“DE SENECTUTE”

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“Achille sogna di giocare a golf, ma si sta facendo buio.

Allora in fretta ricostruisce il golfcart, ma ha solo la struttura e la aggancia con le cinghie di uno zainetto.

Parte verso la buca numero uno.

E’ lontana e in salita e Achille ha la sensazione di non arrivare mai.

Intanto si fa buio.”

Marco Tullio Cicerone scrisse nell’anno 44 “ante Cristum natum” l’opera filosofica “Cato maior, de senectute”, un testo che mi è subito venuto in mente alla prima lettura del sogno di Achille. Ho anche pensato che non a caso il sognatore ha scelto questo pseudonimo: Achille l’invulnerabile dal tallone sensibile alla morte. Cicerone insegnava l’antidoto alla malattia della vecchiaia, il sogno evidenzia il conflitto psichico in atto e dispone la giusta cura.

Procediamo con l’interpretazione del sogno de “piè veloce” Achille.

“Giocare a golf”: il “gioco” condensa la maniera migliore d’intendere e di affrontare l’esistenza. “Giocare” rappresenta l’evoluzione degli investimenti della “libido” e la realtà esistenziale in atto, i vissuti psichici e l’esercizio del vivere,  la maturazione esistenziale. Il gioco del “golf”, nello specifico, evoca una simbologia squisitamente sessuale perché è fatto di mazza e di buca, un classico inequivocabile simbolo fallico e un altrettanto classico ed inequivocabile simbolo vaginale, oltre che di “golfcart”, un chiaro e inequivocabile simbolo del sistema neurovegetativo a cui la vita sessuale è assoggettata.

“Si sta facendo buio”: il “buio” rappresenta l’obnubilamento crepuscolare della coscienza e la caduta degli investimenti della “libido”, la crisi della vitalità e un fantasma di perdita, un tratto depressivo mentale e affettivo. Nel suo versante buono il “si sta facendo buio” contiene la consapevolezza dell’avvento della vecchiaia, della senescenza, della maturità, della terza età con tutti i suoi svantaggi, più che vantaggi.

“In fretta ricostruisce il golfcart”: di quest’ultimo si è detto in precedenza, il “ricostruire” rappresenta una revisione e un rafforzamento dell’organo debole ossia del sistema neurovegetativo, una consapevolezza di malattia o d’invecchiamento. “Ricostruire” comporta simbolicamente, secondo il mio “Dizionario psicoanalitico dei simboli onirici”, la consapevolezza e la riparazione di traumi e di scissioni, la progressiva razionalizzazione del “rimosso” e la migliore autocoscienza legata a un ricompattare psichico dopo la soluzione di un conflitto. Si tratta decisamente di un processo positivo.

Ma il golfcart “ha solo la struttura”: un brutto fantasma depressivo di perdita! Il golfcart accusa una crisi estetica più che funzionale: i segni del tempo. Achille avverte una caduta di vitalità neurovegetativa e la vive come un peso da buttare alle spalle, da “rimuovere” per il momento: “l’aggancia con le cinghie di uno zainetto”. Achille ha una soglia di tolleranza dell’invecchiamento molto bassa, per cui non vuol pensare a questo inevitabile evento che deve capitare soltanto agli altri.

E allora Achille “parte verso la buca numero uno”. La simbologia della “buca” esprime la recettività sessuale femminile. Il “numero uno” è casuale e attesta di una predilezione verso l’universo femminile. L’iter della seduzione è iniziato e Achille fa i suoi investimenti di “libido”.

“E’ lontana e in salita e Achille ha la sensazione di non arrivare mai.” Si profila il travaglio psichico della seduzione e dell’amplesso: la lontananza e la fatica attestano la fatica fisica e confermano la caduta delle energie, la senescenza e le difficoltà legate alle offese del tempo. Achille ha una questione tutta personale con l’invecchiamento e dimostra una certa consapevolezza, nonostante il tentativo di rimuoverla. Il “non arrivare mai” evoca una simbologia clinica di “eiaculazione ritardata” e un chiaro segnale di  giovinezza perduta.

“Intanto si fa buio.” Bellissimo l’epilogo del sogno. Mentre Achille confabula nel tentativo di rimuovere la brutta sorpresa dell’incipiente maturità psicofisica, la coscienza si obnubila e Achille preferisce non pensare alla sua naturale evoluzione vivendola come una maligna involuzione. “Ed è subito sera” a suo tempo aveva scritto sul tema della labilità della vita il poeta siciliano Salvatore  Quasimodo, fortunato premio Nobel. Il sogno di Achille si conclude poeticamente come soltanto il “processo primario” sa fare: un epilogo metaforico.

La psicodinamica dell’invecchiamento è brillantemente servita nella sua versione travagliata, per cui si consiglia la lettura brillante e rilassante del “De senectute” di Marco Tullio Cicerone. Ricordo che il tempo non insulta il corpo, ma lo protegge da un danno ulteriore, offrendo la possibilità agli uomini di buona volontà di curarsi e di compensarsi per continuare a vivere al meglio possibile.

La prognosi impone ad Achille di operare una graduale presa di coscienza dell’evoluzione psicofisica e di convincersi che la Natura non procede per salti e che provvede sempre a i processi di progressiva perdita con delle compensazioni adeguate al tempo e alla persona. La “negazione” della realtà dei fatti è un meccanismo infausto di difesa dall’angoscia depressiva.

Il rischio psicopatologico si attesta in una sindrome depressiva legata al mancato riconoscimento della modificazione psicofisica vissuta come una pura e semplice perdita di potere.

Riflessioni metodologiche: a chi capita il sogno di Achille? La psicodinamica è elettiva delle strutture psichiche narcisistiche o meglio delle organizzazioni narcisistiche. Cosa ci può essere di meglio, a questo punto, di dare la parola alla grande psicoanalista americana Nancy Mc Williams? Ecco cosa dice sull’organizzazione narcisistica della personalità.

“Le persone con struttura narcisistica sono consapevoli a un qualche livello della propria fragilità psicologica. Temono di essere messe da parte,di perdere improvvisamente l’autostima o la coesione dl Sé (per esempio quando vengono criticate) e di sentirsi di colpo nessuno,invece che qualcuno. Sentono di avere un’identità troppo debole per tenerla insieme e per tollerare le tensioni. Il timore della frammentazione del Sé interiore viene spostato in una preoccupazione per la salute fisica; e quindi tali persone possono anche indulgere a pensieri ipocondriaci e a morbose paure di morire. Una possibile conseguenza del perfezionismo di narcisisti è il tentativo di evitare ogni sentimento e azione che esprima la consapevolezza sia della fallibilità personale sia di una realistica dipendenza dagli altri. In particolare i narcisisti tendono a denegare rimorso e gratitudine. Il rimorso per un proprio errore o un’offesa arrecata implica l’ammissione di un difetto;provare gratitudine per l’aiuto offerto da qualcuno vuol dire riconoscere il proprio bisogno. Poiché la persona narcisistica tenta di edificare un senso di sé positivo sull’illusione di non avere né difetti né bisogni, teme che l’ammissione di un senso di colpa o di dipendenza tradisca qualcosa di vergognosamente inaccettabile. Scuse sincere e ringraziamenti sentiti saranno quindi rigorosamente evitati o gravemente compromessi nella persona narcisistica con grande impoverimento delle loro relazioni con gli altri.”

Nancy Mc Williams – La diagnosi psicoanalitica – Casa editrice Astrolabio

 

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