IL “SOGNO-FANTASTICHERIA” DI MANUEL

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 TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO
“Mi trovo in un giardino pubblico di Udine e faccio un giro tra i viali come se fossi in pausa. Ci sono lampioncini e paletti di metallo incurvati.

D’un tratto sono incuriosito da un viso che non riesco a vedere per intero per via della curva di uno dei paletti. Riesco a vedere solo la bocca e parte delle guance. E’ una ragazza che mi sorride in modo vagamente malizioso.

Non capisco come faccia a guardarmi e a sorridermi se non vede i miei occhi. Ad ogni modo, le sorrido a mia volta e mi pare di riconoscerla. Scosto la testa per vederla per intero: è Sabine, una ragazza incontrata in un pulmino.

Era da tempo che cercavamo di accordarci per vederci da qualche parte dichiaratamente al solo scopo di fare l’amore.

Memore di ciò, la rimprovero con tono civettuolo di essere venuta in città senza avermi avvisato. Lei si giustifica e mi dice di essere lì con il suo gruppo di “hip hop”.

In effetti, nello spiazzo c’è un tendone pieno di ragazzi che provano delle coreografie. Ci avviciniamo per vedere. Non dico a Sabine di aver ballato “hip hop” anch’io tempo prima, perché è stato solo per poco e non vorrei mi fosse chiesta una dimostrazione.

Mi si avvicina, però, un ragazzo, che con aria di giocosa sfida ed esegue i suoi passi vicino a me. Io allora spicco un salto e con mia grande sorpresa resto sospeso in aria più del dovuto. Ne approfitto e improvviso qualche passo. Quando, dopo pochi secondi, torno a terra, i ragazzi mi sorridono e continuano a ballare.

Sabine mi dice che in qualche modo si aspettava di trovarmi e che ha chiuso un’intera ala del palazzo, dov’è alloggiata con il suo gruppo, per poterci andare con me e stare in santa pace. Diversamente da quando l’ho incontrata, era bionda anziché rossa. Penso che è molto bella.

Mi conduce davanti a un portone, tira fuori le chiavi e dice che c’è un androne dove potremo fare l’amore. Mi dice che vuole solo che io sappia che non vuole ferirmi in nessun modo. Immagino intenda ricordarmi che ha un ragazzo e che con me si tratterà soltanto di un’avventura. La cosa non mi preoccupa, anzi mi solleva e le chiedo in che modo potrebbe ferirmi.

Con mia sorpresa lei spalanca la bocca ed esclama “con questi”, mostrando dei denti oblunghi che sul momento mi fanno un po’ di specie. Chiude la bocca, la bacio e concludo che la sua dentatura non la rende meno bella. Mi porta in una stanza molto strana, che sembra la cabina di una nave, sia per l’arredo che per il continuo dondolio. C’è al muro un cartello con su scritto che gli avventori hanno certo letto Melville e quel posto li farà di certo divertire. C’è una lunga poltrona di pelle nera. Io e Sabine ci sediamo e facciamo l’amore felicemente. Quando lei va via penso che vorrei farlo anche con Marisa, una ragazza con cui, a differenza che con Sabine, ero già stato di recente. Decido di chiamarla, ma mi risponde un uomo che dice ridendo che lei non può parlare e sento anche la voce di lei che si scusa e mi saluta. Penso che non è proprio il caso di farne un dramma.”

Questo è il sogno di Manuel.

DECODOFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

 Il sogno di Manuel è prossimo alla “fantasticheria” elaborata da quasi sveglio, un desiderio ricamato tra il sonno e la veglia. I meccanismi del “processo secondario” sono dominanti: i principi logici, i concetti, la consequenzialità logica del racconto. Eppure in tanto lavorio razionale, ogni tanto si profila il paradosso e la condensazione simbolica, l’assurdo e il particolare fuori norma, la creatività e la fantasia. Manuel nel progressivo risveglio ha realizzato la pulsione e il desiderio, l’autogratificazione e la “libido” elaborando una trama fascinosa ed eccitante. Preciso che il risveglio inizia dopo la terza fase R.E.M. e dura circa tre ore. Ho sottolineato le parti  elaborate dal “processo primario”, quelle che costituiscono la trama del sogno di Manuel, il “contenuto latente”, perché sono quelle degne di essere considerate per la decodificazione. Le parti elaborate dal “processo secondario” sono normalmente logiche da non abbisognare di chiarimento.

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI

Il “giardino pubblico” condensa il rilassamento psicofisico in atto e la speditezza nelle relazioni, un presente psichico gratificante a livello personale e sociale, la giovinezza da vivere e da condividere, la “libido” pronta all’investimento.

“E’ una ragazza che mi sorride in modo vagamente malizioso.” Trattasi dell’oggetto del desiderio che richiama la “libido genitale”, la seduzione e la sessualità. Implica una buona autostima che rasenta il narcisismo.

“Sabine, una ragazza incontrata in un pulmino.” E’ identificata la giovane donna che occupa l’universo desiderante di Manuel. Il pulmino attesta simbolicamente del coinvolgimento squisitamente sessuale.

 Il “fare l’amore” condensa una buona armonia psicofisica, un buon equilibrio tra la “parte maschile” e la “parte femminile” di Manuel, una disposizione all’investimento di “libido genitale” aliena da conflitti personali. Il “fare l’amore” è sempre in primo luogo un fare l’amore con se stesso, un volersi tanto bene e uno stimarsi tanto; di poi, tanto benessere psicofisico personale travalica per essere investito nell’oggetto del desiderio.

 “Lei si giustifica e mi dice di essere lì con il suo gruppo di “hip hop”. Il trionfo della giovinezza è celebrato in questo contesto di ballerini acrobatici e creativi: la simbologia erotica e sessuale è dominante.

“un tendone pieno di ragazzi che provano delle coreografie.” Continua il tripudio di una giovinezza diffusa e condivisa. Manuel sta decisamente attraversando un buon momento esistenziale, sta vivendo una serie di esperienze costruttive e piacevoli. Manuel socializza, può e sa essere del gruppo, ha un’appartenenza.

“Io allora spicco un salto e con mia grande sorpresa resto sospeso in aria più del dovuto.” Si conferma quello che si diceva prima: Manuel c’è e alla grande! Tanto entusiasmo e tanta eccitazione mettono in crisi la forza di gravità. Manuel è al settimo cielo, visto che il corpo pesa poco ma conta tanto.

“Ha chiuso un’intera ala del palazzo, dov’è alloggiata con il suo gruppo.” Epperò! Il desiderio di Manuel è talmente tanto da proiettare su Sabine una vasta porzione della sua casa psichica, anzi del suo palazzo, con tutti gli accessori, compagni di bagordi, meglio di “hip hop”, compresi. La disposizione è direttamente proporzionale all’accoglienza, la recettività sessuale è in linea con il desiderio. E’ opportuno sottolineare l’enfasi onirica. Non bastava un’angusta stanzetta o un sottoscala come cantava Francesco Guccini del suo tempo, ma addirittura l’ala di un palazzo. L’enfasi si coniuga con un buon tratto narcisistico.

“Era bionda anziché rossa.” Ma come mai? Perché questa traslazione? Perché si tratta della donna e non di una donna, Sabine nel caso specifico. Emerge il “fantasma della donna” nella sua “parte buona” e nella sua “parte cattiva”, positiva e negativa. Si spiega tutto nella prossima simbologia.

 “Tira fuori le chiavi.” Ecco servito il fantasma della “donna fallica”, l’universo femminile dotato di potere maschile, il simbolo di Afrodite, la dea nata dalla schiuma del mare Ionio e dallo sperma di Urano amputato dal figlio Krono e gettato tra le onde. Il potere attribuito da Manuel alla donna è squisitamente erotico e seduttivo, quello della “strega” nella versione sessuale. Le “chiavi” sono un simbolo fallico, come la toppa è un simbolo sessuale femminile.

 “Le chiedo in che modo potrebbe ferirmi.” Ecco la “parte negativa” del “fantasma della donna” che entra direttamente in azione dopo che si è profilata! La donna è minacciosa e inaffidabile. Nella sua versione maligna può castrare il membro e vanificare la vita sessuale, oltre che il desiderio. La ferita è narcisistica, ma è intesa a superare la “libido fallica”, perché l’angoscia si può risolvere proprio evolvendo la libido fallica” nella “libido genitale”. Tra poco il sogno dirà come sta la situazione psicofisica in tal senso. La minaccia è lanciata, ma è opportuno fare il tifo per un fausto cammino e per un prospero epilogo. Forza Manuel!

