LA SESSUALITA’ FEMMINILE E IL SENSO DI COLPA

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“Nora sogna di trovarsi in auto con il suo uomo.

Sta guidando, ma non vede niente, né il volto, né la strada davanti.

Vede soltanto lo scorrere della strada lateralmente.

A un certo punto Nora vede il bagliore di due autovelox e pensa che pagherà una multa veramente salata.”

Il sogno di Nora tratta di una donna che vive bene la sua sessualità, ma non può fare a meno alla fine di colpevolizzarla. La sfera erotica rientra tra i sogni ricorrenti dell’universo femminile ed esiste una ragione ben precisa. Rispetto all’universo maschile la formazione psichica della donna in riguardo alla sessualità risente di fattori biologici, culturali e sociali più complessi. Esaminiamone alcuni. A livello biologico la donna è ricca di orologi finalizzati alla continuazione della Specie e con il rapporto sessuale è passibile di essere fecondata. La donna matura prima del maschio sempre a livello biologico e psicologico, ma anche a livello umano e culturale. La bambina è più giudiziosa e docile, si usa dire. A livello socioculturale in un recente passato la donna era ritenuta quasi un peso per la famiglia, dal momento che non aveva la forza di un maschio e quindi non era una valida forza lavoro. A livello culturale la donna sin da bambina è oggetto di pressioni educative e di vincoli sociali collegati a tradizionali pregiudizi. A livello psicologico, inoltre, la bambina è chiamata a evolversi con una buona duttilità anche a causa del fatto che il suo corpo si trasforma rapidamente in un corpo di donna. In quest’ultimo, pur tuttavia, abita ancora la psiche e la mente di un’adolescente e il rischio della deflorazione e della gravidanza. Inoltre la donna bambina è oggetto privilegiato delle insidie e delle violenze sessuali da parte degli adulti, dei pedofili, dei bruti. La complessità di questi fattori spiega come la donna  sia sottoposta con naturale superficialità a frustrazioni e a repressioni della “libido” da parte delle istituzioni rispetto al maschio. Ma convergiamo sul sogno alla ricerca di pezze giustificative di quanto affermato.

Il sogno di Nora esordisce con una situazione di fusione erotica: “in auto con il suo uomo”. “L’auto” rappresenta il sistema neurovegetativo e in particolare la sessualità con i suoi meccanismi neurofisiologici autonomi. Nora è in intimità con il suo uomo. Si profila la decodificazione di un sogno erotico molto frequente, gratificante e altamente emotivo al punto che l’eccitazione sessuale nel maschio e nella femmina si può manifestare nelle sue espressioni più alte: l’erezione e la lubrificazione, l’eiaculazione e l’orgasmo. Potenza vitale del sogno!

Nora “sta guidando”. L’iniziativa e la partecipazione nell’appagamento della “libido genitale” non mancano alla protagonista del sogno. Si attesta un facile coinvolgimento e una spedita sicurezza, oltre alla pulsione erotica e sessuale.

“Ma non vede niente, né il volto, né la strada davanti”. Il “vedere” rappresenta simbolicamente il “principio di realtà” e la “funzione razionale dell’Io”; di conseguenza, il non vedere “niente” comporta l’abbandono completo alle emozioni e alle pulsioni, nonché la caduta della vigilanza e dello spirito critico. Nora è in piena “trance” erotica, com’è giusto che sia in una corretta collocazione psicofisica introduttiva all’amplesso sessuale. Non vedere il volto del partner in sogno è particolarmente inquietante sia per chi sogna e sia per chi interpreta. Infatti si tratta di una censura onirica: viene impedita la visione perché non è stato possibile lo “spostamento” in un altro soggetto similare e per continuare a dormire. E allora di chi si tratta? Teoria psicoanalitica impone che si tratti delle figure genitoriali e in questo caso del padre. Ma bisogna essere anche elastici con i sogni e non ricorrere sempre al famigerato complesso di Edipo. Pur tuttavia, bisogna riconoscere che l’imprinting dei genitori nella vita sessuale dei figli è notevole, se non determinante. Del resto sono le figure che abbiamo frequentato quando eravamo innocenti, solo sensazioni e senza conoscenze. Progressivamente abbiamo sperimentato fisicamente e psicologicamente noi stessi attraverso le loro persone e abbiamo imparato a conoscere, a discernere, a rielaborare  e ad archiviare. La teoria impone che la matrice della nostra vita sessuale si colleghi al desiderio di loro, ma in questo sogno è preferibile riconoscere a Nora gli “occhi chiusi” durante l’abbandono alla vita dei sensi. Non è finita, perché Nora non vede “la strada davanti”. La strada è simbolo del percorso della vita e del cammino esistenziale, una soluzione attraverso il fare e un progetto da realizzare, l’avventura e la creatività sempre finalizzate alla realizzazione di un programma. Il guidare la macchina senza vedere la strada è pericolosissimo nella realtà, ma tanto diffuso e significativo nel sogno. Quando siamo particolarmente stressati dalla quotidianità banale e dagli impegni inautentici, quando non ascoltiamo i nostri bisogni cosiddetti materiali, quando sacrifichiamo la nostra vita sessuale in nome del lavoro e della conseguente stanchezza, ebbene, allora siamo pronti a sognare di guidare la macchina senza vedere la strada. Questa è la funzione importantissima del sogno di diagnosticare lo stato psicofisico e di indicare il ripristino dell’equilibrio nervoso e dell’armonia corpo-mente: la prognosi.

