valore e delle sue arti seduttive, ma l’associazione degli organi sessuali “con un crocifisso di pietre verdi e rosse” attesta del senso di colpa sublimato nella bellezza e nel piacere. “Eros” si sgancia da “Thanatos”, la “libido” è foriera di godimento e non di dolore. La sessualità colpevolizzata prova sempre a presentare i suoi diritti e a richiedere i suoi interessi, ma Livia non è più bambina, Livia è una donna adulta e psichicamente compiuta per cui il senso di colpa non attecchisce nel suo corpo e nella sua mente. Il “crocifisso” è un tragico e deleterio simbolo di morte ed evoca il fantasma collegato insieme alla colpa dell’assassinio. Nel sogno di Livia il crocifisso ha una simbologia mista tra colpa e “libido” in un contesto di vita e di trionfo dei sensi. Si viaggia simbolicamente per opposti in questo sogno fondamentalmente godereccio. Le “pietre” sono esteticamente belle, ma sono sempre pietre, un peggiorativo della colpa e della morte e dell’anorgasmia. La “pietra” è simbolo dell’inanimato perché rievoca la vitalità congelata.

 “Nel tragitto incontra Alberto che vuole parlarle, ma lei non si ferma.

Incontra Francesco, un vicino di casa, ma lei non si ferma.

Va avanti e sale sulla giostra delle catenelle e continua a tenere in mano questo bellissimo crocifisso.

Va in alto sulle catenelle e gira cosi forte da essere felicissima.”

 Ecco il tripudio dei sensi e il trionfo della “libido fallico-narcisistica” ! La chiave del brano riportato si attesta nel procedere neurovegetativo meravigliosamente reso dalle parole: “lei non si ferma”, lei non si ferma”, “va avanti”.  La ridicolizzazione del maschio è negli uomini che incontra, non cura, supera e archivia. Livia pensa a se stessa e asseconda il suo moto vitalistico verso il piacere e l’orgasmo. Livia “va avanti”. Ecco che arriva lo strumento del piacere: la “giostra delle catenelle” con il suo moto vorticoso che fa girar la testa, che fa perdere i sensi, che abbassa la vigilanza e permette di lasciarsi andare tra le braccia di “Eros” senza l’ambigua compagnia di “Thanatos”. Ma il trauma è superato e anche il senso di colpa è evaporato come nebbia al sole dal momento che Livia è sulla giostra della sua “libido” pur portando con sé la collana e il crocifisso, il diavolo e l’acqua santa. Il sacrificio e la colpa accrescono l’eccitazione e la trasgressione. C’è più gusto per cui Livia “continua a tenere in mano questo bellissimo crocifisso”. A questo punto ecco la sintesi onirica dell’orgasmo: “Va in alto sulle catenelle e gira cosi forte da essere felicissima. Ben venga il sogno perché ci dà la capacità di esprimere consapevolezze che da svegli non  sappiamo agire. In sogno siamo poeti e pirati, esperti in mille arti anche le più improbe e impossibili, arditi e curiosi; nella veglia scateniamo disistime, paure e inibizioni. Il trionfo del sistema neurovegetativo “va in alto sulle catenelle”. Livia è felicissima e senza pesi. Ritorna quello che aveva accennato prima correndo “senza alcuna fatica”. Il quadro del benessere globale è completo.

“Giù l’aspetta Mario, Alberto e un amico di Alberto che scherzando le lanciano dei sassi e lei ride tanto.”

Si rafforza l’autonomia di Livia dagli uomini. Lei è su altre dimensioni e loro sono “giù”, a terra e stanno combattendo con il peso della materia e con i blocchi del corpo. “Lei ride tanto” è questa la chiave di tutto il sogno, lei che se la gode come vuole e come le pare.

“Alla fine si trova a letto con i suoi gatti e Mario la sveglia con la sensazione bellissima di girare ancora in alto sulle catenelle.”

Tutti i salmi finiscono in gloria e il sogno si conclude con il trionfo della femminilità e della femmina, “i suoi gatti”, e con la “libido” appagata.

 PSICODINAMICA

La psicodinamica del sogno di Livia si attesta nell’esercizio della “libido fallico-narcisistica” e svolge il benessere psicofisico e l’autonomia dal maschio.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Le istanze psichiche richiamate sono l’”Io” che accomoda il prodotto psichico nel progressivo risveglio e lo sistema razionalmente nella veglia, il “Super-Io” che blocca e inibisce “non si può passare“ e nel “crocifisso”. Una massiccia presenza connota la funzione pulsionale dell’”Es”: “sensazione bellissima di girare ancora in alto sulle catenelle”, “non accusa alcuna fatica”. Il sogno esalta la “posizione fallico-narcisistica” .

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa presenti nel sogno sono la “condensazione”, lo “spostamento”, la “drammatizzazione”, la “conversione nell’opposto”: “musica”, correre”, “gatti”, collana”, “crocifisso”. Manca il processo di “sublimazione della libido” per cui il sogno ha una valenza cenestetica accentuata.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

Il sogno di Livia manifesta in maniera dominante un tratto isterico-maniacale

inserito in una “organizzazione reattiva” a prevalenza “fallico-narcisistica”: pulsione e potere espressivo del corpo.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche innescate nel sogno di Livia sono le seguenti: la “metonimia” nel “correre” e nella “musica”, la “metafora” nella “collana”, la “sineddoche” sempre nella “collana”, la “enfasi” nelle “catenelle”.

DIAGNOSI

Il sogno di Livia mostra il bel rapporto tra le funzioni del “sistema neurovegetativo” e del “sistema nervoso centrale”, la buona proficua interazione tra il benessere della vitalità sessuale e l’autonomia psichica e relazionale.

PROGNOSI

La prognosi impone a Livia di mantenere questo stato fausto di benessere e di rafforzarlo attraverso la consapevolezza delle condizioni ricorrenti che lo determinano. Mantenere l’autonomia psicofisica e il proficuo rapporto con il corpo e le sue funzioni.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico in un sogno di benessere psicofisico si attesta nella perdita di questo stato psichico tramite un ritorno della colpevolizzazione della sessualità e un tralignare dell’autonomia in dipendenza e solitudine.

 GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Livia è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Livia si può attestare nell’appagamento sessuale prima di dormire o nell’eccitazione in attesa di soddisfazione del giorno precedente. Essendo un “resto notturno cenestetico” il sogno di Livia  è associabile a desideri e a fantasie che trovano la loro realizzazione nel sogno.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

 La “posizione fallico-narcisistica” è un momento importante e delicato nell’evoluzione degli investimenti della “libido” e di conseguenza nella formazione della “organizzazione reattiva”, ex personalità e carattere. Il bambino, maschio e femmina, prosegue la scoperta del suo vitalismo corporeo e sperimenta il suo organo sessuale come erogeno: la masturbazione appaga l’eccitazione e la “libido” o energia vitale. La manipolazione degli organi sessuali evolve il suo solipsismo nei successivi investimenti della “libido genitale”, nella ricerca del partner a completamento di una relazione erotica e sessuale di coppia. Pur tuttavia, la “libido fallico-narcisistica”, la pulsione e la pratica masturbatoria, si conserva nel solipsismo erotico e si evolve nella “libido genitale” come parte del corredo erotico della coppia. Le due forme di “libido” sono qualitativamente diverse e la “genitale” è filogenetica rispetto alla “fallico-narcisistica”: ama la Specie ed è procreativa. Nell’esercizio della “libido genitale” la coppia può sperimentare tutte le forme di “libido” precedentemente esercitate e acquisite: “posizioni orale, anale e fallico-narcisistica”. Ogni “posizione” può avere una sua dominanza e questo privilegio si manifesta nella “organizzazione psichica reattiva”. Collegate alla esaltazione della “posizione fallico-narcisistica” sono la “organizzazione narcisistica” , la “organizzazione antisociale”, la “organizzazione maniacale”. Si consideri che non esiste una “organizzazione psichica pura”. La definizione è data dalla prevalenza di alcuni tratti psichici caratteristici di quella “posizione” e assimilati nell’evoluzione degli investimenti della “libido”.