“Con mia sorpresa lei spalanca la bocca ed esclama “con questi”, mostrando dei denti oblunghi.” Il fantasma della “vagina dentata” è servito in un piatto d’argento, anzi d’oro. La “bocca” condensa l’organo sessuale femminile e i denti sono simboli dell’aggressività fallica, specialmente se “oblunghi”. Il simbolo di Afrodite, di Lilith, delle Moire, delle Sirene, della Strega è offerto nello stesso modo sin dal tempo dei tempi: la “parte negativa” del “fantasma della donna”. La nevrotica angoscia maschile di “castrazione” ha elaborato la sua naturale difesa nella criminalizzazione della donna. L’angoscia di “castrazione” in questo caso non è legata alla rabbia del padre, ma alla seduzione della madre, al tabù dell’incesto, alla strega cattiva ma affascinante, alla vampira che fa godere ma succhia il sangue e annienta mortalmente. La “castrazione” è legata alle fantasie sessuali dei bambini e al  senso di colpa per aver tanto osato desiderare, è legata alle giuste paure sessuali di essere potente e all’angoscia di non esserlo. La “vagina dentata” e la “castrazione” sono cardini universali dell’universo psichico maschile, “fantasmi archetipici”. Ma procediamo dopo tanta mancata disgrazia e tanta inutile paura.

“Mi porta in una stanza molto strana, che sembra la cabina di una nave.” L’esercizio della “libido genitale” merita il dondolio di una nave in balia del mare di scirocco e l’intimità di una cabina. Dall’ala del palazzo Manuel si è ritirato in una magica e intima cabina di una “love boat”. La stranezza si attesta nella novità delle emozioni e nella varia gamma dei sensori neurovegetativi. Ogni rapporto sessuale, del resto, non è mai lo stesso anche se avviene con la stessa persona, perché noi non siamo mai gli stessi di prima, siamo in un continuo perenne divenire. Il magico Eraclito con il suo “tutto scorre”, “panta rei”, vale anche per la vita sessuale e per la vita psichica in generale.

 “Gli avventori hanno certo letto Melville” o meglio hanno, di certo, letto “Moby Dick” e, di conseguenza, hanno il gusto del rischio e dell’avventura,  della sfida e della contesa, della vita e della morte. Anche in questo caso il sogno ricorre alla figura retorica della “enfasi” attestando le virtù dell’intelletto di Samuel.

 “Vorrei farlo anche con Marisa.” E’ proprio vero che l’appetito vien mangiando. La saggezza dei nonni non mente mai, come il buon sangue. Manuel ci ha preso proprio gusto e adesso ci dà dentro alla grande e chi lo ferma più. Manuel si è emancipato dal suo passato edipico e adesso è libero, tanto libero di desiderare le donne, anche quelle impegnate, quelle d’altri. Ahi, ahi, ahi ! Ritorna qualcosa del passato sotto forma di fantasma.

“Mi risponde un uomo che dice ridendo che lei non può parlare.” Ecco il profilarsi del “fantasma edipico del padre”. Giusta e naturale interdizione! Vietato! Tabù! Torna utile anche il nono comandamento dei Cristiani: “non desiderare la donna d’altri”. Ma Freud dice che noi abbiamo da sempre tanto desiderato la donna d’altri e la continuiamo a desiderare ancora oggi. Anzi precisa che dobbiamo desiderarla per evolvere la “libido” nel verso giusto. Ma questo conflitto ormai non appartiene a Manuel.

 “Penso che non è proprio il caso di farne un dramma.” Così sia e buona fortuna, carissimo Manuel! E sempre in bocca al lupo! Ma non rispondere “crepi il lupo”, perché la lupa è una buona mamma e prende i suoi cuccioli in bocca per proteggerli dalle insidie mortali secondo un atto naturale d’amore infinito.

PSICODINAMICA

Manuel dice con “Logica discorsiva” di Aristotele, “processo secondario” quello che dice con “Logica simbolica”, “processo primario”, come si desume dal materiale onirico che ho estrapolato e analizzato.

Il “sogno-fantasticheria” di Manuel si attesta nello sviluppo maturativo della “libido genitale” dalla “libido fallico-narcisistica” e dopo la composizione della “posizione edipica”, tappa che fa capolino nell’ultima donna, Marisa, accoppiata con l’uomo che risponde al telefono in sua vece. Ma la giusta soluzione psichica Manuel la conosce: “non è proprio il caso di farne un dramma”. Mai tanta tolleranza fu salutare. Trotta trotta cavallino! Sei passato dalla “vagina dentata”, “la bocca con i denti oblunghi”, alla seduzione ambulante e all’amplesso itinerante: Marisa dopo Sabine e avanti la prossima e poi un’altra ancora.

ANALISI

L’analisi del sogno di Manuel è stata sviluppata nella trattazione dei simboli e dei fantasmi, ma è stata soprattutto risolta dalla discorsività logica consequenziale di Manuel che ha offerto il suo sogno come un racconto o una “fantasticheria” da mezzo sveglio e da mezzo dormiente.

 ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Nel vasto “resto notturno” di Manuel sono presenti le istanze ”Io”, “Es” e  “Super-Io”. Per addurre esempi giustificativi, l’Io si attesta nell’attore protagonista e nel narratore, l’Es è chiaramente incluso nell’hip hop, il

Super-Io si manifesta nell’uomo di Marisa. La “posizione genitale” con annessa “libido” è dominante. La “posizione fallico-narcisistica” della “libido” si attesta nella “donna dentata” e nella “castrazione”, chiari riferimenti alla “angoscia di castrazione” e altrettanto chiare minacce all’integrità richiesta obbligatoriamente dal “narcisismo fallico”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Nel Sogno di Manuel sono presenti i meccanismi psichici di difesa della “condensazione”, dello “spostamento”, della “razionalizzazione”, della “intellettualizzazione”, della “figurabilità”.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

La “organizzazione reattiva” presenta un marcato tratto maniacale: vitalità libidica e gusto di sé, consapevolezza e sicurezza.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche richiamate nel sogno sono la “metafora”, l’“enfasi”,l’“iperbole”.

DIAGNOSI

Il sogno di Manuel attesta della fausta risoluzione della “posizione edipica” e del libero esercizio della “libido genitale” in evoluzione della “posizione

fallico-narcisistica”.

 PROGNOSI

La prognosi impone a Manuel di rafforzare la sua autonomia psichica e di consolidare l’emancipazione dagli affetti costituiti. La libertà, purtuttavia, non deve coincidere con il “narcisismo” e l’amor proprio, non deve identificarsi con l’egocentrismo. Manuel deve distribuire i suoi investimenti della “libido” in senso “genitale”. Deve, inoltre, acquistare una maggiore sicurezza e una migliore iniziativa nelle arti seduttive, deve conquistare e non lasciarsi conquistare e guidare. A buon intenditor poche parole.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in un ritorno alle dipendenze edipiche e a un isolamento narcisistico con le conseguenti psiconevrosi d’angoscia a stampo isterico o fobico-ossessivo.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Con la “fantasticheria onirica” di Manuel inizio a inserire il possibile “resto diurno” ossia la causa scatenante del sogno. Freud disse che il sogno era collegato a un’esperienza, a un ricordo, a un vissuto del giorno precedente, uno stimolo fortuito che era sfuggito alla coscienza e all’analisi. Di notte e in sonno la Psiche recuperava e sviluppava in sogno questo dato vagante secondo i meccanismi del “processo primario”. La teoria freudiana non fa una piega ed è ancora valida e validata dalla ricerca: il sogno è scatenato da esperienze prossime nel tempo, a volte molto prossime, quasi conseguenti allo “stato ipnoide” che si realizza e si attraversa durante il torpore del dormiveglia. Tante persone progettano di entrare nel sonno con una “fantasticheria” o con un pensiero piacevole da elaborare possibilmente in sogno e pensando che questa operazione psichica sia possibile. In effetti è possibile addormentarsi seguendo le fila di un ricordo o pilotando un  desiderio di varia natura e qualità e gustandolo nella “fase ipnoide” del sonno, ma è vero che quando subentra il sonno, meglio le fasi “R.E.M.” e “NON R.E.M.” del sonno, il sogno subisce notevoli manipolazioni da parte del “sistema neurovegetativo”, quello che è deputato a farci continuare a vivere, e da parte dei meccanismi psichici del “processo primario”, quello che è deputato a elaborare il sogno. Allora, ci si può addormentare con un pensiero  o una trama o una traccia in testa e seguirla fino all’abbandono psicofisico tra le braccia del mitico Morfeo, semidio greco del sonno, ma dopo il destino del sogno è nelle nostre involontarie capacità ossia nei meccanismi di difesa del sonno e senza la nostra diretta volontà. Noi contribuiamo a dare al sogno nel sonno un’indiretta collaborazione con i nostri vissuti e i nostri fantasmi: i necessari contenuti psichici. Questa parabola predica e significa che si può condizionare il sogno da svegli, ma non da dormienti. Tante persone affermano che riescono a sognare ciò che si prefiggono nel “pre-sonno”. La giusta risposta è la seguente: il materiale psichico in atto è talmente forte e vibrante da essere sognato, per cui travalica facilmente nel sogno. Altra risposta: sognano quello che avevano pensato come “contenuto manifesto”, ma poi come “contenuto latente” significa tutt’altro.

