LA NONNA MORTA E IL “ NON NATO DI SE’ ”

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“Sally sogna la nonna che è morta da alcuni anni.

La nonna  non la guarda.

Sally ci resta male, perché non crede di averla mai delusa.”

Il sogno d Sally introduce il tema dei defunti e le mille implicazioni che essi comportano quando in maniera gaia o traumatica, felice o dolorosa, si presentano nel nostro panorama onirico. Essi possono assumere forme svariate e diversi atteggiamenti per ricordare a chi sogna che ha soltanto il torto di essere sopravvissuto e di essere in attesa del proprio momento dal quale dipende l’eternità, come diceva il grande filosofo Agostino di Tagaste.

I defunti in genere inducono a riflettere filosoficamente sull’esistenza, i defunti familiari lasciano facilmente in eredità dei sensi di colpa. Il sogno di Sally sembra non fare eccezione, dal momento che “la nonna non la guarda” e lei “ci resta male” anche se poi si assolve credendo di non “averla mai delusa”.

E allora l’atteggiamento di distacco della nonna , oltre che inaspettato, è soprattutto inspiegabile perché contraddittorio.

E poi Sally sogna la nonna dopo alcuni anni che è morta e quindi dopo aver avuto tutto il tempo per razionalizzare il lutto e per ricomporre il fantasma  depressivo della perdita irreparabile.

E allora qual è la verità del sogno di Sally?

La nonna è la “proiezione” della stessa Sally e in particolare della  sua “parte non nata” che aspira a vedere la luce o della “parte ancora inanimata” che aspira a muoversi nella realtà. Sally condensa nella nonna morta tutto il dolore per quel suo personale progetto che si è profilato e che non è stato ancora realizzato, per quel suo talento che si è manifestato e che non è stato ancora investito, per quel suo desiderio che non è caduto ancora dalle stelle.

La “proiezione” è il meccanismo psichico di difesa dall’angoscia che Sally usa nel vedere nella nonna morta e affettivamente fredda la mancata realizzazione di “parti di sé”. Per Sally sarebbe stato traumatico prendere coscienza della sua diretta responsabilità nel non aver adempiuto i suoi progetti e realizzato i suoi desideri; oltretutto si sarebbe svegliata, perché il “contenuto manifesto” sarebbe coinciso con il ”contenuto latente” del sogno, l’incubo per l’appunto.

La “proiezione” viene sostenuta emotivamente nello svolgimento del sogno dal meccanismo dello “spostamento”: la nonna al posto di Sally.

La nonna che “non la guarda” rappresenta Sally che non prende coscienza di sé e del suo “non nato”. L’atto del “guardare” condensa la razionalità e la realtà o meglio l’inquadramento razionale della realtà: il guardarsi equivale all’autocoscienza.

La delusione finale è di Sally la riguarda in pieno, per non aver dato realtà a quella parte di sé che non ha lasciato nascere e non ha potuto coltivare. La conseguenza emotiva di questa operazione psichica non è la delusione, ma il dolore diffuso, l’insoddisfazione esistenziale e la paura dell’incapacità.

La nonna le fa il grande regalo di ricordarle che c’è sempre una parte di noi che vuole vedere la luce e che vuole nascere. La nonna funge da buona ostetrica venendo in soccorso del “parto di sé” da parte della nipote. Si conferma la tesi che la morte comporta la vita, un sogno di morte richiama e riguarda la vita.

Spesso i nostri defunti lasciano sensi di colpa, come si diceva in precedenza, per tutto quello che potevamo fare e non abbiamo fatto, per “quella volta in cui” o per “quel quando che”. A livello profondo i nostri defunti ci conciliano con la vita e ci danno la consapevolezza di quello che dobbiamo progettare e fare per migliorarci secondo il “principio di realtà”.

Il prezioso regalo della consapevolezza di noi stessi o di una “parte di noi non nata” si rappresenta simbolicamente con il “miracolo di Lazzaro”, il ritornare in vita e il vivere la vita dopo l’oscurità delle tenebre, le nostre tenebre.

La prognosi impone a Sally di riappropriarsi di tutto ciò che ha alienato nella nonna: i suoi progetti di vita e i suoi desideri. Sally necessita di salvifica consapevolezza, per non deludersi ancora una volta e per non ricorrere alle mille giustificazioni per assolversi in quella quotidianità che non le sorride. Del resto la parola “delusione” etimologicamente si traduce in un “prendersi gioco”, di se stessi in questo caso.

Il rischio psicopatologico si attesta nel destarsi di un tratto depressivo e nella possibilità di una psiconevrosi ansioso-depressiva con conversioni somatiche e con caduta della qualità della vita.

Riflessione metodologica: Il meccanismo psichico di difesa dall’angoscia della “proiezione” si attesta fondamentalmente nell’attribuire ad altri idee, sentimenti, vissuti e fatti di propria appartenenza. Se fallisce la “rimozione”, può subentrare la “proiezione” sempre in soccorso dell’equilibrio dell’Io. Lo “spostamento” consiste nel trasferire in una rappresentazione congrua e passibile di associazione la forte carica emotiva di una rappresentazione disturbante e di una pulsione impedita dall’Io e dalla censura del Super-Io. Il sogno di Sally propone anche la riflessione sul rapporto tra sogno e qualsiasi possibile “aldilà”, la relazione e la comunicazione con i defunti.  Il sogno ha una dimensione metapsichica e metafisica? Di sicuro, una sicurezza umana,  il sogno è un prodotto psichico particolarmente fascinoso e inquietante, ma pur sempre una personale elaborazione di un Io che dorme, ma non del tutto. Pur tuttavia, la disquisizione tra sogno e “aldilà”, tra sogno e defunti non è per niente peregrina; tutt’altro! Tale ricerca si attesta nella scoperta di una dimensione “spaziotemporale” situata in un territorio di frontiera e in un limitrofo sistema psicopercettivo che il sogno gentilmente evidenzia e propone e che nel corso dell’evoluzione umana è stato smarrito: quel “linguaggio dimenticato” di cui ha parlato degnamente Erich Fromm nella sua omonima opera.

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