IO E UN ALTRO UOMO…( TADAN ! ! ! ) MIO PADRE

 

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 TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

 “Atmosfera di fine estate, località di mare; colore dominante il grigio, luce chiara e fioca, diffusa.E’ un posto in cui sono di passaggio, da viaggiatrice e lì ci sono tanti altri ragazzi nella mia condizione, tutti sotto i trent’anni.

Esprimo il desiderio di fare un bagno e alcuni di loro mi conducono verso un posto che, a parer loro, avrei apprezzato tanto. La spiaggia se l’era mangiata il mare che era in tempesta: impraticabile! Non ci si poteva entrare e allora mi portano verso una caletta lì accanto e dove il mare sembrava più calmo.

Lì si definiscono i personaggi: una coppia etero per me sconosciuta, una mia amica con un altro ragazzo accanto (un amico mio che però non riesco a definire), io e un altro uomo …mio padre, (tadàn!), che nel corso del sogno a volte prende le sembianze di un uomo che nella vita da sveglia è possibile che mi piaccia. Lui è più grande di me di età.

Io e quest’uomo facciamo il bagno e ricordo nettamente la sua schiena.

Gli altri rimangono su una pedana di legno. Poi la corrente comincia a portarmi via, ma rimango calma e così gli altri attorno a me. Poi comincio a sforzarmi per raggiungere lo scoglio e tutti mi incitano, sanno che ce l’avrei fatta e anch’io ne ero certa. Poi, per il grande sforzo di tornare alla riva mi sveglio.”

Questo è il sogno di Gaia.

 DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 CONSIDERAZIONI

La “posizione edipica” si attesta nella triangolazione psicodinamica relazionale “padre, madre, figlio o figlia”, nella conflittualità iniziale e nell’identificazione successiva con il genitore dello stesso sesso, nell’attrazione libidica verso il genitore di sesso opposto. Queste tesi secondo un’accezione semplice e tradizionale. In effetti si tratta di un’evoluzione psichica prolungata e determinante per l’”organizzazione reattiva”, ex “carattere”, per la vita sessuale e affettiva, per l’autonomia psichica. La “posizione edipica” è una psicodinamica che inizia in maniera evidente dal terzo anno di vita. Se poi subentra anche il “sentimento della rivalità fraterna” per la presenza di un fratello o di una sorella, la ricchezza della virtuosa complicazione è assicurata. Bisogna precisare che, oggi come oggi, la teoria sull’identificazione psichica nel genitore dello steso sesso si è evoluta anche nell’identificazione nel genitore del sesso opposto in giustificazione dell’omosessualità e della scelta esistenziale consona. In sintesi la “posizione edipica” è determinante per l’identità psichica e per la libera espressione esistenziale della propria “organizzazione psichica reattiva”. Ancora proseguendo in questa introduzione, bisogna aggiungere che il sogno di Gaia pone la seguente domanda: è possibile che in una donna compiuta di trent’anni si presenti uno strascico consistente della “posizione edipica”? La risposta è affermativa. La “posizione edipica” non si supera mai del tutto, ma si conserva e si può realizzare in maniera traslata come ci suggerisce il sogno di Gaia.

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Il sogno di Gaia è composto fondamentalmente dall’”Io” narrante e accomodante, per cui contiene la domestichezza di un prodotto psichico logicamente quasi perfetto, eccezion fatta per la presenza di qualche simbolo. Meno male!

 “Atmosfera di fine estate, località di mare; colore dominante il grigio, luce chiara e fioca, diffusa. E’ un posto in cui sono di passaggio, da viaggiatrice e lì ci sono tanti altri ragazzi nella mia condizione, tutti sotto i trent’anni.”

Gaia esordisce con la sua vena estetica di grande valore e mostra in pochi tratti un bel paesaggio costellato di colori soffusi e intimi, di gioventù e di edonismo: “tanti altri ragazzi nella mia condizione”. Gaia è “di passaggio”, in chiara consapevolezza della sua evoluzione psichica, e da “viaggiatrice” seconda un’ottima visione dell’esistenza e del vivere. Gaia rievoca, ricorda, esprime in questa contingenza spazio-temporale quello che ha dentro. Il “colore dominante il grigio” e “la luce chiara e fioca, diffusa”, la pacatezza emotiva che fa da cornice al sogno. Del resto, Gaia ricorda e sviluppa in sogno una “dimensione psichica” che conosce molto bene e su cui ha operato le giuste riflessioni: il vissuto erotico e affettivo nei riguardi del padre, un benefico “fantasma” elaborato nella prima infanzia e ancora in atto “mutatis mutandum”, cambiando le cose che devono essere cambiate. Non è un sogno agitato, è un sogno degno di una donna sotto i trent’anni e alla ricerca di un uomo con cui intrattenersi o accompagnarsi nel cammino della vita. Non è un sogno che traligna nell’incubo e nel risveglio immediato alla luce della coincidenza del “contenuto manifesto” con il “contenuto latente”, “io e un altro uomo …mio padre, (tadàn!). La “censura onirica” non funziona perché il vissuto edipico è sotto controllo nella vita cosciente della veglia. Del resto, quello di Gaia è un sogno elaborato da quasi sveglia, una “fantasticheria” rilassante che nell’oscillare dell’intensità del sonno mostra anche i simboli giusti per la decodificazione del mondo psichico profondo.

“Esprimo il desiderio di fare un bagno e alcuni di loro mi conducono verso un posto che, a parer loro, avrei apprezzato tanto. La spiaggia se l’era mangiata il mare che era in tempesta: impraticabile! Non ci si poteva entrare e allora mi portano verso una caletta lì accanto e dove il mare sembrava più calmo.”

 Gaia procede in maniera narrativa secondo la metodologia estetica del miglior “neorealismo”. In questo caso bisogna stare attenti a non confondere i simboli con i concetti del racconto. Esempio: “fare un bagno” simbolicamente significa “catarsi” e purificazione dal senso di colpa, in questo caso è un semplice e logico fare un bagno in mare. Praticamente questo capoverso è un chiaro racconto che prepara l’avvento dei simboli e della psicodinamica edipica con i suoi annessi e connessi. Degna d’interesse è la modalità della funzione onirica di “drammatizzare” l’avvento del nucleo onirico: “la spiaggia se l’era mangiata il mare che era in tempesta: impraticabile!” Il termine inusuale “caletta” significa incavo o intaglio su metallo o legno. Nel nostro caso è usato metaforicamente come spiaggetta o piccola insenatura.

“Lì si definiscono i personaggi: una coppia…, una mia amica con un altro ragazzo…io e un altro uomo …mio padre, (tadàn!), che nel corso del sogno a volte prende le sembianze di un uomo che nella vita da sveglia è possibile che mi piaccia. Lui è più grande di me di età.”

Gaia scrive la breve ma succosa sceneggiatura del suo sogno, prepara i personaggi e annuncia lo psicodramma edipico. Si è già abbondantemente detto che il sogno di Gaia rievoca l’attrazione edipica nei confronti del padre. Quest’ultimo adesso è traslato nella figura di un altro uomo che “nella vita da sveglia è possibile che le piaccia” ma che “è più grande di lei per età”. Degna di nota è l’eleganza nell’ammettere il trasporto verso quest’uomo maturo o il blando senso di colpa. Gaia ha consapevolezza della sua “posizione edipica” per cui nel sogno non interviene la “censura”, come si diceva in precedenza. Gaia si tutela e trasla il padre nell’uomo che gli piace, un uomo più adulto di lei e che rievoca pari pari la figura paterna. Questa rievocazione spiega e definisce anche il cosiddetto “colpo di fulmine”, l’innamoramento folle o quasi folle che sorprende e colpisce tutti quelli che hanno avuto una madre o un padre degni del loro amore e di farsi pensare. L’uomo o la donna che ci fulminerà l’abbiamo ampiamente vissuta e immaginata da bambini attraverso le figure dei nostri genitori: “immaginazione creativa”.

