LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO … DI EDIPO

alarm-clock-1191561__180

“Patty sogna di dormire sul divano e di sentire quello che dicono le altre persone nella stanza.

Vuole rispondere , ma non riesce ad articolare le parole.

Vuole alzarsi, ma si sente bloccata e trema.

Sa che per svegliarsi subito una persona deve toccarla; ad esempio sua madre. Oppure deve sentire la sveglia, altrimenti ha bisogno di tanto tempo per svegliarsi.”

 

Il sogno di Patty è il classico prodotto di un momento evolutivo importante durante il complesso di Edipo e per la precisione l’identificazione della figlia nella madre dopo aver abbandonato le ultime mire espansionistiche sul padre. Patty procede a risolvere il senso di colpa verso la madre per aver tanto osato contro di lei e si allea doppiamente con il nemico di ieri assolvendosi e identificandosi al femminile in riparazione del “fantasma di castrazione”. E’ obbligo precisare che questo fantasma si manifesta in maniera diversa nelle bambine rispetto ai maschietti.

Passo per passo analizziamo il sogno.

E’ possibile “sognare di dormire”?  Certamente e sicuramente sì!  Ma cosa significa?  Esprime il bisogno psicofisico di ridurre la vigilanza della coscienza e di disimpegnarsi dalle mille attività e fatiche della vita quotidiana. Patty vuole ridurre le esigenze del “principio di realtà” e le funzioni dell’”Io” in una situazione particolarmente stressante e lasciarsi andare a un benefico rilassamento per la ricostituzione del suo sistema nervoso. Patty ricerca il crepuscolo della coscienza.

Il “divano” è un sostituto del bisogno di affidamento e rievoca l’universo femminile nel suo essere accogliente e intrigante.

“Sentire quello che dicono le altre persone nella stanza” attesta di un conflitto severo tra la funzione di vigilanza dell’Io che ascolta e il bisogno di disimpegnarsi dagli stimoli dell’ambiente che esigono, di cui si diceva in precedenza. I discorsi degli altri rappresentano le “proiezioni” di Patty: gli stimoli a tenersi sveglia per controllare la realtà che contrastano con il bisogno di affrancarsi dai conflitti e di lasciarsi andare.

A questo punto del sogno si presenta un “fantasma di castrazione” nella valenza dell’inanimazione: Patty “vuole rispondere, ma non riesce ad articolare le parole”, come se fosse scattato un segnale dentro di lei che le imponesse un blocco della parola e della comunicazione, un blocco che le ingiunge di non partecipare o meglio di partecipare a metà, ascoltando soltanto. L’incapacità ad articolare le parole è angosciante ed evoca l’immagine di una bambina bloccata nel contesto familiare e sociale, una bambina mortificata nelle sue genuine energie e nei suoi investimenti psichici. La “libido” è in netto stallo e Patty e in crisi. Una bruttissima sensazione quella vissuta da Patty, ma siccome non prevale l’incubo, ancora può dormire: l’angoscia è gestibile dal sistema economico e dinamico della psiche.

La “parola” è simbolo della Vita materiale e psichica, è entità divina e sacra dell’origine del Tutto, è Madre e Padre, è incarnazione dell’energia cosmica, è oggettivazione della “libido”, è comunicazione rassicurante, è un dono dei genitori e dei figli. “In principio era il Verbo, ed il Verbo era presso Dio ed il Verbo era Dio”: inizio del Vangelo di Giovanni. Si pensi al dramma di Patty nel non aver parole o peggio di aver parole e di non riuscire a partorirle, ad articolarle, a dar loro la luce.