 GRADO DI PUREZZA ONIRICA

Nonostante la definizione di “fantasticheria”, in base a quanto affermato nella decodificazione e al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Manuel è “2” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

Il “resto diurno” può essere collegato a un ricordo, a un desiderio, a un incontro fortuito associabile all’evento sognato. Non si trascuri la “ormonella”, la pulsione della “libido” che tanto incide nella formazione dei sogni a qualsiasi età, ma in special modo nel trionfo della giovinezza.

GIORDANA IN PANTALONI

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TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

 “Giordana sogna che deve tornare a casa dopo le ferie e che sua cognata le chiede se ha un paio di pantaloni da prestarle perché i suoi sono rotti o bagnati.

Giordana dice che non ci sono problemi e intanto un bambino svuota un giocattolo cilindrico da cui escono pezzi di stoffa e altre cose.

Giordana si trova in un campeggio.”

DECODOFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Ho scelto un sogno breve e apparentemente semplice, il sogno di Giordana, anche per confermare che la linearità del “resto notturno” è più vicino all’autenticità del sogno effettivo e completo, quello che non si può carpire, dal momento che non è viziato dalle pezze logiche di sostegno. In ogni caso è valida la tesi che del sogno autentico resta una minima dose e una qualche traccia. La precaria consistenza del “resto notturno”, pur tuttavia, non è esente da tracce valide per decodificare la dinamica e l’organizzazione psichica del sognatore. Il sogno di Giordana attesta una diffusa verità: a volte la vita costringe una donna a indossare i “pantaloni”, ad assumere un atteggiamento deciso e affermativo di fronte a problematiche psico-esistenziali e a conflitti con se stessa e con gli altri. Queste circostanze sono, pur tuttavia, occasione di sofferenza e di evoluzione. Il progresso scientifico procede per errori e l’evoluzione psichica avviene per dolori. La sofferenza è sempre da evitare, eventualmente di poi da “sublimare”, ma, quando è inevitabile, bisogna riflettere sulle opportunità costruttive che questo eccesso emotivo e sentimentale può offrire.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI

L’analisi dei simboli è la seguente.

“Tornare a casa” si attesta simbolicamente in un’introspezione, in una riappropriazione del materiale psichico proiettato e alienato, in una conversione e riflessione su se stessi.

Le “ferie” rappresentano il disimpegno e la trasgressione, una momentanea fuga dalla realtà monotona di tutti i giorni, una sospensione della quotidianità  rassicurante e una finestra sul nuovo che esiste e che avanza.

La “cognata” condensa l’”alter ego”, l’alleanza di se stessi con se stessi, il rafforzamento dell’”Io” nell’intrapresa di una delicata psicodinamica.

Il “paio di pantaloni” attesta simbolicamente la forza volitiva e decisionale dell’universo maschile, il potere e l’imposizione, la sicurezza e l’autorità, l’istanza psichica “Super-Io”.

I pantaloni “rotti” condensano la perdita di potere e la crisi della sicurezza, il “deficit” deliberativo e decisionale dell’”Io”, la frustrazione e la castrazione, la crisi del “Super-Io”.

I pantaloni “bagnati” sono il simbolo di una paura di agire e di coinvolgersi, di un’eccitazione dolorosa e di uno stato di precarietà, una forma di precarietà del “Super-Io”.

Il “bambino” rappresenta la parte psichica infantile, il gioco e il sollazzo, il “principio del piacere” e la deresponsabilizzazione, la fantasia e la creatività, la “posizione fallico-narcisistica”.

L’atto dello “svuotare” condensa un rituale catartico di purificazione psicofisica, un atto di liberazione dell’inespresso, uno scarico delle tensioni legate al sistema neurovegetativo, un ripristino dell’equilibrio psicofisico turbato e il ritorno del benessere.

Il “giocattolo cilindrico” evoca simbolicamente l’organo sessuale maschile nella valenza del piacere, “libido”, e dell’esercizio erotico.

L’“uscire pezzi di stoffa e altre cose” dal giocattolo cilindrico equivale a una forma di eiaculazione, un orgasmo con polluzione, istanza “Es”.

Il “campeggio” include il simbolo della socializzazione, del vivere semplice e spontaneo, la scelta di natura e di naturale, funzione dell’istanza dell’”Io”.

PSICODINAMICA

La psicodinamica del sogno di Giordana sviluppa il “fantasma depressivo della perdita di potere” in riguardo a se stessa in primo luogo e attesta il profondo bisogno di acquistare valore di fronte a una situazione esistenziale precaria.

ANALISI

Dopo le ferie Giordana deve riprendere le normali attività della sua vita e si imbatte inequivocabilmente nei conflitti intrapsichici e relazionali. Il ritorno alla quotidianità ripropone le problematiche momentaneamente accantonate. Ma qual è il problema o il conflitto? La sua “parte maschile”! Giordana lascia affiorare nel sogno il suo rapporto con il potere e la sua convinzione di dover operare un rafforzamento in tal senso. A tal uopo deve guardarsi dentro per  recuperare la sua “androginia psichica”, in particolare la “parte maschile”, la sua volitività affermativa e la sua capacità seduttiva. La “cognata” è la chiara “proiezione” della sua crisi psichica in atto, la caduta depressiva del potere.

“Giordana sogna che deve tornare a casa dopo le ferie e che sua cognata le chiede se ha un paio di pantaloni da prestarle perché i suoi sono rotti o bagnati.”

Questo è il primo guasto da riparare.

“Non ci sono problemi”. Basta un paio di pantaloni asciutti e integri, basta riacquistare potere e autorità, basta rafforzare le funzioni dell’Io.

Ma ecco che si manifesta un altro guasto più consistente: “un bambino svuota un giocattolo cilindrico da cui escono pezzi di stoffa e altre cose.”

La “parte maschile” di Giordana è regredita e si è fissata in maniera congrua alla “libido fallico-narcisistica” per difendersi dalle offese e dalle ferite provenienti dall’ambiente. Giordana ha momentaneamente accantonato la “libido genitale”. Giordana è ferma all’autocompiacimento e non procede nel riconoscimento dell’altro e nell’esercizio degli investimenti affettivi e fusionali. La sua androginia è scompensata. Se la “parte femminile” sa riappropriarsi del suo potere e del suo fascino, la “parte maschile” si difende crogiolandosi in un brodo annacquato di giuggiole, il “narcisismo”.

Questo si può dire di fondato in riguardo al sogno di Giordana, un prodotto ricco di simboli forti e chiari che si lasciano inquadrare nella psicodinamica giusta e nella sintesi compiuta. Nel sogno di Giordana mancano alcuni pezzi che avrebbero consentito lo sviluppo di una psicodinamica più congrua e di un’analisi più ampia. Come dicevo in precedenza, i nostri sogni sono minime parti, fuse e confuse, di una produzione intensa a livello emotivo e ricca a livello di contenuti.

Questo è quello che ha passato il convento.

ISTANZE PSICHICHE E POSIZIONI

L’istanza psichica richiamata è l’”Io” e nello specifico la funzione deliberativa e decisionale, nonché la “libido narcisistica” e le pulsioni sessuali dell’”Es”. La “posizione genitale” è da bonificare e da ripristinare. L’istanza del “Super-Io” è presente nelle forme del potere e dell’autorità.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa dall’angoscia chiamati in causa dal sogno di Giordana sono la “proiezione”, la “regressione”, la “fissazione”, la “condensazione”, lo “spostamento”, il “simbolismo”, la “figurabilità”.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

L’“organizzazione reattiva”, carattere, evidenzia un tratto depressivo collegato al “fantasma di perdita” e alla ricostituente “regressione” e difensiva “fissazione” alla “libido fallico-narcisistica”.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche coinvolte sono la “metafora”, la “metonimia”, la “sineddoche”.