 “Io e quest’uomo facciamo il bagno e ricordo nettamente la sua schiena.”

Non può mancare il risvolto erotico in un sogno che rispetta la sua natura edipica: “la sua schiena” condensa un feticcio intriso di virilità ed eccitazione per il complesso di maschilità. “Facciamo il bagno” contiene una simbolica intimità e seduzione, un preambolo erotico in una cornice estetica. Il “ricordo” è un rafforzamento nostalgico del senso e del sentimento.

“Gli altri rimangono su una pedana di legno. Poi la corrente comincia a portarmi via, ma rimango calma e così gli altri attorno a me. Poi comincio a sforzarmi per raggiungere lo scoglio e tutti mi incitano, sanno che ce l’avrei fatta e anch’io ne ero certa. Poi, per il grande sforzo di tornare alla riva mi sveglio.”

Ecco il lavorio mentale e il trasporto erotico! “La corrente comincia a portarmi via, ma io rimango calma..” conferma che i fantasmi legati alla  “posizione edipica” sono sotto controllo. Trattasi di una trasgressione neanche tanto pericolosa, una cosa che Gaia può permettersi. Viene fuori un tratto narcisistico marcato: “gli altri attorno a me”,tutti mi incitano, sanno che ce l’avrei fatta e anch’io ne ero certa”. Gaia non perde la testa, Gaia sa ed è sicura di sé, ha coscienza e autocontrollo. Lo sforzo è grande, ma l’amor proprio e l’autostima hanno il sopravvento sulla corrente maligna. Il sogno è finito secondo le linee di una sana riflessione e di un’altrettanta sana disposizione al gusto della vita.

PSICODINAMICA

Il sogno di Gaia evidenzia in maniera discorsiva la “posizione edipica” e nello specifico l’attrazione psicofisica nei confronti del padre. Gaia esibisce una buona autoconsapevolezza e conferma che la “posizione edipica” si controlla ma non si supera mai perché è incastonata come un diamante nella “formazione reattiva”, il cosiddetto carattere e perché a livello psichico vale la legge di Lavoisier, la legge della conservazione della massa secondo la quale in una reazione chimica nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Correva il secolo diciottesimo.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Nel sogno di Gaia domina la “posizione edipica” in associazione a un trionfo della funzione razionale dell’”Io”. Una pulsione dell’”Es” è presente nel fare il bagno e nella schiena. L’autocontrollo è opera dell’”Io”, dell’istanza censoria del “Super-Io” neanche l’ombra.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

La “razionalizzazione” è dominante nel versante di “presa di coscienza” della variegata relazione con il padre e di autocontrollo. Non si presentano all’appello la “sublimazione” e la “regressione”. La funzione onirica si svolge secondo i meccanismi della “condensazione”, dello “spostamento”, della “drammatizzazione”.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

Il sogno di Gaia esalta un tratto “fallico-narcisistico” nel potere seduttivo ed erotico. Un tratto di “libido genitale”, disposizione sessuale matura, è presente nell’autogestione e nell’autocontrollo.

FIGURE RETORICHE

“Tadan !”: chiara enfasi! La “schiena” include la “sineddoche” e la “metonimia”. La “caletta” è un’evidente metafora.

DIAGNOSI

Il sogno di Gaia esibisce l’attrazione psicofisica nei riguardi del padre e la consapevolezza della “posizione edipica”.

PROGNOSI

La prognosi impone a Gaia di procedere in questa sua modalità di conciliare emozione e ragione, pulsione e coscienza. Importante non eccedere sulla scia di una pulsione fallico-narcisistica: “m’incitano”, “anch’io ne ero certa”.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nell’esaltazione del “narcisismo”, in un eccesso di sicurezza e nell’onnipotenza seduttiva con la conseguente caduta del sistema delle relazioni.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

  In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Gaia è “1” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

 La causa scatenante del sogno di Gaia si può attestare in un ricordo, in un incontro, in una libera associazione, in una visita.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

L’uomo della nostra vita o la donna della nostra vita esistono? Certamente sì!

Quello o quella che cercavamo da tempo e finalmente ritroviamo in un bar di periferia o alla fermata della metropolitana esistono? Ancora sì! Nessuna romanticheria! In effetti si tratta della nostra facoltà immaginativa, della nostra “fantasia” che da svegli allucina le figure del padre e della madre ed elabora la donna o l’uomo del nostro futuro affettivo. Ma non necessariamente queste figure devono coincidere con il padre o con la madre nella loro realtà, perché possono essere all’opposto. Trattasi sempre di condizionamento psichico da rifiuto e da conflitto irrisolto. Perché proprio quell’uomo o quella donna? La domanda è ricorrente. Perché dovevo innamorarmi proprio di un tipo come te? Anche questa è una domanda ricorrente nel bene e nel male, oltre che nelle amate canzoni di musica leggera. La risposta è la stessa: prima di conoscerti, ti avevo immaginato tramite le figure e i fantasmi dei miei genitori. Cautela e buona fortuna a tutti quelli che la cercano!

LA REGRESSIONE E IL TRAUMA

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TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Arrivo nella camera di quand’ero bambina.

Le persiane sono chiuse.

Devo recuperare gli abiti che sono rimasti nell’armadio appoggiato alla

parete e vicino alla finestra.

Questi abiti sono bagnati a causa di una grossa perdita d’acqua che sta rovinando armadio e muri.

Avvicinandomi alla parete della finestra sento freddo.

Due grosse crepe minacciano il crollo di quella parete.”

Questo è il sogno di Lexeia.

 

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

 CONSIDERAZIONI

 Il nocciolo onirico: Lexeia regredisce all’infanzia e s’imbatte in un trauma.

Un richiamo teorico al processo psichico di difesa dall’angoscia della “regressione” è d’obbligo.

Trattasi di un’inversione del naturale movimento evolutivo d’investimento della “libido”. A causa di una frustrazione o di un’angoscia ingestibili dall’”Io” cosciente e non passibili di “rimozione” o di altri meccanismi di difesa, si ripristinano forme mentali, comportamentali e relazionali del passato in opposizione alla normale direzione progressiva ed evolutiva della Psiche, forme non compatibili con la realtà psico-esistenziale in atto. La “regressione” è consolatoria e funge da rinforzo narcisistico in attesa di ripristinare gli investimenti giusti per riparare il trauma o per risolvere il conflitto nevrotico.

Dopo questa premessa teorica procedo con la decodificazione puntuale del sogno di Lexeia.

 SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Arrivo nella camera di quand’ero bambina.”

La “regressione” è servita. Lexeia è tornata all’infanzia, alla modalità di pensiero e di azione di allora, ai vissuti di allora e al ricordo di quello che era successo allora: il tutto in forma “condensata” e “spostata”.

La “camera” rappresenta una parte della casa psichica di Lexeia e nello specifico la dimensione inquisita in riguardo al trauma che sta elaborando.

 “Le persiane sono chiuse.”

La chiusura relazionale si manifesta in questa immagine onirica. La bambina  è isolata e sola. “Le persiane” condensano la possibilità di difendersi o di esporsi, l’apertura o la chiusura verso gli altri.

 “Devo recuperare gli abiti che sono rimasti nell’armadio appoggiato alla parete e vicino alla finestra.”

Gli “abiti” sono simboli dei modi di apparire nell’ambito sociale, quello che si esibisce agli altri in difesa della nostra autenticità, il mondo interiore fatto di gioie e dolori, di paure e titubanze. “Recuperare” condensa la razionalizzazione e la riformulazione, la rivisitazione e l’assimilazione, la disposizione a rivedere e correggere “parti psichiche di sé”. Lexeia è pronta a rivivere e assimilare i suoi modi di apparire rimossi, “rimasti nell’armadio”, e che servivano a esibirsi nel sociale. Lexeia è disposta a capire la timidezza e l’isolamento della sua infanzia e adolescenza.