Si arriva al punto più tormentato e tormentoso: Patty “vuole alzarsi, ma si sente bloccata e trema”. Ritorna il “fantasma di castrazione” in maniera aggravata. Dopo il blocco della parola, arriva il blocco motorio, un fantasma d’inanimazione  che impedisce il libero fluire delle energie vitali nel corpo e la loro libera espressione. Patty è consapevole che “per svegliarsi una persona deve toccarla”: serve uno stimolo esterno come autorizzazione a riprendere le normali funzioni della veglia. Si sveglia se la tocca la mamma o se suona la sveglia, stimoli che la conciliano con la realtà: due dimensioni diverse ma che hanno un nesso, una affettiva e una fantasmica. La “mamma” è un archetipo, un simbolo universale, rappresenta l’origine e l’amore della Specie, gli affetti, la protezione, le premure, l’emozione, la fantasia, gli stati crepuscolari della coscienza. La “sveglia” è un meccanismo freddo che misura il tempo spazializzandolo nel suo quadrante: un simbolo di evoluzione e di morte, quel tempo ingrato che imperterrito trascorre e ti porta alla fine. Nel sogno di Patty si evince un particolare momento evolutivo del conflitto edipico e nello specifico con la madre: la riconciliazione con la madre dopo il senso di colpa per averla discriminata e aver desiderato di sostituirla con il padre. Patty ha bisogno d’identificarsi nella madre per diventare donna e allora aspetta da lei la mossa di svegliarla a nuova vita e a nuova dimensione psichica, una definitiva crescita con la liquidazione del conflitto con i genitori e la possibilità di socializzare e ascoltare da sveglia, partecipando ai discorsi della gente che le vive attorno. La sveglia è l’altra soluzione, la meno auspicabile nel suo essere implicita: il tempo evolve e Patty matura psicologicamente in maniera innaturale. E’ preferibile la carezza della mamma che sveglia la sua femminilità e introduce la sua autonomia psichica alla coazione del tempo. Adesso Patty è emancipata dalle pendenze edipiche e si può dedicare alle relazioni sociali.

Questo è quanto.

La prognosi impone di accettare il bacio della mamma per l’ultima e definitiva volta, onde razionalizzare il “fantasma di castrazione” nella sua doppia valenza e liquidare la psiconevrosi edipica. Bisogna porre particolare attenzione alle energie bloccate che vanno investite negli affetti e che comunque non devono ristagnare.

Il rischio psicopatologico si attesta nella conversione isterica delle energie bloccate e nei disturbi psicosomatici. In particolare una psiconevrosi legata alla mancata risoluzione del conflitto con il padre e con la madre.

Riflessione metodologica: il sogno di Patty mi è stato trasmesso con il dubbio di essere un vissuto doloroso da sveglia o il ricordo effettivo di un sogno, un vissuto nella dimensione reale o nella dimensione onirica. La questione è stata risolta con le seguenti motivazioni. L’interpretazione del sogno verte sempre su un prodotto rammendato logicamente e comunicato da svegli, quindi, il sogno di Patty, classico sogno o blocco psicofisico più o meno cosciente, è sempre un prodotto psichico e può essere analizzato come tale. Del sogno nella sua integralità, del resto, noi perdiamo gran parte e allora, se consideriamo il sogno anche come una “fantasticheria” dietro lo stimolo del ricordo, è sempre possibile interpretare il “contenuto manifesto”. Il sogno di Patty fa pensare allo stato ipnotico, la normale dimensione del “pre-sonno” che tutti attraversiamo ogni volta che ci rilassiamo e ci accingiamo a dormire. Succede, infatti, nelle situazioni ipnotiche indotte per motivi terapeutici che si dia il comando di non muoversi e questa strategia funziona con i soggetti ipnorecettivi ossia con le persone che hanno una soglia di suggestione molto bassa e quindi sono sensibili alle ipnosuggestioni. Essere ipnorecettivo non significa avere una malattia psichica, ma in ogni caso è sempre meglio verificare l’esistenza di un disturbo della vigilanza e del sonno. Sull’ipnositerapia esistono molti limiti e perplessità e l’uso spettacolare della tecnica, fatto da ciarlatani anche in spettacoli televisivi, è deprecabile, per dirla con un eufemismo. Nel sogno di Patty si rileva, ancora, che gli stimoli reali, se fosse stata sveglia, non l’hanno destata e hanno consentito lo stato ipnotico. Altrettanto si può dire degli stimoli sognati da Patty, la gente che parlava nella stanza; non scatta l’incubo e il risveglio immediato perché il “contenuto latente” non coincide con il “contenuto manifesto”: la situazione onirica è rassicurante e prevale il bisogno di continuare a dormire. Da sognante o da desta l’interpretazione del sogno di Patty non cambia ed è anche bella perché rievoca le fiabe della “bella addormentata nel bosco” e di “Biancaneve”, tranne che in quei casi era il principe a risvegliare la donna alla vita sessuale adulta con un bacio, alla consapevolezza della “libido genitale”, per dirla con termini  freudiani.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.