DIAGNOSI

La diagnosi esige una “psiconevrosi depressiva”.

PROGNOSI

Giordana deve recuperare la sua “parte maschile” e riportare in evoluzione la sua “libido fallico-narcisistica” in “libido genitale”. Giordana è chiamata dalle contingenze traumatiche e conflittuali della sua vita a investire in maniera donativa sublimando il dolore delle ferite narcisistiche.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nella “fissazione” alla “posizione  fallico-narcisistica” dell’evoluzione della “libido”, nella degenerazione depressiva delle energie psichiche frustrate.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

I sogni non si lasciano mai interpretare e decodificare in maniera esaustiva e completa anche se contengono una ricca simbologia e offrono gli strumenti giusti per una corretta elaborazione. Spesso mancano quei pezzi che consentono la comprensione corretta delle psicodinamiche inscritte. Purtroppo, al mattino si vendemmiano i pochi e poveri resti di una notte oniricamente ricca e turbolenta. Da svegli si supplisce a questa precarietà funzionale con un lavoro di memoria e apponendo pezze logiche e nessi giustificativi alla trama del sogno con un lavoro mentale. In tal modo si sporca il sogno perché viene elaborato da svegli. In ogni caso il sogno resta un formidabile prodotto psichico anche se si avvicina alla “fantasticheria” o al “sogno a occhi aperti” e semplicemente perché dà la possibilità di conoscerci nei meandri profondi della nostra psiche. Del resto, interpretare i “sogni a occhi aperti” o altri testi culturali è possibile: l’operazione si attesta nel passare dal “processo secondario” al “processo primario”, come per il sogno si tratta dell’incontrario ossia nel passare dal “processo primario” al “processo secondario”, dal “contenuto manifesto” al “contenuto latente”. Il tutto è possibile sempre secondo i canoni psicoanalitici, dal momento che è stata il “Sapere psicoanalitico” a portare avanti e approfondire le ricerche sulla dimensione psichica profonda e sulla comprensione dei processi psicopatologici, non esclusa la cosiddetta normalità.

GRADO DI PUREZZA DEL RESTO NOTTURNO

Introduco questo importante rilievo per capire la manomissione che il sogno subisce al primo e al secondo risveglio o anche durante le operazioni di ricordo e di acconciatura. Il sogno nella sua purezza e totalità non lo avremo mai. Pur tuttavia, il sogno pervenuto è sempre vicino alla sua verità oggettiva e fornisce la verità psichica possibile alle condizioni date. La metafora del “fossile” è calzante. Come da un resto arcaico si possono desumere notizie sul singolo e sul composto, sul tempo e sullo spazio, sulla natura e sull’evoluzione, così dal sogno attuale si può desumere, non soltanto la formazione  personale, ma anche la modalità della funzione primaria: come funziona il pensiero nel suo primo manifestarsi? Fissando con il numero “uno” il massimo dell’ibridismo onirico e con il numero “cinque” la massima probabile purezza onirica, per ogni sogno che andrò analizzando darò un numero di valutazione che implica un giudizio sul grado di purezza. Il criterio di valutazione si attesta nei meccanismi di formazione del sogno, in base al coinvolgimento del “processo primario” e all’esclusione del “processo secondario”: dove c’è assurdità e paradosso, dove c’è creatività e anarchia logica, dove c’è fabulazione e simbolismo c’è una maggiore oggettività e una migliore verità oniriche. All’incontrario dove c’è linearità e consequenzialità logica, dove c’è un racconto composto e consequenziale, non c’è oggettività onirica. Addurrò esemplificazione nell’analisi dei prossimi sogni a completamento esplicativo delle suddette tesi. Esaminerò sogni logicamente elaborati da quasi svegli ed esposti in maniera discorsiva, estrapolerò il nocciolo onirico da cui si è sviluppata la successiva elaborazione logica e discorsiva.

In base a quanto affermato la valutazione della purezza del sogno di Giordana è 3.    

SEMBRA GUERRA MA E’ UN GRANDE AMORE

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TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovo con un amico in un luogo con della sabbia gialla che somiglia a un deserto o a una spiaggia.

Siamo seduti e davanti a noi ci sono due soldati israeliani. A un tratto, da sinistra, giunge una collega di lavoro e spara a questi due soldati che cadono a terra.

Visto quello che è accaduto, io e il mio amico ci alziamo e corriamo fino a una casa. Si tratta della casa dei miei nonni. Entriamo, ma non dalla porta, dalla terrazza.

Corriamo lungo un corridoio verso l’ultima stanza, la stanza da letto di mia madre quand’era giovane.

Ci accorgiamo che la collega ci sta inseguendo.

Nel corridoio ci sono diverse armi. Io le guardo tutte nell’intento di sceglierne una, ma nessuna mi sembra adeguata. Alla fine ne prendo una che mi va  bene.

Quando entriamo nella stanza, anche il mio amico ha un’arma. Balzo sopra il letto che si trova accanto alla porta, mentre il mio amico si apposta in un angolo della stanza lontano dalla porta da cui sarebbe entrata la collega.

Io gli faccio cenno di sparare dal momento che si trova in una posizione migliore. Tuttavia, lui si rifiuta e così io sono costretto a sparare alla collega.”

 

Questo è il sogno di Marsel, un giovane uomo di cultura mediorientale.

 

DECODOFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

Si nasce da madre e si vive con il padre: una semplice verità che va al di là dell’etnia, della cultura, della società e delle altre sovrastrutture che costellano il cammino della vita umana. Il “resto notturno” di Marsel svolge una parte del viaggio psichico intorno alla “posizione edipica”: l’emancipazione dalla seduzione materna e l’identificazione maschile con annesso esercizio della sessualità. Le culture influiscono sui costumi, ma non alterano i vissuti e gli assunti di base psichici. La “Madre” è un archetipo, un simbolo universale, al di là del suo individuarsi nella madre di Marsel. Questa universalità attesta non soltanto di schemi condivisi e di valori convissuti, ma soprattutto di un’essenza umana ineludibile che si manifesta nelle psicodinamiche e nella psicopatologia. Bisogna aggiungere che l’intensità dei vissuti, dei fantasmi e dei conflitti varia in base alla considerazione data alle figure coinvolte. Il caso di Marsel manifesta una cultura a base latente matriarcale ed esibita come patriarcale: l’incisività psichica della madre è superiore al valore culturale del padre, per cui si struttura un acritico attaccamento dei figli nei riguardi della figura materna.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI

Il sogno di Marsel è ricchissimo di simboli e di fantasmi. Evoca, inoltre, l’archetipo della “Madre” nel suo visitare la figura materna e lo “spostamento” nella “collega” giovane. Passiamo all’analisi.

“Amico”: trattasi di una “proiezione” difensiva di una “parte di sé” e di un rafforzamento psichico per continuare a svolgere la psicodinamica edipica. La simbologia include l’alleanza e la condivisione, la “traslazione” difensiva del  conflitto in un provvidenziale “alter ego”.

“Deserto”: istanza depressiva e “fantasma di morte”, caduta della vitalità e blocco degli investimenti della “libido”, stallo delle relazioni e isolamento.

“Spiaggia”: rilassamento e distensione, disposizione psichica e benessere esistenziale, risoluzione di conflitto e riposo del guerriero, appagamento psicofisico.

“Soldati”: cariche di “libido” in attesa d’investimento, potenziale psichico e aggressività condensata, organizzazione e disposizione dell’Io.

“Sinistra”: sistema neurovegetativo e universo psichico femminile, pulsione e regressione, fantasma di morte e istanza depressiva.

“Collega femmina”: alleato psichico e rafforzamento erotico, traslazione difensiva della figura femminile e della parte androgina corrispondente, seduzione e attrazione.

“Sparare”: esercizio della “libido genitale” e aggressività sessuale maschile,  erotismo e coito.

“Casa dei nonni”: protezione e rifugio, “regressione” difensiva e affettiva.

“Terrazza”: processo psichico di difesa della “sublimazione della libido”, desessualizzazione degli investimenti in atto.

