PICCOLE DONNE CRESCONO “SALDI EDIPICI”

 

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“Mia va da un dottore, il quale le sente il cuore e le dice che da lì a una settimana si sarebbe fermato.

Mia si sveglia, va dalla madre, racconta il sogno e le dice che praticamente è come se le avesse detto che sarebbe dovuta morire.”

Ho titolato il sogno di Mia “piccole donne crescono – saldi edipici” semplicemente perché si tratta del classico inizio della maturazione  fisiologica e psichica di una bambina, il tempo dell’adolescenza. A livello organico il corpo si evolve acquisendo le caratteristiche biologiche femminili, a livello psichico la mente si avvia verso la liquidazione del complesso di Edipo o meglio, secondo la terminologia di Melania Klein, della “posizione” edipica.

Pochi sono gli elementi simbolici di questa sintesi onirica di Mia, ma la psicodinamica s’inquadra bene nel triangolo “madre”, “padre- dottore”,

“figlia- cuore”. E’ presente, inoltre, il “tempo-settimana” a delucidare la trama e il significato profondo del sogno di questa piccola donna che cresce.

Mia comunica alla madre che è in via di emancipazione e che si sta liberando del padre e della madre, che ha iniziato la liquidazione e che restano soltanto frammenti edipici. Mia sta svendendo quello che resta dei fantasmi della  mamma e del papà, sia nel senso che si libera da inutili zavorre infantili e sia nel senso che il processo non è poi tanto doloroso. Il cambio psicofisico di ruolo è fascinoso, tutto da vivere e tutto da scoprire senza alcuna fretta.

E la morte, “che sarebbe dovuta” arrivare nello spazio di una settimana, che fine ha fatto?

Non si tratta di un “fantasma depressivo di morte” nel senso di perdita totale e definitiva, perché Mia prende tempo, “una settimana”, quello che basta per attestare di un’evoluzione, un passaggio e non una fine drastica. Oltretutto, questo tempo se lo fa prescrivere dal “padre-dottore”.Trattasi di rinascita evolutiva, dall’infanzia all’adolescenza, e dell’attesa che gli ormoni portino a compimento nel corpo il processo biologico. Mia si dà tempo non per morire, ma per andare oltre anche con la sfera affettiva e per commutare il legame con i genitori da dipendenza psichica a riconoscimento del padre e della madre, da semplice possesso a relazione possibilmente simmetrica, fatti salvi i ruoli e i compiti di ognuno. Mia si dispone, dietro gli stimoli dei genitori e del tempo  biologico, a viversi nella sua autonomia psicofisica.

Analizziamo i simboli.

Il “dottore” rappresenta l’autorità paterna, il “Super- Io”, il senso del dovere e del limite, la censura morale e la vita nella realtà insieme agli altri, la crisi dell’onnipotenza infantile e del bisogno di possesso. Il padre rappresenta per le figlie “l’uomo che sa e che apprezza” il corpo che si trasforma, l’autorità che approva e il primo oggetto di attrazione; la figura paterna stimola nella figlia una sensibilità delicata e avvolta da pudore. Del resto, il padre subentra alla madre nella posizione edipica per indicare anche il modo di inserirsi con fascino nella realtà sociale e nell’universo maschile. Perché il dottore? La competenza sul corpo viene riconosciuta a questa figura. Come si diceva in precedenza, il padre riconosce Mia come cresciuta e lei si sente cresciuta e pronta a diventare donna e pronta ad affrontare il “dramma rosa” di un corpo di donna che alberga in una psiche di adolescente.

Il “cuore” condensa la vita e il sentimento, la “libido” e gli affetti, l’emozione

e la vitalità neurovegetativa pulsionale. “Il cuore che si ferma” condensa la conclusione di una fase e l’inizio di una nuova avventura degli investimenti della “libido” e in specie di quelli affettivi.

Sul tempo si è già detto che, essendo definito in una “settimana”, attesta della fase finale della “posizione edipica”. Mia si dà tempo per evolversi e non per morire. La morte in sogno ha tutt’altra simbologia.

In conclusione, Mia si sta disponendo all’adolescenza e si avvia verso l’età adulta evolvendo anche le modalità affettive e i comportamenti.

La prognosi impone a Mia il rafforzamento della risoluzione edipica in corso. I genitori devono favorire il processo di emancipazione della figlia non indulgendo a nostalgici ritorni al passato. Bisogna, all’incontrario, sostenere Mia nel giusto cammino intrapreso.

Il rischio psicopatologico si attesta nella “regressione” e nella “fissazione” a tappe precedenti dell’evoluzione della “libido” con il ritorno alla dipendenza psichica e ai timori relazionali e con l’aggravante di un corpo di donna.

Riflessioni metodologiche: il passaggio dall’infanzia all’adolescenza è per la bambina particolarmente traumatico. Come dicevo nel sogno di Mia, la bambina si trova nello spazio di pochi mesi con un corpo di donna e con la capacità genitale. Ancora gioca con le bambole e si trova a gestire un corpo  di potenziale madre. In questa tappa biologica e psichica si manifesta il modo in cui è avvenuta l’identificazione nella madre a conclusione del complesso di Edipo e quale identità psichica ha scelto e acquisito. Freud disse giustamente che si nasce femmine, ma si diventa femmine. In questo momento la bambina nata femmina diventa donna, ma a livello psichico la consapevolezza avviene in un tempo non breve, ossia lungo. La statistica parla di quattro anni, per cui l’adolescente sa di esser donna tra i sedici e i diciotto anni. La modificazione corporea viene esibita o nascosta e la giovane donna si trova di fronte al suo corpo che riconosce o non riconosce, che accetta o rifiuta, che gradisce o detesta. Da come reagisce, si evince come si è formata. Sia che occulta il suo essere femminile con larghi maglioni o sia che lo esibisce con compiacenza, è sempre necessario dare il tempo alla psiche per l’assimilazione dell’evoluzione avvenuta. L’adolescenza evidenza la modalità in cui è proceduta la formazione del carattere sotto la spinta dei fantasmi. L’identità psicofisica è un importante fattore che rende l’adolescenza un momento critico dell’esistenza. Ricordo a tutti, genitori e non, che nel periodo adolescenziale le gratificazioni gentili non sono tassate dal governo ladro, per cui si possono elargire in abbondanza e fanno solo e soltanto bene. Grazie!

 

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