LO “SPLITTING” DI ANNAMARIA

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“Annamaria sogna di avere una grossa protuberanza sul gomito destro e non riesce a capire se è un ematoma o del sangue raffermo.

E’ sconfortata perché pensa di aver subito tre operazioni e di avere due protesi sul lato sinistro del corpo e, quindi, il lato destro è quello che usa di più, per cui Annamaria è molto preoccupata di avere problemi nella parte buona del suo corpo.”

NOTA TEORICA

Lo “splitting” o “scissione” è un meccanismo psichico primario di difesa dall’angoscia, studiato da Melanie Klein e individuato nei bambini durante il primo anno di vita come la modalità di “cenestesi”, di sensazione e percezione, di vissuto psichico primario o “fantasma”, di abbozzo di pensiero. Lo”splitting” consiste nella divisione di un oggetto psichico in “buono” o “cattivo”, di un vissuto in “proficuo” o “dannoso”, di un “fantasma” in “positivo” o “negativo”. Esempio classico: la madre viene vissuta dal bambino nei primi sei mesi di vita come “oggetto parziale” e viene assimilata come gratificante se mi nutre, “seno buono”, come mortifera se non mi nutre, “seno cattivo”, dal momento che il bambino non riesce ancora a percepire la madre nella sua interezza di persona. Il bambino è “senso” e “percezione”, per cui si tratta di una difesa dall’angoscia di morte ossia dalla possibilità di non “sentire” alleviati i dolori gastrointestinali legati alla fame e di non “sentire” gratificata la pulsione della fame.

IL SOGNO

Consideriamo il simbolismo presente nel breve ma importante sogno di Annamaria.

Il corpo è diviso in “lato destro” e lato sinistro, in “parte buona” e parte cattiva, in lato debole e lato forte. Si è detto del meccanismo di difesa dello “splitting” in base al quale Annamaria esorcizza l’angoscia legata a un corpo vissuto giustamente come degno di considerazione e di cura. Il corpo non è vissuto nella sua interezza, ma scisso nelle due suddette parti, per cui le sue premure e le sue attenzioni sono rivolte soprattutto alla parte forte, il “lato destro”. Il corpo è ridotto a “fantasma” ossia viene sentito più che ragionato, viene investito di emozione più che di ragione, perché il corpo, sano o malato, è sempre un corpo funzionalmente intero. Annamaria lo concepisce intero, ma lo ha investito di giuste angosce e quindi ne ha rielaborato il “fantasma” e ha usato lo “splitting” come aveva imparato da “infante”, quando era “senza parola”. La percezione corporea prima di diventare un concetto logico, è “fantasma” ossia una conoscenza primaria intrisa prevalentemente di sensazioni e di emozioni, di piacere e dolore, di gioia e di angoscia. Questo è il “corpo fantasma” di Annamaria, ripescato, come si diceva in precedenza, dalla sua modalità percettiva di quand’era bambina: il tutto naturalmente e senza usare il meccanismo di difesa della “regressione”.
Tutto questo si desume dal sogno, ma non è presente in termini oggettivi, per cui è opportuno procedere con il riscontro effettivo dei simboli.

La “grossa protuberanza” è un simbolo fallico e condensa il senso e il bisogno di potere, di forza, d’incisività.

Il “gomito destro” attesta di un potere specifico ricercato nel sistema relazionale e nella rete delle conoscenze, persone familiari e amici ad ampio spettro.

“Non riesce a capire”: una giusta “resistenza” alla comprensione di sé, all’assimilazione e alla presa di coscienza del trauma o del conflitto psichico. Del resto, il sogno interviene anche con le sue censure, ma Annamaria non riesce a dare la luce razionale a qualcosa di oscuro che emerge e si agita dentro di lei.

“L’ematoma” è simbolica degenerazione della “libido” investita in un vissuto relazionale, così come il “sangue raffermo” attesta dell’energia degenerata e bloccata. Il sistema d’investimento relazionale di “libido” è in tilt.

La prima parte del breve sogno di Annamaria ci dice della sua difficoltà relazionale in atto e della frustrazione del suo desiderio o bisogno di avere potere in riguardo alle relazioni o al sistema relazionale.

La seconda parte riguarda la percezione corporea ed è stata oggetto di analisi in precedenza, per cui non resta che analizzare i simboli della “destra” e della “sinistra”, parti dell’archetipo “spazio” insieme all’alto e al basso.

La “destra” condensa l’universo psicofisico maschile, la razionalità e il processo secondario, la forza e il potere, la cultura e la violenza, la freddezza affettiva e il distacco, l’istanza psichica dell’Io e il principio di realtà, l’archetipo del “Padre”.

La “sinistra” abbraccia l’universo psicofisico femminile, la fantasia e il processo primario, l’emozione e gli affetti, la recettività psicofisica e il crepuscolo della vita, l’oscurità e il mistero, l’istanza psichica dell’Es e il principio del piacere, l’archetipo della “Madre”.

In sogno Annamaria è ”sconfortata”: solitudine interiore e vuoto depressivo, cordoglio e malinconia, mancata razionalizzazione della perdita e del lutto.
Così leggo nel mio “dizionario psicoanalitico dei simboli onirici” e si adatta perfettamente alla problematica offerta dal sogno. Annamaria dice di “aver subito tre operazioni e di avere due protesi sul lato sinistro del corpo”, il lato effettivamente debole e investito dal “fantasma” ossia percepito come parte e che contiene la “parte affetta”, le due parti estranee. Annamaria è stata costretta fisicamente a incorporare le due protesi per vivere meglio, ma non le ha assimilate psicologicamente, non le ha fatte sue, non le vive come parti del suo corpo, ma come parti estranee e deboli, le rifiuta emotivamente, ma razionalmente sa che non può farne a meno.

