LA  LETTERA  DI  MARY E LA RAZIONALIZZAZIONE DEL LUTTO

fractal-1207678__180

“Dear Salvatore,

spero che stia bene.

Una mia amica mi ha fatto conoscere il suo blog, veramente interessante.

Mi piacerebbe se Lei potesse interpretare il mio sogno.

Premetto che sogno sempre mio padre, l’unica in famiglia che lo sogna, lui purtroppo é morto 16 ani fa.

Sembra sempre che ogni volta che lo sogno succeda qualcosa di brutto. Mi piacerebbe capire qualora ci fosse una spiegazione il perché sogno con tanta frequenza mio padre.

Per due volte ,due settimane fa ho sognato che ero a casa mia in Italia ( perché io abito in Uk ) e con  tutta la famiglia eravamo in giardino compreso mio padre di cui sapevo che c’era, ma non lo vedevo, ed erano tutti felici che finalmente conoscevano il mio ragazzo ( che purtroppo ormai ci siamo lasciati da due mesi ) cmq nel sogno erano tutti felici ormai di conoscerlo e che fosse venuto a casa. Tutti poi entravamo dentro casa, e a quel punto mi sono svegliata.

Due giorni fa ho sognato di nuovo mio padre, eravamo nella sala sempre a casa mia in Italia, con tutta la mia famiglia, compresa mia nonna, ( la madre di mio padre ). Mio padre era seduto a tavola, lo vedevo che sveniva e cercavo di aiutarlo, nel sogno sveniva due volte di cui ho sempre cercato di aiutarlo, e poi tutto ad un tratto al TG davano la notizia che erano arrivati gli UFO .

Poi mi sono svegliata.”

Spero di avere un suo commento

La ringrazio

Mary”

Nella premessa della sua gradita lettera Mary afferma che “sogna sempre suo padre”, che “purtroppo è morto” da sedici anni e che è “l’unica della famiglia” a sognarlo. Il sogno di una figura così importante e incisiva nell’ economia psichica è legato ai bisogni individuali e ai modi psichici d’immagazzinare e smaltire un trauma di questo calibro: la razionalizzazione del lutto e della perdita. In questo doloroso evento si manifesta più che mai la proprietà del sogno di difesa dell’equilibrio psichico e di progressiva “catarsi” dell’angoscia, al di là della precisa volontà di chi sogna: purificazione e integrazione nella struttura psichica del trauma. Il sogno è “profilassi” psichica, il sogno tutela l’equilibrio psicofisico non solo durante il sonno ma anche nella veglia, il sogno ripulisce la psiche senza una nostra precisa richiesta e senza una nostra diretta volontà. Il sogno è “filogenetico”, ama la Specie. E’ inquietante pensare che dentro di noi una funzione psicofisica lavora al di là della nostra precisa volontà, ma la stessa cosa succede per il battito cardiaco, per la respirazione, per la circolazione del sangue, per la digestione, per la pressione arteriosa e per le altre funzioni gestite mirabilmente dal sistema nervoso neurovegetativo, giustamente detto involontario ossia indipendente dalla mia volontà.

Dopo questa importante digressione torniamo alla lettera di Mary. La morte del padre comporta la necessità psichica di assorbire la tragica notizia e di traghettarla nei livelli psichici profondi. L’informazione viene subito rifiutata dalla psiche che a tal uopo istruisce i “meccanismi di difesa dall’angoscia” e in particolare quelli che la struttura psichica di Mary è educata a usare. Soltanto a livello razionale Mary al tempo del tragico evento sapeva della morte del padre, ma dentro c’era soltanto un vago sapere e un incerto sentire, perché l’angoscia della morte e della perdita sarebbe stata ingestibile in quel momento storico dalla coscienza del suo “Io”. Questa difesa naturale e involontaria vuol significare che nella psiche profonda vigono le emozioni forti e non le semplici ansie, i fantasmi e non i concetti logici, i contenuti neurovegetativi forti e non i dolori convenzionali. La psiche non accetta in un primo tempo il lutto e l’angoscia collegata, si difende con l’automatismo di vagliarlo lentamente fino all’accettazione. La psiche è il corpo e il corpo è la psiche: lutto e angoscia coesistono e convivono. Il sistema psichico progressivamente procede alla “razionalizzazione del lutto” anche attraverso il sogno, che di per se stesso è camuffato nel suo “contenuto latente”. E allora, pian piano, prendiamo atto che il nostro adorato padre è partito per chissà dove, ma sicuramente da qualche parte e quanto meno è rimasto nei nostri pensieri e nelle nostre angosce. La razionalizzazione di un lutto importante e significativo abbisogna minimo di due anni per essere portata a buon fine. Ricordiamo che a volte il tempo si dilunga nella vita intera, perché il trauma non viene smaltito e si vive nell’angoscia perenne con una pesante caduta della qualità della vita. In questo caso si usa il meccanismo nefasto della “negazione” del lutto e si presenta un disagio pesante da curare. Non si può negare la realtà, ma si deve progressivamente accettare. Ma perché è così lungo il decorso della razionalizzazione del lutto? I nostri cari e preziosi defunti ci lasciano sempre dei sensi di colpa da espiare per tutto quello che non abbiamo detto a loro e per tutto quello che non abbiamo fatto con loro, per tutto quello che non abbiamo vissuto con loro e per tutto quello che volevamo vivere con loro. La morte del padre ci lascia soli con i nostri ricordi, le nostre nostalgie e i nostri conflitti.