“Stanza da letto”: “condensazione” dell’affettività e dell’intimità, erotismo e sessualità, disimpegno psicofisico e sospensione degli investimenti pragmatici.

“Armi”: organo sessuale maschile e aggressività della “libido genitale”, schermaglie seduttive e funzione penetrativa.

“Letto”: disimpegno psicofisico e rigenerazione, seduzione e intimità, affidamento ed esercizio della “libido genitale”.

PSICODINAMICA

Il sogno di Marsel sviluppa la psicodinamica edipica in tutta la sostanza femminile: la madre è l’oggetto privilegiato del travaglio onirico.

“Corriamo lungo un corridoio verso l’ultima stanza, la stanza da letto di mia madre quand’era giovane.”

ANALISI

Marsel esordisce in compagnia del suo alleato, un benefico “alter-ego”, rafforzandosi in questo viaggio onirico in rievocazione della sua sofferenza edipica e della sua emancipazione sessuale. La “sabbia gialla” mantiene l’ambiguità del “deserto” o della “spiaggia”, dell’aridità psichica difensiva del mancato coinvolgimento per l’angoscia implicita o del confine tra la terra e il mare, tra la madre e la dimensione profonda. L’esordio del sogno oscilla emotivamente tra angoscia depressiva e fascino dell’evoluzione psichica.

“Mi trovo con un amico in un luogo con della sabbia gialla che somiglia a un deserto o a una spiaggia.”

Le cariche libidiche sono in attesa d’investimento ed ecco che dal passato si profila ed emerge la “collega”, la figura femminile che trasla la figura materna da giovane, una donna particolarmente bella e aggressiva che colpisce e annienta le cariche sessuali maschili, una donna “assassina” simbolo di bellezza e di seduzione, una donna che gioca bene le sue carte femminili. Importante è notare come il sogno elabora trasformandoli anche i conflitti militari in atto in quella parte del globo terracqueo.

“Siamo seduti e davanti a noi ci sono due soldati israeliani. A un tratto, da sinistra, giunge una collega di lavoro e spara a questi due soldati che cadono a terra.”

La consapevolezza della bellezza e dell’attrazione erotica comporta una salutare “regressione” al tempo antico e nello specifico quando in casa dei nonni abitava la giovane figlia, la futura mamma di Marsel. La “terrazza” comporta il processo difensivo della “sublimazione della libido” per necessità etiche e per necessità psichiche. Marsel non s’impaurisce di fronte alla bellezza femminile e alle arti fascinose e non le vive come minacce alla sua  sopravvivenza dal momento che mette in atto la rivisitazione del tempo in cui è nata la sua “posizione edipica” e in particolare l’attrazione erotica nei confronti della figura materna. Il sogno non si ferma di fronte al nucleo psichico e conflittuale: tutt’altro! Il sogno si addentra e si dirige verso la radice del vissuto e del fantasma in riguardo all’universo femminile. Marsel ha il coraggio di rievocare la psicodinamica e di riappropriarsi del quadro.

“Visto quello che è accaduto, io e il mio amico ci alziamo e corriamo fino a una casa. Si tratta della casa dei miei nonni. Entriamo, ma non dalla porta, dalla terrazza.”

Marsel è ritornato sul luogo del delitto e ha immaginato la mamma giovane e bella come la collega assassina, l’ha immaginata nella stanza da letto, nella sua procacità intima e nel trionfo della femminilità.

“Corriamo lungo un corridoio verso l’ultima stanza, la stanza da letto di mia madre quand’era giovane.”

Ecco che ritorna la “collega” assassina; la “traslazione” della madre giovane è provvida per continuare a dormire e per sviluppare la psicodinamica edipica, una collega che li segue con intenti ambigui e non certo pacifici o meglio li insegue e non li segue, perché i due compari sono in fuga. Marsel è stato veramente affascinato, nel bene e nel male, dalla sua mamma e ha vissuto un’adolescenza di vero struggimento dal momento che i pensieri, le fantasie e le emozioni lo hanno “inseguito” in questa tormentata fase psichica della sua evoluzione.

“Ci accorgiamo che la collega ci sta inseguendo.”

A questo punto si può andare al dunque e al perché: tutti i salmi finiscono in gloria, in vera gloria. Subentrano le “armi”, anzi “diverse armi”, una gamma di organi sessuali maschili, i simboli dell’aggressività erotica deputata alla concretizzazione della “libido genitale”, la penetrazione e il rapporto sessuale. Tutto il quadro psicofisico è assolutamente normale e giusto, oltre che molto bello. Si stanno adempiendo le “scritture psico-evolutive” in un contesto commovente di ricerca e di desiderio. Tradurre in parole il travaglio amoroso di Marsel avrebbe richiesto la penna poetica di Jacques Prevert o di Pablo Neruda e la sensibilità magica di Karl Gustav Jung. E’ affascinante procedere nell’analisi del sogno di Marsel per estrapolare le delicate movenze ispirate dal sentimento dell’amore allo stato puro e dalle sensazioni del piacere allo stato trasgressivo. A questo punto Marsel attende di scegliere l’arma giusta, di crescere e di maturare a livello psicosessuale. Sono gli anni dell’adolescenza e il momento in cui Marsel può e deve operare l’identificazione nel padre per acquisire l’identità psichica maschile. La figura paterna è ipotizzata, ma non è presente nel sogno, mentre il nonno è compreso nella casa dei “nonni”. La figura maschile è presente nel sogno di Marsel sotto forma di amico e di soldati: il primo si traduce “rafforzamento” e i secondi si traducono “libido”. Dopo la giusta e umana sensazione d’inadeguatezza, Marsel ha incarnato e calzato la sua maschilità.

“Nel corridoio ci sono diverse armi. Io le guardo tutte nell’intento di sceglierne una, ma nessuna mi sembra adeguata. Alla fine ne prendo una che mi va  bene.”

L’amico di Marsel è anche lo specchio che rafforza il suo “Io” e nello specifico la sua identità maschile. Marsel vede se stesso nell’amico dotato di “arma” e rafforza la sua immagine rafforzando il suo “Io”, la coscienza e il gusto di sé. Si evidenzia un residuo di “libido narcisistica” deputata sempre al rafforzamento delle conquiste psichiche effettuate nel cammino della vita. Si evidenzia anche una complicità acrobatica in funzione difensiva da una donna potente e prepotente, la collega assassina o meglio la madre in versione giovane.

“Quando entriamo nella stanza, anche il mio amico ha un’arma. Balzo sopra il letto che si trova accanto alla porta, mentre il mio amico si apposta in un angolo della stanza lontano dalla porta da cui sarebbe entrata la collega.”

Lo strano attentato difensivo è pronto; non ci resta che seguire l’epilogo. Marsel si sposta nell’amico alleato per compiere la missione, ma poi giustamente si riappropria del suo ruolo e del suo compito edipico per cui è costretto a riconoscere la madre e ad acquisire la sua autonomia psichica. Fuori, nel mondo, ci saranno centomila donne da amare. Il simbolo “sparare” attesta il desiderio e l’attrazione sessuale a riprova che Marcel ha in atto un conflitto con la sua bella e affermativa genitrice. Auguri!

“Io gli faccio cenno di sparare dal momento che si trova in una posizione migliore. Tuttavia, lui si rifiuta e così io sono costretto a sparare alla collega.”

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Le istanze psichiche richiamate sono “l’Io, l’Es e il Super-Io”. La “posizione edipica” è dominante e la figura materna occupa uno spazio importante nell’economia psichica di Marsel.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa coinvolti sono la “condensazione”, lo “spostamento”, la “proiezione”. I processi psichici di difesa richiamati sono la “regressione” e la “sublimazione”.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

L’organizzazione reattiva, cosiddetto volgarmente carattere, manifesta un tratto isterico, conflittualità intrapsichica.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche usate sono la “metafora”, la “metonimia”, “l’enfasi”.

DIAGNOSI

La diagnosi è la seguente: psiconevrosi edipica, stato di conflittualità affettiva.