 “Questi abiti sono bagnati a causa di una grossa perdita d’acqua che sta rovinando armadio e muri.”

 Il sogno di Lexeia dice il perché del blocco di questi modi di apparire, suggerisce in simbolo la causa: un trauma. La “grossa perdita d’acqua” rappresenta un danno psicofisico all’essere e all’esibirsi femminili, un danno all’estetica e alle manifestazioni di sé, un danno al corpo e alle sue funzioni.

 “Avvicinandomi alla parete della finestra sento freddo.”

 Il “freddo” rappresenta la carenza affettiva, la mancanza di aiuto durante la crisi e il “fantasma di perdita”, oltre a una caduta della vitalità.

 “Due grosse crepe minacciano il crollo di quella parete.”

 Le “crepe” condensano la rottura, la lacerazione, la ferita, la deflorazione, il trauma fisico in primo luogo. Il numero “due” rievoca la struttura binaria del corpo: due orecchie, due occhi, due braccia, et cetera. Il trauma fisico minaccia l’estetica e la socializzazione della bambina.

 PSICODINAMICA

 Lexeia regredisce all’infanzia e rievoca il suo trauma psicofisico. La rivisitazione onirica è funzionale alla “razionalizzazione” dell’evento. La “presa di coscienza” stempera l’angoscia e il condizionamento psichico e relazionale e in primo luogo estetico. Il sogno svolge la positiva funzione catartica.

 ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Le istanze psichiche coinvolte sono l’”Io” e l’”Es”. Il primo opera la “regressione” e apporta il suo contributo di chiarezza nel ricordare e organizzare simbolicamente l’evento traumatico, il secondo nell’offrire in maniera compatibile con il sonno le emozioni e le angosce congelate dentro a livello profondo.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

L’azione del processo psichico della “regressione” è manifesto, così come il “ritorno del trauma rimosso”, ritorno dovuto alle tracce visibile e alle conseguenze del trauma.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

Lexeia evidenzia un tratto depressivo della sua “organizzazione reattiva”: sensibilità alla perdita.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche coinvolte sono la “metafora”, somiglianza, e la “metonimia”, nesso logico e in particolare in camera, persiane, abiti, armadio, muri, perdita d’acqua.

DIAGNOSI

Il sogno di Lexeia manifesta una sensibilità depressiva alla perdita nel rievocare e rivisitare un trauma psicofisico dell’infanzia.

PROGNOSI

La prognosi impone a Lexeia di portare a migliore consapevolezza l’angoscia della perdita e di controllare le emozioni collegate al trauma, al fine di ridurre le limitazioni all’espansione vitale e la formazione d’inutili complessi d’inferiorità e d’inadeguatezza.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nella degenerazione del “fantasma di perdita” e nell’esasperazione del tratto depressivo emerso con la “regressione” all’infanzia e con la rievocazione del trauma.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Lexeia è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

Il “resto diurno”, la causa scatenante del sogno, può legarsi a una riflessione sul trauma o a una visione del danno fisico.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

 L’infanzia è costellata di traumi: incidenti psichici e fisici. Quelli visibili sono più facilmente risolvibili di quelli invisibili. E’ più facile “razionalizzare” e accettare un danno fisico rispetto a una violenza psichica anche apparentemente banale come ad esempio “stai zitto scemo!”. Le tracce visibili e invisibili sono sempre motivo di ricordo e di rivisitazione, di rievocazione e di riedizione. Il bambino si difende dall’angoscia con il meccanismo della “rimozione”, il dimenticare e l’omettere, ma è sempre possibile il “ritorno del rimosso” quando l’operazione non funziona e questo si verifica soprattutto nei traumi che hanno una visibilità. Il trauma fisico specifico agisce da coagulo di varie idee e ossessioni, paure e fobie, complessi e conflitti portando a un decadimento della qualità della vita. Richiede una buona funzionalità dell’”Io” e dei meccanismi di difesa meno invasivi e dispendiosi, quelli giusti per l’equilibrio psichico, come per esempio la “razionalizzazione” e la “sublimazione”.

TRE PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE

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TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Premetto che il sogno è stato fatto questa notte tra il 1° e il 2 novembre, ma che in questi giorni non ho frequentato cimiteri !

Il sogno si svolge al cimitero, dove una mia cara zia 92enne (nella realtà in gran forma, piena di vitalità, che guida ancora l’auto e che, nel tempo libero, va a trovare “i vecchi” in casa di riposo che magari hanno vent’anni meno di lei!) vive in una stanza all’interno appunto del cimitero, dove la vado a trovare e ci scambiamo un lungo e affettuoso abbraccio.

(P.S: durante il sogno, poi ripreso, mi sono svegliata con la brutta sensazione che la zia fosse morta!)

Esco da questa stanza e, camminando per il cimitero, vedo mia madre (nella realtà è viva) e mi stupisce molto vederla lì; le dico che c’è anche mia zia (è sua cognata), ritorniamo a trovarla e la vediamo di spalle intenta a cucinare e con un’amica seduta al tavolo…

Mi ritrovo ancora in giro per il cimitero, è quasi buio e incontro il mio compagno che inciampa, cade e nella caduta ai suoi occhiali si storcono le stanghette; lui è contrariato di questo e cerco di calmarlo dicendogli che le sue conoscenti del negozio di ottica probabilmente gliele avrebbero aggiustate in giornata…”

Questo è la “lettera – sogno – commento” di Diana.

DECODOFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

La lettera di Diana contiene il sogno e il commento del suo “Io” razionale a delucidazione di quello che è successo e a sostegno della futura interpretazione. Diana conferma che i nostri sogni sono preda dell’”Io” razionale e cosciente e che non potrebbe essere diversamente. Nella sua lettera mette insieme le riflessioni e i ricordi del sogno, lavora di “Io” e collabora alla mia ricerca scientifica suggerendomi, ad esempio, l’uso del meccanismo della “conversione nell’opposto” quando mi dice “(nella realtà in gran forma, piena di vitalità, che guida ancora l’auto e che, nel tempo libero, va a trovare “i vecchi” in casa di riposo che magari hanno vent’anni meno di lei!): una zia piena di vitalità che abita in cimitero. E ancora a proposito della madre scrive che “(nella realtà è viva)” anche se la sogna che gira per il cimitero. Aggiunge a conferma che il suo sogno verte sull’angoscia di morte, meglio sul distacco affettivo di una cara persona: “(P.S: durante il sogno, poi ripreso, mi sono svegliata con la brutta sensazione che la zia fosse morta!)”. Diana intercala la consapevolezza reale dell’”Io” con la vita onirica a conferma ulteriore che l’”Io” è attore anche dei nostri sogni ed è presente nel sogno più di quanto si pensa. Infatti l’”Io” forgia nel dormiveglia il prodotto onirico per poi riforgiarlo al risveglio. Il sogno riceve almeno tre  accomodamenti logici, uno durante il sonno, il secondo al risveglio e il terzo quando lo si scrive o lo si racconta. Il sogno è un prodotto psichico altamente impuro ma altrettanto altamente significativo per il nostro equilibrio psicofisico e per la nostra consapevolezza. Dopo queste ulteriori e note precisazioni passo a decodificare il “prodotto psichico” di Diana.

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Il sogno si svolge al cimitero, dove una mia cara zia 92enne vive in una stanza all’interno appunto del cimitero, dove la vado a trovare e ci scambiamo un lungo e affettuoso abbraccio.”

