L’UOMO  DELLA  BANCARELLA

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“Svetlana sogna di andare in bicicletta e di raggiungere un luogo, tipo un prato verde con attorno degli alberi. Ci sono delle bancarelle, sembra un mercato  anche se in realtà vede anche fabbriche.

Di colpo Svetlana lascia la bici a terra e corre verso uno spazio libero del prato. Lascia la sua borsetta a terra e ritorna indietro a prendere la bici e non la trova più perché gliel’hanno rubata. Corre di nuovo verso la borsa e le hanno rubato anche quella.

E’ disperata e allora il signore di una bancarella le restituisce la borsa dicendo di averla vista a terra e che aveva preferito raccoglierla. Della bici però nessuna traccia.

Le viene da piangere perché la bici è di sua madre, anche se dopo ricorda che la mamma per fortuna ha un’altra bicicletta a casa.”

 

La chiave interpretativa del sogno di Svetlana è “il signore di una bancarella”, quello che “le restituisce la borsa”, quello che l’aveva “vista a terra  e che aveva preferito raccoglierla”. Questa è la figura paterna, il padre di Svetlana vissuto al tempo in cui la figlia maturava la relazione con il padre all’interno della cornice edipica, il solito inossidabile triangolo: padre, madre e figlia. Il quadro è stato conservato intatto nella memoria e rielaborato nel sogno con la stessa infinita tenerezza con cui è stato vissuto: il padre riconosce e rassicura la figlia sulla sua femminilità psicofisica. Tutto questo è presente nei vissuti di Svetlana evidenziati in sogno. Si rievoca il momento in cui la bambina si è sentita accettata dal padre nel suo ruolo femminile: la tensione amorosa del padre nel “raccoglierla”. Il simbolo del “raccogliere” contiene la “pietas” del mettere insieme tratti psichici per formare un’identità, il culto del comporre i fantasmi legati alla relazione con i genitori per un equilibrio esistenziale, il rispetto di un ordine naturale costituito per avere le sicurezze necessarie a vivere. “Raccogliere” si traduce in culto e “pietas”, un vissuto sacrale e mistico. Svetlana si fa “raccogliere” la femminilità dal padre per essere sicura della sua identità appena smarrita, contrastata e conflittuale. Svetlana sente forte il bisogno di essere rassicurata sul suo corpo e sulla sua psiche dal padre.

Meraviglioso!

Il sogno dà la luce alla poesia dei nostri bisogni e sentimenti più umani. La ricerca del padre è importantissima nelle bambine per la futura vita affettiva e sessuale. Il padre è quel primo amore che non si scorda mai perché l’eccesso del desiderio l’ha reso sacro e incontaminato.

Andiamo al dunque in base alle sequenze simboliche del sogno.

La “bici”, la “borsetta”, il furto: questi sono i simboli importanti del sogno di Svetlana. La “bici” condensa la “libido genitale” ossia l’esercizio della vita sessuale, la “borsetta” condensa la “recettività sessuale femminile” ossia la vagina, il “furto” condensa la “castrazione” della suddetta “libido genitale”e della “recettività sessuale femminile”: il furto della bici e della borsetta per l’appunto. La “castrazione” si traduce in una inibizione psicofisica, in un impedimento psichico e in un blocco fisico nel vivere la sessualità, un vissuto naturale e assolutamente normale nell’evoluzione degli investimenti della “libido”, ma da tenere sempre sotto controllo per impedire che si sposti nell’uomo che verrà dopo il padre. Se con la figura paterna la castrazione impedisce l’incesto, il rischio è proprio quello di operare la “castrazione” nelle relazioni future con grave danno per la vita sessuale personale e per quella di coppia.

Torniamo alla decodificazione. Svetlana sogna la sua vita sessuale e la sua dimensione femminile in un senso preciso e rafforzato. Il “prato verde con attorno degli alberi” è una bella condensazione della realtà psichica in atto della protagonista del sogno, la quale non ha difficoltà di relazione o di offerta e di disposizione verso il suo prossimo, dal momento che aggiunge le “bancarelle” di “un mercato” e anche l’operosità delle “fabbriche”. Non mancano a Svetlana bambina le speranze e le possibilità nella vita che l’aspetta: “corre verso uno spazio libero del prato”. In quanto a struttura psichica Svetlana si è evoluta nella sua completezza anche relazionale, per cui sembra che non debba mancarle alcunché.