Questa è la psicodinamica del conflitto psichico.

A questo punto, però, si evince che il difetto relazionale, di cui si è detto in precedenza, è in primo luogo con se stessa, con le parti originali ed estranee del suo corpo. Di poi, potranno esserci problematiche e conflitti relazionali di tipo sociale, ma il sogno alla fine ci dice la verità: Annamaria non ha accettato le due protesi e le vive male, ma è convinta che non può farne a meno e tutela le due parti del suo corpo, la debole e la “forte” o meglio la sana, la funzionale, l’originale: ”il lato destro è quello che usa di più”.

In conclusione si profila la giusta paura: “Annamaria è molto preoccupata di avere problemi nella parte buona del suo corpo.” Dicevo paura e non angoscia, perché Annamaria sa, ha coscienza del suo lato debole e adesso anche della mancata assimilazione delle protesi che le ha impedito di rivivere il corpo nella sua interezza dopo l’intervento chirurgico. Degno di nota è il fatto che Annamaria dormiente ha pilotato il sogno in maniera progressiva dalle difficoltà generiche relazionali alle relazioni tra le parti del suo corpo, cercando l’integralità del vissuto corporeo e passando dal corpo vissuto come “fantasma” al corpo reale.

La prognosi impone ad Annamaria di riappropriarsi del suo corpo nella sua interezza e di viverlo come oggetto d’amore ritrovando la sua funzionalità globale. Mille ringraziamenti vanno alla benemerita scienza medica che le ha restituito la funzionalità e una buona qualità di vita. Tutelare la parte buona è comprensibile, ma è anche vero che la parte più sana è quella nuova, quella trapiantata, il “lato sinistro”.

Il rischio psicopatologico si attesta in una psiconevrosi ipocondriaca, la fobia delle malattie e l’angoscia delle infezioni, uno stato d’ansia nevrotica con caduta della qualità della vita e conversioni psicosomatiche dell’ansia.

Riflessioni metodologiche: il sogno di Annamaria consente un accenno alle problematiche psichiche legate al decorso post operatorio dei soggetti che hanno subito interventi chirurgici di asportazione, d’impianto e di trapianto. La mancanza di una parte del proprio corpo o l’acquisto di un corpo estraneo artificiale ridestano a livello psichico profondo i fantasmi della “fase
fallico-narcisistica” e della “posizione edipica”. Nello specifico emergono il “fantasma di onnipotenza” e il “fantasma di castrazione”. Spesso il senso estetico subisce una ferita che non trova la sua cicatrice. Anche la funzionalità organica risente notevolmente del “fantasma della perdita” anche se le prestazioni fisiche hanno avuto una ripresa e addirittura un miglioramento. Spesso il corpo viene vissuto come deturpato e brutto, come rattoppato e vecchio. Si chiama in ballo il “fantasma depressivo della perdita” in maniera generica o specifica: “non sono più quello di prima”, “non potrò fare le cose che facevo prima”, etc. Viene inevitabilmente rievocato il “fantasma di castrazione”, a vario titolo incamerato nella “posizione edipica” in riguardo alle figure genitoriali. Il “complesso di castrazione” è il più naturale e innocuo, mentre è più arduo ridimensionare il “narcisismo” e la “sindrome di onnipotenza” connessa, perché la mutilazione o la perdita sono particolarmente pesanti e difficili da compensare. Ma come bisogna reagire a eventuali interventi chirurgici? E’ sempre necessario riconoscere e considerare il desiderio di un ritorno al passato, il desiderio di riavere lo “status” fisico antecedente, “quando si stava bene”, assolvendo le debolezze narcisistiche e il bisogno di onnipotenza, ma è obbligo ricorrere alle funzioni razionali dell’Io “per farsene una ragione”, per accrescere la consapevolezza che la perdita si è risolta nell’acquisto e di essere ancora in vita grazie alla scienza medica. Bisogna fare ricorso al pragmatismo utilitaristico dell’Io per tenere sotto controllo i “fantasmi” al fine di evitare le limitazioni volontarie e la conversione dell’ansia in disturbo psicosomatico. Ricordo che l’onnipotenza narcisistica negli eccessi porta a non farsi curare, a lasciarsi morire o addirittura a uccidersi facendo perno sull’implicita e subdola sindrome depressiva. Il motto è “una perdita per un acquisto”. E’ vero che nei traumi post operatori si ridestano fantasie e vissuti personali, ognuno ci mette del suo nel contenuto, ma il decorso psichico è per tutti connotato dall’insorgenza dei suddetti fantasmi e delle psicodinamiche accennate. Accettare non è certo facile anche perché il “corpo memoria” non aiuta a dimenticare il “corpo passato”. Il “corpo memoria” è deputato alla sindrome dell’”arto fantasma” ossia al ridestarsi di percezioni legate a una parte del corpo che non esiste perché è stata asportata, un disturbo percettivo dell’immagine corporea. Si aggiunga anche il fatto che la Psiche ha tempi di gestione dell’evento traumatico ha tempi più lunghi di quelli reali ossia i tempi di gestione della novità corporea sono naturalmente più lunghi di quelli effettivi di un trapianto. E’ necessario che prevalga il vissuto positivo e la lode alla scienza rispetto al rifiuto e al rigetto psichico. La psicoterapia è ottima in questi casi, perché aiuta la razionalizzazione del trauma e accelera la presa di coscienza riducendo i tempi naturali di assimilazione.

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