Cosa significano i sogni nel “cimitero”, i sogni nel luogo delle rimembranze e dell’angoscia di perdita degli affetti, i sogni sulla vanificazione degli “investimenti di libido genitale”, i sogni sul nulla che impedisce l’esercizio dell’amore incondizionato? Attestano del “fantasma di morte”: la componente depressiva e la sensibilità alla perdita affettiva. La “cara zia”, il primo personaggio del sogno di Diana, è prossima alla dipartita e a essere ricordata, ma Diana le vuole tanto bene. L’”abbraccio” è il simbolo di un sentimento di magica fusione dei corpi e dei sensi, un insieme psicofisico esaltante e, di poi, astratto in quel sentimento d’amore che fa tanto bene a chi lo vive.

“Esco da questa stanza e, camminando per il cimitero, vedo mia madre (nella realtà è viva) e mi stupisce molto vederla lì; le dico che c’è anche mia zia (è sua cognata), ritorniamo a trovarla e la vediamo di spalle intenta a cucinare e con un’amica seduta al tavolo…”

Anche la mamma di Diana, il secondo personaggio del sogno, è prossima al ricordo dei vivi e merita un gran bene dalla figlia che, quasi quasi, la desidera immortale perché si stupisce di vederla in cimitero. Lo “stupore” condensa la caduta della vigilanza delI’”Io” e uno stato crepuscolare della coscienza, un non voler pensare alla labilità dei corpi e tanto meno alla dipartita della mamma. La zia “di spalle” segue il destino di “ubi maior, minor cessat”, dove c’è un affetto maggiore, il minore lascia il posto. La “zia” è intenta a preparare affetti, “intenta a cucinare”, perché è una donna che ha tanto dato in sentimenti e premure, oltre a essere una persona molto disponibile alle relazioni, affabile ed estroversa.

“Mi ritrovo ancora in giro per il cimitero, è quasi buio e incontro il mio compagno che inciampa, cade e nella caduta ai suoi occhiali si storcono le stanghette;”

Il sogno procede nella terza rivisitazione del “fantasma di morte” di Diana. Quest’ultima ha proprio bisogno di sviluppare il suo nucleo depressivo, la sua sensibilità alla perdita affettiva. L’appetito vien mangiando e Diana s’imbatte anche sull’affetto in atto, il suo “compagno”, l’uomo a cui si accompagna nel cammino della vita, il terzo personaggio delle sue angosce affettive. ”Inciampare” condensa una momentanea perdita di contatto con la realtà, un incidente di percorso, una contingente crisi esistenziale. La “caduta” è un aggravante simbolico che attesta della serietà dell’incidente. La “caduta”  amplifica il disagio psichico in atto secondo la visione onirica di Diana. La crisi si attesta nella difficoltà a vedere la realtà secondo una Logica che non ha più efficacia e potere: una perdita di potere della “weltanschauung”, della “visione del mondo e dell’uomo”, della logica ideologica, degli schemi culturali. Le “stanghette” rappresentano simbolicamente il rafforzamento della “weltanschauung”, così come gli “occhiali” condensano un rafforzamento artificiale e fanatico della solita “visione dell’uomo e del mondo”. L’uomo di Diana accusa una perdita di potere ideologico, del resto si trova in cimitero e inciampa, oltre a una preoccupazione della sua donna per la perdita affettiva. Diana accusa l’angoscia di una duplice perdita: la vita e l’ideologia del suo compagno.

“lui è contrariato di questo e cerco di calmarlo dicendogli che le sue conoscenti del negozio di ottica probabilmente gliele avrebbero aggiustate in giornata…”

Diana offre la soluzione, ma mostra una certa qual gelosia e non condivisione. Il sogno diventa ironico nel dire che “le sue conoscenti” al femminile “del negozio di ottica” lo avrebbero aiutato a risistemare e a rafforzare il suo sistema di idee. Sembra che il compagno di Diana abbia una bassa soglia di suggestionabilità e sembra che Diana sia particolarmente gelosa e risentita.

Questo ci dice il sogno di Diana.

POSTILLE SCIENTIFICHE SUL SOGNO

“Premetto che il sogno è stato fatto questa notte tra il 1° e il 2 novembre, ma che in questi giorni non ho frequentato cimiteri !”

Diana conferma che il “resto diurno”, la causa scatenante del sogno, è la festività dei defunti a cui ha associato la sua sensibilità alla perdita affettiva nei tre personaggi, la zia, la mamma, il compagno, pur non essendo andata a visitare nessun cimitero.

“(P.S: durante il sogno, poi ripreso, mi sono svegliata con la brutta sensazione che la zia fosse morta!)”

La sensazione d’angoscia al pensiero della morte della zia nello stato di veglia conferma che il sogno avveniva tra sonno e veglia e che la funzione dell’”Io” era presente e funzionale.

PSICODINAMICA

Diana si serve del meccanismo psichico di difesa dall’angoscia della “proiezione-traslazione” per svolgere il suo “fantasma di morte”, la sua sensibilità alla perdita affettiva in riguardo alle figure significative della zia, della madre e del compagno: tre personaggi che hanno trovato l’autore. In riguardo al compagno Diana accusa in sogno una crisi di coppia e nello specifico una non condivisione ideologica e culturale, un dissenso sugli schemi interpretativi dell’uomo e dell’esistenza.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Nel sogno di Diana domina l’istanza “Io”, la piena consapevolezza dei contenuti del sogno e della veglia. Non è presente la funzione repressiva del “Super-Io” o la funzione pulsionale dell’”Es”. Il sogno riguarda la sensibilità agli affetti e di conseguenza rievoca la “posizione psicofisica orale”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Nel sogno di Diana lavorano i meccanismi psichici della “condensazione”, dello “spostamento”, della “conversione nell’opposto”: “cimitero”, “abbraccio”, “cucinare”, “stupore”, “caduta”, “occhiali”, “stanghette”. E’ presente il meccanismo di difesa dall’angoscia della “proiezione-traslazione”.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

Il sogno di Diana evidenzia un tratto psichico marcato di tipo “orale”: sfera dell’affettività nello specifico.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche coinvolte sono la “metafora” e la “metonimia”: “abbraccio”, “cimitero”, “occhiali”, “caduta”.

DIAGNOSI

Il sogno di Diana mostra una spiccata sensibilità verso il distacco affettivo ed elabora un “fantasma di morte” nella valenza “perdita”. Evidenzia, inoltre, un dissenso ideologico e una sottesa ironica conflittualità verso figure significative della sua vita: il compagno.

PROGNOSI

Diana è chiamata a emanciparsi affettivamente dalle persone significative della sua storia psicologica e della sua vita. Questa autonomia include anche il livello intellettivo delle idee e delle ideologie. Diana deve rafforzare il suo punto di vista e il suo pensiero al di là degli affetti costituiti. In tal modo potrà ricucire i conflitti relazionali di vario tipo ed essere appagata di sé senza inutili competizioni.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il “rischio psicopatologico” si attesta in un’esasperazione del “fantasma di morte”, distacco affettivo, e nell’emersione di un nucleo depressivo di qualità nevrotica con la caduta della qualità della vita e delle relazioni.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Il sogno in se stesso viene da lontano e arriva lontano e fino a quando cammina la vitalità del corpo: dal grembo materno alla primissima infanzia, dall’adolescenza alla maturità, dalla vecchiaia allo stato di coma. Trattasi di attività psichica non necessariamente cosciente o più o meno cosciente, ma quello che del sogno ci arriva viene elaborato dall’”Io” in ogni modo e in ogni caso. Questo è il senso della definizione di “resto notturno”, un frammento o un residuo, quel che resta di un travaglio psico-percettivo vissuto e sviluppato durante il sonno. E di questo “resto notturno” siamo debitori alla funzione psichica “Io”, perché il sogno è formulato secondo le modalità del “processo primario” gestito dall’”Io” e riceve i contenuti dalla nostra storia psichica. Il “processo primario” si attesta nell’originaria modalità di pensiero elaborata secondo il sistema psico-percettivo in riguardo al corpo e all’altro fuori di me, quest’ultimo è chi mi nutre e allevia i dolori della fame: i dati del “sistema neurovegetativo” e sensoriale. Dopo i quattro mesi inizia l’evoluzione del rudimentale “processo primario” cenestetico con una “riflessione”, un rifrangersi delle sensazioni e delle esperienze in una forma naturale e semplice di autocoscienza. Inizia a formarsi un abbozzo di “Io”, di “coscienza di sé”: il “fantasma di sé” succede al “fantasma della madre”, la prima esperienza-conoscenza dell’infante. Il bambino si percepisce come corpo vivente e altro dalla madre e non come una sua appendice: si è profilato l’”Io”.

