ASSUNTINA TRA FOBIA E LIBERTA’

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“Assuntina sogna di trovarsi al mare con alcune donne.

Un aereo si dirige verso di loro volando molto basso e quasi sfiora le loro teste.

Assuntina non ricorda l’aereo che fine ha fatto. Forse è precipitato

Prende tanta paura e una delle donne la guarda e le dice: “Assuntina lascia perdere, non è cosa per te.”

Un sogno semplice e lineare con un “contenuto manifesto” sensato che può supporre la paura di Assuntina di viaggiare in aereo, un’aerofobia così diffusa tra persone di varia età e così resistente ai trattamenti psicoterapeutici, quasi come le malattie psicosomatiche delle pelle per la scienza dermatologica. Nella sindrome fobica del volare o dell’aereo si pensa che il problema sia legato all’insorgere di un “fantasma di morte”: se cade l’aereo, non c’è scampo e di certo si muore. Sbagliatissimo! Distinguiamo subito tra la “paura” dell’aereo e la “fobia” dell’aereo. Giustamente e normalmente si vola con una certa “paura”. La “fobia”, invece, non consente di volare perché l’oggetto dell’angoscia non è l’aereo, ma quello che simbolicamente rappresenta, il materiale rimosso a cui si collega e che si scatena con la cosiddetta “crisi di panico”. Mi preme precisare che la “fobia” è una paura con l’oggetto traslato, qualcosa al posto di qualcos’altro, mentre la “paura” ha sempre un oggetto preciso e azzeccato. La “fobia”, in quanto ha l’oggetto traslato, può tralignare nell’angoscia ed ecco che si presentano i sintomi della “crisi di panico”: mancanza di respiro, sudorazione, tremolio, paura di morire e quante altre orribili sensazioni si possono soggettivamente aggiungere. Chi più ne ha, più ne metta.

Mi sono dilungato per dare la possibilità a quelli che leggono l’interpretazione di questo sogno di usufruire di una conoscenza che può alleggerire emotivamente il problema di prendere l’aereo e che può aiutare coloro che soffrono di aerofobia conclamata a rimettersi in discussione e a cimentarsi con il malefico veicolo. La tesi di fondo è sempre la stessa: il “sapere di sé” è risolutivo e salvifico. Viva l’autocoscienza!

Riprendo in carico il sogno di Assuntina e ripeto che il “contenuto manifesto” istruisce una forma di paura dell’aereo, ma il “contenuto latente” è tutt’altro e lo voglio anticipare prima di dimostrarlo con la decodificazione. Questo è il classico sogno dell’ottimale risoluzione edipica in riguardo alla figura materna da parte delle figlie: l’accettazione della sconfitta e la consapevolezza dell’impari competizione, la sacralità della figura materna e l’opportuna identificazione nella madre per la conquista della propria autonomia.

Ebbene sì, cari lettori appassionati dei sogni come me, l’aereo di Assuntina non è quella volgare e colorata supposta volante tanto pericolosa per la mente e per il corpo, ma la figura materna, una madre potente e prepotente, una madre importante e consistente, una madre a misura dei bisogni dei figli e delle figlie che serve a formare il loro personale fantasma, “la parte positiva e la parte negativa della madre”. Mi preme ricordare a favore delle madri che si tratta sempre dei vissuti, evoluti in fantasmi, dei loro figli, senza alcuna affermazione e pretesa che nella realtà il loro operato sia stato di tale qualità e quantità.

Qualsiasi contenitore rievoca la figura materna per la sua recettività affettiva e genitale, qualsiasi recipiente è un grembo reale prima di nascere e un grembo traslato dopo essere nati. L’aereo condensa una madre possente a tutti i livelli, come la balena di Pinocchio o il lupo di Cappuccetto rosso e altri simboli similari e presenti a iosa nelle fiabe e nelle favole, materiale presente nell’ “Immaginario collettivo” come gli archetipi e come gli attributi, nel nostro caso, dell’archetipo “Madre”.

Assuntina sogna di trovarsi al mare con delle donne.” Queste ultime rappresentano l’alleanza e il “mal comune, mezzo gaudio” di toscana saggezza, la condivisione della stessa condizione psicofisica e la similarità di una psicodinamica: una questione al femminile e in questo ambito si colloca il problema e la soluzione nel finale del sogno. Il “mare”, come quello del mio “blog”, racchiude una simbologia vasta: la parte profonda e oscura della nostra psiche, l’Inconscio di Freud, il crepuscolo della ragione e il primato dell’emozione, l’universo psichico femminile e il mito dell’origine, il viaggio e il mistero da disvelare, il fascino dell’ancora fuso e confuso e che è in attesa d’individuarsi, l’evoluzione e il ritorno all’indistinto.

Ecco il dunque, ecco la chiave d’interpretazione del sogno di Assuntina e di tutte le aerofobie, delle psicodinamiche in riguardo alla figura materna: “un aereo si dirige verso di loro volando molto basso e quasi sfiora le loro teste”. Le madri “imprittano” non solo i pensieri, “le loro teste”, ma anche e soprattutto i cuori, formano la vita affettiva e la personalità, indirizzano la vita sessuale con l’identificazione. La madre che vola basso con il suo simbolico aereo condensa il bisogno di Assuntina di avere una madre presente ma non invadente, reale ma non immaginaria, effettiva ma non supplente delle sue debolezze. Assuntina è fuori dall’aereo e questo è altamente significativo a livello psicologico, perché vuol significare che non è fagocitata, non è dipendente, è autonoma, è libera, fa perno su se stessa, fa legge a se stessa. Pensate che iattura se Assuntina fosse stata dentro la madre come Pinocchio e come Cappuccetto rosso, pensate a quanta strada avrebbe dovuto ancora percorrere per la definitiva liberazione. Il riconoscimento del ruolo materno e l’identificazione al femminile hanno risolto la sua situazione edipica: Assuntina ha dato “a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”, norma di evangelica memoria molto efficace per capire anche le fobie.