PROGNOSI

La prognosi impone a Marcel di portare a compimento la relazione psichica con la madre e di risolverla per comporre al meglio la sua sfera affettiva. All’uopo Marcel può ricorrere al recupero della figura paterna o alla sua alleanza.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO 

Il rischio psicopatologico si attesta in una psiconevrosi edipica di tipo isterico, fobico-ossessivo o d’angoscia con difficoltà relazionali e struggimenti. Il rischio è quello iniziale del suo sogno ossia di trovarsi “in un luogo con della sabbia gialla che somiglia a un deserto o a una spiaggia” ma senza amico.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Il sogno di Marsel prova non soltanto dell’universalità della “posizione edipica”, ma anche di come la cultura incide nella formazione psichica e nei sogni di conseguenza. Il culto della madre è vissuto in maniera intensa dalle popolazioni del basso Mediterraneo. La Sicilia, ad esempio, riassume degnamente questo acritico, mistico e ambiguo attaccamento dei figli alle madri. La diffidenza verso il padre porta a un ridimensionamento del “Super-Io” e di conseguenza alla diffidenza verso le istituzioni politiche e giuridiche, verso lo Stato e il Diritto.

LA RABBIA EROTICA DI NOEMI

girl-1258739__180IL SOGNO

“Noemi sogna di sentire il forte bisogno di masturbarsi e di avere un orgasmo.
Prende il vibratore e si massaggia il clitoride.
Ma non basta e allora spacca in due il vibratore: una metà la mette in bocca e l’altra metà la mette in vagina.
Non ancora appagata, prende una frusta con la mano destra e si colpisce sulle spalle.
Finalmente arriva all’orgasmo nel sogno e nella realtà.”

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Noemi appartiene alla categoria erotico-sessuale soltanto nella fase conclusiva per l’esito dell’orgasmo. Il progetto iniziale di masturbarsi e il prosieguo del sogno hanno tutt’altro significato. Nella sua globalità il sogno di Noemi contiene una feroce rabbia nei confronti dell’universo maschile, associata a una altrettanto feroce rabbia nei confronti di se stessa. Il simbolismo è diffuso e consistente. Il sogno di Noemi si può definire “misantropo” se per “antropo” intendiamo soltanto il maschile, l’universo psico-culturale maschile e possibilmente qualche maschio o sedicente tale, nello specifico l’uomo in atto di Noemi. Infatti il sogno può essere stato scatenato da un rifiuto reale o da un surplus di “libido” altrettanto reale, da una situazione sentimentale ambigua o da un investimento sbagliato. La decodificazione inizia con l’analisi puntuale dei simboli, per poi rammendare la psicodinamica come fa un abile sarto con le pezze del vestito di Arlecchino. Buona questa metafora!

I SIMBOLI

“Masturbarsi”: variazione dello stato di coscienza, riduzione delle tensioni, disimpegno fisico, rilassamento e distensione secondo il “principio del piacere”, abbandono tra le braccia di Eros mentre si è coccolati tra le braccia di Morfeo come in questo caso, “regressione” psichica difensiva e “fissazione” alla “fase fallico-narcisistica”, solipsismo e isolamento, “Io” ipertrofico.

“Orgasmo”: picco neurovegetativo e abbandono psicofisico, apice isterico e progressiva caduta dell’eccitazione, conversione psicofisica di tensioni e benefica risoluzione, caduta delle difese e distensione psicofisica, pulsione e funzione dell’”Es”.

“Vibratore”: traslazione del potere e della potenza, “libido fallico-narcisistica” ed esercizio della virilità, prevaricazione e violenza, traslazione difensiva dell’organo sessuale maschile.

“Clitoride”: castrazione e identificazione femminile, traslazione difensiva della potenza e del potere maschile, solipsismo erotico e compensazione psichica.

“Spaccare”: frustrazione e aggressività, rabbia e violenza, scarica isterica e caduta della funzione di controllo dell’Io, libido anale e pulsione sadomasochistica.

“Spacca in due”: scissione difensiva del fantasma e meccanismo di difesa dello “splitting”, istanza dell’”Es” e operazione psichica dell’”Io”.

“Bocca”: traslazione della vagina e affettività, “libido orale” e aggressività, seduzione e ambivalenza recettiva, erotismo e coito.

“Vagina”: “libido genitale” e recettività sessuale femminile, seduzione e disposizione al coito, universo psichico femminile e archetipo “Madre”.

“Frusta”: “libido anale” e pulsione sadomasochistica, appagamento sostitutivo della “libido genitale”, traslazione della colpa ed espiazione, prolungamento fallico.

“Mano destra”: relazione e potere, disposizione sociale e volitività, apertura seduttiva e investimento libidico.

“Spalle”: meccanismo psichico di difesa della “rimozione” e dimensione subconscia, consistenza strutturale dell’istanza psichica dell’Io, disposizione alla sofferenza e pulsione masochistica.

I MECCANISMI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa innescati sono i seguenti: la “conversione isterica” nell’orgasmo, la “scissione dell’imago” o del fantasma nello spaccare in due il vibratore, “l’acting out” o messa in atto nel prendere il vibratore, la “traslazione” o “spostamento” nel vibratore al posto del pene e altro, la “condensazione” nei simboli, la “drammatizzazione” nella frusta e nell’escalation emotiva.

LE FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche richiamate sono “l’enfasi” nella forza espressiva del sogno e “l’iperbole” nell’esagerazione dei contenuti.

LA PSICODINAMICA

Noemi è fortemente aggressiva nei confronti del maschio a causa delle frustrazioni che riceve. Noemi vive uno stato d’impotenza che procura una forte carica di rabbia, per cui scatta il bisogno neurofisiologico di scaricare e di stemperare le tensioni. Il “sistema neurovegetativo” è chiamato direttamente in causa per alleviare la carica nervosa e, nel momento in cui quest’ultima supera “l’omeostasi”, l’equilibrio neurovegetativo, scatta l’orgasmo in sogno e nella realtà. Noemi ottiene due piccioni con una fava: fa da sé per scaricare la rabbia e per appagare la sua frustrazione sessuale legata al coito mancato. Il suo narcisismo scarica l’aggressività violenta sul maschio spezzando in due il vibratore e, di poi, diagnostica quella se stessa che non parla e che non fa sesso nel tappare la bocca e la vagina. Consegue la punizione: la frusta per la mancata reazione aggressiva verso il maschio e per scatenare la “libido anale” e accedere al godimento orgasmico in maniera robusta. Non certo per miracolo, lo stato di agitazione psicofisica si placa e si sblocca convertendosi. E bravo il sogno!

L’ANALISI DEL SOGNO

“Noemi sogna di sentire il forte bisogno di masturbarsi e di avere un orgasmo.”

Noemi deve scaricare le forti tensioni che ha maturato sia a livello ormonale e sia a livello relazionale e vuole farlo in maniera naturale, la più naturale possibile: la masturbazione e l’orgasmo.

“Prende il vibratore e si massaggia il clitoride.”

La tecnologia elettronica viene chiamata in causa. Noemi è dalla parte della scienza e chiede per il suo piacere l’ausilio dinamico dell’elettrodomestico erotico, l’apporto del pene traslato non potendo averne uno in carne e sangue. La partenza è buona perché Noemi conosce bene le parti sensibili e risuonanti del suo corpo, ma la tensione nervosa è alta, nello specifico la rabbia è potente, per cui anche la tecnologia deve calare le brache di fronte al “sistema neurovegetativo” che resiste agli stimoli e dimostra di avere ancora ulteriori margini di carica.

“Ma non basta e allora spacca in due il vibratore: una metà la mette in bocca e l’altra metà la mette in vagina.”

Ecco la tanta aggressività nei confronti dell’universo maschile! Noemi scarica tutta la sua rabbia contro l’oggetto simbolico traslato che condensa il maschio e in particolare la sua potenza e la sua prepotenza: il “vibratore” al posto del pene. La frustrazione subita da Noemi è direttamente proporzionale all’aggressività esternata nello spezzare il membro meccanico in due parti. Ma ecco la sorpresa! Noemi se la prende con se stessa e accusa le sue responsabilità per aver subito un simile trattamento da parte del maschio. Si tappa la bocca non per pratica erotica, ma per simboleggiare il suo silenzio, la sua paura di parlare, di accusare, di difendersi con tutto quello che può fare con la parola. Ma lo psicodramma non è ancora concluso. Noemi si tappa la vagina a confermare la sua forzata astinenza legata anche al suo silenzio. Non parli e non godi: due verità psico-esistenziali importanti in quanto riguardano il benessere del “sistema neurovegetativo” e le funzioni determinanti per il benessere psicofisico: quelle erotiche e sessuali.

“Non ancora appagata, prende una frusta con la mano destra e si colpisce sulle spalle.”