GRADO DI PUREZZA ONIRICO

In base a quanto affermato nella decodificazione dei simboli e al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Diana è “2” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

Diana in persona ha detto che il “resto diurno”, causa scatenate del sogno, è la festività commemorativa dei defunti: “Premetto che il sogno è stato fatto questa notte tra il 1° e il 2 novembre, ma che in questi giorni non ho frequentato cimiteri !”

LA MAGIA NEL SOGNO E LO STALLO DI COPPIA

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TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovo con il mio ragazzo in treno e stiamo tornando da un viaggio.

Scendiamo di nascosto e di notte per non pagare il biglietto.

E’ giorno e ci troviamo a una fermata del bus, di poi a casa della mia vicina e siamo in tanti.

A un certo punto qualcuno apre una bottiglia di vino bianco e ne versa in un bicchiere riempiendolo. Dopo, nello stesso bicchiere versa anche del vino rosso. La quantità rimane uguale, ma cambia il colore.

Credo che facciamo un brindisi.”

Questo è il sogno di Lula.

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 CONSIDERAZIONI

Il sogno verte sempre e solamente sulla realtà psichica in atto e la manifesta alla sua maniera, secondo le modalità di pensiero del “processo primario”, l’umana modalità che si evolve intatta dalla primissima infanzia senza superamenti e sostituzioni, ma in associazione successiva e progressiva alle modalità logiche del “processo secondario”. Giambattista Vico aveva scritto espressamente nella sua opera “Scienza nuova” che “gli uomini prima sentono senza avvertire, dappoi avvertiscono con animo perturbato e commosso, finalmente riflettono con mente pura.” Correva il secolo diciottesimo post Cristum natum. Lula sta attraversando una crisi di coppia e il suo sogno elabora in forma simbolica e secondo principi magici questo momento della sua vita.

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Mi trovo con il mio ragazzo in treno e stiamo tornando da un viaggio.”

Si presenta la coppia in un contesto critico, il “treno”, un simbolo di distacco depressivo che include un “fantasma di morte”, anche se associato a una simbologia vitale e degna di interesse, il “viaggio”. Quest’ultimo attesta della vita che scorre e che si vive con curiosità e fascino, con interesse e attrazione. Anche se la coppia sta tornando da un viaggio, la simbologia del “treno” prevale sulla simbologia del “viaggio”, ma allevia l’intensità della crisi di coppia.

“Scendiamo di nascosto e di notte per non pagare il biglietto.”

La trasgressione si condensa nel “di nascosto” e nel “non pagare il biglietto”, cosi come la “notte” è amica degli innamorati secondo la voce popolare e secondo il sogno. Lula e il suo ragazzo coniugano una crisi affettiva con la complicità nell’agire. La “notte” rappresenta simbolicamente lo stato crepuscolare della coscienza con la caduta della vigilanza dell’”Io” e il conseguente abbandono alle emozioni e alle passioni. Di rilievo benefico è l’infrazione al “Super-Io”, il non aver ottemperato al pagamento del tributo, una deroga ai dettami dell’Etica ufficiale che ci sta sempre bene in un contesto di coppia. In questo quadretto onirico la coppia c’è e senza crisi.

“E’ giorno e ci troviamo a una fermata del bus, di poi a casa della mia vicina e siano in tanti.”

La “fermata del bus” ripropone un qualche blocco, un certo qual disguido, qualcosa che non va nella coppia, anche se essa agisce in un contesto sociale allargato. Il “giorno” dopo la “notte” attesta il ritorno alla razionalità e alla vigilanza dell’”Io” e l’accantonamento temporaneo delle passioni.

“A un certo punto qualcuno apre una bottiglia di vino bianco e ne versa in un bicchiere riempiendolo. Dopo, nello stesso bicchiere versa anche del vino rosso. La quantità rimane uguale, ma cambia il colore.”

Ecco che si profila in sogno la magia, il pensiero magico di cui è ricco il nostro mondo bambino e che il nostro mondo adulto non ha dimenticato: il mistero del bicchiere di vino. Il “qualcuno” è l’alleato di Lula, la parte psichica che Lula ha traslato per stemperare la tensione nel sogno e per evitare che diventi angoscia. Il “vino” è simbolo della variazione dello stato di coscienza, del bisogno di lasciarsi andare e di disimpegnarsi dalla stressante quotidianità. Il vino è un simbolo atavico, così come la vite è la pianta arcaica più benefica. A livello psichico succede che il “Super-Io” annulla la sua funzione di censura morale e l’”Io” attenua il controllo sulle pulsioni dell’”Es”. In questo quadro di disimpegno avviene la magia: “la quantità rimane uguale, ma cambia il colore.” Il sogno di Lula va contro la Logica e contro la Fisica dei liquidi, ma simbolicamente spiega la dialettica amorosa di coppia che è in atto: uno dei due è nella coppia, ma non investe la sua “libido genitale”, è presente in parte ma non è coinvolto nel progetto globale di coppia. Il “bianco” ha dato tutto per riempire il bicchiere, per cui si può affermare che sia il “rosso” a essere parzialmente nella coppia perché il colore cambia nel bicchiere, ma nella coppia manca l’apporto di uno dei due. Il cambiamento del colore attesta che la coppia c’è, vedi il mescolamento del “vino bianco” e del “vino rosso”, ma manca una quantità della “libido” investita. Il difetto è nella quantità e non nella qualità. Qualcuno non ci mette il suo e non fa la sua parte. Il “bicchiere” è simbolo della recettività sessuale femminile in linea con la variazione dello stato di coscienza rappresentata dal vino e in sintonia con la complicità di coppia evidenziata in precedenza.

“Credo che facciamo un brindisi.”

 In uno stallo di coppia c’è poco da brindare e Lula lo conferma con il suo “credo”, decisamente una mancanza di entusiasmo e una consapevolezza di crisi.

PSICODINAMICA

 La coppia è in stallo. L’interazione dinamica dei simboli attesta che sussiste una caduta degli investimenti della “libido genitale” da parte di un membro della coppia. Lula esprime nel suo sogno il disagio di un blocco, quanto  meno di un rallentamento nell’evoluzione delle dinamiche e degli investimenti di coppia.

 ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Nel sogno di Lula sono presenti ed efficaci le istanze psichiche dell’”Io”, dell’”Es” e del “Super-Io” e rispettivamente in “la quantità rimane uguale”, la “notte” e il “vino”, “non pagare il biglietto”. Dominante risulta la “posizione genitale” negli investimenti della “libido”:” mi trovo con il mio ragazzo”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa sono la “condensazione”, lo “spostamento”, la “simbolizzazione”, la traslazione”. Non sono presenti i processi psichici di difesa della “sublimazione” e della “regressione”.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

Il sogno di Lula evidenzia un tratto depressivo nell’organizzazione reattiva: “mi trovo con il mio ragazzo in treno”.

FIGURE RETORICHE

Nel sogno di Lula è dominante la figura retorica della “metonimia”: “vino”,  “treno”, “viaggio”, “biglietto”, “bicchiere”.

 DIAGNOSI

 La diagnosi esprime un tratto depressivo legato a uno “stallo di coppia”. La causa si attesta nella caduta degli investimenti di “libido genitale”.