Assuntina non ricorda l’aereo che fine ha fatto. Forse è precipitato.” La liberazione dalla figura materna e l’averla messa al posto giusto dentro di lei non lascia sensi di colpa, ma riconoscimento dell’altro, della madre per l’appunto. Quest’ultima adesso può anche avere una sua collocazione, può anche cadere dal cielo dei desideri, può anche materializzarsi, può vivere una sua concreta dimensione, può essere l’altro da Assuntina, un “altro” molto importante e significativo, ma “l’altro” da Assuntina. Questo è il significato corretto del concetto di riconoscimento. Assuntina è paga della sua risoluzione proficua e della sua autonomia conquistata. Il precipitare dell’aereo non ha niente di drammatico, perché simboleggia la concretizzazione materiale, il meccanismo psichico di difesa opposto della “sublimazione”, la “materializzazione”. Assuntina è come la madre, vive la sua realtà di figlia nella piena autonomia esistenziale, psichica e materiale. Ha riconosciuto la madre e adesso può avere una coscienza di sé limpida e autonoma. Assuntina è stata figlia, adesso è donna, “domina”, padrona. Però ha preso “tanta paura” alla vista del ritorno minaccioso dell’aereo, del suo aereo, della madre introiettata nella fase edipica, ma è importante che si sia ripresa e abbia riaffermato la sua individualità. Questo vuol dire che il complesso di Edipo ce lo portiamo dentro e dietro perché non lo risolviamo mai del tutto, come le umane cose del resto. Non è dell’essere umano vivente la dimensione del “definitivo” e dell’“onnipotente”, al contrario di quella del “possibile” che lo contraddistingue, come Kierkegaard aveva indicato due secoli or sono per sue personalissime follie.

Ma il sogno di Assuntina non si è ancora fortunatamente concluso. “Una delle donne la guarda e le dice: Assuntina lascia perdere, non è cosa per te.” Le donne rappresentano l’universo femminile, la parte femminile conquistata con il riconoscimento e l’identificazione nella madre: la consolazione conseguente alla sconfitta della competizione funesta con la madre e la consapevolezza che le sconfitte servono per l’evoluzione psichica e per l’esistenza semplicemente perché ridimensionano i margini della folle onnipotenza. Non ti riguarda, “non è cosa per te”, per te che vuoi essere libera, per te che vuoi essere autonoma, per te che hai superato le dipendenze materne, per te che sei cresciuta e che hai un libero progetto di vita. Assuntina è pronta per una vita affettiva e sessuale ed è pronta a diventare madre a sua volta.

Chi ha lottato per conquistare la libertà, difficilmente la vuol perdere. Ma attenzione, perché si può presentare un campo di fobie minacciose per l’integrità dell’Io: “non si può morire dopo il successo”, “non si possono perdere le proprie cose conquistate con tanto sudor di fronte e stridor di denti”.

La prognosi impone ad Assuntina di essere sempre attenta e gelosa custode della propria autonomia e di non contrabbandarla con altre forme più sottili di dipendenza, di rafforzare la sua irripetibile individualità e di stabilire con la madre la relazione evoluta di “figlia della madre” e non di “madre-figlia”. Dalla superata prigionia materna dentro di lei, alla prigionia dell’aereo il passo non è breve, ma è sempre possibile. Se Assuntina soffre di aerofobia, il sogno ha preso due piccioni con una fava.

Il rischio psicopatologico si attesta nella “regressione” e nella “fissazione” a forme di gratificante dipendenza dalla madre o da figure similari o da limiti liberamente elaborati o da fobie di varia gamma con la conseguente caduta della qualità della vita e l’insorgere di una nevrosi ansiosa collegata alla crisi della propria autonomia psichica.

Riflessione metodologica: l’aerofobia non è la traslazione di un “fantasma di morte” nudo e crudo, ma è in prima istanza l’angoscia di tornare alla dipendenza materna, di una “regressione” e di una “fissazione” alla tappa gratificante della fusione madre-figlio. L’aereo riesuma la madre fagocitatrice, quella che divora i figli, la “parte negativa del fantasma della madre” che il bambino elabora si dal primo anno di vita, quando si chiede a suo modo: “e se la mamma mi abbandona?”. Le teorie della psichiatra infantile e psicoanalista Melanie Klein sono importantissime per far luce sulla psiche dei bambini proprio quando sono “infanti” e non hanno piena facoltà di parola e hanno una facoltà primaria di pensiero. Da madre si nasce e di madre si può morire. La morte più sottile non è quella dopo la vita, di cui nulla sappiamo, ma quella in vita, di cui tanto sappiamo e di cui tanto soffriamo. Risolta la dipendenza edipica, bisogna stare attenti all’attaccamento ai beni materiali, che è la traslazione delle conquiste fatte ed è direttamente proporzionale alla perdita della madre negativa e dei suoi tesori. Bisogna porre massima attenzione a non creare dipendenze di qualsiasi tipo, a meno che non siano pienamente consapevoli e accettate. Buona fortuna, Assuntina, da parte del tuo sogno! Buona fortuna a tutti quelli che non volano per un semplice “qui pro quo”, qualcosa al posto di un’altra cosa, da parte di “dimensione sogno.com”!

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