Ma non è finita qui e così! Noemi sente il bisogno di scatenare la sua “libido anale” sia per punirsi e sia per godere. La “frusta” è proprio l’oggetto giusto e polivalente per la sua punizione, il “sadomasochismo” che ci voleva anche per eccitare con il sogno il sistema nervoso che è in atto nel sonno. Nello specifico, è in funzione il “sistema neurovegetativo” “in toto” e il “sistema nervoso centrale” in parte perché Noemi ha un certo grado di veglia e di vigilanza a causa dell’eccitazione che sta vivendo in sonno. Si colpisce le “spalle”, il luogo simbolico dove ha sempre depositato le sue frustrazioni per continuare a vivere. Questa simbolica “rimozione” è avvenuta per paura di essere lasciata o di non essere capita o di causare la rabbia dell’altro. Noemi si è portata e si porta un peso sulle spalle, “l’atarassia libidica” del suo uomo o la paura di non piacere abbastanza con le conseguenti difficoltà relazionali.

“Finalmente arriva all’orgasmo in sogno e nella realtà.”

Il quadro si perfeziona e la psicodinamica si conclude in bellezza e in bontà: la coincidenza d’orgasmo desiderata dal sogno e realizzato dal “sistema neurovegetativo” dopo tante traversie.

LA DIAGNOSI

La diagnosi attesta di una frustrazione della “libido genitale” con conversione isterica.
LA PROGNOSI

La prognosi impone a Noemi di superare le sue paure relazionali al fine di ridurre le frustrazioni sessuali; queste ultime comportano lo scarico dell’aggressività e un grado di malessere. Noemi deve stabilire con i suoi maschi una relazione ottimale a tutti gli effetti e “in primis” gli effetti sessuali, evitando accuratamente il rischio d’isolamento narcisistico o d’improvvide e pericolose trasgressioni.

IL RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nella conversione isterica della “libido” repressa, nel degenerare della carica sessuale in un disturbo psicosomatico.

L’ORGANIZZAZIONE REATTIVA

L’organizzazione reattiva, la cosiddetta personalità o struttura psichica, è in prevalenza isterica.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Ho voluto evidenziare le voci della decodificazione per rendere più tecnico e meno discorsivo il sogno di Noemi e per mostrarne l’inquadramento scientifico. Il sogno non è un pettegolezzo o un racconto indiscreto, tanto meno una traccia dell’aldilà. Il sogno condensa la trama del conflitto psichico in atto, fatte salve le giuste cautele per continuare a dormire. La decodificazione corretta rende spedita qualsiasi tipo di psicoterapia.

“CONCORDIA DISCORDANTIUM CANONUM” O “CONCORDIA DISCORDANTIUM FRATRUM”

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TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Sono a casa di mia nonna in compagnia di mia sorella.
Ci troviamo in salone, ma c’è qualcosa di diverso dal solito: una tenda bianca su una delle pareti laterali. Si tratta di una tenda molto strana, ricca di pieghe che formano un disegno piuttosto elaborato.

Allungo la mano per scostarne un lembo e mi accorgo che sono pagine di libro tenute insieme da un filo. Vedo che c’è la pagina di apertura del “Decretum Gratiani”, che ha un titolo molto bello “Concordia discordantium canonum” e decido di prenderla per attaccarmela in camera.

Stacco il foglio dal libro-tenda, ma mi rendo conto che si vede bene che manca qualcosa: tra le pieghe della tenda c’è uno spazio di troppo.
Mi sento in colpa per averla rovinata, ma mia sorella mi suggerisce una soluzione: sostituire il filo con una ciocca di capelli. La tiro fuori da non so dove e la annodo al filo della tenda.
La trama sembra di nuovo completa con nostra grande soddisfazione.”

Questo è il sogno di Sabino.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE
CONSIDERAZIONI

A cosa non ricorre la funzione onirica per parlare della “rivalità fraterna”? Attinge a una raccolta di fonti del diritto canonico, scritta dal monaco camaldolese Graziano tra il 1140 e il 1142, che ha come titolo “Concordia discordantium canonum”. Il “processo primario”, deputato alla composizione del sogno, ha colto e camuffato il nesso psichico dentro il titolo di un’antica opera di Diritto, titolo che si capovolge in “Concordia discordantium fratrum”: il possibile accordo tra fratelli rivali.
Il “sentimento della rivalità fraterna” è stato poco studiato nella giungla della Psicologia, Psichiatria, Psicoanalisi, Sociologia e Antropologia. Il testo benemerito è “Psicopatologia della rivalità fraterna”, scritto da Louis Corman e pubblicato in Italia da “Astrolabio” nel 1970.
A questo punto non resta che accettare di buon grado la funzione elettiva del sogno di agganciarsi alla formazione culturale e alle inclinazioni scientifiche del sognatore. Sabino condivide tanto di suo con il Diritto, al di là del fatto che ha una sorella da sistemare a livello psicologico, visto che se la tira dietro nei sogni.

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI

La “casa della nonna” condensa la disinibizione della sfera affettiva, la recettività psichica disinteressata e il culto dei valori familiari. Include la “sublimazione” carismatica e la “traslazione” dell’amore materno: una mamma liberale e generosa da coltivare per i dolcetti e per le coccole, per le cure e le premure, per la mancetta e l’ospitalità. La nonna è l’ammortizzatore affettivo degli inevitabili conflitti familiari. La nonna è un porto provvidente e la sua casa è un caldo rifugio.

“Sorella”: rivalità fraterna e competizione affettiva, parte psichica femminile e androginia, frustrazione e aggressività, colpa e complicità solidale.

Il “salone” è la parte della casa psichica in cui si curano le relazioni e si esibiscono i trofei, le parti migliori di sé. Condensa la capacità sociale e la disposizione verso l’altro, l’apertura ideologica e la tolleranza civile.

La “tenda” possiede simbolicamente un’ambivalenza nel suo condensare la copertura estetica e la difesa psichica con il mostrarsi e l’esibirsi. La tenda oscilla tra una forma di occultamento del privato e un desiderio di disvelamento di parti di sé socialmente compatibili. La tenda è una diplomatica barriera all’indiscrezione altrui e una finestra sul cortile.

“Libro”: “condensazione” dei vissuti evolutivi della “libido”, “spostamento” della formazione psichica in atto, ratifica dell’organizzazione reattiva, “Io” storico e identità.

La “ciocca di capelli” rappresenta la libera associazione dei pensieri in riguardo a un tema specifico: idee e trama, fantasticheria e componimento poetico, funzione creativa dei “processi primari” e della fantasia.

PSICODINAMICA

La chiave interpretativa del sogno di Sabino è la seguente: “Decretum Gratiani”, che ha un titolo molto bello “Concordia discordantium canonum”.
Sabino esordisce portandosi dietro il conflitto: “Sono a casa di mia nonna in compagnia di mia sorella.”
Ecco che si spiega il mio titolo, il vero titolo: “Concordia discordantium fratrum”, la risoluzione del sentimento della rivalità fraterna con tutto il concorso emotivo e affettivo che ci sta dentro e ci va dietro. Il “decido di prenderla per attaccarmela in camera” e “la trama sembra di nuovo completa con nostra grande soddisfazione” attestano chiaramente l’entità modesta del conflitto in atto e la giusta via di risoluzione. Sabino e la sorella hanno un certo grado di complicità e di collaborazione, si parlano e si ascoltano, si accettano e si gradiscono, hanno giustamente fatto alleanza con il nemico o buon viso a cattivo gioco. “Attaccarmela in camera” equivale a una sana riappropriazione dell’alienato e a una altrettanto sana elaborazione del “fantasma della sorella”, di colei che poteva sottrarre l’amore della mamma, del papà e della nonna nel caso specifico, ma anche di colei con cui si poteva giocare e tramare contro le istanze direttive dei genitori, derogare al
“Super-Io” genitoriale. E così la trama si è completata e la storia d’amore si è ricomposta nel suo versante positivo, il riconoscimento della sorella: “mia sorella è mia sorella” secondo il principio logico d’identità del bravo Aristotele, “A è A”, ogni concetto è uguale a se stesso.
Pur tuttavia, il passato psichico è stato contrassegnato dallo struggimento, un senso e un sentimento dolorosi che hanno lasciato tracce nell’organizzazione reattiva di Sabino, la cosiddetta formazione caratteriale, in grazie all’apporto dei fantasmi affettivi e competitivi collegati alla figura della sorella. Fortunatamente c’è il processo psichico della “sublimazione” per nobilitare le pulsioni aggressive in uno slancio vitale affermativo, per cui il sentimento della “rivalità fraterna” è servito per emergere con la propria persona nell’ambito sociale: della serie “ogni male non viene per nuocere”.