PROGNOSI

 La prognosi esige che Lula superi questa sensibilità alla perdita affettiva attraverso un’attività funzionale al superamento della crisi in atto. In primo luogo deve migliorare la comunicazione esponendo i dubbi e le perplessità e superando le paure di solitudine e l’angoscia abbandonica. Necessita interlocuzione in uno stallo di coppia per riformularsi e ripartire. La “sindrome di convenienza” non è mai auspicabile in una dinamica di coppia.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in un ristagno della “libido genitale” e nella conseguente innervazione delle energie nelle funzioni organiche con disturbi psicosomatici. Il logorio psichico aggrava lo “stallo di coppia” e acuisce la crisi in atto. Da tenere sotto controllo è il tratto depressivo smosso.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Lo “stallo di coppia” è la definizione, generale ma non generica, delle principali crisi di coppia. Lo “stallo” si attesta nella cessazione degli investimenti di “libido genitale”, l’energia matura e donativa che riconosce l’altro e non trascura di amare se stesso, cura se stesso e si prende amorosamente carico del partner. La “libido genitale” fa la sua parte nel superare le dipendenze psichiche e attesta l’autonomia conquistata oltre che il superamento delle pendenze edipiche ossia della relazione con i genitori. In questo quadro si attesta la maturazione psichica personale da portare di poi in coppia in maniera costruttiva e progettuale. In assenza di questa “posizione” donativa la Psiche regredisce alla “libido fallico-narcisistica” e si compiace della situazione in atto soltanto pensando al proprio utile e al proprio benessere. Amare significa investire “libido genitale”: cura, premura e piacere.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Lula è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

 Il “resto diurno”, la causa scatenate del sogno di Lula, può attestarsi in una sensazione o in una frustrazione del giorno precedente, una delusione anche minima ma che ha riproposto il problema e il conflitto.

VERGINITA’ E NOSTALGIA

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 TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

 “Mi trovavo nella mia vecchia casa universitaria ed era l’alba.

Avrei dovuto fare la valigia e partire qualche ora dopo. Tuttavia, invece di affrettarmi con i preparativi, mi trattengo in compagnia di un ragazzo e, con lui, guardo un video di noi due che facciamo l’amore.

Non volevo guardare l’orologio, sapendo che era già tardi.

Una volta finito il video, apro le mie due valigie e prendo dal mio armadio, dagli scaffali e dai portagioie soltanto alcuni dei miei effetti personali, dato che non sarebbe stato possibile portare tutto con me. Faccio tutto abbastanza in fretta, sapevo perfettamente ciò che volevo portare con me e ciò che volevo lasciare.

Mentre faccio le valigie, entrano nella mia stanza tante ragazze che cominciano a frugare tra le cose che avrei lasciato, prendendo ciò che poteva essere loro utile.

Avevo le valigie chiuse, quando ricordo di avere dimenticato di prendere una preziosa collana di rubini, regalo di una zia.”

Questo è il sogno di Mariastella.

DEODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 CONSIDERAZIONI

Il sogno di Mariastella è elaborato splendidamente dall’”Io” nel dormiveglia, è raccontato in maniera logica e lineare, non contiene alcunché di assurdo o di paradossale, ha la sua degna simbologia.

Tratta di una giovane donna che trasloca e fa le valige, di un esodo costruttivo e non certo di un distacco depressivo, di vita attuale con video annessi e gusti voyeuristici in linea con i tempi e con la tecnologia elettronica. Mariastella ha inviato un bel prodotto psichico adeguatamente confezionato e sognato tra la veglia e il sonno: un cinquanta per cento da sveglia e l’altro cinquanta da dormiente, come insegnava negli anni settanta l’emerito professor Marco Marchesan in quel benemerito “Istituto di Indagini Psicologiche” di Milano che tanto ha contribuito alla divulgazione della Psicologia in quegli anni pioneristici. Mariastella, di poi, acconcia logicamente

Il suo ricordo onirico e lo offre come un “sogno a occhi semichiusi”.

 SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI

Andiamo a vendemmiare il sogno di Mariastella per reperire i tradimenti simbolici, quelli che contengono e nascondono la verità psichica in atto.

“Mi trovavo nella mia vecchia casa universitaria ed era l’alba.”

Mariastella ritorna al passato, rievoca un tempo trascorso, riattualizza  esperienze vissute e fantasmi che hanno consentito l’avvento del nuovo, l’evoluzione degli “investimenti di libido”.

“L’alba” rappresenta quello che può e vuole nascere in Mariastella.

La “valigia” condensa il grembo femminile con tutti i suoi annessi sessuali e procreativi, rappresenta la donna e la madre nelle sue valenze psichiche e neurovegetative.

 “Avrei dovuto fare la valigia e partire qualche ora dopo. Tuttavia, invece  di affrettarmi con i preparativi,”. E’ da rilevare la mancanza di fretta, l’assenza di ansia nevrotica, la disposizione a ricordare: “amarcord”. Io mi ricordo di quando studiavo tra studenti e studentesse e del tempo della goliardia e dell’avventura, della conoscenza umana e della crescita psicofisica, dell’autocoscienza e dell’autonomia. “Amarcord” di quel “sapere di me” che faceva volentieri a meno dei dettami moralistici e censori del mio “Super-Io”. Mariastella evidenzia il sentimento della nostalgia senza dolore acuto, una vena di pacata tristezza soltanto in riguardo alla collana preziosa di rubini, oltretutto dono della zia. Tutto il resto è ben digerito e la consapevolezza del presente psichico attesta della dimensione, “breve eterno”, che consente di rivivere il nostro intimo “dejà vu e dejà vecu, il nostro personale ”già visto” e “già vissuto”.

Infatti “mi trattengo in compagnia di un ragazzo e, con lui, guardo un video di noi due che facciamo l’amore.” Come volevasi dimostrare. Nessun commento sul far l’amore, ma è legittima la domanda: “ perché in video e non in vivo?” E’ un vecchio amore, uno strumento di crescita psicofisica. Adesso lui è un caro amico. Forse è il primo amore, quello che non si scorda mai perché è finito. Il sogno offre una “traslazione” del fatto occorso, più che del desiderio, una rivisitazione di un’esperienza formativa.

Il “video” condensa una “traslazione” del ricordo e non è funzionale a una nuova eccitazione dal momento che dopo non succede niente in tal senso.

“Non volevo guardare l’orologio, sapendo che era già tardi.” Mariastella vuole rivisitare il suo recente passato, vuole rivivere parti della sua formazione, vuole ricordare esperienze significative della sua evoluzione psicofisica e nello specifico in riguardo alla sua vita sessuale. L’orologio è un “fantasma di morte”, di perdita del passato, una perdita evolutiva, una crescita, un’esperienza su cui il ricordo gradevole porta alla pacata riflessione di ciò che è stato. Mariastella si compiace di soffermarsi sulle sue perdite e sui suoi acquisti secondo il sacrosanto “principio dell’evoluzione”. La consapevolezza del ritardo che si accumula attenua l’ansia della sosta.

“Una volta finito il video, apro le mie due valigie e prendo dal mio armadio, dagli scaffali e dai portagioie soltanto alcuni dei miei effetti personali, dato che non sarebbe stato possibile portare tutto con me.”

Mariastella si spiega da sola. Le valigie riguardano la sua femmina e la sua femminilità, l’armadio riguarda il suo passato più intimo, gli scaffali riguardano la sua offerta sociale, i portagioie riguardano l’intimità della vita sessuale. Non tutto può essere ricordato e non tutto ha contribuito alla formazione. Il dimenticatoio è pronto per i vissuti e le esperienze non significative. A tal uopo servirà un ripostiglio, magari uno sgabuzzino ben arredato di scaffalature idonee alla sacra conservazione del passato. Gli effetti personali confermano della preziosa intimità del materiale che Mariastella vuole portare con sé e ricordare, dal momento che è impossibile ricordare tutto ciò che si è vissuto in un periodo così intenso della vita come la prima giovinezza e la sacra goliardia della vita universitaria. E’ chiaro il richiamo alla dimensione psichica del “Subconscio” e al meccanismo di difesa della “rimozione”.