Ma ecco che comincia il piccolo dramma della “castrazione” nella versione femminile. “Lascia la bici”,”lascia la sua borsetta”: Svetlana è pronta  e desidera affidarsi all’universo maschile, ma un trauma turba il suo equilibrio psicofisico dal momento che blocca la sua vita sessuale e opera un’inibizione della sfera erotica. Le hanno rubato “bici” e “borsetta” che aveva poggiato “a terra”; quest’ultima è un altro simbolo femminile a conferma che il sogno verte su una psicodinamica classica dell’essere femminile.

A questo punto la disperazione è il minimo che Svetlana possa vivere di fronte a tanta improvvisa disgrazia. Ma ecco che si profila una parziale soluzione: “il signore di una bancarella le restituisce la borsa dicendo di averla vista a terra e che aveva preferito raccoglierla”. La bici, pur tuttavia, sembra irrimediabilmente perduta:” della bici nessuna traccia”. Il benefico signore della bancarella, come si diceva in precedenza, è il padre, l’uomo che riconosce a Svetlana la “borsa”, la sessualità femminile, ma che per la “bici” non è provvidente, non può provvedere alla vita sessuale della figlia. Svetlana ha sentito la sua femminilità con il padre, ma ha dovuto bloccare il suo desiderio verso quest’uomo della “bancarella” e del “mercato”, un uomo fascinoso per la sua estroversione e di cui, magari, Svetlana bambina era tanto gelosa. Ecco che giustamente, a questo punto, il sogno deve offrire la figura materna, deve esibire la prima donna della vita affettiva di Svetlana, anche questo un primo amore che non si scorda mai.

“Le viene da piangere perché la bici è di sua madre.” Proprio la “bici” rubata era di sua madre e non era di Svetlana. Il richiamo alla madre attesta della contrastata e parziale identificazione al femminile nella figura materna e della incompiuta identità psichica di Svetlana. Il legame con la madre è molto forte e ha strutturato una forma di dipendenza da senso di colpa per essere stata affascinata, nel bene e nel male, dalla figura maschile del padre. La “bici” apparteneva alla madre, l’oggetto dell’attrazione sessuale di Svetlana riguardava la madre. Ecco che arriva la compensazione e l’assoluzione parziale del senso di colpa: “la mamma per fortuna ha un’altra bicicletta a casa”. La sessualità di Svetlana si è evoluta giustamente in riferimento alla madre per quanto riguarda l’identificazione al femminile, ma la madre ha conservato la sua sessualità e lei l’ha smarrita e per il momento non l’ha ritrovata.

La prognosi impone a Svetlana di riappropriarsi della sua vita sessuale nella sua interezza, superando le inibizioni legate alla risoluzione dei resti del complesso di Edipo riconoscendo la figura paterna nella sua reale consistenza e nella sua reale funzione. Svetlana deve liquidare il senso di colpa verso la madre e razionalizzare la dipendenza senza eliminare la solidarietà e la complicità elettiva.

Il rischio psicopatologico si attesta nel sacrificio della vita sessuale con conversioni isteriche della “libido” inibita nel suo naturale investimento e appagamento. Bisogna tenere sotto controllo la tendenza a limitare la vita sessuale con grave pregiudizio per la vita di coppia.

Riflessioni metodologiche: la figura materna è complessa nella sua struttura e nella sua funzione, per cui la relazione con i figli può contraddistinguersi anche di ambiguità e ambivalenza. La madre, ad esempio, può essere amica delle figlie e amante per i figli, solidale e seduttiva, competitiva e complice e tanto altro direttamente proporzionale ai bisogni della madre e dei figli. Bisogna, allora, che le mamme tengano sotto controllo la loro storia e la loro formazione specialmente quando i figli sono adolescenti e durante la prima giovinezza, sicuramente fino a quando i figli non sono diventati a loro volta padri e madri. I figli hanno bisogno soltanto della madre e non di altro. Non bisogna snaturare il ruolo e ridicolizzarlo

perché se la figlia inizialmente è contenta della solidarietà della madre perché le dà sicurezza sociale, di poi si sente sola quando ha bisogno di una presenza autorevole e di una stabilità affettiva. Inoltre non bisogna perdere potere nei confronti dei figli in nome di un falso mito della modernità. Inoltre,   comunicare i dissidi di coppia o esprimere giudizi pesanti sul coniuge è, oltre che disdicevole, dannoso a livello psichico per i figli. Denigrare la figura di un genitore ai figli da parte dell’altro genitore equivale a una bestemmia proprio per la sacralità del padre e della madre, un pesante discredito verso figure che devono essere rassicuranti e integre per i figli. I padri e le madri che sono insolventi a livello di rispetto dell’altro, magari per cercare un’alleanza contingente, seminano nei figli sensi di colpa che nel tempo fomentano legami conflittuali e sbagliati che possono avere ripercussioni nefaste nelle famiglie che costituiranno.

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