Riconvergiamo su Mary, “l’unica in famiglia che lo sogna”. Riaffiora il sentimento della rivalità fraterna, un vissuto tanto importante per l’economia psichica su cui non si è ancora abbastanza ricercato. Cara Mary, i tuoi fratelli o i tuoi familiari possono tranquillamente sognare il papà o il marito o il fratello con un semplice simbolo: al posto del padre ci mettono un re o un cavallo o un altro condensato, dipende da quale qualità è prevalsa nel loro vissuto in riguardo a questa figura sacra. Inoltre bisogna rilevare che il padre di Mary è morto da sedici anni e ancora è vivo nei ricordi e nei sogni della figlia. Si desume che l’imprinting è stato molto forte nel bene e nel male; del resto questa figura è investita di forti sensazioni e forti sentimenti, l’amore e l’odio, l’attrazione e la repulsione, il rifugio e il pericolo. Anche se insignificante nella realtà, il padre viene investito di grandi cariche di “libido”, figuriamoci quando è presente e invadente nell’agire in pieno il suo ruolo. Per quanto si è argomentato Mary conserva il padre nel suo cuore e nella sua mente e il suo sogno provvede a lenire il suo dolore e a sistemare il suo lutto.

“Sembra sempre che ogni volta che lo sogno succeda qualcosa di brutto.”

Questa è soltanto una difesa superstiziosa. Soltanto la casualità gestisce questa coincidenza, non la causalità, la categoria logica di causa ed effetto che risale alla codificazione del grande Aristotele ventiquattro secoli or sono. Certo che la morte del padre è stata una disgrazia e allora ci può essere una traslazione al presente del tragico evento. Ma perché Mary non pensa che sognare il padre porta tanta fortuna? Anche in questo caso il sogno non riconosce queste categorie interpretative. Il sogno è un prodotto psicofisico complesso e rappresenta soltanto e solamente lo stato psichico in atto. Sul perché Mary sogna il padre con tanta frequenza ho risposto in abbondanza, per cui si può analizzare il sogno nella speranza di trovare conferme a quanto affermato o nuove verità.

“Per due volte, due settimane fa ho sognato che ero a casa mia in Italia( perché io abito in Uk ) e con  tutta la famiglia eravamo in giardino compreso mio padre di cui sapevo che c’era, ma non lo vedevo, ed erano tutti felici che finalmente conoscevano il mio ragazzo ( che purtroppo ormai ci siamo lasciati da due mesi ) cmq nel sogno erano tutti felici ormai di conoscerlo e che fosse venuto a casa. Tutti poi entravamo dentro casa, e a quel punto mi sono svegliata.”

Analizziamo i simboli e le psicodinamiche. Mary ricostituisce tutta la famiglia dentro di lei, “a casa mia” e “in giardino”, a riprova del suo bisogno affettivo e protettivo e dei suoi buoni sentimenti e valori: una leggera e benefica “regressione” al tempo in cui c’eravamo tutti e stavamo bene insieme. Il fatto di non vedere il padre è una difesa dall’angoscia per continuare a dormire. Ecco il perché del sogno di Mary: “tutti felici che finalmente conoscevano il mio ragazzo”, “(che purtroppo ci siamo lasciati da due mesi)”. Questo è il nuovo lutto di Mary! All’uopo il sogno fornisce l’unità affettiva della famiglia. Quindi questo sogno non verte sul lutto del padre, ma approfitta di quest’ultimo per rievocare la rottura affettiva con il suo ragazzo. Il dolore di Mary è composto e abbastanza razionalizzato: “tutti poi entravamo dentro casa”. Il sogno ha compensato una frustrazione affettiva in atto.