“Faccio tutto abbastanza in fretta, sapevo perfettamente ciò che volevo portare con me e ciò che volevo lasciare.” La coscienza è limpida e la memoria non fa difetto. E allora avanti con l’esplicitazione del materiale prezioso. La verità si occulta nel velo e allora bisogna disvelarla.

“Mentre faccio le valigie, entrano nella mia stanza tante ragazze che cominciano a frugare tra le cose che avrei lasciato, prendendo ciò che poteva essere loro utile.” Queste ragazze sono le tante “Mariestelle” che hanno popolato di volta in volta la casa psichica della nostra ardita protagonista. Il passato si compone delle tante tessere adeguatamente vissute e si presentano i bisogni e i desideri di allora legati a quella Mariastella emergente in quel momento storico della sua vita. Le esperienze vissute, nel bene e nel male, sono archiviate e forniscono oggi un’organizzazione psichica, la personalità di Mariastella. Bisogna notare come il contesto sia tutto al femminile e le ragazze che frugano alla ricerca di una qualche utilità rievocano un gineceo universitario fatto di confidenze e trasgressioni.

“Avevo le valigie chiuse, quando ricordo di avere dimenticato di prendere una preziosa collana di rubini, regalo di una zia.”

Ecco il punto centrale del sogno di Mariastella: nel suo essere femminile, “le valigie”, manca “una preziosa collana di rubini”, la sua verginità psicofisiologica. Mariastella manifesta un contrasto nel rievocare l’esperienza sessuale che l’ha portata a emanciparsi dallo stato verginale. La “collana”, oltretutto così preziosa e rosso rubino, è simbolo della recettività vaginale e della deflorazione. La “zia” che gliela ha regalata non è altro che la figura materna che l’ha concepita e sulla quale è avvenuta l’identificazione al femminile. Le “valigie chiuse” attestano della compiutezza delle esperienze sessuali in riferimento al suo essere femminile. Mariastella è una donna fatta.

Questo è quanto di simbolico si doveva rilevare e include l’analisi del sogno.

 PSICODINAMICA

Il sogno di Mariastella tratta i seguenti temi in riguardo all’universo psicofisico femminile: la formazione sessuale e in particolare la problematica conflittuale legata alla deflorazione, l’evoluzione della “libido” e la “posizione genitale”, il condizionamento della cultura sulla vita sessuale e nel caso specifico sulla “verginità”, i meccanismi di difesa e le resistenze istruite nel vivere l’esperienza della deflorazione. La regola sociale divulgata esige la persona giusta e il momento giusto. Un “rebus” ben combinato! Il “buon senso” psicologico suggerisce semplicemente una buona consapevolezza e un buon amor proprio, al di là dei condizionamenti culturali che hanno già svolto la loro funzione in maniera consistente e non sempre del tutto consapevole. Torniamo al sogno di Mariastella. Non appare alcun tipo di trauma, ma soltanto una pacata nostalgia e una parziale rimozione in riguardo alla  “preziosa collana di rubini”. Bisogna aggiungere che la cultura incide in base all’insegnamento delle madri e dei padri, della famiglia e della società, della politica e della religione. A tutto questo monumento di dettami inscritti nel “Super-Io” di ogni giovane donna si antepone il “fantasma” personale elaborato a tal riguardo nelle diverse “posizioni della libido”. La deflorazione è una perdita, una violenza, una liberazione, un obbligo, una costrizione, un piacere, un’emancipazione o quanto altro individualmente si è elaborato e vissuto? La verginità è un valore o un disvalore? La verginità è un “segno sulla carne” della donna di cui dover rendere conto al maschio che la prenderà in moglie e magari anche alla società di appartenenza? La verginità rientra nella dote materiale come sua parte essenziale? Di certo, la deflorazione è vissuta nell’Immaginario delle donne come una dolorosa lacerazione di una parte delicata del proprio corpo, l’imene. Escludiamo qualsiasi tipo di violenza e ci atteniamo all’ottimale: una buona consapevolezza e un buon amor proprio.

Tutto il resto è degno di un saggio specifico.

ANALISI

Seguendo la nuova tendenza di analizzare i simboli in maniera discorsiva e di inserirli in una griglia interpretativa, rimando alla precedente trattazione “simboli, archetipi, fantasmi”.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE    

Il sogno di Mariastella contiene la produttiva azione dell’istanza “Io” nell’organizzazione dei simboli e della psicodinamica. La pulsione dell’istanza “Es” si manifesta nell’erotismo voyeuristico, così come il suo contenimento è opera dell’istanza “Io” con la collaborazione e il merito dell’istanza “Super-Io”. Il sogno di Mariastella sviluppa la “posizione genitale” degli investimenti della “libido”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa istruiti sono la “condensazione”, lo “spostamento”, la “simbolizzazione”, la “figurabilità” per quanto riguarda la formazione del sogno: “casa, alba, valigia, orologio, armadio, scaffale, portagioie, ragazze, collana di rubini, zia”.

E’ presente la consapevolezza della “rimozione”, “ricordo di avere dimenticato”, e la “sublimazione” associata alla “razionalizzazione”, “guardo un video di noi due che facciamo l’amore”.

E’ presente, codificato in maniera squisitamente personale, il principio psicodinamico di ordine economico nel “sapevo perfettamente ciò che volevo portare con me e ciò che volevo lasciare”.

Non tutto il materiale psichico può essere contenuto e conservato, non tutti i vissuti possono occupare lo spazio, più o meno ampio, della coscienza dell’”Io”.

Non tutti i vissuti e i fantasmi possono coesistere e tanto meno sono utili alle condizioni date.

La legge di Mariastella si avvicina ai meccanismi psichici di difesa dall’angoscia della “intellettualizzazione” e della “razionalizzazione” a conferma della “coscienza di sé” ostentata nel sogno e nell’affermazione indagata.

Il “sapevo perfettamente” si accetta come autoconsapevolezza e non come arroganza.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

La “organizzazione reattiva” evidenzia un tratto psichico di natura maniacale: evitamento dell’angoscia di perdita e ripresa della vitalità.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche coinvolte nel sogno di Mariastella sono la “metafora”, la “metonimia”, l’“iperbole”, l’”enfasi” e nell’ordine “valigia”, “orologio”, “collana di rubini”.

DIAGNOSI

Mariastella esibisce la razionalizzazione di una psicodinamica conflittuale in riferimento alla “libido genitale” e in particolare alla deflorazione senza offrire particolare sofferenza psiconevrotica.

PROGNOSI

La prognosi impone a Mariastella di operare una “rimozione” adeguata in riguardo a incidenti e ripensamenti collegati alla sua vita sessuale. La “preziosa collana di rubini” rientra nella legge da lei formulata “del portare con sé e del lasciare”. Bisogna saper selezionare ciò che serve: trionfo del pragmatismo e dell’intelligenza operativa.

 RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nel sentimento-risentimento della nostalgia e in un nevrotico ritorno del passato con colpevolizzazioni dell’organo e della funzione sessuale.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Perché la simbologia della “collana preziosa di rubini” rappresenta l’organo sessuale femminile e in particolare l’esperienza della deflorazione? La “collana” condensa la recettività vaginale, la “preziosità” condensa la verginità come valore individuale e sociale, i “rubini” condensano, oltre alla preziosità, il sangue collegato alla rottura dell’imene. L’associazione di simboli perfeziona il significato profondo, una combinazione sempre gestita dal “processo primario”.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Mariastella è “2” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

 Il resto diurno si attesta in un “amarcord”, un pensiero nostalgico del passato in un momento di compensazione dell’avarizia del presente. Oltre al casuale ricordo, è possibile un incontro fortuito evocatore.