Nora “vede soltanto lo scorrere della strada lateralmente”. Nora è dentro la macchina con il suo uomo, Nora è in intimità e la visione laterale si spiega con la postura dell’amplesso, così come il non vedere nulla si spiega con gli occhi chiusi durante il suddetto amplesso. Il sogno non mente e addirittura ci suggerisce le posizioni assunte dagli attori protagonisti nel teatro dei sensi. Lo “scorrere” condensa l’evoluzione vitale, lo slancio pulsionale dell’istinto.

Fin qui tutto è ok! Gli amanti sono in pieno trasporto erotico ed esaltano misticamente il dio Eros, ma ecco che arriva l’inghippo. Nora “vede il bagliore di due autovelox  e pensa che pagherà una multa veramente salata” ai vigili che a suo tempo ha messo dentro di lei. Subentra l’istanza psichica del “Super-Io” a ridimensionare, se non a bloccare, il trasporto dei sensi e l’abbandono al piacere. Il senso di colpa é legato alla censura morale, al rispetto della norma, all’adempimento del dovere, all’infrazione dei dettami vigenti nella società, alla paura del peccato legato all’insegnamento religioso che esige castità e verginità, alla sessuofobia imperante nella società mediterranea in riguardo alla figura femminile e al ruolo della donna, figura e ruolo che oscillano tra la soccombenza al maschio e la perversa provocazione. Una bambina che diventa adolescente spesso riceve questi messaggi malevoli e infami dai genitori in primo luogo e guarda caso nel sogno di Nora gli autovelox sono due. Del resto, il “Super-Io” si sviluppa dai cinque anni in poi ed è collegato alla figura paterna, per cui Nora rievoca gli insegnamenti del padre e i divieti da lui imposti nell’economia psichica familiare e da lei naturalmente introiettati in maniera più o meno rigida. Nora pensa con la sua dimensione bambina che “pagherà una multa veramente salata” perché ha fatto gli atti impuri, quegli atti moralmente vietati perché permeati di fornicazione. La “multa” è simbolo dell’espiazione della colpa e sarà veramente pesante. Povera Nora! Era partita bene con la sua libera iniziativa e il suo abbandono all’istinto e al desiderio, ma ha rischiato di concludere male o quanto meno è stata disturbata dai retaggi moralistici familiari, dai pregiudizi sociali e dalle remore religiose. Questo è il prezzo che si paga all’evoluzione della “libido” nella cultura mediterranea aliena ai diritti del corpo, propensa ai diritti dello spirito, interessata ai privilegi culturali. Ma ci sono prezzi più tragici nella società contemporanea che la donna è costretta a pagare. In questi settori siamo ancora nella preistoria della civiltà e neanche agli albori. E’ opportuno ascoltare come consolazione “Imagine” di John Lennon.

La prognosi è fausta e suggerisce a Nora di ridurre le esigenze morali in contesti di per se stessi naturali e gratificanti, di liberarsi dagli insegnamenti familiari che riportano al passato e che non servono al presente, di prepararsi un futuro affermativo.

Il rischio psicopatologico si attesta nel fomentare il Super-Io con una serie di doveri morali e nel ridurre la libera espressione delle pulsioni sessuali con grave danno per l’equilibrio psicofisico e con la conseguente conversione della “libido” repressa in sintomi psicosomatici.

Riflessioni metodologiche: il sogno di Nora induce a rispolverare la mitica  colpevolizzazione culturale della donna e all’uopo riesumo Lilith. Nella cultura mesopotamica Lilith era il demone della tempesta, nella cultura ebraica era la prima donna e la prima compagna di Adamo. E’ presente nella prima formulazione del Genesi, di poi definito Antigenesi. Quindi, la prima donna di Adamo non è stata Eva, ma Lilith. Quest’ultima fu espulsa dal giardino di Eden e relegata a principio del male per il semplice motivo che aveva preteso durante il coito di stare sopra Adamo. Lilith non voleva stare sotto. La simbologia del “sopra” e del “sotto” impone la decodificazione del rifiuto di Lilith di soccombere al maschio e alla sua cultura. Lilith contesta il potere sessuale di Adamo e il primato culturale maschile che impone alla donna di stare sotto e non sopra: discuterne non è dato. Quant’è viva ancora oggi Lilith e quant’è moderno il suo insegnamento! Dio ascoltò Adamo e lo liberò dalla sofferenza preparando per lui e per le sue necessità psicofisiche Eva, una donna docile e fatta “ad hoc”:”questa è finalmente osso delle mie ossa, carne della mia carne, questa sarà chiamata donna perché dall’uomo questa è stata tratta.”  Lilith restò l’ambiguo malanno dell’uomo, un oggetto di amore e di odio, di desiderio e di ribrezzo, di attrazione e di repulsione. Lilith fu criminalizzata e destinata a rappresentare il leader delle divinità femminili maligne e infernali; di poi vennero le Erinni, le Furie, le sirene, le streghe, la “parte negativa della donna”, l’oggetto parziale persecutorio, la sessualità perversa che distrugge il maschio. Il resto va da sé.             

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