ANALISI

Procediamo con ordine e in progressione per disvelare la verità del sogno di Sabino.
La prima scena onirica vede fratello e sorella sotto l’ala affettuosa e protettiva della nonna. Subentra la “tenda bianca e molto strana, ricca di pieghe che formano un disegno piuttosto elaborato”. La “tenda” nel sogno di Sabino svolge la funzione di mostrarsi e di esibirsi, attesta un desiderio di disvelamento di “parti di sé” socialmente compatibili, la finestra sul cortile o il sipario di un teatro libero e popolare di periferia, un cartellone dove appendere le fantasticherie, le poesie, gli schizzi, i bozzetti, i sogni, i desideri, le comiche, il corredo di un burlone, di un artista di strada, di un navigato poeta, di uno scaltro menestrello…, insomma una “condensazione” delle caratteristiche artistiche e delle doti creative della sua nonna. Non bisogna dimenticare che questa tenda si trova nel “salone della casa della nonna” e, quindi, questi sono i vissuti di Sabino in riguardo alla sua augusta ava. La nonna di Sabino nei vissuti onirici del nipote possiede i seguenti attributi psichici: estroversione ed esibizione, simpatia e ironia, empatia e satira e altro, tanto di altro. La nonna di Sabino non è una persona semplice e lineare, è una donna ricca di sfaccettature umorali e di creatività estetica. Il cartellone della tenda esibisce i prodotti della sua arte, le sue poesie, i suoi lazzi, i suoi sollazzi, i suoi sberleffi, le sue passioni, il suo altruismo, la sua vena sociale, i suoi valori.
Così si spiega l’ “allungo la mano per scostarne un lembo e mi accorgo che sono pagine di libro tenute insieme da un filo.”
Il “filo” rappresenta simbolicamente la coerenza nella poliedricità espressiva della sua camaleontica nonna.
Ma la nonna di Sabino è anche originale perché in questa
tenda-cartellone-archivio ci mette non soltanto le sue carte, le sue produzioni artistiche, i fogli del suo libro, ma ci mette anche la trama della psicodinamica sulla “rivalità fraterna” del nipote. Quest’ultimo trova quello che cercava e che aveva messo al posto giusto per ritrovarlo dal momento che è lui che sogna, il “Decretun Gratiani”, il sentimento della rivalità fraterna di cui si è detto in precedenza e in abbondanza. La nonna e il nipote sono mostri di perspicacia e strumenti della provvidenza da usare a giuste dosi.
Ma non è ancora finita. Il bello deve ancora venire come nei film di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.
Sabino si sente in colpa, si è macchiato di “ubris” greca, ha rotto l’armonia del Tutto con la sua “ira”, ha frammentato il quadro della nonna prelevandone una parte. La riparazione della colpa deve essere quanto meno equivalente e immediata. Ecco la reazione riparatoria di Sabino.
“Stacco il foglio dal libro-tenda, ma mi rendo conto che si vede bene che manca qualcosa: tra le pieghe della tenda c’è uno spazio di troppo. Mi sento in colpa per averla rovinata,”
Degna di nota è la definizione “libro-tenda” per i contenuti simbolici associati: parti di sé vissute ed esibite.
Ma come uscire dall’impasse?
Ecco che arriva la solidarietà intelligente della sorella. Quella che era prima un problema, adesso è diventata una provvida alleata. Sabino recupera la sorella con la stima di persona intelligente: sostituisci la pagina riguardante noi due con una tua produzione poetica, una “ciocca di capelli”, quell’abilità che hai mutuato dalla nonna. Sabino si è identificato nella nonna o meglio nella sua parte estetica e creativa. Non c’è alcun dubbio. Ecco la conferma: “ma mia sorella mi suggerisce una soluzione: sostituire il filo con una ciocca di capelli. La tiro fuori da non so dove e la annodo al filo della tenda.”
Anch’io come la nonna! Adesso Sabino ha colto veramente due piccioni con una fava, ha riparato il quadro della nonna e ha risolto la sua rivalità fraterna.
“La trama della tenda sembra di nuovo completa con nostra grande soddisfazione.”
La psicodinamica è conclusa con la riparazione del trauma e della colpa. Sabino ha recuperato la sorella e la nonna e adesso possono vivere felici e contenti “con nostra grande soddisfazione”.
Tutto questo è pervenuto grazie a un naturale sogno e a una proficua funzione psichica, quella onirica.

ISTANZE PSICHICHE

Le istanze psichiche richiamate dal sogno di Sabino sono l’Es e l’Io: le pulsioni collegate alla rivalità fraterna, “Es”, e la composizione risolutiva del conflitto, “Io”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa usati sono la “condensazione” e lo “spostamento”: decretum Gratiani, casa, nonna, sorella, salone, tenda, libro, ciocca di capelli.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

La “organizzazione reattiva” esibita manifesta un tratto maniacale nell’evitamento dell’angoscia di perdita affettiva in riguardo alla psicodinamica della rivalità fraterna e in riguardo alla funzionalità psichica della figura della nonna.

FIGURE RETORICHE

La figura retorica usata è la “metonimia”, il “decretum Gratiani” al posto della rivalità fraterna, il “libro-tenda” al posto di vissuti della storia personale, la “ciocca di capelli” al posto del prodotto mentale.

DIAGNOSI

La diagnosi si attesta nella psicodinamica della “rivalità fraterna”.
PROGNOSI

La prognosi impone la vigilanza sull’esito fausto del conflitto affettivo e sugli investimenti della “libido genitale”.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si colloca e consiste nella difficoltà a stabilire relazioni affettive significative per l’insorgere del sentimento della gelosia e per l’istruirsi di una ferita narcisistica negli investimenti libidici andati a male.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Non è mai esaustivo il parlare dell’importanza delle figure dei nonni nella formazione psichica dei nipoti bambini. La funzione principale è quella di ammortizzare i conflitti affettivi e di consentire la “traslazione” delle figure e dei “fantasmi” dei genitori, nello specifico della “parte buona” del padre e della madre. Il bambino vede nel nonno il padre buono quando il padre non è buono secondo i suoi vissuti e la stessa cosa vale per la nonna. Quando il padre e la madre limitano la “libido” espansiva dei figli, ecco che viene fuori l’esigenza psichica dei nonni e della loro vena libertaria. Per questo aspetto anarcoide e per l’investimento affettivo spesso i genitori sono gelosi e critici nei confronti del loro padre, della loro madre, dei loro suoceri e arrivano al punto di lesinare la frequenza benefica dei nonni commettendo un grave errore psicologico e un reato dal momento che anche per la legge civile i nipoti hanno diritto di relazionarsi con i nonni e viceversa. I nipoti non si possono distrarre dall’affetto dei nonni e i nonni non si possono distrarre dall’affetto dei nipoti: un assioma psico-logico. Spesso i nonni sono tacciati di essere “viziosi” e di viziare i nipoti in maniera lampantemente diseducativa: così dice la nuora o il genero. In effetti i bambini realizzano l’esperienza della trasgressione con i nonni facendo quello che a casa non si può fare e allargando in tal modo la visione del mondo e soprattutto la visione del mondo degli adulti. I nonni esorcizzano le classiche angosce infantili e impediscono la pericolosa chiusura psichica. I nonni sono dei formidabili ansiolitici e dei naturali antidepressivi, figure tranquille che consentono la libera “proiezione” da parte dei bambini dei “fantasmi” di perdita e delle angosce abbandoniche. I nonni danno il giusto senso del limite nella sperimentazione del potere possibile da parte del bambino: il padre lo fissa in maniera rigida, il nonno lo lascia trovare. I nonni sono recipienti di valori e di sacralità in grazie alla loro età e alle loro fattezze senili. Dio è immortale e invisibile, i nonni si vedono, si toccano e all’improvviso non ci sono più perché malauguratamente sono volati in cielo, proprio loro che avevano tanta paura di volare. Un’obiezione da considerare è la seguente: e se i nonni fossero veramente nocivi per i nipoti? La risposta è la seguente: il bambino non chiede e non vuole andare dai nonni. Ma se il bambino chiede di frequentare i nonni, vuol dire che ha bisogno per la sua economia psichica d’imparare, di realizzarsi, d’investire, di esprimersi, di sperimentarsi. E allora…così sia!