Passiamo alla decodificazione del secondo sogno di Mary.

“Due giorni fa ho sognato di nuovo mio padre, eravamo nella sala sempre a casa mia in Italia, con tutta la mia famiglia, compresa mia nonna, ( la madre di mio padre ). Mio padre era seduto a tavola, lo vedevo che sveniva e cercavo di aiutarlo, nel sogno sveniva due volte di cui ho sempre cercato di aiutarlo, e poi tutto ad un tratto al TG davano la notizia che erano arrivati gli UFO.”

L’unità familiare si allarga alla nonna: la nostalgia degli affetti di Mary è tanta, ma veramente tanta. La scena onirica è sempre la sua interiorità:”sempre a casa mia”, nella sala. Compare il padre “seduto a tavola”; quest’ultima rappresenta l’affettività familiare, la cultura del gruppo familiare, lo scambio delle idee e la dialettica psichica. Sulla tavola si posa il cibo, per cui la tavola è il palcoscenico del cibo, l’altare della famiglia. Il cibo condensa l’amore della madre o di chi ne fa le veci secondo la formula antica e ultramillenaria “chi mi ama mi nutre e chi mi nutre mi ama”. Di poi, il simbolo si allarga a tutti i membri della famiglia. Ecco perché è importantissimo mangiare tutti insieme per l’evoluzione e l’economia psichica. La famiglia a tavola trasmette il senso di appartenenza e lo spirito di gruppo. La solitudine nel mangiare fomenta anaffettività e disturbi della relazione. Non dimentichiamo che i riti mistici cristiani si basano sulla condivisione e sull’assunzione del cibo mistico del corpo di Cristo. Il padre di Mary è presente, ma sviene per ben due volte. Lo “svenimento” è un meccanismo organico primario di difesa dall’angoscia. Lo “svenimento”, quindi, rappresenta la caduta della vigilanza della coscienza per continuare a vivere, ma per Mary è un forma simbolica attenuata di accettare la morte del padre, una compensazione dell’angoscia della perdita, così come l’aiutarlo ’è un’assoluzione del senso di colpa: “ho sempre cercato di aiutarlo”. Ecco che si profila l’assurdo logico consequenziale, assurdo per la Logica, ma non per la logica del “processo primario”: “poi tutto ad un tratto al TG davano la notizia che erano arrivati gli UFO”. Cosa rappresentano questi ultimi? Ragioniamo: gli ufo vengono dall’alto, dal cielo e si concretizzano manifestandosi a noi nelle loro fattezze. Il simbolo dinamico “dall’alto verso il basso” condensa il processo psichico e fisico della “materializzazione”, il diventare realtà concreta. “E il Verbo si fece carne e abitò tra noi” scrive Giovanni nel suo evangelo. Inoltre in questa dinamica rientra la radice etimologica della parola “desiderio”: “de sideribus”, dalle stelle. I desideri cadono dalle stelle e diventano realtà. Mary desidera che il padre sia vivo, ma si deve adattare alla realtà dei fatti e il sogno compensa i fantasmi e reintegra la psiche a livello strutturale, dinamico ed economico: Mary si sente meglio e senza averne coscienza sta progressivamente razionalizzando il lutto del padre. Attraverso il sogno, che è un fenomeno psicofisico involontario, agisce la profilassi psichica, la tutela psicologica. Il fatto che il sogno non si può controllare nella sua origine e guidare nella sua dinamica è inquietante ed è un motivo per cui sul sogno durante i secoli e i millenni si è tanto fantasticato con superstizioni e con magie, si è sognato sul sogno. Necessita un poderoso  risveglio.

Questo è abbondantemente quanto dovuto alla gentilezza di Mary.

La prognosi impone di accettare la fenomenologia progressiva del lutto, di accomodare i normali sensi di colpa senza ossessionarsi sulla loro impossibile riparazione, di lasciare che il sogno prosegua nella naturale razionalizzazione del lutto. Sognare e pensare il padre è un atto di grande nobiltà. Si chiede a Mary di non demordere nella ricerca dell’amore giusto per lei e degno di lei.

Il rischio psicopatologico si attesta nella degenerazione psichica del “fantasma di perdita” e nella mancata razionalizzazione del lutto con il ritorno di una sindrome d’angoscia e una caduta della qualità della vita.

Riflessioni metodologiche: la lettera di Mary mi ha dato la possibilità di spalmare gli approfondimenti su determinati fenomeni psichici nel corso dell’interpretazione dei suoi sogni, per cui rimando le riflessioni metodologiche al prossimo sogno.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.